Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    In questa terza puntata ci immergiamo nei misteri più inquietanti legati alla scomparsa di Emanuela Orlandi, un caso che continua a scuotere il mondo a distanza di decenni.

    Quali segreti si celano negli archivi vaticani? Esiste davvero un dossier Orlandi, come sostengono alcune testimonianze? E cosa sappiamo delle presunte tracce che conducono a Londra, tra depistaggi, rivelazioni shock e documenti controversi?

    Dai controversi racconti di un sedicente ex agente segreto italiano ai documenti trafugati che sembrano celare verità scomode, fino alle ipotesi di un coinvolgimento della capitale britannica come teatro degli eventi: esploriamo gli indizi, le contraddizioni e i misteri che continuano ad avvolgere questa inquietante storia.

    Ogni nuova pista apre nuovi interrogativi, ma una cosa è certa: il caso Orlandi è molto più di ciò che appare. Seguiteci in questo viaggio attraverso i segreti, le manipolazioni e i legami tra il potere temporale e quello spirituale.

  • Emanuela Orlandi, trovato vuoto un fascicolo all’Archivio Centrale dello Stato: la scoperta

    Emanuela Orlandi, trovato vuoto un fascicolo all’Archivio Centrale dello Stato: la scoperta

    Nuovo colpo di scena nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Un fascicolo proveniente dal Ministero dell’Interno è stato ritrovato vuoto nell’Archivio Centrale dello Stato, come ha potuto prendere atto lo stesso presidente della Commissione di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi, il senatore Andrea De Priamo. Come ricostruito da Simona Greco, funzionaria dell’Archivio e responsabile della Sala Raccolte speciali, questo fascicolo è stato versato dal Ministero dell’Interno all’Archivio centrale nel 2017 per effetto della direttiva Renzi sulla desecretazione delle stragi.

    Il giallo del fascicolo vuoto

    Giallo all’Archivio Centrale dello Stato: è stato trovato un fascicolo, riversato nel 2017 dal ministero dell’Interno dopo la direttiva Renzi, relativo al caso della scomparsa di Emanuela Orlandi ma ci sono solo la copertina, una sorta di sommario dei documenti contenuti e per il resto è vuoto.

    Oggi il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, senatore Andrea De Priamo, ha visionato il materiale. «Gian Paolo Pelizzaro (giornalista e ricercatore e consulente della Commissione di inchiesta sul caso Orlandi-Gregori ndr) nell’ambito di altre ricerche non attinenti con i lavori della stessa Commissione di inchiesta, si è imbattuto in una cartellina vuota sul caso Orlandi e mi ha avvisato – afferma il presidente della Commissione di inchiesta Andrea De Priamo – Sono quindi intervenuto personalmente e ho preso atto che nell’Archivio centrale dello Stato è stata riversata della documentazione attinente al caso Orlandi, ma questo fascicolo è vuoto. Riuniremo l’Ufficio di presidenza della Commissione per valutare i passi opportuni per ritrovare questa documentazione e verificare i contenuti. Ringrazio la dottoressa Simona Greco, responsabile della Sala Raccolte speciali, per averci spiegato l’iter di questo versamento avvenuto da parte del ministero dell’Interno nel 2017».

    La documentazione

    Come ricostruito da Simona Greco, funzionaria dell’Archivio e responsabile della Sala Raccolte speciali, questo fascicolo relativo al caso Orlandi fu riversato nel 2017 dopo la direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti relativi alle stragi e si trovava nell’ambito di documentazione del ministero dell’Interno Direzione centrale della polizia di prevenzione. Documentazione che fu ritrovata nel ‘96, nell’ambito di altre ricerche sulla strage di piazza della Loggia, nel deposito decentrato del ministero dell’Interno sulla circonvallazione Appia a che conteneva materiali relativi alla Divisione Affari riservati, poi relativi all’Ucigos e poi alla Dcpp (Direzione centrale polizia di prevenzione). Si tratta di quattro fogli, una copertina del “Ministero dell’Interno – Direzione generale della pubblica sicurezza – Ucigos” relativo ‘b. 369 Roma sott. 8 ‘Scomparsa di Emanuela Orlandi”. Allegato a questo atto ci sono altri tre fogli con l’indicazione degli atti originariamente contenuti, ma che non risultano versati.

    https://www.ilmessaggero.it/persone/emanuela_orlandi_fascicolo_vuoto_archivio_centrale_stato_cosa_e_successo-8619514.html

  • Emanuela Orlandi – Parte 2 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 2 – Trame Irrisolte

    In questo secondo appuntamento, ci addentreremo ancora più nel cuore del mistero che circonda la scomparsa di Emanuela Orlandi.

