Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Crotone

  • Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Crotone. Non solo il rapporto sessuale consumato con un minorenne, all’epoca dei fatti appena sedicenne, ma anche pesanti minacce e presunti emissari mandati a caccia della famiglia del giovane, dopo aver saputo di un video. Nei primi giorni di marzo, il gup del tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio di un sacerdote cinquantaseienne di Cirò Marina, nel crotonese. Avrebbe abusato del ragazzo, che soffre di un lieve ritardo mentale, e dopo aver scoperto che il rapporto orale era stato registrato in un video, si sarebbe spinto fino a pesanti minacce. La famiglia del sedicenne, da quel momento in poi anche per evitare di essere presa di mira, iniziò a spostarsi in altre regioni, arrivando pure a Gela. Uno dei presunti uomini di fiducia del sacerdote, dopo aver seguito il sedicenne, gli avrebbe puntato una pistola in bocca.

    Il compagno della madre sarebbe stato picchiato, sempre come forma di ritorsione. Secondo gli investigatori, per adescare inizialmente la vittima, il sacerdote gli avrebbe offerto denaro, vestiti e uno smartphone. Fatti che dovranno essere provati a processo.

    https://www.quotidianodigela.it/prete-avrebbe-abusato-minore-vittima-e-famiglia-costretti-a-fuga-arrivarono-in-citta/?fbclid=IwAR2RbKp-gkkShEoV9mBo6ljN1UkVFZX5vlCp21v4ATj_1-fOp6ZF7VptsKw

  • Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Don Giovanni Marino, ex parroco di Cirò Marina (Crotone), è stato rinviato a giudizio con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Secondo i magistrati, il prete avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un ritardo cognitivo, a prostituirsi. Poi, temendo di essere scoperto, ha fatto minacciare di morte sia l’adolescente che la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    Don Giovanni Marino andrà a processo con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote di 56 anni, all’epoca dei fatti parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Cirò Marina, cittadina in provincia di Crotone. Il Gup ha anche riconosciuto l’aggravante di aver commesso il fatto su un minorenne affetto da un lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto. Secondo i magistrati, infatti, don Giovanni avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un leggero ritardo cognitivo, a prostituirsi. Non solo, per non essere scoperto avrebbe prima cercato di comprare con del denaro il silenzio dell’adolescente e poi fatto minacciare di morte la vittima e la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    I presunti abusi sessuali risalgono a maggio 2013 e sarebbero avvenuti all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti. Stando all’ipotesi accusatoria, il prete avrebbe approfittato dello stato di povertà del 16enne per costringerlo a un rapporto orale in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare. Don Giovanni, però, non sapeva che il ragazzino avrebbe utilizzato proprio quel telefono per registrare i loro incontri sessuali. Per il sacerdote, quindi, quel filmato era una prova da eliminare a tutti i costi. Secondo la procura, Padre Marino in due occasioni ha offerto alla vittima del denaro per rientrare in possesso del video che lo incastrava. Prima cinquecento e poi settemila euro, le somme con cui il prete avrebbe tentato di far scomparire le immagini che lo vedevano consumare un rapporto sessuale con il minorenne.

    Di fronte al rifiuto dell’adolescente di consegnare il video, il sacerdote sarebbe passato prima alle minacce verbali e poi anche a quelle fisiche. Su mandato di don Marino, continua l’accusa dei magistrati di Catanzaro, una persona con il volto travisato da un casco di motociclista avrebbe puntato una pistola in bocca al ragazzino minacciandolo di morte. Quest’uomo, ancora ignoto, dopo aver afferrato il cellulare dalla tasca della vittima, lo ha buttato violentemente a terra, pensando così di eliminare anche il file video. Inutilmente però, perché il 16enne aveva salvato in precedenza il filmato nella memoria del telefono. Don Giovanni Marino dovrà rispondere anche di violenza privata perché avrebbe assoldato alcune persone che, secondo la procura, hanno picchiato il compagno della madre del ragazzino per costringerlo a consegnarli il cellulare. Dopo l’aggressione avvenuta in casa del 16enne, l’intera famiglia ha deciso di allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. La prima udienza del processo a don Giovanni è prevista per il prossimo 9 settembre davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.fanpage.it/attualita/ciro-marina-don-giovanni-marino-a-processo-violento-e-fece-prostituire-un-ragazzino/

  • Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiuso l’indagine preliminare nei confronti del sacerdote don Felice La Rosa, e di altre tre persone per possesso di materiale pedopornograco.
    L’ex parroco di Zungri è già stato condannato nel 2017 per prostituzione minorile. La nuova accusa si riferisce a a 132 immagini pedopornograche trovate sul suo telefonino sequestrato il 16 novembre 2016 nell’ambito dell’indagine “Settimo Cerchio” che portò in carcere il sacerdote ed altre due persone.

