Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Cesenatico: sfruttamento della prostituzione, in carcere don Giacomoni

    Cesenatico: sfruttamento della prostituzione, in carcere don Giacomoni

    Le forze dell’ordine hanno bussato alle prime luci dell’alba di mercoledì al convento dove viveva don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 85enne titolare dell’associazione ”Arcobaleno” arrestato nell’ottobre del 2006 con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

    Gli agenti hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, dove il prete dovrà scontare sei anni ed 8 mesi di reclusione così come stabilito dalla Corte d’Appello di Bologna.

    La delicata vicenda, fatta di ricatti sessuali e prestazioni mercenarie in cui è stato coinvolto anche un ragazzino straniero di 14 anni, è scoppiata nell’ottobre del 2006 quando, a finire il manette furono don Giacomoni, presidente e fondatore dell’associazione “Arcobaleno”, che accoglieva migranti in difficoltà e minori; Giuseppe Farnedi, 63 anni, noto ristoratore di Cesenatico accusato di abusi sessuali sul 14enne ed il muratore romeno 26enne Dan Joan Cilean, coinvolto, ma in un solo caso, per concorso in sfruttamento della prostituzione.

    L’indagine della Squadra mobile di Forlì, inizialmente coordinata dal pm Alessandra Serra, poi passata al sostituto procuratore Fabio Di Vizio, aveva fatto emergere una realtà inquietante: l’uomo di chiesa, secondo l’inchiesta, gestiva un vero e proprio giro di prostituzione “cedendo” gli ospiti della comunità umanitaria di cui era il gestore (stranieri, persone indigenti e anche un minore), in cambio di denaro. Dan Cilean, considerato il braccio destro di Don Giacomoni, è stato condannato ad un anno e sei mesi di reclusione, mentre Farnedi ha patteggiato due anni di reclusione.

    http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/11/25/144213/

  • IL PRETE POLIPONE

    IL PRETE POLIPONE

    IL PRETE POLIPONE

    Post n°147 pubblicato il 20 Novembre 2009 da rosarioforino

    Il titolo,per chi segue lo show”Le Iene”,non sarà un enigma.Per chi invece non l’ha visto,faccio un breve sunto delle puntate precedenti:un prete dalle presunte capacità taumaturgiche,pretende di guarire leggiadre fanciulle con l’imposizione delle mani in posti dove normalmente ci si aspetta che arrivino solo mariti/fidanzati e ginecologi.

    Le sedute sono state filmate di nascosto da una ragazza complice delle Iene,e così la storia è saltata fuori.Non mi aveva colpito particolarmente,come notizia.Sono credente,ma penso anche che tanti preti siano solo degli ipocriti.La TV ci abitua a storie simili,e anche se nauseato dall’intera vicenda,non mi aveva colpito molto.

    Non al punto di dedicarci un post.
    Se ho cambiato idea,è perché un mio amico ha riconosciuto il prete,che è delle mie parti,e ieri mattina mi ha chiamato quasi piangendo.Era il suo padre spirituale: quello che lo aveva aiutato ad uscire da certi periodi bui della sua vita,quello presso cui andava a confessarsi.Quello da cui ogni domenica andava a sentir messa.

    Una volta riuscì persino a trascinarmi con se’.Io ci mancavo da tanto di quel tempo che quando intinsi l’indice nell’acquasantiera,l’acqua santa bollì come una pentola pronta per calarvi gli spaghetti.Questo mio amico si aspettava il miracolo,ma restò deluso.
    Scherzi a parte,la sua delusione nei confronti di questo prete è tale che sembra senza rimedio.La notizia l’ha ferito profondamente.Oserei dire che ha il cuore infranto.

