Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: conferenza episcopale italiana

  • Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Gli ex allievi dell’istituto Provolo per sordomuti: «Chiediamo giustizia, ma curia e Vaticano tacciono»

     Cartelloni, volantini, striscioni e corteo per la terza Giornata della memoria delle vittime di reati di pedofilia commessi da religiosi. A organizzare l’iniziativa sono stati gli ex allievi dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo, assieme al deputato radicale Maurizio Turco, che hanno voluto ricordare lo scandalo dei 67 presunti casi di abusi sessuali su ragazzini da parte di sacerdoti e laici, che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni ’50 e il 1984. «Su quegli episodi», denuncia Turco, «non si è ancora fatta luce. La Conferenza episcopale italiana ha la facoltà di aprire gli archivi diocesani, dove sono nascoste importanti verità: alcune Conferenze
    episcopali lo hanno fatto, non capiamo perché quella italiana no», commenta il deputato dei Radicali. «Il vescovo Giuseppe Zenti si era impegnato a portare avanti un’inchiesta interna alla Curia per far luce su quanto avvenuto, ma dopo tre anni non sappiamo ancora nulla. Ci avevano rassicurato che avrebbero reso disponibili le registrazioni degli interrogatori, ma così non è stato». Turco lancia un appello a don Guido Todeschini, fondatore e direttore di Telepace: «Chiediamo a lui un contributo importante, perché si possa finalmente capire cos’è successo tra gli anni ’70 e ’80 e perché ciò venga reso pubblico». Ad affiancarlo è il portavoce dell’associazione Provolo, Marco Lodi Rizzini, che spiega il significato di questa giornata. «L’obiettivo è ricordare quanto è successo, nella speranza che non accada più», dice Rizzini. «L’anno scorso il Vaticano ha imposto alla Curia di sentire le presunte vittime degli abusi, nominando una commissione presieduta da Mario Sannite, ex presidente del Tribunale: stando a quanto da lui dichiarato a Matrix, tre preti e fratelli laici avrebbero ammesso gli abusi, ma su tutto questo è calato un imbarazzante silenzio». L’iniziativa, iniziata ieri mattina sulla scalinata della Gran Guardia, è proseguita nel pomeriggio con un corteo che si è snodato dallo stradone Provolo fino a piazza Erbe e poi di ritorno fino in piazza Bra. «Ricordiamo che dopo quasi un anno e mezzo dalla fine dei lavori della commissione d’inchiesta della curia di Verona, il Vaticano non si è a tutt’oggi espresso sui provvedimenti da adottare», ripetevano i manifestanti, camminando per le vie del centro. «Come abbiamo sempre detto, continueremo a chiedere giustizia affinché chi ha commesso quei crimini venga inchiodato alle proprie responsabilità».M.TR.
  • INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ 
    Comunicato stampa congiunto delle associazioni italiane e internazionali contro la pedofilia nel clero.
    Sono state preannunciate dalla stampa le linee guida della Chiesa Cattolica, che saranno diramate in via ufficiale tra una settimana, in tema di comportamenti da assumere da parte dei vescovi per i casi di pedofilia del clero.
    I vescovi hanno stabilito che non denunceranno alla magistratura civile i casi di pedofilia dei quali verranno a conoscenza.
    Nelle linee guida si riscontra;
    1) Nessun obbligo di denuncia
    2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
    3) Nessun risarcimento alle vittime
    4) Nessuna collaborazione attiva e sospontanea, ma solo il non ostacolo alla legge
    5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)
    6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
    7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.
    C’è n’è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà.
