Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Pedofilia, vescovo Dublino: troppi non vogliono verita’

    Pedofilia, vescovo Dublino: troppi non vogliono verita’

    12 maggio, 22:17

    ROMA – Gli uomini di fede non possono essere “pessimisti”: tuttavia l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, uno dei presuli più vicini a Ratzinger nella linea della “tolleranza zero” verso la pedofilia, si è detto profondamente “scoraggiato” nel vedere quanto siano potenti le forze all’interno del mondo ecclesiastico irlandese impegnate a non fare emergere la “verità” sull’estensione delle violenze compiute dai preti sui minori e sulle coperture ricevute.

    Martin ha parlato lunedì sera a Dublino ad un incontro organizzato dai ‘Cavalieri di San Colombiano’ sul tema “Il futuro della Chiesa in Irlanda”. Le sue parole sono state riprese dal settimanale britannico cattolico ‘Tablet’ e da numerosi siti cattolici in Irlanda. Il vescovo ha espresso il suo “senso di scoramento” di fronte “al livello di volontà di cominciare realmente quello che sarà un doloroso processo di rinnovamento”. Scoraggiato si è detto anche “per le rivelazioni senza fine che arrivano, goccia dopo goccia, sui bambini abusati dai preti e sul disastroso modo di gestirle”. Ma sopratutto, ha spiegato, la sua amarezza nasce dal constatare che ci sono “forze potenti che non vogliono che la verità emerga”. “Continuo a vedere – ha rimarcato – segnali di rifiuto nell’assumersi le responsabilità”. In ciò ha rivolto un appello a tutte le parrocchie: la tutela dei bambini deve essere posta in cima all’agenda di ogni consiglio pastorale e la vigilanza non può mai venire meno. Poi ha voluto rispondere a chi accusa la diocesi di Dublino di aver adottato una strategia mediatica “disastrosa” dopo la pubblicazione del rapporto governativo “Murphy” sugli abusi compiuti nelle istituzioni cattoliche in Irlanda negli scorsi decenni. “La mia risposta – ha detto – è che ciò che è narrato nel rapporto Murphy è catastrofico e che la sola onesta reazione della Chiesa era di ammettere pubblicamente come tutto ciò fosse stato affrontato in maniera spettacolarmente sbagliata. In maniera spettacolarmente sbagliata e punto”. Ad aggiungere scoramento a scoramento, ha proseguito, vi è il “fallimento del rapporto tra Chiesa e giovani”. Martin ha riferito di visitare parrocchie senza incontrare più ragazzi e adolescenti. La gente, ha concluso, “non si rende conto dell’entita della crisi della fede in Irlanda”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/05/12/visualizza_new.html_1792040399.html

  • Norvegia. Si dimette il primo vescovo, la Chiesa fa quadrato

    Norvegia. Si dimette il primo vescovo, la Chiesa fa quadrato

    mercoledì 12 maggio 2010

    il Fatto 8.4.10
    Norvegia. Si dimette il primo vescovo, la Chiesa fa quadrato

    Il primo caso di pedofilia in Norvegia riguarda Georg Mueller, vescovo della diocesi di Trondheim, un norvegese di origine tedesca che, quando era ancora semplice sacerdote, abusò di un chierichetto. Mueller ha confessato l’abuso, si è dimesso nel maggio del 2009, ha lasciato la diocesi, si è sottoposto a terapia e da allora non ha alcun incarico pastorale. La versione ufficiale della Santa Sede è stata prontamente fornita dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi. E intanto dal Sudafrica, Buti Thlagale, vescovo, ha denunciato che nemmeno la Chiesa cattolica africana è “esente dagli scandali”, anzi “soffre gli stessi mali”. Un’apertura preventiva che, indirettamente, dice molto della strategia della Santa Sede sulla pedofilia. Rispondere tempestivamente, ma anche prevenire. Così, le rivelazioni dell’abuso di Mueller, comparse ieri sulla home page della tv norvegese Nrk, hanno pronto riscontro nella replica del portavoce vaticano. La tv ricordava le dimissioni “improvvise” del vescovo Mueller lo scorso anno, e spiegava che “è stato un abuso sessuale a spingerlo alle dimissioni”. Altri dettagli: la Chiesa avrebbe pagato “tra le 400 e le 500 mila corone” come risarcimento; Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano; la vittima, secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi. Nessuna conseguenza penale per Mueller perché, al momento in cui sono state formulate le accuse, il reato era prescritto. La versione ufficiale viene data praticamente subito dalla Sala Stampa Vaticana. Che conferma nei dettagli la storia, e precisa che la vittima “prescritta, ha sempre voluto mantenere l’anonimato”. La Chiesa ha deciso di fare quadrato. È in questa logica che si è inserito l’intervento del cardinal Sodano, segretario di Stato emerito, che ha sostenuto che gli attacchi all’attuale Papa ricordano quelli a Pio XII. Un paragone che non è piaciuto alla Comunità ebraica italiana, già in polemica con le frasi del Venerdì Santo di padre Cantalamessa, predicatore pontificio. Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, sottolinea che “alcuni interventi e alcuni paragoni inappropriati e inopportuni rischiano di creare pericolosi e fuorvianti paralleli storici”. E l’ex presidente dell’Ucei Tullia Zevi dice di trovare questi paragoni “più dannosi che inutili”. (andrea gagliarducci)

