Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Da Google traduttore

    Pene più severe per il sacerdote Kalinówki, andrà in prigione per molestie su minori

    Contro la pena sospesa per il parroco protestò l’anno scorso, i membri dell’organizzazione SNAP, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura”, che lottano per i diritti delle vittime da parte del clero
    fot. archive

    Tre anni trascorrono in carcere Stanislaw G., ex parroco a Kalinówka nel distretto di Zamosc. Ha lavorato anche come catechista in una scuola di Sulmicach.

    Due anni fa, l’ufficio del procuratore ha riferito la madre di 10-year-old girl, che Padre G. insegnato religione e si stava preparando per la comunione. Ha detto che il suo bambino è stato abusato da un prete. Quando i pubblici ministeri hanno iniziato in discussione altri genitori hanno scoperto che c’è ancora altri quattro bambini svantaggiati.

    Una delle ragazze ha avuto il prete mise le mani sotto le mutandine e toccare le natiche. Un’altra tocca il seno. Le molestie si è verificato sia a scuola e in chiesa. La credibilità dei bambini ha confermato parlando con loro, esperti psicologi.

    – John G. ha confessato a tre delle cinque accuse, ma ha rifiutato di fornire spiegazioni – ha detto ai giornalisti indagando sulla questione Bartosz Wojcik, capo della Procura della Repubblica di Zamosc.

    dettagli scioccanti di questo caso sono stati tenuti segreti per il bene degli studenti svantaggiati. Per lo stesso motivo il processo stava rotolando a porte chiuse.

    Nel mese di ottobre dello scorso anno, la Corte distrettuale di Zamosc prete condannato a due anni di reclusione, sospesi per cinque anni di libertà vigilata, 3000. bene zł e bandito a vita dal lavorare con i bambini.

    – Questo giudizio è uno scandalo – ha commentato legali svantaggiati ragazze e le loro famiglie Marek Lisinski la fondazione “Non abbiate paura”. – Questo uomo non soffre praticamente senza conseguenze delle loro azioni. Per parlare di qualsiasi decenza deve essere immediatamente espulso dal sacerdozio, passare molti anni in prigione ed essere trattati con le loro tendenze malsane.

    Curia di Zamosc-Lubaczowska ancora in fase deciso la rimozione di una religione sacerdote incaricato di insegnare, il ministero sacerdotale in parrocchia e lui si mosse come un residente della parrocchia di S. Nicholas Hrubieszow. Al piano terra della casa in cui vivere, ogni giorno le classi erano studenti della scuola media e studenti delle scuole superiori provenienti da una scuola vicina.

    Per questo motivo, e in segno di protesta contro il scandalosamente bassa giudizio nel novembre dello scorso anno, prima che la nuova residenza del sacerdote hanno protestato membri SNAP dell’organizzazione, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura,” lotta per i diritti delle vittime da parte del clero.

    Allo stesso tempo, un ricorso presentato sospeso avvocato che rappresenta i genitori dei minori vittime e l’accusa, che ha chiesto il religioso carcere tre anni spietata. Il Tribunale distrettuale di Zamosc ha confermato proprio una tale punizione. Anche proibì Padre. Stanislaw G. sette anni a contatto con minori vittime e portandoli a meno di 50 metri.

    La sentenza è definitiva. Padre Stanislaw G. presto ottenere una citazione a comparire in carcere. Il suo caso sia ora vaticana Congregazione per la dottrina della fede, che può espellere prete pedofilo dallo stato clericale.

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    www.dziennikwschodni.pl/lublin/n,10…-wiezienia.html

    Surowsza kara dla księdza z Kalinówki, trafi do więzienia za molestowanie dzieci

    Przeciwko karze w zawieszeniu dla proboszcza protestowali w ubiegłym roku członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych
    fot. archiwum

    Trzy lata spędzi w więzieniu Stanisław G., były proboszcz parafii w Kalinówce w powiecie zamojskim. Pracował także jako katecheta w szkole w Sulmicach.

