Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Acireale

  • ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    Pubblicato il: sab, lug 28th, 2012

    ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    di Redazione – La vicenda Chiarenza – Pulvirenti non si chiuderà tanto in fretta. Lo abbiamo detto mesi fa, lo ripetiamo adesso. I riflettori si spengono per un pò e poi si riaccendono improvvisamente, senza preavviso. Ha fatto scalpore la notizia della 27°edizione della “Giornata di Fraternità della Strada”, istituita da Mondo X, con la benedizione ai convenuti da parte di Mon. Carlo Chiarenza a Milano.

    Una notizia, resa nota oggi dal mondo del web, ma a renderla clamorosa è la data a cui si riferisce: il 24 maggio. Poco, pochissmo tempo dopo la conferenza stampa d’accusa di Teo Pulvirenti e dalla fiaccolata organizzata ad Acireale per dire no alla pedofilia. Un gesto che il popolo della rete ha ritenuto essere di cattivo gusto: il sacerdote accusato di pedofilia era stato inviato dal suo Vescovo Antonino Raspanti a meditare nel silenzio.

    Così recitava un comunicato stampa ufficiale della Diocesi di Acireale. Le immagini che lo ritraggono in pompa magna, circondato da autorità civili e militari della regione Lombardia poco si sposano con il concetto di meditazione a nostro avviso. Attenzione, Chiarenza è un cittadino italiano, e un sacerdote; con una grave accusa da cui dovrà difendersi, ma pur sempre un uomo libero. Non si contesta quindi la legittimità delle azioni, semmai il dibattito verte sull’opportunità di certe scelte dopo la bufera che l’ha colpito.

    Dice di essere innocente e che proverà a tutti che Pulvirenti mente, magari ci riuscirà ma nel frattempo chi s’è sentito colpito da questa sporca storia gradirebbe meno sfrontatezza. Ma Chiarenza evidentemente la pensa in modo diverso e non fa nulla per nasconderlo. In città circolerebbe la voce di un suo imminente ritorno, forse già nelle prossime ore.

    Domani è il giorno del 44° anno di sacerdozio e Chiarenza pare sia intenzionato a festeggiare assieme ai suoi fedelissimi, quelli che non gli hanno mai voltato le spalle. Tutto lecito, per carità, nessun reato commesso.

    Ripetiamo, Chiarenza è un uomo libero di muoversi sul territorio nazionale. Ma non ci stancheremo mai di affermare che certe volte un pizzico di buon gusto non farebbe male. Ed intanto la Diocesi di Acireale che fa? Ci piacerebbe tanto saperlo.

    Pubblicato il: mer, ago 1st, 2012

    PEDOFILIA: LA CARAMELLA BUONA CHIEDE DI CONOSCERE IL PARERE DEL VESCOVO SU AZIONI CHIARENZA

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato inoltratoci dall’ufficio stampa de La Caramella Buoba

    A seguito di quanto in allegato si riporta dichiarazione del Presidente de La Caramella Buona Onlus Roberto Mirabile:

    “Apprendo che Don Carlo Chiarenza, indagato per pedofilia, ha appena festeggiato i 44 anni di sacerdozio ad Acireale. Una fotografia testimonia che ha pure partecipato recentemente ad una cerimonia, con tanto di autorità civili e militari, a Milano. Voglio esprimere i miei complimenti per queste intelligenti apparizioni del Signor Chiarenza, libero certo di muoversi ovunque voglia e come voglia, ancora.

    Gradirei conoscere il pensiero del Vescovo Raspanti, che mi ricordo aveva consigliato al suo sacerdote la “meditazione” e pure di Mons. Scicluna, il promotore di giustizia (Pubblico Ministero) dell’ex Sant’Uffizio, colui che segue il processo canonico a carico del Signor Chiarenza. A tal proposito attendo risposta.

    Siamo tutti in attesa di un riscontro da parte della Magistratura che da mesi sta lavorando, dati i tempi, credo sul altri elementi oltre quelli denunciati da Teo Pulvirenti e per rispetto delle Autorità competenti abbiamo cercato di ridurre al minimo gli interventi favorendo un silenzio stampa doveroso; certo è, che di fronte tali immagini è impossibile restare muti e pazienti. Non possiamo e non vogliamo perché, in particolare dopo la nostra visita ad Acireale, tantissime persone ci hanno chiesto di dar voce al proprio dolore ed è un impegno a cui non vogliamo venir meno.

    Certamente con grande piacere e condivisione di intenti, mi unisco ai festeggiamenti per il lungo sacerdozio di Don Carlo Chiarenza ed esprimo i miei migliori auguri per questa esemplare carriera. Meglio ironici che sfacciati”.

  • CASO DI PEDOFILIA IN ACIREALE: IL PARROCO INDICE LA CONFERENZA STAMPA

    CASO DI PEDOFILIA IN ACIREALE: IL PARROCO INDICE LA CONFERENZA STAMPA

    Giovedì 5 aprile alle ore 10, presso lo studio dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, difensore di monsignor Carlo Chiarenza, il sarcedote della Basilica di San Sebastiano di Acireale, accusato di molestie sessuali dal ricercatore Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minore, si terrà una conferenza stampa in cui il legale del sarcedote porterà nuovi ed esclusivi documenti a discolpa del suo assistito. All’incontro con i giornalisti non sarà presente il parroco allontanato dal vescovo e trasferito in una località del Nord a meditare.

    Pedofilia ad Acireale tra RAI e l’annunciata conferenza stampa di don Carlo Chiarenza
    Il caso acese di presunta pedofilia è approdato ieri anche a Rai2, ospite del programma di Magalli “I fatti vostri”. I venti minuti (tagliati) in cui la televisione nazionale ha “rilegato” la storia di Teo, minimizzano però la gravità della cronaca e soprattutto non hanno dato il tempo ai telespettatori di intuire di cosa realmente si parlasse.

