Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: emanuela orlandi

  • Emanuela Orlandi, il fratello chiarisce: “Mai incontrato il Papa privatamente, Francesco non ha mai accolto le mie tante richieste”

    Emanuela Orlandi, il fratello chiarisce: “Mai incontrato il Papa privatamente, Francesco non ha mai accolto le mie tante richieste”

    “Non ho fiducia nell’inchiesta del Vaticano”: il messaggio arriva da Caltabellotta, nel cuore della Sicilia dove Pietro Orlandi è stato ospite pochi giorni fa del PaceFest per affrontare il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi.

    “Continueremo a batterci per conoscere verità”, ha dichiarato il fratello della cittadina vaticana rapita nel cuore di Roma il 22 giugno del 1983. E lo ha fatto in una villa comunale gremita di gente all’inverosimile, segno che questa oscura vicenda del nostro Paese continua a turbare l’animo degli italiani. Il direttore di Grandangolo, Franco Castaldo, per un’ora e mezza ha conversato con Orlandi, intervenuto nella rassegna dedicata proprio alle verità sospese, ai cold case e ai casi irrisolti.

    “È importante parlarne nelle scuole, sento nei giovani un senso di giustizia che non hanno gli adulti. Noi non ci rassegneremo mai alla scomparsa di mia sorella e continueremo a batterci per conoscere la verità”, ha dichiarato il fratello di Emanuela Orlandi che non ha mai smesso di lottare per la verità in questi 41 anni.

    Al momento, da quasi due anni, è stata aperta sulla sua scomparsa un’inchiesta interna al Vaticano, coordinata dal promotore di giustizia Alessandro Diddi, la stessa in cui fratello ha ammesso di non avere fiducia. Ma su Emanuela indagano anche la procura di Roma e la commissione bicamerale d’inchiesta nata nel 2023 e presieduta dal parlamentare di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo. E a FQmagazine Pietro Orlandi smentisce la notizia emersa dalle cronache, nelle ultime ore, su un suo recente incontro con Papa Francesco: “Non ho mai incontrato Francesco se non nel 2013, davanti la chiesa di sant’Anna in Vaticano ma mai privatamente. Nonostante le tante richieste fatte, non mi è stata data mai questa possibilità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/26/emanuela-orlandi-il-fratello-chiarisce-mai-incontrato-il-papa-privatamente-francesco-non-ha-mai-accolto-le-mie-tante-richieste/7669594

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro attacca: “Non ho fiducia nell’inchiesta del Vaticano”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro attacca: “Non ho fiducia nell’inchiesta del Vaticano”

    La speranza di Pietro Orlandi è sempre la stessa da quarant’anni: arrivare presto alla verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Anche se, ha detto Pietro al PACEFest di Caltabellotta (Agrigento), “non ho fiducia sull’inchiesta del Vaticano”.

    Orlandi, intervenuto alla rassegna che quest’anno è dedicata proprio alle ‘verità sospese, ai cold case e ai casi irrisolti, ha aggiunto: “È importante parlarne nelle scuole, sento nei giovani un senso di giustizia che non hanno gli adulti. Noi non ci rassegneremo mai alla scomparsa di mia sorella e continueremo a batterci per conoscere la verità”.

    Fin dalla scomparsa della sorella, nel 1983, Pietro non ha mai smesso di lottare per la verità. E attualmente sono due i fronti su cui si sta cercando di fare luce sul caso di Emanuela Orlandi: l’inchiesta interna al Vaticano, coordinata dal promotore di giustizia Alessandro Diddi, e la commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, istituita quest’anno e presieduta dal parlamentare di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo.

    Proprio nell’ambito della commissione parlamentare negli ultimi mesi sono state molte le testimonianze rese in audizione. L’ultima è stata quella dell’ex procuratore Giancarlo Capaldo, che ha ipotizzato il coinvolgimento di Renatino De Pedis, boss della banda della Magliana, nel rapimento di Emanuela Orlandi. Per Capaldo la scomparsa è legata “a una vicenda personale di Enrico De Pedis. La sua presenza non è perché la banda della Magliana vuole ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che viene messa in campo”.

    Secondo l’ex pm ‘Renatino’ “ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata” In questo senso, De Pedis  “non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive trattative”.

    https://www.fanpage.it/roma/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-attacca-non-ho-fiducia-nellinchiesta-del-vaticano/

  • Caso Orlandi, gli audio esclusivi: “Emanuela non tornerà più. Sono spietati. La colpa è soprattutto del Vaticano, di papa Wojtila, dello Ior”

    Caso Orlandi, gli audio esclusivi: “Emanuela non tornerà più. Sono spietati. La colpa è soprattutto del Vaticano, di papa Wojtila, dello Ior”

    La scomparsa di Emanuela Orlandi è uno dei misteri più oscuri e complessi del nostro Paese. Mentre ci sono tre inchieste aperte per far luce sul caso della 15enne vaticana scomparsa nel 1983, proponiamo una ricostruzione accurata delle prime fasi della vicenda, con audio dell’epoca per concessione di Pietro Orlandi.

