Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda di Francesco Saviane, 37enne trevigiano, ex docente di religione e figura attiva in diversi contesti educativi e parrocchiali del Padovano, che si trova da venerdì mattina agli arresti domiciliari nella canonica di un comune dell’hinterland della città del Santo.

    Le parole della Diocesi
    La Diocesi di Padova ha precisato la propria posizione con una nota articolata. Nel comunicato si sottolinea che Saviane «non svolge più incarichi di insegnamento di religione dal 1° settembre 2023 e che, successivamente, è stata revocata l’idoneità all’insegnamento. Nello stesso periodo si è conclusa anche la sua presenza presso l’istituto scolastico coinvolto». La Diocesi aggiunge che il vescovo Claudio Cipolla «ha disposto l’esclusione dell’uomo da qualsiasi incarico ecclesiale a seguito di un’indagine canonica interna e ha dichiarato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria».

    La presenza in canonica « in contrasto con le indicazioni»
    Nella nota si precisa inoltre che «la permanenza dell’uomo in una canonica sarebbe avvenuta per iniziativa personale del parroco, in contrasto con indicazioni dell’ordinario diocesano». Il vescovo, inoltre, «ha ottemperato alle prescrizioni canoniche e civili e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si esprime forte amarezza e vicinanza ai minori coinvolti». La Curia di Padova richiama infine anche l’esistenza del servizio di tutela minori attivo dal 2017, pensato per raccogliere segnalazioni e accompagnare eventuali percorsi di ascolto e denuncia.

    Gli arresti domiciliari
    Il provvedimento degli arresti domiciliari, eseguito dalla Squadra Mobile su ordinanza del gip Laura Alcaro su richiesta del pm Sergio Dini, riguarda un’indagine per violenza sessuale aggravata ai danni di sette minori, tra ragazzi e ragazze, seguiti dall’uomo nel tempo come insegnante, educatore e collaboratore di realtà sportive e parrocchiali. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati si sarebbero consumati in un arco temporale compreso tra il 2017 e il 1° marzo 2026, data dell’ultima condotta segnalata. I reati sarebbero stati facilitati dal ruolo di fiducia costruito nel tempo dall’indagato, che avrebbe avuto accesso alla quotidianità dei minori anche attraverso contatti extra scolastici e attività di gruppo.

    La prima denuncia
    L’inchiesta ha preso avvio da una prima denuncia arrivata alla fine di marzo, quando una delle presunte vittime ha confidato con tanto di particolari agghiaccianti a un insegnante dell’istituto in cui l’uomo aveva prestato servizio di aver subito attenzioni inappropriate. Un racconto ritenuto circostanziato e credibile dagli investigatori e tale da innescare approfondimenti immediati. Da lì, attraverso chat e messaggi recuperati dai dispositivi del giovane, gli inquirenti avrebbero individuato ulteriori situazioni analoghe segnalate da altri ragazzi, con altri particolari e approcci descritti nei dettagli.

    Le ricostruzioni raccolte descrivono una serie di episodi reiterati nel tempo, avvenuti in contesti diversi: locali parrocchiali, gite, momenti aggregativi e occasioni educative. L’indagato avrebbe progressivamente ampliato la propria sfera di contatto con i minori, mantenendo una posizione di riferimento che gli avrebbe consentito di instaurare rapporti di confidenza ritenuti dagli inquirenti strumentali alle condotte contestate. Il quadro delineato nell’ordinanza evidenzia, secondo il giudice, un rischio concreto di reiterazione del reato, oltre a una dinamica consolidata nel tempo e caratterizzata da un forte squilibrio di fiducia. Francesco Saviane

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/treviso/cronaca/26_maggio_17/insegnante-di-religione-arrestato-per-abusi-l-intervento-della-diocesi-revocata-dal-vescovo-l-idoneita-all-insegnamento-dal-2023-dfed40a1-509f-45a8-a0d6-7a6f898dbxlk.shtml

  • Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    PADOVA – Gli agenti della squadra mobile della polizia di stato hanno arrestato un 36enne accusato di gravissimi reati contro i minori. L’uomo, originario della provincia di Treviso ed ex insegnante di religione in un istituto scolastico paritario, è finito al centro di una drammatica inchiesta giudiziaria a Padova.

