Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Congregazione per la dottrina della fede

  • Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    A Ginevra si è parlato dell’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo (Convention on the Rights of the Child, Crc). Nel Rapporto della Santa Sede il nunzio Tomasi ribadisce l’impegno della Chiesa per contrastare il crimine degli abusi.

    Oggi a Ginevra la sede delle Nazioni Unite è stata teatro di una discussione sull’applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.

    In particolare sono stati esaminati i rapporti sull’applicazione in alcuni stati della convenzione. Il rapporto della Santa Sede è stato presentato da monsignor Silvano Maria Tomasi, Nunzio Apostolico della Santa Sede alle Nazioni Unite a Ginevra. Tomasi ha ribadito a chiare lettere l’impegno della Chiesa per affrontare il crimine degli abusi, sia a livello centrale che a livello periferico, nelle singole realtà a cominciare dalle strutture educative. È stato ripercorso l’impegno degli ultimi papi per contrastare la pedofilia, da Giovanni Paolo II, da BenedettoXVI e da papa Francesco.

    Il rappresentante vaticano ha poi ricordato che a dicembre scorso Papa Francesco ha deciso di istituire una commissione “ad hoc” per la prevenzione della pedofilia del clero. Tomasi ha pure fatto un implicito riferimento al caso di un diplomatico vaticano “cittadino dello Stato della Città del Vaticano,  messo sotto indagine per presunti crimini sessuali compiuti contro bambini al di fuori del territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Riferimento al caso dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Jozef Wesolowski, indagato nel paese latino-americano e in Polonia, dimesso da rappresentante vaticano il 21 agosto e richiamato da allora da Roma.

    Interpellato sul nodo della non-estradizione dagli esperti dell’Onu, Tomasi ha peraltro ribadito che, in forza delle nuove norme approvate da Papa Francesco, Wesolowski verrà processato in Vaticano (e non dunque estradato) in quanto diplomatico della Santa Sede. L’ex nunzio sarà processato, non solo, canonicamente, dalla congregazione per la Dottrina della fede, ma anche, penalmente, dal tribunale vaticano. L’indagine, ha detto Tomasi, è in corso e il presule polacco sarà giudicato con “la severità che merita”.

    http://www.gdp.ch/notizie/esteri/vaticano-allonu-saremo-esempio-contro-la-pedofilia-id8631.html

  • Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

    Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

     612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati.

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI

    Le statistiche sul biennio 2011-12 sono contenute in un documento elaborato dalla Santa Sede per difendersi davanti a una commissione Onu a Ginevra. E mostrano la massiccia crescita del numero di religiosi rimossi rispetto al 2008-2009, quando furono 170. Ma la Santa Sede: “Dati errati”

    17 gennaio 2014

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI(ansa)
    CITTA’ DEL VATICANO – Un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12 contiene dei numeri impressionanti e finora sconosciuti: Benedetto XVI, ha riportato allo stato laicale circa 400 preti accusati di molestie a bambini. Questa la notizia diffusa oggi dall’Associated Press, in parte smentita dalla Santa Sede: “Si tratta di dati errati”, dice padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana.

    Le statistiche del biennio – scrive l’agenzia – rivelano la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano per la prima volta ha diffuso quel genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato solo il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    Il documento, ottenuto oggi dall’Ap che ne dà notizia sul suo sito, è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, riunitasi questa settimana proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano. Statistiche tratte dalle attività dei suoi vari uffici, inclusa la Congregazione per la Dotrrina della Fede, che valuta le sagnalazioni sugli abusi sessuali.

    Rispondendo alle domande della Commissione, l’arcivescovo Silvano Tomasi, ambasciatore vaticano in Svizzera, avrebbe utilizzato solo alcune delle statistiche riportate nel documento di cui scrive l’Ap. E una fonte della stessa Commissione nega che l’organismo Onu abbia mai ricevuto il documento.

    Sebbene pubblici, quei documenti non sono disponibili o venduti fuori Roma e normalmente si trovano in Vaticano o nelle biblioteche dell’Università Cattolica. L’analisi fatta dalla Ap spiega che le fonti utilizzate per redigere il documento mostrano la notevole evoluzione nelle procedure della Santa Sede in merito ai casi di preti pedofili a partire dal 2001, quando il vaticano ordinò ai vescovi di segnalare i casi in cui le accuse fossero credibili.

    In base alle norme adottate dal 2001 con l’azione di Ratzinger, la Congregazione nper la Dottrina della Fede analizza ogni caso arrivato alla Santa Sede e istruisce i vescovi su come procedere. E in ogni passaggio della procedura al prete è concesso di difendersi. La Congregazione ha iniziato a produrre le cifre solo a partire dal 2005.

    La precisazione della Santa Sede. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che la notizia diffusa dalla Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
    Nel volume – spiega il portavoce vaticano – si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori”
    . Tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17…o_xvi-76230818/

  • Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    BBC accusato di pregiudizio anti-cattolico
    Arcivescovo cattolico di Birmingham Vincent Nichols
    Mr Nichols ha parlato a nome dei cattolici in Inghilterra e Galles
    L’arcivescovo cattolico di Birmingham ha criticato sezioni della BBC, accusandoli di pregiudizio anti-cattolico.

    SER Mons. Vincent Nichols ha detto parti della notizie e attualità reparto della società è apparso per visualizzare la Chiesa cattolica “ostilità”.

    Le sue osservazioni sono state fatte prima di tre programmi che ha detto criticato la Chiesa cattolica.

    In una dichiarazione rilasciata a Londra il Lunedi, ha detto un programma in particolare, era “offensivo per tutti i cattolici in questo paese”.

    Papa caricaturale

    I tre programmi dovute ad essere trasmesso sono Kenyon Confronts, che indaga accuse di pedofilia nella chiesa, un programma documentario Panorama chiamato Sex and the Holy City e una serie animata BBC Three Popetown, in cui il Papa è caricaturale.

    L’arcivescovo ha individuato Kenyon Confronts per particolari critiche e nella sua dichiarazione ha detto che il programma è stato incentrato sulla “vecchie” le denunce di abusi che erano stati adeguatamente studiati.