    Sta di fatto che ieri, per la prima volta, Teo si è trovato faccia a faccia con l’avvocato Fiumefreddo, legale di don Carlo Chiarenza.

    La prima parola è toccata a Teo che ha riassunto la sua orrenda avventura; emozionante il passaggio in cui spiegava cosa l’ha spinto a registrare la confessione del prelato: “un giorno ho visto don Carlo mangiare una pizza con due adolescenti e misi è gelato il cuore. Ho pensato che dovevo fare qualcosa per fermare tutto questo.”

    Il Dott.Mirabile ha dato man forte a Teo, ricordando inoltre l’operato dell’associazione onlus “La Caramella Buona” e la serietà con la quale operano nel campo della pedofilia.

    Breve (per via del taglio televisivo) ma molto d’effetto la replica dell’avv.Fiumefreddo il quale ha esordito comunicando la volontà di don Carlo Chiarenza nel rinunciare alla prescrizione.

    Secondo il legale, sarebbero state registrate diverse testimonianze a sostegno dell’innocenza del sacerdote che anni fa fondò il “telefono amico”. Termina così sia la trasmissione che la narrazione!

    Troppo poco spazio per un argomento troppo delicato.

    Si fa sentire pure il Vescovo della diocesi di Acireale che chiarisce la sua posizione, sorpreso da eventi delicatissimi a pochi mesi dal suo insediamento. Dice di aver avviato le pratiche per portare la luce in una vicenda tanto buia quanto orrenda.

    Intanto si sparge la notizia che, giovedì 5 aprile alle ore 10, presso lo studio dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, si terrà una conferenza stampa in cui il legale del sarcedote porterà nuovi ed esclusivi documenti a discolpa del suo assistito. All’incontro con i giornalisti non sarà presente il parroco allontanato dal vescovo e trasferito in una località del Nord a meditare.

  • ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    di Redazione – Due comunicati distinti, firmati dal vescovo di Acireale Raspanti e da Pio Vigo che il ruolo di guida della Diocesi acese ha lasciato lo scorso ottobre. Due comunicati col medesimo timbro, quello dell Diocesi appunto, dal tono e dal contenuto similare. Entrambi esprimono dolore, solidarietà e vicinanza alla famiglia ed allo stesso Teo Pulvirenti. Esiste un altro punto in comune nei due comunicati: Carlo Chiarenza, il sacerdote accusato dalla vittima di pedofilia, non viene mai nominato.

    Le differenze si leggono proseguendo la lettura. Antonino Raspanti assicura che verrà fatto il massimo per accertare i fatti in osservanza delle leggi della Chiesa, mantenendo assoluta imparzialità, ma anche riserbo e determinazione. Pio Vittorio Vigo, invece, precisa di non aver ricevuto alcuna denuncia dei fatti narrati nel corso della conferenza di giovedì scorso a Roma. In esclusiva per Meridiana ecco i due comunicati inviati dalla Diocesi di Acireale.

    Comunicato stampa
    n° 1 del 24 Marzo 2012
    Oggetto: DICHIARAZIONE DEL VESCOVO MONS. ANTONINO RASPANTI.
    «Un profondo dolore ha stretto ancor di più i cuori di tutti per quanto il dottor Teodoro Pulvirenti ci ha comunicato con sofferenza. A lui e alla famiglia, dopo averlo fatto verbalmente, esprimo ancora la mia vicinanza e assicuro la mia preghiera insieme a quella della Diocesi.
    La ragione umana condanna decisamente i fatti narrati e chiede luce e giustizia. Agli organi giudiziari del nostro Paese spetta di compiere il loro percorso, e verso il loro operato esprimo di nuovo piena fiducia.
    Sulle autorità ecclesiastiche incombe, entro il proprio ordinamento giuridico, il dovere di accertare la verità e di ristabilire la giustizia nell’applicazione delle leggi canoniche. Per quel che mi compete, quale vescovo della Diocesi acese, riaffermo la volontà di operare tutto il necessario nella piena osservanza delle leggi della Chiesa, mantenendo l’imparzialità, corredata da riserbo e determinazione, richiesti nel mio ruolo per rispetto sia del bene delle persone interessate sia di tutti i fedeli.
    Nell’approssimarsi dei giorni più intensi della fede cristiana, invito i fedeli, come voglio fare anch’io, al raccoglimento e alla preghiera per tutti coloro che sono toccati da questa immane sofferenza».
    + Antonino Raspanti

    Comunicato stampa
    n° 2 del 24 Marzo 2012
    Oggetto: DICHIARAZIONE DEL VESCOVO MONS. PIO VITTORIO VIGO.
    «Profondamente addolorato per la notizia appresa in questi giorni, esprimendo il mio profondo dispiacere e la mia solidarietà a chi è stato segnato dall’accaduto e alle famiglie interessate, devo precisare di non avere ricevuto mai alcuna lettera di segnalazione in merito al fatto denunziato, durante lo svolgimento del mio servizio episcopale nella Diocesi di Acireale. Unisco la mia preghiera a quella di tutti, perché trionfi la verità e non venga meno la speranza e la fede».
    + Pio Vittorio Vigo

