Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Carpineto Romano, ordine di carcerazione per Padre Perez: è accusato di abusi su minori

    Carpineto Romano, ordine di carcerazione per Padre Perez: è accusato di abusi su minori

    Era stato arrestato con la pesante accusa di pedofilia, condannato a 7 anni e ora, padre Carlos Alberto Pérez, il missionario colombiano aggregato alla chiesa del Sacro cuore di Carpineto Romano, comune di 4 mila anime, andrà in carcere.

    Il Tribunale di Velletri lo aveva condannato a 8 anni,  dopo un’istruttoria lunga e complessa, basata su testimonianze e interrogatori protetti a minori. Poi la condanna era stata riformata a 7 in Corte di appello e il 17 luglio scorso è arrivato l’ordine di carcerazione. Per il sacerdote sudamericano, arrivato nel paesino incastonato nei Monti Lepini  assieme ad altri confratelli appartenenti alla congregazione dei padri eudisti, si sono aperte le porte del carcere di Velletri.

    I carabinieri della stazione di Carpineto lo hanno rintracciato nel pomeriggio del 17 luglio in una comunità di recupero di Alatri,  in provincia di Frosinone, dove il prete colombiano, finito nella rete della giustizia per atti sessuali su minori , stava scontando la pena ai domiciliari dopo l’arresto avvenuto il giorno di Venerdì Santo (15 aprile) del 2022.

    La vicenda

    Padre Perez, giunto a Carpineto poco prima del 2020, era già finito in carcere subito dopo l’arresto in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari di Velletri; successivamente, aveva ottenuto un beneficio nella pena ed era stato trasferito nella comunità del frusinate.

    Il prete, i cui atteggiamenti avevano sollevato dubbi e perplessità tra i residenti fin dal suo arrivo in paese, era stato denunciato nel dicembre 2021 dai genitori di due minorenni, avvicinati al di fuori della parrocchia, dove il sacerdote celebrava solo messe e funerali, così era stato chiarito dalla Diocesi Alatri – Anagni, «senza svolgere attività di catechismo», come a voler allontanare i dubbi sulla possibilità che potessero esserci altre vittime.

    Sulla torbida vicenda delle attenzioni sessuali rivolte ai due ragazzini erano intervenuti anche i carabineri del Ris, il Reparto Investigazioni Scientifiche, che avevano svolto accertamenti tecnici sui cellulari. Anche due minori erano stati ascoltati in presenza di psicologi. Gli investigatori avevano trovato, sui telefonini esaminati, messaggi inequivocabili spediti dal religioso straniero, che aveva anche inviato più di una offerta di denaro ai due giovanissimi di età inferiore ai 14 annu, a quanto pare accompagnata da richieste di incontri nel bosco e in paese, durante le quali c’erano allusioni sessuali e  “massaggi” sul corpo.

    Erano stati proprio questi messaggi a insospettire i genitori dei ragazzi, che senza esitare avevano deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Carpineto era stata sconvolta dall’arresto, lo scompiglio e l’allarme tra i parrocchiani era stato inevitabile, nonostante i tentativi di minimizzare, per evitare di infangare gli ambienti di chiesa nel loro complesso. Qualcuno in paese, dopo la diffusione dell’ordine di carcerazione del sacerdote, ha anche commentato «poverino, non si meritava tanto», precisando che padre Carlos era riuscito anche a farsi benvolere, con atteggiamenti miti e disponibili.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/padre_perez_carpineto_romano_abusi_sessuali_minori_carcere_ultime_notizie-8252638.html

  • “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Con la vicenda Orlandi secondo me c’entra Enrico De Pedis non la banda della Magliana, è una vicenda personale di De Pedis”: sono parole ferme e significative quelle pronunciate ieri dal Procuratore Giancarlo Capaldo ovvero dal magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata.

