Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, don Marco Cerullo in cella

    Pedofilia, don Marco Cerullo in cella

    di Tina Palomba – Pedofilia, è stato arrestato il giovane sacerdote condannato in via definitiva per aver commesso violenza sessuale ai danni di un suo alunno di 11 anni. Marco Cerullo, 33 anni, originario di Villa Literno, ma con incarico pastorale a Casal di principe, condannato a 6 anni e otto mesi in cassazione, è attualmente detenuto nel carcere di Frosinone.

    Il prelato è stato arrestato dai carabinieri di Casal di Principe tre anni fa. Si trovava in machina con il minore mentre stava compiendo un atto sessuale. Alla vista dei carabinieri, e questo è stato il fatto ancora più grave, scappò con la vettura. Ne scaturiva un vero e proprio inseguimento che terminava dopo un chilometro, quando il prete sbandava con la vettura mettendo in pericolo anche la vita del ragazzino. Il ragazzino fu ascoltato con due assistenti sociali e confermò tutta la vicenda.

    La notizia dell’arresto è trapelata solo ieri e arriva in un momento particolare. Il papa in visita pastorale in Inghilterra ha detto sul tema pedofilia che ” le vittime hanno sofferto come martiri. La chiesa spesso non ha vigilato. La storia di don Marco ancora oggi sconvolge due comunità, quella di Villa Literno, dove il prete è cresciuto, e quella di Casal di principe, dove esercitava il mandato di sacerdote. Pare che i carabinieri intervennero su una segnalazione anonima. molto probabilmente da parte di qualcuno, che già da diverso tempo aveva sospettato il prelato. La notizia dell’arresto del sacerdote ha fatto il giro della città di Casal di Principe e di Villa Literno, dove è molto conosciuto. Ha sconvolto gli animi di tutti i residenti, in particolare di tanti fedeli che per anni hanno assistito alle sue celebrazioni religiose.

    A creare scalpore non è stata solamente la notizia dell’arresto, quanto anche del motivo0 dello stesso: pedofilia e violenza sessuale nei confronti di minore. Quale reato può essere considerato peggiore? Nell’immaginario collettivo, nella morale cattolica se di tale reato viene considerato responsabile un parroco, esso è ancora più grave, ancora più spregevole. Ma soprattutto ancora più inspiegabile. Sembra che il parroco dopo la condanna di primo grado fu esiliato agli arresti domiciliari e poi quando la condanna è passata definitiva dovrà scontare altri 4 anni e 8 mesi perché 2 anni li ha già scontati ai domiciliari.

