Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

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  • Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

    Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

    Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

    I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

    Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

    Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

    Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

    Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

    Leggi anche Istituto Provolo: “Chiediamo allo Stato che vengano ritirati i privilegi alla Chiesa”

    Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

    Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

    Non starà mentendo?

    Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

    Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

    Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

    Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

    A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

    Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

    Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

    Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

    Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

    Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

    Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

    Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

    Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

    Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

    Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

    Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

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    Né malati né sbandati

    Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

    “Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

    La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

    Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

    Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

    Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
    Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

    “Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

    Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

    Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

    Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

    Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

    La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

    http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

    Traduzione Roberta Pietra

  • La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    È perché gli ex-Testimoni di Geova vivono, ancora, con il senso profondamente radicato di rimanere in silenzio ad ogni costo? È perché sono stati indottrinati a dover sopportare le sofferenze e le ingiustizie allo stesso modo in cui altri potrebbero accettare un pezzo di pane tostato per colazione? È perché avere un figlio sessualmente abusato è diventato così comune nelle istituzioni religiose che dobbiamo considerarlo semplicemente normale? Qualsiasi sia il motivo, io sono arrabbiato di questo e ne voglio parlare. Bisogna gridarlo ai quattro venti. Bisogna ripeterlo fino alla nausea, batterlo nelle orecchie di chiunque voglia ascoltare fino a quando nessuno potrà dire che non ne sapeva nulla e si farà qualcosa al riguardo. Per coloro che vorrebbero nascondere la questione sotto il tappeto, io dico: MAI PIU’!

    E’ un fatto inconfutabile che la Watchtower Bible & Tract Society, ha nascosto, e continui a nascondere, i pedofili. La Australian Royal Commission ha reso questo fatto chiaro e innegabile. Sì, sì, “nascondere” è un termine pesante, non è vero? “Nascondere pedofili” evoca l’immagine di sporchi vecchi nascosti in cantine dove vengono nutriti con una dieta costante di ragazzi e ragazze fino ad ingrassare sulla sofferenza di innocenti. Naturalmente, non è questo quello che intendo per “nascondere”. Quello a cui mi sto riferendo è un problema vecchio quanto la religione stessa: l’idea che una tale organizzazione sia al di sopra della legge (o al buon costume) perché risponde ad un potere superiore, Dio.

    Ai Testimoni, fin da un’età molto giovane, quasi alla nascita direi, viene insegnato ad “aspettare Geova”. Ad ogni Testimone di Geova, o ex-Testimone, drizzeranno le orecchie nel sentire quest’espressione. “Aspettare Geova” significa che, anche se viene commesso un torto, è necessario rimanere in silenzio e sopportarlo finchè Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione Watchtower. Bene . . .  insomma, questo non è proprio “bene”, dato che Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite. Così, senza ulteriori esitazioni, diamo un’occhiata ad alcuni fatti.

    Forse il dettaglio più importante da verificare, innanzitutto, è se la Watchtower sia oggi il vero canale di comunicazione di Geova Dio con la gente della Terra. Per molti di voi, questa potrà sembrare un’ovvietà, ma è importante. E’ importante perché, alla fine della storia, se Dio fosse veramente dietro l’idea che i pedofili nella sua Chiesa non debbano essere segnalati alle autorità, allora (in teoria), non importa quanto sbagliato possa sembrare, dovremmo ubbidirgli per uno scopo superiore, giusto?

    Beh, potrei elencare una serie di motivi che dimostrano che quello che dice l’organizzazione Watchtower NON viene da Dio. Ci sono innumerevoli profezie fallite. Ci sono versetti biblici che condannano il seguire qualcuno che abbia l’ardire di sostenere di avere un rapporto esclusivo con il Cristo ritornato (Matteo 24: 23-24). Potremmo anche esaminare il passato oscuro del fondatore degli Studenti Biblici (in seguito conosciuti come Testimoni di Geova), un uomo con chiari collegamenti alla massoneria, un argomento che va oltre la portata di questo articolo. Ma per fortuna, non abbiamo bisogno di investire così tanto tempo in ricerche attraverso la storia, o soppesare le incongruenze delle politiche della Watchtower. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare direttamente alla Watchtower stessa. Molti Testimoni di Geova probabilmente non l’avranno nemmeno ancora letto, ma è stato rilasciato su jw.org un articolo di studio della loro Torre di Guardia di Febbraio 2017 dove si afferma, abbastanza coraggiosamente, tutto quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Si prega di aprirlo e seguire (in una finestra separata, naturalmente): Torre di Guardia Febbraio 2017 Edizione Studio, “Chi guida il popolo di Dio oggi?” Paragrafo 12.

    Questo paragrafo, e in effetti l’intero articolo, è contraddittorio e conflittuale in maniera allucinante (e vi invito a leggere tutto il contesto). Gli scrittori cercano disperatamente di sollevare il Corpo Direttivo da qualsiasi obbligo o colpa per ciò che va male, mentre allo sesso tempo cercano di elevarlo ad una specie di autorità. Qui ci sono tre citazioni dall’inizio, metà e fine del paragrafo.

    Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.

    Queste due frasi da sole dovrebbero essere sufficienti per far andare via chiunque. Voglio dire, quale sarebbe lo scopo di qualsiasi religione se non quello di ricevere la verità spirituale e una sorta di avvicinamento al divino?

    Gesù non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto.

    Um. . . In realtà, lo ha detto. Infatti, la parabola dello schiavo fedele e discreto più o meno specificamente dice che se il cibo è cattivo o imperfetto allora si saprà che viene dallo schiavo malvagio. E’ dovere dello schiavo fedele e discreto fornire cibo perfetto al momento giusto (Matteo 24: 45-51).

    Quali prove ci sono del fatto che è proprio il Corpo Direttivo a ricoprire questo ruolo? Prendiamo in esame gli stessi tre fattori che aiutarono il corpo direttivo del I secolo.

    Il paragrafo successivo inizia in contraddizione assoluta con il precedente. Questo è l’ultima citazione dall’articolo che vi farò, non voglio annoiarvi. Il resto sta a voi, potete leggere a vostro piacimento da jw.org. Quindi, andiamo a leggere alcune frasi del paragrafo tredici.

    Lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese. Riflettiamo ad esempio sulla lista di dottrine spiegate o chiarite menzionata nel paragrafo precedente. Non è di certo merito di un uomo se queste “cose profonde di Dio” sono state scoperte e spiegate!

