Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Palermo, prostituzione minori: nuove accuse contro prete Aldo Nuvola

    Palermo, prostituzione minori: nuove accuse contro prete Aldo Nuvola

    PALERMO. Si aggrava la posizione di Aldo Nuvola, il sacerdote arrestato a luglio con l’accusa di
    induzione alla prostituzione e atti sessuali con minori. Gli investigatori hanno individuato altri due ragazzini, oltre ai tre rintracciati all’inizio dell’indagine, con i quali il prete, sospeso a divinis dopo il fermo, avrebbe avuto rapporti a pagamento. Le nuove accuse saranno contestate a padre Nuvola, domani, dal pm Geri Ferrara che andrà ad interrogarlo in carcere.

    Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile scorso. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avevano una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio, circostanza che induce gli inquirenti a ipotizzare che l’indagato possa avere aiutare il giovane nella fasi successive all’omicidio. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava.

    http://palermo.gds.it/2013/10/28/palermo-prostituzione-minori-nuove-accuse-contro-prete-aldo-nuvola-297940_166936/

  • Stupro in chiesa, il vescovo Rabitti: “Me lo confidò, lo allontanai”

    Stupro in chiesa, il vescovo Rabitti: “Me lo confidò, lo allontanai”

    Ferrara, 27 ottobre 2013 – «MI SENTIVO vicino a Rabitti (arcivescovo di Ferrara-Comacchio dal 2004 al 2012, ndr), lui mi ha seguito negli anni. Sapeva tutto dall’inizio alla fine. Mi era vicino. Mi conosceva».Così don Pietro Tosi nell’intervista esclusiva pubblicata ieri su Qn e Resto del Carlino. La domanda posta al sacerdote, che nel 1980 stuprò una ragazzina di 14 anni, intendeva indagare chi dei vescovi che si sono susseguiti a Ferrara negli anni, fosse a conoscenza di quell’orrore uscito pubblicamente solo 33 anni dopo grazie alla denuncia di Erik Zattoni, il ragazzo nato da quello stupro. Propriomonsignor Paolo Rabitti (77 anni domani) è stato raggiunto dal nostro giornale.

    Quando era a capo della Diocesi, don Pietro era parroco di Cornacervina. Lei era a conoscenza di quella violenza?
    «Lui ha sempre negato. Ma appena ho saputo ho agito di conseguenza».

    In che modo lo ha saputo?
    «Alla fine me lo disse lui stesso. Non in confessione, me lo confidò».

    Di sua iniziativa?
    «Sì, si rivolse lui a me».

    Perché non si è mai emerso nulla?
    «Chi doveva sapere, sapeva. Le assicuro, sono stati presi provvedimenti».

    Perché la scelta di tenerlo nascosto alla gente?
    «Mi scusi, se una sua parente di punto in bianco si desse ad attività poco onorevoli, chiamerebbe i giornali? Personalmente mi sono comportato facendo quello che era mio dovere fare sia nei confronti della vittima e della sua famiglia, che nei confronti del colpevole».

    E, in pratica, cosa ha fatto?
    «L’ho rimosso dall’incarico di parroco di Cornacervina. Sia chiaro: è uscito dalla parrocchia all’istante».

    Non si poteva ridurre allo stato laicale?
    «Il mio lavoro l’ho portato avanti in accordo con la Santa Sede, con cui mi sono continuamente confrontato».

    Ma se la decisione toccasse a lei, lo farebbe?
    «Faccio ciò che la Chiesa mi dice di fare».

    D’accordo, ma non sarebbe stato più giusto ‘spretarlo’?
    «Sarebbe stato giusto se il reato non fosse caduto in prescrizione, in quel caso si poteva procedere».

    Secondo il diritto canonico ovviamente.
    «Certo».

    Non si poteva allontanare don Pietro dalla parrocchia un po’ prima? Magari non trent’anni dopo lo stupro…
    «Il fatto è antico e, come lei sa, precedeva la mia venuta. Le assicuro che se l’avessi saputo prima sarei intervenuto per tempo, lo avrei rimosso immediatamente».

    Ma non è stato così.
    «Purtroppo sono stato informato successivamente».

    Quando ha allontanato don Pietro, dalla parrocchia c’erano già stati processi?
    «Non mi pare».

