Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    “Illlustrissimo cardinale Sepe, mi chiamo Diego, ho trentacinque anni, una moglie e un figlio. Le scrivo per raccontarle una storia, quella di un bambino abusato da un prete”. Si apre con queste parole la storia di Diego Esposito, ricostruita in questa inchiesta di Servizio Pubblico firmata da Micaela Farrocco.

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    Diego ha denunciato di aver subito abusi nel 1989, quando era solo 13 enne, da un prete della diocesi di Napoli e racconta di aver tenuto per sé questa storia di presunti abusi per anni. “Era il 2010: un giorno all’improvviso  svenni, pensavo di morire. Confessai a mia moglie e mia madre il mio ultimo desiderio, confessai di essere stato abusato”. “Don Silverio era il mio insegnante, il mio professore di religione alle scuole medie” racconta Diego “e alla fine dell’anno  scolastico mi invitò a casa sua. Ero contento. Subito, già dal primo incontro, mi diede un bacio. Non me lo posso dimenticare: fu un bacio violento. Rimasi choccato. Lui se ne accorse e mi disse ti voglio bene. Ai ragazzi dava dei soldi, 20 mila lire per comprarne il silenzio, e mandava dei ragazzi a minacciarti se parlavi di lui”.

    Pedofilia, l’inchiesta

    La giornalista di Servizio Pubblico va a caccia di informazioni sul conto di Don Silverio Mura, e si imbatte in un un uomo che vuole rimanere anonimo ma racconta una storia molto simile a quella di Diego. “Non faceva il parroco” racconta “era una vergogna per tutti i cristiani. Ne ho viste di tutti i colori, sono passati più di 20 anni, e nessuno mi credette. Feci delle segnalazioni e l’unico a credermi fu mio padre. So di almeno 5 bambini abusati. Non bisogna avere paura, bisogna denunciare, sennò il mondo finisce in mano loro e la gente continua a mandare i figli in chiesa”.

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    “Per me lui era una figura forte” spiega “lui ha cominciato a invitarmi a casa sua. A toccarmi, prendermi in dei modi squallidi. Cercava di fare sesso, di penetrarmi. Mi buttava il suo liquido seminale addosso, diceva che faceva bene alla pelle. Mi diceva che ero il numero uno e io con quelle parole stavo bene”.

    L’uomo dopo 18 anni torna insieme alla nostra giornalista in quella che era la vecchia casa di Don Silverio e trova ancora nel cortile, abbandonato, il suo pallone: “Mi viene l’ansia, voglio andare via da qua” dice, mentre una vicina di casa dipinge un ritratto del sacerdote molto differente: “Don Silverio ha voluto bene a tutti. Ha cresciuto i figli nostri. Non credo a nulla”.

    Diego ha cercato di portare la sua storia all’attenzione delle più alte gerarchie ecclesiastiche per anni, arrivando a scrivere a Papa Francesco, che girò la segnalazione alla congregazione per la dottrina della fede. Per molto tempo tuttavia, denuncia Diego, la sua voce è rimasta inascoltata: “Voglio scritto a un risarcimento dei danni per tutto quello che ho subito. Lavoravo come guardia giurata, e in una lettera ho minacciato di ammazzarmi con la pistola di ordinanza se non fossi stato ascoltato. La lettera  è stata girata alla questura e mi hanno revocato il porto d’armi, così ho perso il lavoro”.

    La storia di Diego

    Diego Esposito è uscito allo scoperto rivelando il suo vero nome, Arturo Borrelli, e ha dato vita a una protesta plateale incatenandosi al Vaticano per avere notizie del processo a Don Silverio, facendo appello al Pontefice. Papa Francesco ha ascoltato la sua voce ha deciso di riceverlo in Vaticano il 14 febbraio, dove gli è stato assicurato che il processo nei confronti del sacerdote si concluderà entro giugno e ha ottenuto dalla chiesa un supporto economico. Don Silverio, nel frattempo, dopo essersi trasferito in provincia di Pavia, ha fatto perdere le tracce di sé

  • Summit pedofilia, vittime deluse: «passo indietro, Chiesa carnefice»

    Summit pedofilia, vittime deluse: «passo indietro, Chiesa carnefice»

    È in arrivo un nuovo Motu proprio di Papa Francesco “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili“, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Lo ha annunciato padre Federico Lombardi al termine del summit in Vaticano con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. «È in arrivo in un futuro ravvicinato e accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento», ha spiegato il coordinatore del summit. Tempo «qualche settimana, un mese o due», ha aggiunto Lombardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre, «nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori». Oggi, ha aggiunto, «il Comitato organizzatore si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi».

    https://www.vvox.it/2019/02/25/summit-pedofilia-vittime-deluse-passo-indietro-chiesa-carnefice/
  • Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

    Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

    Papa Francesco chiude il summit in Vaticano sulla pedofilia e prepara un Motu Proprio: “abusi la piaga più mostruosa della Chiesa”. Le vittime deluse, “siamo indignati”

    Niccolò Magnani

    Secondo il moderatore del summit sulla pedofilia in Vaticano, Padre Federico Lombardi, Papa Francesco sarebbe pronto ad emanare diversi provvedimenti in merito al delicatissimo tema degli abusi nella Chiesa cattolica. Dopo la riunione di tre giorni, il Santo Padre avrebbe addirittura quasi pronto un Motu Proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, annuncia ancora l’ex direttore della Sala Stampa Vaticana, «per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Al Motu Proprio, sottolinea ancora Lombardi, si accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano «e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento». Nel giro delle prossime settimane la Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio dopo le conclusioni di questo summit appena concluso, «pubblicherà un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti. […] non è un’enciclopedia, è molto semplice e breve, preciso, e sarà molto utile perché, come diceva il Papa, bisogna catechizzare, far sì che ognuno torni a casa con idee molte chiare: qui c’erano i presidenti che le idee chiare se le sono fatte o già ce le hanno, ma a casa trovano migliaia di vescovi in attesa di indicazioni, e questo documento permetterà di fare un bel passo avanti di consapevolezza», conclude Padre Federico Lombardi.

    “DIO TRADITO E SCHIAFFEGGIATO”

    «La disumanità del fenomeno universale e trasversale, diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica»: è ancora Papa Francesco a parlare della pedofilia nei termini di un tradimento unico della missione cristiana e dell’umile servizio nella “vigna del Signore” parafrasando il motto iniziale del papato di Benedetto XVI. Proprio su Ratzinger il suo successore richiama le norme sui “delitti più gravi” approvate nel 2010 dove venne anche aggiunta la dicitura di delitto «l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione compiuta da un membro del clero di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori». Secondo Papa Francesco, allora si parlava di «minori di anni 14», ora invece «pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti». La Chiesa, la Sposa di Cristo, viene di fatto a tradire Dio, «tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini».

    PAPA FRANCESCO, “PEDOFILIA PIAGA MOSTRUOSA DELLA CHIESA”

    Si è chiuso stamattina il lungo e importante summit mondiale sulla pedofilia convocato da Papa Francesco in Vaticano da giovedì scorso, con invitati tutti i capi delle Conferenze Episcopali del pianeta sulla piaga degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica. «Nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato, e sottovalutato», ha spiegato il Pontefice nel suo discorso conclusivo prima dell’Angelus da Piazza San Pietro dove ha ricalcato «servono misure perché i crimini non si ripetano mai più». Davanti ai vescovi di tutto il mondo, il Papa non ha utilizzato mezzi termini per spiegare il suo pensiero e appello: «La copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. La Chiesa dovrà ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano». Ancora nel discorso conclusivo al summit “La protezione dei Minori nella Chiesa” il Santo Padre definisce mostruose le “attenzioni” di alcuni uomini di Chiesa contro vittime minori e innocenti: «l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».

    MA IL SUMMIT DIVIDE…

    Il summit sulla pedofilia però non ha convinto molti, sia dentro che fuori la Chiesa: dopo le accuse lanciati ieri dal Cardinal Marx contro i documenti sulle coperture dei vescovi “spariti in Vaticano”, le nuove polemiche vengono alzate da diverse vittime della pedofilia ecclesiale. «Siamo indignati. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo  molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice», attacca Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, facendo riferimento proprio ai documenti citati da Marx «Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti». Non è piaciuta, tra le tante dichiarazioni di Papa Francesco, quella in cui venivano ricordati dati diffusi (non dal Vaticano) sui tanti casi di pedofilia nella società, «La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». Al netto delle polemiche comunque, papa Francesco ha voluto chiudere il summit con un appello tanto commosso quanto emergenziale: «sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della Terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società».

  • Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Francesco conclude la conferenza in Vaticano. E all’Angelus promette “misure perché i crimini non si ripetano”. “I luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”

    ROMA – In arrivo un Motu Proprio del Papa, un documento scritto di iniziativa del Pontefice, “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. E’ l’annuncio del portavoce della Santa Sede padre Lombardi a conclusione del summit sulla pedofilia. Ma le vittime degli abusi sessuali dei preti
    danno voce alla loro delusione. “Siamo indignati – dice Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso -. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.

    Eppure Papa Francesco, nel suo discorso conclusivo, non aveva smorzato i toni, parlando di una piaga “grave” e “mostruosa” anche all’interno della Chiesa.  “L’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce tuttavia la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”, ha osservato dopo aver illustrato i dati sulla diffusione del fenomeno nelle famiglie, scuole, sport, sul web, nel turismo sessuale.  E intervenendo di nuovo sul tema durante l’Angelus, ha affermato: “Vogliamo che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle, infatti nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso”.