    Quali “verità bibliche”? Avevano appena detto che il Corpo Direttivo non è né ispirato né infallibile e che potrebbe sbagliare in materia dottrinale e organizzativa. L’hanno appena detto. Non ti puoi vantare di aver rivelato le “cose profonde di Dio” quando hai appena detto che le “cose profonde di Dio” che hai “scoperto” potrebbero essere, e spesso lo sono state, sbagliate. Non puoi dire che il Corpo Direttivo non è ispirato da Dio ma allo stesso tempo viene “guidato” dallo Spirito Santo di Dio. Se il Corpo Direttivo fosse guidato dallo Spirito Santo di Dio sarebbe… beh, è la definizione esatta di essere ispirato. Quindi, di che stiamo parlando?

    Questo è un subdolo, inquietante, doppio-linguaggio di proporzioni Orwelliane. Perché lo fanno? Qui, il Grande Fratello sta dicendo che lui è solo un essere umano, commette errori, potrebbe essere assolutamente in errore su ogni singola cosa che comanda e nonostante questo egli rappresenta ancora l’unica vera organizzazione di Dio. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che i suoi fedeli devono obbedire ai suoi comandi e fare ogni singola cosa che richiede perché Dio è con lui, anche quando i suoi comandi sono contrari a qualsiasi cosa che Dio o Gesù abbiano mai insegnato. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che ha tutto il diritto di nascondere i pedofili, distruggere le famiglie, disassociare persone, condannandoli così all’esclusione dal paradiso e alla dannazione eterna, e che nessuno ha il diritto di mettere in discussione la sua autorità perché Dio lo ha approvato a prescindere, sia che si sbagli o meno su una qualsiasi di queste cose.

    Questa roba è importante. Questa roba conta. Ho evitato di utilizzare fin qui questa parola, in quanto offende immediatamente, ma non posso più evitarla. Questa “religione” è una setta. Si tratta di una setta che si è diffusa a livelli senza precedenti. E distrugge delle vite. Persone in ogni parte del mondo stanno morendo perché sono convinti che Dio vuole che rifiutino importanti cure mediche. Genitori sono costretti ad invecchiare senza conoscere i loro figli o nipoti. Le vittime di stupro vengono incolpate e poi bandite dall’organizzazione, dopo di che, vengono completamente evitate dalla sola rete di sostegno che abbiano mai conosciuto. Molti si suicidano, non riuscendo ad affrontare l’isolamento e l’ingiustizia. Altri rimangono in silenzio. Per mantenere i contatti con le loro famiglie preferiscono far finta che non sia mai successo nulla, anche se questo significa continuare a vivere sotto l’opprimente pugno di ferro del Corpo Direttivo.

    Quindi, ora che abbiamo stabilito la vera natura dell’organizzazione Watchtower, esaminiamo le conclusioni della Australian Royal Commission.

    Angus Stewart non è un-ex Testimone di Geova “apostata”. Lui è un imparziale terzo che lavora per la Australian Royal Commission e che ha notato che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riceve tre o quattro accuse di abusi sessuali su minori ogni mese (nella sola Australia). Ci sono state 1006 accuse dal 1950. Per specificare, significa 1006 pedofili. Non stiamo contando le vittime. E’ anche importante ricordare che l’ambito di questa indagine è ristretto alla sola Australia. Possiamo solo immaginare il numero delle vittime in tutto il mondo, dato che molti sono incoraggiati (costretti?) a rimanere in silenzio. Per una religione che si vanta di essere superiore, il solo, unico e vero canale di Dio sulla Terra, anche una sola vittima è di troppo.

    Premetto che questa non è una rassegna completa dei risultati dell’ARC. Informazioni più dettagliate sono disponibili all’indirizzo childabuseroyalcommission.gov.au.

    Infine, prendiamo in considerazione la cultura dell’organizzazione dei Testimoni di Geova quando si tratta di abusi sui minori, e facciamolo dall’alto verso il basso.

    Sul piano organizzativo, si tratta di una materia che è disperatamente… beh… nascosta. La Watchtower ama distinguersi come faro di luce, separata dal mondo e ispirata (o forse no) da Dio. Avere pedofili nella vera organizzazione di Dio non la renderebbe più tale! Di conseguenza, viene diffuso un clima di “incolpa la vittima”.

    Quanti anni ha il bambino?

    Ha un’immaginazione iperattiva?

    Proviene da una famiglia “spiritualmente forte”?

    Che dire dell’accusato?

    E’ un membro stimato della congregazione?

    Gli anziani incaricati delle indagini sentono di conoscerlo abbastanza bene per credere che le accuse possano essere vere?

    Ci sono stati dei testimoni del crimine (una cosa molto rara, quando si tratta di abusi sessuali ndr)?

    (Queste sono le domande, fornite dall’organizzazione, che gli Anziani sono tenuti a valutare quando ricevono un’accusa di molestie su minori, ndr)

    Il punto più importante, però, è che nessuna di queste domande ha importanza. Non sono pronunciate dalle persone giuste. Ai Testimoni di Geova viene insegnato di non fidarsi delle autorità secolari (mondane), in quanto tali autorità non hanno “la benedizione di Geova”. “Lavorano per il mondo di Satana”. Tutte le questioni di tale natura devono essere risolte internamente in modo da non “recare biasimo sul nome di Geova” (jwfacts.com).

    Nella migliore delle ipotesi, l’imputato verrà disassociato, ma gli sarà permesso di continuare a partecipare alle riunioni della congregazione ed essere riammesso in mezzo a loro in un secondo momento. Nessuno nella congregazione sarà a conoscenza dei suoi crimini. Nella peggiore delle ipotesi, la vittima verrà congedata come testimone inaffidabile e l’imputato non subirà alcuna ulteriore indagine.

    Questo a livello organizzativo. Ecco invece cosa succede sulla terra. . . nella mente del Testimone di Geova.

