Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    ROMA – Lo scandalo degli abusi sessuali del clero sta lentamente prendendo piede in Italia con una crescente copertura mediatica, condanne penali e il lancio lunedì di un podcast investigativo dedicato a un caso che ha coinvolto tangenzialmente Papa Francesco.

    La scorsa settimana un tribunale siciliano ha riconosciuto colpevole un prete di violenza sessuale e tentata violenza sessuale contro tre minorenni e lo ha condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Ha inoltre ritenuto la sua diocesi, Piazza Armerina in Sicilia, responsabile per danni civili separati e spese legali, una sentenza significativa data l’influenza che la Chiesa cattolica esercita in tutti gli aspetti della società italiana, in particolare nelle piccole città siciliane.

    Il vescovo di Piazza Armeria, Rosario Gisana, è stato registrato mentre ammetteva di aver coperto il sacerdote, reverendo Giuseppe Rugolo. È stato registrato mentre diceva di aver coperto un altro prete che aveva fatto molto peggio e descriveva le azioni di Rugolo come semplici “stupidità” di un giovane.

    La vittima Antonio Messina ha raccontato la sua storia lunedì al lancio del podcast sul suo caso, dicendo che era suo dovere parlare apertamente dopo aver affermato di essere stato “tradito” dalla sua chiesa.

    “Dopo le violenze e gli abusi che ho subito, c’è stato un altro abuso che ho ricevuto dal vescovo della diocesi di non essere creduto”, ha detto Messina. “Se questo può aprire le porte (agli altri che si fanno avanti)… allora fatelo.”

    I giornalisti investigativi italiani Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn hanno lanciato il podcast di sette episodi, utilizzando le registrazioni emerse durante il processo a porte chiuse. In uno, raccontato da Tourn, il vescovo apparentemente si vantava di avere il sostegno di Francesco perché gli aveva fatto un favore.

    Francesco, che ha visitato la diocesi di Gisana durante una gita di un giorno in Sicilia nel 2018, è chiaramente affezionato al vescovo. Lo ha detto pubblicamente alla vigilia della prevista udienza finale dei pubblici ministeri.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco il 6 novembre durante l’udienza in Vaticano con Gisana e i pellegrini.

    La Chiesa cattolica italiana, unica per la presenza del Vaticano al suo interno, è riuscita a evitare una grande resa dei conti pubblica con la sua eredità di abusi e insabbiamenti.

    Qui lo scandalo è rimasto relativamente di basso profilo, a differenza di altri paesi in cui la gerarchia ha dovuto rispondere alla crescente indignazione pubblica, a pubblici ministeri aggressivi e avvocati civili e a una pletora di gruppi di sostegno per le vittime e media locali disposti a raccontare le loro storie.

    Sembra che almeno quest’ultimo stia lentamente cominciando a cambiare.

    La giornalista siciliana di Enna per l’agenzia di stampa italiana ANSA, Pierelisa Rizzo, che ha affermato di essere stata denunciata per diffamazione per la sua copertura del processo, ha detto che il “vaso di Pandora” per la cronaca sugli abusi del clero in Italia è stato ora aperto.

    Proprio questo fine settimana, il quotidiano nazionale La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla difficile situazione delle suore maltrattate.

    L’avvocato Elianna Parasaliti, che rappresentava Messina, ha accolto con favore l’attenzione dei media, affermando che lei, Messina e i giornalisti che si occupavano del caso sono stati minacciati, denunciati e in alcuni casi seguiti dalla polizia durante il processo.

    «Questa attenzione per noi è stata una forma di tutela, oggi posso dirlo chiaramente, perché in questi anni abbiamo davvero temuto per noi stessi e per le nostre famiglie», ha detto. “Il clima di ostilità che abbiamo avvertito è qualcosa che non credo abbia la precedenza”.

