Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    A due anni dall’entrata in vigore del Motu proprio che avrebbe dovuto dettare l’applicazione – come spiega padre Hans Zollner, soprattutto per le gerarchie – di rigide regole affinché i casi di abuso sessuale non venissero più insabbiati, ora vediamo essere lo stesso Vaticano a non dare applicazione a quelle sue stesse norme, propinate nelle aspettative come “rivoluzionarie”.

    La prima testimonianza arriva proprio dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana il quale, su don Giuseppe Rugolo, dichiara al Resto del Carlino “di avere informato la Congregazione della Fede, la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che non interessava”. Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”.

    Trasferito poi a Ferrara, ufficialmente per motivi di studio, don Giuseppe Rugolo – come lui stesso dichiara in questo video – continuava, malgrado le denunce, a lavorare a stretto contatto con minori, tanto che nel video annuncia un campo con i “ragazzi” dal 22 al 29 agosto 2020.

    Quello di Enna è solo l’ultimo dei casi presi a campione e accaduti dal 1 giugno del 2019, ovvero da quando il Motu proprio è diventato legge.

    Nella diffida citiamo altri tre casi, il primo è quello dei chierichetti del papa, il cui processo si è svolto in Vaticano. Avrebbe dovuto dare un segnale forte ed esemplare e, invece, vediamo scomparire da quel processo proprio chi realmente insabbiò il caso, questo secondo l’accusa dello stesso Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    C’è poi il caso genovese di don Franco Castagneto e quello di padre Luca Bucci. Il primo scomparso improvvisamente verso la metà di agosto 2019 e per il quale, la stessa Congregazione per la Dottrina revocò al Cardinale Angelo Bagnasco il mandato per celebrare il processo, trasferendolo a Torino, dove però sembra che anche lì nessuno voglia vagliare le eventuali responsabilità dell’ex Arcivescovo Presidente della CEI.

    Il secondo caso, quello di Padre Bucci solleva l’operato della diocesi guidata da Bagnasco ma anche quello neo eletto vescovo di Genova Marco Tasca che, avvisato dalla stessa associazione Rete L’ABUSO di un caso di cui omettevamo il nome del sacerdote – quello di padre Bucci – ci rispose, ma non volle nemmeno sapere chi fosse il frate in questione, neanche a titolo di prevenzione.

    Questa diffida ad adempiere (testo integrale) da parte dei sopravvissuti – ad applicare seriamente il Motu proprio – è solo un primo atto formale che avrà seguito, questa volta limitato nei confronti di uno stato estero che si è autopromosso in rappresentanza delle vittime, che però non rappresenta affatto e che, formalmente, lo ribadiscono e rinnegano con il presente atto.

    Noi sopravvissuti non intendiamo essere indiretti complici di una campagna criminale che continua a produrre vittime di un un Vaticano che dimostra, ancora oggi, di voler tutelare solo ed unicamente se stesso e come vediamo continua a mettere in secondo piano la salute psicofisica dei minori, per il 90% cattolici, ad esso affidati ingenuamente .

    Il Presidente – Francesco Zanardi

    P.S. 24 giugno 2019 – Savona

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  • A Ferrara don Giuseppe Rugolo era a stretto contatto con i minori – qui annuncia campo di 7 giorni “con i ragazzi”- VIDEO

    A Ferrara don Giuseppe Rugolo era a stretto contatto con i minori – qui annuncia campo di 7 giorni “con i ragazzi”- VIDEO

    Continuano a pervenire segnalazioni alla Rete L’ABUSO, sul sacerdote di Enna, don Giuseppe Rugolo, nascosto a Ferrara, con la compiacenza del vescovo Perego.

    Qui uno stralcio della messa del 15 agosto 2020 che si commenta da se, sollevando la fallimentare tolleranza zero.

  • Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze. Il Giudice per le indagini preliminari di Enna, Dott.ssa Luisa Maria Bruno sull’indagato: “Condivideva il letto con minori in pernottamenti antelucani”. A febbraio 2021, notificato l’avviso di garanzia [QUI]. “Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità”: una presunta vittima rappresenta a Papa Francesco in una lettera accorata le sue denunce rimaste inascoltate [QUI].

    Il ragazzo, oggi 27enne: “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”, afferma la presunta vittima, assistito dall’Avv. Eleanna Parasiliti [QUI]. Nel novembre del 2014 il giovane si confida con Mons. Pietro Spina: “Gli raccontai tutto ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre”. “Dissi a Monsignor Spina che non mi ero inventato nulla. Gli spiegai che sapevo di un prestito che lui aveva fatto a Rugolo, un prestito di 50mila euro. Speravo che capisse la confidenza che avevamo, tanto da sapere cose delicate”. A quanto pare Mons. Spina ha continuato a difendere Rugolo.

    Nell’aprile 2015, il giovane incontra un altro prete della diocesi, Mons. Vincenzo Murgano: “Mi chiese come mai non ero più andato in parrocchia, a San Giovanni. All’epoca, non sapevo se entrare in seminario, mi propose di iniziare un percorso spirituale per capire se fossi pronto. Al secondo incontro, gli confidai quanto mi era accaduto, non riuscivo a tenere quel peso dentro”. “Il monsignore mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto. Mi disse pure di non informare neanche il nuovo vescovo Gisana” [QUI].

