Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vicenza. Prete ortodosso rapina prostituta dopo l’amplesso, Parroco moldavo arrestato con altri due connazionali

    Vicenza. Prete ortodosso rapina prostituta dopo l’amplesso, Parroco moldavo arrestato con altri due connazionali

    08/03/2011

    Vicenza. La serata proibita di tre moldavi è finita prima in questura, poi per due di loro al S. Pio X. La polizia ha infatti arrestato, con le accuse di rapina, tentata violenza sessuale, minaccia aggravata e porto abusivo di coltello un giardiniere e un prete ortodosso. Il loro parroco è invece stato denunciato a piede libero. In cella sono finiti su ordine del pm Alessandro Severi, Vitalie Musteata, 33 anni, sacerdote della chiesa ortodossa, in Italia con un permesso di soggiorno per motivi religiosi, e Vasile Bulat, 29, residenti in città. Mentre è stato segnalato padre Veniamin Onu, 37 anni, parroco di “Santissima Trinità” di strada Saviabona. I due arrestati, difesi dagli avv. Mario Faggionato e Caterina Evangelisti, saranno interrogati entro le 48 ore, mentre Onu, che è assistito dall’avv. Pino Fucito, si difende con forza: «Le cose non stanno così, la vicenda si chiarirà».
    IL RAPPORTO. «Avevo passato la domenica a Fidenza, a lavorare per la chiesa ortodossa – racconta padre Onu – e quando sono rientrato a Vicenza, a tarda sera, mi sono incontrato con Bulat e Musteata. Mi hanno chiesto la macchina per fare un ultimo giro, io avevo fame e sono andato a mangiare un panino». In realtà, in base a quanto ricostruito dalle volanti in base alle testimonianze, la loro Bmw ha accostato lungo la regionale 11, davanti al Famila di Creazzo. Bulat e Musteata si sono accordati per una prestazione con una lucciola romena di 20 anni, mentre Onu è andato a prendersi un panino da un venditore ambulante con un’altra lucciola. Intanto, la Bmw con gli altri due moldavi e la prostituta si fermava nell’appartata via Piazzon, dove è stato consumato il rapporto sessuale pagato anticipatamente: 50 euro ciascuno.
    «ADESSO BASTA». Dopo mezz’ora, la ragazza ha detto basta ai due uomini: «Il tempo è scaduto». Ma i due non avrebbero voluto sentire ragioni: «Abbiamo pagato resti qua finchè non abbiamo finito». Entrambi avrebbero preso un coltello, e dopo aver preso la romena a sberle, le avrebbero portato via i 100 euro pretendendo la conclusione del rapporto sessuale. Di qui le accuse di rapina e tentata violenza sessuale.
    FUGA E INSEGUIMENTO. La ragazza, però, è scappata a piedi; ha raggiunto la regionale 11, ha fermato un passante e si è fatta portare in viale Verona, in città, davanti all’hotel De la Ville, dove c’erano altre prostitute romene. Il religioso e il giardiniere a quel punto avrebbero recuperato il parroco e l’altra lucciola, e tutti insieme in Bmw sarebbero andati a cercare la giovane lucciola, trovandola in viale Verona.
    LE MINACCE. Secondo i testimoni ascoltati dagli agenti del vicequestore Cecchetto e del sostituto commissario Sulis, i moldavi sarebbero scesi dall’auto, minacciando con i coltelli la ventenne: «Ti taglio la gola, ti ammazzo». Una prostituta ha dato l’allarme al 113, la Bmw è fuggita. I poliziotti, ascoltato il racconto e la descrizione dell’auto, hanno iniziato a cercarla e l’hanno trovata in via Zamenhof. I 3 erano in un bar e sono stati portati in questura, dove le ragazze li hanno riconosciuti. Sono scattate le manette: avevano i 100 euro, non il coltello. Detto che i religiosi ortodossi non fanno voto di castità, padre Onu spiega che non c’è stata minaccia: «Nessun coltello. Finché io non c’ero non so cosa sia successo, ma Vitalie e Vasile sono persone per bene. La nostra parrocchia riunisce centinaia di fedeli, vi pare il caso che ci comportiamo così? No, si chiarirà tutto. Sono arrabbiato perché non si va comunque con le prostitute. Se lo hanno fatto, risponderanno davanti a Dio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Diego Neri

  • Il primo archivio dei preti pedofili

    Il primo archivio dei preti pedofili

    7 marzo 2011 Gli uomini di chiesa che si sono macchiati di crimini sessuali contro i bambini non vengono monitorati? Gli avvocati delle vittime fanno una lista di nomi e indirizzi.

