Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Domenico CALIANDRO

  • E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    I fedeli accorsi per il rito del Giovedì Santo sono rimasti perplessi. Il parroco, in apertura della messa, ha parlato di un sacerdote “buono e bravo” (come lo ha definito) perseguitato in maniera ingiusta. E ha letto una lunga lettera nella quale quel sacerdote, condannato in primo grado a otto anni di carcere con l’accusa di reati sessuali compiuti su un chierichetto, proclamava la sua innocenza e chiedeva il sostegno dei suoi confratelli.
    Il nome del prete-imputato non è mai stato fatto in chiesa ma in molti hanno capito che si trattava di don Francesco Caramia, ex parroco di Bozzano.
    La chiesa in cui la celebrazione eucaristica del Giovedì Santo è stata aperta in maniera così singolare è una di quelle più a sud appartenenti all’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: Santa Maria Assunta di Salice Salentino. Il sacerdote che officiava il rito non è un prete qualunque: don Carmine Canoci, oltre 40 anni di sacerdozio alle spalle, è il “vicario salentino” delle parrocchie di Cellino, Guagnano, San Donaci, Leverano, San Pancrazio Salentino, Villa Baldassarri, Salice Salentino e Veglie. Dunque un sacerdote di riferimento per la Curia.
    Don Carmine celebrava il rito detto “in coena domini”, la messa della Cena del Signore, quella durante la quale il sacerdote effettua la lavanda dei piedi a dodici persone.
    Insomma un rito fondamentale, tra i più importanti delle celebrazioni pasquali. Canoci, in apertura della messa che per altro esalta anche l’importanza della funzione del sacerdozio, ha parlato a braccio ai fedeli, spiegando che, come spesso capita ai sacerdoti, voci infondate ne macchiano l’immagine. E ha ricordato che anche a lui erano accadute in passato vicende (che non hanno nulla a che fare con i reati penali contestati a Caramia) in cui voci infondate avevano rischiato di metterlo in cattiva luce.
    Una sorta di arringa difensiva per Caramia, dunque, durante la quale i numerosi fedeli hanno ascoltato sorpresi ciò che il loro parroco stava dicendo. Quindi Canoci è passato alla lettura della missiva che l’ex responsabile della chiesa di Bozzano ha inviato la scorsa settimana all’arcivescovo Domenico Caliandro e ad alcuni parroci e sacerdoti dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e della quale IL7 Magazine aveva dato notizia nel numero della scorsa settimana.
    Come mai don Carmine Canoci ha deciso di leggere ai fedeli una lettera così delicata e per giunta nel corso di una celebrazione eucaristica pasquale? E l’arcivescovo Caliandro era al corrente della decisione del sacerdote di riferimento per l’attività delle parrocchie che si trovano nei comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Lecce?
    Esiste un forte e radicato legame tra i vertici della Chiesa brindisina e Salice Salentino. Il Comune leccese infatti, insieme a quello di Ostuni, è stato l’unico di tutta l’arcidiocesi a concedere la cittadinanza onoraria al precedente arcivescovo, Rocco Talucci. La decisione venne presa dal Consiglio comunale quando già Talucci aveva presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età, nel dicembre 2012.
    La lettera di Caramia (che è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Mesagne) è stata inviata alla fine dello scorso mese di marzo e alla vigilia del processo in Appello nel corso del quale la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, cercherà di ribaltare le accuse che in primo grado hanno portato alla condanna dell’ex parroco di Bozzano a otto anni di carcere. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva otto anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.
    L’arcivescovo Domenico Caliandro, dopo la condanna di primo grado, diffuse una nota con cui l’arcivescovo e tutta la Chiesa diocesana di Brindisi-Ostuni comunicavano di «apprendere con tristezza la notizia della condanna in primo grado di giudizio del sac. Francesco Caramia, in merito alle gravi accuse che gli erano state mosse. Il rispetto per l’operato della magistratura unito al senso profondo delle istituzioni ci ha portato ad attendere in silenzio l’esito del processo. Ora – prosegue la nota della diocesi – prendiamo atto della sentenza, esprimendo anzitutto sentimenti di vicinanza e di dolore nei riguardi di chi è stato vittima di questi abusi, che ledono fortemente la crescita delle persone e sono radicalmente contrari all’insegnamento del Vangelo. La Chiesa ribadisce il suo impegno ad andare fino in fondo, quando avrà elementi certi di crimini commessi da membri del clero, specialmente se è offesa la dignità dei piccoli. Nello stesso tempo, chiede ad ogni persona di buona volontà di saper sostenere il lavoro e l’umile testimonianza di tanti sacerdoti fedeli alle loro promesse, che donano ogni giorno la loro vita a servizio di Dio e del bene di tutti».
    Nella sua lettera, Caramia scrive tra l’altro: “Ora io non desidero altro che chiedere scusa, alla mia Chiesa-famiglia, all’arcivescovo e a ciascuno di voi confratelli per questa ennesima vergogna che inevitabilmente siete chiamati a subire. Ci sarebbero tantissimi motivi per cui sarebbe giusto un simile dolore, che io soffra così, ma non per quello che mi accusano. Io non ho mai, in nessun modo, fatto del male a chi mi accusa, né ad altri. So che per i fatti che mi sono state attribuiti il sentimento popolare è molto severo e voglio comprendere anche le vostre prudenze: per molti, in questi casi, pur sempre orrendi, tutto ciò che meno della forca è sempre troppo poco! Sono nelle mani della giustizia umana, della quale devo fidarmi ancora. Attendo la data dell’udienza in Appello. Grazie a quelli che mi sono rimasti vicini. Posso pertanto ben capire, senza un tono polemico, che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano aver indotto alcuni di voi a prendere le distanze. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro, e sono davvero in tanti, che mi mandano a salutare, mi scrivono, mi chiamano e mi rendono presenti in svariati modi, anche materiali. Gocce d’acqua in un oceano di dolore ma indispensabili nella mia situazione! Siamo sempre famiglia… siamo sempre fratelli”.
    Il parroco di Salice Salentino è stato l’unico che ha dato seguito a quest’appello, ma lo ha fatto in maniera quantomeno discutibile. Per altro non spendendo alcuna parola nei riguardi del ragazzino che, secondo la sentenza di primo grado, sarebbe stato violentato dal sacerdote. Un comportamento sul quale la Curia dovrebbe chiarire formalmente la sua posizione e spiegare se l’arcivescovo fosse stato informato della decisione del suo parroco.

  • Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    E’ stato uno tsunami, soffiato sulla chiesa Brindisina dove d’improvviso, qualche mese fa, è partito il valzer di trasferimenti. Via i parroci vecchi per quelli nuovi, allontanati alcuni sacerdoti “chiacchierati” per lasciare il posto ad altri. Uno spostamento di pedine affatto casuale che serve senz’altro a ripristinare una immagine ormai opaca del cattolicesimo indigeno, inficiata da una serie di arresti per pedofilia che dal 2015 in poi hanno portato alla luce un sottobosco di molestie su minori fino ad allora coperto da un velo di mutismo violato soltanto, talvolta, dal chiacchiericcio di strada.

    La pedofilia nei luoghi di culto brindisini (non tutti, per carità) è ora verità processuale. Comunque la si voglia vedere è roba scritta su carta, raccontata da sentenze non ancora definitive ma pur sempre sentenze e non più solo atti di indagine. L’ultimo caso definito in primo grado è quello di don Francesco Caramia. Giovanissimo, appena 43enne. Prete “avanti” della parrocchia di San Giustino de Jacobis. E’ stato condannato a otto anni di reclusione per atti sessuali su un minore. Ha ammesso la propria omosessualità, una relazione affettiva avuta durante il sacerdozio e mentita al vescovo. Ha sempre negato di aver rivolto le proprie attenzioni ai bambini. La vicenda giudiziaria, al momento, dice altro.

    L’arresto di don Francesco 
    e il processo
    Tutto ebbe inizio dalla denuncia di un pediatra. Un ragazzino ormai adolescente riferì di aver subito abusi in parrocchia, dopo il catechismo. Fu eseguito un decreto di perquisizione e sequestri, nel 2015, proprio in chiesa, al rione Bozzano. Poi scattò la richiesta di misura cautelare, concessa dal gip. Carcere per don Caramia, che è poi uscito ed è ora ristretto ai domiciliari in una comunità fuori regione. I fatti contestati risalgono agli anni 2008 e 2009. Il chierichetto all’epoca dei fatti aveva 8 anni. Per almeno “due volte a settimana” il piccolo sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali “per opera di Dio”.
    Rapporti sessuali non completi dopo il catechismo, della durata di dieci o quindici minuti. Sempre “intorno alle 18 o 18.15” a quanto riferito dal diretto interessato che qualche volta, trovando una scusa, sarebbe riuscito a sfuggire. Avrebbe sottostato nelle altre occasioni perché “sottoposto a minaccia”. A quanto ha narrato, il prete gli avrebbe rappresentato che nel caso in cui avesse parlato egli avrebbe fatto valere il proprio “grande potere” e avrebbe “fatto perdere il posto di lavoro al padre o avrebbe fatto separare i suoi genitori”. Don Caramia ha affrontato un processo, che si è celebrato a porte chiuse e che si è concluso la scorsa settimana. Nessuno sconto per lui, considerato il rito “ordinario” scelto. Otto anni di reclusione gli sono stati inflitti dopo una camera di consiglio lunga ore. L’arcivescovo di Brindisi – Ostuni, monsignor Domenico Caliandro, lo aveva già sospeso dalle funzioni.

    L’ammissione in aula:
    “Ho mentito all’arcivescovo”.

