Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano

    Nel decreto legge che stabilisce regole più severe per l’utilizzo e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche l’attenzione del governo si rivolge anche alla Santa sede. Uno dei punti approvato nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 gennaio, infatti, prevede ulteriori cautele nel caso che, il personaggio intercettato sia un religioso.

    In particolare il comma 24 dell’articolo 1 del ddl intercettazioni approvato in commissione Giustizia del Senato stabilisce che “se un pubblico ministero intercetta o indaga un uomo di Chiesa deve darne immediato avviso al Vaticano”.

    Durante la seduta notturna della commissione sono stati bocciati gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma dal testo. L’opposizione ha protestato contro tale misura. “Perché un privilegio del genere – ha chiesto il senatore del Pd Vincenzo Vita – deve essere previsto solo per i cattolici? Si crea una discriminazione importante sulla quale non siamo d’accordo”.

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/intercettare-prete-vaticano-382620/

    Ok alla norma “D’Addario” e a quella “Salva Iene”, le “talpe” rischian da 1 a 6 anni di carcere

    La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme ’calde’ del disegno di legge sulle intercettazioni. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l’ok la cosidetta norma ’D’Addario’ – che prevede che nessuno possa effettuare registrazioni senza il consenso di tutte le parti interessate – e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate ’Salva-Iene’: il giornalista professionista che effettuerà riprese e registrazioni nell’ambito di attività di stampa o di cronaca sancite solennemente dall’articolo 21 della Costituzione non rischierà alcuna condanna. Non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti è le ’talpe’ che rivelino atti o notizie del processo coperti da segreto rischiano da uno a 6 anni di carcere. Inoltre chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potra’ essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. Passa anche la norma che rafforza l’obbligo già esistente per il pm di informare le gerarchie ecclesiastiche qualora ad essere indagato e intercettato sia un sacerdote o un vescovo: in quest’ultimo caso, il “pm invia l’informazione al cardinale segretario di Stato”. Sul tavolo resta da definire un altro punto ’caldo’ del ddl, quello relativo all’inasprimento delle pene per i giornalisti.

  • Ratzinger recensì libro di diacono sospettato di abusi

    Ratzinger recensì libro di diacono sospettato di abusi

    VATICANO
    Pedofilia, nuove ombre su Benedetto XVI “Consigliò il libro di un teologo accusato”

    SYDNEY – Non accenna a finire lo scandalo sulla pedofilia 1 che ha colpito la Chiesa. Stavolta “The Age”, un quotidiano australiano, tira in ballo Benedetto XVI, allora a capo della Congregazione per la dottrina della fede, che, nel 2004, scrisse una lunga prefazione ad un libro di un teologo australiano, posto sotto restrizioni disciplinari per ‘cattiva condotta sessuale’. Si tratta del diacono Scott Alcuin Reid che sembra avere una certa influenza in Vaticano, poichè la prefazione di un suo altro libro è stata scritta dal cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero.

    L’arcidiocesi di Melbourne nel 1991 lo aveva privato delle facoltà canoniche, non poteva cioè agire più come sacerdote. The Age riferisce che il prelato aveva fatto ripetute e talvolta aggressive avance a seminaristi a Melbourne e all’estero. Nonostante questo, però, l’arcidiocesi afferma di non aver ricevuto alcuna denuncia di abusi.

    Che vi fossero preoccupazioni, però, era chiaro. Tanto che tre successivi arcivescovi di Melbourne avevano “senza successo, strenuamente e ripetutamente esortato Reid a tornare allo stato laicale”. Lo scorso anno Reid è stato trasferito nella diocesi francese di Frejus-Toulon dal vescovo Dominique Rey, e l’arcidiocesi di Melbourne sostiene di aver informato il vescovo Rey delle sue preoccupazioni.

    Nel 2004 l’allora cardinal Ratzinger scrisse una prefazione di 2000 parole raccomandando ai lettori il libro di Reid “L’organico sviluppo della liturgia” dichiarando che l’opera “ci insegna e ci invita a ulteriore riflessione”. L’anno prima il cardinal Castrillon Hoyos aveva scritto nell’introduzione a “Descrizione delle cerimonie del rito romano” che Reid aveva “continuato il lavoro di autorevoli esperti delle cerimonie liturgiche”.