    Esploreremo il ruolo di Marco Fassoni Accetti, il protagonista delle telefonate cruciali, e le sue controverse dichiarazioni, insieme alle voci che collegano la vicenda a un gioco di potere internazionale che coinvolge la Stasi, il KGB e il Vaticano.

    Scopriremo nuovi dettagli sulle misteriose telefonate, sui comunicati del Fronte Turkesh e sui depistaggi che hanno reso il caso ancora più intricato.

    Analizzeremo anche come queste trame si intrecciano con eventi oscuri come la sparizione di Mirella Gregori, un’altra ragazza 15enne scomparsa a Roma circa quaranta giorni prima di Emanuela.

    La verità sul caso Orlandi è ancora nascosta, ma ogni rivelazione getta una nuova luce su un’intricata rete di misteri e inganni.

  • “Avevamo foto di Emanuela Orlandi negli zaini, alla Basilica di Santa Maria Maggiore le hanno viste e ce le hanno sequestrate”: la testimonianza esclusiva. Pietro: “Qualcuno dovrà scusarsi”

    “Avevamo foto di Emanuela Orlandi negli zaini, alla Basilica di Santa Maria Maggiore le hanno viste e ce le hanno sequestrate”: la testimonianza esclusiva. Pietro: “Qualcuno dovrà scusarsi”

    “Chi ha paura di Emanuela Orlandi?”: c’era scritto su uno degli striscioni portati sabato in piazza Cavour a Roma in occasione del sit-in per ricordare, nel giorno della sua nascita, la cittadina vaticana misteriosamente scomparsa nel 1983. Come ogni anno sono arrivati attivisti da tutto il mondo per esprimere solidarietà a Pietro Orlandi, che da 42 anni lotta insieme alla sua famiglia per sapere cosa sia accaduto a sua sorella.

    “Credo siano in tanti ad avere paura di Emanuela”, scrive Pietro oggi sul suo profilo social, in seguito a un episodio avvenuto domenica davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore. “Sabato delle persone sono venute a Roma con delle foto di Emanuela per partecipare al sit-in e dare, come nei precedenti incontri, la loro solidarietà”, spiega Pietro. “La mattina seguente – aggiunge – prima di ripartire decidono di visitare la basilica di Santa Maria Maggiore. Avevano lo zainetto con all’interno le foto utilizzate al sit-in. Come è ormai prassi, in questo periodo, vengono ispezionate le borse di chi vuole accedere alla Basilica. Aprono e non trovano pistole, bombe a mano o coltelli, ma peggio, trovano le foto di Emanuela che immediatamente vengono sequestrate e tenute fuori dalla Basilica. Solo in questo modo è stato permesso ai visitatori di entrare. Assurdo ma Emanuela, o meglio la foto di Emanuela è dovuta restare fuori: è rimasta sequestrata fuori dalla Basilica. All’uscita le foto sono state restituite le foto ai proprietari che però sono stati accompagnati ad una uscita secondaria. Siamo arrivati a questo punto – conclude in tono amareggiato il fratello di Emanuela Orlandi –, povera Emanuela, non c’è fine alla vergogna. Penso che qualcuno dovrà scusarsi”.

    La testimonianza

    Si chiama Laura e ha la stessa età che avrebbe oggi Emanuela Orlandi, 56 anni, così come le altre sue due amiche con cui ogni anno si ritrova a gennaio e a giugno, nelle date dei due sit-in per Emanuela a Roma. “Siamo venute giù in treno da tre punti diversi dell’Italia, abbiamo dormito in albergo perché rientrare in giornata non sarebbe possibile, siamo tutte e tre distanti centinaia di chilometri da Roma. Ognuna di noi riprende sempre il treno alle 12,30 del giorno dopo. Siamo coetanee di Emanuela, seguiamo la sua vicenda dal 1983, avevamo 15 anni. La nostra vita va avanti con lei da quel giorno, il suo mistero ci ha coinvolte emotivamente. Ci turba molto non sapere che fine ha fatto una ragazza come lo eravamo noi, che è uscita di casa per andare a scuola di musica e non è mai più tornata. Sentiamo da sempre molta vicinanza con questa famiglia”.