    Il docente deve rispondere della pesante accusa di violenza sessuale aggravata compiuta ai danni di sette adolescenti, sia maschi che femmine, in un arco temporale compreso tra il 2017 e il marzo di questo anno. Il professionista godeva di una grandissima stima all’interno della comunità cattolica e civile per i suoi numerosi ruoli in ambito educativo. L’indagato aveva infatti operato a lungo come animatore pastorale all’interno di diverse parrocchie della provincia. Inoltre, l’uomo prestava stabilmente la propria collaborazione logistica anche per le attività ludiche di una nota realtà sportiva di Padova.

    Le indagini approfondite sono scattate nei mesi scorsi grazie alla coraggiosa testimonianza spontanea fornita da una delle giovani vittime. Il ragazzo aveva deciso di confidare i palpeggiamenti e le attenzioni morbose subite a un altro docente dello stesso istituto scolastico di Padova. La successiva ispezione informatica sul telefono cellulare del giovane ha consentito agli inquirenti di rintracciare numerose chat private scambiate con altri coetanei che avevano vissuto i medesimi abusi. Il modus operandi del trentaseienne consisteva nel conquistare progressivamente la fiducia incondizionata dei ragazzini e dei loro ignari genitori.

    Approfittando del proprio ruolo di guida spirituale, l’insegnante si proponeva regolarmente per riaccompagnare i minori a casa dopo le varie attività di animazione a Padova. Questo pretesto logistico gli permetteva di creare un intimo rapporto di confidenza isolando i giovani all’interno della propria vettura. Il provvedimento di custodia cautelare è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari della procura di Padova. Il magistrato ha accolto integralmente le risultanze investigative presentate dal sostituto procuratore che ha coordinato l’attività della polizia giudiziaria. Attualmente il trentaseienne è stato sottoposto al regime restrittivo degli arresti domiciliari, ospitato all’interno della canonica di una parrocchia della diocesi di Padova.  Francesco Saviane

    https://www.oggitreviso.it/accusato-di-abusi-sui-minorenni-scuola-parrocchia-arrestato-ex-docente-di-religione-au23899-376975

  • Padova, arrestato un insegnante di religione: è accusato di abusi su sette minorenni

    Padova, arrestato un insegnante di religione: è accusato di abusi su sette minorenni

    Palpeggiamenti, baci, effusioni. Un professore di religione di una scuola paritaria di Padova è stato arrestato dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato con l’accusa di aver abusato di sette ragazzi e ragazze, tutti minorenni, in un periodo che parte dal  2017 e arriva allo  scorso mese di  marzo. L’insegnante, un trevigiano di 36 anni, era stato animatore in alcune parrocchie nel Padovano e collaboratore di una realtà sportiva.

    Le indagini

    A far scattare le indagini è stata la segnalazione di una delle vittime che nei mesi scorsi aveva confidato a un altro insegnante, dello stesso istituto, quanto accaduto con il professore di religione. Dal cellulare del ragazzo sono poi emerse le chat con altri amici che avevano vissuto la stessa esperienza e che si confidavano tra loro. L’indagato sarebbe riuscito a conquistare la fiducia di ragazzini e genitori nel tempo, proponendosi anche di portare a casa i minori dopo le varie attività creando un rapporto di confidenza.

    Su richiesta del sostituto procuratore Sergio Dini la giudice per le indagini preliminari Laura Alcaro ha disposto la custodia cautelare e il 36enne si trova agli arresti domiciliari presso la canonica di un centro della diocesi con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Francesco Saviane

    https://www.rainews.it/tgr/veneto/articoli/2026/05/padova-insegnante-religione-arrestato-abusi-minori-45061af1-3405-4224-a340-adce0dd7ec80.html

  • “Volevo solo morire”, racconto choc di una vittima di prete pedofilo

    “Volevo solo morire”, racconto choc di una vittima di prete pedofilo

    “Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse”. E’ la testimonianza di una vittima, una donna, che ha scosso i 190 capi della Chiesa riuniti dal Papa in Vaticano per arginare la piaga della pedofilia.