    .Oltre al prete 43enne di San Calogero, da poco tornato in libertà, sono indagati nella nuova inchiesta Miroslaev Iliev (30), bulgaro, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi sempre nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto; Mariano Mamone (55), di Parghelia e Luciano Restuccia (53), di San Calogero ma domiciliato a Mileto. Iliev è accusato di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro.

    Con tali condotte, secondo l’accusa, avrebbe avviato il ragazzo alla prostituzione consentendo a Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. I fatti sarebbero avvenuti dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. La stessa accusa è mossa anche a Restuccia. Mamone è poi accusato anche di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due minorenni stranieri che però l’avrebbero respinto.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/catanzaro-crotone-vibo-lamezia/282592/pedopornografia-chiuse-indagini-per-prete-ed-altri-tre.html

  • Violenza sessuale, a giudizio sacerdote. Curia di Crotone responsabile civile

    Violenza sessuale, a giudizio sacerdote. Curia di Crotone responsabile civile

    Lo ha deciso il gup di Catanzaro che ha accolto la richiesta della Procura e delle parti civili, tra cui il Comune di Belcastro, che si sono costituite contro l’ex parrocco, don Roberto Mastro.

    È stato rinviato a giudizio con l’accusa di avere abusato di una quindicina di ragazzi, tutti di età inferiore a 14 anni, che frequentavano la parrocchia di San Michele Arcangelo, a Belcastro, in Calabria.Lo ha deciso il gup di Catanzaro che ha accolto la richiesta della Procura e delle parti civili (tra cui il Comune di Belcastro) che si sono costituite contro l’ex parrocco, don Roberto Mastro.

    Il prete sarà processato dal Tribunale per violenza sessuale sui minori. La prima udienza è già fissata per il prossimo 10 aprile quando, in aula, dovrà comparire don Roberto, denunciato dai genitori dei bambini. Le indagini partirono in seguito alle segnalazioni dei parrocchiani poi riscontrate dai carabinieri. Nella fase delle indagini preliminari, si è svolto anche un incidente probatorio in occasione del quale sono state raccolte letestimonianze delle vittime.

    I ragazzini hanno raccontato ai carabinieri le attenzioni particolari ricevute dal parrocco e le violenze che avrebbero subito fino all’11 dicembre 2010 quando, di notte, don Roberto è scappato da Belcastro ufficialmente per una pausa di riflessione. In realtà, il parrocco del paesino calabrese ha avuto paura della reazione dei suoi stessi parrocchiani una volta che si è saputo dell’inchiesta. Dal giorno in cui don Roberto ha lasciato Belcastro non si hanno più sue notizie. Sembrerebbe che il sacerdote si sia chiuso in una struttura religiosa a Roma dove non avrebbe contatti con l’esterno. Questo, però, non lo esime dalla necessità di presentarsi in aula per difendersi dall’accusa di pedofilia.

    Il 15 dicembre scorso, il gup ha respinto la richiesta di costituirsiparte civile da parte della Curia che, in un primo momento, aveva garantito l’assistenza legale al parroco imputato. In aula, però, la Curia arcivescovile di Crotone-Santa Severina ci sarà lo stesso. È stata citata, infatti, come responsabile civile. Nel caso in cui don Roberto sarà condannato, in sostanza, sarà obbligata a risarcire i danni alle vittime.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/03/violenza-sessuale-giudizio-sacerdote-curia-responsabile-civile/1394733/

  • Pedofilia: prete nel catanzarese rinviato a giudizio per abusi su 15 ragazzi

    Pedofilia: prete nel catanzarese rinviato a giudizio per abusi su 15 ragazzi

    L’ex parroco di Belcastro don Roberto Mastro e’ stato rinviato a giudizio dal gup di Catanzaro con l’accusa di violenza sessuale su 15 ragazzi di eta’ inferiore ai 14 anni. Il giudice ha cosi’ accolto la richiesta della Procura della Repubblica e delle parti civili, tra le quali anche il Comune di Belcastro. Il processo iniziera’ il 10 aprile prossimo. Il sacerdote, che e’ libero, ha lasciato la Calabria nel dicembre 2010 quando furono pubblicate le prime notizie dell’indagine in corso nei suoi confronti. Adesso, secondo alcune voci, potrebbe trovarsi in una struttura religiosa a Roma.