    Niente di nuovo quindi rispetto a quanto ha stabilito il crimen sollicitationis , la direttiva diramata dall’allora Capo di Stato Vaticano Angelo Giuseppe Roncalli, meglio conosciuto come Giovanni XXIII, proprio quello che in pubblico raccomandava ai genitori di tornare a casa e dare ai bambini una carezza da parte sua, e nelle stanze del potere firmava una direttiva che garantiva totale copertura giudiziaria ai preti pedofili in tutti gli angoli del pianeta.
    Quella direttiva è stata applicata alla lettera da Josef Ratzinger che per quaranta anni è stato a capo dell’ex Tribunale dell’inquisizione, e a lui giungevano le segnalazioni dei preti pedofili dalle varie diocesi del mondo.
    Ratzinger le ha insabbiate puntualmente tutte senza mai consegnare un solo pedofilo alle autorità civili.
    Per quaranta anni, in forza di quella direttiva, nessun prete è mai stato denunciato alle autorità civili dai rappresentanti della monarchia vaticana.
    Lo stesso Joseph Ratzinger è stato deferito davanti ad una Corte Distrettuale degli Stati Uniti per aver coperto casi di pedofilia ma non è stato mai condannato perché è stato eletto, nel frattempo, Capo di Stato ricevendo da Bush l’immunità diplomatica.
    Le nuove linee guida della CEI non si differenziano in nulla dal vecchio crimen sollicitationis perché anche qui i vescovi sono invitati a non denunciare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.
    Sostengono i vescovi che debbano essere le vittime a denunciare proprio perché sanno, per esperienza diretta, che i bambini abusati hanno bisogno di circa venti anni per maturare simile decisione, quando ormai i termini di prescrizione sono maturati.
    Ed è proprio la prescrizione che ha salvato Dante Lanfranconi, già vescovo di Savona, per aver coperto due sacerdoti pedofili.
    Lanfranconi infatti è stato indagato per aver coperto due preti pedofili e secondo la legge italiana “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”, ma con ordinanza del 18 maggio 2012 il GIP di Savona, pur sottolineando la grave responsabilità del presule, ha dovuto archiviare per intervenuta prescrizione.
    Questa ordinanza fa comunque tremare le stanze del potere vaticano perché ogni vescovo, attraverso i fascicoli personali, conosce le perversioni dei suoi sacerdoti, ed ogni vescovo italiano dovrebbe essere sottoposto a giudizio come Lanfranconi.
    Ovunque siano stati accertati casi di pedofilia del clero la magistratura italiana dovrebbe approfondire le indagini nella direzione delle omissioni e delle coperture offerte dai superiori gerarchici a quei sacerdoti deviati.
    Le recenti direttive della CEI sanciscono in maniera inequivocabile le omertà dei vescovi e, quantomeno sotto il profilo logico, dove c’è omertà generalmente c’è anche complicità.
    La CEI in altri termini rifiuta la collaborazione con le autorità giudiziarie italiane e i vescovi si autoqualificano come protettori dei pedofili.
    Se non avessimo una classe politica asservita al clero, potremmo chiedere al Governo italiano di vietare ai protettori dei pedofili di gestire comunità di minori, scuole e centri di accoglienza, ma sappiamo che costoro godono anche di coperture politiche.
    Al clero ancora oggi incauti genitori affidano i loro figli e purtroppo talvolta sono le stesse autorità civili a porre i minori sotto la tutela del clero nei casi di disagio familiare.
    L’unico interesse del clero cattolico è quello di tutelare l’immagine della Chiesa cattolica e per farlo calpesta i diritti fondamentali dell’uomo (e dei bambini) sanciti da tutte le carte costituzionali civili e democratiche del pianeta.
    Contro il clero omertoso continueremo a vigilare e ovunque ci siano stati casi di pedofilia clericale, inoltreremo denunce alle Procure per sollecitare indagini contro i vescovi.
    Questa è la nostra risposta civile alla omertà incivile dei vescovi vaticani.
    Francesco Zanardi