    Egli ha anche affermato i ricercatori per il programma erano avvicinati sacerdoti dell’arcidiocesi di Birmingham in modo aggressivo, tra cui una presunta chiamata a uno nelle prime ore del mattino.

    Un 79-anno-vecchio prete è stato telefonò da un giornalista che agisce per la società il giorno il sacerdote aveva lasciato l’ospedale dopo l’intervento chirurgico, ha detto.

    E ‘offensivo per tutti i cattolici in questo paese
    SER Mons. Vincent Nichols su Kenyon Confronts

    Egli ha affermato un altro anziano sacerdote era stato “conquistato” da un giornalista in una casa di cura.

    Nella dichiarazione, l’arcivescovo ha detto: “La BBC è una grande società e le mie obiezioni non sono diffusi in tutta la BBC o di fare con la BBC come istituzione.

    «Ma ci sono chiaramente elementi o individui, soprattutto – per quanto posso dire – nei notizie e attualità, che sembrano avvicinarsi alla Chiesa cattolica con grande ostilità.

    “Certamente la comunità cattolica è stufo di vedere un servizio pubblico con il canone da pagare giornalisti senza scrupoli che cercano di ri-diffondere notizie vecchie e di trasmettere programmi che sono così fazioso e ostile. Troppo è troppo.”

    ‘Falso’

    Ha anche detto che i piani per la BBC per segnare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II e la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la proiezione del programma Panorama Sex and the Holy City non ha riconosciuto il “significato emotivo e storico di questi momenti” .

    Una dichiarazione BBC ha detto Kenyon Confronts stava esaminando come la chiesa cattolica trattare le vittime di abusi sui minori passato.

    La dichiarazione ha detto: “Si dà voce a coloro che si sentono i loro casi dovrebbero essere sentite.

    “Riconosciamo l’arcivescovo ha preoccupazioni per il programma. Crediamo che sia una questione di grave interesse pubblico che saranno abbastanza esaminato e segnalato.

    “Prendiamo la grande cura per rispecchiare tutte le fedi nel Regno Unito e in programma per celebrare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II attraverso la radio, la televisione e online. Avremo anche segnare la beatificazione di Madre Teresa per il nostro pubblico in patria e all’estero.”

    La critica dell’arcivescovo arriva dopo i tentativi da parte dell’arcivescovo di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, per disegnare una linea sotto il sesso del bambino scandali di abusi nella Chiesa cattolica.

    Il Cardinale Murphy-O’Connor ha chiesto scusa per il suo “errore” nella nomina Padre Michael Hill come cappellano in aeroporto di Gatwick nel 1985.

    Il sacerdote è stato arrestato l’anno scorso dopo essersi dichiarato colpevole di sei reati di offesa al pudore contro tre ragazzi.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3196222.stm

    Thursday, 16 October, 2003, 09:54 GMT 10:54 UK
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    Church sex files ‘should stay closed’
    Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols
    Archbishop Nichols believes sections of the BBC are “hostile”
    A Roman Catholic Archbishop has said there is no reason to reopen the Church’s files on sexual abuse for independent investigation.

    The Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols, was responding to calls made in the Kenyon Confronts programme, broadcast on BBC One on Wednesday night.

    He said he was “profoundly sorry” for the damage done by the Church, but said its files should remain private.

    Archbishop Nichols, who recently criticised sections of the BBC as “hostile” towards the Roman Catholic Church, said the programme should not have been shown on the eve of the silver jubilee of Pope John Paul II.

    New cases

    He said: “I appreciate the damage that is done by childhood abuse and the hurt that remains long after those events.

    “I have personally met all but one of those mentioned in this programme. I am profoundly sorry for the injuries caused by Catholic priests.”

    But he added: “This programme also called for the Catholic Church’s files on child sexual abuse to be opened to independent scrutiny.

    “The programme implied that this would reveal significant numbers of new cases and new victims of child abuse.

    “There is no evidence to support this opinion.

    Police request

    “The facts are that the files of the Archdiocese of Birmingham back to the 1950s were thoroughly inspected three years ago in order to make sure that there are no hidden cases.

    “Files have been opened to the police on request.”

    The programme found more than half of Catholic priests surveyed said they thought the Church had dealt inadequately with alleged abuse by priests.

    An ICM poll also found three-quarters of priests surveyed said their training had not prepared them for dealing with allegations of child sex abuse.

    Just over half those questioned said they trusted the Church to take care of problems with its own clergy.

    The Archbishop, who is chairman of the Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, recently said the Church still has “a lot to learn” about dealing with child sex abuse allegations.

    Roma 02/10/2006 09:50
    CHIESA CATTOLICA CRITICA BBC PER PROGRAMMA SU PRETI PEDOFILI

    Roma, 2 ott. (Apcom) – La Chiesa cattolica ha criticato la Bbc per aver mandato in onda un documentario in cui si accusa la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arvicescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Nel programma si è parlato di un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – scritto nel 1962, che apparentemente fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla Chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. La Chiesa cattolica afferma invece che il documento non ha nulla a che vedere con questa questione, e riguarderebbe invece l’uso improprio delle confessioni. L’arcivescovo Nichols, che ha parlato a nome dei vescovi cattolici in Inghilterra e in Galles, ha detto che “il documentario fornisce una interpretazione errata di due documenti del Vaticano, per collegare la figura del Papa all’orrore degli abusi sessuali”.

