Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Il Papa ci deve ascoltare” Un gruppo di vittime dei preti pedofili chiede udienza a Benedetto XVI

    “Il Papa ci deve ascoltare” Un gruppo di vittime dei preti pedofili chiede udienza a Benedetto XVI

    ‘Le scriviamo questa lettera nella speranza che Ella possa accogliere la nostra richiesta di Udienza’. Inizia cosi’ la lettera aperta che un gruppo di associazioni di vittime dei preti pedofili indirizza al Papa chiedendo di essere ricevute in udienza martedi’ 11 ottobre.

    I CANALI UFFICIALI – ‘Abbiamo tentato ogni canale ufficiale possibile per poterLa incontrare, ricevendo solo risposte elusive e pretestuose – si legge nel testo -. Purtroppo dobbiamo constatare quanto le vittime di pedocriminali sacerdoti e le Associazioni che cercano di difenderne i diritti siano sempre trattate con sufficienza, come appestate. Non e’ nostra volonta’ combattere la Chiesa e non vogliamo polemizzare inutilmente. Chiediamo di essere ascoltati e trattati con rispetto. Non solo a parole, ma nei fatti. A differenza di tante altre Associazioni vogliamo cercare il dialogo e una linea condivisibile per combattere il male fatto e che ancora avviene negli ambienti clericali. Vogliamo essere ascoltati’.

    IL BAMBINO – Quando Lei volge lo sguardo alle vittime, anche distrattamente – prosegue la lettera – deve saper vedere in noi quel bambino che Gesu’ stesso teneva sulle proprie ginocchia, con immenso amore, mentre istruiva i suoi discepoli sul valore vero della vita e la sacralita’ della stessa. Perche’ i suoi collaboratori ci trattano con sufficienza, quasi con disprezzo? Perche’ non possiamo parlarLe a viso aperto per poterLe esprimere il nostro dolore a anche la nostra frustrazione per le troppe parole e i pochi fatti? In piu’ di un occasione Ella ha avuto parole di forte condanna per questi gravissimi crimini commessi per decenni da fedeli, sacerdoti e persino Vescovi della Chiesa Cattolica. Noi siamo le loro vittime, noi siamo quella ferita che sta ancora sanguinando.

    I PEDOCRIMINALI – Durante i suoi numerosi viaggi ha avuto occasione di incontrare alcune delle migliaia di vittime dei pedocriminali sacerdoti in tutto il mondo. Vite mutilate, svuotate e distrutte proprio da quanti avrebbero dovuto testimoniare l’Amore di Dio. Ella non ha mai ricevuto vittime italiane. Pertanto le chiediamo di accogliere questa nostra richiesta e di dare un segnale chiaro e inconfutabile alla Chiesa Italiana che spesso, troppo spesso offende ancora le vittime con gravi silenzi e orrende omissioni’.

    L’INIZIATIVA – La lettera ricorda poi l’iniziativa di Francesco Zanardi, che guida l’associazione l’Abuso e che il 22 settembre e’ partito da Savona a piedi diretto a Roma per quello che ha definito un ‘Pellegrinaggio per la Verita”. L’iniziativa e’ sostenuta dalle associazioni firmatarie della lettera aperta al Papa – L’Abuso, Associazione ‘Piccolo Alan’, Comunita’ ‘Il rifugio di Alan’, Fondazione ‘Protege a tus Hijos’ Messico. Zanardi arrivera’ a Roma lunedi’. Le vittime chiedono di essere ricevute martedi’. ‘Le chiediamo Udienza – termina la lettera – nella speranza di trovare ascolto, per capire il vero senso delle Sue parole quando esprime ‘tristezza e vergogna’ e ‘vicinanza alle vittime”.
    (ANSA).

    http://www.giornalettismo.com/archives/155…deve-ascoltare/

  • Altri Mondi: Il pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi

    Altri Mondi: Il pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi

    E’ iniziato Giovedì 22 Settembre il Pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi e fra oggi e domani si concluderà. Io l’ho rintracciato e gli ho chiesto di spiegarmi meglio la motivazione che lo ha spinto a questa nuova protesta dopo lo sciopero della fame intrapreso l’anno scorso. L’intervista parte proprio da dove ci eravamo lasciati la volta scorsa (se ve la siete persa, cliccate qui), per poi soffermarci a parlare della denuncia al papa, ma anche delle numerose testimonianze che ha raccolto lungo il suo pellegrinare di questi giorni. Esclusiva

