Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Albenga

  • PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    Potrebbe cambiare da violenza sessuale in abuso di minori la posizione del prete missionario di Borghetto S. Spirito don Francesco Zappella. Nelle ultime settimane la Rete L’ABUSO ha continuato a raccogliere segnalazioni arrivate non solo da oltre oceano, ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove sembrerebbe che la posizione del sacerdote fosse già piuttosto chiacchierata venti anni fa, al punto tale di costargli l’allontanamento dal Seminario di Bergamo e il successivo reclutamento in quello di Albenga.

    L’associazione ha puntualmente trasmesso agli inquirenti quanto appreso dalle segnalazioni depositando agli atti ben 4 informative, l’ultima di ieri mattina, contenente anche la denuncia di un’altra presunta vittima poco più che 20enne, la quale potrebbe costare al sacerdote, attualmente indagato per violenza sessuale, l’incriminazione per abuso di minori.

    Nel frattempo l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere ha provveduto a comunicare formale messa in mora non solo alla Diocesi di Albenga ma anche al vescovo Mario Olivieri, alla parrocchia S. Antonio da Padova e al collegio Quo Vadis in Uruguay.

    Un atto dovuto e attualmente limitato solo a “Fernando”, utile a bloccare nel suo caso il rischio di prescrizione in sede civile. Per quanto riguarda le altre presunte vittime si è preferito per il momento non comunicare tramite la messa in mora i loro nominativi alla diocesi, anche perché in questo caso non esiste il rischio di imminente prescrizione, ne penale, ne civile.

    L’inchiesta non solo su Zappella, ma anche sugli altri 2 sacerdoti indicati da Fernando, procede anche oltreoceano dove sta indagando la 1° sezione investigativa della polizia di Trenta y Tres. Per quanto riguarda le accuse di molestie da parte di “Fernando” a danno di una 12enne fatte dal sacerdote durante un’intervista, risulterebbero infondate.

    Per l’ufficio di presidenza

    Francesco Zanardi

  • Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

    Preti pedofili, lo strano (e spaventoso) caso di Albenga

    Reportage del Fatto Quotidiano sulla chiesa ligure in cui la densità di sacerdoti coinvolti o denunciati in fatti di pedofilia sembra essere sorprendentemente alto; se n’è accorto anche il Vaticano

    Preti pedofili, lo strano caso di Albenga: la diocesi ligure, non distante dalla Francia, dove per qualche strano motivo la densità di preti coinvolti in casi di pedofilia, processati o addirittura condannati, sembra essere stranamente alto. Anche il Vaticano di Papa Francesco se n’è accorto, come d’altronde quello del suo predecessore Benedetto XVI: entrambi hanno preso provvedimenti contro il vescovo locale, Mario Olivieri. L’ultimo, in scala di gravità, il commissariamento di fatto della diocesi, con l’arrivo di Guglielmo Borghetti, uomo di fiducia di Roma, ad affiancare il titolare della diocesi: “Vescovo coadiutore” è il termine tecnico, per correggere una gestione della diocesi che Roma definisce “disinvolta”.

    PRETI PEDOFILI, LO STRANO CASO DI ALBENGA –

    Cosa stia accadendo nella diocesi ligure è materia per la storia di copertina del Fatto Quotidiano in edicola oggi: “Refugium peccatorum?”, ironizza Carlo Tecce nel reportage dalla Liguria. E si produce in un elenco spaventoso: Don Renato a Pietra Ligure, patteggiamento a tre mesi per pedofilia; don Luciano, già ad Albenga, condannato a sette anni e otto mesi, il vescovo si oppose alla riduzione allo stato laicale del presbitero. Don Luigi, ancora a Pietra Ligure, “fino a pochi mesi fa” diceva regolarmente messa nonostante la condanna a quattro mesi per favoreggiamento di un pedofilo che aveva molestato un parrocchiano: “Una denuncia è contro la Chiesa” aveva detto alla madre del piccolo. E Don Italo, anche lui condannato: “Non ne voglio parlare!”, dice al cronista che gli chiede della sua condanna. “Sono tutti qui”, dice Carlo Tecce, nonostante il vescovo neghi. “Qui c’è stata solo una condanna, il resto sono ricostruzioni giornalistiche”. Al suo fianco, don Alessandro, coinvolto nel caso del saccheggio della biblioteca dei Girolamini a Napoli, depredata da libri storici finiti in vendita e recuperati dalla Procura nel 2012: coinvolto anche Marcello dell’Utri e questo sacerdote ora ad Albenga.

