Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Belgio,prete abuso’di donne in coma

    Belgio,prete abuso’di donne in coma

    29/5/2010
    Belgio,prete abuso’di donne in coma Sacredote deceduto nelle Fiandre

    Un sacerdote belga avrebbe abusato sessualmente di donne in coma o con problemi psichiatrici ricoverate nell’ospedale Saint-Andrien di Tielt, nelle Fiandre. A rivelarlo è un altro sacerdote che colloca gli abusi tra gli anni ’60 e ’80. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani in lingua fiamminga, il sacerdote, che è deceduto, avrebbe approfittato del fatto di avere accesso alla sala di rianimazione dell’ospedale.

    Per tragica ironia, aggiunge il quotidiano “Het Laatste Niews”, il sacerdote lavorava nella sala di rianimazione con l’incarico di portare sostegno psicologico alle famiglie dei pazienti e, in alcuni occasioni, amministrare l’estrema unzione ai moribondi.

    Secondo don Norbert Bethune, inoltre, la direzione del nosocomio sarebbe stata a conoscenza dei fatti, ma non avrebbe fatto niente per impedire gli abusi. Il sacerdote annuncia altre rivelazioni su scandali sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.

    In realtà, negli anni ’90 la procura di Bruges aveva aperto un’inchiesta per poi archiviare il dossier considerando i fatti ormai prescritti. Oltre ai giudici, Bethune aveva riferito il caso anche al vescovo Roger Vangheluwe, il porporato che di recente ha dato le dimissioni dopo aver ammesso di aver abusato per anni di un ragazzino.

    Don Bethune tuttavia non ha fornito le generalità del sacerdote che avrebbe compiuto gli abusi all’ospedale “per rispetto alla famiglia”, aggiungendo tuttavia di essere in possesso di una lettera del presunto sacerdote violentatore, “in cui confessa tutti i fatti e mostra il suo pentimenti e la sua profonda tristezza per l’accaduto”. “Padre X”, come lo chiama Bethune, gli consegnò la lettera poco prima di morire, dopo lunga malattia, a fine 2009 “perché voleva andarsene in pace, con la coscienza tranquilla”.
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    Ultimo aggiornamento ore 17:39

  • Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    28 maggio 2010 ore 14:45.

    «E’ possibile» che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei: «Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sé sbagliata e da superare».

    Nessuna commissione ad hoc
    In Italia comunque non ci saranno commissioni «ad hoc» per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il «referente» per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale ha spiegato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia.

    «Anche io ho dovuto gestire un caso»
    Il cardinale Bagnasco, ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. È avvenuto – ha detto in conferenza stampa – quando era responsabile della diocesi di Pesaro. «Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l’attendibilità di un’accusa, di una voce, di un ‘rumor’; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere».

    A Genova «fino ad oggi non mi risulta alcun caso» e – ha concluso – «speriamo di non doverne mai affrontare».

    I vescovi sono i referenti
    Quando una persona si rivolge al proprio vescovo per denunciare di aver subito degli abusi sessuali da parte di un prete, «la si riceve immediatamente, di giorno o di notte»: così A chi metteva in dubbio la possibilità di parlare direttamente con il vescovo, Bagnasco ha risposto: «Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema». Nel caso di denunce d’abuso sessuale, ha proseguito, si tratta di «situazioni così gravi che richiedono una risposta immediata».

    Dopo di ché «la procedura sarà quella che sarà. Ci vogliono i tempi necessari, i più brevi possibili. La situazione va valutata. È possibile che il vescovo dica di parlare con il proprio vicario generale o con altri rappresentanti della diocesi, ma questo fa parte del suo discernimento».

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/bagnasco-possibile-italia-siano-142900.shtml?uuid=AYqHrytB

  • Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Domenico Pezzini, un sacerdote di 73 anni della diocesi di Lodi, è stato arrestato ieri (ma la notizia si è appresa solo oggi) con l’accusa di pedofilia. Sembra che il prete abbia avuto dei rapporti sessuali con un ragazzino che all’epoca aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16).

    Gli agenti della squadra mobile di Milano durante la perquisizione nell’abitazione dell’uomo hanno anche rinvenuto anche del materiale pornografico. Pezzini sarà interrogato venerdì 28 maggio dal gip di Milano Giuseppe Vanore. Crescono quindi i casi di pedofilia nella Chiesa (Guarda la mappa).

    Secondo una prima ricostruzione il prete si sarebbe preso cura del minore, che vive con la famiglia in condizioni economiche disagiate e come una sorta di padre lo accudiva e rassicurava. Ma l’amicizia si sarebbe trasformata in un rapporto sempre più stretto, fino all’ipotesi di abuso. Negli ultimi mesi gli educatori della comunità avevano notato l’atteggiamento sempre più chiuso e riservato del ragazzo. Ben presto i suoi racconti riempiono il fascicolo dei pm, Pietro Forno e Cristiana Roveda. Le indagini della Squadra Mobile di Milano, dopo mesi di intercettazioni e accertamenti, portano all’ordine di custodia cautelare.

    Vicini di casa e gente della parrocchia in zona via Padova a Milano sono increduli dopo la notizia dell’arresto del prete fondatore e guida pastorale di gruppi di omosessuali cattolici, autore di libri ed ex docente universitario.

    «Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa». Così, in una nota della diocesi di Lodi il vescovo della città, monsignor Giuseppe Merisi, ha commentato l’arresto del sacerdote. «Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant`anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti».

    Don Pezzini, già docente di linguistica inglese all’Università di Verona, è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto Gruppo del Guado nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo.