    Francesco l’ultima volta che ci siamo sentiti è stato in occasione del tuo sciopero della fame, quasi un anno fa, contro i preti pedofili. Lo sciopero è finito e cosa hai ottenuto?
    Purtroppo nulla di positivo, ma tante intimidazioni da parte del clero. Un risultato atteso, utile a salire i livelli della casta, utile a fare emergere le reali intenzioni del clero in modo che non si possa parlare di illazioni.
    Da qualche giorno, invece, è iniziato il tuo viaggio, rigorosamente a piedi, da Savona a Roma. Ti va di spiegarci i motivi che ti hanno indotto a mettere in atto questa nuova crociata?
    Gli abusi commessi da membri del clero sono particolarmente devastanti e frustranti, per la vittima e i familiari, difficili da affrontare, perché difficile è associare un uomo che veste l’abito talare a questi crimini. Al tempo stesso nella giovane vittima si infrange la fiducia, che per abitudine associamo al sacerdote, da quel momento sarà sola perché non riuscirà più a fidarsi, crescendo con questo trauma. La nostra cultura, fondamentalmente cattolica condiziona molto la visione che tutti abbiamo di questa piaga. È molto facile individuare e intervenire su un pedofilo laico, quindi soccorrere anche la vittima, ma quando si tratta di un sacerdote le cose cambiano. Ad esempio il fatto che il laico venga isolato dalla società, mentre il sacerdote ha il sostegno dei fedeli e della Diocesi, crea la visione che sia impossibile che un uomo di Dio abbia commesso queste atrocità. Spesso non notiamo l’esempio che ho appena fatto, ci limitiamo a pensare che se è colpevole la giustizia interverrà, come nel caso del laico. La somma di tante situazioni simili porta al risultato, che spesso il laico va in carcere, viene segnalato e la vittima aiutata. Il sacerdote no, la copertura che si crea spesso con l’inconsapevole complicità di molti, difficilmente porta ad una condanna. L’unico modo per fermare questo meccanismo è quello di denunciare, quello di rompere il silenzio. Il dovere della società è quello di non girarsi dall’altra parte, di non far sentire emarginate queste persone, ma di darle sostegno, di aiutarle a chiarire la confusione, la paura, si sentono sporche e provano spesso vergogna per gli abusi che hanno subito, sono sole, chiuse in se stesse, non sono più riuscite a fidarsi dopo quell’esperienza.
    Anche io ho subito abusi da parte di un sacerdote, lo vedo tutt’ora girare impunito per le strade, ammette anche di avere abusato di me, facendosi forza del fatto che io sia prescritto. L’ho visto troppo spesso in passato con minori, che poi ho saputo furono a loro volta abusati, come me, ma io non avevo fatto nulla per impedirlo. Tante volte mi sono fatto sensi di colpa, ma poi ho imparato a reagire, a non subire più, a farmi coraggio, a rialzarmi da quello stesso peso che mi ha privato dei migliori anni della mia vita, di chi ha vissuto vicino a me, fino a che non mi sono opposto. Le vittime devono imparare che non sono sole e che possono aiutarsi, spesso anche a vicenda. Che possono aiutare un altro bambino a non subire gli stessi orrori, che conosciamo tutti molto bene, anche se spesso crediamo che gli altri non possano capire. Proviamo a fare capire cosa vuole dire un abuso su un bambino, forse riusciremo a sensibilizzare quelle persone che ora fanno finta di non essersi mai accorti di nulla, quelle che fanno finta di non vedere, quelle che si sono accorte ma non hanno denunciato, limitandosi a togliere i propri figli da quei luoghi. Più semplicemente quelli che non sanno che cosa è la pedofilia e la confondono ancora con la pederastia. Per questo voglio portare di persona la testimonianza che da vittime si può diventare sopravvissuti.
    Quando vedi il tuo carnefice girare liberamente per le strade, cosa provi?
    Tristezza perché so bene chi è e cosa fa, la cosa che mi da più dispiacere è il fatto che sta continuando a rovinare la vita a degli innocenti, con la complicità della chiesa e della magistratura che non sta intervenendo malgrado le prove e le vittime non prescritte. Uno scenario tutto italiano che incita alla delinquenza, purtroppo nel nostro paese le persone veramente tutelate dalla legge sono i criminali. Le vittime sono costrette a subire.
    Ė di questi giorni la notizia che il papa Benedetto XVI è stato denunciato per crimini contro l’umanità per aver compiuto 3 crimini: responsabile del mantenimento della leadership di un regime totalitario di coercizione in tutto il mondo  che soggioga i suoi membri con minacce terrificanti e nocive per la salute;  adesione ad un fatale proibizione dell’uso del preservativo, anche quando il pericolo di infezione da HIV-AIDS esiste; istituzione e mantenimento di un sistema mondiale di copertura dei crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che agevola nuovi crimini.
    Questa denuncia è segnale che la società è cambiata. Tu come hai reagito sentendo questa notizia e quale è stata la prima cosa a cui hai pensato?
    Io sono parte di questa denuncia, l’unica associazione italiana che la ha appoggiata è stata la rete l’abuso. Siamo coscienti che questa è e resterà solamente una pubblica denuncia in quanto il vaticano non riconosce l’AIa ed in Italia è protetto da una politica corrotta che contribuisce solamente alla tutela di criminali come la chiesa. Nel nostro paese i primi ad avere paura sono proprio i magistrati ed i politici. Mani pulite ne è stata una delle tante prove, le indagini anche in quel caso dovettero fermarsi ai confini dello stato del vaticano.
    Diciamo che i rapporti con la chiesa ultimamente per te stanno diventando sempre più complicati, tanto è vero che hai ricevuto lo sfratto da casa tua che era di proprietà della chiesa. Ti va di dirci come s’è svolta la vicenda?
    Direi l’opposto ovvero che la chiesa ora ha un cane sciolto che non molla l’osso, lo sfratto è stato uno dei clamorosi autogol della chiesa, il mio contratto scadeva tra due anni, ora invece ho la garanzia di restare ancora per 5 senza pagare né affitto né spese condominiali che ricadono a carico del proprietario. Una delle intimidazioni classiche del clero, che però l’ha fatta alla persona sbagliata, ovvero ho sempre perseguito senza paura la verità, ora mi sento veramente libero di agire. Il bliz da Bagnasco ne è la prova, non si può dire che sia stato positivo per lui.
    Tornando al tuo pellegrinaggio per la verità, con questo viaggio stai raccogliendo, nelle varie città in cui passi, delle testimonianze di abusi avvenuti dai preti. La gente riesce a raccontarti le storie oppure tendono pur sempre a proteggere la chiesa?

