Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    Pedofilia, il sacerdote arrestato: «Erano provini per film a luci rosse. E c’era anche la Bibbia in chiave erotica»

    di Michela Allegri e Adelaide Pierucci
    Fotografava adolescenti senza veli per avviarli al cinema hard. Si era improvvisato agente cinematografico a luci rosse, don Dino, al secolo Placido Greco, il prete di Fiumicino finito in carcere per pedopornografia e prostituzione minorile, nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base a Termini che ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto».
    Gli agenti della Polfer di Roma Termini, diretti da Emanuele Fattori, che hanno arrestato il sacerdote in flagranza di reato proprio per quella mole di foto illegali custodite in un archivio del computer, hanno contato almeno 1.700 scatti compromettenti. In alcuni casi le vittime sono state riprese ad età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali. L’avvocato che assiste don Dino, Sergio Ruperto, a breve presenterà istanza al Riesame puntando alla scarcerazione. Il parroco, infatti, è molto provato, ed è preoccupato per le condizioni di salute dell’anziana madre. L’inchiesta, però, è ancora ai primi passi. In casa di padre Greco sono stati trovati circa 40mila file, che sono ora al vaglio della Polizia Postale, su delega del pm Cristiana Macchiusi e dell’aggiunto Maria Monteleone.
    LA BIBBIA
    Intanto, sta emergendo la doppia personalità del prete. Alle messe dietro all’altare fanno da contrappeso i dossier di foto pedopornografiche. Dopo le omelie don Dino incontrava di nascosto baby gigolò minorenni, ragazzini rom squattrinati pronti a vendersi per pochi euro. L’indagato aveva anche velleità artistiche: scriveva libri a luci rosse sotto pseudonimo. Aveva addirittura ripensato la Bibbia in chiave erotica: al posto dei 12 apostoli, comparivano altrettanti ragazzini deviati. La sua posizione giudiziaria nel frattempo si è aggravata: inizialmente, gli inquirenti lo accusavano di essersi intrattenuto solo con due minori, ma dagli accertamenti è emerso che avrebbe avvicinato almeno una decina di giovanissimi. D’altronde, l’inchiesta va avanti da quasi 2 anni. Gli indagati sono 17, in 9 sono stati sottoposti a misura. Il decimo, un ottantenne, è morto qualche giorno prima della notifica dell’ordine d’arresto.LA DIFESA
    «Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni». A Radio Cusano Campus parla Sergio Ruperto, legale di Placido Greco, alias don Dino, prete accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato nell’inchiesta sui minorenni che si vendevano alla stazione Termini di Roma.«Ci andava a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni – ha detto l’avvocato di don Dino -. Per quanto riguarda le foto, ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, 17-18 anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto». A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato ha risposto: «Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso».«Penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere – ha detto ancora il legale -. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave».

    «Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? – conclude Ruperto -. Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/pedofilia_sacerdote_arrestato_provini_film_luce_rossa/notizie/1375780.shtml
  • Don Dino, 1.700 foto di bimbi nudi sul pc. Lui si difende: “Erano soltanto provini hard”

    Don Dino, 1.700 foto di bimbi nudi sul pc. Lui si difende: “Erano soltanto provini hard”

    ROMA – Giustificazioni che non reggono ma Don Dino, al secolo Placido Greco, il sacerdote di Fiumicino accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornogra, respinge le accuse.

    Il parroco è stato beccato in flagranza di reato: custodiva la bellezza di 1700 foto pedopornografiche sul suo computer e gestiva un giro di baby gigolò alla Stazione Termini di Roma.

    Come riportato dal Messaggero, Don Dino avrebbe detto che “si era sparsa la voce che sono bravo a scattare foto di nudi, Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino, mai preso dei soldi.

    E intanto spunta un altro squallido particolare: sembra proprio che Don Dino abbia riscritto la Bibba in chiave erotica, con 12 bambini sostituiti agli apostoli.

