Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Pedofilia. Arrestato padre Davide Mordino, prete francescano. Spretato, Le vecchie accuse: Soldi della parrocchia per sesso e foto pedopornografiche

    Pedofilia. Arrestato padre Davide Mordino, prete francescano. Spretato, Le vecchie accuse: Soldi della parrocchia per sesso e foto pedopornografiche

    Sciacca (Ag) -Tanti messaggi di solidarietà ed anche l’organizzazione di una petizione popolare per Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guida la parrocchia di San Calogero. Il frate alcuni giorni fa è improvvisamente scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani che da anni lo seguono intensamente, collaborando nella rivitalizzazione della parrocchia situata nella parte più alta della città.

    Si disse che padre Mordino si era allontanato volontariamente, ma in realtà si è poi appreso che il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco.

    L’interessato, contattato da alcuni amici fidati, avrebbe riferito di trovarsi a Palermo, la su città d’origine, e che la sua «fuga» improvvisa è dovuta a voci che lo hanno turbato profondamente.
    I suoi superiori gli hanno ordinato di lasciare la città e di mettersi da parte, senza specificare se ci sarebbero state possibilità di rientrare nell’incarico presso la Basilica di San Calogero.

    Le dicerie incontrollate si riferiscono a presunte e poco edificanti frequentazioni da parte del frate, ma anche alla gestione della parrocchia ed una denuncia all’autorità giudiziaria che non ha però avuto nessuna conferma nemmeno dalle autorità competenti. Nessuna denuncia, e nemmeno indagini, dunque, ma soltanto voci di paese con accuse pesantissime.

    Il caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: «Davide ti sono molto vicino e soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due anni fa era a Sciacca, la verità trionferà».

    Molti fedeli gli sono vicini, tanto da organizzare una petizione popolare, un modo per manifestargli solidarietà e fargli sentire il loro calore, per difenderlo da accuse che sono tutte da dimostrare. Il parroco era riuscito a creare un bel rapporto con i suoi parrocchiani e anche con la città, facendo spesso sentire la sua voce nei temi riguardanti la vita sociale e politica.
    Giusepe Recca

    www.fraticappuccini.it/attualita/rassegna/view.php?id=16669

    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero
    Davide Mordino

    Davide Mordino

    Sta facendo discuitere da alcuni giorni l’improvviso allontanamento di Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guidava la parrocchia di San Calogero, a Sciacca. Il frate alcuni giorni fa è scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani. Il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco. Il
    caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme
    a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di
    stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un
    altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: “Davide ti sono molto vicino e
    soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due
    anni fa era a Sciacca, la verità trionferà”.
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    www.agrigentoflash.it/2010/01/09/sc…i-san-calogero/

    Inviato – 09 January 2010 : 16:01:27 Vedi Profilo Rispondi con Citazione Invia un Messaggio Privato a admin A sciacca da giorni non si parla d’altro, ossia di fra davide mordino. Il parroco della basilica di san calogero e’ stato momentaneamente allontanato su decisione del suo superiore del terzo ordine regolare francescano. Sul conto di fra davide girano voci controverse e perfino scabrose. Eppure, a differenza di quanto si dice, il parroco non solo non e’ sotto indagine giudiziaria, come ha confermato al nostro telegiornale il procuratore pantaleo, ma addirittura sarebbe vittima di un complotto contro di lui per metterlo in cattiva luce.

    Allontanato dalla Basilica di San Calogero della quale da qualche anno è parroco Fra Davide Mordino. A deciderlo è stato Fra Massimo Cucinotta, Ministro del Terzo Ordine Regolare, istituto francescano del quale l’ormai noto sacerdote presente a Sciacca da anni fa parte. Una decisione, quella di Fra Massimo Cucinotta, che negli ultimi giorni si è precipitato a Sciacca alloggiando alla Basilica di San Calogero, che appare ancora come provvisoria, posto che il Terzo Ordine di concerto con la Curia Vescovile di Agrigento, sta effettuando tutti gli accertamenti del caso.

    Tutto scaturisce da una raffica di voci e, diciamolo pure, di pettegolezzi che negli ultimi giorni hanno messo in mezzo la figura di Fra Davide. Voci controverse, le ha definite oggi lo stesso Fra Cucinotta, che hanno spinto il Ministro del Terzo Ordine Regolare ad allontanare Fra Davide da un ambiente che, a giudizio del superiore, era diventato molto discusso. Un ambiente dal quale il 37enne parroco palermitano doveva allontanarsi – aggiunge fra Cucinotta – anche nell’ambito del necessario recupero di una sua maggiore serenità.

    Nessun commento di Fra Massimo sulla natura di tali voci. “Io in queste ore ho ascoltato tante testimonianze – si è limitato a dire – e stiamo facendo le nostre valutazioni sulla base di quanto stiamo apprendendo, posto che – ha concluso Fra Massimo – occorre ricoredarsi che i trasferimenti dei frati rientrano in una dinamica normalissima di servizio alla Chiesa.

    Voci che riferiscono di presunte situazioni addirittura scabrose, ma che vengono smentite nel modo piu’ categorico dal procuratore capo della Repubblica di Sciacca Vincenzo Pantaleo che al nostro telegiornale ha dichiarato che Fra Davide non è assolutamente sotto indagine da parte della magistratura saccense, come erroneamente invece si sostiene in giro per Sciacca.

