Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Domenico Pezzini

  • La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    Non è passato inosservato uno degli ultimi incontri organizzati dalla Semina, prestigiosa associazione nata a Merate da un gruppo di appassionati di cultura e del sapere in generale, che ha all’attivo diverse decine di conferenze e incontri con personaggi di spicco, anche di rilievo internazionale.

    Una decina di giorni fa, infatti, ospite di una serata via zoom, è stato l’intellettuale don Domenico Pezzini che ha offerto una riflessione pacata e profonda su Giuliana di Norwich, una mistica inglese vissuta tra la metà del 1300 e gli inizi del 1400. Un “personaggio” da raccontare non alla portata di tutti e che don Pezzini ha sviscerato seguendo una traccia in più punti e con filo conduttore “La luce sulla croce”.
    La serata, al solito apprezzata per la lucidità dell’esposizione e la sua chiarezza, ha attirato però l’attenzione di qualche lettore che ha chiesto spiegazioni sulla scelta del relatore.
    Don Pezzini, infatti, dalle cronache facilmente riscontrabili in rete, risulta essere stato implicato in una storia di pedofilia, conclusasi con una condanna in Cassazione.
    Una vicenda per la quale il sacerdote (noto anche per le sue aperture verso gli omosessuali) ha già saldato il conto con la giustizia e che La Semina, da noi interpellata, ha deciso di lasciarsi alle spalle per poter avere con sé l’intellettuale e il suo contributo sulla mistica inglese.

    “Il passato di don Domenico Pezzini è noto, e certo non nascosto in alcun modo. Ed in effetti Don Domenico ha anche abbondantemente pagato il suo debito con la giustizia.La Semina ha sempre apprezzato il valore dello studioso, dello scrittore e del conferenziere. Don Domenico è un intellettuale molto stimato, anche a livello internazionale, come dimostrato dalle numerose e qualificate partecipazioni ai suoi incontri.Le questioni giudiziarie, ormai passate, non rientrano nelle competenze della nostra associazione e non ci arroghiamo il diritto di giudicare in un ambito che non è di nostra competenza.”Tutto qua. Non ci sembra ci sia altro da aggiungere.

    Pierangelo Marucco e Stefano Covino (Presidente)
  • Condannato per pedofilia era invitato a Sassari al convegno della curia

    Condannato per pedofilia era invitato a Sassari al convegno della curia

    SASSARI. Sarebbe dovuto arrivare a Sassari per partecipare al convegno dedicato alla figura di Erberto, monaco e arcivescovo di Torres tra il 1181 e il 1196.

    Don Domenico Pezzini era nella lista dei relatori invitati dall’Archivio storico diocesano di Sassari per parlare proprio del monaco medievale. Ma don Pezzini non è soltanto un prete–professore che per vent’anni ha tenuto lezioni di lingua inglese all’Università di Sassari e all’Università di Verona, perlomeno non lo è più dal 2014 quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci anni di reclusione per pedofilia inflitta al religioso dopo i primi due gradi di giudizio. Pezzini è stato ritenuto responsabile di una violenza sessuale nei confronti di un ragazzino bengalese, di cui avrebbe abusato tra il 2006 e il 2009 quando la vittima non aveva ancora compiuto 14 anni. Nonostante la sentenza, e la pena da scontare, Pezzini era comunque atteso a Sassari fino a ieri mattina, quando la sua partecipazione è stata cancellata per colpa di un malore che lo ha costretto a un repentino ricovero ospedaliero.

    L’invito, spiegano dalla curia, era partito dopo una recensione dell’opera legata al monaco Erberto inviata dal prete subito dopo la pubblicazione. Nessuno aveva però indagato sul passato del prelato.

    La diocesi. Il commento dell’arcivescovo Gian Franco Saba non ha lasciato margini di interpretazione: «Non lo sapevo, è un incidente spiacevole – spiega Saba –. La mia linea su questo argomento è quella di Papa Francesco: tolleranza zero. Comunque questo docente mercoledì non sarà alla presentazione del libro».