    Marie Collins, irlandese che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete e che ha fatto parte della Pontificia Commissione anti abusi dalla quale si è dimessa in polemica, dà voce via tweet alla delusione al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa: “Abbiamo già ascoltato questi impegni per affrontare gli abusi molte volte. Quando e come è ciò che abbiamo bisogno di sentire, nel dettaglio”.

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    Forse con la consapevolezza che ora servano passi molto concreti, il Papa vuole la creazione di “task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”,  ha spiegato padre Lombardi. E domani, lunedì 25 febbraio, il Comitato organizzatore del summit “si incontrerà con i Responsabili della Curia Romana che hanno partecipato all’Incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.

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    Che ci sia ancora molta strada da fare appare chiaro. “L’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro. Per decenni ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante”,  commenta l’arcivescovo di Malta monsignot Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tra i maggiori esperti della Santa Sede nella lotta alla pedofilia.
    “Un altro aspetto è l’ascolto delle vittime: dobbiamo continuare ad ascoltare, sempre, se vogliamo un vero discernimento su quanto accaduto”. Per Scicluna, poi, “è importante dire che si vuole aggiornare il diritto canonico, guardare all’aspetto della pornografia, e altro, ma quello che occorre è un cambiamento del cuore, dell’atteggiamento verso questi problemi. Questo è stato un pellegrinaggio molto breve, ma per cambiare atteggiamento è stato importante l’ascolto di tante voci, comprese quelle delle donne: è stata una ventata di aria fresca, la voce delle donne della Chiesa è fondamentale”.
    Il presule maltese ringrazia anche i giornalisti. “perché noi abbiamo un deficit di informazione nella Chiesa – tra diocesi e diocesi, tra le diocesi e la Santa Sede – ma anche verso l’esterno. E questo è un punto fondamentale per la questione dell’accountability: non si può ‘rendere conto’ senza comunicazione su ciò che accade”. “Cosa riporto a Malta? – si chiede Scicluna – La convinzione di dover ascoltare di più le vittime a casa, e di convertirmi diventando un buon pastore che si prende cura dei piccoli e dei deboli”.
    E alla domanda delle associazioni delle vittime – alcune hanno espresso malumore e delusione per il discorso di oggi del Papa -, che vogliono ‘tolleranza zero’ sugli abusi, ‘tolleranza zero’ sugli insabbiamenti dei vescovi e ‘trasparenza’, l’arcivescovo risponde: “tutto questo è fondamentale. Fa parte del quadro di impegni che abbiamo espresso in questi giorni”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/24/news/pedofilia_chiesa_summit_giornata_conclusiva-219983998/

  • Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Il pontefice vuole anche una «task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori»

    Un Motu Proprio di Papa Francesco sulla «protezione dei minori e delle persone vulnerabili, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Ad annunciarlo è padre Federico Lombardi, già direttore della sala stampa Vaticana e moderatore del Summit sulla protezione dei minori iniziato mercoledì scorso e che si è concluso oggi, domenica 24 febbraio. Il Motu Proprio è un documento di iniziativa del Papa – il pontefice ne ha già emanati, su diversi temi – non proposto da alcun organismo della Curia Romana.

    Il documento, dice Lombardi, «accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano». E conferma la «pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, di un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre il Papa «ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori».

    Una risposta alle critiche piovute sul summit in quest’ultima giornata, soprattutto da parte di alcune vittime e associazioni che continuano a chiedere al Papa non parole, ma denunce e la rimozione dei «vescovi insabbiatori». «Andate in pace, la Chiesa è finita», scrive oggi Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso e fondatore di Eca Global – Ending Clergy Abuse-Global Justice Project. Zanardi è stato ripetutamente abusato sessualmente da bambino da parte di un sacerdote. Papa Francesco, scrive Zanardi, è «un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier». Francesco, continua Zanardi, «chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici», è l’accusa senza appello per la chiusura di un summit «con un buco nell’acqua».

    Nel suo discorso conclusivo, Papa Francesco parla stamane della «gravità della piaga degli abusi sessuali su minori» come «fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società». Con un dato che emerge dalle statistiche, fotografia di un fenomeno sommerso per la difficoltà a denunciare: «chi commette gli abusi sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». E però il mea culpa arriva: «La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica», dice Papa Francesco.