    Mons. Rosario Gisana fu nominato da Papa Francesco Vescovo di Armeria il 27 febbraio 2014. Il 5 aprile 2014 ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Piazza Armerina da Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, coconsacranti Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, suo predecessore a Piazza Armerina, e il Vescovo Paolo De Nicolò, Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Durante la stessa celebrazione ha preso possesso della diocesi. Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana, assumendone direttamente la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

    24 marzo 2018. Al Duomo di Enna la Messa degli artisti. Don Giuseppe Rugolo intervistato da Rai Tgr: “Arte come ricerca del senso della vita”. Decine di cantanti, musicisti, attori e ballerine ai piedi del crocifisso ligneo della Chiesa Madre per animare in modo creativo una liturgia incentrata sulla Passione di Gesù [QUI].

    Estratto della lettera inviata dal ragazzo 27enne a Papa Francesco: “Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a Monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui”. L’incontro tra i genitori e il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è avvenuto nel 2017, ma dopo l’incontro, c’è stato un nulla di fatto [QUI]. Prosegue la lettera: “Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo”. Dell’indagine canonica “non se ne è più saputo nulla”. I genitori del ragazzo hanno dichiarato che la Diocesi di Armerina avrebbe offerto loro tramite la Caritas dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Il 27enne prosegue nella lettera a Papa Francesco: “Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che Don Rugolo veniva intervistato da TV2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua”.

    Il 21 aprile 2020 Don Rugolo viene intervistato, in collegamento esterno, nella trasmissione di TV2000 “Bel tempo si spera”, condotta da Lucia Ascione. Rugolo dal novembre 2019 è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda [QUI].

    Il 21 gennaio 2021 il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è stato sentito – per ore – presso la Procura di Enna. Il presule ha dichiarato: “Nel primo incontro che avemmo, Rugolo negò, successivamente ammise qualcosa. Confessò fatti poco gravi, solo successivamente ho capito che i fatti erano gravi. Sentito il racconto della vittima, ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato tutto”.

    La severità si tradusse solo nell’inviare gli atti della blanda inchiesta del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo (TEIS) alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, che non poté far altro che archiviare, perché formalmente il solo abuso che i giudici ecclesiastici di Palermo erano riusciti ad accertare, riguardava il periodo in cui Rugolo era seminarista. Dunque, formalmente, fuori dalla giurisdizione del dicastero della Santa Sede [QUI].

    A seguito della lettera della presunta vittima al Papa, che sarebbe stata recapitata in Vaticano, le istituzioni ecclesiastiche preposte avrebbero chiesto conto e ragione al Vescovo Gisana, il quale ha affermato che non può negare di avere avuto contatti con la Santa Sede e ha dichiarato: “Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi”. Riguardo ai presunti accordi economici extragiudiziali con la famiglia della vittima, Mons. Gisana risponde: “Noi non abbiamo offerto alcun risarcimento”. Ci vennero offerti dei soldi da un avvocato – hanno raccontato i genitori della presunta vittima – avremmo dovuto firmare una clausola di riservatezza”. Soldi mai accettati. A dicembre, Don Rugolo sperava di averla fatta franca – ha partecipato a un incontro di catechesi on line con il Vescovo Gisana – e di tornare presto in Sicilia, confidando ancora nel silenzio della Diocesi di Piazza Armerina [QUI e QUI].

    Codice di diritto canonico. LE CHIESE PARTICOLARI E L’AUTORITÀ IN ESSE COSTITUITA. CAPITOLO II – I VESCOVI – Articolo 2 I Vescovi diocesani. Can. 391 – §1. Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto [QUI].

    Nel febbraio del 2019, durante il vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Papa Francesco ha ringraziato i media per il lavoro di “smascherare questi lupi e dare voce alle vittime”, avvertendo i vescovi: “La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce oggettivamente, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana viene informato dei fatti da Don Giuseppe Fausciana nel 2016. L’incontro tra il Vescovo e i genitori della vittima è avvenuto nel 2017. Mons. Gisana solo nell’agosto 2018, come indicato dal Gip Luisa Maria Bruno, incontra la presunta vittima, “il quale lo invitava — scrive il Gip — a presentare una denuncia agli organi ecclesiastici e di lì a poco avviava un’indagine previa, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo”. Un’indagine piuttosto blanda. “L’istruttoria ecclesiastica — ricostruisce il Gip — non avrebbe dato alcun esito, anche in ragione del fatto che alcuni testimoni non avevano risposto alla convocazione, così come aveva fatto lo stesso Rugolo”. Al principale indagato bastò non presentarsi, per fare cadere nel nulla la denuncia ecclesiastica [QUI].