    In una dichiarazione rilasciata la settimana scorsa dopo il verdetto, la diocesi siciliana ha respinto la copertura mediatica del processo e ha osservato che il sacerdote era stato condannato per accuse minori nel caso di Messina e che la sua ex parrocchia era stata completamente esonerata da responsabilità.

    La diocesi ha affermato di non essere responsabile delle azioni di Gisana o di quelle del suo predecessore, ma semplicemente perché era responsabile delle azioni di uno dei suoi sacerdoti.

    Sono previsti ricorsi e in Italia le sentenze non sono considerate definitive finché non sono esauriti tutti i ricorsi.

    La chiesa ha archiviato il caso internamente per un cavillo perché Rugolo era un seminarista al momento in cui sono iniziati gli abusi. Le leggi interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i preti che abusavano dei bambini, non contro i seminaristi.

    L’avvocato Parasaliti ha detto che cercherà di riaprire il caso canonico sulla base della condanna del tribunale siciliano.

    https://www.washingtonpost.com/world/2024/03/11/italy-pope-vatican-abuse/e6c0be42-dfe1-11ee-95aa-7384336086f3_story.html

  • Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    ROMA (AP) – Papa Francesco ha cercato di incoraggiare giovedì il suo comitato per la protezione dell’infanzia a continuare ad aiutare le vittime, poiché i nuovi sviluppi fuori dal Vaticano hanno sottolineato che lo scandalo degli abusi sessuali del clero della Chiesa cattolica non si risolverà presto .

    Francesco ha incontrato la sua Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che dovrebbe presto pubblicare il primo audit in assoluto sulle procedure e politiche di salvaguardia a livello ecclesiastico.

    Ma mentre il rapporto veniva compilato, i funzionari della chiesa in Svizzera riferivano di un’impennata delle vittime che si faceva avanti dopo la pubblicazione di settembre di un rapporto bomba che rilevava oltre 1.000 casi di abusi dalla metà del XX secolo in un paese con una popolazione cattolica relativamente piccola.

    La diocesi di Basilea, ad esempio, ha riferito che più della metà dei 183 casi sospetti negli ultimi 13 anni sono emersi negli ultimi sei mesi. Da quando è stato pubblicato il rapporto, l’agenzia di stampa svizzera SDA-Keystone ha segnalato almeno altri 70 casi in altre quattro diocesi.

    Più vicino a casa, un tribunale penale in Sicilia ha emesso questa settimana un verdetto importante contro un sacerdote che il Vaticano apparentemente ha scagionato per un cavillo anche dopo che una delle sue vittime aveva scritto a Francesco, implorandolo di intervenire.

    Il caso è stato osservato da vicino poiché la gerarchia cattolica italiana ha iniziato solo di recente e con riluttanza ad affrontare la sua eredità di abusi in un paese in cui la questione è ancora in qualche modo un tabù.

    La sentenza del tribunale di Enna ha condannato il sacerdote, rev. Giuseppe Rugolo, a quattro anni e mezzo di reclusione per tentata violenza sessuale e accuse connesse alla violenza contro tre minorenni. Secondo la sentenza di martedì, la corte ha ritenuto responsabile anche la sua diocesi, Piazza Armerina, in Sicilia, del pagamento dei danni civili e delle spese legali.

    Il vescovo di Piazza Armeria Rosario Gisana è stato sorpreso dalle intercettazioni telefoniche mentre confessava di aver coperto il sacerdote. Ma l’avvocato della diocesi, Gabriele Cantaro, ha sottolineato in una dichiarazione giovedì che la responsabilità non deriva dalle azioni di Gisana o del suo predecessore, ma semplicemente dalla responsabilità generale della diocesi per le azioni dei suoi sacerdoti.

    Secondo il quotidiano Domani, che ha seguito da vicino il caso, l’ufficio abusi sessuali del Vaticano ha archiviato il caso per motivi tecnici perché Rugolo era solo un seminarista quando è avvenuto l’abuso. Le norme interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i sacerdoti che abusavano di minori, non contro i seminaristi.