    http://ilghibellino.blogspot.com/2010/05/norvegia-si-dimette-il-primo-vescovo-la.html

  • SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    (AGI) – Madrid, 12 mag. – Un nuovo scandalo investe la chiesa cattolica spagnola. Due sacerdoti francescani sono indagati perche’ sospettati di aver commesso abusi sessuali in un centro per di assistenza ai portatori di handicap. Lo riferiscono fonti processuali. Teatro delle presunte violenze la Casa di San Francesco d’Assisi di Cordoba: gli indagati sono il capo dell’istituto ed un altro sacerdote. L’eta’ delle vittime non e’ stata rivelata.

    http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…ndagati_2_preti

  • ABUSI IN CHIESA FISSATA PER MERCOLEDÌ, SE NE RIPARLERÀ A GIUGNO: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRETE

    ABUSI IN CHIESA FISSATA PER MERCOLEDÌ, SE NE RIPARLERÀ A GIUGNO: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRETE

    ABUSI IN CHIESA FISSATA PER MERCOLEDÌ, SE NE RIPARLERÀ A GIUGNO: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRETE

    Molestie nel confessionale, slitta di un mese l’udienza al sacerdote
    Il gup deve anche pronunciarsi sull’istanza difensiva di citare l’Arcidiocesi

    E’ destinata a saltare l’udienza preliminare prevista per mercoledì 19 maggio al sacerdote don Nicolangelo Rossi, 79 anni originario di Benevento, accusato di aver molestato quattro ragazzine nel confessionale, mentre le confessava nell’estate del 2006 nella chiesa del «Sacro Cuore» al rione Candelaro. Il prete, che per questa vicenda fu anche arrestato dalla squadra mobile nel maggio del 2007 e posto ai domiciliari dove rimase quattro mesi, si dice innocente.

    Il gup che deve celebrare l’udienza preliminare Antonio Diella – è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta della Procura di rinviare a giudizio il prete per atti sessuali su 4minorenni e su quella di proscioglimento avanzata dalla difesa – sarà impegnato nei prossimi giorni in un corso a Roma del Consiglio superiore della magistratura, da qui la necessità di rinviare l’udienza. Se ne riparlerà a giugno, anche se la data non è stata ancora decisa.

    Nelle more dell’udienza preliminare, il gup dovrà anche decidere sull’istanza dell’avv. Mi – chele Sodrio , legale di parte civile per i genitori di una delle quattro presunte vittime del sacerdote. Il legale si costituirà in udienza contro don Nicolangelo Rossi, e su questo non ci sono problemi; ma ha anche chiesto al gip di essere autorizzato a citare in giudizio come responsabili ci vili, ai fini del risarcimento danni, sia l’Arcidiocesi di Foggia, sia l’istituto superiore dei Salesiani quali «datori di lavoro» dell’imputato.


    Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto «disegno di legge Alfano sulle intercettazioni» che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario.

    http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it….&view=ZW50aXR5

  • LA PARTE CIVILE NEL PROCESSO CONTRO IL SACERDOTE CHE AVREBBE INFASTIDITO 4 BAMBINE TRUFFATI ANZIANI

    LA PARTE CIVILE NEL PROCESSO CONTRO IL SACERDOTE CHE AVREBBE INFASTIDITO 4 BAMBINE TRUFFATI ANZIANI

    LA PARTE CIVILE NEL PROCESSO CONTRO IL SACERDOTE CHE AVREBBE INFASTIDITO 4 BAMBINE TRUFFATI ANZIANI
    «Molestate dal prete a pagare i danni ora sia l’Arcidiocesi»
    Imputato è l’ex viceparroco del Sacro Cuore

