Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti  “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    A pochi giorni dalla conclusione del processo che ha visto Francesco Zanardi e Damnjan Mitrovic assolti dalle accuse di diffamazione avanzate nel 2014 da don Andrea Margutti, proprio mentre Zanardi stava preparando la sua difesa per quell’udienza, sono emersi nuovi fatti.

    Tra il materiale raccolto dall’Associazione Rete L’ABUSO dopo i vari eventi, che siano incontri pubblici, processi o altre iniziative, spesso arrivano a vario titolo anche gli articoli di giornale legati all’evento, materiale che spesso non viene guardato ma semplicemente archiviato come rassegna stampa.

    Ed è proprio tra questo materiale, mentre si preparava all’udienza dello scorso 3 novembre, che cercando le parole chiave Andrea Margutti spunta dall’archivio un articolo de “Il resto del Carlino” del 29 marzo del 2017, il giorno successivo all’udienza che vide deporre in aula a Ferrara, proprio il Presidente della Rete L’ABUSO.

    Un articolo sfuggito all’attenzione di Zanardi che il giorno successivo a quell’udienza era in viaggio verso Verona dove aveva una conferenza stampa relativa al caso dell’Itituto Antonio Provolo, per poi rientrare solo il giorno successivo nella sede di Savona.

    Nell’articolo apparso a pagina 3 a firma del giornalista Nicola Bianchi dal titolo “Io parroco reietto della Chiesa. Scaricato per quelle accuse false”, subito nelle prime righe si legge alla domanda “don MARGUTTI come sta” – “Male malissimo. La mia vita, dal giorno in cui quei delinquenti hanno inventato quelle storie contro di me è totalmente cambiata. Distrutto”.

    Dopo la grave affermazione, l’articolo continua riportando una serie di dichiarazioni mendaci da parte del Margutti, il quale piangendosi addosso, si dice ridotto allo stremo economico, imputando l’intera responsabilità a quelli che lui definisce essere “delinquenti”.

    Ma il Margutti mente, e lo fa senza alcun ritegno perché sa bene, almeno quanto lo sappiamo noi della Rete L’ABUSO, che la sua sospensione a divinis non è affatto dovuta a quelle accuse di pedofilia, lo conferma anche la diocesi, ironia della sorte proprio nella stessa pagina dell’articolo in oggetto.

    Quanto apparso su “Il resto del Carlino” era già più che sufficiente per l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, tanto più che i due “delinquenti” risultano incensurati.

    Ma come dice il detto “il diavolo fa le pentole e non i coperchi” così, mentre Zanardi per rispolverare i passaggi di quell’indagine continua a leggere i documenti del caso, nelle trascrizioni delle fonoregistrazioni dell’udienza avvenuta il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo, si accorge di un’altra dichiarazione non corrispondente al vero, questa volta però fatta da Margutti durante l’udienza e di fronte al Giudice.

    A pagina 15 della trascrizione infatti, alla domanda dell’avvocato Debora Grigolato (difensore di Zanardi) “lei è stato sospeso? (…)”, il teste Andrea Margutti risponde: “io posso anche rispondere, io sono stato sospeso a divinis a seguito della condanna di primo grado perché lo prevede il diritto canonico, non è che lo hanno fatto perché io sono pelato, sono brutto, è perché il diritto canonico prevede che in caso di una condanna, in questo caso poi era una condanna per pedofilia, quindi la cosa più brutta…”.

    Infatti, presumibilmente al fine di aggravare la posizione degli imputati, al fine di giustificare la propria sospensione a divinis e probabilmente al fine di legittimare e rafforzare la richiesta di risarcimento danni insita nella propria costituzione di parte civile, don Andrea Margutti effettua delle dichiarazioni nei fatti non corrispondenti al vero.

    Nei giorni scorsi è stata depositata formale querela per i fatti che riteniamo gravi, diffamatori e lesivi non solo dell’onorabilità del presidente Francesco Zanardi, ma della stessa associazione che si ritrova lesa per quelle dichiarazioni, in un articolo che di fronte alle pesanti affermazioni del sacerdote, non ha ritenuto opportuno, almeno per una doverosa replica, di interpellare i diretti interessati.