    Carl Suthfin una decina di anni fa è stato accusato di aver molestato sei bambini. Ora vive in una casa mobile in un quartiere residenziale e nessun reato gli è stato contestato, per decorrenza dei termini. Suthfin, che è stato accusato da 18 persone, non nega. “La chiesa potere agire prima.

    Invece non ha fatto niente.” Lui è solo uno dei tanti preti accusati di violenza sui minori nell’Arcidiocesi di Los Angeles negli ultimi vent’anni e che ora vanno in giro per il paese senza alcun controllo da parte delle autorità. Le parti civili coinvolte in questi casi hanno stilato un database con gli indirizzi dei sacerdoti e degli uomini di chiesa che si sono resi colpevoli di violenze sui minori. Dei 233 preti presenti nella lista, 50 vivono senza controllo in California, mentre altri 15 stanno in Maryland, Texas e Montana. 80 sono sfuggiti ai controlli e circa 80 sono morti.

    DIRITTO A RIFARSI UNA VITA – L’avvocato di parte civile Raymond Boucher spiega come questa sia la prima volta che si cerca di stilare una lista di preti pedofili “Molti di loro insegnano a scuola, stanno nei centri diurni e costituiscono una bomba che può scoppiare da un momento all’altro. L’unico modo che la comunità ha per proteggersi è avere una lista completa dei loro nomi e cognomi.”

    L’Arcidiocesi, che per mettere a tacere tutto a suo tempo ha sborsato 660 milioni di dollari, per bocca dei suoi legali fa ora sapere di avere intenzione rendere noti alcuni documenti riguardanti 200 casi di molestia, che hanno coinvolto altrettanti sacerdoti. I quali non ci stanno, appellandosi al fatto che non si possono mettere sotto controllo i cittadini, perché ciò minerebbe i loro diritti costituzionali. E i diritti dei bambini che sono stati violentati?

    A DUE PASSI DALLA SCUOLA – Questi preti si difendono dicendo che già sono stati costretti a dismettere l’abito e hanno dovuto abbandonare la chiesa e trasferirsi, dopo essere stati coinvolti negli scandali. Inoltre molti si sono rifatti una vita e non vogliono avere problemi. Eh, certo, poveretti, bisogna capirli. Gerald Fessard, 64 anni, ex-sacerdote accusato dalle famiglie di otto bambini, si è rifatto una vita e non è nemmeno nella lista, mentre Stephen Hernandez, prete accusato di aver violentato un ragazzo di 14 anni, è il vicino di casa di una coppia che ha un bambino di sei anni e abita a due passi da una scuola elementare.

    Anche lui non è presente nella lista ed è conosciuto nella sua zona come Padre Steve. Molti altri preti pedofili vivono così, impuniti e soprattutto fuori da ogni controllo. Molti pensano che in fondo non devono pagare per sempre se hanno sbagliato una volta. Ma hanno sbagliato davvero una sola volta? Ed è giusto che sfuggano alle conseguenze dei loro crimini? Le vittime non sono molto d’accordo, e forse nemmeno l’Arcidiocesi.

    http://www.giornalettismo.com/archives/116…preti-pedofili/

  • Pedofilia: Da Chiesa Tedesca 5.000 Euro a Vittime, ”e’ Una Vergogna”

    Pedofilia: Da Chiesa Tedesca 5.000 Euro a Vittime, ”e’ Una Vergogna”

    (ASCA-AFP) – Berlino, 3 mar – La Chiesa cattolica tedesca ha offerto 5.000 euro di risarcimento a ogni vittima degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, anche se ”in casi particolarmente gravi” la somma potrebbe essere piu’ alta. Lo ha reso noto un comunicato della Conferenza Episcopale della Germania, che ha gia’ informato della proposta la Commissione governativa che si occupa dei casi di pedofilia avvenuti nelle istituzioni cattoliche. Le vittime sono state invitate a presentare le loro richiesta a partire dal 10 marzo. La compensazione di 5.000 euro era gia’ stata offerta dall’ordine dei Gesuiti tedeschi e dalla Abbazia di Benedectine a Ettal, in Bavaria. Ma le associazioni che rappresentano le vittime giudicano insufficiente il risarcimento. ”E’ una vergogna, e’ un’offerta da tirchi”, ha detto Matthias Katsch, portavoce del gruppo Eckiger Tisch, secondo il quale il livello delle compensazioni dovrebbe essere di 80 mila euro a vittima, mentre un deputato di un partito alleato del Cancelliere Angela Merkel, il liberale Christian Ahrendt ha detto che la somma dovrebbe essere di almeno 25 mila euro. Diocesi e ordini religiosi stanno gia’ pagando i costi della terapia a cui si sono dovute sottoporre le vittime e la Chiesa dovra’ istituire un fondo di 500 mila euro per finanziare dei programmi di prevenzione degli abusi.