    La Curia di Crotone-Santa Severina aveva chiesto di costituirsi parte civile, ma il gup ha respinto la richiesta e l’ha citata, invece, accogliendo le richieste delle parti, come responsabile civile per pagare in solido, in caso di condanna dell’imputato, eventuali risarcimenti di danni. Don Mastro, parroco di Belcastro dal 2007 al 2010, e’ accusato di abusi su 15 ragazzi. L’inchiesta della Procura di Catanzaro fu avviata dopo la denuncia presentata dai genitori di una delle presunte vittime.

    Successivamente i carabinieri hanno raccolto le dichiarazioni dei genitori di altri ragazzi che, secondo la loro versione, avrebbero subito gli abusi da parte del sacerdote. Durante le indagini preliminari si e’ svolto anche un incidente probatorio in occasione del quale sono state raccolte le testimonianze delle vittime.

    http://www.strettoweb.com/2015/02/pedofilia-prete-nel-catanzarese-rinviato-giudizio-per-abusi-15-ragazzi/241796/

  • Prete della Diocesi di Cosenza arrestato a Napoli  per sesso con minorenne, il vescovo Nunnari lo sospende

    Prete della Diocesi di Cosenza arrestato a Napoli per sesso con minorenne, il vescovo Nunnari lo sospende

    L’arcivescovo Nunnari ha subito disposto la sospensione del presule che, nei mesi scorsi, aveva rifiutato l’incarico che gli era stato attribuito

    di SAVERIO PUCCIO

    COSENZA – Un sacerdote della Diocesi di Cosenza, don Camillo Sessa, è stato arrestato a Napoli sorpreso in flagrante mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi.

    L’arresto è stato eseguito dagli agenti del nucleo tutela minori della polizia municipale. I vigili hanno notato l’uomo che contrattava con il ragazzino e hanno iniziato a seguire i movimenti dei due. Quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito dopo qualche minuto dal prete, è scattato il blitz.

    Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il presule cinquantenne ha implorato: «Non fatelo sapere a mia mamma».

    L’ALTRO CASO NELLA DIOCESI DI CROTONE: LEGGI

    Dura la reazione dell’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari che, appena appresa la notizia dell’arresto del sacerdote, «si è raccolto in preghiera e subito dopo ha emesso il Decreto di sospensione a divinis ed esonero dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale informando parimenti le competenti Autorità ecclesiastiche e la Congregazione della Fede».

    Il sacerdote, originario di Agrigento, «dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi – precisa la nota della Diocesi – ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno».

    «Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente ai suoi desiderata, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese», si legge ancora nel comunicato. «L’Arcivescovo dinanzi a questo ulteriore dolore arrecato alla nostra Chiesa implora una preghiera unanime per la conversione dei cuori», conclude il comunicato. «Esprime fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione».

  • Prete pedofilo: il tribunale di Catanzaro dice no alla Curia parte civile

    Prete pedofilo: il tribunale di Catanzaro dice no alla Curia parte civile

     La Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina non è stata ammessa a costituirsi parte civile nell’ambito del procedimento a carico di Roberto Mastro, parroco della cittadina di Belcastro, nel Catanzarese, dal 2007 al 2010, accusato di pedofilia. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Ilaria Tarantino, che ha invece dato il via libera alla costituzione di parte civile del Comune di Belcastro e delle famiglie delle presunte piccole vittime degli abusi, rappresentate dagli avvocati Concetta Stanizzi e Antonello Talerico. Erano stati proprio questi ultimi ad opporsi fermamente alla costituzione della Curia, che nell’inchiesta non è stata citata fra le parti offese, ed anzi ne avevano piuttosto chiesto la chiamata in giudizio quale responsabile civile, e cioè come quella parte che, in caso di condanna al risarcimento dei danni, sara’ obbligata in solido a pagare assieme all’imputato, richiesta che il gup ha accolto.