    L’ufficio di Presidenza

  • FERRARA il Presidente della Rete L’ABUSO assolto dalle accuse: “il fatto non costituisce reato”

    FERRARA il Presidente della Rete L’ABUSO assolto dalle accuse: “il fatto non costituisce reato”

    Assolto dalle accuse di diffamazione il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, querelato nel 2014 dal sacerdote della diocesi di Ferrara Andrea Margutti.

    Zanardi, malgrado la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, fu rinviato a giudizio con imputazione coatta insieme al padre del minore che all’epoca dei fatti accusava di molestie il sacerdote, condannato in primo grado e poi assolto in appello.

    Oggi, dopo un lungo e complicato processo Zanardi, difeso dal suo avvocato Debora Grigolato, è stato assolto insieme al padre del minore da tutte le accuse in quanto il fatto non costituisce reato.

    Si attendono le motivazioni della sentenza.

    L’Ufficio di Presidenza

     

  • «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    Parla in aula, come vittima di diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati,…

    Diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati, pm, ai tanti presenti. E il suo è quasi uno sfogo: «Quelle cose lì di internet sono tutte false». “Quelle cose lì” erano riferite in un’intervista sul sito “www.retelabuso” – associazione contro i preti pedofili, poi rilanciata su You Tube – al padre di un bambino che lui era accusato di aver molestato sessualmente: fatto cancellato, dai giudici, nessun episodio di pedofilia, essendo stato assolto in via definitiva. Ma per quell’intervista, «che ha fatto il giro del mondo» e che lo indicava come «violentatore», come vittima delle falsità il sacerdote ha denunciato il padre del bimbo, Damien Mitrovic, e il gestore del sito, Francesco Zanardi di Savona. Il processo, dopo la testimonianza di don Margutti, e l’ interrogatorio di Zanardi è stato aggiornato al 3 ottobre. Il sacerdote ha ribadito che le falsità erano chiarissime: «Avevano detto nell’intervista che sul mio conto c’erano altri episodi di pedofilia, che mi avevano trasferito per questo da Comachcio a Ferrara: tutto falso». Talmente falso, spiegava il sacerdote, «che l’ex vescovo Paolo Rabitti era disponibile a venire a testimoniarlo». E allora adesso il processo per diffamazione aggravata contro chi raccontò questo (il padre) e chi lo “pubblicò”, sul sito “retelabuso” e poi su You Yube. Ma come emerso ieri, Zanardi ha spiegato che il suo sito «non è un giornale on-line, lui non è giornalista professionista (non può essere accusato di omesso controllo come i direttori delle testate registrate, ndr), che l’intervista l’ha fatta un altro e che non l’aveva caricata lui sul sito nè tantomeno su You Tube». Dunque, potrebbe non esservi prova d’accusa di diffamazione. Tanto più che il suo difensore ha sostenuto che nel capo di imputazione dovesse esservi You Tube e non il sito “Retelabuso”, dimenticando che su You Tube viene caricato perchè qualcuno lo linka dal sito di Zanardi.
    Esiste questo link? «Credo di sì, ma non ricordo» ha risposto al giudice l’ispettore di polizia che svolse indagini.

  • «Io, figlio di un prete pedofilo che stuprò mia madre quando aveva 14 anni»

    «Io, figlio di un prete pedofilo che stuprò mia madre quando aveva 14 anni»

    Erik racconta nei dettagli la sua storia: “La storia inizia nel 1981. Mia madre aveva appena compiuto quattordici anni e subì un abuso sessuale da don Pietro, parroco di una piccola parrocchia in provincia di Ferrara. Questo parroco, mio padre, ha abusato di lei nel suo studio. Mia madre andava sempre in parrocchia perché questo sacerdote aveva aiutato la sua famiglia, molto povera e molto numerosa, a trovare un alloggio.

    Lui violentò mia madre e le disse che se avesse parlato avrebbe buttato fuori casa tutta la sua famiglia. Lei dopo un paio di mesi, quando si accorse di essere rimasta incinta, raccontò quanto le era successo. Nessuno le credeva quando diceva che era stato don Pietro a metterla incinta a seguito di una violenza sessuale. Quando è accaduto il fatto mia madre e la sua famiglia andarono dal vescovo di Ferrara, ma lui gli intimò di tacere.

