Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sconto di pena per l’ex parroco di San Giuliano a Como

    Sconto di pena per l’ex parroco di San Giuliano a Como

    La Cassazione: «Rapporti sessuali ma al di fuori di un legame di “affidamento»

    Le violenze sulle ragazze dell’oratorio di San Giuliano possono essere considerate tali solo dal momento in cui iniziarono (nell’inverno del 2008) fino al 30 settembre 2009, ovvero la data in cui l’ex don Marco Mangiacasale fu spostato da parroco della comunità a economo della Diocesi di Como. Da quel momento infatti, secondo la Corte di Cassazione, le ragazze non furono più “affidate” al parroco, facendo venir meno il presupposto base per chi compie atti sessuali con minori tra i 14 e i 16 anni.

    Torna dunque in Appello a Milano la vicenda dell’ex parroco di San Giuliano, che si era rivolto ai giudici romani contestando i 3 anni e 5 mesi rimediati in secondo grado. Ora, dice la Cassazione, «la pena deve essere rideterminata» proprio in seguito a questa nuova valutazione. Il fatto è assai complesso. È punibile infatti chi compie atti sessuali con ragazze minori di 16 anni se queste sono a lui affidate per ragioni di educazione, istruzione, custodia o vigilanza, proprio come nel caso di un parroco che segue l’oratorio. Dice tuttavia la Cassazione, che dal momento in cui l’allora don Marco fu spostato a economo della Diocesi, nonostante rimanesse il confessore di almeno una delle ragazze, e nonostante vivesse ancora a San Giuliano, non era più configurabile quel fondamentale “affidamento” di cui si è detto. Da qui il rinvio della vicenda a Milano per rideterminare lo “sconto”. «Non è sufficiente la saltuaria confessione – scrivono i giudici romani – o il mero dato fisico per il quale il ricorrente continuava ad abitare sopra la parrocchia», per arrivare alla conferma di quanto deciso in Appello.

    La vicenda era esplosa il 7 marzo 2012, quando l’allora don Marco Mangiacasale era stato arrestato.
    Una ragazzina dell’oratorio aveva confidato di avere una sorta di relazione sentimentale con il sacerdote. Al termine dell’indagine i casi contestati erano aumentati.

    Il 15 novembre 2012, Marco Mangiacasale venne condannato in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione. Condanna poi confermata – con uno sconto di appena dieci giorni – in Appello, nel maggio 2013. Nel dicembre del 2013, Papa Francesco aveva tolto il colletto a Mangiacasale, decidendo «l’irrogazione della pena di dimissione dallo stato clericale».

  • Il segreto pontificio salva don Inzoli: negata la rogatoria alla Procura

    Il segreto pontificio salva don Inzoli: negata la rogatoria alla Procura

    Cremona, atti istruttori non rivelabili al pm per gli abusi sui minori
    di Gabriele Moroni

    Cremona, 3 marzo 2015 – Il Vaticano «chiude» alla Procura di Cremona sulla rogatoria chiesta per conoscere cosa sia stato accertato dal procedimento ecclesiastico a carico di don Mauro Inzoli, per un trentennio potente e carismatico prete di Comunione e Liberazione, raggiunto da drastici provvedimenti del Vaticano per una storiaccia di abusi su minori.Lo scorso ottobre il procuratore Roberto di Martino si era rivolto alla Santa Sede, attraverso il ministero della Giustizia, con una richiesta di rogatoria.Con la data del 20 febbraio è arrivata al procuratore una comunicazione del ministero che a sua volta, il 23 gennaio, aveva ricevuto dal Vaticano il testo (con più di un «omissis») del provvedimento preso per don Inzoli e la risposta negativa alla richiesta: gli atti istruttori e processuali sull’«affare» Inzoli non possono essere rivelati perché «sub secreto pontificio». Non occorre avere studiato Cicerone per tradurre: il procedimento ecclesiatico è segreto.

    Questo non ha fermato l’inchiesta su don Inzoli, 64 anni, conosciuto anche come «don Mercedes» o «don Marcinkus», fondatore del Banco Alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi, nonché animatore della onlus cremasca «Fraternità». Di Martino ha ascoltato diversi testimoni e altri sono attesi. A mettere in movimento le pale della giustizia ordinaria è un esposto presentato da Franco Bordo, deputato di Sel. La denuncia contro il prete (al vescovo e non all’autorità giudiziaria) verrebbe invece dal presidente di un istituto religioso. Lo scandalo deflagra in pubblico il 9 dicembre del 2012, quando il sito della curia cremasca pubblica la decisione del Vaticano di ridurre don Mauro allo stato laicale, un provvedimento contro cui il sacerdote ricorre nel febbraio del 2013.

    Il 12 giugno del 2014 la Congregazione della Dottrina della Fede trasmette al vescovo di Crema il decreto che infligge a don Inzoli una «pena medicinale perpetua». Conserva tecnicamente lo status di prete, ma la responsabilità è stata riconosciuta. Così, «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseuente scandalo provocato da abusi su minori», il prete è «invitato ad una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e penitenza». Bandito da Crema (la sua città), «deve intraprendere, per almeno cinque anni, una terapia adeguata». Non può «celebrare o concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente». L’inosservanza degli obblighi comporterà «la dimissione dallo stato clericale». I riflettori su don Inzoli riaccendono, fra le polemiche, nello scorso gennaio, quando compare a Milano a un convegno organizzato dalla Regione Lombardia sulla «famiglia naturale». Viene fotografato seduto in seconda fila, dietro Maroni e Formigoni (che subito dopo dichiarano di non essere stati informati della scomoda presenza).

    gabriele.moroni@ilgiorno.net

    http://www.ilgiorno.it/cremona/cronaca/abusi-minori-prete-1.724836

  • Calunnia a un parrocchiano: condannato don Mauro

    Calunnia a un parrocchiano: condannato don Mauro

    (m.pv.) Condanna in Appello per don Mauro Stefanoni nel processo “bis”.
    L’ex parroco di Laglio – già condannato in via definitiva per abusi su un minore che all’epoca dei fatti era minorenne (otto anni di pena) – doveva ancora definire il fascicolo per calunnia intentato contro il religioso da un parrocchiano. Procedimento che in primo grado si era chiuso con l’assoluzione davanti al giudice Gianluca Ortore.

    La Procura non aveva appellato la decisione del giudice, cosa invece fatta dalla parte civile (avvocato Monica Lurati). E quest’ultima alla fine ha avuto ragione in quanto il secondo grado, in parziale riforma della sentenza di Como, ha condannato don Mauro Stefanoni al pagamento in favore del parrocchiano della somma di 10mila euro come chiesto nelle conclusioni dalla parte civile.
    Una somma a risarcimento dei danni patiti dopo la denuncia di falsa testimonianza fatta dal religioso pur sapendo che il parrocchiano era innocente.
    Ovviamente, trattandosi dell’appello della sola parte civile e non della Procura, la Corte di Milano ha potuto intervenire sulle sole questioni civili.
    Il “don Mauro bis” nacque nel corso della deposizione di un testimone nel pieno del processo per violenza.
    La persona che, a detta di don Mauro, aveva consegnato al sacerdote una cesta di videocassette, una delle quali a carattere pornografico poi rinvenuta in una perquisizione dalla polizia. Il parrocchiano se ne assunse la paternità con un foglio scritto e firmato in calce.
    Davanti ai giudici del processo, tuttavia, lo stesso disse sì di aver firmato quella sorta di “liberatoria”, ma non nella versione esibita dalla difesa. E soprattutto il teste ribadì di non aver mai consegnato a don Mauro la cassetta dello scandalo. Da qui nacque prima un fascicolo per falsa testimonianza (archiviato) e poi il contropiede del testimone che a sua volta denunciò l’ex parroco di Laglio per calunnia.