    “Renatino”
    Capaldo è stato convocato e ascoltato ieri dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Fu l’ultimo a occuparsi di Emanuela prima che l’inchiesta venisse archiviata dall’attuale presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Il magistrato ha ribadito, in merito al coinvolgimento dell’allora capo della fazione testaccina del gruppo criminale De Pedis: “Non è che la banda della Magliana volesse ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che fu messa in campo. De Pedis ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata”. De Pedis, secondo il punto di vista di Capaldo, “Non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive. È da vedere come colui che ha organizzato, sul piano materiale, un servizio di basso livello ma molto utile e particolare per qualcuno”. Il magistrato ha ribadito dunque il ruolo di pura manovalanza di “Renatino”, che fu poi tirato in ballo nel 2008 dalla sua ex amante Sabrina Minardi che rivelò dettagli inquietanti sul sequestro e sul rilascio di Emanuela in cui lei stessa dichiarò di essere stata coinvolta. La Minardi disse all’epoca di aver rilasciato lei stessa Emanuela Orlandi a un uomo, descritto come un alto prelato, alle porte del Vaticano. Capaldo ha sottolineato anche che Sabrina Minardi “non è attendibile in tutto, ma la ritengo attendibile su alcuni dati principali”. Una visione del resto condivisa anche dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

    La sepoltura di De Pedis
    La parte giocata da De Pedis nelle indagini di Capaldo non si esaurisce qui ma andò ben oltre i giorni del sequestro. Il magistrato in passato più volte ha raccontato di quando incontrò il capo e il vicecapo della gendarmeria Domenico Giani e Costanzo Alessandrini che gli chiesero la collaborazione della magistratura per aprire la tomba di De Pedis, sepolto nella cripta di Sant’Apollinare, la Chiesa da dove scomparve Emanuela, e dissipare eventuali dubbi dell’opinione pubblica sul Vaticano, togliendo la Santa Sede dall’imbarazzo di aver fatto tumulare un criminale in una Basilica. “Non ho nessuna difficoltà a dire che le persone in questione erano l’allora capo della Gendarmeria Domenico Giani e il suo vice, Costanzo Alessandrini”, ha ribadito ieri. “In quel momento storico siamo agli inizi del 2012”, ha raccontato Capaldo, dopo aver fissato un appuntamento per telefono, Giani “venne, si presentò anche con Alessandrini, fu ricevuto in procura ufficialmente come i responsabili delle polizie di tutto il mondo, era presente anche la dottoressa Maisto che io chiamai appositamente perché era la contitolare” dell’indagine. “A questo punto – ha proseguito Capaldo – il dottor Giani mi fece presente che non veniva di sua sponte ma perché era stato incaricato da padre Georg come segretario di Benedetto XVI e voleva segnalare che che il Vaticano era preoccupato da una serie di valutazioni che si facevano sulla stampa che coinvolgevano il Vaticano come ente poco collaborativo nella ricerca di Emanuela Orlandi e, in particolare, Giani mi chiese come se fosse una richiesta che lui transitava, diciamo così, da padre Georg, di aprire la tomba di De Pedis perché il Vaticano riteneva importante che fosse aperta dalla procura di Roma. Io prospettai al dottor Giani che il motivo per cui sulla stampa c’era questo ampio dibattito se aprire o no, era perché coloro che volevano aprirla, volevano controllare se con la bara di De Pedis fosse sepolta anche la salma della Orlandi, io segnalai che la ritenevo una ipotesi assolutamente inverosimile posto che la Orlandi era sparita nel giugno dell’ 83 e De Pedis viene ucciso nel febbraio del ’90“.