    E, nell’Angelus di oggi, alza poi il tiro: «Abbiamo ascoltato la voce delle vittime, abbiamo pregato e chiesto perdono a Dio e alle persone offese, abbiamo preso coscienza delle nostre responsabilità, del nostro dovere di fare giustizia nella verità, di rifiutare radicalmente ogni forma di abuso di potere, di coscienza e sessuale». Vogliamo, dice Francesco, «che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù».

    Ad alzare il livello del dibattito, in questi giorni, è stata ieri Valentina Alazraki, giornalista decana dei vaticanisti, vera e propria star della tv messicana Televisa. «Se non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici. E voi sapete che questi abusi sono stati coperti in maniera sistematica. È l’unico cammino possibile se volete che vi si creda quando dite che nel futuro gli occultamenti non saranno tollerati».

    Nel suo intervento come relatrice al vertice rompe un tabù, nominando Marcial Maciel Degollado, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, davanti ai 190 capi della Chiesa. È il nome di quello che definisce il più grande scandalo della Chiesa: Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008, secondo le tantissime testimonianze negli anni ha abusato di giovani seminaristi, è stato autore di violenze su bambini e donne, è stato implicato in attività criminali, Ha avuto dei figli: avrebbe abusato anche di loro. Le denunce, nei suoi confronti, risalgono al 1956.

    La relazione di Valentina Alazraki. YouTube/Vatican News

    «Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine», dice Valentina Alazraki nel suo intervento di ieri. «Al di là del giudizio morale sui crimini commessi da quell’uomo, che per alcuni è stato una mente malata e per altri un genio del male, vi assicuro che alla base di quello scandalo, che tanto male ha fatto a migliaia di persone, fino a macchiare la memoria di chi ora è santo (Giovanni Paolo II, ndr), c’è stata una comunicazione malata».

    La relazione del cardinale Reinhard Marx. YouTube/Vatican News

    L’altro intervento che ha fatto molto discutere è stato quello del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e capo della Chiesa tedesca, che per la prima volta denuncia pubblicamente l’amministrazione centrale della Santa Sede accusandola di avere distrutto dossier su preti pedofili. «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati», dice Marx nella sua relazione. «Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». Marx è una personalità di peso all’interno della Chiesa: fa parte del C9, il consiglio che aiuta il pontefice nella riforma della curia, ed è conoscitore delle procedure e dei procedimenti, anche per la questione abusi. Quelli, dice nel suo intervento di ieri, stabiliti per perseguire questi reati e che «sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati». Con il risultato di calpestare i diritti delle vittime e «lasciarli all’arbitrio di singoli individui». Sono «tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare».

  • Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Francesco ha chiamato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo, per affrontare il tema. “Lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Il summit si è aperto con le testimonianze di cinque vittime. I cardinali non sono compatti: “Dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori”

    di Francesco Antonio Grana

    Tolleranza zero. È l’obiettivo che Papa Francesco si pone da quando è stato eletto per contrastare la pedofilia. Ed è il motivo per cui ha convocato in Vaticano tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. “Non semplici e scontate condanne, – ha chiesto Bergoglio – ma misure concrete ed efficaci da predisporre”. Non più omertà, complicità, coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Perché, ha spiegato il Papa, “anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Cosa che è avvenuta puntualmente per decenni fino all’arrivo di Benedetto XVI .

    Linee guida – Numerosi i punti concreti già emersi durante il summit. Tra questi “deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” ed “elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni”. Ma tra le proposte concrete emerse ci sono anche altri aspetti ugualmente importanti: “Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche. Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere. Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati. Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra”.

    Casi spinosi – Le cifre della pedofilia del clero, però, sono a dir poco spaventose. Negli Stati Uniti con una crisi di proporzioni enormi che non si arresta da quasi venti anni. In Cile costringendo il Papa ad azzerare tutto l’episcopato locale. In Irlanda dove già Benedetto XVI era intervenuto con grande forza per contrastare questa piaga. Ma ci sono poi i casi più spinosi come quello dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale per pedofilia da Francesco. E quello ugualmente grave del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale per abusi nel suo paese. Senza dimenticare che in una cella della Gendarmeria Vaticana è ancora detenuto monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico della Santa Sede condannato, nel giungo 2018, a 5 anni e 5mila euro di multa per pedopornografia.

    Richieste delle vittime – Il summit sulla pedofilia si è aperto con le testimonianze di cinque vittime anche per dare un segnale concreto dell’inversione di marcia della Chiesa. Per decenni, infatti, coloro che sono stati abusati si sono sempre trovati la porta sbattuta in faccia dalle gerarchie ecclesiastiche che hanno preferito coprire i pedofili. “Dall’età di 15 anni – ha raccontato una delle vittime – ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ‘ragazzi’; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava”.

