Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Napoli

  • Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Si chiede che a indagare sulle presunte violenze sessuali perpetrate da uomini di Chiesa sia la giustizia ordinaria. E che non venga più lasciata alle autorità ecclesiastiche la possibilità di punire i colpevoli con un semplice trasferimento, come nel caso di Milano

    di Maria Elena Capitanio

    Si è parlato anche del caso Delpini all’incontro con la stampa estera organizzato ieri a Roma dall’associazione internazionale Eca, che ha la missione di estirpare gli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica a livello globale, e in particolare quelli sui minori. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, di cui La Verità si è già occupata, era stato chiamato in causa dalla madre di un giovane che, secondo l’accusa, nel 2011 (all’epoca quindicenne) avrebbe subito abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano che per questi reati è stato appena condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Secondo la madre del ragazzo, quella di Delpini è stata una “gestione maldestra”, poiché dopo aver appreso degli abusi del sacerdote, come misura cautelare ha disposto solo un semplice trasferimento nella pastorale di Legnano, lasciandolo dunque a contatto con altri giovani. Inoltre, sempre secondo la donna, papa Francesco, nonostante fosse “perfettamente a conoscenza della situazione”, ha scelto comunque di “nominare Delpini membro del sinodo dei giovani”.

    Un fatto scottante, che si inserisce nel contesto di altri tre casi italiani, portati all’attenzione dell’opinione pubblica nella conferenza di ieri da parte di Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, alla presenza in sala di numerose vittime. “Quattro casi in Italia, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che non sono stati grattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”, ha spiegato Zanardi ai cronisti, quasi tutti stranieri (di testate italiane solo La Verità e un’agenzia di stampa). Gli altri tre casi, oltre a quello già citato di don Galli, riguardano il Preseminario vaticano Pio X, l’Istituto Provolo di Verona e quello di don Silverio Mura della diocesi di Napoli, tutti accomunati da quella che secondo le due associazioni è appunto una trascuratezza da parte della Chiesa nel gestire i presunti abusatori, che in ogni caso restano a contatto con altri ragazzi giovani, diversi dalle presunte vittime, ma pur sempre bambini o adolescenti.

    Alla luce di ciò, Rete l’abuso, nella persona dell’avvocato Mario Caligiuri, presenterà alla Procura una denuncia contro il governo italiano, “per sollecitare l’emissione di misure cautelari da parte della giustizia ordinaria nel caso di presunti abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa, la cui gestione è per ora demandata alla Chiesa stessa, generando le conseguenze che vedete”, ha spiegato Caligiuri. Perché “secondo la psichiatria il pedofilo è assimilabile alla figura del serial killer, l’abuso sessuale su un minore è paragonabile a un omicidio psichico con conseguente grave danno biologico”. E prosegue: “Andrebbero cambiati i Patti lateranensi”, cose che in effetti può avvenire solo con il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

    “Nel 2017 il Parlamento si è interessato al problema degli abusi nella Chiesa con un’interrogazione voluta dal senatore pentastellato Matteo Mantero, ma non è ai arrivata la risposta dei ministri destinatari dell’atto”, inoltre “non è mai stata istituita una commissione d’inchiesta all’uopo nonostante la dimensione drammatica del problema”, ha concluso il legale.

    Oggi nella capitale è previsto un sit in di vittime di abusi sessuali da parte dei preti, organizzato per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Si terrà ai giardini di Castel Sant’Angelo, vicino al Vaticano, e lo promuove la già citata Eca (Enging clergy abuse).

    “Abbiamo sentito belle e importanti parole da papa Francesco”, ha detto Mathias Katsch, presidente di Eca, “ma mancano le azioni”. La domanda che lo tormenta è “perché il Papa, se sta veramente affrontando la crisi degli abusi, non abbia invitato le vittime al vertice straordinario sulla pedofilia con i vescovi previsto a febbraio. Se non ci chiamerà, noi saremo comunque qui”.

    Secondo Rete l’abuso, negli ultimi quindici anni i casi “mappati” in Italia di abusi commessi da preti sono circa 300: “In 150-170 casi si tratta di condanne definitive”, ha spiegato Francesco Zanardi, ma c’è ancora molto sommerso per esempio per quanto riguarda le suore”. Zanardi denuncia anche che, riguardo alle Linee guida sulla pedofilia della Cei, in Italia non c’è l’obbligo di denuncia alla magistratura da parte del clero.

