Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su minori, catechista condannato a 9 anni di carcere

    Abusi su minori, catechista condannato a 9 anni di carcere

    Avrebbe adescato le bambine all’epoca minori di 14 anni in ambienti ecclesiastici dove l’uomo era molto attivo come catechista.

    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Enna, Ornella Zelia Futura Maimone, ha condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione un uomo residente in un comune dell’ennese con l’accusa di violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenne ai danni di due bambine rappresentate dagli avvocati del foro di Agrigento Arnaldo Faro e Concetta Maria Rosa Bonanno.

    L’uomo avrebbe costretto con violenza una delle due vittime a subire atti sessuali in più occasioni, tra novembre e dicembre 2021. Per la seconda vittima, gli abusi si sarebbero consumati il 5 gennaio 2022, approfittando del fatto che la bambina si trovava ospite presso la sua abitazione e a lui affidata. A questi episodi si aggiunge il reato di corruzione di minorenne: dal gennaio 2022 fino all’aprile 2023. La condanna, con rito abbreviato, supera quanto richiesto dal pubblico ministero, che aveva chiesto una pena di sei anni e otto mesi.

    Oltre alla reclusione, il giudice ha disposto l’interdizione perpetua da qualsiasi incarico legato alla tutela e alla cura di minori, la perdita del diritto agli alimenti, l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e la sospensione dall’esercizio di professioni o arti. È stata inoltre ordinata la confisca e la distruzione del materiale sotto sequestro, oltre alla condanna al risarcimento del danno in favore delle parti civili e al pagamento delle spese processuali.

    Nel corso del procedimento la difesa aveva chiesto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa, ma il giudice ha respinto la richiesta ritenendo che tale percorso avrebbe potuto esporre le bambine a ulteriori danni psicologici e fisici. A seguito della sentenza, i genitori delle bambine hanno deciso di trasmettere gli atti alla curia vescovile, affinché vengano adottate le misure necessarie a impedire all’uomo qualsiasi contatto con minori in ambienti ecclesiastici, luoghi che egli frequenta tuttora.

    https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2026/06/piazza-armerina-9-anni-e-4-mesi-di-carcere-a-un-catechista-per-abusi-su-due-bambine-b791967a-766c-4e04-9698-b4befd4378b8.html

  • Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    In relazione al comunicato stampa rilasciato da ECA Global (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) si comunica che Rete L’ABUSO, tra i fondatori dell’organizzazione internazionale si dissocia totalmente sia dall’organizzazione americana, sia dal comunicato stampa in allegato.

    Veniamo a conoscenza dell’iniziativa solo grazie ai giornalisti che hanno contattato nella giornata di oggi l’Associazione che oltre non condividere in nessun punto quanto ECA dichiara, come molti soci dell’ECA non era stata neppure informata di tale iniziativa.

    Lo stesso comunicato non riflette minimamente la situazione italiana per cui risulta irrispettoso, tenendo peraltro conto che la Commissione Tutela minori rifiuta ad oggi qualunque contatto con le rappresentanze italiane.

    In’oltre, visitando il nuovo sito di ECA scopriamo che l’associazione ha usato il lavoro che Rete L’ABUSO ha svolto in Italia facendolo indebitamente proprio e utilizzando la causa e le vittime per finalità per nulla in linea gli obbiettivi che ECA si era preposta inizialmente e ai quali Rete L’ABUSO aveva aderito.

    Rete L’ABUSO ha richiesto a ECA Global l’immediata cancellazione di tutti i nostri contenuti pubblicati sul sito di ECA.

    Ci riserviamo eventuali altre iniziative.

  • Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, rieletto provinciale.

    Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, rieletto provinciale.

    Il religioso noto nella comunità ecclesiastica cagliaritana, “Ordine della Beata Maria Vergine della Mercede, frati Mercedari”, al centro di una bufera giudiziaria e mediatica, l’accusa è pesantissima: abusi sessuali che sarebbero stati consumati tra le mura ecclesiastiche.

