Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: contatto

  • Colpo di scena in Vaticano: sotto accusa per abusi sessuali un vescovo al vertice della ricchissima Papal foundation

    Colpo di scena in Vaticano: sotto accusa per abusi sessuali un vescovo al vertice della ricchissima Papal foundation

    Francesco ha autorizzato un’indagine su Michael Bransfield, di cui sono state accettate le dimissioni per raggiunti limiti di età

    Si può parlare con gli atti in modo molto più forte che con le parole.

    Allo scoccare delle 12 di oggi, cioè all’ora esatta in cui era fissato in agenda l’incontro tra il Papa e il vertice della Conferenza episcopale americana – che aveva chiesto un’udienza urgente in Vaticano dopo le accuse dell’ex Nunzio Viganò sulle presunte coperture vaticane e dello stesso Francesco nei confronti dell’ormai ex cardinale McCarrick – , dalla Sala Stampa della Santa Sede è giunto un segnale ben preciso.

    Mentre la delegazione dell’USCCB, guidata dal cardinale Daniel Di Nardo, era seduta al tavolo della scrivania di Papa Francesco nel Palazzo Apostolico, è stato reso noto che Francesco ha autorizzato un’indagine sulle accuse di molestie sessuali nei confronti di un vescovo americano del West Virginia (Diocesi di Wheeling-Charleston) , Michael Bransfield, di cui sono state accettate le dimissioni per raggiunti limiti di età pochi giorni dopo il compimento dei 75 anni previsti per il ritiro.

    Bransfield non è un vescovo qualsiasi e la sua vicenda non è qualsiasi. Per almeno cinque motivi che riguardano non solo le vicende della Chiesa americana, ma lo stesso Vaticano.

    Innanzitutto l’inchiesta ordinata dal Papa segue l’archiviazione di due accuse precedenti (2007 e 2012) e tra i quattro alti prelati statunitensi ricevuti oggi dal Papa, sedeva anche il cugino del prelato, monsignor Brian Bransfield, che ricopre l’incarico di segretario generale della Conferenza episcopale americana, ed è quindi il numero due dell’organizzazione dei vescovi statunitensi.

    Secondo: le accuse nel suo caso riguardano molestie sessuali nei confronti di adulti. Quindi non si tratta di un crimine di pedofilia (nei confronti di minori), ma di abusi di potere e sessuali nei confronti di maggiorenni, la cui radice ha detto oggi il Papa a una riunione di vescovi, origina da vere e proprie “voragini spirituali” .

    Terzo: il presule era in stretto contatto con l’ormai ex cardinale McCarrick ( il cui caso è all’origine delle accuse di Carlo Maria Viganò) che ne è stato uno dei consacratori.

    Quarto: Bransfiel era il Presidente della Papal Foundation, (una grande organizzazione di raccolta fondi per il Papa e il Vaticano , cofondata dall’ex cardinale McCarrick) quando l’anno scorso una rivolta dei donatori laici impedì che venisse trasferita in Vaticano la somma di 25 milioni di dollari che il Papa aveva chiesto per risollevare le sorti dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI).

    La Papal Foundation nel corso dei decenni ha versato centinaia di milioni di dollari alla Santa Sede.

    Ad aggiungere altra fibrillazione alla giornata anche il fatto che il cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, è stato accusato da alcune vittiome di non aver agito correttamente lasciando un prete sospetto abusatore a contatto con i bambini. Una vicenda che però non è stata ancora chiarita e quindi non si possono al momento attribuire responsabilità al porporato. La notizia in ogni caso è rimbalza da Oltreoceano proprio alla vigilia dell’udienza con Papa Francesco alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente dell’episcopato e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il cardinale di Boston Sean O’Malley in qualità di presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/13/colpo-di-scena-in-vaticano-sotto-accusa-per-abusi-sessuali-un-vescovo-al-vertice-della-ricchissima-papal-foundation_a_23526341/

  • Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Il presidente dei vescovi Usa incontra Francesco per discutere la crisi mentre scoppia il caso di un suo sacerdote accusato di molestie che non è stato fermato 

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Anche il cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, viene ora accusato di non aver agito correttamente lasciando un prete sospetto abusatore a contatto con i bambini. Una vicenda che deve essere ancora pienamente chiarita e investigata prima di attribuire gravi responsabilità al porporato. La notizia rimbalza da Oltreoceano proprio giovedì 13 settembre 2018, nel giorno in cui è prevista l’udienza con Papa Francesco alla quale partecipano Di Nardo, il vicepresidente dell’episcopato e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il cardinale di Boston Sean O’Malley in qualità di presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    Quella degli abusi sui minori e delle coperture degli abusatori, sembra una storia senza fine. L’Associated Press ha riportato le dichiarazioni di due vittime di abusi le quali sostengono che Di Nardo non avrebbe agito come doveva per fermare un sacerdote arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minori. Una delle vittime ha raccontato che durante un incontro il cardinale avrebbe promesso che il prete accusato, Manuel La Rosa-Lopez – attualmente parroco nella chiesa di St. John Fisher a Richmond e vicario episcopale della diocesi per gli ispanici – sarebbe stato allontanato da qualsiasi possibilità di contatto con i bambini, mentre invece era stato trasferito in un’altra parrocchia a qualche decine di chilometri di distanza.

    Padre Manuel è finito in manette martedì scorso, dopo essersi consegnato alla polizia a Conroe, in Texas. Ha 60 anni ed è accusato di aver molestato entrambe le vittime – un maschio e una femmina – quando erano adolescenti. Secondo il racconto che entrambi hanno fatto all’Associated Press, padre La Rosa-Lopez avrebbe cercato prima di fare amicizia con loro per poi tentare un contatto fisico. La vittima di sesso maschile era all’epoca dei fatti (1998-2001) aveva intenzione di entrare in seminario e svolgeva delle mansioni nella parrocchia del Sacro Cuore di Conroe dove padre Manuel all’epoca era viceparroco. Ha riferito anche che il sacerdote era solito toccarlo, prima sulle braccia, poi abbracciandolo e poi baciandolo sulla guancia. Una notte gli avrebbe mostrato le foto di alcuni seminaristi giovani dicendo che «si divertiva molto con loro». Aveva quindi cercato di spogliare l’adolescente mettendogli le mani nei pantaloni. Ma il ragazzo era scappato.

    L’altra vittima, di sesso femminile, non ha voluto raccontare all’AP i dettagli delle molestie, ma ha detto di essere stata toccata in modo inappropriato da padre Manuel poco prima di Pasqua del 2001, dopo che aveva compiuto 16 anni. Mentre la prima molestia è stata riferita alle autorità ecclesiastiche soltanto di recente – l’anno scorso, secondo la vittima, nell’agosto 2018 secondo la diocesi – quella della ragazza venne denunciata a suo tempo e venne detto alla famiglia della ragazza che il sacerdote sarebbe stato spostato.