    E se a Sciacca c’è chi ha già emesso la sua personale sentenza di colpevolezza, basata sul piu’ tradizionale dei processi sommari, va detto anche che tra le dicerie degli ultimi giorni girano addirittura quelle in base alle quali Fra Davide sarebbe la vittima di un complotto ordito contro di lui. Un complotto per metterlo in cattiva luce ma che potrebbe indurlo nelle prossime ore a a sporgere formale denuncia alle autorità di polizia.

    Nel frattempo è partita perfino una raccolta di firme contro la decisione di allontanare Fra Davide Mordino. “Siamo decisi – si legge nella petizione – a lottare con ogni mezzo consentito per non farci sottrarre il bene primario dlela parrocchia, esprimiamo totale adesione e sostegno alle iniziative legali e di lotta portate avanti dallo stesso Fra Davide Mordino, e chiediamo al ministro provinciale del Terzo Ordine Regolare francescano Massimo Cucinotta di intraprendere ogni utile iniziativa per sospendere l’allontanamente e di intraprendere azione di allontanamento di quelle persone che si sono rese responsabili di gravissime accusa infondate.

    Insomma: Sciacca è alle prese con un nuovo caso, che potrebbe anche fondarsi su fatti assolutamente inesistenti.

  • Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero Davide Mordino

    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero Davide Mordino

     

    Ridda di voci sul giovane frate rimosso dall’Ordine francescano di cui fa parte

    del 09/01/2010
    Sciacca (Ag) –
    Tanti messaggi di solidarietà ed anche l’organizzazione di una petizione popolare per Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guida la parrocchia di San Calogero. Il frate alcuni giorni fa è improvvisamente scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani che da anni lo seguono intensamente, collaborando nella rivitalizzazione della parrocchia situata nella parte più alta della città.

    Si disse che padre Mordino si era allontanato volontariamente, ma in realtà si è poi appreso che il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco.

    L’interessato, contattato da alcuni amici fidati, avrebbe riferito di trovarsi a Palermo, la su città d’origine, e che la sua «fuga» improvvisa è dovuta a voci che lo hanno turbato profondamente.
    I suoi superiori gli hanno ordinato di lasciare la città e di mettersi da parte, senza specificare se ci sarebbero state possibilità di rientrare nell’incarico presso la Basilica di San Calogero.

    Le dicerie incontrollate si riferiscono a presunte e poco edificanti frequentazioni da parte del frate, ma anche alla gestione della parrocchia ed una denuncia all’autorità giudiziaria che non ha però avuto nessuna conferma nemmeno dalle autorità competenti. Nessuna denuncia, e nemmeno indagini, dunque, ma soltanto voci di paese con accuse pesantissime.

    Il caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: «Davide ti sono molto vicino e soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due anni fa era a Sciacca, la verità trionferà».

    Molti fedeli gli sono vicini, tanto da organizzare una petizione popolare, un modo per manifestargli solidarietà e fargli sentire il loro calore, per difenderlo da accuse che sono tutte da dimostrare. Il parroco era riuscito a creare un bel rapporto con i suoi parrocchiani e anche con la città, facendo spesso sentire la sua voce nei temi riguardanti la vita sociale e politica.
    Giusepe Recca

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    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero
    Davide Mordino

    Sta facendo discuitere da alcuni giorni l’improvviso allontanamento di Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guidava la parrocchia di San Calogero, a Sciacca. Il frate alcuni giorni fa è scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani. Il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco. Il
    caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme
    a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di
    stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un
    altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: “Davide ti sono molto vicino e
    soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due
    anni fa era a Sciacca, la verità trionferà”.

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    Inviato – 09 January 2010 : 16:01:27 Vedi Profilo Rispondi con Citazione Invia un Messaggio Privato a admin A sciacca da giorni non si parla d’altro, ossia di fra davide mordino. Il parroco della basilica di san calogero e’ stato momentaneamente allontanato su decisione del suo superiore del terzo ordine regolare francescano. Sul conto di fra davide girano voci controverse e perfino scabrose. Eppure, a differenza di quanto si dice, il parroco non solo non e’ sotto indagine giudiziaria, come ha confermato al nostro telegiornale il procuratore pantaleo, ma addirittura sarebbe vittima di un complotto contro di lui per metterlo in cattiva luce.

    Allontanato dalla Basilica di San Calogero della quale da qualche anno è parroco Fra Davide Mordino. A deciderlo è stato Fra Massimo Cucinotta, Ministro del Terzo Ordine Regolare, istituto francescano del quale l’ormai noto sacerdote presente a Sciacca da anni fa parte. Una decisione, quella di Fra Massimo Cucinotta, che negli ultimi giorni si è precipitato a Sciacca alloggiando alla Basilica di San Calogero, che appare ancora come provvisoria, posto che il Terzo Ordine di concerto con la Curia Vescovile di Agrigento, sta effettuando tutti gli accertamenti del caso.

    Tutto scaturisce da una raffica di voci e, diciamolo pure, di pettegolezzi che negli ultimi giorni hanno messo in mezzo la figura di Fra Davide. Voci controverse, le ha definite oggi lo stesso Fra Cucinotta, che hanno spinto il Ministro del Terzo Ordine Regolare ad allontanare Fra Davide da un ambiente che, a giudizio del superiore, era diventato molto discusso. Un ambiente dal quale il 37enne parroco palermitano doveva allontanarsi – aggiunge fra Cucinotta – anche nell’ambito del necessario recupero di una sua maggiore serenità.

