Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il prete violento Raúl Sidders, in una prigione comune

    Il prete violento Raúl Sidders, in una prigione comune

    Sebbene fosse nell’ufficio del sindaco di Pettinato, hanno revocato il suo insolito beneficio a casa e andranno in prigione

    Secondo fonti vicine alla causa del sacerdote Raúl Sidders confermate a Pulso Noticias, sarà trasferito in una prigione comune dopo che il Procuratore, che in prima istanza aveva accompagnato la richiesta di arresto effettivo della Denuncia guidata da Juan Pablo Gallego e Pía Garralda , e poi ha proposto lo scorso dicembre di avvantaggiare il religioso con un domiciliare.

    La Camera III della Camera delle Garanzie di La Plata, dopo aver verificato che Sidders gode di ottima salute , ha confermato la sua semplice e semplice reclusione in un comune carcere.

    “Non c’erano motivi legali per concedergli gli arresti domiciliari. Sidders ha 60 anni e gode di buona salute per essere in una prigione comune, che non è solo una vittoria in termini legali, ma ha anche a che fare con la lotta che sta conducendo collettivamente “, ha detto Pía Girralda in contatto con Pulso Noticias dopo conoscendo la risoluzione.

    La denuncia ha anche esortato l’Arcidiocesi e altri stretti collaboratori di Sidders a fermare le pressioni sulla giustizia che hanno originato questo incidente non necessario e hanno portato al punto che il Procuratore ha cambiato la sua ferma richiesta di reclusione effettiva in quella di un assurdo beneficio in poche ore. per decisione di Superior.

    Vale la pena ricordare che Sidders è stato trasferito all’ufficio del sindaco di Pettinato de Olmos lo scorso dicembre. Questa struttura è stata inaugurata da Daniel Scioli nel 2011 e porta quel nome in onore del padre di Roberto Pettinato, che il governo Scioli ha riconosciuto come ideatore della scuola penitenziaria e per le sue profonde riforme del sistema, in difesa dei diritti umani.

    Si tratta di un edificio con capacità ricettiva per 80 detenuti, secondo il concetto di regime di detenzione temporanea, destinato esclusivamente a persone fermate o detenute di età superiore ai 18 anni.

    https://pulsonoticias.com.ar/90119/el-cura-abusador-raul-sidders-a-carcel-comun/?fbclid=IwAR3KYi52SqBtqWb91qZy0nhNp2onMuyBAUC4LL8npyxm31rv20r-96bl5dI

  • Abusi, prete condannato a 6 anni ma assolto dalla Chiesa: la mamma del minore chiede giustizia

    Abusi, prete condannato a 6 anni ma assolto dalla Chiesa: la mamma del minore chiede giustizia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – «Personalmente posso affermare che non è vero che Papa Francesco ha tolto il segreto pontificio per tutti i casi di abusi sessuali. Purtroppo non è ancora possibile per le vittime ottenere gli atti dei processi canonici sulla pedofilia». Cristina Battaglia ormai lotta da sola contro i silenzi della Chiesa. Madre tenace e irremovibile non si stanca di pretendere giustizia per il figlio, vittima dieci anni fa di un prete. Fu abusato quando era ancora minorenne. Una brutta vicenda che si trascina irrisolta.

    Il parroco don Mauro Galli fu denunciato prima alla Chiesa (la diocesi di Milano inizialmente si limitò a spostarlo da una parrocchia ad un’altra) e poi nel 2015 ai carabinieri. La quinta sezione penale del Tribunale di Milano lo ha condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere.

    In questi mesi la via crucis per la vittima e la sua famiglia è ricominciata poiché la giustizia ecclesiastica (che nel frattempo si era avviata) ha assolto il sacerdote condannato qualche tempo prima dalla giustizia civile.

    Volendo conoscere i motivi per i quali don Mauro Galli è stato ritenuto dal tribunale ecclesiastico parzialmente non colpevole dei fatti, il ragazzo ha fatto richiesta alla Chiesa lombarda che, per tutta risposta, ha spiegato alla vittima di non potere consegnare nessun documento in quanto la legge approvata da poco da Papa Francesco (relativa alla abolizione del segreto pontificio) non ha il carattere della retroattività. In pratica l’abolizione del segreto risale a due anni fa mentre le violenze e le denunce sono precedenti.

    «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste» si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo che viene sinteticamente aggiornato: don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono in Vaticano, alla Congregazione della Fede, per una ulteriore verifica.

    «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera di alcune settimane fa porta la firma di monsignor Paolo Bianchi, vicario giudiziale.

    Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini.

