Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ferrara

  • Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
    con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

    di Andrea Alberizia

    Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

    Don Alvaro Marabini

    «Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

    «Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

    Don Giansandro Ravagna

    Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

    Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

    Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

    Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

    Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

    Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

    A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

    24 – 03 – 2013

  • CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    Spero che le parole di Giuliano Ferrara siano dovute alle sue tendenze PRETOFILE e che non creda neppure lui a quello che dice, ascoltate.

    “La storia dei preti pedofili è una menzogna vergognosa, ora è uscito anche“Mea maxima culpa”, un filmaccio merdoso e orrendo“. Così Giuliano Ferrara stigmatizza il docufilm firmato dal premio Oscar Alex Gibney (confuso con un“premio Nobel” dal direttore de “Il Foglio”), sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica.

    L’Elefantino difende appassionatamente la Chiesa durante “Porta a porta”, su Rai Uno, in un acceso dibattito che lo ha visto scontrarsi duramente conMarco Politi, vaticanista de “Il Fatto Quotidiano”. “La pedofilia dei preti è una menzogna vergognosa” – accusa Ferrara – “è l’effetto di una campagna di diffamazione e di calunnia alla quale la Chiesa, che è umile e sulla difensiva nei confronti del mondo secolare da duecento anni, non è stata in grado di dare la risposta che avrebbe meritato”.

    E aggiunge, rivolgendosi a Politi: “Dovevate prendervela con le famiglie che sono la sede massima di produzione della violenza pedofila. E’ molto facile costruire con un film il martirio”. L’Elefantino spiega: “Se io ti faccio vedere icadaveri dei preti spagnoli massacrati dai comunisti, quei cadaveri coi vermi, tu ti spaventi, caro Politi”. E accusa il suo interlocutore di essere ispirato da “un particolare confessionalismo”: “Io invece sono per una discussione laica sulla Chiesa”.

    Secondo Ferrara, il vero problema della Chiesa cattolica non concerne nè i vatileaks(“una piccola storia provinciale di cui hanno parlato quattro giornali italiani”), nè lo Ior (“possiede solo cinque miliardi di euro, una sciocchezza”). “Sono tutte storie piccolissime” – afferma il giornalista – “senza un vero valore. Il vero problema della Chiesa è la secolarizzazione, che è iniziata dal 1789, data della Rivoluzione Francese”.

  • Don Walter condannato in appello a sei anni e due mesi di reclusione

    Don Walter condannato in appello a sei anni e due mesi di reclusione

    Don Walter condannato in appello a sei anni e due mesi di reclusione Don Walter, il sacerdote accusato di violenza sessuale su tre prostitute, è stato condannato in appello a 6 anni e due mesi, un anno in meno rispetto alla sentenza di primo grado. I giudici della corte d’appello di Brescia non hanno riconosciuto la violenza su una delle donne. In un altro processo, a Ferrara, il prete era stato condannato a 8 mesi per aver indotto una testimone a ritrattare Don Walter all’uscita del tribunale MANTOVA. Sei anni e due mesi di reclusione: è questa la condanna inflitta stamani a don Walter Mariani dai giudici della seconda sezione della Corte d’appello di Brescia. Rispetto alla precedente sentenza di sette anni mezzo, al sacerdote è stato scontato un anno. Non è stata infatti riconosciuta la violenza sessuale su una delle tre prostitute, ospiti della sua comunità che con le loro accuse lo avevano trascinato in tribunale. Per il procuratore capo Antonino Condorelli la sentenza conferma la validità dell’impianto accusatorio. L’avvocato difensore Sandro Somenzi aveva chiesto l’assoluzione. A fine marzo 2012 don Walter aveva subito una seconda condanna dal tribunale di Ferrara: otto mesi di reclusione per aver indotto una testimone – una ragazza che lo accusava di violenza sessuale – a dire il falso, offrendole 3mila euro per ritrattare di fatto le accuse. Anche contro questa sentenza l’avvocato Somenzi è ricorso in appello a Bologna.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/02/27/news/don-walter-condannato-in-appello-a-sei-anni-e-due-mesi-di-reclusione-1.6608731