    In vista del prossimo Conclave e mentre i vescovi americani hanno la gatta dal pelare delle molestie sessuali del clero, un gruppo conservatore sostenuto da ricchi cattolici si impegna a spendere nel 2019 oltre un milione di dollari per schedare “ogni singolo membro del Collegio dei cardinali” ed esporre alla ferocia dell’opinione pubblica “quanti credibilmente accusati di scandali, abusi e insabbiamenti”. Il gruppo punta a pubblicare il Ret hat report su tutti e 124 gli elettori del Conclave entro l’aprile 2020 e successivamente estendere la schedatura a tutti i vescovi.

    In questa atmosfera, proprio stasera su Movie Mag, in onda su Rai Movie, Wim Wenders parlerà dello stesso tema: “Quando ho interloquito con papa Francesco sugli scandali legati alla pedofilia nella curia, ho avvertito la sua rabbia e la sua frustrazione”, ha spiegato il regista. “Egli si è reso conto della difficoltà di condurre l’intero corpo della Chiesa verso la politica della “tolleranza zero”. Il maestro del cinema mondiale è autore del documentario Papa Francesco – Un uomo di parola.

    (trascrizione da La Verità del 3 ottobre 2018)

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano di negligenza il papa. L’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    La denuncia di Francesco Zanardi

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    Per quanto riguarda il primo caso, Zanardi ha dichiarato: «Il presunto abusatore non è mai stato sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso fa riferimento al 2014 quando una delegazione veronese di ex allievi sordi aveva incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che è attualmente in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione – ha sottolineato il fondatore della Rete L’abuso -, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi – ha continuato – Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    «L’ultimo caso riguarda don Silverio Mura – ha affermato Zanardi – anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-le-vittime-accusano-papa-francesco/

  • Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Anche in Italia ci sono quattro casi di pedofilia, tutti transitati dal Vaticano, che non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa, ma con enorme negligenza. Un po’ come quello che è accaduto negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale. Ad elencare i casi, tutti già noti alle cronache ma sui quali è calato il silenzio della Chiesa, è stata l’associazione internazionale di vittime di abusi di ecclesiastici «Eca Global», un acronimo che sta per Ending Clergy Abuse.

    A parlare è Francesco Zanardi, una ex vittima, fondatore della rete l’Abuso che in una conferenza alla stampa estera ha offerto un sommario resoconto delle vicende. Il primo caso è relativo al Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi; poi all’Istituto Provolo di Verona. E ancora: il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe. Papa Francesco pur avendo incontrato a Santa Marta la vittima del parroco di Ponticelli, ha dato il suo sostegno al cardinale Sepe confermandolo alla guida della diocesi di Napoli per altri due anni.

    Zanardi è partito dal caso del Preseminario (il collegio per ragazzi che è situato accanto a Santa Marta). Il Vaticano, ha detto, lo avrebbe insabbiato due volte. «Anzi il presunto abusatore non è mai sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione veronese di ex allievi sordi ha incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    Infine «l’ultimo caso – ha aggiunto Zanardi- riguarda don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vigano_mccarrick_vaticano-4012174.html

  • Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Domani mattina ci sarà un grande evento nei pressi del Duomo di Napoli. Un sit-in organizzato dalla vittima di un prete pedofilo, Arturo Borrelli, vittima di don Silverio Mura.

    Perché un sit-in? Perché la sua voce non è per ora stata ascoltata. Perché il desiderio di giustizia è un diritto sacrosanto e, quando ti ritrovi a dover gestire il fatto che penalmente il reato è prescritto perché è passato troppo tempo, ti aspetti che almeno la Chiesa sia coerente, che sia dalla parte delle vittime. Il tuo è un grido di dolore che non puoi più soffocare. Ormai la vicenda di Arturo è nota: basta ricordare che il prete, che lo ha abusato da bambino, ancora quest’anno era a contatto con i minori, a centinaia di km di distanza e sotto falso nome… le mamme di quel paesino nel pavese, Montù Beccaria, si sono unite alle “Mamme della Rete L’ABUSO” in un grido indignato: don Silverio Mura, appena si è scoperta la sua vera identità, è di nuovo “scomparso”.

