Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    Quattro ragazzine di Spoleto sostengono di essere state molestate dall’ex parroco di Castel Ritaldi: palpeggiamenti al seno, carezze lungo le gambe, che il prete, 45 anni, originario di Vicenza, avrebbe compiuto nei confronti delle minori, approfittando della loro ingenuità poiché all’epoca dei fatti erano appena quattordicenni.

    I fatti sarebbero avvenuti nella sacrestia della chiesa tra il dicembre del 2005 e il marzo del 2006. Le ragazzine sarebbero rimaste talmente turbate da essere costrette ad abbandonare l’oratorio e la parrocchia. Poi le confidenze ai genitori e le conseguenti denunce. E’ iniziato il processo presso il Tribunale di Spoleto.

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/

  • Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti
    La notizia non è certo recente, risale infatti alla fine di gennaio.

    Si tratta di casi di abusi e violenze sessuali denunciati da alcuni ex allievi di un Istituto per sordomuti a Provolo di Verona. Gli autori della violenze – durate anni – sarebbero alcuni sacerdoti dell’Istituto ed altri della curia scaligera.

    Al tempo, a parte un servizio curato dall’Espresso, la triste vicenda non ebbe il dovuto risalto. Adesso viene portata all’attenzione del pubblico olandese per merito di uno dei maggiori quotidiani dei paesi bassi, il Der Volkskrant, che ne ha tratto un articolato servizio raffrontandola con analoghe situazioni che hanno visto coinvolto il clero americano e irlandese. Riportiamo l’articolo la cui traduzione è stata curata da ItaliadallEstero.

    «Gli scolari non udenti non erano al sicuro nemmeno nel confessionale» Der Volkskrant 14 settembre 2009.

    Di abusi sessuali da parte del clero non si parla mai pubblicamente in Italia. Ma lentamente le cose stanno cambiando. “ Poi il vescovo iniziò a palparmi. Succedeva sera dopo sera. A volte nella camera da letto del prete, a volte in bagno, a volte addirittura nel confessionale “. Quando A.V. (59) frequentava una scuola cattolica per non udenti, i preti abusavano di lui così spesso che si sentiva “come se fosse morto”. Quest’anno A.V. e diversi altri ex-alunni hanno fatto qualcosa che in Italia è molto fuori dal comune: sono usciti allo scoperto con l’accusa di essere stati costretti nel passato a fare sesso con i preti.

    In Italia, dove la Chiesa è ancora un’istituzione rispettata dalla popolazione, per decenni gli abusi sessuali del clero sono stati circondati da silenzio. Ma ora “nell’orticello del Vaticano” sta nascendo un movimento che vuole denunciare questi comportamenti riprovevoli.L’agenzia stampa Associated Press (AP) ha contato 73 casi di sospettato abuso sessuale da parte di preti, per un totale di più di 235 vittime coinvolte. L’informazione proviene da articoli giornalistici, da siti internet e dai blog di alcune vittime. Quasi tutti i casi sono venuti alla luce negli ultimi sette anni dopo la pubblicità ricevuta da uno scandalo su un prete negli Stati Uniti.

    Il numero dei casi in Italia è limitato in confronto alle centinaia di processi intentati negli Stati Uniti ed in Irlanda. La Chiesa cattolica in Italia ha finora dovuto pagare alle vittime solo poche centinaia di migliaia di euro di risarcimento danni. Negli Stati Uniti ed in Irlanda le cifre sono notevolmente più elevate: rispettivamente 1,6 miliardi ed 1 miliardo di euro. Ma per un Paese dove fino a dieci anni fa le notizie sugli abusi del clero erano pressochè sconosciute, queste cifre sono ragguardevoli. È possibile che i casi riportati siano solo la punta dell’iceberg.

    Si può distinguere lo stesso schema emerso negli scandali americani ed irlandesi: i preti molestano i poveri, gli invalidi fisici o mentali o i giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. L’incapacità di parlare di molti non udenti rendeva per esempio più semplice costringere le vittime al silenzio. Pochi osano criticare la Chiesa in Italia. Inoltre l’Italia conosce ancora un certo pudore. Non si parla liberamente di sesso, a maggior ragione di sesso tra preti e bambini.

    67 ex-alunni dell’Istituto Antonio Provolo per non udenti di Verona hanno rotto il silenzio ed hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali erano frequenti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 in questa scuola. Anche A.V. ha parlato dopo un lungo silenzio: “Come facevo a raccontare a mio padre che un prete aveva fatto sesso con me? Non lo potevi dire ai tuoi genitori, altrimenti i preti ti picchiavano.”

    A.V. dice di essere soggetto ad ansia estrema da quando fu violentato da un prete. Fa riferimento a due preti e due fratelli laici , ma non vuole che i nomi vengano pubblicati per paura di ritorsioni legali – tre degli uomini menzionati sono ancora in vita. “Fino all’eta’ di trent’anni ho sofferto di depressione”, racconta A.V., che frequentò l’istituto per sordi dai 6 ai 19 anni. “Mia moglie ha detto che sarebbe stato bene parlarne, per togliermi il peso dalle spalle.”

