Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Processo a don Rugolo. Questa mattina la prima udienza

    Processo a don Rugolo. Questa mattina la prima udienza

    Si è aperto stamattina il processo a carico di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato lo scorso 27 aprile con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minorenni.

    Il processo si celebra al Tribunale di Enna a porte chiuse. Presidente Francesco Pitarresi e giudici a latere Elisa D’Aveni e Chiara Blandino.

    In aula il sacerdote non c’era. Ha inoltrato un certificato medico chiedendo attraverso i suoi avvocati, Denis Lovison, del Foro di Ferrara e Antonino Lizio del Foro di Catania un rinvio. Il Pm, Stefania Leonte si è opposta e dopo una breve camera di Consiglio il processo è iniziato.

    Rigettate tutte le eccezioni preliminari dei legali di Rugolo mentre sono state ammesse come parte civile, oltre alla vittima difesa dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, i genitori del giovane minorenne all’epoca dei fatti, assistiti dal legale Giovanni Di Giovanni, l’Associazione Co. tu. le. Vi, con l’avvocato Prima Cammarata e la Rete l’Abuso, con l’avvocato Mario Caligiuri.

    “Abbiamo chiesto la citazione come responsabili civili della diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia San Giovanni Battista di Enna” dice l’avvocato Parasiliti.

    La prossima udienza del processo,che si celebra con rito ordinario, si terra il prossimo 21 ottobre. L’indagine, della Squadra Mobile, dopo la denuncia di un giovane, minore all’epoca dei fatti.

    Nel corso dell’inchiesta della Procura di Enna, sono emersi almeno altri due casi di abusi a danni di minorenni.

  • Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Una lunga udienza quella che ha aperto il processo con il rito abbreviato a carico di Giuseppe Rugolo, il sacerdote di Enna arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Gli avvocati che lo difendono – Denis Lovison e Antonino Lizio – hanno presentato un lungo elenco di eccezioni che, però, sono state tutte rigettate.

    Il prete non era presente oggi nell’aula del tribunale di Enna dove il
    processo si è svolto a porte chiuse.

    Le indagini della squadra mobile ennese sono partite dopo la denuncia di un ragazzo, oggi 28enne ma che all’epoca dei fatti aveva 16 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista.

    Erano stati i genitori della vittima a denunciare inoltre che “la diocesi ci offrì dei  soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio».

    La vittima e suoi genitori oggi erano presenti in aula e sono stati accolti come parti civili nel processo. Insieme a loro anche Rete l’abuso – un’associazione nazionale che si occupa di vittime degli abusi sessuali del clero – e l’associazione Cotulevi, un’organizzazione di volontariato contro tutte le violenze.

    «Abbiamo chiesto – dichiara a MeridioNews l’avvocata Eleanna Mollica Parasiliti che assiste la vittima – la citazione come responsabili civili della parrocchia ennese e della diocesi di Piazza Armerina».

    Su questa richiesta si concentrerà la prossima udienza che è già stata fissata per il 21 ottobre.

    Il vescovo Rosario Gisana era già stato sentito in procura come persona informata sui fatti.

    Alle accuse rivolte dai familiari del ragazzo ha risposto sostenendo che, invece, proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta di denaro. Intanto, l’inchiesta della procura di Enna ha portato alla luce presunte violenze su altri due giovani, anche loro minorenni, abusati dallo stesso parroco che guidava un’associazione giovanile.

    https://meridionews.it/articolo/96379/enna-al-via-processo-al-prete-per-violenza-sessuale-su-minori-rugolo-assente-in-aula-vittima-e-genitori-saranno-parti-civili/

  • Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    ENNA. È fissata giovedì ai tribu­nale di Enna l’apertura del proces­so a carico dì Giuseppe. Rugolo, il sacerdote ennese arrestato lo scorso 27 aprile a Ferrara e posto ai domiciliari con l’accusa di violen­za sessuale aggravata.

    L’indagine, condotta dalla squa­dra mobile· di Enna, si ricorda, era stata avviata dopo la denuncia di un ventottenne che avrebbe subi­to abusi quando era ancora mino­renne dal 2009 al 2013. Dall’mchie­sta coordinata dalla Procura di En­na sono emerse anche presunte violenze su altri due giovani, an­che loro minorenni al momento dei fatti.