    Don Walter in Cassazione <condannato senza prove> Nuovo ricorso per evitare il carcere dopo la stangata dei sei anni per violenza sessuale. L’avvocato: “In appello non è stato considerato il pronunciamento della Corte” di Giancarlo Oliani Don Walter Mariani al termine di una delle tante udienze del processo Secondo ricorso in Cassazione contro la condanna a sei anni e due mesi di reclusione inflitta a don Walter Mariani dai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Brescia, per violenza sessuale su due prostitute. È stata presentata dall’avvocato Sandro Somenzi. Il legale del sacerdote, lo ricordiamo, era riuscito con il precedente ricorso alla suprema Corte a far annullare la sentenza della prima sezione della stessa Corte d’appello a sette anni e mezzo. Ora si oppone anche alla seconda. Se dovesse essere respinto per il prete sacerdote si aprirebbero le porte del carcere. Il reato per il quale è stato condannato esclude, infatti, qualsiasi beneficio di legge e non terrebbe conto dei suoi 72 anni. Su cosa si basa il secondo ricorso in Cassazione? Un caso, a dire il vero, piuttosto raro. Facciamo un piccolo passo indietro. La prima sentenza della Corte ha annullato la condanna a sette anni e mezzo perché le prove e le testimonianze raccolte non erano sufficienti. In poche parole non ha importanza che il sacerdote abbia avuto dei rapporti sessuali con le prostitute ma se per ottenerli ha usato la minaccia, in virtù del suo ruolo. «La seconda sezione della Corte d’Appello – chiarisce l’avvocato – ha ribadito le stesse accuse già respinte. Per questo ci siamo di nuovo rivolti alla Cassazione. A questo punto – continua Somenzi – abbiamo una motivazione in più. Oltre alla mancanza di una prova esaustiva sulla colpevolezza di don Walter c’è anche una violazione delle prescrizione da parte della Corte d’appello che ha disatteso la sentenza della Cassazione. Entro l’anno comunque dovremmo avere la risposta definitiva». Le violenze per le quali don Walter rischia di finire in carcere sono avvenute tra il 2004 e il 2006 su due giovani straniere (per una terza, di origine lituana, ieri mattina la Corte d’appello lo ha prosciolto): una russa e una romena ospiti della Casa di Ruth di Curtatone per un programma di recupero di cui era responsabile lo stesso sacerdote. Il processo di primo grado, celebratosi al tribunale di Mantova, si era concluso con la condanna a cinque anni di reclusione. In quell’occasione a confermare le pesanti accuse erano state anche una suora, direttrice della Casa di Ruth, e una psicologa. La Corte d’appello di Brescia aveva ulteriormente inasprito quella pena, portandola, nel gennaio dello scorso anno, a sette anni e mezzo. Poi il ricorso in Cassazione che aveva annullato quella condanna, rinviando gli atti a un’altra sezione della Corte d’appello di Brescia perché dimostrasse, con altre prove, l’esistenza di quel clima di intimidazione alla base delle violenze. Invece c’è stata un’altra condanna. E ora di nuovo la Cassazione.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/06/17/news/don-walter-in-cassazione-condannato-senza-prove-1.7274341

  • Prete accusato di pedofilia Lui: “Estorsione”

    Prete accusato di pedofilia Lui: “Estorsione”

    di Benedetta Salsi

    Ferrara, 16 gennaio 2013 – È ACCUSATO di pedofilia e truffa un sacerdote ferrarese. Parole scolpite come macigni in una querela fatta alla polizia, poi passata nelle mani della procura, che su quegli addebiti ora sta indagando. Nello stesso fascicolo, però, è contenuta anche una seconda querela, quella portata dal prete in questura, contro lo stesso straniero. Decine di fogli in cui il religioso denuncia nel dettaglio gli episodi di estorsione («mi ha detto: se non mi intesti la casa ti rovino e dico a tutti che sei un pedofilo»), minacce («mi intimidisce urlando: ti farò picchiare o ammazzare da persone che conosco») e stalking («sono perseguitato e vessato continuamente da lui e dalla sua cerchia di conoscenze») di cui afferma di essere vittima. Una vicenda complicata e delicatissima, quella che il pubblico ministero Ciro Alberto Savino è chiamato a chiarire; e un rapporto che ancora oggi pare essere costellato di poche luci e molte ombre.