    Quando ho saputo dei risultati della Commissione Reale Australiana, ho contattato attraverso Facebook mia sorella, che è ancora una Testimone di Geova attiva e ha due figli piccoli. Anche se non parlavamo da molto tempo, e non ho avuto altri mezzi per comunicare con lei, ho tentato un approccio per dirle quello che avevo appreso. La sua risposta? Mia sorella ha respinto quello che avevo detto, anche se per sapere tutto questo basta una veloce ricerca su internet. Mi ha risposto “queste sono notizie, per te” e mi ha subito ricordato che era stato profetizzato che alla fine del sistema di cose i Testimoni di Geova sarebbero stati perseguitati. L’ho pregata che stesse attenta, per il bene dei suoi figli. Neanche ventiquattro ore più tardi, mi aveva bloccato.

    I Testimoni di Geova, pur avendo dei leader che ammettono di non essere ispirati e infallibili, vi cancelleranno immediatamente dalla loro vita appena pronuncerete una parola negativa sulla loro preziosa organizzazione. Una giovane donna con due bambini piccoli bloccherà suo fratello, che l’ha contattata preoccupato. Lei respingerà delle accuse che potrebbero avere implicazioni disastrose per la sua famiglia. Lei metterà la testa sotto la sabbia. Questo anche se tutte le informazioni sono giusto accanto a lei. Questo fatto, da solo, rivela la vera natura della presa che questa organizzazione ha sui suoi aderenti. Mia sorella ha due bambini piccoli che sono convinto che ama molto profondamente. Nonostante questo, anche se pensa ci sia una minima possibilità che le stia dicendo la verità, non indagherà sull’argomento. Per me, questo è scioccante e sconvolgente. Se avessi due bambini piccoli e pensassi che ci potrebbe essere anche solo un barlume di una possibilità che potrebbero essere in pericolo, ribaltarei fino all’ultima pietra e abbatterei ogni muro fino a quando non fossi convinto che siano al sicuro. Ogni genitore ragionevole farebbe lo stesso. Ed è per questo che io so che mia sorella si trova in una setta. Immaginare che la Watchtower abbia qualcosa in meno della perfezione va oltre l’ambito del suo pensiero cosciente.

    Quindi, ripeto, questo deve essere urlato ai quattro venti.


    Fonte del materiale: http://www.newslogue.com/debate/136/CaelMcIntosh

    Fonte dell’articolo https://jwanalyze.wordpress.com/2016/12/09/la-scioccante-verita-sui-testimoni-di-geova-una-cultura-che-nasconde-i-pedofili-e-disprezza-le-vittime/#more-26678

  • Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    A scriverci questa lettera che pubblicheremo integralmente è Paolo (nome di fantasia), una delle vittime di don Lucio Gatti grazie alla quale nel 2014 don Lucio patteggiò una condanna a 2 anni con la condizionale per abuso sessuale e abuso di mezzi di correzione.

    Nei giorni scorsi don Lucio aveva rilasciato una lunga intervista al Corriere Dell’Umbria (nella foto a lato) nella quale lamentava gli effetti delle varie indagini giudiziarie passate e lo scompiglio che stanno sollevando le nuove accuse di abusi (questa volta su minori) a suo carico. Nella stessa intervista lamentava di essere stato “marchiato a vita ma non sono un demone” giustificando  quanto accaduto, con il suo “impegno civile” nelle comunità Caritas da lui gestite (Quelle dove sarebbero avvenuti gli abusi). Un “impegno civile” che trova appoggio in un gruppetto di sostenitori che nei mesi scorsi avevano raccolto un centinaio di firme in sostegno di don Lucio.

    Tutto questo vittimismo ha ovviamente scosso gli animi di chi sulla propria pelle, quegli abusi li ha subiti e in questa lettera, che si aggiunge a quella inviata pochi giorni fa da Claudia Stefanelli, ha voluto legittimamente esprimere il proprio punto di vista.

    Gen.ma Direttrice , mi chiamo Paolo e sono uno dei ragazzi (oramai non più ragazzo) che ha avuto le esperienze terrificanti nella struttura diretta da Don Lucio Gatti e da altri due ragazzi all’epoca dei fatti.

    Anzitutto ringrazio per il tempo speso e sento anche di  scriverle perchè ad onor del vero non capisco se le parole usate da Lucio Gatti anzi  Don Lucio Gatti visto che ci tiene a precisare che è sacerdote ancora.

    (sacerdote deriva dal greco e ha del latino anche , mi meraviglia come in due che hanno studiato, hanno dato alla parola un altro significato. However ricordiamo che Sacer dal latino e significa sacro e dot …sarebbe se non ricordo male , Io do…. quindi, cosa di sacro ha dato o da? se è per questo siamo tutti sacerdoti ma lui proprio non può considerarsi).

    Credo che ognuno di noi che abbiamo vissuto queste tristi esperienze non abbiamo voglia di parlarne, non per vergogne, ma perchè viene letteralmente il disgusto/nausea verso tutta  gente che dice che aiuta e in realtà usa e abusa di vite , di persone che hanno storia, presente e che dovrebbero avere un futuro.

    Sbagliare tutti sappiamo che è umano e per fortuna viviamo in un paese che ci da la possibilità di dire la nostra anche quando sbagliamo, ma è ben differente “prendere la parola” a distanza di anni e fare la parte della vittima considerandosi lebbroso, quando nel medioevo la gente lebbrosa non aveva nessuna colpa per ammalarsi parliamo di malattie epidemiche dove un prete o per mancanza di vocabolario o perchè pensa di colpire ,risponde alla gente paragonandosi ad un lebbroso.

    Io ho visto e io ho subito, ho visto ragazzi andare a casa sua ed entrare in camera…mentre  io in soggiorno a parlare e chiacchierare di ricette di cucina con la mamma, io sono stato con lui nella chiesa dove al primo piano aveva la camera dove il solo letto lo dovevamo condividere e lasciare toccare a lui quello che voleva…anche se con me ha provato a trascinare la mia mano più volte nella notte e addosso uno di due metri che bacia la faccia e bocca non è piacevole affatto per un uomo, sentirlo masturbarsi è stata posso dire l’esperienza più triste che abbia mai vissuto. Io sono stato anche punito perche durante i lavori non parlavo con i “compagni di lavoro” cosa dovevo dire che film stiamo girando? è stato un incubo in vita che non auguro neanche al più feroce assassino, non lo auguro neanche a Lucio, ma sicuramente gli auguro di trovare le persone corrette affianco che lo aiutano nel bene a passare questo suo momento, perchè ha sicuramente bisogno di una figura medica anche che supporti certe devianze e può aiutarlo, qui parliamo di compulsività in atti sessuali con persone dello stesso sesso, può anche essere gay non è affare mio, ma lui è stato violento e abusava totalmente nel modo più triste in nome del potere che aveva.