    Sin dagli anni ’80 il sacerdote è conosciuto tra i gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d’Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

  • Psichiatra cattolico: “Il 2% dei preti sono pedofili”, Ma gli sembrano pochi…

    Psichiatra cattolico: “Il 2% dei preti sono pedofili”, Ma gli sembrano pochi…

    26 Maggio 2010
    «Io, psichiatra e diacono, il mio servizio per i preti in crisi»
    Mi sono deciso a scrivere questa testimonianza dopo che un mio caro amico, a conoscenza del mio servizio verso i sacerdoti, cercò di provocarmi sul perché continuare dopo certi scandali. Quando risposi che oggi più che mai amo la Chiesa, replicò sorpreso: «Però, che fede!». Certo non avevo mai pensato che il mio amore per la Chiesa fosse un tema interessante per qualcuno, ma poi mi sono detto che forse questo è il momento di parlare lasciando andare il cuore sperando che questo sia di qualche utilità in questo momento di grande confusione.

    Amo la Chiesa innanzitutto perché mi è Madre. Lo è oggi ma lo è stata anche ieri, quando pieno del mio io potevo fare a meno di Dio. Silenziosamente, attraverso persone speciali, essa mi ha seguito da lontano e non si è fatta dissuadere dalle mie colpevoli infedeltà. Mi ha amato così come ero, dandomi il tempo del ravvedimento e della maturazione, senza dita puntate, paziente e piena di fiducia. La conversione è stata innanzitutto una profonda esperienza nella quale ho capito che cosa significa giudicare qualcun altro invece di allargare le braccia a dismisura fino ad aprirle alla stessa ampiezza di quelle del Crocefisso. Gesù di Nazareth ha lasciato che si forzasse la carne al legno per poter accogliere tutti, proprio tutti, ma soprattutto noi peccatori. Da questo abbraccio, dolce e sicuro, ho capito che cosa significa prendere le distanze dal peccato e continuare ad amare il peccatore. Così come fa quel Dio Mendicante seduto fuori dalla porta della nostra vita in attesa che gliela apriamo, per lasciarlo entrare nel nostro cuore e cambiarlo fino alla radice, anche quando tutto sembra opporsi.
    E io cosa avevo da offrirgli? Cosa avevo da offrire al sofferente, al ferito, al rabbioso, al disperato? Solo quello che avevo imparato nella mia professione di psicoterapeuta che allora volgeva verso la fine dei tre lustri. Eravamo nel 1994 e avevo già intrapreso il mio cammino di formazione diaconale, e il “grembiule della lavanda dei piedi” mi si era impresso nell’anima. Dovevo solo iniziare: ero certo che Lui avrebbe fatto il resto. Così nacque l’Apostolato accademico salvatoriano, con i suoi primi due rami operativi: il Centro per la famiglia Mater Salvatoris e il Centro per il sostegno psicologico al clero Oasi di Elim.

    Il primo era comprensibile data la professione, ma il secondo non aveva alcun senso se non in una profezia che allora non capii. Quando cominciò a crescere la fiducia della Chiesa verso le scienze umane cristianamente ispirate mi resi conto che si stava creando la condizione di una “vocazione nella vocazione”. Da allora il mio “prossimo speciale” sono stati i sacerdoti, i consacrati e le consacrate che si sono rivolte al nostro centro. Oggi sono centinaia le persone passate dall’Oasi di Elim, e da un anno dal Monte Tabor. Due strutture a favore del clero e della vita consacrata fortemente volute la prima dalla diocesi di Roma e la seconda dalla diocesi di Albano. Ambedue vanno ben oltre la territorialità delle due diocesi svolgendo, con il sostegno della Cei, il loro servizio.

    Chi sono quelli che ci chiedono aiuto? Sono persone cadute nella tribolazione del disagio psicologico. La maggior parte delle problematiche sono simili a quelle di coloro i quali si rivolgono ai nostri consultori familiari: stress, fobìe, oppure semplici disagi di ordine esistenziale, che comunque non consentono una vita e un ministero sereno. Anche i sacerdoti sono persone come tutti gli altri, anzi, molto più sollecitate dal sovraffaticamento e dallo stress. Quanti ne abbiamo accolti prima che stramazzassero per la fatica del loro ministero, a cui stavano dedicando senza riserva l’intera vita! Di fronte a tanto amore e abnegazione come non potevo non innamorarmi di questi uomini e donne i cui confini del cuore tentavano di raggiungere l’ampiezza del Cuore di Dio!

    Certamente nel percorso ho incontrato e toccato con mano anche lo scandalo della pedofilia e i suoi artefici. Ho incontrato i loro occhi toccando la profondità della loro paura e della loro vergogna. Quante sono queste persone rispetto all’insieme dei nostri “utenti”? Anche questa è una domanda ricorrente. Forse darò una grande delusione a chi vuole identificare la pedofilia con i preti, ma la percentuale ricalca pienamente quella già apparsa in altra documentazione: circa il 2%. La percentuale bassa non mi induce però, come non ha indotto il Santo Padre al cui fianco siamo dalla prima ora, a minimizzare il fenomeno. Il nostro intervento tempestivo fa la sua apparizione mentre le procedure canoniche fanno il loro corso. Nessuna fuga, nessun nascondiglio, ma solo la disponibilità professionale ad accogliere una persona che ha certamente bisogno di aiuto e che ha generato sofferenza ad altri.