    Il giovane, visibilmente provato, ha deciso di rompere un silenzio durato anni, raccontando un episodio risalente al 2000, avvenuto in una parrocchia di Roma dove Schirru era allora parroco. “Chiese di fare l’amore, si spogliò e cominciò”, ha dichiarato l’uomo, descrivendo l’impotenza e il pianto che seguirono a quella presunta violenza. Un racconto drammatico, avvalorato in studio da un “illustre testimone” che ha ricordato lo stato di shock del ragazzo subito dopo l’accaduto.

    Padre Efisio Schirru ha respinto le accuse di violenza, pur non negando un contatto fisico con il giovane. La sua replica ha però suscitato scalpore per la scelta dei termini: “Non ricordo di averlo mai violentato. Al massimo gli avrò fatto il solletico, questo lo ricordo”, ha dichiarato il religioso, minimizzando i dettagli del racconto della vittima con un vago “vediamo un po’…”.

    É stato confermato come Provinciale della Provincia Romana dei Mercedari il 5 giugno, nonostante sia in corso una indagine canonica. È vergognoso che si faccia di tutto per insabbiare. Come può il maestro Generale dell’Ordine della Mercede, il P. Osvaldo Vivar Martínez e il Dicastero della Vita Consacrata permettere tutto ciò?

    Le accuse vagliate dalle autorità competenti (civili e canoniche), la Cagliari dei fedeli resta in bilico tra sconcerto e incredulità. Il volto che per anni è stato un punto di riferimento spirituale nella Basilica di Bonaria si trova ora al centro di un’inchiesta che tocca i vertici dell’Ordine dei Mercedari, riaccendendo i riflettori sul delicato tema degli abusi nel clero.

    Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, rieletto provinciale.

  • Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    «Oggi, 2 giugno 2026, presso il monastero di Strahov a Praga è stato firmato un memorandum d’intesa tra la Conferenza episcopale ceca e l’associazione Someone Will Believe You (“Qualcuno ti crederà”). Il documento sancisce un impegno congiunto per la tutela delle persone vulnerabili all’interno della Chiesa, il sostegno alle vittime di abusi e lo sviluppo di strategie di prevenzione e di approccio sensibile nei confronti di coloro che hanno subito abusi da parte di chierici o operatori pastorali».

    L’importante passo porta la firma del vicepresidente della Conferenza e neo-arcivescovo di Praga, Stanislav Přbyl, e del responsabile dell’associazione delle vittime Jiri Kylar.

    La ventata di novità introdotta da Přbyl che ha perorato una Chiesa mite, autentica e disponibile al dialogo con tutti, è risultata credibile e condivisibile dai rappresentanti delle vittime.

    L’associazione Someone Will Believe You raduna persone che hanno subito abusi nel contesto ecclesiale e altrove con alcuni esperti, garantendo un ambiente sicuro e possibilità di influire sulla formazione del clero e sui necessari cambiamenti sistemici.

    Sul versante dei vescovi è nata, nel 2025, una commissione per la prevenzione e la protezione degli abusi, presieduta da mons. Přbyl, che, con la collaborazione di vari esperti, intende rafforzare l’approccio pastorale e terapeutico rispetto al problema, elaborare metodologie per la prevenzione e collaborare con le vittime e le autorità pubbliche.

    Gli intenti e il documento

    Il memorandum è distinto in sei brevi capitoli: scopo e natura del documento; forme concrete di collaborazione; autonomia e indipendenza delle parti; diritto alla critica anche pubblica; obiettivi comuni; disposizioni finali.

    In premessa si dice: «Le parti condividono la convinzione che una prevenzione efficace, procedure trasparenti, l’ascolto delle vittime e la disponibilità all’autocritica siano condizioni indispensabili per affrontare responsabilmente la questione».

    Fra gli scopi della collaborazione, si precisa l’ambito della prevenzione, la risposta alle segnalazioni e il sostegno a quanti dichiarano di essere vittime. La collaborazione si può sviluppare attraverso consultazioni e dialoghi specialistici fra le due parti, un comune impegno in ordine agli strumenti formativi e alla condivisione delle esperienze di lavoro, lo sviluppo dei metodi di sostegno alle vittime e la riflessione sui punti critici e i fallimenti del passato.