    La lettera gli verrà consegnata personalmente lunedi prossimo quando il prelato sarà in visita pastorale alla parrocchia del quartiere dove vive la famiglia. Si tratta di una lettera piena di dolore. «E’ molto difficile per noi esprimere gratitudine per questa visita. La memoria ci porta all’incontro avuto con lei nel 2012 (…) Esprimevamo sgomento per la decisione di spostare don Mauro Galli ancora con dei minori dopo la nostra denuncia di abuso sessuale. Nemmeno dopo quell’incontro lei ha preso l’iniziativa di avviare l’indagine previa per accertare i fatti». L’indagine previa, infatti, venne aperta dalla diocesi solo nel 2015, quando la famiglia aveva fatto denuncia alla polizia e ai carabinieri.

    Cristina annota con dolore che quando monsignor Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la viglia di Natale del 2011. Ricorda?».

    Il sacerdote venne denunciato alla curia nel 2012 ma, per tutta risposta, l’anno successivo il prete, don Mauro Galli, fu spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori.

    L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo che ha assolto parzialmente il parroco, don Mauro Galli. Una batosta che si aggiunge ad un incomprensibile divieto: se Papa Francesco due anni fa ha stabilito che il segreto pontificio andava abolito sempre perchè non gli sono stati consegnati gli atti? Ora il caso è alla Congregazione della Fede che dovrà decidere nel merito processuale.

    Cristina, mamma tenace, non demorde: «voglio giustizia per mio figlio».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_chiesa_vaticano_abusi_tribunale_milano_don_galli_cristina_vittima_prete-5702915.html

  • Il prete è condannato per pedofilia, la Chiesa lo assolve e secreta le carte

    Il prete è condannato per pedofilia, la Chiesa lo assolve e secreta le carte

    “Stante la vigenza del segreto pontificio, il Tribunale non ha potuto rispondere ad eventuali richieste”. Tutto in un cavillo. Così il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ha negato l’accesso agli atti del procedimento intrapreso e concluso per giudicare don Mauro Galli, il sacerdote condannato in primo grado a Milano a sei anni e quattro mesi per abuso sessuale su Alessandro Battaglia ma assolto (come aveva anticipato La Verità) nel primo processo penale canonico.

    Sia dal punto di vista giurisprudenziale, sia da quello procedurale sarebbe interessante capire in cosa si concretizza il forte discrimine fra una pesante colpevolezza (tribunale laico) e una sostanziale innocenza (tribunale religioso). La vicenda è la stessa, le prove anche, l’invito di don Galli a “dormire nel lettone” all’allora ragazzo di 15 anni – era il 19 dicembre 2011 – è stato confermato in ogni passaggio penale. E l’abuso sessuale nell’appartamento di Rozzano è alla base della sentenza milanese. La famiglia della vittima aveva inoltrato formale richiesta all’arcidiocesi dopo l’epocale svolta di papa Francesco, che a fine 2019 aveva tolto con un’operazione mediatica di risonanza planetaria il segreto pontificio sui reati di pedofilia in tonaca. Ma la trasparenza nella Chiesa avanza a passi lenti, come un pellegrino con enormi massi sulle spalle.

    La motivazione per non rendere noti i fascicoli del processo canonico è tecnicamente inattaccabile anche se moralmente singolare. “Occorre tener conto che l’abolizione è stata decisa da Sua Santità Francesco con una disposizione resa nota il giorno 6 dicembre 2019”, sottolinea il documento firmato dal vicario giudiziale monsignor Paolo Bianchi. “Come tutte le disposizioni normative canoniche, non ha effetto retroattivo, salvo che ciò venga espressamente disposto”. Poiché la sentenza del tribunale ecclesiastico era stata emessa il 24 giugno 2019 (nel silenzio più assoluto), nulla si può condividere perché allora “il segreto pontificio era pienamente in vigore”.

    Lo stesso consesso si rammarica di non poter trasmettere gli atti alla vittima per il semplice motivo che non sono più in suo possesso, “avendoli trasmessi alla Congregazione per la dottrina della fede, unico tribunale di appello per tutta la Chiesa in merito ai delitti in parola”. Così del procedimento canonico a carico di don Galli si conosce solo l’esito riassunto in una formula stringata: “sentenza dimissoria”. Significa che l’imputato non è stato né condannato, né prosciolto con formula piena, ma assolto per insufficienza di prove.

