Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Cremona

  • L’EX SACERDOTE MAURO INZOLI GIOVEDÌ DAVANTI AI GIUDICI

    L’EX SACERDOTE MAURO INZOLI GIOVEDÌ DAVANTI AI GIUDICI

    Crema, 17 settembre 2017

    E’ la settimana del giudizio. Giovedì mattina a Brescia, i giudici della Corte d’appello di quel tribunale discuteranno il ricorso presentato dagli avvocati Corrado Limentani e Nerio Diodà contro la condanna a 4 anni e nove mesi per abusi sessuali nei confronti del loro assistito, l’ex sacerdote Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale da papa Francesco nello scorso mese di maggio. Come ribadito più volte, il ricorso non mira a ottenere il cambio del giudizio, da colpevole a innocente, ma a una riduzione della pena. Infatti, Inzoli prima di andare davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Cremona, ha sanato la sua posizione, risarcendo le sue vittime con 150mila euro. Questo significa che ha riconosciuto la sua colpevolezza per il reato per il quale poi il giudice l’avrebbe condannato. La strategia difensiva dei suoi difensori punta a una riduzione della pena perché se il collegio che giudicherà l’imputato lo condannerà a una pena inferiore ai quattro anni, l’ex sacerdote potrebbe chiedere di evitare il carcere e di essere ammesso ai servizi sociali. In caso di risposta positiva l’ex parroco della SS. Trinità di Crema non vedrebbe aprirsi le porte del carcere. Se invece la pena venisse confermata o addirittura maggiorata, allora resterebbe sempre la strada del ricorso in Cassazione, che aprirebbe altre prospettive, tra le quali quella della prescrizione. Ricordiamo che l’ex sacerdote è a giudizio solo per una parte dei reati commessi, in quanto altri erano già finiti in prescrizione.

    http://www.crema-news.it/articoli/lex-sacerdote-mauro-inzoli-giovedi-davanti-ai-giudici

  • Abusi sessuali su minori:  per l’ex don Inzoli fissato  l’appello al 21 settembre

    Abusi sessuali su minori: per l’ex don Inzoli fissato l’appello al 21 settembre

    E’ stato fissato al prossimo 21 settembre a Brescia il processo d’appello nei confronti di don Mauro Inzoli, 67 anni, il carismatico capo di CL condannato il 29 giugno del 2016 dal gup di Cremona Letizia Platè a 4 anni e 9 mesi di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Don Inzoli, ridotto il 20 maggio scorso con sentenza definitiva allo stato laicale da Papa Francesco, era stato processato con il rito abbreviato. Nel conteggio della pena era stato tenuto conto anche del risarcimento alle due parti civili e ad altre tre parti offese. A ciascuno dei cinque minori, il religioso aveva riconosciuto una somma di 25mila euro. L’ex religioso doveva rispondere di otto episodi di violenza sessuale commessi sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. I fatti sarebbero accaduti tra il 2004 e il 2008. Tra le persone offese, un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre vittime avevano tra i 14 e i 16 anni. Contestato l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi Inzoli ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca. I ragazzi frequentavano l’oratorio per i perfezionamenti spirituali che svolgevano con il don. Da parte del prete ci sarebbero stati baci, carezze, abbracci, toccamenti nelle parti intime e masturbazioni. Tutte le presunte vittime avevano raccontato di una loro fortissima sottomissione psicologica davanti a don Mauro: in sostanza, sarebbero rimasti allibiti, ma non avrebbero avuto la forza di reagire. Uno dei giovani aveva raccontato che per i genitori don Inzoli era un “idolo meritevole di venerazione”. L’imputato, come in primo grado, è difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano.

    https://www.cremonaoggi.it/2017/09/04/abusi-sessuali-minori-don-mauro-inzoli-fissato-lappello-al-21-settembre/

  • Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Savona, Giovanni Ciolina – Un anno di carcere patteggiato per violenza sessuale su minore. È la condanna inflitta a Nello Giraudo per aver molestato un ragazzino di quindici anni durante un raduno scout nel ponente. Una vicenda che lo ha portato a chiedere all’ex vescovo Vittorio Lupi di lasciare l’abito talare, ma che soprattutto ha portato alla luce un mondo che fino a quel momento era rimasto sommerso, nascosto.

    Insomma si tratta della vicenda madre di tutte le vicende giudiziarie che hanno portato alla nascita della Rete l’Abuso attraverso il promotore Francesco Zanardi, una delle vittime del prete che per diverso tempo gestì anche una cooperativa per minori a Voze. Un incarico che l’allora vescovo Calcagno mise fine, ma per la vicenda don Giraudo finì nei guai giudiziari anche l’allora vescovo Dante Lafranconi, che ha chiuso la sua carriera nella diocesi di Cremona, e che venne indagato dalla procura di Savona per favoreggiamento nei confronti del prete pedofilo.

