Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Sale il numero delle vittime di abusi in ambito religioso che si sono rivolte al Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA), il gruppo che è nato un anno fa in Ticino, per fornire prima di tutto ascolto e un supporto indipendente, dopo il (duro) rapporto pubblicato dall’Università di Zurigo sulla vicenda degli abusi sessuali in ambito ecclesiastico in Svizzera.

    Nei giorni scorsi il GAVA si è riunito in assemblea, ha ampliato il suo comitato e nominato due nuovi co-presidenti: Gianantonio Romano e Patrizia Cattaneo Beretta. SEIDISERA della RSI ha intervistato proprio Patrizia Cattaneo Beretta per capire le strategie dell’associazione.

    “Altre persone ci hanno contattato e questo è particolarmente importante, perché l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime sono il cuore della mission di GAVA. Siamo giunti a una decina di vittime che il team d’ascolto ha sentito. Per alcune vittime c’è stata la necessità di essere ascoltate più volte. Altre persone hanno voluto parlare con la nostra testimone, anche lei persona vittima e membro di GAVA, Raffaella Raschetti”.

    Il “sopravvissuto”: Patrizia Cattaneo Beretta spiega che è questo il termine che si usa. “È una persona che sa di cosa parla, che ha avuto un’esperienza d’abuso, che condivide e ascolta con empatia ciò che un’altra persona ha da raccontargli”.

    “Un’altra persona che ci ha contattato ha chiesto di incontrare il vescovo Alain De Raemy – continua Patrizia Cattaneo Beretta – e anche questo è stato un momento molto, molto forte. Una vittima che si è palesata dopo luglio ha sollecitato la creazione di un gruppo di auto-aiuto. E sono state pure rivolte a noi richieste di appoggio da parte di vittime in Italia. Non si sono sentite né accolte né ascoltate e si sono rivolte a GAVA”.

    L’improvvisazione non può trovare spazio in una situazione del genere. “I nostri amici, che hanno ascoltato nel primo anno, sono professionisti – sottolinea Patrizia Cattaneo Beretta – ma occorre allenarsi a una capacità di ascolto empatica, accogliente e non giudicante. Per questo GAVA ha proposto ai suoi membri un intero percorso formativo. GAVA nasce per colmare una lacuna che esisteva in Ticino. Siamo infatti una realtà che non ha legami né con la Chiesa né con gli apparati statali, ma al nostro interno abbiamo delle vittime (e non solo), che ascoltano altre vittime”.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Abusi-in-ambito-religioso-crescono-le-richieste-d%E2%80%99aiuto–3247064.html

  • Abusi sessuali nel clero: 75 in Campania di cui 32 in provincia di Caserta

    Abusi sessuali nel clero: 75 in Campania di cui 32 in provincia di Caserta

    Associazione Rete L’Abuso ha pubblicato un dossier relativi agli abusi sessuali nel clero e anche nel suo indotto e i dati sono a dir poco allarmanti. I dati nazionali riportati nel report contano, tra sacerdoti e indotto laico, 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti. Le vittime note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

    Il sommerso della chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti).

    La Campania registra un totale di 75 casi di cui ben 32 in provincia di Caserta, quasi la metà. Registrati, inoltre, 7 in provincia di Avellino; 9 in quella di Benevento; 26 in quella di Napoli; 10 in quella di Salerno. Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 184 di cui 41 donne, 143 uomini. Di queste 16 sono adulti vulnerabili, 3 persone con disabilità, 56 di queste sono minorenni.

    In particolare in 73 casi sono sacerdoti; 1 suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi: 39 è il sommerso; 5 attualmente denunciati; 5 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 12 condannati in via definitiva; 2 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 2 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 2 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 63 non si hanno dati; 2 risultano condannati in sede canonica.

    https://www.casertanews.it/attualita/abusi-sessuali-clero-sacerdoti-caserta.html

  • Pedofilia nella Chiesa, 4.600 abusi dal 2000

    Pedofilia nella Chiesa, 4.600 abusi dal 2000

    Sono 4.623 le persone molestate da sacerdoti o figure legate alla Chiesa cattolica in Italia negli ultimi venticinque anni. Di queste, 4.451 erano minorenni al momento dei fatti. A rivelarlo è l’ultimo rapporto pubblicato da Rete l’Abuso, l’associazione che da anni raccoglie testimonianze e dati sugli abusi clericali nel Paese.