    G.B. (60), un ex compagno di classe di A.V., accusa sedici preti e fratelli laici di averlo penetrato e costretto a sesso orale e masturbazione. Anche il vescovo di Verona ora deceduto, Giuseppe Carraro, in odore di santificazione, avrebbe abusato di lui svariate volte. G.B. si ricorda di come fu portato dal Vescovo. “Il Vescovo iniziò a palparmi. Non volevo, ma lui continuò.” Racconta che il vescovo provò a penetrarlo con una banana e che una volta lo fece con un dito. Per tenerlo calmo gli dava caramelle o i soldi per il gelato.

    L’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha inizialmente accusato gli ex-alunni dell’Istituto Provolo di aver prodotto false dichiarazioni. Ma dopo che uno dei preti accusati ha riconosciuto di avere avuto relazioni sessuali con gli scolari, Zenti ha ordinato un’inchiesta interna. Ma durante l’inchiesta non è stata ascoltata nessuna delle vittime e sono solo state raccolte le dichiarazioni di membri della congregazione e di altro personale scolastico. Alcuni casi di abuso sono stati ammessi, ma si tratta solo di una frazione di tutte le accuse. Due seminaristi ed un fratello laico sono stati licenziati. Il vescovo Carraro è stato assolto.

    http://minitrue.it/09/2009/sacerdoti-pedofili-e-ragazzi-non-udenti/

  • Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

    Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

    Oggi ho riferito del suicidio di Pierluigi La Rocca, coimputato con don Gelmini nel processo a Terni per violenze sessuali nella comunità del pluripegiudicato ex prete: http://laici.forumcommunity.net/?t=8116968

    E avevo già fatto notare come la donna molestata era ospite della comunià del pluripregiudicato don Gelmini (non il ragazzo acusato da Boffo, quanto pare).

    Oggi Cossiga dice di cercare la verità proprio nella comunità di don Gelmini

    Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni
    Pubblicato da Eleonora Bianchini,

    Ieri, Terni. Un suicidio. Dal Corriere:

    Sarebbe legato a ragioni di natura personale il suicidio di P. L., 38 anni, uno dei collaboratori del fondatore della «Comunità Incontro» don Pierino Gelmini. […] P. L. era stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nei confronti di don Pierino nel processo ancora in corso al tribunale di Terni dove il sacerdote è accusato di violenza sessuale su una decina di ex ospiti della Comunità. […] I militari escludono quindi legami con la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. L’uomo si sarebbe ucciso con i barbiturici.

    Che casualità questo suicidio a ridosso della vicenda Dino Boffo che coinvolgerebbe anche un tossicodipendente della comunità di Don Gelmini – morto di overdose- per il quale il direttore di Avvenire avrebbe patteggiato. I morti si sa, non parlano e non tornano indietro.

    Quell’allegato B in cui fa capolino la relazione omosessuale di Boffo sarebbe una velina anonima che i vescovi hanno ricevuto e Feltri ha pubblicato ma che non compare tra gli atti nel tribunale di Terni.

    La condanna invece esiste eccome e chi potrebbe testimoniare – il morto per overdose- è passato a miglior vita. Per ora nessuno va alla ricerca della moglie molestata. Interessante.

    Mentre Boffo è convinto di uscirne e testa alta spalleggiato anche dal cardinal Dionigi Tettamanzi, serpeggia l’ipotesi delle sue dimissioni. La controffensiva: il quotidiano della Cei pubblica oggi a pagina 32 uno stralcio del post di Pino Nicotri pubblicato ieri su Giornalettismo in cui si legge:

    Ho sempre ritenuto professionalmente doveroso, prima di sferrare una eventuale bastonata sulla testa di qualcuno, verificare le notizie con il diretto interessato, cioè con il destinatario della possibile bastonata. Così feci con Boffo. […] mi spiegò tutto per filo e per segno, rispondendo anche a domande imbarazzanti che gli ponevo non senza anche un mio imbarazzo.

    C’erano anche altre voci, da quelle su sberle sferrategli sul sagrato di una chiesa da una madre infuriata fino a quelle sull’impossibilità di consultare la sentenza pur essendo questa un atto pubblico. Però il nome della signora delle asserite sberle nessuno fu in grado di farmelo. E se un documento giudiziario non si riesce a leggerlo non si può certo scriverne. Ovviamente avrei apprezzato da parte di Boffo e del legale che lo difese l’invio di copia della sentenza, ma il diritto alla privacy esiste e non è un optional. Certo, la spiegazione fornitami può apparire un po’ strana, ma se l’editore – vale a dire la Conferenza episcopale italiana (Cei) – si è preso la briga di difendere Boffo, e oggi lo difende di nuovo, ancora e a spada tratta, non potevo certo essere io a saltare a conclusioni non dimostrabili.