  • CASO PER CASO. NOME PER NOME. LA PEDOFILIA ECCLESIASTICA IN ITALIA /2

    CASO PER CASO. NOME PER NOME. LA PEDOFILIA ECCLESIASTICA IN ITALIA /2

    36592. ROMA-ADISTA. Insistiamo. Dopo aver passato in rassegna i principali casi di pedofilia clericale verificatisi in Italia nel 2009 e nel 2010, proseguiamo con il 2011 e con quest’inizio di 2012. Le ragioni di questa nostra ricognizione le abbiamo già spiegate (v. Adista n. 10/12): non è né per morbosità né per alimentare «chiacchiericci» di sodaniana memoria. L’intento è, semmai, quello di fare il punto della situazione e di stimolare un dibattito. Se continuano a presentarsi casi sempre nuovi, riteniamo che la ragione non vada cercata tanto nel «disordine morale» del singolo (la cui condotta va ovviamente indagata e, se necessario, punita), quanto piuttosto nell’intero sistema che quel disordine favorisce e alimenta. Questa è l’idea che fa da sfondo al nostro dossier, di cui pubblichiamo nelle pagine che seguono la seconda ed ultima parte.

    Il prete nero Il 3 marzo del 2011, don Ruggero Conti, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida, periferia occidentale di Roma, viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 200mila euro di risarcimento per le parti civili (v. Adista nn. 53 e 65/08, 37/10 e 21/11). La sentenza di primo grado attribuisce a don Ruggero, già «garante per la famiglia e per le periferie» dell’aspirante sindaco Gianni Alemanno, «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti». Le violenze si sarebbero consumate tra il 1998 e il 2008 ai danni di sette minori della parrocchia. Oltre che per l’alto numero di violenze perpetrate e per le amicizie influenti, il caso del “prete di An” aveva destato scalpore per via dell’atteggiamento a dir poco omertoso assunto nei suoi confronti da mons. Gino Reali, vescovo di Porto S. Rufina, la diocesi suburbicaria dalla quale dipende la parrocchia di Selva Candida. Durante un interrogatorio di fronte ad uno dei magistrati responsabili dell’inchiesta, il prelato aveva infatti ammesso di essere al corrente delle accuse nei confronti di don Conti già da due anni prima del suo arresto, avvenuto il 30 giugno del 2008. La notizia che il vescovo «sapeva», data ai media internazionali dall’Associated Press il 26 aprile del 2010, aveva avuto pochissima risonanza nel nostro Paese, e confermava del resto quanto andava sostenendo da tempo don Claudio Brichetto, il viceparroco della Natività di Maria Santissima, che già da un anno aveva denunciato ai superiori gli abusi del collega e che per questo era stato temporaneamente sospeso dall’incarico.

    Alla scuola di don Cantini Ai primi di maggio del 2011, diversi organi di informazione riportano la notizia dell’avvenuta archiviazione dell’inchiesta giudiziaria a carico di don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Firenze dal 1973 al 2005 (v. Adista n. 29, 65 e 67/07, 37 e 75/08, 39 e 97/10). Il Pm fiorentino Paolo Canessa motiva la sua richiesta al Gip spiegando che le violenze sessuali «ci sono state e sono gravi», che si sono protratte per circa vent’anni nel silenzio assordante dei vertici della Chiesa fiorentina, ma che i reati sono da considerarsi prescritti e che in molti casi mancano le relative querele. I fatti risalgono in effetti a molti anni prima, ovvero al periodo fra il 1973 e il 1987, ma le vittime, per lo più bambine e adolescenti che all’epoca degli abusi avevano fra i 10 e i 17 anni, hanno trovato la forza di denunciare all’autorità ecclesiastica i misfatti di don Lelio solo nel 2004. Nel corso di tutta la vicenda, la Curia fiorentina, nelle persone dell’ex arcivescovo Ennio Antonelli e del suo ausiliario Claudio Maniago (quest’ultimo allievo e «pupillo» di don Cantini), ha sempre osservato un atteggiamento volto ad occultare la verità e ad evitare le ripercussioni mediatiche. Don Cantini verrà infatti ridotto allo stato laicale solo nell’ottobre del 2008, quando il caso era ormai trapelato sugli organi di informazione nazionali. Nell’inchiesta sull’ex parroco, era stato coinvolto ad un certo punto anche lo stesso Maniago, accusato di aver preso parte nel 1996 ad un festino sadomaso nel quale sarebbe stato abusato un giovane toscano. Sebbene fossero emerse nel corso dell’indagine delle conferme rispetto a quanto riferito dal testimone, la mancanza di una querela, spiegava Canessa nella richiesta di archiviazione, aveva impedito alla procura di procedere contro Maniago. Quest’ultimo è stato confermato nel suo incarico dal card. Giuseppe Betori, succeduto ad Antonelli alla guida dell’arcidiocesi di Firenze nel settembre del 2008. Don Lelio Cantini è morto il 15 febbraio del 2012.

