Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori.

    Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

    E’ una chiesa del quartiere Pigneto

    Minori e sesso nel pc Indagato prete polacco

    Il caso nel quartiere Pigneto. Con il computer della chiesa per quattro volte avrebbe scaricato immagini e video perdopornografici.

  • Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori. Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

  • Le telecamere di Annozero si accendono su don Maniago

    Le telecamere di Annozero si accendono su don Maniago

    Repubblica — 03 maggio 2010 pagina 1 sezione: FIRENZE
    CASO don Catini, le telecamere di Annozero a caccia del vicario Claudio Maniago, il vescovo ausiliario accusato dalle vittime di aver chiesto il silenzio su tutta la vicenda degli abusi sessuali. All’uscita della chiesa di Santa Caterina a Coverciano, dove si era recato per officiare il rito della cresima per una quindicina di ragazzi, il vescovo ausiliare è stato avvicinato dal giornalista Luca Rosini: «Nel 2004 le prime vittime di don Cantini sono venute da lei, perché non ha fatto nulla?» Oppure: «Direbbe di don Cantini che è un “prete vero” ancora oggi?» E ancora: «Riconosce adesso di aver sbagliato e sente di dover chiedere scusa alle vittime?» Il vescovo Maniago non ha però risposto a nessuna delle domande: «Rivolgetevi al mio addetto stampa», ha soltanto detto salendo sulla sua Golfe salutando cortesemente. Il tentativo è continuato nel pomeriggio, davanti alla chiesa di San Barnaba, all’angolo tra via Panicale e via Guelfa. Ma il risultato è stato lo stesso, quasi il caso fosse ormai chiuso per don Maniago. Per le vittime dell’ex parroco della Regina della Pace, oggi ridotto allo stato laicale, a quarant’anni di distanza il caso è invece tuttora aperto: don Lelio Cantini commise abusi per circa quattordici anni e don Maniago, suo pupillo, nel giorno della sua nomina a vescovo lo definì «prete vero, che mi è stato e mi è di esempio». – MASSIMO VANNI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/03/le-telecamere-di-annozero-si-accendono-su.html

  • Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo
    fonte repubblica it

    Lo scrive il quotidiano De Morgen. Secondo il racconto, André Leonard, arcivescovo della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote dopo che aveva ripetutamente abusato di un ragazzo. La denuncia del giovane: “Non ha denunciato perché tra i due è stato varato un accordo finanziario”

    BRUXELLES – André Leonard, primate della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote pedofilo, impedendo che il religioso potesse finire in tribunale. E’ questa la rivelazione pubblicata dal quotidiano belga De Morgen, che riporta il racconto della presunta vittima, Joel Devillet.

    Durante gli anni ’80, Devillet sarebbe stato ripetutamente oggetto di abusi sessuali da parte del parroco del suo villaggio, e nel 1996 si sarebbe finalmente confidato con Leonard, allora vescovo della diocesi di Namur: “Lui ha però lasciato fare. E’ stato varato un accordo finanziario, in base al quale il sacerdote avrebbe pagato un terzo della mia terapia, il vescovo un altro terzo mentre il resto sarebbe stato a mio carico ma nonostante avesse ammesso i fatti, questo sacerdote è rimasto al suo posto per altri cinque anni e ha continuato a fare vittime: Leonard ha fatto di tutto perché si evitasse un processo”, ha dichiarato Devillet.

    Il portavoce di Leonard non ha commentato la vicenda, limitandosi a sottolineare come sul caso stia lavorando la magistratura belga. Il caso è infatti davanti al tribunale di Namur, dove l’uomo che dice di aver subito violenze, dal 2009.

    (29 aprile 2010)

  • PEDOFILIA: CHIESA CATTOLICA COINVOLTA IN ALTRI CASI IN SCANDINAVIA

    PEDOFILIA: CHIESA CATTOLICA COINVOLTA IN ALTRI CASI IN SCANDINAVIA

    28-04-10
    (ASCA-AFP) – Oslo, 28 apr – Lo scandalo dei preti pedofili si allarga anche in Scandinavia.

    In Norvegia sono venuti alla luce altri nove casi di abusi. Li ha rivelati la presidente del consiglio etico della Chiesa norvegese, Roennaug Aaberg Andresen, in un’intervista al quotidiano Adresseavisen, aggiungendo che ”spetta alle vittime e ai loro famigliari decidere se denunciare i fatti alla polizia. Alcune di loro hanno detto di volerlo fare”.