    Fonte: http://today.reuters.it/

    Vescovi Gb: False accuse a Papa di aver insabbiato abusi bimbi
    lunedì, 2 ottobre 2006 11.00
    di Deborah Haynes
    LONDRA (Reuters) – I vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles hanno bollato come “falso e interamente ingannevole” un documentario della Bbc sul presunto insabbiamento di abusi sessuali su minori in base a un sistema messo in opera da da Benedetto XVI prima di diventare Papa.
    Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate di Inghilterra e Galles, vuole scrivere questa settimana a Mark Thompson, direttore generale della British Broadcasting Corporation (Bbc), per protestare contro il programma, trasmesso ieri.
    Il documentario di “Panorama”, programma di attualità di punta della Bbc, prendeva in esame quello che è stato descritto come un documento segreto scritto nel 1962 che fissa una procedura riguardo agli abusi su bambini all’interno della Chiesa.
    Il documento impone un giuramento di segretezza su vittima, sacerdote coinvolto ed eventuali testimoni. La rottura del giuramento comporterebbe la scomunica, dice la Bbc.
    “La procedura mirava a proteggere la reputazione del sacerdote finché la Chiesa avesse indagato, ma in pratica può offrire un modello per l’insabbiamento”, dice il documentario della Bbc.
    “L’uomo incaricato di attuarlo per 20 anni fu il cardinale Joseph Ratzinger”, ha detto nel programma “Reati sessuali e Vaticano” il giornalista Colm O’Gorman.
    Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede, responsabile dell’attuazione della dottrina, dal 1981 fino alla sua elezione nell’aprile 2005.
    Il Vaticano oggi ha detto che sta esaminando la trascrizione del programma, ma per il momento non ha rilasciato commenti.
    In risposta al documentario, l’arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, nell’Inghilterra centrale, ha detto che la Bbc dovrebbe “vergognarsi dello standard del giornalismo usato per mettere in piedi questo infondato attacco a Papa Benedetto XVI”.
    L’arcivescovo dice che ci sono due filoni nel documentario, uno che mette in luce casi di abusi su bambini da parte di preti – un reato che la Chiesa cattolica ha trattato con serietà, attenzione e trasparenza – e l’altro che costituisce un attacco il Vaticano.
    “Questo aspetto del programma è falso e interamente ingannevole”, ha detto Nichols in un comunicato sottoscritto dai vescovi di Inghilterra e Galles.
    “E’ falso perché travisa due documenti del Vaticano e li usa in modo ingannevole per collegare gli orrori degli abusi sui bambini alla persona del Papa”. Il secondo documento citato dalla Bbc è un aggiornamento del 2001 al testo originale.
    La Bbc difende il proprio documentario. “La protezione dei bambini è chiaramente una questione assolutamente di interesse pubblico”, ha detto in un comunicato in risposta alle critiche del vescovi.
    “La Bbc sostiene il programma di stanotte ’Panorama’, e invita gli spettatori a farsi una loro opinione una volta che l’abbiano visto”.

    Fonte: www.corriere.it/
    02 ott 09:53 Gran Bretagna: pedofilia, chiesa cattolica critica Bbc
    ROMA – La chiesa cattolica accusa un documentario mandato in onda dalla Bbc in cui si descrive la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Il programma ha citato un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – del 1962, che fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. (Agr)

  • Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

    Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

     La Procura distrettuale di Varsavia chiede alla Santa Sede informazioni sullo status legale di monsignor Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. Padre Lombardi: “Non è stata una richiesta di estradizione. Il monsignore gode di immunità diplomatica ed è già indagato dalla Congregazione per la dottrina della fede”

    CITTA’ DEL VATICANO – La Polonia ha chiesto informazioni al Vaticano sullo status legale dell’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. La richiesta è giunta dalla Procura distrettuale di Varsavia.

    Alla magistratura polacca, riferisce un portavoce della procura, il Vaticano ha risposto che l’ex nunzio Wesolowski gode di immunità diplomatica e, in ogni caso, la Santa Sede non autorizza l’estradizione dei suoi cittadini. Monsignor Wesolowski lo scorso agosto è stato richiamato in Vaticano dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo, cardinale Nicols Lopez Rodriguez, aveva informato Papa Francesco delle accuse di pedofilia che lo interessavano.

    L’ex nunzio potrebbe essere processato da quattro diversi tribunali: oltre a due vaticani, sono competenti sui suoi reati i giudici della Repubblica Domenicana e quelli della Polonia, la sua patria, che in base ad accordi internazionali persegue i reati di abuso compiuti all’estero dei suoi cittadini.

    Padre Federico Lombardi, capo della Sala Stampa vaticana, ha confermato la richiesta della procura, inoltrata tramite l’ambasciata vaticana a Varsavia, sottolineando come si sia trattato di una richiesta di informazioni e non di estradizione. Lo stesso Lombardi ha inoltre spiegato che l’arcivescovo Jozef Wesolowski è già indagato dalla magistratura vaticana per le gravissime violazioni al diritto canonico e al codice penale della Santa Sede.

    “Non c’è stata, ed è priva di fondamento, qualsiasi richiesta alla Santa Sede di estradizione e non si può parlare neanche di canali diplomatici”, ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana. “Contrariamente a quanto circolato in alcune notizie di stampa – ha ribadito padre lombardi – non si può quindi assolutamente parlare di richiesta di estradizione”. La nunziatura, ha spiegato ancora padre lombardi, “ha dato risposte relative allo status diplomatico di monsignor Wesolowski e alla sua attuale residenza”.

    Lombardi non ha rivelato il luogo dove attualmente risiede l’arcivescovo inquisito per gravissimi reati, ma ha tenuto a sottolineare che “Wesolowski è a disposizione dei superiori”, quindi non si è reso irreperibile. Dal punto di vista canonico, monsignor Wesolowski è sottoposto all’indagine della Congregazione per la dottrina della fede ed è in attesa di giudizio. Essendo anche cittadino vaticano e in quanto membro del servizio diplomatico, ha rilevato padre Lombardi, “la competenza penale sul suo caso appartiene anche agli organi giudiziari della Stato della Città del Vaticano, che stanno compiendo l’iter documentario e testimoniale necessario per il giudizio di loro competenza”.

    Tra le dichiarazioni contro l’ex-nunzio Wesolowski, quelle di un diacono suo collaboratore che ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Accuse contestate dalla Conferenza episcopale dominicana, secondo cui non ci sono prove di abusi su minori. La gestione del caso appare molto delicata per lo stesso Papa Francesco, promotore tra l’altro di una commissione internazionale contro la pedofilia. Sicuramente la vicenda sarà al centro anche dei colloqui con i vescovi polacchi in visita Ad Limina che Bergoglio riceverà il mese prossimo.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/11/news/vaticano_a_polonia_non_estradiamo_nostri_cittadini-75655118/

  • Preti pedofili, ogni anno 600 denunce all’ex Sant’Uffizio. Abusi sui minori hanno sconvolto chiese di tutti i continenti

    Preti pedofili, ogni anno 600 denunce all’ex Sant’Uffizio. Abusi sui minori hanno sconvolto chiese di tutti i continenti

    Uno degli scandali più pesanti per la Chiesa Cattolica, che ha coinvolto le comunità ecclesiali di tutto il mondo: gli abusi sui minori da parte di esponenti del clero hanno colpito duramente l’immagine e il prestigio di esponenti di spicco della gerarchia, anche cardinali, spesso accusati, se non direttamente, almeno di non aver contrastato con efficacia gli abusi.