    Ugualmente forte la testimonianza fatta da un cileno abusato. “Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, in assassini della fede”. Parole drammatiche che hanno scosso i cardinali e i vescovi presenti e lo stesso Francesco. Parole che segnano anche quanto ci sia ancora da fare per prendere consapevolezza della gravità degli abusi e per attuare finalmente delle serie linee guida per contrastarli. Le vittime, infatti, chiedono con insistenza di essere ascoltate e che i pedofili siano consegnati alla giustizia, non solo canonica, ma anche civile. Processi, condanne, risarcimenti e non solo infiniti proclami e mea culpa.

    Resistenze e timori interni – Non tutti, soprattutto all’interno della Curia romana, sono d’accordo. A uscire nuovamente allo scoperto, anche questa volta, sono stati i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke che già espressero le loro dure critiche alle aperture di Francesco ai divorziati risposati. In una lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali i due porporati non usano mezze misure per attaccare il summit sugli abusi. “Il mondo cattolico – scrivono i due cardinali – è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione”.

    Per i due porporati, inoltre, “si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa. Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio? Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui ‘dubia’ che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei ‘dubia’ non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

    Il dibattito – Nella relazione introduttiva al vertice il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha sottolineato che “la mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli”. Gli ha fatto eco monsignor Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Per conto della Santa Sede il prelato maltese ha condotto per anni le indagini sugli abusi sessuali perpetrati da chierici ed è a lui che Francesco ha affidato la grave crisi della Chiesa cilena.

    Per Scicluna “la comunità di fede affidata alla nostra tutela deve sapere che facciamo sul serio. Devono conoscerci come paladini della loro sicurezza e di quella dei loro figli e dei loro giovani. Li coinvolgeremo con franchezza e umiltà. Li proteggeremo a ogni costo. Daremo la nostra vita per i greggi che ci sono stati affidati”. E poi un impegno concreto: “Propongo di non lasciare le vittime senza informazione. Mi adopererò per questo. La Congregazione per la dottrina della fede sta lavorando a un vademecum”. L’ultima relazione della prima giornata è stata tenuta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà, che ha precisato che “il fatto che avvengano abusi in altre istituzioni e gruppi non giustifica mai la presenza di abusi nella Chiesa perché contraddice l’essenza stessa della comunità ecclesiale e costituisce un mostruoso travisamento del ministero sacerdotale che, per sua propria natura, deve cercare il bene delle anime come suo fine supremo. Non vi è alcuna giustificazione possibile per non denunciare, per non smascherare, per non affrontare con coraggio e fermezza qualsiasi abuso si presenti all’interno della nostra Chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/22/pedofilia-in-vaticano-le-testimonianze-degli-abusati-assassini-dellanima-la-svolta-del-papa-le-resistenze-nella-chiesa/4988816/

  • In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

    In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

    Mentre il clero fa mea culpa sugli orchi, ecco i dati ufficiali della Congregazione per Dottrina della Fede: solo nel 2017 si contano ben 410 denunce “verosimili”. Dal 2013 a oggi in media è stato segnalato, ogni giorno, un nuovo prete pedofilo. Il pontefice ha spretato, nel 2016, sedici sacerdoti

    Il summit sulla pedofilia del clero cattolico voluto da papa Francesco dura quattro giorni. I capi dei vescovi ascoltano le drammatiche storie di alcune delle vittime degli orchi in tonaca. Fanno mea culpa. E propongono nuove linee guida per estirpare il fenomeno che sta distruggendo la credibilità della Chiesa.
    Ebbene negli stessi quattro giorni, alla Congregazione per la dottrina della fede, arriveranno cinque nuove denunce “verosimili” contro altrettanti sacerdoti, accusati di abusi sessuali su minorenni.
    Almeno a leggere i dati ufficiali, che qui diamo in anteprima, che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo casi già noti e confinati al passato. Al contrario, la questione della pedofilia ha ancora oggi dimensioni gigantesche: da quando Bergoglio è diventato papa, nel marzo del 2013, fino al 31 dicembre del 2018 in Vaticano sono arrivate poco più di 2.200 nuove denunce dai vescovadi sparsi per il mondo. Si tratta in media di 1,2 nuovi casi al giorno.

    Il trend è impressionante. Le accuse sono raddoppiate rispetto al quinquennio che va dal 2005 al 2009, quando i casi sfioravano – nonostante l’eco dello scandalo “Spotlight” svelato dai cronisti del Boston Globe nel 2001 – i 200 l’anno.
    Dal 2010 in poi le accuse si sono moltiplicate. Un tendenza che potrebbe indicare una maggiore fiducia nella giustizia ecclesiastica da parte delle vittime, certo. Ma che racconta anche la persistenza e pervicacia del fenomeno, nonostante gli annunci sulla “tolleranza zero” lanciati ormai da 15 anni prima da Benedetto XVI poi da Bergoglio.