    DON DINO, IL LEGALE: “FOTO HARD? NON SAPEVA FOSSERO MINORENNI” Sergio Ruperto, avvocato difensore di Padre Placido Greco alias Don Dino, sacerdote accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer di Roma Termini per la quantità di foto illegali custodite in un archivio del suo computer, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, per parlare della posizione del suo assistito.

    «Sabato scorso – ha detto il legale – è stata fatta la convalida dell’arresto in carcere e lui si è difeso sostenendo che non sapesse nulla a proposito dell’adescamento dei giovanissimi e dicendo che andava alla Stazione Termini a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni.

    Per quanto riguarda le foto, lui ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, diciassette diciotto anni, è complicato capire se uno è minorenne.

    Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto».

    A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato di Don Dino dice a Radio Cusano Campus: «Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso».

    L’avvocato di Padre Placido ha già presentato istanza di scarcerazione: «Ho già fatto in sede di convalida dell’arresto istanza di scarcerazione ma il gip l’ha respinta perché secondo lui c’era pericolo di reiterazione del reato. La presenterò di nuovo al tribunale della libertà, penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave».

    Un’ultima battuta su eventuali pentimenti del suo assistito: «Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo».

    https://www.leggo.it/NEWS/ROMA/roma_prostituzione_minorile_don_dino_provini_hard/notizie/1375690.shtml

  • Prostituzione a Termini; “Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”

    Prostituzione a Termini; “Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”

    Sergio Ruperto, avvocato difensore di Padre Placido Greco alias Don Dino, sacerdote accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer di Roma Termini per l’incredibile quantità di foto illegali custodite in un archivio del suo computer. è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, per parlare della posizione del suo assistito.

    “Sabato scorso è stata fatta la convalida dell’arresto in carcere e lui si è difeso sostenendo che non sapesse nulla a proposito dell’adescamento dei giovanissimi e dicendo che andava alla Stazione Termini a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni. Per quanto riguarda le foto, lui ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, diciassette diciotto anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto”.

    A proposito della Bibbia a luci rosse che il sacerdote avrebbe scritto, l’avvocato di Don Dino dice a Radio Cusano Campus: “Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso”.

    L’avvocato di Padre Placido ha già presentato istanza di scarcerazione: “Ho già fatto in sede di convalida dell’arresto istanza di scarcerazione ma il gip l’ha respinta perché secondo lui c’era pericolo di reiterazione del reato. La presenterò di nuovo al tribunale della libertà, penso che gli arresti domiciliari possano essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave”.

    Un’ultima battuta su eventuali pentimenti del suo assistito: “Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo”.

    Di seguito l’audio dell’intervista

    http://www.radiocusanocampus.it/podcast?prog=1517&dl=3296

  • ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’. Versione italiana.

    ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’. Versione italiana.

    ‘La Preda. Silenzio in nome di Dio’ – 52’/2013 un documentario di Luca Bellino e Silvia Luzi fotografia Adriano Mestichella musica composta da Nicolò Mulas prodotto da Tfilm per PRESS TV con il supporto di Roma Lazio Film Commission ‘La Preda’ rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica, aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti.

    Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona. Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni.

    Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli. Il documentario racconta del muro issato dalla Chiesa Cattolica, di documenti sconosciuti, di sacerdoti e Vescovi che scelgono di tacere, e di un luogo tenuto segreto, dove il Vaticano cura e protegge i suoi mostri. Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante. www.tfilmprod.com

  • Festival di Berlino 2015, El Club di Larraìn sui preti pedofili film favorito

    Festival di Berlino 2015, El Club di Larraìn sui preti pedofili film favorito

    di “Il seme del prete è santo, se lo ingoi vai direttamente in paradiso”. Senza troppo sforzo alcuni abiti talari cileni riuscivano a convincere i ragazzi alle sacre fellatio, completate da penetrazioni e svariati giochetti erotici spacciandoli per ovvietà. Ma della Salò di certe frange ecclesiastiche santa madre Chiesa non sempre ha finto ignoranza, confinando queste anime perse in case “d’espiazione” distanti da occhi, lingue e orecchie. El Club è una di queste villette, lungo la costa del Cile, ed è il titolo del nuovo sconvolgente film di Pablo Larraìn, talento del cinema cileno e da ieri uno dei favoriti alla corsa per l’Orso d’oro alla 65ma Berlinale.