    Da quanto finora emerso, Mons. Gisana non ha mai segnalato il “caso Rugolo” alla magistratura. “Abbiamo appreso di questo caso solo quando la vittima ha presentato una denuncia alla polizia, nel dicembre 2020 – conferma a Repubblica il Procuratore di Enna Dott. Massimo Palmeri -. E ci siamo subito attivati” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina – pur “sapendo ogni cosa” decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchia, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici [QUI].

    “Ho appreso dalla nota stampa congiunta della Questura e Procura della Repubblica di Enna, la notizia della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo appartenente a questa Diocesi di Piazza Armerina. Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale. Esprimo la mia vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti. Per questa ragione fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti” (Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana – Comunicato Stampa della Diocesi di Piazza Armerina, 27 aprile 2021 [QUI].

    Don Giuseppe Rugolo è nato il 23 luglio 1981 ad Enna, ordinato sacerdote il 13 aprile 2013, tuttora annoverato nel clero della Diocesi di Piazza Armerina [QUI]. Ha gestito diversi gruppi giovanili ed è l’ideatore del “Progetto 360”, associazione giovanile che nasce il 31 gennaio 2015 [QUI]. Attualmente è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda. Avrebbe compiuto atti di pedofilia da quando era seminarista. Nei confronti di Don Rugolo non risulta che siano stati adottati provvedimenti disciplinari da parte dell’autorità ecclesiastiche competenti [QUI e QUI]. La Rete L’Abuso ha scritto il 24 febbraio 2021 [QUI], che il Vescovo di Ferrara-Comacchio, “come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria. Certamente ora va verificato se Mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da Mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di Don Rugolo”.

    Parlano i ragazzi di “Progetto 360”
    Solo di recente, i ragazzi di Don Rugolo hanno trovato la forza di parlare. Sette ragazzi del suo gruppo accusano il prete arrestato: “Ci toccava spesso nelle parti intime”. Il Procuratore di Enna Massimo Palmeri ritiene che tanti altri sappiano di Don Rugolo. Lo ritiene anche il Gip Luisa Maria Bruno: “Soltanto pochi giovani hanno dimostrato una maturità sufficiente per sottrarsi alla manipolazione di cui purtroppo molti altri sono rimasti vittima” [QUI]. Sono tre le presunte vittime, minorenni al tempo dei fatti, alle quali il sacerdote ennese avrebbe indirizzato attenzioni sessuali illecite. Don Rugolo è posto agli arresti domiciliari su disposizione del Gip Luisa Maria Bruno. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dalla polizia di Ferrara dove il prete era stato trasferito nel novembre del 2019 e le indagini erano state avviate a seguito della denuncia della presunta vittima 27enne, nel dicembre del 2020.

    Il Gip Bruno, nell’ordinanza di 44 pagine, traccia il profilo di Don Rugolo, il quale naviga notte e giorno sui siti porno a cercare “teen”, presenta “l’agire tipico della devianza sessuale caratteristica del pedofilo” [QUI]. Gli atti di violenze e libidine sono avvenuti nella parrocchia, a scuola, in sagrestia, durante il Grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione”, afferma il magistrato. Dal fatto sarebbe derivato alla persona offesa “un grave pregiudizio morale e psicologico” che dura fino al presente. Don Rugolo all’epoca era collaboratore canonico ed educatore del gruppo Azione Cattolica e responsabile del gruppo giovanile “360” e poi sacerdote. “Abusando di tali ruoli” molestò altri due minori dal 2015 al novembre 2019.

    Quella che emerge è l’immagine di “un soggetto dal forte carisma, una ‘prima donna’ – annota il Gip Bruno -, consapevole dell’ascendente che esercitava sui giovani”. Con loro “assumeva il ruolo di amico e consigliere riuscendo così, anche grazie al senso di soggezione indotto dall’abito talare, a manipolare il pensiero e la volontà per fini anche turpi”. Grazie alla posizione di seminarista prima, e poi quella di parroco – Don Rugolo è anche docente di scuola secondaria – aveva creato il ‘progetto 360’, concepito come centro di aggregazione e orientamento per i giovani con problemi legati all’età, “divenuto di fatto platea per la selezione di soggetti particolarmente fragili con cui instaurare particolari legami”. Testimoni riferiscono dell’abitudine del Don di “organizzare incontri con pernottamento dei partecipanti in compagnia dell’indagato”. Per quelle ore antelucane, il prete si era riservato uno stanzino separato, provvisto di letto, che condivideva con una vittima. Fuori dalla porta, a mo’ di dormitorio, tutti gli altri. Il sacerdote era “riuscito a manipolare a tal punto le menti dei giovani”, che la cosa “non aveva suscitato meraviglia o disapprovazione”. Si era insomma guadagnato la loro “complicità e il silenzio”.

    Un modus operandi, quello descritto dai giovani testimoni che “ricalca l’agire tipico della devianza sessuale caratteristico del pedofilo: una volta carpita la fiducia del minore, questi veniva costretto a instaurare un rapporto sentimentale esclusivo, venendo minacciato o subendo, per ritorsione, il distacco, la denigrazione o l’isolamento dal gruppo nel caso intendesse interrompere la relazione o stringere relazioni sentimentali con altre persone”. A provare le perversioni sessuali ci sono anche supporti informatici. Dall’analisi del computer di Don Rugolo è emerso che era solito navigare “in modo sistematico e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte” (mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi) su siti pornografici. La parola che più cercava era “teen” (adolescente in inglese). Dall’esame del materiale sequestrato sul cellulare ne deriva poi “un profilo psicologico connotato da una forte dipendenza dal sesso, a sua volta contraddistinta, oltre che da note di blasfemia, da un’evidente predilezione per i giovani adolescenti”.