    Le motivazioni dell’archiviazione firmate dal gip Fiorenza Giorgi furono pesantissime. Nel decreto di archiviazione per prescrizione il gip sottolinea come «non vi è dubbio che Lafranconi fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate a Giraudo e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare le comunità dei fedeli (e in special modo i minori) che venivano a contatto con don Nello, si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari». Insomma, una sorta di pronuncia di condanna morale, per il prelato salvato solamente dalla prescrizione, ma che evidenzia come il fenomeno pedofilia negli ultimi trent’anni abbia segnato profondamente la vita della chiesa savonese.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/08/05/ASe4jyiI-pedofilia_esplodere_scandalo.shtml

  • Così la sessuofobia della Chiesa alimenta la pedofilia clericale

    Così la sessuofobia della Chiesa alimenta la pedofilia clericale

    Dal prete di Cremona don Mauro Inzoli, condannato per pedofilia e per questo spretato da Francesco, al cardinale George Pell, prefetto degli Affari economici del Vaticano, incriminato per molestie e stupro, messo in aspettativa dal Papa e volato in Australia per discolparsi, ai 547 bambini vittime di violenze del coro di Ratisbona, diretto per 30 anni, dal 1964 al 1994, dal sacerdote Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI, sono gli ultimi casi che evidenziano un rapporto tra Chiesa cattolica e pedofilia.

    A differenza dell’ omosessualità, la pedofilia non potrà mai essere accettata, perché la prima è tra due individui consapevoli, liberi e responsabili, mentre la seconda non prevede la libertà del bambino, anzi il pedofilo approfitta della sua fiducia (l’evangelico “Se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”)… per questo l’ex presidente Usa Barack Obama parlò di pena di morte ipotizzabile in soli due casi: uccisione di bambini e stragi (se fosse in Italia, ne aggiungerebbe un terzo: la mafia).

    Come noto, il pedofilo è quasi sempre stato vittima di pedofilia. Si può quindi ipotizzare una sorta di malattia che si è trasmessa di generazione in generazione nei seminari – ovvio non si può generalizzare -. A ciò si aggiunga che nel passato l’omosessualità era tabù (Dante mette i sodomiti all’Inferno) ed era così naturale che gli omosessuali, e a maggior ragione i pedofili, finivano per scegliere la via del sacerdozio. Ma c’è molto di più. C’è una ragione potenziale, per così dire intrinseca, al ruolo sacerdotale.

    La commissione di psichiatri incaricata dalla stessa Chiesa di far luce sui casi di molestie e pedofilia nelle diocesi Usa dal 1960 al 1980 riscontrò negli accusati le due caratteristiche psichiche tipiche del pedofilo: il narcisismo e l’asocialità. Che cosa c’è di più narcisista di un prete, un uomo che porta la veste, che è il tramite tra gli uomini e Dio, che quindi è un semi-dio, che fino al Concilio Vaticano II (1962-1965) celebrava la messa dando le spalle ai fedeli? Che cosa c’è di più asociale di un prete, che è amico di tutti, ma alla fine si ritrova la notte da solo in casa?

    Alla base di tutto, c’è il sesso visto come un problema, il sesso come massimo allontanamento/avvicinamento a Dio. È vero che Matteo nel suo Vangelo parla di “eunuchi per vocazione religiosa”, ma anche che Pietro era sposato e che Paolo scrive ai vescovi rivolgendosi ai loro figli biologici. Del resto il celibato dei sacerdoti fu introdotto nel Basso Medioevo   – e divenne poi disciplina col Concilio di Trento (1545-1563) – perché papi e vescovi avevano figli che abusavano del proprio potere e compivano nefandezze. Sarà quindi inevitabile che si elimini questa paura per il sesso, che sia abolito il celibato. Ne va della stessa sopravvivenza della Chiesa. Del resto al vertice di quella luterana di Svezia è stata nominata Eva Brunne, donna e lesbica… e come dice Martin Lutero “chiunque può prendere una posizione sulla fede e sulla Bibbia”.

    http://www.affaritaliani.it/politica/cosi-la-sessuofobia-della-chiesa-alimenta-la-pedofilia-clericale-491497.html

  • Dietro la tolleranza zero di Bergoglio, l’irrefrenabile passione per pedofili e insabbiatori.

    Dietro la tolleranza zero di Bergoglio, l’irrefrenabile passione per pedofili e insabbiatori.

    Ancora uno scandalo scuote il Vaticano, è il turno del cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia, membro del C9 (il gruppo di nove cardinali che coadiuvano Francesco nella riforma della Curia) e uomo di fiducia di Bergoglio che lo ha voluto tra i suoi fedelissimi, oggi accusato dalle autorità civili non solo di aver insabbiato casi di pedofilia quando era in Australia, ma addirittura incriminato per aver commesso lui stesso abusi su minori.

    Nello speciale di Federico Tulli che trovate su LEFT di sabato 7 luglio 2017

    Anche se oggi, nell’intento di smorzare quelle che sono state le incoerenti e difficilmente giustificabili scelte di Bergoglio dal Vaticano si grida “al complotto”, va ricordato che le accuse di insabbiamenti nei confronti di Pell non sono una novità recente. Già nel febbraio del 2016 fu ascoltato proprio a riguardo dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child sexual abuse, oggi viene semplicemente formalizzata anche l’incriminazione per pedofilia.

