Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro sugli abusi nel Clero

    È tutto pronto, in Vaticano, per il maxi vertice sugli abusi nel Clero che si terrà dal 21 al 24 febbraio alla presenza del Papa e dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190. Oltre al Papa, al moderatore e agli organizzatori, ci saranno 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti (36 dall’Africa, 24 dalle Americhe, 32 dall’Europa, 4 dall’Oceania), 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali (12 uomini e 10 donne), alcuni partecipanti curiali tra capi di dicasteri attinenti e membri del consiglio dei cardinali non presidenti di conferenze episcopali. I partecipanti saranno divisi in undici gruppi linguistici: quattro gruppi per l’inglese, due per la lingua francese, due per lo spagnolo e tre per l’italiano. Il Vaticano ha preparato un sito internet, www.pcb2019.org, per fornire informazioni sull’incontro, sul programma, una timeline degli impegni presi dalla Chiesa nella lotta agli abusi e un elenco di tutte le attività svolte in questo senso a livello globale. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

    Prima del maxi vertice in Vaticano, il comitato organizzativo incontrerà una delegazione di vittime. “Alcune associazioni di vittime saranno a Roma, per incontrare gli organizzatori del summit e dare le loro opinioni, esprimere le loro attese e i loro desiderata”, ha reso noto padre Federico Lombardi.  “Serve davvero l’impegno di tutti per guardare in faccia questo mostro”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce ad interim della Santa Sede. “Dobbiamo ringraziare le vittime, che col loro coraggio hanno rotto il silenzio. La loro sofferenza – ha continuato Gisotti – ci chiede, per i nostri figli, di fare di tutto perché la Chiesa sia una casa sicura e accogliente per tutti, specialmente per i più deboli”. “È il coraggio delle vittime che ci ha aiutati a portare avanti questo progetto – ha confermato il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago -. Il Santo Padre si è occupato anche dei dettagli per dare voce a chi non ha voce. Sarà importante per tutti portare nel cuore le sofferenze delle vittime, rafforzerà la nostra motivazione”. “Come pastori dobbiamo sapere bene cosa fare – ha affermato mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede – dobbiamo avere le giuste informazioni. Non siamo in grado di agire da soli”. Per Scicluna, si tratta di “fare in modo che la Chiesa sia il luogo sicuro che deve essere”.

    Non collegare omosessualità a pedofilia – “È importante riconoscere il fatto che gli abusi sui minori coinvolgono soprattutto i maschi. Nel contempo, però, bisogna ribadire che l’omossessualità non è una causa della pedofilia”, ha poi aggiunto il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago.

    Statistiche pubbliche – “Ho parlato con il prefetto cardinale Luis Ladaria della possibilità di pubblicare le statistiche disponibili dalla Congregazione per la dottrina della fede” sulle denunce e sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. “Lui non è contrario, credo che si arriverà alla pubblicazione”, ha detto monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della congregazione. “Ma non basta pubblicare i numeri – ha aggiunto mons. Scicluna – ci vuole uno studio approfondito per conoscere il contesto e il problema è eseguire la legge”.

    Le vittime – “Ogni sacerdote colpevole di abuso deve essere ‘spretato’ e i vescovi che hanno insabbiato devono essere espulsi dalla Chiesa. Quando vediamo vescovi e cardinali rimossi dal sacerdozio perché hanno coperto abusi su minori e Papa Francesco ci fa sapere che è per questo che vengono sollevati, è allora che vediamo la vera tolleranza zero. Non c’è altro modo. Lo abbiamo aspettato per troppo tempo”, ha detto Peter Isely, vittima di abusi da parte del clero e fondatore della rete di vittime End of Clergy Abuse, incontrando i giornalisti fuori dal Vaticano. Isely, abusato da bambino da un prete del Wisconsin e oggi psicoterapeuta, sottolinea la storicità del vertice: “Non è mai accaduto prima nella storia della Chiesa cattolica ed è importante. Perché ci dice che è un problema globale, che esiste all’interno del sistema globale della Chiesa. E che il sistema deve cambiare”. Per questo, chiedono una legge che sia uguale per tutti, in ogni parte del mondo. Le vittime chiedono che diventi obbligatorio per tutti i vescovi responsabili di diocesi collaborare con la giustizia civile e denunciare gli abusi.

    Sulle dichiarazioni di Papa Francesco, che ha chiesto di non avere aspettative enormi sui quattro giorni di vertice, Isely si dice deluso: “È come dire ai fedeli ‘Non aspettatevi che, se un sacerdote che abusa dei vostri figli, questo poi venga condannato’”. Il Papa e i vescovi, in questi giorni, “possono fare qualcosa, nei prossimi tre giorni, che può davvero salvare un bambino, da qualche parte nel mondo”: “Il mondo glielo chiede, non solo noi”, aggiunge. “Il crimine è orribile, terribile e Papa Francesco sembra averlo capito. Ma non sembra altrettanto ovvio – denuncia – che ci debbano essere conseguenze. Lui ha il potere ora di fermare le aggressioni del Clero nei confronti dei bambini”.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_vaticano-1161059/news/2019-02-18/

  • Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il comitato organizzatore l’illustra evento del 21-24 febbraio. Focus sulle violenze ai minori, a margine la questione omosessualità. Scicluna: «La Santa Sede renderà note le statistiche. Sulla protezione dei minori non molliamo». Incontro con le associazioni di vittime prima del vertice

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    «Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani». «Vogliamo dare voce a chi non ha voce» e «la Chiesa sia un luogo sicuro per tutti, soprattutto per i bambini». In una Sala Stampa vaticana piena come non la si vedeva dai tempi della rinuncia di Benedetto XVI, con giornalisti venuti da tutto il mondo – Usa in testa – per la presentazione del summit sugli abusi del 21-24 febbraio, l’arcivescovo Charles Scicluna e il cardinale Blaise Cupich – entrambi membri del comitato organizzatore dell’evento – chiariscono gli obiettivi di fondo di questo mini Sinodo voluto da Papa Francesco con i vescovi del mondo per discutere della piaga degli abusi sui minori che continua a deturpare il volto della Chiesa.