    Dwa lata temu do prokuratury zgłosiła się matka 10-letniej dziewczynki, którą ksiądz G. uczył religii i przygotowywał do komunii. Powiedziała, że jej dziecko było przez kapłana molestowane. Kiedy prokuratorzy zaczęli przesłuchiwać innych rodziców okazało się, że jest jeszcze czworo innych poszkodowanych dzieci.

    Jednej z dziewczynek ksiądz miał wkładać ręce pod majtki i dotykać pośladków. Innej dotykał piersi. Do molestowania dochodziło zarówno w szkole, jak i w kościele. Wiarygodność dzieci potwierdzili rozmawiający z nimi biegli psychologowie.

    – Stanisław G. przyznał się do trzech z pięciu zarzutów, ale odmówił składania wyjaśnień – mówił pytającym o sprawę dziennikarzom Bartosz Wójcik, szef Prokuratury Rejonowej w Zamościu.

    Wstrząsające szczegóły tej sprawy zostały utajnione ze względu na dobro pokrzywdzonych uczennic. Z tego samego powodu proces toczył się przy drzwiach zamkniętych.

    W październiku ubiegłego roku Sąd Rejonowy w Zamościu skazał kapłana na dwa lata więzienia w zawieszeniu na pięć lat, dozór kuratora, 3 tys. zł grzywny oraz dożywotni zakaz pracy z dziećmi.

    – Ten wyrok to skandal – komentował pełnomocnik pokrzywdzonych dziewczynek i ich rodzin Marek Lisiński z fundacji „Nie lękajcie się”. – Ten człowiek nie poniesie praktycznie żadnych konsekwencji swoich czynów. Żeby mówić o jakiejkolwiek przyzwoitości powinien zostać natychmiast wydalony ze stanu kapłańskiego, spędzić w więzieniu wiele lat i być leczony ze swoich niezdrowych skłonności.

    Kuria zamojsko-lubaczowska jeszcze w trakcie procesu zdecydowała o odsunięciu księdza od nauczania religii, posługi kapłańskiej w parafii i przeniosła go jako rezydenta do parafii św. Mikołaja w Hrubieszowie. Na parterze domu, w którym zamieszkał, każdego dnia zajęcia mieli gimnazjaliści i licealiści z pobliskiej szkoły.

    Z tego właśnie powodu oraz w proteście przed skandalicznie niskim wyrokiem w listopadzie ubiegłego roku przed nowym miejscem zamieszkania księdza protestowali członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych.

    W tym samym czasie apelację od wyroku w zawieszeniu złożył prawnik reprezentujący rodziców pokrzywdzonych dzieci oraz prokuratura, która domagała się dla duchownego trzech lat bezwzględnego więzienia. Sąd Okręgowy w Zamościu przychylił się właśnie do takiego wymiaru kary. Zakazał też ks. Stanisławowi G. przez siedem lat kontaktowania się z pokrzywdzonymi dziećmi i zbliżania się do nich na mniej niż 50 metrów.

    Wyrok jest prawomocny. Ksiądz Stanisław G. wkrótce dostanie wezwanie do stawienia się w zakładzie karnym. Jego sprawą zajmie się teraz watykańska Kongregacji do spraw Nauki i Wiary, która może wydalić księdza-pedofila ze stanu kapłańskiego.

  • Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    La Pontificia Commissione istituita da Papa Francesco punta il dito contro le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia. Il testo della Cei afferma che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità statuale”

    Sulla pedofilia il Vaticano e la Cei non parlano la stessa lingua. La Pontificia Commissione anti abusi istituita da Papa Francesco ha attaccato le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida per combattere la pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Nella dichiarazione dell’organismo presieduto dal cardinale di Boston, il cappuccinoSean Patrick O’Malley, infatti, si legge che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alleautorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Il testo della Cei, bocciato dal Vaticano una prima volta proprio su questo punto e poi emendato senza recepire la modifica che era stata chiesta, afferma che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

    Una posizione contraria a quella ribadita recentemente dal Papa che ha sottolineato che “i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco – ha precisato Bergoglio – la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Eppure ci sono ancora numerosi casi di insabbiamento di questi reati, paragonati da Francesco a una “messa nera“. Ne è prova il fatto che il Papa ha istituito una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti sui minori.