    A questo punto, dopo il rinvio di oggi, riprenderà il 2 febbraio prossimo l’udienza preliminare all’esito della quale si saprà se verrà accolta o meno la richiesta della Procura del capoluogo calabrese di mandare il sacerdote sotto processo. Pesantissime le contestazioni a carico del prete, che secondo gli inquirenti, dovrebbe rispondere di violenza sessuale ai danni di una quindicina di minorenni, secondo le risultanze di un’indagine apertasi oltre tre anni fa a seguito della denuncia presentata da alcuni genitori di una delle presunte giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre. I Carabinieri raccolsero infatti le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti con incidente probatorio – e dunque con valore di prova all’eventuale futuro processo – i racconti dei minorenni coinvolti nei presunti abusi. Quanto all’indagato, non se ne ebbero piu’ notizie precise dal dicembre del 2010, quando si venne a sapere dell’indagine in corso. (AGI)

    http://www.cn24tv.it/news/102687/prete-pedofilo-il-tribunale-di-catanzaro-dice-no-alla-curia-parte-civile.html

  • Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

    Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

     Si conoscerà il 21 novembre la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro sulle richieste di costituzione di parte civile e sulla chiamata della Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina quale responsabile civile nell’ambito del procedimento a carico di Roberto Mastro, parroco della cittadina di Belcastro dal 2007 al 2010, accusato di pedofilia. Dopo il cambio del giudice titolare, l’udienza e’ formalmente iniziata questo pomeriggio proprio con la presentazione delle richieste di costituzione da parte dei legali che rappresentano le famiglie delle presunte piccole vittime (gli avvocati Concetta Stanizzi e Antonello Talerico), che già avevano anticipato la loro intenzione proprio come aveva fatto la stessa Curia che, pero’, le famiglie identificate come parte offesa vorrebbero fosse citata in giudizio come responsabile civile, e cioe’ come quella parte che, in caso di condanna al risarcimento dei danni, sarà obbligata in solido a pagare assieme all’imputato.

    Lo stesso 21 novembre, poi, il giudice stabilirà un calendario per concludere l’udienza all’esito della quale si saprà se verrà accolta o meno la richiesta della Procura del capoluogo calabrese di mandare il sacerdote sotto processo. Pesantissime le contestazioni a carico del prete, che secondo gli inquirenti dovrebbe rispondere di violenza sessuale ai danni di una quindicina di minorenni, secondo le risultanze di un’indagine apertasi oltre tre anni fa a seguito della denuncia presentata da alcuni genitori di una delle presunte giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti con incidente probatorio – e dunque con valore di prova all’eventuale futuro processo – i racconti dei minorenni coinvolti nei presunti abusi. Quanto all’indagato, non se ne ebbero più notizie precise dal dicembre del 2010, quando si venne a sapere dell’indagine in corso. (AGI)

  • Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Emilio Grimaldi, blogger, giornalista e scrittore. Certamente ha un debole per le parole, ma ancora di più ce l’ha con la verità. La sua è una ricerca spasmodica. Destinatario di una montagna di querele non si tira indietro, va avanti lo stesso. Probabilmente quella verità che non riuscì ad urlare quando era bambino ora è diventata la sua ossessione. Non per nulla il suo blog l’ha intestato così: “l’Url di emilio grimaldi” http://emiliogrimaldi.blogspot.it/

    Oggi la Rete l’Abuso incontra Emilio Grimaldi, che è qualcosa in più di una vittima. Un giornalista che ha scelto di occuparsi in prima linea di fatti e misfatti della sua bellissima terra, la Calabria

    Mi piace scrivere. E questo lo capii quando, a Roma, lavorando per una cooperativa sociale mi dissero di scrivere delle relazioni sui ragazzi, disabili fisici e psichici che seguivo sia a casa che a scuola. Mettendo su carta le mie riflessioni mi accorsi che la scrittura mi stava consegnando qualcos’altro rispetto ai pensieri puri e semplici. E da allora cominciò a rafforzarsi la passione, che non coltivai subito, ma lo coccolai per un po’. Ritornando in Calabria mi venne naturale inizia a scrivere per un giornale locale. Mi ci fiondai come fanno i bambini con la nutella. E poi il blog. E poi le querele, ne ho una quindicina sparse per tutta Italia. Cosa posso dire di me? Non saprei, esattamente. Sono sempre alla ricerca di qualcosa. Che so che c’è da qualche parte. Cosciente che non sono io il centro del mondo mi confronto con tutto ciò che succede e mi succede.

