Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Molestie a bambine Chiesti 4 anni e 6 mesi di condanna per sacerdote

    Molestie a bambine Chiesti 4 anni e 6 mesi di condanna per sacerdote

    FOGGIA – La Procura chiede la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione di don Nicolangelo Rossi, 79 anni, originario di Pesco Sannita (in provincia di Benevento), l’ex vice parroco del «Sacro Cuore» accusato di atti sessuali su quattro bambine che sarebbero state molestate dall’anziano sacerdote, nell’estate 2006, mentre si confessavano nella chiesa al rione Candelaro.

    Il pm Vincenzo Maria Bafundi ha parlato per oltre un’ora ieri mattina nella lunga udienza celebratasi a porte chiuse davanti al gup Antonio Diella, in quanto la difesa ha optato per il processo abbreviato condizionato alla trascrizione di un colloquio registrato tra i genitori di una delle presunte vittime ed un altro sacerdote, all’insaputa di quest’ultimo. L’udienza, iniziata poco dopo le 9, è proseguita sino alle 13.30 con requisitoria del pm e arringhe degli avvocati di parte civile Michele Sodrio, Michele Vaira, Sergio Cangelli, Antonio Bove e Antonio Leonardo, che tutelano gli interessi delle 4 minorenni e dei loro genitori e che hanno chiesto la condanna del prete e risarcimento per circa oltre 500mila euro complessivi (degli interventi delle parti civili riferiamo a parte, ndr).

    L’udienza è stata rinviata a marzo per dar spazio alla difesa, con gli avv. Franco e Donatella Ventarola che solleciteranno l’assoluzione del sacerdote: come si può credere – sarà uno degli argomenti difensivi – che quattro ragazzine siano state molestate durante la confessione in una chiesa molto affollata in quell’estate del 2006 perchè la Parrocchia aveva organizzato i giochi estivi, e nessuno se ne sia reso conto? Don Rossi, che da tempo non vive più a Foggia, anche ieri non era presente in aula.

    Il sacerdote si dice innocente: per questa vicenda fu arrestato nel maggio 2007 dagli agenti della sezione reati contro la persona della squadra mobile, posto ai domiciliari dove rimase per quattro mesi quando il gip lo rimise in libertà. Il pm, considerata l’età e lo stato d’incensuratezza del sacerdote, ha chiesto al gup di concedere all’imputato le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante di aver abusato della suo funzione di ministro del culto e del fatto che le minorenni gli erano state affidate.

    Parlando per oltre un’ora il pm Bafundi, che coordinò le indagini della polizia e nell’aprile di un anno fa chiese il rinvio a giudizio del sacerdote, ha ripercorso le tappe dell’inchiesta e si è soffermato sul racconto delle quattro vittime, ribadito nel giugno 2007 nel corso dell’incidente probatorio svoltosi davanti a tutte le parti processuali interessate: in quella circostanza le minorenni ribadirono d’essere state toccate mentre si confessavano al «Sacro cuore» con don Nicolangelo. Dichiarazioni convergenti quelle delle vittime – ha ricordato il pm – e che escludono la possibilità che si siano accordate per calunniare il sacerdote, nei confronti del quale peraltro non avevano motivi di rancore. Bisogna credere alle bambine – ha detto il pm chiedendo la condanna del sacerdote – perchè i loro sono racconti spontanei, convergenti e riscontrati dalle indagini della squadra mobile. Quali riscontri? Le reazioni immediate delle ragazzine subito dopo essere state molestate nel confessionale, confermate da alcuni testi. E che le minorenni non abbiano inventato nulla, lo dimostra anche – nell’ottica accusatoria – la consulenza psicologica alla quale furono sottoposte durante le indagini preliminari proprio su ordine della Procura, con gli psicologi che hanno confermato l’attendibilità delle vittime.
    15 Febbraio 2011