    No chi si avvicina non protegge la chiesa, tutt’altro, le vittime hanno ancora molta paura ad uscire allo scoperto, ma lo stanno facendo. Escono molti casi non ancora noti e moltissimi sacerdoti di cui non sapevamo. Forti critiche alla chiesa arrivano anche dagli stessi sacerdoti, scoraggiati ed imbarazzati davanti a tutto ciò, una loro frase ricorrente è che a questi punti il papa farebbe più bella figura a consegnare gli archivi, vi ricordo che lo scandalo non è italiano, ma mondiale, diciamo che l’Italia è la nazione che fino ad ora non ha reagito. Ma le cose stanno cambiando.

    Nel video che hai postato su youtube si vede benissimo come la gente, pur riconoscendoti, ti ha accolto bene a differenza dei due parroci e del Cardinale Bagnasco, che sembravano, invece, nervosi e quasi infastiditi dalla tua presenza lì. Ci racconti bene cosa hai visto durante quella funzione?

    Tengo a precisare chi era quella gente, i credenti più convinti, la reazione è stata un’anime cosa generalmente impossibile, in condizioni normali, con la maglia che avevo addosso mi avrebbero fischiato o costretto ad uscire. Invece rientrato dall’intervista chiesta dai giornalisti presenti, i fedeli mi hanno addirittura tenuto il posto in prima fila, molti mi hanno parlato e pur non assecondando nessuno ha prevalso il buon senso. Confesso che entrando avevo paura di una reazione opposta, quella ottenuta è stata in’aspettata, ho anche fatto la comunione, scatenando solo le ire dei preti e di Bagnasco. Mi ritengo molto soddisfatto, senza neppure fare una parola, la mia sola presenza ha scosso positivamente le coscienze.

    Sempre nel tuo video, sottolinei che il “Cardinale Angelo Bagnasco, parlando di Seppia si lascia sfuggire la frasecostretti a rimuoverlo anche se si corregge subito dopo.[…] Credo che la mia presenza e la sinistra censura imposta ai mezzi di informazione abbia tutt’altro che rimarginato lo squarcio aperto dal caso di don Seppia.” Mi spieghi a che tipo di censura ti riferisci?

    Purtroppo i mezzi di informazione presenti hanno avuto serie difficoltà a pubblicare le mie dichiarazioni e questo accade spesso purtroppo.
    Francesco durante il tuo tragitto verso Roma, mercoledì scorso 5 ottobre, ti è successa una cosa che ha dell’incredibile. Ci dici in breve in cosa consiste?
    Mercoledì ho subito una perquisizione da parte della polizia che non ha applicato nessuna delle procedure in vigore. Per farla breve, hanno agito sotto ordine non della questura, ma diciamo così di ignoti. A seguito di questo sono stati depositati esposti alle procure di Savona e Livorno. Per motivi di tutela personale, posso procedere a piedi verso Roma ma non posso più passare fuori dai centri abitati, arrivo previsto a Roma fra oggi e domani
    Una volta arrivato a Roma, cosa farai?
    Poche ore prima avviserò i sostenitori del mio imminente arrivo, avviserò il portavoce padre Lombardi e mi avvierò in territorio Vaticano. Li può accadere di tutto, dall’essere ricevuto all’essere bloccato dalla polizia. Ritengo, soprattutto alla luce delle dichiarazioni che il Papa ha fatto a Berlino che sarò ricevuto, nel caso contrario avrò scalato l’intera casta ecclesiastica, e tireremo le vere somme sulle reali intenzioni e responsabilità che il clero non vuole assumersi. In questo caso ho già un’iniziativa pronta, sempre nel mio stile non violenta, ma meglio non parlarne per ora.
    Intervista:  Francesco Sansone
    Grafica: Giovanni Trapani
  • Replica del prete pedofilo. Tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011