    Domenica scorsa, al mattino, Laura e le sue due amiche si erano messe in coda per visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore, non l’avevano mai vista. “Ci siamo messe in fila dopo aver fatto colazione. La prima d noi che era in coda si è costruita da tempo un cartoncino giallo con su la foto di Emanuela che porta sempre al sit-in: era arrotolato e chiuso nello zaino, e la foto di Emanuela era avvolta nella parte interna. Avevamo tutte delle foto di Emanuela che portiamo sempre al sit-in ma nessuna di noi si sarebbe permessa di esporla: non vorremmo mai creare un danno o qualcosa di negativo a questa famiglia. Le forze dell’ordine all’ingresso hanno chiesto alla mia amica cosa fosse questo cartoncino che fuoriusciva un po’ dallo zaino e anche un po’ usurato. Dopo che hanno visto la foto di Emanuela Orlandole hanno fatto aprire lo zaino chiedendole cosa altro avesse. Ne aveva un’altra dentro e l’ha data loro. Davanti a me c’era l’altra delle tre e io ero l’ultima in fila, quando ho capito la situazione mi sono autodenunciata e ho consegnato le foto di Emanuela che avevo con me. Sia io che la mia amica gliele abbiamo date prima che ci controllassero. Poi ce le hanno ridate all’uscita, le abbiamo richieste. Siamo donne di una certa età, persone rispettabili, madri di famiglia, non volevamo certo creare problemi. Non mi sarei messa mai la foto di Emanuela al collo dentro la Basilica. Il clima che si respira è di tensione e preconcetto, c’è molta paura”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/21/avevamo-foto-di-emanuela-orlandi-negli-zaini-alla-basilica-di-santa-maria-maggiore-le-hanno-viste-e-ce-le-hanno-sequestrate-la-testimonianza-esclusiva-pietro-qualcuno-dovra-scusarsi/7845565/

  • Caso Orlandi, secretata l’audizione dell’amico d’infanzia. Disse: “Non ho mai parlato prima di Emanuela perché avevo paura del vaticano”

    Caso Orlandi, secretata l’audizione dell’amico d’infanzia. Disse: “Non ho mai parlato prima di Emanuela perché avevo paura del vaticano”

    Pierluigi Magnesio, amico di infanzia di Emanuela Orlandi, ha chiesto che la sua audizione davanti alla commissione di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa della cittadina vaticana, fosse secretata. Pierluigi, che oggi ha 57 anni e vive all’Estero, come Emanuela viveva tra le mura leonine perché suo padre era un dipendente dello Stato Vaticano. Intervistato circa un anno fa sul canale Youtube Indagini Aperte, aveva detto sul suo passato in Vaticano: “Mio padre era controcorrente, voleva stare al di fuori dal sistema, non voleva adeguarsi. Non frequentavamo alti prelati. Evito di scendere in dettagli pesanti”.

    Lui e Emanuela si conobbero quando avevano dieci anni, frequentavano insieme l’Azione Cattolica, si incontravano per rientrare a casa la sera alle otto quando a casa Orlandi si cenava tutti insieme. Proprio come sarebbe dovuto accadere quel 22 giugno del 1983 in cui Emanuela non rientrò. Quel pomeriggio Pierluigi aspettò Emanuela insieme ad altri pochi amici e la sorella Cristina davanti al Palazzaccio dove la ragazza non è mai arrivata. Ma un verbale dei carabinieri riporta che lui dichiarò di non essere andato all’appuntamento per poi rientrare in Città del Vaticano perché era a Ladispoli con la sua famiglia. Ma a Ladispoli, ha dichiarato dopo 40 anni, ci è andato il sabato successivo. Forse gli inquirenti verbalizzarono male? “Ero spaventato, avevo paura”, ha ammesso l’uomo a Indagini Aperte. “Non ne ho parlato prima perché avevo paura di quell’ambiente, del Vaticano. Oggi è cambiato, le cose sono diverse. Se avessi parlato forse mi avrebbero messo a tacere per sempre, è finita un’epoca, io adesso mi sento libero. Quel giorno ci siamo subito preoccupati, non era da lei dare buca, non era super puntuale ma certo non il tipo da mancare un appuntamento”.