    Il difensore dei genitori di una delle presunte vittime chiede al gup di poter citare come responsabili civili l’Arcidiocesi e i Salesiani. I genitori di una delle bambine che sarebbero state molestate in chiesa da un prete si costituiranno parte civile contro il sacerdote; il legale intende citare come responsabili civili, per ottenere il risarcimento, l’Arcidiocesi di Foggia e i Salesiani quali «datori» di lavoro del presunto molestatore.

    http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it….&view=ZW50aXR5

  • Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Papa a Lisbona: le maggiori persecuzioni alla Chiesa vengono dalla Chiesa stessa
    «Preti pedofili, il perdono non sostituisce la giustizia. Attuali sofferenze della Chiesa annunciate nel 3° segreto di Fatima»

    LISBONA (11 maggio) – Una chiesa perseguitata dai suoi stessi peccati, una chiesa, le cui sofferenze già erano state annunciate dal segreto di Fatima e un perdono che non vuole sostituirsi alla giustizia: il Papa arriva in Portogallo e le sue parole non posso non anadare al dramma dei preti pedofili che sta sconvolgendo la Chiesa cattolica.

    «Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa», ha affermato Benedetto XVI durante il volo che lo ha condotto in Portogallo, con riferimento alla scandalo degli abusi su minori, che ha definito «realmente terrificante».

    «Il perdono non sostituisce la giustizia». Elencando le «risposte che la Chiesa deve dare», così come già prospettato nel messaggio di Fatima, il Papa ha citato «la penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, ma anche la necessità di giustizia, perchè il perdono non sostituisce la giustizia». Quindi «la conversione permanente, e le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità».

    Le attuali «sofferenze» della Chiesa fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima. «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovani Paolo II – ha detto il Papa -, nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare».

  • Don Marco Cerullo, condanna in cassazione

    Don Marco Cerullo, condanna in cassazione

    Sei anni e otto mesi. E’ questa la pena, confermata dalla Corte di Cassazione, per Don Marco Cerullo, vice parroco di Casal di Principe e insegnante di religione a Villa Literno, arrestato in flagranza di reato dalle forze dell’ordine il 19 dicembre 2007, mentre in macchina abusava di un suo alunno di 11 anni. La vittima raccontò che don Marco lo aveva allontanato dalla scuola con la scusa di comprare i colori del presepe e aggiunse che già altre volte aveva abusato di lui, anche a casa del bambino.
    La Cassazione ha sostanzialmente confermato la sentenza di Corte d’Appello, compresa la provvisionale già disposta di 50.000 euro. Ma finora il sacerdote non ha pagato neppure un centesimo. E qualsiasi azione legale per la richiesta di risarcimento rischia di cadere nel vuoto: il sacerdote, infatti, risulta nullatenente.
    Al momento dell’arresto di don Marco, il vescovo di Aversa mons. Milano dichiarò che preferiva aspettare i tempi della giustizia. “La giustizia ha fatto il suo corso ma monsignor Milano non ha ancora pronunciato una parola” afferma Sergio Cavaliere, l’avvocato della vittima. “Non una parola di pietà per la sorte della vittima in questi due anni e cinque mesi. Eppure si è preoccupato della sorte di don Marco, “promettente teologo”.”
    In questi due anni e cinque mesi, don Marco Cerullo è stato agli arresti domiciliari presso una comunità religiosa, nel frusinate, che accoglie anche giovani e giovanissimi. “Non sappiamo se nella comunità protetta si è astenuto “da ogni ufficio o servizio in strutture frequentate da minori” come prescritto dal GUP Chiaromonte il 19 novembre 2008” sostiene l’avv. Cavaliere. “ E non sappiamo se don Cerullo continuerà a dir messa, scontata la reclusione.”
    Sul conto di don Marco e della diocesi di Aversa rimangono aperti molti interrogativi. Don Marco ha frequentato il seminario minore di Aversa, dove accedono bambini delle scuole medie e ragazzi delle scuole superiori. Ed è proprio in quel seminario che è celebre il “gioco dello scarpone”, una metafora, neppure troppo velata, per l’atto dell’abuso sessuale. In quel seminario don Marco è tornato, in seguito, come assistente spirituale dei giovanissimi allievi. E’ stato poi trasferito come parroco a Villa Literno e da lì, appena un mese prima dell’arresto, trasferito come viceparroco a Casal di Principe.