    Definire un papa che ha promesso ai quattro venti di fare pulizia e riforme concrete al grido della “tolleranza zero” contro i pedofili e contro coloro che hanno insabbiato casi, che consapevolmente si circonda di personaggi a dir poco chiacchierati sia vittima di un improbabile complotto è un’offesa all’intelligenza umana, altro che complotto al papa, questo è un complotto contro il diritto dei cittadini a una corretta informazione.

    Vogliamo parlare in modo onesto di complotto?

    Bene parliamo di quello fatto da Bergoglio ai suoi stessi danni allora, perche tra le figure a dir poco ambigue di cui la stampa parla poco stando ben attenta a separare i casi per non dare un quadro troppo completo della situazione, non c’è solo Pell e il nuovo prefetto della C.D.F. Francisco Ladaria Ferrer, altro fidatissimo scelto personalmente da Bergoglio e chissà, magari in futuro oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni dell’operato del pontefice.

    Di Ladaria si è subito detto delle gravi accuse di aver insabbiato un caso, quello di don Gianni Trotta, motivo già più sufficiente se si volesse dare almeno una parvenza di coerenza e di serietà con la “tolleranza zero” tanto acclamata, per non metterlo a capo proprio di quell’organo (la Congregazione per la Dottrina della Fede) che ha il compito di giudicare i preti abusatori. Ma anche qui l’informazione è scarna e incompleta perchè il passato di Ladaria non è stato “valorizzato” quanto si dovrebbe.

    Non si è detto per esempio che Ladaria non è nuovo alla C.D.F., in passato ne fu il segretario e non era la prima volta che aveva a che fare con casi di pedofilia e i relativi silenzi.

    Si occupò nel 2013 del caso di Erik Zattoni, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi. (vedi allegato a sinistra)

    Un altro caso passato anche per le sue mani, è quello del sacerdote della diocesi di Savona, don Nello Giraudo, di cui Ladaria si occupò nel 2010. (vedi allegato a destra)

    In quella occasione il vescovo inadempiente si chiamava Domenico

    Calcagno, oggi promosso cardinale e meglio conosciuto negli ambienti vaticani come il cardinale Rambo, per via della sua passione per le armi.

    Anche lui è un altro fedelissimo di Bergoglio tutt’ora alla presidenza dell’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    Chissà un domani, anche lui probabile oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni del povero Francesco.

    E si, questo è un rischio concreto perché il cardinale non è coinvolto solo nelle inadempienze del caso savonese di don Giraudo, ma è anche indagato – sempre a Savona – per malversazione.

    Tornando a don Nello Giraudo, la lista di nomi coinvolti in quella sola vicenda va ben oltre Ladaria e Calcagno, c’è anche il nome di colui che nel 2003 era il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale Joseph Ratzinger (allegato a destra), che non è un omonimo, è proprio lui, il papa emerito non nuovo a simili accuse che nel 2005 lo portarono ad essere citato in giudizio in Texas dove evitò il processo chiedendo l’immunità.

    Come finì poi il caso di don Giraudo?

    Tra parole, opere e omissioni finì che nel 2005, cioè ben 2 anni dopo il carteggio che vedete, don Giraudo abuserà sessualmente dell’ennesimo ragazzino.

    Malgrado ciò, nel 2006, cioè un anno dopo quell’ultimo abuso di minore, Calcagno chiederà a Charles Scicluna – allora Prefetto – di “chiudere un occhio” e superare il giudizio espresso dalla C.D.F. ovvero la riduzione dallo stato clericale.

    Questa volta però verrà denunciato anche all’autorità civile e nel 2012 patteggierà una condanna a un anno e sei mesi – con la condizionale – per quel solo abuso del 2005. Per tutti gli altri invece, anche grazie alle inadempienze di cui sopra, sono intervenuti i termini prescrittivi.

    Ma altre recentissime scelte di Bergoglio stridono maledettamente con quella “tolleranza zero” tanto acclamata.

    Milano, 25 marzo 2017.
    Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
    Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

    Giusto pochi giorni fa (7-7-17) è stato nominato a Milano il successore del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini al quale anche a nome delle vittime della Rete L’ABUSO faccio le mie congratulazioni per la sua importante promozione.

    Delpini è un’altra di quelle davvero tristi scelte di Bergoglio, anche lui è accusato di aver coperto un sacerdote, Mauro Galli, attualmente sotto processo con l’accusa di abusi su un minore di Rozzano (MI).

    Altra vicenda che stride parecchio col termine “tolleranza zero” è il reintegro avvenuto proprio pochi giorni fa a Palermo di don Paolo Turturro, condannato a 3 anni di carcere per abuso di un minore. Per la seconda vittima invece sono intervenuti i termini prescrittivi.

    Ma non sono solo scelte azzardate di Bergoglio e farina del sacco altrui.