    portavoce Rete L’ABUSO

    Intervista rilasciata a Vatican Crimes

  • Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    22 Maggio 2012 – 15:05

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Un prete che ha commesso abusi su minori viene ”come prima misura” ”allontanato dal servizio pastorale diretto” e, se possibile, avviato a un percorso di ”recupero di se stesso, della propria umanita’ e della propria vocazione”: lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, presentando le Linee guida anti-pedofilia dei vescovi, in vigore da oggi. Mons. Crociata ha comunque sottolineato che ”non e’ mai un ritorno a pastorale ordinaria, un prete che avuto questi problemi non torna in nessun modo ad avere alcuna possibilita’ di contatto con i minori”.

    Pedofilia: Cei,vescovo non e’ pubblico ufficiale,non ha obbligo denuncia
    22 Maggio 2012 – 14:51

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – ”Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa” di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perche’ ”contrasta con l’ordinamento”, anche se naturalmente ”non gli viene impedito”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, illustrando ai giornalisti le ”Linee Guida” della Cei ”per i casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte di chierici”, in vigore da oggi. Il documento e’ stato presentato ai vescovi italiani nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’episcopato in corso in Vaticano.

    Mons. Crociata ha spiegato che il documento ha avuto ”un passaggio informale ma autorevole” dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che ”ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente” quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di ”linee guida” per affrontare in modo adeguato i casi di abuso.

    Al punto 5, dedicato alla ”Cooperazione con l’autorita’ civile”, le linee guida stabiliscono che ”il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorita’ giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia, il testo sottolinea che e’ ”importante la cooperazione del vescovo con le autorita’ civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

    Pedofilia: Cei, dal 2000 denunciati a Vaticano 135 preti, 77 a giudici
    22 Maggio 2012 – 14:43

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Sono stati 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla Congregazione per la dottrina della fede – il dicastero vaticano responsabile per gli abusi su minori commessi dai preti – tra il 2000 e il 2011. E’ il dato fornito questa mattina da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Generale dei vescovi in corso in Vaticano.

    In particolare, di questi 135 casi, mons. Crociata ha riferito che 53 sacerdoti sono stati ”condannati”, senza specificare i provvedimenti presi nei loro confronti dall’autorita’ ecclesiastica, 4 ”assolti”, mentre gli altri casi sono ancora in fase di istruttoria.

    Quanto ai rapporti con la magistratura italiana, 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria, con l’esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.

    Mons. Crociata ha sottolineato che si tratta di casi commessi anche prima del 2000 ma che sono emersi tra quell’anno e il 2011. I dati sono frutto di una ricongnizione condotta dalla segreteria generale della Cei in vista dell’approvazione delle norme dei vescovi italiani per affrontare e prevenire gli abusi, in vigore da oggi.


    Vescovo imbroglione!

    Denunciare i preti criminali non è contro la legge italiana!

    22/5/2012
    Cei e pedofilia: il documento
    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.

    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

    Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

    Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
    Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

     

    www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubr…&ID_sezione=396

     

  • Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    19 maggio 2012

    Le linee guida dei vescovi per evitare abusi sessuali. “Collaborate con i giudici”
    “I vescovi non sono obbligati a denunciare i preti pedofili”

    PIENA collaborazione della Chiesa italiana con la giustizia civile sugli abusi sessuali di sacerdoti nei confronti di minori. Ma nessuna denuncia diretta da parte dei vescovi, perché l´obbligo non è previsto dall´ordinamento nazionale. Sono questi alcuni tra i punti fondamentali delle “Linee guida” della Cei sulla pedofilia 1.
    Ecco le linee guida della Cei: i prelati collaborino con i giudici
    La scelta è stata di non scavalcare la legge nazionale che costringe solo i pubblici ufficiali
    Le nuove norme accolgono le richieste del Papa: saranno diffuse la settimana prossima