    Dal 2000, l’associazione ha censito 1.106 sacerdoti sospettati di abusi, ma solo 76 di loro sono stati sottoposti a processi canonici. Gli esiti, secondo quanto documentato, restano in gran parte blandi o opachi: 17 preti sono stati temporaneamente sospesi, 7 trasferiti in altre parrocchie, 18 ridotti allo stato laicale o dimessisi volontariamente. In cinque casi, gli imputati si sono tolti la vita.

    Diocesi silenti e risposte mancate

    Lo studio denuncia anche la scarsa collaborazione delle diocesi italiane con le autorità ecclesiastiche. Solo 81 delle 226 diocesi hanno risposto al questionario inviato dalla Commissione Vaticana per la protezione dei minori, che ha poi definito “insufficiente” l’impegno della Chiesa italiana nel prevenire e contrastare gli abusi.

    Il monito del Papa

    Nei giorni scorsi, Papa Leone XIV ha incontrato per la prima volta un gruppo di vittime di abusi da parte del clero, invitando i nuovi vescovi a non occultare le accuse e a collaborare con le autorità civili. Un appello che prosegue la linea avviata da Papa Francesco, ma che, secondo le associazioni delle vittime, non si è ancora tradotto in riforme strutturali e trasparenza reale.

    Un’emergenza morale ancora aperta

    La pedofilia nel clero resta una ferita profonda per la Chiesa cattolica. Come sottolinea Rete l’Abuso, molti sacerdoti accusati non sono mai stati allontanati dalle proprie parrocchie, e i procedimenti interni in Vaticano continuano a svolgersi nel segreto, senza conseguenze effettive.

    Lo Stato italiano, dal canto suo, non è mai intervenuto in modo deciso, lasciando che la gestione della crisi restasse in larga parte nelle mani delle stesse istituzioni ecclesiastiche.

    A più di vent’anni dallo scoppio dei primi scandali, il messaggio del rapporto è netto: una Chiesa che predica l’amore ma protegge i colpevoli ha smarrito non solo la propria autorità morale, ma anche la propria umanità.

    https://www.polesine24.it/oggi/2025/10/25/news/pedofilia-nella-chiesa-4-600-abusi-dal-2000-380810/

  • In Abruzzo 36 casi di abusi sessuali nel clero, 10 nel Pescarese

    In Abruzzo 36 casi di abusi sessuali nel clero, 10 nel Pescarese

    Sono complessivamente 1.250 i presunti casi di abusi sessuali registrati in Italia dal 2000 al 2025 legati alla Chiesa.
    A dirlo è il “Report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto” curato dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, come si legge su ReggioToday.

    Di questi sarebbero 36 quelli che si sono verificati in Abruzzo, di cui 10 nella provincia di Pescara.

    Il report, segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout.

    L’associazione sottolinea che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57% dei 31 mila sacerdoti italiani, viene definita molto alta in relazione alla natura non ufficiale del censimento. Sui circa 31 mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi.

    Il documento denuncia una situazione allarmante e, soprattutto, la totale assenza in Italia di un sistema di prevenzione efficace per la tutela dei minori. Secondo la Rete, “il nostro Paese continua a mancare di strumenti normativi adeguati”, e per questo l’associazione chiede una riforma legislativa che introduca l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini”.

    La Rete L’Abuso chiede una riforma legislativa che imponga l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini: l’assenza di tale obbligo rende inefficaci strumenti europei di prevenzione come il certificato anti-pedofilia e lascia i minori più esposti al rischio di abusi”.

    “Il fenomeno – si legge al termine del rapporto dell’associazione presieduta da Francesco Zanardi – non può più essere affrontato come un problema interno alla Chiesa, ma come una questione di salute pubblica e di giustizia collettiva”.

    In Abruzzo, oltre ai 10 casi in provincia di Pescara, si contano lo stesso numero nel Teramano, 12 in provincia di L’Aquila e 4 in quella di Chieti.

    I dettagli al seguente link: https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpdati-regionali-divisi-per-province/

  • I sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica in Asia/Oceania denunciano il rapporto della Commissione pontificia

    I sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica in Asia/Oceania denunciano il rapporto della Commissione pontificia

    “Senza un reale e aperto coinvolgimento diretto con SNAP e con i sopravvissuti, la loro credibilità rimarrà pari a zero”, afferma John Brown, un sopravvissuto australiano agli abusi da parte del clero, in merito al secondo rapporto annuale della Pontificia Commissione.