    I nuovi casi arrivano a tre settimane dalle rivelazioni su un ex vescovo di Trondheim, il tedesco Georg Mueller, che abuso’ di un ragazzo del coro nei primi anni novanta e che secondo le accuse sarebbe stato coperto dal Vaticano fino allo scorso anno.

    I media norvegesi hanno riportato anche il caso di un pastore protestante della Chiesa Evangelica Luterana, accusato di aver inviato messaggi di natura sessuale a tre dei suoi quattro figli. Nel paese sono in tutto 18 i casi finora segnalati. Nella vicina Svezia, gli episodi denunciati sono saliti a cinque, dopo il racconto fatto da una donna quarantenne che al quotidiano Dagen ha detto di essere stata ripetutamente violentata da un prete quando aveva quattro anni ed era ospite di un orfanatrofio cattolico.

    red-uda/sam/s

  • Schifani difende il papa: “Non fugge per paura di fronte ai lupi”

    Schifani difende il papa: “Non fugge per paura di fronte ai lupi”

    Schifani difende il papa: “Non fugge per paura di fronte ai lupi”

    Intervenendo questo pomeriggio in Vaticano per la celebrazione del quinto anniversario del pontificato di Benedetto XVI, promossa dai padri concezionisti, il presidente del Senato Renato Schifani si é speso in una accorata difesa del papa. “Di fronte alle insidie, ai tradimenti, agli scandali, alle ferite aperte e dolorose della Chiesa, Benedetto XVI non fugge per paura di fronte ai lupi”, ha affermato Schifani. Il papa avrebbe condannato “senza scorciatoie” le violenze e “non si é limitato a manifestare la propria indignazione per il torto e la violenza subiti” ma con le vittime degli abusi sessuali “ha voluto condividere la sofferenza, la preghiera, il dolore destinato a rimanere”.
    Schifani ha esaltato la figura di Benedetto XVI, che “si oppone alla ‘mistica dell’indistinzione’, al relativismo, che considera eguale o equivalente, senza distinzione, qualsivoglia ideale”, sottolineando la “continuità” col pontificato del suo predecessore Giovanni Paolo II e ricordando in particolare il venerdì santo del 2005, quando “la parola ferma di Joseph Ratzinger” ha denunciato la “sporcizia” nella Chiesa.
    Il presidente del Senato si é inoltre scagliato contro il tentativo, a suo dire, “di ingenerare un vero e proprio ‘panico morale’, teso a minare il cuore stesso del magistero attraverso l’erosione del rapporto di fiducia che é alla base di ogni sfida comunicativa e, in particolare, della sfida educativa”. “A chi vuole nascondere con un chiassoso brusio mediatico il messaggio di speranza e la testimonianza di carità della chiesa” ha concluso il presidente del Senato “Benedetto XVI contrappone un percorso di risalita dall’orrore attraverso la mitezza evangelica”.

    http://www.uaar.it/news/2010/04/28/schifani-difende-papa-non-fugge-per-paura-di-fronte-ai-lupi/

  • Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    di Dario Ferri
    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?
    pubblicato il 27 aprile 2010 alle 10:06 dallo stesso autore – torna alla home

    La storia del Cardinale Groer viene spesso portata ad esempio del comportamento cristallino di Joseph Ratzinger riguardo gli abusi del clero. Ma, svela il New York Times, basta guardare da vicino la storia per accorgersi che di incongruenze ce ne sono molte.

    Anche stavolta è il New York Times a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso: i difensori di Papa Benedetto XVI hanno sempre portato ad esempio dell’attenzione con cui Joseph Ratzinger ha combattuto la pedofilia la questione del cardinale austriaco Hans Hermann Groer, dimessosi dai suoi ruoli a sei mesi dall’apparizione sui media delle accuse di molestia nei confronti di alcuni ragazzi nel 1995.

    BLOCCATO DAL VATICANO? – Nell’occasione, secondo i suoi difensori, Ratzinger si spese per una piena indagine interna, ma venne bloccato dai suoi superiori. Eppure un teologo bavarese dice che basta guardare con maggiore attenzione a quanto accaduto per rendersi conto che le cose andarono in maniera molto diversa. Ad esempio, si ricorda che la nomina di Groer fu apertamente sponsorizzata da Ratzinger nel 1986, quando l’allora cardinale fu pronto a consigliare Giovanni Paolo II sulla questione. E’ vero che oggi papa Benedetto ha incontrato le vittime della pedofilia, Ma mentre spesso, da cardinale, ha usato la sua influenza per far rispettare la dottrina e il clero emarginare i membri le cui opinioni erano divergenti dalla propria, sembrava meno disposto a quel tempo a perseguire aggressivamente i sexual offenders.