    La donna ha raccontato ai vescovi di averci impiegato 40 anni a denunciare. “Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: ‘sarà stata sicuramente colpa mia!’ o ‘mi sarò meritata questo male?‘. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per 5 anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore”.
    La donna poi ha creduto di avere incontrato l’amore. ” A 26 anni il mio primo parto: flash back e immagini hanno riportato alla mente tutto. Il travaglio bloccato; mio figlio in pericolo; l’allattamento reso poi impossibile per i terribili ricordi che affioravano. Credevo di essere impazzita. Allora mi sono confidata con mio marito, confidenza usata poi contro di me durante la separazione, quando, in nome dell’abuso subito, chiedeva che mi fosse tolta la potestà genitoriale quale madre indegna. Poi l’ascolto paziente di una cara persona e il coraggio di scrivere una lettera a quel sacerdote conclusa con la promessa di non lasciargli mai più il potere del mio silenzio”.

    “Da allora, fino ad oggi, – ha raccontato – continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. Un percorso che si fa per lo più in solitudine e con l’aiuto di qualche specialista, se possibile. L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere, sempre!”.

    “Ho avuto bisogno di 40 anni per trovare la forza della denuncia. Ho vissuto l’iter di denuncia – ha raccontato la donna nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano – con un costo emotivo molto elevato: parlare con sei persone di grande sensibilità, ma solo uomini e per di più sacerdoti è stato difficile. Io credo che una presenza femminile sarebbe un’attenzione necessaria quanto indispensabile per accogliere, ascoltare e accompagnare noi vittime. L’essere creduta e la sentenza, comunque, mi ha donato un dato di realtà: quella parte di me che ha sempre sperato che l’abuso non fosse mai accaduto, si è dovuta arrendere, ma al contempo ha ricevuto una carezza: io ora so che sono altro, oltre l’abuso subito e le cicatrici che porto. La Chiesa può andare fiera della possibilità di procedere in deroga ai tempi di prescrizione, diritto negato dalla giustizia italiana, ma non del fatto di riconoscere come attenuante, per chi abusa, l’entità del tempo trascorso tra i fatti e la denuncia. La vittima non è colpevole del suo silenzio”.

  • DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    SILVANA PALAZZO

    Accuse di molestie e arresti domiciliari per don Paolo Glaentzer, a cui La Vita in Diretta ha dedicato un approfondimento. In studio è emersa un’indiscrezione su cui si attendono riscontri: il giornalista Simone Innocenti parla di un “interlocutore istituzionale” il quale avrebbe segnalato che la bambina potrebbe essere stata vittima di altri abusi. «Giochiamo a babbo e mamma» le avrebbe detto un altro adulto sotto compenso. Anche per questo gli inquirenti starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di un gruppo di pedofili, che però non è detto sia legato al parroco. Innocenti racconta di un terzo caso, una violenza pregressa: il fratello della bambina vittima di abusi sarebbe stato violentato da un’altra persona. Intanto don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia, in un videomessaggio su Facebook ha dichiarato: «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca». Poi la richiesta di riduzione allo stato laicale: «La curia di Firenze ha sospeso don Glaentzer ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto allo stato laicale. Chi sbaglia paga. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Sta crescendo la diffidenza da parte dei cittadini». (agg. di Silvana Palazzo)

    DON PAOLO GLAENTZER, AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER PEDOFILIA

    Non si sono spenti i riflettori a Fabbriche di Casabasciana per la presenza di don Paolo Glaentzer, il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. In paese però sembra essere calato il silenzio dopo giorni di agitazioni e proteste. L’apprensione, scrive Il Tirreno, tornerà alta alla riapertura delle scuole, perché a pochi passi dall’abitazione in cui Glaentzer è agli arresti domiciliari c’è la fermata del pulmino. Nessuno però ora vuole più parlare, anche per non allarmare i piccoli con la paura per per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande sul parroco cominciano a dare fastidio. Si sottolinea invece la presenza costante dei carabinieri e di come ciò abbia portato sicurezza e tranquillità in paese. Nessuna preoccupazione neppure per le due donne che, dopo l’arresto del prete e il trasferimento a Fabbriche, avevano seguito il parroco sistemandosi in un alloggio vicino. I carabinieri comunque hanno ribadito che il parroco, sotto regime di detenzione a tutti gli effetti, non può essere avvicinato.