    (Settembre 2011, la sentenza del tribunale sancisce la paternità del prete; un anno dopo, don Pietro è costretto a lasciare la parrocchia; il vescovo Rabitti è rimasto alla guida della diocesi fino al primo dicembre 2012, ndr)

    Quando don Pietro è venuto a parlarle di quello che aveva fatto oltre trent’anni prima, era dispiaciuto?
    «Era un uomo distrutto, triste, piangeva. Era in grande difficoltà».

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/10/27/972388-stupro-chiesa-intervista-rabitti.shtml

  • “Un prete pedofilo stuprò mia madre. Papa Francesco faccia giustizia”

    “Un prete pedofilo stuprò mia madre. Papa Francesco faccia giustizia”

    Erik Zattoni di Ferrara ha raccontato la sua storia al programma Le Iene e chiesto che dopo 33 anni i responsabili vengano puniti: “La mia mamma a quattordici anni era stata accolta in una casa della parrocchia. Dopo il riconoscimento giudiziale di paternità ho ottenuto le scuse di mio padre, ma non è mai stato rimosso dalla sua funzione nonostante le mie proteste”. Domenica 20 ottobre sarà a Roma per fare un appello a Bergoglio.

    Sapeva fin da piccolo di essere il figlio di uno stupro. La madre, all’età di 14 anni, venne abusata dal prete che ospitava lei e la sua famiglia in una casa della parrocchia. Lui nacque da quella violenza 33 anni fa. Per anni Erik Zattoni ha chiesto ai vertici della diocesi di Ferrara, dove insiste la parrocchia del sacerdote, di ridurre allo stato laicale quel prete. Non ottenne risposta, nemmeno dalla Congregazione della dottrina della fede, allora retta dal futuro papa Ratzinger.

    Solo dopo il riconoscimento giudiziale di paternità, nel settembre 2011, con la prova del dna in mano, ha ottenuto una tardiva lettera di scuse dal padre, che si diceva dispiaciuto per “lo sbandamento” di allora. Da quel momento il 33enne ha cercato di far valere i propri diritti, sia morali che economici, ma con scarsi risultati. Intanto, per 40 anni il prete – oggi in pensione – è rimasto nella sua funzione, a contatto con minori ed oggi è ancora un sacerdote della Chiesa.

    Ora, attraverso un appello lanciato attraverso un servizio televisivo delle “Iene”, Erik Zattoni si rivolge a papa Bergoglio per ottenere giustizia. E domenica prossima una delegazione ferrarese dell’associazione Ferrara By Night sarà in piazza, durante l’Angelus, per sostenere la richiesta del 33enne. I partecipanti, muniti di abiti e lenzuola bianchi, comporranno una macchia di colore bianco tra i fedeli utilizzando cartelloni con l’hashtag #PapaAscoltaErik.

    A Ferrara invece l’attenzione si è concentrata sulle reazioni delvescovo Luigi Negri. Già al microfono delle “Iene” il capo della curia aveva fatto capire di non aver molto da dire. Alla domanda sul perché un prete rimanga tale anche dopo un crimine di questo tipo, Negri ha glissato: “Lei vuole insegnare alla Chiesa a fare la Chiesa?. Certamente è giusto se non ci sono state ragioni per cui la Chiesa ha ritenuto che dovesse essere dimesso. Lo stupro non è sufficiente. Per il risarcimento non so a chi si deve rivolgere, non a me. Sono cose civili non ecclesiastiche. La smetta perché mi ha irritato”.

    Il giorno dopo il vescovo ha inviato un comunicato alla stampa. Peggiorando le cose. Nel consegnare alla nota la sua “più viva deplorazione nei confronti dei responsabili” e la “più profonda affezione e vicinanza di carità e giustizia cristiana alle vittime di questa terribile storia”, il monsignore chiarisce che “la Chiesa di Ferrara-Comacchio non ha niente di cui accusarsi”, dal momento che “ha obbedito rigorosamente alle direttive che sono pervenute dalla Santa Sede”.

    Negri poi smarca la sua diocesi da qualsiasi possibile chiamata in causa a livello economico, visto che “la Chiesa, nei confronti dei sacerdoti, non si configura affatto come un datore di lavoro, che interverrebbe nelle vicende di carattere giuridico, economico e civile”. Un ego te absolvo arriva anche per quanto riguarda la sua persona, “entrato in questa Diocesi il 3 marzo del corrente anno”. E quindi non responsabile per quanto accaduto più di trent’anni prima. Anzi, ora che è a Ferrara assicura che “dopo essersi responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene” , “fin d’ora procederà ad approfondire ulteriormente la conoscenza di tutto ciò che è accaduto”.