    http://it.notizie.yahoo.com/19/20110303/tw…eu-b689c2c.html

  • Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    ROMA – È stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. Il sacerdote, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma venne arrestato il 30 giugno del 2008, finì ai domiciliari e poi libero. I reati per i quali è stato condannato vanno dagli atti sessuali con minori alla violenza sessuale e alla induzione alla prostituzione minorile.

    L’ACCUSA – Il pubblico ministero Francesco Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote deve rispondere di «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti».

    LA DIFESA – Nella sua arringa difensiva l’avvocato Patrizio Spinelli, uno dei legali del sacerdote, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente affermando che «contro Don Ruggero non ci sono prove certe. È un uomo che nella sua vita ha fatto solo del bene, come da molti ribadito anche in questo processo». «Rileggete con assoluta serenità, al di là dei vostri convincimenti personali, gli atti a vostra disposizione – ha auspicato l’avvocato Spinelli rivolgendosi ai giudici -, e cercate di capire come sono nate e si sono sviluppate le varie denunce contro don Ruggero. Valutate se contro l’imputato ci sia una sola prova certa. E tenete conto di quelle persone che in aula vi hanno raccontato della fede che ha animato questo sacerdote che ha fatto solo del bene al prossimo. La sanzione peggiore per lui non sarebbe tanto la condanna penale quanto non poter più esercitare la funzione perché la Chiesa glielo impedirebbe».

    IL CASO – Don Ruggero fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Giovenù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio di quell’anno. L’accusa è convinta che il sacerdote, per dieci anni, abbia ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campeggi estivi, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Dopo l’arresto, le indagini successive portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta quando don Conti non era stato ancora ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale a Legnano. Si tratta di episodi ormai prescritti anche se alcune vittime dell’epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell’accusa. Il parroco, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, forte anche del sostegno di decine di fedeli che hanno sempre seguito le udienze per manifestargli in ogni momento solidarietà e stima.

    fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_3/don-ruggero-190145248060.shtml

  • Usa, Louisiana. Pastore protestante si masturba in parco giochi per bambini, arrestato

    Usa, Louisiana. Pastore protestante si masturba in parco giochi per bambini, arrestato

    METAIRIE, STATI UNITI – Un pastore cristiano fondamentalista acerrimo nemico dei gay e della chiesa cattolica è stato arrestato a Metairie, Louisiana, mentre si stava masturbando in macchina accanto ad un parco giochi per bambini, a quanto riferisce il quotidiano New Orleans Times-Picayune.

    Il pastore, Grant Storms, 53 anni, è stato ammanettato e tratto in custodia al Lafreniere Park dopo che due mamme, passando vicino alla sua macchina, hanno notato che, seduto al posto del guidatore, aveva la chiusura lampo dei pantaloni aperta e si stava masturbando. Vistosi scoperto, Storms ha cercato di coprire la chiusura lampo aperta con le mani.

    Le due donne hanno avvertito un inserviente del parco che a sua volta ha chiamato l’ufficio dello sceriffo. L’inserviente ha immobilizzato il pastore fino a quando sono arrivati gli agenti. Storms ha cercato di discolparsi dicendo loro che aveva deciso di mangiare un panino vicino al parco e che quando gli è venuta voglia di urinare lo ha fatto in macchina dentro una una bottiglia. Gli agenti lo hanno condotto in prigione con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico.

    Sedicente ”patriota cristiano”, Storms guida una congregazione chiamata La Chiesa Riformista e per 10 anni ha condotto il programma radiofonico The Reformer Radio Show in cui si scagliava contro i gay e la chiesa cattolica, definita ”satanica” e ”demoniaca”. Il pastore è particolarmente conosciuto per la sua avversione contro il festival gay Southern Decadence che si svolge ogni anno nel French Quarter di New Orleans.