    «Un mostro» questo della pedofilia del clero, come l’ha definita il portavoce Alessandro Gisotti che, ricalcando le parole del Papa durante gli auguri alla Curia, ha ringraziato i media per aver contribuito con un lavoro investigativo a far emergere storie di pedofilia del clero che altrimenti avrebbero avuto la forma di polverosi dossier in archivio o di traumi rinchiusi nella mente delle vittime. «Dobbiamo guardare in faccia senza paura questo mostro per sconfiggerlo», ha detto – con voce quasi commossa – il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana.

    E per sconfiggerlo bisogna anzitutto rompere quel muro di silenzio che ha regnato per anni nei Sacri Palazzi e che ha portato all’occultamento di casi avvenuti due pontificati fa che ora stanno emergendo in tutta la loro drammaticità. «Un silenzio che non è più accettabile», afferma infattimonsignor Scicluna, ex pm vaticano sui casi di abusi (sua l’indagine sul fondatore dei Legionari Marcial Maciel), per due volte inviato del Papa in Cile per indagare sui disastri provocati dalla pedofilia del clero, attualmente segretario aggiunto alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    È stato lui il primo a parlare già anni fa di «omertà» nella Chiesa. Oggi ha ripetuto il concetto per definire quella reazione istintiva – insieme alla «negazione» – a seguito di uno shock nel venire a conoscenza di casi di abuso. Un «meccanismo primitivo» che però non funziona e non deve funzionare più: «Dobbiamo allontanarci da esso… dobbiamo allontanarci dal codice del silenzio, spezzare la complicità, perché solo la verità ci porterà ad una soluzione».

    Ecco perché sarà «trasparenza» una delle tre parole chiave (le altre sono «responsabilità dei vescovi» e «accountability») che orienteranno discussioni e lavori del vertice, che sarà preceduto da un incontro dei membri del comitato organizzatore con alcune associazioni di vittime presenti a Roma (alcuni già fuori questa mattina a manifestare in via della Conciliazione) e, nei prossimi giorni, impegnati in una serie di eventi “paralleli” ad esempio alla Stampa Estera o nella Camera dei Deputati.

    Ad annunciarlo è stato padre Federico Lombardi, il gesuita ex portavoce vaticano chiamato dal Papa a moderare gli incontri del summit, spiegando durante la conferenza che l’incontro è stato un desiderio espresso dal team organizzativo per condividere «opinioni, attese e desiderata» dei sopravvissuti, non volendo però fornire coordinate su luogo, giorno o nomi dei partecipanti «per garantire una serenità alle persone stesse».

    Secondo quanto apprende Vatican Insider, il breve appuntamento si terrà mercoledì 20 febbraio, la mattina presto, e vi parteciperanno una ventina di persone tra responsabili e rappresentanti delle diverse associazioni come Rete L’Abuso o Ending Clergy Abuse.

    Altre vittime, delle quali per riserbo non si conosce l’identità o la provenienza, saranno invece presenti al summit ed offriranno la loro testimonianza a conclusione delle tre giornate. Queste, ha spiegato sempre Lombardi, seguiranno uno schema piuttosto fisso: una preghiera iniziale, tre relazioni (due la mattina, e una il pomeriggio, nove in totale), alla quale seguiranno quindici minuti di domande e risposte al relatore, lavori in undici gruppi divisi per lingua e relazioni di sintesi sui medesimi.

    In Aula nuova del Sinodo i 190 partecipanti, provenienti da tutto il mondo, saranno impegnati dalla mattina alle 9 al pomeriggio intorno alle 19.20. Poi dalla sera di sabato si trasferiranno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per una liturgia penitenziale celebrata dal Papa ma con l’omelia del vescovo africano Naame e la testimonianza di una vittima. La domenica si terrà invece la messa finale la cui omelia sarà pronunciata dal presidente dei vescovi australiani Marc Coleridge, visto che il Papa interverrà dopo con un discorso di circa quarantacinque minuti.

    Sarà questo il secondo intervento del Pontefice in tutto il summit: il primo è una breve introduzione – «di tipo metodologico, non un discorso impegnativo», ha chiarito Lombardi – che Francesco farà la mattina di giovedì dopo la preghiera iniziale, seguita dalla proiezione di un video con la testimonianza di alcune vittime.

    Quanto ai relatori essi sono stati scelti in base a criteri geografici, il voler cioè dare voce a rappresentanti di tutti e cinque i continenti, sono cinque cardinali: il filippino Tagle, il colombiano Salazar Gomez, l’indiano Gracias, lo statunitense Cupich, il tedesco Marx, insieme a monsignor Scicluna. Ad essi si aggiungono anche tre donne: Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per laici, famiglia e vita che ha partecipato attivamente alla preparazione dei lavori; la religiosa nigeriana suor Veronica Openibo della Society of the Holy Child Jesus e, a sorpresa, la giornalista messicana Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti e superstar della tv Televisa, con all’attivo 150 viaggi papali, che interverrà sul tema della comunicazione.