    www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…1&IDCategoria=1

    Durissimo attacco delle parte civili: «Don Nicola non merita attenuanti»
    Ha parlato anche di «congiura del silenzio» l’avv. Michele Sodrio, legale di parte civile per una delle quattro bambine che sarebbero state molestate da don Nicolangelo Rossi, nel chiedere ieri mattina la condanna del sacerdote e un risarcimento di 250mila euro: 200mila euro per la bambina, 50mila per i genitori. A dire del legale altri sapevano nella chiesa del «Sacro cuore» dei comportamenti dell’imputato, prim’ancora che le denunce delle bambine e l’indagine di Procura e squadra mobile portasse all’arresto del sacerdote. Per l’avv. Sodrio, contrariamente a quanto sostenuto dal pm, don Nicolangelo Rossi non merita la concessione delle attenuanti generiche «perchè i fatti sono gravissimi: parliamo di bambine molestate da un sacerdote al quale erano state affidate per confessarsi».

    La parte civile concorda invece col pm nel rimarcare l’attendibilità delle vittime: dichiarazioni convergenti, spontanee, ribadite nell’incidente probatorio. Nel motivare la richiesta di danni così alta, l’avv. Sodrio ha parlato dei danni psicologici subiti dalla bambina tuttora turbata, tanto da avere difficoltà a dormire. L’avv. Michele Vaira, il legale della bambina la cui denuncia diede il via all’inchiesta giudiziaria, ha anticipato che l’eventuale risarcimento (non ha quantificato i danni) verrà devoluto in beneficenza, come annunciato sin dal primo momento dai genitori della bambina che per primi presentarono denuncia in Procura. In arringa l’avv. Vaira, per chiedere la condanna di don Nicolangelo Rossi, si è soffermato a lungo su quanto dichiarato da un altro sacerdote della parrocchia del «Sacro cuore».

    A pubblico ministero e difensori che lo interrogarono nel corso delle indagini, il testimone escluse di aver mai sentito voci imbarazzanti sul conto del vice parroco; ma quando parlò con i genitori della bambina molestata (registrarono il colloquio all’insaputa del prete, registrazione entrata negli atti processuali) il testimone – ha rimarcato l’avv. Vaira – disse bel altro, confermò di aver sentito voci su don Nicolangelo; d’aver informato i superiori; e che li avrebbe subito avvertiti di quella denuncia. Per l’avv. Vaira il sacerdote («è il nostro miglior teste d’accusa») diceva la verità quando parlava con i genitori della vittima: se così non fosse, perchè mai avrebbe dovuto confermare ai genitori della bambina che circolavano voci imbarazzanti sul collega?

    Il legale nei prossimi giorni depositerà anche una memoria difensiva per ribadire la richiesta di condanna del prete e chiedere che non gli vengano concesse le attenuanti generiche: «ha negato l’evidenza delle prove, non ha mai chiesto scusa, non merita attenuanti» dice l’avv. Vaira alla «Gazzetta». Sia Sodrio che Vaira ribadiscono che, in caso di condanna del sacerdote, avvieranno subito una causa civile contro l’Opera don Bosco dei salesiani di Roma e la parrocchia Sacro Cuore per chiedere loro il risarcimento danni, quali «datori» di lavoro del prete.
    15 Febbraio 2011

    www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…DNotizia=404419

    Le tappe. Dalla denuncia al processo
    9 agosto 2006 I genitori di una bambina presentano un esposto in Procura, denunciando che la figlia è stata molestata da un prete mentre la confessava nella chiesa del «Sacro Cuore».

    11 maggio 2007 Don Nicolangelo Rossi, ex vice parroco della chiesa foggiana, arrestato a Taranto dalla squadra mobile foggiana su ordinanza del gip che lo manda ai domiciliari per atti sessuali su minorenni in un istituto salesiano della Campania: il prete respinge le accuse.

    17 giugno 2007 Incidente probatorio in Tribunale per interrogare le 4 presunte vittime: confermano d’essere state toccate dall’indagato.

    24 settembre 2007 Il gip rimette in libertà don Nicolangelo Rossi, imponendogli l’obbligo di dimora a Vico Equense.