    Il fascicolo su Emanuela
    “Mi sembrava difficile – ha continuato -. Comunque sostanzialmente il Vaticano non voleva la responsabilità di adottare un provvedimento di traslazione della tomba, io segnalai che come aveva dato l’autorizzazione alla sepoltura poteva dare l’autorizzazione alla traslazione e riferii a Giani che non era per me una priorità nelle indagini aprire la tomba di De Pedis e lo invitai a valutare che come magistratura italiana non avevamo mai avuto un reale aiuto nelle rogatorie inoltrate alla magistratura vaticana. Allora gli dico, lei mi chiede una collaborazione e io le chiedo una collaborazione, anche perché da varie fonti a noi risultava che il Vaticano fosse in possesso di un fascicolo su Emanuela Orlandi. Io dissi che non avevo difficoltà a una collaborazione nelle forme previste dalla legge sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la priorità per la procura di Roma, naturalmente, era comprendere la fine che poteva aver fatto la ragazza, se era viva, se era morta e se era morta dove poteva essere sepolta, e poiché ritenevo e ritengo ancora che c’è un mondo ristretto e selezionato in Vaticano, chiedevo a Giani che nel procedere comunemente nella ricerca della verità e anche eventualmente nella traslazione della salma, ci fosse una collaborazione a riguardo. Giani mi rispose che ne avrebbe parlato con mons. Georg, mi disse che avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione per svolgere attività insieme e per il recupero del corpo e della salma se la ragazza fosse morta”. “Alcuni giorni dopo – ha quindi riferito – mi fece sapere che era d’accordo nel procedere così. Dopodiché invece non ho avuto più notizie. Questo colloquio più o meno datava al febbraio del 2012. Poi è stato superato dalla nomina del nuovo procuratore Pignatone”. Questa promessa fu purtroppo disattesa e la sorte di Emanuela è ancora ignota. Ma anche in pensione Capaldo non ha dimenticato Emanuela. Come se il magistrato avesse sempre avvertito un debito verso la 15enne scomparsa per non aver potuto fare luce sulla sua storia, poiché rimosso dall’inchiesta il 3 aprile 2012, e sostituito da Giuseppe Pignatone, il quale smentì le dichiarazioni di Capaldo, gli tolse la gestione delle indagini sul caso Orlandi e ordinò l’apertura ed il trasferimento della tomba di De Pedis. Adesso, lo ricordiamo, Pignatone è presidente del Tribunale Vaticano.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/19/renatino-de-pedis-organizzo-da-solo-il-sequestro-di-emanuela-orlandi-le-rivelazioni-del-procuratore-capaldo-alla-commissione-di-inchiesta/7629029/

  • Carpineto Romano: Entra in carcere Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in 3° grado

    Carpineto Romano: Entra in carcere Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in 3° grado

    Condannato anche in 3° grado dove la cassazione rigetta il ricorso di Carlos Alberto Pérez, il prete pedofilo colombiano introdotto in Italia, a Carpineto romano dove nell’omertà della chiesa, che malgrado avesse ben documentata la situazione dal 2018, lo ha irresponsabilmente rimesso a contatto con i minori.

    Così, il 25 aprile 2022 a Carpineto Romano, una cittadina in provincia di Roma, viene arrestato il sacerdote colombiano di 40 anni Carlos Alberto Pérez Arco, accusato di pedofilia ai danni di altri due bambini, questa volta però in Italia.

    Questa mattina il sacerdote è stato portato in carcere dove dovrà scontare una pena di sette anni.

  • Francia – Pedofilo risarcito perché da piccolo subì violenza da un prete

    Francia – Pedofilo risarcito perché da piccolo subì violenza da un prete

    In un’inaspettata decisione, l’Organismo di Riparazione per le Vittime di pedocriminalità nella Chiesa (Inirr) ha annunciato di aver risarcito un uomo, Jean-Yves Schmitt, che è stato egli stesso condannato per pedocriminalità negli anni 2000. Schmitt ha ricevuto il risarcimento per aver subito violenza sessuale da parte di un prete quando era bambino.

    Jean-Yves Schmitt, oggi 73enne, è stato aggredito negli anni ’60 dal prete Félix Hutin mentre frequentava la scuola superiore a Bourg-en-Bresse, tra i 12 e i 15 anni. Da adulto, Schmitt è diventato a sua volta un aggressore, condannato più volte per violenza sessuale su minori durante il suo lavoro come custode di un edificio nella regione parigina.