    IL CASO GROER – Groer è un caso particolare: aveva molti appoggi ed amicizie nella Curia Romana e condivideva con Giovanni Paolo II la devozione per la Vergine Maria. Quattro vescovi austriaci, tra cui il suo successore a Vienna, hanno considerato “moralmente certa” la responsabilità del cardinale nei casi di abuso. Alcune delle sue giovani vittime, il cui numero varia da 12 a 30, hanno raccontato che il cardinale chiedeva loro di seguirlo nel confessionale, faceva togliere i vestiti e quindi abusava di loro. Groer però non ha mai confessato nulla. E’ scomparso dalla vita pubblica, si è ritirato in un convento da lui fondato e lì ha vissuto fino alla sua morte nel 2003. Padre Kreen, il favorito alla promozione nel ruolo superato da Groer, era anche lui sospettato di non saper reprimere i suoi gusti sessuali – era stato beccato con materiale pedopornografico – ma venne bocciato perché non aveva una laurea in teologia, ma solo quella in filosofia, come fece notare l’allora cardinale Ratzinger.

    I PICCOLI ANGELI – Il problema è che i sospetti su Groer erano ben precedenti al periodo della sua nomina. Il reverendo Udo Fischer, un prete che ha partecipato al seminario maschile Hollabrunn nell’Austria orientale nel 1960 e primi anni 1970, dove il cardinale Groër aveva vissuto e insegnato per decenni, ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate Clemens Lashofer di Göttweig per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere“.

    LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO – Le voci che circondavano il cardinale Groër andavan però oltre la cerchia di coloro che hanno subito le mani. Josef Votzi, il giornalista che ha rotto lo scandalo nel 1995 nella rivista Profil, è un alunno di Hollabrunn e ha detto che anche tra i membri del personale dell’Arcidiocesi di Vienna che lui ha intervistato la storia era “un segreto di Pulcinella”. Nel 1995 la vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo , allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni, due decenni prima a Hollabrunn. A Roma, qualche settimana dopo, secondo il Cardinale Schönborn, il cardinale Ratzinger in una conversazione a porte chiuse gli rivelò che voleva istituire una commissione d’inchiesta, ma venne fermato. “Questo per me è una delle migliori indicazioni che so per esperienza personale che il Papa di oggi ha avuto un molto deciso, chiaro di gestire casi di abuso“, ha detto. “E ‘diventato ben presto chiaro che la corrente che regnava a Roma non era quella che esigeva chiarezza qui. Il Cardinale Ratzinger mi ha detto che dall’altra parte, il lato diplomatico, aveva prevalso“. Il “lato diplomatico“, dicono gli austriaci, era guidato dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano, e dall’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II.

    RETICENZE E OMISSIONI – Schonborn però non riesce a spiegare come mai Ratzinger avesse influenza sulla scelta dei cardinali, ma non sull’apertura di indagini su di loro: “Io non posso spiegare tutto, so solo che è andata così“. Nelle lettere che l’attuale papa ha inviato ai membri del clero austriaco dopo lo scandalo, non fece menzione degli abusi sessuali dell’arcivescovo, avvisando invece i vescovi di non cedere terreno sulle proposte riformiste dei movimenti cattolici di base. Nel 1996, il cardinale Groër è stato nominato capo di un convento in Germania, sotto la supervisione di Göttweig, e appariva ancora alle funzioni ufficiali della Chiesa. Questo ha scatenato una ribellione alla fine del 1997 tra alcuni dei suoi ex allievi e le vittime, che hanno chiesto le sue dimissioni. Di fronte a tali sconvolgimenti, i funzionari della chiesa rimossero il cardinale Groër dal convento e lo rimandarono a gennaio al convento dove aveva vissuto dopo che era stato costretto all’addio nel 1995. Poco tempo dopo, Giovanni Paolo II ha approvato una indagine del Vaticano.