    Il cardinale O’Malley ha voluto anche ribadire che “negli Stati Uniti la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusialle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori – ha aggiunto il porporato – abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei membri di fornire materiali per i corsi offerti a Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per i nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori”.

    La precisazione della Pontificia Commissione anti pedofilia arrivadopo il duro scontro verificatosi proprio al suo interno con l’allontanamento di uno dei suoi 17 membri, l’ex vittima di abusiPeter Saunders. Quest’ultimo aveva duramente criticato il cardinale australiano George Pell, sotto inchiesta nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia del suo clero quando era arcivescovo di Melbourne. Ma Saunders aveva attaccato duramente anche il Papa definendo “oltraggiosa” la nomina di monsignorJuan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, amico personale di Bergoglio, è infatti accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/pedofilia-il-vaticano-sbugiarda-vescovi-denunciare-abusi-allautorita-giudiziaria-e-obbligo-morale/2469130/

  • Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

    Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

    Polemica tra Peter Saunders e la Santa Sede. “Non ho lasciato e non me ne vado”, ha detto il primo in conferenza stampa, dopo che l’organismo aveva dichiarato pubblicamente un “suo periodo di aspettativa”

    Scontro in Vaticano sulla lotta alla pedofilia. L’ex vittima Peter Saunders, messo fuori dalla Commissione vaticana anti abusi del clero dopo le durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa sulle politiche messe in campo per contrastare questi reati, ribatte: “Non ho lasciato e non me ne vado. L’unica persona che mi può rimuovere è colui che mi ha nominato, ovvero il Papa”. In una conferenza stampa, Saunders ha dichiarato di non essere stato messo al corrente della dichiarazione dell’organismo vaticano voluto da Bergoglio per contrastare la pedofilia nella quale si precisava che l’attivista inglese avrebbe preso “un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

    La versione di Saunders, infatti, è assai diversa da quella ufficiale del Vaticano. L’ex vittima ha spiegato che il 6 febbraio 2016 la Commissione anti pedofilia lo ha sfiduciato all’unanimità accusandolo di parlare troppo con i media. “Per me – ha spiegato Saunders ai giornalisti – come sopravvissuto, la Commissione è una vergogna. Essi credono che la pedofilia è dietro di noi, ma non è in alcun modo dietro di noi”. L’attivista inglese, nominato il 17 dicembre 2014 tra i 17 membri dell’organismo vaticano anti abusi del clero istituito da Francesco aveva infatti attaccato duramente il “ministro dell’economia” del Papa, il cardinale australiano Pell sotto processo nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia dei sacerdoti quando era arcivescovo di Melbourne.

    Saunders era stato molto chiaro: “Pell si sta facendo gioco della commissione papale, del Papa, ma soprattutto di tutte le vittime e per questo dovrebbe essere messo da parte e fatto tornare in Australia”. Ora, dopo un botta e risposta durato mesi e diversi certificati medici presentati dal porporato per evitare di rispondere nel suo Paese alle accuse sulla sua gestione dei casi di pedofilia, la Commissione australiana d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori ha deciso che Pell potrà deporre in videoconferenza da Roma. In una prima audizione sempre via webcam dall’Italia, nell’agosto 2014, il porporato aveva paragonato i preti pedofili ai “camionisti che molestano autostoppiste”.