    In una lettera del 16 maggio, l’Inirr ha scritto: “Le conseguenze delle violenze inflitte dal cappellano sono state gravi e durature. Questa violenza di cui sei stato vittima ha avuto un impatto psicologico sia nella tua vita intima che nelle tue relazioni familiari e nel tuo sviluppo professionale.” L’Inirr ha riconosciuto come il comportamento del sacerdote avesse creato una sorta di dipendenza in Schmitt, alterando il suo orientamento e esponendolo a desideri impossibili da accettare. Questo stato psicologico lo ha portato a compiere atti di violenza, infrangere divieti e subire pesanti sanzioni legali che hanno trasformato la sua vita professionale, personale e familiare.

    Schmitt, che ha richiesto l’intervento dell’Inirr, ha ricevuto un risarcimento economico di 60.000 euro. “Non mi restituirà gli anni perduti né i miei nipoti che non vedo da quando sono nati, ma è meglio di niente,” ha dichiarato Schmitt all’AFP.

    “Capisco che sia fonte di confusione l’idea di risarcire un molestatore di bambini,” ha ammesso Schmitt. “Ma dobbiamo capire che tutto nasce dal fatto che sono stato una vittima: se non fossi stato una vittima, non sarei stato un predatore.”

    Francia – Pedofilo risarcito perché da piccolo subì violenza da un prete

  • Le mura del silenzio: il sistema di copertura della Chiesa cattolica

    Le mura del silenzio: il sistema di copertura della Chiesa cattolica

    Non si placa lo scandalo degli abusi sessuali, emerso in tutta la sua ampiezza anche in Svizzera dopo lo studio pilotaCollegamento esterno voluto da Vescovi e condotto dall’Università di Zurigo: 1’002 i casi di abuso documentati dal 1950 e una cultura di copertura e insabbiamento che ha favorito il ripetersi del male.

    Oggi sono passati 9 mesi dalla pubblicazione della ricerca storica e nuove vittime si stanno facendo avanti, anche dal Ticino.

    La Diocesi di Lugano era emersa dal rapporto come un caso anomalo, pochi casi di abuso erano venuti alla luce, documenti dell’archivio diocesano riferiti a sacerdoti problematici erano stati distrutti.

    L’inchiesta del settimanale di approfondimento della RSI Falò:

    La parola liberata

    Oggi parlano donne e uomini che erano rimasti fuori dai radar e che per la prima volta dopo decenni fanno emergere il dolore rimasto nascosto nella loro memoria personale.

    “Mi ricordo proprio che piangevo, che avevo proprio quella sensazione di sentirmi sporca, mi chiedo come ho potuto lasciarlo fare e perché non ho fatto niente.”

    “Ho capito che c’era qualcosa di sbagliato. Però sapevo anche che se l’avessi raccontato nessuno mi avrebbe creduto. “

    Sono le parole di due donne, oggi adulte, che all’epoca degli abusi avevano 9 anni. Scoprono oggi di essere state abusate dallo stesso sacerdote a Novazzano e piangono. Piangono per dei sensi di colpa che ancora sentono su di loro e piangono scoprendo che il sacerdote responsabile era recidivo, era già stato condannato per atti sessuali su fanciulli e i vertici della Chiesa lo sapevano ma hanno taciuto. I loro racconti restituiscono la prospettiva delle vittime, che fino a tempi recenti mancava e permettono di fare luce sul sistema di potere ecclesiastico che ha favorito il ripetersi di abusi.

    Il sistema di copertura

    Il caso del sacerdote di Novazzano risale alla fine degli anni Settanta ed è paradigmatico per l’agire che ha avuto in quegli anni la Chiesa.