    Il rapporto coi media ma anche con le istituzioni, il ruolo del vescovo, la sofferenza delle vittime, le strategie già messe in piedi dalle diocesi di ogni Paese e via dicendo saranno i temi sul tavolo. Non ci saranno focus specifici sulla questione degli abusi sulle suore, venuto a galla negli ultimi mesi e accennato dal Papa sul volo di ritorno ad Abu Dhabi, né su quello della omosessualità, che alcune testate conservatrici – principalmente statunitensi – hanno riproposto a più riprese durante il briefing quale prima causa degli abusi, considerando anche il caso che l’80% delle vittime siano adolescenti di sesso maschile.

    Su questo punto è intervenuto il cardinale Cupich che ha ribadito «l’omosessualità di per sé non è una causa» (parole ripetute, peraltro, dalle stesse vittime fuori dalla Sala Stampa). «Credo che sia importante riconoscere il fatto che nella maggioranza dei casi le vittime degli abusi siano maschi ma le organizzazioni internazionali hanno studiato profondamente questa questione: l’omosessualità di per sé non è una causa, gli abusi sono spesso una questione di opportunità, di occasione, hanno a che fare con un basso livello di istruzione».

    Ciò non significa che bisogna sottovalutare l’importanza di uno screening psicologico per i candidati al sacerdozio. Lo dimostra il fatto che negli Usa il picco degli abusi si è registrato negli anni Sessanta, mentre ora che si sono adottati metodi «adeguati» di screening sui seminaristi «siamo a cinque casi di abusi all’anno in media di cui quattro coinvolgono i sacerdoti». «Un calo notevolissimo nella cifra», ha osservato Cupich, «i casi di abusi diminuiscono in maniera radicale».

    E davanti alle insistenze di alcuni cronisti sul fatto che quindi questi dati sono la prova che «si contrasta fenomeno abusi andando alla radice eliminando le tendenze omosessuali», è intervenuto – con piglio deciso, forte anche dei suoi studi in psicologia – padre Hans Zollner, il gesuita responsabile del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana, il quale ha parlato di «un grande misunderstanding» sulla questione. «Un test psicologico o un test a domande e risposte non può mai indicare con precisione assoluta se una persona sia omosessuale o a rischio pedofilico», ha detto il religioso tedesco. «Certo, esiste un livello di certezza di una valutazione, ma non è possibile su basi solo psicologiche dire al 100% se quella persona svilupperà o meno tali atteggiamenti. Gli psichiatri, in passato, pensavano di risolvere trattando gli abusatori: dopo un anno di cura, venivano rimandati in parrocchia e ricominciavano ad abusare. Oggi uno psichiatra serio non lo fa più, proprio perché non c’è la certezza assoluta».

    Rispondendo ad altre domande dei giornalisti, in particolare a quella se ci sarà un giorno in cui – in virtù di questa trasparenza che sarà uno dei temi cardine del summit – la Chiesa renderà pubblici i dati sulle vittime degli abusi e sui vescovi sotto indagine, ancora Scicluna ha riferito: «Ne ho parlato con Ladaria (il cardinale spagnolo prefetto della Dottrina della fede) e non è contrario. Il punto è che non basta pubblicare i dati, va applicata la legge e va spiegato il contesto. Io penso che ci arriveremo».

    L’arcivescovo maltese ha poi ricordato che già ci sono procedure esistenti: ad esempio, «quando si tratta di vescovi negligenti il Papa, nel Motu proprio del 2016, ha già spiegato come procedere. Il problema ora è creare la cultura della prevenzione nelle diverse diocesi. Si tratta di dare il senso di dovere e di poter fare qualcosa». Importante, in tal senso, «anche la procedura della denuncia alle autorità» e il ruolo dei nunzi apostolici che devono essere «garanti, o meglio il tramite di tutte le preoccupazioni tra i popoli dei loro Paesi e il Papa».

    Ma, se già ci sono delle linee guida nella Chiesa sulla questione di abusi, cosa cambierà dopo il vertice di febbraio? Intanto, hanno risposto i relatori, che ogni vescovo possa tornare nella propria diocesi con una chiara coscienza del male provocato dagli abusi (considerando anche che ci sono presuli che affermano che tale problema non sussiste nella propria diocesi), e poi che ci siano strategie chiare e universale valide in ogni Paese e in ogni cultura.

    Poi magari i casi continueranno a verificarsi, ha detto Scicluna: «Maggiori sono le aspettative, maggiore è la frustrazione. Non si possono risolvere tutti i problemi in tre giorni, sarebbe un’aspettativa irrazionale». In ogni caso «non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani. Io non mollerò mai. Sarò come un ragno che tesse la sua tela: a volte riesce a volte no, ma continua».

    Durante la conferenza è stato poi lanciato il sito ufficiale dell’evento pbc2019.org, sul quale si potranno seguire in streaming i lavori, consultare documenti e profili dei partecipanti, e restare aggiornati anche sul«follow up», cioè come la Chiesa, alla luce dei lavori del summit, intende incanalare i propri sforzi nel futuro per proseguire questa lotta agli abusi ancora lungi dal definirsi conclusa.

  • Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Molestò un ragazzino durante la confessione. Negli Anni 90 si parla di abusi su seminaristi e ragazzi della sua diocesi. Ma Giovanni Paolo II lo fece porporato, ora Francesco lo ha ridotto a laico.