    La sua opera nasce per contraddire l’assunto della Genesi per cui “Dio vide che la Luce era cosa buona e separò la Luce dalle Tenebre”: nell’abitazione dei quattro sacerdoti peccaminosi e penitenti luce e tenebre si sovrappongono e mescolano. Pedofilia,alcolismo, gioco d’azzardo, omosessualità che lungi da essere un crimine non è gradita alle purpuree gerarchie.

    Tutto questo convive(va) con preghiere, santa Messa e rosario, ed è ancora ivi residuale in alcune pratiche come la forsennata corsa dei cani (con scommesse) in cui il levriero di padre Vidal (l’attore feticcio Alfredo Castro) è un campione. Ma c’è un giovane freak, Sandokan, che li tortura sotto casa: è stato vittima della pedofilia di un nuovo “ospite” che appena capisce l’andazzo sceglie il suicidio.Ne segue l’indagine di un inviato dal Vaticano che diventa la narrazione del film. Larraìn educato in scuole cattoliche non mette in scena demoni o mostri bensì semplici uomini della Chiesa.

    Se la pellicola non si dichiara quale “denuncia alla Chiesa” tout-court, a detta del regista 39enne intende manifestare il panico di un’organizzazione timorosa di farsi vedere per quella che è. “Per questo il Vaticano non colpirà il mio film, gli farebbe promozione”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/10/festival-berlino-2015-el-club-pablo-larrain-sui-preti-pedofili-favorito/1412301/

  • DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO
    Don Silverio Mura insegnava religione a Napoli nella prima media di Diego, era gentile, aperto, non gli sembrò strano la prima volta che lo invitò a casa sua, di pomeriggio. Anzi, Diego era quasi onorato di essere stato scelto proprio lui, tra i tanti, per un incontro informale. La prima volta furono baci e carezze. E poi non fu una sola volta e non furono più carezze. «Andavo da lui due, tre pomeriggi alla settimana. Stavo in soggiorno e lui metteva un film di paura in cui c’entravano sempre i preti, tipo L’esorcista. Mentre lo guardavo lui faceva. Per ogni suo gesto c’era una giustificazione. Mi diceva: vienimi in bocca che mi fa bene allo stomaco. Io obbedivo, come in uno stato di trance».

    «LA DOMENICA, A PRANZO»
    I primi anni – ne durano quattro gli abusi e non è l’unico ragazzino a frequentare la casa del prete – Diego non si rende nemmeno conto di quello che succede, non pensa sia male, tanto che, di stare zitto, il prete glielo dovrà dire solo negli ultimi tempi: prima sapeva che non avrebbe mai parlato. «Intanto si era infilato anche nella mia famiglia: la domenica era a pranzo da noi, mia madre lo adorava. Tanto che è stato lui, anni dopo che le molestie erano cessate, a celebrare le mie nozze, a battezzare i miei tre figli. In famiglia nessuno ancora sapeva, sembrava una scelta ovvia che fosse il prete di casa a fare tutto».