    Don Carlo Rebagliati non ha mai fatto mistero della sua, praticatissima, omosessualità, e anche della sua sieropositività; è lui a raccontare cosa succede ai preti che esercitano al confine con la Francia. “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. Io lo so, purtroppo. Laggiù troverete preti di Savona e di Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia E’ una pena vederli ridotti così dal bisogno d’amore, dalla vergogna, e anche dal vizio”. E don Filippo Bardini racconta cosa accade nel seminario di Albenga. “Un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. Lo stesso seminario dove l’emissario commissariale del Vaticano ha “decimato i seminaristi”: sette su undici sono stati convinti adabbandonare gli studi.

    Sette aspiranti sacerdoti hanno lasciato il seminario della diocesi di Albenga per volontà del vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti. Cinque sono stati allontanati, due si sono ritirati volontariamente, a un altro è stato consigliato di intraprendere il percorso solo da diacono anziché da sacerdote. Quattro i confermati. I seminaristi allontanati provenivano da altre diocesi dove non erano stati ritenuti idonei. Nelle decisioni avrebbero pesato non solo la provenienza,  ma anche preparazione spirituale e comportamenti.

    E proprio a causa dei comportamenti che il territorio ligure, ora, è sotto osservazione speciale.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1895813/preti-pedofili-strano-caso-albenga/

  • Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    “Adesso devo dire messa”, don  Renato parla da dietro una grata della chiesa affacciata sul porto di Pietra Ligure. Scusi padre, ma la sua condanna? “È una cosa da niente”. Tre mesi, ma il reato … “Non ricordo bene, istigazione alla prostituzione … minorile”. Lei ha patteggiato: “Certo, conosciamo la giustizia, non potevo mica aspettare dieci anni una sentenza”. E l’accusa? “Roba da niente, come una sberIa a un vigile”. Chissà che cosa ne diranno i vigili. Ma che cosa succedeva davvero? “Erano incontri tra amici”. Ma c’erano minori? “Praticamente no”. Sul viso nessuna espressione.

    Diocesi di Albenga, refugium peccatorum? Alla fine se n’è accorto il Vaticano. Papa Bergoglio ha preso una decisione clamorosa: ha di fatto commissariato il vescovo Mario Olivi eri. A gennaio ha mandato un uomo di sua fiducia, Guglielmo Borghetti. Davvero troppi scandali. Sacerdoti condannati per pedofilia, per aver fatto pressioni sulle famiglie che volevano denunciare, ma anche sotto processo per reati comuni come il saccheggio della biblioteca storica dei Girolimini di Napoli. Sono tutti qui. Dicono messa come se niente fosse. Continuano a essere in contatto con i parrocchiani di tutte le età. Anche bambini. Chissà se è bastata la mano di ferro del Papa. Nell’ultima settimana altri due scandali: un ragazzo sudamericano che arriva dall’Uruguay per denunciare le molestie che avrebbe subito da un missionario oggi parroco e dirigente della Caritas di Albenga. In fine don Angelo, parroco della frazione di Onzo, che, alla faccia degli inviti del Santo Padre, avrebbe detto: “Brucio la canonica piuttosto che darla ai migranti” (frase che il sa-cerdote smentisce).