    UNA RELAZIONE di dipendenza e mutuo aiuto cresciuta fra il religioso e la famiglia di stranieri giorno dopo giorno, al centro dell’intrigo; a cominciare dal loro arrivo in città, qualche anno fa, quando il prete ha deciso di accoglierli e ospitarli. Non solo, stando ai racconti del parroco, agli extracomunitari per tutto questo tempo sono stati garantiti vitto, alloggio, benefit e denaro; parecchio. Il tutto motivato semplicemente dallo spirito caritatevole e dal bisogno di compagnia. La situazione, però, è precipitata. Stando alle ricostruzioni del prelato, le richieste del suo assistito si sono fatte sempre più insistenti e inaccettabili, fino ad arrivare alla pretesa più grande: intestami la tua casa, altrimenti ti denuncio per pedofilia. Il tutto condito da vessazioni di vario genere, nel quadro dipinto dal prete.
    Quello che dipinge l’immigrato, invece, è tutto un altro film. A partire proprio da quelle decine di migliaia di euro che il celebrante gli avrebbe sottratto per comprare la casa; la stessa in cui ora comunque abita (nonostante gli sia stato chiesto di andarsene) e che vorrebbe gli fosse in parte intestata. Uno scenario in cui si inserirebbero però anche malsani rapporti sessuali e molestie da parte del religioso nei confronti di suo figlio, un bambino ancora piccolissimo, sempre secondo la versione dello straniero.

    «IL MIO ASSISTITO è vittima di chi ha approfittato della sua generosità e carità autenticamente cristiana per costringerlo in uno stato di profonda prostrazione a mezzo di ricatti e angherie di ogni tipo — spiega il legale che rappresenta il sacerdote —, che lo hanno determinato dopo lungo travaglio interiore a chiedere tutela all’autorità giudiziaria denunciando i soprusi subiti». La denuncia nei suoi confronti, sottolinea ancora il legale, «sarebbe una colossale calunnia, come si dimostrerà nelle opportune sedi. La delicatezza della vicenda impone assoluto riserbo, nel rispetto del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/01/16/830780-pedofilia-accusato-prete.shtml

  • Il sacerdote denunciato per abusi sessuali Il legale del giovane: ora via alle indagini

    Il sacerdote denunciato per abusi sessuali Il legale del giovane: ora via alle indagini

    «Mi auguro che la giustizia faccia i suoi passi velocemente e arrivi a fare chiarezza su questo caso, svolgendo le necessarie indagini». Sono parole dell’avvocato Nicola Casadio, del foro di Ravenna,…

    «Mi auguro che la giustizia faccia i suoi passi velocemente e arrivi a fare chiarezza su questo caso, svolgendo le necessarie indagini».

    Sono parole dell’avvocato Nicola Casadio, del foro di Ravenna, difensore del giovane laico consacrato che, attraverso lo stesso legale, ha sporto denuncia contro un sacerdote alla procura della Repubblica ravennate, per presunti abusi sessuali subiti ad opera dello stesso prete. I fatti si sarebbero svolti attorno alla metà di ottobre ed avrebbero al centro delle vicende un sacerdote della provincia di Ferrara. Dopo lo sfogo del ragazzo la notizia si è diffusa generando scalpore negli ambienti diocesani di Ravenna nelle cui competenze si trova la parrocchia del sacerdote denunciato. Il giovane ha riferito di almeno quattro episodi, tutti collocati all’inizio di settembre. Il parroco, secondo il giovane, sin dal suo arrivo in canonica, si sarebbe comportato nei suoi confronti in maniera inequivocabile, in taluni casi addirittura palpeggiandolo. E in un caso arrivando ad abusare di lui. Circostanze che, ovviamente, sarà la magistratura a dover eventualmente accertare.

    Il religioso lo avrebbe anche zittito, minacciando di rendere impossibile il suo cammino nella vocazione religiosa. Il giovane, inoltre, ha precisato di aver ricevuto, da ambienti vicini ad un altro prelato, pressioni perchè la faccenda non fosse divulgata. E di aver già denunciato i fatti a settembre, salvo poi ritirare la querela. Ma questa tipologia di reato non consente remissioni. La procura di Ravenna per competenza trasmetterà gli atti a quella di Ferrara. (m.puli.)