    Non è la comunità!!!  Professare appunto da prete con belle e profonde parole dove ha già esperienze in questo,  sicuramente non sono io che può consigliare dove isolarsi, ma sicuro dove non ha responsabilità su persone perchè di danni su tante vite e famiglie ne ha fatti .

    Non  sono i risarcimenti a fermare questo sistema di coperture ai “sacerdoti” che non fanno realmente quello che dicono, se in comune ci accorgiamo di qualcuno che anzicchè lavorare è in giro a spassarsela viene licenziato oggi, se qualche poliziotto abusa del potere e viene corrotto anche lui starà a casa, se un pasticcere qui in pasticceria viene trovato con 2 macarrons da portare a casa , viene licenziato.

    Sono regole per stare meglio io credo, perche ancora oggi dopo 2000 anni la chiesa rimane a compartimento stagno con il resto del mondo?….Non esistono più i papi che vengono da famiglie potenti e quindi possono farsi le loro regole…..oggi credevo che era differente…se succede un problema con persone di  chiesa , loro hanno il loro tribunale prima….e nel frattempo gli anni passano e loro continuano a coprire casi di pedofilia e abusi, nel 2016 dovrebbe essere uno stato aperto al popolo non rimanere come una famiglia su un olimpo dove solo loro sanno le verità… ancora dopo 2000 anni.

    Papa Francesco dovrebbe chiedere scusa ogni domenica per i danni che la gente di potere nelle chiese fa ai ragazzi, sicuramente non tutti gli uomini di chiesa, io parlo per chi approfitta di questa vita per rovinare quelle altrui per i propri bisogni e vizi.

    Che uscissero fuori tutti i preti e si ritirassero da chi li ha partoriti, vorrei vedere il viso delle mamme felici di rivederli a casa. e anzicchè parlare di alcolizzati e drogati parlassero di loro e delle soddisfazioni che li portano a continuare questa vita sull’Olimpo, e poi ultima ma non meno importante ….

    Grazie per il tempo speso nuovamente, Vi auguro a tutti in redazione un felicissimo Natale con le vostre famiglie e  un anno nuovo fantastico e che ci sia più voglia di onestà per tutti , italiani e non.

    Cordialmente saluto.

    Paolo. (nome di fantasia)

    P.S Si nota anche nell’intervista che parla di lui senza dire un misero scusa a tutti noi, pensava di essere in tribunale dove doveva difendersi? Credo che tutti noi non aspettiamo elemosina dalla chiesa per non parlare più, basta solo che chiede perdono ufficialmente ,per quanto mi riguarda.

  • ARGENTINA: ORA LA CHIESA CHIEDERÀ DICHIARAZIONE GIURATA AI PRETI LOCALI

    ARGENTINA: ORA LA CHIESA CHIEDERÀ DICHIARAZIONE GIURATA AI PRETI LOCALI

    Lo ha assicurato l’arcivescovo Carlos Maria Franzini questo venerdì. È successo dopo avere letto un comunicato nel quale annuncia il ritiro delle licenze ministeriali ai preti imputati e la decisione di iniziare contro di loro un processo canonico.

    L’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, ha annunciato questo pomeriggio che, in seguito allo scandalo delle denunce per abusi sessuali nell’Istituto Provolo, ogni sacerdote che esercita nella provincia dovrà presentare all’Arcidiocesi locale una dichiarazione giurata con i suoi precedenti penali e civili, come anche un rapporto tossicologico per individuare qualunque caso di consumo problematico di droga. Questa informazione la dovranno presentare coloro che vengono trasferiti a Mendoza, come anche coloro che lavorano attualmente nella diocesi locale.

    Il massimo sacerdote ha assicurato che la Chiesa si “è messa a disposizione della Giustizia, degli organi di Governo e delle famiglie delle vittime di abuso”. Ancora una volta, i membri della Chiesa mendozina giurano di non essere stati a conoscenza dei precedenti penali dei religiosi che fino ad alcuni giorni fa conducevano l’Istituto Provolo. “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nel suddetto Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”.

    Franzini, fino ad ora, non aveva parlato in pubblico dopo gli aberranti fatti (avvenuti) nell’istituzione che ospita i bambini sordi abusati dai due preti attualmente detenuti, Nicola Corradi (82) e Horacio Corbacho (55). Appena questo venerdì ha risposto ad alcune domande che gli ha fatto a stampa durante una conferenza offerta dall’Arcivescovado di Mendoza. È stato accompagnato dal portavoce della Chiesa, Marcelo De Benedictis, e preti rappresentanti di diverse. È stato incaricato un parroco (Diego Resentera) di leggere il comunicato ufficiale intitolato “Dolore, indignazione e Giustizia” e destinato a “tutto il popolo mendozino”.

    Nel comunicato si parla del dolore per i fatti successi e si danno a conoscere le seguenti azioni contro i prelati: “Abbiamo tolto le licenze ministeriali ai sacerdote accusati; abbiamo disposto che si sospenda ogni tipo di attività pastorale nelle pertinenze dell’ Istituto Provolo; siamo stati informati che la Santa Sede, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede e la congregazione per la Vita Consacrata, ha preso conoscenza della situazione, iniziando il processo canonico corrispondente”.

    “Allo stesso modo, in comunicazione telefonica, i superiori della congregazione dell’Istituto Provolo, che risiedono in Verona (Italia) hanno manifestato la decisione di iniziare il processo canonico che a loro corrisponde ed abbiamo costituito una “Commissione di accompagnamento pastorale” per affrontare questa dolorosa situazione. Detta commissione è interdisciplinare per affrontare gli aspetti pastorali, educativi, psicologici, giuridici e di comunicazione. Cerchiamo con questo favorire un approccio trasparente, integrale e trasversale che questa complessa causa richiede”, informa lo scritto elaborato dalla Chiesa locale.