    Ma prima del giornalismo un passato in seminario. Ce ne parli?

    Divento chierichetto ad otto anni. Finisco la scuola elementare ed entro in seminario. Il primo anno fila liscio. Poi nel secondo anno di scuola media arriva un signore di una certa età, 50 anni, a fare il vicerettore. Un signore distinto, ex impiegato di banca, che stava lì per concludere gli studi in vista dell’ordinazione sacerdotale. Ecco, fu lui ad approfittarsi di me. E non solo, anche di altri. Il resto lo racconto nel libro.

    Ritieni che l’istituzione del seminario minore abbia un senso per una scelta matura e consapevole, come dovrebbe essere il sacerdozio?

    Il seminario è un’Istituzione come tante ce ne sono nel mondo. Collegi, scuole, strutture protette. La bontà delle strutture non dipende dall’Istituzione in sé, ma dagli uomini. In questo la Chiesa è responsabile degli uomini che manda a fare gli educatori dei futuri sacerdoti. Lo è stata in passato e lo è oggi. Il guaio è quando la Chiesa vi manda i peggiori che ha. Persone che non sa dove piazzare, per tanti motivi, nelle parrocchie e li scarica in seminario come se fosse il posto meno influente e meno decisivo della diocesi. Non hanno avuto e non hanno – se il fenomeno ancora continua – la sensibilità di pensare che i seminari sono il luogo più sacro e più intoccabile di tutte le realtà ecclesiastiche. Laddove ci sono bambini dovrebbe essere così. Lo dice anche Gesù…

    Quale è stato l’atteggiamento dei superiori del sacerdote quando hanno avuto conoscenza degli abusi?

    Non sono a conoscenza se i superiori hanno saputo o meno degli abusi di
    “don C.” (come lo chiamo nel libro. Per la cronaca è diventato prete in un’altra diocesi italiana, non quella di Crotone dove stavamo, dopo un po’ di anni). Da parte mia non dissi niente a nessuno, neanche al confessore.

    Le vittime spesso hanno bisogno di anni per aver consapevolezza dell’abuso e trovare la forza di raccontarli. Nel tuo caso?

    La consapevolezza è una parola “grossa”. Vuole dire essere coscienti di quanto le persone hanno vissuto, visto e sentito, vuol dire quanto sanno di sé e degli altri. E penso che sia quasi impossibile essere realmente consapevoli delle cose subite contro la propria volontà, a maggior ragione quando si è bambini. Le esperienze che uno fa poi le conserva nel proprio bagagliaio e ogni tanto le tira fuori per ricordare, raccontare, o anche per capire come se fossero dei fossili, non più vive. Purtroppo, ed è questo il vero bandolo della matassa, queste continuano a condizionare l’IO, volenti o nolenti. Da piccolo pensavo che ciò che avevo subito fosse ormai morto. Che, chiudendo a chiave la porta di dove l’avevo costipato, l’avessi lasciato morire soffocato. Ecco, non è così che funziona. E questo l’ho capito solo scrivendo. Scrivendo ho aperto quella porta e, con mio stupore, ho scoperto non un feticcio ma “qualcosa” che, nonostante il buio dalla luce, era riuscito a farsi strada all’interno della mia sensibilità, personalità e libertà. Ho visto un essere che non ne voleva sapere di morire. E certamente morirà solo insieme a me. La salvezza dal “mostro” si ha solo guardandolo in faccia per governarlo perché non possa far più del male. E mi dichiaro anche fortunato. Non tutti fanno in tempo nel corso della loro vita a rendersi conto quanto male può fare l’intimità rubata, violentata e venduta ai propri piaceri senza che l’altro sia consenziente. In questo contesto l’educazione religiosa, del peccato e del perdono, non mi ha aiutato molto. A spingere quella porta per chiuderla al mondo esterno è stato il pensiero che il peccato, commesso dal don, non potesse intaccarmi, non potesse toccare la mia anima perché io, in quanto bambino, ero puro e incontaminabile.

    Cosa ne è stato di quel sacerdote? Ha avuto provvedimenti disciplinari? E ancora in attività?

    È diventato sacerdote. Probabilmente in qualche diocesi dove ha operato si è sparsa la voce dei suoi problemi, ma verso di lui non credo la Chiesa abbia adottato dei provvedimenti, né canonici né civili. E’ molto anziano e vive in una casa del clero.