  • “RAPPORTO SULLA PROTEZIONE DEI MINORI CONTRO GLI ECCESSI DELLE SETTE”

    “RAPPORTO SULLA PROTEZIONE DEI MINORI CONTRO GLI ECCESSI DELLE SETTE”

    Madame Anne Brasseur

    President of the Parliamentary Assembly

    of the Council of Europe

    Mr. Wojciech Sawicki

    Secretary General of PACE

    Members of PACE

    Palais de l’Europe

    67075       Strasbourg Cedex

    Report  Mr. Rudy SALLES “The protection of minors against excesses of sects”

    ITALY, the 2nd of April 2014

    Preg.mi Signori,

    in data 3 marzo 2014 è stato adottato dalla Commissione Affari Giuridici e dei Diritti dell’Uomo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, un importante Rapporto sulla protezione dei bambini dagli eccessi delle cosiddette derive settarie, frutto del lungo e accurato impegno del relatore francese Rudy Salles.

    Gli studiosi, le associazioni italiane di tutela dei diritti dei bambini, i centri e le associazioni di ricerca, informazione e difesa dell’individuo e delle famiglie da gruppi ad alto rischio che unitamente sottoscrivono questa lettera, desiderano esprimere sentita gratitudine e apprezzamento per il contenuto del Rapporto, che, nella fattispecie, individua e suggerisce indispensabili programmi e politiche d’intervento e/o il loro rafforzamento, col fine di fronteggiare con efficacia il pericolo rappresentato delle cosiddette derive settarie e tutelare concretamente l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza.

    Non possiamo che auspicarne l’approvazione, certi che l’Assemblea Parlamentare e il Consiglio d’Europa rivestono un ruolo fondamentale per il contrasto a un inquietante fenomeno sociale che risulta in costante crescita e coinvolge, anche attraverso l’accresciuto utilizzo della rete internet, un numero sempre maggiore di adolescenti e minorenni.

    Contributi scientifici internazionali, riferiscono concordemente che minori inseriti in contesti settari abusanti subiscono sovente la sistematica violazione di tutti i loro diritti fondamentali (Paul Martin, Michael D. Langone e Gary Eisenberg, Markowits e Halperin, Susan Landa, Stephen A. Kent e Doni Whitsett, Singer e Lalich, etc. ), così come la recente ricerca di Jill Mytton pubblicata dalla The British Psycological Society (1), ha rilevato che bambini nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio presenteranno significativi problemi di natura psicologica e psico-sociale non solo dopo l’uscita dal gruppo ma anche in età adulta. Inoltre, sulla base dei risultati dell’accurato studio condotto dall’Università di Toronto (2), i bambini vittime di realtà coercitive presenteranno tempi di remissione prolungati delle sindromi depressive, rispetto coloro che non hanno subito tale tipo di traumi. Per quanto di conoscenza, è inoltre in corso un altro importante progetto di ricerca approvato dalla  Human Subjects in Research Committee at California State University,  titolato “On Our Own: How Children of Cults Manage to Survive in the ‘Outside’ World” a cura della dott.ssa Jania Lalich, riconosciuta esperta internazionale di culti e gruppi estremisti.

    Nella nostra attività sul campo siamo quotidianamente a contatto con persone vittime di organizzazioni totalitarie e dinamiche relazionali manipolative, nonché con individui nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio che hanno sperimentato abusi e violenze non di rado raccapriccianti. D’altra parte le stesse cronache giudiziarie ci informano di casi agghiaccianti avvenuti nell’alveo di movimenti cultistici abusanti. Un esempio balzato alle cronache internazionali è quello del gruppo omicida denominato Le Bestie di Satana, i cui adepti si sono macchiati del macabro assassinio di alcuni giovani, anche affiliati alla stessa organizzazione, tra cui il minore Fabio Tollis (3)

    Nello stesso momento in cui redigiamo questa lettera, è in corso un procedimento penale contro il fondatore della comunità il Forteto, Rodolfo Fiesoli più altri, accusati di maltrattamenti e abusi sessuali su minori. Il Forteto è una comunità di affido minori, ma, come  inequivocabilmente evidenziato nella recente e corposa indagine svolta dalla Commissione d’inchiesta della Regione Toscana (4), si caratterizzava come una vera e propria setta abusante. Il fondatore, soprannominato “il Profeta”, ha potuto agire indisturbato per oltre quarant’anni nonostante già nel lontano 1976 l’uomo fosse stato arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali avvenuti nella comunità. Negli anni ’80 alcune interrogazione consiliari e parlamentari ponevano già in luce l’azione di indebita influenza posta in essere verso i piccoli ospiti della comunità. Successivamente, nel 1985 la Corte di Appello di Firenze aveva emesso contro Fiesoli sentenza di condanna, -confermata in Cassazione-, a due anni di reclusione per maltrattamenti, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. (Sentenza che evidenziò, tra l’altro,  “l’istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici”, e l’istigazione a “una pratica diffusa di omosessualità”).  Ancora in data 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali a seguito dell’affidamento alla comunità Forteto di due bambini. Nella sentenza (caso Scozzari e Giunta contro Italia – ricorso n. 39221/98 et 41963/98), la Corte ritenne opportuno commentare che suscitava serie riserve il fatto che persone condannate per maltrattamenti e abusi su minori potessero ancora svolgere un ruolo attivo nella comunità. Nel dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli è stato infine nuovamente arrestato con l’accusa di maltrattamenti e abusi su bambini affidati al Forteto e il 4 ottobre 2013 si è aperto a Firenze il processo contro il leader di questa “comunità-setta” e altri 22 indagati.

    In Italia, a seguito di un’eccezione di incostituzionalità, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981,  ha opportunamente cassato il reato di plagio dall’ordinamento giuridico penale perché in contrasto «con il principio di tassatività della fattispecie, contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’articolo 25 della Costituzione ». La Corte Costituzionale ha pertanto sancito l’indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa del reato di plagio <<adducendo essenzialmente l’inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l’impossibilità comunque del suo accertamento con criteri logico-razionali, l’intollerabile rischio di arbìtri dell’organo>>.

    A oltre trent’anni dall’abrogazione del reato di plagio è tuttavia sempre più avvertita, nella comunità sociale, l’esigenza di una protezione della personalità individuale dell’uomo e della sua integrità psico-fisica: in sintesi, la necessità di una tutela dell’identità di essere pensante, unico e irripetibile dell’individuo. Ciò vuol dire, in primis, proteggere l’essere umano, nel momento di formazione e sviluppo della sua personalità  da ingerenze “ossessive” e inoltre tutelarlo dai vari comportamenti che ne possano compromettere la sua integrità, quella della sua psiche oltre alla sua funzionalità sociale. Peraltro, tutte queste esigenze, oltre a trovare implicito riconoscimento negli artt. 2 e 3 della Costituzione, costituiscono il presupposto di base perché possano essere effettivamente fruiti quei diritti di libertà e consapevolmente adempiuti i doveri di solidarietà che la Costituzione garantisce e impone (*). Come del resto rilevato anche da insigni giuristi, dopo l’abrogazione del reato si è dunque venuto a creare un pericoloso vuoto di tutela della personalità nei riguardi delle dinamiche plagiarie, né le norme contemplate nel vigente codice penale, quali la circonvenzione di incapaci (art.643 c.p.) risultano di fatto applicabili a situazioni comportanti il condizionamento psicologico, comportamentale e fisiologico degli adepti di movimenti a carattere settario. (**) Lo stesso Segretariato Generale della presidenza della Repubblica -Ufficio Affari Giuridici e Relazioni costituzionali- (Protocollo SGPR 13/6/2007 0066076 P UAG),  ha così  riferito “..si condivide che l’abrogazione del reato di plagio per difetto di determinatezza abbia comportato un pericoloso vuoto normativo che avrebbe dovuto essere colmato da adeguate e sollecite iniziative legislative”.

