Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Albenga

  • Don Zappella si dimette da parroco, ma su di lui pesano parecchie ombre

    Don Zappella si dimette da parroco, ma su di lui pesano parecchie ombre

    Rischia la riduzione allo stato laicale nel processo ecclesiastico

    Una richiesta di archiviazione è arrivata dalla Procura della Repubblica di Savona per il caso delle presunte violenze sessuali che don Francesco Zappella avrebbe inflitto ad un ragazzo uruguayano.

    Il motivo della richiesta riconduce alla prescrizione, visto che sono passati troppi anni dai presunti fatti e dal relativo seguito durante una visita in Italia del ragazzo.

    Ma se la giustizia penale si ferma, non così quella canonica.

    Don Zappella, che si è sempre dichiarato innocente, intanto si è dimesso da parroco di Borghetto Santo Spirito e davicediretore della Caritas. Monsignor Borghetti, vescoco coadiutore della diocesi di Albenga, assicura che sarà nominato un nuovo parroco per ridare alla comunità borghettina la serenità che cerca.

    Intanto pesano anche altre vicende che vedono don Zappella protagonista: l’associazione “L’Abuso” continua a raccogliere segnalazioni non solo da Oltreoceano ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove la posizione del sacerdote sembrava piuttosto chiacchierata già vent’anni fa.

    Sono stati depositati gli atti di ben 4 informative contenenti anche la denuncia di un’altra presunta vittima.

    Oltre a ciò la condanna subìta da don Zappella nel 1991 per atti di libidine violenta su due minori di 14 anni. Su questo la Procura di Savona ha acquisito copia della sentenza.

    Il rischio per l’ex parroco borghettino è anche, come detto, il processo canonico per le vicende ascrittegli che potrebbero anche costargli la riduzione allo stato laicale o la nullità dell’ordinazione.

    http://www.rsvn.it/don-zappella-si-dimette-da-parroco-ma-su-di-lui-pesano-parecchie-ombre.lits2c64399.htm

  • Don Francesco Zappella è stato sospeso?

    Don Francesco Zappella è stato sospeso?

    Anche se non c’è ancora un comunicato stampa ufficiale dalla diocesi di Albenga, ieri durante la messa don Francesco Zappella, accusato dalla Procura di Savona nel settembre scorso di violenza sessuale ai danni di un giovane uruguayano, avrebbe annunciato la sua sospensione e il suo ritiro in un appartamento di Albenga. Presente a sorpresa anche il vescovo Borghetti, il quale avrebbe sostenuto nell’annuncio il sacerdote.

    Restiamo in attesa dell’annuncio ufficiale

    L’ufficio di presidenza

  • Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione per una delle presunte vittime di don Francesco Zappella, il giovane uruguayano che nel settembre scorso si era recato in Italia per deporre contro il suo molestatore. Nella richiesta si legge che malgrado l’attendibilità della presunta vittima, sussiste l’improcedibilità per l’intervento dei termini di prescrizione, termini ai quali don Francesco Zappella potrebbe rinunciare e chiarire la sua posizione sulla quale pesa anche una precedente condanna a 1 anno e 2 mesi per reati analoghi, infitta dal tribunale di Pinerolo il 9/5/1991, come scrive il PM nella richiesta di archiviazione “per il delitto di atti di libidine violenti ai danni di due minorenni infraquattordicenni”.

    Restano invece ancora aperte altre due posizioni denunciate, le presunte molestie ai danni di un altro minore, oggi solo 22enne, che potrebbero costare a Zappella l’imputazione di turismo sessuale.

    L’altro possibile capo di imputazione che potrebbe creare fastidi è quello di truffa ai danni di coloro che hanno finanziato per anni la missione di don Francesco Zappella, la quale risulta non essere mai esistita, come confermato da più fonti, una delle quali lo ha anche dichiarato alla Procura Della Repubblica di Savona.

