Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ferrara

  • Mons.  Perego sapeva di don Rugolo a Ferrara. Lo conferma l’avvocato della diocesi Barbara Grandi

    Mons. Perego sapeva di don Rugolo a Ferrara. Lo conferma l’avvocato della diocesi Barbara Grandi

    Nei giorni scorsi la Rete L’ABUSO, a conclusione della prima parte di indagini sul caso del sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo, sulla base delle informazioni acquisite anche a Ferrara, aveva formalizzato alla Procura di Enna una denuncia nella quale appaiono quattro monsignori, tra cui il vescovo di Ferrara, accusati dalla rete per le ipotesi di reato di cui al 2° comma dell’art. 40 c.p. che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”, oltre all’ipotesi di favoreggiamento nei confronti del sacerdote, accusato da più persone a Enna.

    Dopo le denunce alla diocesi, subito trasferito sottobanco a Ferrara, dove dagli elementi da noi acquisiti, non solo diceva la messa nella parrocchia di Vigarano Mainarda, cosa poco rilevante in quanto nessuno lo accusa di dire male la messa.

    Le denunce sono di molestie a danno minori, tuttavia a Ferrara organizzava incontri con adolescenti.

    Come detto prima, l’ipotesi era di eventuale favoreggiamento da parte della diocesi ferrarese, che proprio questa mattina, attraverso il suo avvocato Barbara Grandi, membro dell’’Ufficio Famiglia della Diocesi di Ferrara nel laboratorio “Famiglie Ferite”, la quale, malgrado avessimo solamente il dubbio che la diocesi di Ferrara sapesse della presenza del prete o meno, diffidando la Rete L’ABUSO, allega la conferma che il vescovo di Ferrara sapeva della presenza di don Giuseppe Rugolo.

     

    Testimonianza importante, al di la del fatto che siano accaduti altri abusi o meno, nel documento si dichiara che la cosa fu concordata. Documentazione immediatamente trasmessa da Rete L’ABUSO alla procura di Enna.

    Di seguito la diffida inviata a Rete L’ABUSO dall’avvocato Grandi

  • ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    Una serie di foto acquisite nel ferrarese, dove don Rugolo, malgrado le denunce, era stato furtivamente trasferito da mons. Rosario Gisana verso la fine del 2019, asserendo problemi di salute e assegnato a al vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, il quale come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria (foto a lato).

    Certamente ora va verificato se mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di don Rugolo.

    Ma le accuse formalizzate oggi alla procura della Repubblica di Enna dalla Rete L’ABUSO vanno ben oltre, in quanto nei giorni scorsi sono emerse altre presunte vittime di don Rugolo, abusate dopo il 2015 che metterebbero nei guai non solo il vescovo Rosario Gisana, ma altri due monsignori ai quali la prima presunta vittima aveva denunciato nel 2014.

    Infatti, anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, è anche vero che non possono sottrarsi come qualunque altro cittadino, alle responsabilità di cui al 2° comma dell’art. 40 c.p. che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ed è proprio la situazione che emergerebbe stando a quanto dichiarato dalle altre vittime, che se la curia fosse intervenuta dopo le prime segnalazioni fatte nel 2014, molto probabilmente non si sarebbero prodotte. Anche l’accusa della presunta offerta economica avanzata dalla Diocesi alla presunta vittima attraverso la Caritas Diocesana, certo vista con gli occhi della Rete L’ABUSO, che qualche caso giudiziario in materia lo ha affrontato, appare verosimile e ultimamente non isolato.

    Stessa situazione per quanto concerne la Diocesi di Ferrara, che coscientemente o meno, ha di fatto favorito don Rugolo, per la quale nella denuncia odierna l’Associazione Rete L’ABUSO chiede alla procura di identificare e sentire tutte le persone ritratte nelle varie foto acquisite, tra le quali potrebbero esserci altre vittime.

    Naturalmente l’Associazione invita tutti coloro che sia a Enna che nel ferrarese sono vittime oppure “persone informate sui fatti” , a rivolgersi a Polizia e Carabinieri o direttamente alla Rete L’ABUSO portavoce@retelabuso.org.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/03/04/mons-perego-sapeva-di-don-rugolo-a-ferrara-lo-conferma-lavvocato-della-diocesi-barbara-grandi/

  • Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna – I Pubblici Ministeri della Procura di Enna, Stefania Leonte e Orazio Longo hanno fissato per oggi pomeriggio gli accertamenti informatici sul computer e i telefoni sequestrati, dieci giorni fa, a Giuseppe Rugolo, il prete accusato di violenza sessuale aggravata da un giovane.