    http://www.corrieredicaserta.net/edizioni.asp?data=19/09/2010

  • Morto Padre Dominic, prete pakistano accusato di pedofilia nascosto a Savona

    Morto Padre Dominic, prete pakistano accusato di pedofilia nascosto a Savona

    Da il Secolo XIX Savona 18/09/2010
    Padre Yousuf Dominic è morto. Un malore, molto probabilmente un infarto, la causa. È inutile cercarlo. Era rincorso da un accusa di pedofilia mossa dalle autorità inglesi. Di lui si era interessata anche Scotland Yard. Non era mai scappato dall’Italia dopo essere stato segnalato nel 2004 allapolizia inglese, grazie alla collaborazione degli agenti della squadra mobile di Savona. Faceva l’assistente parrocchiale nella chiesa della Nostra Signora della Concordia ad Albissola Marina. Da dove si allontanò dopo il clamore suscitato dalla sua vicenda. Non andò lontano. Si trasferì nell’abbazia benedettina di Finalpia, che lo aveva ospitato come novizio sino alla fine dei suoi giorni, sempre in organico alla diocesi di Savona. A confermare il suo decesso l’ex parroco di Albissola, don Gino Peluffo, di cui era stato collaboratore, e i vertici dell’abbazia stessa. Padre Dominic, pakistano, non si eramai allontanato dall’Italia dopo che la squadra mobile, coordinata dal commissario di allora Gianfranco Crocco, ora comandante della polstrada,l’aveva trovato ad Albisola (SV) e segnalato a Scotland Yard. «Fu localizzato, individuato, ma non arrestato» spiegano in Questura. Nessuna disposizione sull’arresto da Oltremanica.
    E del prete se ne persero le tracce. Sino a quando il nome di padre Dominic riemerse negli elenchi pubblicati dal Vaticano sui preti accusati di abusi sessuali su minorenni. Un nome finito in un dossier consegnato agli uffici della Procura, a margine dell’inchiesta condotta dai pm Coccoli e Ferro sul filone principale della pedofilia nella diocesi di Savona. Don Gino Peluffo, prete in pensione, ex parroco dellaConcordia ad Albissola Marina ha fatto sapere «che padre Dominic è morto un mese e mezzo fa per infarto. Era nell’abbazia benedettina di Finalpia».Dove confermano permanenza e decesso. Compresa la salma consegnata alle autorità pakistane per il funerale che si è tenuto a Lahore. Alla portineria dell’abbazia di Finalpia è padre Luigi a confermare: «Era qui da noi, come
    novizio. Padre Dominic è morto, nei mesi scorsi, forse già un anno fa, ma non nel nostro monastero. Si sentì male per cause ancora da chiarire al di fuori». Sanno della sua vicenda: «Raccoglieva fondi da mandare alla comunità cristiana in Pakistan. Il figlio di un operaio lo accusò».

    Nella foto a destra padre Dominic mentre dice messa ad Albisola Savona a sinistra don Peluffo il parroco

  • Pedofilia, volantinaggio di Zanardi davanti al Duomo

    Pedofilia, volantinaggio di Zanardi davanti al Duomo

    Savona. Prosegue la crociata di Francesco Zanardi contro la curia savonese. Quello che nello scandalo pedofilia che sta scuotendo la diocesi del capoluogo è ormai diventato il grande accusatore, ha infatti organizzato per domani un volantinaggio, proprio di fronte al duomo.

    Nel ciclostilato, già depositato in Questura ai sensi della legge sulla stampa, si leggono dure parole d’accusa: “Perché i vertici della curia savonese dicono ‘La verità emerga’ ma non aprono gli archivi e minacciano querele?” attacca infatti Zanardi, che poi prosegue polemicamente: “Perché il vescovo non riceve me e le vittime? Perché i sacerdoti che collaborano vengono criticati dai vertici della curia? Forse perché hanno sfondato il muro di omertà? Perché la curia non fa qualcosa per le vittime che emergono grazie alla loro coscienza e ai miei appelli e non ammette ciò che ‘tutti sapevano’? Basta con questa omertà che danneggia solo la Chiesa di Dio, i sacerdoti e i suoi fedeli. Che la verità emerga”.

    “La volontà – spiega Zanardi – è quella di cercare di fare luce sulla vicenda che scuote i vertici della nostra diocesi e che rischia di infangare tanti bravi sacerdoti innocenti, che credono in Dio e non nell’omertà”. “Invito tutti a non vedere questo come un problema che non li riguarda – prosegue poi – tutti abbiamo figli e parenti che sono esposti a questo rischio, tutti abbiamo una coscienza e dei valori”.

    https://www.ivg.it/2010/05/curia-scandalo-pedofilia-domenica-volantinaggio-di-zanardi-davanti-al-duomo/

  • Vescovi savonesi, protettori dei pedofili. Santi subito

    Vescovi savonesi, protettori dei pedofili. Santi subito

    A otto mesi dallo scandalo pedofilia che ha travolto la Diocesi di Savona-Noli facciamo un punto della situazione, tanti i buoni propositi, i provvedimenti le iniziative che il Vescovo ha proposto ai fedeli e sacerdoti durante la messa di pentecoste e poi ancora ad Albisola alla pace dove ha annunciato una commissione che faccia chiarezza, l’obbiettivo di Mons. Lupi è sempre stato la chiarezza. Ma è stato fatto qualcosa? Cosa hanno detto a Nicolick gli ex seminaristi? E cosa ha detto il Vescovo, quale è stato l’aiuto dato dalla Diocesi  alle vittime? Ci sono novità?

