Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Volevo farmi prete, ma don C. mi violentò per 8 anni”, Catanzaro. Emilio Grimaldi racconta gli abusi iniziati da bambino in seminario calabrese

    “Volevo farmi prete, ma don C. mi violentò per 8 anni”, Catanzaro. Emilio Grimaldi racconta gli abusi iniziati da bambino in seminario calabrese

    IL BLOGGER ANTIMAFIA/ «Così il prete abusò di me per otto anni»

    La coraggiosa denuncia di Emilio Grimaldi, il più noto blogger antimafia calabrese, che sognava di diventare prete e che vide il suo sogno diventare un incubo. Il suo racconto a Fronte del Blog.

    C’è in giro un prete pedofilo. In regolare servizio. Non si tratta di creare allarmismi. Si tratta di una storia dannatamente vera di un bimbo che sognava di votarsi a Dio e che invece quel prete ha seviziato per anni. Ce ne sono voluti venti perché quel bimbo, ormai cresciuto, avesse il coraggio di raccontare l’accaduto. Lo ha fatto in un durissimo libro, “Il giovane Emilio”, Città del Sole edizioni. E, chissà, forse è per trovare questo coraggio che da anni è diventato uno dei più noti, se non il più noto, blogger antimafia della Calabria.


    «Dici? Sai, anche a me è venuto questo dubbio. Che siccome allora mi mancò il coraggio ora, invece, cerco di manifestarlo ad ogni piè sospinto. Non so cosa rispondere, dovrebbe essere uno psicologo a riferirlo con la dovuta spiegazione. Però c’è una cosa che mi porta a dire di no, così: di primo acchito, un discrimine che separa in modo inconfutabile le mie “due” vite, quella del seminario e questa di oggi come giornalista e scrittore. È il piacere, del tutto intellettuale, a muovere la mia penna adesso. Un piacere che diventa bisogno, come il respiro. Da ragazzo, invece, provavo solo sofferenza ed umiliazione. Se fosse un riscatto il mio, invece, proverei odio».

    IL BLOG

    Si chiama Emilio Grimaldi e sul suo sito, emiliogrimaldi.blogspot.it, denuncia collusioni e mafiosi, crimine organizzato e porcherie istituzionali. Incappando talvolta, com’è ovvio, in querele da parte delle personalità più disparate.

    «Il blog l’ho aperto nel mese di gennaio 2009. Le querele sono un bel ginepraio. A mente ne ricordo 16 che mi riguardano personalmente. Di cui 2 si sono concluse positivamente per me, gli altri procedimenti, invece, sono ancora in itinere. Ma non ci sono solo le querele contro di me, quale responsabile del blog, vi sono dei fascicoli aperti dalla Procura anche per alcuni commenti lasciati sul mio spazio web».

    L’INFANZIA

    Partiamo dall’inizio.

    «A otto anni ero chierichetto e volevo diventare prete. Sarei stato diverso a quello del mio Paese, Belcastro, che picchiava i ragazzi che non lo assecondavano e che si faceva pagare per ogni messa che diceva. Un giorno, doveva venire il Papa a Crotone e scappai di casa per incontrarlo. Alla fine mi persi e fortunatamente mi riportarono a casa. A 11 anni entrai in seminario».

    Pensa ad una vita migliore, invece no.

    «Campanella alle ore 6 e 30. Lodi alle 7. Messa e colazione. Alle 8 scuola, al pomeriggio tre ore di studio. Quindi cena, televisione e a letto. In una camerata di 23 posti letto e senza, ovviamente, alcuna ragazza. Ma fin qui era normale, anche se molti seminaristi non avevano la vocazione. I genitori li mandavano lì perché studiassero meglio».

    L’ARRIVO DI DON C.

    La cosa più importante è che dunque, senza ragazze e giovanissimo, del sesso Emilio non sa nulla.

    Ne sa invece qualcosa Don C., che arriva per insegnare. Un amicone. «Stava con noi dalla mattina alla sera. E si occupava dei contatti con le istituzioni. Non era un sacerdote. Però “stava concludendo il suo cammino”. E la vocazione “da grande” era qualcosa di speciale, ci dicevano. Perché Gesù chiamava non solo i bambini e li guidava puri e casti fino al sacerdozio non permettendo loro di fare tutte le esperienze che fanno tutti gli altri, ma anche quelli che “erano stati nel mondo” e che l’avevano conosciuto».