    MA CHE COSA succede ad Albenga? Siamo nella Riviera di Ponente, a due passi da Alassio appena svuotata dei turisti. In una cittadina con un centro storico tanto bello quanto sconosciuto: i vicoli su cui si affacciano vecchie botteghe con i loro sapori, i colori; le torri antiche di mattoni rossi, le due chiese di marmo e ardesia, una accanto all’aItra. Una cittadina tanto bella quanto appartata. Alla fine dimenticata Il luogo ideale, verrebbe da pensare leggendo le cronache, perché vi mettano radici intenti non sempre confessabili. Ecco allora la politica: qui si sono incontrati a lungo gli interessi del centro sinistra e del centro destra scajoliano che intorno al borgo hanno cementificato ogni centimetro. Che hanno trasformato una piana dove basta gettare un seme perchè cresca nella periferia di una metropoli: rotonde, centri commerciali, addirittura volevano costruire dei grattacieli (riuscì a bloccarli Antonio Ricci, originario di qui, con una campagna di Striscia la Notizia). Intanto la ‘ndrangheta ha messo radici profonde.

    E POI GLI SCANDALI della Curia che ha i suoi uffici proprio ai piedi delle torri. Così la storia di una cittadina dimenticata è arrivata fino sulla scrivania del Pontefice. Era già successo con papa Ratzinger che aveva fermato la stella nascente del vescovo Mario Olivieri (qui dal 1990). Ma non è bastato, è dovuto intervenire Bergoglio. La pianta, però, continua a produrre frutti. Gli scandali non si fermano mai.

    Prima c’era stato don Luciano Massaferro, condannato definitivamente a sette anni e otto mesi per violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne. La sua riduzione allo stato laicale è stata respinta. Contrario lo stesso Olivieri. Ma per capire basta visitare alcune delle 162 parrocchie della diocesi. Magari con Francesco Zanardi. Lui stesso da bambino vittima di violenze da parte di un sacerdote e oggi alla guida della “Rete l’abuso” che ha denunciato decine di pedofili. Fino a pochi mesi fa nella parrocchia di Pietra Ligure era possibile assistere alla messa di don Luigi, condannato in primo grado a quattro mesi con l’addebito di favoreggiamento personale di un pedofilo. Avrebbe, secondo l’accusa, sconsigliato la madre di una bambina di denunciare l’uomo che molestava sua figlia. La frase incriminata: “Una denuncia è contro la Chiesa”.

    Basta? No, nella stessa chiesa celebrava don Italo che, ricordano le cronache del giornale ticinese Il Caffè, in Svizzera “ era stato condannato “per atti sessuali con fauciulli”. Anche lui ha continuato a lungo a dire messa. Perché? E perché si è rifugiato nella diocesi di Albenga? A guardare don Italo sembra un anziano dall’aspetto mite. Un sacerdote stanco. Ma appena il cronista gli chiede della sua vicenda giudiziaria, il tono della voce cambia: “Non ne voglio parlare!”. Silenzio. Ecco la parola d’ordine ad Albenga Fino al caso di don Francesco, parroco di Borghetto Santo Spirito. Pochi giorni fa dall’Uruguay è arrivato un ragazzo di ventinove anni. A Giovanni Battista Ferro – il pm di Savona che da anni segue le inchieste di pedofilia e che ha ottenuto le prime condanne – ha denunciato: “Don Francesco nel 2004 mi molestò”, ha raccontato denunciando i presunti misfatti di un missione della diocesi di Albenga in Sud America. Il sacerdote (non indagato) ha replicato: “Tutto falso. Quel ragazzo è stato denunciato per aver molestato una dodicenne” . Ma,sostiene Zanardi, della denuncia non ci sarebbero tracce. Una cosa è certa: un altro sacerdote della tormentata missione, un sudamericano anche lui accusato degli abusi, ha rischiato di essere ucciso pochi giorni fa. “Un tentativo rapina”, sostiene il prete. Ma la polizia, come ha scritto il quotidiano spagnolo El Pais, non è convinta. Da Guglielmo Borghetti – che aveva nominato don Francesco ai vertici della Caritas diocesana – un commento cauto: “Non ne so niente. Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come tutte le altre, è stata fatta sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi”.