    Una delle più importanti realtà associative italiane per la tutela dei minori, il Telefono Azzurro, che dal 2003 gestisce per conto del Ministero delle Comunicazioni, Ministero per le Pari Opportunità e Ministero del Lavoro, il Servizio emergenza infanzia, già nel suo 5° Rapporto Nazionale sulla Condizione dei Minori e degli Adolescenti (2005), realizzato con Eurispes, (prestigioso istituto italiano che opera nel campo della ricerca), rilevava che “Il coinvolgimento di minori nelle sette è fenomeno alquanto complesso e difficile da descrivere: per questo non va trascurato, poiché, anche se in modo poco visibile, i minori vi sono coinvolti sia come vittime (attraverso abusi psicologici e sessuali), sia come autori di reato (con l’uso di alcol e droghe fino a forme estreme di crimine). L’abuso sessuale sui minori è una realtà tangibile, come denunciano i numeri forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale “

    Altresì nel 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (5) pubblicato nel 2009, i relatori del documento hanno drammaticamente sottolineato come “i bambini vittime delle sette sono bambini che “non esistono”, vittime dimenticate, ignorate e perfino negate”, e altresì constatato che “ i bambini che sono riusciti ad uscire da sette nelle quali hanno subìto abusi e violenze possono avere livelli di sviluppo fisico, psicologico, relazionale, emotivo, cognitivo e comportamentale che si discostano molto dalla norma: sembrano più piccoli di quello che effettivamente sono per ciò che concerne le capacità decisionali, di giudizio, la memoria e il linguaggio. Innumerevoli sono le conseguenze cui un bambino vittima di queste sette può andare incontro, a vari livelli: fisico, cognitivo, emotivo, relazionale, di costruzione della propria identità..”

    Nel marzo 2006  veniva discussa e approvata dall’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia, una importante relazione realizzata in forma di bozza dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza per conto dello stesso Osservatorio nazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali titolata “Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”. Nell’ampio capitolo dedicato alla situazione dei minori coinvolti nelle cosiddette “sette”, si evidenziava, da un lato, come il fenomeno fosse  presente in larga misura nel nostro paese e le gravi implicazioni per gli stessi minori, dall’altro, come occorresse pervenire all’attuazione di adeguate politiche preventive informative a fattiva tutela dei bambini. Nel testo si sottolineava inoltre come dopo la diffusione del  Rapporto denominato “Sette Religiose e nuovi movimenti magici in Italia” predisposto dal Comitato esecutivo dei servizi di informazione di sicurezza del Ministero dell’Interno nel febbraio 1998, si fossero “moltiplicate le iniziative a “difesa” dei nuovi culti, i quali, con intraprendente aggressività hanno iniziato una controffensiva in nome delle libertà religiose… Oltre alla strategia di difesa palese, alcuni culti hanno messo in atto tattiche per rendere più rigorosi i segreti nei vari circuiti di iniziazione e mentre svolgono campagne pubbliche a favore della libertà religiosa sulla stampa e in TV, nei circoli interni “privati” degli iniziati, i giuramenti di segretezza e gli obblighi al silenzio si fanno più pressanti” e come analoghe “reazioni si ebbero anche in seguito alla pubblicazione nel 1999 del rapporto in materia di sette predisposto dal Consiglio d’Europa” (6)

    Inoltre secondo il Report realizzato nel 2010 dal gruppo di lavoro presieduto dal dott. Luca Bernardo, (direttore dell’Ambulatorio per il Disagio degli Adolescenti presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e all’epoca presidente della Commissione bullismo del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università), ben 240mila minori e adolescenti sarebbero entrati in contatto, solo in quell’anno, con  “sette” e gruppi legati al satanismo (7).

    In una recente intervista rilasciata al noto periodico italiano Panorama, la stessa dott.ssa Maria Carla Bocchino, I° dirigente Responsabile Divisione Analisi dello Sco, Servizio Centrale Operativo, della Polizia di Stato, ha riferito del preoccupante aumento nel nostro paese, di giovani attirati, in particolare attraverso la rete web, da gruppi di satanismo acido; dati che trovano peraltro conferma anche dall’attività di Polizia Postale. La fascia di rischio individuata tra i nuovi “simpatizzanti” risulta quella compresa  tra i 12 e 22 anni. (8)

    Ciò nonostante, come riferito dal deputato Rudy Salles, purtroppo solo alcuni Stati membri risultano aver recepito, a oggi, le indicazioni contenute nelle molteplici Raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sul fenomeno settario e in particolare quelle previste nella Raccomandazione n.1412 (1999), e con amarezza dobbiamo confermare che anche il nostro Paese non ha purtroppo adottato misure volte, in particolare, alla tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei bambini inseriti in movimenti a carattere settario.

    In Italia non sono mai state attivate commissioni parlamentari aventi a oggetto i minori vittime di derive settarie, ma unicamente una Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette (9),  purtroppo non pervenuta a conclusione. Proprio l’audizione tenutasi presso l’Aula della 2a Commissione permanente Giustizia del Senato, di una giovane che aveva fatto parte da bambina, insieme alla madre e alla sorella anch’ella minore, di un piccolo gruppo sincretico a carattere settario capeggiato da una leader carismatica, ha indubitabilmente costituito il momento più intenso e drammatico dell’indagine svolta dalla commissione parlamentare. Nel caso accennato,  la Corte di Cassazione VI Sezione penale (10),  aveva evidenziato che “la sentenza di secondo grado ha ricostruito i fatti di causa ed evidenziato la condotta antigiuridica tenuta per un lungo periodo di tempo (circa tre anni) dell’imputata nei confronti delle parti lese (fra le quali, due minorenni), attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto da lai veniva vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento al riposo per partecipare a rituali salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive”

    Sconvolgenti vicende, analoghe a quelle descritte, ovvero inerenti il coinvolgimento di soggetti minori in gruppi od organizzazioni a carattere settario, sono state richiamate  nell’Atto di Sindacato Ispettivo  n. 4-08890  seduta n. 855 del 18 dicembre 2012, (16° Legislatura),  presentato dalle senatrici Gallone e Allegrini. Tuttavia l’interrogazione in questione è rimasta lettera morta (11)

    Al momento  non sono state fornite risposte da parte dei dicasteri interpellati neanche alle nuove interrogazioni presentate da altri parlamentari italiani che più volte hanno inteso sollecitare i nostri governanti alla dovuta attenzione verso il fenomeno in oggetto, osservando inoltre, come si legge nei testi degli atti di sindacato ispettivo in questione (12 e 13), che unicamente le associazioni di volontariato e i centri di informazione e ricerca attivi sul territorio nazionale svolgono “una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno e di supporto alle vittime e alle famiglie e in tal senso realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, della criminologia e della giurisprudenza”.