    Nel 2010 la ragazza viene a sapere che LaRosa-Lopez era stato nominato da Di Nardo vicario episcopale per gli ispanici e aveva pensato che fosse possibile che il cardinale – arrivato alla guida della diocesi dopo quella prima denuncia – non ne fosse a conoscenza. Per questo aveva contattato le autorità ecclesiastiche e aveva iniziato a frequentare un terapista pagato dalla diocesi. La donna che ha denunciato di essere stata molestata racconta ad Associated Press di aver incontrato Di Nardo e di essere rassicurata del fatto che padre Manuel era stato sottoposto a trattamenti psichiatrici e che non gli era stato più permesso di lavorare con i bambini. Nell’ultima fase dell’incontro è stato fatto entrare lo stesso padre La Rosa-Lopez che la donna ha affrontato e che si sarebbe scusato con lei. La vittima afferma di aver scoperto che il sacerdote continuava a lavorare nella parrocchia St. John Fisher a Richmond anche in presenza di bambini.

    Entrambe le vittime hanno chiesto all’Associated Press di rimanere anonime. L’uomo che ha denunciato gli abusi ha incontrato il cardinale Di Nardo, e il coordinatore dell’assistenza per le vittime della diocesi, nel pomeriggio dello scorso 10 agosto. «Il cardinale sembrava avere un atteggiamento sprezzante», riporta la vittima negli appunti scritti subito dopo l’incontro e condivisi con AP. Il porporato avrebbe reagito dicendo: «Avresti dovuto dircelo prima!». Le due vittime avevano creduto che i loro casi sarebbero stati troppo vecchi per essere perseguiti ma in realtà dal 2007 la legge del Texas ha rimosso la prescrizione per gli abusi sui minori.

    La diocesi di Galveston-Houston, in un comunicato pubblicato mercoledì 12 settembre 2018, così ricostruisce la vicenda. «Nel 2001 una ragazza di 16 anni e la sua famiglia avevano notificato a questa arcidiocesi che padre Manuel La Rosa-Lopez l’aveva baciata e toccata in modo inappropriato quando era vicario parrocchiale nella Chiesa del Sacro Cuore a Conroe. Abbiamo immediatamente comunicato questa informazione al Servizio di Protezione dell’infanzia (agenzia governativa per la tutela dei minori, ndr) per una ulteriore indagine. Il padre La Rosa-Lopez ha negato di aver toccato la ragazza in modo inappropriato, e la famiglia aveva deciso di non dar seguito alla denuncia e ha lasciato il Paese quello stesso anno. Dopo una revisione interna, che ha incluso la presentazione delle accuse anteriori alla creazione, nel 2003, della Commissione di revisione dell’arcidiocesi, nel 2004 è stato permesso al padre La Rosa-Lopez di tornare al ministero in parrocchia».

    Dopo il rientro della vittima negli Stati Uniti, «l’arcidiocesi – continua il comunicato – in accordo con il nostro impegno di assicurare assistenza pastorale, ha offerto alla giovane servizi di sostegno psicologico per un periodo di tempo, fino a che lei non ha deciso di interrompere la terapia».

    La diocesi afferma che durante gli ultimi 17 anni non sono state presentate altre accuse di condotte inappropriate con minori da parte del sacerdote. Fino a quest’anno. «Durante un incontro a Houston il 10 agosto 2018 un uomo di 36 anni ha presentato una formale accusa all’arcidiocesi di Galveston-Houston dichiarando che padre La Rosa-Lopez ha abusato di lui dal 1998 al 2001, quando era studente della scuola secondaria e padre La Rosa-Lopez era assegnato alla chiesa del Sacro Cuore a Conroe. L’arcidiocesi ha informato immediatamente di questa denuncia il Servizio di Protezione dell’infanzia. Padre La Rosa-Lopez ha negato queste accuse di abuso sessuale».

    «Ieri (martedì 11 settembre 2018, ndr) il procuratore del distretto della Contea di Montgomery ha emesso un ordine di arresto contro padre La Rosa-Lopez» e il sacerdote si è «consegnato volontariamente al Dipartimento di polizia di Conroe» quella stessa sera. «Abbiamo preso questo caso molto seriamente, e abbiamo riportato le informazioni ricevute dalle due persone al Servizio di Protezione dell’infanzia, e abbiamo rimosso dal ministero padre La Rosa-Lopez. Siamo impegnati a cooperare con le autorità civili nelle loro indagini».

    Dalla lettura del comunicato della diocesi emerge dunque la denuncia immediata in entrambi i casi alle autorità civili. Nel primo caso, quello del 2001, Di Nardo non era ancora arrivato alla guida della diocesi. È necessario attendere ulteriori chiarimenti e indagini approfondite prima di individuare una diretta responsabilità del cardinale, anche se con ogni probabilità la vicenda si sarebbe potuta gestire meglio.

    Il cardinale Daniel Di Nardo, 69 anni, originario di Pittsburg (Pennsylvania), è diventato vescovo coadiutore di Sioux City (Iowa) nell’agosto 1997. L’anno successivo è subentrato nella guida della diocesi. È stato nominato coadiutore di Galveston-Houston nel gennaio del 2004 ed è subentrato nella guida della diocesi nel febbraio 2006. Nel novembre 2007 ha ricevuto la porpora cardinalizia. Nel novembre 2016 è stato eletto presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e in questa veste partecipa agli incontri con il Papa.

    Dopo la pubblicazione del dossier dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, riguardante le coperture di cui ha goduto il cardinale Theodore McCarrick, che si concludeva con la richiesta di dimissioni del Papa, Di Nardo aveva dichiarato: «Le domande sollevate meritano risposte basate su prove. Senza queste risposte, gli innocenti possono essere contaminati da false accuse e il colpevole può essere lasciato a ripetere i peccati del passato» Il presidente dei vescovi Usa non aveva fatto alcun cenno alla clamorosa richiesta di dimissioni avanzata da Viganò e dalla rete dei suoi sostenitori. Aveva invece affermato: «Sono fiducioso che Papa Francesco condivida il nostro desiderio di maggiore efficacia e trasparenza nella questione legata alla disciplina dei vescovi», manifestando «il nostro affetto fraterno per il Santo Padre in questi giorni difficili».

    Di Nardo aveva sottolineato la necessità di «un esame su come i gravi fallimenti morali di un fratello vescovo potrebbero essere stati tollerati per così tanto tempo e non hanno dimostrato alcun impedimento al suo avanzamento». E aveva concluso avanzando la richiesta di una visita apostolica per gli Stati Uniti al fine di «cercare la verità».