    In realtà della vicenda era già a conoscenza almeno dal 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria, in cui si chiedeva di “ammonire formalmente il chierico” e a “sollecitarlo, nei limiti del possibile, ad assumersi seppur tardivamente le proprie responsabilità di padre”. Negri poi conclude la sua nota assicurando che “non ha avuto nessuna parte nella dichiarazione della prima guerra mondiale e neppure della seconda e certamente non si è inteso con il presidente americano per lo sgancio della bomba atomica sul Giappone”.

    Parole che “mi lasciano di stucco – commenta Zattoni -; non so come si possa dire cose del genere. Un prete ha violentato una ragazza, l’ha resa madre. Se non è abbastanza questo cosa deve succedere?”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/18/prete-pedofilo-stupro-mia-madre-papa-francesco-faccia-giustizia/748792/

  • “Tutti insieme con Erik: ora Papa Francesco faccia giustizia”

    “Tutti insieme con Erik: ora Papa Francesco faccia giustizia”

    Dopo la denuncia choc del ragazzo figlio del prete, scatta la gara di solidarietà: “Il don torni allo stato laico”

    Ferrara, 18 ottobre 2013 – CENTINAIA di braccia tese verso il cielo ad invocare giustizia per un fatto accaduto più di trent’anni fa che ha sconvolto la vita di una ragazza e della sua famiglia. Erik Zattoni è il frutto di quell’abuso perpetrato da don Pietro Tosi, fino al 2012 parroco di Cornacervina, su una giovane 14enne.

    L’evento, che ha portato davanti al Duomo tanti ragazzi(anche se molti erano gli affezionati del mercoledì sera) è stato organizzato dall’associazione Ferrara by Night. A guardare dall’alto quella moltitudine di facce sorridenti, che come tante piccole statue della libertà tendevano i cellulari illuminati, lo stesso Erik si è commosso: «Non credevo venisse così tanta gente — ha commentato — ma l’intenzione non era di avere un quarto d’ora di celebrità». Anche perché il flash mob è durato una manciata di minuti. Poi la serata è proseguita senza novità, come un normale mercoledì (a parte la rissa scoppiata in via Cairoli tra ragazzi ubriachi, che però non ha avuto conseguenze). E ora il rischio è che tutto cada nel dimenticatoio.

    Intorno alle 23.30, il puntino rosso di un laser, simile a quello dei cecchini, trapassava con intenti provocatori le finestre curiali, dove ogni tanto alcuni ragazzi buttavano lo sguardo nella speranza che le tende si aprissero e rivelassero il volto dell’arcivescovo Negri. Il senso dell’evento era «di voler fare luce sulla vicenda di Erik, esprimendo la nostra vicinanza alla famiglia e mandare la foto di tante lucine direttamente all’attenzione di Papa Francesco». Questa la motivazione degli organizzatori. Ma il rischio della strumentalizzazione era dietro l’angolo. «Dopo un’intera estate a fare la morale sulle abitudini giovanili— ha tuonato Michele, 27enne presidente dell’associazione organizzatrice — la Curia ora risponde con indifferenza a questa storia spaventosa. Il nostro vescovo tenga per sé le sue prediche». Parole forti, che vanno oltre il caso di Erik, anche se prendono le mosse da questo. In ogni caso l’iniziativa è perfettamente riuscita, il colpo d’occhio sulla piazza lo dimostra.

    Anche se qualcuno alla domanda Perché tieni il cellulare puntato in alto? non ha saputo rispondere: «Sinceramente non so», ha confessato Antonio, uno studente pugliese che accompagnava tre giovani londinesi in un viaggio di piacere. I camion di Hera al mattino hanno ripulito i segni della movida: bottiglie di vetro rotte o abbandonate sul sagrato, la solita pipì davanti all’edicola della Madonna che fiancheggia la Cattedrale.