    La chiara distinzione delle responsabilità dei due contraenti conferma l’autonoma responsabilità delle parti e la loro differenza istituzionale e di autorità, anche in previsione di possibili tensioni e di reciproche insoddisfazioni.

    Quanto al diritto alla critica, si dice: «La stipula del presente memorandum non limita in alcun modo il diritto di ciascuna delle parti di esprimere pubblicamente posizioni critiche nei confronti delle azioni, delle decisioni e delle impostazioni sistemiche dell’altra parte, né di segnalare fallimenti, carenze o rischi del suo operato, anche attraverso i media o altre forme di comunicazione pubblica», anche se si chiede la reciproca buona fede.

    Gli obiettivi comuni sono così definiti: «ridurre sistematicamente il rischio di abusi sessuali attraverso una prevenzione efficace, contribuire a una gestione trasparente, equa e responsabile dei casi di abusi sessuali, rafforzare la tutela dei diritti delle vittime e favorirne il recupero, promuovere una cultura istituzionale improntata alla responsabilità, all’apertura e alla disponibilità al cambiamento». Il documento è a tempo indeterminato.

    Le cose stanno cambiando

    In gennaio, mons. Přbyl e Jiri Kylar avevano inaugurato una mostra sul tema abusi nel monastero francescano di Praga. Kylar aveva detto: «Il percorso verso la collaborazione con la Chiesa è stato lungo e difficile; le vittime di violenza sessuale hanno trovato scarsa sensibilità ed empatia … Vedo che le cose stanno cambiando e che vescovi, sacerdoti e fedeli si stanno impegnando molto di più per approfondire la questione degli abusi. Vogliamo trovare uno spazio sicuro per la condivisione».

    In occasione della firma del documento ha aggiunto che il memorandum non è una conclusione, ma l’inizio: «Siamo felici che, dopo tanti anni in cui alcuni leader religiosi hanno preferito il silenzio, si stia ora aprendo la possibilità di aiutare insieme la Chiesa a diventare un luogo sicuro».

    Il vescovo ha ricordato il percorso comune già fatto con l’associazione nelle indicazioni su come denunciare l’abuso o come avviarne la soluzione giuridica e ha aggiunto: «Comprendo il dolore di tutti coloro che sono stati vittime di abusi. Credo che la collaborazione tra la commissione della Chiesa cattolica ceca per la prevenzione e la protezione degli abusi con l’associazione Someone Will Believe You rafforzerà la possibilità di aiutare in modo efficace e sensibile tutti coloro che hanno subìto un danno o una mancanza di attenzione nell’affrontare questi problemi da parte dei responsabili ecclesiali».

    Nella vicenda vi è anche un risvolto personale. Jiri Kylar aveva comunicato, nel marzo 2019, al vescovo ausiliare di Praga, Zdenek Wasserebauer, responsabile del centro di contatto con le vittime e successivamente membro della commissione creata dai vescovi, il nome del prete che lo aveva molestato. Il collegio incaricato di accertare la fondatezza delle accuse ha immediatamente sospeso dal servizio il sacerdote, peraltro oggetto di molte voci critiche sui media locali, avviando le procedure canoniche del caso.

    https://www.settimananews.it/chiesa/cechia-abusi-accordo-vescovi-vittime/

  • ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    È durato un’ora dalle 11.50 alle 12. 50 l’interrogatorio di garanzia per l’ex docente di religione accusato di abusi su minori. Abito blu, camicia celeste e scarpe da ginnastica bianche, si è presentato così il 37enne in Procura a Padova. Accanto il suo difensore l’Avvocato Ernesto De Toni tra i nomi più importanti del Foro di Padova.

    L’ex docente originario del trevigiano secondo quanto dichiarato all’uscita dall’interrogatorio di garanzia dal suo legale, ha risposto alle domande del GIP . Questo è il primo contatto con l’Autorità giudiziaria per l’indagato che attualmente si trova ai domiciliari ospite della canonica di San Lorenzo di Albignasego nel padovano. Non è però escluso, avrebbe lasciato intendere il suo legale, che l’ex seminarista non possa scontare la misura preventiva altrove. L’Avv.