    Per di più, come si evince dal seguente estratto dai medesimi testi, è in corso “una pressante e reiterata campagna dai toni marcatamente diffamatori attraverso cui alcuni soggetti, oltre a minimizzare il suddetto fenomeno sociale, screditano sistematicamente con argomentazioni tendenziose e palesemente mendaci i rappresentanti del mondo del volontariato, delle forze dell’ordine e delle istituzioni impegnati in questo specifico e delicato settore, nonché le stesse vittime di realtà controverse e/o abusanti “;

    Non è nostro intento entrare nel merito di considerazioni inerenti le varie missive di critica al Rapporto del deputato Rudy Salles, inoltrate alla vostra attenzione e di cui apprendiamo dalla rete internet, consapevoli che le opportune valutazioni competono esclusivamente ai destinatari, tuttavia, in riferimento a quanto si può leggere nella lettera della studiosa italiana dott.ssa Raffaella Di Marzio, che, nello specifico, riferisce di  fenomeni di discriminazione che si verificherebbero da un trentennio nel nostro paese nei confronti delle  minoranze religiose e/o spirituali e verso i bambini appartenenti a tali minoranze, non possiamo certamente esimerci dall’evidenziare che si tratta di asserzioni prive di qualunque fondamento e riscontro oggettivo. Nessun rapporto nazionale né europeo così come lo stesso rapporto americano sulla libertà religiosa, hanno mai denunciato l’esistenza di atti discriminatori verificatisi in Italia nei confronti delle minoranze religiose e/o spirituali e dei minori appartenenti a gruppi minoritari; sono stati invero segnalati rari episodi di intolleranza in particolare nei confronti di fedeli affiliati a confessioni maggioritarie. La promozione e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose e spirituali e la difesa della libertà religiosa e di culto costituiscono, per contro, una delle grandi priorità della politica interna ed estera italiana. Sostenere pubblicamente fatti del tutto infondati non solo sconcerta gli scriventi ma può ingenerare, a livello di pubblica opinione, perniciosi allarmismi.

    Crediamo che le preoccupate parole di uno dei massimi esperti mondiali del fenomeno, il dott. Michael Langone, Direttore Esecutivo dell’International Cultic Studies Association (ICSA), possano riassumere la grave situazione in cui si trovano tanti bambini vittime di gruppi ad alto rischio “L’Indagine in questo campo è stata talora sconvolgente. Gli abusi cui i bambini sono stati sottoposti possono essere orrendi … E la mancanza di preoccupazione e di azione rispetto a questo problema è vergognoso” (14)

    Certi di interpretare, anche e soprattutto, il sentire di coloro che con la nostra attività siamo impegnati ad assistere e tutelare, auspichiamo che il lavoro encomiabile svolto dal relatore Rudy Salles in tema di protezione dei minori dagli eccessi delle derive settarie, trovi favorevole accoglimento affinché ogni individuo possa concretamente godere del diritto di esistere come bambino e di crescere come uomo libero.

    Con rispetto,

    FA.VI.S.  Associazione Familiari delle vittime delle sette, Onlus – Rimini

    Maurizio ALESSANDRINI, Presidente

    Ce.SAP Centro Studi sugli Abusi psicologici, Onlus – Noci (BA)

    D.ssa Lorita TINELLI, Presidente

    Osservatorio sui diritti dei Minori – Milano

    Dr. Antonio MARZIALE, Presidente

    O.N.A.P. Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici – Firenze

    D.ssa Patrizia SANTOVECCHI, Presidente

    Associazione Prometeo Onlus,  Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata – Bergamo

    Massimiliano FRASSI, Presidente

    Centro Studi Giù Le Mani Dai Bambini – San Benedetto del Tronto (AP)

    Aldo VERDECCHIA , Presidente

    Associazione SOS Antiplagio Novara

    Giovanni RISTUCCIA, Presidente

    Associazione Tutor onlus – Potenza

    Dino POTENZA, Presidente

    Associazione Arciragazzi Bologna – Prevenzione e tutela contro gli abusi sui minori -Prevenzione del disagio giovanile

    Serena FRASCAROLI, Presidente

    Gruppo Educhiamoci alla Pace – Bari

    Gianpaolo PETRUCCI, Presidente

    ANSFO Associazione Nazionale “Sostenitori delle Forze dell’Ordine”  – Roma

    Massimo MARTINI, Presidente

    Associazione Genitori Separati per la Tutela dei minori – Città di Castello (PG)

    Prof. Ugo VALENTINI,  Presidente

    Prof. Giovanni PANUNZIO, idr, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio – Cagliari

    Dr. Giampiero MARCATO, presidente Associazione Menti Libere di Nichelino (To)

    Prof.ssa  Anna Maria GIANNINI – Psicoterapeuta, ordinario al Dipartimento di Psicologia – Facoltà di Medicina e Psicologia –  Direttore dell’Osservatorio di Psicologa della Legalità e della Sicurezza  della Università  “La Sapienza” di  Roma.  Responsabile dei Corsi CEPOL (Accademia di Polizia Europea) per quanto riguarda i moduli Dealing with Victims of Crime.

    Prof.ssa Anna OLIVERIO FERRARIS, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo presso Università degli Studi La Sapienza di Roma – Psicologa, psicoterapeuta, scrittrice – Già membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica. Direttore della rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea”

    Dr. Prof. Alessandro MELUZZI,  medico chirurgo, specialista in psichiatra. Psicologo, psicoterapeuta – Torino. Docente Incaricato di Psichiatria – Università Cattolica Sacro Cuore di Roma sede di Moncrivello (VC). Professore a Contratto in Genetica del Comportamento Umano Facoltà di Medicina e Chirurgia – Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Università di Siena

    Prof. Alberto FORTI, Specialista in Neuropsichiatria Infantile, Neurologia e Medicina Interna.

    Docente alla Università degli Studi di Urbino “Carlo Bò”

    Prof. Francesco BRUNO – Criminologo, docente di Pedagogia Speciale, Dipartimento di Lingue straniere e Scienza dell’Educazione – Università della Calabria

    Prof. Natale FUSARO – Specialista in Diritto Penale e Criminologia – esperto nella Formazione Post-Univeritaria presso l’Università degli Studi La Sapienza –  Roma

    Gen. B. dei Carabinieri  Avv. Ernesto DI SERIO, docente di “Criminologia” presso l’ Università Internazionale Scienze Sociali – Roma

    Prof. Vincenzo MASTRONARDI, psichiatra – Titolare della Cattedra di Psicopatologia forense e Direttore dell’Osservatorio dei comportamenti e della devianza Facoltà di Medicina e Odontoiatria -Università La Sapienza di Roma

    Prof.ssa Simonetta Costanzo –  Criminologa, psicoanalista, psicologa. Ricercatore e Docente di Psicopedagogia all’Università degli Studi della Calabria (Unical)

    Prof. Nunzio di NUNNO, medico legale, docente di Criminologia presso l’Università del Salento

    Prof. Matteo VILLANOVA, titolare di Neuropsichiatria infantile, Criminologia , Medicina preventiva e psicopatologia forense – Presidente di “OLTREE” Osservatorio Laboratorio Tutela e Rispetto Emozionale dell’Età Evolutiva dell’ Università ROMA 3 Roma – Didatta nazionale Centro Italiano Ipnosi Clinica sperimentale di Torino

    Dr. Luigi CORVAGLIA, dirigente psicologo presso il DDP ASL Bari, saggista, cultore d.m. di Criminologia e Psichiatria presso l’Università del Salento – Lecce

    Prof. Roberto MONGARDINI, docente di “Principi filosofici dei diritti umani” Facoltà di Giurisprudenza – Università telematica “Niccolò Cusano” di Roma;   Docente di “Diritti umani” in Master 2° liv

    Dr.ssa Beatrice UGOLINI, Criminologa – Bologna

    Dr. Giorgio GAGLIARDI, medico psicoterapeuta – Como

    Dr. Armando DE VINCENTIIS,  Psicologo e Psicoterapeuta –  consulente CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e coordinatore del Gruppo Cicap Puglia

    Dr.ssa Alessandra LUMACHELLI  Presidente di  ETTAsos,  collaboratrice della FONDAZIONE MOVIMENTO BAMBINO onlus