    La Conferenza episcopale italiana le diramerà la prossima settimana durante la sua Assemblea generale, preceduta da una prolusione del presidente, il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Una decisione che non mancherà di suscitare l´attenzione dell´opinione pubblica, e forse qualche polemica. Perché con l´annuncio delle “Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, la Chiesa italiana viene in ogni caso incontro alle richieste fatte lo scorso anno da Benedetto XVI, e poi raccomandate nel maggio 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Ma le denunce dovranno partire dalle vittime stesse, e non dalle diocesi.
    Vediamo i punti principali delle disposizioni in materia. Nella sostanza, il documento della Chiesa italiana è in buona parte l´applicazione della Lettera circolare della Congregazione, l´ex Sant´Uffizio, per tanti anni guidato da Joseph Ratzinger prima di diventare Papa. Quando nel 2010 scoppiò il caso della pedofilia nella Chiesa, il Pontefice chiese alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di redigere un regolamento che affrontasse con spirito nuovo e “tolleranza zero” il fenomeno. Le nuove norme sono state quindi elaborate e approvate nel gennaio scorso, ma si è deciso di presentarle e pubblicarle nella settimana in cui si svolge l´Assemblea generale della Cei.
    Uno dei primi punti è quello dell´ascolto delle vittime o dei loro familiari da parte del vescovo o di un suo delegato. Determinante sotto questo profilo l´assistenza psicologica e spirituale dei minori. E vale per tutti l´esempio dato dallo stesso Benedetto in più viaggi all´estero: a Malta, in Germania, in Gran Bretagna il Papa ha voluto ricevere e parlare con le vittime. Dura in proposito la sua Lettera pastorale ai cattolici d´Irlanda, con ferme accuse ai prelati e parole di vicinanza agli abusati.
    Un secondo pilastro riguarda la protezione dei bambini e dei giovani da parte del vescovo. Viene sentita come doverosa l´esigenza di fornire una risposta adeguata ai casi di abuso sessuale commesso dai chierici. E sono previsti programmi educativi di prevenzione, sia per aiutare i giovani sia per sostenere i genitori.
    Terzo punto forte, la formazione dei religiosi. Un aspetto che concerne il «corretto discernimento vocazionale» e una «sana formazione umana e spirituale dei candidati». I futuri sacerdoti dovranno infatti apprezzare «la castità e il celibato», rispettando così «la disciplina della Chiesa».
    Il vescovo dovrà quindi, e questo è un ulteriore cardine, accompagnare i suoi religiosi, soprattutto nei primi anni del loro sacerdozio, avvertendoli circa il «danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale» e della «propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile».
    Il punto in ultimo decisivo è quello della cooperazione con la giustizia civile. La Lettera circolare del Sant´Uffizio lo scorso anno raccomandava così: «Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell´ambito delle rispettive competenze». E poiché si prescriveva che le Linee guida tenessero conto delle legislazioni dei singoli Paesi, la scelta infine è stata quella di non scavalcare la normativa nazionale che, per l´Italia, prevede l´obbligo di denuncia all´autorità giudiziaria solo per i pubblici ufficiali e non lo prevede dunque per i casi di abuso di cui venissero a conoscenza i vescovi. L´eventuale denuncia starà alle vittime, che troveranno in questo piena collaborazione da parte dei ministri religiosi. (larepubblica)

  • Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Monsignor Ivo Muser: “Affrontiamo la pedofilia”
    Progetto pilota della curia altoatesina per vicinanza alle vittime

    Il vescovo Ivo Muser, classe 1962, l’ordinario più giovane d’Italia, si smarca e prende le distanze da quei confratelli che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili”. Così via a uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto

    Bolzano, 1 maggio 2012 – “L’ORRORE della violenza sessuale sui minori non va ridimensionato, ma affrontato in modo offensivo e preventivo”. Alla vigilia dell’assemblea della Conferenza episcopale italiana, che a maggio approverà le linee guida contro la pedofilia, da Bolzano arriva un messaggio forte e chiaro. Il vescovo Ivo Muser, classe 1962 – attualmente è l’ordinario più giovane d’Italia –, si smarca e prende le distanze da quei confratelli, da ultimo il pastore di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. Sul punto Muser è cristallino: “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili e perciò da proteggere, salvaguardare e ristabilire, se danneggiate”. Passando dalla teoria alla pratica, la diocesi di Bolzano-Bressanone presenta un progetto pilota in Italia per dimostrare in concreto la vicinanza alle vittime. Si tratta di uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto.

    Quattromila casi di abusi su minori, commessi da chierici e segnalati alla Santa sede, tra il 2000 e il 2010. Monsignor Muser, è una cifra impressionante?

    “Ogni persona, che ha subito una violenza, è troppo. È uno scandalo, una piaga, una ferita aperta nella Chiesa. Sono reati commessi da sacerdoti, religiosi e da operatori pastorali ai danni di bambini e ragazzi all’interno delle istituzioni ecclesiali. Dietro queste cifre ci sono uomini, donne, persone, famiglie, comunità ed altri colpiti direttamente o indirettamente”.

    Eppure non mancano vescovi, anche italiani, che continuano a parlare di un attacco mediatico ai danni della comunità ecclesiale.