    Papa Francesco, sentito il C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiutano nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale, ha convocato i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019 per affrontare il tema della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili.

    http://www.lastampa.it/2018/09/13/vaticaninsider/abusi-e-coperture-accuse-a-di-nardo-alla-vigilia-delludienza-col-papa-yyuswh8q2NmffQiSGYToqO/pagina.html

  • Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Lo rivela un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Spiegel online anticipa che più della metà delle vittime erano ragazzi sotto i 13 anni. Sono 1.670 i preti accusati: il 4% del totale dei sacerdoti attivi nel Paese

    Sono almeno 3.677 i casi di abusi sessuali nella chiesa cattolica tedesca tra il 1946 e il 2014. E in più della metà dei casi le vittime hanno meno di 13 anni. A rivelarlo è un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Il contenuto è stato anticipato da Spiegel online.

    Sono 1.670 i sacerdoti accusati

    Lo studio, frutto di un consorzio di ricerca delle università di Mannheim, Heidelber e Giessen, sarà presentato a Fulda il 25 settembre dal cardinale Reinhard Marx. Secondo quanto scrive Spiegel, sono stati vagliati 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente, in un arco temporale che va dal 1946 al 2014, di un totale di 3.677 minori, quasi tutti maschi. Tre quarti dei bambini coinvolti sono venuti in contatto con gli accusati tramite la chiesa.

    Quota accusati rappresenta il 4% del totale di sacerdoti in Germania

    In molti casi, riferiscono gli autori del report, i fascicoli sono stati “distrutti o manipolati” e altrettanto spesso i sacerdoti sono stati spostati in altre diocesi. Solo un terzo di questi hanno avuto procedimenti all’interno dell’istituzione e alla fine le sanzioni, quando ci sono state, sono state minime. La quota di accusati rappresenta il 4% del totale dei sacerdoti attivi in Germania. Le tipologie sociologiche con le quali gli autori hanno definito gli accusati ricadono per lo più nelle categorie di “narcisista-sociopatico”, “immaturo-regressivo”.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/09/12/Abusi-sessuali-chiesa-cattolica-germania.html

     

  • Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    L’attorney general chiede che indaghi sulle accuse al clero cattolico, seguendo l’esempio della Pennsylvania. In New Jersey in tilt linea di denunce

    Dal Kentucky, lo Stato americano teatro anni fa di una clamorosa battaglia legale che minacciò di portare in tribunale Benedetto XVI e il Vaticano, arriva un nuovo affondo nella crisi della pedofilia. L’attorney general statale, Michael Brown, vuole costituire un gran giurì che indaghi sulle accuse di molestie al clero cattolico.

    Brown si è consultato con Josh Shapiro, il collega della Pennsylvania dove a metà agosto lo scandalo della pedofilia è riesploso con accuse di mille vittime a oltre 300 sacerdoti predatori: “Vogliamo garantire che anche chi si è rivolto al nostro ufficio riceva giustizia”, ha detto Brown rivolgendosi a tutte e quattro le diocesi: Louisville, Covington, Lexington e Owensboro. Nel 2004 tre ex chierichetti molestati avevano fatto causa alla Santa Sede sostenendo che preti e vescovi in tutto il mondo erano “dipendenti” del Papa. La causa era rientrata sei anni dopo quando le vittime avevano ritirato la denuncia.

    Costata finora oltre tre miliardi di dollari alle casse della Chiesa, la crisi ha mandato in bancarotta dal 2001 una ventina tra diocesi e ordini religiosi. Nella sua nuova versione, ad alimentare le fiamme sono stati leader della destra cattolica che ne hanno fatto uno strumento nelle campagne contro la svolta progressista impressa alla Chiesa da papa Francesco. Solo qualche giorno fa, in una una intervista da Roma alla Reuters, l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ha suggerito la creazione un tribunale indipendente che affronti tutti gli aspetti dello scandalo: qualcosa che lo stesso Bannon, che è cattolico e a Roma ha incontrato Benjamin Harnwell, il capo del think tank conservatore Dignitatis Humanae Institute, starebbe cercando di organizzare in contatto con “gente importante” negli Usa.

    Prima del Kentucky erano sei gli Stati che hanno deciso di indagare sulla crisi 2.0: la scorsa settimana New York e New Jersey si erano uniti a Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se seguirne l’esempio.

    In New Jersey, una speciale linea telefonica creata dall’Attorney General Gurbir Grewal per raccogliere nuove denunce è andata in tilt per il numero delle chiamate. “Vogliamo andare a fondo. Lo dobbiamo alle vittime e ai residenti per far sì che non ci siano più cover up”, ha detto Grewal alla National Public Radio sottolineando l’importanza di tali canali per le segnalazioni, in New Jersey e in altri Stati: “Gli abusi, sulla base di quello che è stato identificato in Pennsylvania, non erano limitati al Nord Est”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/11/negli-usa-la-macchia-si-espande-anche-il-kentucky-vuole-un-grand-jury-sulla-pedofilia-nella-chiesa_a_23523955/

  • [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

    [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

    Di Marco Tosatti

    Mentre quotidianamente aumenta il numero dei vescovi, in particolare negli Stati Uniti, che chiedono al Pontefice regnante di dire una parola chiara sulla testimonianza dell’arcivescovo Viganò; e mentre – inspiegabilmente – non ha ancora avuto risposta la richiesta di udienza del presidente della Conferenza Episcopale USA, card. Di Nardo, Church Militant, un sito di cattolici Usa molto attivo e documentato ha scritto che è cominciata la caccia all’ex Nunzio da parte degli agenti della sicurezza della Santa Sede.

    Chi è interessato all’articolo può leggerlo QUI. Church Militant è particolarmente attiva in questo periodo, ed è a questo sito che si deve la denuncia dell’esistenza di una “pipeline” dalla Colombia agli Stati Uniti per importare sacerdoti rifiutati dai seminari del Paese perché omosessuali. Una connection che aveva il suo terminale a Newark, la sede di McCarrick.

    Vediamo che cosa scrive Church Militant.

    “Secondo fonti all’interno del Vaticano, la Segreteria di Stato della Santa Sede — sotto la direzione del cardinale Pietro Parolin — ha comunicato un’istruzione ai propri servizi di sicurezza interna ed esterna per utilizzare le proprie “risorse di intelligence” per individuare il luogo fisico in cui si trova l’arcivescovo Viganò. Questa richiesta è stata comunicata non solo al fine di prevenire ulteriori danni imprevedibili per l’immagine di Papa Francesco e la Santa Sede sulla scena mondiale, ma anche per ‘preparare il terreno’ per la prosecuzione dell’ex Nunzio per presunti crimini più contro la legge del Vaticano e della Chiesa.”