    Sembrerebbe proprio di si, non dalla Curia, ma sulla Curia savonese. Come i suoi predecessori, Mons. Lupi non ha saputo o non ha voluto mettere fine. Di tutte le sue iniziative che già in principio facevano acqua da tutte le parti, nessuna ha neppure tolto gli ormeggi. Giacciono tutte arenate sul fondale da mesi, nulla è stato comunicato ai fedeli dall’ufficio stampa Diocesano, tranne una circolare riservata mandata qualche mese fa solo ai sacerdoti, nella quale il Vescovo comunicava ufficialmente che la commissione creata per fare chiarezza, non sarebbe più stata istituita, in realtà non furono neppure mai nominati i commissari.
    Le motivazioni di questa retromarcia per il Vescovo sono presto fatte, più della metà dei sacerdoti non hanno risposto all’appello, dice Lupi, non vogliono rivangare il passato ma andare avanti. Ma senza passato non c’è futuro.

    Durante l’estate molti i sacerdoti e i cattolici che calmata la bufera mediatica mi hanno contattato e motivano diversamente il fatto di non avere risposto al Vescovo, molti anche coloro che si sono dimessi da tutti gli incarichi diocesani, perché se tutti approvano l’operato di Mons. Lupi?  Moti coloro che hanno voluto sapere hanno voluto sentire, per non perdere la fede. Ma gli scandali morali, sessuali, economici, immobiliari ecc. della Diocesi di Savona sono veramente finiti? Il Vescovo ha veramente risanato la situazione?

    Sotto consiglio e con l’approvazione di diversi sacerdoti, proprio quelli che a sentir dire il Vescovo Lupi non vogliono rivangare il passato, è stato realizzato un testo di sei pagine dal titolo “Anamnesi di una vittima” che sarà divulgato e reso disponibile dai sacerdoti che lo riterranno opportuno, ai fedeli da tutte le diocesi e le parrocchie italiane (solo per la Diocesi di Savona sarà spedito anche a tutti i sacerdoti, gli enti Diocesani ecc.) dopo la conferenza stampa di Francesco Zanardi e dell’ex Consigliere provinciale prof. Roberto Nicolick  che si terrà sabato pomeriggio presso il Duomo di Savona alle ore 16,00. Oltre alla presentazione e alla motivazione del testo saranno presentate una serie di iniziative Gandhiane mirate a fare veramente chiarezza, esporremmo anche il programma de “La Colpa” il primo incontro nazionale delle vittime di sacerdoti pedofili organizzato dalle vittime dell’istituto Antonio Provolo di Verona, con la nostra collaborazione, che si terrà Verona – Sabato 25 Settembre 2010 Palazzo della Gran Guardia – Piazza Bra.

    Si è resa necessaria la realizzazione e la divulgazione di un documento chiarificatore proprio perche i sacerdoti e i fedeli chiedevano chiarezza, una chiarezza che la Curia non ha saputo dare, troppe le contraddizioni, troppe le chiacchiere e le promesse mai mantenute, troppe le vittime di una chiesa che ai suoi vertici non riesce più a trovare un briciolo di carità Cristiana, quella carità che portò Gesù a morire per noi sulla croce. Questo testo non vuole attaccare la chiesa, ma vuole mantenere gli occhi aperti, per mantenere la fede. Perché nessuno abbia più a dire, come disse un giovane ed arrabbiato Joseph Ratzinger “ La chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede, non riescono più a vedere in essa, altro che l’ambizione umana del potere”.
    Francesco Zanardi

