Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: contatto

  • Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

    Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

    In Italia la pedofilia è un problema di uno Stato che non si accorge o non vuole vedere quello che accade intorno a sé. Le vittime non hanno la garanzia di un accesso alla Giustizia rimanendo spesso nuovamente vittime del “vizio” di fondo iniziale, lo stesso che le rese tali.

    Un cane che si morde la coda sulla pelle di bambine e bambini a cui manca il cuore di una società civile che dovrebbe invece tutelarli, ma nei fatti è assente o non può farlo.

    Questo quanto emerso chiaramente nella conferenza stampa di mercoledì 19 dove la Rete L’ABUSO illustrava le due procedure di infrazione a carico dell’Italia. Una al Parlamento Europeo, l’altra alle Nazioni Unite.

    Come spiega il presidente Francesco Zanardi c’è una enorme lacuna che è impossibile non vedere. Non esiste un reale accesso alla Giustizia, è vero che si può sporgere querela, ma nei tre quarti dei casi non procede, per prescrizione, per la scarsità delle indagini, per l’inquinamento delle stesse causato dalle precedenti denunce alla chiesa o ai suoi sportelli.

    Questo però se riflettiamo è un problema secondario, cioè la conseguenza di un grave problema della giustizia, che sta a monte e riguarda la prevenzione di un crimine così grave e infame.

    È vero che fino al terzo grado di giudizio una persona è da considerarsi innocente, tuttavia è anche vero che se non si celebra il processo questo non si potrà appurare.

    La letteratura insegna che la maturazione del trauma per la vittima; ovvero il momento in cui questa realizza (e quindi denuncia) che quelle violenze sottovalutate sono state lesive della personale crescita e di un normale sviluppo, è di 20, 25 anni e a volte anche mai.

    Questo fa già capire che la prescrizione attuale non è in linea con i tempi di maturazione e spesso se pur la vittima riesce a denunciare, la prescrizione ne impedisce il processo; di conseguenza il reo o presunto tale, resterà oltre che impunito non noto al casellario e non censito sul certificato anti pedofilia; libero di predare fino a che qualcuno, denunciando per tempo riuscirà a fermarlo. Spesso mai.

    Questa è la grave lacuna a monte, sottovalutata in quanto di certo l’editoria italiana non ha brillato molto nell’indagare il fenomeno, si è sempre limitata ai singoli casi, neppure tutti, di fatto quella lacuna che permette che si produca la vittima, spesso perché il sistema non è stato in grado di tutelarla in precedenza. Il fatto che poi questa non riesca a reclamare il danno, è solo l’evidente conseguenza della mancata prevenzione e dei tempi prescrittivi inadeguati al caso.

    Manca quello che viene definito nelle Convenzioni lo status speciale del minore, ovvero quella tutela che lo Stato in sinergia con gli adulti fornisce a bambine e bambini.

    Oggi genitori ed adulti non sono messi in condizione dallo Stato di tutelare i minori. La prevenzione comincia già quando un adulto si accorge che un altro adulto ha particolari atteggiamenti con loro.  Difficilmente però questo potrà essere certo del sospetto e ancora meno potrà di dimostralo. Un pedofilo che molesta un ragazzino non lo fa in pubblico e quindi è difficile averne prova. Al tempo stesso è anche difficile che il ragazzino denunci, nel piu dei casi non ha quella consapevolezza per capire che sta subendo un crimine, sicuramente però ha quel senso di vergogna o pudore che gli impedisce di parlare.

    La segnalazione invece permetterebbe a un tecnico di aiutare la presunta vittima, con dovuti modi, ad appurare eventuali fatti, di soccorrerla in tempo utile e di fermare l’aggressore.

    Un’ottima soluzione sarebbe estendere l’obbligo della denuncia (oggi solo per i pubblici ufficiali) a tutti i cittadini, in modo che chiunque possa preventivamente segnalare e, l’autorità giudiziaria indagare di conseguenza. Un’importante base che oggi a differenza di altri paesi non è possibile in Italia, ostativa anche per le associazioni come la nostra, impossibilitate alla segnalazione preventiva.

    Garantirebbe una sollecita denuncia senza attendere i lunghi tempi che occorrono alla vittima per maturare il trauma trovandosi puntualmente prescritta. Ne impedirebbe altre e permetterebbe l’iscrizione di chi pedofilo, al casellario e sul certificato anti pedofilia.

    Eviterebbe che negli ambienti associativi, circoli e confessioni religiose ovvero, quegli ambienti dove oggi sia per la difficoltà della denuncia, sia per l’omertà spesso si omettono i fatti, di mettere tutti gli adulti in una condizione personale di responsabilità penale, in tutela dei piu piccoli come la legge stessa prevede.

    Negli ambienti della chiesa si otterrebbe di sollevare i vescovi dalla segnalazione alle autorità civili, che non fanno mai, ma che in questo caso sarebbe responsabilità di chi si accorge, dall’educatore al parroco, senza dover aspettare che il vescovo decida.

    Naturalmente andrebbe esteso a tutti coloro che lavorano con i bambini il certificato anti pedofilia che impedisce il contatto con i minori e il possibile adescamento da parte di pregiudicati, oggi reso inutile per via delle lacune dette sopra che non ne permettono il censimento.

    Solo questo permetterebbe un elevato livello di prevenzione rispetto a quello attuale, ma permetterebbe soprattutto alle norme ratificate in materia di funzionare.

    Gli stessi dati forniti dai vari osservatori sul territorio, se pur gravi, non possono rispettare la reale entità del fenomeno in quanto mancano di tutte quelle situazione dette sopra che ne hanno impedito la denuncia e il censimento. Dati che servono a poco se poi non si interviene concretamente per contrastare il fenomeno.

    Questo quanto sostanzialmente chiesto ai due organi sovranazionali, a seguito del report contenente 418  sacerdoti potenziali molestatori, di cui 164 già condannati.

    Segnalazioni che la Rete L’ABUSO ha inviato il 16 febbraio scorso alla Procura Generale della Repubblica, ma disattesa come tutte le precedenti iniziative intraprese dalla Rete negli ultimi anni.

    Un percorso giudiziario e burocratico che per quanto riguarda l’Italia e le sue Istituzioni è da intendersi esaurito, per cui si chiede nel silenzio istituzionale l’intervento, in particolare dell’UE, ma anche dell’ONU che si era già pronunciata nel 2019 nei confronti dell’Italia con raccomandazioni, disattese come le nostre istanze.

  • Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Nelle conclusioni domanda:

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:
    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Francesco Zanardi

     

    Relatori;

    Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio permanete Rete L’ABUSO Interverranno; Simone Padovani – Justice Initiative – Guido Fluri; Federico Tulli – Giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia” – “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – insieme ad Emanuela Provera di “Giustizia divina” Timothy Law – ECA – Global Justice Project; Ludovica Eugenio (ADISTA) – Coordinamento ItalyChurchToo

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/alto-commissariato-per-i-diritti-umani-alla-c-a-del-comitato-per-i-diritti-dellinfanzia-crc/

  • Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano ha consegnato per la prima volta a un tribunale polacco il fascicolo di un ex sacerdote sotto processo per abusi sessuali su minori. La mossa è arrivata dopo che l’arcivescovo polacco locale ha informato il giudice di non essere in grado di rendere disponibili i documenti.

    Il trasferimento del materiale è avvenuto nell’autunno dello scorso anno, quando il Vaticano ha consegnato le 200 pagine di documenti all’ambasciata polacca. Ma è stato riportato solo ieri per la prima volta dal quotidiano Gazeta Wyborcza perché il processo all’ex sacerdote si svolge a porte chiuse.

    I fascicoli riguardano procedimenti ecclesiastici contro l’imputato, che può essere nominato solo come Krzysztof G. ai sensi della legge polacca sulla privacy. Secondo quanto riferito, includono la sua confessione scritta di colpa e un successivo decreto che lo rimuove dal clero.

    Krzysztof G. è attualmente sotto processo in un tribunale statale per le stesse accuse di aver abusato sessualmente di un chierichetto, Szymon Bączkowski, a partire da quando aveva 15 anni, riferisce TVN24. In questo caso, però, l’ex sacerdote si è dichiarato non colpevole.

    La vittima si è fatta avanti per la prima volta nel 2015, avvisando le autorità ecclesiastiche su suggerimento di un confessore. Quando ha saputo che il sacerdote era ancora in contatto con i bambini, ha avvertito anche la procura.

    Nei propri procedimenti, la chiesa ha confermato la colpevolezza del sacerdote e lo ha punito. Nel decreto conclusivo del processo ecclesiastico, l’arcivescovo di Poznań, Stanisław Gądecki, ha sottolineato l’elevata probabilità di recidiva del colpevole e “la mancanza di una credibile volontà di intraprendere una terapia”.

    Tuttavia, in seguito è emerso che, appena un mese dopo averlo rimosso dal sacerdozio, la diocesi di Poznań ha riassunto Krzysztof G. come archivista .

    Sebbene Bączkowski fosse la vittima e avesse informato lui stesso le autorità ecclesiastiche, non è stato trattato come parte del caso ecclesiastico, non ha avuto accesso agli atti del caso e non ha il diritto di impugnare la sentenza. Dice di aver saputo solo che il suo aggressore si era dichiarato colpevole da uno degli stretti collaboratori di Gądecki.

    Nel frattempo, il giudice che sovrintendeva al parallelo processo statale di Krzysztof G. ha cercato di ottenere i fascicoli del procedimento ecclesiastico. Ma Gądecki – che oltre ad essere arcivescovo di Poznań è anche capo dell’episcopato cattolico polacco – ha affermato di aver inviato il dossier al Vaticano e di non averne trattenuto una copia.

    L’accesso al fascicolo è stato dapprima chiesto all’arcivescovo dal pubblico ministero, ma, secondo il quotidiano, “è stato fermato dai suoi superiori”; in seguito, il giudice che presiedeva la causa ha cercato di ottenerlo. L’arcivescovo Gądecki ha sostenuto di aver inviato i documenti al Vaticano e di non averne conservato una copia.

    Gazeta Wyborcza riferisce che il giudice non ha creduto a questa spiegazione e ha minacciato di ordinare una perquisizione della polizia nella curia di Poznań. Alla fine però i fascicoli sono stati ottenuti dal Vaticano dopo che Gądecki si è impegnato a chiedere al nunzio pontificio in Polonia di metterli a disposizione e la stessa giudice ha scritto alla Santa Sede.

    Oltre alla confessione di Krzysztof G., i documenti avrebbero incluso testimonianze di altri sacerdoti. Tuttavia, Bączkowski ritiene che manchino alcuni fascicoli del procedimento ecclesiastico.

    “Questo dimostra che la Chiesa sta ancora cercando di proteggere l’autore”, ha detto Bączkowski. “Sono contento, tuttavia, che il mio caso apra la strada. Forse nel caso di altri preti pedofili i tribunali cominceranno anche a chiedere documenti alla Chiesa».

    Anche l’avvocato di Bączkowski, Artur Nowak, ha definito la consegna dei documenti “precedente”, sebbene abbia adottato un tono più riservato.

    “Questa non è una completa apertura degli archivi – la chiesa polacca è molto indietro rispetto alle chiese tedesche o francesi. Mantiene anche il pieno controllo sulle indagini della chiesa sui preti pedofili”, ha affermato Nowak. “La segretezza è ancora la regola”.

    In risposta alle accuse secondo cui Gądecki si sarebbe rifiutato di consegnare i fascicoli al tribunale, la Catholic Information Agency (KAI) – che è gestita dall’episcopato polacco – ha riferito che l’arcivescovo aveva in realtà ottemperato al corretto procedimento legale per i documenti che avevano già trasferito in Vaticano.

    La Chiesa cattolica in Polonia è stata negli ultimi anni colpita da una serie di rivelazioni riguardanti casi storici di abusi sessuali su minori da parte di preti e di presunti insabbiamenti da parte dei loro superiori .

    Più di recente, inchieste giornalistiche hanno accusato l’ex Papa Giovanni Paolo II di aver permesso ai sacerdoti di continuare a lavorare nonostante sapessero di aver abusato di bambini quando era vescovo Karol Wojtyła di Cracovia.

    I difensori del defunto papa – compreso il partito al governo Legge e Giustizia – sostengono che le nuove affermazioni sono inaffidabili perché si basano in parte su file di sicurezza dell’era comunista. Tuttavia, i critici notano che la chiesa polacca non ha messo a disposizione dei ricercatori i propri file di questo tipo.

    Vatican hands over files of priest accused of abuse to Polish court for first time

  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza fiume del processo Rugolo, al Tribunale di Enna dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano e del Vicario Foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana.

    A seguito delle contestazioni dell’avvocato di Antonio Messina, persona offesa, emerge una fitta rete di messaggi e telefonate tra l’imputato, don Giuseppe Rugolo, e monsignor Murgano, che aveva assunto un ruolo di consigliere personale del reverendo, nella gestione della vicenda che vedeva Rugolo accusato di violenza sessuale ai danni di un minore in sede ecclesiastica.