    31 dicembre 2012

  • Parla il ragazzo di 21anni ch eha raccontato l’abuso: “Un uomo vide tutto”

    Parla il ragazzo di 21anni ch eha raccontato l’abuso: “Un uomo vide tutto”

    Ferrara, 30 dicembre 2012 – FARE chiarezza, e farla subito perché di tempo ne è già trascorso abbastanza. Questa la volontà dell’avvocato Nicola Casadio, difensore di Valerio, il ragazzo di 21 anni che ha denunciato i presunti abusi sessuali subìti da un sacerdote di un paese del medio ferrarese, al confine con il Ravennate. Il giovane si presentò la prima volta a settembre in Questura a Bologna per sporgere denuncia ma poi tentò di ritirarla «perché non volevo fare del male ad alcuno», inconsapevole però che le querele per violenza sessuale non sono rimettibili proprio per non cedere a ricatti. Dopo essersi rivolto al legale, a ottobre una seconda denuncia, maggiormente dettagliata, è stata presentata in Procura a Ravenna (gli atti poi, per competenza territoriali, in quanto le presunte violenze sarebbero avvenute in una chiesa della nostra provincia, sono stati mandati a Ferrara). Ma ad oggi, a quanto pare, nulla è ancora stato fatto e Valerio non è mai stato sentito dagli inquirenti.

    IL 21ENNE racconta di essersi scoperto gay fin da ragazzino e di avere contemporaneamente sentito dentro di sé la necessità di svolgere un percorso religioso avvicinandosi a una comunità di preghiera. «Poi su internet sono venuto in contatto con un religioso del Ravennate che mi ha invitato».
    Così si è rivolto alla parrocchia estense, ai confini con il Lughese, appartenente alla Diocesi di Ravenna. «Una sera — è scritto nell’atto — il religioso mi diede da bere una tisana, mi sentii strano, compresi di aver perso ogni inibizione». E, continua l’accusa, fra i due ci fu un rapporto sessuale. «Ma io non volevo». Ne seguirono altri due, nei giorni successivi.

    «A QUEL punto, il giorno dopo all’ultimo episodio, in auto, lo affrontai, ma lui reagì violentemente, ci colpimmo. Di lì a poche ore ho fatto le valige e ho lasciato la canonica». Successivamente, racconta ancora il 21enne, qualcuno vicino al sacerdote gli avrebbe inviato un messaggio invitandolo a lasciare perdere e a ritirare le accuse. Stando sempre alle stesse, vi sarebbe almeno un testimone pronto a confermare la versione di Valerio. Un uomo che avrebbe assistito alle presunte violenze sessuali subìte. «Bisogna fare luce sulla vicenda — è l’appello lanciato dall’avvocato ravennate —, è già trascorso fin troppo tempo dai fatti». Nessuno degli inquirenti ha voluto dire nulla sulla vicenda.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2012/12/30/823303-violentato-prete-testimone.shtml

  • Il prete è di una parrocchia della provincia di Ferrara, ma nella diocesi di Ravenna

    Il prete è di una parrocchia della provincia di Ferrara, ma nella diocesi di Ravenna

    Giovane denuncia un sacerdote per abusi

    Il religioso è della diocesi di Ravenna. Gli atti trasmessi alla procura di Ferrara

    Presunti abusi sessuali subiti dal prete che da poco tempo lo stava seguendo in quanto lui è un laico consacrato. È il contenuto della denuncia che un giovane ha sporto contro un parroco della provincia di Ferrara attraverso l’avvocato Nicola Casadio di Ravenna. Quello che il giovane racconta è scritto nero su bianco nella denuncia presentata poche settimane fa dal suo avvocato.

    L’atto, depositato alla Procura della città romagnola, risale a metà ottobre. Ma dopo lo sfogo del ragazzo, la notizia si è diffusa suscitando scalpore negli ambienti della diocesi di Ravenna, nelle cui competenze si trova la parrocchia del sacerdote denunciato. Secondo quanto riferito dal ragazzo nel documento, gli episodi sarebbero almeno quattro, tutti collocati all’inizio di settembre.

    Il parroco, a suo dire, sin dal suo arrivo in canonica si sarebbe proposto con frasi e gesti inequivocabili, in taluni casi palpeggiandolo. E in un caso abusando di lui. Il giovane ha anche aggiunto che in un’occasione, mentre accompagnava il sacerdote a Bologna, sarebbe stato malmenato. Avrebbe inoltre assistito – ha raccontato – a vari accessi del prete a siti hard attraverso un nickname specifico. Da parte sua il religioso lo avrebbe zittito, minacciandolo di ostacolargli il cammino della vocazione.

    A riscontro delle sue affermazioni, il ragazzo ha indicato il nome di un altro uomo che avrebbe avuto una relazione duratura con il prete. Il giovane ha anche precisato di avere ricevuto da ambienti vicini a un alto prelato pressioni per non divulgare la cosa. E di avere già denunciato i fatti a settembre, salvo poi ritirare la querela.