    Replica del prete pedofilo. Tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011

    “Chi insulta, calpesta, vitupera fino ad annientare la dignità umana a mezzo stampa a titolo diffamatorio è un criminale e per la legge vigente va arrestato. Contrariamente da quanto riportato a titolo cubitale “prete pedofilo”, il sottoscritto sacerdote don Francesco Rutigliano non ha mai ricevuto condanne dal Vaticano per crimini atroci di pedofilia. Nessuna Procura della Repubblica ha mai sentenziato in tal senso sul mio conto. Sono un prete mai scappato ma appartenente, orgogliosamente (tale è dimostrato dal sostentamento clero) alla diocesi di Locri. Attualmente sono fuori diocesi per conto della diocesi, come accade per qualsiasi sacerdote per un percorso di studio motivato da scelte condivise.

    Provo ignobile e di squallore inenarrabile l’azione criminogena dell’utilizzo della penna alla stregua di un’arma che spara all’impazzata mortalmente e da carnefice senza scrupoli. È barbaro e vigliacco definire “prete pedofilo” chi certamente tale non è, sia perché nessun bambino della comunità di Bivongi, in cui per lunghi anni ho fatto il parroco, lo abbia mai rilevato in accusa e nella mera ipotesi di ogni sospetto, sia perché nessun tribunale civile ed ecclesiastico ha mai ascritto sentenza per condanna a mio carico il crimine di pedofilia. Chi ha ordito questa trama di carattere certamente mafioso si assumerà le proprie responsabilità perché questi… hanno dei nomi e dei volti certamente ignobili da esibire.

    Ma di quella storica vigilia certamente voglio ricordare a memoria l’arrivo del santo padre piuttosto che turbative che per l’occasione hanno umiliato la nostra terra di Calabria proprio in un momento in cui la chiesa calabrese ed il suo popolo tentavano con orgoglio e speranza di alzare la testa anelando a ben altro interesse inconciliabile per evidenza alle attitudini che umiliano e soffocano da sempre la nostra terra di Calabria condannandola all’eterna disperazione di chi ci vive piuttosto di chi ha il sogno di poterla cambiare fino a renderla grande e diversamente vivibile”.

    Don Francesco Rutigliano

    Reverendo don Rutigliano,

    così è se Le pare, pirandellianamente agevolando. Di fatto “Calabria Ora” è in possesso di documenti ufficiali licenziati dal Palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011, dai quali si evince chiaramente che Lei venne accusato in data 12 giugno 2009, davanti al Tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede “per abuso di minori avvenuto a danno del signor A. C. nel periodo fra il 2006 e il 2008” e che, a conclusione del processo tenutosi, Lei è stato “dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”.

    An. Ba.

  • Don Rutigliano, è la fine di un incubo

    Don Rutigliano, è la fine di un incubo

    Reazioni di grande soddisfazione nella cittadina apprendendo la notizia della condanna dell’ex sacerdote per il reato di abuso di minore. No comment da parte delle istituzioni

    BIVONGI (RC) – Giornata uggiosa di battistiana memoria per il decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011, con cui don Francesco Rutigliano è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”; su Bivongi e Pazzano, cittadine della vallata dello Stilaro dove il giovane sacerdote di Altamura, in provincia di Bari, ha esercitato il ministero sacerdotale per circa tre anni e mezzo, le nuvole sgomitano a più non posso sin dalle prime ore del mattino, con il sole a far capolino di qua e di là, salvo poi cedere il passo ad una discreta pioggerellina che cade giù quasi in punta di piedi.

    Una lotta atmosferica, insomma, che costituisce il più naturale preludio a ciò che di lì a poco si andrà a vivere, con la gente che puntualmente si rimette in moto non prima di un’abbondante colazione ed una rapida occhiata alle notizie più importanti dei quotidiani regionali: ed a quel punto non può sfuggire quel “Il prete molestatore sparito era a processo in Vaticano”, con cui Calabria Ora ha inteso aprire l’edizione di sabato. Ed il cornetto che quasi va di traverso, andando poi ad approfondire l’impatto forte con il titolo e rendendosi conto che si parlava proprio di lui. Dell’ex parroco. Molto ex, per la verità, essendo circa due anni che non si fa più vedere da queste parti ma anche e soprattutto per delle precise disposizioni della diocesi di Locri-Gerace.