    (19 maggio 2010)

  • “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    18/5/2010 – LO SCANDALO PEDOFILIA
    Il difensore americano: la Santa Sede non è un’azienda
    CORRISPONDENTE DA NEW YORK
    Papa Benedetto XVI La cooperazione religiosa non è un rapporto di lavoro dipendente»: è attorno a questo principio che ruotano le argomentazioni dell’avvocato difensore del Papa, Jeffrey Lena, che ieri ha depositato presso il Tribunale distrettuale del Kentucky a Louisville le carte legali tese a respingere la richiesta dell’accusa di coinvolgere i vertici del Vaticano nella causa intentata da tre vittime di abusi commessi da preti della diocesi locale.

    L’avvocato dell’accusa William McMurry rappresenta le tre vittime James O’Bryan, Donald Poppe e Michael Turner che hanno testimoniato di essere state rispettivamente molestate – in forme e circostanze diverse fra gli anni Cinquanta e Settanta, con alcuni episodi risalenti al 1920 – dai sacerdoti Laurence Kuntz, Arthur Wood e Louis Miller. McMurry ritiene che il Vaticano sia direttamente responsabile di quanto avvenuto in ragione di due motivi: il «chiaro e diretto controllo che esercita sui vescovi» e la «politica di segretezza» contenuta nel «Crimen Sollicitationis» che fu promulgato dal 1962 dalla Santa Sede, durante il pontificato di Giovanni XXIII e venne firmato dal cardinale del Santo Uffizio Alfredo Ottaviani, obbligando ogni sacerdote e non denunciare eventuali abusi in quanto equiparati ai segreti appresi nel confessionale. Se il Tribunale del Kentucky dovesse accettare questa impostazione aprirebbe la strada ad una «class action» delle vittime degli abusi contro il Vaticano simile a quelle che hanno visto le associazioni di consumatori strappare miliardi di risarcimenti ai produttori di tabacco, senza contare la possibilità di chiamare in causa il Papa e i vertici della Santa Sede.

    Da qui l’importanza della contromossa della difesa che punta a smantellare entrambe le accuse con dettagliate motivazioni, richiamandosi tanto ai principi del diritto americano quanto ai testi di quello canonico. «Riguardo al presunto rapporto di dipendenza fra la Santa Sede e i vescovi – spiega Lena a “La Stampa” – questo non sussiste» perché ne mancano i presupposti in quanto «la Santa Sede non controlla giorno per giorno l’operato del vescovo, non gli paga lo stipendio nè l’assicurazione sanitaria nè i benefici previdenziali, non gli fa avere gli strumenti con cui lavora, non controlla il suo orario di lavoro» e inoltre «il vescovo può assumere e licenziare chi vuole». Ciò che unisce il Vaticano alla diocesi del Kentucky, come a tutte le altre in America e nel mondo, «non è un rapporto di dipendenza lavorativa ma di cooperazione religiosa».

    Di conseguenza l’unico responsabile di quanto avviene nella diocesi è il vescovo e i vertici del Vaticano non possono essere chiamati in causa per quanto avviene sul territorio della diocesi. Se c’è una forma di «controllo» della Santa Sede sulle diocesi questo ha a che vedere con la teologia e il governo della Chiesa e dunque ciò comporta per il tribunale l’impossibilità di addentrarsi nell’esame della dottrina religiosa perché non rientra nei suoi compiti. «Trasformare la relazione fra il papa e i vescovi in un rapporto di lavoro dipendente significherebbe intervenire nelle politiche interne alla Chiesa ma ad impedire un simile intervento da parte di un tribunale civile è il Primo Emendamento della Costituzione americana» sottolinea Lena. Si tratta di una tesi che punta a smontare legalmente la definizione del Vaticano come di una corporation internazionale direttamente responsabile per ogni singola azione di tutti i preti, limitando il rapporto con le diocesi all’ambito esclusivo della fede e non dell’amministrazione. «Ad essere una corporation è piuttosto la diocesi del Kentucky con i suoi oltre 4000 dipendenti e le sue 110 parrocchie» aggiunge Lena, che entra inoltre nei particolari dei tre casi di abusi contestati, ricostruendo come quello nei confronti di Kuntz ha basi di prova molto deboli mentre negli altri due Wood e Miller vennero allontanati dal vescovo dell’epoca a seguito delle denunce fatte, a molti anni di distanza dai fatti contestati.

