Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Aversa

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • SCANDALO ESORCISMI | Nuovo arresto per don Michele e Schettino. Ai genitori della 13enne, sospesa la podestà genitoriale

    SCANDALO ESORCISMI | Nuovo arresto per don Michele e Schettino. Ai genitori della 13enne, sospesa la podestà genitoriale

    Casapesenna – Nel pomeriggio di ieri, 12 marzo, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di: – BARONE MICHELE, nato a Caserta il 20.2.1976, sacerdote appartenente alla diocesi di Aversa – attinto dalla misura cautelare della custodia in carcere; – SCHETTINO Luigi, nato a Caserta il 28.5.1978, dirigente della Polizia di Stato – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari; – TRAMONTANO Cesare, nato a Maddaloni il 26/10/1967 – attinto dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della sospensione della potestà genitoriale; – CARANGELO Lorenza, nata a Maddaloni il 25.2.1970 – attinto dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della sospensione della potestà genitorìale; Le indagini, dirette dalla Procura e curate dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta e, per la parte relativa ad alcuni accertamenti tecnici, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, hanno consentito di approfondire ulteriormente le censure relative alle gravissime condotte perpetrate dal sacerdote Michele BARONE, appartenente alla diocesi di Aversa, in concorso con le altre persone attinte dai provvedimenti cautelari.

    Il sacerdote, infatti – già colpito da un’ordinanza cautelare per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale – agendo senza l’autorizzazione del Vescovo diocesano e, dunque, in totale spregio delle regole e delle prescrizioni dell’organizzazione clericale, ha perpetrato su numerose donne – tra le quali la minore T.A. – riti esorcisti posti in essere con modalità violente, in tal modo concretizzando la realizzazione delle fattispecie incriminatrici dei maltrattamenti in famiglia aggravati dalla realizzazione, ai danni della minore T.A., di una lesione gravissima. Le ordinanze cautelari hanno, altresì, riguardato, TRAMONTANO Cesare e CARANGELO Lorenza, genitori della minore T.A., i quali hanno partecipato a numerosi episodi di maltrattamento, contribuendo consapevolmente e volontariamente alla realizzazione dei soprusi ai danni della figlia e alla realizzazione, ai suoi danni, di uno sfregio permanente del viso. Infine, attinto da misura cautelare è stato anche il vice questore aggiunto della P.S. Luigi SCHETTINO, seguace di don Michele BARONE, ritenuto responsabile, in concorso, anche dei maltrattamenti subiti da T.A., non avendo impedito il protrarsi della condotta criminosa, pur avendone piena contezza e avendo l’obbligo giuridico di impedire l’ulteriore protrazione dell’evento criminale e, in particolare, la realizzazione dello sfregio permanente del viso della minore. Le indagini, sono state condotte attraverso l’escussione di numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione di documentazione sanitaria, la realizzazione e l’acquisizione di videofilmati — anche oggetto di servizi di trasmissioni televisive – una consulenza medico/legale e intercettazioni telefoniche e ambientali.

    http://noicaserta.it/don_michele_barone_cesare_tramontano_lorenza_carangelo_schettino_luigi_esorcismo.html

  • Caserta, esorcismo e violenza su quattordicenne, resta in carcere il prete arrestato

    Caserta, esorcismo e violenza su quattordicenne, resta in carcere il prete arrestato

    Resterà in carcere don Michele Barone, sacerdote di Casapesenna (Caserta), arrestato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni di tre donne, tra cui una minore di 14 anni. Tornano invece in libertà i genitori di quest’ultima, finiti agli arresti domiciliari perché non avrebbero impedito gli abusi. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, cui si era rivolto Carlo Taormina, legale del pretechiedendo i domiciliari, anche la procura aveva dato parere contrario.

    Lo stesso legale, che assiste anche i genitori della piccola, aveva poi chiesto per i coniugi l’annullamento dell’ordinanza e la concessione della libertà, ricevendo l’avallo dei pm che aveva dato parere favorevole ad una misura meno afflittiva. Per don Michele la partita si sposterà ora al Tribunale del Riesame, cui Taormina ha già presentato istanza. L’altro indagato arrestato, il funzionario di polizia Luigi Schettino, resta ai domiciliari in attesa che si pronunci il Tribunale del Riesame, al quale si è rivolto il suo legale Carlo De Stavola.