    L’avvocato Sergio Cavaliere che segue “Fernando” ha comunque dato delega all’associazione per un accesso agli atti che sarà effettuato già domani, per valutare meglio la richiesta di danni in sede civile (non prescritta) nei confronti del sacerdote e della diocesi di Albenga, i quali sono già stati messi in mora dal legale.

    La diocesi di Albenga, nel frattempo, fa sapere attraverso un comunicato che accetterà la richiesta di dimissioni da parte del sacerdote Francesco Zappella, dagli incarichi di parroco di Borghetto Santo Spirito e da vice direttore della Caritas Diocesana. Nessun accenno ad una sospensione dal sacerdozio o eventuale processo canonico per i reati già giudicati dall’autorità giudiziaria, anche se si annunciano approfondimenti da parte dell’Autorità Ecclesiastica.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • ESCLUSIVA; parla Luis Mario, la presunta vittima don Francesco Zappella.

    ESCLUSIVA; parla Luis Mario, la presunta vittima don Francesco Zappella.

    La storia integrale di Luis Mario raccolta da Mimmo Lombezzi in un documento di 30 minuti. Nel settembre 2015 l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO, a seguito di una segnalazione di un missionario decide di organizzare il viaggio di Luis Mario, un giovane brasiliano che accusa di molestie un sacerdote missionario italiano, appartenente alla diocesi di Albenga, l’unica al mondo commissariata da papa Francesco ed ora sotto la guida di monsignor Guglielmo Borghetti, inviato dal Vaticano.

    Per poter avviare un’indagine la magistratura ha bisogno di una denuncia diretta dell’interessato, è quindi fondamentale che Lius Mario venga in Italia. Arrivato deporrà davanti al sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro. Poco dopo il magistrato scoprirà che il sacerdote aveva un precedente per molestie che risale al 1991.

    Era stato condannato per reati analoghi a 1 anno e due mesi dal Tribunale di Pinerolo. Luis Mario ci racconta di persona la sua storia che vi proponiamo integralmente e in lingua originale con sottotitoli in italiano. AVVERTIAMO che alcune parti del documento potrebbero risultare non adatte ad un pubblico particolarmente sensibile.

  • Il tramonto di Oliveri vescovo senza poteri che non vuole ritirarsi

    Il tramonto di Oliveri vescovo senza poteri che non vuole ritirarsi

    ALBENGA. Riceve nel suo ufficio nel palazzo vescovile chiunque gli chieda conforto, alle 17 dice messa nella cappella privata insieme al fratello e poi si trasferisce nella sua abitazione. Dall’arrivo del vescovo coadiutore Borghetti, inviato dal Santo Pontefice, monsignor Mario Oliveri, 71 anni, pastore della diocesi ingauna da 25 anni (sabato alle 10 in Cattedrale la solenne messa per l’anniversario dell’ordinazione episcopale) si è ritirato ad una sorta di vita privata obbligata dall’arrivo del nuovo prelato. Ma Oliveri di dare le dimissioni dall’incarico non sembra averne nessuna intenzione. Il vescovo nominato il 4novembre 1990, sembra avere tutta l’intenzione di rimanere ancora tre anni a palazzo vescovile nonostante i messaggi arrivatigli dal Vaticano sulla necessità di un suo passo indietro per evitare imposizioni. La conferma indiretta è arrivata domenica dalle pagine dell’Avvenire.

    «Sarei disposto ad affrontare altri 25 anni di episcopato» ha ribadito nell’intervista rilasciata al giornale cattolico a voler ribadire un’intenzione capace di irretire i suoi superiori. Una lunga chiacchierata nella quale monsignor Mario Oliveri sembra volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe di fronte agli ultimi accadimenti. Sottola sua gestione,la diocesi di Albenga e Imperia ha vissuto uno dei periodi più delicati e costellato da scandali e inchieste. La condanna per pedofilia di don Luciano Massaferro, con la presa di posizione di Oliveri a favore del parroco alassino, è stata la più eclatante. Ma non l’unica.