    U.P.R.C. Unità Prevenzione Rischio Criminologico – Roma

    Dott.ssa Imma GIULIANI, Responsabile Nazionale

    Sindacato Autonomo della Polizia di Stato SAP – Roma

    Gianni TONELLI, Presidente

    Dr.ssa Barbara DE SERIO co-responsabile Laboratorio di Studi e Ricerche per l’Infanzia

    presso l’Università di Foggia

    Dr.ssa Olimpia QUATTROMINI, psicologa clinica, dello sviluppo e delle relazioni, Human Resources, esperta in Criminologia generale, minorile e penitenziaria, presidente Associazione Malattie Rare Alta Murgia

    Dr. Sergio CARUSO, Psicopedagogista, Criminologo Clinico esperto in minori profiling e prevenzione – Cosenza

    Dr.ssa Sonia MELGIOVANNI, Psicologa, Specialista in Psicologia Clinica e  Psicoterapia Psicoanalitica, PhD in Psicologia Clinica – Bari

    Dott. Paolo POZZETTI, Psicologo clinico, specialista in Disturbi della condotta e dell’umore – Ordine Lazio

    Dr.ssa Mary GROSSI, Psicologa e psicoterapeuta – Fermo (FM)

    Dr. Fabio NESTOLA, Presidente della Fe.N.Bi. (Federazione Italiana per la Bigenitorialità), ricercatore, studioso di separazioni e minori contesi, curatore del Centro Studi per la Fe.N.Bi

    Dr.ssa Lillia D’OTTAVI, Farmacista, ex Consigliere Regione Lazio

    Sen. Avv. Antonino CARUSO, Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano dal 2001 al 2006  nella XIV Legislatura

    Avv. Giselda CIANCIOLA,  dottore di ricerca in Criminologia devianza e mutamento sociale, autrice del libro  “I reati contro le donne e i minori” ( Giuffrè ed.)

    Avv. Vincenzo GALLO del Foro di Sala Consilina (SA)

    (legale della famiglia di Chiara Marino, la giovane assassinata dalle Bestie di Satana)

    Avv. Tania RIZZO penalista, Coordinatore A.I.G.A. Regione Puglia

    e Presidente di “La.P.E.C. e Giusto Processo” sezione territoriale di Lecce

    Avv. Nicola PILEGGI del Foro di Brindisi

    Avv. Carla RUFINI del Foro di Roma

    Avv. Eloisa MINOLFI del Foro di Milano

    Avv. Lia STAROPOLI del  Foro di Vibo Valentia

    Avv. Marco MARZARI del Foro di Milano

    Avv. Lorenzo IACOBBI del Foro di Taranto

    Dr.ssa Claudia VINCENZI – autrice del libro “Plagiata” (Mondadori  ed.)

    Dr.ssa Rossana PESSIONE, giornalista professionale, scrittrice, Direttore responsabile dell’agenzia stampa Omnia Group

    Ivano GAIONI, scrittore, autore del libro “Ladri di Anime” (abusi sui minori)

    —-

    POSTILLA del 3 Aprile 2014

    I promotori della lettera per la Presidente e il Segretario Generale dell’APCE, chiedono cortesemente di voler considerare  inseriti tra i firmatari del documento i seguenti nominativi:

    Associazione Nazionale  ConDivisa Sicurezza e Giustizia

    On. Tiziano ARLOTTI,  Deputato XVII Legislatura Camera dei Deputati

    —-

    References:

    1)                  The British Psycological Society http://www.bps.org.uk/news/children-cults-face-later-problems

    2)                  “Bouncing back: remission from depression in a 12-year panel study of a representative  Canadian community sample” Esme Fuller-Thomson, Marla Battiston, Tahany M. Gadalla, Sarah Brennenstuhl http://link.springer.com/article/10.1007/s00127-013-0814-8

    3)                  BESTIE DI SATANA. SENTENZA CORTE D’APPELLO

    http://www.scribd.com/doc/82108848/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-1

    http://www.scribd.com/doc/82109068/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-2

    http://www.scribd.com/doc/82109249/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-3

    4)                  RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA DELLA REGIONE TOSCANA SULL’AFFIDO MINORI ALLA LUCE DELLA VICENDA FORTETO. SECONDA PARTE DA PAG. 11

    http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf

    5)                  9° RAPPORTO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA (Telefono  Azzurro ed EURISPES)http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/osservatorioprova/images/altrepubb/rapporto_nazionale_infanzia_adolescenza.pdf

    6)                  RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA

    7)                  Articolo giornalistico tratto dal quotidiano nazionale IL GIORNO

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/11/20/622927-allarme_satanismo.shtml

    8)                  Articolo giornalistico con intervista alla dott.ssa Maria Carla Bocchino 

    9)                  SENATO DELLA REPUBBLICA. Audizioni in seno all’ INDAGINE CONOSCITIVA SUL FENOMENO DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE DEI SOGGETTI DEBOLI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL FENOMENO DELLE COSIDDETTE “SETTE”

    http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/284768.pdf

    10)               Suprema Corte di Cassazione VI Sezione Penale 25701/12 Sentenza n. 631 Registro Generale n. 33260/ 2011  http://www.favis.org/favis2/images/valmaggi%20sentenza%20cassazione

    11)               SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08890

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=695872

    12)               SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 17 Atto n. 4-01758 26 febbraio 2014 ;  SENATE OF THE  ITALIAN REPUBLIC Legislature 17 Judicial Inspection Act n. 4-01758 published on 26th February 2014, assembly n.198 ;   SENAT DE LA REPUBLIQUE ITALIENNE Légisature 17me Acte de Sindacat Inspectif n . 4-01758   publiqué le 26 Février 2014 dans la  réunion n. 198

    https://favisonlus.wordpress.com/2014/03/09/fenomeno-settario-legislatura-17-atto-di-sindacato-ispettivo-n-4-01758/

    13)               SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-08835

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=691624

    SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n.4-00374 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=70375

    14)              CHILDREN AND CULTS excerpt from Recovery From Cults Help for Victims of Psychological and    Spiritual Abuse. Edited by Michael D. Langone.  W. W. Norton, NY 

    NOTA (*)   Brano liberamente tratto da GNOSIS, rivista ufficiale dei Servizi di intelligence italiani

    NOTA (**) Relazione documentale di Antonio Pagliaro (Professore emerito di Diritto Penale dell’Università di  Palermo) depositata presso la 2a Commissione permanente  Giustizia del Senato,  in seno all’Indagine conoscitiva   sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” (anni 2011-2012) http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/569%20professor%20Pagliaro.pdf

  • LOCRIDE. DON FABIO, 32ENNE ADESCA RAGAZZI IN CHAT GAY, “HAI MAI FATTO SESSO CON PRETE, SONO GIÀ IN CHIESA, INCONTRIAMOCI LÌ”

    LOCRIDE. DON FABIO, 32ENNE ADESCA RAGAZZI IN CHAT GAY, “HAI MAI FATTO SESSO CON PRETE, SONO GIÀ IN CHIESA, INCONTRIAMOCI LÌ”

    Il dialogo tra un sacerdote della Locride e un giovane su un sito di incontri gay
    Don Fabio: «Passa che ci conosciamo di persona, dalle 16.30 in poi sono in chiesa»

    Su quel sito di incontri gay ci sta con nome e cognome, quasi come se fosse una comunissima persona. Invece Fabio – il nome è di fantasia – è un prete, che vive e confessa i fedeli della Locride. Nelle chat dove i giovani omosessuali si scambiano opinioni e organizzano incontri a sfondo sessuale dal vivo, don Fabio, 32 anni e un viso giovane, non nasconde la sua identità di prete. E anche lui, che da tempo celebra la messa in una frazione dell’entroterra locrideo, è lì per questo, contravvenendo a tutte le regole della Chiesa di cui si fa portavoce e spazzando via l’ipocrisia che rifiuta i legami sentimentali e, peggio ancora, ripudia l’omosessualità quasi come se fosse una malattia.