    Guarda l’approfondimento “Non abusare. Il comandamento negato nella chiesa di Francesco” il docu-film sul caso argentino del prete italiano don Nicola Corradi

    Francesco ha dato anche del suo, per esempio con il caso del prete pedofilo veronese don Nicola Corradi, denunciato dagli allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona già negli anni 80, nascosto dalla chiesa in Argentina dove nel novembre scorso è stato arrestato per aver reiterato su decine di bambini sordi gli stessi reati che aveva commesso a Verona. (vedi il docu-film argentino)

    Ebbene, proprio questo caso, gli fu segnalato nel 2014 – quando era già papa – e sfatando il mito dei segretari che non consegnano le lettere al pontefice, questa lettera  (a sinistra) contenente il nome di don Corradi e di altri 14 sacerdoti ancora operanti e in vita accusati di abusi, gli fu consegnata direttamente in mano, ci sono persino le foto! (a destra)

    Purtroppo non intervenne ma oggi, solo dopo che la magistratura Argentina ha aperto un’inchiesta arrestando oltre a don Corradi altre 5 persone, Bergoglio manda i suoi ispettori i quali in virtù della “tolleranza zero” e della collaborazione con l’autorità giudiziaria, pretenderebbero dagli inquirenti di accedere al fascicolo, rigettando però l’analoga richiesta della magistratura argentina che vorrebbe accedere a quelli nelle mani degli ispettori papali.

    Ma nell’era della così detta “tolleranza zero” di Francesco quello argentino non è l’unico caso in cui il Vaticano nega alla magistratura la documentazione, per esempio, senza dover andare troppo a ritroso, c’è il caso di don Mauro Inzoli.

    E’ stato detto che la decisione di Bergoglio ricalca quella presa nel 2012 da Ratzinger, ma non si dice che fu proprio papa Francesco a riabilitare don Mauro accettando nel 2014 il ricorso contro il decreto di riduzione dallo stato clericale emesso in precedenza da Ratzinger.(Comunicato diocesi integrale)

    Non si ricorda neppure che il Vaticano rigettò anche in quel caso la richiesta di rogatoria fatta nel 2015 dalla Procura di Cremona.

    Leggendo le notizie di pochi giorni fa, provvidenzialmente divulgate poco prima che venisse annunciato che Pell era stato incriminato in Australia, si da quasi ad intendere che Bergoglio, in linea con le scelte del suo predecessore abbia  cacciato con decisione e pugno duro don Mauro Inzoli.

    Ma la “tolleranza zero” di papa Francesco stride anche rispetto a altre inadempienze. Per esempio quelle che furono nel 2014 le richieste della Commissione Onu per i diritti del bambino, la quale raccomandava non solo di prendersi cura delle vittime, ma di aprire alla magistratura gli archivi contenenti i nomi dei preti denunciati alla chiesa, in modo tale che la giustizia civile potesse fare il suo corso. Chiese anche di inserire uno strumento risolutivo oltre che di semplicissima realizzazione, l’obbligo della denuncia per i vescovi all’autorità civile e per far questo, basterebbe un Decreto che il papa può fare.

    Ma forse questo era troppo risolutivo e semplice, tant’è che come palliativo Bergoglio si inventò la commissione antipedofilia che però stando a quanto denunciano le due vittime che hanno lasciato, Marie Collins e Peter Sunders, sarebbe totalmente inefficace e non farebbe nulla di concreto per le vittime.

    Concordi non solo riguardo all’inefficacia della commissione di Bergoglio ma anche ai progressi della chiesa in materia di contrasto alla pedofilia, decine di migliaia di vittime in tutto il mondo e le associazioni che le tutelano, con le quali il Vaticano, malgrado i proclami, continua ancora oggi a rifiutare qualunque tipo di dialogo compreso rispondere alle loro lettere.

    … continua dopo il video delle vittime al quale Bergoglio non ha mai risposto

    Sono all’incirca 17 anni da quando dopo l’indagine dell’ormai famoso team del Boston Globe chiamato Spottlight, il mondo ha preso atto che tra i preti ci sono molti pedofili e quel che è peggio è che la chiesa, come conferma anche l’ONU, ha procedure interne che permettono sistematicamente di insabbiare i casi e di commettere altri abusi.

    Dopo 17 anni siamo ancora qui, in una situazione forse peggiore non solo perché non c’è stato un minimo cambiamento concreto ma perché a quanto pare non esiste un altro team come Spotlight che abbia voglia di indagare a fondo e dare un’informazione reale raccontando tutto quello che in questi anni non è cambiato affatto.

    Invece, soprattutto sulla stampa italiana, leggiamo continuamente di un papa onnipotente e rivoluzionario che malgrado le vittime di tutto il mondo lamentino la latitanza risolve, licenzia, punisce e processa i vescovi insabbiatori creando un rivoluzionario tribunale, che dopo due anni di propaganda si scopre che quel tribunale tanto osannato non è mai esistito, “era soltanto un progetto” – fa sapere il cardinale Gerhard L. Müller – tra le altre cose sottolinea – inutile – in quanto le norme per processare i vescovi esistono già nel Codice Canonico.

    Un papa onnipotente che quando si trova però di fronte a dover concretizzare quanto osannato da tutti i mezzi di informazione possibili e non, improvvisamente si trasforma in un papa solo, con un’intera curia che lo boicotta impedendogli di concretizzare i suoi buoni propositi che fino al giorno prima la stampa vendeva per concreti e efficacissimi.

