Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • L’Opus Dei mette da parte e indaga un sacerdote per aver abusato di uno studente in un college a Siviglia

    L’Opus Dei mette da parte e indaga un sacerdote per aver abusato di uno studente in un college a Siviglia

    La vittima assicura che hanno trasferito il prete nel 2010 dopo aver comunicato i fatti a un superiore

    Digital Religion, giornale che ha scoperto il caso questo mercoledì, ha pubblicato parte dell’interrogatorio canonico che l’entità religiosa ha fatto alla presunta vittima (MGF). In esso, il denunciante assicura che nel 2010, alcuni mesi prima di lasciare l’istituto (di cui faceva parte come numerario laico), ha riferito quello che è successo a un direttore regionale dell’Opus Dei a Madrid. “Mi ha consigliato: ‘Guarda, non riferire questo, perché non so se lo ha fatto con un’intenzione sessuale o no, questo è stato imprudente, è stata la mentalità di 15 anni fa, per me e per il mondo intero. un altro sito, non raccolgo più storie, questo farà male, zitto, prega per lui e non ti preoccupare “, riferisce il giornale, informando che il sacerdote è stato indagato per aver abusato di” molti studenti “.

    La vittima afferma che l’accusa del lavoro gli disse che avevano inviato Cociña in Galizia. La Prelatura ha affermato che al momento non ci sono prove che ci siano più vittime e che il denunciante abbia trasferito ciò che è accaduto a un superiore nove anni fa. Né ha comunicato le destinazioni di Cociña dopo il suo soggiorno a Madrid. “La nostra intenzione è quella di conoscere la verità di ciò che è accaduto e di prendere atto per prevenire tali casi in futuro. Abbiamo dato il nostro pieno appoggio al denunciante”, ha detto l’istituto, che ha aggiunto che riferirà alla stampa.

    Lo scorso dicembre, l’Opus Dei ha consegnato i risultati della precedente indagine alla Congregazione per la Dottrina della Fede e in questo momento, dice, sta aspettando una decisione da Roma per iniziare il processo canonico. “Abbiamo ricevuto una lettera dal Cile, dove ora vive la vittima, e nel primo minuto abbiamo preso misure precauzionali e avviato un’indagine, siamo andati a intervistare la persona colpita nel paese andino e poi abbiamo fatto lo stesso qui in Spagna con l’imputato”, ha detto. un portavoce. Se il Vaticano decide di continuare il caso, il corrispondente responsabile del lavoro in Spagna, attraverso una sentenza, deciderà se l’imputato è colpevole o innocente. La pena per questo crimine spazia dall’esecuzione di esercizi spirituali all’espulsione del sacerdote dallo stato clericale.

    Nel 2004, ha lasciato cocina Siviglia ed è stato nominato rettore della Basilica di San Miguel (Madrid) e consigliere (consigliere) Confraternita di studenti fino al 2007, quando ha lasciato l’incarico a causa di malattia, secondo un bollettino del 2015 di questa fratellanza . L’imputato, che nei suoi discorsi afferma di aver vissuto con il fondatore del lavoro, José María Escrivá, ha ricoperto vari uffici ecclesiastici di rilevanza, come la segreteria dell’Accademia di Storia Ecclesiastica nel 2003 o il priorato della delegazione di Granada di l’Ordine del Santo Sepolcro, una posizione che continua ad esibire oggi. Questo giornale ha cercato invano di contattare il prete.

    Questo è il secondo caso noto di abuso che colpisce l’Opus Dei. Alla fine dell’anno scorso, un insegnante in un centro della Prelatura in Bizkaia (Collegio Gaztelueta)è stato condannato a 11 anni di carcere per pedofilia. Il centro continua a difendere che manca la storia dell’alunno.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo rapporto su abusos@elpais.es.

    https://elpais.com/sociedad/2019/04/10/actualidad/1554899892_868813.html?id_externo_rsoc=FB_CM&fbclid=IwAR0wUamyNjWYibqkzL6MJod1NCUYV-MOAVL3r8gVF5kuqQjzUudV5GqvOw0

  • Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»

    Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»