    Giugno 2008 Revocato anche l’obbligo di dimora.

    6 aprile 2010 Dopo quasi quattro anni di indagini e una consulenza psicologica per verificare l’attendibilità delle presunte vittime, il pm Vincenzo Maria Bafundi chiede il rinvio a giudizio di don Rossi per atti sessuali su 4 minorenni.

    19 maggio 2010 Inizia l’udienza preliminare davanti al gup Antonio Diella, subito rinviata. Si costituiscono parte civile contro il sacerdote le 4 bambine e i loro genitori.

    30 giugno 2010 La difesa di don Rossi annuncia che chiederà il processo abbreviato davanti allo stesso gup.

    21 luglio 2010 Le parti civili chiedono di poter citare nel giudizio in corso, ai solo fini della responsabilità civile, Opera don Bosco e parrocchia Sacro cuore quali «datori di lavoro» dell’imputato; la difesa si oppone.

    22 settembre 2010 Il gup accoglie la richiesta delle parti civili di citare salesiani e parrocchia.

    7 febbraio 2011 Opera don Bosco e Sacro Cuore estromesse dal processo su richiesta del loro legale: non poterono partecipare all’incidente probatorio quando si formò la prova. Per la parte civile è importante comunque la decisione del gip di poterle citarle in giudizio: preannunciano l’avvio di una causa civile contro Salesiani e sacro Cuore.

    14 febbario 2011 Il pm chiede 4 anni e 6 mesi per don Rossi; richiesta di condanna ribadita anche dai legali delle 4 bambine che sarebbero state molestate.
    15 Febbraio 2011

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…DNotizia=404420

  • Olanda, il cardinale Simonis ha protetto un prete pedofilo?

    Olanda, il cardinale Simonis ha protetto un prete pedofilo?

    Lo scorso anno il cardinale Simonis suscitò scalpore quando asserì che la Chiesa cattolica olandese nulla avrebbe saputo circa gli abusi sessuali commessi, secondo le accuse, da membri del clero citando in tedesco la scusa usata dei nazisti dopo la seconda guerra mondiale (cfr. Ultimissima del 5 aprile 2010). Ora, informa il sito della BBC*, è accusato dai media olandesi di aver protetto un prete pedofilo. Il cardinale ha ammesso di essere stato a conoscenza delle accuse a carico del prete quando ne ordinò il trasferimento alla parrocchia di Amersfoort, senza però informarne la nuova parrocchia né monitorare il comportamento dell’accusato, ha sostenuto Radio Netherlands. Qui il prete, stando alle accuse, si sarebbe reso colpevole di un nuovo abuso. Il cardinale, che ha definito l’evento “deplorevole”, ha dichiarato che il prete si era sottoposto a un percorso terapeutico e di averlo creduto cambiato. Non gli risultano anzi accuse dalla parrocchia prima dello scorso mercoledì.
    Secondo Erwin Meester, dichiaratosi vittima del prete, il cardinale avrebbe tuttavia protetto consapevolmente un pedofilo. Sei persone, riporta ancora Radio Netherlands, hanno denunciato alla polizia abusi subiti fra il 1987 e il 2008.
    * www.bbc.co.uk/news/world-europe-12429539

    Gianluca Giachè

    http://www.uaar.it/news/2011/02/15/olanda-…prete-pedofilo/

  • USA. 3 preti accusati di pedofilia, Ma non avevano preso le contromisure?

    USA. 3 preti accusati di pedofilia, Ma non avevano preso le contromisure?

    Pedofilia: tre sacerdoti e un insegnante accusati di molestie sessuali a danni di minori a Filadelfia

    PEDOFILIA CHIESA – Due sacerdoti, un ex sacerdote ed un insegnante sono stati incriminati ieri dalla giustizia americana per atti di pedofilia su alcuni bambini, mentre un ex dirigente della Chiesa Cattolica di Filadelfia è stato imputato per aver cercato di mettere a tacere la vicenda. Monsignore William Lynn occupava un’alta posizione all’interno dell’arcivescovado di Filadelfia e sarebbe spettato a lui segnalare e investigare sulle accuse di abusi sessuali contro sacerdoti incaricati dell’istruzione dei bambini.