    La Chiesa fece di tutto per infangare e per portare fuori strada le indagini. Mia madre chiese l’esame del DNA ma mio padre, don Pietro, inizialmente si rifiutò. Lui accusò altre persone, il Vescovo lo coprì, provarono a chiudere la bocca a mia madre offrendole un lavoro, ma lei rifiutò. Nessuno ha mai allontanato Don Pietro dalla Chiesa, anzi, è stato messo a gestire un asilo. Un prete pedofilo, che era risaputo che palpeggiasse molto spesso le ragazzine, gestiva un asilo, portava i bambini ai campi estivi d’estate, lui è diventato una vittima, mia madre la carnefice che l’ha denunciato”.

    Erik non è mai riuscito ad avere giustizia: “Nel 2010, parlando con mia madre, siamo andati da un avvocato e abbiamo cercato di ottenere giustizia. Abbiamo avuto un processo civile, a questo parroco è stato fatto l’esame del DNA, ed è ovviamente risultato essere lui mio padre. Non abbiamo avuto nessun risarcimento, lui non ha mai pagato perché il reato era ormai prescritto.

    L’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è stabilire una volta per tutte che mia madre non era una bugiarda.  Ho parlato con mio padre dopo che era stato inchiodato dall’esame del DNA e lui ha ammesso che ha avuto un momento di debolezza, che era dispiaciuto, che aveva perso la testa dopo un attimo di sbandamento. Mi ha detto che ci avrebbe pensato il Signore a punirlo, ma erano parole di circostanza, non si è mai mostrato pentito”.

    Erik è deluso dal Vaticano: “Ci sono stati diversi passaggi, il Vescovo di Ferrara mi ha detto che non poteva fare nulla perché il prete ormai era vecchio e non gli andava di punirlo. Dal Vaticano la stessa cosa, mio padre è rimasto prete fino al giorno della sua morte, nel 2014, a febbraio. La Santa Sede non ha fatto niente, ha speso tante belle parole ma concretamente non ha fatto nulla”.

    Ora Erik è sereno: “Spero solo che la mia storia porti altre persone che hanno subito le stesse cose a trovare il coraggio di denunciarle. Mia madre mi ha sempre sostenuto, ha lavorato per crescermi bene, ora ho una moglie e due bambini. Ce l’ho fatta, ho una vita serena. Un giorno racconterò ai miei figli cosa mi è accaduto”.

    Tratto da Radio Cusano Campus

    http://www.cinquequotidiano.it/territori/sociale/2017/02/03/figlio-un-prete-pedofilo-stupro-mia-madre-14-anni/

  • Lussuria, l’inchiesta di Fittipaldi che denuncia i crimini sessuali e i silenzi nella Chiesa

    Lussuria, l’inchiesta di Fittipaldi che denuncia i crimini sessuali e i silenzi nella Chiesa

    Dalle carte giudiziarie e dai documenti parrocchiali esaminati nell’inchiesta, soltanto in Italia sono 200 i sacerdoti indagati o condannati per crimini sessuali: abusi, violenze su minori, pedofilia, pedopornografia. Lungo tutto lo stivale spuntano nomi, reati, processi e condanne, insieme a molta, moltissima omertà. Per citarne uno; Don Antonello Tropea, beccato in flagrante dentro un’auto con un ragazzo di diciassette anni: venti euro in cambio di una prestazione. L’accusa è quella di prostituzione minorile, ma Tropea continua a esercitare le sue funzioni, evitando «di parlare con i Carabinieri» su consiglio dell’arcivescovo Francesco Milito.

    E per chi copre i molestatori? Arrivano anche promozioni importanti: ci sarebbero tre cardinali entrati nel gruppo dei nove alti prelati di papa Francesco dopo aver protetto preti pedofili, altri arrivati ai vertici della piramide ecclesiastica. Tra questi spicca il cardinale australiano George Pell, scelto da Bergoglio per “moralizzare” i sacerdoti che cedono alla lussuria. Una decisione azzardata, considerando che anche su di lui pende un’accusa  di molestie sessuali verso cinque persone, oltre quella di aver coperto gli abusi di altri stupratori. Indifferenza verso le vittime, insabbiamenti, fino al tentativo di corrompere chi voleva denunciare. Chi non ha peccato scagli la prima pietra, come si dice. Intanto, Pell è uno degli uomini più potenti della Curia romana.