    Alla Congregazione per la dottrina della fede e alla segreteria di Stato vaticana hanno letto la lettera che lo scorso 25 marzo Giada Vitale, la ragazza che ha subito le attenzioni sessuali del sacerdote don Marino Genova e per cui è in corso il processo di appello dopo la sua condanna in primo grado comminata dal tribunale di Larino, ha indirizzato a Papa Francesco. «Mi hanno detto che l’hanno letta, però non mi risponderanno. E’ stato avvisato il vescovo di Termoli-Larino, che provvederà a informarmi. Ma informarmi di cosa? Io ho chiesto dei provvedimenti. La lettera l’ho indirizzata al Santo Padre, alla congregazione a segreteria di Stato. Ecco la lettera indirizzata al Pontefice.
    «A Sua Santità, Papa Francesco,
    Non vorrei importunarLa, non vorrei rubarLe del tempo che forse è più importante di quello che Le sto chiedendo per leggere la mia missiva che fa seguito e si riferisce a quella scrittaLe nel 2013.
    Mi vedo costretta, mio malgrado, a farLe arrivare “il mio grido di dolore” che si leva da un calvario durato sei anni dalla denuncia alla Magistratura relativa alla violenza da me subita per opera del parroco don Marino Genova, parroco di Portocannone in provincia di Campobasso.
    A tutt’oggi io non ho avuto Giustizia e dopo sei anni sono ancora sulla strada come nel primo avvio.
    Comincio per ordine: in primis la Chiesa che non ha mosso un dito: Marino Genova, per essere precisa, continua ad essere protetto come in una “torre eburnea”. Per quel che si sa è ospite di un monastero dove continua a dire messa, ad avere dei compiti che lo qualificano uomo di chiesa di grande esperienze culturali ed ecclesiali in un clima di omertà e di protezionismo da parte di chi lo ospita e di tutta la Chiesa che continua a proteggerlo in un atteggiamento di difesa che arriva a spostare il ruolo da carnefice a vittima, nonostante ci sia in sede di udienza in tribunale e sia in una dichiarazione di colpevolezza da reo confesso fatta in un sms inviato alla persona con cui in primis mi sono confidata e che riporto nella veridicità del suo dire: Ciao Xxxxxx, quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono un sacerdote.
    Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei, che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata, e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito.
    Ma una cosa è certo, stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto ciò e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma celeste la forza di superare questa situazione e imploravo ogni giorno la sua misericordia .
    Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due.
    Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto.
    Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazza in questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che io ho fatto? ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per la preghiera che hai fatto in questo tempo per me.
    Ti benedico e prego per te. Pregavo gli mettesse accanto un bravo giovane , ma il Signore gli ha messo vicino una persona saggia, piena di fede e timorata di Dio per aiutarla, per guidarla e sostenerla. Grazie Signore. Prego il Signore perché illumini il tuo Cuore e la tua mente e metta sulle tue labbra parole giuste .
    Grazie”.
    Nel mio modo di sentirmi offesa e abbandonata da tutti coloro che mi si dovevano fare intorno come parte lesa, Le voglio aprire il cuore come Padre di tutta la Chiesa al quale spesso non arrivano le grida di dolore degli offesi. Io sono tra questi.
    Oltre alla Chiesa sono stata offesa e vilipesa anche dalla Giustizia rappresentata da qualche magistrato che per incuria, superficialità, favoreggiamento o volontà di cambiare il corso normale di procedura dell’atto giustiziale, durante la fase delle indagini ha diviso il fascicolo processuale in due tronconi: uno relativo agli abusi sessuali avvenuti fino al compimento dei 14 anni e di cui è in corso il secondo grado del processo, l’altro relativo dai 14 anni ai 17 il quale è stato archiviato, giustificando che non erano più abusi ma consenso da parte della vittima. Si è arrivati al paradosso di considerarmi l’unica colpevole da non prendere in considerazione, anche perché don Marino non poteva tenere in considerazione la mia fragilità, il mio essere diventata uno strumento nelle sue mani di uomo di 55 anni che si misurava con un adolescente, per cui i miei stati d’animo non erano importanti perché lui, parole del Gip: “non era uno psicologo, non poteva somministrare il Minnesota o altri test per cui non poteva riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale”.
    Acme della follia giudiziaria… o per meglio dire di alcuni giudici che credo abbiano smarrito la coscienza e il senso dell’etica del loro lavoro. E allora mi viene da chiedere e me lo deve concedere, Sua Santità, nella grandezza santa del Suo Ministero: “come faccio a coniugare certe belle frasi anche da Lei dette e che per me sono state come rugiada, come una pianta essiccata della sua linfa da anni di siccità, con ciò che lei, nella Sua saggezza, ha dichiarato durante il summit sulla pedofilia: “accompagnare, proteggere e curare le vittime degli abusi, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione?”.
    Come faccio a guarire se la Chiesa non mi ha sostenuta, difesa e gli uomini di giustizia non mi rendono Giustizia? A tal punto devo chiarire e precisare che dai miei 13 ai 14 anni, Marino Genova è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela, alla curatela e alla amministrazione di sostegno; interdetto in perpetuo dai pubblici uffici; interdetto in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.
    C’è stato un ricorso in appello da parte dell’imputato il quale pur di avere ragione, si è fatto rappresentare da un avvocato di grande fama e continuo a domandarmi come un povero parroco di campagna senza lasciti di famiglia si possa permettere di essere rappresentato dal più che famoso Carlo Taormina.
    Marino Genova, quindi, né si è consegnato alla Giustizia né si è preparato alla Giustizia divina perché immortalato in situazioni di vita godereccia, vacanze, eccetera… tutto spesato e allo “scrocco” (Santità, mi conceda lo sfogo).
    Ed io umiliata, avvilita, cerco ogni giorno, ogni attimo di agganciarmi alla vita. Quella vita distrutta che mi ha fatto saltare tante tappe: la più importante la mia adolescenza di cui mi ha rubato il sogno e tutto il bello che poteva essere e non è stato per incoraggiarmi sulla via della vita.
    Santità, le ho aperto il cuore ma non so formulare richieste pur sapendo che non è solo uno sfogo ma che forse qualcosa, qualche piccolo segnale di comprensione e di vicinanza me lo aspetto da Lei, insieme a qualche segno di Giustizia in Suo potere che mi possa riappacificare con me stessa, con gli altri e con la vita.
    E aspetto».

    Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»

  • Giada Vitale a papa Francesco “altro che tolleranza zero! Zero credibilità!”

    Giada Vitale a papa Francesco “altro che tolleranza zero! Zero credibilità!”

    A Sua Santità, Papa Francesco

    Non vorrei importunarLa, non vorrei rubarLe del tempo che forse è più importante di quello che Le sto chiedendo per leggere la mia missiva che fa seguito e si riferisce a quella scrittaLe nel 2013.

    Mi vedo costretta, mio malgrado, a farLe arrivare “il mio grido di dolore” che si leva da un calvario durato sei anni dalla denuncia alla Magistratura relativa alla violenza da (altro…)

  • Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il vescovo vicino ai Neocatecumenali dell’isola di Guam è stato definitivamente riconosciuto colpevole di abusi su minori (persino su suo nipote) anche in appello, Il Vaticano ha reso nota oggi la sentenza, confermando il giudizio in primo grado del Tribunale della congregazione della Fede. Monsignor Anthony Sablan Apuron, cappuccino ed ex arcivescovo di Agaña, sull’isola di Guam, ha continuato a dichiararsi innocente. Le pene imposte riguardano la privazione dell’ufficio; il divieto perpetuo di dimorare anche temporaneamente nell’arcidiocesi di Agaña; il divieto di usare le insegne proprie dell’ufficio di vescovo. Tuttavia il Vaticano non lo ha dimesso dallo stato clericale. Questa decisione rappresenta la conclusione definitiva del caso. Non è possibile ulteriore appello.

    La prima condanna era stata decisa lo scorso 16 marzo 2018 dal Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede che lo aveva giudicato in Prima Istanza dichiarando l’imputato colpevole di delitti contro il Sesto Comandamento con minori.