  • L’arcivescovo incontrerà le vittime di don Cantini

    L’arcivescovo incontrerà le vittime di don Cantini

    La prossima settimana incontro tra Betori e il portavoce Aspettati 

    Firenze, 24 agosto 2010 – “La Chiesa è la prima a essere offesa dai peccati dei suoi membri”: ha detto il 15 aprile di tre anni fa il cardinale Ennio Antonelli all’indomani dell’esplosione sui giornali del caso di don Cantini, parroco-padrone alla Regina della Pace. Un’affermazione sulla quale, negli ultimi mesi, la Chiesa universale, colpita dal susseguirsi di episodi di pedofilia, dei quali si sono resi colpevoli in tutto il mondo numerosi sacerdoti, a lungo coperti dai loro vescovi, ha riflettuto molto, fino a prendere decisioni radicali, come di fatto annullare ogni forma di prescrizione. Ecco perché il caso Cantini è ancora aperto e per le diciannove ragazze violentate dal prete fra il ’73 e l’87, durante il suo lungo apostolato alla parrocchia del Ponte di Mezzo, c’è ancora speranza di ottenere piena giustizia e una maggiore considerazione all’interno della Chiesa, “brutta’’ finché si vuole, come sottolineato anche dal ‘ribelle obbedientissimo’ don Milani, ma pur sempre “mamma’’.

    E’ in questa veste che la prossima settimana l’arcivescovo incontrerà Francesco Aspettati, portavoce delle vittime di don Cantini, mai riconciliate con il vicario generale della diocesi, monsignor Claudio Maniago, pupillo del sacerdote del Ponte di Mezzo, accusato di aver protetto l’anziano parroco. Un ruolo sempre negato dal giovane prelato, che si è ogni volta detto all’oscuro degli abusi.  Adesso è intenzione di monsignor Betori promuovere una serie d’incontri riservati con le persone coinvolte nella vicenda. Una decisione presa dopo aver ascoltato la registrazione della conferenza-dibattito dello scorso 28 giugno promossa dalle vittime e moderata dal giornalista Antonio Socci. Sentendo da don Paolo Capecchi e don Stefano Ulivi, cresciuti alla Regina della Pace, il racconto della loro vicenda, l’arcivescovo è rimasto profondamente turbato nell’apprendere che, oltre a essersi macchiato di “abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori”, è stato ridotto allo stato laicale anche per “falso misticismo, controllo e dominio delle coscienze, abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione”. “Un potere – hanno detto a giugno i due sacerdoti – che don Cantini esercitava su di noi in ogni aspetto della nostra vita: dal colore dei calzini fino alla scelta di entrare in seminario. Vocazioni decise in mezz’ora, ma per fortuna confermate con gioia anni dopo in altri contesti”.

    Le catechesi di don Cantini sono ora in possesso della Congregazione per la dottrina della fede. A propoposito delle intenzioni ‘egemoniche’ del sacerdote in un suo foglio dattiloscritto datato 1979 si legge: “Ora le cose che dico devono rimanere segrete bisogna saper giocare le carte di Gesù Cristo perché non basta il Vangelo, la Chiesa, i Sacramenti, bisogna saper aspettare e giocare le carte giuste quando lo dice Gesù (Lelio Cantini e la ‘veggente’ Rosanna Saveri, a loro dire, ricevevano istruzioni direttamente da Gesù e dalla Madonna, ndr). Prendo un esempio che riguarda noi: ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario, entrerà quest’anno Giovanni, poi Francesco, poi quel di Claudio è già al secondo anno e bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti”. Il Claudio nominato nello scritto è monsignor Maniago.

    di DUCCIO MOSCHELLA

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2010/08/24/374119-arcivescovo_incontrera.shtml

  • Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

    Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

    Un uomo e sei donne hanno denunciato di aver subito abusi da Stephen Kiesle, sacerdote della diocesi di Oakland in California, tra il 1972 e il 2001. Secondo l’accusa, la Chiesa sapeva dei fatti ma li avrebbe coperti, sospendendolo dal sacerdozio solo nel 1987. Il prete infatti venne condannato a tre anni per molestie su minori e atti osceni già nel 1978 e la sua diocesi ne avrebbe chiesto la rimozione nel 1982. In particolare si sostiene che l’allora cardinale Ratzinger, saputi i fatti si sarebbe deciso solo tempo dopo ad intervenire e avrebbe scritto alla diocesi di agire “nel modo più paterno possibile” con l’accusato. La diocesi viene inoltre accusata di non essere intervenuta in maniera decisa e tempestiva, nonostante fosse emersa la pericolosità dell’uomo.

    Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

  • Scritte antipedofili sulla chiesa di Casiacco

    Scritte antipedofili sulla chiesa di Casiacco

    IL SERVIZIO IN PROVINCIA VITO D’ASIO. «Maledetti pedofili vi ammazzeremo». È questa l’inquietante scritta comparsa sulla facciata della chiesa di Casiacco. La minaccia tracciata con spray di colore rosso è stata scoperta ieri mattina dal sagrestano, che ha subito informato il parroco, don Italico Josè Gerometta. Quest’ultimo ha allertato i carabinieri della stazione di Castelnovo. L’intera Val d’Arzino si è risvegliata scossa per questa attestazione di disistima che non trova riscontro in alcun episodio della cronaca locale.

  • Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”

    Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”

    Torna agli onori della cronaca mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, e ci ritorna con dichiarazioni rilasciate anche questa volta al sito Pontifex. Diventato famoso a livello internazionale per aver definito “campagna sionista” le critiche formulate nei confronti della Chiesa per la gestione dei casi dei religiosi pedofili (cfr. Ultimissima dell’11 aprile), Babini propone ora l’ergastolo per i preti gay, perché l’omosessualità, dice, è “una vera perversione contro natura”. Anzi, precisa, “l’omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, é addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura”. Il prelato sostiene del resto che, se gli fosse capitato un prete pedofilo, non lo avrebbe denunciato, ma avrebbe cercato di redimerlo. “Una volta queste cose non avvenivano”, commenta infine con un tocco di nostalgia: “in altre epoche i preti gay finirebbero in gattabuia”.

    Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”

  • Parroco pedofilo, c’é stupore e incredulità tra i fedeli

    Parroco pedofilo, c’é stupore e incredulità tra i fedeli

    C’é stupore e incredulità tra i fedeli e i cittadini a San Giorgio a Cremano (Napoli) dopo la denuncia di un sacerdote sorpreso in una piazzola della tangenziale dalla polizia stradale mentre consumava un rapporto sessuale con una 15enne conosciuta in chat.

    L’episodio è accaduto nella serata di ieri a Napoli. La ragazzina non sapeva di trovarsi in compagnia di un prete; lui l’aveva corteggiata per mesi, sostenendo di essere un professore, secondo quanto ha raccontato la quindicenne, e diventando un punto di riferimento per lei, figlia di genitori separati.

    Nell’auto dell’uomo gli agenti hanno trovato anche l’abito talare. “Credevo fosse mio amico – avrebbe detto la minorenne all’assistente sociale con cui si è confrontata dopo la denuncia prima di essere riaffidata alla madre – non immaginavo fosse un prete”. Per il sacerdote è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale in danno di minore. Intanto la notizia nel centro vesuviano viene commentata per tutto il giorno, quasi ad un’unica voce: “Siamo sorpresi”. Basta fare un giro nei pressi della parrocchia in cui opera il sacerdote per capire l’umore che tira. “Siete sicuri che è lui? Non posso crederci” dice un fedele.

    “Sono sorpreso ed è difficile commentare quando lo conosci… mi risulta che abbia organizzato di recente una festa parrocchiale – dice un conoscente – . Siamo però in una epoca di caccia al prete”. “Lo conosco come impegnato con i giovani, nelle parrocchie cittadine e non voglio se ne faccia una caccia all’untore” aggiunge un altro conoscente, anchéegli cittadino di San Giorgio. Un sacerdote del Vesuviano raggiunto al telefono commenta con amarezza quanto sta avvenendo.

    “Ho appreso solo in serata la notizia – dice – e non so cosa rispondere… Non so ancora come si sono svolti i fatti”. Poi però aggiunge: “Prima di condannare, bisogna capire”. Voci divergenti tra i responsabili delle associazioni impegnate a difesa dei minori. C’é chi chiede misure drastiche come il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia.