    Unidiversidad, in dialogo con Franzini, ha domandato se è stato compiuto ciò che stipula il Codice Canonico sull’obbligo di controllare ciascuno dei responsabili religiosi delle istituzioni di Mendoza. Franzini, senza approfondire i dettagli, ha menzionato il concetto di “vigilanza” che attua l’Arcidiocesi locale con i preti ma ha assicurato che si generano chiacchiere informali con i differenti preti di ogni congregazione. Nulla di formale.  “L’Arcivescovato dava un voto di fiducia e di credito che, da ora in poi, dovremo usare con maggior prudenza”, concluse.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.unidiversidad.com.ar/ahora-la-iglesia-pedira-declaracion-jurada-a-los-curas-locales

  • Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Padre Corradi , 82 anni, e padre Corbacho, 56, sono stati arrestati in Argentina: il primo aveva lavorato per anni all’Istituto Provolo a Verona, in Italia. A incastrarli, le testimonianze shock di alcune delle vittime.

    Arrestati in Argentina due sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di decine di bambini sordomuti di un istituto a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Uno dei due è un nostro connazionale: si tratta di padre Nicola Corradi, 82 anni, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona, ora agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata. L’altro è Horacio Corbacho, 56 anni. Si ritiene che i due abbiano violentato decine di bambini diversamente abili di età compresa tra i 10 e i 12 anni tra il 2005 e il 2009. Fermato con loro, con le stesse accuse, anche un laico.

    Gli abusi dei due sarebbero proseguiti fino ad oggi, dopo il loro rientro in Argentina dall’Italia, sempre in una casa di proprietà dell’istituto Antonio Provolo. Per ora i casi di abuso su cui si indaga sono una decina ed il procuratore generale argentino Alejandro Gullè ha stabilito l’arresto in seguito alle testimonianze di alcune delle vittime, considerate decisive. Almeno venticinque i testimoni finora ascoltati e 12 i casi dal 2007 presi in considerazione. Da incubo i loro racconti fatti al magistrato attraverso un interprete che traduceva in linguaggio dei segni.

    Un portavoce dell’arcivescovo di Mendoza, diocesi dove hanno continuato ad operare indisturbati i due sacerdoti, precisamente nella località di Carrodilla, continuando ad avere contatti con i bambini, ha commentato gli arresti dicendo che “la Chiesa prova molta tristezza ed indignazione”, che la magistratura non ha riferito particolari dettagli delle indagini e che l’arcivescovo “solidarizza con le vittime e le famiglie” e che “collaborerà con la giustizia”. Il portavoce ha anche affermato di aver immediatamente informato degli arresti i vertici dell’Istituto Antonio Provolo, a Verona.

    Il precedente a Verona: “Sodomizzato da 15 preti”
    Non è la prima volta che l’Istituto Antonio Provolo di Verona finisce nell’occhio del ciclone a causa di presunti scandali sessuali ad opera dei sacerdoti che operano nella struttura sugli ospiti sordi, e sempre con padre Nicola Corradi tra i protagonisti. È del marzo scorso la testimonianza shock di un ex allievo, oggi sessantenne, su alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindi preti e fratelli”, ha raccontato alla stampa. E ha continuato: “Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Lo Snap, l’associazione che tutela le vittime di abusi sessuali, è convinto che don Corradi abbia potuto espatriare dopo aver comprato il silenzio di alcune vittime. “Protestiamo la nostra indignazione per aver permesso a questi religiosi di avvicinare altri minori in condizioni di particolare fragilità, contando sulla prescrizione delle accuse – fanno sapere in una nota -. Ci domandiamo come abbia potuto Papa Francesco, ex arcivescovo di Buenos Aires, non prendere provvedimenti contro i sacerdoti trasferiti a due passi dalla sua sede episcopale”.

    http://www.fanpage.it/minori-sordomuti-abusati-da-preti-a-verona-arrestati-due-sacerdoti/

  • Abusava di minori in un albergo di Falcade, prete condannato a quattro anni e nove mesi

    Abusava di minori in un albergo di Falcade, prete condannato a quattro anni e nove mesi

    I ragazzi subivano le violenze durante la vacanze estive in Agordino. Due i casi contestati dalla procura di Cremona

    FALCADE. Baciati, toccati e palpeggiati, anche in un albergo di Falcade. Le giovani vittime di don Mauro Inzoli venivano abusate durante le vacanze estive in montagna. Mentre d’inverno gli stessi o altri ragazzi, che frequentavano la parrocchia di Cremona, potevano subire il medesimo trattamento a Grosseto, in Maremma o a Rimini, sulla riviera romagnola. Il prete 66enne, leader riconosciuto di Comunione e Liberazione nella città del Torrazzo, fondatore del Banco alimentare, rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della Santissima Trinità, è stato condannato nel giugno scorso con rito abbreviato a quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su cinque ragazzi: il più piccolo dei quali di 12 anni e il più grande di 16 al momento in cui sono avvenuti i fatti. Alle vittime il sacerdote aveva già risarcito i danni: 25 mila euro a testa. Nelle motivazioni della sentenza, diffuse in questi giorni, sono elencati i tanti episodi di cui il sacerdote era accusato, compresi quelli avvenuti a Falcade.
    Il procuratore Di Martino del tribunale di Cremona aveva chiesto per il prete la condanna a sei anni e, nella sua richiesta, aveva tenuto conto dello sconto di un terzo di pena previsto per il rito alternativo e dell’attenuante relativa ai risarcimenti. Con la misura cautelare del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori. Il procuratore non è entrato nel merito degli abusi sessuali. Ha solo osservato che «ci sono alcuni particolari terribili». E aveva ricordato il ritardo con cui sono state presentate le denunce dai genitori, spiegando che «il timore di queste persone a denunciare questi fatti, ha ritardato l’emersione degli stessi».
    C’è stato un «grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare questi fatti a chiunque, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore di questi fatti evidenziati con grave ritardo».
    «Leggendo le testimonianze tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi». Anche perché «le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo le famiglie, al cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa, comunque, meglio tardi che mai».
    Che gli abusi sessuali si fossero svolti anche in Agordino, è emerso soltanto alla lettura delle motivazioni. I fatti sarebbero essenzialmente due, avvenuti nella camera d’albergo del prete. Il giudice per le udienze preliminari Platè spiega che gli abusi sono andati avanti per anni, «approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia riposta in lui nei momenti di confidenza delle proprie personali e anche nel corso del sacramento della confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso, così confondendo ulteriormente i giovani».
    Tra i ragazzi e il prete, si creava una sorta di «forte sottomissione psicologica». Il gup parla di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni», che sono stati abusati fin dagli anni Novanta, soprattutto a Cremona, in questi casi i fatti sono prescritti e non hanno più alcuna rilevanza penale». Uno dei ragazzi in vacanza a Falcade ha raccontato che era finito in ospedale per la frattura di un braccio. Don Inzoli insistette parecchio per accompagnarlo in bagno per sbrigare un bisogno fisiologico e qui ne approfittò per toccarlo.
    Della vicenda di don Inzoli si è occupato anche Papa Bergoglio, che ha obbligato «don mercedes» (per via della sua passione per la bella vita) a ritirarsi a vita privata. «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza». (g.s.)