    I numeri, forniti dal Vaticano a inizio 2013, non lasciano dubbi: il picco delle denunce di abusi ricevuti dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, è stato nel 2004, con 800 denunce, mentre mentre negli ultimi tre anni ci si è attestati sui 600 casi all’anno, che in maggioranza riguardano abusi commessi dal 1965 al 1985, come ha spiegato don Robert Oliver, da meno di un anno promotore di giustizia della Congregazione. Denunce di tipo “canonico”, perché poi esistono le denunce alle autorità giudiziaria.

    Gli abusi sui bambini da parte dei prelati hanno rappresentato un vero e proprio “tornado” fin dall’inizio del pontificato di Benedetto XVI, sconvolgendo intere chiese nazionali, in particolare negli Stati Uniti, ma anche in Irlanda, Olanda, nella stessa Germania. Rivelazioni da parte di uomini della chiesa, soprattutto negli Stati Uniti, erano partite già prima dell’arrivo di Papa Ratzinger nell’aprile del 2005 al soglio pontificio, ma è negli anni successivi che lo scandalo si è allargato anche in America Latina e in Europa, soprattutto in Irlanda, dove sono emersi i crimini commessi da sacerdoti troppo spesso coperti dalla gerarchia.

    Le denunce delle vittime sono stata sempre più frequenti, aiutate da associazioni, sostenute da avvocati che spesso hanno chiesto risarcimenti milionari, in particolare negli Stati Uniti. E gli attacchi da parte della stampa di tutto il mondo sono stati all’ordine del giorno. Una pressione sempre più forte, tanto che nell’ottobre del 2006 Benedetto XVI reagì parlando degli abusi sessuali commessi dal clero come di “crimini enormi”, raccomandando di “stabilire sempre la verità” e di “portare sostegno alle vittime”. Inoltre, nel 2010 nel corso del suo viaggio a Malta, Ratzinger aveva deciso di incontrare personalmente alcune vittime, chiedendo loro scusa a nome della Chiesa e, come hanno raccontato gli stessi protagonisti, piangendo per l’emozione.

    E lo scandalo pedofilia ha pesato anche sul conclave: oltre al caso del porporato scozzese O’Brien, che non ha partecipato all’elezione di Bergoglio dopo le rivelazioni su suoi approcci sessuali nei confronti di seminaristi, lo Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, aveva stilato una lista di 12 cardinali da non eleggere “per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate”.

    Ora tutta la vicenda pedofilia passerà al vaglio della commissione voluta da Bergoglio, creata con lo scopo primario della protezione dei minori.

    http://www.huffingtonpost.it/2013/12/05/preti-pedofili-600-denunce-ogni-anno_n_4392351.html

  • Pedofilia, Legionari di Cristo ammettono gli abusi sui minorenni

    Pedofilia, Legionari di Cristo ammettono gli abusi sui minorenni

    La congregazione cattolica ha ammesso che nove dei suoi sacerdoti, incluso il fondatore Marcial Maciel, si sono macchiati di abusi su minorenni in particolare negli Stati Uniti

    ROMA – Pedofilia: la congregazione cattolica deiLegionari di Cristo ha riconosciuto le sue colpe.

    Scrive l’agenzia Asca che i Legionari di Cristo hanno ammesso che:

    “nove dei suoi sacerdoti, incluso il fondatoreMarcial Maciel, si sono macchiati di abusi su minorenni in particolare negli Stati Uniti. La reputazione della congregazione era stata già oscurata nei mesi scorsi dopo le rivelazioni su Maciel, che fondò il gruppo in Messico nel 1941, accusato di aver violentato otto giovani seminaristi e di essere anche padre di un figlio. Padre Sylvester Heereman, direttore generale del gruppo, ha detto che le indagini hanno mostrato “una realtà dolorosa e orribile” e ha promesso tutto il suo impegno per contrastare ogni genere di abuso. Due dei preti sono stati sospesi dall’esercizio sacerdotale e ad altri sette sono state imposte delle “sanzioni personali e riguardanti il loro ministero”.

    Nell’inchiesta condotta secondo la legge canonica erano stati messi sotto esame i comportamenti dei 35 sacerdoti. In 14 casi non si sono riscontrati abusi, mentre altri 10 sono ancora sotto indagine. Uno di quelli verificati è quello di padre William Izquierdo, ex insegnante di una scuola della Legione in Connecticut, fra il 1982 e il 1994, periodo in cui “ha abusato sessualmente di un novizio”. Izquierdo non riceverà alcuna punizione: ha 85 anni, si trova in un “avanzato stato di demenza” e in ogni caso non esercita più il suo ministero dal 2008.

    Una vicenda descritta in modo più approfondito da Vatican Insider su La Stampa:

    In una lettera a tutti i membri dei Legionari di Cristo, padre Sylvester Heerman ha spiegato, dopo l’annuncio del cardinale O’Malley sulla creazione di una commissione speciale per la tutela dei minori nella Santa Sede, i progressi e le linee guide adottate dalla congregazione riguardo alla trasparenza nei casi di abuso sessuale da parte dei suoi membri e anche nella prevenzione di questi drammatici episodi.

    Senza dimenticare di avere presente la figura del loro fondatore, Marcial Maciel Degollado, come avvertimento sulla sofferenza e le ferite provocate da questa piaga, i legionari si preparano al prossimo Capitolo generale, in programma per gennaio prossimo. Per questo motivo, il vicario generale ha spiegato le azioni intraprese dalle autorità della congregazione per la prevenzione degli abusi e nella collaborazione con le autorità civili in assoluta trasparenza. «Il governo generale della Legione – scrive padre Heereman – ha prescritto che in tutti i luoghi nei quali siano presenti mezzi per proteggere l’integrità dei minori affidati alla nostra cura pastorale e per rispondere prontamente e con professionalità ad ogni denuncia».