    Mentre la Commissione vaticana ha ribadito l’impegno della Chiesa cattolica a porre le vittime e i sopravvissuti agli abusi al centro della sua missione di salvaguardia, le vittime e i sopravvissuti che si sono rivolti alla Commissione dall’Asia e dall’Oceania sono stati ignorati.

    Il rapporto non ha menzionato come i leader delle chiese in Asia e Oceania continuino a non rispondere delle proprie azioni e a non essere trasparenti nei confronti delle loro congregazioni e della comunità in generale in merito alla natura e all’entità degli abusi e al modo in cui stanno rispondendo oggi sul campo.

    Ad esempio, in Nuova Zelanda, i vescovi cattolici hanno incaricato degli avvocati di minacciare le vittime e i sopravvissuti di vedere respinte le loro denunce se non tacciono sulle presunte violazioni dei principi e delle procedure di risarcimento.

    In una “Lettera aperta ai popoli dell’Asia e dell’Oceania”, i sopravvissuti hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al lavoro della Pontificia Commissione.

    La lettera recita:

    LETTERA APERTA AI POPOLI DELL’ASIA E DELL’OCEANIA
    28 ottobre 2025

    Alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori
    Via e-mail: info@tutelaminorum.va ,
    cc. nuntius@nunciature.nz , na.australia@diplomat.va , nu_office_tokyo@yahoo.co.jp

    Pubblicità – scorri per continuare a leggere
    Secondo rapporto su abusi e tutela: sezione Asia/Oceania

    Gentile Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori
    Tēnā koutou katoa,
    Ni sa bula vinaka,
    Wominjeka,

    Saluti dalla regione Asia/Oceania.

    Vi salutiamo nelle lingue dei popoli Māori e Fijiano e nella lingua del popolo Kulin dell’Australia.

    Grazie per il tuo secondo rapporto sugli abusi.

    Il vostro rapporto ha menzionato abusi e tutela nella regione Asia/Oceania e le sfide in questa regione. Aotearoa, Nuova Zelanda e Australia sono due dei principali paesi pesantemente colpiti dagli abusi nella Chiesa cattolica in questa regione. Il vostro rapporto non ha affrontato gli abusi persistenti e l’incapacità dei vostri leader ecclesiastici di tutelare in modo autentico queste due nazioni vitali. Queste nazioni sono state persino escluse dalla vostra mappa a pagina 166. Si trovano a sud-est della mappa che avete visualizzato.

    Nemmeno la rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (SNAP) in Aotearoa, Nuova Zelanda, Australia, Figi e Isole del Pacifico e Giappone, attori principali nella risposta agli abusi e nella “tutela” dei leader della vostra chiesa in questi paesi, è stata contattata da voi per la vostra segnalazione.

    Ci chiediamo: quanto può essere credibile un rapporto della Pontificia Commissione che commenta gli abusi e la tutela in questa regione, senza alcun contributo da parte dei principali attori che si occupano di abusi e tutela in quella regione?

    Ancora una volta, le persone che contano di più, le vittime e i sopravvissuti, sono state ignorate nel vostro approccio istituzionale incentrato sulla Chiesa. Selezionare vittime simboliche non è utile. Dal vostro rapporto, sembra che abbiate intervistato una vittima a Tonga. Non siamo la vostra merce. Quando lo fate, ignorando i gruppi di sopravvissuti che vi contattano, risultate superficiali.

    Interagire con i principali gruppi di sopravvissuti sul campo in Asia/Oceania, con rispetto reciproco, rispondendo loro quando ti contattano, prima di commentare la loro realtà e le loro esperienze, può contribuire a rendere il tuo reportage più credibile.

    Ci auguriamo che in futuro possiate contattarci prima di commentare la nostra realtà in materia di abusi e misure di tutela nella regione Asia/Oceania.

    Sinceramente,

    Donald McLeish,
    leader
    di SNAP Australia

    Mary Speller
    Co-leader
    SNAP Aotearoa Nuova Zelanda

    Felix Fremlin
    Leader
    SNAP Figi/Isole del Pacifico

    Leader di Harumi Suzuki
    SNAP Sendai/Giappone

  • Abusi sessuali legati al clero, la Calabria tra le regioni più colpite: 51 casi e 156 vittime

    Abusi sessuali legati al clero, la Calabria tra le regioni più colpite: 51 casi e 156 vittime

    La Calabria, pur non essendo tra le regioni italiane con il numero più alto di episodi, presenta dati allarmanti sul fronte degli abusi sessuali riconducibili a esponenti del clero.