    La violenza sarebbe avvenuta quando il ragazzo, che aveva già denunciato i fatti al Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, era ancora minorenne, dal 2008 al 2013. Il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canonico che si sarebbe concluso per difetto di competenza, perchè i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando ancora Rugolo era seminarista.

    Il sequestro dei dispositivi elettronici, è avvenuto al termine di una perquisizione che la Polizia di Ferrara ha effettuato nel seminario, dove il prete si trova attualmente, dopo che era stato allontanato dalla parrocchia di Enna, apparentemente per motivi di salute. Intanto, trapela che ci sarebbero altri giovani, anche questi minorenni all’epoca dei fatti, che avrebbero subito atti sessuali dal prete.

    Questi fatti sarebbero avvenuti anche recentemente, poco pima che il prete lasciasse Enna, alla volta di Ferrara, nell’ottobre del 2019. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Enna, guidata da Nino Ciavola.

  • Abusi su minore, a Enna indagato un sacerdote  Avviso di garanzia dopo l’esposto presentato da presunta vittima

    Abusi su minore, a Enna indagato un sacerdote Avviso di garanzia dopo l’esposto presentato da presunta vittima

    (ANSA) – PALERMO, 10 FEB – Un avviso di garanzia, con l’accusa di violenza sessuale aggravata, ha raggiunto il sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo.

    A due mesi dall’esposto di un giovane che ha denunciato al capo della squadra mobile, Nino Ciavola, di avere subito abusi, da minorenne, dal 2008 al 2013, la procura di Enna, con a capo il procuratore Massimo Palmeri, ha formalizzato l’atto di accusa.

    Decine le persone sentite, tra le quali, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, numerosi sacerdoti di Enna ai quali il giovane, ora maggiorenne aveva chiesto aiuto, raccontando le presunte violenze subite.

    La denuncia alla polizia segue un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo. Ma il vescovo – che in un primo momento aveva assicurato alla famiglia l’ammonimento scritto e il trasferimento del parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani – aveva poi optato per un trasferimento temporaneo a Ferrara, dove il prete sta frequentando un dottorato di ricerca. (ANSA).
    YUR-TE/ S45 QBKS

  • Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Chi ha messo il cardinale alla sbarra non è il lobbismo gay cui alludono alcuni, ma proprio il gregge bisognoso di un ripristino di purità compromessa dagli scandali a sfondo sessuale nella chiesa

    Dice: «Caccia alle streghe». Ma chi adopera questa immagine per descrivere e denunciare il clima indiscutibilmente inquisitorio che porta sul patibolo della riprovazione comune alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche forse non si accorge della significativa esattezza di certe evocazioni.

    Non ci si accorge, cioè, del fatto che la pretesa di giustizia che si rivolge contro questo o quel supposto responsabile, specie se di alto rango, di violenze e abusi sessuali, si carica e viene esattamente dai lombi delle comunità cattoliche, e spesso da quelle più forsennatamente tradizionaliste: non certo dalla «vasta e universale mobilitazione anticattolica» o dall’«odio per il sacro» o dal «gigantesco ricatto scristianizzatore» di cui scrive Giuliano Ferrara agghindando in modo solo apparentemente più accettabile il frusto reclamo secondo cui si processa il prelato «per attaccare la Chiesa».

    Non è proprio un caso che si faccia petizione per queste incriminazioni, e che i processi si svolgano tanto più frequentemente in campo anglosassone e cioè dove la militanza cattolica si profila in una speciale esperienza di contaminazione puritana. E potrà non piacere, ma è dal terreno del trapianto negli Stati Uniti della miseria irlandese, dal milieu in mescola West side story delle comunità ispaniche e latine, nonché dagli appezzamenti delle più autoctone propensioni della pratica di fede catto-yankee, è da questo complesso energicamente autoprotettivo da corda e sapone che insorge la richiesta di giustizia esemplare per la pedocriminalità della Chiesa: non dal dominio delle istanze mercantil-relativiste «gay culture» e del «gender senza Dio né legge» di cui scrive ancora il fondatore del Foglio.

    L’ingiustizia che colpisce un principe della Chiesa accusato senza fondamento non può essere messa sul conto di nessun disegno per «distruggere la libertà di culto», né è il risultato di un’aggressione «equiparabile alla maledizione antisemita» (l’assunto è sempre di Giuliano Ferrara, e la gran stima che merita il suo fervore non permette di mandare assolta la grave inappropriatezza dell’equiparazione). Perché quell’ingiustizia è piuttosto lo strumento con cui ipocritamente si vuol risolvere, negandolo, il dramma dell’immane inaderenza della Chiesa, del tragico rapporto tra la sua separatezza e il risultamento necessariamente abusivo e sopraffattorio della sua incapacità di comunione umana.