    Di fronte a queste brutture la mia posizione non cambia: amo la Chiesa come e più di prima. Sento che mai come oggi ha bisogno di me, come madre ferita e addolorata. Come posso abbandonarla e allearmi con il giustizialismo di cui è imbevuto questo mondo materialista?
    Ma cosa è la Chiesa? Anzi, per la precisione, “chi” è la Chiesa? Lo scopro ogni volta in cui mi trovo davanti a “quell’uomo”, per parafrasare Natan quando mette re Davide di fronte alla colpa sulla quale voleva glissare. Quando guardo quegli occhi bassi per la vergogna scorrono davanti ai miei tutti gli attori dell’orribile scena. Le braccia della Chiesa che in quel momento indegnamente rappresento si allargano fino a tentare di contenere tutti, che siano credenti o che non lo siano. Sono un diacono, e in quanto tale sono uomo del prossimo, quello della “Chiesa del grembiule”, l’uomo di frontiera come mi hanno sempre detto. Allora la Chiesa che amo sta nel mio prossimo. E il mio prossimo è, in primo luogo, quello ferito, nel corpo, nel cuore e talvolta nell’anima. È quel bambino tradito e violato proprio da colui nel quale aveva riposto il suo affetto e la sua fiducia. Come non pensare a lui quando, facendo leva sulla sua vera contrizione, opero sul senso critico e sull’identità di sacerdote che doveva offrire a lui tutt’altro! Il mio prossimo è la sua famiglia, arrabbiata, addolorata e spaventata, a sua volta ferita non meno del figlio. Comprendo il bisogno di certezze. Il desiderio che la cosa non accada più a nessuno, e che nessun altro abbia a soffrire. Ecco allora che non basta solo guarire il sacerdote ammalato nell’oggi e nella mente, lo si deve guarire per sempre e nell’anima, per non ricadere in queste mostruosità. Il mio prossimo è la comunità nella quale si è perpetrato il gesto osceno, scandalizzata e disorientata, a una passo dal cadere nella cultura del sospetto anche sui suoi pastori più santi. Il chiamare in causa la comunità durante i colloqui psicoterapeutici diventa elemento di riflessione profonda e di allargamento degli orizzonti sulle conseguenze di questa deflagrazione immorale.

    Il mio prossimo è la Chiesa locale e il suo vescovo che nel dolore di padre fa propria la vergogna del figlio, e al quale comunque non può far mancare la sua presenza pur nel rigore e nella severità. Se si potesse rappresentare il cuore di un vescovo, così come io l’ho potuto vedere, siamo molto lontani dalle complicità descritte come scenari diabolici. Amando si può anche sbagliare, ed errori sono stati fatti, ma io credo molto nel motto che dice: «Solo chi non si assume la responsabilità del suo amore non sbaglia». Il mio prossimo è il Santo Padre su cui convergono le problematiche e le tribolazione della Chiesa e gli attacchi a essa. Egli è il mio Vescovo, ed è mio dovere offrirgli il mio braccio in qualunque frangente.

    Ma è anche il mio prossimo il sacerdote che ha sbagliato o che è ammalato. È mio compito e anche dovere della Chiesa, quale Madre, aiutarlo a recuperare la salute della mente e dello spirito, oltre che – in alcuni casi – aiutarlo ad accettare le determinazioni della giustizia.
    Ecco: questa è la Chiesa che amo. e nell’azione terapeutica tutto dev’essere armonizzato per il bene di tutti. Non è facile, anzi, è una battaglia estrema, da combattere non certo con gli strumenti del mondo. Il bambino ha bisogno di recuperare la sua fiducia nel mondo e non vuole la vendetta. La famiglia va aiutata a ritrovare la pace attraverso la giustizia e non fomentando l’accanimento. La comunità cristiana deve riflettere anche sulle proprie fragilità senza assurgere a giudice essa stessa accontentandosi della semplice espulsione della mela marcia.

    La Chiesa ormai è beneficamente avviata verso un radicale rinnovamento, cerca la verità e la giustizia ponendola quale caposaldo della credibilità dell’annuncio evangelico e dei suoi annunciatori, chierici o laici che siano. Su questo credo che nessuno possa nutrire più dubbi. Il principio guida è il “saper ben riconoscere e saper ben difendere la verità”, da qualunque parte essa si trovi. La verità richiede equilibrio, sapienza e serenità. E io credo che la Chiesa abbia queste virtù poiché, al di là dei limiti umani, essa è sempre un’istituzione prima di tutto divina. In questo percorso, ormai irreversibile, essa è sicuramente alleata con il mondo laico, ma senza abdicare al suo ruolo di Mater et Magistra, utilizzando gli strumenti propri. Lascia perciò ad altri la responsabilità di travalicare i limiti della giustizia e il rischio di incorrere nel pericoloso e quanto mai tremendo e vendicativo giustizialismo. Se nel passato la verità è stata colpevolmente attenuata, oggi in alcuni casi rischia con pari colpa di essere ingigantita.

    Ormai credo sia chiaro perché amo la Chiesa, quella reale quella impregnata della presenza di Dio e lacerata dalla fragilità degli uomini. Quella di oggi e non quella di ieri, quella concreta e non quella astratta. A essa non farò mai mancare le mie mani, la mia intelligenza e il mio cuore, qualunque sia la bruttura che dovessi incontrare. Mai come oggi la misericordia di Dio si è fatta carne lacerata ed è visibile aldilà di ogni ragionevole sopportazione.

    Il Dio dell’impossibile, così come io l’ho incontrato, mi dice che scellerato ed empio non è solo colui il quale commette la colpa, ma anche chi si arroga l’ultima parola di vita o di morte sul suo simile. Nessuno sconto per il peccato, ma mani tese verso il peccatore perché si redima. Questo principio, che nasce dalla mente giusta di Dio, può però essere capito solo da chi, stanco di vivere ripiegato sul proprio ombelico, decidendo di alzare il suo sguardo al Cielo supera la tentazione dell’onnipotenza per riconoscersi felicemente e pienamente creatura.
    Marco Ermes Luparia
    diacono permanente, psicologo psicoterapeuta, presidente dell’Apostolato accademico salvatoriano, responsabile del Centro Oasi di Elim e Monte Tabor.

  • Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    26/5/2010 (8:9) – IL CASO
    Il parroco amico dei gay in manette per pedofilia
    Domenico Pezzini, 73 anni, difende i gay nella Chiesa

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini
    Si battè per i diritti omosessuali
    LODI
    Un altro episodio che scuote il mondo eccelsiastico milanese, dai contorni ancora tutti da chiarire a causa del muro di silenzio opposto da investigatori e inquirenti.

    È l’arresto con l’accusa di violenza sessuale ai danni di minori di una sacerdote di 73 anni, della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini. Il sacerdote, arrestato ieri dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all’epoca dei presunti abusi aveva 13 anni. La relazione con il ragazzo, che ora è maggiorenne, sarebbe proseguita fino a quando questo ne ha avuto 16. Inizialmente Don Pezzini lo avrebbe aiutato economicamente e a studiare ma, una volta che il giovane è stato portato in comunità, agli educatori che lo vedevano ombroso e inquieto ha cominciato a raccontare il presunti abusi. Nel corso di una perquisizione in casa del sacerdote, a Milano, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico, nell’ambito di un’inchiesta che prosegue da alcuni mesi condotta dal pm Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, in particolare, dagli anni ’80, è animatore di gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Gruppi attivi in diverse città d’Italia e trasversali a tutte le chiese italiane e che dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Don Pezzini è stato docente di linguistica inglese all’Università di Verona ed è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto ’Gruppo del Guadò, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana.

    Il sacerdote non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo. Don Domenico Pezzini, tra l’altro, è autore del libro ’Alle porte di Sion’ che raccoglie diverse esperienza autobiografiche di uomini e donne ommosessuali, accomunicati da una sincera fede in Cristo. Testimonianze desiderose di poter conciliare la fede nel Vangelo con l’insegnamento della Chiesa, nella quale cercano di trovare uno spazio di ascolto e di condivisione. Così finisce uno dei tanti suoi scritti sulla omosessualità non accettata dalla Chiesa cattolica «Vivere da omosessuali è un diritto, certo, ma è anche e soprattutto un impegno».

  • “Spero che torni il duce” e il vescovo di Montepulciano tace

    “Spero che torni il duce” e il vescovo di Montepulciano tace

    Scritto da STEFANO BISI il 24 maggio 2010

    Colletto Prete Ha destato scalpore a Montepulciano, la puntata di Annozero, andata in onda giovedì scorso su Rai 2 e condotta da Michele Santoro dal titolo “Peccati e Reati” incentrata sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Nel finale di trasmissione è andata in onda infatti un inchiesta girata nella curia del capoluogo poliziano, relativa al caso del prete indiano che amministrava il culto in una piccola chiesa del comune di Sarteano. Lo scalpore e anche l’imbarazzo delle autorità religiose, è dovuto non tanto al caso di don Vijara Bhaksar o padre Vigei, come veniva chiamato, che ormai appartiene al passato, ma alla reazione e alle affermazioni fatte al giornalista Rai, dal segretario del vescovo. Il segretario, prima ha cercato di rispondere in modo evasivo al giornalista e poi si è lasciato andare affermando: “Questa è tutta una montatura per togliere l’otto per mille alla chiesa cattolica e non potendolo fare legalmente cercano di distogliere la popolazione in altro modo….. La Rai è in mano ai comunisti, i giornali per il 90% sono in mano ai comunisti che, anche se non ci sono più sono camuffati “ e poi la conclusione “spero che ritorni il Duce, si il Duce, ci vuole il Duce per rimettere le cose a posto”. Un’affermazione incredibile. Pensavamo che il vescovo della diocesi di Montepulciano Rodoldo Cetoloni prendesse ufficialmente posizione sulle parole del suo segretario. Perchè tace monsignore?

     http://www.stefanobisi.it/?p=3464&cpage=1
  • Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    www.diocesimontepulciano.it/index.php/home

    Comunicato Stampa della Diocesi
    Domenica 23 Maggio 2010 16:02

    Una recente trasmissione RAI ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don V.B:, che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito.

    Infatti la Diocesi lo scorso 17 Aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il Vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del Vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, Don V.B. ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente.

    Don V.B., ha chiesto lo scorso Aprile 2010 di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate.

    Montepulciano, 23 maggio 2010

    Riflessione del Vescovo Rodolfo PDF Stampa
    Lunedì 24 Maggio 2010 22:35

    La redazione di questo comunicato ha richiesto l’attenzione al linguaggio tipico di questo genere letterario e per esso ho chiesto collaborazione a persone del settore. La sua forma stringata e fredda è naturalmente molto distante dal modo incisivo con cui molti sono venuti a conoscenza dell’evento. Amo personalmente un modo di comunicare ben diverso, dove si possa stare l’uno dinanzi all’altro, guardandosi in faccia, anche se non sempre è facile. Molti mi hanno chiesto di dire di più, di spiegare, di raccontare con trasparenza ciò che è avvenuto e come l’ho vissuto, personalmente e da Vescovo (che è la stessa cosa!).

    Credo che questo sia un giusto diritto specialmente di chi cerca di comprendere senza pregiudizi o preclusioni e di tutti coloro che si sono sentiti personalmente feriti dal contenuto e dal modo con cui hanno conosciuto la notizia. Lo faccio dicendo prima di tutto la sofferenza personale, che è resa più pesante dal pensare, che questo fatto e il modo distorto in cui è stato narrato, abbia messo in difficoltà la fede in Dio di qualcuno e la sua relazione con la Chiesa.