    Godeva di grande rispetto e venerazione, era musicista oltre che religioso, e godeva della protezione del vescovo Martinoli. A fine anni ‘60 una prima segnalazione in Curia aveva fatto emettere al vescovo una “proibizione assoluta di ricevere ragazzi per dare lezioni”. Senza successo; nei 5 anni successivi 6 famiglie si rivolsero alla giustizia: venne condannato, ma non andò in carcere, bensì in un ospedale psichiatrico. Ma la vicenda non era ancora conclusa perché dopo un anno soltanto, venne reintegrato come aiutante della parrocchia a Novazzano e ricominciare da capo con il benestare del prevosto di allora che gli doveva fare da tutore, e del vescovo stesso. Un sistema di insabbiamento e di copertura come sono ormai noti a livello mondiale. “Questo è molto grave”, ci ha detto il parroco di Genestrerio don Oliviero Bernasconi che ai tempi operava nel Mendrisiotto e pochi anni dopo divenne vicario generale: “Ho un po’ l’impressione che di questi casi non ne vedevano la gravità e la pericolosità”, aggiunge.

    Per anni comunque, anche in Svizzera, anche in Ticino, e anche in tempi più recenti la protezione dell’istituzione della Chiesa è stata messa davanti a quella delle vittime di abuso.

    Gli archivi distrutti

    E fa parte di questo sistema di insabbiamento anche la distruzione di documenti d’archivio.

    Nella Diocesi di Lugano questa è avvenuta “nel nome della misericordia”, un sacerdote bibliotecario del Vescovo Torti fece pulizia su 100 anni di documenti contenuti nell’archivio segreto e riguardanti sacerdoti che avevano commesso atti sconvenienti per la morale della Chiesa o, appunto, abusi. Cancellati i documenti e cancellati gli indici che si sarebbero dovuti tenere: “Un errore madornale” ci dice l’ex vicario Bernasconi.

    Per ricostruire i fatti le storiche e gli storici dell’Università di Zurigo devono ora appoggiarsi soprattutto alle testimonianze di chi è stato vittima o di chi era a conoscenza dei fatti. E fanno appello a donne e uomini a uscire dal silenzio a trovare il coraggio.(ricerca-abusi@hist.uzh.chCollegamento esterno)

    I cantieri della Chiesa

    Oggi i sopravvissuti agli abusi usciti allo scoperto chiedono alla Chiesa lo stesso coraggio che hanno avuto loro; chiedono fatti concreti che vadano a scardinare quel sistema di copertura che ha permesso il ripetersi di abusi spirituali e sessuali.

    E i vertici della Chiesa rispondono, puntano sulla trasparenza, parlano di risanamento delle fondamenta dell’istituzione. Hanno annunciato misure quali uno sportello indipendente per il sostegno alle vittime, un tribunale penale ecclesiastico nazionale, test psicologici per i nuovi sacerdoti.  Basteranno e quando arriveranno?  Ad attendere le risposte sempre più persone che alimentate dal dibattito pubblico stanno emergendo e chiedendo a gran voce di venire ascoltate e risarcite.

    Il servizio sul tema di Falò:

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/le-mura-del-silenzio-il-sistema-di-copertura-della-chiesa-cattolica/83570869

  • Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    La finalità è quella di prevenire ed evitare qualsiasi abuso e l’iniziativa è stata presa – come ricorda La Repubblica – a seguito di alcuni episodi che hanno visto a Tivoli, Latina e Terracina un dirigente dell’azione cattolica, un professore di religione e diacono e un capo scout accusati di pedofilia e abusi su minori. Così la La Chiesa nel Lazio è corsa ai ripari.

    Tra i divieti anche quelli di fotografare o filmare un minore e diffonderne via web o social network le immagini senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato, così come senza informare i genitori e senza al loro autorizzazione non si deve e chattare con minori.