    2 marzo 2011 |
    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mond…bazione-769729/

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • Svezia, la Chiesa ha coperto per 30 anni i preti pedofili?

    Svezia, la Chiesa ha coperto per 30 anni i preti pedofili?

    2 marzo 2011

    Oggi il clero scandinavo ammette: per decenni i prelati sono stati liberi di fare quel che volevano. “Nessuna redenzione per loro”, dice ora il vescovo.

    Troppo tardi, e troppo poco. Il commento del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius dovrebbe essere sufficiente a rimarginare la ferita che la chiesa di Svezia ha inferto ai suoi fedeli e alla Chiesa intera? “Per lui, non ci sarà salvezza”, dice riferendosi al sacerdote pedofilo di recente morto. Altri due preti violentatori di bambini sono ancora vivi: in totale fanno tre. Tre preti, e la Chiesa di Svezia ha ammesso oggi che hanno compiuto le loro azioni criminali negli scorsi 30 anni, senza mai essere fermati o segnalati.

    SAPEVANO? – Non è chiaro se la Chiesa Svedese li abbia coscientemente coperti. Di certo è improbabile che non sapesse, e di certo la macchia è indelebile.

    La Chiesa Cattolica di Svezia ha confermato che tre preti avrebbero abusato sessualmente di bambini nello spazio di 30 anni. Si sa che i preti pedofili, uno dei quali è morto, avrebbero abusato sessualmente di complessivamente 5 bambini fra il 1940 e il 1970, delitto perciò ormai andato in prescrizione. L’arcivescovo di Stoccolma Anders Arborelius ha detto Sabato che non potrà esserci “alcuna redenzione” per i tre. Un prete ha abusato di due bambini, un altro ha abusato di una ragazza per quattro anni prima che se ne lamentasse. Il terzo prete avrebbe molestato due ragazze, sorelle fra di loro, mentre era in una relazione con la madre.

    Tanto per non farsi mancare niente, diciamo.

    NESSUNA GIUSTIZIA – Siccome tutte queste informazioni sono emerse solo in questi giorni come risultato di una indagine interna alla Chiesa di Svezia, è realistico che qualcuno sapesse anche prima. Ma tanto, nessuno renderà giustizia alle vittime perchè, come detto, la tagliola della prescrizione ha affondato ogni cosa. E inoltre, nessuno dei tre uomini è più nei ranghi della Chiesa, per cui nemmeno la palliativa sanzione ecclesiastica potrà essere applicata contro di loro.

    Uno dei tre preti è morto, un altro si è spretato e il terzo non è stato identificato, dice la Chiesa. L’ex-prete, tuttora vivo, declina “del tutto” ciò che è scritto nel rapporto investigativo.

    Se la Chiesa si fosse messa in moto più velocemente, forse il terzo prete avrebbe potuto essere individuato. Nelle parole del Vescovo praticamente una resa: il caso è prescritto, i preti sono irrintracciabili, non si prenderanno provvedimenti di alcun genere. Le vittime ringraziano.

    “Molestare un minore è un crimine abietto che causa una vita di sofferenze. Per me non c ci dovrebbe essere prescrizione per l’abuso infantile”, dice il vescovo di Stoccolma in una nota. “La Chiesa Cattolica non potrà mai riparare ciò che è successo alle vittime, ma vogliamo che questa indagine dia loro almeno la verità. Visto che i crimini si sono verificati fra il 1940 e il 1970 non possono più essere perseguiti e la Chiesa non ha in programma di intraprendere nessun altra azione legale.

    http://www.giornalettismo.com/archives/116…preti-pedofili/

  • Svezia: tre preti colpevoli di abusi sessuali su minori

    Svezia: tre preti colpevoli di abusi sessuali su minori

    SVEZIA PRETI PEDOFILI – Tre sacerdoti sono stati riconosciuti colpevoli di abusi sessuali su minori: è questo il risultato a cui è arrivata l’inchiesta interna condotta dalla chiesa cattolica svedese. Nei confronti di un quarto prete non è stato possibile portare l’indagine fino in fondo.

    Gli abusi sarebbero stati commessi molti anni fa in un arco di tempo che va al 1940 al 1970: i reati sono dunque caduti in prescrizione.