    Quello che da qualche tempo viene sottolineato e che ha elementi di verità per mettere in stato di giudizio alcuni comportamenti all’interno della Chiesa, come sottolinea il Papa Benedetto XVI, impegna alla conversione e al miglioramento. Questo impegna me, Vescovo, a vivere la mia vita nella mia Chiesa che è una realtà familiare, in cui ognuno, prima di tutto, è una persona amata da Dio, e ognuno mi è dato da amare, aiutare, correggere e salvare come un fratello o un figlio. È la base di ogni mia relazione di Vescovo, nei confronti di ogni persona, di ogni suo gesto e parola, qui e in ogni parte del mondo. Questo richiede attenzione, verità e carità.

    Ricapitolo la vicenda, dai suoi inizi ad oggi. Nel 2007 il Vescovo uscente di Cuddapah, d’accordo col nuovo Vescovo appena nominato, mi parlò di un sacerdote (don V. B.) che doveva terminare i suoi studi a Roma. Mi informò che si trovava in India e che aveva avuto delle questioni giudiziarie per un caso di violenza privata negli Stati Uniti. Mi assicurava della sua innocenza, mi proponeva di accoglierlo perché potesse terminare i suoi studi trovando un servizio di collaborazione pastorale in Diocesi. Lo accolsi e, avendo ricevuto verso la sua persona giudizi positivi, dopo qualche mese lo nominai viceparroco a Sarteano perché per quanto era dato sapere non vi è stata alcuna condanna. Tutto si è svolto alla luce del sole secondo la regolare procedura di concessione di visti e autorizzazioni delle competenti autorità statali. La mattina del 15 aprile vengo contattato dall’agenzia Ansa di Firenze che mi informa che il caso è sulla stampa e rilascio una dichiarazione che l’Ansa rilancia subito dopo. È il giorno in cui attorno alla Curia, a Sarteano e in altre località della Diocesi, si mette in moto tutta una ricerca di informazioni. Non avvezzo a questo modo un po’ aggressivo di inseguire le notizie, rispondo consegnando un esaustivo comunicato stampa e chiedo che ci si rifaccia ad esso, non avendo altro da comunicare. Vengono don V.B. e il Parroco don Fabrizio Ilari per confrontarsi con me. Confermo il comunicato e l’invito di rimandare ad esso. Informo la Congregazione per la Dottrina della Fede e mi metto in contatto con il Vescovo di Cuddapah, che essendo l’Ordinario di don V.B. ha tutta la competenza per condurre la questione. Egli consiglia di chiedere al sacerdote di rientrare in India. Don V. B. è d’accordo e mi chiede di sollevarlo dall’incarico, continuando a proclamarsi innocente e addolorato per quanto si è creato proprio nei confronti di chi lo aveva accolto e della gente per la quale aveva lavorato con dedizione. Lasciava l’Italia il 16 aprile. Quella stessa mattina era già programmato il Consiglio Presbiterale, al quale mi dovevo necessariamente recare. È proprio quando sono uscito in macchina dal cortile dell’episcopio, per andare a presiedere la riunione programmata, che la troupe Rai (di Anno Zero) ha ripreso la mia auto seguendola per qualche metro. Visto l’uso e la ricostruzione del fatto, sarebbe stato forse meglio fermarsi e riaffermare quanto già comunicato, ma lo stato d’animo in quel momento era abbastanza teso e il modo di “aspettarmi al varco”, non mi era piaciuto.

    Le altre immagini e le parole registrate e trasmesse, raccolte anche in modo discutibile, sono confuse e totalmente non condivise, legate alla responsabilità personale di chi le ha pronunciate. La vicenda si è amplificata in seguito alla trasmissione di Anno Zero nella puntata del 20 maggio e alla sua diffusione in Internet. Sempre rimandando a quanto dice il Comunicato, credo utile aggiungere qualche riflessione.
    – Credo in una informazione che non nasconda in alcun modo la verità, ma anche che sappia cercarla senza fermarsi ad affermazioni o a letture parziali di un fatto.
    – Siamo tutti (vescovo, sacerdoti, laici, persone, istituzioni…) collocati da Gesù a vivere il Vangelo in questo mondo, dentro una realtà e la viviamo come tutti, forti di grandi esempi di santità, ma purtroppo anche con la possibilità di errori, di peccato, di reati da correggere e anche da perseguire.
    – Tutto questo senza coprire o chiudere uno o due occhi, ma usando sempre carità e verità, sempre distinte e sempre collegate. Mai nessuna intenzione di nascondere, ma sempre affermare ciò che è vero, sicuro e documentato, prima di tutto nella più profonda e forte solidarietà al dolore di chi è vittima, ponendosi anche il problema di chi viene posto sotto accusa, ma non è dichiarato colpevole.

    Questi principi di comportamento richiedono di essere netti e chiari, con disponibilità e trasparenza, senza pregiudizi o tesi da imporre e difendere solo perché fanno comodo o toccano e criticano alcune realtà a noi più care.

    Carissimi tutti, sacerdoti e fedeli e anche tutti coloro che in qualche modo siate stati toccati o raggiunti da questa vicenda: è una sofferenza che ha colpito tutti e ne subiamo le conseguenze. Quanto ho detto corrisponde alla verità che ho potuto conoscere, ma c’è anche la verità di ognuno e delle relazioni di fiducia che dovrebbero animare e sostenere ogni realtà umana e ancor più cristiana, a proposito delle quali posso dire solo la mia condivisione e la mia disponibilità a approfondirle. Non posso certo raggiungere quanti raggiunti dalla vicenda via TV o Internet, ma con umiltà e fiducia offro queste parole scritte.