    DARE IL SILENZIO COME SPIEGAZIONE – Ma nessun risultato dell’indagine è stato mai reso pubblico, e il Cardinale Groër non è mai comparso di fronte ad un giudice chiesa né è stato destinatario un rimprovero pubblico di Roma, per non parlare di un processo secolare. Molti nel clero austriaco hanno criticato quello che hanno visto come un tentativo da parte di Roma di proteggere un cardinale, ignorando le vittime che chiedono giustizia. Gottfried Schatz, il numero due del Göttweig che aveva contribuito a guidare la protesta contro il cardinale Groër, ha lasciato nel settembre 1998 e ha chiesto la rimozione dal sacerdozio, cosa che gli è stata concessa insolitamente presto, entro un anno. “Hanno fatto tanto quando avevano davanti l’indignazione pubblica, e non di più“, secondo Padre Schermann.

    http://www.giornalettismo.com/archives/61008/preti-pedofili-benedetto-xvi/

  • Alassio: centinaia di “fiammelle” per don Luciano Massaferro

    Alassio: centinaia di “fiammelle” per don Luciano Massaferro

    Alassio. Hanno certezze che nemmeno le indagini della magistratura sembrano aver scalfito. Si attaccano alle fiammelle fioche delle candele che tengono in mano, come se queste potessero far luce su una vicenda in gran parte ancora “oscura”. Sono i parrocchiani e amici di don Luciano Massaferro, che sfilano per le vie alassine per testimoniare la propria vicinanza a quel sacerdote che, per loro, è uno di famiglia.

    “Non siamo qui nè per fare accuse, nè per fare notizia – esordisce monsignor Giorgio Brancaleoni, vicario della Diocesi e attuale reggente della parrocchia affidata a “don Lu” – ma solo per pregare per un nostro fratello in difficoltà. Vogliamo solo la verità”. Parole a cui fanno seguito quelle scritte su un telegramma dal prete alassino chiuso in carcere con la pesante accusa di pedofilia, il quale ha voluto essere idealmente vicino ai suoi parrocchiani: “Sono con voi – ha scritto nero su bianco don Luciano – pregherò insieme a tutti voi nel corso di questa serata”. Una sorta di ringraziamento per chi, nel mare di dubbi sollevato dalle indagini, crede ciecamente nella sua innocenza.

    Sono quasi 500 i partecipanti alla fiaccolata partita alle 21,30 dalla chiesa di Sant’Ambrogio ad Alassio e intitolata “Canta e cammina, preghiamo insieme per don Luciano, i sacerdoti e la comunità”. Sul sagrato della chiesa di Sant’Ambrogio ci sono auto e pullman con a bordo fedeli che non hanno voluto mancare all’appuntamento di questa sera. A tutti è stato consegnato un libretto su cui è scritto: “Questa sera desideriamo camminare e cantare insieme e per essere vicini a don Luciano e a tutti i sacerdoti che sono nel bisogno. Desideriamo che le nostre voci entrino nel cuore Dio per affidargli don Luciano e la nostra chiesa”.

    Questa sera, nei cuori dei partecipanti, c’è solo la speranza – anzi, la convinzione – che i racconti di una ragazzina di undici anni che parlano di abusi e violenze ripetute, siano un grosso equivoco che non potrà che essere chiarito al più presto.

    Guarda le foto della fiaccolata qui: http://www.ivg.it/2010/04/26/alassio-centi…ro/#postcomment

    Lontano dalle fiaccolate e “dalla parte delle bambine di Alassio”

    Sono indignati, alcuni perfino disgustati, davanti alla difesa incondizionata di “un presunto pedofilo in attesa di giudizio”, come si legge online. Alcuni di loro hanno anche assistito alla fiaccolata “pro-don Luciano” organizzata ieri sera per le vie di Alassio, con gli occhi increduli di chi non condivide per nulla il pensiero delle centinaia di persone che sfilavano con le candele in mano e con la convinzione che il proprio amico-parroco sia vittima di un grosso equivoco.

    “Appena assistito alla processione per don Luciano – scrive Sonia su Facebook -. Mi auguro davvero che sia innocente perchè non voglio pensare a come possano essersi sentiti i familiari della bambina quando passava tutta quella gente con le fiaccole, striscioni e cartelli, cantando e pregando il Signore per riavere il prete libero! Ma possibile che tra tutta quella gente nessuno abbia il minimo dubbio che possa essere colpevole?”.

    Sonia è uno dei 277 membri del gruppo “Dalla parte delle bambine di Alassio” che trova scandaloso che si additi la presunta vittima di un abuso come “una bugiarda patologica e inattendibile” e un presunto pedofilo come persona innocente a prescindere. “Vergogna” è la parola più “battuta” sulla tastiera del computer e lanciata online. “Davanti all ingresso della chiesa hanno messo uno striscione gigantesco con scritto: “don Lu siamo con te”…vergogna!”: a dirlo è Sabina e a farle da eco arrivano in tanti. “E’ veramente nauseante, nauseante la diocesi e nauseanti i pecoroni” aggiunge Mara, mentre Donata non usa mezzi termini quando scrive: “Non una parola di carità cristiana verso la bambina, che vergogna, le ‘pie donne’ delle parrocchie di san Giovanni e di san Vincenzo dovrebbero vergognarsi”.