    Ti sentiresti di dare un consiglio a chi subisce un abuso del genere?

    Parlarne. Con i propri genitori. Denunciare subito presso le autorità competenti, senza ripensamenti. E farsi aiutare.

    Sappiamo però che il tuo personale non è l’unico caso di abuso sessuale da parte di un sacerdote di cui ti occupi

    Sì, sono a conoscenza che lui a Crotone abusò anche di altri.

    Poi c’è la tua attività di giornalista. Ci hai parlato di tutte le querele ricevute. Ma c’è anche una tua inchiesta sulla diocesi di Catanzaro che ti ha portato a rischiare un’altra querela

    Le querele fanno parte dell’ordinamento giuridico civile. Se una persona si sente diffamato è giusto che lo denunci. Ormai sono così abituato che non me ne preoccupo, piuttosto sto più attento quando scrivo. Sì, la diocesi di Catanzaro mi “ha fatto chiamare”, cioè ha contattato un paio di sacerdoti che mi conoscono per chiedermi di cancellare un post, che è più che altro un racconto, una storia su alcuni casi di pedofilia che hanno colpito una famiglia di Catanzaro. Dinnanzi alle mie resistenze mi ha scritto un legale su mandato della Chiesa. E, niente, manco stavolta l’ho tolto. Al momento nessuna comunicazione mi è giunta dagli organi inquirenti. Non so, forse ci avranno rinunciato.

    In questo periodo ti sei interessato di un’altra vicenda di abusi sessuali denunciati a Catanzaro

    Forse ti riferisci al caso di Belcastro della diocesi di Crotone. Questa vicenda la seguo da quando è sorta, dal 2010. Dalla fuga del prete… Tuttavia, non sono del tutto certo che sia stato io a scegliere di occuparmi di questa storia, è possibile che sia stato io ad essere scelto.

    In che senso?

    Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che ci sono molte coincidenze che mi legano a questa pagina nera della chiesa di Crotone e che mi auguro un giorno di portare alla luce.

    Ci vuoi parlare della vicenda del seminario di Catanzaro?

    Si tratta di una storia che vede coinvolti alcuni ragazzi appartenenti alla stessa famiglia. Due presunte vittime di abusi da parte del loro catechista e un altro fratello che è stato allontanato dal Seminario perché, secondo i genitori, hanno avuto il coraggio di denunciare (per giunta l’inchiesta è partita d’ufficio dalla Procura in seguito alla segnalazione di uno psicologo dell’infanzia) pubblicamente, cioè all’interno del movimento religioso a cui appartenevano, ciò che avevano subito i loro figli. Il Tribunale ha aperto due inchieste, una che si è appena conclusa con la classica formula “il fatto non sussiste” e l’altra che si accinge a sentire i testimoni. Ne scrivo su: http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/06/…el-peccato.html.

    Che idea complessiva ti sei fatto del complesso delle vicende di abusi denunciati nelle diocesi calabresi a te vicine? C’è un filo comune? Come credi che le diocesi abbiano gestito i casi?

    E’ più che altro una constatazione. C’è una procedura che va per la maggiore da noi e in molti altri posti. Ed è il silenzio. Mantenere il silenzio. E pur di ottenerlo si industriano con tante strategie. Se, poi, questo si rendono conto che non è possibile, perché magari i fatti sono sul tavolo del magistrato, passano al “silenzio stampa”, cioè non se ne deve parlare in giro. Se qualcuno li accusa adottano anche qui il silenzio, che possiamo chiamare il “silenzio istituzionale” Come? Non rispondendo alle “provocazioni”.

    Quindi, come noi, ritieni che parlarne sia uno dei mondi per combattere gli abusi?

    Penso sia il primo, da cui parte tutto. Gli aiuti, la denuncia sociale e soprattutto la giustizia, la condanna per i reati.

    Ci parli un pò del tuo libro? Perché hai deciso di scriverlo?