    «E POI GLI CHIESI: PERCHE’?»
    Prima che ci arrivi la testa, è il corpo di Diego a dire che quel segreto non si può più tenere. Dopo anni di ansie e fobie (quella di avere l’Aids sopra tutte), quattro anni fa Diego comincia a svenire, spesso, senza motivo. «Ho avuto paura di morire, ho pensato: qual è il mio ultimo desiderio? Mi sono risposto che era dire la verità».  Parla con sua moglie, con sua madre, i suoi fratelli. Tutti devono sapere. Anche la polizia, a cui fa denuncia, benché il reato sia ormai caduto in prescrizione e non si possa più fare nulla. Anche la Chiesa che continua a utilizzare il prete per l’insegnamento della religione nelle scuole. «Sono andato a parlare con Don Silverio. Gli ho detto che stavo male, gli ho chiesto: perché? È riuscito a farmi dire un’Avemaria. Quell’uomo, anche se ero adulto, aveva un potere infinito sul mio cervello».

    ARMI E PSICOFARMACI
    Diego fa la guardia giurata armata, se si sapesse che prende psicofarmaci non gli sarebbe rinnovato il porto d’armi e perderebbe il lavoro. «Avevo domandato aiuto alla Chiesa per questo. Ho scritto quello che mi è successo, ho chiesto un lavoro diverso: fatemi spazzare per terra, non mi importa, ma aiutatemi a trovare un lavoro ché questo non lo posso fare più, è pericoloso. In risposta mi hanno fatto avere 200 euro in una busta della Caritas. Non è vero che la Chiesa aiuta le vittime degli abusi». Da qualche anno Don Silverio Mura ha smesso di insegnare religione presso l’Ipsar Carmine Russo di Cicciano (Napoli) e di lui si sono perse le tracce.

    http://www.vanityfair.it/news/italia/14/10/03/vittime-pedofilia-preti

     

  • A Savona pedofili coperti dalla Curia

    A Savona pedofili coperti dalla Curia

    “I vertici della Curia di Savona hanno coperto casi di preti pedofili“. Proprio nei giorni in cui emerge con tutta la sua forza lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, si apre un nuovo inquietante fronte con le dure parole di Don Lupino, parroco di Lavagnola, al funerale di Luisa Bonello. La donna, nota per le sue denunce contro gli abusi sessuali in diocesi, si è tolta la vita. E viene aperto un fascicolo in Procura per istigazione al suicidio. “Chi deve vada in galera”.

    “Credo che il vescovo, il vicario e il rettore del Seminario debbano fare un esame di coscienza”, ha detto don Giovanni Lupino durante la sua dura omelia. “Chi deve andare in pensione ci vada, chi deve pagare sconti la pena con un bel ritiro spirituale a Sant’Agostino dove ci sono le celle per pregare. Bisogna chiedersi perché la Curia decida di punire le amicizie pulite tra un sacerdote e una donna, mentre tollera che un sacerdote dorma con il suo fidanzato in canonica”, dice ancora don Lupino riferendosi ad altri casi denunciati a Savona.

    Luisa Bonello era da tempo attiva, insieme al portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in inchieste e docu-film per portare alla luce le vicende di abusi sessuali all’interno della Chiesa. Zanardi, tra l’altro, proprio una decina di giorni fa ha presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, risultato colpevole, è stato salvato dalla prescrizione.

    Ora la Procura indaga sulla morte di Luisa, dopo aver aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, per ora contro ignoti. Il sospetto è venuto leggendo la lettera lasciata da Luisa, nel quale riferendosi al marito lo chiama per nome e non col soprannome che, a sentire il coniuge, ha sempre utilizzato in qualsiasi occasione. Ma non solo, tra le righe lasciate dalla donna, 53enne medico, molte cose non tornano e il sospetto è che siano state scritte da qualcun altro.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/a-savona-pedofili-coperti-dalla-curia260914.html

  • “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

    “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

     di Lorenzo Lamperti

    Francesco Zanardi è il portavoce della Rete L’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari che opera su tutto il territorio nazionale per portare alla luce i casi, spesso nascosti, di abusi sessuali nella Chiesa. Zanardi conosceva molto bene Luisa Bonello, il medico di di 53 anni ritrovata morta negli scorsi giorni a Savona. Insieme hanno denunciato molestie e stavano indagando sulle coperture di cui godono i preti pedofili. Proprio nei giorni in cui sono emersi casi clamorosi come quello dell’arcivescovo Wesoloswki, Zanardi parla in un’intervista adAffaritaliani.it del caso di Savona (e non solo), di Luisa e di quello che Papa Francesco sta facendo (o non sta facendo) per combattere questa piaga.