    Il quotidiano Il Messaggero ha riferito nel 2021 che una delle vittime di Rugolo ha scritto direttamente a Francesco, implorandolo di intervenire dopo che lui e i suoi genitori avevano passato anni cercando di convincere la chiesa ad agire contro Rugolo, che era stato inviato in una diocesi del nord Italia dopo la furono sollevate accuse.

    In mezzo alla copertura mediatica italiana del caso, Francesco il 6 novembre ha elogiato di cuore Gisana quando il vescovo ha guidato un gruppo di pellegrini in Vaticano.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato, ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco in un discorso che ha indignato i difensori delle vittime.

    Giovedì Francesco ha detto ai suoi consulenti per la protezione dell’infanzia che ascoltare le vittime è fondamentale per aiutarle a guarire.

    “Nel nostro ministero ecclesiale di protezione dei minori, la vicinanza alle vittime di abusi non è un concetto astratto, ma una realtà molto concreta, fatta di ascolto, intervento, prevenzione e assistenza”, ha affermato nel discorso letto da un assistente mentre Francesco continua a riprendersi dalla malattia. l’influenza.

  • Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Si pubblica di seguito dichiarazione dell’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, difensore della parte civile Antonio Messina, in replica alle dichiarazioni del legale della Diocesi di Piazza Armerina in merito alla sentenza del Processo Rugolo.

    In merito alle esternazioni formulate dal legale della Diocesi di Piazza Armerina, quale difensore della parte civile, Antonio Messina, mi trovo mio malgrado a replicare al fine di fare chiarezza sul contenuto del dispositivo di sentenza emessa dal Tribunale di Enna sulla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Contrariamente a quanto affermato dalla Diocesi, il Tribunale di Enna, con riferimento alla posizione di Antonio Messina, ha condannato Rugolo per tentata violenza sessuale in ordine ai fatti accaduti nel 2013, dichiarando la prescrizione per i fatti accaduti in precedenza. Il tentativo di minimizzare i fatti, non coglie nel segno, perché si omette di raccontare che, con riferimento ai fatti del 2013, il reato risulta tentato solo grazie al fatto che Antonio Messina è riuscito a sottrarsi all’aggressione sessuale. Ciò significa che a dire del Tribunale, i fatti che vanno dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma si sarebbero estinti per prescrizione a causa del decorso del tempo. Se il Tribunale avesse ritenuto che i fatti non fossero accaduti, avrebbe prosciolto l’imputato nel merito.

    Nella nota contestata si omette di dire che, comunque, Rugolo è stato condannato per “violenza sessuale aggravata a danno di minori” e “per atti sessuali con minori” relativamente alle altre due vittime. E la reale pericolosità delle condotte ascritte al sacerdote, riconosciuta dalla sentenza, si evince dalla decisione del Tribunale di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonchè da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Proprio questa statuizione evidenzia l’importanza di questa pronuncia che ha condannato il metodo abusante utilizzato da Rugolo nei confronti dei minori, a cui sono stati affidati i giovani di questa città. In tal senso è significativa la condanna della Diocesi nella qualità di responsabile civile.

    A fronte di queste considerazione, è intenzione di questa difesa portare a conoscenza alla autorità giudiziarie competente il contenuto dell’hard disk, elaborato dalla Polizia Giudiziaria dopo il sequestro dei supporti informatici di Rugolo, perchè venga accertata la presenza di immagini pedopornografiche, alcune delle quali già prodotte in aula. Tutto ciò per maggiori approfondimenti circa contenuti che, prima face, potrebbero appartenere alla categoria del materiale pedopornografico.

    In attesa della lettura delle motivazioni auspico un contegno rispettoso nei confronti di quelli che sono stati e rimangono vittime e che si prenda atto di una sentenza di condanna.

    Ora la Chiesa faccia la sua parte.