    Condannato da un giudice laico, assolto (per ora) dalla Chiesa. La discrepanza ha un senso perché i parametri di giudizio sono differenti. Mentre per il tribunale italiano il crimine è contro la persona (la vittima), per quello ecclesiastico il crimine è di entrambi, un atto impuro contro Dio. E paradossalmente la vittima viene equiparata al reo perché lo avrebbe indotto a peccare. Lo sconfinamento nella morale è automatico. Quella morale che perfino il legale dell’imputato e dell’arcidiocesi di Milano, avvocato Mario Zanchetti, chiamò in causa nell’arringa finale del processo di corte d’Assise per salvare don Mauro.

    “In quella vicenda c’erano fatti di rilevanza canonica ma non di rilevanza penale. C’erano fatti di rilevanza etica, morale reputazionale”, elencò. Aggiungendo: “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli”. Poi in un altro passaggio: “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti, anche a quelli che escono dai seminari, dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Finora non sembra che i giudici ecclesiastici siano rimasti impressionati allo stesso modo; in attesa del procedimento d’appello in Vaticano, la sentenza dimissoria è un temporaneo lasciapassare verso la normalità. Dovesse essere confermata, in teoria il sacerdote potrebbe tornare ad incarichi ufficiali.

    L’accesso agli atti sarebbe stato interessante anche per cogliere un altro aspetto, quello dell’eventuale coinvolgimento nella vicenda di Mario Delpini (arcivescovo di Milano) e Pierantonio Tremolada (vescovo di Brescia), che allora erano rispettivamente vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Invece di aprire un’indagine previa si limitarono a trasferire il prete a Legnano, teoricamente sempre a contatto con adolescenti. L’arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori.

    Il vescovo Delpini, allora vicario episcopale, potrebbe essere coinvolto

    La vicenda rischia di avere uno strascico pastorale sabato e domenica prossimi, quando Delpini visiterà la comunità cattolica di Rozzano e sarà accolto da fedeli e sacerdoti. I parenti della vittima gli consegneranno una lettera che ricorda il dolore di una vicenda ancora viva e mette in luce le opacità della gestione degli abusi da parte della Chiesa. “Monsignore, perché ha deciso di interrompere completamente i rapporti con noi? Qual è il nostro torto, essere la famiglia di un minore violentato da un prete?”. Domande che attendono da troppo tempo una risposta.

    (Trascrizione da La Verità del 12 gennaio 2021)

  • L’Irlanda svela l’orrore degli istituti religiosi per madri sole: vi morirono 9mila bambini

    L’Irlanda svela l’orrore degli istituti religiosi per madri sole: vi morirono 9mila bambini

    Strage di bambini – In totale si calcola che in 18 istituti circa 9mila bambini o neonati siano morti nel periodo che va dal 1922 al 1998, anno della chiusura dell’ultima struttura del genere, con un tasso di mortalità doppio rispetto a quelli generali dell’epoca sull’isola. In molti casi i piccoli morivano perché abbandonati a se stessi, malnutriti o per malattie che non venivano curate. Molti dei loro corpicini sono stati ritrovati in delle fosse comuni. L’inchiesta, i cui dettagli sono stati anticipati dall’Irish Independent, ha portato alla luce una realtà scioccante e un cinismo spietato da parte di questi istituti che avrebbero dovuto essere caritatevoli, che fungevano anche da orfanotrofi e agenzie di adozione, e che invece finivano spesso per essere luoghi di punizione per donne ritenute peccatrici, donne costrette a dare i propri figli in adozione. Anche il cinema ha contribuito a diffondere la consapevolezza sull’orrore di quanto accadeva in questi istituti. Il film del 2013 Philomena racconta la storia vera di una di queste donne che lottò per ritrovare il figlio a cui era stata costretta a rinunciare negli anni ’50, nel 2002 Magdalene vinse il Leone d’oro a Venerzia raccontando la terribile storia di tre giovani cresciute in questi istituti.

  • Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Città del Vaticano – Importante svolta da parte della Chiesa tedesca nella lotta alla pedofilia. Le vittime di abusi avranno diritto a risarcimenti più elevati a partire dal primo gennaio. In pratica ora gli importi saranno determinati da una nuova Commissione indipendente per i pagamenti (UKA); contemporaneamente entreranno in vigore anche una serie di regole basate sulla trasparenza e l’equità. Lo ha stabilito la Conferenza episcopale. La notizia è stata diffusa dai media cattolici tedeschi.

    Con queste nuove regole i pagamenti saranno in linea con i risarcimenti disposti dai tribunali civili e quindi arriveranno fino a 50.000 euro. Inoltre, le vittime avranno diritto al rimborso delle spese sostenute per la terapia psicologica. Finora le vittime avevano ricevuto pagamenti di 5.000 euro per i casi meno gravi, e poco di più per quelli più gravi.