    http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/11/26/news/prete-abusava-di-minori-in-un-albergo-1.14468371

  • Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Si riaccendono le luci sul Forteto, il Senato “Via all’iter d’urgenza per la commissione”

    Su richiesta del Movimento Cinque Stelle dopo che il Pd aveva detto ‘no’ a una commissione d’inchiesta 

    Firenze, 24 novembre 2016 – Da Roma si riaccendono le luci sul Forteto.Dopo che il Pd, dalla capitale, aveva detto ‘no‘ a una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso della comunità toscana che ospita ragazzi in difficoltà i cui vertici sono stati condannati per abusi e violenze su minori, dall’aula di Palazzo Madama è scattato il via libera all’iter per istituire d’urgenza per una commissione d’inchiesta d’urgenza.

    Oggii il Senato ha approvato la richiesta del questore Laura Bottici (M5S). Alla dichiarazione d’urgenza del M5S si sono associati, tra gli altri, anche Riccardo Mazzoni (Ala) e Sinistra Italiana. “Entro Natale – spiega Bottici – la commissione Giustizia dovrebbe avviare l’esame che avrà tempi dimezzati. Si deve ridare serenità a vittime”.

    “Con il voto odierno finalmente l’Aula del Senato – prosegue la senatrice del M5s Laura Bottici – ha accolto l’appello del M5s per dare il via a una commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto che prosegua, con più poteri e più forza, il lavoro di ben due commissioni di indagine della regione Toscana che hanno accertato fatti gravissimi di maltrattamento verso i minori”.  “Abbiamo gia’ perso troppo tempo – continuaa Bottici – ma credo che il segnale dato oggi da tutti gli schieramenti politici in Parlamento sia incoraggiante per ben avviare una inchiesta parlamentare che possa finalmente fare luce sulla scandalosa vicenda del Forteto”. “È dalla fine degli anni Settanta che il fondatore e l’ideologo di questa strana cooperativa sull’Appennino toscano sono sotto osservazione per il loro comportamento verso i minori che i servizi sociali gli hanno affidato – ricorda la senatrice -. Nel 1985 c’e’ stata la loro prima condanna per atti di libidine violenta e maltrattamenti. Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha addirittura condannato l’Italia, per l’affidamento alla comunità di due bambini, a pagare alle famiglie una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali”.

    “Quello del Forteto è uno scandalo nazionale che, grazie ad un sistema di potere ben radicato, ha goduto di coperture e omertà. Per quasi 40 anni ci si è trovati dinanzi ad un muro di gomma che è giunta l’ora di spazzare via». Così il senatore Riccardo Mazzoni, vicepresidente vicario di Alleanza Liberalpopolare – Autonomia, dichiarando il voto favorevole del gruppo alla dichiarazione d’urgenza per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità ‘Il Forteto’. «L’istituzione di una Commissione d’inchiesta – ha aggiunto – è un atto dovuto, un impegno politico e morale che il Parlamento non può eludere.

    Bisogna arrivare a quella verità alla quale fino ad ora non si è potuto o voluto arrivare, squarciando quel vergognoso velo di omertà che ha consentito ad un gruppo di pedofili di abusare di ragazzi disagiati, privandoli dei più elementari diritti umani». «Benché la richiesta sia giunta dal Consiglio Regionale della Toscana, si tratta di uno scandalo che investe l’intero Paese, sul quale anche la magistratura è arrivata con un certo ritardo. Oggi il Parlamento è chiamato a fare la sua parte per mettere fine a questo scandalo, per fare finalmente giustizia», ha concluso Mazzoni.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-commissione-inchiesta-1.2702202

  • Legionari di Cristo: Luis Garza, ex vicario di Padre Maciel, accusato di molestie

    Legionari di Cristo: Luis Garza, ex vicario di Padre Maciel, accusato di molestie

    MEXICO CITY – Un ex alto responsabile dei Legionari di Cristo, nei primi anni ’90, abusò a lungo di un adolescente: la scoperta, a seguito di una querela presentata questa settimana. Nella denuncia, in cui si chiede un risarcimento danni non specificato, si accusa un prete che servì Marcial Maciel Degollado, fondatore della congregazione clericale.

    Il sacerdote in questione è il reverendo Luis Garza, che per quasi due decenni è stato figura di secondo rango dei Legionari di Cristo a Roma e attualmente nelle Filippine come direttore regionale della congregazione. Nella denuncia, un adulto identificato come “John Doe 1“, sostiene che Padre Garza, insieme ad altri due sacerdoti tra cui Degollado, abusarono del giovane nel centro che gestivano a Città del Messico, all’inizio del 1990.

    Un portavoce dei Legionari ha riferito che “Garza nega qualsiasi tipo di accusa e coinvolgimento in questo o altri abusi e ci tiene a far sapere che collaborerà pienamente riguardo alla questione”, ha detto il portavoce Jim Fiera.

    Il ragazzo, il cui nome non è stato reso pubblico, ha raccontato di essere stato abusato da Garza, da Maciel e da un terzo prete, in un collegio dei Legionari di Città del Messico. Gli abusi sarebbero avvenuti a partire dal 1990 0 1991, quando la vittima all’epoca aveva 13 o 14 anni.

    Secondo le dichiarazioni del suo avvocato, Michael Rech, nel corso di due anni il ragazzo è stato abusato diverse volte da ciascun sacerdote; la vittima, a causa di ciò avrebbe abbandonato la scuola, attraversato il confine Usa -Messico e infine terminato il liceo nel Stati Uniti. Alcune testimonianze affermano che la vittima è cresciuta in California, insieme alla religiosissima famiglia, che aveva una certa venerazione per i preti.

