Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Emanuele Alfano

  • Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete
    Il filone d’inchiesta aperta dopo la denuncia di don Pier Carlo Casassa
    di GIUSEPPE FILETTO

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    SCAGIONATO da una dozzina di ex parrocchiani, uomini tra i 30 ed i 35 anni, nell’86 però ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Don Riccardo Seppia, il parroco accusato di pedofilia, violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga quando era in servizio a Sestri, invece non avrebbe molestato alcuno di quei bambini di Recco.

    La verità emerge dagli interrogatori compiuti dai carabinieri del Nas di Milano, titolari dell’inchiesta che lo scorso maggio ha portato don Seppia in carcere per i fatti riguardanti la chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente. Gli uomini dell’Arma e il pm Stefano Puppo hanno aperto un fronte di indagine parallelo, basato sulle denunce fatte da don Pier Carlo Casassa, ex parroco di Recco. Che all’indomani dello scandalo ricordò che nell’86 don Riccardo era suo vice nella chiesa San Giovanni Battista, e ancora oggi sostiene di aver segnalato alla Curia gli inusuali comportamenti del suo curato: «Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini effettuata dal Seppia, molti ragazzi mi manifestarono la volontà di non voler più andare in gita con don Riccardo». Molti di quei bambini si erano allontanati dalla parrocchia.
    Con ogni probabilità il sacerdote (da un paio d’anni in pensione) e Bernardina Masia (Dina), la sua “perpetua” hanno ricordato nomi e cognomi. I carabinieri hanno rintracciato e chiamato a testimoniare i bambini di allora, ma nessuno di loro, oggi adulti, ha confermato i “sospetti” di don Casassa: nessun comportamento anomalo dell’allora vice parroco.

    Lo stralcio d’indagine si smorza, e le attenzioni degli investigatori tornano sulla vicenda principale, che ruota attorno alla chiesa di Sestri Ponente. Il chierichetto di 15 anni, davanti al gip Annalisa Giacalone, ha confermato le sue deposizioni, prima rese ai carabinieri durante le indagini, poi al pm Puppo: per due volte Riccardo Seppia lo avrebbe toccato. La prima, in sacrestia, quando l’ha abbracciato da dietro e si è sentito premere sui glutei; la seconda, in parrocchia, mentre si stava confessando, quando il sacerdote gli ha accarezzato una gamba. Il ragazzo ha confermato anche di aver ricevuto alcuni sms di “significato esplicito”.
    L’incidente probatorio, durato quasi due ore e tenuto a Palazzo di Giustizia nella stanza riservata agli interrogatori dei minori, si è reso necessario per cristallizzare la deposizione della giovane vittima. Don Seppia (in carcere a Sanremo) e il suo amico-amante, Emanuele Alfano (prima in cella a Marassi, ora per motivi di salute trasferito nel reparto detenuti dell’ospedale San Martino) però hanno rinunciato ad assistere.

    (26 luglio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…prete-19661190/

  • Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    di GIUSEPPE FILETTO  Il cardinale e i demoni di don Seppia “Io, tradito dalla sua doppia personalità”

    È il presidente dei vescovi italiani. È l’arcivescovo di Genova, ma il cardinale Angelo Bagnasco è anche un uomo. Un uomo ferito dalla squallida e dolorosa vicenda di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Spirito Santo di Sestri Ponente, in carcere dal 15 maggio scorso perché accusato di pedofilia, di cessione di droga e di induzione alla prostituzione.

    “È una vicenda incredibile, non si crede a quanto si legge nei verbali, nessuno di noi poteva immaginare così tanto. Pensi che due anni fa, quando sono andato in visita pastorale in via Ludovico Calda, mi ha fatto trovare la chiesa piena di bambini e di bambine, di tanta gente. Nessuno di noi avrebbe potuto pensare… Tanto che una donna della parrocchia, dopo che è scoppiato lo scandalo, un giorno ha detto ai giornalisti: “Ma cosa volete capire voi di questa storia? Noi non l’abbiamo capito in 17 anni””.