    Pian pianino, come in una sorta di “effetto domino”, a cascata, il tam tam dello “scoop” del giorno contagia i due paesi e, per esteso, l’intero comprensorio della Locride. Sgomento. Sbigottito. Quasi tramortito per questo scandalo, altrimenti appellato “pedofilia”, che si è originato anche a queste latitudini, dove magari mai e poi mai si pensava si potesse arrivare a tanto. Cosa che invece è venuto per quel “delitto”, come è stato definito nel documento ufficiale all’uopo formato dal Tribunale apostolico, commesso ai danni di C. A., da don Francesco Rutigliano, nel periodo fra il 2006 e il 2008, con le accuse portate in luce il 12 giugno del 2009 ed avendo riguardo “a ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni” – si legge senza fraintendimento alcuno.

    Nel breve volgere di poche ore la notizia viene assimilata “Ed è la fine di un incubo – si lascia scappare un giovane all’uscita dall’edicola bivongese, alle prese con la rapida lettura dei pezzi in questione – anche se negli ultimi tempi tutto questo lo si diceva con molta convinzione…”; già, lo si diceva in modo ripetuto. E quasi del tutto convinti che tutto ciò fosse vero. Ma senza averne le carte a disposizione. Che ora, invece, ci sono. Eccome se ci sono! E dicono molto di più di cui si è messo per iscritto per tramite di questa testata giornalistica.

    Ad ogni modo si prova a sentire qualcuno fra le istituzioni civiche. Ma nessuno sembra essere disponibile. Tantomeno i rappresentanti della Chiesa locale, che si lecca le ferite di questa brutta botta. Su cui ci sarà molto da lavorare per recuperare quella credibilità che inevitabilmente viene a diminuire. “No comment”. È questo la laconica frase di chiunque abbia appreso la notizia. Perché non ci si vuole esporre. Per niente. Del resto, proprio a Bivongi sono ancora vivi i contrasti intestini, talvolta molto accesi quasi arrivando alle mani, di svariati momenti “Che ora si chiudono per sempre, con questa sentenza ci mettiamo una volta per tutte una pietra sopra, ora basta, guardiamo avanti” – ci sorprende una signora lungo il viale nel mentre si reca ad andare a fare la spesa.

    E ne ha ben donde nel guardare avanti, così come chiunque sia stato coinvolto in questa, tristissima, vicenda che, per i prossimi quattro anni, vedrà don Francesco pregare per la vittima delle sue morbose attenzioni e per la di lui famiglia: in tal senso ha sentenziato la Congregazione vaticana e così sarà come per altre, precise, indicazioni che, se non fossero osservate, potrebbero addirittura costargli “la dimissione dallo stato clericale”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011

  • Don Mauro, troppe cause La sentenza rinviata di mesi

    Don Mauro, troppe cause La sentenza rinviata di mesi

    La chiesa parrocchiale di Laglio, dov’era in servizio don Mauro Stefanoni (Foto by archivio)

    LAGLIO Troppe cause da discutere in Cassazione e i giudici della terza sezione sospendono tutto e rimandono la sentenza sull’ex parroco don Mauro Stefanoni a data da destinarsi.

    Suona come un vero e proprio colpo di scena la decisione, giunta nel primo pomeriggio, dei giudici romani di non discutere neppure il ricorso contro la condanna del sacerdote, riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del paese e a carico del quale era stata emessa una pena a 8 anni di reclusione.

    La terza sezione della Cassazione doveva discutere, oltre al ricorso dei legali di don Mauro, anche altri 27 fascicoli. Molti dei quali delicati. La discussione si è dunque protratta fino al pomeriggio e, giunto il momento di parlare del caso di Laglio, i giudici hanno deciso di rinviare la discussione a nuovo ruolo, dunque a data da destinarsi.

    Questo significa che l’attesa sentenza non arriverà, molto probabilmente, prima del 2012 o, al più presto, entro la fine dell’anno.

    http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cr…nviata_di_mesi/

  • Vittime abusi clero, denuncia sia obbligo Linee guida all’esame della Cei, chiesta commissione indipendente

    Vittime abusi clero, denuncia sia obbligo Linee guida all’esame della Cei, chiesta commissione indipendente

    01 ottobre, 15:37

    Vittime abusi clero,denuncia sia obbligo (ANSA) – ROMA, 1 OTT – Non “parole vuote e pubblico rammarico” ma l’istituzione di una commissione indipendente, obbligo di denuncia e rimozione immediata del colpevole dallo stato clericale: sono alcune delle richieste fatte da un gruppo di vittime di abusi al Consiglio permanente della Commissione episcopale, che proprio in questi giorni sta esaminando una bozza di linee guida contro gli abusi.