    Durante l’interrogatorio, il funzionario di polizia ha ricostruito il suo ruolo all’interno della vicenda, rifiutando di essere etichettato come l’adepto di don Michele, ipotesi questa avanzata dalla Procura. L’ex dirigente del commissariato di Maddaloni ha raccontato di aver conosciuto il sacerdote nel 2013, e di aver frequentato con la moglie anche il gruppo di preghiera creato da don Michele; almeno in quattro-cinque occasioni il poliziotto avrebbe assistito alle pratiche del prete, cui la Diocesi di Aversa contesta di aver praticato riti esorcistici senza autorizzazione. Schettino ha negato che il sacerdote avesse maltrattato ragazze o donne, o avesse abusato di loro, raccontando di aver preso parte con il gruppo ad un viaggio a Medjugorie dello scorso anno e ad una visita a Maddaloni presso un luogo dove si presume che si siano tenuti riti satanici; in quel caso, ha riferito il funzionario, una delle presunte vittime di don Michele, la 14enne i cui genitori sono finiti in arresto, sarebbe caduta in trance.

    Schettino ha poi negato anche l’altra accusa di aver tentato di convincere la sorella della 14enne a non presentare denuncia contro don Michele. La donna, il 19 ottobre del 2017, invece aveva deciso di rivolgersi  formalmente al commissariato di polizia di Chiaiano (Napoli), poi qualche giorno dopo si recò al commissariato di Maddaloni, comune dove risiedono i genitori e la sorella; qui si trovò di fronte Schettino, allora dirigente, e il suo vice, un sostituto commissario. Schettino ha spiegato che fu la donna a desistere e che non furono fatte pressioni nei suoi confronti, anche perché una denuncia già c’era. Qualche mese dopo, il 19 febbraio scorso, pochi giorni prima dell’arresto del prete e dello stesso Schettino, il sostituto commissario ha poi depositato una relazione in cui dava conto delle presunte pressione fatte dal suo dirigente; un documento che è servito alla procura come fondamentale riscontro alle accuse ipotizzate verso il poliziotto.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/esorcismo_violenza_michele_barone_sacerdote_carcere_inchiesta_caserta-3589979.html

  • Abusato a 16 anni in seminario: “Don Maurizio mi masturbava ogni sera, oggi è monsignore”

    Abusato a 16 anni in seminario: “Don Maurizio mi masturbava ogni sera, oggi è monsignore”

    In una intervista a Fanpage.it, Armando (nome di fantasia), ex seminarista alla diocesi di Aversa negli anni Novanta, denuncia il prete che abusò sessualmente di lui quando aveva 16 anni. “Volevo diventare un sacerdote, poi incontrai lui e cominciò la mia discesa all’inferno. Ecco cosa mi ha costretto a subire”.

    Sognavi di diventare un prete, anzi, di intraprendere la carriera ecclesiastica e chissà, un giorno magari guidare una diocesi, oggi invece non credi più in Dio. Cosa è successo?

    È successo che mentre coltivavo il mio sogno in seminario, ho un incontrato un aspirante prete che ha abusato di me.

    Come si chiama?

    Maurizio Palmieri, allora ‘animatore’ 25enne, oggi ‘monsignor Palmieri’ canonico della Diocesi di Aversa.

    Quanti anni avevi quando sono conciati gli abusi?

    Avevo 15 anni, era il 1994 e mi trovavo nel seminario vescovile minore di Aversa. Lui ne aveva venticinque, circa.

    Come comincia questa storia? La tua esperienza in seminario è stata immediatamente negativa?

    No, al contrario, il primo anno ero molto felice, mi divertivo con tutte le attività didattiche, i campi estivi, gli amici che mi ero fatto sui banchi di scuola. Ricordo che quando tornavo a casa nel weekend era una festa, i miei erano orgogliosi di me, mi ricoprivano di attenzioni.

    E poi tutto è andato in pezzi, ma come?

    Un giorno d’estate la Diocesi ha organizzato un capo estivo a Vibonati, una delle tante esperienze extradidattiche che mi piacevano tante. Non so descrivere come sia accaduto, so solo che siamo rimasti soli e lui mi ha baciato sulla bocca.

    Come ti sei sentito?