    I 40mila abusi in Vaticano su cui l’Onu vuol veder chiaro- LEGGI

    GLI ABUSI

    Come riuscì Don C. ad avvicinarti?

    «Il clima che si respirava nella struttura era condizionato dalla piena fiducia dei genitori verso il rettore. E dal rettore che ci diceva che se ci fossimo “comportati male” l’avrebbe riferito ai nostri genitori. Avevamo timore dei suoi rimproveri. Don C. era diverso. Non ci sgridava mai. Ci aiutava nei compiti di scuola, come un fratello maggiore. Tra i ragazzi lui individuava quelli che avevano contatti più sporadici con i genitori, cioè quelli che venivano dai paesi più lontani, e quelli che, apparentemente, erano più docili, più inoffensivi, psicologicamente più deboli. Come me. Iniziò con un abbraccio. Mi abbracciava e mi invitava nella sua stanza. Era un “adulto”. Io, piccolo com’ero, non riuscivo a percepirlo come un abuso su di me».

    Nel libro racconti di rapporti sessuali patiti, della vergogna provata senza nemmeno sapere cosa stessi subendo e delle sevizie peggiori che lui ti inflisse. Tuttavia, con Don C sei rimasto legato 8 anni. Perché?

    «Era l’unico “amico” che avevo. Non avevo nessuna considerazione del “reato” e dell’ “abuso”. Ero solo un ragazzo e pensavo, sbagliando, che la Chiesa accettasse queste cose perché fanno parte della “debolezza della carne”. Non lo odio, più che altro me la sono presa con me stesso».

    Come si esce psicologicamente da una situazione del genere?

    «Non si esce. Nelle relazioni interpersonali, nei rapporti con l’altro sesso e soprattutto con se stessi. Ho sofferto di psicosi maniacodepressive per parecchi anni. L’aver tenuto tutto dentro, le mie energie, intellettuali e psicologiche, impegnate a nascondere l’abuso e a sublimarlo a forza come “peccato da perdonare”, sulla falsa riga dell’educazione ricevuta, mi ha scatenato una battaglia contro me stesso».

    LA FINE DI DON C.

    Quando l’hai raccontato ai tuoi genitori come hanno reagito?

    «Non gliel’ho raccontato. Ho consegnato loro il libro, con la dedica. Non sapevano nulla».

    Cosa diresti oggi a chi vuole entrare in seminario?


    «Di andarci, non ho pregiudizi. Non tutti i preti sono pedofili. Più che altro mi rivolgerei ai capi delle Chiese locali. Mandate nei seminari come educatori i migliori che avete e non la feccia della società e della stessa Chiesa. Anche se…».

    Anche se?

    «… so che oggi giorno molti si fanno preti per convenienza. In fondo, si tratta di un lavoro sicuro. Nella religione non c’è disoccupazione».

    Che fine ha fatto Don C?

    «Ora è ufficialmente un prete. Sono venuto a saperlo pochi giorni fa. Vive in una casa del clero, lontano dalle parrocchie, visto che negli ambienti religiosi poi si è sparsa la voce della sua malattia. Ma non mi pare sia stato mai denunciato».

    E tu, credi ancora in Dio, nella chiesa e nella castità dei sacerdoti?

    «Sì, purtroppo. Sono un debole, come la maggior parte degli uomini. L’idea della Sua presenza, della Sua giustizia e della Sua misericordia, mi conforta. Forse è questa l’unica debolezza dell’uomo che merita rispetto. La castità dei sacerdoti è l’ago della bilancia della loro santità. Solo i santi riescono a sublimare le esigenze “normali” del corpo. Gli altri sono solo umani, troppo umani, esattamente come i laici. Con i pedofili, invece, andiamo oltre il comprensibile, oltre l’accettabile, oltre la libertà. Siamo nell’orrore. Hai mai incrociato lo sguardo di terrore di un bambino?»