    Nessun commento di Fra Massimo sulla natura di tali voci. “Io in queste ore ho ascoltato tante testimonianze – si è limitato a dire – e stiamo facendo le nostre valutazioni sulla base di quanto stiamo apprendendo, posto che – ha concluso Fra Massimo – occorre ricoredarsi che i trasferimenti dei frati rientrano in una dinamica normalissima di servizio alla Chiesa.

    Voci che riferiscono di presunte situazioni addirittura scabrose, ma che vengono smentite nel modo piu’ categorico dal procuratore capo della Repubblica di Sciacca Vincenzo Pantaleo che al nostro telegiornale ha dichiarato che Fra Davide non è assolutamente sotto indagine da parte della magistratura saccense, come erroneamente invece si sostiene in giro per Sciacca.

    E se a Sciacca c’è chi ha già emesso la sua personale sentenza di colpevolezza, basata sul piu’ tradizionale dei processi sommari, va detto anche che tra le dicerie degli ultimi giorni girano addirittura quelle in base alle quali Fra Davide sarebbe la vittima di un complotto ordito contro di lui. Un complotto per metterlo in cattiva luce ma che potrebbe indurlo nelle prossime ore a a sporgere formale denuncia alle autorità di polizia.

    Nel frattempo è partita perfino una raccolta di firme contro la decisione di allontanare Fra Davide Mordino. “Siamo decisi – si legge nella petizione – a lottare con ogni mezzo consentito per non farci sottrarre il bene primario dlela parrocchia, esprimiamo totale adesione e sostegno alle iniziative legali e di lotta portate avanti dallo stesso Fra Davide Mordino, e chiediamo al ministro provinciale del Terzo Ordine Regolare francescano Massimo Cucinotta di intraprendere ogni utile iniziativa per sospendere l’allontanamente e di intraprendere azione di allontanamento di quelle persone che si sono rese responsabili di gravissime accusa infondate.

    Insomma: Sciacca è alle prese con un nuovo caso, che potrebbe anche fondarsi su fatti assolutamente inesistenti.

  • Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    gennaio 2010 – 20.01 (Ultima Modifica: 08 gennaio 2010)

    GAMBETTOLA – Condanna pesante a 4 anni e 6 mesi, quella che il giudice per l’udienza preliminare Luisa Del Bianco ha inflitto al prete boliviano di 28 anni che nel maggio scorso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un giovane di 22 anni, di origini siciliane. Il giudice ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: la vittima fu violentata al termine di una veglia di preghiera, invitato in canonica con la scusa di un lavoro.

    Quindi si sarebbe consumata la violenza. Qui il prete, vicario della parroco di Gambettola, ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale, sfruttando lo stato di choc del 22enne, secondo l’accusa. Per l’episodio il pm Fabio Di Vizio ha chiesto quattro anni di carcere, ma il giudice ha deciso per quattro anni e mezzo. Il processo si è celebrato con rito abbreviato ed è terminato nella sera di venerdì. Il giudice ha deciso anche per una provvisionale di 106mila euro, un maxi-risarcimento civile che dovrà essere pagato dal prete. L’avvocato della difesa, Alberto Bricchi, ha già anticipato che la sentenza del tribunale di Forlì sarà appellata.

    Notevole anche il risvolto giuridico del processo. A spiegarlo è l’avvocato della parte civile Chiodoni, secondo cui il giudice, con un’apposita ordinanza, avrebbe riconosciuto il diritto della vittima a rivalersi anche sulla diocesi di Cesena per i danni morali. Si tratterebbe di una novità nel campo giuridico italiano per questo tipo di reati. Tuttavia, si è trattato di un diritto riconosciuto in astratto, considerato che nella forma semplificata del processo con rito abbreviato non è possibile inserire responsabili civili aggiuntivi.

    www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/8/148189/

    ABUSI SESSUALI IN CHIESA
    FORLÌ, CONDANNATO PRETE

    Don Alvaro Coca Tejada, boliviano di 27 anni, ex cappellano della parrocchia di Gambettola, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Forlì, che lo ha riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente la sera del 9 maggio 2009 di un giovane di 22 anni attirato, in occasione di una festa in parrocchia, prima nello studio del sacerdote e poi nella sua camera da letto. È stato ritenuto decisivo il referto del pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena: quel ragazzo aveva subito un abuso sessuale. In Tribunale, con rito abbreviato, il giudice Luisa Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio di Vizio. L’ex cappellano, subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo, è stato condannato anche a pagare 106.000 euro alla parte civile: la vittima e l’associazione Papa Giovanni XXIII. Don Alvaro venne arrestato in canonica dalla polizia, mentre dormiva nella propria stanza, all’alba del 10 maggio. La ragione addotta per avvicinare il ragazzo era stata l’intenzione di parlare di un impegno estivo nei campi vacanza organizzati dalla parrocchia. Don Alvaro resterà nel carcere della Rocca di Forlì, da dove non è mai uscito dal giorno dell’arresto. L’avvocato della difesa, il cesenate Alberto Bricchi, attenderà le motivazioni della sentenza poi presenterà sicuramente ricorso in appello.