    Malgrado le Iene lo camuffino nei filmati per rispetto della privacy,questo mio amico l’ha riconosciuto subito.A cominciare dalla Chiesa,che io avevo dimenticato,e che nel filmato si vede benissimo.Ma non è stato il solo:mezza Napoli ha riconosciuto il prete polipone.E l’altra metà?Vi chiederete.Beh,forse era quella che si faceva toccare…

    Ho detto al mio amico che lui non poteva sospettare:lui è un uomo e sta bene!Mentre il prete toccava solo giovani ragazze che”stavano male”.Mi ha lanciato un’ occhiataccia,così ho capito che non era il caso di scherzare oltre.E ha ragione,perchè in effetti c’è poco da ridere.Ma non riesco a farne a meno.Vuoi per il suo sincero e patetico dolore,nato dalla fede cieca riposta in quel prete,e vuoi per i patetici tentativi di difesa del prete e di quanti sostengono che sia stato”incastrato”.Gente che semplicemente nega l’evidenza,proprio come il papa che non credette a Galileo.
    Spero che Ratzinger o chi per lui creda ai filmati e allontani quel polipone dalla parrocchia.Il mio amico se ne farà una ragione…

  • Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    FIRENZE – «Colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori». Questa la sentenza nei confronti di don Roberto Berti, ex parroco della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ginestra Fiorentina dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008.

    La Congregazione della dottrina della fede ha riconosciuto il prete colpevole di pedofilia durante il suo mandato parrocchiale ed ha ufficializzato l’allontanamento dalla diocesi fiorentina, che era già avvenuto da tempo. Don Berti è ora obbligato a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

    LA SENTENZA – La sentenza è stata notificata dall’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori in una lettera inviata nei giorni scorsi a don James Savarirajan, parroco delle chiese di Ginestra Fiorentina e Carcheri. «Essendosi concluso il procedimento nei suoi riguardi, ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati».

    LETTERA AFFISSA IN BACHECA – Domenica 8 novembre, per volontà dello stesso arcivescovo, la lettera è stata affissa nella bacheca della chiesa di Ginestra Fiorentina. Un forte gesto pubblico, una richiesta di perdono nei confronti di una comunità colpita e ferita da una vicenda che ha lasciato nel dolore molte persone. «Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole». Monsignor Betori poi conclude «chiedendo a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti».

    Alberto Cioni

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml

  • India, secondo una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    India, secondo una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    India, seconda una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    Preti e suore che rompono il voto di celibato gli uni con le altre e, soprattutto, novizie forzate ad avere relazioni sessuali con loro. E’ la descrizione del mondo cattolico indiano secondo sorella Jesme, una ex suora autrice di un libro, Amen, già esaurito nelle zone del subcontinente dove più numerose sono le comunità legate alla Chiesa di Roma. Il Telegraph*, che ne ha dato notizia, ricorda che la Chiesa indiana si sta ancora riprendendo dallo scandalo delle dimissioni di un vescovo che aveva ‘adottato’ una avvenente ventiseienne quale sua ‘figlia’.

    * http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/…lic-Church.html

  • FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    Don Mario Moriggi non è più ad Arese. Venerdì mattina, 16 ottobre, dopo l’uscita di «Settegiorni» ha lasciato …

    Settegiorni (Rho)
    “Le storie di sacerdoti, amore e sesso: chi tace, chi si vergogna e chi si sposa”

    Un’altra immagine di don Mario Moriggi durante una funzione religiosa; adesso il sacerdote ha lasciato la parrocchia di Arese ARESE – Ancora nessun commento delle autorità religiose sul caso di don Mario Moriggi, il sacerdote che ha lasciato la parrocchia di Arese dopo che si è diffusa la notizia del suo scambio di telefonate erotiche con una maestra della provincia di Ferrara.

    Abbiamo cercato di sentire la voce di altri sacerdoti che in qualche modo abbiamo l’autorità su don Mario. «Mi dispiace, non posso dire nulla a proposito. Non so nulla, deve proprio parlare con monsignor Brizzolari». E’ gentile il parroco di Cesate, responsabile del decanato di Bollate, di cui fa parte anche Arese. Il parroco cesatese, don Maurizio Pessina , non rilascia alcuna informazione e, invitato a riflettere ad alta voce in merito alla bufera che si è scatenata attorno a don Mario Moriggi , è lapidario. «Non so nulla, non so dove si trovi adesso il sacerdote, deve proprio sentire i vertici della curia.