    I difensori del sacerdote, dopo la disposizione del rito im­mediato da parte del Gip, del Tri­bunale di Enna, Maria Luisa Bru­no, in accoglimento della richiesta di rito immediato avanzata, dai so­stituti procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno scelto di non chiedere rito alternativo e il processo si celebrerà quindi con rito ordinario.

    Contestati al religioso i reati di “violenza sessuale aggravata dal­l’aver approfittato delle condizio­ni d’inferiorità psichica della persona offesa sottoposta al momen­to, del fatto a lìmitazionl della li­bertà personale”, nonché “per aver provocato alle giovani vittime un grave pregiudizio”, nonché. “per a­ver commesso atti sessuali con mi­nori a. lui affidati per ragioni di istruzione alla relìgione cattoli­ca”.

    l difensori di Rugolo, gli avvoca­ti Denìs Lovison e Antonino Lìzìo, avevano, presentato ricorso per chiedere la revoca della misura dell’ordinanza di custodia cautela­re al tribunale del Riesame nisse­no che lo ha dichiarato inammissi­bile e precedentemente anche il Gip del tribunale di Enna, Maria Luisa Bruno, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari accogliendo la ri­chiesta della procura della misura cautelare dei domiciliari, aveva ri­gettato la richiesta di revoca per il religioso.

    Della vicenda si occuperà anche il programma “Le lene” con un servizio che a breve andrà in in onda. Sarà ripercorso l’intero caso partendo dalle denunce inizial­mente sottaciute, fino alla ribalta mediatica nazionale che ha avuto l’inchiesta a carico del sacerdote ennese che venne poi allontanato dalla comunità locale e trasferito in una struttura religiosa del nord Italia.

    T. T.

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • Enna – Rito ordinario per il sacerdote Giuseppe Rugolo

    Enna – Rito ordinario per il sacerdote Giuseppe Rugolo

    Ansa – 30 giu 21 – Enna – Rito ordinario per il sacerdote Giuseppe Rugolo, arrestato ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

    Lo annunciano gli avvocati del prete Denis Lovison e Antonino Lizio  allo scadere dei termini del rito immediato stabilito dalla Procura di Enna.

    “Abbiamo optato per l’ordinario perche questo ci darà l’opportunità  di dimostrare la nostra tesi davanti ai giudici” ci dice al telefono l’avvocato Lovison del foro di Ferrara.

    Rugolo, che era stato spostato a Ferrara dalla Diocesi di Piazza Armerina, è stato arrestato il 27 aprile di quest’anno dopo la denuncia di un ventottenne che ha raccontato alla polizia di avere subito abusi dal 2009 fino al 2013. yur

  • PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    È stata notificata oggi presso la sede della Rete L’ABUSO la citazione – di testimoni e consulenti tecnici – per il dibattimento che si terra il prossimo 28 ottobre, presso il tribunale di Pavia.

    Il sacerdote coperto dalle gerarchie della chiesa napoletana, era accusato da Arturo Borrelli e altre persone, di averle molestate sessualmente in tenera età.

    Dopo la prima querela di Arturo Borrelli nel 2010 (con le stesse dinamiche che 11 anni dopo ritroviamo nel caso di don Giuseppe Rugolo, dopo la denuncia della presunta vittima, trasferito da Enna a Ferrara)  il prete sparì, lo rintracciammo due anni dopo, nel 2012. Era ancora a Napoli e come quando adescò Arturo Borrelli, insegnava ancora religione, questa volta presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), dal quale di lì a breve scomparirà nuovamente.

    Di li in poi si perderanno completamente le tracce di don Mura, fino a che un ragazzino di Montù Beccaria (un piccolo paesino del pavese) riconoscerà in una foto di 10 anni prima, don Mura che nel frattempo era diventato Saverio Aversano.

    Grazie alle IENE la cosa venne di dominio pubblico e don Silverio Mura – alias Saverio Aversano – scompare nuovamente.

    Ed è qui che interviene la Rete L’ABUSO, che querela per favoreggiamento una serie di personaggi emersi a seguito delle indagini dell’Associazione.

    La rete si avvarrà anche della consulenza della criminologa Luisa D’Aniello – da anni nostra consulente tecnica – alla quale chiederemo il profilo di don Mura al fine di rilevare una eventuale pericolosità sociale, che allegheremo alla querela.

    Dopo tre anni di indagini, oggi la notifica del rinvio a giudizio del sacerdote.

    Francesco Zanardi

  • ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    La petizione lanciata da Rete l’Abuso sulla piattaforma change.org  “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” ha raccolto 17 mila e 800 firme.