    IL BLOGGER ANTIMAFIA EMILIO GRIMALDI/ «Così il prete abusò di me per otto anni»

  • Don Roberto Mastro, il dottor Jekyll a processo per abusi su 17 minori di 14 anni

    Don Roberto Mastro, il dottor Jekyll a processo per abusi su 17 minori di 14 anni

    Amici di Simeri Crichi, Catanzaro, Crotone e zone limitrofe, ecco che succede a due passi da casa vostra, nel silenzio di quasi tutti. 17 minori di 14 anni che accusano violenze sessuali; 3 anni e mezzo di indagine per un processo contro don Roberto Mastro da Belcastro, un prete nascosto chi sa dove, un vescovo che lo protegge finché può e alla fine gli fa causa (per non far pagare i risarcimenti alla diocesi); una stampa complice e una opinione pubblica muta. Santa Pasqua! 

    Una pagina del vecchio sito della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sul nuovo non c’è traccia né di don Roberto Mastro e né dell’avvocato Aldo Truncè. 
    Nei suoi appartamenti è padrone. Nella sua città, Crotone, è vescovo. Per tutti, invece, è don Mimì. Mons. Domenico Graziani, presule della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sorride. Benedice. E soprattutto guida le sue pecorelle come un vero pastore. Da qualche tempo, però, una preoccupazione lo affligge. E si sente come Gesù in Croce. Perseguitato dai fedeli. Inviso dai suoi sacerdoti. Don Roberto Mastro è colpevole o innocente? Da qualche tempo il dubbio gli fa sanguinare il cuore e disorientare la mente. Almeno da quattro anni a questa parte, quando i carabinieri, la sera del 10 dicembre 2010, lo invitano a scappare dalla parrocchia di Belcastro. E lui, in tutta fretta, a contattare una sede per ospitarlo. Lontano dalla Calabria. Lontano dai presunti delitti. È da quel giorno che fa di tutto per recuperare la pecorella smarrita. Il Vangelo gli suggerisce la parabola di quando Gesù caccia i mercanti del tempio. Ma a lui la figura del pastore è sempre piaciuta. Sempre e comunque. Nel bene e nel male. Ed eccolo chiamare il suo avvocato di fiducia, Aldo Truncè, per difenderlo e toglierlo da questa impasse. Le famiglie belcastresi tengono duro. Non se l’aspettava. E lui, diritto per la sua strada.
    Il dottor Jekyll che è in lui è felice di come stanno andando le cose. “Alla fine la verità trionferà. E la verità è la verità di un prete che è stato così bravo da fondare per la prima volta un gruppo scoot affiliato al mio, Agesci, di Botricello. La verità!” E anche il suo portamento lascia intendere un’attesa che si preannuncia lunga. Il labbro inferiore gli scende. Il capo annuisce. Poi la campanella che dà inizio alla Santa Messa lo scuote. E si sveglia, come da un sonno dogmatico. Quando la mente non ce la più a resistere telefona ai suoi collaboratori più fidati. E lo rincuorano: “Non si preoccupi Eccellenza, abbiamo messo don Tommaso a Belcastro. Lui sa come traghettare le pecorelle all’ovile. È loro paesano.” Quando è il cuore a dare segni di cedimento apre a caso la Bibbia. E l’immagine del Salvatore, trasformato in giustiziere, che prende a calci quelli che hanno scambiato il Tempio per un mercato, gli capita sempre. “E’ una tortura! No, è la prova! Mi sta mettendo alla prova. E io avrò fede. Fino alla fine.” Si lamenta.