    Secondo quanto venuto a galla durante l’inchiesta interna avviata nell’aprile dell’anno scorso, un sacerdote avrebbe abusato di due ragazzi, costringendone uno a masturbarsi per lui; il secondo di due sorelle abusate durante un campo giovanile; il terzo di una ragazza addirittura per quattro anni. In quest’ultimo caso che non è stato possibile identificare il prelato. Negli altri due casi, uno dei sacerdoti è morto mentre l’altro non è più prete e ha negato qualunque addebito.

    Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, ha pronunciato nei loro confronti parole di condanna: “non ci può essere redenzione” ha detto al quotidiano Svenska Dagbladet: “Molestare un minorenne è un crimine efferato che provoca una vita di sofferenza. Per me non c’è prescrizione per gli abusi sui minori”. La Chiesa ha comunque aggiunto di non avere intenzione di tentare nessuna via legale.

    Nei confronti di un quarto prelato, accusato di stupro, le indagini non sono state in grado di confermare il fatto perché gli investigatori non sono riusciti a parlare con la presunta vittima: il prete è stato dunque dichiarato innocente.

    Antonio Scafati

    http://www.direttanews.it/2011/02/28/svezi…uali-su-minori/

  • Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Sette anni e otto mesi di reclusione, 190 mila euro di risarcimento alla vittima e alla madre, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. È la condanna inflitta questo pomeriggio dal tribunale di Savona, dopo circa due ore di camera di Consiglio, a don Luciano Massaferro, 46 anni, parroco di San Giovanni e San Vincenzo di Alassio, accusato di molestie sessuali nei confronti di una chierichetta di 12 anni.

    Massaferro aveva cercato in queste settimane di ricostruirsi una sorta di normalità, riprendendo gli studi, celebrando messa e cercando di vivere nel modo più simile possibile a come accadeva prima dell’arresto avvenuto nel dicembre del 2009. Una ricerca della normalità che è passata anche attraverso il semi isolamento che si era imposto di concerto con gli avvocati.

    «La verità verrà a galla»
    «La verità e la giustizia presto verranno a galla». Sono le uniche parole espresse da don Luciano Massaferro, il prete condannato oggi a sette anni e otto mesi di reclusione dai giudici del tribunale di Savona per molestie su una sua chierichetta. Il prete ha atteso la lettura della sentenza nella sua abitazione di Alassio dove si trova agli arresti domiciliari e dove resterà almeno fino al giudizio d’appello al quale presenteranno ricorso i suoi avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. Stupore dei legali di Massaferro alla lettura della sentenza: «Ci sembra una sentenza ingiusta perché non sussistono prove certe a carico del nostro assistito e per questo motivo ricorreremo in appello credendo che i giudici di un altro ufficio possano valutare più serenamente la posizione del nostro assistito».

    Stupiti anche i numerosi parrocchiani che oggi durante il rosario e la messa delle 17 celebrata da don Mauro Marchiano hanno pregato per lui. «È una sentenza davvero ingiusta – dice Rocchina Seripanni, una fedele di San Vincenzo – Io conosco don Luciano e non credo che abbia commesso quelle cose di cui ho letto sui giornali».

    Le tappe della vicenda giudiziaria
    Don Luciano Massaferro, parroco della chiesa di San Vincenzo, è stato dieci mesi in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Il caso è scoppiato in maniera dirompente il 29 dicembre 2009, quando gli agenti della squadra mobile lo arrestarono. Ad accusarlo le parole di una chierichetta di 12 anni, che aveva raccontato prima alla famiglia, poi agli inquirenti, di avere ricevuto “attenzioni” poco evangeliche da parte del sacerdote mentre lo assisteva durante il giro delle benedizioni delle abitazioni.