    La congregazione sta facendo tutto il possibile per rispondere al richiamo della Santa Sede a lottare con più decisione contro i crimini degli abusi sessuali. Padre Heereman ha anche spiegato che nel corso degli ultimi anni si sono creati dei programmi molto precisi per garantire la sicurezza negli ambienti e adottare un ferreo codice di condotta, ma, ha ribadito «la prevenzione di futuri incidenti e la guarigione delle vittime (note e ignote che ci siano) costituiscono la nostra prima priorità. Per ciò, a volte sarà anche necessario che i superiori della congregazione siano collaborativi sulle denunce ricevute e anche sugli esiti delle inchieste».

    Ed è proprio quello che ha fatto oggi il direttore territoriale della Legione in America del Nord, padre Luis Garza, che ha informato sul caso che vede coinvolto padre Guillermo Izquierdo, 85 anni, autore di abusi su un novizio durante gli anni Novanta in Cheshire, negli Stati Uniti. Oltre aver informato le autorità locali, la Legione ha anche chiesto un’indagine indipendente alla società Praesidium Inc., terminata nell’agosto 2013. Le conclusioni sono state presentate e poi esaminate, in ottobre, dal consiglio che si occupano dei casi di abusi nella Legione negli Stati Uniti.

    «Dopo aver controllato quest’informazione, non abbiamo motivi per dubitare che ci sia stato un abuso sessuale contro un minore», ha detto padre Garza, che ha anche informato l’accaduto alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla fine, il pedofilo ultraottantenne, cui è stata diagnostico dai medici uno stato avanzato di demenza senile, ha smesso di esercitare il suo ministero nel 2008 ed è stato trasferito in una casa di riposo.

    «Nonostante il dolore che provocano queste notizie – ha concluso Garza –, sappiamo che condividerle adeguatamente costituisce un paso necessario nel processo di guarigione e nella protezione di coloro che sono sotto la nostra cura pastorale», e per questo motivo «voglio assicurare nuovamente tutti i membri della nostra congregazione, i loro genitori e i suoi familliari, che la Legione di Cristo è fermamente impegnata nel offrire ambienti sicuri nei nostri collegi, seminari e nelle attività giovanile che organizziamo»

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/pedofilia-legionari-di-cristo-ammettono-abusi-minorenni-1740446/

  • RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    Di pochi giorni fa l’articolo di Andrea Tornielli dove si cerca di far credere in una velocizzazione dei processi Canonici nei confronti di preti pedofili. Tornielli loda in positivo anche la disastrosa ed omissiva linea di Benedetto XVI, svelata dalla stampa e dalle denunce in tutto il mondo che nel 2010 hanno portato la chiesa all’apice dello scandalo, nonché della trasparenza forzata, poco gradita al Vaticano.

    Oggi la situazione è molto più grave di quello che si vuol far credere e che si sta omettendo di dire. Sembra nessuno si accorga che la chiesa non solo continua non concretizzare come promette a mezzo stampa, risarcimenti alle vittime, prevenzione, denuncia alle autorità civili, l’apertura alla magistratura degli archivi che il Cardinale Ratzinger fece recapitare da tutto il mondo in Vaticano nel 2002, oggi sottoposti al Segreto Pontificio. Le misure di Bergoglio pare ostacolano pesantemente il lavoro della Magistratura italiana, già sufficientemente handicappata a causa del vuoto legislativo in materia, unico in Europa, di cui l’Italia è vittima.

    Dal 2010 a oggi ricordiamo le linee guida anti pedofilia della CEI divulgate nel maggio 2012, modificate in tutto il resto di Europa, rimaste sostanzialmente invariate a quelle del 1962, solo in Italia, nei fatti nessun obbligo di denuncia per i vescovi alle autorità civili, nessun aiuto alle vittime, nessuna prevenzione. Criticò pesantemente quelle linee guida anche la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Dall’arrivo di Papa Francesco i provvedimenti ci sono stati, purtroppo tanti, tutti omissivi e a salvaguardia della chiesa.  Francesco ha reso illegale la denuncia, criminalizzando la fuga di notizie, un deterrente per i membri del clero e non,  ora di fatto, definitivamente scoraggiati e intimiditi a collaborare con le autorità civili. Si aggiunge anche l’idea di istituire tribunali ecclesiastici Regionali/nazionali (gestiti da uno stato estero sul territorio italiano) che si può rivelare devastante oltre che di intralcio per la giustizia civile.

    Leggendo l’articolo di Andrea Tornielli ci si riempie la bocca di parole, ma non vi è nulla di concreto tranne il rischio che questi tribunali, imitazione dei famosi sportelli che la CEI nel 2011 voleva istituire nelle diocesi italiane, fortunatamente fallita, diventi un’ulteriore strumento di insabbiamento.

    Va tenuto conto che generalmente le vittime sono per la maggior parte cattolici o persone che frequentano la chiesa. Persone che in questi casi si rivolgono al clero, non alla magistratura, perché subiscono una certa influenza legata alla religione o per semplice cultura. Forse ci sarà un risarcimento alla vittima, come previsto dal Codice Canonico, un risarcimento insignificante (come lo stesso codice prevede) rispetto ai traumi che una persona subisce, oltre che rispetto al costo di un dignitoso percorso di analisi che la vittima dovrà affrontare.

    Questo crea una nuova situazione di omertà, che permette di poter continuare a gestire questi casi a livello interno, un’altra occasione per la chiesa di poter nascondere, spostare far sparire il pedofilo al fine di salvaguardare come ha fatto fino a oggi la propria immagine,  non la salute psicofisica dei minori affidati alle cure dei suoi sacerdoti. La vittima anche se potrà avviare una procedura in sede civile (a patto che non si impegni a non farlo in sede canonica) comunicherà di fatto, prima il caso alla curia e non alle autorità civili, senza avere quindi alcuna garanzia su che fine farà il pedofilo, sottraendolo di fatto alla giustizia e senza avere la minima garanzia che costui non continui ad abusare.