    Eppure il Vaticano aveva dichiarato una linea intransigente nei confronti degli «Erode che fagocitano l’innocenza dei bambini». A giugno 2016, attraverso il documento Come una madre amorevole, Bergoglio annunciava una nuova procedura per punire i presuli omertosi. Almeno a parole, quindi, la posizione del papa più amato dagli italiani sembra chiara: «i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più». Tuttavia, ancora neanche l’ombra di una norma canonica che introduca l’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile i casi di pedofilia.

    Poi c’è la commissione per la tutela dei minori voluta da Bergoglio nel 2014. Da allora solo tre le riunioni in sede plenaria e tante le critiche di inefficienza. Peter Saunders, già vittima di abusi e membro della commissione, lo scorso febbraio aveva accusato il pontefice di «non aver fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero», ma al contrario di essere anche «lui parte del problema». Nel frattempo Saunders è stato allontanato dal suo ruolo e accusato di aver fornito opinioni del tutto personali. Visti i numeri dell’inchiesta però, l’ex commissario non aveva affatto torto.

    I casi rintracciati da Fittipaldi in Lussuria, infatti, sono ben più numerosi di quelli individuati dall’inchiesta del Boston Globe nel 2002. All’epoca, il nome di “Father John Geoghan”, accusato degli abusi di 84 bambini, innescò un domino che colpì una quantità impressionante di sacerdoti-stupratori. Anche Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984, fu costretto a dimettersi.

    In Italia per ora, il vero scandalo è che a scandalizzarsi siano davvero in pochi. Anzi, qualcuno attacca i giornalisti che ficcano il naso dove non dovrebbero. Uno di questi è Giuliano Ferrara che, dopo la pubblicazione di Lussuria, in un editoriale del Foglio, ha scritto: «io quando li penso di carne, i preti, e quando li immagino alle prese con i richiami del mondo, della donna e del fanciullo, nel mondo com’è, io li piango e ho compassione e amore per loro. Perché invece un giornalista […] gli dà la caccia?». Dunque, c’è chi pensa che quella ai preti pedofili sia una sorta di caccia alle streghe, al limite della legittimità.

    Abbiamo chiesto a Emiliano Fittipaldi la sua opinione sull’operato di Bergoglio e dell’apparente scarso interesse dell’opinione pubblica davanti al persistere di questi casi.

    Cosa pensa delle critiche rivolte a papa Francesco riguardo al persistere dell’impunità dei sacerdoti pedofili?

    «Io non credo che Bergoglio sia un ostacolo al cambiamento. Sono un giornalista, però, e bado ai fatti e non alla propaganda: nei primi quattro anni del suo pontificato c’è un enorme spread tra quanto promesso (la politica della zero tolleranza) e quanto fatto in concreto contro il cancro della pedofilia. Non solo le denunce continuano ad arrivare copiose da ogni angolo del mondo, ma le norme vaticane che garantiscono il segreto e processo domestici non sono cambiate. Il Papa si è poi circondato di cardinali che in passato hanno protetto pedofili seriali: non è un bel segnale di cambiamento.»

    Le è capitato di ricevere pressioni nel corso della sua ricerca? E dopo la pubblicazione del libro come sembra che stiano reagendo l’opinione pubblica e la Curia romana davanti all’inchiesta?

    «No, non ho ricevuto pressioni. Faccio un lavoro sotto traccia, e non credo che il Vaticano sapesse a cosa stavo lavorando prima che uscisse Lussuria. L’opinione pubblica italiana non sta reagendo in alcun modo a quello che ho scritto, né i media danno alcuna importanza alla questione: finora il dibattito aperto dal mio libro è molto più vivace all’estero. Ma non avevo dubbi che sarebbe andata così: il tema è duro e complicato e Bergoglio gode di popolarità, tra i miei colleghi, altissima. La curia, tranne un breve comunicato di Pell e del vescovo di Messina che di fatto hanno dichiarato che il libro è opera del diavolo, non hanno fatto alcun commento pubblico. Né smentito un rigo di quanto scritto.»