    In una delle intercettazioni telefoniche, l’indagato parla con un prete “amico”. Gli confida la speranza che “una volta trascorsi dieci anni dal giorno in cui la persona offesa aveva compiuto 18 anni lui non sarebbe stato più perseguibile”. Nel dicembre 2020 i piani di Don Rugolo vanno in frantumi quando un ragazzo, oggi 27enne, lo denuncia. A gennaio 2021 i social network e i giornali locali diffondono la notizia di un prete allontanato da Enna per aver abusato sessualmente di alcuni giovani del luogo. Emerge il timore del Don 39enne di veder naufragare il suo progetto di rientrare a Enna. Infine il Gip cita “la dolorosa presa d’atto” dell’avvio dell’indagine penale nei suoi confronti, “senza traccia di pentimento alcuno”.

    All’esito delle indagini condotte, il Gip ennese dispone l’arresto dell’indagato, accogliendo la richiesta del Procuratore Massimo Palmeri e dei Sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. La misura cautelare è motivata dal pericolo di reiterazione del reato, considerata “l’inclinazione dell’indagato a cedere alle pulsioni sessuali in maniera incondizionata. Condotte che pur avevano trovato una certa stigmatizzazione nell’indagine canonica aperta a suo carico e nel trasferimento ad altra diocesi.

    Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
    Comunicato del 10 febbraio 2021
    In merito al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina ospite a Ferrara

    In relazione al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina attualmente ospitato a Ferrara, si precisa che tale presenza è stata attentamente concordata con il suo Vescovo, e che al momento della sua venuta nel 2019 non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare alla Facoltà teologica di Padova il curriculum universitario. Durante il periodo trascorso in Arcidiocesi non è accaduto nulla che facesse dubitare della sua condotta sacerdotale, anzi se ne è riscontrata la grande disponibilità e il diffuso apprezzamento tra coloro che lo hanno conosciuto. Per tali ragioni l’attuale indagine ha destato sorpresa e sgomento. Nonostante ciò, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha subito provveduto a porre in atto le misure richieste in tale situazione, e si è prontamente messa a disposizione della giustizia italiana e di quella ecclesiastica, fiduciosa che l’indagine possa fare piena luce sulla vicenda, attraverso l’accertamento della verità, frutto di un cammino di ricerca autentica e della valutazione imparziale dei fatti [QUI].

    I difensori denunciano una gogna mediatica. La presunzione di innocenza disattesa. Violazione del segreto istruttorio

    “Nei confronti di don Giuseppe Rugolo si è determinata una gogna mediatica – dicono il 27 aprile 2021 gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote -, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione” [1]. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi “di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito”.
    “Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna”. Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, “ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente”. I difensori si dicono “perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative a un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione” [2] [QUI].

    Memoriale Rugolo

    “Sono entrato in seminario nel settembre del 2006 i primi ricordi che ho di xxx. risalgono al 2008, lui era uno dei tanti ragazzi che frequentavano la parrocchia”. “Purtroppo lentamente le nostre conversazioni divennero sempre più confidenziali e infantili”. “Il nostro rapporto divenne di complicità”, scrive il Don, enumerando alcuni incontri che ebbe con il giovane, non attinenti alla vocazione, avvenuti sia prima che dopo la maggiore età della vittima. “La nostra amicizia era molto infantile, io ero molto affettuoso con lui e lui era molto affettuoso con me. Quando stavamo insieme, molto raramente, si scherzava, io gli volevo veramente bene”. Dopo il 18mo compleanno della vittima, si verificano altri episodi. Nell’ottobre 2012, “improvvisamente, per ragioni pastorali fui inviato in duomo e le nostre relazioni si allentarono”. Poi Don Rugolo apprende che xxx, ha parlato anche con altri sacerdoti.
    “Nell’ottobre 2014 fui contattato urgentemente dal mio parroco per un incontro. I genitori di xxx. erano andati ad accusarmi”. Secondo il parroco “xxx mi aveva accusato durante una lite familiare”; “io ero sconvolto, il parroco mi propose un incontro con xxx”. Durante l’incontro a tre “Io prendevo appunti – riporta il Don -, lui disse che avevamo avuto dei rapporti sessuali completi, che lo avevo traviato. Io smentii, purtroppo mi chiusi a riccio… prima che andasse via gli chiesi perché aveva fatto questo e lui non rispose”. “Dopo la mia nomina a parroco nel settembre 2018 – conclude il memoriale – nel mese di ottobre 2018 xxx ha chiesto un’udienza al vescovo, ha dato la sua versione dei fatti ma al vescovo sottolineò che non avevamo avuto rapporti completi” [QUI].