    Sono 5 i minori che lo accusano, tra i quali sia Roy Taitague Quintanilla, violentato nel 1972, quando era dodicenne, che il proprio nipote Mark Apuron. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata ad un’agenzia di notizie guamegna ha raccontato di aver subito a 16 anni, nel bagno di casa, durante una cena di famiglia, le attenzioni del vescovo cappuccino.

    Lo stupro di Mark risalirebbe agli anni 1989-1990, secondo quanto affermato dall’uomo difeso dall’avvocato David Lujun abuso, da parte dello zio, Il presule ha sostenuto però di non aver mai frequentato quel ramo della propria famiglia. Gli altri quattro accusatori sono ex chierichetti che affermano di essere stati violentati nella parrocchia di Our Lady of Mount Carmel dall’allora parroco don Anthony.

    L’anno scorso il vescovo in sedia a rotelle per ragioni di salute aveva incontrato in Vaticano Papa Francesco. Il Papa lo aveva abbracciato e confortato.  A difendere  il vescovo pedofilo c’era il Cammino presente sull’isola con diverse famiglie di missionari laici.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_neocatecumnali_abusi_pedofilia_guam-4407789.html

  • Pope Issues Law, With Penalties, for Vatican City to Address Sexual Abuse – Il Papa emette la legge, con sanzioni, per la Città del Vaticano per affrontare gli abusi sessuali

    Pope Issues Law, With Penalties, for Vatican City to Address Sexual Abuse – Il Papa emette la legge, con sanzioni, per la Città del Vaticano per affrontare gli abusi sessuali

    By Jason Horowitz and Elisabetta Povoledo

    ROMA – Papa Francesco ha emesso un’attesissima legge per i funzionari e i diplomatici della Città del Vaticano all’estero per contrastare gli abusi sessuali, istituendo un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo, richiedendo, per la prima volta, che le accuse vengano immediatamente segnalate ai procuratori vaticani.

    Il Vaticano ha caratterizzato la legge – e le linee guida pastorali di accompagnamento – come un riflesso del pensiero più avanzato sulla prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali nella chiesa. La legge, datata 26 marzo, invita le autorità ecclesiastiche ad ascoltare immediatamente le persone che dichiarano di essere vittime e a segnalare eventuali accuse credibili ai pubblici ministeri.

    Coloro che non riescono a segnalare potrebbero essere soggetti a sanzioni finanziarie e carcere.

    “La protezione dei minori e delle persone vulnerabili è una parte essenziale del messaggio evangelico che la chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere in tutto il mondo”. Il papa ha scritto in un editto personale che promulgava la legge. Francis ha dichiarato di voler “rafforzare il quadro istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro minori e persone vulnerabili”.

    In una dichiarazione di venerdì, Alessandro Gisotti, il portavoce vaticano, ha detto che papa Francesco sperava che, nonostante le misure applicate allo Stato della Città del Vaticano e alla sua amministrazione, “tutti potrebbero sviluppare nella consapevolezza che la chiesa deve sempre essere sempre più una casa sicura per bambini e persone vulnerabili. “

    Il Papa ha scritto: “La consapevolezza di tutti aumenta il fatto che gli abusi devono essere segnalati alle autorità competenti e per la necessità di cooperare con loro nelle attività di prevenzione e contromisure”.

    Ma la legge chiarisce anche che i chierici dovrebbero essere presunti innocenti fino a prova contraria, e che se condannati in un giusto processo in Vaticano, dovrebbero essere rimossi dai loro incarichi e, nel caso di un prete, essere sottoposti alle sanzioni del diritto canonico

    Di fatto, il papa, che ha fatto della misericordia una pietra angolare del suo pontificato, ha provveduto alla cura di coloro che sono stati riconosciuti colpevoli.

    Francesco ha scritto che coloro che sono condannati per “abusi contro minori o persone vulnerabili dovrebbero essere rimossi dalle loro responsabilità e, allo stesso tempo, ricevere un sostegno adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche con l’obiettivo di reintegrazione sociale”.

    I funzionari della Chiesa avevano annunciato che la legge era in lavorazione a conclusione di un incontro tenutosi il mese scorso con vescovi e cardinali in Vaticano per affrontare il flagello degli abusi sessuali del clero. Francesco aveva convocato l’incontro in una rinnovata sensazione di crisi nella chiesa.

    Le indagini civili sugli abusi da parte di religiosi cattolici negli Stati Uniti, in Australia, in Cile, in Francia e in altri paesi hanno rivelato ancora una volta il problema sistemico dei preti abusatori che sfruttano il loro ministero e prelati che coprono la cattiva condotta.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede, il cane da guardia per la dottrina della chiesa, dovrebbe anche rilasciare ai suoi vescovi di tutto il mondo un manuale di buone pratiche per prevenire e denunciare gli abusi nella chiesa.

    Ma se il Vaticano avesse voluto presentare questo modello come modello per le conferenze episcopali in tutto il mondo, le associazioni che difendevano le vittime si lamentavano che il nuovo editto non era all’altezza delle loro aspirazioni.

    La clausola di segnalazione obbligatoria stabilisce che “quelle relazioni dovrebbero essere fatte ai procuratori interni del Vaticano, non ai funzionari di polizia indipendenti e laici”, vediamo in una dichiarazione di SNAP, la rete dei sopravvissuti per le vittime di abusi. L’associazione ha affermato che la storia recente ha chiarito “che la chiesa non può autogestirsi” e che la nuova legge avrebbe dovuto rendere obbligatoria la segnalazione alla polizia locale e ai pubblici ministeri.

    Gisotti, portavoce vaticano, ha osservato che i tre documenti emessi dal papa rispondono “alle richieste concrete espresse dal Popolo di Dio per affrontare il flagello dell’abuso sessuale dei minori”. Insieme, “rafforzano la protezione dei minori rafforzando il quadro normativo”, ha aggiunto.