    Improvvisamente non è più in grado di sospendere una promozione – almeno fino a quando le cose non saranno chiarite – come nel caso di monsignor Mario Delpini, o come quello del cardinale milionario Jean Zerbo.

    Un papa che non ha più il potere nemmeno di sfrattare dalla sua chiesa che lui stesso dice di volere umile e povera un cittadino Vaticano come il cardinale Tarcisio Bertone o che non è capace di bloccare un pedofilo come don Nicola Corradi o ancora, reintegrando preti condannati per pedofilia come ad esempio nel caso di don Turturro.

    Insomma, dalle stelle alle stalle, un pontefice che da “Superman” diventa quasi incapace li leggere una lettera consegnata a mano o di trovare la finestra dalla quale dice abitualmente l’Angelus…

    Una politica che in questi 17 anni e grazie ai complici di papa Francesco non solo ha agevolato l’immobilità della chiesa ad affrontare il problema, ma quel che è peggio è che ha reso sacrificabili altri bambini innocenti, si perché intanto che se ne parla, come si può vedere dalla nostra mappa che raccoglie gli ultimi 15 anni dei soli casi italiani, sembrerebbe che i pedofili continuino ad abusare producendo altre vittime.

    Sentir dire oggi che papa Francesco è vittima di un complotto della curia romana, è francamente inaccettabile ma potrebbe essere già un buon inizio se qualcuno di quei giornalisti tanto cari a Bergoglio gli andasse a chiedere conto almeno di quanto abbiamo detto sopra.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Abusi nella Chiesa: un problema di radici

    Abusi nella Chiesa: un problema di radici

    Il problema sono i criteri di selezione dei sacerdoti, quelli adottati sono come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

    Un vescovo mi chiede quali sono le caratteristiche che deve possedere un ragazzo per diventare sacerdote di qualità. La mia risposta è ragionevole, deve essere una persona strutturata già prima di entrare in seminario, giacché il suo ruolo, se amministrato come si deve, è molto complesso e richiede doti umane non comuni.

    La maggior parte dei gravi problemi che affliggono oggi la Chiesa, sono legati ai criteri di selezione dei sacerdoti, spesso reclutati in base, diciamo così, al bisogno di mano d’opera spirituale e alla pretesa che il tempo e il seminario appianeranno le criticità. La stessa pretesa che un sacramento, ad esempio il matrimonio, per il fatto stesso che è un sacramento, riempia tutte le falle. Peccato che la situazione del matrimonio nel nostro Paese sia disperante e sarà sempre peggio, tanto che quasi nessuno dei giovani di oggi arriverà a termine corsa con lo stesso partner.
    Selezionare il personale religioso con il criterio predetto è come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

    La vicenda del Cardinale australiano George Pell arriva pochi giorni dopo che la congregazione per la dottrina della fede aveva ridotto allo stato laicale un dominus di Comunione e Liberazione, già condannato in primo grado dal tribunale di Cremona a quasi cinque anni di reclusione, per una serie di abusi su minori, perpetrati, peraltro, nel silenzio dei genitori delle vittime. Gli stessi genitori che sono usciti dal processo di appello dietro risarcimento di circa 25 mila euro, una miseria, prosecuzione dell’atteggiamento omertoso di cui sopra. Questo silenzio, incredibile per un genitore normale, si giustifica proprio con i microclimi patologici che si creano all’interno di certe culture, in particolare religiose.

    Ma il cardinale George Pell e don Mauro Inzoli, sono arrivati al sacerdozio dopo quella che sarebbe dovuta essere una selezione, il fatto è che i selezionatori sono a loro volta consacrati, persone scelte con il medesimo criterio con cui essi sceglieranno i nuovi candidati. Un cane che si morde la coda. Non solo, quello che non viene visto prima dovrebbe essere visto nei seminari, dove un ragazzo rimane per anni, ma anche questa stazione di controllo funziona a spanne, salvo eccezioni, e quando funziona può accadere che la persona respinta riesca a farsi ammettere in un nuovo seminario.

    Quello che succede alle vittime dei casi di pedofilia è colpa esclusiva della Chiesa, perché spetta a lei e solo a lei il grave compito della selezione del personale. Un conto, infatti, è un accadimento limitato e raro, può succedere a chiunque di lasciarsi scappare una pagliuzza, un conto è un fenomeno sistematico e diffuso, che è assai più vasto dei casi che vengono denunciati e perseguiti. Negli anni credo di avere intercettato una ventina di casi mai individuati e perseguiti. Non voglio dire che è così per tutti quelli che fanno il mio lavoro, ci mancherebbe, ma se ognuno di essi si fosse imbattuto in almeno un caso, saremmo di fronte ad un fenomeno che con le eccezioni sembra avere poco a che fare.

    Intervenire sui casi conclamati è importante, questo Pontefice si è impegnato molto in questo senso, sono testimone diretto di suo intervento a favore della madre di una vittima, ma se non cambiano i criteri di selezione del personale religioso, la situazione è destinata ad aggravarsi. Le aziende private selezionano con molta attenzione i propri operatori, la Chiesa, invece, prende quello che capita, pescando peraltro in una platea ristretta, giacche gli eleggibili sono solo coloro che, almeno sulla carta, accettano le regole del celibato.