    I sette membri della commissione sono stati designati dalla conferenza episcopale ma dovranno agire e decidere in modo assolutamente autonomo dalle strutture ecclesiastiche. Si tratta di persone di chiara fama nell’ambito medico, psicologico, accademico, forense.

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    Le nuove regole prevedono che le vittime che hanno subito abusi, sia minorenni che adulti, si mettano in contatto con gli esperti per un colloquio preliminare e per la compilazione di un modulo obbligatorio per la richiesta. Il modulo viene inoltrato all’Uka che stabilirà la somma e ne ordinerà il pagamento. La vittima verrà informata e risarcita direttamente dalla Uka.

    Secondo la Conferenza episcopale tedesca, circa 2.400 domande sono già state trattate secondo questo criterio. All’inizio del 2021, i nuovi moduli di domanda saranno disponibili sul sito web della Conferenza Episcopale all’indirizzo www.dbk.de. L’ufficio dell’UKA sarà raggiungibile dal 7 gennaio.

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    C’è da sperare che questo nuovo modo di operare della Chiesa tedesca basato sulla immediatezza, la trasparenza, la semplicità delle procedure possa fare da traino a tante conferenze episcopali europee (tra cui quella italiana) ancora basate su criteri opachi e poco accoglienti nei confronti delle vittime degli abusi.

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    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_germania_cei_vescovi_vittime_abusi_risarcimenti_papa_francesco-5682470.html

  • L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa di Belém, arcidiocesi con oltre 2 milioni di residenti nella regione amazzonica del Brasile, deve affrontare indagini criminali ed ecclesiali dopo essere stato accusato di molestie e abusi sessuali da quattro ex seminaristi.

    Le accuse sono state rivelate dall’edizione brasiliana del quotidiano spagnolo El País alla fine di dicembre e sono diventate uno scandalo di alto profilo il 3 gennaio, quando il telegiornale settimanale di TV Globo Fantástico ha trasmesso un servizio sulla vicenda.

    I nomi degli ex seminaristi non sono stati rivelati. Tutti loro hanno studiato al seminario Saint Pius X di Ananindeua, nell’area metropolitana di Belém, e avevano tra i 15 ei 20 anni quando è avvenuto il presunto abuso.

    Secondo le presunte vittime, Corrêa di solito teneva incontri di persona con i seminaristi nella sua residenza, quindi non sospettavano nulla quando erano stati invitati da lui.

    Uno di loro, identificato come B. nella storia di El País , frequentava la casa di Corrêa per una guida spirituale, ma le molestie sono iniziate dopo che il seminario ha scoperto che aveva una relazione amorosa con un collega. Aveva 20 anni.

    Secondo il rapporto, B. ha chiesto l’aiuto di Corrêa e l’arcivescovo ha detto che il giovane doveva attenersi al suo metodo di guarigione spirituale.

    “Sono arrivato alla prima sessione e tutto è iniziato: voleva sapere se mi masturbavo, se avevo un ruolo attivo o passivo, se mi piaceva alternare i ruoli [durante il sesso], se guardavo porno, cosa Ho pensato a quando mi sono masturbato. Ho trovato il suo metodo molto scomodo “, ha detto a El País .

    Dopo alcune sedute, B. incontrò casualmente un amico che gli disse che anche lui stava partecipando a quel tipo di incontro con Corrêa. Il suo amico ha detto che gli incontri si sono evoluti in altre pratiche, come mettersi a nudo con l’arcivescovo e lasciargli toccare il suo corpo. B. decide di lasciare definitivamente il seminario e smette di incontrarsi con Corrêa.

    Lui e il suo amico sono rimasti in contatto e alla fine hanno incontrato altri due ex seminaristi con esperienze simili.

    La storia di El País include dettagli spaventosi dei racconti degli ex seminaristi. A. ha detto di essere stato minacciato da Correa dopo aver resistito ai suoi sforzi per entrare in intimità con lui. Come B., il seminario ha scoperto di avere una relazione con un collega.

    “Ha detto che avrebbe raccontato alla mia famiglia della mia relazione al seminario”, ha detto A. al giornale. L’arcivescovo avrebbe promesso di reintegrare A. se si fosse sottomesso alle sue richieste. Finì per essere mandato come assistente in una parrocchia e successivamente gli fu permesso di tornare in seminario.

    “Era normale per lui pregare accanto al mio corpo (nudo). Si avvicinava a te, ti toccava e iniziava a pregare in qualche parte del tuo corpo nudo “, ha affermato l’ex seminarista.