    Secondo il procuratore Seth William, Monsignor Lynn “non molestò i bambini”, ma era al corrente di accuse credibili contro i sacerdoti e continuò a lasciarli a contatto con dei bambini. Il responsabile “aveva tutte le informazioni necessarie per proteggere i bambini. Ma mentì ai suoi parrocchiani e mise pedofili riconosciuti a contatto con adolescenti, cosa che provocò molestie contro altri due ragazzini”, si legge nel comunicato del procuratore. Monsignor Lynn rischia fino a 14 anni di carcere. Secondo l’accusa due ragazzini furono violentati in un periodo dal 1996 al 2000 dai due sacerdoti, da un insegnante e da un ex prete.

    In un comunicato l’arcivescovo di Filadelfia, cardinale Justin Rigali, afferma di non aver avuto il tempo di esaminare l’incriminazione dei cinque.”Per questo non sono in grado di commentare il contenuto. È mia intenzione esaminare attentamente e prendere sul serio le osservazioni e i commenti formulati”, precisa il cardinale.

    http://www.direttanews.it/2011/02/11/pedof…i-a-filadelfia/

  • Usa: nuovi gravi accuse di abusi sessuali per la Chiesa americana

    Usa: nuovi gravi accuse di abusi sessuali per la Chiesa americana

    Secondo il Grand Jury «è noto che nel corso degli anni il cardinale venne costantemente informato delle attività di mons. Lynn, ma per il momento non è possibile procedere in modo efficace anche nel perseguimento penale del cardinale». Da parte sua, l’attuale arcivescovo di Philadelphia, Justin Rigali, ha osservato: «È mia intenzione di considerare attentamente e prendere molto sul serio le osservazioni e le raccomandazioni del grand jury». L’incriminazione però non si ferma a quella contro mons. Lynn. Nell’attuale procedimento, insieme a lui, sono finiti sotto accusa altri tre sacerdoti -uno dei quali però ridotto allo stato laicale nel 2006- e un insegnante. La vicenda processuale riguarda in particolare due vittime; di queste una era all’epoca dei fatti un bambino che sarebbe stato abusato da due sacerdoti e da uno dei suoi insegnanti nella scuola primaria. Il bambino, di 10 anni, era chierichetto nel 1998.

  • Pedofilia, prete in carcere. Il nipote accusa la Chiesa

    Pedofilia, prete in carcere. Il nipote accusa la Chiesa

    29 gennaio 2011 — pagina 01 sezione: Prima
    PAVIA. «Mio zio è stato condannato dal silenzio, ancora prima che dalla sentenza dei giudici. La chiesa non dovrebbe temere di difendere i propri sacerdoti». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, è il nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco che sta scontando in carcere 4 anni per pedofilia. Il vescovo: «Siamo vicini a lui».
    A pagina 19

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PCPPO_PA104.html

    «Condannato dal silenzio»