    Secondo il secondo Rapporto nazionale diffuso dalla Rete L’Abuso, nel territorio regionale sono stati documentati 51 casi: 48 riguardano sacerdoti, due catechisti e un laico.

    Le vittime accertate sono complessivamente 156, di cui 149 minorenni — in prevalenza di sesso maschile — oltre a cinque adulti vulnerabili, una suora e una persona disabile. Il rapporto, curato dalla Rete presieduta da Francesco Zanardi, evidenzia una realtà “ancora in gran parte sommersa” e punta il dito contro la mancanza, in Italia, di un sistema di prevenzione efficace per la tutela dei minori.

    Zanardi sottolinea la necessità di introdurre norme più stringenti, come l’obbligo di denuncia per ogni cittadino e l’adozione di strumenti europei come il certificato anti-pedofilia, oggi non applicabile nel nostro Paese. A livello nazionale, il documento registra 1.250 casi accertati — 1.106 dei quali commessi da sacerdoti — per un totale di 4.625 vittime, in gran parte minorenni. In questo quadro, la Calabria, pur con numeri inferiori rispetto a regioni come Lombardia (174 casi) e Piemonte (103), resta una delle aree più colpite in proporzione alla popolazione.

    Ancora più inquietante il dato sulle denunce: oltre il 75% dei casi non arriva mai all’autorità giudiziaria. Molte vittime scelgono di non parlare, scoraggiate dai tempi lunghi dei procedimenti canonici e dal rischio di prescrizione dei reati.

    Gli abusi, secondo il rapporto, avvengono soprattutto in ambienti parrocchiali, scolastici o educativi legati alla Chiesa, e le condanne, sia penali che canoniche, restano esigue rispetto alla gravità del fenomeno.

    «Non si tratta più di una questione interna alla Chiesa — avverte Zanardi — ma di un problema di salute pubblica e giustizia sociale». La Calabria, con i suoi 51 casi, rappresenta così un ulteriore segnale d’allarme sulla necessità di riforme strutturali e strumenti di prevenzione realmente efficaci.

    Abusi sessuali legati al clero, la Calabria tra le regioni più colpite: 51 casi e 156 vittime

  • Abusi sessuali, la diocesi: «Ferita la nostra comunità» Dal prof di religione all’assistente scout tredici i casi registrati nel territorio pontino

    Abusi sessuali, la diocesi: «Ferita la nostra comunità» Dal prof di religione all’assistente scout tredici i casi registrati nel territorio pontino

    I numeri forniti dalla Rete l’Abuso sono preoccupanti, non solo perché fotografano una realtà grave e pesante, ma perché le vittime sono spesso minori o persone fragili e molti casi restano sommersi. Il nuovo dossier “Tolleranza zero” diffuso nei giorni scorsi ha reso noti i dati relativi ad abusi e violenze sessuali commessi in Italia dal clero e dagli ambienti legati alla Chiesa: 1250 casi, 4.600 vittime note, oltre mille sacerdoti coinvolti, a cui si aggiungono catechisti, laici e scout.

    Il Lazio conta 80 casi in totale, 38 dei quali a Roma, 13 nella provincia di Latina, tra cui gli ultimi noti relativi al prof di religione di un liceo, Alessandro Frateschi, e all’assistente scout dell’Agesci di Terracina Simone Di Pinto. Ma le segnalazioni mappate da Rete l’Abuso vanno anche molto indietro nel tempo e di alcune non si è saputo più nulla.

    LA CURIA
    Ne abbiamo parlato con la Diocesi di Latina, che soprattutto nelle vicende appena citate non si è tirata indietro rispetto a provvedimenti immediati e prese di posizione. «Queste vicende hanno segnato ferite davvero profonde nella comunità ecclesiale diocesana spiega il portavoce della Diocesi – Il pensiero è sempre andato anche alle vittime e alle loro famiglie per la grave sofferenza che vivono a causa dei comportamenti di chierici o collaboratori pastorali o comunque di persone impegnate in ambito ecclesiale.