    Comunicato di replica alla Diocesi.pdf

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

  • La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

    Lunedì 11 marzo ore 15

    sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

    via delle Botteghe Oscure 54, Roma

    Per connettersi da remoto usare questo LINK


    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Ferderica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.


    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

     Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale ex articolo 609 bis e quater del codice penale (quindi su minori di 16 anni) e tentata violenza sessuale, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.  La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina è stata riconosciuta responsabile civile e dovrà rispondere in solido con il sacerdote del risarcimento delle parti civili. Prescritti invece i fatti avvenuti prima del maggio 2011. Si è concluso così il 5 marzo il processo di primo grado al sacerdote di Enna, 42 anni, chiamato a rispondere di violenza aggravata su minori secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale.

    Il prete di Enna era stato arrestato il 27 aprile 2021 dopo la denuncia di Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti; nel corso delle indagini erano poi emerse anche altre due vittime minorenni. Il tribunale, composto dal presidente Francesco Pitarresi e dai giudici a latere Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni ha emesso il verdetto dopo otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che arriva dopo 22 udienze a porte chiuse e 53 testimoni sentiti. Il procedimento si era aperto il 7 ottobre 2021 davanti al tribunale di Enna ( come abbiamo raccontato qui); Messina, oggi trentenne, aveva raccontato agli inquirenti di essere stato abusato da Rugolo per quattro anni, dal 2009 al 2013.

    «Questa è una sentenza importante perché non solo è stata riconosciuta la responsabilità penale del sacerdote, ma è stato anche messo in luce un metodo abusante sostenuto dall’ambiente ecclesiastico locale», ha dichiarato Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di Antonio Messina. «Sono soddisfatto per il risultato – ha commentato Messina – la condanna è un passo importate perché riconosce la presenza di abusi, anche se è chiaro che per me non ci sono stati tentativi di condizionamento nel corso del processo». Gli avvocati di Giuseppe Rugolo,  Antonino Lizio e Dennis Lovison, non hanno rilasciato commenti.

    Il 24 dicembre 2018 Antonio Messina aveva denunciato i fatti anche al vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, all’inizio del 2019, aveva disposto l’investigatio previa sul sacerdote. L’indagine ecclesiastica si era però conclusa in un niente di fatto, perché l’allora Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero preposto a decidere dei casi di abuso sessuale su minori, aveva stabilito di non essere competente perché Rugolo era ancora un seminarista all’epoca dei primi approcci con il ragazzo. Gli altri abusi, secondo quanto sostenuto dai giudici ecclesiastici, risalivano a quando Antonio era ormai maggiorenne e Rugolo non ancora sacerdote, e quindi non rientravano nei casi di competenza del diritto canonico.

    Certo è che, secondo le intercettazioni agli atti, il vescovo Gisana era al corrente delle violenze subite da Messina sin dall’agosto 2016, quando don Giuseppe Fausciana, parroco della chiesa di Sant’Anna a Enna, gli aveva riferito le confidenze ricevute dal ragazzo. A giugno 2017 sono i genitori di Antonio Messina ad andare per la prima volta dal vescovo a raccontare gli abusi subiti dal figlio, ma monsignor Gisana prende tempo, dicendo che si occuperà lui della faccenda. Passa ancora più di un anno prima che il vescovo incontri Antonio Messina, a ottobre 2018; don Rugolo, nel frattempo, viene nominato parroco della chiesa di San Cataldo. Il vescovo, dopo aver parlato con Antonio, da un lato avvia l’indagine ecclesiastica, dall’altro offre alla famiglia del ragazzo 25 mila euro (che avrebbe preso dai fondi della Caritas) da giustificare con una generica causale di «borsa di studio». Un risarcimento con il vincolo del silenzio che Antonio Messina rifiuta. Intanto il sacerdote viene mandato nella diocesi di Ferrara per un periodo di studio e riflessione – periodo in cui Rugolo continua a essere in contatto con i ragazzini della parrocchia. Quando scatta la denuncia penale, anche Gisana risulta coinvolto: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!», si sente in un’intercettazione. Proprio il comportamento di copertura del vescovo è stato stigmatizzato duramente durante la requisitoria del pubblico ministero Stefania Leonte.