    «Cerco amicizia», esordisce il prete in chat parlando con Marco, un 25enne della zona, che lui considera «piccolo ancora» e che trova strana la richiesta d’amicizia proprio da parte di un sacerdote. «Non mi faccio pregiudizi sulle persone e sul loro stile di vita», spiega lui, cominciando a fare domande personali a Marco. «Vivi solo? Che fai nella vita?», per poi andare giù un po’ più pesante: «Hai mai fatto sesso con un prete? Semplice curiosità», chiede. Ma a Marco non è mai capitato e imbarazzato da una conversazione sempre meno logica tenta di abbandonare il campo. A contattare l’altro è sempre lui, don Fabio, che sembra quasi studiare il giovane. «Spero di conoscerti dal vivo», gli annuncia all’improvviso, invitandolo in canonica e chiedendogli informazioni sulla sua vita. Tipo quando ha scoperto di essere gay, domanda alla quale Marco risponde nel modo più semplice: «Da ragazzino». «E sei fidanzato?», tenta di approfondire don Fabio, «e i tuoi lo sanno? E i tuoi amici?», aggiunge, in un continuo di domande che mirano a conoscere la “pubblicità” del suo status di omosessuale.

    Marco vuole vederci chiaro: «Volevo capire solo come mai vuoi conoscermi dal vivo», chiede innocentemente, ma don Fabio minimizza: «Così, sempre se vuoi». Marco si dimostra disponibile e don Fabio, felice per il successo appena ottenuto, lo saluta con affetto. «Ciao cucciolo», dice, salutandolo con un bacio. Le escursioni sul web continuano, ma don Fabio non è soddisfatto dell’andazzo, dal momento che sui siti gay, così come su Facebook, si vedono sempre le stesse cose. «Che palle», si lascia sfuggire, augurando «buona caccia» a Marco, al quale chiede, ancora una volta, se vive da solo. La risposta è nuovamente affermativa e don Fabio si lascia scappare un «bene», chiedendo nuovamente un incontro dal vivo, nel paese in cui esercita le sue funzioni di parroco. «Passa che ci conosciamo di persona», insiste, «io dalle 16,30 in poi sono in chiesa». I giorni passano, don Fabio e Marco chattano da due mesi. Si discute un po’ di tutto, anche dell’allerta meteo che si è creata nella Locride a inizio dicembre. Ma i due non hanno paura e vogliono pensare a ben altro. «Ora mi metto a letto, comodo comodo», sottolinea don Fabio, con un fare didascalico che però non smuove più di tanto Marco.

    «Non sei salito poi», dice facendo il nome del paese in cui vive e di cui guida la comunità spirituale, completamente ignara dell’altra faccia di don Fabio. «Quando sali se ti va passa se ti fa piacere… e giochiamo», stuzzica, tentando poi di adulare Marco per convincerlo. «Alcuni tuoi post sono carini… bella anche la foto». E poi passa all’attacco, inviando a Marco link a siti che fanno circolare video e immagini relativi a incontri gay. L’ambiente, per quanto virtuale, si scalda, Marco sembra quasi disposto a cedere. È un invito, nemmeno troppo tra le righe. Don Fabio lancia la sfida e poi manda Marco a dormire, con un semplicissimo «buona notte». Il giovane è un po’ deluso: «Pensavo avessi voglia anche tu», replica un po’ seccato e il prete fa il prezioso. «Qualche volta», ammette candidamente. «E che fai in quei casi?», chiede Marco. «Cerco di trattenermi… ma non sempre ci riesco», confida il parroco, che poi chiede i particolari della vita sessuale del giovane. «Sei attivo o passivo?», tenta di informarsi, definendo sé stesso «attivo». Ma in un attimo di lucidità chiude la conversazione: «Non posso», afferma, salvo poi tornare dopo qualche giorno per dire ciò che pensa di Marco: «Sei carino». Ma la magia è sfumata, la sacralità della tonaca imbarazza Marco. E don Fabio, le cui foto invadono siti su siti confezionati per incontri a sfondo sessuale, si ritira senza batter ciglio. Nascondendosi, così come la chiesa impone, trascinando i suoi desideri e la sua sessualità sotto l’altare.

    Simona Musco

    http://portale.loradellacalabria.it/dettaglioarticolo.asp?id=14522

  • Causa civile: gelo tra Diocesi e parenti della vittima di don Mauro

    Causa civile: gelo tra Diocesi e parenti della vittima di don Mauro

    I familiari chiedono il pagamento di quanto disposto dal giudice e mai corrisposto dal religioso
    (m.pv.) Nessuna apertura. Anzi, da quanto è stato possibile intuire, un vero e proprio muro contro muro cui spetterà al giudice civile di Como attribuire torti e ragioni. È andata in scena ieri mattina la prima udienza della vertenza che vede opposti da una parte i familiari della vittima di don Mauro Sfefanoni (ex parroco di Laglio che abusò di un ragazzo dell’oratorio, vicenda chiusa con la condanna definitiva a otto anni di carcere), dall’altra la Diocesi di Como e la parrocchia. Alla base del contendere il fatto che mai fino ad oggi don Mauro Stefanoni ha versato un solo euro dei 180mila fissati dal giudice come risarcimento del danno alla vittima, e dunque la stessa cifra è stata chiesta in solido a chi aveva “dato lavoro” al prete, ovvero la parrocchia e soprattutto la Diocesi.

    Il primo faccia a faccia – avvenuto ieri mattina al quarto piano del palazzo di giustizia – non ha portato alcun frutto. La Diocesi di Como (avvocato Vittorio Rusconi) e la parrocchia di Laglio (avvocati Silvio e Livia Zanetti) hanno ritenuto come non dovuta ogni richiesta della vittima di don Mauro (rappresentata dal legale Nuccia Quattrone). Per la verità in aula era attesa anche la parte dell’ex parroco che tuttavia non si è presentata. L’appuntamento è stato poi fissato a giugno.
    «Il comportamento della Diocesi è sempre lo stesso – ha commentato l’avvocato Quattrone – Anche qui, e non solo nel caso di Marco Mangiacasale (l’ex parroco di San Giuliano dimesso dal Papa dallo stato clericale proprio per episodi di violenza su alcune parrocchiane, ndr) esiste una vittima, ma a noi nessuno ha mai chiesto scusa in tutti questi anni nonostante la sentenza sia già definitiva. Ma ormai, purtroppo, conosciamo bene il comportamento della Curia e non ci aspettavamo altro».
    La Diocesi viene chiamata in causa in quanto il rapporto tra don Mauro e l’allora vescovo Alessandro Maggiolini, prevedeva una subordinazione gerarchica in cui il vescovo stesso avrebbe dovuto avere compiti di vigilanza sull’operato del proprio prete. Per questo motivo i familiari della vittima chiedono che il risarcimento del danno (mai pagato da don Mauro) venga corrisposto dalla Diocesi e anche dalla parrocchia di Laglio, quest’ultima – in quegli anni – rappresentata in tutti i suoi aspetti proprio da Stefanoni. «Ma la parrocchia non è responsabile né moralmente né giuridicamente per i fatti per i quali il parroco è stato condannato – replica l’avvocato Livia Zanetti – Anzi, i parrocchiani potrebbero ritenersi a loro volta parti lese di questa vicenda».
    Sul finire del 2013 aveva fatto scalpore una vicenda simile a Bolzano in cui la Diocesi era stata chiamata dal Tribunale civile a risarcire una vittima di abusi da parte di un prete. Una sentenza storica, che aveva stabilito il principio secondo cui un vescovo è equiparabile a un qualsiasi datore di lavoro e dunque responsabile indirettamente per i danni provocati da un religioso della sua Diocesi. Decisione contro la quale la Curia di Bolzano si è appellata e che, dunque, non è ancora definitiva.