    Tra i firmatari dell’appello anche il gruppo che ha fatto ricorso alla Corte dell’Aja chiamando in causa anche il Papa.

    www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cr…_696377526.html


    Verità e giustizia per i sopravvissuti e le vittime degli abusi sessuali sui minori da parte del clero, dei religiosi e delle religiose della chiesa cattolica. Direttive CEI.

    Sulle annunziate direttive della CEI sugli abusi sessuali sui minori nella chiesa cattolica il movimento di sostegno ai sopravvissuti e alle vittime chiede verità e giustizia.

    Chiediamo che la CEI si dichiari favorevole e sostenga la richiesta dell’istituzione di una Commissione indipendente sui crimini sessuali sui minori da parte del clero, di religiosi e religiose cattolici in Italia. I membri di questa Commissione siano scelti tra giuristi, operatori sanitari, operatori dell’informazione, uomini di scienza di provata capacità, indipendenza e obiettività, con la rappresentanza di sopravvissuti e vittime.

    Chiediamo che la CEI e la chiesa cattolica si adoperino affinché la Congregazione per la dottrina della fede assieme alle diocesi, le istituzioni, gli enti, le congregazioni e comunità religiose mettano a disposizione della Commissione, della magistratura e dell’opinione pubblica, nel rispetto delle consuete norme di garanzia, i loro archivi con tutte le notizie di reato perseguibili di ufficio sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero, di religiosi e religiose, anche per quei reati caduti in prescrizione.

    Chiediamo che le direttive CEI impongano alle autorità ecclesiastiche l’obbligo di denuncia delle notizie di reato perseguibili di ufficio. Obbligo da estendersi, tramite anche analoghe direttive della chiesa cattolica, ai membri della Curia Romana, ai responsabili diocesani e ai responsabili degli ordini, congregazioni e comunità religiose, fino a tutti i membri del clero, degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica.

    Chiediamo che la CEI si faccia promotrice di direttive e norme che prevedano l’imprescrittibilità dei reati sessuali nei confronti di minori compiuti dal clero e da membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, per evitare che i crimini restino impuniti.

    Chiediamo che le direttive della CEI impongano la rimozione dallo stato clericale di tutti i responsabili di abusi sessuali su minori, seppur caduti in prescrizione, senza alcuna eccezione, rigettando l’infondata distinzione tra casi più gravi e meno gravi. Chiediamo che le direttive impongano le dimissioni di tutti i vescovi che, seppur informati degli abusi, non abbiano trasmesso le relative notizie di reato alla magistratura. Chiediamo altresì, alle massime autorità della chiesa cattolica, la destituzione da tutti gli incarichi, di qualunque genere essi siano (spirituali, di governo, pastorali ecc.), in Italia e nel governo della chiesa cattolica, del card. Bernard Francis Law.

    Chiediamo che le direttive CEI impongano altresì alle diocesi, agli istituti di vita consacrata e alle società di vita apostolica di risarcire o indennizzare spontaneamente le vittime, in misura adeguata rispetto al danno subito. Questo perché il più delle volte il responsabile degli abusi non può e non vuole risarcire quello che la magistratura gli impone.

    Chiediamo infine che la CEI promuova una seria e approfondita riflessione sul perché si verificano questi crimini sui minori nella chiesa cattolica. Crimini che non dovrebbero essere compiuti se i membri del clero, degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica si attenessero al rispetto della regola del celibato, del voto, dell’impegno e del vincolo alla castità. Chiediamo che la CEI operi una riflessione sul legame tra la repressione affettiva e sessuale del clero, di religiosi e religiose in genere e gli abusi da essi compiuti.

    Questo perché sopravvissuti e vittime hanno bisogno di verità e giustizia e non di parole vuote e pubblico rammarico, che lasciano il tempo che trovano. Se veramente si vogliono ascoltare le vittime e i sopravvissuti, agendo di conseguenza, è necessario che tutto quanto chiediamo sia effettivamente attuato.