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi”

    Data: 09/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 14
    Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi
    Violentò un giovane, decisivo il referto medico
    IL REFERTO del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato ieri sera in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia. Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso a divinis’ dal vescovo) attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello. NON si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote che da quel giorno non è più uscito dal carcere viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale. TRE sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare. E così è stato anche ieri. Maurizio Burnacci

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»”

    Data: 10/01/2010
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    Cronaca Locale
    CESENA PRIMO PIANO pag. 3
    «Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»
    L’avvocato Bricchi critica la condanna
    IN CARCERE Don Alvaro Coca Tejada è detenuto a Forlì
    DON ALVARO Coca Tejada, il sacerdote di origini boliviane che il primo aprile compirà 30 anni, ha pagato caro il suo poco ortodosso approccio con un giovane, il 9 maggio 2009, dopo una festa nella parrocchia di Gambettola, dove prestava servizio pastorale. Per il reato di violenza sessuale infatti è stato condannato nel tribunale di Forlì a quattro anni e mezzo di reclusione. Una condanna che sarebbe stata maggiore se non avesse affrontato il giudizio col rito abbreviato che riconosce automaticamente uno sconto di un terzo della pena. E’ A DIR POCO infuriato Alberto Bricchi, l’avvocato difensore: «Sono scandalizzato da questa sentenza. E sono convinto che don Alvaro sia innocente. Perchè una cosa è la condotta sconveniente, soprattutto per un prete, un’altra è la violenza sessuale, un reato gravissimo che ritengo sia stato ingiustamente addebitato a don Alvaro. Ho cercato di dimostrare con perizie mediche e delineando le personalità dei protagonisti che il mio assistito è innocente. Ma il giudice s’è fidato ciecamente della versione della vittima piangente, di fronte ai medici del pronto soccorso, di essere stato violentato. Ma l’attendibilità di questa versione credo dovrebbe essere verificata più a fondo. Lo stesso dovrebbe essere della versione del mio assistito, che ha ammesso il rapporto omosessuale, ma ha sostenuto come il giovane siciliano era consenziente. Io credo che il giudice abbia preso un abbaglio e, appena depositerà la sentenza (s’è presa 15 giorni per farlo), ricorrerò in appello». L’AVVOCATO Bricchi è critico e formale, ma non sa trattenere il disappunto e, se non lo dice in maniera esplicita, lo fa capire: se si fosse trattato di una persona comune’ e non di un sacerdote, forse non ci sarebbe stato l’arresto e la conseguente condanna. Don Alvaro intanto, da quel giorno passa le sue giornate in carcere a Forlì; sta male, è depresso e dimagrito. LA SENTENZA dell’altro ieri ha riaperto la ferita inferta a tutta la diocesi e in particolare alla parrocchia dove don Alvaro era cappellano, con in testa il parroco don Claudio Turci. Il vescovo Antonio Lanfranchi è addolorato e affida al suo ufficio stampa, Francesco Zanotti, questa dichiarazione: «Per noi è un dolore che si rinnova, un grandissimo dolore che segna tutta la comunità cristiana diocesana, che si sente essa stessa vittima di quanto accaduto. Dopo questa prima sentenza il procedimento giudiziario proseguirà, ma al di là di questo, il fatto addebitato a don Tejada rimane gravemente offensivo della dignità umana, del tutto contrario al vangelo e alla responsabilità di ogni sacerdote. Resta, ovviamente, il decreto di sospensione a divinis (don Alvaro per ora rimane sacerdote, ma non può officiare i sacramenti). Preghiamo affidando a Gesù Buon Pastore questo momento di sofferenza». Serafino Drudi ”çV

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Non siamo parte civile per don Alvaro»”

    Data: 12/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 9
    «Non siamo parte civile per don Alvaro»
    RETTIFICA L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII
    PER LA VICENDA giudiziaria che ha visto coinvolto don Alvaro Coca Tejada, 29enne cappellano di Gambettola, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale per un episodio accaduto nella canonica di Gambettola il 9 maggio dell’anno scorso, registriamo un intervento dell’associazione Giovanni XXIII, che ha emesso una nota di rettifica. In quest’ultima vi si legge tra l’altro: «Riguardo alla notizia della condanna per violenza sessuale a carico di don Alvaro, vorremmo precisare che l’Associazione papa Giovanni XXIII non è assolutamente parte in causa di questo procedimento, nè si è costituita parte civile». Ci scusiamo con la comunità fondata da don Oreste Benzi e col suo attuale responsabile, Giovanni Ramonda per averla indebitamente chiamata in causa, anche se solo come “parte civile”.

  • Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Quattro ore di interrogatorio e due secchi `no comment´ da parte del procuratore capo Francantonio Granero e del vice Giovanni Battista sulle possibili ammissioni di Luciano Massaferro, il parroco arrestato la settimana scorsa con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.

    Nessuna conferma, inoltre, che al sacerdote siano stati contestati altri eventuali episodi. Dopo l’interrogatorio di giovedì scorso davanti al gip Emilio Fois ieri sera il sacerdote da martedì scorso in carcere a Chiavari è tornato in Tribunale: non più al quinto, ma al sesto piano, dove affiancato dal suo avvocato Alessandro Chirivì ha risposto alle domande dei magistrati.

    Sui contenuti del lungo interrogatorio anche il legale del sacerdote ha preferito non fare alcun commento. Nei prossimi giorni, sempre a palazzo di giustizia, potrebbero sfilare anche educatori e parrocchiani, persone vicine al sacerdote arrestato per trovare conferma del racconto della ragazzina che vive con la madre ed è sostenuta da suo nonno.