    Non c’è un motivo in particolare. Ad un certo punto della mia vita ho pensato che fosse giunto il momento di scrivere e di capire, per me, cosa mi fosse successo. E ho scritto. Ho iniziato a scrivere sapendo, anche se non ero del tutto sicuro, che le parole mi avrebbero aiutato a capire. Inizialmente non ero certo che ci sarei riuscito (anche se nemmeno adesso lo sono del tutto) a mettere su carta qualcosa che mi avrebbe aiutato a sapere, a conoscere ciò che ho vissuto in “in gioventù”. Per “gioventù” intendo – si tratta di qualcosa che nessuno mai mi ha chiesto: “Il giovane Emilio”, pur essendo un libro su un ragazzino dagli otto e poi dagli 11 anni in sù, se mai: l’adolescente Emilio – giovialità, la freschezza che hanno i ragazzi quando si affacciano alla primavera della vita. E sono sorridenti. Per questo ho scritto. Ma il libro non è solo una denuncia. E’ la panoramica su un disincanto, quello di un bambino che si avvicina alla Chiesa per dedicare la sua vita ad essa, per sposarsi con essa. Il disincanto di un bambino che forse si aspettava qualcos’altro. Dal punto di vista religioso potrei dire che, se fossi stato santo, avrei brillantemente superato tutte le difficoltà, e anche le mie, per dimostrare la grandezza della divinità. Evidentemente, non lo sono. Eppure, pur nella diversità, c’è la giustizia universale, di tutti, che esula dagli steccati terreni, quella divina. E, come la metti la metti, non può non andare d’accordo anche con la nostra.

    Qual è il tuo rapporto con la religione oggi?

    Ho un rapporto sereno. Non penso che tutti i preti siano pedofili. Nella Chiesa ci sono delle persone speciali, Non bisogna dimenticarlo. Ma è anche vero che per rendere migliore qualsiasi cosa è dal male che si comincia. Per estirparlo e non farlo crescere più.

    www.cdse.it/index.php?id=745

    Emilio Grimaldi
    Il giovane Emilio

    anno 2013, 104 pagine, ISBN 978-88-7351-683-5
    collana: LA VITA NARRATA
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    A volte il ricordo della giovinezza può far male. Lo sa bene Emilio, che proprio in tenera età si trova a stretto contatto con una realtà perversa, una realtà così tanto lontana e differente da quei valori che lo hanno condotto a intraprendere il cammino seminariale. Per questo, come nei compiti di italiano alla scuola media. Emilio non riesce a trovare il “filo conduttore” che lega la sacralità delle materie religiose alle violenze sessuali. Ma diventare prete per il giovane seminarista è un impegno davvero importante: “Non aveva scelta: era il compromesso della sua vita. Nessuno sapeva all’infuori di loro due”. Come in un diario, l’autore confessa il suo segreto:un inferno con il quale è stato costretto a convivere, un universo scabroso da denunciare.

  • “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

    “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

     di Lorenzo Lamperti

    Francesco Zanardi è il portavoce della Rete L’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari che opera su tutto il territorio nazionale per portare alla luce i casi, spesso nascosti, di abusi sessuali nella Chiesa. Zanardi conosceva molto bene Luisa Bonello, il medico di di 53 anni ritrovata morta negli scorsi giorni a Savona. Insieme hanno denunciato molestie e stavano indagando sulle coperture di cui godono i preti pedofili. Proprio nei giorni in cui sono emersi casi clamorosi come quello dell’arcivescovo Wesoloswki, Zanardi parla in un’intervista adAffaritaliani.it del caso di Savona (e non solo), di Luisa e di quello che Papa Francesco sta facendo (o non sta facendo) per combattere questa piaga.

    Francesco Zanardi, durante il funerale di Luisa Bonello sono arrivate le dure parole di Don Lupino sulla curia di Savona e le coperture ai pedofili. Lei, da portavoce della Rete L’Abuso, da tempo si occupa di questo argomento. Che cosa succede a Savona?

    A Savona abbiamo documentato parecchi casi di abusi sessuali che vedono coinvolti preti. Preti che vengono coperti dall’alto. Ma, come abbiamo raccontato nel docu-film “Parole, opere e omissioni”, quello che è successo a Savona succede un po’ in tutta Italia. Purtroppo chi si oppone a certe cose, anche dall’interno della Chiesa, finisce per essere emarginato e diventa vittima come la vittima stessa degli abusi.

    Anche Don Lupino rischia di venire emarginato?

    Don Lupino è già abbastanza emarginato dalla diocesi. Non è stato spretato solo perché più di tanto non si osa.

    Ma chi ha coperto i preti pedofili?