    Ma le critiche di Saunders non avevano risparmiato nemmeno il Papa: “Non può dire una cosa e farne un’altra. Se c’è zero tolleranza nei confronti di chiunque nei ranghi della Chiesa che abusa, allora queste persone devono stare fuori, e si deve rimanere a quel punto. Ho bisogno di sapere perché queste cose non succedono, o altrimenti non c’è alcun motivo per cui io resti in commissione. E sono sicuro che altri la pensano allo stesso modo”. Il riferimento era alla nomina, decisa da Bergoglio, di monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, infatti, amico personale di Francesco, è accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

    Immediata la risposta della Santa Sede alle pesanti critiche di Saunders: “Compito specifico della Commissione sarà quello di proporre al Papa le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa. La Commissione promuoverà, unitamente alla Congregazione per la dottrina della fede, la responsabilità delle Chiese particolari per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili”. Le proposte da sottoporre al Papa riguardano, come riporta un comunicato ufficiale, “la richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di una risposta diretta alle vittime e ai superstiti che li avvicinano; l’istituzione di una Giornata universale di preghiera e di una liturgia penitenziale”, ma anche “stabilire maggiore trasparenza sui processi canonici. Alla prossima assemblea plenaria saranno presentati un rapporto e alcune raccomandazioni e sarà anche attivato un website per condividere le buone norme per la tutela dei minori nel mondo”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/08/vaticano-scontro-sulla-commissione-anti-abusi-lex-vittima-saunders-mai-lasciato-solo-il-papa-mi-puo-cacciare/2443453/

  • Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    CITTA’ DEL VATICANO – Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, egli stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, lascia per ora la Commissione vaticana per la protezione dei minori nella quale lo aveva inserito Papa Francesco.

    “La Commissione Pontificia per la Protezione di minori – si legge in una nota diffusa dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – nell’incontro di oggi ha discusso l’orientamento e gli scopi della Commissione stessa. Come risultato della discussione si è deciso che il signor Peter Sunders prenderà un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

    La decisione, assunta all’interno dell’organismo, arriva a seguito ad affermazioni dello stesso Saunders che ha criticato il cardinale George Pell,superministro vaticano dell’Economia, per aver risposto con certificati medici alle richieste di essere interrogato dalla Commissione governativa australiana che deve far luce sugli abusi nel grande paese, riguardo alla gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di abusi nella diocesi di Melbourne, quando il porporato ne era l’arcivescovo.

    Saunders aveva dichiarato, durante la trasmissione televisiva australiana 60 Minutes, che Pell proverebbe “disprezzo” nei confronti dei bambini vittime di abusi sessuali ad opera dei preti pedofili locali. “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso – aveva detto Saunders – ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti”. Sopravvissuti come lui, ad esempio, che fu a suo tempo vittima di preti pedofili. Saunders ha aggiunto che Pell dovrebbe “farsi da parte, soprattutto perché ha fallito nel proteggere i bambini dagli abusi da parte di ecclesiastici nella chiesa australiana”. Ma alla fine, e per il momento, ad essersi fatto da parte è proprio lui.

    Da parte sua il porporato aveva emesso un comunicato descrivendo le accuse di Saunders come “false”, “fuorvianti” e “oltraggiose”. Il cardinale, che è stato poi anche arcivescovo di Sydney, aveva spiegato che le indagini hanno riportato alla luce vecchie accuse di cui è già stato scagionato da tempo. Tutto ciò evoca un po’ l’immagine biblica di Davide contro Golia, anche per la gigantesca statura fisica di Pell, che soprattutto è il prefetto  del nuovo super dicastero istituito da Bergoglio.

    Ma Saunders non c’è andato leggero, se davvero ha qualificato il cardinale australiano come “sociopatico” per non aver preso i necessari provvedimenti a difesa dei bambini ed essere rimasto “freddo” davanti alla sofferenza delle vittime e dei parenti, sottraendosi alle richieste di chiarimenti. Alla vicenda Pell si è aggiunta poi quella dei preti pedofili della diocesi cilena di Osorno, dove recentemente il vescovo non ha assunto i necessari provvedimenti. E Saunders è nuovamente insorto.

    In particolare, il vescovo cileno Juan Barros viene accusato di aver coperto un sacerdote, Fernando Karadima, che nel 2011 è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Monsignor Barros, di cui Karadima ha accompagnato il cammino vocazionale e che apparteneva alla sua cerchia di amici più stretti.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/06/news/vaticano_commissione_pedofilia_saunders-132841482/

  • Al 7° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito, vittima del prete pedofilo napoletano don Silverio Mura, abbiamo scritto a Papa Francesco.