    L’urgenza con cui si ricerca il luogo fisico in cui si trova l’arcivescovo Viganò è tanto più palpabile poiché, secondo il canone 1507 del codice di diritto canonico e altre norme procedurali e penali della Santa Sede e dello stato della città del Vaticano, l’arcivescovo Viganò non può essere perseguito e tantomeno punito a meno che prima non gli sia data la possibilità di essere ufficialmente notificato per iscritto dei crimini specifici canonici che è sospettato di aver commesso, in modo da avere la possibilità di difendersi contro di essi.

    Come ha segnalato il prof. Roberto de Mattei (Corrispondenza Romana, 5 settembre), le accuse devono essere redatte in un libello accusatorius (denuncia penale canonica) per avere Viganò presumibilmente commesso spergiuro per aver forme di segreto di Stato in violazione  dell’istruzione “Secreta continere” sul segreto pontificio, emessa il 4 febbraio 1974 da John Cardinale Villot, Segretario di Stato di il Vaticano.

    Le norme specifiche di Secreta, che potrebbero essere  toccate, includono:

    Art. I-4 presunta divulgazione delle denunce extragiudiziali ricevuto da lui durante il suo servizio della Santa sede per quanto riguarda i reati contro la fede e morale e il sacramento della penitenza e il processo e la decisione relativi al trattamento di queste denunce per quanto riguarda Theodore McCarrick e altri religiosi a cui fa riferimento Viganò nella sua testimonianza e negli articoli di giornalisti ai quali l’arcivescovo è sospettato di avere diffuso le informazioni classificate;

    Art. I-7 presunta diffusione di segreti del Vaticano conosciuti in virtù del suo ufficio relativi alle nomine dei Vescovi, in particolare per quanto riguarda la nomina di Cdl. Blase Cupich come arcivescovo di Chicago, Illinois;

    Art. I-9 presunta divulgazione dell’ordine elettronicamente crittografato trasmesso dalla Segreteria di Stato all’arcivescovo Viganò per quanto riguarda la nomina di BP. Robert McElroy presso la sede di San Diego, California;

    Art. I-10 per la sua violazione di “business o questioni che sono così gravi in natura che sono vincolate al segreto pontificio dal Sommo Pontefice o un cardinale del Dicastero interessato.”

    Le notizie del Vaticano sull’uso delle sue vaste risorse internazionali per rintracciare e perseguire l’arcivescovo Viganò sono coerenti con le sue affermazioni a Aldo Maria Valli nel loro ultimo incontro: che Viganò “aveva acquistato un biglietto aereo,” che era “in viaggio all’estero”.

    Fin qui Church Militant.

    A questa ricostruzione così precisa possiamo aggiungere alcuni dettagli. Quando, mercoledì 22 agosto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò stava per lasciare la mia abitazione, dove avevamo riletto la testimonianza da lui preparata, e avevamo concordato la data di pubblicazione, (domenica, per dare tempo a spagnoli e inglesi di tradurre il testo), in maniera molto naturale gli chiesi: “E adesso dove se andrà, eccellenza?”. Mi rispose: “Non glielo dico, così quando glielo chiederanno non sarà obbligato a dire una bugia”. L’impressione che ricevetti è che sarebbe partito per l’estero. E anche questo sarebbe ragionevole. Il comandante dei Servizi di Sicurezza della Santa Sede, il generale Domenico Giani, proviene dai servizi italiani. È ben probabile che abbia rapporti con essi sia per ragioni d’ufficio che personali. Ed è quindi chiaro che una ricerca dell’arcivescovo sarebbe più agevole sul territorio italiano che altrove. Mons. Viganò mi disse che avrebbe spento il suo cellulare. E anche questo è ragionevole. Più volte abbiamo scritto, in base a informazioni di ottima fonte, che i telefoni e i servizi internet in Vaticano sono sotto controllo. Un controllo che – a quanto ci è stato detto – si estende anche ai cellulari di cui la Santa Sede è titolare, e forse anche a un raggio più ampio. Ora grazie al cellulare la localizzazione di una persona è cosa semplice. E la misura di precauzione primordiale è quella di spegnerlo. Fra l’altro, non dimentichiamo che mons. Viganò è stato Segretario dello Stato della Città del Vaticano, e che di conseguenza ha lavorato a stretto contatto con i Servizi di Sicurezza della Santa Sede (e ha esperienza del loro modus operandi), e con il generale Giani.

    [continua…]

    [DOSSIER VIGANÒ] La caccia è aperta

  • Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Padre Bonifacio Ramsey, in questa intervista a Helise Harris, ci racconta tutti i suoi tentativi, fatti nell’arco di trenta anni, di fermare l’ex card. Theodore McCarrick, l’abusatore seriale. Purtroppo, tutti questi tentativi si sono dimostrati vani perché sue lettere sono rimaste sempre senza risposta.

    Riporto ampi stralci dell’intervista, nella mia traduzione.

    Padre Bonifacio Ramsey, l’uomo che quasi 20 anni fa ha segnalato i misfatti sessuali dell’ex cardinale Theohdore McCarrick, ha detto che la Chiesa, pur avendo finalmente agito, non ha fatto abbastanza.(…)

    In un’intervista telefonica con Crux, Ramsey ha detto che “una cosa buona sarebbe laicizzare McCarrick. Mi sembra un modo molto importante per dimostrare che il Papa e tutti gli altri sono seri. Sarebbe un segnale così formidabile della serietà con cui stanno affrontando la questione”.

    Mentre le voci sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick con i seminaristi erano note da anni, la notizia delle accuse di abusi sui minori è stata resa pubblica solo a giugno, a seguito di un’indagine interna sulle accuse da parte dell’arcidiocesi di New York e dei successivi articoli del New York Times.

    Papa Francesco in luglio ha tolto la berretta cardinalizia a McCarrick, escludendolo dal Collegio dei Cardinali. Tuttavia, Ramsey ha detto che togliere la berretta rossa “non è niente”, e molto deve essere fatto.

    “Hanno ridotto allo stato laicale i sacerdoti per questo, perché non possono ridurre allo stato laicale McCarrick? (…)

    Da giugno, e specialmente dopo la pubblicazione, il 26 agosto, di una dichiarazione dell’ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affermava che Papa Francesco sapeva della cattiva condotta di McCarrick e non ha fatto nulla, “sembra che tutti si stiano agitando”, ha detto Ramsey. (…)

    Ex domenicano, Ramsey ha fatto parte della facoltà del seminario dell’Immacolata Concezione presso la Seton Hall University nel New Jersey durante il periodo di McCarrick come arcivescovo di Newark, dal 1986 al 2000. Ha detto di aver sollevato le prime preoccupazioni al rettore del seminario alla fine degli anni Ottanta dopo aver sentito i seminaristi raccontare come McCarrick condivideva un letto con loro durante le visite notturne presso la sua casa sulla spiaggia.