    Padre Murgano, con cadenza quotidiana, forniva indicazioni e consigli strategici, avallando anche l’attività di controllo attraverso i social attivata da Rugolo ai danni del giovane Antonio Messina, colpevole, a dire dei due, di collaborare il parroco di Sant’Anna nelle attività pastorali, don Fausciana, nonchè di svolgere attività professionali nel contesto della città di Enna. “Chiama incazzato il vescovo e fai una foto della schermata e gliela mandi, ma proprio incazzato” ribadisce Murgano a Rugolo.

    Il monsignore, a fronte delle contestazioni del difensore di parte civile, Eleanna Parasiliti, si contraddice arrivando a negare circostanze documentate, tanto da essere ammonito a dire la verità.

    Emerge ancora come Murgano fosse a conoscenza di alcuni casi di abuso su minori a opera di altri sacerdoti della Diocesi di Piazza Armerina, per la quale era responsabile del Servizio per la Tutela dei Minori sino a dicembre del 2022, senza aver mai adottato alcun provvedimento.

    Per altri casi di abuso sessuale, il Vescovo Rosario Gisana, pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro, come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, disposto a dargli fiducia anche qualora fosse risultato colpevole, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abuso, definendoli ammiccamenti o affettuosità. Sentito in aula anche don Giuseppe Fausciana, il sacerdote che ha sostenuto il giovane, vittima degli abusi, consegnando al Vescovo Gisana la dolorosa storia. Tale modo di procedere, rispettoso dei protocolli vigenti nella chiesa, avrebbe procurato il rancore da parte di altri sacerdoti, ed in particolare del vicario generale della diocesi, monsignor Nino Rivoli, che nelle intercettazioni lette in aula lo definisce “bestia”.

    È emerso anche che il Vescovo Gisana, malgrado fosse a conoscenza della vicenda, non chiese mai a don Fausciana di metterlo in contatto con la famiglia e con la vittima. Secondo alcuni prelati, infatti, don Fausciana avrebbe dovuto lavarsi le mani della vicenda.

    Sentiti anche due giovani che hanno riferito i comportamenti inadeguati di Rugolo nei contesti giovanili, e la consulente psicologa Anna Maria Fazio, la quale ha spiegato le tipiche dinamiche dei soggetti abusanti, che rivestono ruoli di autorità o che costituiscono punti di riferimento per i minori. Il processo dovrebbe concludersi nel mese di luglio.

  • Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Parlano di sopravvissuti. Di militanza. Di un obiettivo collettivo che supera l’individuo. Di persone che distruggono: con uno, con il proprio amor proprio, con le parole e i loro significati. Parlano di combattimenti. E non negare, perché solo riconoscendo la realtà puoi lavorare per trasformarla.

    Silvia Piceda è medico, ha una figlia e ha una relazione da 4 anni con Sebastián Cuattromo. Entrambi hanno subito abusi durante la loro infanzia. Entrambi sono stati derubati della loro innocenza.

    Silvia ha subito abusi tra i 9 e gli 11 anni, o almeno così ricorda. Come ha spiegato a LA NACION, in questi casi, è molto comune che le vittime di abusi sessuali infantili non ricordino esattamente quando è stato, dove oi dettagli; ciò che rimane è un’aura di vulnerabilità che – secondo la sua esperienza – è qualcosa che gli aggressori intuiscono e che l’ha portata a cadere in queste relazioni di dolore molte volte nella sua vita. Ha subito violenze da parte del padre, è stata abusata durante l’infanzia da due persone della sua cerchia: un cugino e un collega di lavoro; e più tardi sposò un uomo che scoprì -nel corso degli anni- di essere anche un molestatore di bambini.

    Per questo si dicono “sopravvissuti” a un’ingiustizia che l’ex giudice e specialista in questo problema, Carlos Rozanski, ha definito “il crimine più impunito sulla terra”. È che questo dolore lo soffre 1 bambino su 5 e, come dettagliato, in Argentina e in Occidente in generale, solo il 10% dei casi arriva all’attenzione della Magistratura e, all’interno di quell’universo, solo uno finisce sotto processo e sentenza: questo è stato il caso di Sebastián.

    Ha subito abusi all’età di 12 anni e ha sopportato quel dolore in silenzio per altri 10 anni. Finalmente, dopo aver lottato per 12 anni in campo giudiziario, riuscì ad arrivare al processo orale e pubblico che determinò, oltre 20 anni dopo, la condanna a 12 anni di reclusione del suo aguzzino , l’ex insegnante e fratello marianista Fernando Picciochi che ha incontrato alla scuola dove ha studiato. Ma Sebastián è l’eccezione alla regola: come descritto, la maggior parte dei molestatori rimane impunita.

    In ogni caso quella fatica ha avuto un costo e ha descritto quella tappa come un momento della sua vita attraversato dalla solitudine. “Ero convinto che essere così impegnato per una causa di questo tipo non mi permettesse di assumere altri tipi di impegni. Penso che i dolori e le ferite della mia stessa storia di abuso mi siano stati sovrapposti, mai lavorati bene, avevo ancora molto da affrontare e da guarire in quel senso. Mi sentivo meglio preservato stando da solo”, ha spiegato Sebastián, che oggi con il passare del tempo crede di essere stato molto duro con se stesso, non permettendo a se stesso di avere una relazione fino a quando non ha incontrato Silvia.

    Parla anche della solitudine come uno degli elementi della sua storia. “Dico che mia figlia ha salvato la mia infanzia. Mi sono dissociato dall’emozione. Potevo raccontarlo ma non potevo portare il dolore di ciò che significava, la sensazione di profonda solitudine che si trascinava. E ora ce l’ho, lo so e quella è un’arma, sapere che hai dolore e buchi è uno strumento che ti serve nel presente; non in smentita”, ha descritto Silvia, che non ha avuto la stessa sorte dal piano giudiziario e che, raccontando ai genitori gli abusi subiti, ha sofferto l’angoscia del silenzio: “L’argomento non è mai stato più discusso, come se avesse mai successo, e questo fa molto male. Questo fa sì che le vittime sopportino molta colpa. Qualcosa di traumatico di cui non hai la possibilità di parlare con nessuno ed esplode in uno”.

    Silvia si descrive come una donna vulnerabile e trova in questa qualità il fattore scatenante che l’ha portata ad associarsi con i violentatori. È cresciuto in una casa violenta dove i suoi abusi sono passati inosservati. Questo, oltre a danneggiare il rapporto con i genitori, le ha fatto perdere il rispetto di sé perché, secondo gli esperti, queste situazioni si verificano con persone di cui la bambina si fida completamente e che suscitano sensi di colpa. “Sono persone che stimi, sono sempre figure importanti e l’aver subito questo dolore in seguito influenza le decisioni che prendi nella vita, come nel mio caso l’aver sposato un violentatore, con la mia storia d’infanzia. Non mi sembra un caso .che ho vissuto e mi sono innamorato di un ragazzo con una struttura fondamentalmente psicopatica che era capace di oggettivare tutte le persone e abusare dei bambini”.