    Riguardo al secondo pilastro dell’accusa, l’avvocato del Papa ribatte facendo ricorso all’analisi del diritto canonico per affermare che «il “Crimen Sollicitationis” non impone affatto il silenzio sulle vicende di presunti abusi ma, anzi, comporta per il vescovo l’obbligo di far prevalere in questi casi la legge civile» collaborando con le inchieste proprio come Papa Benedetto XVI ha più volte chiesto di fare ai sacerdoti negli ultimi mesi. E’ sulla base di queste valutazioni che è stata formulata la richiesta al tribunale di respingere la causa intentata da O’Bryan, Poppe e Turner per «carenza di giurisdizione».

  • Pedofilia/ Primate Irlanda: Non mi dimetto. Protestano vittime

    Pedofilia/ Primate Irlanda: Non mi dimetto. Protestano vittime

    Card. Brady su coadiutore: Ho chiesto a Papa sostegno addizionale

    Roma, 18 mag. (Apcom) – Il primate della Chiesa d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha deciso di non dimettersi nonostante l’accusa di aver coperto un caso di pedofilia nel 1975. Protesta un’associazione di vittime di preti pedofili.

    “Non è stata una decisione facile. Ho ascoltato molte persone, come avevo annunciato ho riflettuto, ho ascoltato dei sopravvissuti, dei preti, dei religiosi in lungo e in largo di questa diocesi ed ho deciso di continuare nel mio ruolo attuale, di svolgere la mia parte in questa diocesi”, afferma Brady a quanto riferito dalla stampa irlandese. “Voglio mantenere il ritmo verso una migliore salvaguardia dei bambini e non solo, anche verso un rinnovo della fede, che qui è essenziale ed è una grande sfida”. In una nota diffusa dall’ufficio stampa della conferenza episcopale irlandese, Brady fa implicito riferimento alla richiesta di un vescovo coadiutore che lo dovrebbe prossimamente affiancare e, a conclusione del mandato, sostituire: “Per assistermi nell’affrontare l’essenziale compito di guarigione, penitenza e rinnovo, compreso l’impegno con i sopravvissuti agli abusi, così come molte altre opportunità che la diocesi di Armagh e la Chiesa d’Irlanda deve affrontare, ho chiesto a Papa Benedetto XVI di un sostegno addizionale al mio lavoro, a livello episcopale”.

    Brady è da mesi oggetto di polemiche per aver assistito, all’epoca in cui era semplice professore di diritto canonico nel 1975, all’intervista di due vittime di un prete pedofilo alle quali, per volontà del vescovo dell’epoca, fu chiesto di mantenere il silenzio. Prima di Pasqua, il porporato non aveva escluso di dimettersi.

    Da aprile 2009 a marzo 2010 nel paese emerse 197 nuove denunce
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    Roma, 18 mag. (Apcom) – Il gruppo di vittime One in Four protesta per la decisione di non dimettersi comunicata dal card. Brady. “Afferma che si è consultato con i sopravvissuti, ma di certo non ha ascoltato quello che dicono”, afferma il direttore dell’associazione, Maeve Lewis. “I sopravvissuti in contatto con One in Four sono molto chiari nel dire che hanno bisogno di dirigenti ecclesiastici responsabili per quello che hanno fatto e capaci di dimettersi”. La decisione del primate, per il gruppo di vittime, rende difficile “ogni cambiamento reale” nella Chiesa irlandese.

    Oggi, intanto, è andato in pensione un altro vescovo irlandese. Mons. William Walsh lascia la diocesi di Killaloe per raggiunti limiti di età e viene sostituito da mons. Kieran O’Reilly, missionario e biblista. Walsh, tra i presuli irlandesi più intransigenti sullo scandalo pedofilia, è stato ringraziato dal primate Brady. “Non ha mai avuto paura di parlare apertamente e di usare il suo talento comunicativo per rivolgersi ai poveri e ai marginalizzati della nostra società o sulle questioni dell’ingiustizia e degli errori”.