    Infatti, nessuna conclusione azzardata. Ma la sentenza è reale, la velina depositata sulle scrivanie dei vescovi notoriamente antiomosessuali e per la difesa dei valori cristiani. Ora, i lettori non sono del tutto lobotomizzati e chiederebbero anche onestà intellettuale. Ad esempio che alla direzione di Avvenire, baluardo dei dos and don’ts del Vaticano, non vi fosse un uomo ricattabilissimo, omosessuale e condannato per molestie.

    Illuminante l’interpretazione di Francesco Cossiga oggi sul Corriere:

    Boffo sbaglia a prendersela con Feltri, tanto più a querelarlo. La vicenda doveva restare privata, ma ora che è divenuta pubblica si è fatta seria. Ho qui davanti a me un libretto di preghiere, prefato da Ratzinger, dove a pagina 17 si elencano i quattro peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”: il primo è l’omicidio volontario, il secondo l’atto impuro contro natura. È lo stesso Ratzinger che, tre giorni dopo l’ascesa al soglio, ha deposto il capo dei legionari di Cristo a causa di una figlia segreta». I servizi segreti hanno avuto un ruolo? «In Italia, da Rutelli in giù, si imputano ai servizi segreti pure i 34 alpinisti morti quest’estate in montagna. Mi pare piuttosto che la chiave di questa storia vada cercata nella comunità di Don Gelmini. E quindi semmai riguarda la magistratura».

    La vicenda resta oscura. Che almeno Boffo smetta di dirsi innocente e vada a disturbare un tossicodipendente morto di overdose. Su Il giornale si aggiungono dettagli riguardo al presunto ragazzo difeso col patteggiamento:

    Emergono nuovi dettagli anche sul ragazzo tossicodipendente, William B., ex redattore del canale satellitare Sat2000, che Boffo – stando a quanto raccontato sul Corriere della Sera – avrebbe indicato essere il reale autore di quelle telefonate moleste alla signora ternana. Ma quel giovane collega di Boffo (la cui morte per droga innescò proprio nel 2002 un’inchiesta sulla cocaina che coinvolse diversi vip), giura un suo amico, «non era omosessuale, non è mai stato in comunità di recupero, tantomeno quella di don Gelmini, e non mi risulta che avesse interessi di alcun genere a Terni». E soprattutto, continua l’amico del ragazzo che Boffo dice di aver «coperto», «mi sembra incredibile, inverosimile che Boffo, per proteggerlo, abbia addirittura deciso di non opporsi a una condanna per molestie».

    Ancora, i conti non tornano. Chiudiamo la rassegna boffiana della giornata con il post di Marco Travaglio sul blog de l’antefatto. Ne consigliamo l’intera lettura, qui riportiamo qualche riga sui dubbi razionalissimi della versione del direttore di Avvenire:

    Non si vede perché mai Boffo abbia patteggiato la pena: la responsabilità penale è personale, e dunque nessun giudice l’avrebbe mai condannato per un reato commesso da un altro, sia pure usando il suo telefonino. Ci permettiamo dunque di dubitare della versione di Boffo, visto che lui stesso l’aveva ritenuta così poco credibile da non tentare nemmeno di proporla al giudice in dibattimento, preferendo patteggiare prima di finire in tribunale, cioè dopo il rinvio a giudizio.

    Intanto Berlusconi, intervistato oggi sul Giornale – visto che su Chi è già uscito un paio di volte nelle ultime settimane – preferisce sorvolare sulla vicenda. Vai Silvio, tenta di ricucire col Vaticano. Acrobatico.

    http://www.ilsole24ore.com/includes2007/frameSole.html?http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/09/boffo-contro-feltri-berlusconi-nicchia-sull-avvenire-cossiga-dito-su-don-gelmini-dopo-il-suicida-di.html

  • Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Il direttore del ‘Giornale’: ”In una circostanza analoga il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”
    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Genova, 29 ago. (Adnkronos) – ”L’attacco fatto al dott. Boffo, direttore di Avvenire è un fatto disgustoso e molto grave”. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia, ha commentato così l’attacco del ‘Giornale’ al direttore di ‘Avvenire’, rinnovando a Boffo ”tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle comunita’ cristiane”.

    Da parte sua Vittorio Feltri, nel suo editoriale oggi su ‘Il Giornale’, intitolato ‘La rabbia dei moralisti smascherati’ , torna sul caso sollevato in merito al direttore di ‘Avvenire’ per ribadire la sua linea e sottolineare la sua indipendenza: ”Non sono affatto pentito”.

    ”Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perche’ contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque -scrive Feltri- Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioe’ che approvava la nostra iniziativa. Non c’e’ bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale puo’ essere licenziato da un momento all’altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma e’ libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi. Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle e’ nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”.