    “Questo è qualcosa che tutti in seminario sapevano”, ha detto Ramsey, spiegando che all’epoca non sapeva che la cattiva condotta rientrasse nella categoria delle molestie, “Sapevo solo che era sbagliato”.

    Ramsey ha detto che il rettore riconosceva che il comportamento di McCarrick era preoccupante e credeva che qualcosa andasse fatto, ma non è successo nulla.

    “Una specie di intrigo sessuale continuava ad accadere”, ha detto, spiegando che pochi anni dopo, intorno al maggio 1992 o 1993, fu cacciato dalla “voting faculty” del seminario, che autorizza i seminaristi ad avanzare per l’anno successivo, dopo che aveva criticato un seminarista che aveva commesso un comportamento di abuso sessuale con altri seminaristi.

    Dopo le lamentele di Ramsey, questo seminarista, che era vicino a McCarrick, fu espulso dal seminario. Quando Ramsey tornò al campus dopo le vacanze estive, fu informato dal rettore che era stato rimosso dalla “voting faculty” perché “McCarrick sa che non sei d’accordo con lui su certe cose”. Il rettore, ha detto, citava specificamente il seminarista che era stato espulso.

    Quando Ramsey confidò le sue preoccupazioni all’Arcivescovo Thomas Kelly di Louisville, morto nel 2011, Kelly, ha detto, gli disse che non si poteva fare nulla, perché McCarrick “era il capo”, e “ti darebbe un calcio nelle parti basse se ti avvicinassi a lui” per (chiedere chiarimenti) sull’essere stato rimosso dalla “voting faculty”.

    Kelly, ha detto Ramsey, alludeva al comportamento di McCarrick con gli uomini, e diceva: “sappiamo tutti” di quella volta che McCarrick aveva preso un giovane dall’aeroporto, e quell’uomo era il seminarista che era stato espulso. Ramsey ha detto di aver preso il commento “sappiamo tutti” nel senso che tutti i vescovi erano almeno in qualche misura consapevoli del comportamento di McCarrick.

    Ramsey ha detto che dopo la conversazione, mantenne le sue preoccupazioni per lo più per sé stesso e non parlò a nessuno sulla situazione della facoltà del seminario, “ma tutti dovevano sapere della questione”. (…)

    Ramsey ha detto di aver finalmente deciso di scrivere una lettera che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, nel 2000, quando McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington. Ha detto di essere stato in contatto con Montalvo, che lo esortò a inviare la lettera nonostante i suoi dubbi. Tuttavia, anche se la sua lettera venne ricevuta, Ramsey ha detto di non essere mai stato contattato a riguardo.

    Rivolse nuovamente le sue preoccupazioni al cardinale Edward Egan, allora arcivescovo di New York, nel 2004, dopo aver lasciato l’ordine domenicano per diventare sacerdote diocesano a New York. I due si incontrarono per una conversazione casuale, disse, e ad un certo punto McCarrick si avvicinò.

    Quando confidò le sue preoccupazioni su McCarrick, “Il cardinale Egan chiaramente non voleva sentirne parlare”, ha detto Ramsey. “Sapeva esattamente di cosa stavo parlando. Vedendo come aveva reagito, sapeva esattamente quello che stavo dicendo, e non voleva perseguire sull’argomento”.

    Ramsey ha poi scritto al giornalista Joe Feuerherd nel 2005 dopo aver letto un articolo che Feuerherd aveva pubblicato su McCarrick. Il giornalista, ha detto Ramsey, aveva sentito le stesse voci sul comportamento di McCarrick con i seminaristi, ma non era stato in grado di verificarle, quindi “questo è qualcosa che tutti conoscevano, e ci volle una persona, il ragazzo che fu abusato da bambino, per aprire il vaso di Pandora”.

    Nel 2015, Ramsey decise di scrivere l’ennesima lettera che descriveva in dettaglio le sue preoccupazioni al cardinale Sean O’Malley di Boston, che è il presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori (quella istituita da papa Francesco il 22 marzo 2014, ndr), dopo che era rimasto turbato quando vide McCarrick partecipare alla Messa funebre del card. Egan a New York.

    “Ho pensato dentro di me, cosa ci fa ancora questo tizio in giro? Non sanno tutti della questione? E’ una persona ripugnante“, ha detto Ramsey, spiegando che la risposta che ricevette dalla Commissione (per la Protezione dei Minori) fu che la cattiva condotta di McCarrick non rientrava nelle competenze della Commissione, dato che le accuse di abusi su minori non erano ancora venute alla luce pubblicamente, e gli fu chiesto di indirizzare la questione altrove.

    “La mia carriera è piena di persone che non rispondono alle lettere, o non rispondono nel modo giusto“, ha detto.

    Dopo che le notizie della lettera del 2015 di Ramsey divennero di pubblico dominio, il card. O’Malley (come detto, in qualità di Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ndr) all’inizio di questo mese ha rilasciato una dichiarazione pubblica con la quale si scusava per non essere riuscito ad agire sulla base delle preoccupazioni sollevate, tuttavia, Ramsey ha detto che non è mai stato contattato direttamente al riguardo.

    O’Malley “avrebbe dovuto mettersi in contatto con lui prima di inviare una dichiarazione pubblica,” Ramsey ha detto, spiegando che ha ricevuto una lettera formale dal cardinale (O’Malley) solo dopo che Ramsey gli aveva scritto per dirgli che fare una dichiarazione senza prima contattarlo era un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni.

    Il ruolo di Ramsey come informatore di lunga data sul caso McCarrick non è stato reso pubblico fino a quest’estate, quando il New York Times ha riferito di presunti abusi sui minori da parte di McCarrick.

    Da allora, Ramsey ha detto che solo due degli ex seminaristi da lui seguiti a Newark lo hanno contattato, e che nessuno della gerarchia ecclesiastica, compreso il suo arcivescovo, il cardinale Timothy Dolan di New York, lo ha contattato per le sue lamentele o il ruolo che ha svolto nel tentativo di fermare McCarrick per quasi 30 anni.

    Per quanto riguarda la dichiarazione di 11 pagine di Viganó, secondo cui nel 2008 Benedetto XVI avrebbe imposto sanzioni private contro McCarrick, e che Papa Francesco le ha soppresse o ignorate, considerando McCarrick come confidente e consigliere della Chiesa statunitense, Ramsey ha detto di essere “scioccato” dalla lettera.