    Sconvolto, ma non ho avuto la forza di reagire. Da allora la mia vita ha cominciato a crollarmi addosso, giorno dopo giorno.

    Perché quel bacio non è stato un episodio senza seguito.

    No. Dopo quel primo approccio ha cominciato a chiamarmi nella sua stanza di sera.

    Cosa ti faceva fare?

    Mi chiedeva di entrare nel suo letto, mi masturbava, mi chiedeva di masturbarlo.

    Lo faceva solo con te?

    No. Una volta ha portato a Parigi me e un altro giovane seminarista, dormivamo tutti e tre nella stessa stanza. Ricordo che a me fu assegnato il letto singolo mentre loro (il prete e lo studente) in quello matrimoniale.

    E?

    Ho visto coi miei occhi che abusava di lui mentre credeva che dormissi.

    Quindi non eri l’unico a subire gli abusi.

    No, ma non solo. C’erano molti altri comportamenti ambigui.

    Per esempio?

    Beh, la sera spesso entrava nel nostro dormitorio. Sapeva farsi benvolere, chiacchierava con tutti, diceva che avrebbe pregato per noi e poi ci chiedeva delle cose strane. A qualcuno ha chiesto di leccargli o baciargli l’alluce, a me, invece, di prendere dalla sua bocca il chewing-gum e tenerlo nella mia. ‘Se mi vuoi bene lo devi fare’, diceva.

    E voi obbedivate?

    Non capivamo cosa stesse accadendo davvero.

    È mai stato violento?

    Fisicamente mai, ma mi ha fatto delle pressioni psicologiche per tenermi sotto il suo giogo. Dopo una gita al campo estivo in cui con i miei amici ci eravamo divertiti a suonare e cantare, minacciò di cacciarmi dal seminario se non avessi cambiato ‘atteggiamento’.

    Quale atteggiamento?

    Non lo so, so solo che da allora ho accettato di tutto purché non mi mandasse via.

    Malgrado gli abusi volevi restare in seminario, perché?

    Perché quella era la mia famiglia, avevo un obiettivo di vita, un’appartenenza, anche se dopo è andato tutto in fumo.

    Quando?

    Non lo so con esattezza. Dopo un po’ ho cominciato a star male. Ho perso la fede, ho rinunciato al sogno di diventare prete, ho cominciato a desiderare di andare via, ma i miei mi hanno impedito di lasciare gli studi e così sono rimasto fino al diploma.

    E poi sei crollato.

    Esattamente: gli anni dai venti ai trenta sono stati i peggiori, ho abbandonato gli studi universitari, ho avuto episodi psicotici, ho visto decine di psicoterapeuti – nessuno dei quali mi ha mai guidato verso la denuncia alla magistratura – ho perso la fidanzata che amavo e che volevo sposare.

    E hai tentato il suicidio.

    Sì, il mio papà mi ha supplicato piangendo di non uccidermi. L’ho fatto soffrire tanto….

    Poi hai cominciato delle cure farmacologiche?

    Sì, non mi vergogno a dire che spesso ero fuori di me,  ma ho seguito le terapie e sono cambiato tantissimo.

    Anche in meglio, oggi stai bene.

    Ci sono voluti anni e un lungo processo di consapevolezza per arrivarci, un processo che è passato attraverso una denuncia, prima alla Curia, poi alla magistratura, quando purtroppo il reato era già prescritto.

    Che provvedimenti ha preso la Curia dopo la tua denuncia? Ha avviato delle indagini per accertare quanto hai riferito?

    Non ha preso alcun provvedimento, tanto è vero che Palmieri è esattamente nel posto in la carriera ecclestiastica lo avrebbe portato doveva essere. Ho scritto anche a Papa Francesco per chiedergli di impedire che quell’uomo facesse ancora del male, per chiedergli di ridurlo allo stato laicale, ma neanche lui mi ha risposto.

    Che ne è stato del ragazzo che venne con te a Parigi?

    All’epoca lo affrontai e chiedendogli di denunciare con me. Ha rifiutato tenendo gli occhi bassi, non era pronto.

    Oggi cosa gli diresti?