    Andavano insieme al cinema, alle feste, tra pochi amici, coetanei. Nulla di strano, nessuna presenza “esterna” a queste riunioni. Pierluigi, durante la sua unica intervista di un anno fa ha detto di Emanuela: “Era una ragazza assennata, impegnata, soprattutto con la musica”. E sempre da quell’unica e sola intervista: “Per me quel giorno Emanuela si è allontanata con qualcuno che poi l’ha tradita, con un lupo travestito da agnello. Non aveva rapporti con prelati. Emanuela era un libro aperto, non nascondeva segreti”.

    Pierluigi aveva una forte cotta per Emanuela e lei lo sapeva. “Molte volte le ho chiesto di darle la mano ma lei mi ha sempre detto di no, ero immaturo dal suo punto di vista, ero un ragazzino per lei. Ma lei in effetti era intelligentissima”. Nelle sue ultime dichiarazioni si era detto innamoratissimo della giovane e che, pochi giorni prima della scomparsa, Emanuela stessa lo avrebbe salutato sotto casa con due bacetti dicendogli addio. Questo episodio ha generato molte interpretazioni tra cui quella di una fuga volontaria di Emanuela ma è lo stesso Magnesio ad aver precisato che quel saluto potrebbe essere stato semplicemente un modo per lasciargli intendere che, sapendo della sua cotta, volesse interrompere un’amicizia che per lui sarebbe stata dannosa. “Lei aveva un animo nobile – ha detto – sapeva che io stavo soffrendo per lei per cui mi allontanava per non farmi sperare in altre cose”. Quell’addio quindi potrebbe essere interpretato in una dinamica sentimentale. Emanuela forse avrebbe semplicemente voluto comunicargli di accantonare ogni aspettativa nei suoi confronti? “Sì, forse è così”, ha ammesso Magnesio in quell’unica intervista rilasciata ai media.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/17/caso-orlandi-secretata-laudizione-dellamico-dinfanzia-disse-non-ho-mai-parlato-prima-di-emanuela-perche-avevo-paura-del-vaticano/7840634/

  • Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

    Il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi, una giovane cittadina vaticana, sparisce nel nulla, dando inizio a uno dei casi più inquietanti e misteriosi della storia italiana.

    Ma cosa si nasconde dietro la sua scomparsa? Quali sono le trame oscure che legano questo caso al Vaticano, alla criminalità organizzata e a un intricato gioco di potere?

    In questa prima puntata di Trame Irrisolte dedicata al caso Orlandi, cominceremo a esplorare i primi passi di questa vicenda che ha segnato l’Italia.

    Le dichiarazioni di pentiti della Banda della Magliana, le prime indagini, e le telefonate anonime che sembrano coinvolgere personaggi misteriosi come “Mario” e “l’Americano” gettano nuove luci su un caso che continua a sfidare la verità.

    Un percorso che ci porterà a scoprire legami, ombre e segreti che ancora oggi restano irrisolti, alimentando un mistero che non smette di far tremare le coscienze.

    Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

  • “Una tragedia se il dossier di Emanuela Orlandi fosse finito sui media. Il capo della gendarmeria era furioso dopo il ritrovamento”: parla l’avvocato della famiglia

    “Una tragedia se il dossier di Emanuela Orlandi fosse finito sui media. Il capo della gendarmeria era furioso dopo il ritrovamento”: parla l’avvocato della famiglia

    Dopo 41 anni di mezze verità e infiniti dubbi, adesso sappiamo che esiste un dossier su Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana la cui esistenza è avvolta in un oscuro mistero dal 22 giugno del 1983. È in Vaticano e contiene informazioni riservatissime. Ed è quello a cui ha sempre fatto riferimento Pietro Orlandi, ma stavolta la conferma è arrivata dal Vaticano stesso, attraverso le parole del promotore di giustizia Alessandro Diddi.