    Lo scorso venerdì santo c’era udienza, una delle ultime, del processo a don Caramia. E’ stato allora che ha confermato, rispondendo a domanda precisa, di aver omesso all’arcivescovo alcuni dettagli della propria vita privata. Dettagli che riguardano un rapporto di amicizia con un uomo, prassi non proprio incline ai dettami della Chiesa. Il ritratto di Caramia fatto dai magistrati non è affatto clemente. Si parla di “inequivocabile disinvoltura” od comunque di “evidente abitudine di gestire in modo truffaldino l’organizzazione delle feste della parrocchia”: serve a tratteggiarne la personalità.
    Non “amore per la comunità, mitezza, castità, abnegazione”. Ma un “parroco indubbiamente estraneo all’immagine tradizionale del sacerdote pastore”.
    “Un uomo egoista, menefreghista, dal fare truffaldino, dalla personalità inequivocabilmente scaltra, insincera e disubbidiente”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che porta la firma del gip Maurizio Saso, eseguita nel giugno del 2016. C’era poi un’altra notazione, che accomuna la storia di don Caramia a quella di altri “colleghi” del territorio. Diversi educatori avevano avuto modo di esaminare il cammino spirituale del 43enne mesagnese, qualcuno già all’epoca aveva espresso delle riserve: nel 1995 scriveva Fabio Ciollaro, attualmente vicario del vescovo: “Ha trascorso la prima parte dell’anno con discreto impegno, applicandosi con regolarità nello studio e mostrandosi docile e servizievole. Ma la scoperta di alcuni episodi e situazioni nascoste ha svelato una spiacevole e strana doppiezza. E’ venuta alla luce una affettività disordinata, una maturità inadeguata all’età (21 anni) nei giudizi e nelle scelte pratiche, una ripetuta insincerità e disobbedienza nei riguardi degli educatori, in maniera a volte lieve a volte grave. Allo stato attuale è opportuno che lasci il seminario. Indubbiamente potrà continuare il suo cammino di discernimento in parrocchia e con l’accompagnamento di qualche prudente sacerdote. Sarà però difficile che emergano i lati e gli aspetti veri della sua personalità, così come può invece avvenire seguendolo giorno per giorno nelle situazioni concrete della vita comunitaria. in ordine al suo futuro vocazionale, pertanto, si esprimono forti riserve e perplessità. Ci si rimette tuttavia la giudizio del Vescovo”.
    Le indagini e l’altro prete
    Prima di don Caramia, era toccato a don Giampiero Peschiulli, parroco della chiesa di Santa Lucia. Le indagini partono da una lettera anonima giunta alla trasmissione Le Iene. Il 25 settembre 2014 l’inviato Giulio Golia approda a Brindisi. Don Giampiero si barrica in chiesa e chiama i carabinieri. La reazione del prete fa notizia. Piovono commenti su Facebook. Vengono sentite a sommarie informazioni due famiglie di ragazzi che ora hanno 30 anni e che confermano tutto, specificano anche di aver detto tutto a Talucci che li avrebbe invitati a non denunciare (ipotesi questa negata dall’arcivescovo emerito nell’interrogatorio dinanzi al pm). Il 29 ottobre, il giorno in cui va in onda la clip delle Iene sul “prete pomicione”, i carabinieri si recano a casa di don Giampiero e in curia per eseguire un decreto di perquisizione e sequestro. Il 73enne sarà poi assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Partono però le intercettazioni. Il 20 maggio 2015 l’arresto.
    Secondo il gip egli “avrebbe abusato dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco della Chiesa di Santa Lucia” e avrebbe abusato di due chierichetti, minorenni, che frequentavano la parrocchia.

    Le intercettazioni
    Il sospetto che anche a Bozzano fosse accaduto qualcosa di torbido era già riportato, sempre nero su bianco, nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita mesi prima nei confronti di don Peschiulli che è stato poi condannato a 3 anni e 8 mesi (con lo sconto previsto dal rito abbreviato e conferma in appello) sempre per pedofilia.
    Peschiulli parlava al telefono con la perpetua: “Se parla don Giampiero quanti preti si devono spogliare”. E poi ancora: “Peggio per te se l’ho fatto, perché ti stavi?”, in riferimento alle vittime. Infine ancora, riferimenti, nomi. Illazioni su cui sono stati fatti e sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi.

    Il caso del cappellano
    Il 2015, insomma, è l’annus horribilis. A novembre un altro arresto scuote la comunità ecclesiale. Pedopornografia l’accusa: ai domiciliari, in flagranza, dopo una perquisizione della Postale eseguita sulla base di una segnalazione precisa, ci finisce don Franco Legrottaglie, 67 anni, che da poco aveva festeggiato i 35 anni di sacerdozio. Svolgeva le sue funzioni a Ostuni, nella chiesa della Madonna del Pozzo. Nel pc vengono trovati 2.500 file illegali.
    Legrottaglie nel maggio 2016 viene condannato in primo grado, in abbreviato, a quattro anni di reclusione. Incluso lo sconto di pena. Viene anche stabilita l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione in perpetuo da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori. Pena accessoria che racchiude in sé il racconto di una storia passata, una storia che sembrava essere caduta nel dimenticatoio. E che invece ha avuto un valore processuale, sebbene non sia stata sufficiente per la Diocesi locale, negli anni trascorsi, ad assumere provvedimenti importanti.

    Il precedente.
    Il sacerdote era già stato condannato in via definitiva nel 2000 per una vicenda risalente al 1991: atti di libidine violenta su due bambine. Un anno e dieci mesi, la pena inflitta. Non erano tempi in cui si ricorreva facilmente alla denuncia, sulla pedofilia dei preti vigeva una coltre di silenzio a cui compartecipavano, talvolta, le vittime. Per paura di finire nel mirino, per la vergogna, per il terrore di non avere giustizia. I genitori delle due ragazzine invece, ebbero coraggio e forse anche giustizia, seppur a tempo determinato.
    Nel 2010, dopo un periodo trascorso in Congo, in missione, a Legrottaglie fu assegnato l’incarico di cappellano dell’ospedale Perrino. Stipendiato dalla Asl ma scelto dall’arcivescovo, così come previsto dagli accordi regionali con le diverse diocesi pugliesi. Scaduto il termine, il contratto di consulenza esterna a tempo determinato, non gli è stato più rinnovato. E’ stato spostato alla Madonna del pozzo dove non ha mai rivestito il ruolo di parroco, ma ha celebrato messa.
    Passata la bufera?
    I casi giunti a sentenza, nel volgere di pochissimi mesi, sono tre. Ma le dichiarazioni dei preti coinvolti sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Ci sono alcune denunce che vengono analizzate, ci sono stati spostamenti decisi da monsignor Caliandro, la cui ratio svela l’esistenza di altre situazioni meritevoli di approfondimento. Nomi in chiaro, nomi omissati. Verità ormai note, e presagi di sventura riportati nelle schede personali dei sacerdoti, conservate presso la Curia arcivescovile che ha sì collaborato alle indagini. Ma non ha mai denunciato.