    La chiesa cattolica, anche dopo Ratzinger, quella di Francesco al momento è fatta di dichiarazioni mediatiche gonfiate dalla stampa, ma di nessun intervento concreto ma solo omissioni, come ha fatto nei confronti dell’arcivescovo polacco Josef Wesolowski, sottraendolo di fatto alla giustizia del paese che lo accusava e dandole asilo in Italia.  O come nel caso di padre Reverberi, ricercato dall’INTERPOL  e nascosto a Parma, o don Siro Invernizzi il prete pedofilo che ha patteggiato due a anni perché sorpreso con un minore mentre faceva sesso dietro un cimitero a Cugliate Fabiasco, Varese, trasferito da poco in un’altra parrocchia. Oppure il caso dell’insegnante di religione della Diocesi di Nola Napoli, caso seguito dalla nostra rete e uscito anche su Le INCHIESTE di Repubblica, dopo l’articolo si sono perse le tracce.

    Questi solo alcuni dei casi più recenti e gravi, ma basta cercate negli archivi del nostro portale, selezionando solo l’anno 2013 scoprirete mese per mese, che i casi sono decine.

    Difficile credere alle promesse di Bergoglio e alla falsa linea di positività che la stampa gli attribuisce a tutti i costi. Basta un briciolo di buonsenso, già leggendo quanto sopra che al momento non esiste un solo gesto concreto, ne a tutela delle vittime e neppure a sostegno. Esistono una marea di dichiarazioni in questi sette mesi di pontificato, un autentico pugno di mosche, unico riscontro, le mosche.

    Decine di vittime hanno scritto al Papa, lo abbiamo fatto anche noi come associazione, mesi fa, migliaia di italiani hanno firmato anche una petizioneindirizzata a lui. Non ha risposto a nessuno.

    Veramente troppo poco per non dire nulla.

    Per il momento l’invito che facciamo alle vittime resta quello di continuare a rivolgersi alla magistratura, non al clero. Con i sistemi attualmente in uso il rischio è di diventare ignari complici di ciò che voi stessi avete subito.

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Benedetto XVI vola in Gran Bretagna e torna a parlare dello scandalo della pedofilia clericale: “L’autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante, né sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie”.

    Un’affermazione che merita qualche riflessione, considerando che Channel 4, proprio in concomitanza con la visita papale, ha rivelato che, proprio in Inghilterra su 14 pratiche di sacerdoti colpevoli, sei procedure per la riduzione allo stato laicale sono in corso, tre sono state rifiutate o non processate per motivi di salute, un’altra è stata portata a termine e quattro addirittura non sono mai state aperte.

    I vescovi affermano di aver deferito i casi a Roma, come previsto dal documento del 2001 De delictis gravioribus, emanato proprio da Ratzinger quando era prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, e fanno intendere che se lungaggini e ritardi ci sono, non dipende da loro ma dal Vaticano.  Queste rivelazioni sono state per me uno choc” ha affermato il pontefice, ma difficilmente si riesce a conciliare queste frasi con la prassi tenuta dal Vaticano sia prima che dopo l’esplosione dello scandalo. La portata del problema è stata costantemente minimizzata, prima tentando di far passare gli abusi come “casi isolati”, poi tentando di sminuire i numeri da pandemia sostenendo che l’incidenza della pedofilia fra i sacerdoti e religiosi sia uguale, se non minore, all’incidenza della pedofilia fra le persone comuni. Crociata contro il “comitato d’indagine” NEL MESSAGGIO inviato qualche tempo fa ai Cavalieri di Colombo, Benedetto XVI parla di attacchi “spesso scorretti e infondati” contro la Chiesa per quanto concerne le vicende legate alla pedofilia.

    Secondo monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, nell’ultimo decennio sono un centinaio i casi di sacerdoti italiani, accusati di abusi sessuali su minori, indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Crociata non ha mai aggiunto alcun dettaglio sull’esito di tali procedimenti, sostenendo invece che in Italia non vi è alcun bisogno di creare un comitato speciale all’interno della Chiesa per affrontare i casi di molestie sessuali nei confronti di bambini. Di quel “centinaio” di preti pedofili indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, inoltre, non si sa nulla: né quante siano state le loro vittime, né per quanto tempo siano durate le violenze, e meno che mai si chiarisce se altri sacerdoti o vescovi fossero a conoscenza delle violenze e da quanto tempo. Ma gli attacchi alla Chiesa sul tema della pedofilia sono davvero così infondati e scorretti?

    Basta esaminare i numeri, per rendersi conto che il problema è gravissimo, molto più di quanto finora non sia sembrato. I casi italiani sono almeno 172 UN PRIMO DUBBIO riguarda la verosimiglianza del “centinaio di casi” cui fa riferimento monsignor Crociata. I casi di abusi sessuali ai danni di minori perpetrati dai sacerdoti italiani e riportati dalla stampa negli ultimi dieci anni, messi in colonna e sommati uno all’altro, riportano vicende di pedofilia e pedopornografia in cui sono coinvolti almeno 172 preti. Delle due l’una: o non tutti i sacerdoti accusati sono stati indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, o monsignor Crociata è decisamente troppo ottimista.

    Fermo restando che il problema della pedofilia clericale non è di ordine statistico, ma di ordine morale, guardando più da vicino le cifre degli altri Paesi si può avere un’idea della portata del problema: 4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa; 1.700 preti accusati di violenze a danno dei bambini piccoli, orge e uso di droga in Brasile; 107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni; 800 religiosi accusati di oltre 14000 casi di abusi in Irlanda. E poi centinaia di casi in Olanda, in Polonia, in Croazia, in Francia, in Inghilterra, in Alaska, in Messico.

    Finora, solo negli Stati Uniti, sono stati pagati risarcimenti per 3 miliardi di dollari. Oltre un miliardo di risarcimenti è stato chiesto dai sopravvissuti alle scuole industriali in Irlanda. Migliaia sono le vittime. Talvolta perfino bambini piccolissimi. Stati Uniti: coinvolti il 4% dei prelati UNA DISAMINA del fenomeno della pedofilia clericale, commissionata dai vescovi americani al John Jay College of Criminal Justice e noto appunto come “Rapporto Jay”, afferma che il 4% dei sacerdoti americani è coinvolto in accuse di pedofilia.

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu a Ginevra, minimizzava il problema affermando che “nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo”.