    A Pietra, da don Luigi Fusta (condannato per favoreggiamento della pedofilia e che ora ha ricorso in Appello) è stato ospitato un prete fuggito dalla Svizzera per aver tentato violenze su una ragazzina. Senza dimenticare don Lucciardello e don Zappella, gli ultimi scandali vissuti dalla sua gestione, e ospitate come pecorelle smarrite nella chiesa di monsignor Oliveri. Ed a loro si rivolge, sempre dalle pagine dell’Avvenire, ringraziando «quei sacerdoti, non pochi, che mi hanno dato prova di credere che il loro ministero è essenzialmente di natura sovrannaturale e come tale l’hanno esercitato in sincera comunione con il vescovo ed in gioiosa obbedienza a lui». Ma nel suo spirito di buon pastore Oliveri aggiunge «di aver voluto bene» mostrando comprensione e cura «a quelli di loro che mi parevano averne più bisogno». «Ma non sempre e non da tutti sono stato capito» è la graffiata di Oliveri a coloro che hanno scritto a Roma sulla sua discutibile gestione della diocesi.

    G. C. Il Secolo XIX

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni.

    E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, a Savona. Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare.

    Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali. Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre. Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure. La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno» Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo.

    Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

  • Il vescovo coadiutore incontra in procura l’inquisitore dei preti pedofili

    Il vescovo coadiutore incontra in procura l’inquisitore dei preti pedofili

    Faccia a faccia in segreto fra Borghetti e Ferro

    GIOVANNI CIOLINA – SAVONA

    È arrivato nella diocesi di Albenga Imperia un anno fa, mandato da Papa Francesco per rimettere un po’ di ordine in una fetta della chiesa savonese chiacchierata e spaccata dagli scandali dei preti pedofili. Abituato a raffrontarsi nel precedente incarico con i colleghi alle prese con problematiche di omosessualità e pedofilia, l’emissario del Pontefice si è subito calato nella parte. E senza paura di pestare i piedi a qualcuno ha cominciato a lavorare per ridare dignità al clero e fiducia a tutta quella fetta di credenti che il susseguirsi degli scandali potrebbe allontanare.

    La sua presenza ieri mattina al sesto piano del palazzo di giustizia sta lì a dimostrare la fermezza della sua volontà a rendere la chiesa un pochino meno sbandierata sui giornali per gli scandali e sicuramente più attenta ai problemi della gente. Cosa si sia detto nel lungo faccia a faccia con il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro non è dato sapere, ma sicuramente rappresenta un segnale positivo di collaborazione e soprattutto di pulizia. «La mia porta è sempre aperta. Il mio compito è di creare una diocesi trasparente, alla luce del sole e per questo mi batterò» è il credo di Gugliemo Borghetti.

    I casi di don Zappella e don Licciardello sono gli ultimi in ordine di tempo a preoccupare il pastore della chiesa ingauna chiamato a coadiuvare Mario Oliveri con ampi poteri.

    http://www.lastampa.it/2015/10/27/edizioni/savona/il-vescovo-coadiutore-incontra-in-procura-linquisitore-dei-preti-pedofili-1VNOjHlyTXnnjPaSPGGoZI/pagina.html

  • Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Espulso a Pinerolo, entrò nel seminario ingauno

    SAVONA. Il caso di don Francesco Zappella rischia di travolgere l’intera diocesi di Albenga e Imperia. In particolare lo scandalo potrebbe coinvolgere i vertici della curia e del seminario ingauno nell’era di Mario Oliveri, ilvescovo che il prossimo quattro novembre festeggerà il venticinquesimo anniversario di ordinazione nella diocesi di Albenga. Il nodo della questione è semplice: don Francesco Zappella è stato ammesso nel seminario vescovile ingauno nel settembre del 1991, ossia a pochi mesi dalla condanna a quattordici mesi per abusi sessuali su minore pronunciata dal tribunale di Pinerolo, località dove il giovane Zappella si era trasferito dalla bergamasca per frequentare il seminario salesiano. Le indiscrezioni dicono che Zappella sia stato estromesso dall’istituto piemontese ed accolto nella diocesi di Albenga passata da neppure un anno nelle mani di monsignor Oliveri. «Non ho niente da dire» è il laconico commento di don Luciano Pizzo, l’allora rettore del seminario, che preferisce il silenzio di fronte alla situazione creatasi. Non è un caso però che proprio don Luciano, insieme a don Fabrizio Fabbris (padre spirituale del seminario alla fine degli annio ‘90) e don Rinaldo Bertonasco sia stato uno dei sostenitori della crociata a Roma per mettere fine agli scandali nella curia albenganese.