    Ha scoperto che il suo ex marito, Dalmiro Suarez, era un violentatore nel 2009 quando Romina, la figliastra di questo ex prigioniero politico, è andata a trovarla per dirle che aveva abusato di lei quando aveva 11 anni. Nonostante non abbia mai ricevuto giustizia perché quando ha messo in parole la sua sofferenza, il delitto era già prescritto, la sua testimonianza è stata la scossa che ha svegliato Silvia: “Romina è la verità come liberatrice e organizzatrice, è stato per me commuovere prendersi cura di mia figlia”.

    Ma in quel litigio Silvia ha dovuto fare i conti con alti e bassi della Giustizia che hanno messo in pericolo la figlia. Il tribunale della famiglia di La Plata l’ha costretta a ricollegare la figlia al padre, anche con la denuncia di abusi fatta da Romina e il fatto che il padre di Suarez avesse abusato di tre delle sue nipoti, che ha segnato una patologia. “Ritengo il tribunale della famiglia di La Plata interamente responsabile di tutto il disastro che ci è accaduto”, ha detto Silvia, che, appresa la verità e di fronte alla mancanza di risposte favorevoli da parte del tribunale, è scappata di casa con la figlia. un pezzo di terra che aveva acquistato accanto a quello di Suarez con la convinzione che, nonostante si fossero separati, sua figlia meritasse di mantenere il rapporto. Ovviamente all’epoca non sapevo che avesse a che fare con un violentatore.

    Silvia ha ricevuto anche una denuncia penale per impedimento di contatto: un contrattacco scaturito dai contatti di Suarez nel territorio giudiziario. La fine di questa lotta per il coinvolgimento si è verificata quando la figlia di Silvia aveva 14 anni e ha detto alla corte che non avrebbe mai più voluto rivederlo o frequentarlo. In quel momento, Romina li ha accompagnati e ha detto al suo aggressore: “Ogni volta che ti scoperai con la ragazza, io ci sarò, la troverai con me e mi dirai in faccia che non hai abusato di me”. Questo ha segnato l’ultimo tentativo di Suarez di riconnettersi.

    “Gli psicopatici arrivano e distruggono tutto. Partono deserti. Rubano anche il senso delle parole”, dice Silvia. Tuttavia, ha incontrato Sebastián, che è venuto a ricostruire tutto ciò che Suarez aveva distrutto. “Essere stato vittima o aver avuto una vita di dolore non toglie la possibilità di amare ed essere amati. La militanza, il lavorare per gli altri, per una vita migliore, non era sua, era mia. Questo lo ha salvato; Io sono il militante, non so cosa sarà, so solo che è un violentatore e deve stare in prigione”.

    Oggi Silvia e Sebastián guidano una ONG chiamata Adultxs por los Derechos de la Infancia , che attraverso incontri tra pari -in cui condividono le loro esperienze- e la visibilità di questo problema sociale militano per costruire una società adulta che, invece di lasciare i bambini “a caso liberati dalla famiglia che li ha toccati”, contribuiscono a migliorare la loro realtà attraverso diversi segni e gesti d’amore, consapevoli che tutti possono aiutare a salvare l’infanzia.

    Nella Giornata internazionale per la prevenzione degli abusi sui minori, che si celebra oggi, l’organizzazione si riunisce all’Obelisco dalle 18:00 per far conoscere ancora di più questa realtà e per dire “basta” all’impunità e all’ingiustizia con cui questi sopravvissuti.

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/construyen-una-historia-de-amor-despues-de-que-los-dos-fueron-abusados-en-la-infancia-nid1957136/

     

  • Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    ROMA-ADISTA. «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sulle vicende di Marko Ivan Rupnik, il Consiglio Universitario della PUCPR, in seduta straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, ai sensi della Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Doctor Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale onorificenza». È quanto si legge, testualmente, sul sito dell’Università brasiliana in data 13 febbraio ed è, a oggi, uno dei pochi provvedimenti chiari e univoci contro il gesuita Marco Ivan Rupnik, prete, teologo e mosaicista osannato nel mondo, già condannato dal Dicastero per la Dottrina della Fede per abusi sessuali e manipolazione della coscienza su giovani donne della comunità Loyola in Slovenia e in Italia, a partire dagli anni ‘90. Mentre si attende a breve una comunicazione da parte della Compagnia di Gesù in merito, si continua a constatare il persistente e compatto silenzio da parte del Vaticano, che ancora non ha chiarito chi e come abbia deciso il ritiro della scomunica latae sententiae che era stata comminata al religioso per il crimine di assoluzione del complice, uno dei più gravi secondo il diritto canonico.

    A eccezione del provvedimento dell’università brasiliana, e mentre in giro per il mondo diverse istituzioni si chiedono se abbia un senso conservare opere d’arte prodotte da un abusatore seriale, la cui teologia e la cui arte sono profondamente intrecciate alla sua personalità, la Chiesa istituzionale in Italia sembra fare finta di niente. Il 14 febbraio è stato presentato in pompa magna, nella basilica di don Bosco a Roma, alla presenza del card. Matteo Zuppi presidente della Cei, il libro L’arte della buona battaglia (Edizioni San Paolo) di don Fabio Rosini – prete diocesano proveniente dal mondo neocatecumenale, molto popolare per le sue catechesi sui 10 comandamenti, responsabile del servizio per le vocazioni del Vicariato di Roma – che reca in copertina l’immagine di un’opera di Rupnik e nel quale l’autore, in due punti, cita Rupnik come «maestro e amico» (p. 11) e persino «profeta» (p. 397). Non solo: l’11 febbraio scorso Tv2000 – l’emittente televisiva della Cei – ha mandato in onda uno “spot promozionale” dello stesso libro.