    L’ultimo ultimatum

    Il 4 agosto 1983, arrivò alla sede dell’Ansa di Milano un comunicato con un nuovo ultimatum e un rinnovo della richiesta di liberazione di Ali Ağca. Il messaggio recava la firma di un gruppo fino a quel momento sconosciuto: Il Fronte Liberazione Turco Anticristiano “Turkesh”. Nell’ottobre 1983, i membri del Fronte Turkesh, con altri comunicati, confermarono di custodire nelle loro mani tanto Emanuela quanto Mirella Gregori. Per i successivi mesi si alternarono le telefonate dell’Americano e i comunicati di Turkesh, sebbene non ci fosse prova che i due elementi lavorassero insieme o quale dei due stesse mentendo. In totale, i comunicati di Turkesh furono sette, inviati tra agosto 1983 e novembre 1985. Nonostante le richieste di vario tipo e le presunte prove, né l’Amerikano né il Fronte Turkesh non aprirono mai nessuna reale pista. Infatti non ci sono state prove che dimostrassero l’esistenza in vita di Emanuela né tantomeno che la ragazza fosse effettivamente ostaggio dei Lupi Grigi o di Turkesh.

    Il 27 novembre 1985 arrivò all’agenzia Ansa l’ultimo comunicato, il “Komunicato XXX” del Fronte Turkesh contenente altri trentacinque particolari sulla vita con l’intestazione “Questo è l’ultimo. Purtroppo. Emanuela non tornerà più. Sono spietati. La colpa è soprattutto del Vaticano, di papa Wojtila, dello IOR, del “giudice” di Alì Agca, di Emanuela“. Da allora non si hanno più notizie. L’avvocato Egidio è sempre stato scettico su questo fantomatico fronte e dichiarò all’epoca: “Credo poco all’autenticità di questo messaggio del Turkesh. Come nelle precedenti occasioni, infatti, questo Fronte turco anticristiano non ha fornito alcuna prova valida del fatto che Emanuela sia in vita. Maggiore credito andava dato all’altro gruppo, quello americano che si era rivolto prima alla famiglia Orlandi e poi al giornalista della CBS di Roma. Le ultime novità non hanno modificato la mia analisi”. Egidio quindi era più propenso a credere che fosse coinvolto l’Amerikano e non il Turkesh. Turkesh non fu mai in grado di fornire delle prove concrete sul fatto di avere Emanuela Orlandi nelle proprie mani. Tuttavia, questo commando riuscì a rivelare nei comunicati molti dettagli e particolari sulla vita privata della ragazza (ad esempio cosa aveva fatto negli ultimi giorni, i nomi di alcuni suoi amici oppure il numero di nei sulla sua schiena).

    Questa cosa venne contestata dall’Amerikano in una delle telefonate all’avvocato Egidio, da cui possiamo sentire: “Ma è possibile che qualunque persona manda dei documenti questi vengano pubblicati e accertati dagli inquirenti? Noi avevamo già smentito (Turkesh, ndr) nell’ultimo comunicato, com’è possibile?” L’amerikano arrivò persino a insinuare che ci fosse anche l’avvocato dietro al Turkesh ma Egidio si infuriò sentendo questa accusa. “Stiamo facendo tutto sul territorio italiano per la liberazione, già sono state fatte molte vittime”, si sente dalla telefonata. “Questa è gente malata, è un mitomane. Noi avevamo dei documenti, non dimostrano né la vita né la morte ma un minimo di attendibilità. Non è possibile dare credito a tutte le lettere che si ricevono, non può quadrare nella nostra logica”. Mentre l’avvocato tentò di replicare, l’americano attaccò di colpo il telefono, temendo di essere pedinato dalle forze dell’ordine.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/18/caso-orlandi-gli-audio-esclusivi-emanuela-non-tornera-piu-sono-spietati-la-colpa-e-soprattutto-del-vaticano-di-papa-wojtila-dello-ior/7661538/

  • I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sta iniziando a nutrire malumori contro Pietro Orlandi. Malumori causati non solo dalle accuse che Pietro sta lanciando contro la nomenclatura ecclesiastica, tacciandola di aver commesso chissà quale orribile delitto su sua sorella, ma anche contro la Procura Vaticana, definendo una farsa l’inchiesta ordinata da papa Francesco, senza sapere che la Santa Sede ha consegnato tutta la documentazione in suo possesso alla Procura di Roma già nell’aprile dell’anno scorso. Più di questo non può fare, perché Emanuela scomparve su territorio italiano. Quindi, le indagini spettano alla magistratura italica.

    Ciononostante, gli attacchi contro il Vaticano da parte del fratello di Emanuela procedono senza sosta, rilevandosi però delle polpette avvelenate. L’ultima pista, la pista inglese, è stata dimostrata falsa da Sara Cordella, docente di Grafologia, che ha fatto notare come la firma del cardinale Ugo Poletti, apposta sui documenti che proverebbero la permanenza di Emanuela Orlandi a Londra, è un copia-incolla di una firma ripresa da altri documenti firmati dallo stesso Poletti e che non c’entrano nulla con la Orlandi. Un teorema, quello della pista londinese, peraltro messo in discussione dallo stesso presidente della Commissione, De Priamo, insieme alle presunte chat sui tombaroli pagati dalla Santa Sede per far sparire il corpo di Emanuela Orlandi. Insomma, sembra proprio che questa Commissione non abbia alcuna intenzione di farsi manipolare e condizionare dal fratello della Vatican Girl.