    I dubbi dell’avvocato Sgrò – Chi ha custodito questo fascicolo fino ad ora, si chiede l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò, “visto che in più occasioni è stato riferito pubblicamente dalle autorità vaticane che non esisteva alcun fascicolo e che quello di Emanuela Orlandi era ‘un caso chiuso’?”. Non credo sia stato nascosto sottoterra, spiega la Sgrò a FqMagazine e né che potesse contenere ritagli di giornale”. L’avvocato si riferisce agli “echi di stampa” indicati da alcuni prelati come il contenuto del fascicolo su Emanuela. E aggiunge: “Che il contenuto sia importante lo deduco da quanto mi disse l’allora maggiordomo del Papa, il compianto Paolo Gabriele: che il capo della gendarmeria Domenico Giani era furioso e che sarebbe stata una tragedia se quel dossier fosse finito in mano ai media”.

    Al netto dell’entusiasmo Pietro Orlandi, ieri ospite di Pomeriggio24 sul canale RaiNews, non ha nascosto una punta di amarezza: “Il fatto che Diddi dica che è il contenuto è riservato e non divulgabile mi fa pensare che il Vaticano abbia abbandonato il suo cavallo di battaglia: la pista familiare interna. Di quella hanno parlato ed è stata divulgata tantissimo”.

    Il promotore di giustizia del Vaticano – Del fascicolo su Emanuela, Alessandro Diddi ha parlato a margine della presentazione del libro “Il trono e l’Altare. Guerra in Vaticano”. “Il contenuto è riservato”, ha sottolineato. Secondo Pietro Orlandi, che è nato e cresciuto come suo padre e suo nonno tra le mura dello Stato Pontificio e che conosce bene quindi certe dinamiche interne: “Diddi è un laico, in Vaticano un laico non può prendere iniziative personali, non succede mai. Qualsiasi azione che può intraprendere è sempre decisa diversamente. Se dicono che hanno un dossier, c’è volontà a fare chiarezza. In Vaticano hanno sempre negato l’esistenza del dossier, anche la segreteria di Stato all’epoca guidata dal cardinal Tarcisio Bertone. Per noi non esiste, mi dissero tutti: per noi il caso è chiuso. Il fatto che il promotore di giustizia del Vaticano dica che lo abbiano trovato come se lo avessero trovato in questi giorni quando era a disposizione, è quantomeno strano. Ma sono contento, meglio tardi che mai. Questa è un’importante ammissione. Peccato perché nel 2012 c’era un’inchiesta aperta in Procura (diretta dal magistrato Capaldo, ndr) e questo dossier avrebbe aiutato.

    Le rivelazioni del maggiordomo del Papa – Che ci fosse questo fascicolo il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi l’ha sempre detto a gran voce. “Quando nel 2011 andai da Monsignor Georg Gänswein, segretario di Papa Ratzinger, lui stesso mi disse che avrebbe chiesto a Domenico Giani (allora capo della gendarmeria in Vaticano, ndr) di cercare tutto quello che c’è in vaticano su Emanuela e da lì è nato questo dossier. La conferma la ebbi da Paolo Gabriele. Nel 2017 feci richiesta di accesso agli atti con l’avvocato Laura Sgrò ma ci fu negato, ci era stato detto: non esiste nessun dossier”: ha sottolineato ieri Pietro Orlandi. Il maggiordomo del Papa protagonista del processo sul primo Vatileaks, qualche anno prima di morire disse al fratello di Emanuela Pietro Orlandi di aver visto un dossier intitolato “Rapporto Emanuela Orlandi” sulla scrivania di Benedetto XVI, ma di non essere riuscito a fotocopiarlo assieme agli altri documenti. Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto VI, aveva anche lui ammesso l’esistenza un fascicolo riservato all’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò. Nel 2011, Padre Georg aveva anche dichiarato di voler affidare un’indagine al capo della Gendarmeria vaticana Domenico Giani sulla vicenda di Emanuela ma poi ha ritrattato tutto.