    Con forte convinzione la Diocesi si attiene alle procedure canoniche e ha sempre assicurato la massima collaborazione alle autorità giudiziaria italiana, per quanto riguarda i delitti di particolare gravità in cui rientrano anche gli abusi sessuali contro i minori e adulti vulnerabili. Su questi, tra l’altro, nelle giuste modalità abbiamo prontamente comunicato l’accadimento dei fatti, o comunque offerto un contributo al chiarimento pubblico. Senza mai nascondere nulla».

    La Diocesi spiega anche come si muove la Chiesa in questi casi: le norme canoniche prevedono che la Diocesi compia solo l’indagine e poi trasferisca il caso al Dicastero per la dottrina della fede, competente nel giudizio, come è stato fatto nei casi che vedevano coinvolti chierici o collaboratori laici delle parrocchie, immediatamente allontanati dall’incarico in via cautelare e già al momento delle segnalazioni sui loro comportamenti.

    «Il vescovo puntualizza ancora la Diocesi – ha sempre assicurato la piena disponibilità a ricevere le segnalazioni, ma soprattutto ad ascoltare le vittime e i loro familiari, ai quali viene sempre assicurato il supporto anche specialistico del consultorio diocesano. In un caso, i familiari di un minore hanno richiesto il colloquio con il vescovo per informarlo e a margine dell’incontro il vescovo assicurò il suo immediato intervento, ma invitò fortemente i genitori a presentare anche una formale denuncia all’autorità giudiziaria italiana».

    L’impegno a proteggere i giovani insomma non è mai venuto meno e resta costante attraverso il Centro di ascolto.
    Laura Pesino

  • Nota di chiarimento di Ricardo Coronado: “Prevost ha condotto le indagini contro di me”

    Nota di chiarimento di Ricardo Coronado: “Prevost ha condotto le indagini contro di me”

    Lima, 27 ottobre 2025

    Gentile Infovaticana
    Madrid-Spagna
    (via e-mail)

    Egregi Signori:

    Ho seguito con attenzione – e generale acquiescenza – la serie di articoli dedicati a svelare quella che voi chiamate generosamente opacità – io la chiamerei oscurità – del caso “Lute” e del coinvolgimento dell’allora vescovo Robert Prevost. Come è ovvio, il mio precedente ruolo di avvocato delle vittime mi ha pienamente coinvolto.

    Tuttavia, oggi è stato pubblicato un articolo intitolato: “La Chiesa ha lasciato le vittime del pedofilo Lute senza un avvocato, dopo averlo radiato dall’albo con metodi poco trasparenti”. L’articolo contiene un’affermazione inesatta e che potrebbe dare adito a ulteriori sospetti. Dice:

    “…la testimonianza di un adulto, identificato dalle iniziali MVT, che ha raccontato un incontro personale con Coronado a Lima di natura intima, sebbene senza consumazione “piena”, la cui natura sessuale è negata da Coronado, nonché alcune conversazioni oscene su Facebook.”

    Un dettaglio importante che, fino ad ora, mi era sconosciuto è che questa persona, secondo il National Catholic Reporter nel suo articolo del 29 settembre, Esclusiva: la critica di Papa Leone ora afferma che il suo avvocato potrebbe aver avuto un’agenda segreta | National Catholic Reporter , era assistita dallo stesso Prevost:

    “Prevost ha guidato l’indagine sul presunto reato di Coronado-Arrascue durante il mandato del futuro papa come capo della commissione episcopale peruviana per l’audizione delle vittime di abusi, ha detto a NCR una fonte direttamente coinvolta nell’indagine.”

    Tradotto:

    “Prevost ha guidato l’indagine sul presunto reato di Coronado-Arrascue durante il mandato del futuro papa come capo della commissione episcopale peruviana per l’ascolto delle vittime di abusi, ha detto a NCR una fonte direttamente coinvolta nell’indagine.”

    Questi due paragrafi meritano le seguenti precisazioni:

    Questa persona, che ormai si avvicina ai cinquant’anni, non può essere considerata affatto una vittima. Semmai, sono stato vittima sia di lei che della persona che l’ha consigliata, instillando in lei un risentimento che ha cercato di mitigare nel caso Lute, che il vescovo Prevost ha senza dubbio insabbiato.

    Prevost ha condotto l’indagine contro di me , l’avvocato che stava indagando sulla propria negligenza; ed è Prevost stesso che chiede la mia squalifica.