    Ringrazio quanti hanno voluto esprimere fiducia e aiutarmi a leggere questa vicenda, ma penso a quanti dovrei e vorrei aiutare a superare quanto è stato creato alla loro coscienza e alla loro fede e appartenenza alla Chiesa. Ho promesso ad alcuni giovani, che lo hanno chiesto, di incontrarli appena possibile. Là dove non arriva il mio tempo e la mia persona, prego Dio e ognuno di voi di operare e pregare perché questa vicenda ci aiuti a essere più forti nella verità e a servire sempre il Bene in tutto e per tutti.

    • Rodolfo, Vescovo

    www.corrieredisiena.it/news.asp?id=65

    Su Mussolini il vescovo tace.

    Dopo le dichiarazioni del segretario di Cetoloni ad “Annozero”. Ieri il comunicato per difendere il prete accusato di pedofilia.
    MONTEPULCIANO 25.05.2010
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    Nessuna dichiarazione Il vescovo Cetoloni, nel comunicato stampa pubblicato ieri nel sito internet della diocesi, non fa nessun riferimento al suo segretario che ha inneggiato al Duce

    Altro che revoca della cittadinanza onoraria al cavalier Benito Mussolini, qui ci sono nostalgici del Duce. Durante l’ultima puntata di Annozero, il programma condotto da Michele Santoro dal titolo “Peccati e Reati” incentrata sui casi di pedofilia nel clero cattolico, è andata in onda un’inchiesta girata nella curia del capoluogo poliziano, relativa al caso del prete indiano che amministrava il culto in una piccola chiesa del comune di Sarteano. Il segretario del vescovo Rodolfo Cetoloni prima ha cercato di rispondere in modo evasivo al giornalista e poi si è lasciato andare affermando: “Questa è tutta una montatura per togliere l’otto per mille alla chiesa cattolica e non potendolo fare legalmente cercano di distogliere la popolazione in altro modo….. La Rai è in mano ai comunisti, i giornali per il 90% sono in mano ai comunisti che, anche se non ci sono più sono camuffati ” e poi la conclusione “spero che ritorni il Duce, si il Duce, ci vuole il Duce per rimettere le cose a posto”. Un’affermazione incredibile. Pensavamo che il vescovo della diocesi di Montepulciano Rodoldo Cetoloni prendesse ufficialmente posizione sulle parole del suo segretario. Invece, è stato pubblicato sul sito internet della Diocesi un comunicato freddo e senza riferimenti alle parole del segretario sul duce e i giornali comunisti: “Una recente trasmissione Rai – si legge – ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don Vijara Bhaksar che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito. Infatti – è scritto ancora – la Diocesi lo scorso 17 aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, don Vijara Bhaksa ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente. Don Vijara Bhaksa, ha chiesto lo scorso aprile di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto – conclude il comunicato della Diocesi – mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate”. Perchè vescovo Cetoloni tace sulle parole di esaltazione del duce del suo segretario?

  • Vienna, preghiere e cartellini rossi contro il Muro del Vaticano

    Vienna, preghiere e cartellini rossi contro il Muro del Vaticano

    23/5/2010 (7:23) – UNA COMUNITA’ DI FEDELI APERTA A NUOVE IDEE
    Iniziative in tutto il Paese per convincere la Chiesa di Roma a riformarsi.

    I cattolici austriaci: “Perdiamo fedeli e vocazioni, è ora di dire no al celibato”
    MARINA VERNA INVIATA A VIENNA
    Da una tasca della sua borsa, Paul Weitzer – professore di matematica e teologia in pensione – estrae una cartolina rossa prestampata indirizzata a Benedikt XVI-Palazzo Apostolico-Città del Vaticano. Sulla parte sinistra, poche parole: «Cartellino rosso per il Vaticano. Adesso basta! Cambiare!».

    La firma è un sito Web, quello di «Wir sind Kirche» (noi siamo la Chiesa), piccola organizzazione di laici progressisti che da 15 anni è portavoce del malcontento dei fedeli e lavora per riformare la Chiesa dall’interno. «Noi pensiamo che sia sulla strada sbagliata, ma non vogliamo lasciarla, passare alla Chiesa luterana. Vogliamo cambiarla, riportarla ai fondamentali delle origini. Vogliamo che i sacerdoti siano liberi di scegliere se essere celibi o sposati, che le donne possano accedere al diaconato, che i messaggi dal pulpito siano di gioia e non di minaccia. Vogliamo far cadere il Muro del Vaticano!».

    E allora, perché non copiare Lipsia e i suoi lunedì di preghiera che alla fine degli Anni 80 catalizzarono la protesta e contribuirono a far cadere il Muro di Berlino? Il primo appuntamento, a Vienna, è per giovedì alle 18 nella bellissima Chiesa di Donau City: un parallelepipedo di cromo e acciaio nero in mezzo ai grattacieli del quartiere Onu, con le pareti perforate da decine di «occhi» che convogliano la luce all’interno.

    I «buchi» che i dissidenti vogliono scavare nel Muro del Vaticano fino a farlo crollare. Padre Albert – uno dei pochi che accettano di dare ospitalità a «Wir sind Kirche» – ha messo a disposizione la sua Chiesa, ma non celebrerà la messa: sarà un momento di preghiera gestito dai laici. A Graz l’hanno già fatto e la chiesa era piena – «più che alla domenica», dice Weitzer. Dunque si fa anche a Vienna, ogni mese. Consegnando a ogni fedele cartellini rossi da spedire in Vaticano. «Il Papa deve riconoscere le sue responsabilità dirette nello scandalo della pedofilia e trarne le conseguenze. Deve ritirarsi».