    Colpevole di pedofilia e spretato. Secondo un bollettino della sala stampa di città del Vaticano il 13 febbraio 2019 il congresso della Congregazione per la dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale che dichiara colpevole Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, accusato di abusi sui bambini. Papa Francesco «ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge» della decisione di ridurre il prelato allo stato laicale: catalogando definitivamente il caso dell’arcivescovo tra le res iudicata cioè non soggetta a ulteriore ricorso. Questo significa con tutta probabilità che per lui non ci sarà carcere, ma forse un centro di cura. «In data 11 gennaio 2019», è scritto nel bollettino, il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale [….] con il quale l’accusato è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale». E ancora: «Il 13 febbraio 2019 la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto del Congresso. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019». Nell’estate del 2018 Theodore McCarrick è stato rimosso dal ministero pubblico e si è poi dimesso dal collegio cardinalizio. Il suo è uno dei casi più gravi di abusi e pedofilia nella Chiesa e ha creato un vero e proprio terremoto tra i fedeli negli Stati Uniti.

    La riduzione allo stato laicale è la massima pena nel diritto canonico. Del resto i reati di cui l’arcivescovo è colpevole sono gravi e ripetuti nel tempo. Negli anni 70, secondo la denuncia che ha portato al processo, molestò un ragazzino di undici anni durante la confessione quando ancora era prete a New York. Questa denuncia ha portato nell’estate del 2018 a essere rimosso da ogni carica pubblica, ma solo una volta che era diventata pubblica e non quando era stata ricevuta. In ogni caso è da vent’anni che girano rumor sulle abitudini sessuali dell’arcivescovo della capitale Usa. Le richieste di prestazioni sessuali da parte del cardinale avrebbero coinvolto anche ragazzi del seminario e delle famiglie della sua diocesi. A nominarlo all’arcidiocesi di Washington fu Papa Wojtila, assai poco sensibile nei confronti della pedofilia, – basti ricordare il suo rapporto coi Legionari di Cristo il cui leader fu riconosciuto come pedofilo – che lo scelse anche come cardinale. Nella storia della Chiesa è appena la seconda volta che un cardinale viene sporporato.

  • Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Città del Vaticano – Il Papa ha sciolto ogni riserva e con una decisione che non ha precedenti ha ridotto allo stato laicale l’ex cardinale McCarrick, precedentemente cacciato dal collegio cardinalizio per abusi su minori. La decisione del Pontefice arriva alla vigilia del summit sulla pedofilia previsto per la prossima settimana. per la prima volta si riuniranno gli episcopati del mondo per individuare una linea comune al fine di sradicare questo fenomeno.

    La punizione di McCarrick è frutto di una rapida indagine. In data 11 gennaio 2019, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington. E’ stato dichiarato colpevole di «sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere».

    Il 13 febbraio la Sessione Ordinaria della Congregazione ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto di condanna. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick due giorni dopo.  Il Papa ha riconosciuto la natura definitiva di questa decisione, «la quale – si legge in un comunicato- rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso».

    Con questa mossa inedita e durissima, a conferma della tolleranza zero verso i preti pedofili-  il Papa spera di far tacere le voci di critica che gli erano arrivate a più riprese dall’arcivescovo Viganò che lo accusava di essere stato inizialmente indulgente nei confronti di McCarrick e aver ignorato il suo brutto vizio di molestare giovani seminaristi. L’ex arcivescovo di Washington è sempre stato annoverato nella corrente progressista della Chiesa americana ma soprattutto tra i più generosi benefattori e finanziatori della Santa Sede.

    La riduzione allo stato laicale di McCarrick arriva alla vigilia del summit anti abusi voluto dal Papa che ha convocato in Vaticano – a partire dal 21 febbraio – i capi della Chiesa cattolica per arginare la piaga degli abusi sessuali dei preti.
    Nel settembre 2017, l’arcidiocesi di New York segnala alla Santa Sede le accuse rivolte da un uomo all’ex arcivescovo di Washington McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta quando era adolescente. Il Papa dispone un’indagine approfondita, svolta dall’arcidiocesi di New York e trasmessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel giugno 2018 il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, su indicazione del Papa dà istruzioni perchè McCarrick non eserciti più pubblicamente il suo ministero sacerdotale.
    Nel corso dell’indagine emergono «gravi indizi», quindi il Papa – è 28 luglio 2018 – accetta le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, e gli ordina la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico con l’obbligo di condurre una vita in ritiro, di preghiera e penitenza. Il caso McCarrick è stato al centro del dossier pubblicato dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò dello scorso agosto, in cui veniva messo in stato d’accusa il Pontefice e arrivava a chiederne persino le dimissioni.
    Il 7 ottobre 2018, il cardinale Marc Ouellet ha pubblicato una ‘Lettera apertà per rispondere alle accuse dell’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò sulla vicenda McCarrick nella quale aveva offerto una personale testimonianza, come prefetto della Congregazione per i Vescovi. Si domandava come fosse stato possibile che un uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, venisse promosso fino a rivestire la funzione di arcivescovo di Washington e di cardinale. Disse anche che se prima di una certa data non sono state prese decisioni forti, arrivate dopo, è perché all’epoca non si disponeva, a differenza di oggi, di prove sufficienti della colpevolezza.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_spreta_arcivescovo_washington_mccarrick_pedofilia-4303924.html

  • Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

    Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

     di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La raccomandazione che il Papa aveva affidato a tutte le conferenze episcopali del mondo era di incontrare le vittime della pedofilia prima del summit di fine febbraio sugli abusi. I vescovi italiani (che sul terreno della pedofilia – a detta di tanti esperti interni – sono in evidente ritardo), avranno un incontro con le vittime solo a marzo. Prima del summit non è stato possibile, anche se il presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti ha personalmente ricevuto due vittime – tra cui una minorenne – alcuni giorni fa.
    Uno scarno comunicato è stato diffuso dalla Cei per notificare l’impegno preso con il pontefice, ma senza fornire ulteriori dettagli. Per esempio sullo status dei preti che hanno abusato di queste due vittime, se nel frattempo sono stati ridotti allo stato laicale, se stanno scontando la pena in un carcere oppure no (perché c’è stato in parallelo anche un processo civile nei tribunali italiani), se i vescovi delle diocesi nelle quali sono avvenute le violenze (quali?) hanno collaborato (e in che modo) con la polizia o la magistratura italiana, e se le denunce canoniche sono partite subito o se hanno avuto percorsi difficili all’interno delle strutture ecclesiali prima di arrivare alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Insomma, informazioni basilari che nel comunicato della Cei mancavano totalmente. Finora la mentalità che generalmente ha prevalso nella Chiesa italiana davanti ai casi di pedofilia è stata di proteggere più il buon nome delle istituzioni che non le vittime stesse. La speranza è che il summit di fine gennaio possa davvero costituire un passaggio indispensabile per arrivare alla trasparenza e al rispetto delle persone che hanno tanto sofferto.
    Il cardinale Gualtiero Bassetti, sull’incontro, ha spiegato: «nell’ascoltare il dolore di queste persone mi sono confermato sul percorso di plagio e, quindi, di abuso di potere che soggiace e prepara quello a carattere sessuale». Da qui l’invito ai vescovi ad «essere rigorosi nella selezione dei candidati al ministero, avvalendoci dell’apporto delle scienze umane». «Meglio avere meno preti e religiosi – spiega il presidente Cei –  che rischiare la vita di un minore».
    Nella riunione dello scorso 8 febbraio, la Presidenza Cei ha nominato, per i prossimi 5 anni, i membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori: Emanuela Vinai (coordinatrice), Carlo Acquaviva, padre Amedeo Cencini, Anna Deodato, don Gianluca Marchetti, padre Luigi Sabbarese, don Gottfried Ugolini. Il Consiglio è presieduto da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_franceso_pedofilia_abusi_vittime_cei_vescovi_bassetti-4301857.html

  • Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La scorsa settimana, mentre il Papa era in viaggio negli Emirati Arabi, la vittima di un prete accusato di pedofilia a Napoli (spostato in una diocesi del Nord dal cardinale Crescenzio Sepe) veniva fatto arrestare dalla polizia perché si era ammanettato davanti ai cancelli del Vaticano. L’uomo protestava perché il suo caso non riesce ancora ad avere giustizia, nonostante sia stato ascoltato riservatamente anche da Papa Francesco, a Santa Marta, l’hanno scorso. Il suo caso inizialmente era stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede ma poi in seguito è stato riaperto e spostato al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dove è ancora in corso.

    Stamattina è stato annunciato dal Vaticano che Papa Francesco ha accolto l’invito della Facoltà Teologica meridionale, di cui è gran cancelliere il cardinale Crescenzio Sepe, di recarsi a Napoli, il 21 giugno prossimo, per partecipare a un incontro teologico. L’annuncio arriva alla vigilia del summit vaticano sulla pedofilia e ha immediatamente sollevando un certo disorientamento proprio perché è ancora aperto il capitolo dell’ex prete di Ponticelli, don Silverio Mura.

    La presunta vittima, Arturo Borrelli nei giorni scorsi ha ricevuto la conferma che verrà ascoltato a breve dalla Congregazione per la Fede per avere notizie del processo contro il sacerdote di Ponticelli. Secondo la sua versione il prete avrebbe abusato di lui, negli anni 1986-1992, quando era adolescente. La denuncia alla curia di Napoli risale al 2010 e Sepe incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse decidendo di spostare il parroco dal quartiere di Ponticelli a una comunità religiosa, fuori diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una ‘investigatio previa’ che nel 2016 si concludeva negativamente, ritenendo non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote. L’anno scorso però il Papa ha fatto riaprire l’indagine affidandola alla diocesi di Milano, dove stanno per essere riesaminati tutti gli atti.

    Il sacerdote – don Silverio Mura – nel frattempo era stato spostato in un paese della diocesi di Pavia, Montù Beccaria, dove d’accordo con il vescovo lavorava in parrocchia sotto falso nome. Per gli abitanti del posto era don Saverio Aversano. Secondo la Rete L’Abuso sarebbero state disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali “sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_napoli_pedofilia_diocesi_sepe_cei_vittime_abusi-4292689.html

  • Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi, Francesco ha ammesso che le violenze alle consacrate sono «un problema» da affrontare. La lotta della Chiesa e il «coraggio» di Benedetto XVI

    SALVATORE CERNUZIO

    «Quando il Santo Padre, riferendosi allo scioglimento di una Congregazione, ha parlato di “schiavitù sessuale”, intendeva “manipolazione”, una forma di abuso di potere che si riflette anche in un abuso sessuale». In una nota stringata, diffusa nella mattinata di ieri, il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha voluto rispondere alle domande di alcuni giornalisti circa le dichiarazioni di Papa Francesco nella conferenza stampa di ieri nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi.

    Interpellato sulla problematica degli abusi alle donne, consacrate soprattutto, da parte di membri del clero, piaga che – a partire dalla protesta delle suore indiane – sta emergendo preponderante negli ultimi mesi, Francesco ha affermato che, sì, «è vero, è un problema». Una ammissione che apre un ampio spazio di discussioni e riflessioni in vista del mega summit sugli abusi del 21-24 febbraio.