    Anche l’organizzatore del convegno, monsignor Giancarlo Zichi, non era al corrente dei precedenti del prete originario di Lodi: «Lo abbiamo invitato perché è uno studioso che conosce alla perfezione il periodo medievale ma anche perché era stato tra i primi a inviare una recensione sul lavoro che verrà presentato mercoledì». Nessuno aveva pensato che don Pezzini potesse avere alle spalle problemi così gravi: «Non facciamo certo indagini sul passato dei relatori che vengono invitati ai convegni – spiega ancora monsignor Zichi –, e se qualcuno si mettesse d’impegno per scavare nel passato delle persone sono convinto che troverebbe qualcosa che non va anche nei profili più insospettabili. In ogni caso Pezzini non verrà, si è ammalato, è stato ricoverato in ospedale ed è stato sostituito da un altro relatore».

    Il prete. Don Domenico Pezzini, nato a Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi (in cui figura ancora nelle liste dei prelati) non ha mai ammesso le colpe di cui è stato accusato e, anzi, ha contestato il racconto del ragazzo definendolo “inventato”. Un’opposizione convinta e continua che non ha fatto breccia nel cuore dei magistrati che, anzi, hanno ricostruito il legame tra l’anziano prelato, che all’epoca della prima denuncia (2010) aveva da poco superato i settant’anni, e la vittima. Secondo la procura di Milano il sacerdote si era occupato di un ragazzo in difficoltà economica originario del Bangladesh – paese in cui aveva effettuato alcune missioni – per circa tre anni. Oltre agli abusi, Pezzini si preoccupava di istruire il ragazzo suggerendo letture e indirizzi musicali. Sempre secondo le indagini dei magistrati milanesi, spesso il prete consegnava piccole somme di denaro al ragazzo che è rimasto nella rete organizzata dal prete per tre anni, da quando aveva tredici anni sino a quando ne aveva sedici.

    Quello di Don Pezzini, poi, era un nome noto nel mondo clericale anche prima che le cronache riportassero la notizia della sua condanna. Il sacerdote lodigiano si era autodefinito “il confessore dei gay” e aveva chiesto ai confratelli di usare un po’ di comprensione, e un surplus di misericordia, verso gli omosessuali dentro il confessionale. Non solo, sin dai primi anni ’80 Pezzini aveva provato ad avvicinare la chiesa ai gay di confessione cattolica, un intento portato avanti per anni e interrotto bruscamente solo dopo l’arresto ordinato dai magistrati di Milano.

    http://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/01/06/news/condannato-per-pedofilia-al-convegno-della-curia-1.17628544

  • Condannato per pedofilia, invitato a un convegno della Curia di Sassari

    Condannato per pedofilia, invitato a un convegno della Curia di Sassari

    SASSARI. Non sarà presente, per motivi di salute. Ma don Domenico Pezzini era tra i relatori del convegno, organizzato dall’Archivio storico diocesano di Sassari, dedicato a “Erberto, monaco cistercense e arcivescovo di Torres” tra il 1181 e il 1196. Un grande esperto del periodo medievale, Pezzini. Ma  anche condannato a dieci anni di carcere per pedofilia, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 2014, quindi passata in giudicato.

    I vertici della Curia turritana, stando a quanto riporta La Nuova Sardegna in edicola oggi, non erano a conoscenza di questa macchia (indelebile) nel passato del prete. Era stato invitato perché profondo conoscitore del tema del convegno. In più in passato aveva tenuto lezioni di inglese all’Università di Sassari.

    Il nome di Pezzini, di Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi , compariva sulla locandina dell’evento previsto per il 9 gennaio nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna, a Sassari. Ma quattro anni fa era anche su un verdetto definitivo della Suprema corte, che lo condannava a dieci anni di carcere per violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh, perpetrata tra il 2006 e il 2009, anche quando la vittima aveva meno di 14 anni.

    Non parteciperà: è sopraggiunta una malattia che gli impedisce di arrivare in Sardegna. E, fanno sapere dalla Diocesi, non sarebbe giunto comunque, visto che è emerso il suo “piccolo” problemino.

  • Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    L’ULTIMO è stato arrestato il 10 febbraio: don Diego Rota parroco di Solza, Bergamo. «Adescava ragazzini», secondo la procura di Brescia che lo indaga per prostituzione minorile. L’ultimo, sì. Di quanti? In quindici anni l’ombra della pedofilia sulla chiesa lombarda ha seguito una parabola in crescita, di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica e quindi della condanna dell’opinione pubblica.