    29 gennaio 2011 — pagina 19 sezione: Cronaca

    PAVIA. «La chiesa non dovrebbe avere paura di difendere i suoi sacerdoti anche se questi sono accusati dei reati più infami. Il silenzio, all’opposto, può essere una condanna. Lo è stato per mio zio, ancora prima della sentenza dei giudici». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando in carcere una pena di 4 anni per pedofilia, rompe un riserbo durato anni. Dall’arresto del sacerdote, nel dicembre 2004, e anche durante le tappe del processo, fino alla conferma della condanna in Cassazione la famiglia ha scelto di tacere. Don Abbiati, che abitava a Marcignago, è in carcere ormai da un anno e mezzo. Perché solo ora la decisione di parlare? «Perché nel frattempo sono cambiate alcune cose, anche sul piano della strategia difensiva – dice Alessandro Abbiati -. Non possiamo fare calare il sipario su questa storia senza che la famiglia abbia detto la sua. Fino a questo momento abbiamo obbedito alla parola d’ordine, che era quella di tacere. Ora vogliamo ristabilire la dignità umana e morale di mio zio, a prescindere dalla verità giudiziaria. Lo voglio fare per lui ma anche per mio padre Carlo, suo fratello, che ha molto sofferto questa situazione. Dopo una vicenda così, la famiglia non poteva più essere uguale a prima. La gravità di quelle accuse ha gettato su tutti noi un alone di vergogna. E’ stato tutto rimesso in discussione, perfino ciò che di buono mio zio ha fatto negli anni di sacerdozio proprio per i giovani. Il solo conforto è che lui gode ancora della stima di tante persone».
    Molti a Borgarello credono anche che don Abbiati si trovi in carcere da innocente. «Nessuno ha la verità assoluta in tasca – dice il nipote -. Ma sono una persona che ragiona, e credo che mio zio non abbia fatto quelle cose. Mi chiedo: un pedofilo può esserlo una sola volta, visto che la condanna riguarda un episodio? Ma è soprattutto la conoscenza di una vita a farmi dire che lui è innocente. Anche se io sono stato il nipote meno vicino a lui, perché non credente, sono stato quello con cui mio zio ha avuto sempre un dialogo profondo». Ma la sentenza di condanna è senza appello. «Per l’esito del processo hanno pesato tanti fattori, soprattutto un eccesso di fiducia nell’evidenza delle prove – dice Abbiati -. Ma è stato sfavorevole anche il contesto, il clima di caccia alle streghe e di pregiudizio sul rapporto tra preti e pedofilia. Le gerachie ecclesiastiche tendono a gestire questi casi col silenzio. Per questo mio zio è stato processato con rito abbreviato, senza avere ampi margini di difesa. E nessuno ha capito che questa strategia sarebbe stata la sua condanna».

    Maria Fiore

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PC4PO_PC401.html

  • Anche in Sudafrica abusi sessuali dei preti

    Anche in Sudafrica abusi sessuali dei preti

    28 gennaio 2011

    Arrivato nel paese nel 1998, avrebbe commesso un abuso contro un ventenne: arrestato, ma rilasciato su cauzione.

    La notizia arriva praticamente dagli antipodi: a Mthatha, cittadina orientale del Sudafrica, un nuovo caso di abusi nel clero cattolico. Un sacerdote 68enne è stato arrestato con l’accusa di aver violentato un ragazzo di 20 anni nella casa di accoglienza che gestiva.

    ABUSI AFRICANI – Sono i media africani a raccontare la notizia.

    La procura di Mthatha ha concesso una cauzione di 1000 rupie martedì e il sacerdote riapparirà presso la corte il 2 febbraio”, ha detto il procuratore nazionale Luxolo Tyali. Il prete, 68 anni, è stato arrestato domenica e ha chiesto la cauzione già lunedì. La violenza sarebbe stata perpetrata nel 2009.

    Subito arriva la reazione della Chiesa locale: sapevamo, e abbiamo agito.

    Un portavoce per la Chiesa, Padre Chris Townsend afferma che gli abusi sessuali furono visti in una luce molto seria dal vescovo di Mthatha, Sithembele Siphuka. “Tutte le lamentele verso il clero e i lavoratori religiosi nella Diocesi di Mthatha sono stati gestiti secondo il protocollo per le indagini sulle lamentele contro sacerdoti…riguardo agli abusi sessuali su minori, una linea guida della Conferenza Sudafricana dei Vescovi. I vescovi hanno già aperto una indagine preliminare sul caso, ha detto.