    Il Papa: l’umanità non ha ancora maturato, considera la donna di seconda classe

    Il problema, ha spiegato il Papa, trova radice in una concezione sbagliata della donna come essere inferiore che rimane strutturalmente impiantato in diverse culture dei cinque continenti. Non si parla solo dei Paesi dell’islam radicale, dove molte donne vengono private dei diritti più basilari o mercificate – la dichiarazione firmata con il grande imam Al-Tayyeb segna un passo storico in tal senso -, ma anche dell’Occidente cristiano e democratico dove sono all’ordine del giorno notizie di violenze, stalking e femminicidi (94 le vittime in Italia in nove mesi nel 2018) verso mogli, fidanzate, madri, sorelle. «L’umanità ancora non ha maturato: ancora considera la donna di seconda classe», ha detto infatti Bergoglio.

    E purtroppo anche nella Chiesa si riflette questa visione distorta che, in più di un’occasione ha portato a varie forme di perversione e di abusi fisici e psicologici. «È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo», ha sottolineato Bergoglio. «Credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così». Da parte della Santa Sede si lavora da tempo sul problema e c’è tutta la volontà di portare avanti questa lotta che – come ha affermato il Pontefice in altre occasioni – mira anzitutto a sradicare una forma malsana di «clericalismo».

    La lotta della Chiesa agli abusi e il “coraggio” di Benedetto XVI

    In particolare, però, della risposta di Francesco risulta interessante il passaggio in cui, per avvalorare questa dichiarazione di intenti, il Pontefice ha evidenziato che diversi vescovi e sacerdoti sono stati sospesi e mandati via e che pure è stata sciolta qualche congregazione religiosa femminile «molto legata a questo fenomeno, una corruzione», dando il merito al suo predecessore Benedetto XVI che, già nel ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, «ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema», seppur quello che si è trovato davanti sia stato un percorso ad ostacoli.

    Non a caso il Papa ha citato un «aneddoto» su Ratzinger che «aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare». Alla fine «il Papa», ovvero il Pontefice dell’epoca Giovanni Paolo II, «con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito». Poi «appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo».

    Rileggendo a mente fredda le parole di Bergoglio sembra chiaro che il Pontefice parli di due casi distinti: quello della congregazione femminile disciolta e quello dell’organizzazione religiosa su cui Ratzinger era riuscito ad intervenire solo una volta salito sul Soglio di Pietro.

    La vicenda dei Legionari di Cristo

    Per quest’ultimo caso il riferimento sembrerebbe alla vicenda dei Legionari di Cristo e del suo fondatore, Marcial Maciel, il prelato messicano amico di diversi esponenti di Curia, rivelatosi un abusatore seriale (di donne ma anche di giovani seminaristi), tossicodipendente, imbrigliato in diverse attività criminali, a cui Benedetto XVI impose una vita di silenzio e preghiere e la rinuncia di ogni ministero pubblico. Su di lui circolavano documenti nei Sacri Palazzi decenni prima che le accuse fossero rese pubbliche, come confermato lo scorso mese dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, che in una intervista ad una testata spagnola dichiarava che «dal 1943» il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse contro il fondatore dei Legionari, e che per anni sono state occultate. Chiunque lo abbia fatto «era una mafia, non la Chiesa», diceva il porporato brasiliano.

    La comunità di St. Jean, disciolta nel 2013 dopo “ribellioni” e scandali sessuali

    Il caso della congregazione femminile che il Papa emerito ha sciolto sarebbe invece quello delle Suore Contemplative di St. Jean, comunità francese nata spiritualmente nella diocesi di Friburgo ad inizio anni ’70 su ispirazione del professore dominicano padre Marie-Dominique Philippe, scomparso nel 2006, del quale nel 2013 emersero gravi «violazioni della castità» nei confronti di religiose di cui era padre spirituale. Le testimonianze delle vittime furono definite «coerenti e credibili» dalla stessa congregazione che rese pubbliche le notizie.

    Eretta canonicamente nel 1978, la comunità di St. Jean si era sviluppata in quattro rami: frati, oblati laici, suore apostoliche, suore contemplative. Quest’ultimo ramo fu fondato insieme ad una suora spagnola, madre Alix, ed è proprio quello ad essere stato disciolto da Ratzinger tramite il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato vaticano, nominato delegato pontificio per il governo dell’istituto, con un rescritto del 10 gennaio 2013 (quindi circa un mese prima della rinuncia di Benedetto XVI) dopo una serie di “dissidenze” da parte dei membri.

    Bisogna, però, fare un passo indietro. Sulla congregazione era già stata avviata una lunga indagine in seguito ad accuse – alcune risalenti agli anni ’90 – da parte di alcune organizzazioni di pressioni psicologiche verso gli adepti, spinti a rompere totalmente i legami con i familiari, e l’assenza di cure mediche, e anche di un mancato rispetto verso certe regole della Chiesa cattolica e di metodi formativi troppo vicini a quelli delle sette.

    Nonostante il rifiuto di ogni accusa da parte dei vertici della comunità, al servizio da anni di più di venti diocesi in Francia, nel 2009 il cardinale Philippe Barbarin su ordine della Congregazione per la Vita consacrata, presieduta dal cardinale Franc Rodé, aveva congedato la priora generale delle contemplative suor Alix sostituendola con un’altra suora, madre Johanna, rifiutata dalle consorelle che ritenevano la fondatrice «una superiora senza pari».