    I tre documenti firmati da Francesco – l’editto personale sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili; la nuova legge per lo Stato della Città del Vaticano che si estende alla Curia romana; e le linee guida pastorali – “in qualche modo rappresentano il primo frutto” dell’incontro tenutosi in Vaticano il mese scorso, Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione vaticano, ha scritto in una nota esplicativa diffusa dal Vaticano.

    Anche se le norme e le linee guida si riferiscono specificamente allo Stato del Vaticano, dove, ha osservato Tornielli, ci sono molti chierici ma “pochissimi bambini”, ha detto che sono stati comunque “esemplari” in quanto hanno preso in considerazione “il più avanzato internazionale” pensando alla questione.

    Nell’editto personale, il papa afferma un “principio significativo”, ha scritto Tornielli. “Tutti devono diventare consapevoli del dovere di denunciare abusi alle autorità competenti e di collaborare con loro” nella prevenzione degli abusi.

    Il fatto che il papa abbia anche firmato gli altri due documenti, che potrebbero essere stati pubblicati da altre istituzioni vaticane, “indica l’importanza che voleva dare a queste norme”, ha scritto Tornielli.

    Le linee guida pastorali redatte per la Città del Vaticano sono notevolmente più brevi di quelle redatte dalle conferenze episcopali in tutto il mondo, dato che ci sono solo due parrocchie nella Città del Vaticano e pochi bambini che risiedono lì, ha osservato.

    La nuova legge ha molte misure significative: tutti i reati relativi all’abuso di minori, non solo quelli di natura sessuale, saranno trattati automaticamente, anche in assenza di un reclamo specifico. La legge stabilisce anche “l’obbligo di denunciare e sanzionare il pubblico ufficiale che omette di denunciare gli abusi dell’autorità giudiziaria vaticana di cui è venuto a conoscenza”, tranne attraverso la confessione.

    Tali sanzioni si applicherebbero ai membri dello Stato del Vaticano, alla Curia Romana e al personale diplomatico al servizio delle nunziature, che fungono da funzionari pubblici, come fanno oltre il 90 per cento di coloro che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede.

    Ma la legge non ha chiarito se i diplomatici vaticani che lavorano nelle ambasciate all’estero dovrebbero fare rapporto all’autorità locale e il Vaticano non ha risposto a una richiesta di chiarimenti.

    “La Santa Sede userà queste nuove leggi per mantenere procedimenti penali interni contro cardinali e diplomatici vaticani accusati di crimini in altri paesi?” Anne Barrett Doyle, condirettore di BishopAccountability.org, che documenta gli abusi nella Chiesa cattolica romana, ha detto in una dichiarazione. Ha definito la legge “un piccolo passo nella giusta direzione”, ma ha detto che non è stata all’altezza delle “coraggiose e ampie riforme” che Papa Francesco potrebbe mettere in atto, compresa la modifica del diritto canonico.

    Sebbene l’editto includa alcune raccomandazioni fatte dai gruppi di vittime agli organizzatori del summit il mese scorso, alcune misure non sono attuabili, ha detto in un comunicato Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, la prima associazione di supporto per i sopravvissuti agli abusi clericali in Italia.

    Il signor Zanardi ha accolto, ad esempio, l’istituzione all’interno del Vaticano di una struttura che fornirebbe un aiuto medico e psicologico per le vittime di abusi, ma si chiedeva se dovevano recarsi in Vaticano per ottenere il sostegno. “Questo è inaccettabile”, ha detto.

    La legge dice anche che “le persone vulnerabili” – compresi i malati, le persone con disabilità fisiche o mentali e le persone con una limitata libertà personale – hanno diritto alla stessa protezione dei minori.

    “È un chiarimento importante perché si estende agli adulti che potrebbero non essere in grado di resistere agli abusi perché si trovano in situazioni in cui sono in posizione di inferiorità rispetto ai loro superiori”, ha detto Gerard O’Connell, un giornalista che ha a lungo lavorato per il Vaticano. Potrebbe anche estendersi ai chierici che abusano sessualmente delle suore.

    I critici, tuttavia, hanno indicato che quello che hanno detto è una grande lacuna nella legge – l’incapacità di mettere in atto ciò che Peter Isely, un sopravvissuto di Milwaukee e un membro fondatore del gruppo Ending Clergy Abuse, che raccoglie vittime da 17 paesi, ha chiamato “tolleranza zero.”

    “Ogni sacerdote, questo è stato determinato, che ha abusato di un minore deve essere rimosso permanentemente dal ministero e, pensiamo, poi laicizzato”, ha affermato Isely in un’intervista telefonica.

    Né il papa ha rimosso i termini delle prescrizioni per denunciare i crimini. Invece, la nuova legge stabilisce a 20 anni dal raggiungimento dell’età adulta. “Sappiamo che per le vittime di abusi, le denunce avvengono in ritardo, ben oltre i 38 anni per la maggior parte delle vittime”, ha detto Isely.

    “Non è vero che questa è la legge più avanzata del suo genere”, ha continuato. “Il pericolo è presentarlo come modello e come il modello più avanzato e completo per i vescovi di tutto il mondo.”

    (Traduzione con Google)
    https://www.nytimes.com/2019/03/29/world/europe/pope-sexual-abuse-law-vatican.html

  • Coprì abusi sui minori, la Chiesa di Lione lo scarica: “Via il cardinale Barbarin”

    Coprì abusi sui minori, la Chiesa di Lione lo scarica: “Via il cardinale Barbarin”

    L’arcivescovo è stato condannato in primo grado, il Papa non ha accettato le sue dimissioni. Ma ora laici, diaconi e preti della città francese chiedono di voltare pagina.

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Parigi, 30 marzo 2019 – La Chiesa di Lione scarica il suo arcivescovo, il cardinale Philippe Barbarin. Il benservito ha del clamoroso in quanto è in netta controtendenza con la decisione del Papa di respingere, solo una decina di giorni fa, le dimissioni presentate dal porporato francese all’indomani della condanna da lui subita in primo grado (sei mesi di reclusione, con la condizionale) per omessa denuncia degli abusi sui minori commessi dal cappellano degli scout, padre Bernard Preynat, tra gli anni ’70 e ’80. Con il voto unanime dei tre consigli diocesani (sacerdotale, diaconale e dei laici), nei giorni scorsi la Chiesa di Lioneha deciso di “voltare pagina” dopo sedici anni di governo Barbarin. I fedeli hanno respinto la scelta del cardinale, autorizzata dal Pontefice, di ritirarsi per qualche tempo (e non definitivamente) dall’esercizio del ministero episcopale, affidando il timone della diocesi al vescovo ausiliare, Père Yves Baumgarten.