    In questa vicenda che sta assumendo le sembianze di una vera e propria messinscena mediatica, con piste che cambiano un giorno sì e l’altro pure, c’è anche il disagio di alcuni commissari che hanno dato un’occhiata alla pagina Facebook che Pietro Orlandi ha aperto per parlare di sua sorella Emanuela, ormai ridotta a Brand Promozionale, e in cui si nota un profluvio di insulti, di calunnie e di diffamazioni lanciate dai fan di Pietro contro magistrati e giornalisti, colpevoli di non indagare nella direzione voluta dagli stessi discepoli di Pietro Orlandi: la pista vaticana.

    Per citare un esempio, uno di questi accaniti ammiratori, un certo Antonio Ballarati, che si definisce appartenente alla confessione religiosa dei testimoni di Geova, si sta lasciando andare ad accuse contro il Vaticano usando un linguaggio verbale di inaudita violenza. Uno dei suoi commenti recita: “In Vaticano sono tutti criminali, pedofili e assassini. Hanno violentato e ucciso milioni di bambini in tutto il mondo”. Alla replica pacata di un altro utente che ha domandato: “Scusa, ma che prove hai per lanciare accuse così pesanti?”. L’uomo ha replicato in modo insolente: “Da tua nonna”. Commenti, leggibili sul profilo Facebook di Pietro, così violenti che lo stesso Pietro Orlandi, primo nemico del Vaticano, ha dovuto a volte cancellare per ritegno.

    Tali accuse non sono sfuggite ai commissari parlamentari, facendo temere che quella pagina possa essere chiusa da un momento all’altro e che Pietro Orlandi possa essere querelato da non poche personalità, cosa che metterebbe in grave imbarazzo la stessa Commissione. Eventuali denunce contro Pietro Orlandi creerebbe un pericoloso cortocircuito tra Parlamento, Vaticano e magistratura italiana, con tutte le conseguenze del caso sotto il profilo politico. Le accuse più gravi di Pietro Orlandi non riguardano solo quelle lanciate contro i prelati, ma anche contro gli inquirenti, accusati di fare gli interessi del Vaticano, insinuando una loro eventuale corruzione.

    Uno di questi inquirenti è il magistrato Giancarlo Capaldo, tacciato da Pietro Orlandi di aver intavolato una trattativa  segreta con due capi della gendarmeria vaticana per la restituzione del corpo di Emanuela Orlandi. Come hanno fatto notare alcuni commissari parlamentari di professione avvocati, se davvero ci fosse stata una trattativa sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, Capaldo avrebbe dovuto far arrestare i gendarmi per omicidio e occultamento di cadavere. E se non lo avesse fatto, lui stesso sarebbe finito nei guai per complicità in un omicidio.

    Del resto, lo stesso Capaldo, interrogato dalla Commissione, ha negato qualsiasi trattativa con il Vaticano. Ha dichiarato che due capi della gendarmeria si erano recati da lui per chiedere che la tomba di Enrico De Pedis venisse spostata dal cimitero di Sant’Apollinare-cimitero per altro situato su terra sconsacrata-per porre fine a voci che volevano che un criminale, seppur morto incensurato e assolto in tutti i processi che lo hanno riguardato, fosse stato seppellito lì per aver fatto chissà quale favore al cardinale Ugo Poletti. Al che Capaldo avrebbe risposto in modo sarcastico: “E voi in cambio che mi date? Mi fate sapere la verità su Emanuela Orlandi?”. E i due gendarmi, per nulla offesi dalle insinuazioni del magistrato, avrebbero risposto in modo altrettanto sarcastico: “Si, poi vedremo”. Un semplice scambio di battute fatto passare per chissà quale oscura trattativa. Insomma, ci sono abbastanza elementi da aver sollevato il presentimento, da parte della Commissione Parlamentare, che prima o poi qualcuno perda davvero la pazienza e trascini Pietro Orlandi in tribunale, sommergendolo di querele.

  • Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

    Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

    Sorprendono i comunicati del Vaticano sulla sua disponibilità sul caso Orlandi, che, se  c’è stata, si è riscontrata solo a inizio 2023 con l’apertura di un fascicolo. Il portavoce della Santa Sede padre Lombardi, (audito dalla Commissione d’inchiesta parlamentare),  ha affermato: “non si è  mai nascosto nulla”, mettendo in discussione , per l’ennesima volta, l’avvio di una trattativa con il procuratore Giancarlo Capaldo. Trattativa che non ha poi avuto alcun seguito, nonostante la manifestata disponibilità riscontrata dal Procuratore da parte di  tre autorevoli esponenti vaticani (preoccupati di mettere fine alle pesanti critiche legate alla tumulazione di Renatino De Pedis,  capo della Banda della Magliana, nella basilica di Sant’Apollinare , (divenuto poi confidenziale consulente di porporati).

    Sui silenzi e le chiusure della Santa Sede, Pietro Orlandi  ha  polemizzato ricordando   la mancata concessione delle rogatorie.

    Ma intanto sul caso della ragazza con la fascetta, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 dopo una lezione di musica a Sant’Apollinare, esplode una novità  che punta dritto al cimitero del Verano. Un tema che parte da simboli, effrazioni alle tombe, strani messaggi  (anche recenti) individuati dal giornalista Fabrizio Peronaci. Giornalista e scrittore  che da circa  vent’anni segue il caso,  sul quale ha scritto tre libri, tenendo diverse conferenze in tutta Italia.