    I giorni passano. I mesi passano. Gli anni passano. E dottor Jeakyll si fa forte. Gli accusatori aumentano ma lui sa, sa che è la fede a cercare di metterlo in difficoltà. E non demorde. Neanche dinnanzi all’evidenza. “Il bene è qualcosa di prezioso. Più della verità. La pecorella smarrita vale più di cento.” Dice a denti stretti.  Il buon Pastore, che è Gesù, estirpa la zizzania, si pulisce le scarpe all’uscita delle case di quelli che non ascoltano la Parola di Dio, e caccia i malfattori a pedate. Ma lui è di tutt’altro parere. “Per la Chiesa sarebbe uno scandalo. Non è possibile. La Chiesa ha le sue ragioni che la gente non conosce!” si convince chiudendo la Bibbia ferma al fico senza frutto che Gesù consiglia di non abbattere fino al terzo anno. Ma poi di tagliare.
    Una notte d’aprile qualcosa lo fulmina. Si sveglia di soprassalto e apre un libro. Pensa sia il Vangelo. E, invece, sono le carte del processo. Legge le dichiarazioni dei ragazzini e le lacrime lo assalgono. Gli scendono fino al labbro inferiore. Lo sorregge da un lato con il pugno sinistro. E con il destro sfoglia velocemente le pagine. E piange, piange. È mister Hyde che si fa vivo. Tenuto rinchiuso per tanto tempo si fa finalmente vedere in tutta la sua virulenza. Quella notte mons. Graziani non chiude occhio. E piange. E prega. Alle prime luci dell’alba il rimorso di aver cavalcato il male lo avvolge. Fa in tempo a scrivere che la Chiesa di Crotone, da lui presieduta, si costituirà parte civile. Il sole è ormai all’orizzonte e anche dottor Jekyll si sveglia. Chiama l’avvocato.
    “A che punto è il processo?”
    “Nessun processo ancora. Il giudice ha negato gli arresti domiciliari. È una vittoria per noi!”
    “Quindi, non si fa?”
    “Non si sa. Dobbiamo andare prima dal gup”.
    “E chi è?”
    “E’ il giudice per le udienze preliminari.”
    “Per quanto ancora?”
    “Per noi è meglio così. Il tempo si allunga e la gente lo dimentica.”
    “Speriamo. Il sito della parrocchia l’abbiamo cancellato. Il suo nome non compare più nell’elenco dei presbiteri. Riceve però lo stipendio come prete, ma questo non lo sa nessuno. Eccetto, noi e voi.”
    “Bene. C’è solo un giornalista che ci sta rompendo i coglioni. Anzi, non è nemmeno un giornalista. Ma quello di Repubblica è lui?”
    “Non dica parolacce! Non so chi è. Ah sì, ora che ricordo me lo hanno riferito. Meglio se facciamo finta che non scrive nulla. Il silenzio uccide più delle parole.”
    “Avete ragione.”
    “Informatemi di tutto.”
    “State tranquillo e dormite bene.”
    “Ultimamente faccio incubi. Ma al mattino già non li ricordo più.”
    “Mi dispiace.”
    “Vi lascio che devo dire messa.”
    “Buona giornata.”
    “A voi.”
    La sera a Crotone un tuono squarcia il cielo di Pitagora. E s’addormenta. Inizia a sudare. È agitato. Apre gli occhi e si meraviglia che non ha bisogno degli occhiali per vedere. Questa volta la sua attenzione è attirata dai particolari in neretto del fascicolo. Prende il cilicio e lo annoda per usarlo. Per tutta la notte. Al risveglio la resurrezione. Il dottor Jekyll è tutto ringalluzzito. Una lettera dell’avvocato gli fa notare che c’è un difetto di notifica e l’udienza sarà certamente rinviata.
    “Ecco, finalmente un segno della Tua infinita Misericordia. Grazie!” Esclama baciandosi ripetutamente le mani.
    E sprofonda sulla poltrona.