    La presunta intimità di cui parli nel tuo articolo mi sembra assolutamente sbalorditiva. Delle tre volte che ho visto questa persona, due erano in pubblico perché partecipava alle messe che celebravo e mi molestava mentre uscivo dalla chiesa.

    L’unica volta che ho voluto parlare con MVT, questa persona ha voluto oltrepassare i limiti con il pretesto di essere un’esperta in terapie di cui avevo realmente bisogno.

    L’aggiunta “senza piena consumazione” francamente ha senso solo per chi è fuori dal mondo. Posso affermare con sincerità di non aver mai toccato quella persona in alcun modo, se non stringendole la mano o qualcosa di simile come parte di un saluto pubblico.

    Per quanto riguarda i messaggi di Facebook, devo dire che sono completamente modificati: le versioni utilizzate dal vescovo di Cajamarca, presumibilmente utilizzate a Roma per tutelare gli interessi di Prevost, mancano delle formalità necessarie per essere considerate prove ammissibili in tribunale. Le parti presumibilmente scritte da questa persona sono illeggibili, mentre i commenti presumibilmente miei, pieni di volgarità, sono perfettamente leggibili. I messaggi utilizzati nel procedimento sono privi di metadati. L’identità del mittente, la data e l’ora dell’invio sono sconosciute. Sono stati, naturalmente, respinti dal giudice del tribunale peruviano e sarebbero respinti in qualsiasi ordinamento civile; eppure sembrano essere la base per una sanzione nel screditato sistema di diritto canonico!

    Per questo motivo, vi chiedo di pubblicare questa corrispondenza in modo che non si insinui in alcun modo che io abbia avuto una relazione permanente, intima, sessuale o romantica con qualcuno, tanto meno un matrimonio di fatto, o che abbia vissuto nel peccato pubblico.

    Colgo l’occasione per sottolineare il possibile peccato pubblico, continuo e permanente, dell’allora vescovo Prevost e invitarlo alla conversione. Il mio forte sospetto e timore è che colui che abbiamo oggi come “Papa” possa aver utilizzato i seguenti vescovi e istituzioni nel modo seguente:

    Al vescovo di Cajamarca, Circuncisión Martínez Chuquizana, che fin dall’inizio della mia reincorporazione nella diocesi mi ha attivamente molestato e ha avviato un’indagine utilizzando il canone 277 come se fosse un canone penale.
    Al vescovo Victor Emiliano Villegas Suclupe di Chota, che non ha alcuna autorità su di me, né aveva alcuna autorità per intimidirmi e umiliarmi nella mia città natale.
    Molto probabilmente anche il vescovo James Golka di Colorado Springs, che mi ha penalizzato con un decreto senza avere autorità su di me e ha così oscurato il mio abbondante e positivo contributo in quella diocesi.
    La conferenza episcopale peruviana, tramite il suo superiore di allora, il “Prefetto del Dicastero dei Vescovi”, al quale le conferenze erano soggette, di attaccarmi illegalmente.
    Al Dicastero per il Clero, di cui Prevost era membro durante il “processo” contro di me. Ha permesso al Vescovo Golka di modificare il suo decreto senza informarmi della mia difesa, e poi ha abusato del suo diritto come descritto di seguito.
    Di tutto questo, l’unico e vero beneficiario è solo ed esclusivamente Robert Prevost, e le vittime siamo Ana María Quispe, le altre vittime e io.

    Se così fosse, il peccato pubblico di Prevost diventerebbe ancora più grande a causa della sua calunnia e soprattutto a causa delle sue menzogne ​​e del suo uso proditorio del potere in tribunale per ottenere una posizione immorale. ( Cfr. 2476 Catechismo della Chiesa Cattolica ).

    Infine, non posso accettare una dimissione “istruita” dal Dicastero per il Clero senza le formalità di un processo, né le garanzie inerenti a un ordinamento giuridico civile: senza il rispetto del diritto alla difesa, senza la conoscenza delle accuse e degli accusatori, senza il rispetto dei principi di legalità e del giusto processo. Nulla di tutto ciò è stato osservato e, quel che è peggio, mi viene chiesto di fare un atto di fede per accettare ciò che non è nemmeno provato: che Bergoglio abbia firmato il decreto in questione. Devo forse ammettere che questo processo manifestamente viziato sia valido?

    Grazie mille per l’attenzione.