    E sempre ieri sera il vicariato di Alassio con sacerdoti, suore, frati francescani e salesiani si è raccolto con i fedeli di Alassio e delle cittadine limitrofe nella chiesa di Sant’Ambrogio per l’anno sacerdotale voluto dal Pontefice. Ma la preghiera si è rivolta soprattutto a don Luciano Massaferro. «Preghiamo per tutti i sacerdoti e in particolare per don Luciano – ha detto monsignor Angelo De Canis, in apertura della preghiera – lo ricordiamo con affetto al Signore perché gli dia forza e sostegno in questo momento e perché si riveli davvero in tutta la sua pienezza la verità». Alla celebrazione erano presenti anche le associazioni cattoliche diocesane, l’Azione Cattolica con il suo presidente Angelo Ricci, l’Acr con il presidente Viviana Zampieri, il gruppo giovani dei salesiani di Alassio, gli educatori di San Giovanni e San Vincenzo. Presente anche l’assessore comunale ai servizi sociali Loretta Zavaroni. Anche il vescovo della diocesi di Albenga e Imperia, mons. Mario Oliveri ha voluto condividere – ha proseguito monsignor Angelo De Canis – la preghiera in questo momento difficile per il vicariato di Alassio. «Affetto, condivisione e comune preghiera – si legge nel messaggio episcopale – perché la fede e l’unità prendano il sopravvento sull’indifferenza e le divisioni».

  • Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Riceviamo e pubblichiamo l’e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

    “Gent.mo Direttore buonasera.

    Ho letto adesso il Vostro articolo sulla “serata di preghiera straordinaria” per i Sacerdoti e – ma guarda un po’ che caso – per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà…..

    Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh…. pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh….Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E’ come se passasse l’equazione “Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice.” Oppure “I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così”. Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

    Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell’innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

    Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie… chi difende pubblicamente con tanta “convizione di innocenza” don Luciano Massaferro forse – fortunatamente – non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un “contatto ravvicinato” con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
    Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali – in questi casi – serve solo a far rumore e polvere.

    Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo – se lui lo vorrà – a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un’ingiusta calunnia. Anche se non sono “uomo di Chiesa”.
    Per il momento mi auguro – ed auguro a tutte le parti in causa – che la verità arrivi in fretta, per tutti.

    Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l’estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

    Mi perdoni lo “sfogo”, è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l’ottimo – e difficile – lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

    Distinti saluti

    Moreno Masante
    Sanremo

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05

  • A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

    A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

    di VALERIA ROSSI – L’ANSA è breve e concisa: “Un parroco e’ stato arrestato ad Alassio con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di 11 anni. In carcere e’ don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco di S.Giovanni Battista e di S.Vincenzo. L’ ordinanza e’ stata emessa dal gip Fois.

    L’inchiesta e’ scattata dopo una segnalazione dell’ospedale Gaslini di Genova,dove la bimba e’ stata sottoposta ad accertamenti, dopo la denuncia. Per il vescovo ”Il parroco e’ da ritenersi innocente fino a prova contraria”.