    COME HA REAGITO FABBRICHE DI CASABASCIANA

    La Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per don Paolo Glaentzer. Lo ha fatto sapere don Raffaello Giusti, parroco di Bagni. Ma continua a far discutere la petizione comparsa online per mandar via il prete accusato di abusi su una bambina di Calenzano. Non c’è certezza che abbiano partecipato alla raccolta firme persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse circolata subito in paese l’idea di una petizione per far mettere Glaentzer in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, non c’è stata alcuna raccolta firme in città. La vigilanza sulla presenza indesiderata del prete, agli arresti domiciliari, è comunque alta, anche se pare che la parola d’ordine sia ora quella di evitare clamori. Questo, come dicevamo, per tutela la serenità dei bambini. Come riportato da Il Tirreno, si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese. Ma il timore che il sacerdote resti a Fabbriche dopo la sentenza definitiva è forte, per questo la gente vorrebbe che la Curia valutasse la possibilità di accogliere il prete in una delle tante strutture della chiesa.

  • Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Lucca, duro video su Facebook di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli

    Lucca, 29 luglio 2018 – “Don Paolo Glaentzer doveva andare in carcere”. E’ durissimo il commento di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli, sulla vicenda del religioso sorpreso in auto con una bambina nell’hinterland fiorentino. Una vicenda che non finisce di far discutere e che diventa anche “lucchese”, visto che don Glaentzer è ai domiciliari a Fabbriche di Casabasciana, in provincia di Lucca.

    «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca. La curia di Firenze ha sospeso don Paolo Glaentzer, ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto subito allo stato laicale. Chi sbaglia paga. E mi auguro anche che lo mettano in carcere, perché è un porco che ha abusato di una bambina innocente e pura. Caro don Paolo, devi prenderti le tue responsabilità», dice don Nando in un video su Facebook già molto visto.

    «Non voglio fare di tutta un’erba un fascio – sottolinea don Nando Ottaviani – ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Caro don Paolo, tu dovevi andare in galera! Dovevi dire sì ho peccato, mandatemi in galera. Invece gli hanno dato i domiciliari, così si ravvede… Ma quando si ravvede? Qui sta crescendo la diffidenza da parte della gente anche contro i sacerdoti. Le famiglie hanno paura a mandare i loro figli al catechismo. Hanno ragione, se i modelli di sacerdote sono quelli di sesso, potere e soldi».

    https://www.facebook.com/nando.ottaviani/videos/10212611421385439/?t=8

  • Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    La bambina più piccola aveva solamente 5 anni

    «Le chiesi se lui le avesse fatto qualcosa, la bambina in lacrime mi rispose che aveva paura e che un giorno si era spogliato davanti a lei masturbandosi». È il racconto di uno dei testimoni del processo che vede un 30enne di Pont Canavese accusato di aver violentato la compagna di 42 anni, la figlia di lei di 12 anni e una sua cuginetta di 5 anni appena. La vicenda, dibattuta ieri davanti al collegio dei magistrati di Ivrea, è assai complessa oltre che drammatica.

    L’imputato, difeso dall’avvocato Manuel Peretti, è accusato di aver abusato della compagna e di due minorenni (una è la figlia della sorella della vittima e tutti vivevano nella stessa casa in un comune dell’Alto Canavese) negli anni tra il 2009 e il 2012. La vicenda si svolge all’interno della congregazione locale dei Testimoni di Geova, della quale sia l’imputato che le presunte vittime facevano parte in quegli anni. Ieri sono stati sentiti i testimoni dell’accusa, in particolare, le toccanti testimonianze della baby sitter e di una delle amiche della madre.

    La prima ha raccontato di aver saputo dalla vittima che nel 2013 i rapporti tra lei e l’imputato si erano deteriorati fino a violenti litigi, ma di non aver mai visto lividi addosso alla donna. Poi nel 2014 seppe della denuncia per abusi ai danni della bambina e sua madre, così contattò la cuginetta chiedendole se l’imputato aveva abusato anche di lei. «La piccola mi raccontò che lui l’aveva vista nuda e l’aveva toccata». Una confidenza simile a quella raccolta da un’amica della mamma della bimba di 12 anni nonché anche lei Testimone di Geova. «Nella congregazione si sapeva quanto accadeva – ha riferito in aula la testimone – anche se non si parla volentieri di fatti come questi, si tende a nascondere.