    E la Diocesi di Napoli tace… nessuna risposta ad Arturo.

    E il Papa tace… nessuna risposta all’appello di Arturo di rendere concreto il Motu Proprio “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione dei Vescovi insabbiatori, così come non ha risposto alla lettera delle Mamme.

    SIT-IN per richiedere la rimozione del Cardinale Crescenzio Sepe. E tutte le vittime che non riescono ad andare a Napoli saranno virtualmente presenti con Arturo, in piazza, al suo fianco. Grazie Arturo per il tuo coraggio.

    Così a Milano, la vittima di Don Mauro Galli ha scelto, seppur con fatica e lasciando trasparire il suo dolore, di metterci la faccia: di dichiarare che, nonostante i tentativi di suicidio, c’è una speranza per le vittime. Ha scelto di dire che è importante denunciare, è importante non sentirsi soli, è importante farsi aiutare.

    Ma ha anche scelto di dire che la vicinanza della Diocesi alla vittima e alla sua famiglia, proclamata immediatamente dopo la sentenza di condanna in primo grado del prete a 6 anni e 4 mesi, quella vicinanza della Diocesi lui proprio non la sente. Ha scelto di dire che l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è proprio quello che, anni fa, ha cercato di insabbiare il suo caso: addirittura dopo aver saputo dell’abuso ha spostato Don Mauro Galli ancora a contatto con i minori.

    Ha scelto di sostenere la petizione dell’Associazione Rete L’ABUSO che chiede a Mons. Delpini di farsi da parte, di rinunciare al suo incarico a guida di una Diocesi così importante. Grazie Alessandro per la tua testimonianza.

    E così a Roma. Tra pochi giorni, il 2 e 3 ottobre, ci sarà un Meeting con i rappresentati di ECA, #EndingClericalAbuse  #EndingClergyAbuse che vede riunite le Associazioni di vittime di preti pedofili di 15 paesi nel mondo in 4 continenti. Anche qui le vittime si incontreranno, incontreranno la Stampa, e un sit-in presso i giardini di Castel Santangelo.

    Le vittime non tacciono più!

    Le Mamme della Rete L’ABUSO

  • I 4 “casi Viganò” italiani

    I 4 “casi Viganò” italiani

    Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

    1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

    Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

    Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

    Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

    Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

    Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

    2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

    In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

    3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

    La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

    4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

    Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

    Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

    Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    Francesco Zanardi

  • Svolta sul caso del prete di Napoli, sarà processato dal tribunale ecclesiastico di Milano

    Città del Vaticano – Il caso del prete pedofilo di Ponticelli, a Napoli, è a una svolta definitiva. Dopo gli imbarazzati silenzi di questi mesi del cardinale Crescenzio Sepe, le pressioni esercitate dalla Segreteria di Stato e – soprattutto – dopo che Papa Francesco in persona aveva dato ordine di riaprire il caso di don Silverio Mura, il parroco accusato di avere abusato di un ragazzino verso la fine degli anni Novanta – oggi un uomo sposato di 40 anni che si è battuto con coraggio per fare emergere la terribile vicenda nonostante tante difficoltà, omertà e omissioni –  la vicenda approda in un tribunale ecclesiastico per essere giudicata. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale ecclesiastico di Milano, regione dove don Silverio Mura aveva inspiegabilmente trovato rifugio e dove lavorava sotto copertura come parroco, con falso nome, in una diocesi lombarda.

    Il caso era finito in un cono d’ombra. L’istruttoria condotta nel 2014 dalla curia di Napoli era stata trasmessa in Vaticano che, sulla base dei documenti a disposizione «riteneva non fossero emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico di don Silverio Mura» si legge in un comunicato diffuso a suo tempo da monsignor Luigi Ortaglio, cancelliere della curia di Napoli. Evidentemente non tutto era stato approfondito anche se don Silverio Mura era poi stato mandato dal cardinale Sepe fuori Napoli «per un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia, presso una comunità religiosa, fuori dalla diocesi».