    E ancora: “Si professano cristiani e poi lapidano in pubblico una bimba indifesa, senza neanche porsi il minimo dubbio di chi sia veramente la vittima”, aggiunge Luca, mentre tutti guardano al 24 maggio, giorno dell’inizio del processo, come ad una data che renderà giustizia a quella bambina a cui nessuno sembra pensare. “Il 24 maggio inizierà il processo. Speriamo che la giustizia faccia del suo meglioe poi facciamo un pulmino per andare a trovare il don e dirgli tutto ciò che pensiamo!”.

  • Lontano dalle fiaccolate e “dalla parte delle bambine di Alassio”

    Lontano dalle fiaccolate e “dalla parte delle bambine di Alassio”

    Sono indignati, alcuni perfino disgustati, davanti alla difesa incondizionata di “un presunto pedofilo in attesa di giudizio”, come si legge online. Alcuni di loro hanno anche assistito alla fiaccolata “pro-don Luciano” organizzata ieri sera per le vie di Alassio, con gli occhi increduli di chi non condivide per nulla il pensiero delle centinaia di persone che sfilavano con le candele in mano e con la convinzione che il proprio amico-parroco sia vittima di un grosso equivoco.

    “Appena assistito alla processione per don Luciano – scrive Sonia su Facebook -. Mi auguro davvero che sia innocente perchè non voglio pensare a come possano essersi sentiti i familiari della bambina quando passava tutta quella gente con le fiaccole, striscioni e cartelli, cantando e pregando il Signore per riavere il prete libero! Ma possibile che tra tutta quella gente nessuno abbia il minimo dubbio che possa essere colpevole?”.

    Sonia è uno dei 277 membri del gruppo “Dalla parte delle bambine di Alassio” che trova scandaloso che si additi la presunta vittima di un abuso come “una bugiarda patologica e inattendibile” e un presunto pedofilo come persona innocente a prescindere. “Vergogna” è la parola più “battuta” sulla tastiera del computer e lanciata online. “Davanti all ingresso della chiesa hanno messo uno striscione gigantesco con scritto: “don Lu siamo con te”…vergogna!”: a dirlo è Sabina e a farle da eco arrivano in tanti. “E’ veramente nauseante, nauseante la diocesi e nauseanti i pecoroni” aggiunge Mara, mentre Donata non usa mezzi termini quando scrive: “Non una parola di carità cristiana verso la bambina, che vergogna, le ‘pie donne’ delle parrocchie di san Giovanni e di san Vincenzo dovrebbero vergognarsi”.

    E ancora: “Si professano cristiani e poi lapidano in pubblico una bimba indifesa, senza neanche porsi il minimo dubbio di chi sia veramente la vittima”, aggiunge Luca, mentre tutti guardano al 24 maggio, giorno dell’inizio del processo, come ad una data che renderà giustizia a quella bambina a cui nessuno sembra pensare. “Il 24 maggio inizierà il processo. Speriamo che la giustizia faccia del suo meglioe poi facciamo un pulmino per andare a trovare il don e dirgli tutto ciò che pensiamo!”.

    www.ivg.it/2010/04/27/lontano-dalle…ine-di-alassio/

  • “Il N. Y. Times non è anti-cattolico sugli scandali Vaticano reticente”

    “Il N. Y. Times non è anti-cattolico sugli scandali Vaticano reticente”

    Usa, l’articolo del garante dei lettori del quotidiano: “La Curia ha insabbiato”. “Il gornale ha il dovere di seguire le vicende fin dove conducono, anche alla porta del Papa”
    di CLARK HOYT

    UN ALTO esponente del Vaticano ha dichiarato che il New York Times “pecca di scorrettezza quando tratta di Papa Benedetto”. L’arcivescovo di Brooklyn ha esortato i suoi parrocchiani a tempestare il giornale di messaggi accusandolo di accanirsi contro la chiesa cattolica. Anche i lettori del Wall Street Journal e di altre pubblicazioni hanno attaccato il quotidiano. Centinaia di persone hanno scritto anche a me.