    Un saggio però confermò quelle voci. Volli, quindi parlare con la mia amica e sua figlia. Quest’ultima mi disse che il compagno della mamma le faceva paura, per le attenzioni sessuali chele rivolgeva, e che le si era mostrato nudo toccandosi e strofinandosi». Un racconto terribile, in quanto le violenze non le subivano solo le bimbe ma anche la madre. «Quando parlai con la mamma – prosegue la teste – lei scoppiò in lacrime e mi raccontò tutto. La costringeva a rapporti sessuali anche contro la nostra religione. A quel punto le portai entrambe, sia la madre che la figlia, dai carabinieri per la denuncia». Dopo l’audizione dei testimoni dell’accusa, i giudici hanno rinviato al prossimo 12 ottobre quando a deporre saranno chiamati i testimoni della difesa e lo stesso imputato.

  • Cassazione: «Preti e suore non possono tacere su stupri»

    Cassazione: «Preti e suore non possono tacere su stupri»

    Le motivazioni delle condanne afflitte al parroco e alla suora che negarono di aver saputo delle violenze sessuali subite da Annamaria Scarfò (all’epoca 13enne), che si era affidata alla loro “protezione”, ad opera di un branco di ragazzi.

    Preti e suore non possono tacere o dire il falso quando sono interrogati dai magistrati, invocando il segreto ‘professionale’, se sono venuti a conoscenza di fatti penalmente rilevanti nell’ambito della loro attività sociale di assistenza ai soggetti deboli che, sebbene rientri nella generica “missione” degli ecclesiastici, “non rientra certamente nell’esercizio diretto della fede religiosa”, unico ambito per il quale e’ concesso, per le norme concordatarie del 1985, di evitare di rispondere.

    Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, in base alle quali lo scorso 15 dicembre la Suprema Corte ha confermato le condanne a un anno di reclusione ciascuno con pena sospesa, per falsa testimonianza, nei confronti del parroco Antonio Scordo e della suora Cosima Rizzo che negarono di aver saputo delle violenze sessuali subite da Annamaria Scarfò, che si era affidata alla loro ‘protezione’, ad opera di un branco di ragazzi – dei quali tacquero i nomi – in Calabria, a San Martino di Taurianova, quando la donna che oggi ha 31 anni, e vive sotto protezione, era appena tredicenne.

    Il segreto confessionale – afferma la Cassazione contestando la tesi difensiva dei due imputati condannati alla stessa pena sia in primo grado dal Tribunale di Palmi che in secondo dalla Corte di Appello di Reggio Calabria nel 2016 – non può “investire qualsiasi conoscenza dell’ecclesiastico bensì riguarda solo quella acquisita nell’ambito di attività connesse all’esercizio del ministero religioso”, e dunque non ‘copre’ tutte le “confidenze” delle quali viene a conoscenza.

    Ad avviso dei supremi giudici, “correttamente, quindi, la Corte di Appello ha ritenuto che si tratti di tutelare comportamenti od atti conosciuti dall’ecclesiastico con riferimento all’esercizio della ‘fede religiosa’ e non anche, fra l’altro, nell’ambito di attività ‘sociale’, anche essa tipicamente svolta dagli ecclesiastici”. “Ad esempio – spiega il verdetto 6912 – l’attivita’ di assistenza a soggetti deboli, pur rientrante nella generica ‘missione’ dell’ecclesiastico (tanto da esistere specifici enti a cio’ deputati nell’ambito della religione di appartenenza dei ricorrenti) non rientra certamente nell’esercizio diretto di ‘fede religiosa’”. La Cassazione ha totalmente condiviso la ricostruzione della vicenda fatta dalla Corte di Appello che ha accertato che Annamaria si era rivolta al parroco “per ragioni diverse da quelle dell’esercizio dell’attivita’ religiosa”, perche’ in lui vedeva una “autorita’ morale” che e’ “il riconoscimento proprio di quella funzione ‘sociale’ che, nel caso in questione, aveva svolto” don Antonio Scordo.