    Nel 2017, si legge nel report dell’Ufficio disciplinare della Congregazione che ha il compito di aprire processi canonici contro le tonache che si sono macchiate di atti “contra sextum”, cioè di “delitti contro il sesto comandamento con minori”, sono arrivate a Roma ben 410 denunce “verosimili”. Dunque già vagliate e giudicate credibili dai vescovi in loco, che hanno l’obbligo – una volta verificate le accuse – di spedire il fascicolo in Vaticano.

    Per la precisione, alla Congregazione per la dottrina della fede, dove gli “Officiali” dell’ufficio disciplinare guidati oggi dal cardinale Luis Ladaria lavorano la segnalazione, che può condurre a un’archiviazione o a un processo canonico contro il presunto molestatore.

    Nel 2016, scartabellando i dati vaticani, gli abusi denunciati dalle vittime sono invece 415. Nello stesso anno scopriamo che papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, spretandoli, alcuni prelati: su 143 casi presentati dall’ex Sant’Uffizio al Sommo Pontefice, solo 16 sono stati spretati. Altri 127 casi hanno portato a «dispense da tutti gli oneri sacerdotali».

    Non sappiamo quanti sacerdoti abbia spretato papa Francesco nei primi sei anni del suo pontificato. Sappiamo però che solo nel 2011 e nel 2012 il predecessore Benedetto XVI ridusse allo stato laicale rispettivamente 125 e 67 persone.

    Dei nomi e dei motivi dei sedici prelati spretati da Bergoglio non sappiamo nulla: tutti i rinvii a giudizio, i processi e le decisioni del tribunale dell’ex Sant’Uffizio sono protetti da “perpetuo riserbo”. Fonti vaticane spiegano all’Espresso che i provvedimenti della Congregazione avallati poi dal papa «sanzionano quasi sempre crimini sessuali, perché per gli altri reati provvede la Congregazione per il Clero». In genere solo in casi straordinari, come quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick, espulso dalla Chiesa dopo le accuse di pedofilia dei giudici americani, la Santa Sede pubblicizza urbi et orbi la sentenza.

    Nel 2015 le denunce per atti sessuali su bambini e bambine hanno toccato i 518 casi. Nel 2014 sono state circa 500, nel 2013 le accuse sono 401.

    Tutte le vicende, i nomi delle vittime ma anche quelle dei presunti carnefici, sono “sub segreto pontificio”. Protetti da “perpetuo riserbo”. I dipendenti vaticani che ne parlano rischiano il licenziamento, persino la scomunica. A causa di norme mai modificate, il Vaticano guidato da Francesco ha negato alla procura di Cremona, nel 2015, gli atti istruttori e processuali su don Mauro Inzoli, già condannato per pedofilia dalla Congregazione e poi condannato a 4 anni e 7 mesi dalla magistratura italiana, nonostante la rogatoria andata a vuoto.

    Mentre ad ottobre del 2018 la Santa Sede ha invocato l’immunità per lo stesso cardinale Ladaria, convocato da alcuni giudici francesi a comparire in un tribunale per il caso del potente cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi.

    Gli ottimisti sperano che domenica il summit possa concludersi con un annuncio importante del Vaticano. In modo da evitare che un evento significativo e altamente simbolico si trasformi in un altra occasione mancata.
    Le vittime, parte importante della comunità cattolica e i laici progressisti chiedono da tempo una riforma strutturale delle leggi vaticane sulla pedofilia clericale: come l’eliminazione del segreto pontificio, che impedisce una reale trasparenza sulle azioni dei predatori e degli insabbiatori, e un obbligo giuridico (e non solo morale) di denuncia, da parte di vescovi e prelati che vengono a conoscenza del reato, alle autorità civili del paese dove quest’ultimo si compie.

    In caso contrario, i risultati del summit rischino di essere dimenticati allo scoppio del prossimo scandalo.

  • Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Al summit vaticano Francesco consegna un vademecum per combattere il fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 22 febbraio 2019

    Non basta più stigmatizzare la pedofilia nella Chiesa. I fedeli si attendono una reazione, non le ormai solite, stanche parole di condanna. Il Papa prima lo dice e poi dà indicazioni chiare ai vescovi su come affrontare nella prassi il dramma degli abusi sessuali sui minori. È un discorso conciso quello con cui Francesco apre il summit in Vaticano sulla tutela dei minori con i presidenti degli episcopati nazionali, i capi dei dicasteri di Curia, i rappresentanti dei superiori generali degli istituti religiosi, gli esperti qualificati. Poche battute per ribadire lo spirito di un vertice che il Pontefice vuole improntato all’azione.  In ballo vi è la credibilità della Chiesa, minata da quasi vent’anni di scandali sulla pelle dei più piccoli. “Il santo popolo di Dio – chiarisce una volta per tutte Bergoglio – ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre: ci vuole concretezza”.