    Sempre di queste ore, infine, la pubblicazione del secondo rapporto annuale del National Board for Safeguarding Children in the Catholic Church in Ireland (Nbsccci), l’organismo voluto dai vescovi del Paese per monitorare il fenomeno degli abusi sui minori commessi all’interno delle istituzioni religiose. Il rapporto rende noto che tra il primo aprile 2009 e il 31 marzo 2010 sono state fatte 197 nuove denunce. In particolare, 87 sono collegate alle diocesi, mentre le restanti 110 riguardano gli ordini religiosi. Tutte le denunce raccolte nel rapporto sono state inoltrate alle autorità civili. In tutti i casi presi in considerazione, le denunce sono state fatte da persone adulte che hanno dichiarato di aver subito abusi nel periodo dell’infanzia. Ottantatré dei presunti colpevoli di abusi risultano deceduti; dei 114 viventi, trentacinque sono stati già ridotti allo stato laicale o allontanati dagli ordini religiosi di appartenenza.

  • PRETI PEDOFILI: 200 NUOVE DENUNCE DI ABUSI IN IRLANDA

    PRETI PEDOFILI: 200 NUOVE DENUNCE DI ABUSI IN IRLANDA

    (AGI) – Dublino, 18 mag. – La Commissione nazionale per la difesa dei minori nella Chiesa cattolica d’Irlanda ha annunciato di aver raccolto, dal 1 aprile 2009 al 31 marzo 2010, 200 nuove denunce di abusi, tutte riportate alle autorita’ civili. “Accolgo con favore questo Rapporto”, scrive da parte sua il primate d’Irlanda, card. Sean Brady, ringraziando i membri della Commissione per “la loro dedizione eccezionale, professionalita’ e impegno nel sostenere il sincero desiderio dei vescovi e dei responsabili delle Congregazioni religiose di divenire esemplari nella miglior pratica di tutela dei bambini”. “Spero ? aggiunge il porporato ? che il Rapporto possa rassicurare tutti che, mentre restano importanti sfide, la Chiesa Cattolica d?Irlanda ha fatto molta strada per riparare agli sbagli del passato”. Il Rapporto da’ conto anche di corsi di formazione che hanno coinvolto 2.356 persone in vista di un loro impegno nella salvaguardia dell?infanzia nelle parrocchie di tutto il Paese, entro i prossimi mesi. Ma “non c’e’ spazio per l’autocompiacimento”, ammonisce il presidente dei presuli irlandesi ai microfoni della Radio Vaticana. “La tragica esperienza del passato ci ricorda – sottolinea – che e’ necessaria una costante vigilanza e piena adesione a robusti, completi e dinamici sistemi di responsabilita’”. Attraverso l’emittente della Santa Sede, il porporato chiarisce anche che non si dimettera’ in seguito alle accuse rivoltegli per un caso specifico di abusi sul quale Brady indago’ negli anni ’70, quando era un semplice sacerdote, per incarico del suo vescovo. Questi lo vincolo’ al segreto e allontano’ il colpevole che pero’ torno’ poi a compiere crimini che forse potevano essere evitati se fosse intervenuta la polizia. Per questo il porporato, il 17 marzo scorso, Festa di San Patrizio Patrono d’Irlanda, aveva espresso profondo rincrescimento per le sue possibili mancanze. E oggi chiede di essere affiancato da un vescovo coadiutore per la gestione della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa del suo Paese. “Negli anni che mi restano da arcivescovo di Armagh – annuncia il cardinale ? mi dedichero’ interamente a quell?opera di guarigione, pentimento e rinnovamento indicata alla Chiesa irlandese da Benedetto XVI, partendo dai significativi progressi realizzati in questi anni per proteggere l’infanzia”.

    http://www.agi.it/estero/notizie/201005181659-est-rt10234-preti_pedofili_200_nuove_denunce_di_abusi_in_irlanda

  • Pedofilia: l’arcivescovo Wilson accusato di aver coperto gli abusi sessuali dei sacerdoti

    Pedofilia: l’arcivescovo Wilson accusato di aver coperto gli abusi sessuali dei sacerdoti

    La polizia del Nuovo Galles del Sud, in Australia, sta indagando sulle accuse mosse all’arcivescovo cattolico di Adelaide Philip Wilson, appena rieletto presidente della Conferenza episcopale australiana. Il prelato è sospettato di aver ignorato diversi casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti negli anni ‘70 e ‘80 e di essere coinvolto in una ‘congiura del silenzio’ contro le vittime. Wilson, che secondo indiscrezioni dovrebbe succedere al card. George Pell come arcivescovo di Sydney, se a sua volta sarà confermata la sua nomina a prefetto della Congregazione dei Vescovi, ha negato di essere a conoscenza degli abusi.