    Il Cardinale, ieri, a margine della processione del Corpus Domini effettuata tra i viali dell’ospedale Gaslini, parla con il cronista. Sulla vicenda di don Seppia esce allo scoperto per la prima volta. Davanti a testimoni. Ne ha voglia. Si capisce: i suoi occhi diventano lucidi ad ogni passaggio che ha offeso la Chiesa da lui guidata. Il presidente della Cei che finora in merito ha rifiutato le interviste, sceglie Repubblica. L’Arcivescovo è un alto prelato che sa comunicare, quando vuole e come vuole. Sa che questo colloquio sarà pubblicato: “Forse è un po’ prematuro – è però il suo timore – ma spero che non siano strumentalizzati e che non escano fuori e siano messi in evidenza soltanto gli aspetti più polemici. Mi posso fidare?”.

    Al quinto piano del padiglione 17 delle Chirurgie, sul terrazzo dell’alloggio dei frati Cappuccini che guarda il mare liscio come l’olio e il cielo terso uscito da un acquerello, il Cardinale parla per 40 minuti. Più da uomo sanguigno, fatto di carne, che da freddo porporato. Parla da uomo di fede, ma provato. Tradito.

    Per 17 lunghi anni don Seppia è stato parroco. Durante i quali da una parte ha praticato la sua omosessualità, ha avuto un amico-amante (l’ex seminarista Emanuele Alfano, in carcere anche lui per le medesime ragioni) conosciuto dentro la chiesa di Sestri Ponente, ha avuto rapporti sessuali anche con minori, ha tentato di adescare pure un chierichetto. Tanto che al suo ingresso in carcere ha dichiarato spontaneamente di essere omosessuale, tossicodipendente e sieropositivo. Nessuno si era mai accorto di nulla? Pure, certi particolari sono “diabolici”.

    “Dall’altra parte è descritto come prete inflessibile, ligio al suo dovere: solo una mente malata, un soggetto da curare poteva avere questo sdoppiamento della personalità – sottolinea il Cardinale – e aldilà degli aspetti penali che questa vicenda avrà, occorrerà ricostruire la personalità di lui”. Sua Eminenza non cita mai il nome di don Riccardo, ma confida che nelle scorse settimane ha ricevuto il papà del sacerdote (sospeso dalla Curia). Un uomo distrutto, che gli ha detto di sperare tanto che il figlio si curi interiormente.

    Sua Eminenza non nasconde il proprio rammarico e il disappunto nei confronti della stampa: “Ha fatto emergere le cose più morbose, spesso non contestualizzandole e strumentalizzandole”. A cosa si riferisce? “Ad esempio alle fantasie inventate sulla chiesa di Carignano”, risponde monsignor Angelo Bagnasco, stringendo l’anello cardinalizio tra l’indice e il pollice. Agli atti dell’inchiesta c’è un verbale dei carabinieri del Nas di Milano, dove don Pier Carlo Casassa (ex parroco di Carignano) e Bernardina Masia (Dina, sua ex perpetua volontaria) hanno dichiarato che in un locale del campanile di questa chiesa c’era un giro di ragazzini messo su da don Capurro. Incontri chiacchierati dagli stessi parrocchiani. “Ma vi sembra che queste testimonianze possano essere attendibili?”, si chiede il Cardinale. Che preferisce non parlare di don Casassa e di Dina: “Per carità, nulla tra i due, potrei mettere non solo una mano, ma due sul fuoco”.

    Non sono attendibili le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte nella voluminosa inchiesta scattata a Milano e trasmessa per competenza al pm Stefano Puppo? “Sono cose a cui non è facile credere, difficilmente attribuibili a una persona sana di mente – ammette Bagnasco – ci sono frasi che sembrano dettate dal delirio. Qui non siamo in presenza delle debolezze dell’uomo, il che si potrebbe capire, ma ci sono situazioni inverosimili, forse costruite, probabilmente pronunciate soltanto in preda all’eccitazione”.

    Per un uomo che ha scelto il sacerdozio, non è facile credere che un prete, don Seppia, durante un’intercettazione telefonica, abbia detto ad Alfano: “Quel ragazzino me lo farei sull’altare…”. L’Arcivescovo lascia intuire di aver letto e riletto tutte le 900 pagine, che hanno violentato la sua Chiesa. “Questa storia ci fa capire e ci insegna molte cose – precisa il capo della Curia di Genova – : da una parte mi colpisce il parrocchiano che mi chiede se è valido il battesimo di suo figlio, celebrato da questo sacerdote. Gli ho risposto che i sacramenti sono impartiti da Dio. Dall’altra trovo eccezionale la risposta arrivata dalla gente di via Calda: nel giorno di Pentecoste ho trovato la chiesa piena, di fedeli che vogliono cancellare questo brutto capitolo. Questa cosa la trovo straordinaria, il segno del bene che prevale sul male. Sempre”.