    Il New York Times non è certo l’unico tra i giornali mondiali ad essersi occupato dello scandalo degli abusi sessuali nella chiesa cattolica, che recentemente ha toccato anche l’arcidiocesi tedesca un tempo di papa Benedetto XVI. Ma è stato in particolare un articolo del mese scorso a toccare un nervo scoperto. Sulla base di documenti giudiziari, il quotidiano è entrato nel merito di come gli esponenti della chiesa locale e il Vaticano gestirono il caso di un prete di Milwaukee accusato di aver molestato addirittura 200 bambini sordi. E ha affermato che alti esponenti del Vaticano, tra cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger, non intervennero riducendo Padre Lawrence Murphy allo stato laicale, nonostante i ripetuti appelli dei vescovi americani, secondo i quali la mancata punizione avrebbe messo in imbarazzo la chiesa.

    Il caso Murphy, nella cronaca che ne ha fatto il New York Times, documentata da atti giudiziari pubblicati sul sito web del quotidiano, si può riassumere in questi termini: Murphy prestò servizio presso una scuola cattolica per bambini non udenti dal 1950 al 1974. Benché fosse giunta notizia ai tre arcivescovi succedutisi a capo della diocesi che il sacerdote molestava i bambini, Murphy fu trasferito in sordina nel Wisconsin settentrionale, dove continuò per 24 anni a lavorare con bambini nelle parrocchie e in un carcere minorile. I vertici ecclesiastici non lo denunciarono mai alle autorità giudiziarie, e non venne dato seguito alle denunce presentate dalle vittime e dai loro familiari alla polizia e ai pubblici ministeri. Nel 1996, dopo più di 20 anni dal trasferimento di Murphy, l’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, scrisse a Ratzinger informandolo di essere appena venuto a conoscenza di un atto particolarmente grave compiuto dal sacerdote, ossia adescamento in confessionale, a scuola. Pur non avendo ricevuto risposta, Weakland diede avvio ad un processo ecclesiastico. Preoccupato per i termini di prescrizione del reato, si rivolse ad un altro ufficio a Roma per ottenere una deroga, ma fu reindirizzato all’ufficio di Ratzinger.

    Dopo otto mesi, il vice di Ratzinger, Cardinal Tarcisio Bertone, oggi seconda massima carica del Vaticano, autorizzò un processo che avrebbe potuto condurre all’allontanamento di Murphy dal sacerdozio. Ma Murphy si appellò a Ratzinger, sostenendo che le accuse si riferivano a più di 25 anni prima, che ormai aveva 72 anni ed era in cattive condizioni di salute, e che si era pentito. Bertone allora suggerì di intervenire senza arrivare all’allontanamento. Weakland disse che in un incontro in Vaticano non riuscì a persuadere Bertone ed altri alti prelati a far proseguire il processo, interrotto nel 1998, poco prima della morte di Murphy. Questa versione dei fatti è documentata.

    Molti lettori, inclusi esponenti religiosi, hanno inteso l’articolo come un attacco diretto a Papa Benedetto XVI. Ma molte delle critiche mosse non reggono. Scivendo sul National Review Online, Raymond J. de Souza, sacerdote e docente presso la Queen’s University dell’Ontario, dice che il New York Times accusa Ratzinger di “essere intervenuto” per salvare Murphy. Non è così. L’articolo non stabilisce il ruolo di Ratzinger, se mai lo abbia avuto, si limita a dire che le comunicazioni riguardanti il caso Murphy furono indirizzate a Ratzinger e che il suo vice intervenne. C’è una bella differenza.
    Alcuni lettori dicono che il New York Times è anti-cattolico. Si chiedono come mai non dia pari risalto a vicende di abusi sessuali nelle scuole, o in altre religioni. Altri sostengono che con Benedetto XVI la reazione del Vaticano a questi casi è migliorata, sono state snellite le procedure per dar seguito alle denunce e scusarsi con le vittime. Ma sarebbe irresponsabile ignorare le continue rivelazioni, come quelle relative ai tempi in cui Benedetto XVI era arcivescovo a Monaco di Baviera.
    Che piaccia o meno, esistono circostanze che hanno legittimato questo andazzo per anni, incluso un sistema ben documentato di negazione e insabbiamento in un’istituzione con miliardi di seguaci. Per quanto doloroso sia, il giornale ha l’obbligo di seguire la vicenda fin dove conduce, anche alla porta del Papa.
    (© New York Times/la Repubblica. Traduzione di Emilia Benghi)

    (26 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/26/news/nyt_vaticano-3622813/