    Chi conosce bene la vicenda è monsignor Brizzolari ed è la persona autorizzata per parlare di questa vicenda». Un saluto cordiale, ma nessuna informazione. Trovare il monsignore è un’impresa ardua e, alla fine, risulta essere impossibile. Abbiamo chiacchierato più volte con il suo segretario che ci ha invitato a ritelefonare un quarto d’ora dopo, poi dopo mezz’ora e, alla fine, il giorno successivo. Ma il giorno dopo c’è la segreteria. Lasciamo un messaggio nella speranza che richiami. Nulla. La chiesa ufficiale tace. »nche lo stesso monsignor Brizzolari, che pure è stato l’unico a rilasciare un breve comunicato dopo che don Mario era sparito da Arese, dicendo che aveva lasciato la parrocchia.

    Nel frattempo i fedeli di don Mario sanno solo che lui non è più in parrocchia ad Arese, foerse è in convento. Si è allontanato dopo lo scandalo che ha travolto l’uomo di chiesa. Alcune telefonate da bollino rosso che lasciano davvero poco spazio all’immaginazione. Lui stesso ha ammesso le proprie «debolezze» nei confronti della maestra. Nulla di fisico, ha detto il sacerdote, ma quelle telefonate, per un uomo di chiesa, sono comunque «troppo». Argomenti che mal si sposano con la veste talare e i voti di castità , che cozzano con l’immagine dell’uomo di Cristo che deve assolvere i peccati umani e ricordare che il corpo è lo scrigno dell’anima. Anch’esso devoto a Dio.

    Mentre l’opinione pubblica si divide fra «innocentisti» e «colpevolisti» e mentre continuano gli attacchi a Settegiorni con i comunicati inviati al giornale, attendiamo dalla Chiesa risposte che, però, non arrivano. Ci sarebbe piaciuto confrontarci con monsignor Brizzolari e magari chiedere un dibattito anche in merito all’obbligo del celibato per i sacerdoti. Nel frattempo alla ribalta delle cronache locali passano le esperienze di un ex sacerdote di Garbagnate (anche se per la Chiesa un consacrato non è mai «ex») che ha lasciato la veste talare e ha deciso di sposarsi. Giancarlo era parroco della parrocchia di Santa Maria Rossa, oggi è più semplicemente il signor Giancarlo. Sposato e con una figlia.

    Vive in città e continua a frequentare la parrocchia cittadina e partecipa alle funzioni religiose. Ma probabilmente tante altre storie simile sono a conoscenza dei nostri lettori. Si tratta di sacerdoti che ad un certo punto della propria vita religiosa si sono trovati a vivere un forte contrasto tra i voti sacerdotali che avevano abbracciato e una storia d’amore che si sono trivati a vivere. Molti di loro hanno affontato apertamente il problema. Hanno scelto di lasciare l’abito sacerdotale ma sono rimasti nella Chiesa, magari da sposati e con figli.

  • Un nuovo scandalo sulla Chiesa canadese

    Un nuovo scandalo sulla Chiesa canadese

    Un altro scandalo ha scosso la Chiesa cattolica canadese, dove un vescovo della Nuova Scozia è stato costretto a dimettersi in seguito alla scoperta di foto pornografiche infantili nel suo pc portatile e all’emissione di un mandato di arresto a suo carico.

    E’ stato un controllo di routine effettuato a caso all’aeroporto internazionale di Ottawa a rivelare la presenza delle immagini compromettenti nel laptop di monsignor Raymond Lahey.

    Il vescovo, 69 anni, guida la diocesi di Antigonish e, al momento del controllo allo scalo della capitale canadese, stava rientrando rientrava da un viaggio all’estero. Monsignor Lahey è stato arrestato all’aeroporto il 15 settembre scorso e poi rilasciato, ma il suo computer e “altri apparecchi di comunicazione” sono stati sequestrati, come ha precisato la polizia di Ottawa in un comunicato.

    Sul caso è stata aperta un’inchiesta che, il 25 settembre, ha avuto l’esito di incriminare monsignor Lahey per “possesso e importazione di pornografia infantile”. Il mandato d’arresto spiccato contro di lui non è ancora stato eseguito.