    Rosa Uliassi

    http://www.liberopensiero.eu/2017/01/26/lussuria-fittipaldi-pedofilia-chiesa/

  • ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

    È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

    E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

    Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

    Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

    Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

    Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

  • Sesso con minori, Don Nuvola:  ”Ho fatto soffrire, scusatemi”

    Sesso con minori, Don Nuvola: ”Ho fatto soffrire, scusatemi”

    Avrebbe adescato diversi minorenni avendo con loro dei rapporti sessuali in cambio di denaro e piccoli regali, come sigarette e ricariche telefoniche.
    La vicenda a Palermo aveva suscitato grande sconcerto: un prelato che faceva sesso con i ragazzini.

    Si tratta di Don Aldo Nuvola, ex parroco – è stato sospeso a divinis – della chiesa Regina Pacis.
    Per la prima volta ieri, l’uomo, ha preso la parola davanti ai giudici della seconda Corte d’Appello. Per lui è stata chiesta la conferma della condanna a sei anni di reclusione, già inflitta in primo grado con il rito abbreviato.

    “Ho fiducia nella giustizia – ha detto Nuvola – e sono caduto nel peccato solo negli ultimi anni della mia vita”.
    L’ inchiesta su Nuvola nacque da un’ altra indagine, quella legata all’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, al Teatro del Sole, alla fine di aprile del 2013. Un ragazzo che allora aveva 17 anni si consegnò e confessò di essere stato l’ autore del delitto (ha poi ritrattato ed è stato assolto in primo ed in secondo grado).
    La prima chiamata dell’ adolescente dopo l’ omicidio sarebbe stata diretta proprio a padre Nuvola, col quale avrebbe avuto dei rapporti sessuali. Da qui partirono le intercettazioni che portarono i sostituti procuratori Gery Ferrara e Claudio Camilleri a scoprire altre tre presunte vittime delle morbose attenzioni del prete.

    L’imputato avrebbe anche inviato ai ragazzini degli sms inequivocabili. Approfittando della loro condizione di disagio e povertà, li avrebbe convinti a fare sesso con lui dietro la promessa di una ricompensa.
    Dopo le intercettazione l’allora prete era stato subito arrestato.

    A maggio del 2014, pochi mesi prima della sentenza di primo grado, per l’ ex parroco erano scaduti i termini di custodia cautelare e, anche alla luce di una pronuncia della Cassazione sul reato di induzione alla prostituzione minorile, i suoi legali (gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito) avevano chiesto ed ottenuto la sua scarcerazione.
    In primo grado, il 14 luglio del 2014, Nuvola era stato condannato a sei anni di reclusione con il rito abbreviato dal gup Riccardo Ricciardi. Il giudice aveva anche riconosciuto delle provvisionali da diecimila euro ciascuna alle quattro presunte vittime, che si erano costituite parte civile nel processo.

    Ieri Nuvola ha replicato alla requisitoria con le sue scuse “a tutti quelli che ho fatto soffrire e chi mi hanno voluto bene”. Il processo è stato rinviato all’ 11 luglio.

    http://palermo.blogsicilia.it/sesso-con-minori-don-nuvola-ho-fatto-soffrire-scusatemi/337392/

  • “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata da un prete

    di NICOLA BIANCHI

    Ferrara, 9 marzo 2016 – Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata, all’età di 14 anni, da quel prete (don Pietro Tosi, deceduto nel 2014) che lui mai chiamerà papà. Da quello stupro nacque Erik che tre anni fa trovò il coraggio di denunciare ma che ancora oggi attende giustizia dalla Santa Sede.

    Erik, sono trascorsi due anni e quattro mesi da quando in tv e sui giornali ha avuto la forza di sputare fuori tutto il suo dolore. Oggi cosa è cambiato?

    «Che ho capito ancora di più quanto sia fondamentale denunciare gli abusi commessi da uomini di chiesa. Dopo di me sono usciti altri orrori, altra gente che ha seguito il mio esempio. Certo, non è stato facile ma se non se ne parla, se non si denuncia, questo problema rimarrà sempre nascosto e non si risolverà mai».

    Sua madre nel 1980 venne violentata da don Pietro Tosi. Dopo il recente caos mediatico, ora come sta?

    «Ha sempre preferito non comparire, non rilasciare commenti, interviste ma alla fine era contenta di quanto stavo facendo. Non sono le vittime che si devono vergognare bensì chi ha abusato di loro».

    Sul sito ‘Rete l’abuso’ c’è un video dove lei si rivolge a Papa Francesco chiedendogli schiettamente il perché «aver lasciato morire don Tosi senza ridurlo allo stato laicale». E «che cosa devono fare le vittime oggi per avere giustizia». Ha avuto risposte?