  • Como, il vescovo si scusa per il prete pedofilo: “Perdono per il male che ha fatto alle vittime”

    Como, il vescovo si scusa per il prete pedofilo: “Perdono per il male che ha fatto alle vittime”

    Chiede perdono alle vittime, alle famiglie e alla parrocchia di San Giuliano. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, dopo un lungo periodo di silenzio, torna a parlare della vicenda di Marco Mangiacasale, l’ex sacerdote ed ex capo economo della Diocesi lariana condannato in primo e secondo grado a tre anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine. Un caso che ha spaccato profondamente la comunità cattolica comasca. E’ stato papa Francesco a decidere direttamente del destino di Mangiacasale, scegliendo la “dimissione dallo stato clericale” per “il bene della Chiesa”.

    Una decisione quasi unica. Il caso poteva essere risolto con una decisione della Congregazione della dottrina della fede o con un decreto del presule comasco. Invece il Papa ha voluto di agire direttamente e, gesto ancor più clamoroso, lo ha fatto subito dopo la conclusione del secondo grado di giudizio. Mangiacasale, reo confesso, attende ancora che sia fissata la data dell’udienza in Cassazione. Le violenze sono avvenute ai danni di minorenni che frequentavano la parrocchia di San Giuliano a Como. La vicenda è esplosa con l’arresto il 7 marzo del 2012. Poco dopo monsignor Coletti aveva fatto sapere che il processo canonico era stato incardinato, quindi il silenzio assoluto. Fino a quando Repubblica ha dato notizia della decisione di Papa Francesco. Mangiacasale è stato spretato l’11 dicembre del 2013.

    In queste settimane la Diocesi lariana è finita sotto un diluvio di polemiche. Il vescovo è stato accusato di non aver reso pubblica la decisione del Pontefice nonostante l’espressa richiesta delle famiglie delle vittime. Va detto che Coletti aveva assolto ogni obbligo, meramente formale, comunicando al sacerdote la dimissione dallo stato clericale e allertando i genitori delle ragazze. Non sono mancati colpi durissimi all’interno della Chiesa comasca. In primis monsignor Angelo Riva, vicario episcopale e direttore del settimanale della Diocesi, lo stesso che aveva accusato di coprofagia i giornalisti che si erano occupati del caso. “Don Marco non è un pedofilo – ha scritto in un editoriale online – non è malato, non è socialmente pericoloso. È un peccatore che ha commesso crimini per i quali è stato giudicato”.

    Poi il successore di Mangiacasale a San Giuliano, don Roberto Pandolfi, che dopo due anni di silenzio ha criticato duramente i vertici della Diocesi. “Ho letto e riletto il commento di monsignor Angelo Riva – ha scritto sul sito della parrocchia – Ho letto la solenne affermazione che ‘la Chiesa di Como sa di volergli bene e di dovergli porgere il balsamo della misericordia’. Ma mi sarebbe piaciuto leggere anche che la Chiesa di Como sa di voler bene alle ragazze abusate da Mangiacasale”.

    In queste ore il messaggio quaresimale del vescovo Coletti. “Rinnoviamo alle giovani vittime e alle loro famiglie la domanda umile e accorata di perdono per tutto il male che hanno dovuto subire”, ha scritto. “Grava sul mio animo la tristezza di non essere riuscito a far pervenire con chiarezza a queste famiglie la mia sollecitudine: intenzione che pure era nel mio cuore e per la quale ho lungamente

    riflettuto e pregato”. “Il mio pensiero va anche a Marco Mangiacasale – conclude Coletti – Nulla può attutire la gravità delle sue azioni. Egli, però, rimane per tutti un fratello nella fede, da sostenere e accompagnare nel suo desiderio di redenzione”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/27/news/como_il_vescovo_si_scusa_per_il_prete_pedofilo_chiediamo_perdono_per_il_male_che_ha_fatto-79813119/

  • Pedofilia. Causa civile contro diocesi di Como e don Mauro Stefanoni

    Pedofilia. Causa civile contro diocesi di Como e don Mauro Stefanoni

    La vicenda di don Mauro: causa civile contro la Diocesi

    La famiglia della vittima non conferma e rimane in silenzio. L’udienza sarebbe però già stata fissata in marzo. Citati anche il religioso e la parrocchia
    Nuova grana per la Chiesa lariana: chiesto il risarcimento del danno per quanto commesso dall’ex parroco di Laglio

    Non c’è pace per la Diocesi di Como. Dopo lo scontro interno alla Chiesa lariana successivo alla “dimissione dallo stato clericale” di Marco Mangiacasale voluto da Papa Francesco – vicenda che ha portato il parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi, a chiedere le dimissioni di monsignor Angelo Riva, vicario episcopale che aveva nuovamente difeso l’ex don definendolo «buon prete» – dal palazzo di giustizia emerge a sorpresa una nuova questione. Nuova in quanto dovrà essere affrontata per la prima volta nell’ormai prossimo marzo, meno nuova per il tema del contendere che riporterà tutti alla storia di don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio condannato in via definitiva dalla Cassazione a 8 anni di pena per abusi su un minore dell’oratorio. Mesi fa – anche se si è saputo solo in queste ore – la famiglia della vittima, dopo aver atteso inutilmente il pagamento del risarcimento del danno patito ad opera del prete (che il Tribunale aveva riconosciuto complessivamente in 180mila euro), avrebbe chiesto che a corrispondere la stessa cifra sia la Diocesi di Como. E per farlo avrebbe intentato una causa civile allargata pure allo stesso don Mauro e alla parrocchia di Laglio, anche se i motivi e le cifre esatte su questi ultimi due fronti non sono noti. I familiari del ragazzo e l’avvocato Nuccia Quattrone che ne cura gli interessi, contattati telefonicamente, rimangono in silenzio e non confermano le indiscrezioni, che tuttavia sarebbero più che semplici voci.

    Tanto che appunto, come detto, ci sarebbe già una udienza civile fissata in Tribunale per marzo.
    Non si conoscono nemmeno le motivazioni precise della chiamata in causa della Diocesi di Como, in un atto che comunque non ha precedenti sul Lario e ne ha pochissimi in Italia. Uno di questi è fresco di qualche mese, quando sul finire del 2013 fece scalpore una vicenda simile a Bolzano in cui la Diocesi fu chiamata dal Tribunale civile della città altoatesina a risarcire una vittima di abusi da parte di un prete. Una sentenza storica, che aveva stabilito il principio secondo cui un vescovo è equiparabile a un qualsiasi datore di lavoro e dunque responsabile indirettamente per i danni provocati da un religioso della sua Diocesi.
    Decisione contro la quale la Curia di Bolzano si è appellata e che, dunque, non è ancora definitiva. Ora un caso simile sbarca in riva al Lario. La cifra chiesta sarebbe la stessa che i giudici dei tre gradi di giudizio del processo penale avevano riconosciuto come congrua per risarcire i danni provocati da don Mauro Stefanoni alla giovane vittima e ai suoi familiari, ovvero 180mila euro. Nella causa, come detto, sarebbero stati citati anche lo stesso don Mauro e la parrocchia di Laglio.