    De Toni ha acquisito il fascicolo per imbastire la strategia difensiva solo da qualche ora. Ha ammesso al nostro microfono che dalle carte emergono episodi di diversa gravità contestati al suo assistito. Nell’arco temporale dal 2017 a oggi secondo le accuse mosse nei confronti del 37enne , l’indagato avrebbe rivolto attenzioni e gesti molto espliciti a sfondo sessuale nei confronti di 7 minori.

    L’inchiesta scaturirebbe proprio grazie alla denuncia di un docente che raccolte le confidenze di un suo alunno 17enne ha riferito alle Forze dell’Ordine quanto appreso. La Questura euganea che sta ascoltando tutti coloro che hanno avuto contatti nel tempo con l’ex docente, insegnate presso l’Istituto Barbarigo di Padova fino al 2023 e poi allontanato forse proprio a causa di quanto gli viene contestato ora, avrebbe anche individuato alcune chat tra le vittime che potrebbero supportare le gravi accuse nei confronti dell’uomo.

    La Diocesi padovana attraverso una nota ha preso le distanze dall’uomo così anche dalla scelta del parroco che lo sta ospitando. Francesco Saviane

    https://www.gruppotv7.com/notizie/padova/pedofilia-l-ex-prof-si-dichiara-estraneo-ai-fatti-19731

  • SOSPETTO MOLESTATORE IN CANONICA: SCOPPIA LA BUFERA

    SOSPETTO MOLESTATORE IN CANONICA: SCOPPIA LA BUFERA

    Ad Albignasego mamme e papà della scuola dell’infanzia si sono radunati, imbufaliti, per chiedere conto al parroco della presenza da anni del collaboratore parrocchiale, il 37enne Francesco, oggi accusato di violenza sessuale, in canonica.

    Un nuovo caso agita la comunità di San Lorenzo: il parroco e la Curia sapevano, ma lui era ancor a a contatto con bimbi e adolescenti. Francesco Saviane

    https://www.facebook.com/reel/1592835071792539

  • Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda di Francesco Saviane, 37enne trevigiano, ex docente di religione e figura attiva in diversi contesti educativi e parrocchiali del Padovano, che si trova da venerdì mattina agli arresti domiciliari nella canonica di un comune dell’hinterland della città del Santo.

    Le parole della Diocesi
    La Diocesi di Padova ha precisato la propria posizione con una nota articolata. Nel comunicato si sottolinea che Saviane «non svolge più incarichi di insegnamento di religione dal 1° settembre 2023 e che, successivamente, è stata revocata l’idoneità all’insegnamento. Nello stesso periodo si è conclusa anche la sua presenza presso l’istituto scolastico coinvolto». La Diocesi aggiunge che il vescovo Claudio Cipolla «ha disposto l’esclusione dell’uomo da qualsiasi incarico ecclesiale a seguito di un’indagine canonica interna e ha dichiarato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria».

    La presenza in canonica « in contrasto con le indicazioni»
    Nella nota si precisa inoltre che «la permanenza dell’uomo in una canonica sarebbe avvenuta per iniziativa personale del parroco, in contrasto con indicazioni dell’ordinario diocesano». Il vescovo, inoltre, «ha ottemperato alle prescrizioni canoniche e civili e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si esprime forte amarezza e vicinanza ai minori coinvolti». La Curia di Padova richiama infine anche l’esistenza del servizio di tutela minori attivo dal 2017, pensato per raccogliere segnalazioni e accompagnare eventuali percorsi di ascolto e denuncia.