    ”Abbiamo la certezza che questa faccenda non finira’ qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finche’ i moralisti speculeranno su cio’ che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”.

    Feltri sottolinea ancora che Boffo ”non ha smentito una riga” di quanto pubblicato dal ‘Giornale’. E osserva: ”Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillera’) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile”.

    ”I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, e’ un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti”.

    ”La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarieta’ a Boffo; non poteva fare diversamente -aggiunge- Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi”.

    Caso Boffo, i giovani di Cl
    “L’attacco è una porcata”
    OKNOtizie
    Dillo a un amico Testo piccolo Testo medio Testo grande | 29/08/2009 |
    L’attacco al direttore dell’Avvenire Dino Boffo è arrivato nei giorni del meeting di Rimini organizzato da Comunione e liberazione. E l’eco di quanto apparso sulla prima pagina del Giornale si è fatto sentire – e non poco – tra i giovani che hanno preso parte al tradizionale appuntamento. E che hanno preso di mira il direttore del quotidiano di via Negri, Vittorio Feltri, come testimoniane alcune dichiarazioni raccolte da uno degli inviati dell’agenzia Apcom.
    Un altro studente universitario, Fabio, non usa mezzi termini: “Personalmente non sopporto Feltri, ma l’ultimo attacco a Boffo, anche se fosse stato fatto da un altro, si commenta da solo. Fa pena il Giornale”.
    “Credo che sia tutto un fuoco di paglia – sentenza Anna, 23 anni, universitaria di Milano -. Credo che attacchino quelli che dentro la chiesa dicono cose scomode”. Vincenzo, di Torino, guida alle mostre del Meeting, è più deciso: “Quando non riesci a guardare al di là del tuo naso, dà fastidio quando qualcuno ricorda impegni e doveri anche di politici”. “Fanno molto riflette questi continui attacchi – aggiunge Gabriella, di Milano – ma poi pensando tra me e me, io sono sempre più consapevole della mia appartenenza religiosa”.
    Due ragazzi di Parma, sono sbrigativi, perché rischiano di perdere il treno. “Chiacchiera estiva? Non mi sembra – ragiona Andrea – perché è da anni che i giornali di sinistra e le elites che ci stanno dietro attaccano ingiustamente la chiesa e i suoi rappresentanti”. Quando poi gli ricordi che il Giornale è “di destra”, taglia corto: “Beh, di questa vicenda non ho letto…”.
    Sandra, invece, vuole fare la giornalista in futuro, per ora studia giurisprudenza: “E’ una porcata. Non so se il direttore di Avvenire sia omosessuale o abbia avuto relazioni con minorenni, perché si sentono tante voci… Ma sono convinto che non è necessario usare la privacy e la storia personale di uno per altri interessi politici”.

    http://www.libero-news.it/pills/view/19399

    MARIO ADINOLFI SCRIVE A VITTORIO FELTRI
    sabato 29 agosto 2009 15:54
    Lettera aperta a Vittorio Feltri di Mario Adinolfi, il giornalista che per primo si occupò del caso del direttore di Avvenire, Dino Boffo.

    29 agosto 2009

    Caro direttore,

    senza chiedere alcuna autorizzazione il tuo giornale si è appropriato di due miei scritti, uno del 20 settembre 2005 e uno immediatamente successivo alla pubblicazione del tuo scoop su Dino Boffo, pubblicandoli entrambi. Non me ne dolgo più di tanto, ho un minimo di profilo pubblico e quei testi erano pubblici, magari un filo di cortesia tra colleghi potrebbe sussistere, ma non è su questo che voglio tediarti. Voglio affrontare il nodo della questione che la rottura del muro di omertà sulle relazioni omosex del direttore di Avvenire ha messo in evidenza ed è quello dei rapporti tra poteri in un contesto che vorremmo fosse sempre pienamente democratico.

    Ho dato subito atto a te e al tuo quotidiano di aver compiuto bene il vostro lavoro citando la sentenza del tribunale di Terni: è un fatto, una notizia, che in qualsiasi paese del mondo sarebbe finita immediatamente in pagina. Il direttore del quotidiano dei cattolici italiani è un personaggio pubblico e quella sentenza che lo riguardava era una bomba giornalistica, in particolare nella fase delicata che vivevamo e tuttora viviamo rispetto al rapporto tra Chiesa e mondo omosex. Hai smascherato una clamorosa ipocrisia e hai raccontato anche qualcosa della magistratura italiana, cui mi ero rivolto nel 2005 per avere copia degli atti della sentenza, sentendomi rispondere per iscritto che a quegli atti non potevo accedere, anche se pubblici e l’articolo 116 del codice di procedura penale prevede che agli atti di un procedimento penale possa accedere “chiunque vi abbia interesse”. Ma tu devi avere amici più potenti dei miei e a quegli atti hai avuto accesso e hai notato come, con la citazione dei nomi pesanti di Ruini, Tettamanzi e Betori, ci fosse anche il racconto di un segmento di storia della Chiesa italiana.