    Un paio di mesi fa papa Francesco aveva ricevuto in Santa Marta un gruppo di novizi e prenovizi salesiani. Con schiettezza era andato subito al punto, raccomandando di stare attenti a tutti quei giovani che «vogliono entrare in seminario perché sentono che sono incapaci di cavarsela da soli nel mondo». Il papa sa benissimo che chi entra in seminario appartiene spesso alla categoria che egli evoca. C’è un deficit di preparazione umana piuttosto vistoso e preoccupante nella maggior parte dei sacerdoti, che non riguarda solo le trasgressioni più gravi ma tocca tutto il loro impianto relazionale, la capacità di stare in mezzo ai loro simili come delle vere autorità morali, come dovrebbe essere. Invece, non sono in grado di confrontarsi fuori dai loro piccoli confini, dai loro angusti formulari, scappano timorosi quando li si coinvolge in confronti adulti, temendo di compromettersi.

    Il punto non è come saranno puniti George Pell, qualora dovesse risultare colpevole, don Mauro Inzoli o i preti che si macchiano di queste gravi mancanze, la vera questione aperta è che essi non sarebbero mai dovuti essere ammessi in un seminario. In caso di cecità dei selezionatori, non avrebbero dovuto superare l’altro passaggio cruciale, quello della consacrazione, anche perché una volta diventati sacerdoti cessa ogni possibile controllo su di essi.

    La Chiesa si trova di fronte ad almeno quattro emergenze, la cui mancata soluzione aggraverà i suoi problemi, compreso quello della pedofilia, condannandola alla marginalità, soprattutto in Occidente, dove essa non è in grado di ‘leggere’ la dimensione della crisi dell’individuo e di ‘testimoniare’ una via d’uscita, proprio perché non possiede gli uomini per farlo.
    Mi riferisco alla sua concezione della donna, davvero troglodita. Al rapporto con l’omosessualità, disumano e per nulla cristiano. Alla grottesca finzione del celibato, il cui superamento permetterebbe di selezionare i futuri sacerdoti tra una platea sconfinata di persone. Alla spaventosa questione del carrierismo tra i consacrati, che risparmia poche persone e tocca anche figure vicinissime al Papa.

    Questa rivoluzione è impossibile dall’interno della Chiesa, perché il bastone del comando è in mano a vescovi e cardinali che, una volta raggiunto il loro strapuntino, chiudono il portone e gettano via la chiave, rendendosi disponibili solo a piccoli aggiustamenti oppure a inutili ritualità, come il sinodo sulla famiglia, una specie di gioco di società privo di conseguenze chiare, non c’è un sacerdote che abbia capito davvero cos’è successo in quell’assise e come debba regolarsi nella pratica concreta, a proposito di comunione ai divorziati risposati.

  • Pedofilia, 4 anni e 9 mesi a don Inzoli

    Pedofilia, 4 anni e 9 mesi a don Inzoli

    (ANSA) – CREMONA, 29 GIU – Don Mauro Inzoli è stato condannato dal tribunale di Cremona a 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali ai danni di cinque ragazzi, il più piccolo di 12 anni e il più grande di 16 al momento dei fatti. Alle cinque vittime il sacerdote, che per trent’anni è stato a capo di Cl a Cremona, aveva già risarcito il danno: 25mila euro a testa. Il procuratore Roberto Di Martino del Tribunale di Cremona aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione. Nella richiesta il procuratore aveva tenuto conto dello sconto di un terzo di pena previsto per il rito abbreviato e dell’attenuante relativa ai risarcimenti. Don Inzoli è stato condannato a 4 anni e 9 mesi, oltre al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/06/29/pedofilia-4-anni-e-9-mesi-a-don-inzoli_c4dd6f74-7e6a-4036-9050-1173b2a78afb.html

  • Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Mauro condannato dal Tribunale di Cremona (in primo grado) a 4 anni e 9 mesi. Inzoli non più monsignor CL né «don Mercedes» (non può più celebrare nulla di sacro). Per lui è arrivata la sentenza definitiva, datata 20 maggio con la firma di papa Francesco, trasmessa alla Congregazione per la dottrina della fede e ieri mattina annunciata dal vescovo Daniele Gianotti davanti a tutti i sacerdoti della diocesi di Crema.

    Mauro Inzoli, 67 anni, è stato conclamato protagonista nel periodo 2004-2008 di episodi di violenza sessuale su ragazzi in età compresa fra i 12 e i 16 anni. Alcuni durante i «soggiorni spirituali» a Falcade nel Bellunese e in altre località di villeggiatura. Una vicenda che ha segnato Crema ma l’eco ha imbarazzato la fraternità religiosa di Comunione e liberazione, la Compagnia delle Opere e il comitato organizzatore del Meeting di Rimini.