    Colpirne uno non per educarne, ma per assolverne cento: questo è il tratto distintivo delle campagne effettivamente irragionevoli e sommamente ingiuste che fanno da scenario alla diffusa (ma nemmeno troppo, a ben guardare) richiesta di sanzione dell’abuso sessuale perpetrato da uomini di Chiesa.

    E in profundo (ma anche qui nemmeno troppo), e ancora assai significativamente, la ragione della pretesa incriminatoria non risiede nel comportamento abusivo, ma nel fatto che a tenerlo è un prete. La cui colpa, secondo questa versione di giustizialismo doppiamente osceno, non è di essere uno stupratore: ma di essere un cattivo prete.

    E la presunta inermità della Chiesa a fronte di un movimento che vorrebbe «infangare i suoi ministri» rappresenta semmai la complicità con cui essa partecipa al medesimo rito di fuorviante incolpazione salvifica: il dilagare del crimine a sfondo sessuale sanzionato, finché si può, nella prudenza dei trasferimenti da una parrocchia all’altra, e quando l’indegnità è troppa per trovar ricovero nella protezione di quelle sostanziali latitanze ecco il cedimento alla pressione delle comunità che vogliono veder rotolare una testa.

    Ma nei due casi la punizione riguarda la toga di chi commette il crimine: non la violenza in cui esso consiste. Si punisce il delitto del prete perché nella Chiesa non può esserci delitto, non perché un prete l’ha commesso. E il carattere esemplare della pena sta in questo: nel fatto che essa si pone a simbolo negatorio – non correttivo, non risarcitorio, non ammonitorio – del delitto in terra consacrata.

    Poi possiamo anche raccontarci di una Chiesa che fa il possibile per stare eretta a bastione difensivo di un «residuo antimoderno» nell’ultimo assedio portato dalle armate post illuministe fatte di establishment abortista e sculettatori da gay pride: ma è una contraffazione macchiettistica anche questa, non migliore di quella – peraltro non proprio imperante – che rappresenterebbe la Chiesa come una «vasta orda di orchi».

    C’è chi considera la Chiesa cattolica, questo sì, «la pervertitrice sistematica della dignità umana» (Salvemini). Si può essere d’accordo o no con questo apoftegma, ma dovremmo ammettere che non ha largo credito: e che non costituisce il capo d’accusa che porta a processo gli orchi veri o presunti.

    George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

  • Forteto, bufera sulla Commissione: le vittime contro la Presidente

    Forteto, bufera sulla Commissione: le vittime contro la Presidente

    La Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto parte col piede sbagliato. A criticare la scelta del Presidente, Angela Piarulli del Movimento 5 Stelle, è l’Associazione Vittime del Forteto con il suo Presidente Sergio Pietracito.

  • Che cos’è l’Opus Bono Sacerdotii, l’ente no profit che per anni ha finanziato i preti pedofili

    Che cos’è l’Opus Bono Sacerdotii, l’ente no profit che per anni ha finanziato i preti pedofili

    Opus Bono Sacerdotii, un ente no profit nello Stato del Michigan, dal 2002 ha offerto protezione, assistenza legale e aiuti in denaro a centinaia, se non migliaia, di sacerdoti cattolici accusati di pedofilia. Lo ha scoperto un’inchiesta di Associated Press. Secondo uno dei fondatori della Ong: “Le vittime trascurate degli scandali sessuali sono i preti e la Chiesa”.

    Opus Bono Sacerdotii, una piccola organizzazione senza fini di lucro del Michigan, per quasi 20 anni ha offerto riparo, assistenza legale e aiuti in denaro a centinaia, se non migliaia, di sacerdoti cattolici accusati di pedofilia. E’ quanto emerge da un’inchiesta di Associated Press (Ap), partita dopo le rivelazioni di Mary Rose Maher, la figlia 27enne del fondatore della Ong. “Una semplice indagine sull’associazione no profit Opus Bono Sacerdotii – è la denuncia scritta nel 2017 da Mary Rose al procuratore dello Stato del Michigan – metterà in luce la sottrazione di milioni di dollari, anni di frodi postali e il costante e sistematico abuso delle donazioni”. I fondi raccolti dall’ente, però, oltre a finire nelle tasche dei due fondatori, servivano anche per un altro scopo: aiutare i preti accusati di abusi sessuali su bambini.