    Oggi più che mai: sull’onda del pluripremiato successo cinematografico di «Spotlight» e del clamore suscitato dal caso-Pell, il tema torna ad accendere il dibattito, a spaccare le coscienze. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire che non sempre è stato così. Prima dei 2000 c’è il nulla, o quasi: le testimonianze rimaste di vecchie inchieste alla fine dei ’90 parlano solo di preti rigorosamente anonimi «arrestati per abusi» (un caso a Milano, un altro a Varese).

    Dobbiamo aspettare il 2004 per trovare documentata la prima condanna in Cassazione: da allora e fino al 2015 se ne contano sette nella nostra regione. DonMauro Stefanoni di Laglio, donMatteo Diletti di Bratto (Bergamo), don Roberto Mornati di Gavirate (Varese), don Marco Baresi di Brescia, don Walter Mariani di Mantova, don Domenico Pezzini di Lodi, don Giuseppe Abbiati di Borgarello (Pavia). In tutto fanno 47 anni e un mese di carcere. Quattro, invece, i preti che hanno patteggiato.

    Due sono stati rinviati a giudizio, altrettanti sono arrivati a sentenza in primo grado. Alcuni sono morti di vecchiaia, altri sono tornati a dire messa in nuove parrocchie, due si sono suicidati, di uno si sono perse le tracce. Religiosi (una sola donna) equamente distribuiti fra le 10 diocesi. Abbiamo provato a disegnare una mappa, partendo dalla documentazione raccolta su scala nazionale dall’associazione «Rete l’abuso». Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano: nessuna di loro può scagliare la prima pietra.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Pedofili smascherati quando le vittime diventano grandi

    C’è il giovane prete accusato dalle sue piccole vittime e c’è il parroco anziano che per decenni, circondato da silenzio e omertà, ha commesso i suoi abusi sui minori; c’è il sacerdote finito in carcere a scontare la sua condanna per pedofilia e il preposto che ha patteggiato per poter tornare in curia. I precedenti italiani di preti travolti da scandali sessuali e perseguiti per avere sfogato i propri vizi su bambini o bambine, sono molti, anche se spesso dimenticati. Uno dei casi più gravi riguarda don Pierangelo Bertagna, parroco dell’abbazia di Farneta (Arezzo). Quando viene arrestato, nel luglio del 2005, per il caso di pedofilia su un ragazzino di 13 anni, il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, esprime sbalordimento e incredulità, così come i parrocchiani. Ma in realtà le colpe del prete sono più di quante si pensi. Dopo pochi mesi, infatti, i genitori di molte altre vittime si recano in caserma a sporgere denuncia e don Bertagna, 44 anni, confessa tutti i suoi 38 misfatti commessi nell’arco di 12 anni. Nel settembre del 2006, il parroco, accusato anche di violenza sessuale, viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello nel 2010. Nel 2004 ancora un caso. Un ex seminarista di Agrigento scrive una lettera al vescovo per denunciare gli abusi sessuali da lui subìti da parte di don Bruno Puleo. Poco tempo dopo il sacerdote patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. È il 2008 quando don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida (Roma), viene arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Don Ruggero, per abusare dei ragazzi, approfitta della loro fragilità e li invita a casa promettendogli in regalo cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta emerge che il numero di casi di cui il prete si è reso colpevole sono moltissimi. Al processo, che vede costituirsi come parte civile anche i Radicali, il sacerdote respinge gli addebiti, afferma di non essere “un mostro”, parla di “accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente” contro di lui. Nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi “atti di inaudita gravità” e di “una serialità e una spiccata propensione all’abuso e al compimento di azioni con dolo”. La decisione del giudice è esemplare: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello. Nella tormenta degli abusi sessuali cade anche don Lelio Cantini, ex priore della parrocchia Regina della Pace di Firenze (morto nel 2012). È l’aprile del 2007 quando la procura del capoluogo toscano lo mette sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commesse in passato su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», don Lelio, a causa dei suoi problemi di salute, torna nel convitto ecclesiastico di Firenze. Un anno più tardi Papa Ratzinger lo riduce allo stato laicale. Nella richiesta di archiviazione, conseguenza della prescrizione e della mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni» e di «comportamento apparentemente omissivo» e «lunga inerzia» da parte della autorità religiose. Il giudice, nell’accogliere la richiesta dei magistrati, scrive che don Lelio è riuscito a «carpire la buona fede e l’innocenza dei giovani fedeli» anche recitando il Cantico dei cantici.