    A questo proposito, il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa #ItalyChurchToo, del quale Adista fa parte, ha pubblicato una lettera aperta di Renata Patti, sopravvissuta ad abusi psicologici e spirituali nel movimento dei Focolari e in contatto con vittime di Rupnik. Nella lettera – inviata a Vincenzo Morgante, direttore di TV2000 e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e, per competenza, a Zuppi, a mons. Ghizzoni (responsabile Cei per la tutela dei minori), a mons. Daniele Libanori (vescovo ausiliare di Roma) nonché, per conoscenza, al Segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin, denuncia il silenzio dei media cattolici istituzionali su Rupnik: «Ci sono vittime che hanno testimoniato – anche presso il team referente dei gesuiti – che sono state dominate psicologicamente, tenute sotto controllo psichico da anni e abusate anche sessualmente dal “profeta” Marko Ivan Rupnik». «Personalmente – prosegue la lettera – ho riletto il vangelo di Luca, cap. 18 e vorrei avere veramente la “voce” di quella “vedova” che con la sua insistenza vince anche un giudice iniquo, come mi scrive una delle due vittime che non ha più voce per denunciare ciò che nessuno vuol ascoltare. Ora per loro “grideranno le pietre”. Vergogna, vergogna, vergogna!». «Vi faccio notare, Egregi Direttori – si legge ancora – che non solo sono stata scandalizzata e profondamente scossa dalle parole di don Rosini, ma anche dal suo atteggiamento cosciente di ciò che è stato svelato dal suo “maestro” e che lui ha pubblicato, e da quello dei due conduttori che non posso immaginare fossero ignari dell’attualità ecclesiale riguardo l’autore del mosaico in copertina». Una «pessima informazione fornita al Popolo Santo di Dio».

    https://www.adista.it/articolo/69529

  • Sopravvissuto – Testo di Giuseppe Miccoli per Rete L’ABUSO

    Sopravvissuto – Testo di Giuseppe Miccoli per Rete L’ABUSO

    Il pezzo musicale donato dall’autore Giuseppe Miccoli alla Rete L’ABUSO, è stato prodotto e arrangiato da Guido Guglielminetti, registrato e mixato con l’etichetta PSR factory di Peveragno (CN), masterizzato da Fabrizio De Carolis dl Reverence Mastering studio di Roma

    Testo e Musica di Giuseppe Miccoli

     

    Se tu mi tocchi,

    se tu mi prendi

    padre non posso più sopportare

    il contatto delle tue mani

    e l’affanno del tuo respiro

    Padre non mi tenere

    non mi toccare

    lasciami stare.

     

    Quando ancora cercherai

    e qualcun altro troverai

    c’è sempre una preda che non ti aspetta

    di cui negare la sofferenza

    E se il perdono a volte si può tentare,

    resta un vuoto nella mente

    che non si è più colmato. E no,

    non si può colmare.

     

    Anche se l’abito ti protegge,

    e sembri più forte della legge,

    il tuo animo è venduto

    ma io, sono sopravvissuto.

     

    Se tu mi tocchi,

    se tu mi prendi

    non c’è niente che mi difenda

    non c’è giustizia che mi protegga

    la verità va dove conviene

    sono stanco di soffrire

    di andare, venire e sottostare.

     

    E se con quelle braccia

    che hanno inflitto il male

    mi tieni giù la faccia

    e ho paura di naufragare

    di trasformarmi in una carta straccia.

    Ero solo un ragazzino

    tu il mio aguzzino

    e oggi non posso perdonare.

     

    Anche se non ti vuoi pentire,

    sicuro che poi potrai sparire.

    il tuo animo è perduto

    ma io, sono sopravvissuto.

     

    Anche se l’abito ti protegge,

    e sembri più forte della legge,

    il tuo animo è perduto

    e io, sono sopravvissuto.

    © – Tutti i diritti sono riservati – Rete L’ABUSO – HRC

  • 1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° REPORT DEI SOPPRAVVISSUTI AGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO ITALIANO

     – OSSERVATORIO PERMANENTE DELLA Rete L’ABUSO –

    Relatore – Francesco Zanardi

    Aggiornato al 1 FEBBRAIO 2023

     


    I DATI

    Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’ABUSO ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori.

    PREMETTE

    Il presente report non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea.

    Per fare questo è necessario comprendere la chiave di lettura del “Principio” di “Interesse superiore del minore” dentro il quale stiamo agendo. Allora potremo poi paragonare la situazione italiana a quanto sta accadendo negli altri paesi, senza pregiudizi spesso imposti dalle molteplici opinioni.


    INTRODUCE

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. L’Italia la ratificherà il 27 maggio 1991 con la legge n.176 .

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Entrando nel merito dei dati che esporremo di seguito quindi, se pur vero che molti casi risultano prescritti relativamente al fatto stesso del reo, tuttavia la Convenzione che l’Italia ha ratificato nel 1991, imponeva allora e impone prioritariamente, “nell’interesse superiore del minore(*)”, che si proceda con tutti gli sforzi possibili accertando la pericolosità sociale del presunto reo e l’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario, ad impedire che questo possa commettere altri crimini.

    Quindi nel “Principio(*)” non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”, casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obbiettivo(*). È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obbiettivo(*).

    Non come accade, negando il diritto alla giustizia a chi è diventato un sopravvissuto perché in 32 anni lo Stato non ha saputo o voluto adeguarsi a una Convenzione nella quale si impegna!

    Ulteriore eccezione di cui non si può non tenere conto sono le peculiarità della patologia stessa, la consapevolezza specifica fornita dalla scienza medica e dalla letteratura in merito. Ad oggi non esiste terapia che garantisca la non pericolosità sociale di chi soffre di questa che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità.

    Si può tentare di contenere monitorando i soggetti, tuttavia, oltre l’alto tasso di recidività, questi restano comunque privi del controllo sufficiente e vanno intesi come socialmente pericolosi.

    In questo senso le Nazioni Unite di Ginevra, nello specifico caso italiano il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo l’esamina quinquennale dell’Italia, entra espressamente nel contesto della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico ed il suo indotto nel paese.

    Raccomanda allo Stato membro partendo dalla Giustizia, senza nascondere un’evidente squilibrio tra il contesto laico e quello del clero. Nel testo il clero è infatti prevalente oggetto delle “preoccupazioni” del Comitato Garante dell’ONUG di Ginevra.

    IN SINTESI

    Dal 1991, pur essendosi impegnato nella stipula della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, 32 anni dopo nei fatti, lo Stato membro non ha provveduto con sforzi apprezzabili nell’adeguamento(*) dei parametri oltre che richiesti dalla convenzione, basilari per buonsenso, come l’adeguamento della prescrizione, raddoppiata (ma insufficiente rispetto alla maturazione del trauma) solo per merito della ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Quanto introdotto successivamente (come il certificato anti pedofilia) reso spesso vano dal Legislatore, quasi ad indicare al predatore la Free Zone.

    L’Associazione (Sic.) rileva davvero un basso livello di indagini anche solo preventive(*). Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’A.G. poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio.

    Se pur ne approfitti legalmente e ometta sistematicamente la denuncia anche sotto l’aspetto morale all’Autorità civile, la chiesa spesso ha ragione quando afferma di avere fatto il suo. In Italia non ha né il potere legislativo, né quello esecutivo e meno ancora quello giudiziario. Si muove nei vuoti legislativi e nelle inadempienze dello Stato, non certo con la priorità dell’interesse superiore del minore.