    Piccoli numeri? Percentuali irrisorie? Per nulla, se si confrontano queste percentuali con quelle della popolazione laica. La percentuale di pedofili fra i religiosi è dalle 20 alle 200 volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra le persone comuni. Affidare un bambino ad un religioso, significa esporlo ad un rischio almeno venti volte maggiore rispetto a quello di affidarlo a un insegnante, un vicino di casa, un amico di famiglia. Rispetto a quanto vuole far credere la Chiesa, cioè che il rischio sia lo stesso, basta fare due conti per realizzare che non è affatto così. Per capire meglio, è necessario guardare più da vicino i numeri, senza farsi ingannare da cifre astratte e non messe a confronto con altre.

    A marzo di quest’anno, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha affermato: “In Austria sono 17 i casi di pedofilia che riguardano la Chiesa, ma ben 510 quelli al di fuori; quindi si deve prestare attenzione anche al di fuori della Chiesa e non puntare i riflettori solo su di essa”. Detto così, sembra che debba considerarsi più preoccupante il fenomeno degli abusi sui bambini al di fuori della Chiesa, ma è effettivamente così?

    Fermo restando che i casi di pedofilia al di fuori della Chiesa non legittimano di certo gli abusi sui bambini perpetrati dai sacerdoti, basta qualche banale calcolo matematico a rendersi conto che il problema non è così di poco conto come lo si vuole dipingere. In pratica: quanti sono in Austria i preti pedofili rispetto al numero dei sacerdoti, e quanti sono i pedofili “comuni” rispetto alla popolazione austriaca?

    In totale, i religiosi austriaci sono circa 6700 su poco meno di tre milioni e 400mila maschi adulti. Rapportando gli abusi alla popolazione di riferimento, 17 casi di pedofilia su 6700 sacerdoti e 510 casi di pedofilia su 3.400.000 austriaci maschi adulti, ci si rende conto che la percentuale dei religiosi pedofili, che sembrava piccola, è invece altissima. Tra i sacerdoti austriaci la percentuale di pedofili è 0.26% mentre tra i laici la percentuale di pedofili è 0.015%. In realtà, quindi, la percentuale dei pedofili fra i preti è pari a diciassette volte la percentuale di pedofili nella popolazione laica.

    Stesse conclusioni si traggono se si esaminano le statistiche di paesi come gli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto annuale dal Children’s Bureau, l’ufficio del Dipartimento della salute statunitense che si occupa di bambini e giovani, i casi di abusi sessuali su minori negli Stati Uniti sono circa 88.000 su una popolazione di 118 milioni di maschi adulti, lo 0.075%. Se anche la percentuale dei preti pedofili fosse l’1.5%, come suggerisce la stima più prudenziale di monsignor Tomasi, sarebbe venti volte superiore all’incidenza rilevata nella popolazione di non religiosi.

    Le statistiche che la stessa Chiesa va sciorinando, cercando di sminuire il fenomeno, sono invece assolutamente preoccupanti. Lo scenario irlandese è ancora peggiore di quello americano, perché agli abusi sessuali si sommano gli abusi fisici, quelli emotivi, i maltrattamenti. Almeno 14.000 vittime, 2500 testimonianze. Sostanzialmente la percentuale di pedofili tra religiosi si attesta sui dati statunitensi del rapporto Jay. Più difficile stabilire quale sia la percentuale di pedofili fra la popolazione, poiché i reati di questo genere denunciati ogni anno sono circa 160, mentre alle associazioni antipedofilia arrivano circa 2400 segnalazioni annue, su 1.7 milioni di maschi adulti.

    Le percentuali oscillano quindi, fra gli irlandesi “comuni” fra lo 0.01% e lo 0.14%. La percentuale di pedofili tra i religiosi risulta essere almeno trenta volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra la popolazione comune.

    In Australia c’è un database QUASI IDENTICHE a quelle austriache le percentuali in Australia: 107 sacerdoti condannati su poco più di 3800 sacerdoti, tra diocesani e ordinari, con un’incidenza del 2.82% di pedofili. Per quanto riguarda i pedofili “comuni”, l’Australia ha un database pubblico con nomi e foto dei children sexual offender e raccoglie oltre 1200 nominativi su una popolazione di otto milioni e mezzo di maschi adulti, con una incidenza di pedofili pari allo 0.014%.

    La percentuale di pedofili tra i preti risulterebbe quindi 200 volte quella rilevata nella popolazione. In diversi stati il numero di denunce e testimonianze riguardanti abusi sessuali commessi dai sacerdoti è considerevolmente aumentato in seguito alla istituzione di commissioni di indagine governative, come in Irlanda, o indipendenti, come negli Stati Uniti.

    La possibilità per le vittime di vedere riconosciuto il torto subito ha spinto migliaia di persone, abusate da sacerdoti durante l’infanzia, ad uscire allo scoperto e raccontare il proprio dramma. Alcuni stati americani istituirono il cosiddetto “anno finestra”, permettendo a moltissime vittime di denunciare, e veder perseguiti dalla giustizia statuale, abusi subiti anche decenni prima e caduti in prescrizione. Dunque, non si capisce come monsignor Crociata possa affermare che in Italia non vi sia necessità di una commissione d’indagine sulla pedofilia clericale.

    Non è chiaro per quale motivo l’Italia dovrebbe essere considerata un’isola felice, immune dallo scandalo. Il “Bel Paese” che non tutela l’infanzia SECONDO le percentuali rese note dall’arcivescovo Tomasi e considerando che in Italia ci sono circa 35.000 sacerdoti diocesani, potrebbero esserci tra i 500 e i 1750 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia. Senza contare la presenza di altri religiosi e dei sacerdoti ordinari, che farebbero “salire” le possibili stime.

    Ma perché nel nostro Paese lo scandalo non è ancora scoppiato? Essenzialmente per il timore delle vittime di non essere credute e di non vedere riconosciuti i torti subiti. Per una sorta di “sacralità”, la figura del sacerdote e, in generale, dell’ecclesiastico, viene reputata al di sopra di certe nefandezze e spesso l’opinione pubblica, quando una vittima denuncia, si schiera più dalla parte dell’accusato che non dell’accusatore. Senza contare che, nell’Italia dei cavilli legali, è facile vedere finire impunito il proprio abusatore, anche dopo averlo denunciato e, magari, anche dopo che la giustizia lo ha perseguito.

    L’infanzia è troppo poco tutelata, rispetto agli altri Paesi, e le autorità statuali sembrano preferire non affrontare il problema piuttosto che scontentare la Chiesa cattolica.

    Quindi perché esporsi, raccontare il proprio calvario, se la società e la legge non assicurano giustizia o almeno il vedere riconosciuta l’infamia subita? Dalle percentuali riportate sembra che in alcuni paesi l’incidenza dei child sexual offender nella popolazione sia maggiore che in altri.

    In realtà si tratta di un fenomeno facilmente spiegabile: nei paesi in cui la legge persegue con maggiore impegno ed efficacia il reato di abusi sessuali su minori, le denunce e le condanne sono superiori rispetto a quelli di altri Paesi in cui lo stesso crimine non è perseguito con altrettanta efficacia. In parole povere: le vittime sono più propense a sporgere denuncia quando sanno che c’è una possibilità concreta di ottenere giustizia. Se una sola vittima non basta MA È COSÌ diversa la situazione italiana da quella degli altri paesi?

    Anche a voler prendere per buone le stime di “un centinaio” di sacerdoti pedofili, come sostiene monsignor Crociata, qual è la percentuale di pedofili tra i preti italiani? Lo 0.29%. Di contro, la Caramella Buona, associazione antipedofilia recentemente costituitasi parte civile nel processo a carico di don Ruggero Conti, rivela che in Italia ci sono 1322 detenuti per pedofilia. Su una popolazione di oltre 20 milioni di maschi adulti, la percentuale è dello 0.006%.

    L’incidenza della pedofilia tra i sacerdoti italiani risulta essere 48 volte superiore a quella rilevata tra i comuni cittadini. Inoltre, è bene ricordare che difficilmente un pedofilo si ferma ad una sola vittima. Anche “solo” cento casi possono significare centinaia di vittime. Scorretto non è rendere pubblico un problema devastante come quello dei preti pedofili.

    Scorretto è semmai cercare di sminuire la portata di quel problema, offendere le vittime parlando di “chiacchiericcio”, insultare chi ha già subito l’insulto dell’abuso minimizzando le cifre e tentando di far credere che la vittima, in tutta questa sporchissima faccenda, sia la Chiesa. Quella Chiesa che ha tentato di far credere che gli abusi fossero tutti “casi isolati”, la Chiesa che ha dovuto essere trascinata in tribunale per riconoscere un risarcimento alle vittime, la Chiesa che ha ignorato chi le si rivolgeva per avere giustizia.

    La Chiesa che ha preferito continuare a proteggere i propri beni e i propri privilegi piuttosto che rinnegare se stessa, prendere la propria croce e seguire quel Cristo incarnato in ogni bambino abusato.

    FONTE

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

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  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • Tribunali nazionali  contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    Tribunali nazionali contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    La strategia del Papa per velocizzare i processi: sono previsti due gradi
    di giudizio con giudici differenti

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    La lotta alla pedofilia e agli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi rimane una priorità del pontificato di Francesco come lo è stata per il suo predecessore. E tra le ipotesi allo studio per migliorare le normative esistenti c’è anche quella di creare dei tribunali ecclesiastici su base nazionale o regionale, specializzati nel giudicare proprio questi casi e dunque più rapidi.

    Si è discusso di questo nella seconda parte del concistoro convocato dal Papa che si è svolto lunedì mattina, al quale hanno partecipato i cardinali presenti a Roma. Dopo la decisione sulle canonizzazioni di Roncalli e Wojtyla, i porporati sono stati consultati da Francesco sulle norme antipedofilia.

    Già lo scorso 6 aprile, dopo aver ricevuto in udienza il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio Gerhard Müller, il Papa aveva «raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Un segnale inequivocabile del fatto che la linea della fermezza non sarebbe cambiata.

    L’attuale normativa voluta da Ratzinger, in vigore da un decennio e inasprita nel 2010, prevede che i casi di abusi su minori non vengano trattati in sede locale, ma direttamente a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede. Dopo le ondate di scandali negli Usa, in Irlanda e in Germania, era entrata in vigore una sorta di «legislazione di emergenza», con la possibilità di arrivare per via amministrativa alla dimissione dallo stato clericale del prete riconosciuto colpevole. Anche se tutto doveva essere vagliato dallo speciale team della Congregazione, affidato fino a un anno fa al monsignore maltese Charles Scicluna, da tempo l’ex Sant’Uffizio delegava a tribunali ecclesiastici locali sia il primo che il secondo grado di giudizio: in quel caso tali tribunali agivano su mandato della Santa Sede. Si è però sempre trattato di tribunali istituiti ad hoc per un determinato caso, non di strutture stabili e perciò specializzate.

    Ora tra le ipotesi allo studio, per rendere più rapido ed efficace l’intervento, garantendo innanzitutto le vittime come pure il diritto alla difesa dell’accusato, c’è quella di istituire dei tribunali su base regionale o nazionale, che potrebbero essere legati alle singole conferenze episcopali. Tribunali in grado di giudicare con competenza e celerità sia in prima che in seconda istanza i casi di abuso, facendo in modo, nel caso di due gradi di giudizio, che il collegio sia diverso. Grazie soprattutto all’impegno e anche alla testimonianza personale di Benedetto XVI, la mentalità sta cambiando, seppur lentamente. Le conferenze episcopali si stanno dotando di normative precise, derivate da quelle generali della Santa Sede, che tengano conto delle riverse legislazioni civili e penali dei singoli Paesi. E dunque il decentramento, con regole ben chiare, è una logica conseguenza.

    Un altra questione allo studio dei giuristi della Santa Sede riguarda il ricorso contro la dimissione dallo stato clericale avvenuto per via amministrativa, nei casi particolarmente gravi. Fino ad oggi è stata la stessa Congregazione per la dottrina della fede a funzionare da seconda istanza, ma c’è chi propone che anche per i casi di abuso la competenza passi al tribunale della Segnatura apostolica.

    http://www.lastampa.it/2013/10/02/italia/cronache/tribunali-nazionali-contro-i-preti-pedofili-oSsfpmBjkv3cKYPK4s4WHM/pagina.html