    “Per conferire credibilità allo sforzo che la Chiesa sta producendo per arginare il fenomeno della pedofilia tra i sacerdoti, sarebbe necessario spretare l’uomo”. Intanto, la presidente dell’Associazione antipedofilia ‘Un patto per la vita’, Vincenza Calvi, ha presentato una denuncia contro i poliziotti “che non hanno arrestato il sacerdote, come prevede la legge, colto in flagranza mentre consumava un rapporto sessuale”.

    http://www.metropolisweb.it/Notizie/Campania/Cronaca/parroco_pedofilo_c_e_stupore_e_incredulita_fedeli.aspx

  • Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Arriva a poche ore di distanza dalla clamorosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, la prima citazione in giudizio per il Vaticano in un processo contro un prete accusato di abusi sessuali su minori. La denuncia viene dall’avvocato Jeff Anderson, il legale che difende le vittime degli abusi in America. La decisione presa dal massimo organismo giudiziario degli States aveva del resto spalancato la strada a questa ipotesi: in sostanza i giudici non avevano accolto il ricorso presentato da Jerry Lena, l’avvocato della Santa Sede, con il quale si contestava la decisione di alcuni tribunali locali e federali, da ultimo quello dell’Oregon, di chiamare anche le autorità vaticane a rispondere nei procedimenti contro i preti pedofili.

    In discussione non era la responsabilità diretta del reato, ma la copertura – la ‘cover up’ – dello stesso, messa in atto da vescovi e superiori religiosi spostando sacerdoti da una diocesi l’altra e a volte da un Paese a un altro. Avvenimenti che, sostengono gli avvocati dell’accusa in diversi processi, non potevano avvenire senza che le autorità vaticane non fossero a conoscenza della manovra. A peggiorare le cose ci sono quei casi in cui è venuta alla luce una corrispondenza fra Roma e i vescovi locali per decidere il da farsi di fronte a preti abusatori. Insomma per la Santa Sede si annunciava una grana di dimensioni notevoli che ha avuto subito una ricaduta concreta.

    Anderson, ha sporto denuncia contro la Santa Sede in California. La vicenda è quella di un sacerdote salesiano, Titian Miani di 83 anni, noto come padre Jim; Miani era già stato arrestato nel 2003 per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Il fatto è, però, che padre Jim aveva un passato tutt’altro che limpido, e anzi accuse contro di lui erano state già rilevate in Italia e in Canada, quindi in California. Nelle parole dell’accusa, il Vaticano, in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, oltre ai superiori del religioso, erano stati avvertiti della situazione ma decisero di insabbiare il caso. Padre Jim fu poi trasferito a Bellflower, sempre in California, dove venne incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Qui Miani avrebbe commesso abusi su almeno quattro minori, tra cui un ragazzo quindicenne e le sue due sorelline.

    Se questo è l’ultimo capitolo di una battaglia giudiziaria, va detto che in realtà la sentenza della Corte non cancella le prerogative diplomatiche del Papa o del Segretario di Stato, ma apre all’ipotesi della responsabilità civile, e quindi anche dei risarcimenti, da parte non solo della singola diocesi, ma dello stesso Vaticano il quale, a questo punto, attraverso un suo rappresentante – per esempio il nunzio apostolico – può essere chiamato a deporre in un processo. E’ quindi anche possibile che si arrivi a una condanna dei vertici della Chiesa per pedofilia. In gioco ormai, è anche la doppia natura della Santa Sede, quella religiosa e quella statale. Per questo il professore Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale dello Stato vaticano, ha risposto spiegando che nell’ordinamento americano la Chiesa è considerata una corporation, «in sostanza, anche se in maniera assolutamente impropria, la Chiesa viene paragonata ad una sorta di multinazionale». Da qui discendono, secondo il giurista, conclusioni sbagliate. «E’ contraddittorio – afferma Dalla Torre – considerare, da un lato, la Chiesa una corporation e, dall’altro, intrattenere con la Santa Sede, ossia con il governo di questa stessa Chiesa, relazioni diplomatiche».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/07/01/AML34cpD-pedofilia_citazione_giudizio.shtml