    Chiedo venia ma non si poteva esporre la forte preoccupazione dell’Associazione nei dati che arrivano dall’Osservatorio permanente, senza prima la chiave di lettura indispensabile per cogliere i numeri che andremmo ad esporre, che ora comprenderete nelle motivazioni e in tutta la loro gravità.

    Per dare un’idea più concreta del fenomeno sul territorio abbiamo preferito suddividere i casi in base alle “regioni ecclesiastiche”, ogni una con l’elenco delle Diocesi sul rispettivo territorio (non per forza coinvolte).

    [afaq_6310_faq id=”2″]

    [anc_6310_number_counter id=”18″]

     

    Comitato per i diritti dell’infanzia – 80° sezione – ITALIA

     SFRUTTAMENTO E ABUSO SESSUALE

    21- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Dal 2019 ad oggi l’Italia non ha ancora risposto e neppure ha istituito un tavolo per discutere il documento del Comitato, almeno per valutarne un’eventuale intervento in proposito.

     

    La PREOCCUPAZIONE dell’Associazione per le CIFRE

    Tra gli studi più accreditati oltre che specifici nell’ambito della pedofilia commessa da membri del clero, quello di Richard Sipe (già citato nel film Spotlight), che nelle conclusioni afferma, nel particolare ambito del clero, per le peculiarità omissive che lo caratterizzano, che un sacerdote possa produrre fino a 200 vittime nell’arco della propria vita.

    Un numero decisamente imparagonabile al numero di vittime che può produrre nello stesso periodo un laico, che non gode di coperture.

    Se prendiamo il dato della commissione francese CIASE, togliendo l’indotto laico e tenendo solo conto delle 216.000 vittime prodotte da 3.000 preti risultati pedofili e lo dividiamo, la media dei minori abusati è di 72 bambini per ogni sacerdote. Se poi in assenza di un dato governativo, per mera curiosità paragoniamo l’Italia alla popolazione del clero francese, ebbene, la Francia ha poco più di 1/3 della popolazione ecclesiastica dell’Italia. Il dato è facilmente deducibile.

    La stessa Conferenza Episcopale italiana fornisce con il suo report del 17 novembre scorso, numeri notevoli, davvero preoccupanti che vale la pena di rivedere rapidamente:

    Ad una prima lettura il dato della CEI appare ampio, si parla su un totale di 226 diocesi, 166 avrebbero attivato i c.d. sportelli diocesani (73,4%), i quali tuttavia si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, alcun programma o indennizzo ripartivo verso le vittime, cosa che invece dovrebbe essere al primo posto(*).

    Troviamo invece 23 strutture di “ricovero” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scentifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”.

    Quella che chiamano prevenzione(*) invece, è ridotta a corsi, che se pur importanti ed autorevoli nulla prevengono. Soprattutto se quando i casi emergono, vengono insabbiati o comprato il silenzio con accordi col vincolo della riservatezza, e i sacerdoti trasferiti sistematicamente in un’altra parrocchia.

    Il biennio analizzato dalla CEI è particolarmente illuminante nel contesto specifico del dato italiano. Il COVID proprio in quel biennio ha limitato moltissimo l’accesso agli uffici, tuttavia la CEI parla di 89 presunte vittime e 68 presunti autori. Non è noto sapere il riferimento geografico di appartenenza.

    Se dividiamo per esempio i 3.000 sacerdoti francesi per i 70 anni della base dell’indagine CIASE, ogni anno in Francia ci sarebbero stati mediamente 43 sacerdoti oggetto di accuse. In Italia 34.

    Il dato molto indicativo su cui vorrei soffermarmi, è che questi casi non provengono da 166 diocesi come potrebbe apparire ad una prima lettura del report, ma da soli 30 centri di ascolto, come chiaramente afferma il documento a pagina 2 (sintesi). Sono esclusi i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quelli della magistratura e i nostri.

    Alla pagina successiva un altro dato importante che possiamo ricollegare alle raccomandazioni del Comitato.

    Secondo il report della Cei, dei 68 presunti autori 30 sarebbero chierici che insieme ai 15 consacrati fa 45. Si legge che i laici (educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8%.

    (21- G) Il Comitato raccomanda (prima già il Deputato Matteo Mantero) di estendere anche ai membri del clero l’anomala applicazione del certificato anti pedofilia (ratificato nel 2014 a seguito della Convenzione di Lanzarote) che in Italia lascia scoperto dall’esibirlo tutto il mondo del volontariato(*), al quale il clero fa parte, ignorando che anche il volontariato minorile laico è da sempre l’ambiente preferito dai pedofili.

    Questo vuoto che vieta a chi pregiudicato a non poter lavorare con i minori (in quanto privo di certificato), con questa grave lacuna, lascia ai pedofili come unica alternativa il volontariato. Quasi a indicare dove poter predare.

    Spesso i più scaltri cercano inserimento presso la chiesa e il suo indotto, la paura dell’istituzione per lo “scandalo” e la mancanza di trasparenza, in questo caso garantiscono l’omissione di denunce anche ai laici, tanto che sono citati dalla stessa Cei nel report, ma non risulta neppure per loro notizia di denuncia alle autorità civili.

    A preoccupare più dei numeri esposti è la situazione italiana, 32 anni dopo la ratifica della Convenzione per i diritti dell’infanzia, le lacune in materia di prevenzione sono enormi, il sistema è tale da poterlo paragonare al un “cane che si morde la coda”;

    1. il certificato anti pedofilia è inutilizzabile in quanto vieta ai pregiudicati alcuni accessi, convogliandoli tuttavia in altri come il volontariato al quale il clero e il suo indotto appartengono;
    2. l’assenza dell’obbligo della denuncia rende il certificato inattendibile perché non si censisce il caso;
    3. la stessa prescrizione è ostativa sotto l’aspetto preventivo, in quanto in questa condizione vengono meno tutti gli accertamenti del caso, compresa la pericolosità del soggetto.

    Il limitato accesso alla giustizia per le vittime, che in questo caso è giusto ricordare siano divenute tali spesso, per le lacune preventive dette sopra;

    1. la prescrizione non è in linea con il tempo di maturazione del trauma (la letteratura accreditata parla di 25 – 30 anni) che in questo caso ha una maturazione c.d. “spontanea” in quanto a differenza dei casi che vengono denunciati alle autorità, dove dietro la denuncia c’è una presa in carico della vittima, che viene aiutata nella maturazione dell’evento traumatico, nel caso di omissione invece, viene meno anche la presa in carico della vittima, che con gli anni maturerà l’origine delle sue problematiche riconducendole a quell’evento, che però oramai non potrà denunciare in quanto estinto per prescrizione.
    2. Anche quando non prescritti, i canali di accesso alla giustizia per le vittime sono poco accessibili.
    3. Tempi processuali biblici, spesso si arriva alla cassazione prescritti e qualora la vittima avesse avuto le risorse per gli accertamenti tecnici di cui sopra, non è detto riesca a recuperarle.