    “I mass media, nonostante perseguano i loro interessi, hanno contribuito a fare in modo che la Chiesa si schierasse apertamente dalla parte delle vittime e hanno contribuito a contrastare apertamente e con coraggio la problematica della pedofilia, una realtà dolente e sensibile”.

    Ma perché, in certi ambienti ecclesiali, per decenni si è preferito difendere l’istituzione più che le vittime?

    “La Chiesa è un’istituzione basata su valori rivelati e perciò garante di questi principi. Il rischio è quello di voler salvare l’immagine della Chiesa e purtroppo è avvenuto proprio questo. Come conseguenza, è mancata l’indicazione evangelica di prendersi cura delle vittime che, invece, avrebbero dovuto avere la priorità assoluta”.

    Come diocesi avete individuato la figura di un laico a cui è possibile denunciare casi di abusi. Perché non un prete?

    “Da circa dieci anni il vicario generale agisce come responsabile diocesano per presunte molestie. Da due anni in aggiunta abbiamo uno sportello affidato ad una persona laica, conosciuta e apprezzata come difensore civico, ora in pensione. Ci sono diverse ragioni che ci hanno portati a questa scelta: un laico non è di parte e garantisce l’anonimato; inoltre, se, per esempio, una persona ha subito un abuso da parte di un sacerdote, fa sicuramente fatica a confrontarsi con un altro prete”.

    Finora quanti casi sono stati segnalati al vostro sportello?

    “Cinquanta, dei quali venticinque inerenti la nostra diocesi, gli altri riguardano istituti religiosi o provengono da altre diocesi. I casi segnalati riportano trasgressioni o abusi avvenuti anche più di venti anni fa”.

    Che fine hanno fatto i preti/religiosi accusati?

    “La maggior parte è morta. Con alcuni c’è stato un incontro, in cui le parti si sono confrontate. Un sacerdote ultrasettantenne è stato sospeso dal servizio sacerdotale”.

    Gli episodi verificati dal ‘commissario’ vengono denunciati all’autorità giudiziaria?

    “Nel nostro caso non ci sono state denunce, perché quasi tutti i casi erano prescritti. Comunque, la denuncia deve essere fatta dalla vittima, l’incaricato dello sportello può solo informare sull’eventuale procedere, oppure indicare un esperto che possa spiegare e consigliare la prassi da seguire”.

    É giusto che la magistratura indaghi e, se del caso punisca, non solo i preti sospettati di abusi, ma anche i vescovi accusati di aver coperto i sacerdoti sui quali pendevano voci insistenti di violenze?

    “Se un vescovo copre un sacerdote sospettato, si rende complice e contemporaneamente impedisce alla verità di emergere. Questo è moralmente inaccettabile. Fa parte dei compiti del vescovo vigilare, come supervisore, sull’incolumità dei bambini, dei ragazzi e di tutti, secondo il messaggio del Vangelo e dei diritti umani”.

    di Giovanni Panettiere

    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/01/705743-monsignor_muser_affrontiamo_pedofilia.shtml

  • Pedofilia: indagine Cei per stabilire numero casi in Italia

    Pedofilia: indagine Cei per stabilire numero casi in Italia

    09 Febbraio 2012 – 16:40

    (ASCA) – Roma, 9 feb – La Conferenza Episcopale Italiana ha inviato a tutte le diocesi italiane un questionario per sapere se sono a conoscenza di casi di preti indagati o condannati nei vari gradi di giudizio per casi di pedofilia o molestie su minori: lo ha rivelato don Fortunato di Noto, fondatore dell’associazione Meter, durante un incontro con i giornalisti a margine del simposio dell’Universita’ Gregoriana ”Verso la guarigione e il rinnovamento”. Don di Noto ha anche auspicato che venga condotto anche nel nostro Paese, come e’ accaduto negli Stati Uniti, uno studio scientifico per valutare correttamente le proporzioni del fenomeno. Ad oggi, secondo il sacerdote, si stima che ci siano stati circa 100-125 casi con circa 300 vittime negli ultimi 10 anni.

    Comunque, per don di Noto, ”il passato ormai e’ passato.

    Se oggi un vescovo per sue decisioni non ascolta le vittime e non prende provvedimenti, e’ contro la Chiesa. Ma una vittima di 30 anni fa non puo’ chiedere giustizia in Italia”, perche’ il crimine e’ prescritto.