    Al 7° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito, vittima del prete pedofilo napoletano don Silverio Mura, abbiamo scritto a Papa Francesco.

    Sua Santità,
    le scrivo mentre il sig. Diego Esposito è al settimo giorno di sciopero della fame, per avere verità e giustizia sugli abusi subiti dal prete pedofilo dell’Arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura. Sono il suo legale e sono anche io in sciopero della fame, come altre vittime e loro sostenitori, assistiti dalla Rete l’Abuso.

    Il sig. Esposito le ha scritto due anni fa per denunciare la giustizia negata dalle istituzioni ecclesiastiche. Aveva denunciato dal 2010, in più occasioni, all’Arcidiocesi di Napoli, gli abusi subiti più di 20 anni prima.

    Ricevette una lettera del suo segretario, mons. Becciu, in cui si chiedeva di pregare per lei, Papa Francesco, nell’attesa che il caso fosse sottoposto agli organi competenti. Intanto don Mura insegnava ai bambini delle scuole medie, ignari, come i loro genitori.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede iniziò le indagini che durano da due anni senza che sappiamo nulla del suo esito, senza sapere se il prete sarà processato.
    Lei ha annunciato l’istituzione di un organo giudicante i vescovi che si sono macchiati di gravi negligenze, che non si è mai insediato, impedendoci di sollevare il caso di 6 anni di vana attesa di giustizia da parte dell’Arcidiocesi di Napoli.

    Lei ha proclamato un Giubileo della Misericordia. Misericordia che non ha il sig. Esposito, che, dopo aver minacciato il suicidio, ha perso il lavoro perché la Curia di Napoli lo ha segnalato alla pubblica sicurezza.
    Il sig. Esposito, padre di famiglia, era l’unico sostegno economico alla propria famiglia, prima di perdere il lavoro.
    Noi non le chiediamo niente altro che dia seguito a suoi annunci, ossia che finalmente alle vittime sia data la possibilità di sapere la verità sui peggiori crimini che possa compiere un sacerdote.

    Chiediamo che i loro responsabili siano giudicati, siano puniti, se responsabili, sia loro impedito di avvicinare minori. Chiediamo la riparazione delle malefatte perché non c’è perdono senza giustizia. Non basta invocare preghiere per ottenerlo.
    Durante questo sciopero della fame, nella nostra richiesta di dialogo, abbiamo anche scritto al card. Muller, Prefetto della Congregazione, senza aver risposta.

    Noi pratichiamo la non violenza, armati solo del nostro corpo, della nostra sofferenza, della fame di verità e giustizia, della consapevolezza che il dolore non si spegne e non sarai mai placato se chi ha il potere della verità e giustizia se ne laverà le mani, come Ponzio Pilato.
    La nostra dignità non ce la toglierà nessuna negligenza. Le lascio i nostri saluti.

    Capua 24 gennaio 2016, nel settimo giorno di sciopero della fame del sig. Diego Esposito.
    Avv. Sergio Cavaliere.

  • SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO. ABBIAMO SCRITTO AL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, CHE INDAGA SUI PRETI PEDOFILI.

    SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO. ABBIAMO SCRITTO AL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, CHE INDAGA SUI PRETI PEDOFILI.

    Eminenza reverendissima Card. Gerhard Ludwig Muller, sono l’avv. Sergio Cavaliere, il difensore del sig. Diego Esposito, vittima del prete pedofilo dell’Arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura. Circa due anni fa il sig. Esposito scrisse a Papa Francesco per aver giustizia degli abusi commessi dal sacerdote, dopo aver denunciato vanamente i suoi crimini alla Curia di Napoli, sin dal 2010. Dopo aver avuto rassicurazioni dal Vaticano sull’apertura di un procedimento a carico del sacerdote, nel marzo 2014, dopo aver deposto davanti ai delegati della Congregazione per la dottrina della fede nell’arcidiocesi di Napoli, padre Luigi Ortagli e don Orlando Barba, siamo ancora in attesa di conoscere l’esito delle indagini. Dopo quasi due anni di indagini siamo ancora su un binario morto.