    Il passo di lato non è bastato alla comunità ecclesiale. Lo si coglie da una nota interna, firmata dallo stesso Baumgarten, che riporta l’andamento della discussione e l’esito del voto in seno ai tre concilii della diocesi. Preti, diaconi e laici chiedono “una leadership più sinodale e collegiale”, “una Chiesa più umile”, meno centralizzata. Appunti che, pur se il nome del cardinale non viene mai citato esplicitamente nel documento, suonano come una stroncatura a tutto campo per Barbarin, uno degli alti prelati più in vista in Europa anche in ragione delle sue strenui posizioni pro life e della sua ferma opposizione ai matrimoni omosessuali.

    Le richieste della Chiesa di Lione saranno presentate la prossima settimana al Papa dal vescovo Baumgarten, atteso in Santa Sede. Non è detto che Bergoglio, estimatore del cardinale travolto dallo scandalo pedofilia (in un passato non troppo remoto circolava il nome di Barbarin come ministro vaticano per il Dialogo interreligioso), possa tornare sui suoi passi. Il Papa per l’arcivescovo di Lione ha fatto valere la presunzione d’innocenza. Nei fatti punta a un ribaltamento della sentenza in Appello, partendo dalla considerazione che nel 2016 la posizione del porporato in un primo procedimento penale, sempre per la stessa vicenda, venne archiviata. In quel caso i giudici sancirono che, con riferimento alle voci sugli abusi di padre Preynat giunte all’arcivescovo prima del 2014 (in quell’anno una vittima del religioso riferì a Barbarin gli orrori subiti), la mancata denuncia era da ritenersi prescritta, mentre nessuna infrazione penale poteva riscontrarsi in ordine all’incontro di cinque anni fa: nel faccia a faccia l’alto prelato aveva invitato l’interlocutore a denunciare il suo aguzzino.

    Non c’è dubbio comunque che l’affaire Barbarin provochi un qualche imbarazzo in Santa Sede. Da quanto emerso nel secondo procedimento (avviato con la forma della ‘citazione diretta’ e conclusosi stavolta con la condanna), dopo l’incontro con una delle vittime di padre Preynat, l’arcivescovo di Lione chiese consiglio alla Congregazione per la Dottrina della fede su quali provvedimenti adottare ai danni del religioso. Dai vertici dell’ex Sant’Uffizio gli risposero di applicare “appropriate misure disciplinari”, ma di evitare lo scandalo pubblico. In esecuzione della direttiva ricevuta, Barbarin nel 2015 sospese il sacerdote accusato di pedofilia, ma evitò di denunciare alle autorità civile i fatti di cui era venuto a conoscenza.

    È inevitabile a questo punto domandarsi se nella vicenda di Lione la linea della tolleranza zero contro la pedofilia sia scesa a compromesso con la vecchia (forse non troppo!) impostazione ecclesiale volta a tutelare il buon nome della Chiesa. I sospetti non mancano. L’unica certezza è che Barbarin, nel caso dovesse rientrare in diocesi, magari sulla scorta di un giudizio d’appello a lui favorevole, non troverà una comunità pronta ad accoglierlo a braccia aperte. A Lione sognano un altro arcivescovo. Piuttosto diverso da lui.

  • Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali, estensione della prescrizione, equiparazione minori-adulti vulnerabili, rimozione: una specifica legge penale per lo Stato pontificio e i nunzi

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Obbligo di denuncia per tutti i pubblici ufficiali, sanzioni per chi non lo fa, estensione della prescrizione a venti anni a partire dalla maggiore età, equiparazione ai minori degli «adulti vulnerabili», screening dei nuovi assunti, assistenza alle vittime, rimozione per i colpevoli. Papa Francesco vara norme penali anti-abusi sessuali per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana, nunzi apostolici compresi.

    Francesco ha firmato non solo un motu proprio «sulla protezione dei minori e degli adulti vulnerabili» che si applica allo Stato della Città del Vaticano e alla Curia Romana, ma anche una nuova legge (numero CCXCVII) sempre per lo Stato Pontificio e le conseguenti linee guida, analoghe alle linee-guida che adotta ogni Conferenza episcopale nazionale ma dedicate alla vita dei fedeli del Vicariato della Città del Vaticano. Il Vaticano ancora non aveva una specifica normativa penale in materia di abusi, mentre la Congregazione per la Dottrina della fede supervisiona all’applicazione delle norme canoniche valide per tutta la Chiesa, e anche all’interno del Vaticano, e, nel 2013, Papa Francesco ha promulgato nuove norme penali su una serie di questioni, tra le quali c’era la pedofilia ma in modo non esclusivo né dettagliato. Ora arrivano specifiche norme anti-abusi.

    «La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo», scrive il Papa nel motu proprio. «Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa». Di conseguenza, il Papa vuole «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili» nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano.

    La nuova legge in dodici articoli, firmata il 26 marzo e in vigore a partire dal prossimo 1° giugno, parte dalla normativa vigente nonché dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (1989), per sanzionare i «delitti contro i minori» definiti nella legge promulgata dal Papa nel 2013 (vendita di minori, violenza sessuale su minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile, pedopornografia, detenzione di materiale pedopornografico) ed equipara al «minore» la «persona vulnerabile», che viene precisamente definita: «È vulnerabile ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».