    “Quando un [prete] pedofilo è finito in prigione per aver abusato decine di minori, Opus Bono era lì ad offrire conforto e denaro”, scrivono i tre giornalisti autori dell’inchiesta. E ancora: “Quando un prete ha confessato di avere aggredito sessualmente ragazzi di età inferiore ai 14 anni, Opus Bono ha raccolto fondi per la sua difesa”. E sebbene l’archidiocesi di Detroit abbia subito smentito qualsiasi relazione con la Ong, Associated Press è stata in grado di scoprire che in realtà i fondatori di Opus Bono Sacedotii hanno goduto per anni della protezione di importanti ecclesiastici.

    “Le vittime degli scandali sessuali sono i preti”
    “Negli scandali sessuali, le vittime trascurate sono i preti e la Chiesa stessa”. Con questa intenzione nasce nel 2002 Opus Bono Sacerdotii, un ente che fin dall’inizio vuole contrapporsi al Survivors Network of those Abused by Priests (Rete di sopravvissuti agli abusi dei preti) e gli altri gruppi che accusano la Chiesa di insabbiare le violenze sessuali del clero. A fondare l’organizzazione no profit sono due amici, Joe Maher e Peter Ferrara, entrambi parrocchiani de “L’Assunzione della Beata Vergine Maria” di Detroit, nel Michigan. Un ruolo importante nell’ente lo ricoprirà anche padre Eduard Perrone, per 25 anni sacerdote in questa grande chiesa di pietra conosciuta anche come “La Grotta dell’Assunzione”. “Già alcuni anni prima che aiutasse a fondare l’Opus Bono – si legge nel reportage di Ap – Perrone aveva accolto nella sua chiesa due sacerdoti accusati di abusi sessuali nelle diocesi di altri stati. Uno di loro in seguito ha ammesso di aver molestato ben 50 bambini negli anni ’80 e ’90”.

    Il primo caso di cui si occupa la Opus Bono risale proprio al 2002 quando la polizia di Detroit accusa Komlan Dem Houndjame, sacerdote africano del Togo, di aggressione sessuale nei confronti di un corista della “Grotta dell’Assunzione”. All’epoca sia Perrone che Maher fanno quadrato attorno a Houndjame. Maher addirittura lo porta a casa sua per proteggerlo dall’attenzione dei media. Al processo, il giudice stabilisce che non ci sono prove sufficienti e Houndjame viene assolto, nonostante altre due donne (mai sentite in tribunale) lo accusino di aver abusato di loro. Da quel momento il telefono di John Maher non smette di squillare: a chiamarlo sono altri sacerdoti che chiedono aiuto. Per i preti coinvolti in abusi, i fondatori di Opus Bono hanno pronti biglietti d’aereo, hotel e appartamenti. Alloggi che consentono ai presunti pedofili di sottrarsi allo scandalo provocato dalla loro condotta sessuale.

    Donazioni di milioni di dollari per i sacerdoti abusatori
    L’elenco dei sacerdoti aiutati da Opus Bono è riservato, ma dai suoi opuscoli promozionali si ricava che dal 2002 l’ente no profit ha assistito oltre 8mila preti. Il procuratore generale del Michigan, Bill Schuette, stima che la cifra più reale sia attorno ai mille. Quello che è certo è che alcuni dei religiosi soccorsi da Maher sono stati coinvolti in aggressioni sessuali. Come Jason Sigler, un sacerdote di Detroit condannato per aver molestato decine di bambini nel New Mexico e nel Michigan. Altri addirittura venivano assunti da Opus Bono come consulenti in diritto canonico: è il caso del reverendo Gregory Ingels, accusato di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 15 anni a San Francisco negli anni ‘70.

    A sorprendere è inoltre la quantità di soldi raccolti dall’ente con le donazioni: secondo l’inchiesta dell’Associated Press, dal 2002 al 2016, le entrate di Opus Bono Sacerdotii sono state pari a 8 milioni di dollari. A subire un vertiginoso aumento sono anche gli stipendi di Maher e Ferrara. Insomma, l’attività dei due fondatori vanno a gonfie vele. Almeno fino all’intervento della giustizia.