    Il Verano è il luogo tornato alla cronaca per quelle verifiche che, nel luglio 2022,  han confermato,  il trafugamento della bara della diciassettenne Katy Skerl. Un fatto legato alle reiterate dichiarazioni dell’ex fotografo Marco Fassoni Accetti, l’uomo che fece ritrovare il flauto di Emanuela e che si è autodenunciato come telefonista, noto come l’amerikano, (presente anche nelle rivendicazioni  sul lato B dell’inquietante e tristemente nota cassetta con le sevizie a una ragazza). Se ci sono voluti sette anni per prendere in considerazione le affermazioni di Accetti, ritenuto non credibile, (che sul caso Orlandi ha scritto un memoriale), ora l’ex fotografo rileva importanti collegamenti tra le dichiarazioni della Sabrina  Minardi (legata sentimentalmente a De Pedis) e quanto da lui espresso nelle prime telefonate ricevute a Casa Orlandi, in cui si presentava come un giovane amico di nome “Mario”,

    Ora Peronaci va avanti e ritiene che bara con i resti della Skerl potrebbero essere stati spostati in una tomba dello stesso cimitero, e che sia  possibile che, sempre in quel luogo. possano trovarsi i resti della povera Emanuela Orlandi.  La serietà e la professionalità del giornalista caposervizio del Corriere della Sera, (tra i primi ad essere audito dalla Commissione bicamerale d’inchiesta), che ha sollecitato l’intervento chiarificatore delle autorità giudiziarie, fanno sì che questa realtà, che, come alle origini , vede il ricorso  a simbologie, strani oggetti e risvolti quasi esoterici, sia assolutamente da prendere in considerazione, nonostante  i reiterati e continui depistaggi che hanno accompagnato questa tragica vicenda perdurante da  41 anni.
    Il nuovo clima manifestato dalle indagini in corso da parte della Commissione Parlamentare, che ha già sollevato e messo in discussione diversi punti chiave attraverso la voce di testimoni e persone qualificate che si sono occupate del caso,  danno slancio alla ricerca di una verità (almeno storica) che non sembra lontana, in modo che  certi importanti elementi possano essere verificate senza attendere lustri..

    Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

  • Caso Orlandi, indagato per favoreggiamento alla mafia il pm che archiviò l’inchiesta su Emanuela, Giuseppe Pignatone: “Ci penserà lui a far tacere Pietro…”

    Caso Orlandi, indagato per favoreggiamento alla mafia il pm che archiviò l’inchiesta su Emanuela, Giuseppe Pignatone: “Ci penserà lui a far tacere Pietro…”

    Attenzione. L’ex pm di Roma Giuseppe Pignatone, ora presidente del tribunale Vaticano, è presente tra gli indagati del dossier “Mafia e appalti“. Si tratta dell’inchiesta di un presunto insabbiamento aperta a Palermo nel 1992, sulla quale aveva lavorato anche Paolo Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone. Al centro i rapporti tra gli imprenditori mafiosi Nino e Salvatore Buscemi e il gruppo Ferruzzi con a capo Raul Gardini. Pignatone, prima di arrivare alla Santa Sede, è stato procuratore anche a Reggio Calabria, ed è indagato per favoreggiamento alla Mafia.

    Oggi era al palazzo di giustizia di Caltanissetta per essere interrogato: “Ho dichiarato la mia innocenza in ordine al reato di favoreggiamento aggravato ipotizzato. Mi riprometto di contribuire, nei limiti delle mie possibilità, allo sforzo investigativo della procura di Caltanissetta”. L’accusa è quella di essere stato a capo di un sistema che avrebbe aiutato alcuni imprenditori mafiosi a sfuggire alle indagini per ben trent’anni.

    Giuseppe Pignatone è legato anche al caso di Emanuela Orlandi. “Possiamo stare tranquilli, è arrivato il Procuratore nostro, ci penserà lui a far tacere Pietro Orlandi (fratello di Emanuela ndr) che sta facendo un casino, ha già cacciato Capaldo (pm che indagava sul caso di Emanuela) e messo i suoi. Poi ha assicurato ai miei avvocati che archivia tutto”. A pronunciare queste parole la moglie di Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana, in un’intercettazione telefonica con Mons. Vergari, rettore della Basilica di Sant’Apollinare.

    Un’intercettazione a seguito della scoperta della sepoltura di De Pedis, noto criminale romano, proprio in quella Basilica. Assurdo ma vero, considerando che nemmeno le figure ecclesiastiche di maggior rilievo riescono ad ottenere un trattamento simile una volta trapassati. La telefonata generò l’ipotesi di un collegamento con il caso di Emanuela, nonché della possibilità dell’esistenza di un legame tra Stato Vaticano, Stato italiano e Mafia. Giuseppe Pignatone aprì la tomba di De Pedis, archiviò l’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e alla fine del suo mandato come Procuratore di Roma fu “promosso” a presidente del tribunale Vaticano…

    https://mowmag.com/attualita/caso-orlandi-indagato-per-favoreggiamento-alla-mafia-il-pm-che-archivio-l-inchiesta-su-emanuela-giuseppe-pignatone-ci-pensera-lui-a-far-tacere-pietro

  • “Emanuela Orlandi potrebbe essere sparita dentro Sant’Apollinare”: spunta la nuova ipotesi del procuratore Capaldo

    “Emanuela Orlandi potrebbe essere sparita dentro Sant’Apollinare”: spunta la nuova ipotesi del procuratore Capaldo

    La scomparsa di Emanuela Orlandi non è mai stato solo un semplice caso di sparizione e se solleva l’attenzione e al tempo stesso la rabbia di migliaia di persone in Italia e nel Mondo è perché pone tantissime domande e nessuna risposta. Ogni giorno, da 41 anni, emergono nuovi pezzi di un mosaico impossibile da ricomporre e che non fanno che alimentare questo oscuro mistero che, quel 22 giugno del 1983, inghiottì una 15enne vaticana figlia di un semplice messo Papale, all’uscita dalla scuola di musica Ludovico da Victoria, all’interno della basilica di Sant’Apollinare a Roma.