  • Processo a don Caramia, teste ex parroco condannato per abusi

    Processo a don Caramia, teste ex parroco condannato per abusi

    Don Giampiero Peschiulli, riconosciuto colpevole di atti sessuali su chierichetto, è stato citato dall’avvocato della parte civile nel dibattimento in cui è imputato l’ex sacerdote della chiesa di Bozzano

    BRINDISI – Nel processo in cui è imputato l’ex parroco del quartiere Bozzano di Brindisi, don Francesco Caramia, accusato di atti sessuali su un chierichetto, sarà ascoltato un sacerdote condannato con la stessa accusa: nella lista di testi, figura don Giampiero Peschiulli, per anni guida spirituale della chiesa di Santa  Lucia, al quale anche in Appello sono stati inflitti tre anni e otto mesi.

    Peschiulli, arrestato il 20 maggio 2015 e nel frattempo ai domiciliari in una comunità religiosa, è stato citato in qualità di teste dall’avvocato della parte civile nel processo incardinato divanzi al Tribunale di Brindisi, presieduto da Gienantonio Chiarelli. Il suo ascolto è stato ritenuto necessario dall’avvocato Carmela Roma che in giudizio rappresenta La mamma del chierichetto.

    All’epoca dei fatti oggetto del capo di imputazione, il bambino aveva nove anni. E’ stato ascoltato in sede di incidente probatorio alla presenza della criminologa Roberta Bruzzone, nominata come consulente dai difensori dell’imputato, gli avvocati Rosanna Saracino e Giancarlo Camassa.

    Sono stati già sentiti in qualità di testi dell’accusa, sostenuta dal pm Milto Stefano De Nozza, la mamma del ragazzino, la perpetua di don Francesco Caramia, al servizio della parrocchia San Giustino de’ Jacobis e il pediatra che per primo raccolse i dubbi del genitore e sporse denuncia. La donna, a sua volta, apprese tutto parlando con un’amica del figlio.

    Per quale motivo la parte civile intende ascoltare don Giampiero Peschiulli? La finalità della testimonianza sarà evidente in udienza, ma pare che siano considerate pertinenti alcune delle intercettazioni telefoniche confluite nell’ordinanza di arresto a carico dell’ex parroco di Santa Lucia: in alcuni stralci, il prete sosteneva che nel caso in cui avesse parlato lui, sarebbero state scoperte situazioni particolari interne alla chiesa brindisina, con riferimento ad alcuni casi di cui sosteneva di essere a conoscenza.

    Peschiulli, difeso dall’avvocato Roberto Cavalera, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi, pena confermata nel secondo grado di giudizio. Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset che diede avvio all’inchiesta. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Don Francesco Caramia è finito sotto processo con accusa identica, dopo essere stato arrestato il 15 giugno 2016: ha scelto il processo ordinario, nel frattempo ha ottenuto anche lui i domiciliari in una comunità religiosa, e da quando è iniziato il dibattimento è sempre stato presente in udienza. Ai suoi difensori ha confermato la volontà di sottoporsi all’esame per difendersi: rivendica la propria innocenza così come ha fatto in sede di interrogatorio di garanzia. I penalisti Saracino e Camassa hanno chiesto l’ascolto dell’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro, e dei precedenti, Talucci e Todisco.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/processo-a-brindisi-a-don-caramia-per-atti-sessuali-su-chierichetto-teste-don-peschiulli-condannato-con-accuse-identiche-anche-in-appello.html

     

  • Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    Pedofilia, sacerdote 42enne a processo a Brindisi: “Abusi su un chierichetto di otto anni”

    BRINDISI – Il gip brindisino Maurizio Saso ha disposto il giudizio immediato per don Francesco Caramia, il sacerdote 42enne di Mesagne (Brindisi) arrestato e posto in carcere nel giugno scorso per abusi sessuali su minorenni e ora ai domiciliari presso una comunità religiosa. Il processo, che si terrà, con rito ordinario, comincerà l’11 ottobre prossimo davanti al tribunale di Brindisi in composizione collegiale: Caramia, assistito dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, non ha chiesto l’ammissione a riti alternativi.

    I fatti che gli vengono attribuiti risalgono agli anni 2008 e 2009, quando avrebbe abusato – secondo quanto denunciato da un pediatra e poi confermato dalla presunta vittima – di un chierichetto che all’epoca dei fatti aveva otto anni. Il ragazzino è stato già ascoltato nel corso di un incidente probatorio a porte chiuse davanti al gip.

    Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Milto Stefano De Nozza: don Caramia nel dicembre del 2015 aveva ricevuto un decreto di perquisizione e sequestro in seguito al quale si era dimesso dall’incarico di parroco della chiesa San Giustino de Jacobis. E’ stato poi sospeso dalle proprie funzioni dall’arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/09/news/pedofilia_sacerdote_42enne_a_processo_a_brindisi_abusi_sessuali_su_un_chierichetto_di_otto_anni_-147464571/

  • “Lasciami stare sono un bambino”: il racconto della vittima che ha incastrato don Francesco

    “Lasciami stare sono un bambino”: il racconto della vittima che ha incastrato don Francesco

    «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo. Qualche volta piangevo». Così la presunta vittima degli abusi di Francesco Caramia, ex parroco arrestato e condotto in carcere stamattina dai carabinieri, ha raccontato agli inquirenti quello che avrebbe dovuto subire dal sacerdote. Alcuni stralci delle dichiarazioni sono contenute nell’ ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Milto Stefano De Nozza e disposta dal gip Maurizio Saso. Secondo quanto raccontato, le violenze avvenivano al termine degli incontri di catechismo «almeno due volte alla settimana». Il bambino faceva il chierichetto. Il parroco, stando sempre al racconto del ragazzino che all’ epoca dei fatti aveva 8 anni, acquisito nella forma dell’ incidente probatorio, gli diceva che doveva «stare tranquillo» perché tutto ciò che faceva con lui «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere».
    Quello condotto in carcere stamattina, Francesco Caramia, è il terzo prete arrestato per pedofilia nell’arco di poco più di anno nel Brindisino. Nel maggio del 2015 a finire ai domiciliari per atti sessuali su due chierichetti fu don Giampiero Peschiulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, a Brindisi. Peschiulli è stato processato con rito abbreviato ed è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Nel novembre dello stesso anno è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari Franco Legrottaglie, sacerdote di Ostuni (Brindisi), di 67 anni, all’interno del cui computer fu trovato materiale pedopornografico. Anche lui ha scelto la via del processo con rito abbreviato, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione. Legrottaglie, era già finito a processo agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un episodio qualificato come «atti di libidine violenta» per cui gli fu comminata una pena di un anno e dieci mesi, sentenza passata in giudicato. Aveva abusato di due ragazzine. Nel 2010 era stato designato quale cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi, incarico cessato poi tra le polemiche. Il vescovo della diocesi Brindisi – Ostuni, mons. Domenico Caliandro, ha assunto provvedimenti nei confronti di tutti e tre i sacerdoti, allontanandoli dalle loro parrocchie o privandoli della possibilità di celebrare funzioni e somministrare i sacramenti.

  • Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    «Per favore lasciami stare, sono un bambino. Perché?». È il grido disperato di un chierichetto che anni dopo i fatti, ha raccontato le presunte molestie sessuali subite dal suo parroco. Stamattina, all’incirca un anno dopo la denuncia formulata dal pediatra del ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, il sacerdote, Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce denunciando tutto in procura, è stato il pediatra che per primo ha raccolto le timide confidenze del bambino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, poi disposta dal gip Maurizio Saso.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Sono entrambi stati condannati in primo grado: uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni. Che vi fosse un terremoto in atto nella curia retta da monsignor Domenico Caliandro, che ha allontanato tutti e tre i religiosi dall’esercizio delle funzioni, era già noto da tempo. Nel dicembre scorso Caramia aveva appreso di essere indagato: i carabinieri si erano recati nella parrocchia di San Giustino De Jacobis, al rione Bozzano, e l’avevano perquisita. Il parroco si era dimesso, il vescovo gli aveva intimato di stare lontano dalle celebrazioni religiose.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    TELEFONO AZZURRO, PEDOFILIA ANCORA TROPPO DIFFUSA, SERVONO AZIONI «La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel brindisino ne rappresentano una drammatica conferma. La condanna e lo sdegno del momento non bastano: occorrono azioni concrete, basate innanzitutto su un attento studio del fenomeno e su una stretta collaborazione tra terzo settore, servizi del territorio e Istituzioni. ». Così Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di neuropsichiatria infantile, commenta il caso di Brindisi, che ha portato all’arresto di un sacerdote di 42 anni con l’accusa di atti sessuali continuati e aggravati ai danni di un ragazzino di 10 anni. «Per questo – prosegue Caffo – è necessario che l’Italia definisca immediatamente un piano di azione per il contrasto della pedofilia, affinché la prevenzione e la cura delle conseguenze psicologiche sulle vittime siano davvero possibili». Quello di Brindisi è «un caso risolto grazie alla testimonianza di un pediatra e al coraggio della vittima di parlare, ponendo fine a un incubo che la tormentava da anni», ricorda l’associazione, invitando «bambini e adolescenti a non stare zitti e a rompere il muro del silenzio».