    Ho notato che i tuoi articoli del giorno dopo, forse per via della difficoltà in cui si è trovato Berlusconi, utilizzano toni più soft, dirigendo la bastonatura addosso al direttore di Repubblica. Dino Boffo si difende, la stampa “libera” fa quadrato attorno a lui e nessuno che abbia provato un minimo di pena per quella povera donna martoriata e molestata per via della passione del direttore di Avvenire per il di lei marito. La citazione, poi, dei comportamenti omosessuali di Boffo “attenzionati” dalla polizia inquieta qualcuno, mentre i più sanno che è conseguenza delle frequentazioni del direttore di Avvenire dei luoghi della prostituzione maschile milanese.

    Io credo che la difesa d’ufficio di Boffo da parte della Chiesa italiana fosse inevitabile, mi preoccupa molto invece la scelta dei vertici della Cei di tenere questo soggetto alla guida del potente quotidiano dei vescovi negli ultimi quindici anni, secondo il vecchio schema per cui una persona ricattabile è una persona controllabile, che eseguirà gli ordini. E qui veniamo al punto.

    Il tuo articolo che svela le ipocrisie di Boffo e della Chiesa è un articolo giornalisticamente meritorio, che però semplicemente non avresti scritto se Boffo fosse stato un fedele alleato di Berlusconi, così come non avresti pubblicato le tette di Veronica mentre lei era la moglie formale ma silenziona del Cavaliere, così come non avresti pubblicato la storia di Ezio Mauro che compra l’appartamento a nero se quello stesso comportamento lo avesse avuto Niccolò Ghedini.

    Allo stesso tempo Repubblica non rivolgerebbe quelle stesse dieci insistenti domande all’ingegner De Benedetti e il Corriere della Sera e la Stampa evitano di dare risalto alla meritoria inchiesta di Maurizio Belpietro su Libero (ripresa anche da te) rispetto alla colossale evasione fiscale degli Agnelli. Ecco il nodo: ogni articolo, anche il giornalisticamente più valido, più capace di raccontare lo schifo ipocrita e profondo in cui sguazza ormai il nostro paese, si perde inevitabilmente sotto la coltre del sospetto di strumentalizzazione.

    Si strumentalizza tutto, tutto è bastone per picchiare la banda avversaria, la verità diventa concetto puramente pirandelliano, la confusione regna sovrana e l’impressione è che questa condizione sia l’angolo buio in cui si è ficcata la nostra democrazia.

    Sono preoccupato e non so neanche perché scrivo a te queste parole. Forse perché, lo devo ammettere con fastidio, mi sembra che la concorrenza fra le due principali testate vicine al Cavaliere sta generando un giornalismo molto aggressivo e quindi più capace di scoperchiare pentoloni purulenti che avvelenano da troppo tempo questo paese. Lo fai, lo fate, a senso unico e questo toglie validità al vostro lavoro ed è un peccato.

    Io credo invece che il lavoro di Repubblica da Casoria in poi, le tue prime pagine sull’ipocrisia dei vertici della Chiesa italiana (che allontana tanti fedeli, tra cui anche il sottoscritto, persino dalla fede) ma anche sul ministro terrorista iraniano che detiene un potenziale atomico, l’inchiesta di Belpietro sugli Agnelli, tutti questi sforzi di raccontare la verità, se composti a mosaico raccontino davvero la fotografia della tragedia del nostro paese. Sono tutte inchieste di parte, però, viziate da una manina che strumentalizza e così perdono di valore.

    Forse però da questo angolo buio si può uscire. Con il giornalismo che faccia il giornalismo, la politica che faccia la politica, l’industria e la finanza che facciano l’industria e la finanza, partendo da un riconoscimento reciproco di legittimità e attendendo un’inchiesta dell’Espresso su un leader della sinistra e una tua sui festini spericolati di Berlusconi.

    Il tutto partendo da un principio: chi sceglie nella vita di avere un profilo pubblico ne deriva molti onori (soldi e potere, di solito), quindi deve accettare di esporre la propria vita al giudizio altrui. E’ inevitabile. Questo non significa sognare un’Italia in cui la classe dirigente sia composta da uomini irreprensibili, semplicemente significa lavorare per produrre una classe dirigente disposta ad assumersi pienamente la responsabilità dei propri atti pubblici e anche di quelli privati con rilevanza pubblica, senza ricorrere alla ridicola arma del diritto alla riservatezza.

    Questa Italia diversa, meritocratica e responsabile, non omertosa e finalmente libera da logiche mutuate sostanzialmente dallo stile mafioso, si può costruire: non è un sogno, è un progetto possibile. Passa anche, forse soprattutto, attraverso noi giornalisti militanti, noi che amiamo con nettezza le idee di una parte politica e ci battiamo affinché prevalga. Forse proprio la nostra libertà potenziale è una chiave con cui spurgare il marcio di questo paese.