    Il cocainomane e il rockettaro È del maggio 2011 anche l’arresto di don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente. Ad incastrarlo è un’indagine sul traffico di cocaina effettuata dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dei carabinieri. Le intercettazioni evidenziano infatti come don Riccardo fosse al centro di un giro di spaccio e di prostituzione minorile. Lo scorso 13 febbraio si è svolta la prima udienza del processo, con rito abbreviato, ma il dibattimento è stato aggiornato a fine marzo. Giugno 2011: don Jesus Vasquez, sacerdote peruviano cinquantacinquenne, ex parroco di San Nicola Manfredi in provincia di Benevento, viene condannato in primo grado a 7 anni e al pagamento di una provvisionale di 7.500 euro per ciascuna delle parti civili. Il giudice lo riconosce colpevole di aver costretto due ragazzi, uno di 13 e l’altro di 14 anni, a subire atti sessuali. Dopo che i genitori delle vittime lo avevano denunciato all’autorità giudiziaria, la curia arcivescovile lo aveva rimosso tanto dall’incarico di parroco quanto da quello di insegnante di religione in una scuola media della città. Il 23 giugno 2011, la Cassazione chiede un nuovo processo di appello per don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario diocesano di Brescia, già condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi (v. Adista n. 65/08 e 58/09). Per gli avvocati della difesa, tuttavia, si tratta di una vittoria a metà: la suprema corte riconosce infatti la colpevolezza di don Marco, accusato di violenza sessuale ai danni di un suo ex allievo e di detenzione di materiale pedopornografico, per il periodo precedente il dicembre del 2004. Per i fatti successivi a quella data, i magistrati ritengono invece necessario un supplemento di inchiesta e pertanto decidono di rinviare il processo ad altra sezione della corte di appello di Brescia. Tanto dopo il primo arresto, avvenuto il 26 novembre 2007, quanto dopo le condanne in primo e secondo grado, al sacerdote non era mai mancato l’appoggio della diocesi e del gruppo degli «amici di don Baresi», convinti sostenitori dell’innocenza del religioso. Quello a carico di don Marco Baresi non è l’unico processo per pedofilia clericale che vede impegnata la Corte di Cassazione nell’estate del 2011. A metà luglio, i giudici del “palazzaccio” esaminano il caso di don Marco Dessì, ex missionario della Confraternita Gesù Divino Operaio accusato di abusi sessuali su alcuni bambini del Nicaragua. Anche in questo caso, il reinvio del procedimento in appello ha a che fare con singoli aspetti della sentenza di secondo grado che gli alti magistrati ritengono inadeguati, ma non mette sostanzialmente in discussione l’impianto accusatorio. La lunga e complessa vicenda giudiziaria di don Dessì aveva preso le mosse, nel 2006, dalla denuncia delle associazione umanitarie «Rock no war» e «Solidando», che avevano raccolto, con concerti e manifestazioni, fondi per la missione «Betania» di Chinandega, gestita da don Marco. Alle due associazioni erano giunte voci inquietanti sul comportamento del sacerdote, tanto che un volontario si era recato in Nicaragua e aveva raccolto su un dvd le denunce filmate di sei ragazzini. Sul computer del religioso erano state in seguito scoperte 1.440 immagini pedopornografiche. Don Dessì è stato dimesso dallo stato clericale nel febbraio del 2010.

    Cercasi referenziatissimi, preferibilmente condannati Settembre 2011, Brindisi: la stampa locale riporta la notizia secondo cui all’interno dell’ospedale «Antonio Perrino» lavora come cappellano un prete condannato per pedofilia nel 1992. All’epoca il religioso era stato ritenuto colpevole di atti di libidine violenta nei confronti di due bambine e, dopo un periodo di custodia cautelare, gli era stata comminata una pena inferiore ai due anni, motivo per cui aveva in seguito potuto beneficiare della condizionale. Il sacerdote era stato assunto nel 2010 dalla Asl su indicazione della diocesi per effettuare l’assistenza spirituale ai malati. Sempre nel settembre 2011, il Pm di Lecce Stefania Mininni richiede e ottiene dal Gip l’archiviazione dell’inchiesta su don Stefano Rocca, l’ex parroco di Ugento da sempre in prima fila nel chiedere giustizia per l’assassinio del consigliere provinciale dell’Idv Peppino Basile (v. Adista n. 75/08). Don Rocca, amico ed estimatore di Basile e del suo impegno politico a favore della legalità, era stato accusato di aver avuto dei rapporti sessuali con quattro minorenni che frequentavano la sua parrocchia. Nel corso di un lungo interrogatorio, aveva ammesso i fatti, sostenendo però che si era trattato di rapporti consenzienti e fra maggiorenni. La richiesta di archiviazione è motivata dal magistrato leccese con la mancanza della condizione di procedibilità: i quattro ragazzi implicati non avevano mai sporto querela. Il 19 ottobre del 2011, la quarta sezione della Corte di appello di Palermo conferma la condanna a 6 anni e 6 mesi inflitta in primo grado a don Paolo Turturro, ex parroco della chiesa di Santa Lucia nel capoluogo siciliano (v. Adista nn. 63/93

    e 35/06). Il sacerdote, che per anni è stato un prete antimafia riconosciuto in città, venne accusato di molestie da due minori che frequentavano la chiesa. I fatti si sarebbero verificati fra il 2000 e il 2001, ma don Paolo, lontano parente dell’attore italoamericano John e fondatore dell’associazione «Dipingi la Pace», si è sempre dichiarato innocente. In un primo momento, il religioso era stato allontanato dalla provincia di Palermo, per poi tornare in città nel 2006 in qualità di cappellano ospedaliero. Dopo la sentenza di secondo grado, i suoi legali hanno annunciato di voler fare ricorso in Cassazione. Circa un mese dopo la condanna in appello di don Turturro, è invece il turno di don Luciano Massaferro, ex parroco di San Giovanni e San Vincenzo ad Alassio, in provincia di Savona. Anche don Luciano affronta il secondo grado di giudizio e viene riconosciuto colpevole di molestie nei confronti di una sua ex chierichetta dodicenne, che aveva rivelato gli episodi durante un colloquio con gli psicologi dell’ospedale Gaslini. Quando, nell’aula della Corte di Appello del Tribunale di Genova, il presidente Giorgio Odero legge la sentenza di condanna a 7 anni e 8 mesi, gli amici e i supporter di «don Lu» scatenano il putiferio. Il religioso, del resto, aveva sempre potuto contare sul sostegno, oltre che di una parte dei parrocchiani, anche dell’allora sindaco di Alassio, il pidiellino Marco Melgrati, e della Curia savonese, che nei giorni successivi all’arresto aveva scatenato un duro attacco contro i magistrati dalle pagine locali di Avvenire.