    L’inchiesta è partita dopo che una trasmissione andata in onda sulla Abc Australia ha denunciato che l’arcivescovo sarebbe stato ripetutamente sollecitato a spiegare ciò che sapeva sugli abusi, avvenuti quando era responsabile, negli anni ‘70 e ‘80, della diocesi di Newcastle, a nord di Sydney. Una diocesi ritenuta al centro di abusi sessuali del clero cattolico in Australia, dove oltre 100 minori subirono violenze da parte di almeno cinque sacerdoti, quattro dei quali sono stati condannati e carcerati a partire dal 1997. Per il quinto accusato il processo si aprirà invece entro fine mese.

    Nel programma andato in onda ieri sera, l’emittente ha intervistato alcune delle vittime e dei testimoni, i quali hanno riferito fra l’altro che Wilson, allora sacerdote, negli anni ‘70, abitava nella stessa casa di uno dei cinque preti pedofili, Jim Fletcher, poi morto in prigione nel 2006, e avrebbe almeno dovuto sapere che una delle sue vittime subiva abusi nel suo appartamento. La stessa trasmissione ha sottolineato che nel 1978 Wilson insegnava, fra l’altro, nel collegio St. Pius X, presso Newcastle, che fu teatro di gravi aggressioni sessuali ai danni di ragazzi da parte di un altro insegnate, padre John Denham, che attende questo mese la sentenza definitiva dopo la condanna per 135 reati a carico di 39 vittime. Il programma ha rivelato inoltre dei casi in cui sacerdoti hanno continuato a officiare servizi religiosi anche dopo essere stati trovati colpevoli dalla stessa Chiesa.

    Il gruppo di sostegno delle vittime Broken Rites ha chiesto che sia avviata un’inchiesta parlamentare per determinare quali sacerdoti cattolici australiani fossero a conoscenza degli abusi. «È necessaria un’inchiesta presieduta da un giudice o da un giudice a riposo – ha detto il portavoce Bernard Barrett – per arrivare al fondo di tutto questo e riferire al Parlamento».

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/pedofilia-wilson-accusa-abusi-sessuali-sacerdoti-381269/

  • Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Sei minori, dai sette ai nove anni, accusano un quindicenne. Gli episodi sarebbero avvenuti nei bagni durante il catechismo. Rabbia dei genitori, imbarazzo del sacerdote. Indaga la Procura dei minori

    di Carlo Mion
    MESTRE La vicenda ha messo in subbuglio una parrocchia del centro: sei bambini di età compresa tra i sette e i nove anni accusano un quindicenne di averli toccati nelle parti intime quando li ha accompagnati al gabinetto durante le ore di catechismo.

    Una vicenda ora difficile da gestire. Sia per il parroco di quella comunità. E sia per chi, dopo l’apertura di un fascicolo in Procura dei minori, dovrà interrogare i bambini presunte vittime e il quindicenne presunto molestatore. Di sicuro ora i racconti dei ragazzini non saranno più fedeli in quanto inquinati da un clima molto turbato che coinvolge adulti e minori.

    La vicenda scoppia quando dal parroco si presentano alcuni genitori spiegandogli che i loro figli hanno raccontato in casa dei comportamenti scabrosi tenuti nei loro confronti da un ragazzo di quindici anni. Si tratta di un ragazzo che collabora con i loro insegnanti durante l’ora di catechismo in patronato. Stando al racconto fatto dai bambini il 15enne quando li accompagna in bagno li accarezza nelle parti intime. Il parroco rimane senza parole anche perchè conosce il ragazzo e la sua famiglia che da sempre frequentano la chiesa e partecipano alle varie attività della parrocchia. A quei primi ragazzini se ne aggiungono altri nel testimoniare gli stessi comportamenti del 15enne. Alla fine sono sei quelli che accusano di essere stati toccati e masturbati dal ragazzo. Il parroco avvicina la famiglia del 15enne per scoprire cosa veramente sia successo. Dal canto suo il ragazzo nega tutto.