    Rendiamola libertà effettiva e coraggiosa. Non sarà un esercizio inutile.

  • Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    2009-08-25 20:18 Brasile, sacerdote tenta stupro Il tentativo di violenza e’ avvenuto a Recife (ANSA) – SAN PAOLO, 25 AGO –

    Un sacerdote brasiliano e’ stato arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni. Era risultato sieropositivo. Lo rivela la Conferenza episcopale brasiliana. L’uomo era stato allontanato dalla chiesa di cui era responsabile per problemi fisici e psichici.

    Il tentativo di stupro e’ avvenuto in una toilette del terminal di pullman di Recife. I parenti della vittima hanno circondato il carcere in cui e’ detenuto chiedendo che sia loro consegnato per far giustizia. http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…_minorenne.html 25/08/2009 – Italia-Mondo Stampa Invia ad un amico Brasile: sacerdote sieropositivo tenta di stuprare minorenne Un sacerdote brasiliano arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni è risultato sieropositivo. Lo ha rivelato la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), che ha anche ammesso che l’uomo era stato allontanato dalla parrocchia di cui era responsabile per i suoi problemi fisici e psichici. Il tentativo di stupro in una toilette del terminal di pullman di Recife risale al 5 agosto scorso, ma solo oggi la Cnbb e la polizia locale hanno dato dettagli sull’arresto del sacerdote Josean Dantas Rolim. Il fatto che l’uomo sia portatore del retrovirus ha suscitato la furia dei parenti e degli amici della vittima, che hanno circondato il carcere in cui è rinchiuso nella capitale dello stato di Pernambuco, chiedendo che fosse loro consegnato per far giustizia sommaria. La Cnbb ha ammesso che padre Rolim era stato dimesso quattro anni fa dalla parrocchia di Petropolis, nello stato di Rio de Janeiro, quando erano emersi la sieropositività e alcuni problemi psichici dovuti a idrocefalia. Rolim rischia fino a sei anni di carcere per il tentativo di abuso sessuale di minorenne, o, se riconosciuto infermo di mente, la reclusione in un manicomio criminale.

  • Abusi del clero. Vaticano: “I seminari scuola di felicità”

    Abusi del clero. Vaticano: “I seminari scuola di felicità”

    Come al solito il Vaticano pretende di risolvere il problema degli abusi sessuali del clero battendo il tasto della repressione sessuale, ossia insistendo sulla causa stessa degli abusi del clero.

    “I seminari scuola di felicità”, dice mons. Bruges. E c’è da capire cosa ci sia di felice in una vita di repressione del principale istinto umano, quello sessuale.

    19/08/2009 14.53.51

    Mons. Bruguès: il seminario sia una “scuola della felicità dell’essere sacerdoti”

    Un testo “breve, incisivo e molto chiaro” sulla formazione dei candidati al sacerdozio potrebbe essere pubblicato al termine dell’Anno sacerdotale. L’iniziativa è allo studio della Congregazione per l’Educazione Cattolica che ha intenzione di proporre nei prossimi mesi la convocazione della Commissione interdicasteriale permanente per la formazione dei candidati agli ordini sacri. E’ quanto ha annunciato in un’intervista rilasciata all’Osservatore Romano il segretario del dicastero vaticano, l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès. Il presule sottolinea, in particolare, la centralità dell’opera educativa nella missione della Chiesa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    L’opera educativa della Chiesa contribuisce a valorizzare il sapere e la cultura unendo lo sforzo pedagogico ad una formazione integrale della persona. “Una buona formazione – spiega l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès – è quella capace di adattarsi all’evolversi e ai cambiamenti della società”. Ma nelle società secolarizzate – aggiunge – rischia di essere dimenticata la dimensione spirituale. In Italia, anche se la società si è secolarizzata – fa notare il presule – la Chiesa ha comunque “saputo restare molto presente nella vita sociale come nella vita politica”. Ci sono poi Paesi, soprattutto dell’Africa e dell’America Latina, dove emerge soprattutto il ruolo sociale dei presbiteri. Il sacerdote, nel suo ruolo di “mediatore tra cielo e terra”, “agisce in persona Christi” ed è al servizio della comunità cristiana della Chiesa e della società. Per questo – aggiunge il presule – occorre che il seminario sia una scuola dove far risplendere la “felicità” e il “gusto” dell’essere sacerdoti. L’auspicio, espresso dall’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, è che “la comunità dei fedeli si senta responsabile del sacerdote che la guida”. Ricordando infine l’importanza dell’educazione, “condizione indispensabile per il funzionamento della democrazia, per la lotta contro la corruzione, per l’esercizio dei diritti politici e sociali”, il presule indica due vie: per rendere ancora più fruttuoso lo sforzo pedagogico – afferma – c’è anche bisogno di “generosità” e di “discernimento” nell’accogliere le nuove generazioni: si tratta di discernere in loro ciò che si deve incoraggiare da ciò che si deve correggere.

  • Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Melbourne, l’arcivescovo Cattolico Denis Hart ha detto «vai all’inferno, puttana» a una donna che era stata violentata da un prete, condotta dichiarata terrificante da un magistrato di Victoria. L’arcivescovo Hart si è in seguito scusato con la donna davanti alla Corte di Melbourne per ciò che il magistrato Anne Goldsborough ha definito come un «terrificante abuso verbale.»

    Ma la scorsa notte, l’arcivescovo Hart ha ripetutamente affermato che «non ricorda» i suoi commenti o il rimprovero del magistrato, avvenuti a metà del 2004. «Sono passati tanti anni, non ricordo di preciso,» ha detto durante un’intervista al quotidiano The Age.

    Quando gli è stato fatto presente che avrebbe dovuto certamente ricordare in quanto è stato oggetto di dibattito per la corte, ha ripetuto nuovamente: «non ricordo.»

    I documenti della corte confermano lo sfogo dell’arcivescovo dopo aver ottenuto un’ingiunzione contro la donna, che lo aveva perseguitato dopo essere stata violentata dal sacerdote Barry Whelan nel 2001.

    Il magistrato ha detto che l’arcivescovo Hart, «su tutte le furie,» ha detto alla donna «vai all’inferno, puttana» quando ha bussato alla sua porta all’1 e 20 del mattino nel Marzo del 2004. La donna è stata oggetto di una precedente ingiunzione dopo aver lanciato pietre attraverso una finestra della casa dell’arcivescovo e aver litigato con lui e il suo staff.

    Consegnando le sue conclusioni nel Giugno del 2004, il magistrato Goldsborough ha detto: «l’arcivescovo Hart si è scusato per questo atto terrificante e scortese direttamente dal banco dei testimoni in mia presenza.»

    Il magistrato non ha ritenuto che «l’arcivescovo fosse impaurito o preoccupato per sé stesso o altri» quando ha trovato la donna di fronte alla porta d’ingresso di casa sua – ma ha altresì definito inaccettabile la condotta della donna.

    Il magistrato ha rilevato che l’arcivescovo era furioso in quanto la sua privacy era stata gravemente violata in seguito alla visita notturna. Ma ha rigettato la richiesta fatta dall’avvocato dell’arcivescovo di non tenere in considerazione la violenza subita dalla donna.

    «Sono sicuro… dall’arcivescovo stesso che [lui] … ha una buona comprensione della complessa serie di circostanze nelle quali [la vittima] si trova almeno in parte causate… dall’abuso dell’ex sacerdote Barry Whelan. »

    Nelle sue conclusioni, il magistrato ha anche detto che dopo aver visitato la casa dell’arcivescovo, la donna ha chiesto le sue scuse per i suoi commenti e ha detto telefonicamente al suo staff di volerlo uccidere. Goldsborough ha constatato che la donna «non aveva alcuna intenzione di portare a termine la sua minaccia,» ma l’ha definita «minatoria e allarmante.»

    «La vittima ha affermato che il suo comportamento durante le conversazioni al telefono è scaturito dal dolore e dalla frustrazione,» scrive il magistrato Goldsborough.

    «Sebbene sia completamente comprensibile da un lato, è assolutamente inaccettabile in tutti gli altri.» Whelan ha abusato della donna nel 2001, dopo l’annullamento della sospensione commiatagli negli anni ’90 a seguito di accuse di violenze sessuali.

    In diverse decadi, almeno cinque donne hanno accusato Whelan di averle violentate, compresa una donna che aveva 13 anni al momento della violenza e un’altra che sostiene di aver dato alla luce il figlio di Whelan.

    La chiesa aveva raggiunto nel 2006 un accordo segreto con la donna coinvolta nel caso del 2004.

    Benché non fosse in grado di ricordare i suoi commenti verso la donna e il rimprovero del magistrato, l’arcivescovo Hart ha rivelato alcuni degli eventi che hanno portato al processo. «Ho indossato la tonaca, sono andato alla porta ed ero molto infastidito… [lei stava] suonando e suonando ancora, mi ero appena addormentato, ero molto stanco, stavo per partire per Roma e sono sceso e sono sicuro che ho parlato con forza, ma ciò che ho detto non lo ricordo.»

    Lo scorso mese in una pubblicazione della Cattedrale St Patrick, Barry Whelan era stato definito “tesoro nazionale”, malgrado le indagini interne della chiesa avessero confermato gli abusi dell’ex sacerdote. L’arcidioceso ha poi affermato che si è trattato di un errore e si è scusata.