    (23 giugno 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/il_cardinale_e_i_demoni_di_don_seppia_io_tradito_dalla_sua_doppia_personalit-18099810/

  • Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

    Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

    Nel corso del colloquio avvenuto di fronte agli inquirenti il 21 maggio don Seppia dichiara anche di avere un compagno: «Ho una relazione stabile da anni con un uomo». Il prete, secondo quanto dichiarato, avrebbe avuto anche rapporti con l’ex seminarista Emanuele Alfano, ma solo dopo la sua uscita dal seminario.
    Genova – Don Riccardo Seppia curava da otto anni l’Hiv al Galliera, l’ospedale della Curia. Nonostante questo, il prete ha continuato a ricoprire il suo incarico nella parrocchia di Santo Spirito, a Sestri. È stato lo stesso religioso ad ammetterlo nel corso di un interrogatorio, da cui emerge un nuovo inquietante interrogativo: la terapia svolta proprio in quell’ospedale poteva essere un’avvisaglia della condotta del sacerdote? E i vertici della chiesa genovese – presidente del Galliera è sempre il cardinale del capoluogo ligure – potevano esserne informati, o le rigidissime regole che disciplinano la tutela della privacy hanno impedito qualsiasi informazione?

    Il nuovo risvolto investigativo emerge dai verbali d’un confronto fra il prete (in cella per droga e prostituzione minorile da quasi un mese) e il pubblico ministero Stefano Puppo. Sono le 10.30 del 21 maggio scorso. Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, dopo essersi difeso dall’accusa di aver adescato ragazzini in cambio di coca, si ferma qualche secondo. Ma la domanda che gli viene posta alla ripresa del colloquio è diretta: «Quando ha saputo di essere sieropositivo?». Il sacerdote, che aveva già ammesso di avere il virus prima di entrare in cella, risponde: «L’ho saputo nel 2003 e da allora sono seguito al reparto malattie infettive del Galliera. Nel 2006 ho iniziato una terapia particolare».

    È un dettaglio fondamentale, mai emerso fino ad oggi, perché di lì a poco i militari sequestreranno alcune sue cartelle cliniche. Il fine degli investigatori, guidati da l capitano Paolo Belgi, è quello di capire se don Seppia può essere accusato anche di lesioni colpose o di tentato omicidio: un reato che si potrebbe configurare se venisse provato che il parroco ha avuto rapporti sessuali non protetti con persone che non sapevano della malattia, e che dopo un eventuale contagio lo denuncino. Gli inquirenti lo avevano incalzato pure su questo punto. «Ha avuto rapporti non protetti con persone che non sapevano del virus?». «Ho avuto rapporti non protetti, ma solo dopo aver palesato la mia condizione e soltanto con persone malate come me». Nega invece in modo secco, e così fa il suo legale, la possibilità di aver avuto altri tipi di incontri non protetti

    Ma aldilà degli aspetti strettamente penali, è indubbio che don Ricardo Seppia non si curava in un ospedale qualunque, per un prete. Per volere della Duchessa di Galliera, che lo donò alla città, l’istituto di Carignano (sul piano tecnico un «ente ospedaliero di diritto pubblico») deve avere sempre come presidente l’arcivescovo pro tempore di Genova, oggi il cardinale Angelo Bagnasco. E questi, in seno al cda, dev’essere affiancato in ogni mandato dal priore della Fondazione magistrato di misericordia, un ente religioso.