    Nel 2015 – ricorda Telefono Azzurro – le linee di ascolto 1.96.96 e 114 Emergenza infanzia hanno gestito 4724 richieste di aiuto, il 5% ha riguardato situazioni di emergenza per abusi sessuali. Una tendenza in preoccupante crescita, se si considera anche l’aumento costante, negli ultimi anni, delle segnalazioni legate alla pedopornografia online. In particolare, per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si è riscontrato un aumento del numero dei bambini sotto gli 11 anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza infanzia). «L’ascolto dei bambini – prosegue Caffo – è fondamentale per la lotta alla pedofilia. Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi simili. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane». «Come dimostra questo caso, inoltre, la figura del pediatra è di estrema importanza nel contrasto e nella gestione di abusi e violenze su minori. I pediatri – sottolinea Caffo – svolgono un ruolo chiave nel percorso di crescita del bambino e rappresentano un punto di riferimento a cui l’intera famiglia si affida con fiducia. Per questo, Telefono Azzurro, ha lanciato la prima rete di pediatri al mondo, contro l’abuso sui bambini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (Sip), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi) e il contributo di Menarini. L’obbiettivo è sensibilizzare e formare i pediatri italiani a riconoscere i segnali di eventuali abusi, a partire da quelli inespressi di disagio e sofferenza del bambino.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/don_francesco_caramia_prete_pedofilia_abusi_chierichetto_brindisi-1798813.html

  • Pedofilia, a Brindisi 4 preti coinvolti. Uno di loro: “Ho avvisato il vescovo, ma non si è mosso”

    Pedofilia, a Brindisi 4 preti coinvolti. Uno di loro: “Ho avvisato il vescovo, ma non si è mosso”

    di GIULIANO FOSCHINI

    Quattro preti coinvolti: uno già condannato, un altro imputato e due indagati. E un’intercettazione telefonica che rischia di mettere in imbarazzo l’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro. C’è un’aria pesante da qualche mese attorno alle chiese della diocesi di Brindisi. Un’aria che preoccupa i fedeli (“che cosa sta succedendo?”, chiedono anche sui social network), allarma la Curia, impegnata a mettere le pezze a una vicenda molto imbarazzante, e muove la Procura, che ormai da due anni si trova a indagare su un caso alla Spotlight.

    Tutto nasce da una denuncia anonima, rilanciata da un servizio delle Iene, contro don Giampiero Peschiulli, 73 anni, parroco a Santa Lucia, nel centro di Brindisi. Alcuni ragazzini raccontano di aver subito abusi e molestie. Il prete nega, parte l’indagine e la Procura lo arresta: abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando “dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco”. Alcuni raccontano che le molestie erano partite nel 2002, di averle denunciate anche al vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci, che – mettono a verbale – “aveva espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”.

    Talucci verrà poi sentito dagli investigatori e proverà a sminuire. La guida della diocesi intanto cambia e la storia sembra finita. Sembra, perché pochi mesi dopo altri due prelati finiscono sotto inchiesta per le stesse accuse. Uno è il favorito di monsignor Talucci: don Francesco Caramia. È accusato di molestie a un ragazzino di 11 anni: indagine nata da una denuncia presentata da un pediatra. Il fascicolo arriva sul tavolo di un magistrato scrupoloso, Milto de Nozza, che ha un’intuizione: possibile che non ci sia alcuna correlazione tra i due casi? Chiede ai carabinieri di approfondire le storie. Ed effettivamente qualcosa emerge.

    Il nome di don Caramia era già nell’inchiesta della procura di Brindisi in un’intercettazione telefonica inquietante. Il 13 novembre del 2014 Peschiulli era al telefono con un amico. Era tornato a Terracina, sua città natale, perché sul giornale erano finite le denunce dei ragazzini di Brindisi contro di lui. La conversazione è di quelle confidenziali (“Gianpiero dice ad Andrea che a Terracina sta facendo il prete in tutti i sensi…”, annotano i carabinieri). “Basta con questa pagliacciata – gli dice l’amico – Torna”. “L’avvocato – risponde Gianpiero – dice aspetta che finiamo le indagini. Tanto poi dopo faremo mettere noi i titoloni grandi (…) Che poi avessi fatto entrare qualcuno in casa. È quello che mi distrugge. Avessi fatto come tanti che vanno in discoteca pure travestendosi, non ho fatto niente (…) Casa e chiesa, chiesa e casa”.

    Interviene l’amico: “Veramente ci stanno poi certi tipo Caramia che lo fanno proprio alla luce del sole e nessuno rompe i coglioni “. “Eh no – dice don Peschiulli – Ma io l’ho scritto nella lettera. Eccellenza, di scandali, beh, cominci a guardare le altre parrocchie come Bozzano e altre parrocchie (…) Mo’ basta”. Che significa? “Peschiulli – scrivono i carabinieri in un’informativa – rimarcava più volte la circostanza che l’attuale vescovo, monsignor Caliandro, avesse preso provvedimenti nei suoi confronti e non invece verso gli altri preti del luogo, tra cui don Francesco Caramia, che si erano resi responsabili di comportamenti gravi e censurabili, citando anche i “viaggi con i ragazzini ” noti al pubblico.

    Eppure nei loro riguardi non era stata presa alcuna decisione. Il monsignore dunque sarebbe stato avvisato, ma don Francesco è comunque rimasto al suo posto fino al momento della nuova denuncia del pediatra. E della nuova indagine. Al suo posto era rimasto anche don Franco Legrottaglie, 67 anni, di Ostuni. Dopo una condanna a un anno e dieci mesi

    (sospesa) nel 2000 (per una vicenda del 1991) per “atti di libidine violenta”, un lungo periodo spirituale in Africa, nel 2010 Legrottaglie viene nominato dal vecchio vescovo cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi e poi riprende a celebrare in una parrocchia di Ostuni. Fin quando nel suo computer, meno di un anno fa, vengono trovate centinaia di foto pedopornografiche: la Procura ha chiesto la condanna a quattro anni. Le cartelle con i file dei bimbi avevano i nomi dei santi.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/05/04/news/pedofilia_a_brindisi_4_preti_coinvolti_uno_di_loro_al_telefono_ha_avvisato_il_vescovo_ma_non_si_e_mosso_-139085332/
  • INCHIESTA PEDOFILIA IL PRETE AL TELEFONO “HO AVVISATO IL VESCOVO MA NON HA FATTO NIENTE”