    La petizione diretta al Papa e alla Congregazione per la dottrina della fede chiede che sia rimosso il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana per la gestione della vicenda che riguarda Giuseppe Rugolo, il sacerdote agli arresti domiciliari dal 27 aprile, con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori .

    A quella petizione il giornale della Diocesi , Settegiorni degli Erei al Golfo, aveva risposto con un’altra petizione, sempre sulla stessa piattaforma, change.org,, che ha capitalizzato solo 1300 firme.

    Non c’era nessuna voglia, da parte di Rete l’Abuso di misurarsi con la pletora di fedeli ma il risultato racconta che anche i fedelissimi cominciano ad avere qualche sospetto sulla rettitudine dei comportamenti di Gisana. “Il  vescovo ha agito con rettitudine di coscienza, nel pieno rispetto delle regole, avendole a cuore e avendo soprattutto a cuore ogni persona – scrive il prelato, in una lettera pastorale che tutti i parroci delle chiese della Diocesi cono stati ”invitati” a leggere ad ogni messa –  Da sempre condanno – continua Gisana-  ogni forma di abuso come delitto di estrema gravità e di potenza distruttiva proprio per loro, per i più deboli.

    Nello stesso tempo valuto necessario l’ascolto dell’accusato e ancor di più necessario che la giustizia faccia il suo corso”. E già, ascoltare l’accusato. Dettaglio, questo, che  purtroppo non si è verificato durante il procedimento ecclesiastico dopo la denuncia di un giovane di Enna,  che accusava Rugolo di avere abusato di lui quando era minorenne.

    Insieme alla denuncia formale di questo ragazzo, che lo scorso dicembre si è rivolto alla Squadra mobile di Enna, altre vittime  avevano inviato a Gisana mail per raccontare di essere stati abusati sempre dal sacerdote. A quel procedimento, che si è tenuto al Tribunale Ecclesiastico di Palermo, però Rugolo non si presenta. Non viene ascoltato.

    E non avviene proprio nulla. Un accusato di un reato così grave ed infamante che viene convocato dai giudici ecclesiastici e non si presenta. Ecco che fa bene ora Gisana a ricordare ai fedeli che l’accusato va ascoltato. Il Vescovo, comunque, non ha applicato il dettato del Motu Proprio di Papa Francesco  che il I° giugno del 2019 è diventata legge.

    Avrebbe dovuto sospendere immediatamente Rugolo, invece , con una mascherata ed una presunta malattia l’ha spostato a Ferrara dove il sacerdote ha continuato ad occuparsi di giovani.

  • Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire

    Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire

    Articolo tratto da korazym.org- di Vik van Brantegem

    In un post Facebook ieri sera Pierelisa Rizzo ha scritto: “Grazie a chi crede ancora in un Dio giusto, a chi sta accanto alle vittime, a chi non si arrende, a chi persegue la verità, a chi non si gira dall’altra parte, a chi sa distinguere ancora il bene dal male. Grazie. Puoi aiutarmi firmando anche tu questa petizione?” [QUI]. Pierelisa Rizzo è una giornalista ennese che da 30 anni lavora per l’ANSA. Ha studiato all’Università degli Studi di Catania e all’ UKE Università Kore Enna..

    Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021

    Alcune ore prima, nel pomeriggio di ieri Pierelisa Rizzo aveva postato: “I miei genitori mi hanno insegnato per prima cosa la dignità. La dignità è un sentimento che passa dalla lealtà, dall”onestà, dalla verità. Ebbene credo che anche i parroci, i monsignori, i vescovi dovrebbero avere Dignitá. Leggo di una petizione. SOLIDARIETÀ AL VESCOVO GISANA. Ma solidarietà di che? Che ha offerto 25 mila euro della Caritas alla famiglia della vittima? Che ha ammesso che sapeva delle violenze seppure quando Rugolo era seminarista e, dunque, ampiamente maggiorenne, e la vittima era certamente minorenne? Solidarietà perché ha provato ad insabbiare tutto? Solidarietà perché non avendo sospeso il parroco, come dice invano il Motu proprio di Papa Francesco, dopo che era venuto a conoscenza del reato, non ha impedito che altri ragazzi venissero abusati? Mi chiedo perché di fronte a queste prove, che non ho certo costruito io, la Chiesa continui a coprire? Ho atteso ore per incontrare l’avvocato di Rugolo. Ho atteso perché, credo giusto, sentire tutti i protagonisti. Ho atteso perché volevo raccontare l’altra faccia della medaglia. Ma mi interrogo cosa serve raccontare una verità che sembra non servire. Faccio la giornalista da 30 anni, da oltre 30 lavoro per ANSA. Mi sono occupata di tantissimi casi, brutti, pieni di orrore ma mai mi ero imbattuta in un caso in cui le evidenze dei fatti vengono negare così. Per prima cosa c’è un arresto. La procura non arresta così, a cuor leggere. Ci vogliono fatto gravi, che siano comprovati. E poi c’è l’inchiesta che racconta l’orrore allo stato puro. Questi i fatti che coinvolgono non solo il vescovo della diocesi di piazza Armerina, Rosario Gisana, due monsignori di Enna, e tanti e tantissimi preti ad Enna ed in tutta la diocesi. E questi sono responsabili come e quanto Rugolo. Che si sarebbe potuto fermare e, forse aiutare. Dunque cari parroci, animatori parrocchiali, chierici perpetue, monsignori e quanti altri che state condividendo anche sui gruppi privati la petizione di solidarietà a Rugolo, guardate dentro, interrogatevi sul perché, 20 o 40 anni fa avete indossato quell’abito e servire quel Dio che ora vi guarda con dolore. Non il vostro. Ma quello delle vittime che state sacrificando per il potere, per l’indifferenza, per l’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi” [QUI].

    Di seguito il testo della petizione che la Rete L’ABUSO ha lanciato e diretta a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede [QUI].

    Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana

    Il 1° giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.
    Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.
    Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.
    Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.
    Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.
    All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”
    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”
    Contrariamente alla norma in vigore dal 1° giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.
    Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.
    Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.
    È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.
    Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.
    Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione: QUI.

    http://www.korazym.org/60713/petizione-di-solidarieta-al-vescovo-gisana-lipocrisia-di-una-chiesa-che-ad-enna-crolla-a-pezzi-chi-sta-accanto-alle-vittime-fa-appella-a-papa-francesco-di-int/

  • Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    La vicenda di don Giuseppe Rugolo finisce in un parapiglia tra Vaticano, CDF e il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che adesso scarica il barile sui superiori, che però fanno scena muta.

    Un quadro davvero inquietante quello che emerge a due anni dall’entrata in vigore (1 giugno 2019) del Motu Proprio Vos estis lux mundi, che come abbiamo scritto qualche giorno fa, vede la sua disapplicazione un po’ ovunque. Una legge vaticana che invece doveva dare un secco STOP agli insabbiamenti da parte delle gerarchie ecclesiastiche, accusate in tutto il mondo di aver insabbiato sistematicamente i casi.

    L’accusa parte proprio dal vescovo Rosario Gisana, che si sfoga sulle pagine del RESTO DEL CARLINO e accusa il quartier generale – Vaticano e Congregazione per la Dottrina della Fede – al quale imputa il fallimento.

    Stando a quanto afferma mons. Gisana, avrebbe fatto tutto ciò che prevede il Motu proprio, anche se diventa opinabile – nel contesto Gisana – il fatto che don Rugolo fosse stato trasferito dopo la denuncia e messo a contatto con minori, come lui stesso dichiara annunciando un campeggio durante la messa del 15 agosto 2019. Su questo punto sarebbe importante capire anche la posizione del vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, che al momento diffida noi della Rete l’ABUSO ma non spiega (in virtù della proclamata trasparenza) se al di la che in quel momento “non esisteva alcun impedimento canonico”, sapeva o meno di cosa fosse accusato don Rugolo a Enna.

    Sempre secondo mons. Gisana – intercettato al telefono dalla procura di Enna nel gennaio 2021 – sia la Segreteria di Stato, che la Congregazione per la Dottrina della Fede, il caso “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Risposta davvero anomala, in quanto il Vos estis lux mundi non copre solamente i minori, ma anche le persone c.d. fragili.

    In tutto ciò, ad inquietare ulteriormente sono i silenzi del papa, di fatto il promotore del Motu proprio che a fronte del problema annuncia sulle pagine de L’OSSERVATORE ROMANO di aver finalmente capito che l’abuso su un minore ha l’effetto di un omicidio psicologico.

    Peccato non abbia ancora capito che è proprio per questo che dovrebbe essere intransigente. Quattro belle parole su un foglio di carta, se poi non si applicano non servono a nulla e i silenzi cancellano anche qualunque buon proposito.