    Non è nuova alla teologia della riforma, Vienna. Cominciò con il sinodo del 1970 dopo il Concilio Vaticano II, quando sotto un cardinale illuminato e carismatico come Koenig molti teologi elaboravano nuove proposte – per esempio il celibato volontario – e nei consigli pastorali delle parrocchie i laici condividevano davvero le decisioni. La stagione felice finì nel 1985, con l’arrivo a Vienna di quel cardinal Groer che dieci anni dopo dovette lasciare la guida dell’arcidiocesi per le accuse di pedofilia e morì nel 2003, in disparte ma mai apertamente accusato. «Groer ha cancellato subito tutto quello che aveva fatto Koenig – racconta Weitzer -. Non riduceva neppure più allo stato laicale i preti che lo chiedevano. E’ stato allora che la gente ha cominciato a essere insoddisfatta, a non andare più in Chiesa. Le rivelazioni sulla pedofilia sono state solo la goccia finale».

    Così, nel 1995, un pugno di teologi decise che era tempo di reagire e fondò «Wir sind Kirchen». Dopo 15 anni, di risultati, però non se ne sono praticamente visti. Nemmeno con il cardinal Schoenborn, che pure sembra aver fatto aperture impensabili. «Il cardinale parla parla parla, sorride sorride sorride, ma non si sposta di un centimetro – dice Weitzer -. E così pure il 95% dei vescovi: ci ascoltano, ma non succede niente. Solo adesso, con lo scandalo, siamo stati di nuovo ricevuti e ascoltati. Noi siamo dell’idea che l’origine degli abusi sta nel celibato obbligatorio».

    Dunque, occorre ridiscutere la forma di vita dei sacerdoti: «Il celibato non è un dogma, è stato introdotto nel corso del tempo e dunque, cambiando le circostanze, può essere cambiato. Neppure i preservativi o il divieto di sacerdozio alle donne sono materia di fede. Perché dunque questa rigidezza? Che cosa deve ancora succedere perché la chiesa capisca che deve cambiare strada o è finita?». «Abbiamo sottovalutato la gerarchia – dice Martha Heizer, teologa e assistente di pedagogia delle religioni all’Università di Vienna -. Le Chiese che si svuotano, i fedeli che manifestano la loro frustrazione, i giovani che non vogliono più fare i preti pur studiando teologia – e la ragione me la dicono chiara: prete sì, casto no -, nulla sembra scuotere gli uomini del Vaticano. I laici possono dire quello che vogliono, è il clero che governa. Ma il meccanismo funziona perché ci sono dei laici che riconoscono questo potere e lo finanziano. Dobbiamo smetterla di chiedere sempre il permesso, dobbiamo cominciare a fare ciò che riteniamo giusto. Il tempo della paura è finito».

    Martha Heizer ha conosciuto la frustrazione per l’inutilità di ciò che faceva – insegnare come si insegna religione nelle scuole -, ma proprio nel «no» di Papa Wojtyla al sacerdozio delle donne e alla comunione ai divorziati risposati ha trovato la motivazione per fondare «Wir sind Kirche» e rappresentare quella maggioranza silenziosa di laici – ma anche di sacerdoti – che vorrebbe tornare alla Chiesa delle origini, con la sua struttura democratica e senza l’ossessione del peccato sessuale. «Madre Chiesa! – e qui Heizer cita una collega che con lei ha scritto «Muttikan», una parodia del Vaticano dove sono le donne a tenere lontano dal potere gli uomini -. Chiudo gli occhi e vedo patriarchi, santi padri, vecchi parroci: qualcosa non quadra, le madri non sono così!».

    La «marcia nelle istituzioni» di questa società semisegreta – che si raduna nelle case private e in pochissime parrocchie tolleranti e non ha una sede ma un sito – ha cambiato molto nelle teste della gente, ma di frutti ne ha raccolti pochi. Peter Weizer ne mostra uno: la posizione dell’altare in questa chiesa barocca alla periferia di Vienna – Maria Hietzing – per la quale i parrocchiani hanno discusso tre anni con il cardinale Schoenbron: «Volevamo un altare moderno al centro, senza pedana né scalini, solo sedie intorno, per simboleggiare che il sacerdote è uno di noi. Abbiamo discusso su ogni singolo banco, li volevamo togliere tutti, alla fine ci siamo accordati per sei file. E adesso la messa si celebra su questo cubo di marmo bianco circondato dai fedeli. Volevamo anche togliere la Madonna dall’altare maggiore e metterla in uno laterale: lei è importante ma non è il centro del cristianesimo, quel posto non è il suo. Su questo non l’abbiamo spuntata».

    C’è una conquista però ben maggiore, e il merito va tutto al cardinal Schoenborn: da novembre è avviato un percorso in cinque colloqui per portare i divorziati risposati alla comunione. E’ arrivato un ammonimento dal Vaticano, ma il cardinale non si è tirato indietro. Ha fatto anche dell’altro: ha affidato sette parroccchie a sacerdoti anglicani e ortodossi passati al cattolicesimo insieme a moglie e figli. Doveva essere un primo passo verso l’abolizione del celibato, ma lì sono arrivati guai grossi: uno di loro vuole divorziare. Il cardinale l’ha raccontato a Weitzer, spiegandogli che adesso ha ancora più problemi di prima. «Eccellenza – gli ha risposto – questi sono i nostri tempi e a questi tempi dobbiamo trovare risposte».