    Associazione piccolo Alan ONLUS
    Associazione sordi “Antonio Provolo” ONLUS
    Democrazia Atea
    Fondazione Protege A Tus Hijos
    Il Dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso
    Rete L’ABUSO
    Survivors Network of those Abused by Priests – SNAP – USA
    Survivors Voice Italy – La Colpa
    Survivors Voice Europe
    Vittime di don Cantini

  • Pedofilia. Saranno sempre le diocesi a occuparsene, Così potranno insabbiare senza essere notati

    Pedofilia. Saranno sempre le diocesi a occuparsene, Così potranno insabbiare senza essere notati

    LOTTA A PEDOFILIA: CEI NON NOMINERA’ RESPONSABILE NAZIONALE
    La Cei non intende per ora nominare un responsabile nazionale per trattare a livello centrale il problema degli abusi sessuali compiuti dai religiosi, cosi’ come ha fatto invece, ad esempio, l’Episcopato tedesco. ‘Il tema di un responsabile per il problema degli abusi – ha spiegato Mariano Crociata – e’ emerso anche in altre circostanze ma i vescovi ritengono che non c’e’ ragione di per se’ – anche se altri hanno compiuto scelte diverse, che definirei integrative rispetto alle norme vigenti – di istituire figure di questo tipo’.

    (30 settembre 2011)

    http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/l…ttaglio/4041764

    30-09-11
    PEDOFILIA: CEI, NON CI SARA’ RESPONSABILE NAZIONALE. E’ COMPITO VESCOVI

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 30 set – La Chiesa italiana non creera’ la figura di un responsabile nazionale per la crisi degli abusi su minori, come e’ stato fatto da parte di altre conferenze episcopali. ”Il tema di un responsabile per il problema degli abusi – ha spiegato oggi il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, durante la conferenza stampa conclusiva dei lavori del Consiglio Permanente dei vescovi – e’ emerso anche in altre circostanze ma i vescovi ritengono che non c’e’ ragione di per se’ – anche se altri hanno compiuto scelte diverse, che definirei integrative rispetto alle norme vigenti – di istituire figure di questo tipo. La competenza e’ infatti di ogni singolo vescovo, ed e’ attorno al vescovo o al piu’ a tutti i vescovi riuniti nella Cei che si determinano le scelte”.

    Il ‘parlamentino’ dei vescovi ha valutato in questi giorni una bozza di linee guida sugli abusi, dopo che la Congregazione vaticana per la dottrina della fede ha invitato tutte le Conferenze episcopali del mondo a preparare un simile documento entro il 2012. ”Si tratta – ha spiegato Crociata – di linee nazionali che consentano un’applicazione completa, piena e adattata ai contesti nazionali di quelle della Santa Sede”. ”La prima bozza – ha aggiunto – e’ stata esaminata e ora le osservazioni raccolte saranno recepite e rielaborate in vista del prossimo Consiglio Episcopale Permanente per una valutazione ulteriore e per l’approvazione definitiva”.

  • PEDOFILIA: PG PALERMO CHIEDE 6 ANNI E 6 PER EX PARROCO ANTIMAFIA

    PEDOFILIA: PG PALERMO CHIEDE 6 ANNI E 6 PER EX PARROCO ANTIMAFIA

    Appello. Chiesta conferma condanna per don Turturro

    13:45 29 SET 2011

    (AGI) – Palermo, 29 set. – Il procuratore generale Carmelo Carrara ha chiesto alla condanna a 6 anni e 6 mesi per don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, chiesa del popolare quartiere Borgo Vecchio, di Palermo, imputato di due episodi di pedofilia. Il Pg e la parte civile hanno chiesto cosi’ la conferma della sentenza pronunciata nel luglio 2009 dalla seconda sezione del Tribunale di Palermo. Turturro, secondo l’accusa, avrebbe abusato sessualmente di due bambini che, all’epoca dei fatti, risalenti al 2000-2001, avevano 10 anni ciascuno. Il rappresenmtante dell’accusa ha smontato le tesi del “complotto”, sottolineando che fra mancate denuncie da parte dei genitori e ritrattazioni in aula di numerosi testimoni, “non si puo’ proprio parlare di un accordo diretto a far condannare il sacerdote”. Padre Turturro era impegnato sul fronte dell’antimafia e con la sua associazione “Dipingi la pace” ogni anno organizzava iniziative contro Cosa nostra e la violenza. (AGI) Pa1/Rap/Mzu

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20110929…rroco_antimafia

    Chiesta la conferma della condanna
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    giovedì 29 settembre 2011
    13:06
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    La Procura generale di Palermo ha chiesto la conferma della condanna a sei anni e sei mesi di carcere per padre Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, imputato di due episodi di pedofilia. Il sacerdote, lontano parente dell’attore italoamericano John Turturro, fu accusato di abusi da due ragazzini minori di 14 anni che frequentavano la parrocchia. Durante il processo di primo grado, alcuni ragazzini della parrocchia, citati come testimoni del pm, avevano ritrattato le accuse fatte inizialmente contro l’imputato. Le due presunte vittime, invece, hanno sempre ribadito la loro versione. Il processo è stato rinviato al 13 ottobre per la discussione della difesa e la sentenza.