    Nel frattempo il sig. Esposito, in preda alla disperazione per la mancata giustizia, avendo minacciato il suicidio, è stato anche segnalato dalla Curia di Napoli alla Pubblica Sicurezza.

    Ci domandiamo quando vedremo quella attenzione e quella giustizia per le vittime tanto esaltata nei discorsi di papa Francesco. Ci domandiamo dove inizia la Misericordia decantata in questo Giubileo dalla Chiesa cattolica per le vittime degli abusi sessuali del clero cattolico. Ci domandiamo quando queste indagini avranno fine, quando inizierà il processo a carico di don Silverio Mura, quando ci sarà riparazione per i suoi crimini.

    Il nostro mezzo per avere risposte è uno strumento non violento di dialogo, lo sciopero della fame, per testimoniare ancora una volta, col proprio corpo, il sacrificio umano di chi chiede verità e giustizia per il più orrendo crimine che possa commettere un sacerdote. Un crimine impunito da quasi 30 anni. Il nostro corpo è offerto al vostro sacrificio. Ve lo lasciamo in pegno in cambio di una risposta, come fame e sete di verità e giustizia.

    Capua 19 gennaio 2016, nel secondo giorno di sciopero della fame del sig. Diego Esposito.

    Avv. Sergio Cavaliere.

  • Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    NAPOLI – «Basta essere presi in giro, ora voglio i fatti» dice alla Rete l’Abuso Onlus Diego, napoletano, vittima di pedofilia. «Dopo 6 anni di attesa che sono pesati come un macigno sulla sua vita, quella della moglie e i suoi 2 figli – è la nota dell’associazione – Diego ha deciso di intraprendere una clamorosa protesta, lo sciopero della fame ad oltranza. Diego è tra le altre cose l’unica delle vittime della Rete L’Abuso ad aver ricevuto una risposta scritta dal Vaticano, nella quale gli si prometteva di intervenire, ma dopo più di 2 anni, dopo l’assordante silenzio della Diocesi di Napoli che per ora si è limitata a nascondere il prete – riferisce la Rete sul suo sito – Diego non ce la fa più». «Le vittime chiedono giustizia e vedere impunito il proprio carnefice non è giustizia, ma un’ulteriore violenza», commenta. Con una breve nota inviata da Diego alla Segreteria di Stato Vaticana, alla Diocesi di Napoli, al cardinale Sepe e al vescovo Lemmo, annuncia che se entro 7 giorni non vedrà alcuna iniziativa concreta inizierà la sua civile protesta.

    La storia è stata raccontata anche dal quotidiano La Repubblica. Diego, quarant’anni, accusa il suo ex insegnante di religione di aver abusato di lui quando ne aveva undici. Il Santo Padre risponde imponendo alla diocesi di Napoli di indagare mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale. E’ all’inizio del marzo 2014 che Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia accusando la Curia di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. «Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana» racconta. La missiva, datata 26 marzo 2014 firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: «Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica». La lettera informa inoltre che quanto comunicato «è stato portato all’attenzione del Dicastero competente».

    Il 14 novembre successivo, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre «per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico di (…)». A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono il vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e il vice cancelliere della Curia partenopea. «Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare accertamenti» spiega Diego.

    I fatti già denunciati a Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. Quel pomeriggio, racconta, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze dureranno per anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Molti anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri. Nel 2010 presenta una formale denuncia alla stazione dei carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli e scopre che il reato ipotizzato è caduto in prescrizione, allora contatta la diocesi: «Il cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita».

    Dal 2010 al 2013 il presunto colpevole ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie la Rete L’Abuso, l’associazione di vittime di pedofilia, scopre l’ex parroco di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli) ad insegnare religione nell’istituto alberghiero Russo di Cicciano (diocesi di Nola) anche nell’anno scolastico 2012-2013.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/sociale/16_gennaio_12/vittima-prete-pedofilo-annuncia-sciopero-fame-oltranza-a8c5e79c-b953-11e5-b75a-169ae49dadd0.shtml?refresh_ce-cp

  • Il garante per la Protezione dei Dati Personali e GOOGLE rigettano le segnalazioni di don Francesco Rutigliano nei confronti della Rete L’ABUSO.