    Il termine di prescrizione «è di venti anni e decorre, in caso di offesa ad un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età». La legge sancisce che «fatto salvo il sigillo sacramentale» della confessione, «il pubblico ufficiale, che nell’esercizio delle sue funzioni abbia notizia o fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima» del reato «deve presentare denuncia senza ritardo», e «il pubblico ufficiale che omette o indebitamente ritarda la denuncia di cui al comma precedente è punito con la multa da euro mille a euro cinquemila», mentre «se il fatto è commesso da un agente o ufficiale di polizia giudiziaria, la pena è la reclusione fino a sei mesi»; fatto sempre salvo il sigillo confessionale, «può presentare denuncia ogni altra persona, anche totalmente estranea ai fatti, che sia a conoscenza di comportamenti in danno di un minore». Nel caso che l’accusato sia un sacerdote o un religioso, il Promotore di giustizia, ossia il Pm vaticano, informa il suo superiore «per l’adozione delle misure previste dal diritto canonico».

    La legge stabilisce poi dettagliatamente i diritti della persona offesa, compresi i diritti alla privacy, nonché le accortezze relative alle audizioni del minore durante il processo; norma lo svolgimento delle indagini, stabilendo anche la possibilità di nominare un curatore speciale qualora i legali rappresentanti del minore siano in conflitto di interesse; e stabilisce la procedura del giudizio. La legge, ancora, stabilisce che il presidente del Governatorato vaticano dispone linee guida per la tutela dei minori e la Direzione di Sanità e Igiene dispone un «servizio di accompagnamento per le vittime di abusi», che offre alla vittima ascolto, assistenza medica, psicologica e giuridica (non si fa menzione di indennizzi). La legge si conclude con alcuni articoli che normano la informazione e formazione necessaria a chi lavora in Vaticano e il reclutamento di personale idoneo ad interagire con i minori.

    Nelle «linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano», il Papa traduce in indicazioni pratiche e dettagliate le norme per «i fedeli residenti nello Stato, nonché nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo», non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali ma più in generale per la tutela dei minori sotto tutti gli aspetti. Tra i molti temi affrontati il divieto di castighi corporali, il divieto di chiedere ad un minore di «mantenere un segreto», la necessità per un adulto in presenza di un minore di «essere sempre visibili agli altri», e ancora i casi di bullismo tra minori e i rischi dei social network. Significativa l’introduzione di «un referente per la tutela dei minori il quale coordina e verifica l’attuazione» delle linee guida, nominato dal Vicario generale, attualmente il cardinale Angelo Comastri, il quale «ogniqualvolta la notizia di reato non sia manifestamente infondata», «la segnala al Promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano e allontana il presunto autore dei fatti dalle attività pastorali del Vicariato».

    Va sempre garantita la «presunzione di innocenza» e, se i reati possono essere reiterati, è prevista l’applicabilità di misure cautelari. Se le accuse sono infondate vanno archiviate, ma conservate in archivio. Infine, «chiunque sia dichiarato colpevole» di aver commesso un reato «sarà rimosso dai suoi incarichi; gli sarà comunque offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, nonché ai fini del reinserimento sociale».

    Obiettivo di questo insieme di nuove norme, spiega il Papa nel motu proprio, è che «sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti – sottolinea Jorge Mario Bergoglio – la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta – conclude il Pontefice – una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

  • Pedofilia, Papa Francesco promulga i tre documenti per contrastare gli abusi

    Pedofilia, Papa Francesco promulga i tre documenti per contrastare gli abusi

    Bergoglio, come annunciato al termine del vertice sugli abusi sessuali sui minori, emana una lettera apostolica, una legge e le Linee guida. L’obiettivo, si legge nel motu proprio, è creare una comunità “attenta a prevenire ogni forma di violenza”. Il Pontefice, ad esempio, fa riferimento “all’obbligo di denuncia”

    di Papa Francesco mette in atto la linea della tolleranza zero sullapedofilia. Come era stato annunciato al termine del verticevaticano sugli abusi sessuali sui minori, Bergoglio ha promulgato tre documenti importanti per contrastare questa piaga: la lettera apostolica in forma di motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la legge sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano.

    “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili – scrive il Papa nel motu proprio – fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo. Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: ‘Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me’. Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa”.

    “Desidero, quindi, – prosegue Bergoglio – rafforzareulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano: sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attentaa prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamentoche possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto”.

    Sempre nel documento papale si chiede che “sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamentocontro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica espirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Francesco stabilisce, inoltre, che “fatto salvo il sigillo sacramentale”, tutti “sono obbligati a presentare, senza ritardo, denuncia al promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano ogniqualvolta, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che un minore o una persona vulnerabile sia vittima” di abusi, “qualora commessi anche alternativamente: nel territorio dello Stato; in pregiudizio di cittadini o di residenti nello Stato; in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato“. Bergoglio precisa anche che alle persone abusate “è offerta assistenza spirituale, medica e sociale, compresa l’assistenza terapeutica e psicologica di urgenza, nonché informazioni utili di natura legale, tramite il Servizio di accompagnamento gestito dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano”.

    Tra i documenti promulgati da Francesco che entreranno in vigore il primo giugno 2019, anche le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano, all’interno del quale è ospitato il Preseminario San Pio X, finito nel novembre del 2017 al centro di uno scandalo per presunti abusi sui chierichetti del Papa. Le Linee guida, rivolte a tutti gli ecclesiastici che risiedono in Vaticano, riguardano quindi anche i sacerdoti, i diaconi e gli educatori del Preseminario. “Queste persone – si legge nel documento – devono essere sempre visibili agli altri quando sono in presenza di minori e fornire loro modelli positivi di riferimento”. A loro è fatto divieto di “infliggere castighi corporali di qualunque tipo, instaurare un rapporto preferenziale con un singolo minore, rivolgersi a un minore in modo offensivo o assumere comportamenti inappropriati o sessualmente allusivi, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fotografare o filmare un minore senza il consenso scritto dei genitori”.

    Sempre secondo le nuove norme, il Vicario Generale per la Città del Vaticano, incarico attualmente affidato al cardinale Angelo Comastri, sarà chiamato a nominare “un Referente per la tutela dei minori il quale coordina e verifica l’attuazione delle presente Linee guida affinché, nell’ambito del Vicariato, sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenze o di abuso”.