    Nel processo si erano costituiti parte civile, oltre alla vittima, assistita da Eleanna Parasiliti Molica, i genitori di Antonio Messina con l’avvocato Giovanni Di Giovanni, La Rete l’Abuso, assistita da Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze con Irina Mendolia mentre responsabili civili erano la diocesi di Piazza Armerina, assistita dall’avvocato Gabriele Cantaro e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna, con Mauro Lombardo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-chiesa-condanna-giuseppe-rugolo-pedofilia-su9zg8qp

  • Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Si è concluso ieri a Enna con una condanna in primo grado a quattro anni e sei mesi, il processo che vedeva imputato don Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale continuata e tentata violenza sessuale ai danni dia Antonio Messina, oggi trentenne. La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina invece, è stata riconosciuta responsabile civile.

    L’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri commenta così la sentenza;

    Restando in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza si può già affermare che questo risultato è importante e soddisfacente perché dimostra che per ottenere verità e giustizia, per le vittime è necessario denunciare, ma alle autorità civili. Senza esitare. Il tentativo della difesa e dei responsabili civili di spostare il focus insinuando dubbi sulla credibilità di Antonio Messina e delle altre prede di don Rugolo è andato in frantumi.

    Antonio è stato creduto, prima dalla procura, poi dal Tribunale. A lui va riconosciuto il merito di aver avviato con il coraggio di denunciare una controtendenza in un territorio difficile dove le asimmetrie, generate dal potere e dall’omertà, soppiantando la legge. Antonio con determinazione lo ha fatto sostenuto dalla sua famiglia. Il risultato è come se fosse stato piantato uno scalpello di frassino nel cuore dell’ipocrisia e dell’omertà, nei luoghi che avrebbero dovuto garantire la massima protezione possibile ai ragazzini divenuti preda delle aggressioni di un uomo che dalle prove raccolte è risultato sicuramente problematico e assai pericoloso.

    La comunità dei fedeli, le cittadine e i cittadini di Enna, devono prendere atto della verità processuale, che coincide con la verità storica. Il Tribunale di Enna con la sua pronunzia ha disvelato che sotto i paramenti di colori o foggia diversi indossati da don Rugolo in realtà si celava un abusante sessuale che predilige i ragazzini.

    Il dato sistemico e diffuso di questo fenomeno, soprattutto nel nostro Paese, deve indurre seriamente l’esecutivo a rendere per questi casi obbligatoria la denuncia: “erga omnes “.

    Il sacerdote nel frattempo aveva querelato con l’accusa di diffamazione non solo la stessa vittima, ma la parte civile nella persona del Presidente della Rete L’ABUSO, oltre a tre giornalisti, Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua e Federica Tourn.

    Querele per le quali il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, tuttavia, forse in attesa della pronuncia di Enna, non sono ancora state archiviate e per le quali, unitamente al dispositivo di condanna emesso ieri, sene chiederà la definitiva archiviazione.

    Da vedere ora quali provvedimenti prenderà la chiesa nei confronti del sacerdote, al momento non toccato da un’indagine canonica anzi, lo stesso Papa Francesco difendendo pochi mesi fa l’operato del vescovo Rosario Gisana, dichiarò che era “un perseguitato“.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/qualcosa-di-indecente-alla-vigilia-della-requisitoria-sul-caso-rugolo-il-papa-dice/

  • Uomini che odiano le donne e i bambini

    Uomini che odiano le donne e i bambini

    di Federico Tulli – Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

    Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

    aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

    il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

    in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

  • Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Quattro anni e sei mesi di reclusione. È questa la condanna che il tribunale di Enna ha emesso oggi nei confronti di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La sentenza è stata emessa dopo 8 ore di camera di consiglio. Il dispositivo è stato letto dal presidente del tribunale Francesco Pitarresi nel corso di una udienza a porte aperte dopo che tutto il processo era stato celebrato a porte chiuse.