    Oggi sono convinto più che mai che avrò giustizia, nonostante la Chiesa abbia nascosto la testa sotto la sabbia. Alle altre vittime di don Palmieri, compreso quel ragazzo, dico: fatevi avanti, meritiamo la verità.

    https://napoli.fanpage.it/abusato-a-16-anni-in-seminario-don-maurizio-mi-masturbava-ogni-sera-oggi-e-monsignore/

  • CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE

    CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE

    Nelle prossime ore  il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere   potrebbe decidere se concedere o meno i domiciliari a don Michele Barone, il sacerdote di Casapesenna (Caserta) finito in carcere venerdì scorso con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti di tre ragazze, una delle quali di 13 anni, che sarebbero state sottoposte a suo dire a riti di esorcismo, in quanto «possedute».

    L’istanza è stata avanzata dal legale del prete, Carlo Taormina, che difende anche il padre e la madre della minore, finiti ai domiciliari nell’ambito della stessa indagine; per i due coniugi Taormina ha chiesto invece il ritorno in libertà. Non sono molte però le speranze che lo stesso gip che ha firmato l’ordinanza di arresto, accolga ora le richieste del difensore degli indagati; per questo Taormina ha presentato analoghe istanze al Tribunale del Riesame, la cui udienza però non è stata ancora fissata.

    L’indagine sulla vicenda incrocia più fronti: c’è quello delle presunte violenze che sarebbero state perpetrate dal sacerdote nei confronti della 13enne e delle altre due vittime, e quello dell’autorizzazione che Barone avrebbe ricevuto dalla Diocesi di Aversa per praticare i riti esorcistici. Sul primo fronte, la Procura ha ricostruito un quadro da libro dell’orrore, con il prete che avrebbe più volte abusato sessualmente delle ragazze che sottoponeva ad esorcismo; sia Don Michele che i genitori della 13enne, sentiti dal gip nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno però categoricamente smentito le contestazioni della Procura, parlando di pratiche connesse al rito di esorcismo.

    «Abbiamo portato nostra figlia da medici specialisti, era in cura anche quando è stata presa in carico da Don Michele» hanno spiegato i coniugi, che si sono detti convinti che la figlia fosse «posseduta perché tutti i medici dicevano che non soffriva di alcun disturbo o patologia psichica, ma lei comunque non stava bene». Il legale della coppia dice oggi che «dopo le pratiche di Don Michele la piccola sta benone»; annuncia inoltre che depositerà un video del viaggio a Cracovia del 20 febbraio scorso da cui emerge «come la piccola sia guarita definitivamente». La ragazza potrebbe anche essere sentita, magari attraverso un incidente probatorio. «Non ci opporremo ad un tale eventualità» dice Taormina.

    Sul secondo fronte, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone ha sempre sostenuto che Barone avrebbe agito senza alcuna autorizzazione della Curia, cosa confermata dallo stesso Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, che attraverso una nota aveva spiegato di aver già ammonito il prete nel dicembre scorso dopo aver saputo dei riti da lui praticati, e di averlo sospeso a metà febbraio.

    Peraltro la Curia ha fatto sapere che l’unico sacerdote autorizzato a compiere riti di esorcismo è don Carlo Aversano, parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe ed ex superiore di don Peppe Diana prima che questi divenisse parroco della chiesa di San Nicola di Bari e venisse poi ucciso nella sacrestia dal killer dei Casalesi.

    Di Don Carlo hanno parlato i genitori della bimba e lo stesso Barone nel corso degli interrogatori, in cui è stato affermato a chiare lettere che i riti erano regolarmente autorizzati dalla Diocesi. «Dopo le pratiche di don Michele – hanno spiegato i genitori della presunta vittima – ci rivolgemmo a Don Carlo che confermò che nostra figlia era posseduta ma stava guarendo».

    13ENNE ALLE IENE: “STO PEGGIO DI PRIMA” Intanto Le Iene nella puntata di ieri sera hanno parlato ancora del sacerdote:  parlano sia Arianna, dalla cui denuncia è partita l’inchiesta sulla presunta setta del sacerdote, sia la sorellina Giada, vittima dello stesso don Michele. «Tutte queste cose che hanno detto su don Michele, sai come mi ero affezionata a lui… Ora sto più male di prima», dice la bambina, che difende ancora il prete. Colpisce il modo in cui Giada si mostri ancora totalmente soggiogata da lui: attualmente ha iniziato un percorso di riabilitazione con uno psicologo.