    http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/04/lo-strano-caso-del-dottor-jekyll-e-di.html

     

  • Prete abusò ragazzi, Curia parte civile

    Prete abusò ragazzi, Curia parte civile

    Rinviata udienza preliminare, violenze dal 2007 al 2010

    (ANSA) – CATANZARO, 10 APR – La Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina si costituirà parte civile nell’udienza preliminare per l’ex parroco di Belcastro, don Roberto Mastro, accusato di aver abusato dal 2007 al 2010 di 15 ragazzi, tutti di età inferiore a 14 anni. La richiesta è stata annunciata nell’ udienza preliminare che poi è slittata per errori di notifica alle parte civili. La Procura di Catanzaro, le settimane scorse aveva chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/04/10/prete-abuso-ragazzi-curia-parte-civile_12cc292e-b009-4c0b-bbe5-e485007ab1c6.html

  • Parroco pedofilo rinviato a giudizio, abusò di diciasette ragazzini

    Parroco pedofilo rinviato a giudizio, abusò di diciasette ragazzini

    La prossima udienza per il sacerdote che in soli tre anni è riuscito ad abusare di 17 ragazzini che frequentavano la propria parrocchia è stata fissata per il 10 Aprile. A giudicare la sua posizione sarà una donna, il giudice Maria Rosaria di Girolamo che la prossima settimana dovrà decidere se mandare o meno il prete a processo dopo il confronto tra l’accusa e la difesa. Gravi i capi d’accusa che pendono sulla testa del parroco che secondo la Procura di Catanzaro si è reso autore di abusi sessuali ai danni di diciassette bambini. Non è da escludere che altre vittime pur subendo violenze non abbiano sporto denuncia. Le indagini che hanno scosso la comunità di Belcastro, un comune del catanzarese con meno di mille abitanti, sono scaturite dagli esposti presentati dai genitori di un bimbo che hanno segnalato alle autorità le violenze che pare il sacerdote abbia commesso ai danni del figlio. Una vera e propria bomba ad orologeria che ha scatenato una vera e propria pioggia di denunce nei confronti del parroco da parte di altre famiglie cui ragazzini hanno confessato di essere stati oggetto di particolari attenzioni da parte del sacerdote.

    Le indagini sono durate oltre tre anni, seguite da un pool di esperti che ha ritenuto attendibili tutti i racconti dei minori. Depositate le denunce il prete accusato di pedofilia sparì nel nulla in tutta fretta e pare oggi si trovi in una località del centro Italia. I ragazzini interrogati dalle autorità hanno tutti confermato di aver avuto “rapporti di natura sessuale” con il parroco che nella piccola parrocchia di Belcastro aveva fondato anche un gruppo scout per adescare i giovani. Nominato dall’arcivescovo della Diocesi di Crotone Santa Severina, Domenico Graziani, il 1 ottobre 2007 presbitero di Belcastro, Mastro gode ancora della stima dei propri confratelli che nonostante si siano in questi anni trincerati in un imbarazzante silenzio hanno lasciato trapelare solo una nota in cui si affermava che don Roberto aveva svolto il suo mandato con impegno.

    http://www.quicosenza.it/calabria/13545-parroco-pedofilo-rinviato-a-giudizio-abuso-di-diciasette-ragazzini#.Uzvz5PmB0lR

  • Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Di poche ore fa la notizia battuta dalla Sala Stampa Vaticana nella quale si dice che papa Francesco vorrebbe istituire una commissione per la protezione dei bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Questa decisione è la palese dimostrazione del fallimento di tutte le mirabolanti direttive per reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nel clero. Abbiamo assistito a vergognose campagne di stampa sul preteso impegno dei vari pontefici e dei vescovi nel combattere il fenomeno. Ricordiamo tutti le direttive di Benedetto XVI del luglio 2010 che si sono rivelate un completo fallimento.  Campagne a cui corrispondono comportamenti omissivi e conniventi coi preti pedofili e criminali.

    Anzitutto ridurre il problema degli abusi sessuali ai bambini è una assurdità, dato che gli abusi sessuali di cui parla la cronaca riguardano spesso anche adolescenti e adulti. Non si capisce quindi se il problema sono i bambini o i preti criminali.

    In secondo luogo vorremmo capire chi farà parte della Commissione, ossia se sarà lo stesso clero che in questi decenni ha sistematicamente ingannato l’opinione pubblica e insabbiato i crimini dei propri membri. In poche parole vorremmo sapere se avranno un ruolo le vittime, non quelle addomesticate e scelte con cura per le passerelle mediatiche che siamo usi vedere in TV. Che credibilità hanno oggi questi monsignori?

    In terzo luogo vorremmo sapere se, in attesa dei tempi biblici delle commissioni, che stileranno dei comunicati da sottoporre al pontefice che, forse, emanerà delle direttive, cambierà la prassi applicativa che registriamo da decenni. Per esempio, nel frattempo le Conferenze Episcopali stileranno un elenco pubblico dei sacerdoti condannati con processo civile e canonico per abusi sessuali? I vescovi nel frattempo denunceranno alla magistratura i preti criminali? Sarà interdetto il reclutamento dei minori a fini del sacerdozio, ossia elimineranno la figura dei seminaristi minori? Saranno aperti gli archivi diocesani e pontifici e rese pubbliche le accuse mosse contro i sacerdoti? Saranno dimessi automaticamente dallo stato clericale i preti responsabili di abusi? Sapremo dove sono nascosti i preti accusati di abusi sessuali? Saranno risarcite dalle diocesi e del Vaticano le vittime, visto che i preti sono quasi sempre nullatenenti? Le vittime saranno aiutate nel recupero psicologico e nell’inserimento lavorativo, visto che hanno visto danneggiata per sempre la loro vita?