    Un’accusa da cui Massaferro si è sempre proclamato estraneo, e che ha diviso l’opinione pubblica. La maggioranza dei parrocchiani e degli amici alassini ha sempre difeso don Massaferro, credendo senza riserve nella sua innocenza ed organizzando veglie, fiaccolate, manifestazioni ed uno spazio sulla rete telematica per sostenere la causa del sacerdote. Lo striscione con la scritta “Don Lù siamo con te” che ha aperto tutti i cortei campeggia ancora sulla facciata della chiesa, e il sito internet è sempre visitatissimo e zeppo di nuovi messaggi.

    http://www.savonanews.it/2011/02/17/leggi-…a-condanna.html

    CRONACA | giovedì 17 febbraio, 18:25
    Alassio: don Lu, i fedeli increduli dopo la condanna
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    Piove sul sagrato della chiesa di San Vincenzo dove don Luciano Massaferro è stato per tanti anni parroco. Alle 16,55 arriva don Mauro Marchiano sarà lui a celebrare la messa delle 17 dopo il rosario. Viene a sapere dal cronista che don Lu è stato condannato. “No, questa è una brutta notizia, abbiamo pregato tanto per lui”. Don Mauro stringe con la mano destra ancora più forte l’ombrellone, alza gli occhi al cielo, accenna una smorfia quasi a lasciare intendere che il suo cuore ora piange e si infila in canonica pronto a celebrare la messa più triste della sua vita. Alle 17,48 la messa è finita, ma non tutti vanno col cuore in pace. Suor Giacomina delle suore salesiane si ferma sul sagrato e chiede notizie: “Come è andata? Lo hanno condannato? No, che brutta cosa. Avevo pregato tanto per lui. Io voglio bene ai preti”. Poco più in là c’è Rocchina Seripanni, una fedele habitué della San Vincenzo: “Don Luciano è una brava persona, non credo che abbia commesso quelle cose che ho letto sui giornali. Adesso sarà a pezzi, avrà l’anima in pena. Bisogna capirlo”.

    http://www.ivg.it/2011/02/condanna-don-lu-…esso-difficile/

    Articolo n° 139335 del 17 febbraio 2011 delle ore 18:30
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    Condanna Don Lu, il pm Ferro: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore: “Delicatezza in un processo difficile”

    Savona. Il silenzio rotto dal coraggio delle indagini, una cortina di segreti spezzata a suon di perizie e investigazioni. L’aria che si respira in Procura, dopo la sentenza che condanna in primo grado don Luciano Massaferro, è ancora carica di tensione ma l’idea che passa è quella di un esito processuale che rende merito all’attività inquirente. La vittima degli abusi, la bambina di 12 anni che seguiva il sacerdote come chierichetta durante le benedizioni, è tornata ad avere voce: al centro della delicatissima vicenda attraverso i certificati medici del Gaslini e i dati raccolti, verificati e incrociati nel microcosmo alassino dagli agenti della polizia. La forza di questo carico documentale ha dato senso alle sue parole, per lungo tempo inascoltate.

    Il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, subito dopo la sentenza, è salomonico: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore Capo Francantonio Granero non vuole entrare nel merito della pronuncia, ma dichiara: “Esprimo apprezzamento per il lavoro dei colleghi che hanno sostenuto la tesi accusatorio in un dibattimento così complesso”. In trincea per la pressione mediatica? “Nessuna pressione – afferma Granero – Ma l’ufficio avvertiva piuttosto la delicatezza e la responsabilità di affrontare un processo così difficile”.

    Per Mauro Vannucci, avvocato di parte civile, “l’atteggiamento processuale dell’imputato ha dato forte indicazioni al collegio. Il suo modo elusivo non l’ha aiutato. Ben tre pareri medici hanno confermato che la perizia psichiatrica era attendibile e che la bambina diceva la verità”.

    Il parroco della chiesa alassina di San Vincenzo, nel turbine della grave accusa dal 29 dicembre 2009, si è sempre proclamato estraneo e ha raccolto le testimonianze di solidarietà di numerosi parrocchiani, che si sono anche organizzati per chiederne la liberazione dopo l’ingresso in carcere. Ma il collegio giudicante oggi dopo due ore di camera di consiglio ha comminato una pena ancora più severa di quella richiesta dai pm Ferro e Coccoli. Sette anni e otto mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. Una condanna con il massimo delle aggravanti previste dal codice, anche per il particolare ruolo pastorale del quarantaseienne Massaferro. In aggiunta, il risarcimento di 180 mila euro per la bambina e 10 mila per la madre della stessa, del quale anche la diocesi potrebbe rispondere.

    I cosiddetti fedelissimi e i parrocchiani di Don Lu non si danno per vinti (“In appello! Siamo tutti con te”), mentre il legale difensore Alessandro Chirivì commenta: “Attendiamo di conoscere le motivazioni di questa sentenza che ci sembra infondata. Prepariamo ricorso in appello”.