    Sul flash mob si è espresso favorevolmente Francesco Zanardi, fondatore della Rete nazionale L’ABUSO e a sua volta vittima di violenze ricevute da un prete di Savona quando aveva undici anni: «Erik si era rivolto a noi — ha detto — e abbiamo cercato di aiutarlo. Ora stiamo raccogliendo le firme, già diecimila, e le porteremo in Vaticano. Chiediamo che i fascicoli sugli abusi da parte di sacerdoti vengano consegnati ai magistrati e che i colpevoli vengano ridotti allo stato laicale».

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/10/18/967703-solidarieta-erik-zattoni.shtml

  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • Le reponsabilità di Mons. Negri

    Le reponsabilità di Mons. Negri

    Certo Mons. Negri non è responsabile dello scoppio delle due guerre mondiale, proprio come gli ebrei non sono responsabili del deicidio (ma c’è voluto il Vaticano II per scagionarli da un’accusa a lungo ripetuta da tanti uomini di Chiesa).

    Tuttavia l’Arcivescovo è responsabile di parecchie cose in relazione alla violenza carnale compiuta da don Pietro e al silenzio pluridecennale che ne è seguito. È forse un fatto trascurabile che ci sia voluta la via impropria delle Iene per venire a conoscenza di fatti di tale gravità? Mons. Negri è responsabile di non aver assunto adeguate informazioni su una diocesi che ha coperto fin che ha potuto troppe ignominie. Basti pensare che lo scandalo conclamato di Mons. Mariotti è stato risolto solo in virtù di un intervento dall’alto. Oppure è sufficiente guardare ai tanti aspetti mai chiariti legati alle vicende di don Domenico Bedin. Per non parlare di un sommerso che ci è dato, in parte, di immaginare ma ci è precluso conoscere.

    L’Arcivescovo è responsabile di non aver invitato la comunità ecclesiale diocesana ad assumere uno spirito di conversione (il lato penitenziale della solidarietà). È responsabile di non aprire in modo franco e maturo il discorso, ormai improrogabile, sul rapporto del clero con il sesso, in senso etero e omosessuale e purtroppo pedofilo. Grava su di lui il non aver pensato alla scelta coraggiosa di non abortire compiuta, più di trent’anni fa, da quella ragazza quattordicenne e dai suoi genitori.

    Fermo restando la ricostruzione dei fatti, si tratta di un comportamento che avrebbe dovuto essere additato come esempio da parte di un uomo di Chiesa. Soprattutto Mons. Negri ha la responsabilità di non saper o non voler cogliere il momento straordinario legato all’inizio del pontificato di Francesco; siamo in un tempo opportuno per attuare un rinnovamento profondo nello stile ecclesiale.

    L’appoggio corale dei vescovi costituirebbe infatti il baluardo più efficace contro lo sfruttamento mass-mediatico a cui è esposto il papa. Una vita ecclesiale che rifiorisce nelle diocesi si pone su un piano di concretezza non strumentalizzabile,

    Le responsabilità non sono, è evidente, solo di Mons. Negri. Esse, come ha lucidamente documentato Massimo Faggioli in un suo intervento tenuto a Santa Francesca Romana nel luglio scorso, riguardano, per esempio, le modalità con le quali da troppo tempo sono scelti i vescovi di Ferrara-Comacchio. Ma su questo fronte possiamo farci poco. Altro è il discorso in relazione al clero locale, mai disposto, pure nella sua componente migliore, a manifestare pubblicamente qualche forma di costruttivo dissenso anche là dove sarebbe necessario farlo.

    Infine Mons. Negri è inquivocabilmente responsabile di un comunicato che in alcune sue parti umilia la vita ecclesiale diocesiana. A questa responsabilità non è estraneo neppure l’addetto stampa (non  dattilografo) don Massimo Manservigi che avrebbe dovuto, da esperto in comunicazione, invitare l’Arcivescovo a compiere gli opportuni tagli.

    Le reponsabilità di Mons. Negri

  • Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Comunicato stampa della Rete Nazionale L’ABUSO

    Ieri sera a LE IENE è andato in onda uno dei casi che Rete L’ABUSO ha seguito, protagonista questa volta un ragazzo di Ferrara, non è lui la vittima, lui è figlio di uno stupro.