    I supremi giudici escludono che le sentenze sulla responsabilita’ penale di questi due religiosi abbiano “limitato” il diritto al segreto dell’ecclesiastico relegandolo al solo “segreto confessionale” dal momento che la Corte di Appello “in un più ben ampio discorso” ha escluso innanzitutto “che si fosse trattato di una ‘confessione’ da parte della vittima che, appunto, era vittima e non aveva peccati da confessare”.

    Ed e’ escluso che il segreto “ministeriale” possa essere ampliato “sino a ricomprendervi una qualsiasi forma di confidenza” fatta a chi veste la tonaca mente incarna un ruolo ‘sociale’. Annamaria e’ stata costretta a lasciare il suo paese dopo le condanne dei violentatori per le intimidazioni ricevute dai familiari del ‘branco’ al quale si ribellò, cercando aiuto dal parroco, quando temette che anche la sorellina minore potesse finire vittima delle stesse violenze. (Ansa)

  • Don Inzoli abusava dei ragazzini anche durante le confessioni, giutificando la pedofilia con la Bibbia

    Don Inzoli abusava dei ragazzini anche durante le confessioni, giutificando la pedofilia con la Bibbia

    L’ostruzionismo del Vaticano è stata la principale ancora di salvezza per don Inzoli, un sacerdote che toccava i ragazzini anche durante le confessioni e tentava di convincerli della “bontà” delle sue molestie sessuali citando la Bibbia e sostenendo che la storia di Abramo e Isacco era la prova di come quello fosse il volere di Dio.
    Ai tempi tra i massimi dirigenti di Comunione e Liberazione, tornò alla ribalta delle cronache quando venne avvisato tra le autorità ad comizio anti-gay organizzato da Regione Lombardia per volere di Roberto Maroni e l’immancabile assessore Cappellini.
    Una denuncia di Sel fece riaprire le indagini e lo scorso giugno giunse la condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione. Sul sacerdote pendevano infatti ben due condanne vaticane, ma il rifiuto della Santa Sede di trasmettere i documenti all’autorità giudiziaria lo salvò dalla legge italiana e fece cadere in prescirizione numerosi crimini. La condanna riguarda infatti solo le molestie sessuali compiute dal 2004 al 2008 su cinque ragazzini dai 12 anni ai 16 anni.
    Ora arriva la motivazione della sentenza, nella quale si spiega come don Inzoli abusava dei minori della Gioventù studentesca durante i soggiorni della comunità, in ospedale e persino durante le confessioni. I giudici osservano come tutto ciò accadesse «approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso così confondendo ulteriormente i giovani».
    Il gup Letizia Platè ha anche osservato come le sue vittime si ritrovassero in una situazione di «forte sottomissione psicologica» e le indagini hanno appurato come le vittime siano state molto più di quante considerate ai fini del processo. Si parla di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni», abusati «sin dalla metà degli anni Novanta» e ormai prescritti.
    Un ragazzo abusato nel nel 1996 da don Inzoli ha raccontato di essere stato toccato «nel corso della confessione» e dinnanzi alle sue rimostranze il sacerdote ha giustificato quegli atti sessuali «facendo riferimento ad una sorta di “battesimo dei testicoli” che gli aveva presentato come un rituale ebraico citato nell’Antico Testamento come segno dell’affetto del padre nei confronti del figlio».
    Gravissimo è come quegli abusi fossero conosciuti dalla comunità e come nessuno avesse fatto nulla per cercare di fermarlo. Un ragazzo ricorda che «quando, nell’estate del 2004, uno dei suoi amici aveva saputo di essere stato designato per dormire nella stanza d’albergo insieme a don Inzoli, aveva espresso il suo disappunto: “Che palle andare a dormire da don Mauro, ti tiene sveglio tutta la notte e continua a toccarti”».

    http://gayburg.blogspot.it/2016/11/don-inzoli-abusava-dei-ragazzini-anche.html

  • Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    di Andrea Zambrano

    Bannati, nel linguaggio social friendly. Più letteralmente “banditi”. Sono i preti della diocesi di Montreal in Canada che da settembre non potranno più avvicinarsi da soli ai bambini. Con loro ci dovrà sempre essere un testimone perché il rischio di incorrere in accuse di molestie o di pedofilia è troppo elevato in un Paese che negli ultimi anni ha visto uscire allo scoperto diversi casi accertati di abusi su minori da parte di religiosi.