    IL VESCOVO commissariato, Mario Olivieri si limita a dire: “Diocesi degli scandali? Qui c’è stata una sola condanna. È una ricostruzione giornalistica”. Accanto a lui il collaboratore don Alessandro. Sì, proprio quel sacerdote indagato per il saccheggio della biblioteca dei Girolimini di Napoli. Lo scandalo che coinvolse anche Marcello Dell’Utri svelato da Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano. Anche don Alessandro è qui ad Albenga.

    Ma che cosa succede in questa Diocesi ai confini dell’impero, lontana dagli sguardi indiscreti? Ad alzare il velo con il cronista ci aveva provato don Carlo Rebagliati. Già, quel sacerdote savonese che con sincerità urticante non aveva mai fatto mistero della propria omosessualità, dei suoi “amori disordinati”. di essere sieropositivo (“Minori mai,giuro”).

    Quel sacerdote morto in circostante per qualcuno non chiare l’inchiesta è stataarchiviata). Don Carlo raccontava: “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. lo lo so, purtroppo. Laggiù troverete tanti preti di Savona e Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia. È una pena vederli, ridotti così dal bisogno di amore, dalla vergogna .. E anche dal vizio”.

    DON FILIPPO BARDINI, uno dei pochi sacerdoti che non hanno taciuto, racconta anche altro: ”La vita in seminario di Albenga era un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. E riferisce di palpeggiamenti, di proposte non sempre discrete: “Ma io ho detto no e ci ho messo quindici anni a diventare sacerdote”. Il seminario, dove tutti gli studenti venivano da altre diocesi, magari dopo inciampi sul percorso: una strana ,immigrazione” non sfuggita agli emissari del Vaticano. E Borghetti ha decimato i seminaristi: su 11 ben 7 sono stati convinti ad abbandonare gli studi. Perché? Difficile chiedere ai sacerdoti. Come nella Sicilia dei romanzi di Sciascia nessuno sa, nessuno vede, nessuno parla. E dalle carte dei processi, dai racconti degli investigatori emergono le passate pressioni della Curia per “calmare” le inchieste sui casi di pedofilia. Per riuscire a parlarne con un parroco bisogna darsi appuntamento allo svincolo dell’autostrada. In quella terra di nessuno tutta cemento. Arriva con una tuta e un berretto. Irriconoscibile. E racconta: “Il punto è che troppi di noi ci sono dentro. Fino al collo. Troppi, quasi a tutti i livelli, possono essere ricattati”.

    Ferruccio Sansa. Il Fatto Quotidiano del 21/09/2015

  • L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Si racconta a viso scoperto in un video realizzato dalle telecamere di XIXTV. Ecco l’incredibile storia di un ragazzo abusato fin da bambino da un sacerdote ancora in libertà.

    “Mi ha abusato in Uruguay, e anche qui in Italia“. Una storia raccontata a fatica, dove il giovane, che oggi ha 29 anni, ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza segnate da momenti e persone che mai potrà dimenticare.

    Troppi sono gli abusi, gli inganni, i gesti, gli sguardi di quei preti pedofili che gli hanno rovinato l’esistenza.

    Nato in Brasile, abbandonato dalla madre e dal padre, a soli sei mesi è stato affidato a unistituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Era considerato orfano a tutti gli effetti: senza genitori, senza documenti, senza nessuno che potesse difenderlo. Così sono iniziate le lunghe notti in parrocchia, dove veniva invitato da quel prete missionario italiano a dormire. Eppure, anche se lui ancora non poteva capire, racconta di un prete che li toccava i genitali gemendo. Il racconto, sofferto e rabbioso, continua: “A 14 anni sono venuto in Italia per studiare e prendere il diploma da infermiere. Nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno”. Il prete che gli fa da tutor è don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Inizia così una sorta di terrorismo psicologico: “Non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava”. Il sacerdote in questione, che giustificava i suoi gesti dicendo di amare come un padre, ogni volta riusciva a convincere il povero giovane, arrivando addirittura a minacciarlo di toglierli il denaro, se si fosse rifiutato di contraccambiare il suo amore. “Quando diceva di amarmi io ci credevo – racconta nel video- mi aiutava, mi difendeva, però poi voleva i miei baci. Compra la gente con i soldi per tenersela vicino e la ricatta. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno“. A un certo punto del racconto, il giovane arriva addirittura a confessare che: “Quando mi sono reso conto di quello che il prete mi faceva ho pensato di suicidarmi. Non capivo, perché da una parte diceva di amarmi come un padre e dall’altra faceva certe cose”.