    L’indagine aveva già mostrato come fossero stati numerosi i campanelli d’allarme sulla condotta del parroco. Prima erano arrivate le rivelazioni di don Riccardo Casassa, che fu suo superiore a Recco: «Non era adatto al sacerdozio, lo segnalai ma nessuno mi ascoltò». Frasi che l’indagato definisce attacchi personali, facendolo mettere a verbale: «Don Casassa dice quelle cose perché non mi sopportava e io ero un prete migliore di lui». Si è aggiunta quindi la denuncia di un medico i cui figli, d’età inferiore ai dieci anni, subirono molestie telefoniche da un numero che proveniva dalla parrocchia di Quinto, la stessa in cui era assegnato al tempo don Seppia che fu trasferito subito dopo: «Quel telefono lo potevano usare in molti», la sua difesa. Fatto sta che la Curia allontanò proprio lui, dal quartiere. Ma nulla più.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/06…_ospedale.shtml

  • Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Il calvario di don Casassa nei verbali dei carabinieri. “Ho notato che il vescovo Bagnasco era molto freddo nei miei confronti, ha tentato di allontanarmi da Recco”
    di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina” Don Riccardo Seppia

    Proibito celebrare messa per don Pier Carlo Casassa, il parroco di Recco che ha denunciato gli strani comportamenti di don Riccardo Seppia, quando questo era suo curato in San Giovanni Battista, nella cittadina del levante. Don Piero lamenta di essere stato allontanato da tutte le chiese della zona. “Da quando ho dichiarato alcuni trascorsi di don Seppia, i parroci non vogliono che mi rechi in chiesa, e se ci vado, lo faccio di nascosto”, si legge in uno dei passaggi di interrogatorio, rilasciato il 3 giugno scorso.

    C’è di più nel verbale “di sommarie informazioni testimoniali”. Il primo giugno don Pier Carlo e Bernardina Masia (Dina, la sua ex perpetua) sono stati chiamati da monsignor Luigi Palletti, vescovo vicario di Genova. “Ci ha detto di recarci dall’arcivescovo Angelo Bagnasco, alle 16… Ci recavamo presso la Curia… In questa circostanza ho notato che il Vescovo era molto freddo nei miei confronti e ha tentato di allontanarmi da Recco…”. A don Casassa è stato offerto un appartamento a Genova. Lui, però, ha preso tempo.

    Don Piero è stato sentito (per la seconda volta) dai carabinieri del Nas di Milano, delegati dal pm Stefano Puppo sulla delicata indagine riguardante don Riccardo, il parroco di via Ludovico Calda in carcere dal 13 maggio scorso, accusato di tentata violenza sessuale (un abbraccio troppo affettuoso ad un chierichetto), tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta di cocaina. In cella a Marassi pure il suo amico ed amante: l’ex seminarista Emanuele Alfano.
    L’interrogatorio, a casa di Dina, dovrebbe far luce sul passato di don Seppia, ricostruendo i suoi primi anni di sacerdozio (dall’ottobre 1985) a Recco.

    Anzi, dalla sua frequenza al seminario vescovile del Chiappeto, tanto che i carabinieri del Ministero della Salute sarebbero intenzionati ad interrogare i suoi ex compagni di stanza, coloro che potrebbero conservare qualche segreto. Il timore degli investigatori, però, è che chi parla, sia messo in un angolo.

    Ufficialmente, la Curia dice di offrire massima collaborazione all’indagine. Di fatto, però, intorno a don Casassa è stato alzato un muro di riprovazione. “Il 16 maggio 2011 veniva da me don Pasquale Revello, attuale parroco di San Giovanni Battista di Recco, e mi diceva di non andare a celebrare messa… Quello di Bogliasco, don Silvio Grilli, minacciava Dina (Bernardina Masia) di non andare in chiesa e di rimanere chiusi in casa perché era una vergogna…”. Dina, l’ex perpetua, da quando il parroco è in pensione ed è rimasto senza la casa assegnata dalla Curia, lo ospita nella sua abitazione di piazza Mameli.

    Don Grilli, il direttore del Cittadino (l’ex Settimanale Cattolico della Curia) avrebbe anche detto che “i genitori di don Seppia ed i carabinieri potrebbero denunciare” don Casassa e Dina “perché non avete denunciato i fatti prima”. Cioè nell’85, quando don Riccardo, da giovane vice parroco, avrebbe avuto comportamenti equivoci nei confronti dei ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Sul verbale di don Casassa si legge: “Ricordo che in confessionale alcuni di loro mi hanno riferito delle cose… delle quali non posso parlare per la riservatezza del sacramento della confessione… Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini, effettuata dal Seppia, molti di loro mi manifestarono la volontà di non volere più andare in gita con don Riccardo… Di questi comportamenti ne parlai con l’allora cardinale Siri”.