    Neanche il tempo di soppesare il discorso appena concluso che a sorpresa vescovi e cardinali si trovano fra le mani un testo in ventuno punti, pratici e senza fronzoli, su come affrontare i casi di pedofilia nelle Chiese locali. Non un documento definitivo, ma indicazioni da non disattendere, destinate a fungere da traccia per il confronto interno fra i 190 partecipanti all’assise che si chiuderà domenica con l’intervento del Pontefice. Concretezza nel gestire la piaga degli abusi, ma anche trasparenza a tutti i livelli. Anche con la stampa subito informata delle linee guida del Papa.

    Innanzitutto Bergoglio spinge, perché sia elaborato un vademecum pratico nel quale si specifichino i passi da compiere, da parte dell’autorità ecclesiale, in tutti i momenti-chiave dell’emergenza pedofilia. Chi stilerà questo documento? Quando sarà pronto? A fugare i dubbi ci pensa l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso del primo briefing sull’andamento del vertice, assicura che il suo dicastero sta già lavorando in questa direzione e in tempi brevi renderà di dominio pubblico il testo. L’efficienza, che lo ha reso celebre nella lotta agli abusi sui minori, prima come pm dell’Ex Sant’Uffizio (caso Maciel e Legionari di Cristo, in primis), ora nelle vesti di numero due dello stesso ministero, gioca a favore di Scicluna che oggi, nella sua relazione al summit, ha fornito ai vescovi un sunto dettagliato dei protocolli canonici da seguire.

    Nell’ottica del Papa le diocesi si devono dotare di strutture di ascolto delle vittimee di un organismo per la ricezione delle denuncia che sia autonomo dall’autorità ecclesiale del luogo. Qualcosa di analogo si sta approntando in Italia dove il Servizio nazionale per la protezione dei minori ha promosso l’istituzione di una task force anti-abusi in ogni Chiesa locale. Il rapporto con le autorità civili deve essere limpido, prescrive Francesco: vanno informate al pari degli organismi ecclesiastici superiori nel rispetto delle norme statali e canoniche. A proposito la Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’assemblea generale di maggio, dovrebbe finalmente prevedere nelle nuove linee guida un dovere di denuncia ai pm di casi di pedofilia acclarati. Lo ha anticipato a Qn il presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti.

    Andrà poi modificato, incalza Francesco, il diritto canonico che oggi impone il compimento dei 14 anni di età per la donna prossima al matrimonio: il Pontefice ha chiesto di innalzare il requisito a 16 anni (come è già per i maschi)  al fine di scongiurare qualsiasi forma di costrizione ai danni delle nubende e assicurare la loro piena maturità. Tradotto, niente più spose bambine.

    Bergoglio si attende anche una revisione, da parte dei singoli episcopati nazionali, delle linee guida che la Santa Sede dal 2011 ha reso obbligatorie. Sempre Scicluna ha tenuto a precisare che uno dei frutti del summit in corso sarà proprio la ricognizione di queste disposizioni. Piena poi deve essere la vicinanza e l’accompagnamento delle vittime nei loro percorsi di guarigione.

    Al contempo, va salvaguardato il diritto divino (naturale, nello specifico) del prete accusato a difendersi. Pertanto il Papa censura qualsiasi tipo di pubblicazione di nomi di sacerdoti semplicemente sospettati di violenza: va attesa una sentenza di condanna canonica passata in giudicato. Che, stando a quanto precisato da Scicluna, dovrà prevedere per il reo l’inibizione da qualsiasi forma di esercizio pubblico del ministero e l’impossibilità totale di entrare in contatto con i minori. Su quella che un tempo si chiamava riduzione allo stato laicale, il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio è cauto: bisogna discernere caso per caso, tenendo conto anche dell’età del condannato.

  • Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Sono migliaia i casi di abusi sessuali su minori commessi in tutto il mondo da uomini di Chiesa. Statistiche complessive e aggiornate non ne esistono, ma mons. Charles Scicluna, già «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha annunciato oggi al briefing sui lavori del summit sulla Protezione dei minori, che la Congregazione sta lavorando all’elaborazione di un dossier statistico che dovrebbe essere diffuso «nei prossimi mesi» accompagnato da note di contesto.

    Nel giugno 2009 il cardinale Claudio Hummes, prefetto per il Clero dichiarò al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «la Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento», rettificando quanto detto il 5 gennaio 2008 all’Osservatore Romano, cioè che tra i sacerdoti «neppure l’1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, allora osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, dichiarò al Consiglio dei Diritti Umani che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Per Scicluna, tali stime sarebbero sovradimensionate rispetto al numero delle denunce di chierici accusati di abusi pervenute dalle singole diocesi all’ex Sant’Uffizio negli anni 2001-2010: esse avrebbero coinvolto circa 3.000 sacerdoti, dei quali propriamente pedofili circa un decimo.