    2012
    Cassazione mon amour Ha assunto invece contorni surreali, nel gennaio del 2012, la vicenda giudiziaria di don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio, in provincia di Como, riconosciuto in primo e secondo grado colpevole di aver abusato di un sedicenne con lieve disabilità mentale (v. Adista n. 35/06 e 41 e 65/08 e 46/10). La condanna a 8 anni di reclusione inflittagli dalla Prima Corte di Appello di Milano doveva essere infatti esaminata dalla Cassazione già ai primi di ottobre del 2011, ma quel giorno i giudici romani si erano trovati in agenda ben 28 cause, riuscendo ad esaminarne solo la metà. Tutto rinviato al 20 gennaio, quando però gli avvocati difensori di don Mauro hanno fatto appello ad un cavillo burocratico per ottenere un nuovo rinvio: uno di loro, Massimo Martinelli, aveva infatti ricevuto la notifica della convocazione in Cassazione con soli undici giorni di anticipo, e non un mese prima come previsto dalla legge. La nuova udienza, che stavolta dovrebbe essere definitiva, è stata fissata per il prossimo 22 maggio. In seguito all’esplosione dello scandalo, don Mauro era stato prima spostato da Laglio a Colico, e poi anche da quest’ultima località, dopo esser stato spogliato di ogni incarico pastorale. Il processo canonico contro di lui, avviato dopo la sentenza di primo grado, è stato in seguito sospeso in attesa del pronunciamento della Cassazione. Nel corso della lunga vicenda giudiziaria di Stefanoni, l’ex arcivescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, era stato temporaneamente iscritto nel registro degli indagati dalla procura con l’accusa di favoreggiamento. La sua posizione è stata poi archiviata. Torniamo ora a Savona. Il 4 febbraio 2012, don Nello Giraudo, prete pedofilo reo confesso, più volte denunciato pubblicamente dal portavoce della Rete L’abuso Francesco Zanardi (egli stesso vittima di Giraudo, v. intervista allegata), patteggia una pena di un anno di reclusione con la condizionale per aver molestato un giovane scout nel 2005. Al sacerdote savonese vengono in realtà attribuiti diversi altri episodi di abuso, ma si tratta di fatti verificatisi tempo addietro, caduti in prescrizione. Il 9 febbraio viene notificata inoltre la richiesta di archiviazione del procedimento penale nei confronti di mons. Dante Lafranconi, ex vescovo di Savona accusato di non aver agito per evitare che don Nello reiterasse i suoi crimini (v. Adista n. 7/12). Anche in questo caso, l’archiviazione non è motivata dal merito dei fatti contestati al prelato, ma dal raggiungimento dei termini di prescrizione. Dieci giorni dopo, tuttavia, la Rete L’abuso deposita nuovi oggetti di indagine a carico di Lafranconi e un’ulteriore querela da parte di una vittima già sentita in passato come teste dai magistrati. L’udienza durante la quale il Gip Fiorenza Giorgi deciderà se accogliere o meno la richiesta di archiviazione presentata dal Pm si svolgerà probabilmente ai primi di maggio.
    «Io ti salverò» Un ulteriore caso di pedofilia esploso in questi primi mesi dell’anno è quello riportato dal mensile siciliano S (25 febbraio). Al centro dell’inchiesta di Andrea Cottone e Antonio Condorelli è un sacerdote della diocesi di Acireale, di cui ancora non si conosce l’identità. I due giornalisti, nel realizzare il servizio, si sono avvalsi della collaborazione di un uomo in passato abusato dal prete. Dopo anni, la vittima si è infatti presentata di fronte al religioso nascondendo una piccola telecamera: nel colloquio fra i due, che può essere facilmente ascoltato su internet, il prete ammette i rapporti sessuali e afferma di essersi comportato in quel modo per «liberare» il ragazzino.

    Pochi giorni dopo che la notizia era diventata di dominio pubblico, il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha ordinato al sacerdote di «allontanarsi dalla sua sede» per «riflettere e ritirarsi in meditazione», mentre la procura della Repubblica di Catania ha aperto un fascicolo sui fatti portati alla luce da S. A giorni, l’associazione La Caramella Buona e l’uomo molestato dal prete di Acireale dovrebbero tenere una conferenza stampa durante la quale sveleranno tanto l’identità della vittima, quanto quella del prete sotto accusa. L’ultimo caso ci riporta in provincia di Como, dove lo scorso 7 marzo don Marco Mangiacasale, ex parroco quarantottenne di San Giuliano, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata nei confronti di una ragazzina, oggi sedicenne, che frequentava il suo oratorio. I fatti risalirebbero al 2008, quando fra don Marco, in seguito diventato economo della diocesi, e la minore (aveva all’epoca 13 anni) era cominciata una vera e propria relazione sentimentale. La frequentazione fra i due era poi proseguita per tre anni a base di sms e e-mail, incontri periodici nell’abitazione del sacerdote, scambi di baci e di effusioni. A metà febbraio, tuttavia, la vittima avrebbe confidato al nuovo parroco, al momento della confessione, il proprio segreto. Don Roberto Pandolfi (questo il nome del sacerdote chiamato a sostituire Mangiacasale) avrebbe poi convinto l’adolescente a rendere partecipi della vicenda i suoi genitori, dai quali sarebbe poi partita la denuncia. Il 12 marzo scorso, nel corso di un interrogatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto, don Marco ha confermato tutti i fatti che gli sono stati contestati dall’accusa. (marco zerbino)

    Marco Zerbino ADISTA

  • Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza
    Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza
    di Redazione 22/03/2012

    Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista 3 Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista
    Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia 2 Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia
    Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi 18 Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi

    “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioé io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”. “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri: c’é stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. è stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra il sacerdote e l’uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso. Questa conversazione -registrata all’insaputa del prete – è stata fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa. Oggi anche la polizia postale di Catania ha acquisito la registrazione. Da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

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    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia, accusando don Carlo Chiarenza, all’epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana. “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire”.

    Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo. In una si legge “un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: “Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare più potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-acireale-don-carlo-chiarenza.html

    22/3/2012
    Testimonianza-choc
    VITTIMA DI ABUSI SESSUALI ACCUSA PRETE IN CONFERENZA STAMPA
    VATICANISTA DE LA STAMPA
    Ha scelto la sala stampa estera a Roma per portare alla luce una vicenda intima e dolorosa rimasta nascosta per un ventennio in una parrocchia di Aci Reale. Teodoro Pulvirenti oggi ha 35 anni e vive a New York come ricercatore medico. Quando aveva 14 anni fu ripetutamente abusato sessualmente dal suo parroco. Oggi è stato il protagonista di una conferenza stampa organizzata dall’associazione anti-pedofili Caramella buona per raccontare la sua vicenda e denunciare un sacerdote che – rimosso dal vescovo attuale solo il mese scorso – nel frattempo avrebbe abusato indisturbato numerosi altri minori. E sul quale ormai indaga la Procura di Catania e la Polizia postale. Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: «Mi sentivo sporco», gli dice Pulvireti. «Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene». Denunciato, a febbraio, Chiarenza è stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia. Ora questa registrazione è stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. «Il mio caso è caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’è una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare». L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di «protezioni» e «scaricabarile tra vescovi», definendo «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo. Ma il vero pugno nello stomaco è il racconto di Teodoro: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà. C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, nè una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio benè, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire». Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità». In mano Teodoro stringe un rosario: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa».

    ABUSI SESSUALI
    Prete pedofilo: «Era perché ti volevo bene»
    Catania, dopo 20 anni don Carlo denunciato.
    Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    (© Ansa) Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    Ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali che ha subito all’età di 14-15 anni a opera di un prete: Teodoro Pulvireti, ora 37 enne, si è sfogato nel corso di una conferenza stampa il 21 marzo, dopo anni di dolore nascosto.
    L’uomo, di origine catanese, è ricercatore negli Stati Uniti e lo scorso febbraio ha deciso di denunciare don Carlo Chiarenza, il parroco che ha abusato di Pulvireti tempo fa, quando era d’ufficio a S. Paolo di Acireale.
    DOPO ANNI, LA DENUNCIA AL PRETE. Il sacerdote è stato poi decano della Basilica di S. Lorenzo e dopo la denuncia è stato allontanato e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.
    Nel corso della propria testimonianza choc, Pulvireti ha fatto anche ascoltare l’audio di una conversazione che ha avuto qualche tempo fa con il religioso: «Mi sentivo sporco», gli ha detto l’allora ragazzino. «E io» ha risposto il prete, «inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene».
    La terribile registrazione è diventata una delle prove a disposizione della polizia postale di Catania che sta raccogliendo materiale e testimonianze di vari soggetti informati sui fatti, non solo della triste storia di Pulvireti ma anche di altri episodi.
    ALTRI CASI DI ABUSO SU CUI INDAGARE. Gli abusi che ha subito il 37 enne, infatti, sono ormai caduti in prescrizione: «Ma ce n’é una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare» ha affermato.
    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La caramella buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine che per primo ha sollevato il caso.
    Nel maggio 2011 infatti il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, il quale ha definito «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia, ha scritto in Vaticano a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza.
    Scicluna ha risposto però invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.
    Il racconto di Pulvireti: «Se mi rifiutavo, lui mi tirava fuori dalle attività»

    Mentre i religiosi si passano di mano in mano la rovente questione, il racconto di Teodoro alla stampa ha lasciato senza parole: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà» ha affermato, continuando: «C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti».
    LA VIOLENZA ALL’INTERNO DELLA PARROCCHIA. Ma per far parte di questi eletti, si doveva pagare pegno: «A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, né una ragazza» ha raccontato Pulvireti, «Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere».
    E proprio sfruttando il momento di bisogno del ragazzino, il sacerdote ne aproffitò: «Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire».
    DON CHIARENZA: «CHI VUOI CHE TI CREDA?». Quella fu solo la prima di una lunga catena di abusi: «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? Vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità».
    Pulvireti ha raccontato la propria esperienza scioccante stringendo un rosario fra le mani: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa» ha concluso.
    Commozione da parte sua e dei presenti alla conferenza stampa, in particolare del sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà.

    Giovedì, 22 Marzo 2012

  • Pedofilia, parla la vittima di Sua Eccellenza

    Pedofilia, parla la vittima di Sua Eccellenza

    22 Marzo 2012 ore 17:41

    Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano.

    E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: ‘Mi sentivo sporco’, gli dice Pulvireti. ‘Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene’. Denunciato, a febbraio, Chiarenza e’ stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.

    Ora questa registrazione e’ stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. ‘Il mio caso e’ caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’e’ una decina per cui la giustizia puo’ fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare’.

    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di ‘protezioni’ e ‘scaricabarile tra vescovi’, definendo ‘piu’ virtuale che concreto’ l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a ‘trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo’ della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo.

    Ma il vero pugno nello stomaco e’ il racconto di Teodoro: ‘Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papa’. C’era un gruppo di giovani piu’ vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbraccio’, comincio’ a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, ne’ una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessita’ di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, inizio’ a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi piu’ in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo.

    Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire’. Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarieta’ – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. ‘Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullita”. In mano Teodoro stringe un rosario: ‘E’ quello di mia madre, mi da’ forza. Io credo in Dio, ma non posso piu’ credere nella Chiesa’.Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma.

    Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: ‘Mi sentivo sporco’, gli dice Pulvireti. ‘Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene’. Denunciato, a febbraio, Chiarenza e’ stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.

    Ora questa registrazione e’ stata acquisita dalla polizia postale di catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. ‘Il mio caso e’ caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’e’ una decina per cui la giustizia puo’ fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare’.

    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di ‘protezioni’ e ‘scaricabarile tra vescovi’, definendo ‘piu’ virtuale che concreto’ l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a ‘trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo’ della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo.

    Ma il vero pugno nello stomaco e’ il racconto di Teodoro: ‘Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papa’. C’era un gruppo di giovani piu’ vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbraccio’, comincio’ a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, ne’ una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessita’ di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, inizio’ a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi piu’ in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo.

    Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire’. Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarieta’ – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. ‘Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullita”. In mano Teodoro stringe un rosario: ‘E’ quello di mia madre, mi da’ forza. Io credo in Dio, ma non posso piu’ credere nella Chiesa’.

    www.cataniaoggi.com/cronache/in-cit…eccellenza.html

     

  • Pedofilia nella chiesa Aggrediti due giornalisti

    Pedofilia nella chiesa Aggrediti due giornalisti

    “Hanno minacciato di venirci a prendere a casa, di distruggere la telecamera. Sono sconvolto, volevamo soltanto intervistarli per conoscere le loro ragioni”. E’ il commento “a caldo” con Livesicilia del giornalista Salvo Cutuli, pochi minuti dopo l’aggressione subita da parte di un gruppo di persone che hanno preso le difese del sacerdote accusato di pedofilia e rimosso dopo l’inchiesta di “S”.

    Puntuale e preciso, Salvo Cutuli è il punto di riferimento del mondo dell’informazione della provincia di Catania. I suoi servizi da anni raccontano fatti e misfatti della costa jonica, andando a fondo, verificando con scrupolo le notizie poi pubblicate su Rei tv: la prima rete per ascolti e programmazione alle falde dell’Etna. Instancabile, non conosce orari. Per intervistare i fedelissimi del prete sospeso, come spesso accade, Salvo ha rinunciato a cenare a casa e con il cameraman Rosario Nicolosi si sono recati sotto la sede della Diocesi di Acireale, a pochi metri dal Comune e piazza Duomo. Il suo è un volto noto, ma stavolta, quando Rosario Nicolosi ha acceso la telecamera, è scattata l’aggressione. In cinque circa li hanno circondati e la telecamera ha registrato tutto: “Devi astutari sta telecamera, viri ca ta staiu spaccannu nda testa, appena nesciunu i me fotu ti vegnu a ciccari”, si sente nel clip pubblicato da Rei tv, che Livesicilia ripropone. Si tratta della versione ridotta del filmato, che contiene soltanto alcuni momenti dell’aggressione, nella versione integrale le minacce sono preoccupanti e i giornalisti hanno deciso di denunciare gli aggressori consegnando il filmato. “Cu ti chiamau? -dice uno dei “fedeli” del prete pedofilo- attia cu ti chiamau? Vi nnata gghiri ri ca…”.

    Scene che testimoniano quanto la tensione ad Acireale sia alta, svelando un substrato culturale fatto di omertà e probabilmente anche di complicità che ha consentito al prete pedofilo -sino alla pubblicazione del mensile “S”- di cantare messa nella principale chiesa locale, servito e riverito. Adesso l’importante chiesa continua ad essere gestita da un gruppo di fedelissimi del prete sospeso, che presidiano la sagrestia, e inventano acrobatiche argomentazioni sui reali motivi della rimozione del sacerdote.

    Sul web non si contano i commenti anonimi a sostegno del prete e gli insulti ai giornalisti e ai due poveri abusati che dopo anni di sofferenze hanno trovato il coraggio di denunciare tutto. Il nome del molestatore non è stato svelato da “S”, in questo modo, gli acesi hanno un ultimo segreto di pulcinella: conoscere l’identità del pedofilo che tutti conoscono. Visto come stanno andando le cose, visti i segreti che sono stati coperti negli ultimi 20 anni, c’è da credere che in molti continueranno a fingere di non sapere.

    http://livesicilia.it/2012/03/01/pedofilia-nella-chiesa-aggrediti-due-giornalisti_126609/
  • Pedofilia nella Chiesa Parla la vittima

    Pedofilia nella Chiesa Parla la vittima

    di Andrea Cottone

    mercoledì 29 febbraio 2012
    “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. Salvo ha appena passato il suo primo “week end di liberazione” da quando “S” ha raccontato la sua denuncia sugli abusi subiti dal prete del suo paese. “Mi sento bene, veramente bene” dice e racconta come per lui questo sia stato un atto liberatorio. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza, è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”. Salvo vive in una sorta di metaforico purgatorio. L’inferno è ormai alle spalle, e il paradiso è lì davanti, condito dalla “consapevolezza che qualcuno si batta per me”.

    “Vorrei essere a casa in questo momento – spiega Salvo – dalla mia famiglia dalla quale ho avuto un grande supporto. Sono stati al mio fianco e, quando parlo di famiglia, parlo di quella allargata, i tanti amici che si sono fatti sentire. Nei forum, su Facebook, in tanti commenti lasciati in diversi siti. Li ringrazio, per l’amore e il supporto che mi stanno dando. Gente che non vedo da anni e che oggi mi infonde coraggio. È un grande regalo quello che mi stanno facendo”. E, raccontandolo, mostra una pagina di giornale simulata pubblicata su Facebook in cui campeggia la scritta “Scoppia la città”, con in coda messaggi di solidarietà nei suoi confronti.