    Francesco Zanardi, durante il funerale di Luisa Bonello sono arrivate le dure parole di Don Lupino sulla curia di Savona e le coperture ai pedofili. Lei, da portavoce della Rete L’Abuso, da tempo si occupa di questo argomento. Che cosa succede a Savona?

    A Savona abbiamo documentato parecchi casi di abusi sessuali che vedono coinvolti preti. Preti che vengono coperti dall’alto. Ma, come abbiamo raccontato nel docu-film “Parole, opere e omissioni”, quello che è successo a Savona succede un po’ in tutta Italia. Purtroppo chi si oppone a certe cose, anche dall’interno della Chiesa, finisce per essere emarginato e diventa vittima come la vittima stessa degli abusi.

    Anche Don Lupino rischia di venire emarginato?

    Don Lupino è già abbastanza emarginato dalla diocesi. Non è stato spretato solo perché più di tanto non si osa.

    Ma chi ha coperto i preti pedofili?

    La copertura arriva dai vertici ed è garantita non solo dalla curia ma anche dalle istituzioni. Per esempio, sul caso di don Giraudo abbiamo depositato un esposto 15 giorni fa perché siamo venuti a conoscenza di altre responsabilità. I suoi abusi sono stati coperti non solo da uomini della Chiesa ma anche da altre persone che hanno cariche istituzionali che lo hanno messo nella situazione di compiere abusi pur sapendo della sua predisposizione… Persino Ratzinger, quando era ancora prefetto della Dottrina della fede prima di diventare Papa, fu avvisato del caso ma non fece nulla. Al funerale di Luisa, tra l’altro, le istituzioni neppure c’erano, nonostante suo marito sia un consigliere comunale.

    E’ più difficile punire un prete pedofilo rispetto a un pedofilo, per così dire, comune?

    Certamente sì, perché ci sono altri poteri sotto. La pedofilia è come andare a pescare in una palude: tiri su il pesciolino che è il pedofilo ma insieme a lui tiri su anche tanta altra melma perché si vanno a toccare anche altri poteri.

    In questi giorni abbiamo assistito ai casi di Wesolowski e dell’altro vescovo rimosso in Paraguay per aver coperto abusi sessuali. Le sembra che con Papa Francesco la Chiesa stia agendo finalmente agendo per combattere la pedofilia?

    Sono molto critico verso Bergoglio. Certo, se guardiamo alle parole e al gesto possiamo dire che in tutti questi anni la Chiesa non aveva mai fatto qualcosa del genere, ma non possiamo fermarci alle parole. Guardando ai fatti, mettere Wesolowski ai domiciliari in Vaticano non mi sembra una gran punizione, avrebbe dovuto farlo rimpatriare nel Paese in cui è stato condannato, tenendo conto anche era stato il Vaticano a farlo scappare all’inizio dello scandalo, negando l’estradizione.

    Crede che nemmeno con Bergoglio la Chiesa abbia la volontà di affrontare la questione?

    Negli scorsi giorni è stato rimosso un vescovo in Paraguay per aver coperto un caso di pedofilia. Benissimo, ma non è che bisogna andare così lontano per fare qualcosa. Qui in Italia di casi del genere ce ne sono tantissimi, noti e meno noti. A Savona la curia ha coperto e tenuto nascosto un prete pedofilo ricercato dalla polizia irlandese. A Napoli e Crotone ci sono preti accusati di pedofilia scomparso e nascosti non si sa dove. Sono tutti casi attualissimi, se si volesse intervenire sul serio lo si potrebbe fare partendo da qui.