    Lettere ai fedeli per pagare le spese legali ad un prete accusato di pedofilia
    Nel 2018, Opus Bono invia una serie di lettere ai fedeli del Michigan per chiedere un aiuto in denaro. I soldi raccolti serviranno per pagare le spese legali a due sacerdoti: Robert DeLand, accusato di avere mantenuto relazioni sessuali con tre giovani e, Jonathan Wehrle, un prete incriminato per essersi appropriato di svariate migliaia di dollari della sua diocesi. E’ in quel momento che l’ente no profit finisce nel mirino del procuratore generale del Michigan, Bill Schuette. Dopo le indagini, il magistrato stabilisce che Maher e Ferrara stanno utilizzando la Ong per il loro arricchimento personale. I due, comunque, arrivano ad un accordo e se la cavano con poco: 10mila dollari per coprire i costi delle indagini giudiziarie e il divieto di ricoprire cariche in organizzazioni no profit nello Stato del Michigan. Opus Bono Sacerdotii ha fatto sapere Ferrara è stato licenziato e Maher non ha più alcun ruolo dal 31 marzo scorso.

    Joe Maher, però, sembra aver violato i patti con il procuratore perché è il presidente di The Men of Melchisedec, una nuova organizzazione il cui indirizzo risulta a Indian River, nel Michigan. Il compito di questo nuovo gruppo, come si legge nella loro pagina web, “è di aiutare i preti che incontrano difficoltà nella loro vita personale e nel loro ministero sacerdotale […], compresi quelli che soffrono per l’orrore di un’accusa di abuso sessuale”. E, come nel caso di Opus Bono Sacerdotii, anche qui ai fedeli preoccupati per la sorte dei religiosi coinvolti in scandali sessuali è data la possibilità di contribuire con donazioni.

    https://www.fanpage.it/esteri/che-cose-lopus-bono-sacerdotii-lente-no-profit-che-per-anni-ha-finanziato-i-preti-pedofili/

  • Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilianella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

    Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

    Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

    Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

    Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

    Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

    E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

    E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago delCile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

    Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/28/cardinale-pell-mi-sembra-incredibile-che-un-giornalista-possa-difenderlo/5002925/

  • Siamo Noi – Chiesa e abusi sui minori, la storia di Anna

    Siamo Noi – Chiesa e abusi sui minori, la storia di Anna

    Protagonista della puntata di Siamo Noi è il racconto di Anna, una donna che dopo anni di sofferenze ha trovato la forza di raccontare gli abusi subiti da un sacerdote quando era una bambina. Il servizio è di Antonella Ferrara.

  • Scarcerazione in vista. A breve don Walter lavorerà in parrocchia

    Scarcerazione in vista. A breve don Walter lavorerà in parrocchia

    Attesa per l’udienza, poi i servizi sociali lontano da Mantova. Il sacerdote è in carcere da quattro anni. Visita di Buscadi Giancarlo Oliani

    MANTOVA. Scarcerazione in vista per l’ex parroco di San Leonardo don Walter Mariani, dopo la condanna a sei anni di reclusione sancita dalla Corte di Cassazione per violenza sessuale nei confronti di due prostitute.

    Il sacerdote infatti è in attesa dell’udienza, che si terrà a breve davanti al tribunale di sorveglianza, per l’affidamento ai servizi sociali.

    Una misura che viene concessa quando il residuo di pena è inferiore ai quattro anni, purché ci sia un anno di osservazione positiva in carcere.

    Il sacerdote, in questi mesi, ha ricevuto la visita anche dell’attuale vescovo di Mantova Marco Busca, oltre che di numerosi mantovani che non hanno mai smesso di sostenerlo e di credere nella sua innocenza. Più volte è andato a trovarlo anche il vescovo emerito Roberto Busti. Don Walter, però, anche quando sarà un uomo libero non tornerà più a Mantova. L’avrebbe confidato ai suoi parenti e al suo legale di fiducia.

    Con tutta probabilità, se otterrà di essere affidato ai servizi sociali – cosa pressoché certa – andrà a fare il volontario in qualche parrocchia lontana dalla nostra città.

    Don Mariani è in cella dal marzo 2014. Le violenze per le quali è finito in carcere sono avvenute tra il 2004 e il 2006 su due giovani straniere (per una terza, di origine lituana, la Corte d’appello lo ha prosciolto): una russa e una romena ospiti della Casa di Ruth di Curtatone per un programma di recupero di cui il sacerdote era responsabile.

    Quello non era stato il suo unico guaio giudiziario. A fine marzo 2012, infatti, aveva subito una seconda condanna dal tribunale di Ferrara: otto mesi di reclusione per aver indotto una testimone – una ragazza che lo accusava di violenza sessuale – a dire il falso, offrendole 3mila euro per ritrattare le accuse.

    Per questo l’avvocato Sandro Somenzi aveva presentato ricorso in Corte d’Appello a Bologna. Un procedimento che non ha avuto seguito per avvenuto prescrizione del reato.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2018/01/12/news/scarcerazione-in-vista-a-breve-don-walter-lavorera-in-parrocchia-1.16342951