    «Comitato per don Rugolo», di cui fanno parte diverse mamme, a sostegno del sacerdote Giuseppe Rugolo, prete di Enna e che è indagato per violenza sessuale su minori [QUI].

    [1] Difesa dell’indagato e affermazione del principio della presunzione di innocenza, secondo il quale un indagato o imputato in un procedimento penale, non è considerato colpevole, sino a che non sia provato il contrario nelle sedi opportune, sino al terzo grado di giudizio, con sentenza definitiva passata in giudicato.

    La presunzione di innocenza è un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    Nel titolo della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali), la presunzione di innocenza viene definito come un principio giuridico secondo il quale un imputato non è considerato colpevole sino a che non sia provato il contrario. L’articolo 4 prescrive che “fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”. Di presunzione di innocenza parlano anche, tra i testi internazionali o sovranazionali, gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea («Carta di Nizza»), l’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («CEDU»), l’articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici («ICCPR») e l’articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

    Nella dottrina giuridica italiana il principio è declinato più propriamente come presunzione di non colpevolezza, perché il processo è il mezzo mediante il quale alla presunzione di innocenza si sostituisce quella di colpevolezza. In linea di principio non spetta all’imputato dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la colpa.

    La presunzione di innocenza non è sancita nella Costituzione Italiana, nonostante alcuni autori la rinvengano nell’articolo 27, comma 2, che recita che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. In realtà questa norma non inquadra una presunzione di innocenza o di non colpevolezza, ma un divieto di presunzione di colpevolezza. L’imputato non è assimilato al colpevole sino al momento della condanna definitiva. Secondo la Corte costituzionale, questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma esclusivamente “imputato”. Questa regola è meglio precisata nell’art. 6, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

    L’indagato è la persona sottoposta alle indagini preliminari. L’imputato è la persona sottoposto a giudizio. Accertata la fondatezza della notizia di reato, il Pubblico ministero esercita l’azione penale chiedendo l’accertamento giurisdizionale attraverso formale imputazione. In seguito all’esercizio dell’azione penale, l’indagato assume la qualifica di imputato.

    [2] Codice di Procedura Penale, Art. 329 – Obbligo del segreto d’indagine (o investigativo). Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.

    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.

    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.

    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.

    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.

    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo

    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.

    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.

    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse”.

    Progetto “Repara” della Conferenza Episcopale Spagnola [QUI].

    Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili

  • Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Modica – Anziché chiedere indignati al Vaticano di rimuoverlo, a Enna ci sono sedicenti fedeli che in questi giorni stanno ingaggiando una ‘guerra’ delle petizioni online per difendere il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, il modicano Rosario Gisana, che ha protetto per anni il prete Don Rugolo, accusato di pedofilia, trasferendolo prima al Nord, anziché denunciarlo, e poi facendolo addirittura tornare all’ovile, rimettendolo a stretto e diretto contatto i ragazzini molestati, e offrendo soldi ad almeno una famiglia delle vittime, per tacere e dimenticare. A proposito: complimenti anche alla Caritas, che aveva 25 mila euro pronti in tasca per tali “opere pie”. La petizione social, in realtà, è partita già lo scorso febbraio: le manette per il sacerdote erano infatti da tempo nell’aria. I primi abusi su un 16enne risalgono al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2013. Nell’ordinanza della misura cautelare si legge che il vescovo era a conoscenza di tali violenze ma si è limitato, a fine 2019, a spedire Rugolo per un po’ alla diocesi di Ferrara.

    «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana – scrive il gip – che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara, anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni». Interrogato dal gip, Rugolo – per bocca del suo avvocato – si dice “sereno”. Beato lui. Avvisi di garanzia e custodie cautelari dovrebbero venderli in farmacia come ansiolitici visto che, secondo quanto riferiscono i legali, producono questo effetto rilassante in tutti coloro che ne vengono raggiunti.

    E i due preti del tribunale di Palermo che all’epoca archiviarono tutto per “difetto di competenza” (non perché il fatto non sussisteva), perché Rigoldo allora era ancora seminarista (e con tanto curriculum fu poi ordinato sacerdote), chi sono e che fine hanno fatto? Ad ogni modo, subito dopo l’arresto ha ripreso quota la raccolta-firme dei fedelissimi di Gisana: in un post su change.org in cui abbraccia il Papa (foto) lo difendono oltre ogni ragionevole dubbio dall’accusa di aver insabbiato i reati e dagli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà». Sono arrivati a quasi 1300 firme. Ben lieti di fare parte della categoria di “blogger”, se vuol dire conservare un briciolo di galileiana obiettività.