    Mentre il prete cerca di capire e definire l’accaduto, anche perchè tutti i protagonisti sono minorenni, monta la protesta dei genitori che portano a catechismo i figli in quella parrocchia. Per il sacerdote non è facile gestire la vicenda senza danneggiare nessuno e appurare la verità prima di portare al cospetto dei giudici l’accaduto. Nel contempo si rende conto che il suo comportamento deve essere il più trasparente possibile per evitare facili strumentalizzazioni nei confronti della Chiesa. E deve fare tutto in tempi più che brevi. Il passaparola innesca la rabbia di gran parte dei genitori. Nel frattempo viene interessata la polizia e la Procura presso il Tribunale dei Minori. Le cose iniziano a farsi difficili perchè c’è il rischio che i bambini possano essere influenzati nel testimoniare i comportamenti del ragazzo che li accompagnava in bagno, dai racconti che sentono in famiglia o quando frequentano gli altri bambini. Altri genitori hanno fatto sapere che pure i loro figli sembra siano stati molestati. E naturalmente la rabbia sale. Nel mirino finisce la parrocchia e gli insegnanti di catechismo.

    La situazione è complicata da affrontare. Tantopiù per chi ora dovrà sentire i bambini e capire, con l’aiuto di uno psicologo, quanto dei loro racconti è vero. Nel contempo bisogna anche tutelare l’altro minore finito al centro di una vicenda che sicuramente è enorme per lui e può diventare devastante se si dimostrasse non vera.
    (17 maggio 2010)

  • Vermont: Chiesa pagherà 20 milioni per vittime di abusi

    Vermont: Chiesa pagherà 20 milioni per vittime di abusi

    La Chiesa cattolica del Vermont, negli USA, pagherà 17,65 milioni di dollari per risarcire 26 persone, vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili negli anni Settanta, che avevano intentato una causa collettiva. Con un accordo tra le parti, le accuse verranno fatte cadere e non si procederà nella causa, in cambio del cospicuo risarcimento. Altri 3 milioni verranno sborsati dalla Chiesa cattolica del Vermont per chiudere altre cause pendenti, già arrivate in appello.

    http://www.uaar.it/news/2010/05/15/vermont-chiesa-paghera-venti-milioni-vittime-abusi/

  • Scandalo-pedofilia, ad aprile è boom di “sbattezzi”

    Scandalo-pedofilia, ad aprile è boom di “sbattezzi”

    Circa 5.500 persone hanno scaricato ad aprile il modulo per chiedere di “sbattezzarsi” (foto): lo rivela il sito dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti

    Lo scandalo dei preti pedofili sta convincendo sempre più persone ad abbandonare la Chiesa cattolica. E molti di loro non si accontentano di non andare più a Messa o in chiesa, ma chiedono di “sbattezzarsi”: ad aprile 5.500 persone hanno scaricato il modulo per la richiesta dal sito dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar).
    Finora i picchi si erano verificati solo in occasione delle giornate dello sbattezzo – spiega Raffaele Carcano, segretario nazionale della Uaar – e viene da chiedersi perché, ad aprile 2010, tanti italiani abbiano deciso di informarsi a proposito”. E il boom non riguarda solo i download. “Abbiamo ricevuto”, spiega Carcano, “anche telefonate ed e-mail, soprattutto da parte di cittadini che continuano a dichiararsi credenti, ma sono delusi dalla Chiesa. Ci sembra abbastanza probabile che tutto questo sia conseguenza dello scandalo pedofilia, che proprio in aprile ha conosciuto il suo periodo più caldo: e questo spiegherebbe perché il fenomeno non è solo italiano ed è anzi particolarmente visibile in Germania”.