    Un altro ex seminarista, che all’epoca aveva 16 anni, disse ai simpatizzanti che Corrêa di solito mandava il suo autista a prenderlo in seminario, a volte di notte, per avere la direzione spirituale. Gli incontri, presumibilmente avvenuti per alcuni mesi nel 2014, includevano la penetrazione.

    Le presunte vittime hanno riferito che Corrêa ha utilizzato come parte del suo metodo il libro The Battle for Normality: A Guide for (Self-) Therapy for Homosexuality , scritto dallo psicologo olandese Gerard JM van den Aardweg.

    Secondo il racconto di Fantástico , le accuse sono state inviate al vescovo José Luís Azcona Hermoso, vescovo emerito della Prelatura Marajó, che ha una vasta esperienza di lavoro con le vittime di abusi. Le accuse sono poi arrivate al Vaticano, che ha inviato delegati a indagare sul caso in Brasile.

    Il 5 dicembre Corrêa ha rilasciato una dichiarazione e un video in cui afferma di essere stato recentemente informato di “gravi accuse” contro di lui. Ha denunciato il fatto di non essere stato “interrogato in precedenza, ascoltato o non gli è stata data alcuna possibilità di chiarire tali presunti fatti inclusi nelle accuse”.

    Menzionando solo che stava affrontando “accuse di immoralità”, ha detto di lamentarsi che i presunti accusatori avessero optato per la “via dello scandalo, con la circolazione delle notizie sui media nazionali” con l’apparente obiettivo di “causare danni irreparabili a me e provocando uno shock nella Santa Chiesa “.

    È stata lanciata sui social media una campagna a sostegno di Corrêa. Fantástico ha notato che l’arcivescovo ha avuto il sostegno di importanti leader cattolici in Brasile, tra cui i famosi sacerdoti cantanti Fábio de Melo e Marcelo Rossi.

    D’altra parte, un gruppo di 37 organizzazioni ha rilasciato una lettera aperta in cui chiedeva l’immediata rimozione di Corrêa dal suo incarico mentre erano in corso le indagini. Uno dei firmatari del documento è la Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Santarém. L’arcivescovo Irineu Roman di Santarém ha successivamente rilasciato una dichiarazione per chiarire di non essere stato consultato dalla Commissione in merito al documento.

    L’Arcidiocesi di Belém ha affermato in un comunicato che l’inchiesta in corso vieta all’arcivescovo e al caso di commentare il caso in questo momento. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile [CNBB] ha rifiutato di commentare. La Nunziatura Apostolica non ha risposto alle richieste di commento di Crux.

    Corrêa, 70 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1973 ed è diventato vescovo ausiliare a Brasilia nel 1991. È stato il primo arcivescovo di Palmas, nello Stato di Tocantins, ed è diventato arcivescovo di Belém nel 2010. È consigliere ecclesiale del Rinnovamento cattolico carismatico nel paese.

    https://paolotescione.altervista.org/larcivescovo-brasiliano-e-accusato-di-abusi-sui-seminaristi/

  • Bidello pedofilo, il ministero condannato a risarcire la vittima: “Non ha vigilato”

    Bidello pedofilo, il ministero condannato a risarcire la vittima: “Non ha vigilato”

    Il bimbo è stato seguito in bagno dall’uomo che lo ha messo all’angolo, avvicinandolo a sé. I fatti sono accaduti nella scuola Bonghi, in zona San Giovanni. L’operatore scolastico aveva riportato già altre due condanne per reati sessuali dello stesso tipo prima dell’assunzione e il ministero non ha vigilato

    Il ministero dell’Istruzione dovrà risarcire, a metà con un bidello pedofilo, la vittima di una violenza sessuale avvenuta all’interno di un istituto scolastico, un bambino di 10 anni, oggi 22enne. Il motivo è che l’operatore scolastico aveva riportato già altre due condanne per reati sessuali dello stesso tipo prima dell’assunzione e il ministero non ha vigilato sul fatto, permettendo che continuasse a stare a contatto con i bambini. E poco importa che il bidello abbia mentito in un’autocertificazione soprassedendo sulle precedenti beghe giudiziarie: “Il mendacio nelle sue dichiarazioni al ministero non sollevano il datore di lavoro da responsabilità, in quanto in ogni caso l’evento dannoso è stato compiuto da un suo dipendente nell’espletamento delle sue mansioni nella scuola dove lavorava al tempo”.
    Il tribunale civile, così, li ha condannati entrambi, ministero e bidello, a risarcire in percentuali uguali la vittima, assistita dagli avvocati Armando Fergola e Antonella Zordan, con 188mila euro. La vicenda risale al 2008 all’interno della scuola Bonghi, in zona San Giovanni. Il bimbo è stato seguito in bagno dall’uomo che lo ha messo all’angolo, avvicinandolo a sé. Un episodio ripetuto in diverse occasioni. Ad accorgersi della vicenda è stata la mamma, la quale ha notato strani comportamenti nel piccolo e ha denunciato in procura. Nel 2014, per il fatto, il bidello è stato condannato a sei anni di reclusione con la radiazione dal servizio, sentenza poi divenuta definitiva.