    Mentre crede che le accuse fondamentali sollevate da Vigano meritino di essere prese sul serio, Ramsey ha detto che si oppone all’immagine che Vigano dipinge di una vasta “rete gay” che opera all’interno della Chiesa, definendo l’affermazione “ridicola”. (…)

    “C’è una parte significativa del clero che è omosessuale, e di questa, c’è una parte significativa che è casta e che cerca di essere casta”, ha detto, aggiungendo che “non ho problemi con persone che ogni tanto cadono”. (…)

    Fonte: Crux Now

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

    Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

    Lui ha sempre negato. Ha sempre parlato di una “storia d’amore”. Ma i giudici non gli hanno creduto, ed anche in Cassazione don Paolino Marchese, ora semplice laico, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per violenza sessuale e atti di sessuali con minorenne.

    La storia arriva da Aliminusa racconta del parroco del borgo madonita che inizia quella che, secondo lui è una relazione d’amore, quando la ragazza ha appena 13 anni e finisce quando la ragazza è da poco diventata maggiorenne. I giudici non credono mai alla versione del prete. I genitori della ragazza avevano chiesto al parroco un maxi-risarcimento per mettere a tacere la vicenda. Una richiesta rifiutata da Marchese.

    Quindi partì l’inchiesta dei Carabinieri della compagnia di Termini Imerese per presunti abusi sessuali. Secondo il racconto degli inquirenti. la storia comincia quando la ragazzina confidò al prete di voler diventare suora. E iniziò a frequentare assiduamente la parrocchia di Aliminusa. Con la scusa di accompagnare il percorso vocazionale della ragazzina, don Paolino avrebbe approfittato della situazione per intraprendere con la ragazza un “rapporto d’amore” che sarebbe andata avanti per anni, fino a quando venne scoperto dai genitori. Era l’estate del 2014.

    La ragazzina si era trasferita a Roma e si era liberata di quello che era diventato un incubo. Era andata in cura anche da una psicologa ed era venuta a contatto con un maresciallo della compagnia dei Carabinieri di Termini, Jessica Burattin. L’ultimo abuso risalirebbe a quando la ragazza aveva 16 anni, perché i giudici hanno escluso che i rapporti avuti dopo il compimento dei 16 anni e terminati dopo il compimento della maggiore età fossero non consenzienti. Al processo di primo grado il parroco parlò di vera storia d’amore.

    La stessa ragazzina, come fecero emergere i difensori del parroco, nelle sue deposizioni negò sempre di essere stata vittima di violenza, arrivando ad affermare che si sentiva “fidanzata” di don Paolino. Ma nonostante ciò, il Gup Sabina Raimondo condannò il prete a sei anni di reclusione e 200 mila euro di risarcimento. Una sentenza che venne riformata dalla terza sezione della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Raimondo Loforti che accolse in parte la linea della difesa e ridusse la pena si sei mesi. Verdetto confermato dalla Cassazione.

    Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

  • La fine del silenzio delle vittime della pedofilia della Chiesa cattolica italiana

    La fine del silenzio delle vittime della pedofilia della Chiesa cattolica italiana

    ANA MARQUES MAIA

    Francesco. Diego. Emilio. Roberta. Hanno un nome, hanno una faccia. Sono stati vittime di pedofilia da parte del clero italiano ed hanno condiviso le loro storie con il fotografo Tommaso Clavarino, che li ha riuniti nel progetto Confiteor (Io confesso), un documento che vuole causare disagio.

    Il fotografo italiano Tomaso Clavarino è interessato a soggetti controversi, poco documentati, difficili da tradurre in immagine. Per questo motivo, ha deciso di concentrarsi sul tema della pedofilia in un contesto ecclesiastico in Italia. L’influenza del Vaticano su Roma, che il fotografo dice: “contaminare tutti i livelli della società italiana”, fa sì che la cosa abbia poca presenza nei media del paese – una tendenza che ci piacerebbe infrangere con la pubblicazione del progetto di Confiteor (I Confess) nei media e poi nel formato del fotolibro. Decine di casi e testimonianze di vittime di atti di pedofilia da parte dei membri del clero saranno raccolte in un documento che desidera causare disordini all’interno della società italiana e il Vaticano.

    “Era il prezzo da pagare per l’affetto”

    Francesco Zanardi aveva 12 anni quando ha subito il primo abuso sessuale. “Siamo andati tutti nella stessa parrocchia di Savona”, ha detto al fotografo italiano. “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno nè l’altro “. I minori erano accolti della chiesa locale e il prete li portava regolarmente al campo. “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre …  noi che non avevamo nessuno … “

    Per anni, Francesco visse “con la vergogna di questi ricordi”. “Ancora oggi”, aggiunge, “alcune vittime considerano sbagliato denunciarlo perché ci ha amato, anche se in modo distruttivo; perché ci ha dato l’affetto che un ragazzo ha bisogno per crescere “. Francesco ha mantenuto il segreto di questo passato per 30 anni ma, nel 2009, dopo aver condiviso la storia con un amico, ha deciso di renderlo pubblico. “Oltre a riferire il suo caso alle autorità, Francesco ha fondato l’associazione Rete L’Abuso, che descrive come” un gruppo di attivisti volontari, vittime e professionisti “, che si dedicano a segnalare casi di abuso violenza sessuale perpetrata dai sacerdoti della Chiesa cattolica e alla protezione legale e psicologica delle vittime.

    Senza l’aiuto di Francesco e del suo voluminoso archivio di casi in Italia negli ultimi decenni, il progetto fotografico Confiteor (I Confess) non avrebbe mai conosciuto la luce del giorno. Tomaso Clavarino ha detto a P3, tramite Skype, che ha dedicato due anni e mezzo di lavoro continuo al lavoro che sta pubblicando per la prima volta su un supporto di comunicazione sociale. “Non è stato facile trovare vittime di abusi ed è stato ancora più difficile convincerli a partecipare”, ha affermato. “Non si fidano delle persone, per non parlare di fotografi e giornalisti. Si vergognano, hanno paura, non vogliono rivivere o condividere i loro ricordi. In molti casi, anche la stessa famiglia non conosce il loro passato. “

    Clavarino ha fatto decine di contatti per poter dare forma al suo progetto. “In ogni dieci persone, in media solo tre hanno accettato di partecipare.” Il primo ritratto è stato Francesco. “Dopo gli abusi sessuali di cui era stato vittima, ha iniziato a usare droghe. È una fuga comune tra le vittime della pedofilia “, dice il fotografo. Tossicodipendenza, alcolismo, depressione, tentativi di suicidio sono alcune delle conseguenze a lungo termine dell’abuso sessuale infantile.