    Il numero di download potrebbe però sottostimare il fenomeno dello sbattezzo, sia perché molti si allontanano dalla Chiesa senza sentire la necessità di sbattezzarsi, sia perché “chi scarica il modulo può anche fotocopiarlo e distribuirlo ad amici e familiari. Per questo non è possibile dare dati esatti sugli sbattezzati, ma solo usare il numero di download come parametro dell’interesse intorno alla cosa”.

    http://city.corriere.it/2010/05/13/milano/documenti/scandalo-pedofilia-ad-aprile-boom-sbattezzi-20770629852.shtml

  • Don David ammette, la procura di Teramo lo rinvia a giudizio

    Don David ammette, la procura di Teramo lo rinvia a giudizio

    Dopo la conclusione delle indagini la Procura di Teramo ha chiesto il rinvio a giudizio del prete indiano, David T., accusato di molestie sessuali nei confronti di una bambina di dieci anni.

    Un fatto accaduto durante la festività di Natale del 2009 che aveva portato all’arresto del prete pedofilo a metà aprile. Un’indagine condotta dai carabinieri di Teramo con il supporto della Curia teramana che, una volta avvertita di quanto era successo, attraverso il vescovo e il suo vicario ha fatto in modo che la giustizia facesse il suo corso. Il prete, un indiano studente a Roma e «in prestito» alla parrocchia di Magnanella, piccola frazione alle porte di Teramo, era stato arrestato di ritorno da un viaggio in patria, dove era andato a trovare la madre malata. Il prete, difeso dall’avvocato Gianni Gebbia, si trova ora agli arresti domiciliari in un convento di Giulianova, sulla costa teramana, lontano dalle voci della gente, solo a riflettere su quanto ha fatto.

    Subito dopo l’arresto aveva ammesso le sue colpe, aveva chiesto perdono. Un episodio che aveva fatto clamore nei giorni immediatamente successivi all’arresto proprio perché entrato nel vortice delle tante notizie di preti pedofili, ma che si era distinto dagli altri casi proprio per il comportamento della curia. Il vescovo, monsignor Michele Seccia, aveva di fatto anticipato le indicazioni di Papa Benedetto XVI, scegliendo da subito di essere accanto agli investigatori, per cercare di dare concretezza e verità a quanto accaduto. Un episodio che, per quanto doloroso, non doveva coinvolgere nessuno se non il diretto responsabile. Il prete indiano accusato di abusi sessuali sulla bambina avrebbe mostrato il suo pentimento, anche se questo non servirà sui banchi della giustizia terrena.

    L’avvocato difensore potrebbe scegliere di chiedere il rito abbreviato ed arrivare a uno sconto di pena. Nel corso delle indagini era stata anche ascoltata la bambina vittima della violenza. Aveva raccontato alla consulente della Procura, la psicologa di Pescara, Angelozzi, quello che era accaduto quando don David era andato a casa sua, per la benedizione natalizia. Un pomeriggio in cui era sola in casa. Ma nel paese il prete non faceva paura, non poteva far paura. La bimba ha raccontato tutto ai genitori, poco ore dopo il fatto, del regalo, un pupazzo di Babbo Natale che le aveva portato in dono. Mentre il prete la avvicina a sé, nell’altra stanza c’era la sorellina più piccola, di soli sei anni che dormiva. È stata svegliata dagli urli della maggiore, quando il prete le aveva preso la mano e l’aveva poggiata sui suoi genitali.

    Dopo l’urlo era riuscita a fuggire in un’altra stanza e il prete aveva capito che sarebbe stato meglio andare via. La famiglia è molto religiosa e si dimostra subito fiduciosa sia nei carabinieri che nella gerarchia ecclesiastica. Le successive indagini sono state però rallentate dal viaggio in India che don David aveva fatto. Il timore che non tornasse più in Italia. Ma proprio l’impegno della curia ha evitato ciò. La procura aveva emesso un decreto di latitanza, nel frattempo uno scambio di mail con il vicario diocesano, don Davide Pagnotella, che lo aveva raccolto in Italia e ha accompagnato in procura dove gli era stata notificata la misura cautelare. Un episodio che in parte è già stato dimenticato, che vive ancora nella piccola frazione, che adesso ha la chiesa quasi sempre chiusa. Si riapre solo la domenica quando don Tommaso arriva per celebrare la messa. Poche persone, molte anziane. La famiglia della bambina ha avuto contatti con il vescovo, molto riservati. Non è trapelato nulla ma a tutti, in queste ultime settimane ha interessato soprattutto il recupero psicologico della bambina e una nuova tranquillità all’interno della comunità parrocchiale. Adesso si rimane in attesa del processo per chiudere una brutta storia. Per sempre.