    Il contenuto del fascicolo – Cosa potrebbe contenere di tanto riservato questo fascicolo? Le prove di una gravidanza di Emanuela di cui si è recentemente parlato, dopo la fuoriuscita di alcuni documenti? E che si riallaccerebbero alla ultima pista emersa, quella inglese, secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata portata a Londra dove avrebbe vissuto in regime di segregazione fino al 1997?

    “Ci ho sempre creduto nella pista di Londra e ho avuto contatti con persone che mi hanno consegnato dei documenti. Credo anche nella nota-spese contenuta nei cinque fogli (pubblicati in un’inchiesta dal giornalista Emiliano Fittipaldi, ndr)”. Questo resoconto, che si ferma con un raggelante “disbrigo per spese finali” e che farebbe pensare al probabile rientro di una salma, per come è scritto, fu ritrovato in una cassaforte di sicurezza del Vaticano insieme ad altri delicati documenti sulla morte del banchiere Roberto Calvi e di Sindona. “Chi conosce la verità sa che quel documento è vero”, ha detto ieri Pietro Orlandi. “In quei fogli si fa riferimento a 190 pagine di allegati mai uscite: forse lì c’è conferma di quanto elencato nella nota. Io ci ho sempre creduto. Soprattutto da quando una persona, che lavorava come segretario particolare del Ministero della difesa mi disse che nell’estate della scomparsa di Emanuela, nell’agosto del 1983 vide che un rappresentante dello Stato Vaticano, il cardinal Piovanelli sollecitò l’allora ministro Spadolini per un volo Roma-Londra dall’aeroporto militare di Ciampino su voli Cai (i velivoli utilizzati dai Servizi Segreti, ndr) per sole quattro persone, e con a bordo solo pilota e copilota. Ci sono troppe coincidenze sul fatto che Emanuela possa essere stata portata a Londra quella stessa estate”.

    La commissione di inchiesta– Secondo l’avvocato Sgrò “In commissione d’inchiesta, l’ex comandante Domenico Giani ha accennato a questo dossier parlando di una ricostruzione storica che per essere attendibile dovrebbe contenere elementi da parte di persone che in quel periodo storico potevano fornire elementi utili sulla vicenda. Potrebbe contenere dichiarazioni di persone che all’epoca la Procura stessa cercava ma che non hanno fornito la testimonianza. Persone con ruoli apicali e che avrebbero potuto dare un contributo. Parlo anche di laici, dei gendarmi coinvolti, non mi stupirei se dentro ci fosse la testimonianza di Raul Bonarelli. Il dossier potrebbe contenere anche informazioni finanziarie, per valutare se sono stati fatti movimenti economici in relazione al sequestro di Emanuela: on dimentichiamo che ci fu uno scambio importante tra il Segretario di Stato Agostino Casaroli e i presunti rapitori”.

    “La commissione può richiedere questo dossier, mi auguro sia consegnato intonso com’è stato creato”, ha sottolineato Pietro Orlandi con riferimento alla commissione bicamerale di inchiesta che sta indagando sul mistero della scomparsa della ragazza. Per ottenere il dossier, la commissione di inchiesta dovrebbe fare una richiesta di rogatoria internazionale allo Stato Vaticano. “Una richiesta di cui abbiamo già parlato in commissione e che sarà oggetto di valutazione nel prossimo ufficio presidenza. Pietro Orlandi può stare tranquillo”: ha replicato in studio l’onorevole Dario Iaia, membro della bicamerale. E lui, il fratello di Emanuela, non sembra avere dubbi: “La verità verrà fuori per forza, non possono più fermarla. Ma è così pesante che non riescono a uscire dalla scomparsa ragazzina, dietro c’è qualcosa di grave che tocca quell’istituzione, il Vaticano. Ma il Vaticano è anche parte della mia famiglia da cui c’è stato un tradimento: verso mia sorella e verso la nostra famiglia”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/11/29/emanuela-orlandi-dossier-avvocato-amiglia/7785547/

  • Caso Orlandi, l’avvocato Laura Sgrò sul dossier su Emanuela: “È certo che il Vaticano abbia compiuto delle attività sul rapimento che non ha mai condiviso”. Ma chi ha custodito il fascicolo fino ad ora?