    Le decisioni del Servizio interdiocesano e le direttive stilate sono state inviate ai parroci, agli educatori, ai responsabili associativi e agli animatori con un lettera in cui vengono indicati sette punti focali nei rapporti con i ragazzi: i minori vanno sempre trattai con rispetto; vanno forniti ai più piccoli modelli positivi di riferimento; occorre essere sempre visibili agli altri operatori pastorali o altri adulti quando si svolge qualche attività; va segnalato al responsabile eventuali comportamenti potenzialmente pericolosi e abusivi; è necessario sviluppare una cultura in cui i minori, soprattutto se bambini, possano parlare apertamente, porre domande ed esprimere eventuali preoccupazioni; bisogna sempre rispettare la sfera di riservatezza e intimità del minore; bisogna informare le famiglie delle attività che vengono proposte e delle relative modalità organizzative, ottenendone le opportune autorizzazioni.

    Sono poi elencati nella missiva anche quelli che vengono individuati quali “comportamenti inaccettabili” sui quali va prestata molta attenzione: non si debbono infliggere punizioni fisiche di qualunque tipo; non si deve sviluppare un rapporto esclusivo con un singolo minore rispetto ad altri; non si deve lasciare un minore in una situazione potenzialmente pericolosa; non si deve parlare o comportarsi con un minore in modo offensivo, inappropriato o sessualmente provocatorio; non si deve provvedere a gesti di cura della persona (come lavarsi e cambiarsi), qualora il minore è in grado di provvedere da solo. Resta vietato, inoltre – come evidenzia anche La Repubblica -, discriminare un minore o un gruppo di minori, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fare regali ad un minore discriminando il resto del gruppo, fotografare o filmare un minore e diffondere via web o social network immagini di minori, e chattare con minori senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato.

    https://www.tg24.info/lazio-pedofilia-troppi-episodi-nel-lazio-la-chiesa-corre-ai-ripari-e-redige-un-manuale-per-sacerdoti-e-i-responsabili-educativi/

  • Shellac lancia le vendite globali del documentario sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica “The Deposition” a Locarno (ESCLUSIVO)

    Shellac lancia le vendite globali del documentario sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica “The Deposition” a Locarno (ESCLUSIVO)

    La società francese di vendita e distribuzione Shellac lancerà le vendite internazionali per il prossimo documentario sugli abusi sessuali della Chiesa cattolica ” The Deposition ” a Locarno prima di distribuire il film in Francia questo ottobre. In concomitanza con l’annuncio, Variety ha avuto accesso esclusivo al trailer del film, visibile sopra.

    “The Deposition” è la storia di un ragazzino di nome Emmanuel che, nel 1993, raccontò ai genitori di essere stato molestato da un nuovo prete popolare del villaggio di nome Hubert. All’epoca, i genitori decisero di tenere segrete le accuse del ragazzo.

    Trent’anni dopo, il padre di Emmanuel, Robert, non riesce più a sopportare il senso di colpa e affronta Hubert, che nega tutto. Diversi mesi dopo, dopo aver parlato con un rapporto commissionato dal governo sulla violenza sessuale all’interno della Chiesa cattolica, Emmanuel viene incoraggiato a condividere la sua storia con le autorità.

  • La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    MADRID: Martedì la Chiesa cattolica spagnola ha dichiarato di aver approvato un piano per risarcire le vittime di abusi sessuali su minori da parte del suo clero e ha espresso la speranza che diventi operativo entro pochi mesi.

    Il governo di sinistra spagnolo ha aumentato la pressione sulla Chiesa in merito agli abusi del clero, che solo di recente hanno preso piede in un Paese un tempo profondamente cattolico ma ora sempre più laico.

    Il documento, che delinea “le linee guida per l’azione della Chiesa in relazione agli abusi sessuali commessi su minori”, è stato approvato martedì dalla Conferenza episcopale della CEE, che raggruppa i principali vescovi spagnoli, ha affermato l’organismo in una nota.

    I vescovi hanno inoltre sostenuto la creazione di un comitato per valutare ogni caso e decidere l’entità specifica del risarcimento, che sarà “operativo il prima possibile, idealmente da settembre”, ha affermato in una conferenza stampa l’arcivescovo capo della CEE, Luis Arguello.