    Un prete considerato da tutti “lindo e buono”, che dice messa, che aiuta, che e’ amico, “ma una volta rientrato in parrocchia si trasforma, ride di fronte ai ragazzini e li vede come un premio e ne approfittava”. La gente viene ingannata, nessuno sa, però chi lo ha conosciuto come me, non ha il coraggio di affrontarlo perché lui può tutto, può pagare l’avvocato e tutto il resto”. Il giovane ha trovato il coraggio e ha deposto in Uruguay e ha avuto la possibilità di deporre anche in Italia a Savona. La versione del prete: “Solo calunnie, sono sereno”. Interpellato dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto “sereno”, perché “sono tutte calunnie” e anche perché “il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia”.

    Oggi, il giovane è diventato padre, e il dolore, le umiliazioni, le sofferenze, i brutti ricordi, lasciano spazio alla rabbia e a una paura:”che mio figlio o qualcuno vicino a me possa incrociarlo”. Lui da sempre diceva agli atri preti missionari quanto gli veniva fatto ma “si coprivano tutti, era una mafia“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/linferno-giovane-uruguaiano-abusato-3-preti-ligure-1169023.html

  • Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Borghetto, don Francesco Zappella riceve l’abbraccio dei suoi parrocchiani: “Io non me ne vado”

    Ieri sera una sessantina di persone si sono radunate sotto casa del sacerdote

    Borghetto Santo Spirito. “Io di qui non me ne vado”. Non molla, don Francesco Zappella, il parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova di Borghetto accusato di aver abusato di un giovane sudamericano ospite in un centro in Uruguay e nel 2004 ad Albenga.

    Ieri sera molti parrocchiani e amici del sacerdote (circa una sessantina) si sono recati sotto la sua abitazione accanto alla parrocchia per abbracciarlo idealmente e manifestargli tutta la loro solidarietà e vicinanza in questo momento per lui particolarmente difficile.

    “Potete immaginare cosa sto passando – ha detto don Francesco affacciatosi dal balcone di casa per rispondere alla folla – Mavado a testa alta, perché il male non può prevalere sul bene. Io spero che presto si chiarisca tutto, perché si tratta di una montatura. Non è facile. Ma questa vostra dimostrazione è per me molto importante”.

    A lasciare perplesso il sacerdote e anche la diocesi di Albenga è la “lentezza” della macchina investigativa: “In Uruguay si sono mossi tutti. Io qui non ho ancora ricevuto telefonate da nessuno, né dai carabinieri né dalla procura“.

    Intanto la curia ha già preso provvedimenti per cercare di arginare il caos mediatico che si è creato intorno al caso: “Ho saputo che il vescovo ha querelato la testata che ha riportato la notizia. Il monsignore li aveva diffidati dal riportare la vicenda senza le dovute cautele. Non lo hanno ascoltato e lui ha proceduto. Non è corretto pubblicare e mettere il nome di una persona alla gogna mediatica in questo modo. Si fa troppo in fretta a denigrare una persona“.