    Mentre la stampa si sofferma su questo comunicato stampa del Vaticano, piuttosto contraddittorio perchè arriva all’indomani del rifiuto, di consegare all’ONU proprio la documentazione riguardante gli abusi sui minori, nessuno si interessa della stretta attualità. Per esempio nessuno ci spiega come mai il Nunzio apostolico a Santo Domingo arcivescovo Josef Wesolowski, fatto fuggire precipitosamente dai Caraibi e nascosto a Roma, perché sorpreso in luoghi di prostituzione minorile, non è stato fatto rientrare d’autorità nell’isola per sottoporsi alla giustizia civile. Nessuno si preoccupa di informarci sui fatti di Belcastro (CZ –  diocesi di Crotone), su come mai una inchiesta durata 3 anni, che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio per don Roberto Mastro per abusi su 17 minori di 14 anni sia passata sotto silenzio della diocesi e della stampa. Nessuno ci spiega cosa c’è che non va nella formazione di un sacerdote come don Giuseppe Canavese (diocesi di Mondovì), sorpreso a denudarsi davanti a delle ragazzine a Savona.

    Che fine hanno fatto le richieste di giustizia di Erik Zattoni, figlio dl prete pedofilo don Pietro Tosi, che ha violentato la madre 14enne, e la cui famiglia sfrattata dalla diocesi di Ferrara per aver denunciato il caso?

    Siamo onesti, che credibilità hanno questi signori che dovrebbero proteggere i bambini se nel frattempo assistiamo a queste terribili vicende? Noi ci aspettiamo interventi concreti, efficaci e rapidi. Di commissioni dai tempi biblici, ad uso di propaganda mediatica, non abbiamo nessun bisogno.

    Rete l’Abuso 05 dicembre 2013

    Francesco Zanardi

    Sergio Cavaliere

  • Belcastro (CZ) LA STRAGE DI BAMBINI.

    Belcastro (CZ) LA STRAGE DI BAMBINI.

    Una vera e propria strage quella di Belcastro paesino del catanzarese, dove si è abusato di 17 bambini in soli 3 anni. La quantità ha dell’incredibile se si considera che nel paese vivono un migliaio di anime.  Quel che più fa inorridire è che questi bambini, tutti sotto i 14 anni, secondo l’accusa, sono stati abusati dal parroco di un paesino, Belcastro che conta meno di 1000 abitanti. Quanti bambini al di sotto dei 14 anni possono esserci mediamente in una comunità che conta meno di 1000 abitanti?

    Forse dire che quella comunità ha subito una strage, non è affatto esagerato.

    La notizia è passata sotto silenzio, quasi come se nulla fosse accaduto. Pochi giorni fa la Procura di Catanzaro dopo niente meno che tre anni ha finalmente chiuso le indagini, aperte nel 2010 dopo la denuncia di alcuni genitori e durante le quali le segnalazioni purtroppo si sono moltiplicate. Nel frattempo don Roberto Mastro non essendo vincolato da particolari restrizioni o controlli si è ovviamente dato alla macchia.

    La Diocesi di Crotone – Santa Severina,  come da manuale, si è chiusa nel consueto riserbo, senza fornire traccia su dove sia don Roberto. Da indiscrezioni sembrerebbe che si trovi in una località del centro Italia, ma questo poco importa: una persona con accuse così gravi non può restare nascosta senza che nessuno sappia le accuse mosse contro di lui.

    Il profilo che emerge dalle testimonianze dei 17 minori sentiti dalla Procura e da quello che il sacerdote è di fatto riuscito a produrre in tre anni è quello di un uomo pericoloso con un vizio seriale – quindi una reiterazione del reato – che difficilmente si fermerà di fronte alla paura del carcere. A rafforzare il suo ego la sicurezza chi fino ad ora lo sta sottraendo alla giustizia ordinaria.

    Nel frattempo le vittime e le loro famiglie assistono incredule a ciò che è accaduto e sta accadendo, nel quasi totale silenzio di una società e di una diocesi che oramai sta raccogliendo i pochi cocci di civiltà rimasti.