    Ma, nella giostra dei commenti, c’è anche chi parla di invenzioni, chi difende a spada tratta il prete. Salvo dice che si tratta di “cecità, o meglio, cecità voluta. Ho riconosciuto alcuni dei commentatori, gente che parla così perché ha paura delle indagini e di rimanerci coinvolto. Gente che sa e che non ha mai parlato. Per questo getta fango su di me – continua Salvo – ma io sono pronto a tutto, non ho paura di niente e di nessuno”. Lui ha già deciso di venire allo scoperto, metterci la faccia, tenere una conferenza stampa per raccontare a tutti ciò che ha subito ma, soprattutto, ciò che ancora altri subirebbero. “Perché non sono l’unico, che si sappia. Per questo lancio un appello affinché vengano fuori le altre vittime. Io ho voluto fermare quest’uomo che continuano a vedere portare i ragazzini a mare, in montagna, a cena. Quante ancora ne deve fare?”.

    Salvo è convinto che, in paese, tutti sappiano. “Sanno chi sono io, chi è lui. Chi sa, parli. L’omertà della nostra terra deve finire – prosegue – e qualcosa sta cambiando in Sicilia”. E il suo è un caso lampante che spera faccia da apripista. “I giovani sono cambiati – dice – adesso so che è un mondo diverso, che si può lottare per la giustizia. Se fossi a casa, in questo momento, scenderei in piazza con la gente che lotta per la mia causa. Sono orgoglioso di loro. Altri lottano con me e questo mi fa un enorme piacere”. Perché c’è stato chi ha fatto il giro delle edicole per comprare quante più copie di “S” possibile, per toglierle dalla circolazione. Ma c’è stato anche chi ha comprato 20-30 copie e le ha distribuite nei bar intorno alla parrocchia.

    E qualcosa, poi, è già successa. Il prete in questione è stato allontanato su iniziativa del vescovo della diocesi di Acireale, monsignor Antonino Raspanti. “È una prima soddisfazione – risponde Salvo – la gente inventa scuse per giustificare la sua assenza, ma ho visto un primo segnale con la Curia che si muove. Loro hanno in mano tutto, oltre le nostre denunce, ci sono molte lettere vecchie. Il vescovo non credo abbia altro potere. Spero che il Vaticano – conclude – si muova coerentemente con quanto postulato dal Papa”.

    http://www.livesicilia.it/2012/02/29/pedofilia-nella-chiesa-parla-la-vittima/

  • Si muove l’associazione antipedofilia: ”Il vescovo di Acireale ci riceva”

    Si muove l’associazione antipedofilia: ”Il vescovo di Acireale ci riceva”

    martedì 28 febbraio 2012
    Dopo la denuncia di “S” scende in campo la vittima. Il ragazzo che ha registrato la voce del sacerdote accusato di pedofilia sarà in Italia fra qualche settimana per una conferenza stampa che si terrà nella sede dell’associazione “La Caramella Buona“, che ha raccolto le sue denunce. “Il 36enne siciliano – si legge in una nota dell’associazione – racconterà personalmente, a viso scoperto, la terribile vicenda di abusi sessuali che lo ha visto vittima per anni nei locali di una chiesa della diocesi di Acireale. In occasione di questa importante testimonianza che verrà rilasciata alla stampa italiana ed estera, La Caramella Buona Onlus renderà nota l’identità del sacerdote accusato di pedofilia, invitando altre presumibili vittime a prendere coraggio e a parlare, aiutando il lavoro della magistratura”.

    Il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, ha inoltre inviato una lettera aperta al vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, per chiedergli un appuntamento: “Apprezziamo molto le parole del vescovo, la decisione di allontanare il don ma soprattutto il riguardo anticipato rivolto alle vittime – dichiara Mirabile – Finalmente un intervento che lascia sperare. Ora l’obiettivo è superare l’ostacolo della prescrizione attraverso la testimonianza di vicende più recenti”. Per questo l’associazione, che può essere contattata tramite il numero verde 800.311960 e la mail segreteria@caramellabuona.org, lancia un appello ai fedeli catanesi perché denuncino eventuali altri casi nella stessa zona.

  • PEDOFILIA: DENUNCIA CONTRO PRETE, PROCURA CATANIA APRE FASCICOLO

    PEDOFILIA: DENUNCIA CONTRO PRETE, PROCURA CATANIA APRE FASCICOLO

    (AGI) – Catania, 24 feb. – La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un fascicolo di indagine su presunti atti di pedofilia da parte di un sacerdote, adesso appartenente alla diocesi di Acireale.

    Gli episodi risalirebbero agli anni Ottanta e ne sarebbe stato vittima un giovane che adesso e’ maggiorenne e ha deciso di denunciare.

    L’indagine e’ stata disposta dopo che i magistrati di Catania sono stati informati da un cronista catanese che ha raccolto il racconto del giovane e ne ha ricavato un articolo domani in edicola domani su un settimanale.

    “Ho ricevuto da parte di un giornalista -ha detto il procuratore di Catania, Giovanni Salvi- delle indicazioni sulle quali staiamo lavorando. Si tratta di una denuncia e dunque ho deciso di aprire un fascicolo per approfondire il caso”.

    Titolare del fascicolo e’ il procuratore aggiunto Marisa Scavo che coordina il pool di investigatori per il contrasto della pedofilia. (AGI) Ct1/Rap

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20120224…_apre_fascicolo