    Al di là di questi aspetti, don Francesco ha voluto rassicurare i suoi parrocchiani circa le sue intenzioni: “Io di qui non me ne vado – ha detto – Al massimo se mi mettono dentro portatemi le arance e le sigarette. Andiamo avanti, anche se non è facile. Via Internet ho ricevuto tantissime testimonianze, ma la vostra di questa sera è stata davvero importante. Non mi aspettavo una cosa del genere. Chiedo al Signore di darmi la forza. Ma io non mollo”.

    http://www.ivg.it/2015/09/borghetto-don-francesco-zappella-riceve-labbraccio-dei-suoi-parrocchiani-io-non-me-ne-vado/

  • Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga, di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e già missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha già deposto nel suo Paese e a Savona.
    L’associazione ha chiesto alla polizia di Montevideo di procedere anche nei confronti di altri due sacerdoti che vivono nel Paese Sudamericano: padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera pure loro indicati come protagonisti di abusi. Nel frattempo il giovane, che oggi ha 29 anni e che ha dato via alle indagini della Procura di Savona, dopo essere stato ascoltato dal pm Giovanni Battista Ferro è partito per rientrare in Uruguay. La querela dell’associazione L’abuso è stata inviata per conoscenza anche alle due Ambasciate competenti. Le ipotesi di reato contestate per i due sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per don Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/savona_associazione_anti_pedofilia_vescovo_processare_parroco_borghetto_santo_spirito/notizie/1553513.shtml

  • Presunto caso di pedofilia. Borghetti: Attendo di capire

    Presunto caso di pedofilia. Borghetti: Attendo di capire

    Il vescovo-coadiutore della diocesi di Albenga interviene sulla vicenda e sulla nomina di don Francesco Zappella alla Caritas.

    GIOVANNI CIOLINA
    ALBENGA

    La bufera del caso «don Zappella» si abbatte sulla diocesi di Albenga e Imperia, all’indomani delle nomine delle varie pastorali, ma il vescovo Guglielmo Borghetti mantiene la consueta calma e sincerità nell’affrontare il discorso.

    «Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come peraltro tutte le altre, sono state fatte sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi».

    Il monsignore va subito al nocciolo del problema letto sui giornali «anche se personalmente non sono stato informato di nulla. Ho letto di un prete denunciato per fatti molto gravi, ma notizie ufficiali non ne ho avute. E sono sincero quando dico di non sapere nulla». Il responsabile della chiesa ingauna attende quindi notizie dalla procura («Come mi era accaduto in altre realtà») anche se non essendoci indagati il passaggio tecnico non è automatico.

    Ma è stato lo stesso Zappella ieri mattina, come rivelato dallo stesso prete, ad annunciare al suo vescovo la storia e presentare le dimissioni dall’incarico.

    «Al momento sono sereno – ha dichiarato il pastore mandato da papa Francesco – e attendo di conoscere sviluppi. Se le accuse trovassero conferma sarei addolorato e dovrei prendere provvedimenti, ma fino a che la situazione non è chiara aspetto».

    Indubbiamente la nomina di don Zappella alla Caritas ha suonato strano alla luce della denuncia del giovane sud americano nei confronti del prete di Borghetto. «Ribadisco che per come lo conosco io don Zappella è una persona buona – ribadisce monsignor Borghetti – e i nomi che ho piazzato nei vari “ministeri” della chiesa locale sono persone di mia fiducia. Questo non vuol dire che le altre siano di mia sfiducia, ma ritengo che un turn over sia normalissimo. Se uno è appiccato al ruolo non da il massimo».

    La Stampa Savona

    http://www.lastampa.it/2015/09/08/edizioni/savona/presunto-caso-di-pedofilia-borghetti-attendo-di-capire-cxMe6i3nH4QMV0v6sHsrJJ/pagina.html