    Grazie a dio, infatti, gira in Rete anche un’altra petizione, antitetica, che invita Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti. Ma anche a smarcarsi dal turpe brodo in cui si agita Piazza, lui che fatto della condanna della pedofilia negli ambienti ecclesiali una delle colonne del suo mandato. Sta aspettando che le acqua si calmino, per defenestrarlo senza clamori? Proprio ieri ne ha fatto fuori uno: monsignor Gino Reali, 73enne vescovo “emerito” di Porto-Santa Rufina, coinvolto nel noto caso di pedofilia di don Ruggero Conti e prepensionato con due anni d’anticipo con la scusa delle precarie “condizioni di salute”, incompatibili col suo magistero. Non è il caso di iniziare a far sentire “sereno” anche il 62enne Gisana? Per contrastare l’acritica petizione a suo favore gli stessi pm di Enna sono stati costretti a lanciare un appello per incoraggiare altre possibili vittime a non avere timore e a denunciare. “Non è amore”, diciamo alle donne che vengono picchiate, umiliate, stuprate. “Non è Chiesa”, diciamo a chi è vittima di rappresentanti indegni. Rete L’ABUSO

    Il bacio di Giuda

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento alla petizione in favore della diocesi, più precisamente in favore del vescovo di Enna, mons. Rosario Gisana, lanciata da Carmelo Cosenza sulla piattaforma Change.org , si chiede a nome della stessa presunta vittima in carico alla Rete L’ABUSO e a nome della stessa “Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, diritto di replica.

    Premesso che non si tratta affatto di alcun blogger, ma della Rete L’ABUSO, Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che se pur non espressamente citata nella petizione, tuttavia vede configurare ampiamente a nostro danno gli estremi per la diffamazione, teniamo a precisare che l’affermazione calunniosa nella quale, insieme alla stessa presunta vittima ci vedrebbe “tendenti a denigrare e screditare – anche attraverso calunnie – l’operato del vescovo Gisana nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo” è procedibile e per questo vi invito caldamente a querelarci presso il più vicino ufficio di polizia o carabinieri e a non limitarsi a invitare a firmare petizioni in sostegno di un vescovo che ha violato palesemente lo stesso volere di Papa Francesco, espressamente messo nero su bianco, nell’ultimo Motu proprio Vos estis lux mundi.

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie dal 1 giugno 2019, recita all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti. Fatti denunciati dall’associazione alla Procura di Enna.

    Il Presidente – Francesco Zanardi

  • Prete arrestato: avvocato, ha chiarito fatti al Gip,è sereno

    Prete arrestato: avvocato, ha chiarito fatti al Gip,è sereno

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – E’ durato tre ore, davanti al Gip di Enna, Maria Luisa Bruno, l’interrogatorio di garanzia di Giuseppe Rugolo, il sacerdote agli arresti domiciliari dallo scorso 27 aprile, a Ferrara, per violenza sessuale aggravata. Il prete, che era accompagnato da uno dei suoi due legali, l’avvocato Antonino Lizio, del foro di Catania, ha risposto alle domande del Gip, fornendo la sua versione dei fatti.

    “Ci colpisce questo movimento mediatico che c’è su Rugolo – ha detto l’avvocato Lizio dopo l’interrogatorio – come se a volte i processi fossero fatti sulla base delle notizia sui giornali.

    Con l’avvocato Denis Lovison abbiamo consigliato al nostro assistito di venire a rispondere al gip. Abbiamo chiarito quello che c’era da chiarire e spero che venga tenuto in conto. Il sacerdote ha risposto alle domande ed è stata acclarata la sua posizione. Mi auguro che sia stato compreso quello che doveva essere compreso, poi vedremo lo sviluppo del caso”.

    Il penalista ha sottolineato che “don Rugolo è sereno”. E ha spiegato che non aveva risposto al Pm dopo avere ricevuto l’avviso di garanzia perché non avendo “letto gli atti dell’inchiesta non si poteva parlare perché non si conosce come sono stati rappresentati i fatti”. “Adesso – ha aggiunto l’avvocato Lizio – abbiamo chiarito i fatti e la nostra posizione. E penso che questo sarà preso in considerazione”. Il legale ha confermato di non avere ancora fatto istanza al Tribunale della Libertà per chiedere la scarcerazione di Rugolo: “Sto valutando il da farsi, aspettiamo il verbale e poi qualcosa faremo”, ha annunciato. (ANSA).

  • Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    ENNA – I silenzi e le sottovalutazioni di chi sapeva e non è intervenuto oppure lo ha fatto in maniera blanda, tanto che una delle vittime delle violenze sessuali di don Giuseppe Rugolo, come ultimo gesto disperato, ha chiesto aiuto al Papa.

    Ed ancora i soldi offerti alla vittima (per comprarne il silenzio?) e la recente presenza a Piazza Armerina di don Giuseppe Rugolo che avrebbe colto di sorpresa anche il vescovo.

    La prima denuncia nel 2014

    Nel dicembre scorso una delle giovani vittime si è rivolto alla polizia. Ha raccontato che già nel 2014 si era confidato con il padre, il quale voleva denunciare tutto subito. Il figlio per pudore decise di non farlo, ma almeno si sarebbero confidati con un altro sacerdote, monsignor Pietro Spina: “Gli raccontai tutto, ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre. Rugolo negò tutto, fu un incontro da toni molto accesi. Visto che continuava a negare gli dissi di giurare davanti a Dio e sul santissimo sacramento, ma lui si rifiutò. Alla fine, monsignor Spina appoggiò Rugolo e io venni visto come un visionario, un pazzo che aveva inventato tutto. Credo che per questo, all’epoca, non venne informato neanche il vescovo Michele Pennisi”.