    Un caso come decine di altri in Italia (sic), un altro caso che non vorremmo morisse impunito col calare degli onori della cronaca, un altro caso venuto alla luce solo grazie al grande coraggio di un’altra vittima, malgrado l’ostruzionismo della chiesa e di chi ancora nega. Ce ne vuole di coraggio credetemi, anche lo scrivente è una vittima, non solo degli abusi, ma delle conseguenze dell’indifferenza, dei soprusi, delle ritorsioni che le vittime devono subire nel momento in cui chiedono una legittima giustizia.

    Quelle che sono le dichiarazioni di Papa Francesco e come contrariamente a quelle parole reagiscono le autorità ecclesiastiche si è visto chiaramente, anche ieri sera, un muro di gomma, si fa a gara passando le responsabilità a chiunque ma nessuno se le assume.

    .Quello che noi vittime abbiamo passato, quello che abbiamo subito oramai non è rimediabile.

    È invece rimediabile dare giustizia, impegnarsi concretamente per interrompere questo labirinto di omertà partendo proprio da chi continuando ad essere omertoso permette che la giostra della pedofilia non finisca mai di girare.

    Oggi abbiamo scritto a Papa Francesco, abbiamo mandato anche la richiesta di giustizia di Erik, di sua mamma, tutti vogliamo vedere chiari provvedimenti, veri come la rimozione di coloro che per anni e ancora oggi impediscano una civile giustizia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Nazionale Rete L’ABUSO

    P.S. In allegato copia delle richieste inviate direttamente al Papa. Lo stesso testo è stato pubblicato per essere sottoscritto su Change.org

    Short link  www.change.org/bastaabusi

    www.change.org/francesco

     

  • RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    NEL giorno in cui la Chiesa siciliana gremiva il prato del Foro Italico per la beatificazione di don Pino Puglisi, padre Aldo Nuvola scambiava messaggi nervosi con i suoi «amichetti». «Dove ci vediamo? Al Foro Italico, in via Lincoln, è tutto chiuso, c’è polizia ovunque». Danny, Jassim, Giovanni, Daniele, tutti minorenni e tutti pronti a soddisfare le voglie di quel prete che, nonostante la condanna ad un anno e mezzo di carcere per induzione alla prostituzione minorile, non aveva perso il vizio di fare sesso con ragazzini pagandoli con poche decine di euro o anche solo con un pacchetto di sigarette, una ricarica telefonica, la promessa di un telefonino nuovo. Padre Aldo Nuvola, il sacerdote di 49 anni molto noto a Palermo, ex parroco della chiesa di Regina Pacis ed ex professore di religione al liceo Umberto, ieri mattina è finito in manette, fermato dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento dei sostituti procuratori Geri Ferrara e Diana Russo e dell’aggiunto Maurizio Scalia. È ancora una volta induzione alla prostituzione minorile il reato di cui il sacerdote è chiamato a rispondere, per il momento. La Curia non lo ha mai sospeso. Il cardinale Paolo Romeo è stato raggiunto dalla notizia a Gerusalemme, dove si trova in pellegrinaggio: oggi è atteso il suo rientro e anche un comunicato. Ma per padre Nuvola le cose potrebbero complicarsi visto che a lui, questa volta, gli inquirenti sono arrivati indagando su un omicidio, quello dell’imprenditore Massimo Pandolfo, trovato morto devastato da coltellate e colpi di pietra il 25 aprile nell’ex Teatro del Sole ad Acqua dei Corsari, luogo frequentato da coppie omosessuali. L’unico, al momento, arrestato per quell’omicidio, è un diciassettenne, che ha chiamato il prete sedici minuti dopo il delitto. Una telefonata durata sei minuti. E che Nuvola, arrestato ieri alle 8 nella sua casa di via Montuoro, nega. «Non ricordo», ha detto a caldo ai carabinieri.

    IL RACCONTO DEL DELITTO
    Al prete parla quell’Andrea che ha confessato di aver fatto tutto da solo e di aver reagito con 40 coltellate al rifiuto di Massimo Pandolfo di pagarlo per un rapporto omosessuale. Con tutta probabilità quel diciassettenne è un altro degli «amichetti» di padre Nuvola. A lui telefona dopo il delitto, a mezzanotte e mezza. I tabulati lo incastrano e, nell’interrogatorio, Andrea è costretto ad ammettere di conoscere il prete, ma nega rapporti sessuali. «L’ho chiamato perché mi aveva promesso di darmi 15 euro per fare la spesa», dice ai magistrati che insistono sulla stranezza di quella lunga telefonata notturna tra i due, durata 6 minuti. «Sentiva che ero strano, strammiato, e mi ha chiesto che avevo. E allora io gli ho confessato quello che avevo fatto». Di quel singolare sfogo, però, padre Nuvola non ha mai riferito nulla agli inquirenti, neanche due settimane dopo l’omicidio di Massimo Pandolfo, quando il diciassettenne è stato arrestato.