    Già venticinque anni prima, però, nel 1991, l’uomo aveva patteggiato la prima violenza sessuale – sempre su un bambino a scuola – chiudendo ad un anno e 9 mesi di reclusione con pena sospesa. Per anni il silenzio, per poi finire a lavorare in una scuola media nel quartiere Prati, la Belli. Ed è qui che si è ripetuto. Stesso copione di sempre. Solo stavolta a denunciare è stata la preside della scuola: nel 2007 è arrivata la condanna per violenza sessuale in abbreviato a 2 anni di reclusione.
    L’uomo però ha continuato a lavorare nel campo scolastico nonostante tutto. Nella domanda di aggiornamento alla graduatoria pubblica dell’anno scolastico 2007-2008 non ha risposto alla domanda sulle condanne penali pendenti (nel 2005-06 invece aveva scritto di non averne), autocertificando di fatto di non avere reati sessuali a carico. Così è riuscito a passare inosservato e ad approdare alla scuola Bonghi. Ed è qui che è si è ripetuto per la terza volta, senza nessuno lo impedisse. Abusando di una giovane vittima che, se ci fosse stato un controllo migliore, non avrebbe subito quella violenza. “La cosa assurda ora – ha commentato l’avvocato Armando Fergola – è che nessuno ancora si è messo in contatto per procedere ad un pagamento spontaneo nonostante abbia già richiesto per le vie brevi”.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/05/news/bidello_pedofilo_il_ministero_condannato_a_risarcire_la_vittima_non_ha_vigilato_-277066381/

  • Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    di GIORGIO GANDOLA – “C’erano fatti di rilevanza canonica ma non di rilevanza penale. C’erano fatti di rilevanza etica, morale, reputazionale”. L’avvocato Mario Zanchetti era nel pieno dell’arringa, due anni fa in Corte d’assise a Milano. Aveva come obiettivo l’assoluzione del suo assistito, don Mauro Galli, imputato di abusi sessuali su un minore. E su quella era concentrato, quindi davanti al giudice laico sottolineava comunque la gravità del comportamento del sacerdote, che aveva invitato quel ragazzo a dormire nel lettone del suo appartamento a Rozzano. “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli”.

    Se si riferiva al procedimento canonico, quel giorno non ci ha preso neppure lui, l’esimio professore, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. Nel processo vaticano don Galli è stato assolto. Etica e morale evaporano, si perdono nei meandri oscuri dove annaspa la verità, scompaiono dai sacri fascicoli dove tutto si annacqua. Assolto in prima istanza (quella regionale) nel silenzio generale. Dovremmo perfino scriverlo con il condizionale perché non ci sono comunicati ufficiali e neppure la famiglia di Alessandro Battaglia, la vittima che allora aveva 15 anni, ha in mano la sentenza. Eppure nel 2016 aveva partecipato al procedimento come parte lesa, aveva testimoniato in buona fede chiedendo di essere informata sull’evoluzione del caso.

    Quattro anni dopo solo conferme verbali, voci nella nebbia, nel segno di una trasparenza ancora da imparare in barba allo smantellamento solo formale, ad uso dei media, del segreto pontificio. La notizia è avvalorata dal sito Rete l’abuso, che attraverso il suo portavoce Francesco Zanardi segue con grande puntualità queste vicende. Un lavoro da rabdomanti, una discesa agli inferi senza pila. Così don Galli, condannato a sei anni e quattro mesi da un tribunale italiano per abusi sessuali, è stato assolto dal tribunale della Chiesa lombarda (ora il caso verrà trasferito in Vaticano).

    Non è la prima volta, non è l’unico. Si aggiunge alla lunga lista di storie analoghe come quelle di Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro.