    A Spina, per dare prova che le sue non erano fantasie, il giovane disse “che sapevo che lui aveva prestato 50.000 a Rugolo, un dettaglio che poteva fargli comprendere che Rugolo ed io eravamo molto in confidenza tanto avermi raccontato cose delicate”.

    Spina avrebbe sminuito la vicenda: “Mi ha detto che visto che entrambi avevamo raggiunto l’eiaculazione per lui non era omosessualità e pertanto non aveva alcuna valenza tanto che potevo anche entrare in seminario”.

    La seconda denuncia il giorno del Venerdì Santo

    Nel successivo mese di aprile 2015, durante la processione del Venerdì Santo, ha aggiunto il giovane agli investigatori della squadra mobile, incontrò “monsignor Murgano e gli ho confidato quanto mi era accaduto perché non riuscivo a tenere quel peso dentro. Avendo raccontato che mio padre voleva denunciare i fatti alla Procura della Repubblica lui mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il nuovo vescovo Rosario Gisana”.

    Finalmente si attiva un parroco

    Nel maggio 2016 finalmente un parroco, don Giuseppe Fausciana, comprese la gravità della vicenda e avvertì il vescovo, il quale fissò un incontro i genitori del giovane. Ne venne fuori un’indagine ecclesiastica chiusa con nulla di fatto. Molti protagonisti, a cominciare dallo stesso Rugolo, non risposero alla convocazione. Doveva essere una indagine severa ed invece si limitarono a inviare gli atti alla Congregazione per la dottrina delle fede, in Vaticano, che non poté far altro che archiviare. Motivazione: i fatti risalivano a un periodo in cui Rugolo non era stato ordinato sacerdote e dunque la Chiesa non aveva competenza.

    L’inchiesta coordinata dal procuratore di Enna Massimo Palmeri al contrario fa emergere storie di abusi sessuali successivi all’avvio del sacerdozio.

    Le parole del vescovo

    Decisero di trasferire Rugolo a Ferrara affinché venisse curato e seguito da psicologi e altri sacerdoti. La sua “malattia”, però, non è stata segnalata all’autorità giudiziaria. Il vescovo Gisana lo scorso gennaio è stato convocato dai pubblici ministeri ennesi: “All’inizio del mese di novembre 2018 ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato i fatti, alla fine dopo pianti e disperazione Rugolo mi ammise che vi era stato un solo episodio di abuso prima della sua ordinazione, mi parlò di una sola masturbazione durante il Grest”.

    Anche il vicario generale Monsignor Antonino Rivoli lo scorso gennaio ha confermato di avere saputo dal vescovo degli abus,i ma “nessuno di noi penso di dover informare l’autorità giudiziaria visto che tali abusi erano stati commessi su minore”.

    L’offerta di denaro e la richiesta di aiuto al papa

    Nell’ottobre i familiari del giovane avrebbero ricevuto un’offerta di 25 mila con una clausola del silenzio. Da chi è partita l’offerta se davvero è stata avanzata? Da ambienti legati alla Chiesa, ma su questo si indaga ancora. Sta di fatto che la famiglia del ragazzo nella speranza di ottenere giustizia, e come gesto disperato, il 29 ottobre 2020 hanno inviato una lettera raccomandata a Papa Francesco.

    Ogni cosa veniva ripercorsa nei dettagli, con nomi e cognomi di chi sapeva ma non era intervenuto. Il giovane ribadiva la sua sofferenza, ma anche il suo sdegno di fronte alle apparizione televisive di don Rugolo che in prossimità della Pasqua, durante il lockdown dell’anno scorso, raccontava la sua esperienza pastorale con i giovani di Enna. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Non si sa cosa sia accaduto a seguito della missiva e se il pontefice l’abbia materialmente letta. Il silenzio hanno convinto il giovane che non gli restava altro da fare che rivolgersi alla polizia.

    Gli episodi recenti

    Di recente, così è emerso dall’analisi del computer del sacerdote, Rugolo, che “è solito navigare in maniera sistematica e maniacale a qualsiasi ora del giorno e della notte su siti pornografici”, ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena diciannovenni.

    Voleva rientrare in Sicilia

    La cura, dunque, a cui è stato sottoposto non sarebbe stata efficace. Rugolo a partire dallo scorso gennaio non vedeva l’ora di tornare in Sicilia. Parlando con Spina, il sacerdote con cui si era confidata per prima la vittima, Rugolo diceva che “a maggio devo rientrare perché se c’è una mezza speranza di fare il Grest… io voglio fare il Grest con i ragazzi”. Quando nello stesso mese venne fuori la notizia dell’inchiesta Rugolo chiamò monsignor Murgano: “… per favore chiama il vescovo vedi sapere se sono io, Enzo ti prego fammi questo favore come un fratello”.