    Caso Orlandi, l’avvocato Laura Sgrò sul dossier su Emanuela: “È certo che il Vaticano abbia compiuto delle attività sul rapimento che non ha mai condiviso”. Ma chi ha custodito il fascicolo fino ad ora?

    “Il dossier di cui parla Pietro Orlandi esiste. Lo abbiamo trovato, ma il contenuto è riservato“. Queste le parole del promotore di giustizia del Vaticano Alessandro Diddi, a proposito del dossier su Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983, che sarebbe stato commissionato da padre Georg Gänswein al capo della gendarmeria vaticana.

    Un dossier che, a quanto pare, sarebbe stato visto da Paolo Gabriele, ex maggiordomo di Benedetto XVI. Pietro Orlandi, che da tempo parla di questo dossier conservato in Vaticano, ha così commentato le dichiarazioni di Dissi: “Facciamo finta di credere che l’abbiano trovato ora e che non stava già in Segreteria di Stato dal 2012 ma va bene, l’importante è che ora hanno ammesso di averlo anche se dicono che “il contenuto è riservato”.

    E naturalmente speriamo non modificato”. All’ammissione di Alessandro Diddi è seguita anche la risposta di Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela: “Pur rispettando il segreto istruttorio, va evidenziato che gli Orlandi hanno fatto richiesta di prendere visione ed estrarre copia di questo fascicolo sin dal 2017, mentre l’inchiesta vaticana è stata aperta solo nel gennaio del 2023, ben sei anni dopo. Perciò, è lecito chiedersi: chi ha custodito questo fascicolo fino ad ora, visto che in più occasioni è stato riferito pubblicamente dalle autorità vaticane che non esisteva alcun fascicolo e che quello di Emanuela Orlandi era “un caso chiuso“? “.

    E ancora: “L’ammissione da parte del Promotore di Giustizia dell’esistenza di un fascicolo in Vaticano su Emanuela Orlandi è un passo avanti importante verso la verità. È un fatto certo, infatti, a questo punto, che il Vaticano abbia compiuto delle attività aventi ad oggetto il rapimento di Emanuela Orlandi che non ha mai condiviso né con la famiglia Orlandi né con la Procura di Roma.

    Gli Orlandi confidano che vengano finalmente date delle risposte chiarificatrici, considerate le innumerevoli istanze da loro formulate alle autorità vaticane e si augura sia giunto davvero il momento di fare chiarezza. Allo stesso modo gli Orlandi si augurano che la Procura di Roma nonché la Commissione Parlamentare d’inchiesta si attivino quanto prima per chiedere l’acquisizione di questo fascicolo”. Potrà questo essere davvero un punto di svolta?

    https://mowmag.com/attualita/-calippo-e-chinotto-tour-l-inchiesta-di-e-sempre-cartabianca-conferma-la-versione-di-francesca-fralefusa-of-minacce-nella-casa-a-bucarest-romania-vera-cabina-di-regia-dei-video-guadagni-trattenuti-e

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: “Pista inglese è valida”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: “Pista inglese è valida”

    La pista inglese su Emanuela Orlandi “è valida, ci sono tante coincidenze” anche se “non porta a capire tutto”. Lo ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, in un incontro pubblico nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Orlandi ha ricordato la versione raccontata da Sabrina Minardi e si è detto convinto che effettivamente Emanuela “è stata riconsegnata perché c’era stato un ricattatore ed, evidentemente, le richieste del ricattatore sono state accontentate”.

    Secondo Pietro tuttavia a quel punto “Emanuela era una testimone vivente di quello che era successo” quindi “non potevano riconsegnarla alla famiglia” né eliminarla quindi “l’hanno messa in un ambiente della chiesa, in Inghilterra. Cosa è successo dopo non lo so”.

    Secondo Orlandi la commissione di inchiesta o la procura dovrebbero risalire e convocare l’uomo che “diceva di essere una persona vicina ai Nar” con il quale ebbe uno scambio di messaggi. “Ho consegnato tutti gli scambi di messaggi alla Commissione”, ha continuato Pietro.

    “Lui mi ha detto che Emanuela è stata fatta salire su un volo in estate e portata a Londra”, ha continuato il fratello di Emanuela aggiungendo che sempre secondo quanto gli è stato riferito tutto era legato a un ricatto.