    Nello stesso anno, con la volontà di vederci ancora più chiaro, la Congregazione per la Vita consacrata aveva nominato un primo Commissario pontificio dell’istituto, monsignor Jean Bonfils, emerito di Nizza, dimessosi dopo due anni per non essere stato in grado di risolvere i conflitti interni alla comunità. Nel 2011 gli successe monsignor Henri Brincard, vescovo di Puy-en-Velay, nominato commissario pontificio per le Suore contemplative.

    Non hanno tardato ad arrivare all’epoca critiche e polemiche da parte delle suore contro le decisioni del vescovo, accompagnati anche da ricorsi quasi tutti respinti per mancanza di fondamenti giuridici. Non ha tardato ad arrivare anche l’intervento di Benedetto XVI che, davanti alla mancata richiesta di tenere quanto prima un Capitolo generale per eleggere il proprio governo, nei primi mesi del 2012 ha nominato Bertone suo delegato. Negli stessi anni, intanto, un centinaio di novizie e professe semplici avevano lasciato la congregazione fondando nuove associazioni pubbliche di fedeli, in particolare una a Cordoba, in Spagna, «in vista di diventare un istituto religioso». Davanti a questa serie di “ribellioni” la congregazione è stata sciolta nel 2013, un mese prima della rinuncia di Benedetto.

    Abusi alle suore in Africa

    Tornando invece al tema degli abusi sulle religiose affrontato dal Papa nel colloquio in aereo non si può non menzionare il caso dell’Africa, dove le accuse di violenze alle suore da parte di membri del clero assume i tratti di una vera e propria emergenza, quasi più della stessa pedofilia. Nel 2010, un documento pubblicato dal National Catholic Reporter riportava la denuncia presentata in via riservata in Vaticano nel 1995 a firma di suor Maura O’Donohue, medico e specialista dell’Aids, e un’altra inviata nel 1998, a firma di suor Marie McDonald, superiora delle Missionarie di Nostra Signora dell’Africa. Nei documenti si parlava di violenze da parte di sacerdoti a danno di diverse religiose, vergini e quindi oggetto sessuale più “sicuro” per il timore del contagio dell’Aids. In alcuni passaggi veniva riportato inoltre di suore rimaste incinta dopo le violenze e costrette ad abortire.

    È una problematica, questa degli abusi sulle consacrate, che investe quasi tutta l’Africa, in particolare quelle zone in cui permane una visione denunciata dal Papa di una donna oggetto, subordinata al maschio o essere di serie B.  E se a livello sociale questo porta a «schiavitù» o a crimini più orribili come mutilazioni genitali e lapidazioni, nella Chiesa africana si riflette in una disistima della vita femminile consacrata da parte di vescovi, preti e laici, che spesso sfocia anche in abusi e maltrattamenti, non solo fisici ma anche psicologici. Inoltre la dipendenza economica dalla diocesi di tante piccole congregazioni religiose femminili ha rappresentato in più di un’occasione un freno alla denuncia di eventuali violenze.

    La protesta delle suore in India contro il vescovo accusato di abusi

    Infine non va ignorata la protesta – che non ha precedenti considerato il contesto – messa in piedi l’anno scorso dalle suore indiane del Punjab, scese in strada con cartelloni e striscioni in difesa di una consorella che afferma di essere stata oggetto di ripetute violenze sessuali dal 2014 al 2016 da parte del vescovo di Jullundur, Franco Mulakkal, che si dichiara innocente ma che è stato arrestato il 22 settembre 2018 dalla polizia del Kerala, poi rilasciato su cauzione dopo quattordici giorni. Neanche qualche settimane fa le religiose, che, supportate da laici hanno proseguito nelle loro manifestazioni, hanno diffuso la lettera inviata al capo del Governo dello Stato indiano del Kerala, Pinarayi Vijayan, in cui denunciano «minacce imminenti» da parte del vescovo «in connivenza con le autorità della nostra congregazione religiosa per aver aiutato la vittima». E affermano di essere aver ricevuto intimidazioni di trasferimenti per non testimoniare al processo contro il presule.

    In Africa e in Asia mancano linee guida contro gli abusi

    Ci sono, dunque, questioni profondamente radicate soprattutto in Asia e Africa, dove, peraltro, le Conferenze episcopali erano state invitate otto anni fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a stilare linee guida per prevenire casi di abusi, senza che mai però fosse elaborata alcuna risposta. Perciò, come ha detto il Papa, non basta la sola denuncia. Serve un cambiamento di mentalità a livello culturale e sociale, e il primo impulso potrebbe e dovrebbe provenire proprio dalla Chiesa.

  • Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Un membro del comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei minori mette in discussione il governo italiano riguardo agli abusi sessuali nel paese il 22 gennaio. (Credit: Rete L’Abuso).

    ROMA – La scorsa settimana un comitato delle Nazioni Unite per la tutela dei minori ha interrogato il governo italiano sugli abusi sessuali del clero nel paese, esprimendo preoccupazione per le leggi che proteggono i preti predatori dalle accuse penali.

    “Siamo rattristati dalla mancanza di informazioni sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico, e siamo preoccupati per le informazioni che abbiamo ricevuto in merito a numerose vittime di abusi clericali”, ha affermato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato delle Nazioni Unite i diritti dell’infanzia, durante l’udienza del 22-23 gennaio.

    I rappresentanti del governo italiano sono stati invitati a rispondere alle domande davanti alla commissione all’Alto Commissario delle Nazioni Unite a Ginevra sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Le raccomandazioni dell’udienza saranno emesse dall’ONU il 7 febbraio.