    Le dichiarazioni spontanee del parroco di Recco (forse) hanno poca rilevanza penale, però sono imbarazzanti per la Chiesa di Genova. “In data 19 maggio 2011 presso il santuario di Nostra Signora della Guardia, don Antonio Servetto (parroco della chiesa di San Rocco di Recco) mi rimproverava, dicendo che mi ero inventato tutto – dichiara don Casassa -. Il 20 maggio, chiedevo a don Pietro Lupo, rettore del Santuario di Nostra Signora del Suffragio in Recco, se potevo concelebrare ed ha risposto negativamente perché ho la donna in casa. Domenica, 22 maggio, sono andato nella Chiesa dei Frati Francescani, lì padre Ilario mi ha detto che siamo su tutti i giornali, mi ha lasciato celebrare, dicendomi però di allontanarmi per tre mesi, perché potevano arrivare ordini dall’alto…”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…rgina-17482534/

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    31 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 31 mag. – “Durante la confessione, eravamo seduti l’uno di fronte all’altro. Non eravamo nel confessionale ne’ c’era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto”. E ancora: “Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico” e “Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me.

    Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali. E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet”. Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta’ compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d’inchiesta – attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita’ della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e’ attualmente detenuto. (AGI) Ge1/Mav (Segue)

    Genova, 31 mag. – Ecco il racconto del ragazzino: “Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall’altra – riferisce agli inquirenti – con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell’occasione mi sono molto arrabbiato”. Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l’ex seminarista Emanuele Alfano. “Non ha mai provato a baciarmi – dice il ragazzo nell’interrogatorio del 14 maggio scorso – o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere” e “nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche’ mi sarei divincolato e me ne sarei andato”.

    Nell’interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: “Tutto e’ iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu’ giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio”. Don Seppia si firmava “Don”. Diceva al ragazzo di essergli “vicino”, di pensarlo “molto”. Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. “Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata – riferisce ai Nas – Poi mi e’ stato detto che il Don e’ omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato”. I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. “Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta” scrive il sacerdote all’ex seminarista.

    “Magari, non mi considera proprio” replica Alfano. Domani intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera’ la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi’ l’avvocato difensore Paolo Bonanni discutera’ il Riesame al tribunale di Milano. “Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni – dice Bonanni – Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all’induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto”.
    (AGI) Ge1/Mav

    www.agi.it/genova/notizie/201105311…_3_chierichetti

  • In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    Genova, 30 mag. – (Adnkronos) – Nuova ordinanza di custodia cautelare in arrivo per don Seppia, il parroco genovese arrestato per tentata violenza sessuale su minore e cessione di stupefacente. L’ordinanza che ha portato in carcere il sacerdote era stata emessa dal gip di Milano con una dichiarazione di incompetenza territoriale. Il gip genovese ha a disposizione ancora due giorni per emettere un’ordinanza di custodia cautelare sostitutiva.

    Nella richiesta del nuovo provvedimento il pm Stefano Puppo contesterebbe anche il reato di induzione alla prostituzione minorile e don Seppia dovrebbe sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia. L’episodio di tentata violenza sessuale sul chierichetto sedicenne, anche in base alle dichiarazioni del ragazzo, dovrebbe essere stato ridimensionato. L’induzione alla prostituzione riguarda un diciassettenne albanese a cui don Seppia avrebbe offerto denaro in cambio di rapporti sessuali.

    Nell’inchiesta sono state arrestate dai carabinieri del Nas di Milano altre due persone, un finanziere e uno spacciatore. Entrambi avrebbero fornito cocaina al sacerdote. Intanto la curia genovese sta raccogliendo il materiale che riguarda il sacerdote per trasmetterlo eventualmente alla Congregazione della dottrina per la fede.

    www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Ligur…2075657896.html

    Potrebbe essere scomunicato
    Nuove accuse per don Riccardo Seppia
    30 maggio 2011

    Genova – Stefano Puppo, pubblico ministero del tribunale del capoluogo ligure, ha depositato una nuova richiesta di custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato lo scorso 14 di maggio.