    L’inchiesta era scattata dopo la denuncia di A. M., un giovane oggi trentenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Enna le violenze subite dal 2009 al 2013 e che è stato denunciato a sua volta per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    Le violenze, secondo quanto raccontato dal ragazzo, che avrebbe confidato a don Rugolo la volontà di entrare in seminario, si sarebbero consumate nella sagrestia della Chiesa di San Giovanni Battista a Enna.

    Dopo la denuncia del giovane, nel corso delle indagini, sono emersi altri presunti abusi a danno di altri giovani. Il Pm Stefania Leonte aveva chiesto la condanna a dieci anni dell’imputato. “Comunque vada – aveva detto il Pm nel corso della sua requisitoria – il ragazzo oggi ha vinto, ha vinto il coraggio di questo ragazzo di affrontare l’incubo della sua adolescenza, perché non si è fermato davanti al timore di non essere creduto e al pregiudizio della gente, perché ha presentato la denuncia per un senso di dovere nei confronti di se stesso e dei suoi coetanei, che avevano subito i suoi stessi abusi e dei tantissimi adolescenti che frequentavano il gruppo sotto l’egida di Rugolo”.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sessuali-su-minori-don-giuseppe-rugolo-condannato-a-4-anni-e-6-mesi-a-enna/

  • Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    La giudice per l’udienza preliminare Laura Morelli ha respinto la richiesta delle parti civili di citare come responsabile civile la Diocesi di Latina nell’ambito di un eventuale processo nei confronti di Alessandro Frateschi. A riportarlo è la Repubblica. L’ex diacono e professore di religione è accusato di violenza sessuale su alcuni studenti del liceo in cui insegnava, tutti minorenni. Le parti civili avevano chiesto che anche la Chiesa fosse chiamata in causa nel processo perché Frateschi per insegnare aveva avuto il permesso dalla diocesi di appartenenza, quella di Latina. Questo nonostante nel 2022 due suore avevano già segnalato i comportamenti del professore.

    “La Diocesi non è stata citata come responsabile civile ritenendo che non vi fosse un rapporto contrattuale con Frateschi – ha dichiarato a la Repubblica l’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile – ma noi andremo avanti perché parliamo di drammi che non sono solo dei minori coinvolti, ma di un’intera comunità. La Chiesa è una seconda famiglia e non c’è spazio per zone d’ombra. La comunità chiede chiarezza e atteggiamenti forti e puliti. Nessuno ci impedisce di poter agire in sede civile”.

    La giudice deve adesso pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio. Frateschi, che conosceva bene anche l’ex professore di religione pure lui accusato di violenza sessuale, Mirko Campoli, avrebbe abusato dei suoi studenti in diverse occasioni. Secondo l’accusa, il modus operandi era sempre lo stesso: l’uomo parlava con i suoi studenti sui social network, carpiva la loro fiducia e poi si faceva mandare foto e video intimi. In diverse occasioni li avrebbe invitati nella sua abitazione, abusando di loro e costringendoli ad avere rapporti sessuali.

    https://www.fanpage.it/roma/prof-di-religione-accusato-di-violenza-sessuale-sugli-alunni-diocesi-fuori-dal-processo/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Francesco Zanardi – CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano 

    Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

    Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

    Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

    L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri?

    Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.


    Federica Tourn – I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli

    Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

    Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

    In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

    “Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri”

    Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”.

    SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”.

    Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti”

    Fonte:www.huffingtonpost.es


    Federico Tulli – Uomini che odiano le donne e i bambini

    Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

    Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

    aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

    il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

    in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.