    Diego, ad esempio, anche lui vittima di pedofilia da un membro della Chiesa cattolica italiana, prende un “cocktail di compresse antidepressive al giorno” e nessuno di questi è in grado di liberarlo dai sintomi del dolore. Non c’è lavoro. “Le sue condizioni cliniche hanno fatto sì che gli fosse ritirato il porto d’armi, uno strumento necessario per l’adempimento della sua funzione, quello della guardia privata”, spiega il fotografo. “Nella vita delle persone, tutti gli eventi sono intrecciati. Le cicatrici dell’abuso sessuale infantile non scompaiono mai “.

    “L’abbraccio è diventato una porta chiusa”

    Emilio ha lo stesso sogno ogni notte: “La mano pelosa del prete lo afferra e lo porta in una stanza buia”. È cresciuto in Calabria, nel sud Italia, in una piccola città di montagna, con il sogno di diventare un giorno un prete. È stato in seminario che ha incontrato il suo aggressore. “È stato il primo insegnante a prestare maggiore attenzione ai bambini”, ha detto Emilio al fotografo. “L’attenzione si è trasformata in un abbraccio e l’abbraccio è diventato una porta chiusa di notte”.

    Emilio era solo uno dei tanti ragazzi che il sacerdote segretamente visitava. “Ci sono molte vittime che mi raccontano di preti che li hanno abusati come persone molto importanti nella loro vita”, spiega il fotografo. “Per il bambino, è bello essere tra i preferiti del sacerdote, è qualcosa che lo rende felice. Significa che puoi andare a casa sua, guardare la TV in sua compagnia. Forse il prete li ha persino nominati il suo capitano o capitana di una partita di calcio. C’è un gioco di potere, di privilegio, stabilito nel tempo tra il prete e il minore.”

    “L’abuso sessuale che sorge nella relazione costituisce un atto di violenza fisica, sì, perché il contatto è fisico, ma la violenza psicologica alla base di quell’atto è ugualmente rilevante. È particolarmente seria perché i bambini si fidano di quest’uomo. Oltre l’abuso sessuale, vengono traditi. E quando viene da qualcuno che è spesso il sostituto del padre o della madre, il danno diventa esponenziale. È molto importante non dimenticarlo. “

    “Il lupo caccia sempre le pecore più deboli”

    Secondo la ricerca di Tommaso Clavarino, ci sono tratti comuni tra tutte le vittime di abusi sessuali che ha conosciuto: “All’epoca erano bambini poveri che vivevano in piccoli villaggi o villaggi dove la Chiesa e il sacerdote giocavano ancora un ruolo di grande rilevanza sociale “.

    “Quando penso in questi casi, ricordo sempre la storia che i miei genitori mi hanno detto da bambino sulle pecore e il lupo” racconta. “Il lupo caccia sempre le pecore più deboli della mandria, dicevano. I bambini più poveri, quelli meno istruiti, che hann una storia di problemi familiari, in questo contesto verranno sempre scelti.  La ragione è semplice:” Perché è più facile “. Nei villaggi e borghi italiani,” il sacerdote è una delle persone più importanti della comunità “, afferma il fotografo. “Attraverso l’istituzione, distribuisce beni per le famiglie, li aiuta. Inoltre, gode di uno status che facilita la loro integrazione : E ‘una persona di benvenuto nei pranzi domenicali, è l’illustre ospite di un pranzo di Natale “e lascia un avvertimento:” A volte, le persone sanno che il prete è il ‘lupo’, ma non possono – o non vogliono – cacciarlo fuori perché i legami creati con esso sono troppo importanti. Ci sono casi in cui la Comunità è, infatti, consapevole degli abusi, ma sceglie di non vedere, non sentire, non reagire. Perché è meglio per tutti che non cambi nulla. “Il fattore economico può essere decisivo nel seno di una comunità svantaggiata. “E ‘più facile per un prete pedofilo ‘cacciare’ in questo ambiente che nel bel mezzo della alta società di Milano, dove non c’è necessità e dove i fedeli non dipendono dalla Chiesa o dal rapporto con il sacerdote in alcun modo.”

    Roberta, una siciliana di Augusta – una città che Clavarino ha definito “difficile” – aveva 16 anni quando è stata vittima di abusi sessuali. “È stata violentata all’interno della chiesa dal prete”, ha detto Tomaso. “Ha deciso di andare alla polizia per denunciarlo. La polizia ha suggerito di portare con sé una telecamera nascosta e filmare il nuovo abuso. Lo ha fatto. Il prete è stato arrestato “. Quello che è successo al suo arresto è stato inaspettato. “La comunità di Augusta ha isolato Roberta, l’ha disprezzata. È stata la sua stessa famiglia a dare il via ad una manifestazione di sostegno del sacerdote. La gente le gridava per strada che era una prostituta, che aveva denunciato il prete per soldi. Questo è un caso illustrativo del sostegno che un sacerdote colpevole può ricevere da una comunità. E dagli effetti collaterali imprevisti che possono derivare da una denuncia, per una vittima di abusi sessuali “.

    “Essere un prete aiuta a non essere arrestato”

    Tommaso Clavarino non sa se essere un prete è un vantaggio per un molestatore sessuale, ma è sicuro che “essere un prete aiuta a non essere arrestato” quando commette tali crimini. Il potere economico della Chiesa e del Vaticano è, secondo il fotografo, un fattore importante ma non sempre decisivo. “Il potere finanziario determina la qualità della difesa”, spiega. “E quando dico che le vittime provengono da ambienti socio-economici svantaggiati, significa che non hanno mezzi per sostenere le spese di una difesa forte e competente. Gli avvocati d’ufficio sono quasi sempre assegnati alle vittime e il risultato è prevedibile “.

    Ma, in realtà, pochi casi arrivano nei tribunali italiani. Perché? “Perchè la Chiesa, l’istituzione, è la prima ad essere informata quando accade un caso di pedofilia che coinvolge un religioso in Italia.” Secondo l’accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede nel 1984 (addendum al punto 2 , comma b), “la Repubblica italiana provvede affinché l’autorità giudiziaria comunichi all’autorità ecclesiastica dell’area in cui si svolgono i procedimenti penali contro gli ecclesiastici”. Questo preavviso con l’azione impostata dal documento rilasciato dal Vaticano nel 1962, dal titolo Crimen Sollicitationis – un documento inviato a tutti i vescovi italiani che indica il modus operandi in casi cattiva condotta sessuale da parte dei membri del clero -, ostacola il progresso del processo giudiziario. “Quello che succede di solito è che il prete viene trasferito in un altro distretto. Di solito è collocato in un’altra città, dove non è conosciuto. Tuttavia, il nuovo parroco e gli altri membri della Chiesa intervengono per convincere la vittima a ritirare la denuncia o per dissuaderli dal fare la denuncia, anche ricorrendo ad un risarcimento monetario in cambio del silenzio. “

    La dichiarazione del fotografo è corroborata dal rapporto del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, pubblicato il 25 febbraio 2014, nel quale si afferma che, nel contesto in questione, “i bambini e le loro famiglie erano spesso accusate e screditate dalle autorità religiose, scoraggiate dal presentare una denuncia e, in alcuni casi, umiliate pubblicamente “. “Il silenzio e la riservatezza sono imposte alle vittime e alle loro famiglie come precondizione per il risarcimento finanziario”.