    Quanto è difficile per una vittima di abusi da parte di un prete pedofilo riuscire a parlarne?

    Difficilissimo. Tra le tantissime vittime che abbiamo conosciuto solo 3 o 4 si vogliono esporre pubblicamente, tutte le altre non ne hanno il coraggio. Quando si è vittime di una cosa del genere si finisce per essere ghettizzati, soprattutto nelle realtà più piccole. Vengono messe in atto pratiche che sembrano quelle mafiose, dall’omertà allo screditamento.

    Lei conosceva Luisa. Anche lei collaborava per portare alla luce abusi sessuali nella Chiesa?

    Era dal 2010 che collaborava con noi, ma sempre in maniera riservata perché frequentava la Chiesa e dunque non poteva scoprirsi troppo.

    La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Lei pensa che possa essere stata indotta da qualcuno a togliersi la vita?

    Io non credo all’istigazione al suicidio. Luisa si sarebbe sparata con una calibro 9 x 21, una pistola che fa un botto assurdo. Peccato nel palazzo nessuno ha sentito lo sparo, ed era l’una meno 10 di notte. L’unico elemento che porta a pensare al suicidio è un cane che ha abbaiato e che si ipotizza abbia sentito lo sparo, insieme a un sms di Luisa con una lettera autografa al marito. Ma lei il marito lo chiamava sempre con un nomignolo mentre lì c’era scritto “perdonami Maurizio”, e non è l’unica anomalia di questa storia. Non è facile spararsi in bocca con una calibro 9. Gliel’hanno trovata sul petto ma una pistola del genere vola via, ha un rinculo fortissimo. Ora, non dico che il problema diretto sia la pedofilia, ma magari quella melma che tiri su col pesciolino… In Liguria c’è tanto potere del Vaticano. Stavamo lavorando sui legami tra Chiesa e massoneria, forse ci siamo spinti troppo in là.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/zanardi-savona-curia260914.html

  • “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    SAVONA. Il cuore della città, ieri pomeriggio, tra corso Italia e piazza Sisto, ha fatto da scenario a una sorta di processo pubblico nel corso del quale l’associazione Rete l’Abuso ha denunciato il dramma della pedofilia nella diocesi di Savona.

    Un processo, di fatto, senza contraddittorio, perché non era presente nessuno della curia o in sua rappresentanza. Si è così assistito a un lungo “j’accuse” del coordinatore della Rete, Francesco Zanardi, affiancato da Christian Abbondanza della Casa della Legalità. I due hanno presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, è risultato colpevole, salvato dalla prescrizione.

    Oltre alle responsabilità dei sacerdoti pedofili, Zanardi e Abbondanza hanno puntato il dito contro il vero imputato della giornata: l’omertà.

    Il docu-film, infatti, è percorso da un leitmotiv che ritorna in modo costante in entrambe le due parti di narrazione, della durata complessiva di un’ ora: la chiesa, i superiori dei sacerdoti, sapevano e hanno coperto. Un’accusa, peraltro, non nuova visto che la Procura di Savona, nel febbraio 2012, prelevò dalla cassaforte della Curia savonese documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, nel 2003, prima dell’elezione a pontefice, fosse stato informato dei casi savonesi. Direttamente dall’allora vescovo monsignor Domenico Calcagno che, come il suo predecessore, monsignor Dante Lafranconi, sapeva ma ha taciuto. Lafranconi, tra l’altro, è stato indagato per questo motivo ma salvato dalla prescrizione.

    Il documentario, tuttavia, va oltre chiamando in causa anche l’attuale vescovo don Vittorio Lupi. Per lui l’accusa sarebbe la stessa Zanardi utilizza colloqui tra lui e il vescovo, riservati, quindi “rubati”, registrati e qui ripresentati. I colloqui sarebbero riferiti ad anni prima dell’esplosione pubblica del caso di don Nello Giraudo. Dai dialoghi emerge che il vescovo Lupi era effettivamente a conoscenza dei casi denunciati da Zanardi, nonostante avesse dichiarato il contrario nelle successive interviste rilasciate al Secolo XIX e alla trasmissione “Le Iene” che, il 18 marzo del 2012, il giorno della festa patronale di Savona, aveva effettuato una incursione intervistando Lupi.