    Secondo i dati della Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa 440.000 membri del clero nel mondo, i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all’incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%. Tra le varie vicende «nazionali», spiccano alcuni dossier. Il più clamoroso rimane ancora oggi quello della diocesi di Boston, sollevato a partire dal 2002 dalla stampa: 600 articoli, 1.000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, e un cardinale nel mirino, lo scomparso Bernard Francis Law, «riparato» in Vaticano nel 2004 come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. La vicenda è stata raccontata dal film premio Oscar Spotlight.

    L’anno scorso, invece, il gran giurì della Pennsylvania ha certificato a partire dagli anni ’40 più di 300 preti abusatori e oltre mille vittime, oltre a coperture sistematiche che hanno portato alle dimissioni del cardinale di Washington Donald Wuerl. Inchieste analoghe sono partite in una quindicina di Stati Usa.

    In Irlanda, negli anni, due indagini indipendenti governative che hanno scoperchiato il sistema di omertà: il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2.500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, e il rapporto Murphy che ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Conclusione: di fronte alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio. Il caso ha costretto Benedetto XVI, nel 2010, a una storica lettera di scuse al popolo irlandese.

    Fa ancora discutere il caso di Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dall’ex
    Sant’Uffizio alla rinuncia del ministero pubblico e a una vita riservata il 19 maggio 2006, dopo un’indagine durata più di un anno, ma con denunce che risalivano già al 1956 sulla sua doppia e tripla vita, con abusi anche sui figli naturali. Un caso in cui hanno pesato le forti protezioni di cui il messicano Maciel godeva in Vaticano nell’era di San Giovanni Paolo II.

    Papa Francesco si è dovuto confrontare con la grave situazione della Chiesa cilena, dove il caso di Fernando Karadima, sacerdote e abusatore seriale, è stato paragonato a un secondo caso Maciel. Dopo una prima sottovalutazione del caso, il Papa ha ordinato una nuova inchiesta, sia sugli abusi che sulle relative coperture da parte di vescovi, a conclusione della quale ha spretato Karadima e ricevuto le dimissioni in blocco dell’intero episcopato cileno.

    Un quadro esaustivo della situazione in Germania lo ha dato uno studio pubblicato nel settembre scorso e commissionato dalla stessa conferenza episcopale del Paese: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco temporale di quasi settant’anni, dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi-4315377.html

  • Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Il pontefice ha aperto il summit di quattro giorni in Vaticano sulla protezione dei minori per contrastare la piaga degli abusi sessuali dei preti su bambini e adolescenti. A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. Il cardinal Bassetti: “Denunciare? Decisiva l’assemblea Cei a maggio. Se accusa verosimile, dovere di denuncia”

    di Francesco Antonio Grana

    “Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza”. Lo ha affermato Papa Francesco aprendo, in Vaticano, l’inedito summit sulla pedofilia al quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. “Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori – ha sottolineato Bergoglio nel discorso di apertura del vertice – ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza”.

    A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. L’obiettivo del vertice è dare ai vescovi di tutto il mondo le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi sessuali su minori del clero. Per troppo tempo, infatti, abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia. Questo quando non sono stati cardinali e vescovi a commettere direttamente le violenze.

    Numerose le associazioni delle vittime che da tutto il mondo sono arrivate a Roma per protestare per la mancata accoglienza da parte della Chiesa cattolica. Prima del summit, il Comitato organizzatore ha incontrato un gruppo di rappresentanti di vittime. “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, – ha affermato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti – provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. L’incontro è durato poco più di due ore. I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro”. Non sono mancate, però, le proteste di tutte quelle vittime che sono rimaste escluse a iniziare da Peter Saunders, ex membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Nel 2016 Saunders si era dimesso dall’organismo vaticano accusando la Curia romana, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, di ostacolare la lotta alla pedofilia.

    Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali”. Francesco aveva aggiunto che “parlando di questa piaga, alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

    Nel corso del summit, come spiegato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Qn, si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di pedofilia alle autorità civili, anche se “sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio”. Il numero uno della Conferenza episcopale italiana ha spiegato di non escludere “che, la dove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia, a maggior ragione questo si impone quando c’è un pericolo fondato di reiterazione dell’abuso”. La tutela della cura dei minori, ha aggiunto, “deve costituire il criterio prioritario, anche quando esige scelte sofferte”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/21/pedofilia-summit-di-4-giorni-in-vaticano-papa-francesco-non-semplici-e-scontate-condanne-servono-misure-concrete/4987373/