    Inzoli è un personaggio di primo piano nella «chiesa dentro la chiesa»: era a fianco di don Giussani, animatore di Gioventù Studentesca, parroco della Ss. Trinità e rettore del liceo linguistico Shakespeare a Crema. Per 14 anni presidente del Banco Alimentare, ospite d’onore a Rimini, ma anche legato a filo doppio con il “celeste” governatore Roberto Formigoni. Sempre con uno stile di vita tutt’altro che francescano, Inzoli era il punto di riferimento in Lombardia della comunità ciellina a cavallo fra fede, politica, economia.

    Finché è affiorata la sua vocazione alla pedofilia. Benedetto XVI aveva emesso un drastico provvedimento: riduzione allo stato laicale. Il 27 giugno 2014 papa Francesco aveva preferito la «pena medicinale perpetua», imponendo «una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza». Ma Inzoli non ha esitato a partecipare al Pirellone ad un convegno omofobo né a sentirsi al di sopra di tutto. Così Franco Bordo (deputato eletto da Sel, ora con i bersaniani) ha interpretato la voglia di verità e giustizia di Crema, presentando un esposto alla Procura della Repubblica che ha aperto il fascicolo di indagine e rinviato a giudizio Inzoli.

    Nell’udienza preliminare gli avvocati difensori Nerio Diodà e Corrado Limentani puntano al rito abbreviato. Lo ottengono e, dopo il risarcimento delle 5 parti civili con 25 mila euro a testa, Inzoli va alla sbarra per 8 episodi di violenza sessuale perché gli altri 15 sono ormai prescritti. Agli atti, il sacerdote ciellino (definito un «idolo meritevole di venerazione» dagli stessi genitori) si permetteva baci, carezze, abbracci, pesanti palpeggiamenti nei confronti di ragazzi incapaci di reagire, soprattutto perché psicologicamente sottomessi a Inzoli. E il procuratore Roberto Di Martino nella sua requisitoria aveva sollecitato una condanna a 6 anni di reclusione. Il gup di Cremona Letizia Platè sentenzierà 4 anni e 9 mesi.

    «La giustizia italiana ha fatto il suo corso. E ora arriva anche il pronunciamento del papa – commenta Bordo – Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione del Vaticano, si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, purtroppo forse non tutti. Rimane la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune non avrebbero subito quella terribile esperienza».

    E dopo la condanna italiana arriva quella vaticana: «In quanto dimesso dallo stato clericale, non potrà esercitare il ministero sacerdotale né presiedere le celebrazioni sacramentali, neppure in forma privata; tuttavia – è bene precisarlo – non è scomunicato: resta un membro della chiesa, un fratello in Cristo», si legge nel comunicato ufficiale del vescovo Gianotti, che alle vittime di violenza sessuale e alle loro famiglie assicura: «A loro va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti».

    https://ilmanifesto.it/spretato-ma-non-scomunicato-inzoli-il-don-accusato-di-pedofilia

  • Pedofilia, spretato don Inzoli: la decisione di papa Francesco dopo la condanna

    Pedofilia, spretato don Inzoli: la decisione di papa Francesco dopo la condanna

    L’ex sacerdote coinvolto in un’inchiesta di abusi. La comunicazione del vescovo di Crema in una lettera ai fedeli

    Ridotto per sempre allo stato laicale. Dopo la condanna penale per pedofilia, arriva il provvedimento del papa per don Mauro Inzoli, sacerdote di Comunione e Liberazione, ex responsabile della Compagnia delle Opere di Cremona e Crema. Lo annuncia il vescovo di Crema, Daniele Gianotti, in una lettera ai fedeli.

    “Nei giorni scorsi – scrive Gianotti – la congregazione per la dottrina della fede mi ha comunicato la decisione, presa da papa Francesco il 20 maggio scorso con sentenza definitiva, di dimettere don Mauro Inzoli dallo stato clericale”. Coinvolto in un’inchiesta penale, oltre che in quella all’interno della comunità religiosa, il prete è stato condannato a quattro anni e nove mesi per pedofilia e al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Nelle motivazioni della sentenza, si precisava che gli abusi avvenivano anche durante le confessioni. Il sacerdote era già stato sospeso dalla congregazione per la dottrina della fede.

    “Non possiamo pensare – scrive ancora il vescovo – che il papa sia giunto a una decisione così grave senza aver vagliato attentamente davanti a Dio tutti gli elementi in gioco, per arrivare a una scelta che fosse per il bene della chiesa e al tempo stesso per il bene di don Mauro: perché nessuna pena, nella chiesa, può essere inflitta se non in vista della salvezza delle anime, che può passare anche attraverso una pena così grave, la più grave che possa essere inflitta a un sacerdote”.

    LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA PENALE – Gli abusi durante le confessioni

    “Chiedo a me e a tutti voi – conclude il vescovo di Crema – di accompagnare questo momento in vero spirito di fede, portando nella nostra preghiera anzitutto i nostri fratelli che sono stati vittime dei comportamenti che hanno condotto il papa a questa decisione. A loro, e alle loro famiglie, va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti”.