    Nel 2010, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni, viene arrestato anche don Domenico Pezzini, sacerdote 75enne della diocesi di Lodi. I giudici lo condannano a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Pena di due anni e mezzo per violenza sessuale su una bambina di 7 anni anche per don Marco Redaelli, sacerdote salesiano, ora deceduto, della parrocchia S.S. Pietro e Paolo di Arese (Milano). Infine, solo pochi mesi fa, per gli abusi sessuali su una tredicenne che frequentava la parrocchia di Aliminusa (Palermo), anche don Paolino Marchese fa i conti con la giustizia subendo un processo e vedendosi comminati sei anni di carcere.

    http://www.iltempo.it/politica/2015/10/07/gallery/gli-orchi-che-portano-la-tonaca-protetti-da-silenzio-e-omerta-990062/

  • Don Domenico Pezzini; la cassazione conferma la condanna a10 anni

    Don Domenico Pezzini; la cassazione conferma la condanna a10 anni

    Pedofilia, confermati dalla Cassazione i 10 anni di reclusione

    VERONA – Nessuno sconto a don Domenico Pezzini, il prete-professore impegnato per un ventennio a tenere lezioni all’università di Verona e travolto da un’inghiacciante inchiesta-choc per pedofilia condotta dalla procura di Milano.

    Dieci gli anni di reclusione che il religioso originario di Borghetto Lodigiano e appartenente alla diocesi di Lodi si era visto infliggere sia in primo che in secondo grado e che, adesso, gli sono stati confermati in toto dalla Corte di Cassazione. «Le conseguenze sui minori dell’abuso sessuale esercitato da un prete sono particolarmente gravi e di lunga durata perché il rapporto esistente tra un prete e un minore – hanno rimarcato nero su bianco i magistrati della quarta sezione della Suprema corte motivando la sentenza numero 14545 (6-27 marzo, presidente Brusco, relatore Iannello) – è condizionato da una posizione di superiorità rinforzata da una visione falsata del suo prestigio pastorale, da un influsso morale, dal fatto di essere considerato dalla vittima una vera e propria “guida spirituale”».

    Nell’interpretazione dei giudici romani, dunque, «la qualità rivestita dall’imputato ha facilitato la commissione del reato e, pertanto, la pena va commisurata alla gravità». Di qui l’impossibilità di accogliere il triplice motivo di ricorso con cui l’avvocato Mario Zanchetti aveva sollecitato la riapertura del caso di don Pezzini, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. Secondo la procura milanese (dell’inchiesta si occupò il pm Cristiana Roveda), il sacerdote avrebbe abusato del giovane tra il 2006 e il 2009, approfittando di lui persino quando aveva meno di 14 anni. Molto conosciuto nella comunità omosessuale, dagli anni ’80 animatore di un gruppo di gay credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo, l’ormai 77enne don Pezzini nel 2010 ha subito anche l’onta delle manette mentre, adesso, si trova agli arresti domiciliari in una comunità monastica sul lago Maggiore. Fin da subito, il sacerdote si era proclamato innocente affermando di non sapere ancora «il perché di tutto questo, ma il racconto fatto dal ragazzo non corrisponde alla verità».

    Al contrario, però, i giudici non arretrano di un passo perché quella offerta da don Pezzini, scrivono ancora i magistrati della Cassazione, è «un’immagine di totale e disinteressata dedizione al prossimo a priori comunemente riconosciuta in capo a chi ha consacrato la propria vita al ministero di sacerdote dei culto cattolico e dalla quale nella specie è accertato che l’imputato ha tratto vantaggio». Per non parlare del «generale contesto di duraturo tradimento della condizione sacerdotale», rincarano i magistrati della Suprema Corte che puntano, inoltre, il dito sul fatto che «questo tipo di abuso non distrugge solo l’integrità fisica e psicologica del bambino, ma annienta anche la sua dimensione spirituale e il rapporto con la religione: il peso da sopportare è troppo grande, il dolore troppo profondo per riconoscere la causa». Il caso, dunque è chiuso. Senza sconti.
    La. Ted.

  • Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Pedofilia: scarcerato don Pezzini, domiciliari dai monaci

    A Don Pezzini da mesi sono stati concessi i domiciliari in un convento. In Appello la pena è stata ribadita. I giudici della corte d’assise non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal gup Maria Vicidomini

    L’avvocato di Don Pezzini: “Si aspettava assoluzione” I preti lodigiani: “La condanna di don Pezzini? Un macigno” Pedofilia, don Pezzini condannato a 10 anni Il retroscena: Don Pezzini «Incastrato dalle intercettazioni» Lodi, nuova denuncia per abusi a carico di don Pezzini

    Borghetto Lodigiano, 27 maggio 2012 – Confermata in Appello la pena a dieci anni di carcere per don Domenico Pezzini, il prete lodigiano accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. I giudici della corte d’assise d’appello non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Maria Vicidomini, che era andata oltre le richieste del pubblico ministero. Da un anno il sacerdote 74enne, figlio di un fabbro e di una contadina di Borghetto Lodigiano, è agli arresti domiciliari in una comunità monastica.

    Avrebbe abusato del giovane tra il 2006 e il 2009, anche quando il ragazzo aveva meno di 14 anni. In primo grado il pm Cristiana Roveda aveva chiesto per lui otto anni e mezzo di reclusione, mentre l’avvocato Mario Zanchetti, che lo difende, ne aveva sollecitato l’assoluzione. Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, il giudice concesse una provvisionale di 50mila euro come risarcimento danni. Il pg Elena Visconti, pubblico ministero in appello, aveva chiesto proprio la conferma del primo verdetto. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, dagli anni ’80 animatore di un gruppo di gay credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. È stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa, il religioso avrebbe avvicinato in un parco il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenza e degrado, offrendogli una possibilità di aiuto.

    In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni. Nel corso delle indagini era arrivata in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che raccontò di aver subito violenze una quindicina di anni prima, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa usò come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo. I giudici del tribunale della libertà, che nel corso delle indagini avevano confermato per don Pezzini il carcere, scrissero che il prete avrebbe avuto «l’astuzia» di accreditarsi «agli occhi dei genitori del ragazzo e degli operatori sociali» come «un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore». I magistrati descrissero le modalità di approccio con il ragazzo, sostenendo che «non appaiono affatto occasionali» e segnalando anche che l’uomo «ha molteplici contatti con giovani uomini extracomunitari, attestati anche dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei vicini di casa».

    http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2012/05/27/719186-lodi-pedofilia-prete-pezzini-abuso-14-anni-confermata-condanna.shtml

  • Scandalo pedofilia, il 2010 è stato  l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    Scandalo pedofilia, il 2010 è stato l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    I casi di abusi sessuali da parte dei preti hanno caratterizzato tutto il 2010. Tanto che i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto. Papa Benedetto XVI condanna le violenze. Ecco allora la cronaca, mese per mese, di uno degli anni più difficile per il Vaticano.

    Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l’anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.

    In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

    Incapaci di affrontare gli avvenimenti, i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. Le dimissioni cominciano in Irlanda, dove tre vescovi lasciano l’incarico. Il vescovo belga, Roger Vangheluwe, si dimette confessando di aver abusato di un bambino. Anche il vescovo norvegese Georg Muller lascia dopo aver rivelato di aver violentato un chierichetto.

    E mentre il Papa, nel corso del viaggio a Malta, incontra le vittime dei preti pedofili e in diversi discorsi pubblici condanna senza riserve la pedofilia clericale, il New York Times pubblica una serie di dossier che rivelano come i vertici del Vaticano e lo stesso Ratzinger pur essendo a conoscenza di casi molto gravi abbiano adottato la politica del silenzio e della copertura. La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede: il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    Anche sul fronte italiano, sono oltre una decina i sacerdoti condannati per abusi sessuali. Lo stesso monsignor Crociata, segretario generale della CEI, per la prima volta ammette che il Vaticano ha ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. Ma è una stima per difetto. Infine, Wikileaks pubblica alcuni cablo che rivelano come, nel caso irlandese, il Vaticano, nonostante la sbandierata disponibilità a fare luce sullo scandalo dei preti pedofili e a collaborare con le autorità civili, non abbia permesso ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi commessi dai sacerdoti irlandesi.