    La decisione è stata annunciata dal rettore del seminario di Montreal François Sarrazin e non mancherà di suscitare reazioni indignate. A tutti i sacerdoti e a chiunque, educatori o catechisti gravitino attorno alle parrocchie con ruoli di responsabilità, sarà fatto divieto di intrattenersi da soli con bambini o con altri soggetti vulnerabili. E’ il sunto di un progetto pilota che coinvolgerà a partire da settembre una decina di parrocchie del centro di Montreal per poi estendersi a tutta la diocesi della provincia Canadese.

    Lo rivela una comunicazione ufficiale della diocesi che è stata ripresa dai giornali locali. L’obiettivo è quello di creare una “rete di sicurezza” per tutti: bambini, pastori ed educatori. Un’iniziativa drastica, figlia di una caccia al mostro che ha dato i suoi frutti, soprattutto a colpi di cause milionarie. Il rettore del seminario lo ha spiegato in modo molto lineare: «Immaginate se si è da soli in una stanza e un bambino ti accusa di essere stato molestato, come potrete reagire? Che sia vero o no, è necessario un testimone. Per questo serve prudenza».

    La notizia ha visto i commenti comunque insoddisfatti di Carlo Tarini, portavoce di un’associazione di vittime di preti che ha definito le nuove regole «carenti e in ritardo».

    Se da un lato la decisione va incontro alla necessità della Chiesa canadese di proteggersi contro azioni legali derivanti da scandali di abusi su minori, in quello che potrebbe essere classificato come un nuovo business con la Chiesa a fare la parte del pollo da spennare, dall’altro è evidente che di fronte a una Chiesa sotto controllo, a risentirne sarà non solo la figura del sacerdote, ma la stessa trasmissione della fede.

    Come potranno avvenire le confessioni o la direzione spirituale con i più piccoli se i sacerdoti dovranno tutelarsi con la presenza di un testimone? E quale autorevolezza potrà avere una Chiesa che rinuncia dal punto di vista educativo a far valere la sua unicità e la sua probità morale? Nella decisione del vescovo di Montreal c’è tutta la paura di essere sotto scacco del mondo. Perché, è vero: gli scandali ci sono stati, ma invece di affrontare di petto la situazione, si è preferito rinchiudersi a riccio e giocare sostanzialmente in difesa.

    Eppure la storia della Chiesa è ricca di esempi di pastori che hanno amato i fanciulli educandoli al bene e alla fede. Immaginate che cosa sarebbe successo se un provvedimento del genere avesse toccato San Giovanni Bosco?

    Il risultato di questo provvedimento sarà quello di proseguire sempre più nella diffidenza verso i sacerdoti, alimentando il pregiudizio che tutti i preti sono a rischio pedofilia, dunque personaggi da tenere sotto controllo. Quando sappiamo bene che i casi di abusi, dolorosi e orribili certo, ma, lo dicono le ricerche sociologiche, in percentuale inferiori a quelli che accadono in altre organizzazioni a contatto con i bambini, toccano l’intangibile e protetta sfera dell’omosessualità nel clero.

    A quando le telecamere nei confessionali? A quando il Grande Fratello sul sagrato? Nella decisione della diocesi di Montreal, tanto per citare Gramsci, c’è più pessimismo della ragione che ottimismo della volontà, ma anche tanta poca fiducia nei propri sacerdoti. E soprattutto tanto sconforto pastorale e paura del mondo e della propria identità. Quasi che anche il vescovo si vergognasse di quel Gesù Cristo che disse «lasciate che i bambini vengano a me». Non si trova nel Vangelo l’aggiunta «ma procuratemi un testimone».

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-prete-ormai-e-un-mostro-mai-piu-da-solo-con-bimbi-16597.htm#.V3A4hCZejNU.facebook