    http://www.giornalettismo.com/archives/111…e-violentatore/

  • Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Martedì 25 Gennaio 2011

    Dopo aver più volte rinviato la sua deposizione, finalmente l’ex vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, Calogero La Piana, ha dato la sua testimonianza

    nel processo che vede imputato il prete della parrocchia di San Leonardo, a Marsala, Don Vito Caradonna, 36 anni, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo di 34 anni, P.L.C. La vittima, costituitasi parte civile nel processo, è difesa dall’avvocato Gianfranco Zarzana, mentre Caradonna è difeso dall’avvocato Stefano Pellegrino. I fatti risalgono al febbraio 2005. La tentata violenza sarebbe avvenuta nell’alloggio del prete attiguo alla chiesa di San Leonardo, dove P.L.C. sarebbe stato invitato «per prendere un caffè», nel quale sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana.
    Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, l La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo, che più volte citato a testimoniare, in precedenza, aveva sempre disertato l’aula «Borsellino» adducendo «impegni pastorali» o d’altro genere, l’episodio si chiuse li. Del resto, una denuncia penale (poi, sporta da P.L.C.) avrebbe, comunque, sollevato un polverone dal quale la chiesa non avrebbe avuto nulla da guadagnare. A domanda dell’avv. Zarzana, La Piana ha poi detto che il prete non gli riferì mai di richieste di denaro da parte del suo accusatore.

    Un anno fa in udienza fu ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo temposi rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però , non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm e degli avvocati ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.

  • CHIESA: DIOCESI BOLZANO CONDANNA POSSESSO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

    CHIESA: DIOCESI BOLZANO CONDANNA POSSESSO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

    25-01-2011
    (ASCA) – Bolzano, 25 gen – La diocesi di Bolzano Bressanone condanna ”in modo assoluto” l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico. Lo afferma con una nota, commentando la sentenza di secondo grado di don Hansjorg Rigger. A Catania, infatti, il processo di secondo grado ha ridotto al sacerdote la condanna da un anno e sei mesi a un anno. ”Con tristezza e sgomento abbiamo appreso la notizia della condanna in seconda istanza di Hansjorg Rigger – si legge nella nota diocesana -. E’ nostra intenzione condannare in modo assoluto l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico di bambini specialmente da parte di religiosi. E’ evidente qual e’ il tormento cui sono sottoposti questi bambini, prima che appaiano le loro foto sul computer. Don Hansjorg Rigger, che si e’ sempre dichiarato innocente, rimane esonerato da ogni incarico”. ”Naturalmente rispettiamo il giudizio del tribunale, tuttavia aspettiamo le motivazioni della sentenza e ci riserviamo la possibilita’ di ricorrere alla cassazione”, conclude la nota.

  • Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Processo canonico per il prete

    di Maria Fiore PAVIA. In carcere prega e celebra la messa per i detenuti. Perché don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando una pena a 4 anni per pedofilia, è ancora un sacerdote, nonostante il peso di quella condanna. Una condizione che potrebbe cambiare, però, con il processo canonico che è stato avviato nei suoi confronti della Congregazione della dottrina della fede, l’organismo della Curia romana incaricato di vigilare sulla «purezza della dottrina della Chiesa cattolica».

    L’organismo fu presieduto fino al 2005 da Joseph Ratzinger, poi eletto Papa. Don Abbiati rischia, come massimo della pena, la riduzione allo stato laicale. «Posso sopportare tutto, anche il carcere, ma non l’eventualità di non essere più sacerdote, non possono privarmi anche di questo», avrebbe confidato agli amici più stretti nella sua cella del carcere di Bollate, dove è stato trasferito qualche mese fa dall’istituto di Torre del Gallo di Pavia. La natura stessa del processo non gli consentira, però, di difendersi. La congregazione decide in maniera autonoma, sulla base degli atti del processo penale, ma anche su come don Abbiati ha svolto la sua missione sacerdotale. In ogni caso l’iter del processo canonico è segreto. Da quanto risulta, sarebbe anche il primo a coinvolgere un prete della provincia di Pavia. Nei confronti di don Abbiati era stato già aperto, ma sospeso, dopo le condanne in primo e secondo grado. Con la sentenza definitiva, arrivata un anno fa, è entrato nel vivo. L’esito potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, ma vista la riservatezza della decisione ogni previsione è un azzardo. Anche la “pena” potrebbe variare.