    Il garante per la Protezione dei Dati Personali e GOOGLE rigettano le segnalazioni di don Francesco Rutigliano nei confronti della Rete L’ABUSO.

    Il 27 ottobre scorso, a seguito di una denuncia depositata al Garante dal sacerdote Francesco Rutigliano il quale ci contestava la pubblicazione di alcuni articoli (tratti da Calabria Ora) a lui riferiti e riguardanti un provvedimento del Santo Uffizio che lo riconosceva “colpevole del delitto di abuso di minore con l’aggravante di abuso di dignità o ufficio”  il Garante per la Protezione dei dati personali ci comunicava l’apertura di un procedimento nei confronti della rete l’ABUSO Onlus e del suo legale rappresentante con oggetto “Diffusione di dati personali” .

    Nei giorni scorsi il Garante si è pronunciato ufficialmente ritenendo improcedibile  la denuncia di don Francesco Rutigliano e osservando che: “impropriamente si invoca la legge 675/1996 non più vigente in quanto abrogata dal codice in materia di protezione dei dati personali, d.lgs 30 giugno 2003, n.196” .

    Il Garante sottolinea anche che la documentazione fornita dal sacerdote risulta imprecisa e non circostanziata (viene allegato un breve articolo che il segnalante asserisce essere di Calabria Ora e che peraltro riporta la data del 2008, non pertinente agli argomenti in questione; viene allegata una mail di asserite scuse ma non si hanno elementi oggettivi di riscontro su chi l’avrebbe inviata e in quale contesto; da ultimo si fa riferimento ad una persistente pubblicazione sul sito Calabria Ora che, invece, allo stato, non risulta attivo).

    Secondo il garante le pubblicazioni fatte sul sito della Rete L’ABUSO Onlus non configurano una violazione del trattamento dei dati personali perché quelle pubblicazioni traggono origine da un documento effettivamente adottato dalla congregazione per la dottrina della Fede, attualmente mai contestato dal sacerdote.

    La pubblicazione degli articoli in oggetto sul sito della rete L’ABUSO, sempre secondo il Garante, rivestono “un interesse sociale, tenuto conto del tipo di condotta contestata e del ruolo di rilievo pubblico svolto dal segnalante. Trova pertanto applicazione, nel caso di specie, la disciplina particolare dettata per l’attività giornalistica (art. 136-139 del codice) la quale stabilisce che il giornalista (o il soggetto ad esso equiparato ai sensi dell’art. 136 del codice) può diffondere dati personali anche senza il consenso dell’interessato, nei limiti del diritto di cronaca “e, in particolare quello dell’essenzialità dell’informazione rispetto ai fatti di interesse pubblico” (art 137comma 3 del codice). Per questi motivi le contestazioni vanno fatte eventualmente all’Autorità giudiziaria e non al Garante.

    Il Garante sottolinea inoltre che don Francesco Rutigliano ha rilasciato alla redazione della Rete L’ABUSO un’intervista nella quale ha potuto formulare osservazioni e repliche in merito a quanto contestatogli nel decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Nei confronti della Rete L’ABUSO e della Casa della Legalità, il Garante invita a rimuovere, peraltro spontaneamente, i particolari contenuti nel decreto della Congregazione riferiti all’organo sessuale del sacerdote.

    Anche riguardo al diritto all’oblio invocato dal sacerdote, il motore di Ricerca GOOGLE non ha accolto la richiesta di rimozione rilevando che il poco tempo trascorso dalla vicenda, l’attualità della stessa, il ruolo di rilievo pubblico svolto da don Francesco Rutigliano, non consentono di pervenire a diversa conclusione tenuto conto dei criteri individuati nelle linee guida adottate dal WP29 il 20 novembre del 2014.