    Resta infatti difficile da capire come un giovane condannato per abusi sessuali su minori possa essere stato ammesso in seminario e soprattutto ordinato prete il 17 maggio 1997. Il vescovo Oliveri sapeva di quella pesantissima macchia nel passato di Francesco? E se si, perché ha taciuto? In casi di trasferimento tra seminari, i vescovi delle due diocesi si scambiano informazioni e in quel capitolo avrebbe dovuto esserci anche il riferimento a quella condanna. Monsignor Guglielmo Borghetti si trova quindi tra le mani un caso scottante e dalle soluzioni che rischiano di essere pesantissime. E questo potrebbe giustificare la necessità di un’istruttoria non frettolosa sul caso Zappella. Perché se il parroco di Borghetto potrebbe essere sospeso per il caso di pedofilia, nei guai potrebbero finirci anche coloro che quel giovane bergamasco (pronto sempre a prostrarsi di fronte ai simboli della religione) lo hanno fatto pastore della chiesa. Qualcuno sapeva di quella condanna? Qualcuno ha taciuto o qualcuno ha provato a sollevare il caso ed è stato zittito? Il condizionale sugli sviluppi “canonici” ovviamente è doveroso di fronte ad uno scandalo in itineree che ancora una volta porta la diocesi di Albenga all’attenzione del Pontefice Bergoglio. Ma i casi di pedofilia e altri reati cominciano ad essere un po’ troppi per essere sottovalutati. Monsignor Borghetti è pronto ad usare il pugno di ferro con chi ha sbagliato. Il mandato di Papa Francesco è stato chiaro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Nell’unica diocesi al mondo commissariata da Papa Francesco qualcuno comincia a rimpiangere monsignor Mario Olivieri, chi invece no, fatica a vedere “la grande rivoluzione” messa in atto da monsignor Guglielmo Borghetti, una rivoluzione presunta ma che nei fatti pare solo “tanto fumo ma niente arrosto”.

    A quanto pare il commissario inviato da Papa Francesco per fare pulizia nella diocesi più chiacchierata d’Italia sembra che stia solo facendo silenzio e non pulizia, a dirlo non sono solo molti sacerdoti della diocesi ingauna, ma anche i fatti.

    L’ultimo dei casi che ha lasciato perplessi è quello di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito accusato di molestie e indagato formalmente dalla Procura di Savona per l’ipotesi di reato di violenza sessuale, che paradossalmente, anziché essere sospeso, proprio nei giorni in cui veniva aperto nei suoi confronti un fascicolo, viene promosso da Borghetti come collaboratore della Caritas Diocesana.

    E ancora il caso di Giacomo Pisano, cappellano dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure che a seguito di un tentativo di furto nella sua abitazione, aveva attirato l’attenzione di don Filippo Bardini, il quale aveva avvisato la vigilanza. Una successiva visita dei NAS aveva accertato una situazione a dir poco imbarazzante, il pavimento dell’abitazione era cosparso di rifiuti, escrementi e avanzi di cibo, e in mezzo a oggetti e paramenti sacri, anche materiale pornografico. Questa vicenda pare non abbia turbato molto la diocesi che lo ha “riciclato” e adesso presta servizio nel fine settimana come vice parroco di Balestrino, mentre in settimana presta servizio a Loano, nella chiesa di S. Pio 10°. In questo caso ad allontanare il sacerdote dall’ospedale non è stata la diocesi, ma la Regione che ha provveduto a “licenziarlo” tramite i vertici dell’ASL .