    Mons. Lorenzo Ghizzoni, vescovo ausiliare di Reggio Emilia, delegato della Cei al simposio, ha sottolineato che la ”rivoluzione copernicana” per la Chiesa italiana e’ ”mettere al primo posto le vittime”: ”Il convegno – ha detto il presule – ha sottolineato l’importanza di dirsi la verita’. Non bisogna nascondersi che questo passaggio e’ avvenuto prima in America, poi in paesi del Nord Europa”.

    ”C’e’ stato un cambiamento di mentalita’ per tutti”, ha aggiunto, perche’ in passato ”non e’ che fosse facile parlare e denunciare questi fatti”. Per il vescovo, ”ci sono errori in cui si e’ caduti, in cui tanti sono caduti, e questo convegno e’ un contributo che potrebbe diventare positivo. Non c’e’ piu’ il diritto di dire ero impreparato, non sapevo”.

    Mons. Ghizzoni ha anche evidenziato che i casi in Italia ”nella stragrande maggioranza riguardano adolescenti”. Le linee guida della Cei, di cui una bozza e’ stata presentata all’ultimo consiglio permanente, dovranno essere esaminate dalla prossima assemblea generale dei vescovi a maggio.

  • Pedofilia: Cei, linee guida pronte a maggio. Grande attenzione

    Pedofilia: Cei, linee guida pronte a maggio. Grande attenzione

    27 Gennaio 2012 – 14:24

    (ASCA) – Roma, 27 gen – La stesura delle linea guida della Conferenza Episcopale Italiana sugli abusi sessuali su minori commessi dai preti ”si avviano alla fase di definizione e pubblicazione”: lo ha reso noto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti al termine della riunione del Consiglio Permanente dei vescovi.

    Le linee guida Cei sono state passate due volte al vaglio del ‘parlamentino’ dei vescovi, lo scorso settembre e questa settimana, e verranno sottoposte all’approvazione di tutti i vescovi all’assemblea generale del prossimo maggio. La doppia lettura delle norme, ha spiegato mons. Crociata, ha permesso una ”attenzione accurata ai particolari” e i tempi si sono allungati ”non per difficolta”’ ma per una ”esigenza di condivisione”.

    Quanto alla collaborazione con le autorita’, le linee guida vaticane per le Conferenze Episcopali prescrivono di operare ”nel rispetto e nei limiti delle legislazioni nazionali”. In Italia, ha aggiunto mons. Crociata, ”non e’ prevista denuncia attiva: questo non limita la collaborazione, esprime una modalita’ circoscritta dalla legislazione specifica, ma consente una completa collaborazione con l’autorita’ civile. Questo e’ il punto da tenere: la volonta’ di collaborazione perche’ la verita’ sia accertata”.

    ”L’impegno dei vescovi”, ha spiegato, e’ ”volto a controllare questo ambito in modo da assicurare attenzione dovuta alle vittime degli abusi, doverosa e sentita, e una cura della formazione sia di base dei seminaristi sia permanente dei presbiteri, per assicurare di affrontare questa materia in modo da escludere nella maniera piu’ determinata ogni possibile abuso per quanto e’ nelle possibilita’ dei vescovi e della Chiesa”.

  • Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Nella Lettera l’invito ad una generosa solidarietà con chi è nel bisogno e la condivisione della sofferenza per la vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse”.

    Il Vescovo scrive ai preti: “vi apro il mio cuore”