    Appena prima che si aprisse il vertice voluto a Roma da Bergoglio, era stato lo stesso Pontefice a ridurre allo stato laicale l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per“sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”. Successivamente la magistratura civile non ha risparmiato la Chiesa cattolica travolta dallo scandalo della pedofilia ai suoi massimi vertici. Innanzitutto è toccato al cardinale George Pell, al momento della condanna prefetto in congedo della Segreteria per l’economia. La giuria della County Court dello stato di Victoria, in Australia, lo ha ritenuto all’unanimità colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne, commessi nel 1996 quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Motivo per cui è stato arrestato e attualmente si trova in isolamento.

    Poi è toccato al cardinale Philippe Barbarin condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin ha consegnato al Papa le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Bergoglio le ha, però, respinte in attesa della sentenza d’appello. Francesco ha, invece, accettato le dimissioni del cardinale Ricardo Ezzati Andrello da arcivescovo di Santiago del Cile. Il porporato è sotto processo per l’insabbiamento degli abusi sessuali su minori da parte di tre sacerdoti della sua ex arcidiocesi: l’ex cancelliere Oscar Munoz, il marista Jorge Laplagne e padre Tito Rivera. Proprio in Cile, il Papa ha dovuto azzerare l’intero episcopato che ha coperto la pedofilia.

    “Sento di condividere con voi – ha confidato Francesco ai preti di Roma all’inizio della Quaresima – il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo”. E concludendo il summit sulla pedofilia, Bergoglio aveva sottolineato che “nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/29/pedofilia-papa-francesco-promulga-i-tre-documenti-per-contrastare-gli-abusi/5071419/

  • Summit anti-pedofilia, Lombardi svela i lavori dei gruppi

    Summit anti-pedofilia, Lombardi svela i lavori dei gruppi

    Un testo inedito del moderatore, contenuto nel volume «Consapevolezza e purificazione» (Lev) e anticipato da Vatican News, sintetizza i resoconti: necessaria «una “cultura della denuncia”»

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO

    È fondamentale «rompere e superare la “cultura del silenzio”». Allo stesso tempo bisogna sviluppare quella «della denuncia». Sono indicazioni emerse dai gruppi di lavoro dell’Incontro per la protezione dei minori, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Tutti i documenti del meeting – una prima volta assoluta nella storia della Chiesa – sono pubblicati in un libro della Libreria Editrice vaticana (Lev) intitolato «Consapevolezza e purificazione». Vatican News anticipa un testo inedito contenuto nel libro, scritto dal moderatore del summit, padre Federico Lombardi, che sintetizza i resoconti delle squadre di dialogo e riflessione in cui erano divisi i vescovi e cardinali.

    È emerso innanzitutto che bisogna «rompere e superare la “cultura del silenzio”». Occorre allo stesso tempo impegnarsi per sviluppare «una positiva “cultura della denuncia”, che permetta di agire efficacemente nella verità e nella giustizia».

    È importante poi capire «le connessioni fra gli abusi di potere, di coscienza e sessuali; la visione distorta dell’autorità nella Chiesa come potere e non come servizio, qualificata da papa Francesco come “clericalismo”».

    La priorità «dell’ascolto delle vittime è stata ribadita da tutti i gruppi, dove si è riconosciuta la forza delle testimonianze ascoltate». Troppo spesso «le ferite profonde nelle vittime sono causate non solo dal fatto degli abusi, ma anche in gran parte dall’esperienza del rifiuto di essere ascoltate». E anche i vescovi sono chiamati a «esercitare l’ascolto in prima persona». Successivamente, serve «sviluppare le capacità di accompagnamento delle vittime e persone ferite».

    Si può inoltre «mirare ad avere una vera partecipazione di vittime all’aiuto di altre vittime. Inoltre si è parlato del maggiore ruolo che va riconosciuto alle vittime nel corso dei processi canonici».

    Lombardi scrive che «si è messo l’accento sulla importanza della partecipazione e collaborazione dei laici – in particolare delle donne – con le loro competenze specifiche e sensibilità, nei diversi organismi da istituire in aiuto del vescovo (Commissioni per la valutazione delle segnalazioni di abusi; Commissioni “indipendenti” di esame e studio dell’insieme dei casi anche del passato; Commissioni di verifica dell’attuazione di procedure e misure prese; Commissioni per le attività di formazione dei seminaristi, del personale ecclesiale; Commissioni per attività e iniziative di prevenzione per le famiglie e comunità…)».

    Si è parlato dell’importanza «della collaborazione fra Diocesi e Congregazioni religiose, della coerenza di criteri e procedure adottate, anche nel campo dello spostamento del personale religioso da un luogo all’altro». Si è ragionato sul «rapporto fra le competenze dei Vescovi e delle Conferenze Episcopali (ad es. importanza che le Conferenze possano avere un quadro complessivo dei problemi ricevendo adeguate informazioni dalle Diocesi ed elaborando statistiche e Linee guida comuni e valutandone l’attuazione) come pure delle Conferenze Episcopali e di Roma (valutare la trattazione e il giudizio sui casi anche a livello decentrato – Tribunali nazionali o regionali – per evitare accumulo a Roma e ritardi; come pure avere una fase locale di informazione e valutazione sui problemi relativi a negligenza o incompetenza nel governo dei vescovi)».

    Si è esortato alla realizzazione di «un Vademecum per tutti i vescovi, da cui risultino chiaramente i loro compiti e doveri e la obbligatorietà delle norme. La preparazione di un tale Vademecum è stata annunciata da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è molto attesa».

    Tutto ciò è decisivo affinché si possa «procedere efficacemente anche nella direzione del “rendere conto” delle proprie responsabilità (accountability) e della valutazione del modo in cui le responsabilità di governo sono state esercitate».

    In alcuni gruppi «si è discusso in modo approfondito sui problemi e sulle utilità dei “seminari minori”, criticati in una delle relazioni. In tutti i gruppi si è ribadita l’urgenza di un miglioramento della formazione umana, affettiva e integrale dei candidati al sacerdozio, anche nella dimensione della sessualità». Ed è stata «apprezzata l’importanza della presenza di donne nel corso della formazione, di persone competenti dal punto di vista psicologico, dell’uso di test psicologici, in modo da evitare l’accettazione agli ordini sacri di persone inadatte».