    Nel frattempo, monsignor Lahey è rientrato nella sua diocesi, che dirigeva dal 2003, e ha presentato sabato le sue dimissioni al Papa, il quale le ha accettate. Per uno strano concorso di circostanze, il vescovo di Antigonish aveva acquisito notorietà nell’agosto scorso, sempre in tema di scandali sessuali, ma in un ruolo del tutto diverso: era apparso in televisione per annunciare che la sua diocesi accettava di versare 13 milioni di dollari canadesi (8,3 milioni di euro) a una quindicina di vittime di abusi sessuali commessi da un prete. Aveva anche presentato le scuse della diocesi alle vittime e alle loro famiglie, dicendo di “sperare di non dover mai più trovarsi davanti a simili riprovevoli comportamenti”.

  • Parroco marsalese accusato di violenza sessuale

    Parroco marsalese accusato di violenza sessuale

    Un giovane prete accusato di tentata violenza sessuale. E’ don Vito Caradonna, 35 anni, parroco della chiesa di contrada San Leonardo, nonché ex vice alla Chiesa Madre, e cappellano del carcere di piazza Castello.

    In Tribunale (presidente Renato Zichittella), il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana.

    Ieri, in aula, è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

    Il poliziotto, con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm, degli avvocati e del presidente Zichittella, ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Sul punto, ieri, ha insistito l’avvocato di parte civile, che all’ispettore Mannino, apparso un po’ titubante, forse per l’imbarazzo che la vicenda senz’altro crea, ha contestato quanto dichiarato, in fase d’indagine, al sostituto procuratore Cristina Pigozzo.

    «Lei al pm Pigozzo – ha affermato l’avvocato Zarzana – ha detto che L.C. disse che fu invitato a casa da Caradonna, che gli offrì un caffè drogato e poi abusò di lui sessualmente».
    Mannino, poco prima, aveva detto che il prete all’epoca gli era sembrato ”preoccupato”. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che L.C. aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale».
    Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri. Finora il processo si era svolto a porte chiuse, ma il Tribunale ha deciso che erano venute meno le condizioni che imponevano la segretezza del dibattimento. E a porte aperte, il 10 novembre, dovrebbe essere ascoltato l’imputato.
    Antonio Pizzo

  • La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    giovedì 01 ottobre 2009, 07:00
    La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    di Andrea Tornielli

    Quarantanove anni, una brillante carriera di teologo, uno dei pochi considerati fedelissimi di Roma ad aver raggiunto posti importanti nelle facoltà tedesche, docente di dogmatica a Bonn, titolare di insegnamenti a Madrid e a Lugano. Ieri è arrivato l’annuncio del cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza, che lo sospende dal sacerdozio perché non è più in grado di rimanere celibe.
    Farà scalpore nei sacri palazzi più che in Germania la notizia che Michael Schulz, teologo ratzingeriano emergente e membro della Commissione teologica internazionale – l’élite presieduta dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che collabora con la Santa sede nell’esaminare delle questioni dottrinali di maggior importanza – ha deciso di abbandonare il sacerdozio per sposarsi.
    Uno scarno comunicato della diocesi di Magonza rende noto che Schulz «ha informato il vescovo Karl Lehmann che non si vede più nella condizione di vivere il celibato sacerdotale». Il cardinale «ha sospeso Schulz come sacerdote e ha informato l’arcivescovo di Colonia, cardinale Joachim Meisner, ordinario della facoltà teologica di Bonn». La diocesi di Magonza informa che agirà secondo quanto previsto dal Concordato e questo dovrebbe significare che a Schulz sarà chiesto di lasciare la cattedra di dogmatica.
    L’annuncio ha choccato non poco gli ambienti vaticani, perché Schulz era considerato una vera promessa della teologia, un emergente, fedele al Papa e allievo del vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller. Originario di Wiesbaden, Schulz ha studiato a Magonza e alla Gregoriana di Roma. Sacerdote dal 1984, ha ottenuto il dottorato a Monaco con una tesi su Hans Urs Von Balthasar. Nel 2001 è diventato professore alla facoltà di teologia di Lugano con una tesi sulla storicità del peccato originale. Dal 2002 al 2004 è stato membro della Commissione teologica della Conferenza episcopale svizzera ed è il curatore della collana intitolata «Grandi teologi. Precursori del Terzo millennio», per la quale ha pubblicato due saggi su Von Balthasar e su Karl Rahner.
    È membro della Commissione teologica internazionale per il quinquennio 2009-2013, e la sua presenza fra i trenta membri scelti dal Vaticano per collaborare con l’ex Sant’Uffizio la dice lunga sua quale sia la stima di cui gode Oltretevere.
    Sia in Germania sia in Austria e in Svizzera si sono riscontrati diversi casi di preti conviventi, alcuni dei quali presentano quella che in realtà è la loro compagna come segretaria o assistente. Nei mesi scorsi ha fatto discutere il caso del vescovo ausiliare di Linz, Gerhard Wagner, la cui nomina era stata firmata dal Papa e pubblicata, ma che è stato costretto ad abbandonare a causa di una forte campagna contraria perché considerato troppo conservatore: tra i preti suoi più accesi contestatori, uno dei quali siede nel capitolo della cattedrale, ce n’erano alcuni che convivevano con le rispettive compagne e questa era una delle situazioni che il Vaticano, designando Wagner, intendeva affrontare.
    Il caso di Schulz, però, è diverso: il teologo ha infatti deciso di lasciare il sacerdozio per potersi sposare e non ha manifestato l’intenzione di contestare la secolare norma del celibato in vigore nella Chiesa latina. Una norma della quale Papa Ratzinger ha più volte ribadito il valore.