    La tipologia di reato esposta tuttavia non permette remissioni. In tutti i casi, la Procura di Ravenna, per competenza, dovrà trasmettere la denuncia a quella di Ferrara.

  • Un prete di Ferrara è stato denunciato per abusi sessuali.

    Un prete di Ferrara è stato denunciato per abusi sessuali.

    Un altro caso di abusi sessuali rischia di coinvolgere la Chiesa. A denunciarlo è stato un laico consacrato, che sarebbe stato vittima del prete che da poco tempo lo stava seguendo.
    Il giovane ha sporto querela contro un parroco della provincia di Ferrara attraverso l’avvocato Nicola Casadio di Ravenna. L’atto, depositato alla procura della città romagnola, risale a metà ottobre.
    LO SFOGO CON LA STAMPA. Ma dopo lo sfogo del ragazzo pubblicato dal Corriere di Romagna, la notizia si è diffusa suscitando scalpore negli ambienti diocesani. Secondo quanto riferito dal ragazzo nel documento, gli episodi sarebbero almeno quattro, tutti collocati all’inizio di settembre.
    Il parroco, a suo dire, sin dal suo arrivo in canonica si sarebbe proposto con frasi e gesti inequivocabili, in taluni casi palpeggiandolo. E in un caso abusando di lui. Il giovane ha anche aggiunto che in un’occasione, mentre accompagnava il ‘don’ a Bologna, sarebbe stato malmenato.
    Avrebbe inoltre assistito a vari accessi del prete a siti hard attraverso un nickname specifico. Da parte sua il religioso lo avrebbe zittito, minacciandolo di ostacolargli il cammino della vocazione.
    PRESSIONI SUBITE PERCHÉ NON PARLASSE. A riscontro delle sue affermazioni, il ragazzo ha indicato il nome di un altro uomo che avrebbe avuto una relazione duratura con il prete. Il giovane ha anche precisato di avere ricevuto da ambienti vicini a un alto prelato pressioni per non divulgare la cosa.
    E di avere già denunciato i fatti a settembre, salvo poi ritirare la querela. La tipologia di reato esposta tuttavia non permette remissioni. In tutti i casi, la procura di Ravenna, per competenza, deve trasmettere la denuncia a quella di Ferrara.

    Venerdì, 28 Dicembre 2012

  • COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI

    COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI

    COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI – PRESIDENTE PER 15 ANNI DELLA FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE, PER QUALCUNO ERA IL “CONFESSORE DI FORMIGONI” – INZOLI NON FARA’ APPELLO – SPARITO DALLA CIRCOLAZIONE, POTREBBE ESSERE AD ALESSANDRIA…

    Luigi Corvi per Corriere.it
    MAURO INZOLIMAURO INZOLI

    Lo chiamavano «il prete in Mercedes». Auto di lusso, sigari, ristoranti alla moda, frequentazioni politiche importanti. Monsignor Mauro Inzoli, 62 anni, era uno dei boss di Comunione e liberazione. Presidente per 15 anni della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni. Una vita sulla cresta dell’onda, con base a Crema dove per 17 anni è stato parroco della Santissima Trinità. Poi, improvviso, il declino. Don Inzoli nel 2010 ha lasciato la parrocchia, nel maggio scorso la carica al Banco, e a Crema non lo hanno più visto.
    giussanigiussani

    Due anni di silenzio totale, sino a lunedì, quando la Curia ha scritto un comunicato di otto righe in cui si dice che il vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, su mandato della Congregazione per la dottrina della Fede, ha emesso un decreto che dispone la dimissione dallo stato clericale di don Inzoli. Il potente uomo di Cl non è più sacerdote, ma la pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio.

    Quel comunicato non per tutti è stato un fulmine a ciel sereno. Da tempo si mormorava di un’inchiesta per presunti abusi su minori e qualcuno sul web aveva anche scritto che don Inzoli era stato agli arresti domiciliari. Non a Crema, dove ha ancora la residenza, ma forse a Milano dove si sarebbe stabilito negli ultimi tempi con madre e sorella. Nessuna di queste voci ha però trovato conferma e la Curia ovviamente mantiene il più stretto riserbo. Un riserbo assoluto che ha protetto per due anni l’uomo di Cl e che ancora ieri, qui a Crema, teneva le bocche cucite.
    ROBERTO FORMIGONIROBERTO FORMIGONI