    Si è insistito «sull’importanza delle informazioni fra i Vescovi o Superiori competenti sui seminaristi o sacerdoti che passano da un seminario a un altro o da una Diocesi all’altra».

    In diversi gruppi ci si è interrogati «sull’esistenza di un rapporto fra gli abusi sessuali e l’omosessualità. La questione è complessa e per vari motivi sembra da ritenere che non vada stabilita una connessione. La questione merita tuttavia un approfondimento per quanto riguarda il clero cattolico, poiché i casi di abuso conosciuti da parte di membri del clero sono in maggioranza nei confronti di ragazzi piuttosto che di ragazze».

    Poi, la trasparenza, che significa «anzitutto la pubblicazione e conoscenza delle regole, procedure e norme che devono essere seguite; seguirle effettivamente e poter verificare comportamenti, azioni e risultati».

    A proposito di statistiche «si sarebbero desiderati rapporti più dettagliati sulla situazione. Se vi è stata una sentenza di condanna definitiva è giusto che sia conosciuta, come pure è bene che siano resi noti i motivi di dimissione di un vescovo dal suo compito».

    Occorre fare chiarezza sulla tematica «del “segreto”: segreto pontificio, istruttorio, d’ufficio, professionale, confessionale. Si è parlato più volte della eliminazione del “segreto pontificio” a proposito dei procedimenti su abusi sessuali di minori, ma bisogna spiegare che cosa comporta».

    E nella collaborazione con le autorità civili, va dato «accesso ai documenti richiesti».

  • Pedofilia. Padre Lombardi: presto il vademecum che aiuterà i vescovi a seguire procedure corrette, che molti di loro ancora ignorano. Priorità ad aiuto alle vittime

    Pedofilia. Padre Lombardi: presto il vademecum che aiuterà i vescovi a seguire procedure corrette, che molti di loro ancora ignorano. Priorità ad aiuto alle vittime

    “Ancora molti vescovi non conoscono con la chiarezza necessaria quali sono i loro compiti e doveri di fronte ai problemi degli abusi sessuali”. Lo denuncia padre Federico Lombardi, moderatore del recente summit dei presidenti delle Conferenze Episcopali sulla protezione dei minori. Il gesuita, che ha raccolto in un libro della LEV quanto emerso da quell’incontro di un mese fa, ricorda che “uno degli scopi dell’Incontro di cui il Papa ha parlato era proprio quello di contribuire a raggiungere questa chiarezza. Perciò si è molto insistito che non solo vanno redatte, pubblicate, attuate, verificate, le Linee guida delle Conferenze Episcopali (già da anni richieste dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed effettivamente realizzate dalla maggioranza delle Conferenze); ma anche che si realizzi e si pubblichi un Vademecum per tutti i vescovi, da cui risultino chiaramente i loro compiti e doveri e la obbligatorietà delle norme. La preparazione di un tale Vademecum è stata annunciata da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è molto attesa”.

    Padre Lombardi ricorda nel testo la necessità di “Codici di condotta” per i vescovi e per i sacerdoti. Come pure dei doveri di una corretta “amministrazione” diocesana. “Tutto ciò – rileva – è importante perché si possa procedere efficacemente anche nella direzione del “rendere conto” delle proprie responsabilità (accountability) e della valutazione del modo in cui le responsabilità di governo sono state esercitate. Per quanto riguarda la valutazione del governo da parte di Vescovi e Superiori, si è parlato della importanza di approfondire e chiarire le procedure e modalità di applicazione del Motu proprio Come una madre amorevole da parte dei Dicasteri romani coinvolti, come pure le proposte sulla fase di informazione e valutazione a livello locale”.

    Nel suo intervento, anticipato dal sito Vatican News, padre Lombardi assicura inoltre che “la priorità dell’ascolto delle vittime è stata ribadita da tutti i gruppi, dove si è riconosciuta la forza delle testimonianze ascoltate per raggiungere la comprensione più adeguata dei problemi, della gravità delle sofferenze e della profondità delle ferite, e quindi della gravità dell’occultamento e della negligenza nell’agire per rispondere alle vittime, per fare giustizia e impedire ai colpevoli di ripetere i crimini”.

    “Spesso – spiega padre Lombardi – le ferite profonde nelle vittime sono causate non solo dal fatto degli abusi, ma anche in gran parte dall’esperienza del rifiuto di essere ascoltate. Ciò ha spesso provocato un risentimento profondo e ha indurito gli atteggiamenti critici. Anche se è difficile, è giusto continuare a coltivare un atteggiamento di ascolto verso tutte le vittime. Per garantire l’ascolto occorre provvedere persone e luoghi precisi, conoscibili dalle vittime e dai loro familiari”.

    “Ciò – chiarisce padre Lombardi – non esime tuttavia i vescovi dall’esercitare anch’essi l’ascolto in prima persona, ciò che è necessario per comprendere la natura e la profondità dei problemi. L’ascolto deve far parte strutturalmente del ministero pastorale del vescovo. Occorre sviluppare le capacità non solo di primo ascolto, ma di accompagnamento delle vittime e persone ferite. Un gruppo in particolare ha parlato dell’importanza di arrivare a formulare cammini di guarigione e riconciliazione delle vittime nel corpo della comunità ecclesiale, anche con riti e liturgie appropriate, compresa la partecipazione all’Eucarestia come luogo della piena comunione nel Corpo di Cristo che è stato profanato e ferito dagli abusi”.

    Secondo padre Lombardi, “si può mirare ad avere una vera partecipazione di vittime all’aiuto di altre vittime e al cammino verso la guarigione e il rinnovamento nelle comunità ecclesiali. Inoltre si è parlato del maggiore ruolo che va riconosciuto alle vittime nel corso dei processi canonici”.

    Pedofilia. Padre Lombardi: presto il vademecum che aiuterà i vescovi a seguire procedure corrette, che molti di loro ancora ignorano. Priorità ad aiuto alle vittime