  • Vaticano: “Preti pedofili? No, sono gay”

    Vaticano: “Preti pedofili? No, sono gay”

    La Chiesa: “I preti non sono pedofili, solo efebofili”
    pubblicato il 30 settembre 2009 alle 17:24 dallo stesso autore – torna alla home

    Il Vaticano è convinto che i casi di pedofilia e di abusi sessuali in seno alla Chiesa cattolica sono più o meno gli stessi che avvengono pure in altri ambiti religiosi. In una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, Silvano Tomasi, osservatore permanente del Vaticano all’ ONU ha segnalato che “nel clero cattolico solo tra l’ 1,5 e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo” e che “la percentuale è maggiore tra i familiari e gli amici delle vittime”. Poi la notizia inedita “Non si può parlare di pedofilia, solo di omosessuali attratti da adolescenti. Di tutti i preti implicati in casi di questo tipo, l’80-90% di essi appartengono alla minoranza sessuale che pratica la efebofilia, vale a dire che intrattengono relazioni sessuali con ragazzini dagli 11 ai 17 anni”.

    Tomasi ha replicato alle accuse mossegli da un membro dell’ Unione Internazionale dell’ Etica Keith Porteous Wood che ha accusato la Chiesa di nascondere gli abusi ai minori e di violare vari articoli della Convenzione dei Diritti dei Minori. L’ arcivescovo ha reagito spostando le responsabilità della Chiesa cattolica su altri culti religiosi, citando le statistiche del Christian Science Monitor le quali mostrano che la Chiesa degli Stati Uniti più affetta da reati sessuali è quella protestante, mentre per quella di rito ebreo è un fatto “frequente”. La dichiarazione si conclude in questo modo “Come la Chiesa cattolica si è preoccupata di far luce e pulizia nella propria casa, sarebbe auspicabile che altre istituzioni e autorità dove vengono riportati la maggior parte di abusi facessero lo stesso”.

    Insomma si tratterebbe del solito complotto pluto-giudaico-massonico. I preti pedofili non esistono. Al massimo si possono trovare ragazzini che insidiano i religiosi.

    http://www.giornalettismo.com/archives/38353/il-vaticano-afferma-che-i-preti-non-sono-pedofili-solo-efebofili/

  • Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    I preti cattolici che abusano sessualmente di persone giovani non dovrebbero essere definiti pedofili a quanto dichiarato dal Vaticano.

    Il vaticano sostiene che l’esempio di abusi sessuali di minori da parte dei preti cattolici andrebbero descritti come casi di Efebofilia .

    Per chi non lo sapesse seconda una spiegazione prettamente scientifica, con il termine Pedofilia, che deriva dal greco “fanciullo-affetto” si intende una forma di devianza sessuale che consiste nell’attrazione sessuale da parte di un soggetto sessualmente maturo nei confronti di soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età preadolescenziale o bambini.

    L’attrazione sessuale inoltre verso i bambini non è sufficiente per la diagnosi di pedofilia. La psichiatria definisce pedofili solo quegli individui che di età superiore ai 16 anni, provano attrazione sessuale o affettiva, verso bambini o bambine.