    Nei confronti del sacerdote, sinora le accuse erano di abusi su minore e cessione di droga. Ora la nuova richiesta del magistrato ipotizzerebbe i reati di offerta plurima di stupefacenti a minorenni e maggiorenni e induzione alla prostituzione; inoltre, l’originario reato di abusi su minore verrebbe derubricato in tentata violenza sessuale su minore.

    Secondo questa nuova ricostruzione del castello accusatorio, don Seppia sarebbe accusato di vicende meno gravi, ma di un numero di reati maggiore; inoltre, il sacerdote resta indagato per cessione di stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico, reati per i quali non è prevista la misura della custodia in carcere.

    Entro mercoledì, Annalisa Giacalone, giudice per le indagini preliminari, dovrà decidere se accogliere la nuova richiesta: se dovesse farlo, don Seppia sarà sottoposto a un nuovo interrogatorio di garanzia; la nuova richiesta del Pm genovese è scaturita dopo la trasmissione degli atti da Milano, la cui Procura si era dichiarata «incompetente».

    Don Seppia nel mirino della Curia
    Al di là di tutte queste accuse, don Seppia rischia anche il processo “canonico”: secondo quanto appreso, l’ufficio competente della Curia vescovile del capoluogo ligure starebbe raccogliendo le prove per quella che si chiama “indagine previa”, che saranno poi convogliate allo speciale ufficio interno alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prenderà una decisione in merito.

    Se l’Ordinario, una sorta di giudice istruttore, decreterà che il processo debba essere avviato,, trasmetterà gli atti al “promotore di giustizia”, una sorta di pubblico ministero, che dovrà formulare l’accusa.

    Le pene ecclesiastiche sono di due tipi: le cosiddette “pene medicinali”, o censure, e le pene espiatorie; quella più grave resta comunque la scomunica, ovvero l’espulsione dalla compagine ecclesiastica.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…_riccardo.shtml

    PEDOFILIA: NUOVA RICHIESTA DI CUSTODIA CAUTELARE PER DON SEPPIA

    15:17 30 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 30 mag. – Tentata violenza sessuale, offerta di stupefacenti a minori, induzione alla prostituzione minorile.
    Per questi tre reati il pubblico ministero della procura di Genova Stefano Puppo ha chiesto stamani una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico di don Riccardo Seppia, 51 anni, il parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente arrestato venerdi’ 13 maggio per un’ipotesi di pedofilia e cessione di stupefacenti su disposizione del gip di Milano. Il sacerdote e’ inoltre indagato per detenzione di materiale pedopornografico. I primi tre reati prevedono, tutti, la custodia cautelare. Se il gip di Genova chiamato a decidere, Annalisa Giacalone, dovesse accogliere le richieste del pm don Seppia restera’ rinchiuso nel carcere di Sanremo, dove e’ attualmente rinchiuso. Don Seppia sosterra’ inoltre un nuovo interrogatorio di garanzia non avendo ancora risposto di induzione alla prostituzione minorile. Il nuovo capo di imputazione e’ stato messo a punto dal pm Puppo al termine di due settimane di febbrili indagini svolte con i carabinieri del Nas di Milano da cui il quadro probatorio a carico del sacerdote e’ risultato cambiato ed in parte ridimensionato. Non ci sono riscontri della consumata violenza sessuale su un chierichetto, che ha riferito agli inquirenti solo di approcci sessuali. Le offerte di droga del sacerdote a minorenni non hanno trovato riscontro. Solo in un caso la droga e’ stata ceduta, ma all’ex seminarista Emanuele Alfano, pure in carcere in nell’ambito della stessa indagine, maggiorenne all’epoca dei fatti. L’induzione alla prostituzione minorile e’ riferita alle richieste da parte di don seppia ad un 17enne albanese di consumare rapporti sessuali con lui in cambio di soldi e droga.
    Nel complesso sono sette i tentativi documentati dagli inquirenti di cedere droga a minorenni da parte di don Seppia mentre sono tre i tentativi di trascinare in casa propria il minorenne albanese. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105301…_per_don_seppia

  • Caso don Seppia, secondo l’ex seminarista Alfano “in seminario cose peggiori”

    Caso don Seppia, secondo l’ex seminarista Alfano “in seminario cose peggiori”