  • “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    » FERRUCCIO SANSA

    Mi ha tradito con un bacino, una carezza. Chiamandomi piccolo mio. Io ero senza padre, avevo un bisogno disperato di amore”. Fernando (il nome è di fantasia),29anni, si teneva dentro il ricordo da tanti anni. Lo capisci subito appena comincia a raccontare, con la voce che si fa sottile quando la memoria tocca i punti più bui. È una denuncia circostanziata, piena di dettagli. La stessa che venerdì ha affidato al pm di Savona, Giovanni Battista Ferro, e che rischia di far tremare una volta di più la tormentata diocesi di Albenga. Quella già commissariata con l’arrivo di monsignor Guglielmo Borghetti dopo numerosi scandali a sfondo sessuale. Perché Fernando parla ancora di pedofilia, di abusi. Addirittura racconta di un missionario che avrebbe approfittato di poveri bambini ospiti di un orfanotrofio. Un sacerdote oggi in attività, con incarichi che potrebbero metterlo in contatto con bambini. IL PM sta valutandole accuse di Fernando, giunto in Italia grazie alla Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, che da anni si batte contro le violenze di sacerdoti sui minori. Agli investigatori le parole del giovane sudamericano paiono precise, apparentemente attendibili. Un fascicolo,ancora senza indagati, è stato aperto. Ecco il racconto di Fernando al cronista: “Ho perso il padre da piccolo. E mia madre… ave va molti problemi a seguire me e mio fratello più piccolo. Sono finito in un istituto della Chiesa. Molti mi ritenevano fortunato, perché sarei stato lontano dalla strada. In salvo”. Ma invece della salvezza, l’istituto si rivela un luogo di sofferenza indicibile:

    “Al l ’inizio mi affidarono a due sacerdoti uruguaiani (uno è morto accoltellato, un omicidio ancora da chiarire, ndr). Dovevano proteggermi, aiutarmi a ritrovare un minimo di serenità. Invece presero a molestarmi, a farmi violenza. Era un supplizio… fisico e…”, Fernando si punta il dito sulla testa: “Psicologico. Finché d a ll ’Italia – prosegue – arrivò questo sacerdote. Credevo di essere salvo. Era gentile, delicato. Gli raccontai tutto, denunciai gli altri due sacerdoti. Promise che mi avrebbe aiutato. Gli credetti, che altro potevo fare, ero disperato. Totalmente disperato. Mi aggrappai a quel prete. Lui mi accarezzava, mi dava dei bacini. Mi chiamava piccolo mio. E sì…poi ha cominciato a fare tutto il resto, a toccarmi e… potete immaginare. Ma io ero troppo confuso, vedevo in lui un padre, credevo che quello fosse un modo per manifestare l’amore. Comunque non potevo ribellarmi, perdere anche quest’uomo”. Gli abusi, secondo le accuse, proseguono a lungo: “Quando era in Uruguay mi chiamava,voleva che lo guardassi mentre faceva il bagno, che mi sdraiassi accanto a lui,che ci scambiassimo baci e carezze sui genitali. No,non pretendeva un rapporto completo, ma gli altri sì. Non mi piaceva, anzi, lo detestavo. Ma… insomma, io non avevo soldi, non avevo da mangiare. Non potevo dire di no”. Finché dieci anni fa, quando era diciannovenne, Fernando riceve dalle mani del prete un regalo prezioso: un biglietto per l’Italia.

    E vola ad Albenga. “Sognavo di studiare, di trovarmi un lavoro. Di uscire finalmente dalla vita che avevo fatto nel mio paese. Invece… era tutto uguale. Quell’uomo non voleva aiutarmi, ma soltanto… toccarmi, e il resto. Finché un giorno, mentre cercavo nel taschino della sua giacca gli spiccioli per le sigarette, ho trovato una fotografia: due bambini biondi, nudi. Ho capito che non ne potevo più. E sono riuscito a convincerlo apagarmi il biglietto per tornare a casa”. NON ERA FINITA. Dopo Fernando anche suo fratello, oggi ventenne, sarebbe finito tra le braccia del sacerdote. Poi gli abusi finiscono, “sono riuscito a farmi una vita. Almeno ci ho provato, ho avuto cinque figlie”. Ma la storia delle violenze aveva superato i confini dell’orfanotrofio: “Ho incontrato un altro missionario – racconta Zanardi – che raccontava di aver lasciato l’istituto in Uruguay, disgustato da quello che avveniva”. Aveva presentato denuncia? “No, non se l’era sentita”. Mala Retel’Abuso comincia le sue indagini e rintraccia Fernando. Gli chiede di presentare denuncia. “Ci ho pensato a lungo. Ero terrorizzato. Quel prete da noi è potentissimo. In molti appena hanno saputo che venivo in Italia per denunciarlo mi hanno voltato le spalle. E poi io campo ancora grazie alla Chiesa”. Fernando ha deciso lo stesso di presentare denuncia: prima presso l’ambasciata italiana di Montevideo, poi ai pm di Savona che da anni indagano sugli scandali della chiesa di Albenga. “Te mo che ci siano altri ragazzi, tanti, che hanno passato quello che ho subìto io. Spero che adesso trovino il coraggio di denunciare anche loro”.