    Poi c’è il caso di don Renato Giaccardi, arrestato a Mondovì nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali. Condannato successivamente in via definitiva a 4 mesi di reclusione, fu trasferito nella diocesi di Albenga dove ora fa il parroco a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto nella zona del porto ed è cappellano presso il santuario delle Suore della Visitazione di Loano, adiacente ad un asilo.

    Ancora in circolazione per la diocesi ingauna don Italo Casiraghi, condannato a 6 mesi nel Canton Ticino per atti sessuali con fanciulli, trasferito anche lui dopo la condanna nella diocesi di Albenga. Lo avevamo scoperto noi della Rete L’ABUSO qualche anno fa mentre celebrava come se niente fosse messa a Pietra Ligure, dove vive tuttora.

    Infine il caso più famoso, quello di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi. Attualmente ai domiciliari e affidato ai servizi sociali di Imperia, di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. Anche se per il momento non dice messa, non è mai stato ridotto allo stato laicale.

    La Rete L’ABUSO ovviamente, occupandosi di tematiche sessuali, si è limitata ad elencare solo questi aspetti. In realtà le recenti vicende ed esternazioni del clero ingauno, nell’ultimo periodo non hanno mancato di guadagnarsi gli onori della cronaca, ma malgrado ciò pare che anche in quei contesti non sia stato preso provvedimento alcuno.

    La domanda che alla fine ci poniamo noi comuni mortali è molto semplice, ma “la grande rivoluzione di Guglielmo Borghetti” in che cosa consiste?

    Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

  • Prete accusato di abusi:  «Ci sono altre due vittime»

    Prete accusato di abusi: «Ci sono altre due vittime»

    di Pietro Tosca – Si complica la posizione di don Francesco Zappella, il sacerdote originario di Covo e parroco a Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, inquisito nei giorni scorsi per violenza sessuale. Il bergamasco è uno dei tre preti che l’onlus Rete L’abuso ha segnalato a inizio settembre alle autorità dell’Uruguay per abusi su minori raccogliendo testimonianze nel Paese sudamericano.

    In particolare contro don Zappella c’è il racconto di un 29enne che avrebbe subìto abusi nella missione di Trenta y Tres da quando era minorenne fino a 19 anni. Fatti risalenti a circa 10 anni fa e che sarebbero ormai prescritti. C’è però un episodio più recente che sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. Per questo l’associazione a fine agosto ha chiamato in Italia il 29enne che è stato ascoltato per 5 ore dal sostituto Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che ha aperto un fascicolo contro ignoti. Una scelta dettata da una strategia investigativa per aver il tempo di raccogliere gli elementi necessari ed evitare che l’inchiesta fosse subito segnalata alla diocesi di Albenga, a cui fa capo la parrocchia di Borghetto.

    Sabato scorso il primo sviluppo con l’iscrizione del sacerdote nel registro degli indagati. La vicenda sin dall’inizio è diventata di dominio pubblico sulla stampa ligure e don Zappella ha rilasciato più di un’intervista per smentire le accuse scrivendo anche su Facebook. «Mi trovo a dover lottare contro le calunnie – scriveva – contro persone senza scrupoli che vogliono diffamare le persone e si sentono dei novelli Savonarola. La mia coscienza è a posto, la gogna mediatica è tanta e ti distrugge». La diocesi di Albenga non ha adottato provvedimenti verso il sacerdote. «Sono nella bufera da 21 giorni per questa storia – ha detto ieri sera -. Sono malato e le accuse mi stanno uccidendo. Voglio solo essere lasciato in pace». Proprio ieri, inoltre, la onlus ha diramato un comunicato in cui sostiene di aver individuato in Sudamerica altre due presunte vittime del sacerdote, più giovani del primo accusatore, uno ha 20 anni, che al tempo degli abusi sarebbero stati minorenni, e di aver depositato in procura le loro testimonianze.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_02/prete-accusato-abusi-ci-sono-altre-due-vittime-716cdaac-68dc-11e5-a7ad-17c7443382c3.shtml