    http://www.livesicilia.it/2011/09/29/chies…lla-condanna-2/

  • Preti pedofili,elenco in Curia

    Preti pedofili,elenco in Curia

    29 settembre 2011

    Francesco Zanardi, presidente dell’associazione l’Abuso, che da anni denuncia casi di pedofilia all’interno del clero, ha consegnato all’Arcidiocesi di Genova, questa mattina nel capoluogo ligure, una lettera indirizzata al presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, con i nomi dei quasi 200 sacerdoti italiani condannati per pedofilia tra il 1998 e il 2011. “Da questo dossier – spiega Zanardi a TM News – purtroppo sono esclusi tutti i sacerdoti, che pur avendo commesso abusi, non sono stati ancora condannati dalla magistratura. La lettera contiene inoltre una serie di denunce ben circostanziate di cui avevo parlato al cardinale Bagnasco, durante un incontro che avevo avuto con lui lo scorso maggio, che non ha avuto alcun esito”. “Nei confronti dei preti pedofili segnalati al cardinale -sottolinea il presidente dell’associazione l’Abuso – non è stato infatti preso alcun provvedimento anche se il vescovo di Savona, Vittorio Lupi, ha incontrato le vittime di questi abusi. Di questo -afferma Zanardi- chiediamo conto al presidente della Cei”. Nei giorni scorsi, proprio per denunciare l’omertà e l’indifferenza della Chiesa davanti agli abusi sessuali commessi da sacerdoti, Zanardi ha cominciato un lungo pellegrinaggio a piedi con partenza da Savona, la sua città natale e arrivo in Vaticano, dove chiede di essere ricevuto dal Papa. “L’obiettivo di questa marcia – dichiara il presidente dell’associazione l’Abuso, che ha denunciato a sua volta le violenze subite da parte di un sacerdote – è anche quello di convincere le vittime, durante le varie tappe del pellegrinaggio, a denunciare le violenze subite perché purtroppo in Italia c’è ancora tanta paura ad uscire allo scoperto”.

  • Pedofilia. Per il card. Bagnasco è una ferita remarginata, Ma non ha chiesto che ne pensano le vittime senza giustizia

    Pedofilia. Per il card. Bagnasco è una ferita remarginata, Ma non ha chiesto che ne pensano le vittime senza giustizia

    20:07 24 SET 2011

    (AGI) – Genova, 24 set – “E’ una ferita che si sta rimarginando”. Lo ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, al termine della Messa celebrata presso la Parrocchia dello Spirito Santo, in via Calda, a Sestri Ponente. Il porporato ha annunciato la nomina del nuovo parroco, Don Giovanni Benvenuto, che sostituisce l’ex parroco, Don Riccardo Seppia, in carcere dal maggio scorso con le accuse di tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta plurima di stupefacenti.
    Dopo la celebrazione eucaristica il cardinale Bagnasco ha incontrato i fedeli accorsi per ricevere la buona notizia. “Non vediamo l’ora di conscere il nuovo parroco – ha affermato una signora, al termine della Messa – e siamo molto contenti del suo arrivo. Siamo anche contenti del fatto che il cardinale non ci abbia abbandonato”. Un’altro fedele ha aggiunto che, dal nuovo parroco, “ci aspettiamo che sia un parroco buono. In tutti noi e’ ancora vivo il ricordo di Don Federico Casissa, il fondatore di questa comunita’ che, grazie alle solide fondamenta che lui ha posto, ha saputo affrontare questo grande dolore”. Un’altra parrocchiana ha aggiunto che “speriamo che il nuovo parroco sia una persona seria e per bene”. Seduto in prima fila durante la Messa c’era anche l’attivista Francesco Zanardi, il giovane savonese che il 22 settembre scorso e’ partito dalla citta’ della Torretta per intraprendere un pellegrinaggio fino a Roma contro gli abusi dei preti pedofili e per sollecitare l’applicazione delle linee guida del Vaticano. Sulla maglietta del presidente dell’associazione ‘L’abuso’ sono stampate le scritte “Pellegrinaggio per la verita’, 22 settembre 2011” e “Tieni il ‘pretofilo’ fuori dalla porta dei bambini”. “Quelle linee guida – ha detto – sono lettera morta, non sono state applicate. Mi fermero’ a Genova qualche giorno e la prossima settimana, probabilmente martedi’, insieme ad altre associazioni, presentero’ al cardinale Bagnasco alcuni documenti e una lettera con pesanti denunce che non hanno avuto alcun seguito. A Genova – ha concluso – ho gia’ ricevuto una 30ina di segnalazioni di abusi ma, purtroppo, nella Chiesa c’e’ ancora molta omerta’”.(AGI) ge2

    http://www.agi.it/genova/notizie/201109242…ta_rimarginando