    Gli arresti domiciliari
    Il provvedimento degli arresti domiciliari, eseguito dalla Squadra Mobile su ordinanza del gip Laura Alcaro su richiesta del pm Sergio Dini, riguarda un’indagine per violenza sessuale aggravata ai danni di sette minori, tra ragazzi e ragazze, seguiti dall’uomo nel tempo come insegnante, educatore e collaboratore di realtà sportive e parrocchiali. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati si sarebbero consumati in un arco temporale compreso tra il 2017 e il 1° marzo 2026, data dell’ultima condotta segnalata. I reati sarebbero stati facilitati dal ruolo di fiducia costruito nel tempo dall’indagato, che avrebbe avuto accesso alla quotidianità dei minori anche attraverso contatti extra scolastici e attività di gruppo.

    La prima denuncia
    L’inchiesta ha preso avvio da una prima denuncia arrivata alla fine di marzo, quando una delle presunte vittime ha confidato con tanto di particolari agghiaccianti a un insegnante dell’istituto in cui l’uomo aveva prestato servizio di aver subito attenzioni inappropriate. Un racconto ritenuto circostanziato e credibile dagli investigatori e tale da innescare approfondimenti immediati. Da lì, attraverso chat e messaggi recuperati dai dispositivi del giovane, gli inquirenti avrebbero individuato ulteriori situazioni analoghe segnalate da altri ragazzi, con altri particolari e approcci descritti nei dettagli.

    Le ricostruzioni raccolte descrivono una serie di episodi reiterati nel tempo, avvenuti in contesti diversi: locali parrocchiali, gite, momenti aggregativi e occasioni educative. L’indagato avrebbe progressivamente ampliato la propria sfera di contatto con i minori, mantenendo una posizione di riferimento che gli avrebbe consentito di instaurare rapporti di confidenza ritenuti dagli inquirenti strumentali alle condotte contestate. Il quadro delineato nell’ordinanza evidenzia, secondo il giudice, un rischio concreto di reiterazione del reato, oltre a una dinamica consolidata nel tempo e caratterizzata da un forte squilibrio di fiducia. Francesco Saviane

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/treviso/cronaca/26_maggio_17/insegnante-di-religione-arrestato-per-abusi-l-intervento-della-diocesi-revocata-dal-vescovo-l-idoneita-all-insegnamento-dal-2023-dfed40a1-509f-45a8-a0d6-7a6f898dbxlk.shtml

  • Ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora

    Ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora

    Avevo 15 anni quando con mia madre decisi che sarebbe stato giusto iniziare un percorso psicologico per un periodo di difficoltà che stavo vivendo con me stessa. Venimmo a conoscenza di uno psicologo rinomato e così decidemmo di affidarci a lui.

    Ricordo la prima seduta: tecniche di respirazione. L’inizio sembrò quasi normale , fino a quando non iniziarono ad esserci le prime stranezze. Esposi le mie titubanze a mia cugina che riferì poi di conseguenza a mia madre. Dopo averci parlato a mia insaputa riuscì a convincere mia madre che fosse tutto normale.

    Ricordo che chiesi il parere a degli amici che mi dissero di non pensare male e che se mi veniva detto che era la prassi della terapia dovevo solo fidarmi. Così andammo avanti , e insieme ad essa continuarono ad aumentare sempre di più le ambiguità: tapparelle che venivano abbassate ogni volta che entravo, richiesta di tacere su ciò che accadeva in terapia perché soltanto chi viveva la seduta poteva capire il tipo di tecnica utilizzato e che all’esterno non sarebbe stato compreso…. Mi veniva detto che questo metodo lo usava solo con maggiorenni ma che essendo matura per la mia età aveva deciso di darmi la possibilità di accedervi.

    Il sospetto dentro di me che qualcosa non andasse cresceva sempre di più , ma essendo la prima esperienza terapeutica pensai che forse potesse essere normale e così decisi di fidarmi. Passavano le sedute e man mano aumentava sempre di più un contatto fisico che vivevo con disgusto ma con un lavaggio del cervello dove venivo convinta che andava fatto , che serviva per arrivare a stare finalmente bene . Quando poi si arrivò all’apice decisi nuovamente di cacciare tutto e di parlarne con mia cugina, che ancora una volta condivise tutto con mia madre.