    Il caso di Rozzano e della violenza sessuale nella notte del 19 dicembre 2011 è particolarmente grave perché coinvolge la diocesi di Milano, solo sfiorata nel procedimento penale in virtù di un risarcimento pecuniario della vittima. Pur essendo a conoscenza dell’accaduto, l’allora vicario episcopale, Mario Delpini, e l’allora responsabile dei giovani sacerdoti, Pier Augusto Tremolada, non aprirono alcun procedimento ecclesiastico (tecnicamente l’Indagine previa) e si limitarono a trasferire il sacerdote a Legnano, teoricamente sempre a contatto con adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Oggi Delpini è numero uno della Chiesa di Milano e Tremolada numero uno di quella di Brescia. Quando papa Francesco, nel motu proprio Voi siete la luce del mondo sulla pedofilia in tonaca, sottolinea le responsabilità non solo dei sacerdoti ma anche dei “superiori religiosi con azioni ed omissioni diretto a interferire o a eludere le indagini” sembra si riferisca a casi come questo.

    Condannato da un giudice, assolto (per ora) dalla Chiesa. La discrepanza ha un senso perché i parametri di giudizio sono differenti. Mentre per il tribunale italiano il crimine è contro la persona (la vittima), per quello ecclesiastico il crimine è di entrambi, un atto impuro contro Dio. E paradossalmente la vittima viene equiparata al reo perché lo avrebbe indotto a prescindere a peccare. Lo sconfinamento nella morale è automatico, quella morale che l’avvocato Zanchetti sottolineava nella nota arringa. Allora aggiunse: “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti, anche a quelli che escono dai seminari, dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Allora il giudice si convinse, sulla base delle testimonianze, non solo del sonno ristoratore ma dell’abuso sessuale. Con pesanti implicazioni per la vittima che fu costretta a seguire un lungo percorso medico e psicologico, con più di uno sguardo sull’abisso dal quale non si torna. E fu condanna.

    Anche per quel processo, complice la lunga stagione di paralisi dei tribunali a causa del Covid, c’è un rischio all’orizzonte: a fine 2021 scatta la prescrizione. Così don Galli, corroborato dall’assoluzione canonica, pur con una condanna a sei anni e quattro mesi in primo grado verrà considerato innocente. E la vittima rimarrà senza giustizia. Uno scenario surreale. Non proprio ciò che vuole papa Francesco. O che, negli innumerevoli interventi sul tema, dice di volere.

    (Trascrizione da La Verità del 26 novembre 2020)

  • Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

    Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

    Fu condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a sei anni e quattro mesi, ma viene assolto in prima istanza dal tribunale della chiesa Lombarda e resta prete.

    Se non fosse per i giudizi opposti dei due tribunali (Italiano e Vaticano), il fatto che la chiesa abbia assolto anche don Mauro Galli che semplicemente aggiungiamo alla lunga lista di casi analoghi con Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro e via dicendo, la cosa ormai non stupirebbe più di tanto.

    Certo il fatto che persone condannate dallo Stato italiano per pedofilia, vengano poi assolte per quegli stessi fatti da un tribunale canonico e rimessi nelle parrocchie con così tanta frequenza per giunta, stimola una serie di riflessioni.

    Anche se pur vero che i due tribunali si basano su due differenti parametri di giudizio – in quello italiano è il crimine contro la persona (la vittima), in quello canonico invece l’offesa a Dio con l’atto impuro di entrambi – pare che questo risultato non sia contrario alla sola legge italiana, ma pure a quella di Dio in quanto la stessa definitiva assoluzione del Galli da parte del tribunale della chiesa non gli rende affatto giustizia.

    È lo stesso don Galli che a processo davanti ai giudici ammette di aver dormito in canonica nello stesso letto (malgrado ce ne fossero altri) con l’allora 15enne Alessandro Battaglia, ed è lo stesso avvocato della diocesi Mario Zanchetti (membro della commissione diocesana per la tutela dei minori ma in questo caso difensore del Galli) a criticare in sede processuale il comportamento del suo stesso assistito definendolo “grave”. Ma nei fatti, per la chiesa don Galli è scagionato, moralmente innocente, quindi da reintegrare in qualche parrocchia dopo l’intervento dei termini prescrittivi imminenti che bloccheranno forse anche l’appello.

    In questi ultimi periodi – almeno da quanto apprendiamo dalla stampa – la chiesa avrebbe posto in essere una serie di iniziative che arrivano fino alle parrocchie, volte alla prevenzione. Dal vademecum della CEI alle ultime linee guida della Santa Sede.

    Tutte iniziative che vediamo con molta perplessità perché la scienza medica insegna che la pedofilia non è una malattia, ma una grave devianza della personalità dalla quale non si guarisce, che il profilo del pedofilo è equiparabile a quello dei killer seriali ovvero di persone che vanno monitorate perché statisticamente portate a reiterare il crimine.