    I carabinieri del Nas hanno fermato alcune persone che rifornivano di droga don Riccardo Seppia, parroco accusato di abusi su minori. Tra questi, anche un militare della Guardia di Finanza, come rende noto La Repubblica (1). In cambio di droga, il sacerdote otteneva quindi prestazioni sessuali da minorenni. Durante gli interrogatori però Seppia nega le accuse di pedofilia. Ma il suo amico, l’ex seminarista ventiquattrenne Emanuele Alfano, fa sapere che lo stesso don Seppia gli diede consigli per gestire la propria omosessualità in seminario, del tipo: “fai come il gatto, sporca pure ma poi impara a coprire bene lo sporco”. Anzi, Alfano rende noto che “nel periodo in chiesa ho visto cose ben peggiori di quelle raccontate da don Riccardo”. Intanto l’arcivescovo e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, tornando a Genova da Roma ha parlato ancora di pedofilia, stimolato dagli sviluppi del caso che riguada don Seppia. Sostiene che l’esortazione a denunciare gli abusi nel clero “è sempre stata fatta” da parte della Chiesa e che ciò verrà scritto anche nelle linee guida del Vaticano ai vescovi sul tema. Ma si fa sentire anche mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto intervistato dal sito ultra-cattolico Pontifex (2). “In una diocesi, i vescovi sono informati ove ci siano pecore nere” perché “le voci” arrivano, ha detto riferendosi ai preti pedofili. Anzi, “talvolta è prevalso il criterio di sperare nel cambiamento” o “di spostare il prete per dargli una nuova possibilità”. In un’altra intervista (3) recente, Babini si è detto a favore della nuova linea dura della Chiesa contro gli abusi. Ma ha affermato: “io da vescovo non denuncerei un prete pedofilo e credo che nel passato, se hanno taciuto dei vescovi, hanno operato con prudenza”, perché “un prete diocesano è figlio del vescovo” e “un padre misericordioso non cerca la morte del figlio, ma la sua conversione”. “Alcune volte si è spiegata la scelta di spostare il prete ad altra diocesi”, ha continuato, “con la speranza che lontano dal suo ambiente potesse cercare la via della conversione, del cambiamento e del sincero pentimento”.
    Luciano Vanciu
    (1) http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…giori-16908553/
    (2) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…prirsi-al-mondo
    (3) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…cerca-la-verita

    http://www.uaar.it/news/2011/05/29/don-sep…-cose-peggiori/

  • Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Don Riccardo Seppia (Ansa)

    MILANO – Cinque ore di interrogatorio per ammettere di aver fatto conoscere a don Riccardo Seppia ragazzi minorenni, per confessare di aver avuto rapporti sessuali con un quattordicenne che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, Emanuele Alfano, l’ex seminarista ventiquattrenne arrestato giovedì scorso per induzione alla prostituzione minorile, non solo ha risposto alle domande del pm Stefano Puppo ma ha chiesto di dire di più. «Voglio parlare – ha detto – delle cose terribili che succedono in seminario, dove sono stato un anno prima di andarmene perché non ce la facevo più».

    Non ha potuto, i suoi avvocati difensori lo hanno fermato e lo stesso pm è andato oltre senza approfondire perché quello che succedeva, secondo Alfano, in seminario non è materia dell’inchiesta. Il gip ha convalidato l’arresto di Alfano, che resta in carcere per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ieri ha definito la pedofilia nel clero «un’infame emergenza non ancora superata». «Anche un solo caso – ha detto – sarebbe già troppo, quando i casi si ripetono lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale» e ha parlato di «danni incalcolabili alle vittime e alle famiglie». L’umiliazione totale è destinata a aumentare via via che dall’indagine della Procura di Genova emerge la vita segreta di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato per abusi su minore e cessione di cocaina, e quella dell’ex seminarista. Un ragazzo egiziano, Mohamed, racconta di orge: «Abbiamo fatto sesso in tre, io, don Seppia e il mio amico E.» ha detto agli inquirenti. Poi si è chiuso nel silenzio quando è stato indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile, per aver portato l’amico diciassettenne dal prete. Quanto all’ex seminarista ha confessato di aver approfittato di un giovane mendicante: «Ho avvicinato un ragazzo di quattordici anni che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, non quella del Santo Spirito, quella sulla piazza maggiore. L’ho convinto a venire con me e l’ho portato in un appartamento».