    INCHIESTA PEDOFILIA IL PRETE AL TELEFONO “HO AVVISATO IL VESCOVO MA NON HA FATTO NIENTE”

    Intercettato lo sfogo di un sacerdote contro il capo della diocesi: “Ha allontanato me e non gli altri”

    Intercettato lo sfogo di un sacerdote contro il capo della diocesi: “Ha allontanato me e non gli altri”

    Inchiesta pedofilia il prete al telefono “Ho avvisato il vescovo ma non ha fatto niente”

    GIULIANO FOSCHINI

    ROMA – Quattro preti coinvolti: uno già condannato, un altro imputato e due indagati. E un’intercettazione telefonica che rischia di mettere in imbarazzo l’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro. C’è un’aria pesante da qualche mese attorno alle chiese della diocesi di Brindisi. Un’aria che preoccupa i fedeli («che cosa sta succedendo?» chiedono anche sui social network), allarma la Curia, impegnata a mettere le pezze a una vicenda molto imbarazzante, e muove la procura, che ormai da due anni si trova a indagare su un caso alla Spotlight.
    Tutto nasce da una denuncia anonima, rilanciata da un servizio delle Iene, contro don Giampiero Peschiulli, 73 anni, parroco a Santa Lucia, nel centro di Brindisi. Alcuni ragazzini raccontano di aver subito abusi e molestie. Il prete nega, parte l’indagine e la procura lo arresta: abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando «dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco». Alcuni raccontano che le molestie erano partite nel 2002, di averle denunciate anche al vescovo dell’epoca, Rocco Talucci, che – mettono a verbale – «aveva espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri». Talucci verrà poi sentito dagli investigatori e proverà a sminuire. La guida della diocesi intanto cambia e la storia sembra finita. Sembra, perché pochi mesi dopo altri due prelati finiscono sotto inchiesta per le stesse accuse. Uno è il favorito di monsignor Talucci: don Francesco Caramia. È accusato di molestie a un ragazzino di 11 anni: indagine nata da una denuncia presentata da un pediatra. Il fascicolo arriva sul tavolo di un magistrato scrupoloso, Milto de Nozza, che ha un’intuizione: possibile che non ci sia alcuna correlazione tra i due casi? Chiede ai carabinieri di approfondire le storie. Ed effettivamente qualcosa emerge. Il nome di don Caramia era già nell’inchiesta della procura di Brindisi in un’intercettazione telefonica inquietante. Il 13 novembre del 2014 Peschiulli era al telefono con un amico. Era tornato a Terracina, sua città natale, perché sul giornale erano finite le denunce dei ragazzini di Brindisi contro di lui. La conversazione è di quelle confidenziali («Gianpiero dice ad Andrea che a Terracina sta facendo il prete in tutti i sensi…», annotano i carabinieri). «Basta con questa pagliacciata – gli dice l’amico – Torna». «L’avvocato – risponde Gianpiero – dice aspetta che finiamo le indagini. Tanto poi dopo faremo mettere noi i titoloni grandi (…) Che poi avessi fatto entrare qualcuno in casa. È quello che mi distrugge. Avessi fatto come tanti che vanno in discoteca pure travestendosi, non ho fatto niente (…) Casa e chiesa, chiesa e casa». Interviene l’amico: «Veramente ci stanno poi certi tipo Caramia che lo fanno proprio alla luce del sole e nessuno rompe i coglioni ». «Eh no – dice don Peschiulli -Ma io l’ho scritto nella lettera. Eccellenza, di scandali, beh, cominci a guardare le altre parrocchie come Bozzano e altre parrocchie (…) Mo’ basta». Che significa? «Peschiulli – scrivono i Carabinieri in un’informativa – rimarcava più volte la circostanza che l’attuale vescovo, monsignor Caliandro, avesse preso provvedimenti nei suoi confronti e non invece verso gli altri preti del luogo, tra cui don Francesco Caramia, che si erano resi responsabili di comportamenti gravi e censurabili, citando anche i «viaggi con i ragazzini » noti al pubblico. Eppure, nei loro riguardi, non era stata presa alcuna decisione.
    Il monsignore dunque sarebbe stato avvisato, ma don Francesco è comunque rimasto al suo posto sino al momento della nuova denuncia del pediatra. E della nuova indagine. Al suo posto era rimasto anche don Franco Legrottaglie, 67 anni, di Ostuni. Dopo una condanna a un anno e dieci mesi (sospesa) nel 2000 (per una vicenda del 1991) per «atti di libidine violenta», un lungo periodo spirituale in Africa, nel 2010 Legrottaglie viene nominato dal vecchio vescovo cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi e poi riprende a celebrare in una parrocchia di Ostuni. Fin quando nel suo computer, meno di un anno fa, vengono trovate centinaia di foto pedopornografiche: lunedì la procura ha chiesto la condanna a quattro anni. Le cartelle con i file dei bimbi avevano i nomi dei santi.