    Il magistrato Giancarlo Capaldo, titolare della seconda e penultima inchiesta su Emanuela Orlandi, ha appena rivelato nuovi elementi sul caso davanti alla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulla vicenda. Secondo il procuratore, “Sul prelevamento di Emanuela Orlandi, un’ipotesi che si potrebbe non escludere è che sia sparita proprio nel complesso di Sant’Apollinare, una ipotesi quasi mai formulata e che invece andava un po’ di più approfondita proprio per la presenza di De Pedis e don Pietro Vergari”, come riportato da Il Messaggero.

    Don Vergari, lo ricordiamo, è l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare che fu anche indagato per concorso in sequestro di persona; non ha mai nascosto la sua amicizia con De Pedis, “uno dei boss dell’organizzazione mafiosa italiana della banda della Magliana”. E De Pedis fu sepolto proprio nella cripta di Sant’Apollinare, in totale discrezione e quando la notizia venne fuori toccò proprio a Capaldo togliere il Vaticano dall’imbarazzo di quella sepoltura e ordinare l’apertura della tomba e il trasferimento dei resti al cimitero Il Verano. Capaldo ha dichiarato e ribadito innumerevoli volte che si attivò a riguardo a nome della Procura di Roma, perché a chiederglielo furono due uomini della gendarmeria vaticana che in cambio gli promisero dei documenti o la stessa salma di Emanuela.

    “Il prelevamento della Orlandi – ha spiegato ieri Capaldo – poteva essere fatto per strada ma sarebbe stato pericoloso, poteva invece essere fatto in Sant’Apollinare con una scusa qualsiasi. Il momento della scomparsa della Orlandi nessuno ce l’ha dato, anche le dichiarazioni delle ragazze amiche non sono sicure, come sarebbe stata rapita? Violentemente? O se Renatino De Pedis era amico di don Vergari non poteva creare una situazione per cui determinare la sparizione dall’interno?”. Questa ipotesi collima anche con quella di un sequestro organizzato da De Pedis come raccontato oltre dieci anni fa a Capaldo dalla amante di Renatino, Sabrina Minardi e come emerso da alcuni riscontri, come quello del ruolo del presunto autista Sergio Virtù. “Credo che la Minardi – ha aggiunto Capaldo – sia stata trattata male come testimone”.

    Il procuratore ha tirato in ballo, nel corso della sua convocazione che si è articolata in ben due sedute, anche un noto protagonista di questa vicenda, il fotografo romano Marco Fassoni Accetti. Costui, più volte si è auto-accusato di essere il rapitore di Emanuela ma senza sciogliere portare a nessun riscontro concreto. “Io riterrei non impossibile anzi estremamente probabile che Accetti abbia conosciuto Emanuela Orlandi perché gravitava su piazza Navona e piazza delle Cinque Lune che era la zona in cui gravitava lo stesso Accetti e lui fermava tutte le ragazze”, ha detto Capaldo ricordando di averlo incontrato quando “nel marzo 2013 venne da me. Le prime dichiarazioni di Accetti furono che era stato in Francia dove aveva incontrato Emanuela Orlandi in vita e questo incontro sarebbe avvenuto nel febbraio precedente”, come riportato da Il Messaggero.

    “Accetti disse che il motivo per cui si era deciso a raccontare la vicenda è sia perché aveva incontrato Emanuela viva sia perché, con il cambio del Papa – era stato eletto Papa Francesco – poteva pensare a un cambio, a un’apertura della curia romana e voleva inserirsi con le sue verità in questa vicenda”.

    Nel sostenere questa tesi nuova, Capaldo è come se avesse smentito le dichiarazioni agli atti di alcune amiche di Emanuela che quel pomeriggio del 22 giugno la collocano, in strada, all’uscita di scuola. Capaldo ritiene. come riferito sul Corsera, che “molte dichiarazioni delle ragazze non siano particolarmente affidabili e sicure”, perché “Mi sembra difficile ipotizzare un rapimento alla luce del sole in Corso Rinascimento», ha concluso.

    Emanuela quel mercoledì di inizio estate, uscì dall’Istituto Ludovico da Victoria, in compagnia dell’amica Raffaella Monzi. Mentre camminavano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento, davanti al Senato, Emanuela le confidò di aver ricevuto un’offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici che le propose di distribuire volantini per 375mila lire durante una sfilata di moda. Raffaella le disse che quell’offerta era stranamente eccessiva, e salì sul bus, non la rivide mai più.

    Tutto questo fu dichiarato nei giorni successivi alla scomparsa dalla Monzi, davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto”. Mentre aspettava l’autobus in corso Rinascimento, Emanuela venne raggiunta da un’altra ragazza: bassa, capelli scuri e ricci, fisico rotondetto. Questa “amica” che era assieme a Emanuela fu vista anche da un’altra ragazza della scuola di musica, Maria Grazia Casini, che si trovò a passare da lì come riferì nell’interrogatorio del 29 luglio del 1983.