  • L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale

    L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale

    Per i pedofili paga l’uomo di Wojtyla
    L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale da 28 cardinali

    È un momento tra i più delicati del papato di Benedetto XVI: dalle chiese di mezzo pianeta è infatti appena giunta al Santo Padre la richiesta riservatadi un concistoro straordinario sulla pedofilia. Venti cardinali diocesani, ovvero presidenti di conferenze episcopali mondiali e altri 8 porporati mettono in mora l’attuale segreteria di Stato, rimarcando come la Curia abbia mal gestito le segnalazione che via via arrivavano dagli episcopati sui casi di abusi sessuali. E chiede che se ne discuta in concistoro.
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    È dai tempi dell’Ambrosiano di Roberto Calvi, dello Ior dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus che non si tiene un concistoro straordinario su tematiche così spinose.

    È dai tempi dell’Ambrosiano di Roberto Calvi, dello Ior dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus che non si tiene un concistoro straordinario su tematiche così spinose. In genere le riunioni straordinarie affrontano tematiche più ampie come la riforma della Curia romana o il giubileo. Eravamo infatti nel novembre del 1982, cinque mesi dopo l’omicidio Calvi, quando presenti 97 cardinali nell’aula del Sinodo si tenne il concistoro straordinario sulla “Situazione finanziaria della Santa Sede e la vicenda Ior-Banco Ambrosiano”. Mesi dopo, nel maggio del 1984 a Ginevra Marcinkus e il fido monsignor Donato De Bonis firmarono il famoso assegno di “contributo volontario” per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel dissesto della banca della finanza bianca del nord.

    Se Benedetto XVI accogliesse la richiesta saremo di fronte a un fortissimo segnale di svolta rispetto ai silenzi, agli imbarazzi, alle coperture che per troppi anni gli abusi sessuali hanno goduto. La lettera, due pagine con le firme di tutti i cardinali, è arrivata al papa circa un mese fa subito dopo la visita ad limina dei vescovi tedeschi e belgi. Una richiesta che non sembra aver stupito o preso in contropiede il palazzo Apostolico visto che proprio alla chiesa territoriale Benedetto XVI si è sempre rivolto negli appelli e nelle sue dichiarazioni per affrontare più che superare questi scandali.

    Richiesta onesta

    Con i dovuti toni oltre a muovere critiche alla gestione della Curia, a sottolineare la scelta di più ampia collaborazione avviata con le autorità giudiziarie civili, i cardinali diocesani accolgono quindi l’appello del Papa di essere forza viva della Chiesa e dimostrano così di essere reattivi, denunciando le inefficienze. La lettera non è figlia di uno scontro tra forze e correnti in Vaticano ma viene dalla chiesa di tutti. È un segnale troppo forte per cadere nel vuoto e con ogni probabilità Benedetto XVI accoglierà la richiesta aprendo ancora alla stagione delle riforme.
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    Proprio in questi giorni filtra da Oltretevere la notizia delle prossime dimissioni del cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio

    Del resto il processo sembra ormai inarrestabile. Proprio in questi giorni filtra da Oltretevere la notizia delle prossime dimissioni del cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, una posizione che nei protocolli e nei cerimoniali si antepone addirittura a quella del segretario di Stato. Ebbene, le ultime dichiarazioni di Sodano, di apparente sostegno a Benedetto XVI, le accuse che gli sono piovute addosso di aver coperto degli scandali sessuali, portano l’ex segretario di Stato di Karol Wojtyla in una posizione di oggettiva difficoltà e minoranza.

    Agli inizi di maggio, era stato l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, amico personale del pontefice, ad accusare pubblicamente Sodano di aver insabbiato le verifiche sulle accuse di pedofilia attribuite all’allora capo della diocesi viennese Hermann Groer.

    Schoenborn attacca

    L’amico di Ratzinger imputava anche a Sodano di aver offeso le vittime degli abusi sessuali quando aveva liquidato come “chiacchiericcio” lo scandalo. Schoenborn aveva interpretato le parole di Sodano come «una pesante offesa per le vittime» facendo intuire come la posizione del decano dei cardinali fosse ormai incompatibile con la carica che ricopre nel Vaticano di Benedetto XVI. Sodano viene dato per dimissionario già nel concistoro ordinario del prossimo dicembre, subito dopo il suo compleanno con 83 candeline.
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    Sodano viene dato per dimissionario già nel concistoro ordinario del prossimo dicembre, subito dopo il suo compleanno con 83 candeline.

    Anche queste sarebbe una novità storica. Sarebbe il primo cardinale, figura di potere e vertice nella gerarchia vaticana, a pagare in modo eclatante lo scandalo della pedofilia pur non essendosi macchiato personalmente di questo reato. «È un momento di oggettivo disorientamento», afferma una fonte vaticana, «e solo con una conduzione decisa e con rotture nette con il passato, si può riaffermare la centralità della Chiesa e superare gli scandali che la stanno tormentando».

    gianluigi.nuzzi@libero-news.eu

    21/05/2010

    http://www.libero-news.it/news/416766/Per_…i_Wojtyla_.html

  • Don Andrea Gallo: chiesa e pedofilia, sessualità liberata, potere maschilista

    Don Andrea Gallo: chiesa e pedofilia, sessualità liberata, potere maschilista

    don Andrea Gallo intervistato da Saverio Tommasi su chiesa e pedofilia, sessualità liberata e potere maschilista.

    L’intervista segue l’inchiesta di Saverio Tommasi sulla pedofilia fra i vescovi toscani, guardatela: http://www.youtube.com/watch?v=e5pzaz…