    Tutto ciò fu fatto a mia insaputa , così come le accuse che mia madre avanzó verso di lui per ciò che mi aveva fatto costringendolo a mettersi in ginocchio piangendo mettendo fine a quello che era stato il nostro percorso. Io continuai a fingere che andasse tutto bene, che finalmente stavo meglio, perché ammettere quello che mi era successo sia a mè stessa che alla mia famiglia avrebbe significato affrontare qualcosa che era troppo più grande di me.

    Poi tutto ciò che non avevo detto con il passare dei mesi iniziò a manifestarsi con un malessere che non potevo più contenere. Iniziai a provare odio per il mio corpo, mi sentivo sporca, odiavo lui ma anche me stessa per la vita che mi era capitata, e così passavo le giornate tentando di dimenticare tutto bevendo o fumando. Piangendo decisi un giorno di parlarne con mia madre che finse di non saperne nulla per non agitarmi ulteriormente.

    Non volli esporre denuncia per la paura di coinvolgere altre persone della mia famiglia come mio padre, di non essere creduta non avendo prove se non il dolore e il senso di colpa che mi stavo portando dentro. Ho pensato fosse colpa mia, che avrei potuto fermare tutto prima che quei comportamenti strani potessero arrivare man mano a diventare dei veri abusi sessuali. Ma la verità è che ero solo una bambina che sperava di poter vivere la propria adolescenza con l’ingenuità e la spensieratezza che merita , e tentare di convincermi che nulla fosse successo senza dire niente a nessuno mi avrebbe aiutato a non renderlo reale, a sotterrare tutto.

    Così nel silenzio sono passati anni dove ho sviluppato disturbi alimentari cadendo prima nell’anoressia e poi nella bulimia: le privazioni e le abbuffate di cibo erano diventate l’unico mezzo che avevo per anestetizzare tutte quelle emozioni che non ero capace di affrontare e che avevo tentato di riporre in un cassetto. Ormai odiavo così tanto me stessa ed il mio corpo che più dimagrivo, più mi sentivo debole e più per me stavo vincendo, l’unico obiettivo era occupare quanto meno spazio possibile, scomparire.

    Poi arrivò il covid dove i sintomi della bulimia peggiorarono così tanto da costringermi a guardarmi dentro e finalmente chiedere aiuto.

    Quando iniziai la terapia non avrei mai immaginato di dover affrontare un percorso così tortuoso e doloroso. Dopo due anni si iniziarono a calmare i sintomi del disturbo alimentare fino a lasciare spazio alle mie emozioni: un mare in tempesta. Da lì a poco caddi in depressione, avevo paura anche della mia stessa ombra. Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico continui che non mi lasciavano più respirare né vivere. Ricordo quel periodo con tanta paura tutt’oggi, come se potesse tornare da un momento all’altro, ma dopo tutta la sofferenza che ho vissuto mi sono resa conto che riuscire a vedere la bellezza e la rarità nelle cose quotidiane è la rivincita più grande che esista.

    Con la psicologa ho fatto un lavoro su me stessa fino a vedere la luce dopo 5 anni di terapia.

    Finalmente la paura, i sensi di colpa , gli attacchi di panico si erano appianati, riuscivo finalmente ad essere nel presente, a capire che quello che mi era successo non era colpa mia, che rimanere in silenzio e non riuscire a reagire era l’unico modo che pensavo di avere per poter evitare di ammettere la realtà e quindi il dolore di doverlo affrontare io, così come le persone che amo al mio fianco. Proteggere me e loro era ciò che inconsciamente mi era scattato dentro in quei momenti, e capire questo, abbracciarmi invece di condannarmi è stato ciò che mi ha fatto fare finalmente pace con me stessa.

    Poi arrivò la mattina del 5 giugno 2025 , stavo vivendo la mia giornata con la solita routine quando improvvisamente mi viene mandata la notizia dell’arresto di uno psicologo di Afragola da mia cugina. Ero felice che qualcuno che aveva fatto ciò che era stato fatto a me era stato scoperto e che avrebbe pagato per le ingiustizie fatte, per le vite di persone cambiate per sempre, fino a quando non iniziarono ad aggiornarsi gli articoli.