    Si chiude così un anno drammatico, che ha portato migliaia di fedeli a lasciare la Chiesa. E la disaffezione non potrà che continuare, finché il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, riesaminando il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari nella genesi di quella che ormai è considerata una vera e propria piaga. Ecco, dunque, la cronaca di questo annus horribilis della Chiesa

    Gennaio

    Il Vaticano sancisce l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili. Tuttavia tale obbligo vale solo per i Paesi in cui la legge già lo impone. Benedetto XVI riduce allo stato laicale don Marco Dessì, missionario condannato per abusi sessuali su diversi bambini del Nicaragua.

    Febbraio

    Arrestato Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità. Nell’inchiesta emerge anche uno scandalo che porta in Vaticano. Secondo l’accusa, un religioso nigeriano del coro di san Pietro si occupa di reperire, per gli appetiti dell’ingegnere, giovani e ragazzi presentati, talvolta, come seminaristi.

    Condannato in primo grado a 1 anno e 5 mesi don Paolo Biasi, per molestie ai danni di 4 bambine. Padre Aldo Nuvola, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni.

    Marzo

    Mentre il Papa invia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi, con una ferma condanna dei sacerdoti pedofili, il presidente della conferenza episcopale tedesca ammette che le diocesi hanno intenzionalmente taciuto per anni sui moltissimi casi di violenze commesse dai sacerdoti in Germania. Un giornale austriaco rivela una serie di abusi sessuali e fisici anche all’interno del rinomato coro dei Piccoli Cantori di Ratisbona. Negli Stati Uniti esplode il caso Murphy. I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, secondo il New York Times, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi in una scuola del Wisconsin.

    In Italia, è condannato in primo grado a 3 anni e 11 mesi don Pierpaolo Mologni, per aver abusato di un bambino disabile e per detenzione di materiale pedopornografico. Si prescrivono le accuse a don Giorgio Carli, ma la Cassazione lo condanna a un risarcimento di 750.000 euro. Rinviato a giudizio don Jesus Vasquez, sacerdote a San Nicola Manfredi (BN), per violenza sessuale su due bambini. Don Claudio Ballerini è condannato per la terza volta per atti osceni di fronte a minori.

    Aprile

    Georg Mueller, ex vescovo norvegese, confessa che è stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni. Si dimette anche il vescovo belga  Roger Vangheluwe, dopo aver rivelato di aver abusato sessualmente di un ragazzo. Anche il vescovo irlandeseJames Moriarty, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali lascia l’incarico.

    Il Papa, incontrando alcune vittime dei sacerdoti maltesi, esprime la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ma da oltreoceano arrivano nuovi scandali. Una lettera del 1985 firmata dal cardinale Joseph Ratzinger dimostra la resistenza opposta dal futuro Papa alla rimozione di padre Stephen Kiesle, che aveva molestato diversi bambini. Il cardinale Angelo Sodano bolla come “chiacchiericcio” le critiche a Chiesa e Pontefice per la gestione dello scandalo dei preti pedofili. Un sacerdote 40enne di origini indiane viene arrestato a Teramo per violenza sessuale su una bimba di 10 anni.

    Maggio

    La Chiesa italiana ammette di aver ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. La Cei, tuttavia, si rifiuta di far conoscere il numero dei preti successivamente sospesi secondo la legge canonica. Per la prima volta in Italia un vescovo è chiamato a testimoniare. Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, è chiamato in tribunale per chiarire come mai non abbia preso provvedimenti in merito alla vicenda processuale che vede imputato don Ruggero Conti, accusato di abusi sessuali.

    Giugno

    La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede, confermando la decisione della Corte d’Appello dell’Oregon di considerare il Vaticano come civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    In Italia, viene ridotto allo stato laicale don Andrea Agostini, condannato nella primavera 2008 in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali ai danni di dieci bambine (dai tre ai sei anni) che frequentavano l’asilo parrocchiale da lui diretto.

    Luglio

    Un ex sacerdote australiano John Sidney Denham, 67 anni, viene condannato a quasi 20 anni di carcere per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole, dove era responsabile delle punizioni disciplinari e nelle quali aveva creato un clima di terrore e depravazione.