    L’indagine dopo le denunce di un pediatra Le preoccupazioni dei fedeli sui social network
    IL MAGISTRATO
    Milto de Nozza, il pm che indaga sui presunti abusi di una serie di sacerdoti nella diocesi di Brindisi
    Monsignor Domenico Caliandro

    http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=41284

  • Brindisi, prete pedofilo condannato a 3 anni e 8 mesi per abusi su minori

    Brindisi, prete pedofilo condannato a 3 anni e 8 mesi per abusi su minori

    Il sacerdote 73enne, accusato di violenze su due chierichetti di meno di 14 anni, era stato smascherato da un servizio della trasmissione Le Iene. Dal maggio dello scorso anno si trova agli arresti domiciliari in una comunità di recupero per religiosi.

    Tre anni e otto mesi di reclusione per atti sessuali su minori. E’ la sentenza di condanna emessa nei confronti di Giampiero Peschiulli, il prete brindisino accusato di pedofilia. Il sacerdote 73enne, arrestato nel maggio dello scorso anno, si trova agli arresti domiciliari in una comunità di recupero per religiosi. La condanna chiesta dal pm, Giuseppe De Nozza, era stata di 3 anni e 4 mesi, aumentata di altri 4 dal gup Giuseppe Licci, dopo il processo con rito abbreviato.

    Il comportamento del parroco era stato smascherato nell’autunno 2014 dal programma televisivo Le Iene che aveva denunciato gliabusi compiuti da Peschiulli nei confronti di due chierichetti che frequentavano la parrocchia di Santa Lucia. Abusi iniziati nel 2012 e perpetrati fino alla messa in onda del servizio. Oltre ai due episodi scoperti dall’inviato Giulio Golia, ne emersero poi altri per i quali però non fu possibile procedere perché più datati. L’eco che il servizio ebbe su quotidiani e social network diede impulso alle indagini dei carabinieri che portarono all’arresto del parroco nel maggio 2015. L’esigenza cautelare fu ritenuta necessaria per il pericolo di reiterazione del reato. A novembre 2014, peraltro, dopo il sequestro dei pc del prete, erano apparse scritte minatorie sui muri vicino alla chiesa in cui per anni Peschiulli aveva prestato la sua opera.

    La difesa, sostenuta dall’avvocato Roberto Cavalera, aveva chiesto l’assoluzione di don Peschiulli o in subordine il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità, richieste non accolte dal giudice. L’arcivescovo di Brindisi monsignor Domenico Caliandro ha fatto sapere che il sacerdote è stato dimesso dallo stato clericale, con decreto della Santa Sede dello scorso 3 dicembre. Il monsignore ha poi rinnovato la sua vicinanza epreghiera “per coloro che sono stati lesi da chi avrebbe dovuto, invece, guidarli al bene e farli crescere nelle virtù”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/28/brindisi-prete-pedofilo-condannato-a-3-anni-e-8-mesi-per-abusi-su-minori/2414536/

  • Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    BRINDISI – I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Brindisi hanno avviato un’inchiesta, su delega del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, per abusi sessuali su minori a carico di don Francesco Caramia, parroco della chiesa San Giustino de Jacobis, al quartiere Bozzano a Brindisi. Venerdì scorso sono stati prelevati computer e altro materiale a disposizione del prete ed eseguite perquisizioni nella sacrestia della parrocchia e nella sua abitazione.

    Tutto il materiale sequestrato tranne un computer è stato restituito al sacerdote poche ore dopo la perquisizione. Secondo quanto si apprende le indagini sarebbero partite in seguito alla denuncia di un pediatra, i fatti su cui si sta cercando di fare chiarezza si sarebbero verificati cinque anni fa. Il sacerdote si è dimesso dall’incarico rivestito, ufficialmente per motivi di salute, questo è quanto ha annunciato un altro prete in chiesa.

    Da quanto spiega il legale del sacerdote, l’avvocato Giancarlo Camassa, don Francesco Caramia si ritiene completamente estraneo ai fatti di cui è accusato. Ha dimostrato piena collaborazione mettendosi a disposizione degli investigatori. Dalla perquisizione eseguita presso la sua abitazione e negli uffici della parrocchia non sarebbe emerso, al momento, materiale compromettente per questo gran parte di quanto prelevato è stato restituito dopo poche ore.

    In tarda serata è giunta una nota della diocesi con le dichiarazioni di monsignor Domenico Caliandro: “L’Arcivescovo di Brindisi ha appreso con  dolore la notizia che un sacerdote della città è indagato per reati molto gravi.  L’interessato  respinge con fermezza l’accusa e ritiene di potersi adeguatamente difendere. Per farlo con maggiore libertà e anche per ragioni di salute, ha subito lasciato la parrocchia in cui svolgeva il suo ministero”, si legge nel comunicato

    “Mons. Caliandro dichiara la sua  fiducia nella magistratura e attende l’esito delle indagini. L’Autorità diocesana, se ha certezza dei delitti, intende agire sempre con determinazione, con la massima considerazione per le  vittime, seguendo la linea dettata da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori.  Intanto la Chiesa locale di Brindisi-Ostuni,  nella  sofferenza di questo periodo,  continui umilmente a  lavorare e a pregare, sostenendo il ministero di tanti sacerdoti fedeli, che si spendono generosamente ogni giorno secondo la loro vocazione”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-abusi-sessuali-su-minori-indagato-parroco-si-era-dimesso-per-motivi-di-salute.html