    Mauro Peverelli

  • Il vicario difende il prete pedofilo  cacciato dal papa: ira del nuovo parroco

    Il vicario difende il prete pedofilo cacciato dal papa: ira del nuovo parroco

    COMO – A togliere il prefisso «don» all’ex parroco reo confesso di violenze sessuali su cinque ragazzine ci ha pensato papa Francesco. La risposta della Diocesi di Como è stata, nell’ordine, il silenzio del vescovo e una «difesa» del prete pedofilo da parte del vicario episcopale. Troppo, per l’attuale guida della parrocchia, don Roberto Pandolfi, che è uscito allo scoperto attaccando duramente i vertici della Chiesa lariana e chiedendo le dimissioni del braccio destro di monsignor Diego Coletti. Marco Mangiacasale, ex parroco di San Giuliano ed ex economo della diocesi di Como, è stato condannato in primo e secondo grado a 3 anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine minorenni. Attualmente è agli arresti domiciliari in casa della sorella. Prima ancora del terzo grado della giustizia ordinaria, il Papa ha preso una decisione irrevocabile e ha «spretato» l’ex sacerdote.

    Le famiglie delle vittime hanno chiesto a più riprese una parola chiara del vescovo. Nessuna risposta. In compenso, il direttore del Settimanale della Diocesi monsignor Angelo Riva ha pubblicato sul sito ufficiale della curia lariana un intervento in difesa di Mangiacasale. «Non è un pedofilo, non è malato, non è socialmente pericoloso – è uno dei passaggi del testo -. È un peccatore che ha commesso dei crimini per i quali è stato giudicato. È deprecabile che una certa immagine “mostruosa” dell’imputato abbia finito per diventare di pubblica opinione ben al di là della sua reale consistenza».

    Don Roberto PandolfiLa replica dell’attuale parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il prete esorcista che ha smascherato gli abusi di Mangiacasale, da sempre vicino alle famiglie delle vittime, è un chiaro atto di accusa contro i vertici della diocesi. «Non so a quale parte della Chiesa di Como si riferisca monsignor Riva – scrive il sacerdote in un intervento pubblicato sul sito della parrocchia -. Forse a quella che frequenta lui, quella dei passi felpati nei sacri palazzi; forse a quella di coloro che pensano che bisogna coprire, nascondere, tacere, che ritengono che lo scandalo non sono gli abusi sessuali di un sacerdote su cinque ragazzine ma l’averli portati alla luce».

    Don Roberto porta invece l’attenzione su un’altra realtà. «C’è un’altra Chiesa di Como. Non sta nelle alte sfere, prega e soffre per Mangiacasale, sa benissimo che un prete fa del bene e fa del male, ma sa chiamare le cose con il suo nome. C’è una Chiesa di Como che si mette in riverente ascolto del Papa. Questa Chiesa è fatta di persone normali, di mamme, papà e nonni che hanno a cuore i loro figli, i loro nipoti, i loro preti e le loro parrocchie. Questa Chiesa rifugge inorridita davanti alle acrobazie dialettiche dei teologi moralisti ed è ben capace di distinguere il bene dal male, senza bisogno di dotte lezioni. C’è una Chiesa di Como che non ha paura della verità».

    E su questa affermazione, il parroco di San Giuliano arriva a chiedere le dimissioni del vicario. Una richiesta che sottintende una condanna altrettanto dura al vescovo di Como. «Aggiungo, da povero prete “badilante”, un consiglio – scrive il sacerdote -. Quando la propria presenza crea disagio e imbarazzo la persona intelligente si tira da parte. Le dimissioni le può dare anche un vicario episcopale, tanto più se occupa quel posto da oltre dieci anni».

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/14_febbraio_16/vicario-difende-prete-pedofilo-cacciato-papa-ira-nuovo-parroco-d40b5f76-96f6-11e3-bd07-09f12e62f947.shtml

  • Quel segreto sul prete cacciato: “Il vescovo di Como si deve dimettere”

    Quel segreto sul prete cacciato: “Il vescovo di Como si deve dimettere”

    Con un comunicato stampa la Diocesi ha confermato la notizia della riduzione a stato laicale di don Marco Mangiacasale giustificando il silenzio sulla vicenda come una richiesta di Papa Francesco. Ma le famiglie delle vittime smentiscono: “Era facoltà di Monsignor Coletti decidere se rendere pubblica la sentenza”. E aggiungono: “L’impressione è che abbia confuso il carnefice con le vittime. Alle nostre figlie nemmeno una telefonata”

    COMO – Il vescovo di Como Diego Coletti ha confermato con un comunicato la notizia della riduzione allo stato laicale di Marco Mangiacasale, giustificando il vincolo di segretezza sulla sentenza come un “ossequio alla volontà del Sommo Pontefice”. La dimissione del sacerdote condannato dalla giustizia italiana in primo e secondo grado per abusi su minori è scattata in  Vaticano prima del verdetto finale delle Cassazione ed è stata  accolta da molti come un importante segnale di cambiamento della Chiesa. Ma ha rischiato di passare sotto silenzio.

    Oggi i familiari delle vittime replicano duramente alle parole di Coletti, chiedendone le dimissioni: “La parola ‘segreto’ non è scritta nella sentenza che abbiamo controfirmato, anzi, in conclusione si legge che il Papa dà proprio al vescovo la facoltà di decidere se renderla pubblica per il bene delle famiglie. È stato Coletti a imporre l’obbligo di riservatezza ai presenti e adesso cerca scuse tirando in ballo Papa Francesco”. In effetti in altre sentenze simili di laicizzazione ex officio emesse negli ultimi anni dal Vaticano emerge che la decisione sulla divulgazione spetta sempre ai vescovi. Il Vaticano suggerisce loro di evitare lo scandalo ai fedeli ma gli impone anche di rendere pubblica la sentenza quando possano ancora sussistere pericoli per i minori. In questi documenti non si parla mai di segretezza ma piuttosto di cautela e prudenza.

    La sera del 30 gennaio 2014, dopo la lettura della sentenza su don Marco, i genitori delle vittime hanno chiesto al vescovo di riferire ai fedeli la decisione del Vaticano ritenendo Mangiacasale, oggi agli arresti domiciliari presso la sorella, ancora pericoloso. Ma Coletti si è rifiutato giudicando di dover proteggere dallo scandalo tutte le persone coinvolte pur comprendendo i familiari. “Come può capire il vescovo quello che abbiamo passato?”, lo attacca la madre di una delle vittime. “Come può dire oggi di essere vicino alle famiglie se non si è mai preoccupato di cosa stavamo passando? L’unico di cui si è veramente interessato è stato sempre e solo Mangiacasale. Mentre a noi o alle nostre figlie non ha neppure fatto una telefonata”.

    Le famiglie delle vittime si sentono tradite dall’atteggiamento del loro vescovo che, accusano, ha taciuto le prime segnalazioni su don Marco. “La Chiesa di Como non ha bisogno di un vescovo come Coletti”, spiega con amarezza il familiare di una ragazza, “ma di un uomo che sappia portare avanti la verità”.

    Per due anni questi genitori hanno atteso una sentenza come quella firmata da Bergoglio, che punisse anche il prete, non soltanto l’uomo e che dimostrasse persino ai fedeli più scettici le gravi colpe dell’ex parroco. “Abbiamo avuto l’impressione che il nostro vescovo avesse confuso il carnefice con le vittime. Abbiamo addirittura temuto che si cercasse di dare la responsabilità alle nostre figlie delle colpe di don Marco”. Lo strappo tra Coletti e parte della sua comunità religiosa è profondo. Queste famiglie credono ancora nella Chiesa e hanno rispettato fino all’ultimo il ruolo del loro vescovo. Per lo meno si aspettavano che Coletti, di fronte a una decisione tanto netta da parte del Vaticano su don Marco, cambiasse atteggiamento e capisse la necessità di informare tutti i fedeli della conclusione di questa amara vicenda. “Il vescovo anziché ammettere il proprio errore nella gestione di questa storia, ci ha ordinato il silenzio, ma non possiamo più obbedirgli perché quest’uomo continua a voler imporre solo la sua verità. Ora faccia un passo indietro. Non saremo certo noi”, concludono, “a lasciare la nostra parrocchia, dovrà farlo lui”.

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