    La copertura arriva dai vertici ed è garantita non solo dalla curia ma anche dalle istituzioni. Per esempio, sul caso di don Giraudo abbiamo depositato un esposto 15 giorni fa perché siamo venuti a conoscenza di altre responsabilità. I suoi abusi sono stati coperti non solo da uomini della Chiesa ma anche da altre persone che hanno cariche istituzionali che lo hanno messo nella situazione di compiere abusi pur sapendo della sua predisposizione… Persino Ratzinger, quando era ancora prefetto della Dottrina della fede prima di diventare Papa, fu avvisato del caso ma non fece nulla. Al funerale di Luisa, tra l’altro, le istituzioni neppure c’erano, nonostante suo marito sia un consigliere comunale.

    E’ più difficile punire un prete pedofilo rispetto a un pedofilo, per così dire, comune?

    Certamente sì, perché ci sono altri poteri sotto. La pedofilia è come andare a pescare in una palude: tiri su il pesciolino che è il pedofilo ma insieme a lui tiri su anche tanta altra melma perché si vanno a toccare anche altri poteri.

    In questi giorni abbiamo assistito ai casi di Wesolowski e dell’altro vescovo rimosso in Paraguay per aver coperto abusi sessuali. Le sembra che con Papa Francesco la Chiesa stia agendo finalmente agendo per combattere la pedofilia?

    Sono molto critico verso Bergoglio. Certo, se guardiamo alle parole e al gesto possiamo dire che in tutti questi anni la Chiesa non aveva mai fatto qualcosa del genere, ma non possiamo fermarci alle parole. Guardando ai fatti, mettere Wesolowski ai domiciliari in Vaticano non mi sembra una gran punizione, avrebbe dovuto farlo rimpatriare nel Paese in cui è stato condannato, tenendo conto anche era stato il Vaticano a farlo scappare all’inizio dello scandalo, negando l’estradizione.

    Crede che nemmeno con Bergoglio la Chiesa abbia la volontà di affrontare la questione?

    Negli scorsi giorni è stato rimosso un vescovo in Paraguay per aver coperto un caso di pedofilia. Benissimo, ma non è che bisogna andare così lontano per fare qualcosa. Qui in Italia di casi del genere ce ne sono tantissimi, noti e meno noti. A Savona la curia ha coperto e tenuto nascosto un prete pedofilo ricercato dalla polizia irlandese. A Napoli e Crotone ci sono preti accusati di pedofilia scomparso e nascosti non si sa dove. Sono tutti casi attualissimi, se si volesse intervenire sul serio lo si potrebbe fare partendo da qui.

    Quanto è difficile per una vittima di abusi da parte di un prete pedofilo riuscire a parlarne?

    Difficilissimo. Tra le tantissime vittime che abbiamo conosciuto solo 3 o 4 si vogliono esporre pubblicamente, tutte le altre non ne hanno il coraggio. Quando si è vittime di una cosa del genere si finisce per essere ghettizzati, soprattutto nelle realtà più piccole. Vengono messe in atto pratiche che sembrano quelle mafiose, dall’omertà allo screditamento.

    Lei conosceva Luisa. Anche lei collaborava per portare alla luce abusi sessuali nella Chiesa?

    Era dal 2010 che collaborava con noi, ma sempre in maniera riservata perché frequentava la Chiesa e dunque non poteva scoprirsi troppo.

    La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Lei pensa che possa essere stata indotta da qualcuno a togliersi la vita?

    Io non credo all’istigazione al suicidio. Luisa si sarebbe sparata con una calibro 9 x 21, una pistola che fa un botto assurdo. Peccato nel palazzo nessuno ha sentito lo sparo, ed era l’una meno 10 di notte. L’unico elemento che porta a pensare al suicidio è un cane che ha abbaiato e che si ipotizza abbia sentito lo sparo, insieme a un sms di Luisa con una lettera autografa al marito. Ma lei il marito lo chiamava sempre con un nomignolo mentre lì c’era scritto “perdonami Maurizio”, e non è l’unica anomalia di questa storia. Non è facile spararsi in bocca con una calibro 9. Gliel’hanno trovata sul petto ma una pistola del genere vola via, ha un rinculo fortissimo. Ora, non dico che il problema diretto sia la pedofilia, ma magari quella melma che tiri su col pesciolino… In Liguria c’è tanto potere del Vaticano. Stavamo lavorando sui legami tra Chiesa e massoneria, forse ci siamo spinti troppo in là.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/zanardi-savona-curia260914.html