    GLI INCONTRI
    Nuvola recentemente è stato mandato dalla Curia a sostituire i preti in giro per la città e a dire messa nella chiesa della Stazione centrale, lontano dalla sua Regina Pacis dove aveva fatto sistemare anche una targa in ricordo del manager-boss Ignazio Salvo. Alla Stazione, battuta dalla prostituzione minorile, aveva trovato terreno fertile per le sue voglie. Che appagava con rapporti in macchina ma anche nel suo appartamento, dove si sarebbero svolte pure piccole orge. «Lunedì prendo lo stipendio e farò il mio dovere», prometteva ai ragazzini. I carabinieri hanno registrato amplessi in diretta: ore e ore di inequivocabili e sconcertanti conversazioni tra il sacerdote e i ragazzini adescati: cinque quelli già identificati (disagiati sociali pronti a tutto per 20 euro), altrettanti quelli ancora da identificare. «Sai — diceva ad uno di loro — quanto mi danno per un funerale? Venticinque euro. E c’è tutta la predica, piripì piripì. Una miseria e io ho due lauree».
    E a un altro: «Non sono mica Berlusconi, 100 euro sono troppi». Dopo l’amplesso benediceva i suoi ragazzi. «Ti benedico figlio mio».
    Da quei ragazzini non voleva solo prestazioni fisiche, ma anche la loro sudditanza psicologica. Al più piccolo, 16 anni, padre Nuvola spiegava: «Mi basta due volte al mese, in macchina o a casa mia, stare un poco tranquilli, giocare, deve piacere anche a te. Quelli con la m…. tanta ma sempre moscia non mi piacciono». Un film a luci rosse di infima serie ricostruito dai carabinieri seguendo il prete, deciso a trasferirsi in Tunisia con un ragazzo che chiamava “grande amore”. Anche per questo è arrivato il suo fermo d’urgenza. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Nino Caleca, Marcello Montalbano e Mario Zito, sarà interrogato oggi nel carcere Pagliarelli, dove è rinchiuso in regime di isolamento.

    Tratto da: La Repubblica

  • Le intercettazioni del prete con i ragazzini “Vuoi 100 euro? Non sono certo Berlusconi”

    Le intercettazioni del prete con i ragazzini “Vuoi 100 euro? Non sono certo Berlusconi”

    Padre Nuvola frequentava la zona attorno alla Stazione centrale. Cinque i casi accertati dai carabinieri e dalla Procura, su altri cinque ci sono indagini in corso. I minorenni venivano plagiati e portati a casa o in macchina. Ad uno che chiedeva 100 euro diceva: “A me per un funerale danno 25 euro e devo fare tutta la predica”

    Le intercettazioni del prete con i ragazzini vuoi 100 euro? Non sono certo Berlusconi.

    Sigarette, sacchetti di spesa, ricariche telefoniche. Così padre Aldo Nuvola pagava i ragazzini che adescava per convincerli a rapporti sessuali.
    I magistrati Maurizio Scalia, Gery Ferrara e Diana Russo, in oltre due mesi d’indagine affidate ai carabinieri del nucleo operativo hanno scoperto un ventaglio di conversazioni attraverso le intercettazioni nella macchina del prete e mettendo sotto controllo il suo cellulare.

    Padre Nuvola quasi ogni sera era alla Stazione centrale in cerca di ragazzini che si prostituissero. In macchina, con lui, c’era finito anche il diciassettenne accusato dell’omicidio di Massimo Pandolfo
    , nello scorso aprile. Nel suo cellulare è stata trovata una chiamata al prete e da lì l’indagine sull’omicidio di Pandolfo si è spostata sul versante dell’induzione alla prostituzione minorile. Le indagini dei carabinieri, coordinati dal colonnello Pierangelo Iannotti, hanno rivelato che Nuvola, proprio perché prete, aveva un certo ascendente sui minorenni che adescava.