    Ora, è pur vero che chi ha commesso questi abusi per la chiesa potrà non essere colpevole dell’offesa a Dio sulla base del suo stesso principio processuale – il 6° comandamento del decalogo – tuttavia, nei fatti è comprovato dal tribunale italiano che queste persone hanno abusato di minori e rimetterle in parrocchia – anche se la chiesa li ha assolti – non solo rende inutili le iniziative preventive poste in essere dalla chiesa stessa, ma rende sempre meno credibile il presunto sforzo della stessa in favore delle vittime e della prevenzione e della stessa trasparenza, quando controcorrente alle più elementari logiche preventive mette persone le cui tendenze sono conclamate, ancora a contatto con altri minori.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/21/mons-delpini-tento-di-insabbiare-labuso-sessuale-di-don-mauro-galli-papa-francesco-fino-a-quando-potra-ignorare-il-caso/

  • In Francia sono aumentate le denunce di pedofilia nella Chiesa

    In Francia sono aumentate le denunce di pedofilia nella Chiesa

    I vescovi pubblicano un terzo dossier: in due anni 320 persone hanno segnalato gli abusi

    AGI – Da settembre 2018 a settembre 2020, in Francia 320 persone hanno denunciato abusi sessuali subiti da membri del clero e religiosi, 100 in più rispetto a quelle registrate tra il 2010 e 2016: è uno dei dati più significativi che emergono dal terzo Rapporto della Conferenza episcopale francese (Cef) sulla pedofilia nella Chiesa, reso noto durante i lavori dell’assemblea plenaria in corso dal 3 all’8 novembre.

    Le cifre del terzo dossier dei vescovi

    Il documento, presentato da monsignor Dominique Blanchet, vicepresidente della Cef, traccia un quadro più preciso della situazione dopo i due precedenti rapporti del gennaio 2017 e dell’ottobre 2018. La prima parte presenta le cifre aggiornate raccolte in questi ultimi due anni nelle diocesi francesi, mentre la seconda riporta in modo schematico informazioni sulle azioni intraprese dalla Chiesa nella lotta a questa piaga e nella prevenzione, sia a livello locale che a livello mondiale.

    Vi è dunque un significativo aumento delle denunce, passate da 220 del periodo tra il 2010 al 2016 a 320. Una crescita che il rapporto collega alle misure prese dalla Chiesa di Francia in questi ultimi anni: segnatamente l’istituzione nel 2018 di una Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), la creazione di cellule di accoglienza e di ascolto nelle diocesi, oltre ai ripetuti inviti rivolti alle vittime dalla Commissione perché abbiano il coraggio di denunciare l’abuso subito e si mettano in contatto con le istituzioni ecclesiastiche.

    Le segnalazioni dei vescovi e l’azione della Chiesa

    Un altro dato che emerge dal rapporto riguarda le segnalazioni da parte dei vescovi alle procure, che tra il 2010 e il 2020 sono state in tutto 110, di cui 67 per fatti anteriori al 2000 e 43 per fatti successivi. Quanto agli autori degli abusi, sono state 208 le persone per cui si è aperto un procedimento. Con riferimento alle misure prese, sempre negli ultimi due anni, 57 tra preti, religiosi e diaconi sono stati sospesi e 13 condannati a una pena canonica.

    Lo scarto esistente tra le 320 persone che hanno denunciato e le segnalazioni e i procedimenti avviati viene spiegato dal fatto che spesso le vittime non erano note ai vescovi, che i responsabili erano deceduti o non identificabili. Un’altra informazione importante fornita dal documento riguarda infine l’azione capillare intrapresa dalla Chiesa per lottare contro la pedofilia: su 97 diocesi e arcidiocesi francesi, 24 possono oggi contare su referenti diocesani e sono 83 quelle che hanno aperto una cellula di ascolto e accoglienza.

    “Anche se resta ancora molto da fare perché la Chiesa diventi una casa sicura per tutti – si sottolinea nell’introduzione resa nota da Vatican News – il nuovo rapporto evidenzia la ferma determinazione dei vescovi di andare oltre e di attuare tutte le misure necessarie ad affrontare questa sfida così urgente e necessaria“, cominciando dall’ascolto delle vittime. Intanto proseguono i lavori dell’assemblea plenaria.

    La riunione avrebbe dovuto svolgersi in presenza a Lourdes, ma a causa dell’evolversi della pandemia del Covid-19 si tiene in forma virtuale. Tra i temi all’ordine del giorno, oltre alla lotta alla pedofilia, i problemi del mondo agricolo in Francia, il rapporto tra territorio e parrocchia e le questioni finanziarie. A chiudere i lavori l’8 novembre sarà il presidente della Cef, monsignor Eric de Moulins-Beaufort.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2020-11-07/pedofilia-chiesa-francia-aumento-denunce-10211422/