    Per don Seppia è in arrivo una nuova imputazione, induzione alla prostituzione minorile, mentre si alleggerisce l’accusa di violenza sessuale che sarà riformulata come tentata violenza. Il chierichetto oggetto delle sue attenzioni ha ridimensionato l’accaduto: «Mi ha afferrato alle spalle e si è strofinato contro di me – ha detto – ma non mi ha baciato perché io mi sono scostato». «Io i bambini li accarezzo e li bacio sulla guancia per affetto» ha detto don Seppia al pubblico ministero. Non ci sono accuse legate alla sieropositività del sacerdote. Chattando su un sito per incontri, gayromeo, dove era iscritto con il nome «Porko da usare», don Seppia avvicina un maggiorenne genovese: «Dove sei?» si informa, il ragazzo frequenta la stazione ferroviaria, il prete gli chiede: «Fai di tutto?», poi: «Lo fai anche senza preservativo?». Al «sì» prende accordi per l’incontro: «Va bene ottanta, allora». Interrogato dal pm don Seppia ha risposto che aveva rapporti non protetti solo con sieropositivi. Un altro fronte di indagine si apre su un episodio di diciassette anni fa, quando don Riccardo era parroco a Quinto. Un medico denunciò ai carabinieri telefonate oscene ai suoi due figli. Messa l’utenza sotto controllo si scoprì che le telefonate partivano dalla parrocchia. Dopo poco don Riccardo fu trasferito. Perché quella denuncia – che la Procura sta cercando negli archivi, con l’intenzione di ascoltare il medico – non ebbe alcun seguito? Ieri don Seppia è stato trasferito nel carcere di Sanremo, nella sezione per «predatori sessuali».

    Erika Dellacasa
    24 maggio 2011(ultima modifica: 25 maggio 2011)

    www.corriere.it/cronache/11_maggio_…8c5a7b9b0.shtml

     

  • l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
    di NADIA CAMPINI

    Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

    Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

    IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

    Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

    Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

    E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

    La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

    Le famiglie: “Pagateci i danni”

    Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

    E le famiglie preparano una class action
    “Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


    Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

    di STEFANO ORIGONE

    La chiesa di Santo Spirito a Sestri

    “La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

    “Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

    Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

    “Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

    Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/

  • Don Seppia, in manette l’ex seminarista

    Don Seppia, in manette l’ex seminarista

    Genova – Nuovi elementi emergono nell’indagine che ha portato all’arresto di don Riccardo Seppia, il parroco di Genova Sestri Ponente arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente.

    In manette è finito anche Emanuele Alfano, l’ex seminarista di 41 anni, amico e complice del parroco. Era proprio lui infatti ad adescare i “ragazzini” per il parroco. Alfano stava organizzando una sua fuga da Genova: si stava per imbarcare come croupier su una nave da crociera. L’uomo è accusato di induzione alla prostituzione minorile continuata e favoreggiamento. Sono due i giovani vittime della dell’ex seminarista. Un minore, in particolare, sarebbe stato indotto a prostituirsi più volte, mentre per il secondo l’ex religioso è accusato di favoreggiamento alla prostituzione. L’uomo si trova ora nel carcere di Marassi, lo stesso in cui è detenuto da venerdì scorso don Riccardo Seppia. L’interrogatorio di garanzia nei suoi confronti è stato fissato per domani. Intanto i due ragazzi di 17 anni, sentiti nei giorni scorsi, hanno ammesso di aver avuto rapporti sessuali con don Riccardo Seppia ed Emanuele Alfano. Come raccontato dai ragazzi, i rapporti venivano consumati in cambio di soldi in appartamenti di conoscenti di don Riccardo e Alfano, sempre a Genova.

    Alfano non idoneo al sacerdozio – Emanuele Alfano «è stato un anno in propedeutica, per il discernimento, prima dell’ingresso in teologia». Al termine dell’anno di prova, svolto tra l’ottobre 2006 ed il giugno 2007, «è stato riconosciuto non idoneo per intraprendere il cammino del sacerdozio». Lo afferma monsignor Michele Cavallero, Rettore del Seminario Arcivescovile ed Interdiocesano “Benedetto XVI” di Genova frequentato dall’ex seminarista arrestato oggi pomeriggio a Genova.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…a_manette.shtml