    A febbraio era stato Papa Francesco  a richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti dopo una inchiesta pubblicata sul Mattino di Napoli. Voleva capire se le indagini svolte durante questi anni dalla diocesi di Napoli e, in seguito, dalle autorità competenti vaticane, relative alle accuse di abusi e terminate nel 2016 con un’archiviazione, erano state fatte o meno accuratamente. Voleva capire se la procedura investigativa fosse stata adeguatamente rispettata in tutte le fasi previste.

    La vicenda a Ponticelli era affiorata nel 2010 con la denuncia di una vittima, Arturo Borrelli. All’epoca dei fatti era  ragazzino di appena 13 anni. «Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto al suo dominio, all’epoca non ne parlai con nessuno per vergogna».

    Parecchio tempo dopo, nel 2010, ormai adulto, marito e padre, fu colpito da gravi attacchi di panico e ricorse ad una psicoterapia. Fu allora che dalle ombre della sua memoria riemerse qualcosa di terribile che aveva rimosso per autotutela: gli abusi subiti un tempo, i traumi sepolti nel silenzio. Seguirono le denunce: una ai Carabinieri (ma il reato dopo 10 anni senza una sentenza cadde in prescrizione), e l’altra alla diocesi napoletana, che avviò subito le procedure standard di verifica.

    In alcuni documenti dell’arcivescovado si elencano i vari passaggi dell’inchiesta, la difesa di don Silverio Mura (che ha sempre negato le accuse), e il suo trasferimento misterioso in un luogo sconosciuto ma poi scoperto da una trasmissione delle Iene, in una diocesi lombarda.

    La Congregazione per la Fede chiese di analizzare di nuovo la vicenda. Il 2 ottobre 2014, l’ex Sant’Uffizio richiamò la diocesi, chiedendole di effettuare una investigazione previa a norma del canone 1717 del codice canonico.Nel frattempo la vittima si faceva coraggio e affidava alla pubblica opinione la sua vicenda, fino agli ultimi sviluppi. Ora la parola passa al tribunale ecclesiastico di Milano.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_napoli_curia_sepe_abusi_pedofilia_mura_vittima_vaticano-3879222.html

  • Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Diego Esposito è stato molestato da ragazzino. Anni di denunce, sciopero della fame. Poi l’incontro col pontefice. Mentre un’associazione di vittime di abusi dei religiosi dice di aver individuato il religioso sotto accusa, che continua a dire messa altrove sotto falso nome

    Settimane di sciopero della fame. Con una sola richiesta per interromperlo: essere ricevuto dal Papa. Diego Esposito (nome di fantasia) è stato accontentato. Diego aveva denunciato di essere stato molestato quando aveva 13 anni dall’allora parroco di Ponticelli e suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Fatti risalenti alla fine degli anni Ottanta. “E’ stato un incontro tenero, come tra padre e figlio” ha raccontato la vittima del religioso pedofilo nell’incontrare la suprema autorità cattolica. Dal papa dice di aver ricevuto affetto e incoraggiamento, e le scuse per il male sofferto. “Mi hanno detto di essere sinceramente dispiaciuti per come la Curia di Napoli ha trasmesso gli atti delle indagini”, ha aggiunto Diego, “mi hanno spiegato che a causa di questo, tutto ha subito un rallentamento”. In occasione dell’incontro in Vaticano, il Papa ha twittato: “I bambini devono poter giocare, studiare e crescere in un ambiente sereno. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”. Ma dov’è oggi il responsabile di quegli abusi? Trasferito sotto identità coperta, continua a dire messa, e ad essere con tutta probabilità in contatto con minori.

    Diego Esposito ha denunciato gli abusi sessuali subiti da ragazzino nel 2012. Il caso piovve addosso alla diocesi di Napoli, e al cardinale Crescenzio Sepe. Che trasferì don Silverio Mura altrove, sotto altro nome, senza negarli la possibilità di continuare ad officiare messa. E difendendolo, nel frattempo. Nonostante la denuncia e le polemiche, papa Francesco ha poi confermato il cardinale Sepe alla guida della diocesi napoletana per altri cinque anni.