    «La congregazione della dottrina della fede ha competenze molto vaste – spiega Luciano Musselli, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Pavia -. Potrebbe applicare anche sanzioni minori, come una sospensione dall’ufficio oppure l’obbligo di soggiornare presso istituti religiosi di recupero. La pena più alta nella Chiesa è la scomunica, che però si applica solo in caso di attentato alla vita del pontefice. Non è però più grave della riduzione allo stato laicale. Un sacerdote ad esempio può essere scomunicato, ma può comunque esercitare la sua funzione. Invece la riduzione allo stato laicale è la perdita assoluta del proprio stato».

    In che tempi potrebbe arrivare l’esito? «Questi procedimenti nell’ultimo pontificato sono stati oggetto di una riforma che li ha resi più rapidi – spiega Musselli -. Questo, anche per evitare un’altra accusa: quella di insabbiare i casi di pedofilia. Nel giro di un anno la congregazione dovrebbe arrivare alla sua decisione. Nonostante la celerità, resta comunque un problema,. Visto che le prove non sono pubbliche il diritto di difesa può venire compresso. Un processo che si basa sul segreto rischia di essere sommario».

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2011/01/22/news/processo-canonico-per-il-prete-1.640271

  • La lettera con cui il Vaticano chiedeva di nascondere i casi di pedofilia

    La lettera con cui il Vaticano chiedeva di nascondere i casi di pedofilia

    La rete televisiva irlandese RTE ha da poco diffuso un documento del 1997 scritto dalle autorità vaticane e inviato all’epoca ai vescovi dell’Irlanda per indurli a non denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa alle forze di polizia. La lettera suggeriva ai responsabili delle diocesi irlandesi di gestire internamente i casi di abuso contro i minori, stabilendo punizioni per i possibili colpevoli.

    La lettera era stata firmata dall’arcivescovo Luciano Storero, che all’epoca era stato incaricato da Giovanni Paolo II di occuparsi della Chiesa irlandese. Il documento venne inviato a un anno di distanza dal rifiuto delle autorità vaticane di consentire alla Chiesa in Irlanda di dare il proprio contributo per identificare alcuni preti accusati di pedofilia dagli inquirenti del paese.

    Federico Lombardi, il responsabile della sala stampa del Vaticano, ha ricordato che la lettera era stata inviata per ricordare ai vescovi irlandesi la necessità di seguire fedelmente le leggi canoniche, così da non lasciare scampo ai preti pedofili. Secondo gli attivisti e i parenti delle vittime che da anni si battono contro la Chiesa irlandese e lo scandalo della pedofilia, il documento dimostra invece come la protezione dei preti pedofili fosse ordinata direttamente da Roma.

    Il nuovo documento potrebbe essere utilizzato dagli avvocati delle vittime per dimostrare le responsabilità della Chiesa sia in Irlanda che in Vaticano nel trattamento dei casi di pedofilia. Alcune associazioni a difesa delle vittime, come il Survivors Network of those Abused by the Priests, temono che il documento inviato nel 1997 abbia potuto influenzare l’attività di quei vescovi che avevano deciso di fare chiarezza e di allontanare e denunciare i preti coinvolti nei casi sospetti di abusi sui minori.

    La lettera secondo le autorità vaticane è stata profondamente fraintesa dai mezzi di comunicazione e dall’opinione pubblica. Il documento dimostra comunque l’atteggiamento ambivalente assunto dal Vaticano negli anni Novanta per affrontare la prima ondata di scandali legati ai casi di pedofilia in Irlanda. Secondo diversi osservatori, la lettera non prova comunque una responsabilità diretta delle autorità vaticane dell’epoca: il documento contiene una serie di opinioni e consigli, ma nessuna direttiva o norma da osservare obbligatoriamente.

    http://www.ilpost.it/2011/01/19/la-lettera-con-cui-il-vaticano-chiedeva-di-nascondere-i-casi-di-pedofilia/