    Anche in quel caso il vescovo aveva assicurato di essere venuto a conoscenza dei fatti soltanto a seguito delle azioni della Procura. Nell’ occasione aveva anche garantito “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia, oltre all’avvio di un processo canonico nei confronti di don Pietro Pinetto. Nel docu-film si chiede direttamente alla curia perché tale processo, non sia stato avviato e perché le vittime non siano state contattate dal vescovo.

    Altre figure vengono citate nel documentario, come soggetti a conoscenza dei fatti. Tra queste compare l’assessore Isabella Sorgini, cognata di don Giraudo, chiamata in causa per una vicenda per cui, è bene precisarlo, non è stato ravvisato, ad oggi, alcun reato. Interpellata dal Secolo XIX, la stèssa Sorgini, si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito di non essere mai stata convocata dalla magistratura. L’entourage dell’assessore ha letto le parole di Zanardi come «un chiaro attacco politico». Il documentario porta in scena alcune vittime: molte chiedono di parlare celate nella voce e nel volto.

    Il concetto che ritorna è sempre lo stesso. Il perpetrarsi delle violenze, l’arrivo alla denuncia, dopo lunghi anni di sofferenza silenziosa, infine quelle che dalle vittime stesse vengono definite, senza mezzi termini, vere e proprie ritorsioni. Nel docu-film, a questo punto, viene inserito lo spezzone di un ampio lavoro . di documentazione, girato e trasmesso alcuni anni fa dalla BBC, “Sex crimes and Vaticans”, dove si dimostrerebbe come la tecnica utilizzata dal Vaticano, nei confronti degli abusi sessuali compiuti da presti pedofili in tutto il mondo, sarebbe lo stessa: negare, nascondere e punire le vittime.

    Due vittime savonesi, nel documentario prodotto dalla Rete L’Abuso, denunciano di avere subito lo stesso trattamento: dopo una travagliata denuncia, invece dell’appoggio, dalla curia, soltanto ritorsioni.

    Quindi Zanardi; in particolare, porta avanti una vicenda personale, legata allo sfratto dalla casa di proprietà della diocesi in cui viveva, subito, secondo quanto da lui denunciato, ingiustamente. Durissime anche le parole di Abbondanza che ha definito i fatti, “semplicemente vergognosi”.

    Ieri, di fronte alla libreria Ubik dove è stato proiettato il film, erano una trentina i savonesi seduti, mentre altrettanti, passando, si sono fermati. Chi stupito, chi perplesso, chi già era a conoscenza dei fatti. Ma l’evento non è passato inosservato: i fatti, molti dei quali già noti, sono stati per la prima volta letteralmente messi in piazza.

    Silvia Campese per Il Secolo XIX

     

  • Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Sabato 13 settembre ore 18 davanti alla libreria Ubik: “PAROLE, OPERE E OMISSIONI”

    Il docufilm che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.

    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo.

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.

    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.

    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.

    Partecipano;

    Christian Abbondanza (Presidente della Casa della Legalità),

    Francesco Zanardi (Presidente della Rete L’Abuso, ex vittima),

    Mario Molinari (giornalista)

    Roberto Nicolick (fratello di una vittima)

    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento,  noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.
    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

     Il primo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html

     Il secondo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/377753/trincia-abusi-nascosti-dalla-chiesa.html

     CULTURA, LIBRI E IMPEGNO CIVILE A SAVONA

    Corso Italia, 116r Savona

    019/8386659   ste.milano@alice.it

    Ulteriori dettagli sull’evento