    “Aveva atteggiamenti camorristi verso di noi, ci minacciava di bruciarci”, hanno dichiarato alcune vittime,

    «Mi fa stare male il fatto che lei non voglia vedermi – si sfoga Arianna – don Michele l’ha convinta che io fossi il diavolo». Quando Arianna e Giada si rivedono, davanti alle telecamere delle Iene (che mostrano le immagini oscurate facendo sentire solo l’audio), Giada è ancora confusa: per la psicologa non ricorda molto di ciò che è successo. «Per me questo non è stato per niente un aiuto, anzi sto più male di prima – dice la ragazzina – Don Michele lo hanno messo in carcere perché dicono che mi ha violentato ma non è vero».

    CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE

  • Scandalo esorcismo, Don Michele Barone accusa il vescovo Spinillo: “Sapeva tutto”

    Scandalo esorcismo, Don Michele Barone accusa il vescovo Spinillo: “Sapeva tutto”

    Il prete di Casapesenna è accusato di avere abusato sessualmente di due ragazze tra le quali una minorenne

    CASAPESENNA – Arrivano le prime dichiarazioni di don Michele Barone, il sacerdote arrestato dopo il filmato alla trasmissione televisiva Mediaset Le Iene. Il prete è accusato di violenza sessuale a danni di minori.

    Nell’interrogatorio dinnanzi al gip Ivana Salvatore, secondo quanto riporta la testata giornalistica Il Mattino, don Michele ha accusato anche il vescovo della diocesi di Aversa Mons. Angelo Spinillo, dicndo che il religioso sapeva tutto degli esorcismi e che erano atti di purificazione.

    Il prete di Casapesenna, accusato di avere abusato sessualmente di due ragazze tra le quali una minorenne, ha anche quindi respinto le accuse ed ha chiesto di essere scarcerato.

    Scandalo esorcismo, Don Michele Barone accusa il vescovo Spinillo: “Sapeva tutto”

  • Arrestato Don Michele Barone, i genitori dell 13enne ed un poliziotto. Svolta nelle indagini

    Arrestato Don Michele Barone, i genitori dell 13enne ed un poliziotto. Svolta nelle indagini

    Dopo il servizio delle Iene sono stati fatti 4 arresti

    CASAPESENNA / MADDALONI – Nel corso della mattina odierna, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di:

    – BARONE MICHELE, nato a Caserta il 20.2.1976, sacerdote appartenente alla diocesi di Aversa – attinto dalla misura cautelare della custodia, in carcere;
    – SCHETTINO Luigi, nato a Caserta il 28.5.1978, dirigente della Polizia di Stato – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;
    – TRAMONTANO Cesare, nato a Maddaloni il 26/10/1967 – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;
    – CARANGELO Lorenza, nata a Maddaloni il 25,2.1970 – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;

    Le indagini, dirette dalla Procura e affidate alla Squadra Mobile della Questura di Caserta, hanno consentito di stigmatizzare un contesto criminale inquietante, che vede quale protagonista il sacerdote Michele BARONE, appartenente alla diocesi di Aversa. Questi, agendo senza l’autorizzazione del Vescovo diocesano e, dunque, in totale spregio delle regole e delle prescrizioni dell’organizzazione clericale, ha perpetrato su numerose donne – tra le quali la minore T.A. e la giovane C.R. – medievali e brutali riti esorcisti, le cui modalità esecutive hanno concretizzato la realizzazione delle fattispecie incriminatrici della violenza sessuale aggravata e dei maltrattamenti in famiglia.

    In particolare, il BARONE, ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità. Infatti, nel corso di “quotidiani” riti di liberazione e purificazione dell ‘anima, sia T. A., sia C.R., nonché, numerose altre vittime, sono state violentemente percosse, brutalmente ingiuriate^ costantemente minacciate e costrette a subire, contro la loro volontà, atti sessuali, consistiti in palpeggiamenti in zone erogene, nella sottoposizione forzata a denudazione e nella aberrante prassi di dormire, nude, insieme al prete e
    alla sua amante.