    La condanna riguardava gli abusi subìti da cinque ragazzi, il più piccolo aveva, all’epoca, 12 anni, il più grande 16. Alle vittime, il sacerdote aveva risarcito il danno: 25mila euro a testa. Il procuratore Roberto Di Martino del tribunale di Cremona aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione. Nella richiesta, il procuratore aveva tenuto conto dello sconto di un terzo di pena previsto per il rito abbreviato e dell’attenuante relativa ai risarcimenti.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/06/28/news/pedofilia_papa_francesco_don_inzoli_dimissioni_stato_clericale_crema-169374109/

  • L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

    Trento -L’impressione è quella di un altro mondo in questo mondo. Una strada stretta dal nome gentile, via dei Giardini, che curva dopo curva sale verso un quartiere residenziale di Trento, case non lussuose ma tranquille e a pochi passi dal centro storico. Il cancello è sempre aperto. Non si esce dalla città, il castello del Buonconsiglio è proprio ai piedi della collina a qualche centinaio di metri, ma si entra in uno spazio diverso, silenzioso, appartato, dove i guai del mondo vero vengono visti da un punto di vista differente.

    Una targa di pietra indica che la vasta proprietà (villa Mezzena) chiusa in una cinta di pietre bianche, siepi e filo spinato, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini. Su un’altra lapide appesa al muro di fronte sopra tre fioriere di pietra è scolpito un passo del Vangelo di Matteo: «Non preoccupatevi né del cibo né del vestito – si legge tra l’altro – cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e avrete tutto il resto di soprappiù». È un bel viatico per chi varca questa soglia. La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

    L’ANONIMATO

    Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una. Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge.

    I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro. Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista. Tuttavia la statua di Gesù che troneggia nel giardino davanti all’ingresso benedice tutti, la cappella è aperta a chiunque per gli appuntamenti liturgici: la messa e le lodi alle 7, l’ora media alle 12, l’adorazione alle 18.30 seguita dai vespri. Il sabato la messa è alle 7.30 e la domenica alle 9; ci si riposa un po’ di più. Per il resto, il superiore generale padre Carlo Bozza congeda gli indesiderati con un «pace e bene» cordiale ma irremovibile. Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

    Il sostegno ai preti in crisi (compresi quelli che hanno lasciato la tonaca o vogliono farlo) non è l’unica attività dei Venturini, anche se la vicinanza ai sacerdoti è il loro compito principale. Sono anche confessori e predicatori di esercizi spirituali. Nelle altre nove case della congregazione, sei in Italia e tre in Brasile, nello stato di São Paulo, si tengono corsi di spiritualità per religiosi e laici, si accolgono gruppi parrocchiali, si assistono preti anziani e malati, si fanno ritiri per i movimenti e riunioni di preti diocesani.

    LE CLINICHE

    L’istituto ha missioni, riviste, pubblicazioni; esiste anche un ramo femminile di suore, le Figlie del cuore di Gesù. «È riduttivo parlare di noi soltanto perché accogliamo preti depravati», fa sapere padre Gino Gatto, assistente generale e superiore della casa di Zevio (Verona), un’altra oasi di tranquillità stavolta però in piena campagna dove si formano i seminaristi della congregazione.

    I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

    La comunità Monte Tabor di Pomezia (Roma) è stata visitata da Papa Francesco il 17 giugno dell’anno scorso nell’ambito dei Venerdì della misericordia durante il giubileo straordinario. Al santuario di Caravaggio (Bergamo) è aperto un «consultorio» per consacrati accanto al più tradizionale consultorio familiare, che è punto di riferimento per i preti in crisi delle diocesi di Milano, Crema, Cremona, Bergamo, Lodi, Brescia. Anche in questo caso l’attività non si limita a fornire sostegno ai religiosi in difficoltà ma anche a formare laici, catechisti, direttori spirituali, psico-pedagogisti.

    «Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

    L’ACCOGLIENZA

    Nei testi fondativi si parla di accoglienza, «aiuto fraterno di conforto e ripresa» in campo spirituale e psicologico, fatto di alternanza tra preghiera, studio e lavoro. La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi. Uno di loro è padre Gianluigi Pastò, superiore generale dal 2010 al 2016. «La difficoltà che c’è sempre stata e che oggi si sente di più – ha detto a Telepace in una delle rarissime interviste concesse – è un senso di solitudine, anche pastorale. Il prete si trova con varie realtà, con più parrocchie da seguire e da accompagnare, e non trova sempre un referente anche nei superiori o nei confratelli per potersi confrontare». Preti soli, carichi di responsabilità, con chiese quasi vuote ma richieste di aiuto sempre più numerose. «Le altre realtà di sofferenza e difficoltà – aggiungeva padre Pastò – sono comuni a ogni persona del nostro tempo, legate all’affettività e alle relazioni non sempre facili con il mondo giovanile o altri aspetti della società di oggi. Noi offriamo accoglienza nelle nostre comunità, tutte disponibili a dare aiuto, alcune anche per tempi più lunghi con un accompagnamento specifico adatto alla situazione personale e ai problemi psicologici di ciascuno. Non neghiamo conforto a nessuno».

    I preti che arrivano qui vengono quasi sempre indirizzati dalle diocesi e il superiore ha un rapporto diretto con i vescovi, i primi a valutare la gravità del caso anche se spesso non sanno che cosa fare. L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html