    Francesco Zanardi

  • Enna, le intercettazioni del prete accusato di abusi: “Per tornare in Sicilia devo fare il cattivo”

    Enna, le intercettazioni del prete accusato di abusi: “Per tornare in Sicilia devo fare il cattivo”

    Voleva tornare in Sicilia a tutti i costi dopo l’allontanamento avvenuto a fine 2019 per delle accuse di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo della sua Diocesi. Don Giuseppe Rugolo, intercettato, insiste più volte con monsignor Spina chiedendo il rientro ad Enna. “Forse devo fare il cattivo”, diceva.

    Voleva rientrare in Sicilia nonostante il divieto imposto dalla diocesi dopo le accuse di violenza sessuale. Don Giuseppe Rugolo era finito ai domiciliare per abusi nei confronti di un giovane della sua parrocchia. A dicembre aveva addirittura fatto irruzione durante una diretta Facebook del vescovo Rosario Gisana con i giovani di “Progetto 360”. “Non ha saputo evitare di fare casino – diceva a gennaio il vicario di Gisana, monsignor Antonio Rivoli -.

    Era via ma ha continuato ad essere qui ed è stato proprio questo il danno”. Il tutto emerge dalle intercettazioni effettuate dalla squadra mobile di Enna, disposte dalla procura sul principale indagato e sui testimoni della vicenda di abusi sessuali ai danni di un minore. “Nella sua stupidità ha coinvolto pure il vescovo – continuava il vicario – senza che lui ne sapesse niente. Per cui il suo gruppo gli dice dell’incontro e spunta lui. Così sembrava che il vescovo sapesse tutto”.

    Il sacerdote stava cercando di rientrare in Sicilia da Ferrara, lì dove era stato trasferito dopo le denunce. Con monsignor Pietro Spina si lamentava per quanto accaduto. “Ora basta. C’è da aspettare maggio? Che passino dieci anni? Che questi non possano fare più niente?”. Le domande pressanti riguardavano il suo rientro sull’isola: sperava nella prescrizione, ma la vittima aveva già presentato una denuncia alla squadra mobile visto che la Chiesa non si era mossa dopo la prima segnalazione del 2014. Il ragazzo si era rivolto in prima battuta a monsignor Spina, che però aveva difeso Rugolo. “Tu sei stato punito senza processo” gli diceva al telefono. L’indagato però insisteva. “Io dirò al vescovo che sono stato nell’obbedienza, che il 10 maggio il ragazzo compie gli anni e scattano 10 anni da quando ha fatto i 18 anni. Il 10 maggio è San Cataldo, è il giorno giusto perché io rientri” continuava Rugolo. “Poi andrò dall’avvocato e gli dirò che non ho alcuna intenzione di aspettare, che io voglio procedere in qualsiasi modo. Il vescovo sotto ricatto si è fatto fregare, ma io certe volte arrivo.a pensare che forse devo fare il cattivo per ottenere un minimo di verità”.

    Il ragazzo vittima di abusi si è rivolto al Papa per ottenere giustizia dopo una prima denuncia nel 2014. Il parroco era stato mandato per due anni in un’altra diocesi. “Come dovevo comportarmi?” dice il vescovo Gisana in un’intercettazione. “Lui lo ammette, ma lo ha fatto da seminarista, dunque fuori dalla giurisdizione della Chiesa”

    Il sacerdote delle Diocesi di Piazza Amerina era stato arrestato dalla squadra mobile di Enna per violenza sessuale e atti sessuali con minorenni commessi nel periodo da seminarista, oltre che dopo la sua ordinazione. L’aggravante, secondo la procura, era anche quella di aver approfittato delle vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione religiosa. Le denunce fatte dal giovane nel mese di dicembre avevano dato il via alle indagini. La vittima aveva già tentato un approccio con la Diocesi nel 2014. Don Giuseppe Rugolo, 40 anni, era molto noto in città per il suo impegno con i giovani. L’arresto gli è stato notificato a Ferrara, lì dove era stato trasferito dopo la segnalazione.

    Dopo la denuncia della vittima 27enne, il Papa aveva chiesto informazioni sul caso del seminarista al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana. La Chiesa non aveva mai segnalato la vicenda alla magistratura. Il sacerdote sotto accusa è stato allontanato a fine 2019 ma la scorsa estate sarebbe tornato ad Enna per una messa. Poi l’incursione nella diretta facebook con il vescovo Gisana.

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