    “Emanuela era una cittadina vaticana e non poteva essere lei l’oggetto di un ricatto enorme, era una ragazzina. L’oggetto di ricatto doveva essere più pesante”, ha precisato Pietro. Secondo quanto gli è stato riferito, ha raccontato Pietro, “c’erano festini all’epoca e qualcuno ha deciso di usare quella situazione come oggetto di ricatto”.

    “Da ex maestro coro parole importanti, Chaouqui venga ascoltata”

    “Mons. Miserachs ha detto cose importanti”, ha detto ancora Orlandi, facendo riferimento all’audizione della scorsa settimana dell’ex maestro di coro della scuola di musica frequentata da Emanuela davanti alla Commissione di inchiesta. Pietro Orlandi ha detto che anche alla luce di questa ultima audizione “presumo che a breve possa essere ascoltata” anche Francesca Immacolata Chaouqui.

  • Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    La commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle misteriose scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori rafforza il registro investigativo delle indagini. Non solo avvocati, magistrati e giornalisti: due marescialli dell’Arma dei Carabinieri entra nella squadra dei consulenti per fare luce sulle scomparse delle due 15enni di cui non si hanno notizie dal 1983. Si tratta di Michele Ettorre e Giuseppe Angrisano che daranno un taglio diverso alla bicamerale. Sono entrambi membri effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma (il Ros per intenderci). Ci saranno, dalle ultime notizie trapelate, più interrogatori dei singoli testimoni che verranno incrociati ai vecchi atti di inchiesta in cerca di riscontri e incongruenze. Una scelta non casuale di certo e che immaginiamo sia stata presa per contrastare la presunta reticenza emersa da alcune testimonianze, nel corso delle passate audizioni della commissione.

    “Conformemente alle indicazioni formulate nell’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi svoltosi il primo agosto scorso – ha chiarito una nota diramata dal presidente della commissione Andrea De Priamo – è stato conferito, ai sensi dell’articolo 23, comma 1 del Regolamento interno, per la durata dei lavori della Commissione a decorrere dal primo agosto scorso, l’incarico di collaboratore a tempo parziale al Maresciallo Capo Michele Ettorre e al Maresciallo Capo Giuseppe Andrisano, entrambi effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri”.

    Secondo quanto riportato dal Corriere, le audizioni riprenderanno il 19 settembre prossimo e sarebbe stata convocata anche un’amica di Emanuela Orlandi, Gabriella Giordani. Il suo nome era stato scritto a penna su uno spartito fatto rinvenire nel settembre 1983 dai presunti rapitori come prova del sequestro della 15enne vaticana scomparsa. Ma c’è di più: un “portavoce” dei sequestratori nel 1984, dopo mesi di silenzio, avrebbe telefonato a casa Giordani per chiedere la scarcerazione dell’attentatore del Papa, Ali Agca, in cambio del rilascio di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. C’era anche lei (fonte: Il Corriere) nel gruppetto di amiche al fianco di Emanuela, al ritorno dal mare, quando pochi giorni prima della scomparsa quando due loschi tipi a bordo di un’auto A112 le si accostarono. Uno dei due afferrò il braccio di Emanuela chiedendo: “È lei?” e l’altro rispose di sì.

    Inizialmente pensarono tutti che il ragazzo volesse provarci con Emanuela ma purtroppo avevano altre intenzioni. Il nome di Gabriella compare anche in questo audio esclusivo che FqMagazine ha pubblicato nelle scorse settimane. In questo estratto si può sentire la voce del telefonista anonimo ribattezzato l’amerikano che dà notizie su Emanuela allo zio Mario come prova del contatto con la ragazza. Tra le informazioni richieste dallo zio c’è proprio questa: “L’amica più cara della vostra figliola è Gabriella, non so il cognome, è la sua amica più intima. Questo non era scritto nell’agendina”: in riferimento, presumibilmente all’indirizzo di un’altra amica di Emanuela, Laura Casagrande. E dà l’indirizzo della ragazza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/09/18/emanuela-orlandi-la-sua-amica-piu-intima-gabriella-convocata-in-commissione-dinchiesta-nel-pool-che-indaga-ora-anche-due-carabinieri-del-ros/7698395