    Possibile che la diocesi non abbia mai ricevuto segnalazioni sul conto di don Marco, sospetti, chiacchiere, insomma, qualcosa che inducesse a una maggiore attenzione sull’operato del sacerdote? In fondo, certe “inclinazioni” non si manifestano improvvisamente.
    “Non ho ricevuto mai alcuna segnalazione, sul conto del sacerdote” afferma il vescovo di Aversa, monsignor Milano. “E’ un grande dolore che sopporto ormai da quando ho saputo dell’arresto. Tuttavia la cattiva condotta di un sacerdote non deve inficiare l’opera dei sacerdoti che invece compiono quotidianamente il proprio dovere nei confronti della Chiesa e dei fedeli.”
    Le disposizioni del Papa, in merito alle accuse di abusi sessuali nei confronti di sacerdoti sembrano essere piuttosto chiare e prevedono un procedimento canonico. “Il procedimento è già stato aperto,” sostiene monsignor Milano “Si tratta di una indagine della Congregazione per la Dottrina della Fede, cui spetta la competenza per questi casi particolari. La Chiesa segue le direttive del Santo Padre, che per noi è un faro lungo il nostro percorso spirituale.”
    Le persone abusate hanno necessità di rivolgersi a specialisti per tentare di superare il trauma e le cure sono piuttosto costose. Don Marco non ha mai risarcito la vittima e risulta nullatenente. Forse la diocesi, per dovere se non altro morale, potrebbe in qualche modo provvedere al risarcimento, o comunque all’assistenza della vittima. “Queste sono decisioni che un vescovo non può prendere da solo,” ribadisce il vescovo Milano “sarà vagliato il problema dalla collegialità e sarà presa una decisione.” Non una parola sulla possibilità di incontrare la vittima, almeno per offrire le scuse e il conforto spirituale alla famiglia.

    Don Marco Cerullo, che non era presente alla sentenza, sarà probabilmente tradotto in carcere a breve. Ha scontato 2 anni e 5 mesi agli arresti domiciliari. Gli restano 4 anni e 3 mesi da trascorrere in carcere, ma con lo sconto della pena per buona condotta (3 mesi l’anno) il sacerdote probabilmente finirà col restare in carcere poco più di due anni e mezzo. La sua vittima, invece, resterà segnata dagli abusi subiti per tutta la vita.

  • Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa

    Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa

     

    Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa
    «Vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione alla Chiesa viene dall’interno»

    Oggi vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione della Chiesa viene dall’interno, dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa, e non dai nemici fuori». Lo ha affermato Benedetto XVI durante il volo che lo ha condotto in Portogallo, con riferimento alla scandalo degli abusi su minori, che ha definito «realmente terrificante». «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovanni Paolo II – ha detto il Papa -, nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare». Le attuali «sofferenze» della Chiesa, in conseguenza degli abusi su minori commessi da sacerdoti, fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima ha aggiunto Benedetto XVI e «il perdono non sostituisce la giustizia».

    VERGINE FATIMA E VANGELO – «La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di amore e senza speranza nella salvezza, sorgente di speranza». Dopo il suo arrivo Benedetto XVI ha salutato tutti: «Indipendentemente dalla loro fede e religione va il mio saluto amichevole, in particolare a quanti non hanno potuto venire al mio incontro», ha assicurato professandosi «pellegrino della Madonna di Fatima, investito dall’Alto nella missione di confermare i miei fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso il Cielo». «Da una visione sapiente sulla vita e sul mondo – ha aggiunto Papa Ratzinger nel discorso all’aeroporto internazionale Portela di Lisbona – deriva il giusto ordinamento della società. Posta nella storia, la Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato l’essenziale considerazione del senso umano della vita. Non si tratta – ha sottolineato – di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà. Ciò che distingue è il valore attribuito alla problematica del senso e la sua implicazione nella vita pubblica».