    L’incontro di poco mesi fa e il “vescovo non ne sa niente”

    E poi, sempre a gennaio, c’è una conversazione da cui emergerebbe che, nell’attesa del tanto agognato rientro definitivo, malgrado l’esilio a Ferrara per curarsi, Rugolo è tornato a Enna per partecipare alle attività giovanili della diocesi.

    Monsignor Rivoli, vicario del vescovo, si rammaricava del fatto che Rugolo “non ha saputo essere fedele al mandato… lui era lì ma ha continuato ad essere qui e il danno è stato proprio questo”. Non solo, “nella sua stupidità ha coinvolto anche il vescovo senza che il vescovo ne fosse al corrente”. Gisana aveva organizzato una catechesi a un gruppo di giovani e “durante il gruppo di giovani spunta lui”.

    https://livesicilia.it/2021/04/30/silenzi-sugli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-papa-francesco-aiutami/?fbclid=IwAR2drCp8KQlg5702a6lgzIqSqBcl2R24Yu07us5UhRRbObjMcA8JuBCFkWM

  • Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Se papa Francesco vuole dimostrare che il Motu proprio Vos estis lux mundi è una cosa davvero seria, lo applichi alle omissioni del vescovo di Piazza Armerina. Questa è l’occasione buona per dimostrare serietà, diversamente si tiri dignitosamente indietro e  lasci gestire gli abusi sessuali sui minori a chi è capace. È inconcepibile e inaccettabile che si continui da più di 20 anni a giocare così con la vita umana, soprattutto quella dei più piccoli.

    La Rete L’ABUSO ha lanciato una raccolta firme in sostegno delle vittime di Enna, indirizzata a papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella quale, sulla base del Motu proprio da lui stesso emanato, in vigore dal 1 giugno 2019, rimuova immediatamente monsignor Gisana e tutti coloro che hanno contribuito all’insabbiamento del caso di don Giuseppe Rugolo.

    Di seguito il testo della petizione e i rispettivi articoli di legge vaticana ai quali riferiamo la contestazione.

    Firma la petizione e aiutaci a condividerla con i tuoi amici

    Il 1 giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.

    Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.

    Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.

    Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.

    Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.

    All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.

    Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.

    Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.

    È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.

    Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.

    Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione.

  • “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    È fissato per lunedì a Enna l’interrogatorio di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote siciliano quarantenne arrestato l’altro ieri per di violenza sessuale e atti sessuali su minori. Il religioso, ora ai domiciliari al seminario di via Fabbri, è accusato di aver abusato di tre minorenni mentre ricopriva il ruolo di collaboratore canonico ed educatore dell’Azione Cattolica in provincia di Enna. I fatti si sarebbero verificati sia quando era ancora seminarista che dopo essere stato ordinato sacerdote. A giorni, quindi, don Giuseppe potrà fornire al giudice la propria versione dei fatti.

    “Spiegheremo la nostra posizione – è il commento dell’avvocato Denis Lovison, difensore del prete insieme al collega catanese Antonio Lizio – e poi faremo il Riesame verso la misura cautelare. Rimaniamo infatti convinti che non sussistano le esigenze cautelari”. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, trapelano altri dettagli sul percorso che ha portato all’arresto del sacerdote siciliano, partito dalla denuncia di un giovane che, dieci anni prima, avrebbe subito violenza da Rugolo.

    Inizialmente, prima di rivolgersi alla polizia, il giovane racconta ad altri sacerdoti quello che stava accadendo. Grazie all’intermediazione di un parroco, prima i genitori e poi la stessa presunta vittima riescono a parlare con il vescovo di Piazza Armerina (diocesi di riferimento di don Giuseppe), Rosario Gisana. Il monsignore avvia così un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. L’istruttoria, però, come scrive il gip nell’ordinanza, “non avrebbe dato alcun esito”, anche a causa del fatto che alcuni testimoni non hanno risposto alla convocazione. Il passaggio successivo è l’allontanamento di Rugolo. Il sacerdote viene infatti trasferito a Ferrara, ufficialmente per ragioni di studio ma in realtà per sottoporsi a cure e a un percorso psicoterapeutico.

    Ma non è tutto. Del caso, a suo tempo, viene informata anche la Santa Sede. A rivelarlo è lo stesso vescovo Gisana, in una telefonata del gennaio 2021 intercettata dagli inquirenti. La chiacchierata arriva all’indomani di una richiesta di informazioni sull’argomento arrivata dalla Congregazione del Clero.

    Il monsignore parla con un altro prelato illustrando le iniziative adottate nei confronti di don Giuseppe e chiedendo consigli. Spiega di avere informato “la Congregazione della Fede” la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Insomma, la questione non sarebbe di competenza della Congregazione.

    Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”. E ancora: “Io l’ho tolto dalla parrocchia, l’ho mandato in un’altra diocesi dove l’ho sottoposto a un percorso psicologico. Ora come mi devo comportare?”. Intanto il caso è approdato anche su ‘Chi l’ha visto’. Ieri sera, durante la trasmissione di Rai3, il capo della Squadra Mobile di Enna, Antonino Ciavola ha rivolto un appello ad eventuali altre vittime.