    “Questo è un giorno importante”, ha affermato, sottolineando che la Chiesa stava “aprendo la porta a un sistema di riparazioni globali”, e che “la maggior parte dei casi coinvolti risaliva a prima degli anni Novanta”.

    Interrogato sui casi in cui le diocesi non sono state in grado o non hanno voluto risarcire una vittima, Jesus Diaz Sariego, presidente della conferenza spagnola degli ordini religiosi, ha affermato che interverranno le autorità ecclesiastiche.

    “Se si verificasse un caso in cui una congregazione o una diocesi si rifiutasse di risarcire i danni, l’autorità ecclesiastica superiore interverrebbe per coprirli”, ha detto ai giornalisti.

    A marzo la CEE ha dichiarato di aver approvato un proprio piano completo di risarcimento per le vittime, ma non ha fornito dettagli su come o quando sarebbe stato attuato, né ha fornito cifre.

    I gruppi di vittime hanno denunciato l’opacità della Chiesa e la sua incapacità, finora, di offrire qualsiasi tipo di riparazione.

    I dati pubblicati in ottobre nel primo rapporto ufficiale sugli abusi sessuali sui minori all’interno della Chiesa stimano che più di 400.000 persone hanno subito abusi sessuali da parte del clero cattolico romano e di altri laici dal 1940.

    Si proponeva di istituire un fondo di risarcimento, ma la Chiesa ha escluso di prendervi parte se fosse stato destinato solo a risarcire le vittime di abusi pastorali e non quelle che avevano sofferto in qualsiasi altro contesto.

    Mettendo in dubbio la “dubbia affidabilità” delle cifre riportate, la CEE ha fatto riferimento a una verifica da lei commissionata, che ha rilevato che circa 2.056 minori sono stati abusati dal clero.

    Ad aprile il governo ha adottato un piano basato sulle raccomandazioni contenute nel rapporto di ottobre, redatto da esperti indipendenti che collaborano con il difensore civico spagnolo.

    Ciò includeva la creazione di un fondo statale di risarcimento per le vittime, un’idea sostenuta dal primo ministro Pedro Sanchez.–AFP

    https://www.nst.com.my/world/world/2024/07/1074441/spain-catholic-church-backs-plan-compensate-sex-abuse-victims

  • Piero Brogi – Roma

    Piero Brogi – Roma

    “Necessaria commissione indipendente in Italia, la Chiesa è un paradiso per pedofili” (Roma). “Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni.

    Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno. Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica.

    I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente”. Queste le parole di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa. (Fabrizio Rostelli/alanews)

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  • $ 104 milioni assegnati alle vittime di abusi sessuali di Mount Cashel e dei sacerdoti NL

    $ 104 milioni assegnati alle vittime di abusi sessuali di Mount Cashel e dei sacerdoti NL

    Un ente terzo incaricato del controllo delle insolvenze ha stanziato una somma di 104 milioni di dollari per risarcire le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi di Terranova e Labrador, ma non è certo quanto denaro verrà effettivamente erogato alle centinaia di richiedenti. 

    Un documento di quattro pagine depositato presso la Corte suprema di Terranova e Labrador da George Kinsman, vicepresidente senior di Ernst & Young, stima l’importo netto del risarcimento a 104.074.667 dollari. 

    Delle 367 richieste presentate, 292 sono già state accettate, mentre 65 sono state respinte e 10 sono considerate pendenti. 

    Il documento afferma che il pagamento medio a un richiedente ammonta a $ 356.417. 

    Il documento, pubblicato venerdì, è l’ultimo passo di una saga iniziata nel 1987 con le accuse contro un sacerdote e che si sarebbe estesa a una serie di scandali che hanno portato alla chiusura dell’orfanotrofio di Mount Cashel a St. John’s e hanno recentemente costretto la Roman Catholic Episcopal Corp. a vendere chiese e altre proprietà per risolvere le controversie. 