    Provvedimento Garante

    L’Ufficio di Presidenza

  • L’autopsia su Wesolowski esclude cause non naturali per la sua morte

    L’autopsia su Wesolowski esclude cause non naturali per la sua morte

    L’ex nunzio polacco in Repubblica Domenicana è deceduto lo scorso 27 agosto mentre era sotto processo in Vaticano per pedofilia

    La morte di monsignor Jozef Wesolowski, ex-nunzio apostolico polacco in Repubblica Domenicana, morto il 27 agosto scorso mentre era sotto processo in Vaticano per pedofilia, «è ascrivibile a un evento naturale (infarto acuto del miocardio)»: lo stabilisce l’autopsia che, a quanto riferisce un comunicato della Sala stampa vaticana, esclude, dunque, «altre cause esogene».

    Il 14 dicembre 2015, riferisce il comunicato vaticano, «è stata depositata, nella cancelleria del Tribunale di I Istanza dello Stato della Città del Vaticano, la relazione sugli esami chimico-tossicologici effettuati sui prelievi eseguiti nel corso dell’autopsia sulla salma di Jozef Wesolowski. Le conclusioni della relazione hanno definitivamente confermato quanto gia emerso dall’esame necroscopico, vale a dire che la morte è ascrivibile a un evento naturale (infarto acuto del miocardio), con esclusione di altre cause esogene. I vari accertamenti sono stati condotti, nel rigoroso rispetto delle indicazioni derivanti dalle linee guida e dai protocolli riconosciuti in ambito internazionale, da un collegio di medici legali nominato dal promotore di Giustizia dello Stato l’indomani dell’improvviso decesso del prelato».

    Il Tribunale vaticano aveva rinviato a giudizio per pedofilia e detenzione di materiale pedo-pornografico l’ex-diplomatico vaticano. L’uomo, ormai ex-presule, era già stato dimesso dallo stato clericale con una sentenza canonica della Congregazione per la Dottrina della Fede (alla quale ha fatto appello). Era da mesi agli arresti domiciliari in Vaticano. Il processo all’ex-presule era stato avviato e sospeso dopo pochi minuti, lo scorso 11 luglio, contumace l’imputato a seguito di un malore, a data da destinarsi. Il 28 agosto la Sala stampa vaticana riferiva: «Alle prime ore di questa mattina è stato trovato defunto nella sua abitazione in Vaticano Józef Wesolowski, già nunzio apostolico. È subito intervenuta l’autorità vaticana per i primi accertamenti, i quali indicano che la morte è dovuta a cause naturali. Il promotore di Giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto».

    http://www.lastampa.it/2015/12/18/vaticaninsider/ita/vaticano/autopsia-su-wesolowski-esclude-cause-non-naturali-per-la-sua-morte-ORUAvRdDwJBb9511MxBxTJ/pagina.html

  • Il cardinal Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, accusato di aver sottratto soldi alle indagini sui casi di pedofilia

    Il cardinal Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, accusato di aver sottratto soldi alle indagini sui casi di pedofilia

    L’arcivescovo tedesco Gerhard Ludwig Müller, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato coinvolto in un nuovo scandalo finanziario legato al Vaticano.
    Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, una perquisizione del suo ufficio avrebbe portato alla luce 20.000 euro in contanti nascosti dietro ad scatola di wuerstel. La somma proverrebbe da un fondo per le ricerche sugli atti di pedofilia all’interno della chiesa, e sarebbero stati prelevati da Müller per alcune sue spese private.
    Gli investigatori finanziari del Vaticano erano entrati nei suoi uffici dopo che Mueller si era rifiutato di consegnare alcuni documenti. Ora, in virtù del ritrovamento effettuato, l’ex vescovo di Ratisbona è stato messo sotto inchiesta delle autorità vaticane.
    Müller è considerato uno degli uomini più importanti della Chiesa Cattolica e uno stretto confidente del Papa.

    http://gayburg.blogspot.it/2015/12/il-cardinal-muller-prefetto-della.html