Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: crescenzio sepe

  • Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Diego denuncia don Silverio di abusi sessuali da diversi anni

    Racconterà al Cardinal Crescenzio Sepe gli abusi subiti per anni da ragazzino. Diego (il nome è di fantasia) vuole riaccendere la luce sui casi di pedofilia nella Chiesa. Partirà dalla sua testimonianza che lo ha portato a denunciare don Silverio. Lo farà la settimana prossima direttamente in Curia a Napoli, un passo importante nella sua battaglia che va avanti da diversi anni. Dopo il nostro servizio, era emerso che don Silverio aveva lasciato Napoli e si trovava al Nord, nel paese di Montù Beccaria, e faceva anche il catechista, sotto falso nome, come don Saverio Murra. Pochi giorni dopo aveva fatto perdere le sue traccce.

    E’ stata la stessa Curia di Napoli che negli scorsi giorni ha lanciato un appello invitando chi è in possesso “di elementi utili a darne comunicazione” in modo da “proseguire e concludere l’indagine”.

    Proprio Diego ha chiesto e ottenuto un incontro con il Cardinale Crescenzio Sepe che ha mantenuto il suo impegno preso qualche settimana fa (la foto è presa dal video del loro primo incontro). “Lo incontrerò la prossima settimana – spiega – Gli chiederò dove si trova ora quel prete, ma soprattutto perché continua a stare a contatto coi bambini”. Diego continua a combattere affinché sia fatta piena luce sulla sua vicenda che lo riporta a quando appena 13enne denuncia di aver subìto abusi da parte del suo insegnante di religione delle medie, don Silverio. Abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”.

    Ne avevamo parlato a marzo, nel servizio di Pablo Trincia. Per avere le prove ha incontrato di nuovo il sacerdote, dopo 25 anni, e ha registrato tutto. Don Silverio (che oggi si fa chiamare anche don Saverio) non ha negato nulla, si è limitato a pregare.

    In tutti questi anni di battaglia, Diego si è fatto sottoporre a perizie ed è stato ricoverato in psichiatria: “Ha messo in pericolo oltre 40 bambini. E’ una persona malata e non deve stare più a contatto coi più piccoli”.

    Molti genitori di questi bambini hanno saputo di quest’ombra sul passato di don Saverio solo recentemente. Dopo che per anni ha operato a Montù Beccaria, in provincia di Pavia. Per questo hanno scritto una lunga lettera al cardinal Sepe. Chiedono verità e rassicurazioni. “Perché cercare in tutti i modi sempre e solo scappatoie pur di non fare chiarezza sull’accusa”, sottolineano le mamme. “Perché la Chiesa dimostra leggerezza e un atteggiamento ai nostri occhi schivo e non di premura, misericordia e trasparenza?”.

    “Questa lettera la porterò con me dal cardinal Sepe ribadendogli che queste mamme hanno creduto nella chiesa”, conclude Diego. “Io sono l’esempio: chi denuncia un prete ha la vita rovinata”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-chiesa-cardinal-sepe-abusi-minori_97617.shtml

  • Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Il confronto fa una certa impressione. Mette in risalto la distanza. Mentre in questi giorni sono state accolte in Vaticano le tre vittime cilene invitate a Santa Marta dal pontefice per fare affiorare dal loro cuore tutto il dolore, la vergogna e l’emarginazione che in questi anni hanno dovuto subire, aiutandole nell’ascolto e soprattutto chiedendo loro scusa per il silenzio colpevole di tanti cardinali e vescovi che in Cile hanno taciuto o insabbiato casi di violenze da parte di un noto prete pedofilo, padre Karadima, a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe – alle prese da anni con la vicenda terribile del parroco di Ponticelli finora si è limitato a un appello piuttosto generico. «Chi sa parli». Eppure si tratta di un caso che è stato riaperto dal Vaticano dopo che a Napoli si era steso sopra un velo.

    Il cardinale ieri ha spiegato che le procedure relative all’indagine previa non hanno portato alla luce nuove vittime, che è stato riascoltato il sacerdote accusato ma che alla Cancelleria della diocesi non è giunta nessuna altra denuncia oltre a quella fatta anni addietro da Diego Esposito, il nome è di fantasia, il primo accusatore di don Silverio Mura. A febbraio Il Mattino aveva realizzato un’intervista raccogliendo la testimonianza di una seconda vittima, un altro ex bambino che negli anni Novanta abitava a Ponticelli. Aveva raccontato nei particolari l’incubo che aveva dovuto subire a causa di quel parroco che nel quartiere tutti rispettavano molto. L’identità della seconda vittima la avevamo indicata con due iniziali – G.S. – un altro nome di fantasia, utilizzato per il suo timore di uscire allo scoperto con la vera identità. A essere precisi più che il timore sembrava la paura a frenarlo. Quell’intervista era arrivata sul tavolo di Papa Francesco che allibito aveva disposto che la Congregazione per la Dottrina della Fede agisse di conseguenza.
     
    G.S. ora è un uomo grande e felicemente sposato, con un buon lavoro, ma sta molto attento a non creare contraccolpi alla sua vita o a quella dei suoi figli che sono ancora piccoli. Ha ben presente il calvario che ha dovuto subire Diego Esposito negli anni passati a causa della denuncia fatta in curia, quando ebbe il coraggio, dopo anni di analisi e di disturbi, di andare a bussare alla sede del vicariato e denunciare il passato e le violenze.

    Voleva avere giustizia, accoglienza, ascolto ma si è trovato di fronte a un percorso quasi ostile, non proprio ospitale. Anzi, all’inizio faticavano a credergli e così dovette pure sopportare l’umiliante posizione di chi vuole creare inutilmente scandalo. Successivamente la curia diffuse un comunicato dando conto dei passi fatti, pubblicando il nome e il cognome reali dell’abusato. Un passaggio che non fu indolore per Diego che, come effetto collaterale indesiderato, gli causò la perdita del lavoro: all’epoca faceva la guardia giurata. La sfortunata storia di Diego è ben nota alle vittime di Ponticelli e così nessuno sembra stupirsi più di tanto se nella sede della curia nessuno si è ancora fatto vivo. Non lo farà G.S. che però potrebbe, invece, farlo in sede civile, nel tribunale di Napoli, in autunno, quando inizierà il processo.

    L’associazione che difende le vittime e ha seguito i casi Rete l’Abuso recentemente ha rintracciato don Silverio Mura in un paesino in provincia di Pavia, Montù Beccaria. Era stato rimosso dal cardinale Sepe e destinato in una struttura sconosciuta.

    Don Mura sembra sia stato spostato a seguito di una comunicazione tra la parrocchia e la curia napoletana, interlocutore un religioso originario del pavese, appartenente alla congregazione dei Missionari della Divina Redenzione. La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua prima vittima, Diego Esposito, stanco delle denunce alla diocesi rimaste inascoltate, ormai disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete l’Abuso. Indirizzando anche una lettera accorata a Papa Francesco per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di Ponticelli. In questi giorni che Papa Francesco è impegnato a cambiare il segno della storia della vittime cilene, sorge la domanda se ora non riceverà le vittime italiane.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_scandalo_preti_pedofili_processo_civile-3700051.html#

  • Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    MariaChiaraAulisio

    L’ultima manifestazione di protesta organizzata per far sentire la sua voce e quella di chi denunciava di aver subito gli stessi abusi risale ai primi giorni di aprile quando Diego Esposito (nomedifantasia),con Francesco Zanardi presidente della Rete L’Abuso – che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie e violenze da parte di sacerdoti – ha sfilato sul sagrato del Duomo di Napoli.

    E all’ingresso della cattedrale ha inscenato un sit-in per denunciare lo stallo delle inchieste – da quelle affidate agli organi ecclesiastici, ai tribunali canonici, a finire a quelle consegnate in Procura e alla magistratura civile e per chiedere le dimissioni del cardinale Crescenzio Sepe; ma, soprattutto, per invocare una parola risolutiva di Papa Francesco.

    Lo stesso Papa che lo scorso febbraio, in Vaticano, aveva deciso di riaprire il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia che – secondo Esposito-avrebbe abusato anche di lui quando aveva appena tredici anni, e lo invitava a casa sua approfittando della soggezione psicologica del ragazzino.

    Poi altre testimonianze, tra cui quella di G.S.,che raccontò di aver subito le stessi sorti di Diego confermando le accuse ai danni del prete. Da qui la necessità da parte del Santo Padre di richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti. Bergoglio intendeva capire se le indagini svolte dalla diocesi di Napoli e,in seguito, dalleautorità competenti vaticane,relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate con un’archiviazione, erano state fatte nel rispetto della verità. Inevitabile, da parte della Congregazione della Dottrina per la Fede, l’affidamento alla diocesi di Napoli dell’incarico di «procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche».

    In altre parole l’obbligo di riaprire un caso che per i vertici di largo Donnaregina era ormai morto e sepolto: nel 2016 infatti la Curia riteneva «non essere emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote in questione».

    Ed ecco le novità delle ultime ore: «Nelle scorse settimane – si legge in un comunicato inviato dalla Curia arcivescovile di Napoli – sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato». E fin qui tutto regolare. Peccato però che «tale indagine prosegue la nota di Crescenzio Sepe – presenta qualche difficoltà». Quale? «Non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però,vennero indicate soltanto le iniziali G.S.».

    Da qui l’appello dell’arcivescovo «a tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.

    Solo così – conclude la nota –si avrà modo di proseguire e concludere l’indagine che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni». Immediata la replica di Francesco Zanardi: «La cosa sfugge solo al Cardinale Sepe, ma è piuttosto evidente che le vittime siano rimaste parecchio intimidite dopo aver visto il trattamento riservato a Esposito.

    In seguito alla denuncia di otto anni fa alla curia napoletana Diego è stato prima umiliato con un risarcimento di 250 euro e poi ha perso anche il lavoro grazie a una segnalazione della stessa diocesi in questura: gli hanno ritirato il porto d’armi e, facendo di mestiere la guardia giurata, è rimasto anche senza lavoro. In quella occasione – aggiunge Zanardi –la diocesi si giustificò sottolineando che la segnalazione fu fatta per il suo bene.

    Peccato non abbiano avuto lo stesso buonsenso e la stessa tutela quando hanno mandato don Silverio Mura, sotto falso nome, a Montù Beccaria…insegnava religione a 40 minori».

    Il Mattino del 29-4-18

  • IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    di Arnaldo Capezzuto

    L’inafferrabile, l’imperturbabile, insomma, il don Abbondio, Crescenzio Sepe, sbarca a Ponticelli. E’ domenica e c’è fermento nella chiesa di San Rocco. L’appuntamento è solenne.

    Il cardinale di Napoli, celebra messa per conferire al novello parroco don Carlo De Rosa, la canonica. Si parla d’infazia, giovani e bambini. L’alto prelato come un disco rotto parla volentieri del fenomeno delle baby gang, di violenza, di abbandono, di trascuratezza e del ruolo sempre più difficile delle famiglie e di tric trac.

    Non appena Luciana Esposito, direttrice del giornale on line Napolitan.it, gli spiattella senza inchini e bacia mano la domanda : “Cosa si prova ad arrivare nel quartiere di Don Silverio Mura?”, il porporato farfuglia qualcosa di incomprensibile e alla chetichella si smarca.

    Serra le mascelle, mette giù lo sguardo e si allontana protetto dal cordone delle forze dell’ordine e dal suo cerchio magico. Si resta senza parole. Qualcuno potrebbe – a giusta ragione – accusare Sepe di omertà.

    Sicuramente l’alto prelato sulla vicenda di Diego Esposito, (nome di fantasia), vittima di presunte abusi sessuali – sul finire degli anni Ottanta, don Silverio Mura -, non ha raccontato tutta la verità.

    In realtà, l’ex parroco di Ponticelli, cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una chiesa a Montù Beccaria, comune in provincia di Padova.

    Dalla Diocesi, invece, hanno sempre raccontato che il prete era in un convento per riflettere. Invece, a seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’, si scopre che il parroco a prescindere dalle pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini.

    E quel sospetto e quelle ombre sulla gestione del caso da parte della Curia di Napoli e quella ‘decisione’ forzata e quasi imposta a Papa Francesco di concedere un’eccezionale proroga del mandato di cardinale allo stesso Crescenzio Sepe.

    Diego Esposito, invece, continua a combattere. Non si ferma. Oltre a sollecitare il Vaticano e direttamente Papa Francesco che, proprio contro i preti che abusano di minori ha giurato una guerra senza se e senza ma, non ha perso tempo e speranza.

    E ieri in occasione della visita di Sepe a Ponticelli e nonostante i silenzi del capo di Largo Donnaregina è riuscito ad avvicinare l’arcivescovo e strappargli una promessa di riceverlo.

    Diego ha dato una grande lezione di civiltà ai vertici della Curia e in particolare proprio all’ex capo della Propaganda Fide.

    Ricordiamo che la stessa Diocesi di Napoli, è imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni proprio di Diego Esposito.

    Le grane per  Sepe non sono finite – infatti –  c’è la brutta storia di aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018 e aver ignorato e non approfondito molte segnalazioni su vittime di abusi.

    La domanda che molti si pongono: E’ perchè, Sepe su questa storiaccia è stato così superficiale ? Una volta che è scoppiato lo scandalo perchè continua a fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia? Ma Sepe da che parte sta?

    Poi resta il giallo della proroga del mandato  – in scadenza  il 2 agosto in coincidenza con il 75esimo anno d’età dell’alto prelato di Carinaro. Secondo il diritto canonino alle contestuali dimissioni per raggiunti limiti d’età c’è la nomina di un nuovo pastore. Ma, stranamente, un Papa contrariato avrebbe – per quieto vivere – deciso una ‘strana’ proroga del mandato cardinalizio a Sepe. Ecco, perchè?

    http://il24.it/cardinale-sepe-farfuglia-non-risponde-sulla-vicenda-del-parroco-ponticelli-accusato-abusi-sessuali/

  • Diego Esposito, vittima di pedofilia, strappa una promessa dal cardinale Sepe: “Ci vedremo”

    Diego Esposito, vittima di pedofilia, strappa una promessa dal cardinale Sepe: “Ci vedremo”

    L’occasione era la visita del Cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli, a Ponticelli, quartiere della periferia est della città. Diego Esposito (nome di fantasia), che ha denunciato gli abusi di don Silverio Mura, subiti quando aveva appena tredici anni, cerca da tempo di incontrare il cardinale, senza successo. Silverio Mura era l’insegnante di religione del ragazzino e lo violentò per tre lunghissimi anni. Ma Diego è solo una delle vittime che hanno denunciato gli abusi dall’ex parroco: reati ormai prescritti per la giustizia italiana, caso chiuso per la Chiesa, perché l’indagine interna alla Curia di Napoli aveva dato esito negativo, nonostante le prove, i video e le testimonianze portate da Diego. Se le accuse fossero dimostrate, il suo caso sarebbe il più grave scandalo di pedofilia clericale in Italia.

    Eppure, pare che questa verità sia difficile da appurare, visto che nel 2016 l’indagine interna è stata chiusa per insufficienza di prove nonostante un video che documentava come don Mura non solo non negasse l’esistenza degli abusi, ma invitasse il ragazzo a pregare per superare il trauma. Don Silverio Mura, di contro, si trova ancora saldamente al suo posto, mandato a Montù Beccaria (in provincia di Pavia) nel quale esercitava il suo ministero sotto un altro nome. Come se non bastasse, una perizia psichiatrica chiesta dalla Curia su Diego Esposito si concentrava molto su domande del tipo: “Perché lei ha scelto di andare a casa di un prete?”. Tutto, ovviamente, documentato dallo stesso Diego attraverso audio e video.

    La vittima non si arrende e sta cercando, da anni, di incontrare il Cardinale Sepe, che ha più volte accusato di aver insabbiato l’inchiesta. Questa volta, però, pare sia riuscito a strappargli una promessa, durante un brevissimo dialogo – che ha registrato –  avvenuto fuori dalla parrocchia di Ponticelli. Diego si avvicina prima alla sicurezza chiedendo di Sepe: “Lui mi conosce – dice -. Se può dirle che c’è Diego Esposito, se non mi vuole ricevere non mi riceve, però lui conosce la mia storia, anche solo due secondi”. Le guardie lo avvertono, però, che il Cardinale sta andando via e non lo fanno avvicinare. Ma lui aspetta e finalmente, riesce ad avvicinare Crescenzio Sepe: “Cardinale, sono Diego Esposito, possiamo vederci qualche volta?”. Lui risponde: “Va bene, ti faccio sapere io”. Poi c’è lo scambio di un saluto.

    Diego aspetta giustizia dal 2010, anno nel quale ebbe il coraggio di denunciare le terribili violenze che aveva subito. A lui, insieme a Rete L’Abuso che da anni si occupa di questo tema, si sono aggiunte altre persone, come Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia anche questo) e altre vittime che vogliono restare completamente anonime e hanno scelto di testimoniare a porte chiuse nella causa civile di Esposito e Scognamiglio, l’unica rimasta in piedi, visto che i reati sono prescritti. Intanto, pare che l’indagine su don Mura sia stata riaperta per volontà della Santa Sede dopo una nuova denuncia pervenuta in Vaticano.

    https://napoli.fanpage.it/diego-esposito-vittima-di-pedofilia-strappa-una-promessa-dal-cardinale-sepe-ci-vedremo/

  • Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    “Sono contento – spiega Diego Esposito, vittima di un prete a 13 anni – ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro, certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

     

    Diego Esposito (nome di fantasia che lui stesso si è attribuito) è un uomo che, da adulto, ha trovato la forza e il coraggio di denunciare abusi sessuali quando aveva solo 13 anni: così nel 2010, insieme a Rete L’Abuso, ha denunciato don Silverio Mura, parroco di Ponticelli negli anni Ottanta e all’epoca suo insegnante di religione.  Il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è stato chiuso nel 2016 per insufficienza di prove. Ma di “prove”, Diego, con coraggio ne aveva portate tante, compreso un video nel quale incontra don Mura che non nega di aver abusato di lui e gli consiglia di pregare per superare gli attacchi di panico dei quali soffre a causa di quelle violenze. Ma non è certo l’unico elemento. Diego ha portato dettagli, fatto denunce, chiesto aiuto tante volte alla Chiesa e alla Curia di Napoli senza ottenere riscontro.

    Dopo la denuncia l’uomo – che intanto ha messo su famiglia- è rimasto senza lavoro e in enormi difficoltà economiche “perché la Curia di Napoli mi ha segnalato alla pubblica sicurezza”, racconta. Poi spiega meglio: “Accusai il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di avere insabbiato l’inchiesta, nel 2015 scrissi un esposto nel quale chiedevo un’indagine sul cardinale. Nello stesso periodo, ero arrabbiato e deluso, nel tentativo di ottenere finalmente ascolto gli scrissi una email nella quale dissi che se non avessero fatto qualcosa per far emergere la verità mi sarei ucciso. All’epoca facevo la guardia giurata. Lui girò la mia lettera alla Prefettura e la polizia mi sequestrò l’arma d’ordinanza e poi mi è stato revocato il porto d’armi”.

    Ma la storia non è finita certo a questo punto, perché a Diego – che, ricordiamo, denuncia fatti gravissimi – la Curia commissiona una perizia psichiatrica. Che lui fa, registrando l’incontro. Quali siano state domande dello psichiatra incaricato dalla Curia di Napoli, è presto detto: la più pressante, posta almeno tre volte, era sul motivo per il quale un ragazzino di 13 anni accetta un invito a casa dal suo insegnante di religione, un prete. A inizio 2018 Papa Francesco riapre il caso: vuole capire se le indagini svolte dalla Chiesa in questi anni e terminate con una archiviazione siano state fatte bene, ma ad oggi non si hanno notizie in merito. Ma anche una nuova denuncia in Vaticano avrebbe dato nuova spinta all’inchiesta su don Mura. Che, però, in questi anni, è rimasto saldamente al suo posto e addirittura ha continuato a esercitare il suo ministero prima in una scuola a Napoli, e poi sotto un altro nome – don Saverio Aversano –  a Montù Beccaria, nel pavese, anche a contatto con minori.

    La giustizia è un miraggio per Diego: dal punto di vista penale i reati sono in prescrizione, mentre il procedimento interno è chiuso e resta in piedi solo la causa civile. Intanto, è rimasto senza lavoro in conseguenza a una segnalazione della Curia.  Ma Diego ha chiesto anche aiuto per sostenersi, proprio alla Chiesa nella quale ha denunciato violenze gravissime: nel 2016, infatti, riceveva dei buoni da spendere in alcuni esercizi commerciali della sua zona, ma inspiegabilmente gli furono poi sospesi. Oggi, dopo una lunga lotta a colpi di mail e telefonate nelle quali ha anche specificato le violenze gravissime di cui è stato vittima, arriva una risposta della Curia di Napoli, che ha contattato la parrocchia. Diego riceverà dei buoni pasto: “Il parroco di Ponticelli – aggiunge Diego – mi ha poi raccontato che il cardinale Sepe gli ha chiesto anche di pagarmi qualche bolletta, visto che sono in difficoltà economiche e ho una famiglia”. Esposito non nasconde di essere soddisfatto, ma comunque determinato: “Sono contento, ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro e certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-denuncio-il-prete-e-perse-il-lavoro-ora-la-chiesa-gli-da-i-buoni-per-la-spesa/

  • VIDEO-IL CARDINALE SEPE DOMENICA 22 APRILE A PONTICELLI, L’APPELLO DELLA VITTIMA DEL PRETE-PEDOFILO

    VIDEO-IL CARDINALE SEPE DOMENICA 22 APRILE A PONTICELLI, L’APPELLO DELLA VITTIMA DEL PRETE-PEDOFILO

    Domenica 22 aprile il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, verrà a Ponticelli per celebrare messa nella Parrocchia di San Rocco per conferire possesso canonico al novello parroco, Don Carlo De Rosa.

    Una notizia che non è passata inosservata e non ha lasciato indifferenti le vittime che hanno denunciato gli abusi subiti in età adolescenziale da parte di Don Silverio Mura proprio a Ponticelli, negli anni ’80 e ’90.

    Il Cardinale Sepe è accusato di aver insabbiato le denunce e di aver “protetto” il sacerdote che all’epoca dei fatti lavorava anche come insegnante in alcuni istituti scolastici del quartiere, tant’è vero che Diego Esposito, – la prima vittima che ha denunciato gli abusi subiti – è stato adescato proprio tra i banchi si scuola.
    Don Silverio Mura, infatti, in questi anni ha continuato a svolgere indisturbato la sua attività di insegnante e sacerdote, a stretto contatto con i bambini, giungendo perfino a trovare “protezione e rifugio” in un paese del padovano, Montù Beccaria, dove per circa un anno ha vissuto sotto falso nome.

    Appena due settimane fa, dinanzi al Duomo di Napoli, le vittime ponticellesi di Don Silverio Mura hanno dato luogo a un sit-in di protesta dove, indossando delle maschere di Anonymus, hanno distribuito volantini e rilasciato interviste per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ad un problema reale ed esistente, come la pedofilia nella Chiesa, chiedendo risposte in merito allo Stato delle “pratiche” avviate in seguito alle loro denunce.

    Verità e giustizia: questo chiedono le vittime di Don Silverio Mura, oltre alla garanzia che chiunque si macchi di un reato così grave, venga assicurato alla giustizia e costretto a svestire l’abito talare, invece di beneficiare della copertura e della protezione della Chiesa.

    Le vittime del prete di Ponticelli che da anni chiedono al Cardinale Sepe delle risposte concrete in merito agli abusi denunciati, vivono come una “sfida” la celebrazione eucaristica in programma che si svolgerà proprio in una chiesa del quartiere in cui sono avvenuti dei fatti così gravi.

    Accorato e sentito l’appello di Diego Esposito che, grazie alla sua denuncia, ha consentito ad altre vittime del sacerdote di farsi avanti e che adesso, insieme a lui, chiedono che Don Mura non resti impunito. Non trova pace Diego, non vive bene l’idea che quello stesso cardinale che ha contribuito ad insabbiare la verità relativa alle molestie e agli abusi da lui denunciati, possa giungere nel suo quartiere, in quegli stessi luoghi in cui sono avvenuti i fatti denunciati, nell’indifferenza dei cittadini, continuando a restare chiuso nel suo silenzio, senza dare risposte e spiegazioni.

    Per questa ragione, Diego Esposito ha lanciato un appello rivolto proprio ai cittadini di Ponticelli, nell’ambito del quale ricorda che “Don Silverio ha fatto del male ai loro figli e il cardinale lo ha protetto”, esortandoli a manifestare solidarietà e vicinanza, soprattutto per condannare i reati di cui i preti pedofili si rendono responsabili.

    VIDEO-Il Cardinale Sepe domenica 22 aprile a Ponticelli, l’appello della vittima del prete-pedofilo

  • PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    di Arnaldo Capezzuto

    Una lettera accorata, indirizzata a Papa Francesco, per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli, quartiere di Napoli, sospettato di abusi sessuali e non solo.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’Arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco. Il sacerdote è invitato e inviato a riflettere in un convento di Montù Beccaria nel Pavese. Questa la risposta ufficiale dalle parti di Largo Donnaregina.

    In realtà, il sacerdote partenopeo cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una parrocchia del piccolo centro del Pavese. A seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’ si scopre che il prete nonostante le pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini. Scoppia il caso.

    Don Silverio scompare nel nulla. I guai per l’ex sacerdote di Ponticelli non sono affatto finiti, anzi. Altre accuse lo inseguono come quella di aver agevolato i traffici di un clan utilizzando i ragazzini come postini per il trasporto di armi e droga. Fatti gravissimi avvenuti all’inizio degli anni Novanta che dovranno essere accertati dall’autorità giudiziaria.

    Resta il disorientamento,  lo sgomento e il dramma nelle mamme di Montù Beccaria che rotti gli indugi hanno deciso di  prendere carta e penna per scrivere al Santo Padre e capire quello che è accaduto. A riportare la notizia è ‘La Provincia Pavese’, che ne ha pubblicato un ampio servizio.

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura”. Le mamme sono  preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta.

    Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato. Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo.

    “Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini”.

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi “Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo”.

    Nel frattempo, Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote con l’associazione ‘Rete l’Abuso’, ha depositato un nuovo esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: “Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante”.

    http://il24.it/preti-abusi-le-mamme-scrivono-al-papa-santita-ci-dimostri-la-chiesa-non-fatta-solamente-persone-don-silverio-mura/

  • LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    di Arnaldo Capezzuto

    Non accennano a diminuire le preoccupazione e le polemiche sul caso di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli. Avrebbe esercitato violenza sessuale su almeno tre ragazzini sul finire degli anni Ottanta.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    A seguire la vicenda di Diego Esposito è l’avvocato Carlo Grezio che ha depositato anche altri atti. Ma è lo stesso legale che sulla sua bacheca Fb lancia l’allarme rispetto ad un altro caso che di recente ha visto i riflettori mediatici.

    Si tratta dell’ex don Mauro Inzoli, 68 anni, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità.

    Cinque giorni fa l’ex parroco si è presentato spontaneamente in carcere a Bollate. Lo scorso mese di marzo la Suprema Corte aveva infatti confermato la sentenza d’appello emessa il 21 settembre dell’anno scorso.

    In primo grado, Inzoli, processato con il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione, pena ridotta in appello per l’intervenuta prescrizione di due episodi contestati all’imputato.

    E l’avvocato Grezio lancia l’allarme e fa notare come l’ex don Inzoli negli anni Novanta è stato rettore dell’Istituto Santa Dorotea e proprio nel suo ruolo avrebbe potuto aver fatto qualche vittima anche a Napoli.

    La denuncia non si ferma qui e su Fb scrive : “Tra piazza San PAsquale, Riviera di Chiaia, Piedigrotta, Mergellina e via Orazio  e relativamente a tre chiese sono state confermate le mie informazioni sullapresenza di preti pedofili”.

    Un’accusa grave e clamorosa che forse la Curia di Napoli dovrebbe disporre gli accurati accertamenti e non avere un atteggiamento attendista e superficiale com’è stato per la vicenda di Diego Esposito.

    http://il24.it/la-denuncia-dellavvocato-grezio-preti-pedofili-napoli-ci-potrebbero-altri-casi/

  • SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    di Arnaldo Capezzuto

    Si addensano sempre più nubi grige su Largo Donnaregina e in particolare sulla dubbia gestione da parte del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe  del caso sulla presunta violenza sessuale ai danni di Diego Esposito (nome di fantasia) e altri due ragazzi – all’epoca dei fatti minorenni – da parte di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli.

    Non si è trattato solo di pedofilia ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Con il trascorrere dei giorni emergono altri nuovi e inquietanti tasselli che fanno pensare a una responsabilità diretta da parte dei vertici della Curia parteponea nell’insabbiare il caso.

    Lo scandalo esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre. Prima c’era stato una sorta di atteggiamento di tolleranza da parte dell’alto prelato napoletano. Titubanze, incertezze e superficialità che destano non pochi sospetti.

    La domanda è secca: Crescenzio Sepe perchè voleva nascondere le responsabilità del parroco di Ponticelli?  Interrogativi che seminano dubbi e accentuano la distanza tra l’arcivescovo e la stessa chiesa.

    E pensare che il 2 agosto Sepe sarebbe destinato ad andare in pensione – come ordina il diritto canonico – compie 75 anni ma Papa Francesco forse sulle stesse pressioni dell’ex capo di Propaganda Fide agli avrebbe accordato una proroga di altri due anni. Dire che si tratti di una decisione singolare è dir poco.

    E sul caso di Diego Esposito si batte l’associazione Rete L’ABUSO che ha messo in campo una vera e propria indagine che prende le mosse dal servizio sulla vicenda di Paolo Trencia della trasmissione di Italiauno de “Le Iene”.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Ciò avviene, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana. L’interlocutore è padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA).

    Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    A svelarlo è la stessa associazione  Rete L’ABUSO che lo scorso 7 e 8 aprile ha manifestato davanti al Duomo di Napoli. Tra il servizio de ‘Le Iene’, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo è emerso che più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il sacerdote intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo ‘Le Iene’ hanno trasmesso il servizio su don Mura in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto. I giorni successivi cioè il 10 marzo, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don Mura era presente. Sarebbe stato il primo cittadino venuto a conoscenza della vicenda andare dal parroco Simone Baggio e avvisarlo.

    E un comunicato del sindaco spiega : “Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Trascorrono 5 giorni siamo a giovedì 15 marzo, ovvero, otto giorni dopo il servizio de ‘Le Iene’  e cinque giorni dopo l’incontro tra il sindaco e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don Mura (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    L’associazione  L’ABUSO non si ferma e prosegue la denuncia. Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!

    La stessa associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    Insomma, in questa brutta vicenda si aggrava la posizione della Curia di Napoli e del cardinale Crescenzio Sepe che nei fatti avrebbero omesso o quanto meno nella prospettiva più ottimistica sottovalutato il caso.

    Intanto, slitta alla settimana prossima l’approfondimento della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ condotta da Federica Sciarelli.

    http://il24.it/scandalo-pedofilia-lassociazione-labuso-denuncia-la-curia-napoli-conosceva-don-mura-avesse-cambiato-nome-esercitava-sacerdozio/