    Francesco Zanardi

  • Catanzaro, parroco accusato di abusi su minori. E’ fuggito all’improvviso tre anni fa

    Catanzaro, parroco accusato di abusi su minori. E’ fuggito all’improvviso tre anni fa

    di EMILIO GRIMALDI – La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro. E’ accusato di violenza sessuale. Avrebbe abusato di 17 ragazzini, tutti minori di 14 anni, nel periodo in cui ha svolto il suo mandato di parroco tra il 2007 e il 2010. E’ la conclusione di una indagine aperta tre anni fa dopo la denuncia di alcuni genitori. Poi, durante le indagini, le segnalazioni si sono moltiplicate coinvolgendo una parte dei piccoli di Belcastro, un paese con poco meno di mille abitanti.

    Durante l’incidente probatorio, seguito da un pool di periti non catanzaresi, sono stati dichiarati attendibili i racconti dei minori. Tutti avrebbero confermato di aver avuto “rapporti di natura sessuale” con il parroco. Soltanto uno dei ragazzini avrebbe negato categoricamente il resoconto dei compagni. Una deposizione, la sua, che non ha convinto né i pubblici ministeri che si sono succeduti, Alfredo Cianfarini, Emanuela Costa e Giovanni Bombardieri, e né il giudice per le udienze preliminari, Tiziana Macrì.

    Nominato presbitero della parrocchia di San Michele Arcangelo in Belcastro dall’arcivescovo della Diocesi di Crotone Santa Severina, Domenico Graziani, il 1 ottobre 2007, raccontano che don Roberto ha svolto il suo mandato con un impegno. Ha fondato un gruppo scout, ha favorito la formazione di una Confraternita della Misericordia gemellata con quella di Isola Capo Rizzuto e ha aperto un sito web informativo sulle attività della chiesa locale.

    Finché, la notte del 1 dicembre 2010, ha abbandonato in tutta fretta la casa canonica senza dare più notizia di sé. E la Diocesi di Crotone Santa Severina si è chiusa in un riserbo considerato sempre più imbarazzante dai fedeli del paese natale di San Tommaso d’Aquino rimasti senza spiegazioni. Sembra comunque si trovi in una località del Centro Italia.

    E scatta l’inchiesta della Procura, condivisa con gli avvocati di parte civile delle famiglie coinvolte, nella quale sono state raccolte e messe a confronto centinaia di testimonianze di minori, genitori, parrocchiani e colleghi di don Roberto. Poi gli interrogatori dei bambini seguiti da psicologi ed esperti. Con la preoccupazione e la rabbia di un intero paese che chiede di non far scendere il silenzio su un caso così grave.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2013/11/29/news/sacerdote_accusato_di_pedofilia_in_calabria-72287755/

  • Il mistero su don Roberto Mastro

    Il mistero su don Roberto Mastro

    La Chiesa fa quadrato intorno a don Roberto Mastro, ex parroco di Belcastro. E cresce il mistero sulla sua storia. A difenderlo nell’inchiesta aperta dalla Procura di Catanzaro è il responsabile dell’ufficio legale della diocesi di Crotone Santa Severina, Aldo Truncè, affiancato dall’ex candidato a sindaco di Crotone, Silvano Cavarretta.
    Come si ricorderà, abbandonò in tutta fretta la canonica nella notte dell’11 dicembre 2010. E poi più nulla si è saputo di lui. Una fuga compensata da don Tommaso Mazzei, che lo sostituì immediatamente alla guida della parrocchia di San Michele Arcangelo. Attualmente, secondo voci di corridoio, sembra si trovi in una casa religiosa del centro Italia rigorosamente top secret, in attesa che il procedimento giudiziario si compia. Un mistero raccomandato dall’alto, direttamente dai vertici della Chiesa locale, tanto che a Belcastro pare non ci sia mai stato. La risposta alle nostre domande rivolte a tutti gli uffici episcopali è stata: “Non so.
    Non confermo e non nego”. Il sito www.parrocchiabelcastro.it, per esempio, da lui generosamente aperto e curato sulla parrocchia e sulla storia del paese natale di San Tommaso d’Aquino, è stato cancellato. Non c’è più traccia sulla rete. Anche la memoria cache delle pagine – che in genere rimane in modalità provvisoria quando uno spazio web viene chiuso – è stata minuziosamente depennata.
    Don Roberto Mastro, ex parroco, forse. Mistero della fede. Amen.