    Inoltre, sempre su indicazione del sacerdote, le giovani donne sono state costrette a sospendere i trattamenti farmacologici cui erano in precedenza sottoposte per gravi patologie da cui erano affette e, addirittura, sempre a seguito di dictat del prelato, hanno sospeso la normale alimentazione e si sono nutrite, per mesi, con flebo di glucosio e/o latte e biscotti. Le attività investigative hanno consentito, altresì, di accertare la perpetrazione di ulteriori ipotesi di violenza sessuale aggravata, perpetrate dal BARONE ai danni di S.F., la quale, sempre in virtù di una profonda manipolazione psicologica subita a seguito dell’interlocuzione col sacerdote e in evidente condizione di inferiorità fisica e psicologica rispetto allo stesso, è stata costretta, in più circostanze, a compiere e a subire atti sessuali, con la minaccia che, nell’ipotesi di rifiuto, sarebbe stata certamente “punita” dalla Madonna, da San Michele e da altri Angeli e Santi.

    Le ordinanze cautelari hanno, altresì, riguardato, TRAMONTANO Cesare e CARANGELO Lorenza, genitori della minore T.A., i quali hanno partecipato a numerosi episodi di maltrattamento, contribuendo consapevolmente e volontariamente alla realizzazione dei feroci soprusi ai danni della figlia. TRAMONTANO Cesare, infine, in concorso con il dirigente della Polizia di Stato SCHETTINO Luigi – anch’egli sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari – ha cercato, insieme al BARONE, di costringere la sorella di T.A. a ritirare l’esposto presentato presso il commissariato di Chiaiano e volto a denunciare le gravissime condotte perpetrate ai danni della minore.

    Lo SCHETTINO, adepto della setta riconducibile a don Michele BARONE, è stato ritenuto responsabile, in concorso, anche dei maltrattamenti subiti da T.A., non avendo impedito il protrarsi della condotta criminosa, pur avendone piena contezza e avendo l’obbligo giuridico di impedire l’ulteriore protrazione dell’evento criminale. Le indagini, sono state condotte attraverso l’escussione di numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione di documentazione sanitaria, la realizzazione e l’acquisizione di videofilmati – anche oggetto di servizi di trasmissioni televisive – e intercettazioni telefoniche e ambientali.

    https://www.cronacacaserta.it/arrestato-don-michele-barone-i-genitori-dell-13enne-ed-un-poliziotto-svolta-nelle-indagini/26785
  • Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    di ALESSIA CANDITO

    REGGIO CALABRIA – Ufficialmente, don Carmelo Parrello era un sacerdote attento alla sua comunità, attivo nel quartiere e con i ragazzi che aveva aggregato attorno alla parrocchia. In realtà – sospettano i magistrati – lontano dalla chiesa e da occhi indiscreti, il religioso avrebbe avuto una doppia vita e con i ragazzi atteggiamenti decisamente meno edificanti. A denunciarlo sarebbe stata una delle vittime, che ha fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurre i magistrati a muoversi subito.

    Per questo motivo ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura si sono presentati alla porta della chiesa di San Gregorio, nella periferia sud della città, con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per don Parrello. Le accuse sono pesanti: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni.

    “Al momento – dice Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della procura – considerata la delicatezza delle indagini e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare”. Per il sacerdote non è stata emessa alcuna misura cautelare, ma per ordine dei magistrati la sua casa, la canonica e qualsiasi ambiente di sua pertinenza sono stati passati al setaccio alla ricerca di elementi che possano confermare o dissipare i sospetti.

    Quale sia stato l’esito delle attività non è dato sapere, alla Curia però tanto è bastato per decidere di prendere immediati provvedimenti. A meno di ventiquattro ore dalla perquisizione, don Parrello è stato “sospeso cautelativamente dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto”. A darne notizia è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che con una nota, pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico Avvenire di Calabria ha annunciato l’immediata sospensione del religioso. Pur dicendosi “fiducioso nel lavoro della Magistratura”, l’alto prelato ci ha tenuto a specificare la volontà di porsi “sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Arrivato nel quartiere da pochi anni, don Parrello si era fatto subito notare dalla comunità. Ma non solo per il suo particolare attivismo. Agli abitanti di San Gregorio non era infatti sfuggita la curiosa abitudine del parroco di allontanarsi spesso la sera, a bordo di una fiammante Mini Cooper e senza abito talare o colletto rigido. Qualcuno al sacerdote ha anche chiesto dove si dirigesse tanto spesso, ma al riguardo ha ottenuto sempre e solo risposte evasive. Serate su cui le indagini adesso potrebbero fare chiarezza.