    Oltre che denunciare le molestie alla curia di Napoli, chiedendo poi di essere ricevuto dal Bergoglio, la vittima Diego Esposito si era rivolto allo staff della comunità Rete L’Abuso, con omonimo sito Internet, composta nel 2010 da altre vittime di abusi sessuali dei religiosi. Stando alla ricostruzione di Rete L’Abuso, il molestatore continuava a insegnare religione in una scuola superiore di Cicciano (sempre in provincia di Napoli), spostandosi poi in una scuola media, dopo essersi allarmato per le ricerche sul suo conto con tanto di diffusione di foto segnaletiche. A seguire, tre anni di silenzio. Introvabile, don Silverio Mura che nel mentre aveva preso un’altra identità. Sempre secondo Rete L’Abuso, il prete molestatore sarebbe ricomparso in una comunità di religiosi nel Perugino, per avvicinarsi all’anziana madre. Per poi spostarsi ancora a Montù Beccaria, in Provincia di Pavia, dove Silverio Mura si sarebbe ribattezzato Saverio Aversano, utilizzando il congome della madre. Se è vero che la Chiesa ha riaperto le indagini sul caso delle molestie contro Diego Esposito, e che la giustizia ha i suoi tempi, è anche vero che se fossero confermati tutti gli avvistamenti e i dettagli forniti da Rete L’Abuso, allora diventerebbe piuttosto imbarazzante che il Vaticano abbia lasciato libero di dire messa un prete con precedenti così gravi, mai ostacolato nei suoi spostamenti, addirittura sotto falso nome. E suonerebbe come una beffa per la vittima.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/diego-esposito-papa/

  • #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    Il gruppo delle “Mamme della Rete” cresce… iniziato in “quattro gatti”, ora raccoglie un discreto numero di persone che aumenta ogni giorno. Mamme, amici, anche “gente comune” che in qualche modo si è avvicinata a ReteL’ABUSO: come genitore di un figlio vittima di un prete pedofilo, come amici di vittime, come cittadini comuni che non ne possono più di leggere notizie che riguardano questo dolorosissimo tema, come cattolici indignati che non riescono più a stare zitti… queste sono ora le “Mamme della Rete”…

    Leggere che, ancora una volta, Diego Esposito inizia uno sciopero della fame, in attesa di avere una data per l’incontro con il Papa, ci ha profondamente colpiti, e desideriamo esprimere con dignità il nostro pensiero.

    Diego Esposito: nome di fantasia, nome dietro il quale c’è però un adulto reale, un uomo di poco più di quarant’anni che da otto anni chiede con insistenza e determinazione di essere ascoltato, chiede giustizia. Un uomo che all’età di 13 anni è stato abusato brutalmente e ripetutamente da quello che era il suo insegnante, un prete, don Silverio Mura. Reato ormai caduto in prescrizione: i tempi della consapevolezza per una vittima rispetto a quello che ha subìto sono spesso lunghissimi… dunque il prete è un libero cittadino… e la Chiesa? Inizialmente le notizie del processo canonico definivano insufficienti le prove per procedere, ora sembrerebbe che il Papa in persona avrebbe incaricato la Diocesi di Napoli di aprire di nuovo le indagini canoniche. Diego Esposito è stato ricevuto recentemente dal Card. Sepe, ma non ha ricevuto risposte esaurienti. Le mamme di Montù Beccaria, luogo in cui il sacerdote era stato inviato, sotto falso nome, proprio recentemente e ancora a contatto con i minori, facendo “come se niente fosse” delle denunce ripetute di Diego Esposito, hanno scritto al Card. Sepe e, anche loro, non considerano significative le risposte ricevute. Vi è anche un’altra vittima di don Silverio Mura: Giuseppe Scognamiglio, meno “visibile” di Diego ma altrettanto determinato a portare avanti questo desiderio di giustizia che è sempre fortissimo in tutte le vittime.

    Diego Esposito chiede di essere ricevuto dal Papa, di poter raccontare il suo disappunto in modo deciso rispetto al trattamento ricevuto dalla Diocesi in tutta la gestione della sua vicenda.

    Vi è una data per l’incontro? Per ora no: tante telefonate in Vaticano, tante promesse, tante attese… si inizia dunque lo sciopero della fame.

    Abbiamo ricevuto poco fa la notizia che allo sciopero della fame si aggiunge anche un’altra vittima di un prete pedofilo (A.R., deceduto): Michele Reggio di Catanzaro.