    Garza, 58enne nativo del Messico, nel novembre 1992 da Maciel è stato nominato vicario generale, posizione che ha mantenuto fino al 2011. La congregazione, fondata da Maciel decenni fa in Messico, è stata chiusa dal Vaticano nel 2010 dopo un’indagine in cui emerse che Maciel, morto nel 2008, avrebbe molestato numerosi ragazzi e sarebbe padre di almeno tre figli nati fuori dal matrimonio.

    L’attuale vittima ha spiegato di aver più volte riferito gli abusi a due big dell’Arcidiocesi di Los Angeles,il cardinale Roger Mahony e l’arcivescovo Jose Gomez, ma un portavoce dell’Arcidiocesi ha affermato di non ricordare se Mahony abbia parlato con qualcuno rispetto gli abusi commessi da Garza, e non ci sono prove che indichino appuntamenti o telefonate da parte della vittima all’arcivescovo.

    Nella denuncia viene spiegato, inoltre, che nel 2014 il ragazzo aveva già fatto un tentativo di segnalazione ai Legionari di Cristo, tentativo che si rivelò inutile poiché nonostante la congregazione avesse mandato a casa sua un rappresentante per capire cosa fosse accaduto, la vicenda fu presto messa a tacere.

    Garza crebbe in una delle famiglie più ricche dell’America Latina, con tre fratelli e quattro sorelle. Le radici della famiglia sono a Monterry, la capitale industriale del Messico. Maciel, invece, è conosciuto dai propri sostenitori come “Nuestro Padre” (Nostro Padre), e ha corteggiato a lungo la famiglia Garza nel 1970, affinché diventasse uno dei maggiori donatori.

    Le accuse di a e tossicodipendenza fatte a Maciel, arrivarono nel 1997 a seguito di un’indagine condotta da Jason Berry, giornalista del Daily Beast e scrittore di numerosi libri sugli abusi dei preti (tra cui Lead Us Not Into Temptation: Catholic Priests and the Sexual Abuse of Children e Render Unto Rome: The Secret Life of Money in the Catholic Church) e Gerald Renner. Maciel negò prontamente le accuse, senza però concedere alcun colloquio, e il Vaticano rifiutò qualsiasi commento.

    All’epoca, secondo Cristopher Kunze, ex prete che ora vive nel Wisconsin, “Luis Garza viaggiò in gran parte delle case legionarie (in circa 20 paesi) obbligando ogni membro ad osservare il silenzio assoluto, pena il peccato mortale, riguardo qualsiasi informazione trapelata sulle “false accuse contro il fondatore”. “Garza fece firmare un documento in cui si affermava che nessuno di noi avrebbe intrapreso azioni legali contro i Legionari di Cristo. Al tempo, non conoscevamo l’oggetto delle accuse contro Maciel. Tutto il materiale che arrivava era altamente censurato”.

    Kunze, Garza e tutti i Legionari avevano assunto i voti privati di non parlare mai male di Maciel o superiori, e di segnalare ai superiori, qualsiasi critica al fondatore. Kunze scoprì l’articolo solo nel 1997, molti mesi dopo, mentre lavorava in Vaticano. Ha lasciato il sacerdozio nel 2000, è tornato negli Usa, è sposato e ha dei figli.

    Sebbene non si sappia cosa Garza sapesse delle vittime, ebbe un ruolo in primo piano nel 1998, quando portò avanti una campagna per attaccare gli accusatori. Nel 1998, otto vittime di Maciel (un prete spagnolo e sette adolescenti messicani) depositarono un caso giudiziario di diritto canonico presso il Vaticano, chiedendo aRaztinger di scomunicare Maciel.

    Anche Giovanni Paolo II, sebbene fosse arbitro supremo del diritto canonico, rimase passivo alle accuse di violenze nei confronti di Maciel, evitando il tentativo di confrontarsi con le accuse di abusi al clero.

    Il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, era una figura molto vicina a Maciel, e ricevette addirittura donazioni da parte della congregazione; Sodano fece molta pressione affinché Ratzinger chiudesse il caso ma alla fine del 2004, quando un ormai malato Giovanni Paolo II, con pochi mesi di vita, celebrò nuovamente la figura di Maciel ad una cerimonia del Vaticano, Ratzinger decise di rompere il silenzio e ordinò un’indagine, rendendosi conto del fatto che chiunque sarebbe stato il prossimo Papa, non avrebbe dovuto permettere l’insabbiamento della vicenda.

    Appena Ratzinger diventò Benedetto XVI, nel 2005, l’avvocato canonico delegato ad indagare su Maciel fu il monsignor Charles Scicluna, il quale consegnò al Papa un rapporto che segnò per sempre la vita di Maciel.

    Nel 2006, il Vaticano approvò la decisione di bandire Maciel da Roma, per dedicarsi a “una vita riservata, fatta di preghiere e penitenza”. Scicluna aveva raccolto le testimonianze di decine di seminaristi in Europa, Usa e Messico, tutte di uomini che raccontarono di essere stati abusati da Maciel, spesso grazie ad una dose di Dolantin, una specie di morfina. La congregazione proclamò la propria fedeltà al Papa e, con grande ironia, paragonò la vita di Maciel a quella di Cristo, per aver accettato la propria punizione con la “serenità nella coscienza”.

    Maciel tornò prima nella sua città natale, Cotija, in Messico, dove si riunì con una ex amante, Norma Ilda Banos, e Normita, la figlia, nata nel 1983, tre anni dopo che la coppia si era incontrata ad Acapulco. Poco dopo, Maciel si traferì con le due a Madrid, supportato dai soldi dei Legionari. Tale sostegno è oggetto di un’altra causa contro la congregazione, in Connecticut.

    Nell’ultima settimana di gennaio 2008, la figlia 21enne di Maciel, insieme alla madre, viaggiarono da Madrid a Miami, per andare a trovarlo sul letto di morte. Le due, però, non presenziarono al funerale, che si tenne in Messico. Lo stesso fecero tre figli e la madre, che scelsero di non andare al rito funebre. Maciel fu sepolto in una cripta di famiglia a Cotija de la Paz, ben lontano dalla tomba precedentemente assegnatagli nella basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Roma, che aveva costruito nel 1950.