    Il New York Times pubblica un reportage di documenti interni alla Chiesa che svelano come Joseph Ratzinger, quando dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fosse “parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia” di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia.

    Settembre

    La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma sono citati come responsabili civili nel processo che vede imputato un prete, un salesiano di 79 anni, vice parroco al Sacro Cuore di Foggia, che avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui.

    Scompare nel nulla don Matteo Diletti, prete bergamasco di 39 anni, a pochi giorni dall’udienza in Cassazione che lo vedeva imputato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. La cassazione confermerà la condanna a 4 anni.

    Ottobre

    I quotidiani in lingua fiamminga riportano 103 nuove denunce contro i preti pedofili belgi. Tuttavia, la chiesa belga non istituirà una nuova commissione d’indagine. In Italia, don Secondo Bongiovanni, sacerdote 56enne, viene condannato a Sondrio per abusi sessuali ai danni di un bambino di 12 anni.

    Novembre

    Il Papa ammette ritardi e coperture nella gestione del caso diMarcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo, tossicomane e padre di diversi figli illegittimi.

    Dicembre

    Pubblicati i cablo WikiLeaks sul Vaticano. Secondo le rivelazioni, il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy “ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l’Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l’inchiesta”, dice un cablogramma. Una giuria nel Delaware stabilisce un risarcimento di 30 milioni di sterline per un uomo stuprato più di cento volte da un prete cattolico. E’ la somma più ingente che sia stata mai assegnata a una singola vittima. In Italia, don Domenico Pezzini è condannato a dieci anni di carcere per aver abusato sessualmente di un minorenne originario del Bangladesh.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/

  • PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    È stato condannato a dieci anni di reclusione il sacerdote don Domenico Pezzini, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazzina del Bangladesh.

    La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal Gup di Milano. Il giudice ha anche confermato la misura del carcere per il prete della diocesi di Lodi, rigettando la richiesta della difesa che aveva chiesto al Gup che l’uomo venisse messo agli arresti domiciliari in una comunità monastica. Stando alla indagine, il prete avrebbe abusato della ragazzina tra il 2006 e il 2009 anche quando aveva meno di 14 anni. Il giudice ha applicato una pena anche più ‘pesantè rispetto a quella chiesta dall’accusa. Il pm di Milano, Cristiana Roveda, aveva chiesto infatti per il sacerdote otto anni e mezzo di carcere, mentre l’avvocato, Mario Zanchetti, aveva chiesto l’assoluzione e il subordine di trasferimento dal carcere in una comunità monastica, trasferimento a cui aveva dato parere favorevole anche il Pm.

    Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, è stata concessa una provvisionale di risarcimento di 50 mila euro. Don Pezzini era un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale e in particolare dagli anni ’80 era animatore di un gruppo di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. Era stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa il religioso avrebbe avvicinato il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenze e degrado, in un parco, offrendogli una possibilità di aiuto. In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni.

    Nel corso delle indagini, inoltre, era arrivata a Milano in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che ha raccontato di aver subito violenze una quindicina di anni fa, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa ha usato come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=97643

  • Pedofilia: chiesta reclusione per Don Pezzini da Lodi

    Pedofilia: chiesta reclusione per Don Pezzini da Lodi

    Il pm di Milano Cristiana Roveda ha chiesto otto anni e mezzo di galera per il prete accusato di violenza sessuale su un minore. Il gup ha fissato per martedì l’udienza per la camera di consiglio e la sentenza

    Lodi, 15 dicembre 2010 – Cristiana Roveda, il pm di Milano, ha chiesto una condanna a otto anni e mezzo di reclusione per don Domenico Pezzini.

    Il sacerdote della diocesi di Lodi a maggio era stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzino del Bangladesh.

    La richiesta di condanna è arrivata oggi durante il processo davanti al gup di Milano, che ha fissato per martedì l’udienza per la camera di consiglio e la sentenza.

    Secondo le indagini, tra il 2006 e il 2009 il prete avrebbe abusato del ragazzino, anche quando aveva meno di 14 anni. Per l’accusa il religioso avrebbe avvicinato l’indigente ragazzo in un parco, offrendogli aiuto, per poi abusare di lui.

    http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2010/1…eclusione.shtml