    «No, mai. Io e mia madre abbiamo scritto diverse lettere al Papa ma senza risposta. Anche da parte sua, come i suoi predecessori, tante chiacchiere ma purtroppo ancora i fatti non ci sono. Quando si tratta di agire non si agisce».

    Cosa le è rimasto dentro di tutta questa storia?

    «Tanta amarezza e una mancata giustizia. Don Tosi non si è mai pentito fino in fondo, è morto da prete perché qualcuno glielo ha permesso. Dall’altra parte ho un bellissimo ricordo per la grandissima solidarietà che è arrivata a me e a mia madre da tutta Italia dopo la denuncia».

    E il vescovo Luigi Negri?

    «E’ quello che c’entra meno di tutti. Le colpe non sono sue ma dei collaboratori che erano a Ferrara ancor prima del suo arrivo e di quelli che stanno in Vaticano. Senza dimenticare i vescovi che lo hanno preceduto che sapevano ma non hanno fatto niente».

    Con monsignor Negri ha parlato più volte, giusto?

    «Sì. E’ stato molto sincero, mi ha spiegato ciò che lo aveva lasciato perplesso».

    Dunque non poteva fare nulla?

    «Lui il suo l’ha fatto avvisando il Vaticano nella persona di Papa Francesco. Il vescovo non ha poteri per ridurre un sacerdote allo stato laicale a differenza del capo della chiesa. Da quando ho denunciato pubblicamente i fatti fino alla morte di don Tosi, di tempo ne è trascorso. Tempo per togliergli la veste da prete, invece tutto è rimasto intatto come se nulla fosse accaduto».

    Ha visto il film Spotlight?

    «No, ma lo farò presto. Il caso di Boston lo conoscevo bene. Degli abusi perpetrati dagli uomini di chiesa bisogna parlarne il più possibile, è l’unica soluzione per contrastarli».

    Erik, e adesso?

    «Stiamo valutando un’azione legale contro chi ha coperto questo orrore negli anni, a partire dai vescovi che sono passati da Ferrara. Non è cosa facile ma serve una giustizia perché chi commette questi crimini deve essere allontanato immediatamente dalla chiesa e deve essere punito penalmente come un comune cittadino».

    di NICOLA BIANCHI

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/erik-zattoni-papa-francesco-1.1958400#!kalooga-17143/~Ferrara%20~Boston%5E0.75

  • Diffamazione al prete sul web

    Diffamazione al prete sul web

    Al via il processo che vede vittima un sacerdote al centro da anni di fatti delle cronache giudiziarie.

    Finisce davanti ad un giudice, per un processo per diffamazione sul web, la video intervista del padre di un bimbo, entrambi al centro di diversi processi – a ruoli invertiti tra imputato e parte offesa del reato in questi anni – contro un sacerdote di Ferrara, 60enne.

    La video intervista venne pubblicata sul sito della “Rete nazionale contro l’abuso” e poi fatta girare su YouTube. Da ieri sono sotto processo per diffamazione, davanti al giudice Franco Attinà, il padre del bimbo, uno straniero, e il responsabile del sito (assistiti dagli avvocati Montalto e Grigolato) mentre parte civile si è costituito per il sacerdote l’avvocato Maruzzi.

    Il processo ieri mattina, dopo le questioni preliminari è stato aggiornato al 6 dicembre prossimo, dopo l’ampia discussione sulla competenza territoriale del processo. Secondo le difese doveva essere spostato a Savona, dove risiede il responsabile del sito che realizzò l’intervista e dove ha sede l’associazione, ma il giudice ha valutato invece la competenza di Ferrara: argomentazioni sempre più attuali sul dove si debba radicare il reato di diffamazione sul web, poichè è difficile provare il momento e il luogo in cui viene caricato il materiale ritenuto poi diffamatorio. Altro fatto importante del processo riguarda la non ammissione del giudice Attinà della sentenza del processo per molestie sessuali, da cui nacque questa video-intervista, molestie (presunte) a carico del prete sul figlio di uno degli attuali imputati, per cui il sacerdote era stato condannato a Ferrara ma assolto in appello, processo ancora pendente in Cassazione, almeno per i profili civilistici e dunque l’assoluzione non è ancora definitiva.