    Ma la precedente fattura della chiesa era stata stimata in 50 milioni di dollari, nonostante i richiedenti fossero circa 100.

    La chiesa ha raccolto più di 40 milioni di dollari vendendo sistematicamente i propri beni nella penisola di Avalon, tra cui un accordo da 13 milioni di dollari con il governo di Terranova e Labrador per l’acquisto di proprietà di ex scuole cattoliche.

    “Penso che abbiano ragione”

    L’avvocato Geoff Budden, il cui studio rappresenta 189 delle richieste accettate, ha dichiarato alla CBC News di essere soddisfatto del calcolo effettuato dall’organismo di controllo terzo. 

    Ha notato che alcuni clienti potrebbero però sentirsi insoddisfatti. 

    “Ci sono individui che ritengono che i numeri siano forse un po’ bassi. Altri si sentono o sono piacevolmente sorpresi”, ha detto venerdì. 

    “Quindi potrebbero esserci individui che presentano ricorso, ma nel complesso, da quanto ne so, la legge… penso che abbiano ragione.”

    Budden ha affermato che diversi ricorrenti hanno avuto esperienze molto diverse nel corso degli anni. Alcuni hanno parlato alla polizia decenni fa, mentre altri si sono fatti avanti per abusi storici da parte del clero o dei Christian Brothers, l’ordine laico che gestiva Mount Cashel e diverse scuole, solo negli ultimi anni. 

    “Lo vediamo davvero, credo, non come un numero aggregato, ma come 200 numeri individuali”, ha detto. “Quindi sono 200 le conversazioni che dobbiamo avere con i clienti… In ogni caso, è una conversazione scatenante”. 

    Sebbene l’accordo da 104 milioni di dollari rappresenti più del doppio di quanto raccolto tramite la vendita dei terreni, Budden si aspetta comunque che tutti i suoi clienti ricevano quanto dovuto. 

    “Sono ottimista sul fatto che possiamo. Quindi sì, si può dire che sono fiducioso”, ha detto. 

    Le vendite immobiliari sono ancora in corso

    La chiesa sta ancora vendendo proprietà e Budden afferma che c’è potenzialmente un grande guadagno da due polizze assicurative. Entrambe le compagnie assicurative stanno combattendo una mossa del genere. 

    Ora, ha affermato Budden, spetta al governo di Terranova e Labrador concludere una questione che si trascina da decenni. 

    “Penso che lo scenario sia che il governo, che sta già affrontando una serie di cause legali, a un certo punto – e abbastanza presto – avvierà un dialogo costruttivo con il governo affinché quest’ultimo rispetti i propri obblighi legali”, ha affermato. 

    Lo scandalo di Mount Cashel esplose nel 1989 e includeva resoconti di come un’indagine della polizia del 1975 fu annullata dal Dipartimento di Giustizia provinciale. L’inchiesta Hughes, ordinata dal governo di Terranova e Labrador, trovò numerose carenze nel sistema di protezione dei minori. 

    Nel frattempo, la commissione Winter, istituita dall’arcidiocesi di St. John’s, ha descritto nei dettagli come i funzionari della Chiesa trasferissero frequentemente i sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori in altre parrocchie. 

    Nel corso degli anni sono state presentate altre denunce: solo a Mount Cashel si sono verificate denunce di abusi che risalgono addirittura agli anni ’40. 

    Gli atti del tribunale rilevano che le rivendicazioni accettate includono i patrimoni dei ricorrenti defunti. 

    L’arcidiocesi è stata ritenuta responsabile per Mount Cashel nel 2020. L’anno successivo ha presentato istanza di insolvenza. 

    Il termine per presentare ricorso è di 45 giorni. 

    https://www.cbc.ca/news/canada/newfoundland-labrador/church-mount-cashel-settlement-1.7255755