    Se analizziamo le cifre (in difetto), senza utilizzare lo studio di Richard Sipe (200 minori in media a sacerdote), limitandoci ai dati reali della Francia (72 minori in media a sacerdote) il potenziale che producono i casi parziali del nostro report, è enorme oltre che incontrastato, 418 sacerdoti.

    Parliamo di 29.960 vittime potenzialmente, se prendiamo la proiezione (agli atti del Comitato ONU già nel report del 2019) prodotta da Mark Vincent Healey, che sulla base delle commissioni di inchiesta prodotte dai Governi degli altri paesi (con dati in linea tra loro) stima il dato italiano, si parla di 750.000 vittime. Lo stesso Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori) si domanda perché mai i dati dell’Italia non debbano essere in linea con quelli del resto degli paesi e, onestamente ce lo chiediamo anche noi.

    Tuttavia basterebbe una commissione Governativa per scoprirlo.

    Zanardi – Report finale

    ©Rete L’ABUSO – Riprodurre liberamente con attribuzione

  • Il mistero dei misteri: “Crimen Sollicitationis”

    Il mistero dei misteri: “Crimen Sollicitationis”

    Nel 2006 la BBC trasmise in Inghilterra un documentario intitolato: “Sex Crimes and the Vatican” che affrontava il tema scabroso degli abusi sessuali sui minori nei quali erano coinvolti decine di sacerdoti cattolici responsabili di reati di pedofilia, accaduti nella diocesi di Ferns nella contea di Wexford in Irlanda, svelando particolari allarmanti e di come i reati, e i loro autori, vennero tutelati dalle autorità ecclesiastiche.

    È superfluo dire che in Italia non è mai andato in onda perché il Vaticano ne bloccò la proiezione programmata durante la trasmissione Anno Zero andata in onda il 20 maggio 2010 intitolata “Peccati e reati” dedicata a questo argomento. La redazione della serie giornalistica d’inchiesta della Rai dovette cedere alle motivazioni della Santa Sede preoccupatissima che la visione di tale documentario avrebbe creato equivoci e alzato una polemica pericolosa sull’argomento in tutto il Paese.

    Sin dagli anni ’80, alcuni avvocati statunitensi iniziarono ad assumere il patrocinio di minori che avevano subito violenza sessuale da parte di preti pedofili, in alcuni casi si trattava di bambini. All’inizio le gerarchie cattoliche gestirono le denunce addivenendo ad un accordo privato tra le parti che prevedeva la liquidazione di una somma a titolo risarcitorio, nel contempo la parte denunciante rinunciava alla causa con l’obbligo di sottoscrivere un patto di riservatezza.

    Alla fine degli anni ’90 il numero delle denunce era così consistente che attirò l’attenzione del Boston Globe che condusse un’inchiesta approfondita e documentata dimostrando quanto fosse diffuso il fenomeno della pedofilia negli Stati Uniti al contempo iniziavano ad emergere numerosi casi di pedofilia anche in Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Sud America, tale situazione spingeva il Vaticano ad intervenire con una lettera ad exsequendem denominata “De Delictis Gravioribus” a firma del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede pro tempore cardinale Joseph Ratzinger controfirmata dall’arcivescovo Tarcisio Bertone datata 18 maggio 2001 che conteneva le istruzioni rivolte ad aggiornare quanto precedentemente definito in un altro documento denominato “CRIMEN SOLLICITATIONIS” emanato dal Santo Uffizio il 16 marzo 1962 in materia di delitti considerati particolarmente gravi che riguardano i rituali sacramentali e la morale.

    Il documentario della BBC “svelava” al grande pubblico l’esistenza di un atto scritto interno al Vaticano che era noto solo ai vescovi diocesani perché mantenuto nel più stretto segreto (pena la scomunica), tutt’ora in vigore, che contiene la procedura da seguire in caso di denuncia per abusi sessuali su minori consumati e denunciati nell’ambito clericale e reati contro il culto.  I patrocinatori americani nelle cause di reati di pedofilia con la pubblicazione della lettera ad exsequendem firmata dal cardinale Joseph Ratzinger poterono rintracciare l’atto originario e, in base ad esso, lo citarono in giudizio con l’accusa – in veste di prefetto vaticano – di aver dato “copertura” ai preti pedofili per 20 anni perché era non solo  a conoscenza dell’atto ma diretto responsabile dell’applicazione delle procedure contenute nel “Crimen Sollicitationis” dal 1981 – anno d’inizio del suo mandato – al 2001 – anno della pubblicazione delle modifiche.

    Occorre una corretta informazione per affrontare questo delicato argomento dapprima partendo da una lettura critica del documento del 1962, avendo cura di abbandonare sin dall’inizio ogni pregiudizio o riserva mentale riguardo il suo contenuto e i suoi autori e soprattutto rifuggire la tentazione di ricoprire con la dignitosa purezza dello spirito la miseria umana.

    Riporto il frontespizio del documento sopra citato in italiano datato 1962. L’ultimo periodo dedicato ai vescovi fa riferimento alla segretezza.

    1962  03  16   *   CRIMEN  SOLLICITATIONIS (ITA)   *   Alfredo Ottaviani

    DALLA SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANTO UFFIZIO

    A TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI

    E ALTRI MENBRI DEL CLERO DEI LUOGHI

     “ANCHE DI RITO ORIENTALE”

     *****************

    ISTRUZIONE

     Sulla procedura nelle cause di molestia

       DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO

    Il documento inizia con le disposizioni preliminari. Si ha molestia quando “un sacerdote o nell’atto del sacramento della confessione; o prima o immediatamente dopo la confessione; o in occasione o con il pretesto della confessione; o anche al di fuori dell’occasione della confessione nel confessionale o in altro luogo destinato ad ascoltare le confessioni o scelto con il pretesto di ascoltare la confessione proprio in quel luogo, abbia, tentato di incitare o invitare un penitente – qualsiasi persona sia – a comportamenti disonesti e vergognosi sia con parole, sia con segni, sia con cenni, sia con contatto fisico  o attraverso la scrittura da leggere al momento o in seguito o abbia tenuto con lui discorsi o pratiche illecite e disoneste  con audacia sconsiderata”.