    In realtà la notizia è di quelle che colpiscono come una mazzata: i cittadini di Alassio, in particolare i credenti, sono sotto choc, non riescono a crederci. Poi, però…stamattina leggiamo su IVG il racconto di una giovane moglie che da don Luciano ha fatto il corso prematrimoniale: la bella amicizia nata tra lei, suo marito e il parroco si è interrotta quando il prete ha smesso di mandare SMS alla coppia e ha cominciato a mandarli soltanto a lei. SMS a base di “feeling eccezionale, di un rapporto speciale tra lui e me, di voglia di una maggiore intesa“.
    Insomma, molestie telefoniche (o meglio, “messagginiche”) in piena regola.
    Molestie che, se venissero da una persona “normale”,verrebbero immediatamente interpretate come tali: ma da un prete, chi ci va a pensare? Quindi succede spesso che a un prete si permetta di andare avanti assai più di quanto non accadrebbe con un vicino di casa: perché l’abito talare, in un certo senso, sembra una garanzia.
    La realtà, purtroppo, non è soltanto diversa: sta proprio dalla parte opposta.
    Lasciamo da parte don Luciano per un attimo: la signora intervistata da IVG conclude sostenendo che “non può credere che abbia fatto quello di cui è accusato”, il vescovo dice che “è innocente fino a prova contraria” e anch’io sono sempre garantista, anche se i dubbi ovviamente sono forti. Ma sta di fatto che di preti pedofili è pieno zeppo il mondo, e di preti arrapati pure.
    E forse la cosa è ricollegabile all’ assurdità totale del voto di castità che sono chiamati a seguire.
    Imporre ai preti di non fare sesso, ovvero di contravvenire ad uno degli impulsi più forti che esistano (l’impulso a riprodursi), è talmente contronatura che i sacerdoti hanno solo due scelte: o se ne infischiano e si accoppiano allegramente con le parrocchiane, oppure ricorrono al sesso solitario facendo spesso ricorso a fantasie che possono anche diventare perverse.
    E’ probabile che la pedofilia sia una malattia, ma il voto di castità a me sembra un ottimo sistema per indurla, specialmente nei sacerdoti che prendono i voti in giovane età – proprio nel momento in cui gli ormoni stanno a mille – e che spesso, troppo spesso, in età più avanzata cominciano a manifestare comportamenti devianti.
    La Chiesa cattolica ha la maggiore percentuale di casi di pedofilia portati in tribunale: sarà un caso?
    Certo, ci sono sicuramente altri motivi: uno è sicuramente il lassismo della Chiesa nei confronti di chi manifesta queste tendenze, curiosamente molto più tollerate in quest’ambito che non nella società laica.
    Come tutti dovrebbero sapere (ma forse non sanno) nel 1962 il Sant’Uffizio varò il documento “Crimen sollicitationis” in cui la Chiesa sottraeva di fatto alla magistratura ogni possibilità di intervento sui casi di pedofilia tra religiosi.
    Una violazione bestiale della legge che oltretutto veniva seguita da un’attuazione alquanto particolare delle “punizioni”: infatti, come ben dimostra il video “Sex crimes and Vatican” , la punizione consisteva nello spostare il prete pedofilo in un’altra parrocchia. Sempre per chi non lo sapesse, firmatario del documento “Crimen sollicitationis” fu l’allora Cardinale Joseph Ratzinger.
    Il “Crimen sollicitationis” impone il segreto alla vittima, al colpevole e ai testimoni, pena l’immediata scomunica.
    Sì, proprio così: non viene scomunicato il prete pedofilo, ma l’eventuale prete che, venendo a conoscenza di un caso di pedofilia con un sacerdote protagonista, ne parli con qualcuno.
    Dunque non abbiamo solo l’astinenza sessuale forzata a indurre deviazioni, ma anche una Chiesa cattolica estremamente lassista e protettiva nei confronti di chi commetta abusi; dal che si potrebbe dedurre che non solo esistono preti che diventano pedofili, ma anche pedofili che, ben consci della protezione di cui potranno godere, diventano preti.
    E’ il caso di Alassio? Non possiamo saperlo. E’ un caso frequente? Purtroppo sì. Adesso siamo più choccati perché una di queste accuse ci è arrivata “dentro casa”, ma fatico a credere che sia il primo caso nella nostra Provincia. Forse è solo il primo caso in cui la cosa è stata denunciata.
    Preti pedofili e – più frequentemente – preti ossessionati dal sesso sono il risultato di una Chiesa profondamente malata, che probabilmente ha sempre cercato di coprire gli abusi anche perché sapeva benissimo di avere nel “voto di castità” una delle cause.
    Liberarsi di questo assurdo retaggio potrebbe essere una delle soluzioni (oltre, ovviamente,a permettere che sia la giustizia ordinaria a punire correttamente i sacerdoti che compiono abusi sessuali sui minori), anche perché imporre il celibato (è a questo, in realtà, che sono legati i preti: ma siccome l’atto sessuale fuori dal matrimonio è un peccato mortale…) solo perché Cristo non era sposato è davvero ridicolo.
    Cristo è morto a 33 anni, santo cielo: avrebbe potuto cambiare idea – o semplicemente trovare il tempo di fidanzarsi, visto che prima era stato piuttosto preso – sposarsi e mettere al mondo una nidiata di Cristini. Ma che ne sappiamo?
    Perché costringere i preti a vivere contronatura solo perché la vita di Cristo è stata bruscamente interrotta prima di sapere che decisioni avrebbe potuto prendere?
    In rete ho trovato la lettera di un signore che chiedeva ad un sacerdote se non fosse un problema, per lui, la castità. La risposta era: “Ma certo che no! Noi possiamo benissimo vivere senza sesso, perché non siamo animali”.
    Risposta sbagliata. Sono gli animali a poter vivere benissimo senza sesso, visto che per loro il sesso è legato solo alla chimica: un cane, al sesso, non ci pensa proprio mai, fino al momento in cui non gli arriva nei dintorni una cagnetta in calore che emana profumi irresistibili. Allora sì, diventa arrapatissimo ed è disposto a tutto pur di raggiungerla: ma se non sente quel profumo, non sa neppure che “esista” un sesso né una sessualità (e non fatevi fuorviare dal gesto della monta fatto su altri cani maschi o sulle gambe del padrone: quello è un gesto di dominanza che non c’entra nulla col sesso, tant’è vero che lo fanno anche i cuccioli di pochi mesi e le femmine).
    L’uomo, al contrario, non è legato alla chimica: le femmine non “vanno in calore” e non emanano feromoni, ma sono costantemente pronte all’accoppiamento.
    In più l’uomo è condizionato dal sesso in modo culturale fin dalla più tenera età: e se un tempo il sesso era quantomeno considerato tabù, oggi i bambini di dieci anni sono bombardati da immagini sessuali a scopo commerciale.
    E pure i preti, se solo si azzardano a guardare una pubblicità televisiva, vengono bombardati da immagini che li stimolano violentemente verso qualcosa che non possono fare. C’è da stupirsi se escono di testa? C’è davvero da stupirsi se il sesso, per loro , diventa qualcosa di deviato?
    Forse la Chiesa dovrebbe adeguarsi, tanto per cominciare, al modo in cui è cambiata la nostra società (bombardamenti sessuali compresi); e poi, naturalmente, dovrebbe smettere di rappresentare un’isola felice per chi le deviazioni le ha già in testa per conto suo.
    Così, forse, gli episodi di pedofilia si ridurrebbero di numero.

  • Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Don Luciano Massaferro

    Alassio. Incredulità e stupore, ma anche qualche persona che, preoccupata per la notizia letta, ha il coraggio di dire che, forse, qualche segnale che don Luciano non fosse il prete perfetto c’era già stato.

    La telefonata ricevuta ieri sera in redazione era di una giovane donna sposata che chiedeva più informazioni, voleva sapere se “sapevamo qualcosa di più” di quello che aveva appena letto sul nostro sito. La risposta era ovviamente negativa: “Siamo giornalisti, se abbiamo delle notizie le scriviamo subito”.