    Nel 2010, Jose Raul Rivas Gutiérrez, ora 33enne, ha rilasciato un’intervista radiofonica a Città del Messico, identificandosi come figlio biologico di Maciel. Lui e suo fratello maggiore, Omar, accusano Maciel di aver abusato di loro se**ualmente. La madre, Blanca Lara Gutiérrez, ha rilasciato interviste in Messico dove attesta la sua lunga relazione con Maciel, che ha dato loro un sostegno finanziario.

    Nel 2008, a causa delle condizioni di salute di Maciel, Norma e Normita si trovavano in un appartamento di proprietà dei Legionari a Jacksonville, Florida. Garza testimoniò che l’abitazione era stata effettivamente acquistata dalla congregazione per Maciel, affinché avesse un luogo dove trascorrere “una vita di penitenza”.

    Garza divenne sospettoso nei confronti di Norma e Normita, che passavano le giornate a bordo piscina insieme a Maciel, che doveva invece essere in “ritiro di penitenza”. Tutti sapevano chi fossero le donne, tranne, appunto Padre Garza, che decise così di cercare il certificato di nascita di Normita. Il Vaticano venne a conoscenza della figlia di Maciel nel 2004, dal cardinale Franc Rodè, che decise però di non confrontarsi con il fondatore della congregazione, perché “non era il suo confessore”.

    Nel gennaio 2008, mentre Maciel era ormai morente nella sua casa di Jacksonville, Norma, Normita e diversi sacerdoti erano riuniti al suo capezzale. Secondo un articolo del quotidiano “El Mundo”, quando Corcuera provò a dare l’estrema unzione all’uomo, Maciel disse “Ho detto di no!”; Maciel non crede nel perdono di Dio”, scrisse in seguito il giornale.

    Il comunicato stampa dei Legionari di Cristo sulla morte del prete, annunciò che Maciel era volato in paradiso. Il Vaticano, invece, annunciò di voler indagare la congregazione. Il compito venne così affidato al cardinale Velasio De Paolis, avvocato canonico del Vaticano, che curò una riscrittura dello Statuto dell’Ordine, sbarazzandosi del “voto privato”, ma ignorando la psicodinamica corrosiva dell’ordine.

    Maciel fondò l’ordine nel 1941, in Messico, e istituì un campus a Roma, nel 1950. L’uomo era il più grande raccoglitore di fondi della Chiesa moderna: non a caso corteggiava i cattolici più benestanti, mantenendo però la propria vita se**uale più che attiva, abusando di giovani ragazzi.

    Maciel è stato celebrato da papa Giovanni II per aver ispirato giovani uomini come Garza a diventare sacerdoti. Nonostante l’ordine dei Legionari sia relativamente piccolo (conta infatti 2.400 sacerdoti, a confronto dei gesuiti che sono invece 11.900) il Wall Street Journal ha riportato che nel 2004, aveva un bilancio operativo di 650 milioni di dollari.

    Il sito internet di Legionari di Cristo mostra Maciel in compagnia di Giovanni Paolo II, che nel 1994 lo definì “una guida efficace per i giovani”. Affermazioni che cambiarono nel 2004, quando Papa Benedetto lo costrinse ad una “una vita riservata di preghiera e di penitenza” dopo un’indagine vaticana sulle accuse di a.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/legionari-di-cristo-luis-garza-ex-vicario-di-padre-maciel-accusato-di-molestie-2582656/

  • Presunte molestie a danno di un 13enne, la replica dei legali di don Lucio Gatti

    Presunte molestie a danno di un 13enne, la replica dei legali di don Lucio Gatti

    PERUGIA – L’ennesima accusa lo ha travolto e addolorato. Anche perché è più pesante di quelle che in passato lo hanno portato a non scegliere la via, inevitabilmente lunga, del processo ordinario preferendo invece la formula del patteggiamento “per evitare un clamore crescente”. Don Lucio Gatti, attraverso i propri legali, gli avvocati Marco Lucio Campiani e Monica Lorenzini, si sente “costretto a replicare”, sia pure con “profondo disagio, sofferenza e amarezza”, rispetto ai contenuti del racconto del giovane che lo scorso aprile lo ha denunciato sostenendo di aver subito da lui un abuso quando era solo tredicenne. Una denuncia – rimarcano i difensori – intervenuta a distanza di  anni rispetto ai presunti fatti in essa riportati.

    “Il sacerdote – dicono dunque gli avvocati -, nel respingere ogni accusa che assume il sapore amaro della strumentalità e pretestuosità anche alla luce del procedimento civile ancora in corso, non può non evidenziare che oggi viene accusato di comportamenti che si fa fatica anche a menzionare e che sono il più semplice e facile strumento quando si vuole attaccare chi si è sempre impegnato nel recupero dei soggetti più deboli e più fragili della nostra società”. “In ogni caso – proseguono i legali – don Lucio Gatti non intende lasciarsi coinvolgere in argomentazioni indiziarie e legate a fatti ipoteticamente avvenuti da ben oltre sette anni in assenza di un accertamento di colpevolezza, di un giudizio definitivo e di una condanna e ancor più nell’incertezza di un procedimento penale”.

    Non manca quindi un riferimento alla passata vicenda giudiziaria che è stata definita con un rito alternativo. “Con sobrietà, umiltà e riservatezza – sottolineano i legali – il sacerdote ha patteggiato un procedimento a suo carico per molestie e abuso di mezzi di correzione al solo scopo di evitare un clamore crescente e impetuoso e, in alcuni casi, anche minaccioso.

    Don Lucio Gatti, pertanto, nella piena convinzione della propria coscienza, confida nel rispetto della verità, della giustizia e delle dignità della sua persona”. Il caso dell’ex direttore della Caritas, come noto, in passato ha visto costituirsi un fronte “a difesa”, composto principalmente da persone che appartengono alla parrocchia di Cenerente. Un sostegno che anche stavolta è riaffiorato: un capofila di un nutrito gruppo di parrocchiani ha contattato l’avvocato Monica Lorenzini dicendosi pronto a “testimoniare le buone opere compiute da don Lucio e la riconoscenza verso di lui per l’aiuto dato alle famiglie e in ogni situazione di bisogno”.

    Fonte IL CORRIERE DELL’UMBRIA