    Tuttavia nel comunicato della Diocesi si fa riferimento a un «procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di diritto canonico». I «delicta graviora» di competenza della Congregazione per la dottrina della fede sono i più gravi: profanazione dell’eucarestia, attentato al Pontefice, assoluzione del complice in confessionale, induzione ad atti turpi in confessionale, abusi su minori e acquisizione, detenzione e divulgazione a fini di libidine di immagini pornografiche di minori di 14 anni. Le accuse contro don Inzoli sarebbero tra le ultime due, e il provvedimento preso confermerebbe la linea di intransigenza voluta dal Papa sui reati sessuali riguardanti i minori.
    VESCOVO LUIGI NEGRIVESCOVO LUIGI NEGRI

    Il silenzio su tutta la vicenda tiene comunque avvolto nel mistero il fatto all’origine delle accuse, che non sarebbe stato comunque compiuto nella provincia di Cremona e non si sa neppure quale sia la Procura che se ne occupa per competenza. Don Inzoli da lunedì non risponde al telefono. Chi lo conosce dice comunque di averlo sentito sereno e poco propenso a fare appello, anche se le persone che gli sono vicine lo spronano a non arrendersi e a cercare un bravo avvocato per fare ricorso.

    A quanto pare, dopo essere stato allontanato da Crema, in attesa del processo davanti alla Congregazione, è approdato in una parrocchia della provincia di Alessandria. Nel 2010 aveva confidato a un amico che si sarebbe preso un anno sabbatico per curare una forte depressione e che sarebbe andato per qualche tempo a San Marino, dove avrebbe anche preparato la visita di Benedetto XVI, ospite del vescovo Luigi Negri, che pochi giorni fa è stato nominato vescovo di Ferrara.

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/comunione-e-maledizione-monsignor-mauro-inzoli-il-prete-in-mercedes-boss-di-cl-a-48067.htm

  • Pedofilia, caso Don Ruggeri: la 13enne molestata risponde al gip Incidente probatorio

    Pedofilia, caso Don Ruggeri: la 13enne molestata risponde al gip Incidente probatorio

    In tribunale, ma in stanze separate, presenti i genitori della ragazzina e il parroco

    Fano, 2 agosto 2012 – Terminato l’incidente probatorio della 13enne che era stata oggetto di baci e carezze in spiaggia da parte del parroco di Orciano (Pesaro Urbino), don Giangiacomo Ruggeri, ex portavoce del vescovo di Fano, finito in carcere con l’accusa di atti sessuali sulla minorenne. ”Ha risposto a tutte le domande del gip Lorena Mussoni – ha detto l’avvocato Omar Severi, che rappresenta la famiglia – l’incidente probatorio puo’ dirsi concluso. Ora gli atti debbono tornare alla Procura” .
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    L’incontro in carcere
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    ”Valuteremo la costituzione di parte civile – ha ribadito – quando sara’ opportuno, nelle forme previste dalla legge”. Il verbale dell’audizione della ragazzina, che e’ stata ascoltata dal gip alla presenza della psicologa Anna Cavallini di Ferrara e’ stato secretato.

    In stanze separate, dotate di specchio unidirezionale e sistema di registrazione audio e video,erano presenti il pubblico ministero, Sante Bascucci, don Ruggeri e il suo legale, i consulenti e l’avvocato della parte offesa. Presenti anche i genitori della tredicenne.

    Dopo l’arresto, disposto dal gip per il pericolo di reiterazione del reato di inquinamento delle prove, il sacerdote aveva ammesso di aver baciato e toccato la minore – ”Non so cosa mi sia successo” aveva detto – negando pero’ di aver tenuto comportamenti analoghi anche in passato, con altre ragazze. A denunciare il prete era stato il bagnino titolare dello stabilimento della spiaggia di Torrette di Fano in cui don Ruggeri si era recato piu’ volte insieme alla ragazzina e altri giovani della sua parrocchia.

    Gli agenti del Commissariato di Fano avevano poi filmato in due occasioni (il 10 e il 12 luglio scorsi) le avances del sacerdote con la tredicenne: due ore di riprese che avevano indotto il giudice Mussoni a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Don Ruggeri e’ stato arrestato il 13 luglio scorso: il giorno stesso, il vescovo mons. Armando Trasarti lo ha sospeso da ogni incarico pastorale.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/2012/08/02/752964-pedofilia-don-ruggeri-incidente-probatorio-13enne.shtml