    Maria Grazia è stata l’ultima persona a vedere Emanuela Orlandi e lo ha ribadito anche in tempi recenti in un’intervista per un programma trasmesso su Sky. All’epoca dichiarò di averla vista anche Laura Casagrande, mentre avanzava su quello stesso marciapiede: disse di aver visto per l’ultima volta Emanuela dietro di sé. Nel corso della sua audizione davanti alla commissione di inchiesta, la Casagrande ha negato alla bicamerale quella circostanza, dicendo di non ricordare più di aver visto Emanuela quel giorno.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/26/emanuela-orlandi-potrebbe-essere-sparita-dentro-santapollinare-spunta-la-nuova-ipotesi-del-procuratore-capaldo/7637152

  • Emanuela Orlandi, il cardinale Zuppi ammette il coinvolgimento della Chiesa: “Bisogna cercare di arrivare quanto prima alla verità”. La replica di Pietro Orlandi

    Emanuela Orlandi, il cardinale Zuppi ammette il coinvolgimento della Chiesa: “Bisogna cercare di arrivare quanto prima alla verità”. La replica di Pietro Orlandi

    Un messaggio di speranza sulla scomparsa di Emanuela Orlandi arriva dal Giffoni Film Festival, la manifestazione in corso nel piccolo borgo del salernitano in questi giorni. Il festival del cinema dedicato ai ragazzi ieri ha accolto il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana che ha risposto alle tante domande poste in sala dai giovani giurati su questioni delicate che riguardano la Chiesa tra cui la scomparsa della 15enne vaticana avvenuta nel 1983 a Roma. La platea di ragazza gli ha posto domande sferzanti sul ruolo della Chiesa a cui Zuppi ha riposto. “È interesse della Chiesa collaborare. Mi auguro che la commissione (la bicamerale di inchiesta che indaga sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, ndr) chiarisca tanti dubbi che ancora ci sono su questo caso, comprensibili perché quando non si sa la verità tutto diventa verosimile. E a maggior ragione è importante stabilire la verità“.

    Il vescovo di Bologna ha dunque ammesso il coinvolgimento della Chiesa nella vicenda. “Certe volte ci sono state anche delle illazioni che possono essere comprensibili quando una situazione è poco chiara ed è per questo che bisogna cercare di arrivare quanto prima alla verità”. Le parole di Zuppi hanno sollevato l’attenzione del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi che ha replicato a FqMagazine: “Bene che il Cardinale Zuppi abbia detto di avere fiducia nella commissione ma ha dimenticato che c’è un’inchiesta vaticana interna portata avanti dal promotore di giustizia Alessandro Diddi?”

    Il coinvolgimento del Vaticano
    Non è la prima volta che emerge il ruolo della Chiesa nel rapimento della 15enne vaticana. La prima telefonata dei rapitori di Emanuela arrivò difatti in Vaticano e non alla famiglia della ragazza, quella stessa sera del 22 giugno del 1983, neanche due dopo che la Orlandi fu prelevata; sarebbe stata fatta due ore dopo la scomparsa, alle 21 precisamente, mentre Emanuela fu vista per l’ultima volta alle 19. Ad ammetterlo fu proprio un prelato: parliamo di monsignor Carlo Maria Viganò che oggi è stato scomunicato e condannato per scisma da Papa Francesco.

    Il contenuto di questa telefonata fu svelata da Viganò in un’intervista sul sito di Aldo Maria Valli. Viganò lavorava nella segreteria di Stato Vaticana all’epoca della scomparsa di Emanuela. Di questa telefonata fu messa al corrente anche l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgro’ che nel 2019 dichiarò alla stampa: “Parlai con Viganò un anno e mezzo fa, lo dico solo oggi perché a seguito della sua intervista mi ha autorizzato a dire che c’era stato un incontro tra noi in cui lui mi riferì esattamente quello che oggi (nel 2019, ndr) è stato reso pubblico”.

    Ecco la dichiarazione del monsignore: “Quella sera mi trovavo in ufficio in segreteria di Stato alla terza loggia insieme con monsignor Sandri, mentre il sostituto era assente”, ha raccontato Viganò. “Erano circa le 20, o forse più tardi, quando ricevetti una telefonata da padre Romeo Panciroli, allora direttore della sala stampa vaticana, il quale mi annunciò che era giunta, appunto alla sala stampa, una telefonata anonima che annunciava che Emanuela Orlandi era stata rapita. Padre Panciroli mi disse che mi avrebbe inviato immediatamente via fax un testo con il contenuto della telefonata. In quel testo, si affermava che Emanuela Orlandi era detenuta da loro e che la sua liberazione era collegata a una richiesta, il cui adempimento non necessariamente dipendeva dalla volontà della Santa Sede. Si trattava di un messaggio formulato in termini precisi e ben costruito. Esso è indubbiamente reperibile nell’archivio della segreteria di Stato“.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/24/emanuela-orlandi-il-cardinale-zuppi-ammette-il-coinvolgimento-della-chiesa-bisogna-cercare-di-arrivare-quanto-prima-alla-verita-la-replica-di-pietro-orlandi/7634481

  • “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Con la vicenda Orlandi secondo me c’entra Enrico De Pedis non la banda della Magliana, è una vicenda personale di De Pedis”: sono parole ferme e significative quelle pronunciate ieri dal Procuratore Giancarlo Capaldo ovvero dal magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata.