    Non è stata la prima volta che il gruppo delle Nazioni Unite si è interessato alla documentazione della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali su minori.

    Nel febbraio 2014, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha emesso un blasonato rapporto che accusava il Vaticano di promuovere un “codice di silenzio” che “sistematicamente” colloca la reputazione della Chiesa e offende i sacerdoti per la protezione delle vittime minorenni. Il gruppo ha anche chiesto cambiamenti nell’insegnamento cattolico su questioni come l’aborto, la contraccezione e il matrimonio gay.

    In questo caso, la commissione è sembrata interessata a come l’Italia possa essere complice degli scandali della Chiesa.

    Cardona parlava dell ‘”impunità” dei chierici colpevoli di abusi contro minori in Italia che, dai dati acquisiti, venivano spesso lasciati liberi dallo stato senza conseguenze penali.

    Ha espresso preoccupazione per “condanne penali molto indulgenti nei confronti di membri del clero che sono stati giudicati colpevoli” e non sono soggetti agli arresti domiciliari o alla detenzione in carcere la situazione richiesta.

    Ha anche chiesto al governo italiano di aderire alla Convenzione sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali firmata dal Consiglio d’Europa a Lanzarote, in Spagna, nel 2007. Il documento è il primo trattato internazionale contro gli abusi sessuali in famiglia e applica una regolamentazione per monitorare i trasgressori e coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini.

    In un’udienza privata con papa Francesco il 17 gennaio, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto al pontefice di firmare il documento multilaterale di Lanzarote.

    L’abuso sessuale, ha detto Jargland ai media locali dopo il suo incontro con il papa, “si può trovare ovunque dove gli adulti sono con i bambini: la Chiesa conosce questo problema dall’interno”.

    Mentre il Vaticano si prepara a ospitare un vertice per i capi delle conferenze episcopali cattoliche di tutto il mondo dal 21 al 24 febbraio, il diplomatico dell’UE ha suggerito che la firma del trattato potrebbe fornire un segnale significativo che la Chiesa cattolica è a bordo nella lotta contro i sessi abuso.

    “Se il Vaticano e il Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale contro i minori non solo è inaccettabile ma anche illegale, questo messaggio sarebbe davvero molto, molto forte!”, Ha aggiunto.

    Ma recuperare la legislazione europea sugli abusi non era l’unica questione che preoccupava i funzionari delle Nazioni Unite. Cardona ha anche affrontato il quarto articolo del Trattato Lateranense del 1929 tra lo Stato italiano e il Vaticano, che consente ai chierici di non dover denunciare abusi clericali alle autorità italiane.

    “È vero che non c’è obbligo per il clero che ha conoscenza dell’abuso all’interno della Chiesa o dell’organizzazione religiosa di denunciare”, ha detto Concetta Potito, del ramo legislativo del Ministero della Giustizia italiano, mentre rappresenta l’Italia all’ONU.

    “Ma è anche vero che il clero non è un funzionario pubblico e in Italia l’obbligo di sporgere denuncia si applica solo ai funzionari pubblici”, ha aggiunto.

    Potito ha anche sottolineato che la legislazione italiana prevede che le pene per l’abuso di minori siano aggravate di due terzi se l’abuso è avvenuto in un contesto religioso, il che considerando la dura condanna della penisola sugli abusi è una questione seria.

    L’Italia ha creato una rete pubblica di assistenza per le vittime di abusi sessuali nel 2002, ma la commissione delle Nazioni Unite ha chiesto se il governo avesse adottato misure per assicurarne l’efficacia e il servizio sul territorio.

    La CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, ha recentemente creato una propria rete di abusi sessuali clericali, finalizzata a fornire informazioni e supporto non solo alle vittime di abusi sessuali ma anche ai vescovi che tentano di fornire la migliore risposta.

    La creazione della rete ha seguito l’appello di papa Francesco ai vescovi di tutto il mondo per creare linee guida e migliori pratiche in risposta alla crisi degli abusi sessuali del clero prima del vertice di febbraio.

    Dopo lo scoppio della crisi nel 2001, la Chiesa italiana ha faticato a fornire trasparenza, in particolare per quanto riguarda la portata della questione.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto padre Russo Russo, Segretario generale della CEI, durante un evento stampa del 16 gennaio, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali canoni canonici vengono inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede” “.

    Rete L’Abuso, l’unica organizzazione di advocacy esistente per le vittime di abusi clericali in Italia, registra almeno 800 casi nel Paese, ma la situazione potrebbe essere molto peggiore. Mark Vincent Healy, sopravvissuto e sostenitore dell’abuso clericale, ha stimato che potrebbero esserci migliaia di vittime di abusi in Italia.

    In un documento, Healy ha usato la percentuale di sacerdoti abusanti forniti da esperti come Richard Sipe e padre Andrew Greeley per stimare che potrebbe esserci “qualsiasi cosa tra 17.500 e 87.700 sopravvissuti denunciati di abusi sessuali da parte del clero”.

    “Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato di vittime di abusi sessuali di bambini clericali a quello di altri paesi del mondo”, ha scritto.

    “Un’inchiesta governativa è essenziale in Italia per arrivare alla verità fornendo percorsi di giustizia e sostegno per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali di bambini clericali”.

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/31/un-panel-probes-italys-role-in-churchs-child-abuse-scandals/

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Ad accusare Hermann Geissler una ex suora tedesca, abusata nel confessionale

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

    Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

    Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

    In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

    Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

    L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

    Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/01/29/news/prete_s_uffizio_dimissioni_dopo_molestie-217757769/?ref=drac-2