    E’ il secondo caso in due giorni di parroci sospesi. La Diocesi di Aversa (Caserta) ha sospeso temporaneamente dalla funzione un sacerdote di Succivo, dopo che lo stesso religioso ha sporto denuncia ai carabinieri per estorsione. Denuncia che ha portato all’arresto di due giovani che avrebbero chiesto al parroco la somma di 20mila euro, minacciandolo di divulgare, in caso di diniego, un video in cui comparirebbe il sacerdote mentre compie rapporti sessuali con i due ragazzi, entrambi maggiorenni.

  • Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    SUCCIVO – La Diocesi di Aversa ha deciso di sospendere Don Crescenzo Abbate, parroco di Succivo, a seguito della vicenda che lo ha visto coinvolto. Il sacerdote è finito al centro di un ricatto hard da parte di due giovani di 22 e 24 anni che ora sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di stalking estorsione.

    “Le notizie relative alla denuncia per tentata estorsione al parroco di Succivo – si legge in una nota della Diocesi – vista anche la particolare natura dell’azione estorsiva, trovano la Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti”. In attesa che le indagini facciano il loro corso, l’organo ecclesiastico ha disposto la richiesta di “sospensione dall’ufficio di parroco”.

    Intanto emergono nuovi dettagli sull’intera vicenda. I due ragazzi coinvolti nel ricatto sono Mario Donadio e l’ucraino Yevheneik Borysyuk che hanno provato a mettere alle corde il parrocco che ha deciso di denunciare tutto. In un primo momento però Don Crescenzo non ha raccontato tutti i dettagli ai carabinieri, solo quando le richieste si sono fatte stringenti ha deciso di vuotare il sacco.

    Il ragazzo ucraino avrebbe un filmato in cui si vedrebbe il prete. Sono così cominciate le richieste di denaro: “Ci devi dare mille euro al mese altrimenti facciamo i cattivi”, dicevano i due giovani in alcuni messaggi vocali inviati al prete. Il parroco nel corso dei mesi scorsi ha versato una somma di circa mille euro in una modalità sempre uguale. Ora si attendono nuovi sviluppi in una vicenda che ha turbato tutta la comunità.

  • Sergio Cavaliere: “Il vescovo Spinillo mi ha comunicato che don Marco Cerullo, prete condannato in Cassazione per pedofilia, è stato dimesso dallo stato di sacerdote”

    Sergio Cavaliere: “Il vescovo Spinillo mi ha comunicato che don Marco Cerullo, prete condannato in Cassazione per pedofilia, è stato dimesso dallo stato di sacerdote”

    Il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, comunica le dimissioni dallo stato clericale di don Marco Cerullo, prete pedofilo.
    Nel corso della serie di iniziative telematiche promosse dalla diocesi di Aversa su Facebook per comunicare con i fedeli, su mia precisa domanda riguardante lo status del sacerdote pedofilo don Marco Cerullo, incardinato nella diocesi di Aversa, condannato in Cassazione a 6 anni e 8 mesi per pedofilia su un bimbo di 12 anni, da me assistito, il vescovo Spinillo ci ha risposto in privato che don Cerullo è stato dimesso dallo stato clericale. Mons. Spinillo ha precisato che si è trovato a dover gestire la pesante eredità lasciatagli dal predecessore e si è augurato che sia la vittima che don Marco possano ritrovare la serenità.
    Su nostra richiesta di avere le documentazione relativa al caso ci ha invitao a presentare richiesta scritta alla diocesi, che la vittima e il sottoscritto procuratore hanno regolarmente inviato con lettera racc. a.r.
    Mentre restiamo in attesa della consegna della documentazione vaticana, da parte della Congregazione per la dottrina della fede, competente in materia di abusi sessuali su minori, e, per essa, dalla diocesi di Aversa, segnaliamo che sulla pagina facebook della diocesi di Aversa https://www.facebook.com/chiesadiaversa è stata riproposta l’iniziativa di dialogo per il 9 luglio 2015.
    La intera vicenda del sacerdote don Marco Cerullo è possibile ricostruirla qui:
    Avv. Sergio Cavaliere“