    “Renatino”
    Capaldo è stato convocato e ascoltato ieri dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Fu l’ultimo a occuparsi di Emanuela prima che l’inchiesta venisse archiviata dall’attuale presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Il magistrato ha ribadito, in merito al coinvolgimento dell’allora capo della fazione testaccina del gruppo criminale De Pedis: “Non è che la banda della Magliana volesse ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che fu messa in campo. De Pedis ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata”. De Pedis, secondo il punto di vista di Capaldo, “Non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive. È da vedere come colui che ha organizzato, sul piano materiale, un servizio di basso livello ma molto utile e particolare per qualcuno”. Il magistrato ha ribadito dunque il ruolo di pura manovalanza di “Renatino”, che fu poi tirato in ballo nel 2008 dalla sua ex amante Sabrina Minardi che rivelò dettagli inquietanti sul sequestro e sul rilascio di Emanuela in cui lei stessa dichiarò di essere stata coinvolta. La Minardi disse all’epoca di aver rilasciato lei stessa Emanuela Orlandi a un uomo, descritto come un alto prelato, alle porte del Vaticano. Capaldo ha sottolineato anche che Sabrina Minardi “non è attendibile in tutto, ma la ritengo attendibile su alcuni dati principali”. Una visione del resto condivisa anche dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

    La sepoltura di De Pedis
    La parte giocata da De Pedis nelle indagini di Capaldo non si esaurisce qui ma andò ben oltre i giorni del sequestro. Il magistrato in passato più volte ha raccontato di quando incontrò il capo e il vicecapo della gendarmeria Domenico Giani e Costanzo Alessandrini che gli chiesero la collaborazione della magistratura per aprire la tomba di De Pedis, sepolto nella cripta di Sant’Apollinare, la Chiesa da dove scomparve Emanuela, e dissipare eventuali dubbi dell’opinione pubblica sul Vaticano, togliendo la Santa Sede dall’imbarazzo di aver fatto tumulare un criminale in una Basilica. “Non ho nessuna difficoltà a dire che le persone in questione erano l’allora capo della Gendarmeria Domenico Giani e il suo vice, Costanzo Alessandrini”, ha ribadito ieri. “In quel momento storico siamo agli inizi del 2012”, ha raccontato Capaldo, dopo aver fissato un appuntamento per telefono, Giani “venne, si presentò anche con Alessandrini, fu ricevuto in procura ufficialmente come i responsabili delle polizie di tutto il mondo, era presente anche la dottoressa Maisto che io chiamai appositamente perché era la contitolare” dell’indagine. “A questo punto – ha proseguito Capaldo – il dottor Giani mi fece presente che non veniva di sua sponte ma perché era stato incaricato da padre Georg come segretario di Benedetto XVI e voleva segnalare che che il Vaticano era preoccupato da una serie di valutazioni che si facevano sulla stampa che coinvolgevano il Vaticano come ente poco collaborativo nella ricerca di Emanuela Orlandi e, in particolare, Giani mi chiese come se fosse una richiesta che lui transitava, diciamo così, da padre Georg, di aprire la tomba di De Pedis perché il Vaticano riteneva importante che fosse aperta dalla procura di Roma. Io prospettai al dottor Giani che il motivo per cui sulla stampa c’era questo ampio dibattito se aprire o no, era perché coloro che volevano aprirla, volevano controllare se con la bara di De Pedis fosse sepolta anche la salma della Orlandi, io segnalai che la ritenevo una ipotesi assolutamente inverosimile posto che la Orlandi era sparita nel giugno dell’ 83 e De Pedis viene ucciso nel febbraio del ’90“.

    Il fascicolo su Emanuela
    “Mi sembrava difficile – ha continuato -. Comunque sostanzialmente il Vaticano non voleva la responsabilità di adottare un provvedimento di traslazione della tomba, io segnalai che come aveva dato l’autorizzazione alla sepoltura poteva dare l’autorizzazione alla traslazione e riferii a Giani che non era per me una priorità nelle indagini aprire la tomba di De Pedis e lo invitai a valutare che come magistratura italiana non avevamo mai avuto un reale aiuto nelle rogatorie inoltrate alla magistratura vaticana. Allora gli dico, lei mi chiede una collaborazione e io le chiedo una collaborazione, anche perché da varie fonti a noi risultava che il Vaticano fosse in possesso di un fascicolo su Emanuela Orlandi. Io dissi che non avevo difficoltà a una collaborazione nelle forme previste dalla legge sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la priorità per la procura di Roma, naturalmente, era comprendere la fine che poteva aver fatto la ragazza, se era viva, se era morta e se era morta dove poteva essere sepolta, e poiché ritenevo e ritengo ancora che c’è un mondo ristretto e selezionato in Vaticano, chiedevo a Giani che nel procedere comunemente nella ricerca della verità e anche eventualmente nella traslazione della salma, ci fosse una collaborazione a riguardo. Giani mi rispose che ne avrebbe parlato con mons. Georg, mi disse che avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione per svolgere attività insieme e per il recupero del corpo e della salma se la ragazza fosse morta”. “Alcuni giorni dopo – ha quindi riferito – mi fece sapere che era d’accordo nel procedere così. Dopodiché invece non ho avuto più notizie. Questo colloquio più o meno datava al febbraio del 2012. Poi è stato superato dalla nomina del nuovo procuratore Pignatone”. Questa promessa fu purtroppo disattesa e la sorte di Emanuela è ancora ignota. Ma anche in pensione Capaldo non ha dimenticato Emanuela. Come se il magistrato avesse sempre avvertito un debito verso la 15enne scomparsa per non aver potuto fare luce sulla sua storia, poiché rimosso dall’inchiesta il 3 aprile 2012, e sostituito da Giuseppe Pignatone, il quale smentì le dichiarazioni di Capaldo, gli tolse la gestione delle indagini sul caso Orlandi e ordinò l’apertura ed il trasferimento della tomba di De Pedis. Adesso, lo ricordiamo, Pignatone è presidente del Tribunale Vaticano.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/19/renatino-de-pedis-organizzo-da-solo-il-sequestro-di-emanuela-orlandi-le-rivelazioni-del-procuratore-capaldo-alla-commissione-di-inchiesta/7629029/