    Iniziai a fare ricerche per avere più informazioni per poi scoprire che era lui, colui che 10 anni prima mi aveva strappato l’ingenuità dei miei anni dalle mani. Non avrei mai pensato che sarebbe mai potuto succedere veramente, a volte ho addirittura pensato di essere pazza e aver immaginato tutto quello che mi era successo, e invece poi arrivó quel giorno e tutto acquisì un senso. Tutto era vero, non sono mai stata pazza, ma io infondo questo lo sapevo. Sapevo del dolore che ho vissuto giorno dopo giorno, fino a scavarmi dentro e lasciarmi senza più la forza di sorridere o vedere il mondo a colori. E finalmente tutto mi era stato riconosciuto. Quando ebbi la conferma scoppiai in un pianto che cambió tutto, mi sentivo pervasa di una pace così profonda tanto da guarire ogni parte di me. Così decisi che il silenzio non potevo più sceglierlo, che dovevo urlare tutto a voce alta per la me bambina che non ha avuto la forza di reagire e per tutte quelle che come me avevano vissuto lo stesso.

    Dissi a mia madre della notizia ricevuta e che sarei andata dai carabinieri, e così feci. Mi misi in macchina e da sola esposi denuncia, piangendo, stavolta non per il dolore, ma per l’incredulità di ciò che finalmente dopo tanto si stava rimettendo al suo posto dentro di me. Decidemmo di dirlo a mio padre, e questa fu l’ennesima cura per me, nonostante la paura di una sua reazione, avevo passato troppi anni nel terrore di sapere che mio padre non avrebbe mai realmente conosciuto chi sono, non per cosa ho subito, ma per cosa ho superato.

    Non molto dopo inizió il processo finito il 3 febbraio e decisi di condividere un po della mia storia ricevendo così tanto amore da lasciarmi senza fiato, ma ancora di più, ricevendo tante altre testimonianze e ringraziamenti da chi non aveva mai avuto il coraggio di parlarne ma che con il mio racconto si era sentito finalmente di dire tutto ai genitori.

    Tutto questo è stato per me cura, e ho capito che la mia vita è questa, che non ha senso desiderarne un’altra pur di non soffrire, ma che potevo mettere il mio vissuto a servizio di chi ne ha bisogno, dare forza ad altre vittime di abusi sessuali , ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora.

    E allora eccoci arrivati ad oggi, con una storia che non si dimentica ma che trova un nuovo significato che mi porta qui a condividere parte di me con la speranza di poter, anche se in minima parte, dare una carezza ad ognuna/o di noi.

        Lorenza Ciccarelli

  • Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: ‘Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto’

    Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: ‘Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto’

    L’onda d’urto del caso Bonaria

    Il fulcro della vicenda riguarda pesanti accuse di abusi che avrebbero coinvolto padre Efisio Schirru, mercedario, figura di spicco nel panorama ecclesiastico locale. Tuttavia, ciò che sta sollevando un’indignazione senza precedenti non è solo la natura dei reati contestati, ma il presunto immobilismo dei vertici. Le testimonianze che emergono disegnano un quadro inquietante: denunce presentate anni fa, segnalazioni ai superiori e appelli rimasti, troppo spesso, chiusi nei cassetti polverosi delle cancellerie vescovili.

    “Molti sacerdoti sono stati segnalati per condotte inappropriate, eppure sono ancora al loro posto, a contatto con i giovani”, denunciano alcune vittime e associazioni. È una frase che pesa come un macigno sulla gestione dell’Arcivescovo Giuseppe Baturi, chiamato oggi a rispondere di una strategia difensiva che molti leggono come una colpevole inerzia.

    L’intervento delle istituzioni: il monito della Garante

    La gravità della situazione aveva spinto, a marzo,la Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Carla Puligheddu, a rompere il silenzio istituzionale con una lettera aperta indirizzata direttamente all’Arcivescovo. Il messaggio era stato perentorio: non possono esistere zone franche.