  • Insabbiamento nella diocesi di Piazza Armerina: a Enna si apre il processo al vescovo e al vicario per falsa testimonianza

    Insabbiamento nella diocesi di Piazza Armerina: a Enna si apre il processo al vescovo e al vicario per falsa testimonianza

    Si è aperto davanti al Tribunale di Enna il processo che vede imputati il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, e il suo vicario giudiziale, don Vincenzo Murgano, parroco della Chiesa Madre di Enna. Entrambi sono accusati di falsa testimonianza nel procedimento penale che ha portato alla condanna dell’ex sacerdote Giuseppe Rugolo per violenza sessuale su minorenne.

    Durante l’udienza, il nuovo difensore di Gisana, l’avvocato Pierfrancesco Bruno del foro di Roma, ha presentato istanza per accedere al rito abbreviato, che consente uno sconto di pena in caso di condanna. I legali di Murgano hanno annunciato che depositeranno analoga richiesta nella prossima udienza, fissata per il 19 novembre.

    Gli avvocati degli imputati hanno inoltre chiesto di inserire tra le parti offese il Ministero della Giustizia, sostenendo che l’unico soggetto leso sia lo Stato. «Antonio Messina non è persona offesa», ha dichiarato Bruno, riferendosi all’archeologo che ha denunciato i due prelati. Il giudice Marco Strano si è riservato di decidere sulle richieste di costituzione di parte civile, tra cui quella dello stesso Messina.

    L’antefatto: il caso Rugolo e le accuse di insabbiamento

    Il processo di oggi nasce come sviluppo del caso che ha coinvolto Giuseppe Rugolo, ex sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, condannato in secondo grado a tre anni di reclusione per violenza sessuale su minorenne. La vicenda ha scosso profondamente la comunità ecclesiastica e civile ennese, portando alla riduzione allo stato laicale del sacerdote.

    Secondo l’accusa, durante il procedimento contro Rugolo, il vescovo Gisana e il vicario Murgano avrebbero reso dichiarazioni false o reticenti, ostacolando l’accertamento della verità. Le loro testimonianze sarebbero state finalizzate a proteggere Rugolo o a minimizzare la gravità delle accuse. A far emergere queste presunte omissioni è stata la denuncia di Antonio Messina, che ha segnalato incongruenze e silenzi da parte dei vertici ecclesiastici.

    Il caso Rugolo ha aperto un dibattito più ampio sul ruolo della Chiesa nella gestione delle denunce di abusi e sulla necessità di maggiore trasparenza. Il processo a Gisana e Murgano rappresenta un momento cruciale per verificare se, oltre ai crimini del singolo sacerdote, vi siano state responsabilità istituzionali nel tentativo di insabbiamento.

    Verso il prossimo capitolo giudiziario

    La prossima udienza, prevista per il 19 novembre, potrebbe definire il percorso processuale dei due imputati, con l’eventuale ammissione al rito abbreviato e la decisione sulle parti civili. Intanto, la diocesi di Piazza Armerina resta sotto i riflettori, in attesa che la giustizia chiarisca se le accuse di falsa testimonianza siano fondate o meno.

    https://enna.lasicilia.it/news/cronaca/3003788/insabbiamento-nella-diocesi-di-piazza-armerina-a-enna-si-apre-il-processo-al-vescovo-e-al-vicario-per-falsa-testimonianza.html

  • ENNA -. Al via il processo al vescovo Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale

    ENNA -. Al via il processo al vescovo Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale

    In un tribunale blindato da polizia e carabinieri si è aperto stamani il processo contro il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano accusati di falsa testimonianza nel processo al sacerdote, ora ridotto allo stato laicale, Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale a danno di minori a 4 anni e mezzo in I grado e 3 in appello.

    Il nuovo legale di Gisana, Pierfrancesco Bruno del foro di Roma, ha presentato istanza per il rito abbreviato mentre i legali di Murgano hanno preannunciato che depositeranno la richiesta alla prossima udienza.

    In aula sempre gli avvocati degli imputati che però erano assenti, hanno chiesto di inserire tra le parti offese il ministero della Giustizia mentre sono state presentate le richieste di costituzione delle parti civili sulle quali il giudice Marco Strano si è riservato. “

    Per noi l’unica persona offesa in questo caso è solo lo Stato – dice l’avvocato Bruno – Antonio Messina ( l’archeologo che ha denunciato il vescovo e Murgano) non è persona offesa” . La prossima udienza è
    Stata fissata per il prossimo 19 novembre.