    Allora Marta – nome di fantasia per garantire la privacy – incomincia a raccontarci il “suo” rapporto con don Luciano, iniziato parecchi anni fa quando lei e il suo attuale marito hanno frequentato il corso prematrimoniale dal prelato al centro della terribile vicenda.

    “Lo abbiamo conosciuto in occasione del corso prematrimoniale, e siamo diventati molto amici. Il corso si è concluso bene e dopo abbiamo mantenuto i contatti con Don Luciano, ci siamo anche frequentati per un certo periodo partecipando anche a suoi piccoli incontri ed eventi”.

    Una frequentazione che, col passare del tempo, diventa sempre più assidua. “E’ venuto molte volte a casa nostra, – prosegue Marta – parlavamo dei nostri problemi di giovane coppia alle prese con le difficoltà della casa, del mutuo del lavoro. Questo nonostante mio marito sia allergico alla chiesa e ai preti, lo consideravamo un amico e poi un prete, tanto che se non fosse stato impegnato avremmo voluto che celebrasse il nostro matrimonio. Poi però sono successe cose strane, che mi hanno fatto fare qualche passo indietro. Niente di esplicito o grave, ma semplici sensazioni che mi hanno fatto essere più cauta”.

    E poi la precisazione tipica di una persona che non vuole muovere accuse, ma che è comunque assalita dai dubbi: “Guardi, io credo che non sia possibile che abbia fatto quello di cui è accusato, non è la persona, mi scusi, non è il prete che ho conosciuto. Però abbiamo troncato il rapporto poco dopo il nostro matrimonio, perchè mentre prima gli sms che ricevevamo parlavano al plurale, poi sono diventati al singolare e sempre sul mio cellulare”.

    “All’inizio non ci feci caso – prosegue Marta – ma poi parlandone anche con mio marito, quei messaggini che parlavano di feeling eccezionale, di un rapporto speciale tra lui e me, di voglia di una maggiore intesa mi insospettirono e quindi decidemmo di troncare, sfruttando il fatto che stavamo per trasferirci lontano dall’albenganese. Però, nonostante questo, non credo assolutamene che possa aver fatto una cosa così terribile, non è lui, o almeno non è il prete che ho conosciuto io”.

    Alassio:esclusiva Sn,nonno fa conoscere nipote al prete

    Sarebbe figlia di una ragazza madre, sostenuta economicamente dal nonno, la bambina oggetto delle attenzioni particolari di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato ieri dalla polizia con la pesante accusa di violenza sessuale. Proprio il nonno, vicino agli ambienti religiosi, avrebbe fatto conoscere la piccola al parroco ora in carcere a Chiavari. Il prete è detenuto in isolamento. E’ la storia raccolta da Savonanews negli ambienti cattolici del ponente che si stanno interrogando sull’effettiva colpevolezza del sacerdote finito dietro le sbarre dopo un’indagine durata un paio di mesi.

    La bambina e la mamma erano seguiti da un educatore sino a qualche anno fa poi improvvisamente si sono troncati i rapporti e ad occuparsi della piccola è stato appunto il nonno. I servizi sociali non hanno più avuto alcun contatto diretto con la madre e la bambina che aveva avuto anche qualche problema nell’apprendimento scolastico. Una vicenda che ovviamente trapela dal più stretto riserbo dovuto al fatto che il caso interessa una minore e che deve essere tutelata. Pare inoltre che la polizia abbia sentito altri bambini per cercare conferme sull’attendibilità dei racconti fatti dalla bambina vittima delle attenzioni del prete.

    Mercoledì 30 Dicembre 2009 ore 11:03

  • Pedofilia/ Un altro vescovo irlandese rassegna dimissioni a Papa Mons. Moriarty, ex ausiliare di Dublino

    Pedofilia/ Un altro vescovo irlandese rassegna dimissioni a Papa Mons. Moriarty, ex ausiliare di Dublino

    Roma, 23 dic. (Apcom) – Un altro vescovo irlandese ha rassegnato le sue dimissioni al Papa dopo che un rapporto governativo ha criticato le gerarchie ecclesiastiche per lo scandalo dei preti pedofili. Si tratta di mons. Jim Moriarty, a capo della diocesi di Kildare et Leighlin. Il Vaticano ancora non ha comunicato se Benedetto XVI accetti le dimissioni. “Ho presentato oggi al Santo Padre le mie dimissioni da vescovo di Kildare e Leighlin”, scrive il presule sul sito della sua diocesi ). “Spero che ciò faccia onore alla verità che le vittime ancora vive hanno scoperto e apra la via ad un futuro migliore per tutte le persone coinvolte”, afferma. Morirarty, 73 anni, ha preso la sua decisione per le responsabilità ricoperte all’epoca in cui era vescovo ausiliare di Dublino dal 1991 al 2002. Una diocesi molto criticata nel rapporto Murphy del governo irlandese perché i responsabili hanno coperto sacerdoti pedofili, spostandoli, magari, da una parrocchia all’altra, mentre centinaia di bambini sono stati abusati sessualmente. “Accetto che, nel periodo in cui ero ausiliare, avrei dovuto sfidare la cultura prevalente”, ha detto. “So che qualsiasi mia azione io possa compiere, ora, non toglierà il dolore che le persone hanno sofferto. Chiedo nuovamente scusa a tutti i sopravvissuti e alle loro famiglie”. Dopo la pubblicazione del rapporto Murphy – che faceva seguito ad un altro documento altrettanto critico diffuso a maggio, il rapporto Ryan – il Papa ha convocato, a inizio dicembre, un vertice di emergenza in vaticano con i maggiorenti della Curia romana e i vertici dell’episcopato irlandese. Ad esso hanno fatto seguito le prime dimissioni, quelle di mons. Donald Brendan Murray, vescovo di Limerick e anch’egli ex ausiliare di Dublino. Il Papa ha poi annunciato che, prossimamente, invierà una lettera ai cattolici irlandesi “nella quale indicherà con chiarezza le iniziative che devono essere prese in risposta alla situazione”. La Santa Sede non ha specificato nulla di più, ma la missiva potrebbe stabilire ristrutturazioni e mutamenti profondi della Chiesa irlandese.