  • “Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia”

    “Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia”

    16 febbraio 2011 Le indagini sul collegio gesuita di Bonn dipingono un quadro di abusi e violenze raccapriccianti

    Torture, violenze e molestie sessuali. Per molti decenni i padri gesuiti e gli insegnanti del collegio Aloisius di Bonn hanno fatto passare l’inferno ai giovani studenti. Una scuola elitaria, che si è trasformata in un incubo di silenzio e violenza per le vittime, costrette dai preti ad umiliazioni che li hanno segnati per sempre. Ora si è conclusa l’indagine su quanto accaduto negli ultimi 50 anni nel collegio gesuita, e il quadro tracciato dalle indagine è raccapricciante. Il rettore della scuola si è detto mortificato e ha promesso un risarcimento economico alle vittime, che però l’hanno subito respinto: “I soldi offerti sono solo noccioline, per quello che abbiamo subito durante la nostra adolescenza”.

    PRETI MOLESTATORI – Il rapporto conclusivo delle indagini sul collegio gesuita Aloisius di Bonn accusa 23 dipendenti della struttura, 18 preti e cinque insegnati laici, di continue molestie sessuali, violenze fisiche e torture psicologiche nei confronti degli alunni della scuola. I casi si sono ripetuti per un lasso temporale di circa 60 anni, e si sono conclusi solo nel 2009, poco prima che grazie alle rivelazioni di una vittima scoppiasse lo scandalo, l’ennesimo che coinvolge la Chiesa tedesca. Le vittime sono state 58 studenti, e molte delle violenze sarebbero state perseguibili penalmente se fossero state scoperte quando si sono verificati. Ma i responsabili hanno preferito tacere per non compromettere il buon nome della scuola.

    UN MOSTRO IN TONACA – Metà delle violenze sono poi attribuite ad un solo sacerdote, Padre Georg, che è stato una figura storica del collegio gesuita. Nel 1968 è diventato insegnante, per poi fare carriera fino a diventarne il direttore nel 1992. Il prete è poi rimasto attivo come docente fino al 2006, ed è morto l’anno scorso, così che non sarà più perseguibile, anche se la gran parte dei suoi reati sono ormai prescritti. Padre Georg avrebbe molestato oltre 30 ragazzi, costringendoli ripetutamente al sesso orale, facendoli spogliare in palestra davanti a lui, per poi osservarli lussuriosamente mentre eseguivano esercizi ginnici davanti a lui. Padre George decideva anche la disposizione delle camere del collegio, così che faceva alloggiare le sue prede vicino alla sua residenza. Il sacerdote si presentava spesso nelle docce quando gli alunni si lavavano, per toccarli nelle parti intime e costringerli a rapporti sessuali. Un’ulteriore usanza dell’ex direttore del collegio gesuita era la misura della febbre per via rettale, dopo che aveva costretto le vittime a denudarsi ulteriormente. L’uomo era il padre padrone della struttura scolastica, e manipolava i voti e utilizzava comportamenti violenti durante le lezioni per incutere terrore ai giovani studenti, così che la pressione psicologica era così forte che un rifiuto di fronte alle sue perversione era quasi impossibile. Chi si opponeva veniva convinto in modo disgustoso, costretto ad entrare in vasche ripiene di escrementi e topi. Le vittime di padre Georg erano poi continuamente fotografate, ed il sacerdote collezionava gli scatti con i corpi nudi dei suoi studenti preferiti.

    SCUSE RESPINTE – Oltre a padre Georg almeno altri 10 sacerdoti avrebbe compiuto ripetute molestie. L’indagine privata commissionata dallo stesso collegio indica che le violenze sono state continue negli anni, e che gli altri gesuiti abbiano preferito tacere di fronte all’evidenza per non danneggiare la fama dell’istituto. Il collegio Aloisius, che si trova nel quartiere di Bad Godesberg, era una delle scuole più esclusive nell’allora capitale tedesca Bonn. Il responsabile dei gesuiti tedeschi, Stefan Kiechle, ha rimarcato di essere profondamente costernato e di provare un profondo senso di vergogna dopo la pubblicazione del rapporto. L’ordine vuole risarcire simbolicamente ogni vittima delle violenze con 5 mila euro, ma secondo la Die Zeit questa somma viene definita “noccioline” da chi ha subito ogni angheria dai sacerdoti.

    http://www.giornalettismo.com/archives/114…a-nella-doccia/