    L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi e gliel’ha consegnata in occasione del ritiro mensile del clero che si è tenuto giovedì mattina.
    “In prossimità delle feste natalizie, sento il bisogno di aprirvi il cuore per condividere con voi speranze e angosce, gioie e tristezze” scrive mons Bassetti. La speranza è quella della fede, che ai sacerdoti fa proclamare “ogni giorno la nascita, la morte, la resurrezione di Gesù nel mistero eucaristico”, che fa “annunciare l’immensa bontà di Dio, che viene incontro all’uomo per salvarlo”.
    Speranza è anche fiducia nella generosità con cui i fedeli sapranno rispondere alla “colletta” di domenica 18 dicembre a favore delle famiglie in difficoltà. Una colletta che “sta molto a cuore” a mons. Bassetti preoccupato perchè le “previsioni di un superamento della crisi sono lontane” e molti bussano alle porte della Chiesa per avere un aiuto. “Se ogni fedele dell’archidiocesi versasse anche un solo euro, potremmo arrivare alla somma di trecentomila. Vi pare una meta irraggiungibile?” chiede mons. Bassetti. Intanto i giovani nella veglia in cattedrale giovedì sera hanno raccolto le prime offerte.
    Nella lettera c’è anche un invito ai parroci e alle famiglie a rispondere con altrettanta generosità alla proposta di aprire le proprie porte ai poveri e a chi è solo per condividere la tavola nel giorno di Natale.
    “Potremmo accogliere un numero ben più grande delle 500 persone in cattedrale negli anni passati” aveva detto la responsabile della Caritas dicoesana, Daniela Monni, ai responsabili delle Caritas parrocchiali indicando una meta: da 500 a 5.000. Meta non impossibile anche se meno visibile perchè distribuita su tutto il territorio diocesano, ma non per questo “segno” meno efficace!
    Mons. Bassetti si è impegnato in prima persona e nella lettera annuncia che aprirà “i locali del palazzo arcivescovile per accogliere almeno i frequentatori usuali della mensa Caritas”.
    L’Arcivescovo condivide con i suoi sacerdoti anche le tristezze, anzi una in particolare che “è la croce più grande, ormai da mesi”. Si riferisce alla vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse da parte di alcuni media”. “All’improvviso, come un enorme macigno, questa croce è caduta di me, sul nostro presbiterio, sulla nostra Chiesa. Stiamo soffrendo tutti, e lui per primo”, aggiunge.
    Mons Bassetti sente su di sè e su tutto il clero perugino (“e questo mi fa ancora più male”) lo “sconcerto di tanta gente che si manifesta pure attraverso lettere e messaggi”. Per questo, scrive mons. Bassetti, “indipendentemente da come si concluderanno queste dolorose vicende, io sento il bisogno, soprattutto in questo tempo di Natale, di esprimere la mia vicinanza a chi fosse stato offeso nella sua dignità e a tutte le vittime di ogni forma di sopruso che abbiano dovuto subire, specialmente persone povere, deboli e fragili”. In questa profonda sofferenza che attraversa tutta la sua Chiesa, mons. Bassetti sente di dover riaffermare la certezza che “il cuore di Dio è infinitamente più grande del nostro” e che “la Chiesa, nostra madre, è santa non per i nostri meriti, ma perché Cristo l’ha lavata nel suo sangue”.
    “Tutto questo – aggiunge – mi spinge a dirvi di amare ancora di più questa nostra santa Chiesa perugino-pievese” dove “tanti sacerdoti, consacrati, laici, giovani con generosità spendono la propria vita nell’umile servizio dei fratelli”.
    La diocesi si stringe attorno all’Arcivescovo L’amarezza espressa dall’arcivescovo Bassetti al suo clero nella lettera consegnata ad ogni singolo membro del presbiterio in occasione del Natale – amarezza connotata da vera e propria sofferenza, ben comprensibile da chi conosce la sua sensibilità – va ad aggravare il peso della cura pastorale di una diocesi prestigiosa quanto impegnativa. Non sarà male ricordare, tra l’altro, la storia di questo Pastore, amato e rimpianto dalle diocesi che ha guidato in passato, e i suoi incarichi a livello nazionale e vaticano. Bassetti, infatti, è stato Visitatore apostolico dei seminari d’Italia, un ruolo di estrema delicatezza e di fiducia della Santa Sede, è tuttora vice presidente della Conferenza episcopale italiana e membro del Pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. La sofferenza per la triste vicenda pensiamo che sia stata accentuata anche dall’umiliazione cui è stato sottoposto l’Arcivescovo dalla richiesta di un intervento del Vaticano sulla questione del presbitero diocesano incriminato, rimbalzata sui mass media, portata avanti da alcuni tenaci, quanto sprovveduti, denigratori dell’operato della Curia perugina. Non si sono resi conto, costoro, che c’è un filo diretto tra la Santa Sede e mons. Bassetti, il quale, a quanto si sa con certezza e da lui stesso dichiarato, è stato, fin dall’inizio della triste vicenda, a diretto contatto con la Congregazione per il clero, competente per ufficio di casi del genere e con il suo prefetto card. Mauro Piacenza. L’arcivescovo Bassetti ha risorse psicologiche e morali proprie del suo personale carattere, e per la “grazia di stato” propria del suo ruolo di Pastore, che lo rendono forte nel sostenere le prove e nell’incoraggiare il suo presbiterio e guidare l’intera diocesi; ma, in ogni modo, può contare sulla solidarietà e la partecipazione stretta e vitale dal vertice della Chiesa e dall’intera comunità diocesana e regionale, di cui noi, con questo settimanale, intendiamo essere voce.