    Il Fatto Quotidiano

  • PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    COMUNICATO STAMPA

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che è stata formalizzata questa mattina presso le autorità competenti in Uruguay formale querela nei confronti del sacerdote italiano, attualmente parroco di Borghetto Santo Spirito (diocesi di Albenga) Francesco Zappella, e nei confronti di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata per conoscenza anche l’Autorità Giudiziaria italiana oltre che alle due Ambasciate competenti.

    Le ipotesi di reato contestate per due dei sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per il terzo invece, l’italiano Francesco Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale, oltre ad altri due probabili capi di imputazione che al momento non rendiamo noti.

    Nei giorni scorsi, la vittima ha formalizzato le accuse nei confronti dei tre sacerdoti presso la Procura della Repubblica di Savona, davanti al Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro in un interrogatorio durato più di cinque ore. Secondo gli inquirenti l’uomo ha reso dichiarazioni ampiamente esaustive.

    Il 19 agosto scorso, attraverso un delicatissimo lavoro diplomatico che ha trovato la disponibilità dell’Ambasciatore italiano in Uruguay, dott. Vincenzo Palladino, la Rete L’ABUSO era già riuscita a formalizzare presso l’Ambasciata di Montevideo, una querela che era stata successivamente trasmessa alla Procura della Repubblica di Savona e al difensore della vittima, l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere, nominato come difensore dalla vittima, presso l’Ambasciata Italiana.

    La vittima che grazie alle donazioni fatte da molti sostenitori dell’associazione, era stata fatta venire in Italia lo scorso 28 agosto proprio per essere interrogato dall’autorità giudiziaria italiana. Il ragazzo che partirà nella giornata di oggi per fare ritorno in Uruguay, ha già formalizzato davanti all’Autorità Giudiziaria italiana l’avvocato Sergio Cavaliere con Nomina difensore con procura speciale. Ha in’oltre delegato la Rete L’ABUSO, nella persona del suo legale rappresentante Francesco Zanardi, ad agire per suo conto per tutto ciò che concerne l’espletamento delle pratiche legali e burocratiche.

    L’associazione rende anche noto che nella giornata di domani provvederà formalizzando regolare comunicazione di messa in mora nei confronti di don Francesco Zappella, della Diocesi di Albenga, della parrocchia di Borghetto S. Spirito e di quella uruguayana, entrambe teatro delle violenze.

    Il difensore della vittima l’avv. Sergio Cavaliere, chiederà anche all’autorità giudiziaria che vengano ravvisati nei confronti della diocesi di Albenga e dei vescovi, eventuali reati omissivi, come previsto dal II comma dell’articolo 40 del c.p.p.

    L’associazione chiederà formalmente nella giornata di oggi a mons. Gulielmo Borghetti, che don Francesco Zappella venga sospeso a Divinis da subito e che si avvii nei suoi confronti anche una Indagine Canonica. Chiede unitamente per il sacerdote, l’immediato allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori.

    Francesco Zanardi

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    07/09/2015 18:29:00 (ANSA) ZCZC6285/SXA OGE48472_SXA_QBXB U CRO S0A QBXB Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA) – SAVONA, 7 SET – L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e gia’ missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha gia’ deposto nel suo Paese e a Savona. (ANSA). YL3-MOI 07-SET-15 18:29 NNNN