    Casi “volontariamente dimenticati”

    Nel caso in cui il processo sia strettamente interno – quando il bambino e la famiglia comunicano solo con l’istituzione ecclesiastica e non con le autorità civili – la possibilità di lasciare il parroco della sua professione o il verificarsi di una punizione può diventare ancora più remota. Il summenzionato rapporto delle Nazioni Unite afferma che “grazie a un codice di silenzio imposto [dalla Santa Sede] a tutti i membri del clero – a pena di scomunica – i casi di abusi sessuali su minori sono stati segnalati raramente alle autorità dei paesi in cui sono stati commessi i crimini “. “Al contrario”, continua, “ci sono stati casi di suore e preti che sono stati ostracizzati, retrocessi, allontanati dall’istituzione, per non aver rispettato l’obbligo del silenzio; così come ci sono stati casi di sacerdoti che sono stati congratulati o premiati per aver rifiutato di denunciare i loro colleghi violentatori sessuali “.

    Le Nazioni Unite accusano anche la Santa Sede di ” dare sistematicamente priorità alla conservazione della reputazione della Chiesa e del presunto autore del reato a scapito dell’interesse e della protezione delle vittime minorenni [degli abusi sessuali]”.

    C’è un altro fattore nel diritto italiano che è un deterrente alla denuncia e che riguarda lo statuto delle limitazioni. “Molte delle vittime capiscono quello che è successo solo quando sono adulti. Capiscono di essere stati vittime di un atto criminale solo molti anni dopo il verificarsi dell’evento. In molti casi, il coraggio e la volontà di denunciare questi crimini vanno contro la legge italiana, che ritiene che, dopo 20 anni, un atto di pedofilia smette di essere un crimine.

    “In Italia ci sono materie intoccabili”

    Secondo l’autore di Confiteor (I Confess), i media italiani sono condizionati a trattare “attentamente” tutte le questioni che coinvolgono la Chiesa e il Vaticano, motivo per cui in così tanti paesi già “esploderanno scandali” legati alla pedofilia e la Chiesa cattolica e in Italia c’è il silenzio. “Esiste una sorta di censura più profonda e complessa di un divieto”, afferma Tommaso Clavarino. “Fa parte della cultura italiana. È inscritto subliminalmente nel nostro modo di pensare, come se il suo adempimento dipendesse dalla nostra stabilità sociale. In Italia, ci sono questioni che sono intoccabili. È così che si vive da secoli. “

    In 10 anni (tra il 2004 e il 2014), “il Vaticano ha ricevuto oltre 3.400 denunce credibili di abusi sessuali su minori”, ha detto l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU, Silvano Maria Tomasi, nel maggio 2014 davanti al comitato di organizzazione mondiale. “Solo nel 2013 sono stati segnalati 401 casi”.

    Nel luglio 2015, Papa Francisco avrebbe raccontato al controverso giornalista di La Repubblica Eugenio Scalfari, in una conversazione informale, che “il due percento dei pedofili sono preti, vescovi e cardinali”. L’affermazione non sarebbe mai contestata o corretta dal pontefice; il Vaticano doveva pronunciarsi ufficialmente poche ore dopo la pubblicazione del notiziario: “Le frasi che Scalfari attribuisce al Papa, che sono poste tra virgolette, sono un prodotto della sua memoria [della conversazione che hanno tenuto] e non di una trascrizione accurata o di una registrazione. “

    Confiteor (I Confess), ancora in formato modello, può essere ordinato dal sito Web dell’editrice Zine Tonic Editions. Il progetto, che non è ancora terminato, è stato recentemente premiato dal Festival di fotografia di Atene, il Festival europeo della fotografia (Italia) ed è stato proiettato nella settimana di apertura degli incontri fotografici di Arles nel luglio 2018. Di recente è stato vincitore del Zine Tonic Dummy Award e del Voglino Young Talent Award in Italia. Il fotografo torinese ha già ricevuto una borsa di studio dal Pulitzer Center su Crisis Reporting e il suo lavoro è già stato pubblicato su giornali e riviste di tutto il mondo, come The Atlantic, Der Spiegel, Al Jazeera, The Guardian, Courrier International, PUBLIC, Newsweek Japan , La Repubblica, tra gli altri.

    Casi di pedofilia in altri paesi

    Australia, 2017. In un’indagine iniziata nel 2013, la Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali all’abuso sessuale di bambini ha rivelato che 4444 bambini sono stati oggetto di abusi sessuali in più di 1.000 istituzioni della Chiesa cattolica in tutta l’Australia tra il 1950 e il 2010 Ha anche concluso che il 7% dei preti cattolici nel paese ha commesso atti di pedofilia.

    Paesi Bassi, 2011. Una commissione d’inchiesta indipendente ha concluso che tra il 1945 e il 2010 “più di 20.000 minori sono stati abusati da 800 sacerdoti della Chiesa cattolica olandese”.

    Irlanda, 2009. Dopo tre anni di inchiesta, la Commissione dell’Arcidiocesi di Dublino ha concluso che la Chiesa cattolica irlandese aveva tentato di nascondere migliaia di casi di pedofilia perpetrati dai sacerdoti dell’istituzione tra il 1975 e il 2004.

    Stati Uniti, 2004. Un rapporto pubblicato il 27 febbraio riporta l’esistenza di oltre 11.000 accuse di abusi sessuali su minori da parte di 4450 preti della Chiesa cattolica – circa il 4% dei 110.000 sacerdoti che hanno prestato servizio tra il 1950 e il 1950 nel paese.

    https://www.publico.pt/2018/08/05/p3/noticia/o-fim-do-silencio-das-vitimas-de-pedofilia-da-igreja-catolica-italiana-1836142

  • Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Pennsylvania, il vescovo Ronald Gainer ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori ed ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi

    Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.

    Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.

    Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.

    Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.

    Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.

    Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.

    Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.

    Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.

    Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-ad-harrisburg-damnatio-memoriae-e-nomi-resi-1561611.html