    Le indagini del quotidiano The Age sul modus operandi della Chiesa Cattolica di Melbourne nel gestire i casi di accuse di violenza sessuale hanno portato alla luce:

    1) Che un sacerdote accusato di aver violentato un minore è stato informato da un’investigatore della chiesa di essere oggetto di un’indagine della polizia.

    L’arcivescovo Hart ha affermato di aver accettato la giustificazione di Peter O’Callaghan di non aver avuto alcun divieto di informare il sacerdote dell’indagine della polizia.

    2) I commenti del vicario generale Les Tomlinson, secondo il quale esisterebbe “un’industria delle vittime” di abusi sessuali commessi da sacerdoti, che sfrutterebbe le vittime per fare soldi. Commenti che l’arcivescovo Hart ha definito «inutili.»

    3) Le richieste di un gruppo di vittime, sostenute da due vescovi, di riesaminare la gestione delle lamentele dell’arcidiocesi di Melbourne. L’arcivescovo Hart ha affermato che non c’è alcun bisogno di riesaminare il sistema. «Preferisco concentrarmi sulla compassione che dobbiamo mostrare alle vittime… Sono persone che avrebbero dovuto aspettarsi di più dai sacerdoti ed è una tremenda sofferenza essere traditi da coloro in cui avevano riposto fiducia.»

  • Don Carli torna dai giudici

    Don Carli torna dai giudici

    Alto Adige — 04 agosto 2009 pagina 16 sezione: CRONACA

    BOLZANO. Dopo aver atteso invano anche solo un cenno sull’eventuale intenzione di procedere al risarcimento previsto dai giudici, i famigliari della ragazza denunciante hanno deciso di avviare causa civile nei confronti di don Giorgio Carli.

    La vicenda delle presunte violenze sessuali in canonica tornerà dunque davanti ai giudici. Lo ha confermato ieri l’avvocato Gianni Lanzinger, uno degli avvocati di parte civile. «Non ci resta che avviare il nuovo contenzioso – dice l’avvocato – da parte del sacerdote e della Curia non è arrivato neppure il minimo segnale di voler risarcire».

    Gli avvocati del sacerdote lo avevano annunciato già all’indomani della decisione della Corte di Cassazione di confermare gli obblighi risarcitori del prete. Alcuni mesi fa i legali della ragazza avevano inviato una prima richiesta ufficiale di pagamento. Un atto stragiudiziale per interrompere la prescrizione sotto il profilo civilistico. La richiesta era stata inoltrata anche alla Curia considerata responsabile in solido dopo che pure la Cassazione aveva confermato a carico del sacerdote l’aggravante di aver svolto l’attività come «ministro di culto».

    Ricordiamo che la sentenza della Cassazione ha riconosciuto don Giorgio responsabile delle violenze sessuali perpetrate per anni ai danni di una parrocchiana, salvandolo grazie alla prescrizione. Proprio per effetto di quella sentenza ora come detto la Curia ed il prete dovrebbero far fronte alla richiesta di pagamento effettivo del risarcimento dovuto, circa 700 mila euro. La richiesta di pagamento si basa sul disposto dell’articolo 2043 del codice civile che prevede che «qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».

    La Curia, invece, è stata chiamata in causa per effetto dell’articolo 2049 sempre del codice civile riguardante la responsabilità del datore di lavoro in merito ai danni provocati con fatti illeciti da dipendenti diretti. La Chiesa verrebbe considerata responsabile in solido in quanto gli abusi avvennero (secondo la sentenza penale ormai passata in giudicato) nell’espletamento del ruolo di educatore religioso del sacerdote. Ora della vicenda se ne occuperà il tribunale civile. (ma.be.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/08/04/AZ5AZ_AZ501.html

  • Un monumento in Irlanda… … per ricordare le vittime dei predi pedofili.

    Un monumento in Irlanda… … per ricordare le vittime dei predi pedofili.

    Un monumento in Irlanda…
    … per ricordare le vittime dei predi pedofili.

    (ANSA) – LONDRA, 28 LUG – Il governo irlandese ha deciso oggi la costruzione di un monumento nazionale che ricordi le decine di migliaia di bambini molestati nel corso dei decenni all’interno di istituti gestiti dalla Chiesa. La proposta fa parte del piano d’intervento del governo dopo che due mesi fa si è conclusa l’indagine – il Ryan Report, durata 10 anni – sulle violenze minorili. Il governo è riuscito a reperire 25 milioni di euro per finanziare una serie d’interventi. Ma non è tutto. Il ministro per l’Infanzia Barry Andrews ha inoltre fatto sapere che l’esecutivo sta pensando all’introduzione di una giornata nazionale che ricordi coloro che sono morti a causa di violenze sessuali, psicologiche o torture. Andrews ha detto che nonostante la crisi economica il governo è riuscito a trovare il denaro necessario per far fronte a ciò che ha definito come un passaggio oscuro nella storia dell’Irlanda.