    Il sacerdote prima dei rapporti confidava le sue voglie. Ai minorenni, ma anche a qualche diciottenne, spiegava cosa gli faceva un altro suo “amico”, per convincerli a cedere alle sue richieste: “Jessy mi bacia, la lingua me la fa arrivare fino a quà, m…. mi dà una soddisfazione terribile del bacio”.

    In un’altra occasione a un ragazzo che gli chiedeva 100 euro ha risposto: “Il gigolò che gli sembra che le persone sono tutte Berlusconi che gli danno 1.000 euro e 500 euro per una “marchetta” e vuole fare il ”
    Padre Nuvola faceva i paragoni con un funerale: “Quando io vado al cimitero a fare le sostituzioni, sai quanto mi danno per un funerale? Un funerale dura un’ora, la predica, tutto sistemato, piripì, piripì. E sai quanto mi danno? Spara quanto mi danno, io sono laureato, ho due lauree? La chiesa, il cimitero si prende 50 euro dall’impresa, la chiesa, Sant’Orsola, sai a me quanto mi dà per un funerale? Al celebrante, la persona più importante, quello che fa il funerale, dà 25 euro”.marchettaro” con la “campata” che gli altri, scusami l’espressione, con una “s…..” semplice e via gli devono dare 100 euro (…) ma tu lo sai quanto quanto mi danno a me per un funerale?”.

    FONTE

  • «Macchè pedofilia, sono io la vittima»

    «Macchè pedofilia, sono io la vittima»

    Un prete controdenuncia per estorsione il padre che lo accusa di molestie sul figlio: il suo calvario raccontato dal legale

    Sono stato incaricato da un sacerdote mio assistito di rendere pubblica la vicenda – davvero assurda – che sta vivendo e il calvario che sta affliggendo pesantemente la sua esistenza.

    Parlo di un prete che ha fatto della disponibilità, dell’ascolto, della vera carità cristiana la propria missione e la propria ragione di vita: in poche e semplici parole, di una persona per bene, come può testimoniare chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo.

    Persona per bene, modo di qualificare la persona umana che un tempo era ambìto a molti e che oggi sembra quasi un segno di debolezza…

    Egli, oggi, è vittima di chi ha abusato della sua umanità. I continui soprusi e ricatti che continuava a patire il sacerdote da parte di chi per molto tempo aveva ricevuto da lui il dono tangibile della carità, hanno indotto il mio assistito, dopo un lungo travaglio interiore, coraggiosamente a denunciare alla Procura della Repubblica questa terribile situazione.

    Situazione che lo vedeva e lo trova ancora oggi, dopo lunghi mesi, “prigioniero in casa sua”, “assediato” e ridotto all’impotenza da chi ha abusato della sua ospitalità e carità, espropriandolo di fatto della libera disponibilità dei propri beni.

    Ma il fatto maggiormente inquietante è stato il tentativo, da parte del suo “ospite”, di frustrare ogni velleità reattiva del sacerdote, arrivando a denunciarlo addirittura di pedofilia, iniziativa platealmente diffusa alla stampa attraverso una “sapiente” intervista, ben sapendo quali gravissime ricadute avrebbero provocato a livello personale e di immagine tali infamanti accuse.

    Ulteriore motivo, speriamo transitorio, di frustrazione, se non di vera e propria disperazione è per il mio assistito la sensazione di quasi abbandono da parte delle autorità cui, a vario livello, si è rivolto, apparentemente impotenti e impossibilitati a dominare una situazione che sembra favorire ed avvantaggiare solo chi sembra conoscere esclusivamente il linguaggio e la logica della prevaricazione.

    Tale situazione, ormai non più sostenibile, lo sta costringendo a ricercare altra soluzione abitativa, per trovare, lontano da casa sua, un pò di serenità, che gli consenta anche di continuare la propria missione pastorale.

    Grande conforto è fortunatamente giunto al sacerdote dalla forte vicinanza che, fin dal suo arrivo a Ferrara l’Arcivescovo monsignor Luigi Negri, con la sua autorevolezza, gli ha voluto assicurare e dal “supplemento di coraggio” che ha saputo infondergli nell’affrontare questa terribile situazione.

    E’ auspicio che la Giustizia faccia, presto, il suo corso..

    avvocato Claudio Maruzzi

    difensore del sacerdote
    07 luglio 2013