    Per questo motivo – ribadiamo – anche in questo articolo non vengono citati i protagonisti: tanto meno viene fatto il nome del sacerdote, che ricordiamo essere ancora sospeso a divinis dal Vescovo di Ferrara.

    Secondo il legale del sacerdote «questo fatto è uno dei tanti tasselli della trama messa in atto dal padre del bimbo per distruggere la reputazione del sacerdote mio assistito, riversando sul web una serie di ignobili falsità, su inesistenti episodi di pedofilia, uno solo dei quali denunciato all’autorità giudiziaria». Il legale si sofferma sulle dichiarazioni fatte nella video-intervista in cui venivano affermati fatti mai segnalati. Per l’unico fatto, invece «il sacerdote è stato assolto con sentenza penale definitiva per insussistenza dei fatti (resta il civile, ndr), vicenda che vede ora il mio assistito, a parti inverse, parte civile per calunnia e di tentata estorsione ove è imputato lo stesso denunciante». E ancora, l’avvcoato Maruzzi: «una persona umana, prima ancora che un sacerdote, che subisce un tale calvario, merita completa e pubblica riabilitazione. E a tale proposito continua la mia personale perplessità sulla davvero poco comprensibile “cautela” da parte della locale Curia sulla vicenda», ha spiegato il legale alludendo alla sospensione a divinis ancora in atto.

  • Violentò due prostitute: don Walter in isolamento nel carcere di Bergamo

    Violentò due prostitute: don Walter in isolamento nel carcere di Bergamo

    Il prete mantovano Don Walter Mariani, condannato a sei anni e due mesi di carcere per violenza sessuale nei confronti di due donne alloggiate nella comunità di recupero “La Casa di Ruth” nel primo pomeriggio di giovedì è stato rinchiuso nella casa circondariale di via Gleno

    Ha festeggiato il suo 73esimo compleanno nel modo peggiore, con il primo giorno di carcere per violenza sessuale su due prostitute. Il prete mantovano Don Walter Mariani, condannato a sei anni e due mesi per violenza sessuale nei confronti di due donne alloggiate nella comunità di recupero “La Casa di Ruth”, nel primo pomeriggio di giovedì è stato rinchiuso nella casa circondariale di via Gleno, ed è stato subito messo in isolamento.

    “L’avrebbe costretta a rapporti sessuali non solo a casa sua ma anche nell’abitazione del datore di lavoro e una volta perfino in ospedale, nella saletta colloqui del reparto infettivi, dov’era ricoverata”. Questa la testimonianza che era stata rilasciate in un’ aula di tribunale da Nela, 43enne badante romena, una delle vittime dell’ex parroco di San Leonardo, in provincia di Udine.

    Non solo, la donna – più volte in lacrime – aveva anche rivelato che don Walter – aveva cercato di corromperla: “nell’estate del 2008 le aveva dato appuntamento a Copparo, nel Ferrarese, offrendole tremila euro perché se ne andasse in Romania e tornasse solo dopo il processo”.

    Sono così finite giovedì pomeriggio le ore di attesa e di preghiera del prete, ospite da tempo in una casa di riposo in provincia di Bergamo, dove si era preparato alla lunga reclusione. Le violenze per le quali don Walter è stato condannato al terzo grado di giudizio, sono avvenute tra il 2004 e il 2006 su due giovani, una russa e una romena ospiti della Casa di Ruth per un programma di recupero di cui lui stesso era responsabile.

    Il processo di primo grado si era concluso con la condanna a cinque anni. La Corte d’appello di Brescia aveva inasprito la pena, portandola a sette anni e mezzo. Poi il ricorso in Cassazione, l’annullamento della condanna, il rinvio degli atti a un’altra sezione d’appello. Quindi la nuova condanna, questa volta confermata dalla Suprema Corte.

    E’ stato quindi respinto il ricorso degli avvocati del religioso, su cui pende tra l’altro un secondo capo d’accusa, con condanna da Ferrara, per “aver indotto una testimone, una ragazza che lo accusava di violenza, a dire il falso, offrendole tremila euro per ritrattare le accuse”.

    http://www.bergamonews.it/2014/03/07/violento-due-prostitutedon-walter-in-isolamentonel-carcere-di-bergamo/186620/