    Che dire? Non ci fermiamo qui. Il nostro sostegno a Diego e Giuseppe è pieno: come mamme, come cattolici, come cittadini indignati… con un pensiero anche a tutte le altre vittime …

    Noi ci siamo.

    Le “Mamme della Rete” e tanti altri amici [rl_gallery id="80740"]

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    Diego Esposito (nome di fantasia che ha scelto) lotta da otto anni per ottenere la verità e la giustizia su un gravissimo reato che ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo molti anni: pedofilia da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, che era il suo insegnante di religione. Otto anni fa, insieme a Rete L’abuso, denunciò di essere stato ripetutamente violentato quando aveva solo 13 anni e per molto tempo. I reati sono prescritti dal punto di vista penale, vi è un procedimento civile in corso e già un’indagine interna è stata chiusa senza nulla di fatto.  L’indagine solo recentemente è stata riaperta per volontà di Santa Sede. In più, Don Mura è stato trasferito nel comune lombardo di Montù Beccaria (Pavia), dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo, documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. Non si sa dove sia.

    Diego ha ottenuto, dopo molto tempo, un incontro con la Curia e con il cardinale, l’arcivescovo Crescenzio Sepe. La Curia da un lato ha mostrato una certa disponibilità a fare finalmente luce sul caso, dall’altro nega ogni responsabilità sulle indagini precedenti e su don Silverio Mura ha dato una risposta sibillina: “E’ andato via? Non disponiamo noi dove sia”, ha detto a Diego il cancelliere, padre Luigi Ortaglio, lasciando intendere che le autorità vaticane se ne stiano occupando più direttamente.  E, di fronte alle insistenze su dove in effetti sia e se sappiano dove sia andato, non c’è stata risposta. Il caso di Diego è stato già chiuso senza esito una volta. Padre Ortaglio, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico, gli ha detto: “Sono entrato nel caso nel 2014, ma su don Mura non ci sono mai state calunnie o chiacchiere, c’è stata una levata di scudi a favore di don Silverio”.

    L’indagine non ha portato a nulla nonostante, però, in un video registrato da Diego, faccia a faccia con quello che ha denunciato come il suo aguzzino, il religioso non nega di aver abusato di lui quando era solo un bambino, anzi gli chiede cosa voglia e gli consiglia di recitare l’Ave Maria. Negli anni, altre vittime hanno denunciato all’opinione pubblica e testimoniano in un procedimento civile aperto contro don Mura per pedofilia e don Ortaglio per presunto insabbiamento dell’indagine ecclesiastica, ma non alla Curia di Napoli, proprio per le vicende alterne vissute da Diego Esposito dopo la sua denuncia, compresa la divulgazione da parte della Curia del suo nome e cognome vero e la perdita del lavoro. C’è stata anche una perizia psichiatrica su Diego, che ora emerge essere stata richiesta dal Vaticano, che si è svolta in maniera strana, con il medico che chiedeva spesso a Diego “come mai avesse accettato un invito a casa da parte del religioso”, a soli 13 anni. Inoltre, sempre Diego aveva offerto all’indagine previa della Diocesi di Napoli un dettaglio intimo relativo all’organo sessuale del prelato in questione, che – presumibilmente – solo chi può aver avuto un contatto sessuale con lui può conoscere. Gli è stato risposto, però, che quel dettaglio imbarazzante relativo al suo organo sessuale “potrebbe essere emerso anche in una confidenza fatta da Don Mura a degli amici della parrocchia”.

    La nuova indagine – Recentemente, l’indagine è stata riaperta su impulso della Santa Sede. Adesso, però, alla Curia non basta la testimonianza di Diego e, di fronte alle nuove vittime intervistate anche dalla stampa, chiede che vadano a denunciare all’autorità ecclesiastica. L’avvocato Carlo Grezio, che assiste Diego e anche le nuove vittime, risponde però: “La Curia sa di chi si tratta perché sono testimoni nel processo civile, hanno paura di rivolgersi all’istituzione ecclesiastica visto quello che è accaduto con il caso di Diego”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-silenzio-su-don-mura-la-curia-scomparso-non-disponiamo-noi-dove-sia/