    www.lavoce.it/articoli/20111216511.asp

     

  • Preti pedofili. Cei: “Non denunceremo i criminali, devono farlo le vittime”, I bambini invitati a denunciare. E nel frattempo corre la prescrizione

    Preti pedofili. Cei: “Non denunceremo i criminali, devono farlo le vittime”, I bambini invitati a denunciare. E nel frattempo corre la prescrizione

    Roma – Le linee guida anti-pedofilia dei vescovi italiani passano al primo vaglio ufficiale dopo le indicazioni dettate dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali mondiali. Quattro i capitoli su cui si sta lavorando: fermezza nelle conseguenze penali, più rigore nella formazione dei sacerdoti, ascolto delle vittime, accompagnamento dei sacerdoti coinvolti.

    La bozza del testo è stato esaminata oggi dal Consiglio episcopale permanente, l’organo direttivo della Cei, riunito in questi giorni a Roma e aperto lunedì dalla prolusione del presidente, card. Angelo Bagnasco. Quest’incontro era, di fatto, la prima riunione operativa del vertice della Conferenza episcopale italiana dopo l’input arrivato dal Vaticano a metà maggio attraverso un documento stilato dalla Congregazione della dottrina della fede. Da allora il tema della pedofilia nel clero non ha mancato di tornare all’attenzione delle cronache. Proprio nei giorni in cui usciva il documento della Congregazione, a Genova scoppiava il caso di Don Seppia, il parroco arrestato per abusi e droga. A luglio dall’Irlanda arrivava il rapporto Cloyne che ha spinto il Vaticano a un gesto clamoroso come quello di richiamare a Roma il nunzio per consultazioni. Ed è di pochi giorni fa la denuncia alla Corte penale internazionale dell’Aja presentata da un’associazione americana di vittime di abusi che accusa persino il Papa: un’azione a detta di molti giuristi con scarse probabilità di essere presa in considerazione, ma che ha fatto molto rumore.

    Il testo della Congregazione forniva indirizzi e vincoli su come le Conferenze episcopali dovessero muoversi per affrontare lo spinoso problema degli abusi su minori commessi da sacerdoti. L’obbligo di tener conto delle leggi civili era uno degli aspetti e sarà uno dei nodi centrali anche del documento a cui stanno lavorando i vescovi. Tra loro è emersa la «convinzione condivisa» che sia necessario «un sempre più rigoroso percorso formativo per i futuri preti, l’ascolto delle vittime, l’accompagnamento dei sacerdoti coinvolti». «Ferme restando le conseguenze penali», però. In sostanza, c’è un’attività di prevenzione da fare a monte, in seminario, con una selezione accurata dei futuri sacerdoti. C’è poi un lavoro a valle, che riguarda da una parte chi ha subito gli abusi e dall’altra chi li ha commessi. Ma i risvolti sul piano della giustizia devono restare un punto fermo e non ci devono essere sconti. Bisognerà vedere come quest’aspetto, che è centrale, verrà recepito nel documento finale. Nel maggio scorso era stato lo stesso Bagnasco ad assicurare che ‘«sarà sicuramente messa nero su bianco l’esortazione ai vescovi afffinché invitino le persone a fare denunce e segnalazioni».

    Per l’approvazione del documento finale bisognerà quasi certamente aspettare qualche mese. Presumibilmente sarà varato dal Consiglio Cei nella sessione invernale, a gennaio. (ANSA).

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/09…nseguenze.shtml