  • Caso Orlandi-Gregori, “io interrogato solo 30 anni dopo la scomparsa di Mirella”: le incongruenze del marito di Sonia De Vito in commissione di inchiesta

    Caso Orlandi-Gregori, “io interrogato solo 30 anni dopo la scomparsa di Mirella”: le incongruenze del marito di Sonia De Vito in commissione di inchiesta

    “Era un sabato e io il sabato stavo in cantiere fino alle cinque. Andavo al bar, stavo lì per il totocalcio e poi andavamo via”: Fabio De Rosa sembra ricordare tutto come fosse ieri e invece sono trascorsi 41 anni da quando Mirella Gregori, la 15enne di via Nomentana, è stata inghiottita dal nulla in quel pomeriggio romano del 7 maggio del 1983. È il sito di informazione di Fanpage a riportare le sue dichiarazioni di questa mattina, rese alla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle misteriose scomparse, avvenute a poche settimane di distanza, di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. Ma occorre spiegare chi sia De Rosa e soprattutto perché è stato chiamato a testimoniare dalla bicamerale d’inchiesta.

    All’epoca della scomparsa di Mirella, Fabio era il fidanzato (ed è l’attuale marito) di Sonia De Vito, l’amica del cuore di Mirella nonché figlia dei proprietari del bar in via Nomentana, a due passi dal portone di casa dei Gregori. Mirella, lo ricordiamo, andò via da casa per “dieci minuti” che poi sono diventati tragicamente interminabili, quel sabato pomeriggio intorno alle tre, dopo che un suo compagno delle medie, tale Alessandro, le citofonò per chiederle di incontrarsi alla statua del bersagliere a Porta Pia. O almeno è ciò che la ragazza disse a sua madre. Prima di scomparire nel nulla, Mirella fece tappa al bar di Sonia e ci rimase per circa 15 minuti in cui si appartò con l’amica, come ha raccontato a FqMagazine tempo fa la sorella di Mirella, Maria Antonietta Gregori. Interrogata dagli inquirenti, Sonia disse le stesse parole che rilasciò a Maria Antonietta: Mirella le aveva detto che sarebbe andata a suonare la chitarra a Villa Torlonia. Eppure, una volta uscita dal bar, andò a destra verso porta Pia e non a sinistra, come dichiarato dal dipendente del bar Giuseppe Calì alla commissione, pochi giorni fa.

    Una storia in cui di chiaro c’è ben poco ma qual è il ruolo di Fabio in questo scenario? A tirarlo in ballo, furono le dichiarazioni rese agli inquirenti di un’amica di Mirella riportate e trasmesse durante l’ultima puntata de programma Chi l’ha visto. In base a quanto emerso durante il programma, quest’amica dichiarò che “Fabio aveva fatto delle avances a Mirella” ma il ragazzo all’epoca negò e su di lui non c’è stato più nessun sospetto. Oggi dichiara: “Quel 7 maggio quando sono arrivato erano già passate la mamma di Mirella Gregori e la sorella Maria Antonietta a chiedere di Mirella”.

    Eppure queste dichiarazioni non avrebbero trovato riscontro con le quelle rilasciate all’epoca, quando aveva spiegato di essere passato al bar intorno alle 15. Nel corso del suo intervento il presidente della commissione Andrea De Priamo ha fatto notare a De Rosa questa incongruenza: “È quanto ha riferito al giudice istruttore Ilario Martella, nella qualità di testimone durante l’interrogatorio del 16 ottobre 1986”. Ma De Rosa ha replicato dicendo di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione. “Assolutamente no – ha sentenziato –, non credo che Martella mi abbia mai interrogato. Non sono mai stato ascoltato dal giudice. Sono stato chiamato a parlare soltanto trenta anni dopo dai giudici Maisto e Capaldo. Io non sono stato mai interrogato da nessun altro”, ha ribadito prima di rammentare di essere stato all’epoca al comando dei carabinieri di via in Selci. “Non indagarono abbastanza”, ha aggiunto il marito di Sonia De Vito –, potrebbe essere successo qualcosa nel condominio in cui viveva Mirella. Ma non mi sono mai spiegato come sia stato possibile non indagare anche lì“. (fonte: Fanpage). Il giudice Ilario Martella ha già rilasciato le sue dichiarazioni, nei giorni scorsi, alla commissione bicamerale d’inchiesta ma la sua audizione è stata secretata.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/16/caso-orlandi-gregori-io-interrogato-solo-30-anni-dopo-la-scomparsa-di-mirella-le-incongruenze-del-marito-di-sonia-de-vito-in-commissione-di-inchiesta/7625610