    “È necessaria una vigilanza rigorosa e costante anche in ambito ecclesiastico. La tutela dei minori deve prevalere su ogni logica di protezione dell’istituzione o di segretezza interna.”

    La Garante, volendo sintetizzare, aveva richiamato la Chiesa di Cagliari alle proprie responsabilità morali e civili, sottolineando come la prevenzione degli abusi non possa limitarsi a dichiarazioni d’intenti, ma debba tradursi nell’allontanamento immediato di chiunque sia sospettato di mettere a rischio l’integrità dei bambini.

    Una fiducia da ricostruire

    Mentre le indagini proseguono, la città si interroga sul silenzio che ha protetto certi ambienti per decenni. La richiesta che sale dalla piazza e dalle istituzioni è univoca: trasparenza totale. Il “mix logico” tra la cronaca nera di Bonaria e il richiamo formale della Garante delinea una crisi di fiducia profonda. Se la Chiesa cagliaritana vuole davvero “tutelare i minori”, dovrà dimostrare di avere il coraggio di fare pulizia al proprio interno, senza sconti e senza attese, perché ogni giorno di ritardo è un tradimento verso chi non ha voce.

    Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: “Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto”

  • Padre Efisio Schirru accusato di abusi sessuali: il caso di Bonaria a ‘Fuori dal coro’

    Padre Efisio Schirru accusato di abusi sessuali: il caso di Bonaria a ‘Fuori dal coro’

    Un’onda d’urto scuote la comunità dei fedeli sardi e approda nelle cronache nazionali. Al centro di una bufera giudiziaria e mediatica c’è padre Efisio Schirru, 63 anni, figura di spicco dell’Ordine dei Mercedari e volto notissimo della Basilica di Bonaria a Cagliari. L’accusa è pesantissima: abusi sessuali che sarebbero stati consumati tra le mura ecclesiastiche.

    La testimonianza shock 

    Il caso è esploso durante l’ultima puntata di “Fuori dal Coro”, il programma condotto da Mario Giordano su Rete 4. Un giovane, visibilmente provato, ha deciso di rompere un silenzio durato anni, raccontando un episodio risalente al 2000, avvenuto in una parrocchia di Roma dove Schirru era allora parroco. “Chiese di fare l’amore, si spogliò e cominciò”, ha dichiarato l’uomo, descrivendo l’impotenza e il pianto che seguirono a quella presunta violenza. Un racconto drammatico, avvalorato in studio da un “illustre testimone” che ha ricordato lo stato di shock del ragazzo subito dopo l’accaduto.

    La difesa del religioso: “Solo solletico”

    Incalzato dalle telecamere di Mediaset, Padre Schirru – che ha ricoperto ruoli di prestigio come direttore di Radio Bonaria e, dal 2023, Provinciale dell’Ordine – ha respinto le accuse di violenza, pur non negando un contatto fisico con il giovane. La sua replica ha però suscitato scalpore per la scelta dei termini: “Non ricordo di averlo mai violentato. Al massimo gli avrò fatto il solletico, questo lo ricordo”, ha dichiarato il religioso, minimizzando i dettagli del racconto della vittima con un vago “vediamo un po’…”.

    Le ombre sul sistema ecclesiastico

    In studio è intervenuto anche don Paolo, che ha sollevato interrogativi inquietanti sulla gestione di tali scandali da parte dei vertici della Chiesa: “La Chiesa sa benissimo. Forse a volte conviene avere a capo delle diocesi persone più controllabili: chi non ha scheletri nell’armadio è libero, ma siamo sicuri che la Chiesa voglia persone libere?”

    Mentre le accuse dovranno ora essere vagliate dalle autorità competenti (civili e canoniche), la Cagliari dei fedeli resta in bilico tra sconcerto e incredulità. Il volto che per anni è stato un punto di riferimento spirituale nella Basilica di Bonaria si trova ora al centro di un’inchiesta che tocca i vertici dell’Ordine dei Mercedari, riaccendendo i riflettori sul delicato tema degli abusi nel clero.

    https://www.cagliaritoday.it/cronaca/padre-efisio-schirru-abusi-sessuali-basilica-bonaria.html