    http://www.ilcittadinomb.it/stories/apcom/201018

  • Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    E appena più avanti: «pedofili». Anzi per la precisione, con un inciampo ortografico: «pedfili».

    «I tempi sono questi» dice padre Joy, 45 anni, indiano del Kerala, da settembre alla parrocchia di Sant’ Antonio di Tonfano, in Versilia. «Non date spazio a quelle scritte, non sono una cosa seria» si raccomanda facendosi una risata quando gli si chiede: «Ha mai avuto minacce?».

    Risposta: «Io sono un sacerdote e predico il bene e la fratellanza, so che nel mondo c’ è anche il male, ma continuerò a fare il mio dovere senza paure. Sono in Italia da tanti anni e non mi è mai successo niente di spiacevole, sono venuto come studente di filosofia e poi rimasto come sacerdote. Quando sono andato via dalla chiesa dei frati carmelitani di Pietrasanta dove ero priore in tanti sono venuti a salutarmi dispiaciuti». E’ stato lo stesso padre Joy, l’ altra mattina ad accorgersi delle scritte a spray sui muri della chiesa: «Non so se sono io il bersaglio, certo non ce ne sono altri in questa parrocchia di preti extracomunitari… io sono stato mandato a Tonfano per aiutare padre Florio che è malato». A padre Joy ieri, il telefono ha continuato a squillare: «Sono persone qualsiasi e altri sacerdoti dispiaciuti per quelle scritte: gente che sta dalla mia parte».

    LAURA MONTANARI

  • Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore

    Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore

    Scritto da Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio
    lunedì 21 dicembre 2009

    lattanzio_nunzia.jpgNella mia veste di Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, in relazione all’ormai nota vicenda che vede coinvolto don Felix Cini, destinato da alcuni mesi a questa parte dagli Uffici ecclesiastici a coadiuvare il parroco di Cercemaggiore, osservo che dal tenore delle imputazioni contestate al sacerdote, di oggettiva gravità – riportate nella sentenza di patteggiamento resa pubblica da un comitato di cittadini – e tenuto conto del coinvolgimento di giovani vite evidentemente tradite nella loro innocenza in un momento delicatissimo del loro sviluppo, si imponga una severa valutazione di quanto accaduto.

    L’episodio grave ed increscioso, da me già segnalato alla locale Stazione dell’Arma e alla competente Autorità religiosa, ha prodotto l’inevitabile senso di disperazione tra la gente e in special modo tra i genitori dei bambini che sono soliti frequentare l’ambiente parrocchiale del piccolo paese della provincia di Campobasso.Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sancito dal buon senso civico, dalla nostra Carta costituzionale e dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, Carte di diritto nazionale ed internazionale che ho l’obbligo di monitorare nella loro applicazione nella regione Molise.

    Ricordo a me stessa che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa” (art. 11, c. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e che pertanto.

    Pur non contestando in alcun modo le decisioni delle Autorità ecclesiali, e riconoscendo anzi l’opportunità di concedere concrete possibilità di recupero a tutti coloro operanti nell’Ecclesia che vengono interessati da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, evidenzio che nel caso portato all’attenzione dalle cronache non può assumere alcuna rilevanza la circostanza dell’essere il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione una sentenza di patteggiamento. Detto istituto mal si concilia infatti con la volontà da parte del soggetto interessato di voler pervenire ad un accertamento nel merito delle accuse e ad un’auspicata sentenza di piena assoluzione.

    Ciò non è accaduto e tale elemento avrebbe probabilmente dovuto condurre ad assegnare al sacerdote, così intimamente coinvolto in una vicenda che di certo lo ha visto parte attiva, funzioni del tutto diverse che non prevedessero contatti diretti con la comunità dei bambini e degli adolescenti.

    Non va sottaciuto che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1395, paragrafo 2, prevede in tali casi, sia pure come misura estrema, addirittura la dimissione dallo stato clericale.

    Auspico pertanto che quanto deciso dagli Organi della Chiesa possa essere rivisitato nel superiore interesse dei minori, delle loro madri e dei loro padri, i quali hanno il diritto di vivere ed esercitare le difficili funzioni genitoriali in clima di assoluta serenità – non inquinato da ‘ombre’ di nessun genere.

    Ritengo che Don Felice Cini, colpevole per i gravi delitti ascrittigli debba astenersi da ogni servizio pubblico che gli consenta di avviare relazioni interpersonali con Minori di età; sarebbe quindi auspicabile che l’Uffizio religioso assegni a lui e a tutti i preti coinvolti in episodi di violenza sessuale o maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti impieghi di gestione delle biblioteche o degli archivi ecclesiali.

    Nunzia Lattanzio

    • testo del canone 1395:

    Can. 1395 – §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.

    §2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione.