Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: crescenzio sepe

  • LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    Le vittime dei preti pedofili che sono associate alla Rete L’ABUSO in questi giorni si sentono tra loro molto più frequentemente del solito. E non è un caso. Una di loro, Diego Esposito, ha intrapreso uno sciopero della fame ad oltranza: è in attesa di risposte da Papa Francesco.

    Ciascuno chiede all’altro: “oggi hai sentito Diego?” oppure “sai come sta Diego?” oppure “ancora nessuna risposta dal Papa?” ed è un tam-tam continuo … telefonate, messaggi, social-network.

    Su Facebook si rincorrono messaggi di incoraggiamento e di delusione, sulle varie bacheche di ciascuno, o nei gruppi, vengono scritti i commenti degli “amici degli amici”. Anche chi non conosce Diego Esposito, o non è una vittima di un prete pedofilo, sta seguendo con trepidazione questa vicenda, si cercano le motivazioni profonde.

    Il rumore più assordante è il silenzio del Papa.

    La gente si indigna, non comprende: è incomprensibile il silenzio del Papa.

    Un Papa così attento al clima e alla natura, tanto da scrivere una Lettera Enciclica, ma disponibile a lasciar morire di fame una vittima di un prete pedofilo.

    Tutto questo stride. Stride umanamente, e ancora di più cristianamente.

    Sono quasi scontati i commenti “contro il Papa” da parte di chi non è credente, ma sono ancora più “veri” e “profondi” se vengono dall’interno, da chi ha ancora Fede, da chi non accetta compromessi ed è disponibile a non difendere quello che non è difendibile, e a metterci la faccia.

    Dal Vaticano non una parola per Diego, in sciopero dal 29 gennaio 2018.

    Ho sentito Diego anche oggi: mi ha detto che è molto debole, senza forze, rimane a letto per non consumare energie … ma mi ha anche detto che “la sete di giustizia mi rende forte” … è un pensiero profondo, non si può minimizzare, non si può giudicare o commentare superficialmente.

    Se una persona arriva a scegliere consapevolmente, in modo determinato ed esponendosi anche alle critiche, di rinunciare ad alimentarsi per un ideale di giustizia … deve essere rispettato.

    I commenti “tanto non cambierà mai nulla”, “fregatene, mangia”, “pensa solo alla tua famiglia, la chiesa fa schifo e rimarrà un covo di pedofili” … o frasi simili … non arrivano al cuore del problema.

    Diego non ha iniziato uno sciopero della fame per un capriccio, Diego non ha dieci anni, sa quello che sta facendo.

    Per chi ha approfondito la sua vicenda, risulta incomprensibile la conferma del card. Crescenzio Sepe alla guida della Diocesi. Diego ha bisogno di una risposta dal Papa, Diego ha bisogno che gli venga restituita la sua dignità, non è una pretesa sconsiderata o assurda. È una richiesta legittima, una questione di giustizia.

    Certo, il Papa può scegliere e decidere di non rispondere, può scegliere di ignorarlo completamente, ma quale è il prezzo?

    C’è in gioco la credibilità del Papa in merito all’attenzione per le vittime?

    Interessa a qualcuno?

    È particolare il fatto che pochissimi giornali hanno riportato questa notizia e solo nei primissimi giorni: quasi sconcertante.

    Certo, le vittime dei preti pedofili non sono “popolari”, sono “notizie scomode”, le vittime “ricordano al mondo”, SOLO PER IL FATTO DI ESISTERE, che qualcosa non ha funzionato. Forse non c’è l’intenzione seria di affrontare questo problema.

    Interessa davvero solo a chi ci è passato???

    Non è uno scoop dichiarare che un sacerdote ha abusato sessualmente di un bambino, non è “politicamente corretto” denunciare che un Vescovo lo sapeva e non ha fatto nulla, magari permettendo a quello stesso sacerdote di fare del male ad un altro bambino ..

    E DUNQUE ANCHE LA STAMPA TACE RISPETTO ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO.

    Tutti pronti a riportare ogni parola di ogni discorso del Papa, discorsi ufficiali e discorsi non ufficiali, tutto nei minimi particolari, ogni giorno, giustamente … ma quanti sono pronti a “metterci davvero il naso, a sporcarsi le mani” con serietà professionale, rispetto a questo dramma?

    Ma cosa è venuto in mente a Diego Esposito di fare questo sciopero della fame? Non poteva continuare a starsene “bello tranquillo” a casa sua? Perché scomodare questa riflessione?

    Lo ha detto lui stesso: “Perché ha sete di giustizia”.

    E tutto questo non ha niente a che fare con la vendetta o la mancanza di perdono, oppure con l’opportunità di “lasciar perdere” che non verrebbe colta …  no.

    Caro Papa Francesco, un Tale disse “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Vangelo di Matteo 5,6)… e questo i cattolici lo sanno … e non sono più disposti a girarsi dall’altra parte e far finta che tutto va bene.

    Una cattolica, lettera firmata

  • Papa Francesco in difesa di Sepe

    Papa Francesco in difesa di Sepe

    SI, È VERO, è argomento vecchio ma anche a noi di Iustitia piace celebrare ogni anno, nel nostro piccolo, una specie di Giornata della memoria, che dedichiamo alle incompatibilità redazionali, per ricordare quelle strane situazioni che vedono la fonte della notizia identificarsi con il cronista della notizia stessa.
    Facciamo un esempio: come potrebbe Elena Scarici, redattrice di Nuova Stagione, settimanale della curia napoletana, scrivere pezzi sul Corriere del Mezzogiorno riguardanti l’attività della curia napoletana? Può la Scarici, dipendente del cardinale Crescenzio Sepe, raccontare su un altro giornale il lavoro di Sepe Crescenzio?
    Evidentemente può, giacché lo fa da anni e lo ha fatto il 16 dicembre quando sul Cormezz, diretto da Enzo D’Errico, ha firmato il servizio intitolato: All’asta di beneficenza / a ruba i regali del Papa / Il cardinale: grande cuore.
    Quindi non potrebbe, ma può. Ma le buone notizie, per Elena Scarici, non finiscono qui: il suo datore di lavoro, infatti, sua eminenza Sepe, il prossimo 2 giugno compie 75 anni e, come da prassi vaticana, stava preparando la lettera di dimissioni per raggiunti limiti di età, sarebbe andato in pensione e forse stava calcolando il tfr che gli sarebbe spettato in base al suo ultimo stipendio (circa 4mila euro, fonte Libero e Huffpost).
    E voi sapete che quando mutano gli assetti societari in un giornale i cronisti entrano in fibrillazione. Poi, fortunatamente per Sepe, papa Francesco ha deciso, come ci informa un comunicato della curia partenopea (sul Corriere del Mezzogiorno, naturalmente, ce ne dà notizia Elena Scarici), che la pensione può attendere e ha chiesto all’arcivescovo di Napoli di rimanere al suo posto per “almeno altri due anni”.
    La decisione di Bergoglio è apparsa un po’ strana se si pensa alla bufera che ha colpito la diocesi partenopea per le vicende di sacerdoti impegnati in “festini gay” a Monte di Dio e per le accuse gravi di pedofilia emerse con la storia di Diego Esposito, nome fittizio di un uomo oggi 43enne abusato da don Silverio Mura quando ne aveva 13. Una vicenda per la quale esponenti della curia sono a giudizio davanti al tribunale di Napoli sia in sede penale che civile. Partiamo dal penale. Il pubblico ministero della procura partenopea Emilia Galante Sorrentino ha ottenuto il rinvio a giudizio per violazione della normativa sulla privacy del ‘cancelliere arcivescovile’ padre Luigi Ortaglio che ora è imputato davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale. Ortaglio nel febbraio del 2017 ha firmato il comunicato con il quale la curia si difendeva dall’inchiesta pubblicata da Repubblica e, in spregio di qualsiasi rispetto della legge, citava per otto volte in trentadue righe il nome e il cognome della vittima degli abusi sessuali. È evidente che un comunicato così ‘violento’ non può essere stato deciso in solitudine dal cancelliere ma l’individuazione di eventuali altri responsabili toccherà alla magistratura. Sul versante civile il 22 gennaio si è tenuta la seconda udienza davanti al giudice della decima sezione Ulisse Forziati per decidere sulla richiesta di risarcimento danni nei confronti di Silverio Mura, del cardinale Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Il magistrato ha fissato la prossima udienza per il 18 ottobre quando deciderà sull’ammissione dei mezzi istruttori. Intanto si rafforza lo staff che assiste gratis Diego Esposito: all’avvocato Carlo Grezio si è affiancata la psicologa e criminologa Luisa D’Aniello, a lungo collaboratrice del giudice Ferdinando Imposimato.

    E c’è da segnalare che la coltre del silenzio dei giornali napoletani, con l’eccezione del Mattino, sulle responsabilità dell’arcivescovo e della curia nel coprire i casi degli adolescenti violentati finalmente presenta degli squarci. Il merito va alla cronista Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero, che il 2 febbraio ha firmato un lungo servizio sul quotidiano capitolino riproposto anche sul Mattino dove viene affiancato da un’intervista a un’altra vittima abusata a Ponticelli da don Silverio Mura. E la vaticanista, il 4 febbraio sul Mattino, ha pubblicato anche la storia di un altro ragazzo, questa volta di Aversa, violentato da un sacerdote che insegnava al seminario arcivescovile.
    Chiusa la lunga parentesi giudiziaria e mediatica, torniamo a Diego che da anni chiede invano giustizia e si è rivolto anche ai vertici del Vaticano senza ottenere risposte. La notizia del prolungamento dell’incarico del cardinale non ha suscitato entusiasmo in Diego, che ha scritto una lettera al segretario di papa Francesco, come riportato dal quotidiano on line Fanpage il 29 gennaio: “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime”.
    E, disperato, Esposito ha indirizzato al papa una seconda lettera il 3 febbraio.
    Pare che ci sia del marcio in Danimarca, ma forse anche da queste parti. Per Bergoglio, che della lotta alla pedofilia nella Chiesa ha fatto un vessillo portato in giro per il mondo (vedi le dichiarazioni dei giorni scorsi in America Latina), si prevedono nuove minacciose nubi all’orizzonte. Perché, diciamolo, perplessi si resta un po’ perplessi.
    Come racconta Sandro Magister sull’Espresso del 5 gennaio scorso, in un libro assai critico in uscita il prossimo 28 febbraio Come papa Francesco sta smarrendo il proprio gregge, il giornalista americano Philip Lawler, apprezzato vaticanista e padre di sette figli, racconta di come padre Hans Peter Kolvenbach, generale dei gesuiti morto nel 2016, fosse assolutamente contrario alla nomina di Bergoglio a vescovo ausiliario di Buenos Aires, accusandolo di una serie di difetti, dall’uso abituale di linguaggio volgare alla doppiezza, alla disobbedienza nascosta sotto una maschera di umiltà e alla mancanza di equilibrio psicologico. Aspettiamo l’uscita del libro, aspettiamo le recensioni e magari anche quella di Elena Scarici.

    Giovanni Drogo

  • A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    Pubblichiamo la lettera aperta del nostro associato Diego Esposito in sciopero della fame dal 28 gennaio

    Carissimo papa Francesco,
    Ti scrivo come un figlio bisognoso della difesa da parte del proprio padre e non come un estraneo, perché io so che tu sei il papà delle nostre anime.

    Oramai sono al sesto giorno dello sciopero della fame e, credimi, che la fame che mi attanaglia non è nulla in confronto alla sofferenza che sto provando per questo vostro silenzio.

    Solo tu puoi salvarmi e ridonarmi dignità.

    So che ho sbagliato parecchie volte comportandomi in maniera troppo impulsiva ed esagerata, ma, capiscimi ti prego se puoi, che ogni mia azione era dettata solo ed esclusivamente dal dispiacere che provavo nei confronti di questa indifferenza che la Curia ha sempre manifestato nei confronti del mio caso.

    Sono solo una povera vittima che chiede una mano da parte tua.

    Ho sempre vissuto in rispetto dei valori cristiani cattolici, ho creato una famiglia splendida che mi sta vicino in questo momento difficile e si sta preoccupando della mia salute. Ho tre figli, uno più splendido dell’altro e una moglie amorevole.

    Per quanto possa sembrare assurdo, siamo una famiglia cristiana credente e siamo sicuri che tu ci darai giustizia e non mi farai morire, perché io so che un padre non permette che un suo figlio muoia.

    Voglio spiegarti con questa lettera semplicemente il motivo del mio sciopero della fame.

    Qualche giorno fa tu sei venuto per incontrare il Cardnale Crescenzio Sepe ed io, ingenuamente, speravo che fossi giunto per darmi giustizia, per preoccuparti di me.
    Invece, con mio dispiacere, hai confermato il suo mandato per altri due anni, congratulandoti oltretutto con lui per il suo operato di questi anni.

    Ti parlo sinceramente, ci sono rimasto malissimo, non capisco le motivazioni della tua decisione e vorrei solo una risposta da parte tua.

    Sono passato per un pazzo, per uno scemo, per uno cattivo. Ma io non sono altro che una povera vittima di una persona malata e, non vorrei mai pensare di essere invece una vittima di un intero sistema malato in cui io però continuo a credere.

    Se perdo io, perdono tutte le vittime di abusi sessuali non solo colpite dai preti, ma anche da qualsiasi altra persona.

    Sono un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà.
    Solo tu puoi salvare la mia vita.

    Ti prego aiutami Diego Esposito vittima del prete pedofilo Don Silverio Mura

  • Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Diego Esposito, abusato quando aveva 13 anni, non riesce ad avere giustizia dalla Chiesa: “Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco, che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”.

    Non si placano le polemiche dopo la decisione di papa Francesco di concedere “almeno altri due anni” di proroga al cardinale Crescenzio Sepe alla guida dell’arcidiocesi di Napoli. Il ministero di Sepe sarebbe dovuto scadere il prossimo 2 giugno, al compimento dei 75 anni di età, ma il pontefice, che nella Chiesa è un monarca assoluto, ha il potere di prorogare questo termine. Diego Esposito, nome di fantasia che lui stesso si è dato, 41 anni, sposato e con tre figli, ha deciso di entrare in sciopero della fama per protestare contro questa scelta del Papa. Esposito, infatti, accusa da anni Sepe di aver coperto un presunto prete pedofilo, don Silverio Mura, che avrebbe abusato di lui e di molti altri quando erano solo ragazzini. Diego ha scritto una e-mail al segretario del Papa per annunciargli che è disposto anche a lasciarsi morire se Sepe non sarà rimosso. “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. – scrive Esposito – Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se ne sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”

    Eppure un anno fa Diego ebbe rassicurazioni da monsignor Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali della Santa Sede, il quale, a nome di papa Francesco garantì che “che sarebbe intervenuto personalmente sulla Congregazione della dottrina della fede e sulla Curia di Napoli, sollecitando una rapida chiusura dell’inchiesta aperta due anni fa a carico di don Silverio Mura.” Non risulta che Becciu sia mai intervenuto sulla vicenda in modo fattivo, mentre il cardinale Sepe è stato premiato con la proroga nell’incarico. Diego aveva tredici anni quando subì la sua prima violenza. Nel 2010 denunciò don Silverio, mentre il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’unico organismo che ha il potere di ridurre allo stato laicale un sacerdote che si sia macchiato di reati gravi come la pedofilia, è stato chiuso nel 2016 per mancanza di prove. Nel 2015 Diego era stato convocato in Curia per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica, ma gli era stata negata possibilità di farsi accompagnare un medico di sua fiducia, dunque non se ne fece nulla. Per la giustizia italiana, invece, i reati sono da tempo prescritti. Due giorni fa, il Papa, incontrando Sepe, non avrebbe fatto cenno al caso. Anzi, recita il comunicato della Curia partenopea, il pontefice “con parole affettuose e di apprezzamento del lavoro svolto in questi anni dal Cardinale Sepe lo ha invitato a continuare “almeno per altri due anni”, confermandogli, quindi, la propria fiducia e rinnovandogli il mandato pastorale.” Parole che hanno offeso ed indignato Diego il quale promette di lasciarsi morire se il Papa non risponderà al suo appello.

    https://napoli.fanpage.it/vittima-di-un-prete-pedofilo-il-papa-conferma-sepe-e-io-inizio-sciopero-della-fame/

     

  • Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Il cardinale avrebbe dovuto lasciare la diocesi a giugno, al compimento dei 75 anni. Papa Francesco, invece, gli ha chiesto di rimanere a Napoli “almeno altri due anni”.

    La decisione di papa Francesco è arrivata un po’ a sorpresa: il cardinale Crescenzio Sepe otterrà una proroga e potrà restare arcivescovo di Napoli per “almeno altri due anni”. La notizia è stata fatta trapelare dallo stesso Sepe, mentre in Vaticano come nel capoluogo partenopeo ci si preparava già alla sua successione ed era pure partito il totosostituto. Invece no: l’inscalfibile Sepe non si muoverà da Napoli nonostante il prossimo 2 giugno compirà i 75 anni, età che prevede le dimissioni obbligatorie dall’incarico.

    Papa Francesco ha lasciato tutti, ancora una volta, carichi di meraviglia. Durante un colloquio riservato, ha chiesto a Sepe di restare al suo posto. Il prelato napoletano, che mirava proprio a questo, rimasto molto soddisfatto. Nei giorni precedenti erano circolate voci che volevano la messa in pensione di Sepe come cosa praticamente scontata. Su di lui grava, tra l’altro, l’accusa di aver coperto almeno un sacerdote pedofilo. Un’accusa mai provata e al quale Francesco ha fatto capire di non credere affatto. Così, Sepe non si muoverà da largo Donnaregina almeno fino al 2020, con buona pace di tutti i suoi amici, a Roma e a Napoli.
    Sepe è figura da tempo “chiacchierata”. Noto per le sue omelie al limite del bizzarro e per la sua presenza a tutti i più importanti party cittadini, è entrato nel cuore della gente per il suo stile semplice e diretto. Tuttavia, nel corso della sua carriera ecclesiastica ha affrontato diversi scandali, l’ultimo dei quali è proprio quello legato alla presunta copertura di don Silverio Mura. Grande organizzatore del Giubileo del 2000, Giovanni Paolo II lo premiò creandolo cardinale e dandogli la guida della potente e ricchissima Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La sua gestione della Congregazione spinse Benedetto XVI ad allontanarlo da Roma, spedendolo alla guida dell’arcidiocesi partenopea.
    Nel 2010 Sepe fu iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Perugia per aver concesso all’ex ministro dei trasporti Pietro Lunari alcuni appartamenti di proprietà della Congregazione a prezzo di favore in cambio di alcuni lavori al lussuoso palazzo della Congregazione stessa in piazza di Spagna a Roma. Nel 2001 Sepe nominò il dirigente pubblico Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità, consultore della Congregazione: diverse inchieste giudiziarie hanno svelato intrecci di potere tra il burocrate ed il cardinale. Nel 2014 l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, arrestato per aver favorito la camorra casertana, svelò di aver assunto due nipoti del cardinale su richiesta dello stesso Sepe.

    http://napoli.fanpage.it/

  • Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    IL 22 GENNAIO non sarà una giornata facile per l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Comincia infatti al tribunale di Napoli, davanti al giudice della prima sezione civile Ulisse Forziati, il processo avviato da Diego Esposito (nome di fantasia) violentato dal 1989, quando aveva tredici anni, fino al 1992 da don Silverio Mura, un sacerdote che insegnava in una scuola di un quartiere napoletano periferico, Ponticelli.

    L’atto di citazione, redatto dall’avvocato Carlo Grezio che assiste Esposito e lavora per la ‘Rete L’Abuso’, l’associazione delle vittime dei preti pedofili presieduta da Francesco Zanardi, è stato notificato alla curia partenopea il 23 febbraio scorso e la prima udienza, fissata per il 6 giugno, era stata poi rinviata da Forziati per una notifica non corretta.

    Cinque le parti citate in giudizio da Esposito: oltre Silverio Mura, difeso dall’avvocato Augusto Imondi, ci sono Crescenzio Sepe, l’arcidiocesi di Napoli, il cui legale rappresentante è Martin Baron
    Sepe, il vescovo Lucio Lemmo, tutti assistiti dall’ex presidente dell’Ordine degli avvocati napoletani Francesco Caia, e il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca perché l’approccio è avvenuto all’interno della scuola.

    Esposito acquista consapevolezza del suo trauma nel 2010 quando va in cura dallo psichiatra Alfonso Rossi e inizia la sua battaglia per far conoscere le violenze che ha subìto; di lui parlano tutti: nel 2013 è in prima pagina sul Washington Post, diretto da Martin Baron (‘Spotlight’) e nel febbraio del 2017 Repubblica gli dedica una pagina.

    Nell’ottobre del 2016 scrive una lettera a papa Francesco per denunciare “il cardinale Crescenzio Sepe per gravi negligenze nell’esercizio del proprio ufficio”. La decisione di scrivere al papa scaturisce dall’atteggiamento sprezzante tenuto negli anni dalla curia partenopea di fronte alle richieste di Esposito di essere ascoltato o di incontrare Sepe, atteggiamento culminato nel febbraio scorso in un comunicato ‘violento’ partito da largo Donnaregina in risposta alla pagina di Repubblica: in trentatré righe, in violazione clamorosa delle norme sulla privacy, il nome del ‘violentato’ viene ripetuto otto volte, una ogni quattro righe.

    Nell’udienza del 22 gennaio il giudice Forziati dovrebbe dare i termini per poter articolare i mezzi istruttori e tra questi l’indicazione dei testi da ascoltare. Finora un pilastro della linea della curia è stato il fatto che le accuse contro Silverio Mura arrivavano soltanto da Diego Esposito, una tesi che in giudizio sarà difficile mantenere dal momento che un altro ragazzo di Ponticelli, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia), ha già raccontato in varie trasmissioni televisive, tra l’altro il 25 novembre scorso al programma di Federica Sciarelli ‘Chi l’ha visto’, ed è pronto a confermare in tribunale le violenze subite da Silverio Mura. E altre nove vittime del sacerdote, tuttora in tonaca, hanno già dato la disponibilità a venire in aula per testimoniare.

  • Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Mentre vanno avanti le indagini condotte dal pm Clelia Mancuso della sezione Fasce deboli della procura di Napoli sui festini gay organizzati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, con acquisizioni di documenti negli uffici delle curie di Napoli e Pozzuoli, gli avvocati che assistono Diego Esposito (nome di fantasia) stanno aprendo i fronti della giustizia penale e civile (con un’azione di risarcimento danni di oltre un milione di euro indirizzata anche nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe e della curia di Napoli) per fare emergere la verità su quattro anni di violenze subite da Esposito quando era minorenne da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione.
    Sulla questione della pedofilia dei sacerdoti, che vede impegnato a fondo papa Francesco, e in particolare sul ruolo che svolgono i tribunali ecclesiastici Iustitia pubblica un intervento di Francesco Zanardi presidente della Rete l’Abuso, l’associazione costituita nel 2009 dalle vittime dei preti pedolfili

    HO LETTO l’articolo sul cardinale di Napoli con il quale si sostiene che Crescenzio Sepe avrebbe ‘esaurito’ il suo mandato e sarebbe opportuno che si dimettesse. A integrazione di quanto scritto vorrei accendere i riflettori sui tribunali ecclesiastici che dovrebbero costituire un passaggio decisivo per la chiesa nella lotta alla pedofilia dei sacerdoti.
    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non viene detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di là dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo. Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, mentre,

    paradossalmente, con il consenso della vittima è presente l’avvocato dell’imputato, come è accaduto ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.
    Durante questi processi, quando è presente la vittima,
    Crescenzio Sepe e Francesco Zanardi
    non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente a un interrogatorio durante il quale vengono acquisite le varie informazioni che riguardano il caso specifico. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli e nei casi da noi documentati non è mai accaduto. Alla vittima non viene rilasciato nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.
    Ma su quali basi si sviluppa il processo canonico? Esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali civili. Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, ‘non è un reato’ che vede la vittima la parte lesa, bensì ‘un’offesa morale a Dio’. Ne viene da sé che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate se non ostracizzate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come la parte lesa.
    Esiste ancora un’altra differenza tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi: il sacerdote in quanto uomo di chiesa è valutato a un livello superiore di quello della vittima, la quale invece è vista come un qualunque fedele, ovvero un peccatore, per giunta conclamato perché ha permesso al sacerdote di cadere in tentazione. È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre con ‘amore paterno’ il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene rigenerato nella sua parte morale ‘sbagliata’, con la preghiera, il pentimento e l’isolamento. Per questi motivi la Rete l’Abuso, la fondazione costituita nel 2009 da un gruppo di vittime dei preti pedofili, sconsiglia ai propri assistiti di prestarsi ai processi canonici, almeno fino a quando sono in atto dei giudizi nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo ma è necessario essere molto attenti perché si rischia di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.
    Il problema nasce dal fatto che durante le audizioni, che come detto prima avvengono in assenza del proprio avvocato di fiducia, ed in alcuni casi in presenza dell’avvocato del sacerdote, la vittima rievoca il racconto narrativo dell’accaduto dando così modo al sacerdote e alla chiesa di trovare punti deboli del racconto sui quali si potrà poi fare forza durante il processo civile. Alla vittima viene inoltre chiesta documentazione probatoria come ad esempio lettere, messaggi, sms, perizie mediche ed eventuali querele depositate, che spesso la vittima concede. Tutto ciò dà un vantaggio enorme al sacerdote e al proprio difensore mettendo la vittima in una situazione di netta inferiorità.
    In ogni caso la massima pena che i tribunali ecclesiastici possono infliggere a un sacerdote è la scomunica. Viene da sé che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili, a meno che non sia la vittima a farlo. Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché per la chiesa la vittima è la causa che ha portato lo sventurato sacerdote in
    tentazione.
    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa pagasse, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perche la vittima non denunci alle autorità civili. In
    Aldo Nuvola e Giovanni Trotta
    questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.
    Anche nel caso che il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa (vedi il caso di don Giovanni Trotta) in quanto qualora l’autorità giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa a un processo penale o a un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.
    È comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che non diventi un pericolo per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa. Troviamo infatti ancora preti come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben tre volte.
    In conclusione bisogna aspettare che terminino gli eventuali giudizi civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile, la chiesa non vorrà più fare in quanto l’obiettivo di nascondere la vicenda è ormai saltato.
    Francesco Zanardi,
    presidente della fondazione la Rete l’Abuso

  • Preti e festini gay a Napoli, blitz della Finanza in Curia

    Preti e festini gay a Napoli, blitz della Finanza in Curia

    di Maria Chiara Aulisio

    Prima in Curia, a largo Donnaregina, poi a Pozzuoli, nell’ufficio diocesano del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella. Qui i militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal tenente colonnello Luigi Del Vecchio, hanno acquisito una serie di atti utili allo svolgimento delle indagini su preti e incontri hard: da quelli che avrebbero coinvolto un sacerdote della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – sospeso temporaneamente dalle sue funzioni di parroco dal cardinale Crescenzio Sepe in attesa che si concludano gli accertamenti del caso affidati al Tribunale ecclesiastico coordinato da monsignor Erasmo Napolitano – ad alcune vicende a luci rosse che invece riguarderebbero altri preti protagonisti di un dossier consegnato in procura dall’associazione «Meter», la onlus fondata da don Fortunato di Noto a difesa dei diritti dell’infanzia e contro la pedofilia. In quel fascicolo (che resta top secret), si fa anche il nome di un sacerdote della diocesi di Pozzuoli a cui però sarebbe stata affidata la responsabilità di una parrocchia napoletana. Della diocesi di Pozzuoli infatti fanno parte anche i quartieri occidentali della città, da Fuorigrotta a Pianura.

    Una inchiesta su due fronti, dunque, al momento ancora in una fase iniziale e soprattutto conoscitiva, affidata al sostituto procuratore Clelia Mancuso del pool specializzato in reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio.

    Da Napoli a Pozzuoli, quindi, da una curia all’altra, per approfondire le notizie contenute nei dossier e cercare riscontri nelle diocesi di appartenenza dei sacerdoti coinvolti in questo giro di incontri e festini gay svelati grazie a due denunce anonime di cui il Mattino, nelle scorse settimane, ha reso conto. L’obiettivo delle visite messe a segno nei giorni scorsi nelle sedi delle due diocesi dagli uomini del tenente colonnello Luigi Del Vecchio su indicazione della Procura della Repubblica, è stato quello di raccogliere testimonianze, indizi, elementi utili a capire se dietro quegli incontri a luci rosse, tra chat rubate da una home page di facebook e dossier anonimi, possano nascondersi ben altri scenari, fatti penalmente rivelanti, eventuali storie di prostituzione o pedofilia.

    http://m.ilmattino.it/napoli/articolo-2303025.html

  • Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    SI INTENSIFICANO i venti di tempesta nel cielo della curia di Napoli.
    Con una serie di articoli prudenti e documentati i cronisti del Mattino hanno raccontato le vicende dei “festini gay” nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e in un appartamento del centro storico organizzati dal parroco don Mario D’Orlando con la partecipazione di altri preti e di giovani le cui prestazioni sessuali venivano remunerate con poche decine di euro.
    L’elenco delle accuse è contenuto in un dossier anonimo inviato nei primi giorni di gennaio all’abitazione del vescovo ausiliare Lucio Lemmo, braccio destro del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, ed è diventato improvvisamente d’attualità il 18 febbraio grazie a due pagine del Mattino, con richiamo in prima, firmate dalla cronista Maria Chiara Aulisio. Utilizzando una tecnica sperimentata, Sepe ha provato a ignorare la vicenda, poi il 21 febbraio, dopo quattro giorni di cannonate giornalistiche con corsivi tranchant (“Il

    Mario D’Orlando (*)
    silenzio che non aiuta”), è stato obbligato a prendere posizione annunciando di avere sospeso il parroco di Pizzofalcone. Da osservare che nella nota Sepe non fa il nome del sacerdote e non spiega perché l’ha sospeso; comunica soltanto che il caso è stato affidato al tribunale ecclesiastico e se ne dovrà occupare Erasmo Napolitano, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico regionale. Ma luce certamente maggiore arriverà dal lavoro della magistratura che ha aperto un’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di minori nei festini organizzati da sacerdoti delle parrocchie del Napoletano.
    Problemi seri quindi per Crescenzio Sepe, ma problemi ancora più seri stanno per arrivare dal caso di Diego Esposito (nome di fantasia) violentato a tredici anni da Silverio Mura, il suo insegnante di religione, che dal 2010, quando è stato male e ha raccontato per la prima volta la storia di quattro anni di violenze, prova inutilmente ad avere ascolto da parte dei vertici della chiesa napoletana. Nel 2011 chiede un incontro a Sepe e viene dirottato sul vescovo ausiliare Lucio Lemmo, poi il silenzio.
    Tre anni dopo si rivolge a papa Francesco e nel giro di qualche mese la curia arcivescovile di largo Donnaregina è costretta ad avviare un’indagine affidata a padre Luigi Ortagli. Nel maggio 2016 Esposito accetta di sottoporsi a una visita psichiatrica affidata a un medico nominato dalla diocesi e si fa accompagnare da Alfonso Rossi, lo psichiatra che lo assiste da anni. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile
    Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare al ragazzo il carico delle responsabilità delle violenze subite”.
    Intanto nel giugno del 2016 papa Francesco scrive la lettera apostolica ‘Come una madre amorevole’, diventata legge canonica nello scorso settembre, che
    prevede la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e di fatto favorisce la definizione di un giusto risarcimento per le vittime. L’11 ottobre Esposito, assistito dalla Rete L’Abuso, l’associazione delle vittime dei preti pedofili, e dai suoi legali, scrive al papa ed è la prima denuncia che arriva dopo la lettera apostolica.
    La storia di Diego Esposito ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica il 6 febbraio con una pagina di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli su Repubblica alla quale la curia replica: dopo l’attività istruttoria la “Congregazione per la dottrina della fede riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale”. Il caso è chiuso.
    Ma Sepe si sbaglia. Il 10 febbraio l’avvocato Carlo Grezio, civilista collegato alla Rete L’Abuso, presieduta sin dalla fondazione, nel 2009, dall’elettricista savonese Francesco Zanardi, ha presentato al tribunale civile di Napoli una richiesta di risarcimento danni di oltre un milione di euro nei confronti di Silverio Mura, dell’arcidiocesi di Napoli, di Crescenzio Sepe e del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.
    Al di là delle decisioni della magistratura, civile e penale, sulle questioni dei festini gay nelle parrocchie e della pedofilia dei sacerdoti della sua arcidiocesi il cardinale di Napoli sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza.Vuole esibire i muscoli e non è in linea con la pietas di papa Bergoglio. Dovrebbe dimettersi.
    Il 13 febbraio Repubblica apre la prima pagina con la prefazione firmata dal papa al libro ‘La perdono, padre’ di Daniel Pittet che racconta la sua drammatica esperienza di vittima di un prete pedofilo. Il titolo è: “Come può un prete causare tanto male?”. Queste parole sono una citazione della prefazione che continua: “Come può avere consacrato la sua vita
    per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’ che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.
    Sepe è distante anni luce dalle parole di papa Francesco e a Diego Esposito che chiede innanzitutto comprensione e solidarietà risponde con durezza e ‘violenza’ inaccettabili. Esemplare è il comunicato con cui la curia replica all’articolo di Repubblica del 6 febbraio.
    Abbiamo visto che il cardinale nell’annunciare la sospensione del sacerdote coinvolto nei festini gay nella chiesa di Pizzofalcone si guarda bene da farne il nome. Invece nelle trentatré righe della nota di risposta all’articolo di Repubblica cita Diego Esposito otto volte con nome e cognome.
    Non c’è pietas e non c’è neanche conoscenza delle leggi della Repubblica italiana. “Le norme sulla privacy – ricorda l’avvocato Gianfranco Iannone che assiste la ‘Rete L’Abuso’ e Diego Esposto – vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare gli articoli 167 e successivi del decreto legislativo 196 del 2003 considerano reato la pubblicazione del nome di vittime di abusi sessuali. Nei primi giorni di marzo presenteremo in procura un esposto contro la curia di Napoli”.

    (*) Da www.laprimapagina.it

  • Prete di San Giuseppe abusò di ragazzino a Pollena: la Curia lo “assolve”

    Prete di San Giuseppe abusò di ragazzino a Pollena: la Curia lo “assolve”

    Sul caso di presunti abusi sessuali subiti da A.R. da parte del reverendo S.M. che da qualche anno vive a San Giuseppe Vesuviano «non sono emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale». Lo spiega la Cancelleria della Curia arcivescovile di Napoli in una nota sul caso sollevato da A.R., che in una lettera inviata al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, denuncia il cardinale Crescenzio Sepe «per la grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio».

    Nella lettera l’uomo racconta di essere stato abusato tra il 1986 e il 1992 dal suo insegnante di religione. Il cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio nella nota spiega che «nel 2010 la Curia di Napoli aveva ricevuto alcune lettere del signor A.B. e del suo psichiatra che denunciavano presunti abusi subiti dallo stesso dall’età di 13 anni a quella di 17 da parte del reverendo S.M.

    Nonostante fino a quel momento il reverendo avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, svolgendo con dedizione il ministero sacerdotale in due parrocchie, l’arcivescovo incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse». Il vicario generale, questa la ricostruzione della Cancelleria della Curia, «incontrò e ascoltò prima A.B., quindi il suo psichiatra, e infine lo stesso don S.M., il quale fin da subito negò decisamente la veridicità di quanto affermato da A.B.». E, «nonostante nulla confermasse le accuse, si convenne insieme al reverendo sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia presso una comunità religiosa, fuori diocesi».

    Nel 2014 A.B., prima personalmente poi tramite il suo legale, aveva chiesto «di essere ancora una volta ascoltato dall’Autorità ecclesiastica e di ottenere dall’Arcidiocesi di Napoli un risarcimento per i danni provocati dai presunti abusi da lui denunciati». Nel frattempo «A.B., sostenuto dalla rete “L’Abuso”, si era rivolto al Santo Padre. La Congregazione per la dottrina della fede, come avviene generalmente in questi casi – prosegue la nota – con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’Arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una “investigatio previa”. Pertanto nell’ambito di tale indagine sono stati di nuovo formalmente ascoltati la presunta vittima, il suo psichiatra, l’accusatore, il suo psicologo, vari testimoni, tra cui uno indicato dallo stesso accusatore e un altro spontaneamente presentatosi dopo una nota trasmissione televisiva Rai che si è occupata del caso».

    Inoltre, aggiunge la nota, «nell’ambito di tale istruttoria, su indicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato chiesto al signor A.B. di sottoporsi a una perizia psichiatrica, affidata a un neuropsichiatra specializzato in psicologia forense, vittimologia e criminologia, qualificato per la cosiddetta “ricostruzione della memoria testimoniale”. Purtroppo non è stato possibile espletare tale perizia per il rifiuto del periziando». Quindi, conclude la nota, «trasmessi gli atti dell’attività istruttoria alla Congregazione per la dottrina della fede, questa nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del reverendo don S.M.».

    http://www.ilfattovesuviano.it/2017/02/prete-san-giuseppe-abuso-ragazzino-pollena-la-curia-lo-assolve/