    Non sono invece da considerarsi pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo della pubertà; tale sintomo di attrazione per i ragazzi adolescenti e definita Efebofilia o anche Ninofofilia o sindrome di Lolita.

    Torniamo ora al nostro caso.

    L’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, ha segnalato in una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che sul problema degli abusi verso minori da parte dei sacerdoti non si può parlare di atti di pedofilia ma di omosessuali attratti da adolescenti”.

    Per tutti i sacerdoti coinvolti negli abusi, l’80 sul 90% dei casi crede a questo orientamento sessuale minore che viene manifestato nei confronti di ragazzi adolescenti in età compresa tra 11 e 17 anni.

    Nella dichiarazione, Tomasi ha, inoltre, tentatato di deviare l’attenzione nei confronti del Vaticano per quanto riguarda la critica dei suoi maniaci sessuali puntando il dito contro altre istituzioni religiose in cui si verificano le stesse, sconvenienti, situazioni. Il bue che chiama cornuto l’asino.

    L’arcivescovo, ovviamente era molto preparato ed ha dimostrato la sua tesi, durante la sua brillante discussione, con una statistica per dimostrare, che in termini di percentuali ,meno del 5% dei sacerdoti cattolici sono coinvolti negli abusi sessuali rispetto ad una percentuale più alta presente nelle chiese protestanti americane.

    Riportiamo per un’attenta riflessione le dichiarazioni dirette dell’arcivescovo:
    “nel clero cattolico solo tra l’1,5 e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo, la percentuale è maggiore tra i familiari e gli amici delle vittime. Non si può parlare di pedofilia, solo di omosessuali attratti da adolescenti. Di tutti i preti implicati in casi di questo tipo, l’80-90% di essi appartengono alla minoranza sessuale che pratica l’ efebofilia ”.

    Che messaggio trarre da queste dichiarazioni? Convertitevi alla chiesa cattolica, avrete meno probabilità di essere vittime di abusi sessuali.
    E poi, ma la chiesa cattolica non è quella istituzione che non accetta l’ omosessuali tà? Come potrebbero mai verificarsi ed esser giustificati atti di questo genere all’interno di un’istituzione tanto importante?

    Forse si tratta di una sorta di catechesi? Nel caso l’arivescovo avesse bisogno di altre motivazioni.
    Eh già, forse questi sacerdoti alla fine non è che si sentano attratti verso i ragazzi, magari cercano di metterli direttamente in situazioni reali per cercare di far capire loro che è sbagliato. Cosi a 13 anni durante una confessione, tra le mura di una chiesa, potresti trovarti in un confessionale dove mentre confessi i tuoi peccati qualcuno vada un po’ oltre, e poi ti obbliga a pentirti per quello che hai fatto, o che ti ha fatto, solo dopo però. Sì, sicuramente sarà questo il fine di tale comportamento. Quindi ha ragione l’arcivescovo, non è giusto condannare questi uomini.

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian: si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.

    http://www.uaar.it/news/2009/09/29/pedofilia-scontro-iheu-vaticano-sede-onu/

    Onu, Vaticano: “Preti colpevoli di violenze non sono pedofili ma omosessuali”

    Silvano Tomasi, osservatore del Vaticano in sede ONU, intervenendo a Ginevra presso il consiglio dei diritti umani per rispondere alle critiche mosse dal delegato IHEU Keith Porteous Wood (Ultimissima del 29 settembre), ha sostenuto che nella maggior parte dei casi i preti che si sono macchiati di violenze su minori non sono pedofili, ma piuttosto omosessuali con tendenze di “efebofilia” come riportano testate quali “El Pais”.
    Tra le repliche a questa dichiarazione, da segnalare quella del presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso: “Il Vaticano è in stato confusionale e confonde ancora una volta il reato di pedofilia, commesso da uomini adulti nei confronti di minori – bambini o bambine, ragazzi o ragazze – con i rapporti consenzienti omosessuali. […] Il vero problema della Chiesa cattolica è la repressione sessuale che crea solo gravi danni nelle persone, essendo causa di solitudine, disinformazione e patologie sessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/02/onu-vaticano-preti-colpevoli-violenze-non-sono-pedofili-omosessuali/