    IL PRESIDENTE CAVACO – Ad accogliere il Papa giunto a Lisbona, prima tappa del suo viaggio in Portogallo, è stato il presidente del Portogallo Anibal Cavaco Silva. Quello nel paese lusitano è il quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Toccato dalla crisi economica più di altri paesi europei, il Portogallo ha adottato, negli ultimi anni, leggi contestate dalla Chiesa cattolica. Il governo socialista ha legalizzato l’aborto nel 2007, il divorzio nel 2008, e ora il Parlamento ha approvato un disegno di legge sul matrimonio gay che il presidente non ha ancora firmato. Da giorni il paese lusitano, ufficialmente all’88% cattolico, si prepara alla visita del papa. Cartelli e gigantografie con la foto del pontefice sopra la scritta «Bem-Vindo o Papa Bento XVI», «Benvenuto Papa Benedetto XVI», tappezzano le strade di Lisbona, Fatima e Porto, le tre tappe della visita del capo della chiesa cattolica, la prima in terra lusitana, cui i giornali dedicano anche oggi decine di pagine. Tre tv portoghesi, una pubblica e due private, hanno iniziato due ore prima dell’arrivo del papa le trasmissioni in diretta sulla sua visita che proseguiranno, seguendo ogni suo movimento, fino a venerdì pomeriggio, quando lascerà Porto per tornare a Roma. Martedì Benedetto XVI celebrerà nel pomeriggio sul Terreiro do Paco, la celebre piazza di Lisbona affacciata sul fiume Tago, una messa davanti a decine di migliaia di fedeli, e in presenza del premier socialista Josè Socrates. Mercoledì il pontefice si sposterà a Fatima, dove già sono arrivate migliaia di pellegrini, e dove sono attesi mezzo milione di fedeli, e venerdi a Porto. Nel santuario mariano il pontefice celebrerà una messa giovedi sulla spianata della Cova da Iria, dove secondo la tradizione cristiana il 1q3 maggio 1917 la Madonna apparve per la prima volta ai tre pastorelli.

    NIENTE VISTO PER AGCA – Per motivi «di sicurezza e di politica estera», il governo di Lisbona ha detto «no», almeno per momento, alla visita a Fatima che Mehmet Ali Agca aveva chiesto di poter compiere in questi giorni in contemporanea con Papa Benedetto XVI. Lo ha reso noto – con una lettera inviata all’Ansa – l’avvocato Aci Ali Ozhan, il legale dell’ex «lupo grigio» turco che il 13 maggio 1981 sparò a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro. Agca è stato scarcerato lo scorso 18 gennaio 2010 dopo aver scontato 29 anni e due mesi di carcere per l’uccisione di un noto giornalista turco. Lo scorso 13 febbraio, sempre tramite il suo legale, Agca aveva scritto in Vaticano chiedendo di poter incontrare Papa Ratzinger a Fatima.

    fonte corriere it

  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    «Nel nostro Paese non c’è bisogno di alcuna commissionie speciale»
    CITTA’ DEL VATICANO
    In Italia non c’è bisogno di «alcuna commissione speciale» sui casi di pedofilia nel clero, sul modello di quella istituita ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti durante l’assemblea generale dei vescovi italiani, riuniti da ieri in Vaticano. Secondo Crociata, «le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano». Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell’ex Sant’Uffizio e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata, a una domanda dei giornalisti, ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». «Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare – ha concluso il segretario della Cei, con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio – è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti».

    Il «dramma» della pedofilia non sta provocando cali delle pre-iscrizioni alle scuole cattoliche nè fenomeni di disaffezione dei credenti, anzi viene visto come «l’occasione per la Chiesa per un salto di qualità », ha aggiunto monsignor Crociata. Pur riconoscendo «l’assoluta gravità e drammaticità del problema», ha sottolineato che «sarebbe una grave distorsione guardare alla vita della Chiesa solo dall’angolo visuale di questa specifica questione». «La Chiesa è ferita – ha aggiunto -, dopo le vittime e con le vittime, perchè viene stravolto quello che la totalità dei credenti, dei responsabili e degli educatori, tranne alcune eccezioni, fa ogni giorno in maniera positiva, costruttiva, a volte anche eroica».

    Il numero due della Cei ha detto di «non avere notizia» di cali di iscrizioni alle scuole cattoliche, «perchè la reazione, come ha dimostrato anche il raduno in Piazza San Pietro di domenica 16 maggio, è che la Chiesa vuole affrontare il problema e superarlo». «Il popolo cattolico – ha proseguito mons. Crociata – ha orrore del fenomeno pedofilia, vuole che sia affrontato con chiarezza e con le misure necessarie, ma, superandolo, vuole che la Chiesa cresca in qualità ». E per la prima volta da quando è scoppiato il caso della pedofilia, la Conferenza episcopale italiana rende noto che sono cento i casi di abusi sessuali sui minori da parte di preti cattolici che i vertici della Chiesa italiana hanno registrato negli ultimi dieci anni. «In termini generali e veritieri ci risultano un centinaio di casi relativi a procedimenti canonici avviati nell’ultimo decennio», ha dichiarato Crociata.