    Il Tribunale diocesano territorialmente competente è quello di residenza dell’accusato ma, in casi di particolare gravità, la causa può essere deferita al S. Uffizio o, quest’ultimo avocarla a sé inoltre è diritto dell’accusato chiedere il trasferimento della causa dinanzi alla Congregazione.

    La Congregazione del S. Uffizio è meglio conosciuta come “La Santa Inquisizione” ed è tutt’ora operativa (seppure con un altro nome, ndr).

    La vittima deve denunciare il fatto durante la confessione entro dieci giorni dall’accadimento e solo per gravi impedimenti può essere scritta o delegata a persona di fiducia del denunciante. Deve indicare il nome, la data e le circostanze dell’episodio ed eventuali testimoni.

    La procedura viene gestita totalmente da soggetti clericali: giudice, difesa, consulenti per le indagini e notaio (che presenzia alle udienze e sottoscrive tutti gli atti che invierà al Vaticano dove verranno archiviati e secretati).

    L’organo giudicante è composto dagli Ordinari del luogo – Vescovo residenziale, l’Abate o, in carenza dei primi due, il prelato nullius (cioè con popolo e territorio separati ed esenti), l’Amministratore, il Vicario e il Prefetto Apostolico. Normalmente vi è un solo giudice a causa del segreto che investe l’intero procedimento in tutte le sue parti, può accadere che la complessità della situazione richieda la cooperazione di assessori consulenti scelti tra i sinodali – al massimo due – tale numero ristretto di cooperanti è giustificato dalla segretezza imposta nell’esercizio dei propri incarichi.   E’ la segretezza che domina incontrastata tutta la procedura fino ad estendersi inesorabilmente oltre.

    Preliminari – punto 11 – cita: “Quello che nel trattare queste cause deve essere curato e osservato in misura più grande è che le medesime si svolgano segretissimamente e che, dopo che siano state determinate e ormai affidate ad esecuzione siano vincolate da un perpetuo silenzio (Instr. Del Santo Uffizio, 20 febbraio 1867, n. 14); tutti anche presi singolarmente, in qualsiasi modo appartenenti al tribunale, o ammessi a causa del loro incarico alla conoscenza degli avvenimenti sono tenuti a conservare inviolabilmente il segreto strettissimo, che è comunemente definito segreto pontificio, sotto pena di incorrere nella scomunica “latae sententiae” immediatamente e senza ulteriore dichiarazione (automaticamente solo per aver commesso il fatto) e riservata alla sola persona del Sommo Pontefice, ad esclusione della Sacra Penitenziaria. Gli Ordinari sono vincolati da questa legge ipso iure o dall’importanza del proprio incarico; gli altri aiutanti ex iuramento che sempre debbono prestare prima di cominciare il proprio compito; e sono vincolati anche coloro che sono delegati, interpellati informati in contumacia, ex praecepto nelle lettere di delega, di citazione, di istruzione imponendo loro con l’espressa menzione del segreto pontificio”.

    Perché viene imposto tale segreto?  «In alcune questioni di maggior rilevanza viene richiesto un particolare segreto, detto segreto pontificio, e che deve essere custodito con grave obbligo, poiché si tratta della sfera pubblica, che riguarda il bene di tutta la comunità religiosa, non spetta a chiunque, secondo ciò che detta la propria coscienza, ma a chi legittimamente ha la cura della comunità decidere come, quando o con quale gravità tale segreto debba essere imposto».Continuando:«Coloro che hanno l’obbligo di custodire tale segreto» dovrebbero considerarsi come «legati non da una legge esteriore, ma invece da un’esigenza che scaturisce dalla loro stessa dignità umana, dovrebbero perciò ritenere un onore essere chiamati a custodire tali segreti per tutelare il bene pubblico».Si evince che la “facciata” della comunità religiosa è un bene pubblico da tutelare ad ogni costo.

    Nell’analisi delle disposizioni preliminari emerge la necessità per il Vaticano di silenziare tutti coloro che partecipano al procedimento per tutelare l’immagine della comunità religiosa; di far trattare direttamente ed esclusivamente il delitto da un tribunale ecclesiastico sottraendolo alla giustizia secolare; vincolare il denunciante (vittima) al segreto del Santo Uffizio e, nel testimoniare davanti al giudice (Vescovo) – senza l’assistenza di un legale – dire la verità pena la scomunica. Nel Titolo quinto – IL DELITTO PEGGIORE – punto 73.  “Con il nome di “peggiori dei delitti” si intende qui qualsiasi atto osceno gravemente peccaminoso compiuto o tentato in qualsiasi modo da un membro del clero con una persona del proprio sesso e con animali bruti”. (Bestialitas)

    Qui si condanna esplicitamente l’omosessualità come uno dei delitti peggiori. Proprio ieri papa Francesco ha dichiarato che l’omosessualità non va criminalizzata dando una spallata ad un principio contenuto in un documento ufficiale del Santo Uffizio.  Per me il problema consiste nel tollerare, invece la soluzione sta nell’accettare,  beninteso se ciò non reca danno ad alcuno.  Ancora oggi purtroppo si può venire uccisi per le divergenze di idee.

    E cosa dire della “bestialitas”?  Penso alla povera gallina che prima di finire in pentola deve subire violenze sessuali e non può neanche recarsi in un confessionale a denunciare il suo violentatore – se è un prete – o dalla polizia se non lo è. Però anche gli animali hanno una dignità!

    Nella formula si usa “con” e non “contro” un minore – che può essere un bambino o una bambina pari o al di sotto dei 10 anni – imponendo alla vittima il ruolo di complice.  Questo particolare è a mio avviso estremamente grave: imporre a un minore vittima di abusi sessuali il ruolo di complice pregiudica tutto il processo, ne devia all’origine la finalità di tutelare i diritti di una vittima di abusi sessuali qualsiasi età abbia. Non vi è una vittima e un “carnefice” ma due complici. Forse per questo la procedura vaticana permette di porre domande tendenziose e autoincriminanti alla vittima.

    In un tribunale secolare queste premesse sono inaccettabili: come può un bambino essere complice per abusi sessuali da lui subiti!

    Oggi vengono denunciati preti pedofili che molestano bambini, adolescenti e maggiorenni che versano in particolari condizioni di fragilità sociale o psicologica che frequentano scuole private cattoliche, oratori cattolici e parrocchie.

    Durante il dibattimento in una causa per pedofilia, l’avvocato Daniel Shea si è visto accusare di complicità da un vescovo diocesano perché difensore del minore che aveva subito abusi sessuali da un prete pedofilo.

    Delle modifiche apportate dalla Congregazione della Dottrina della Fede al documento del 1962 e della vicenda giudiziaria del cardinale Joseph Ratzinger strettamente connesse ne parlerò nel successivo approfondimento.