Osservatorio della Rete L'ABUSO

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    Mozambico: Preti indagati con l’accusa di abuso gestiscono orfanotrofio e scuola che ha avuto il sostegno del Portogallo

    ANA DIAS CORDEIRO 02/03/2014 – 08:38

    Una scuola del Centro Polivalente Leão Dehon ha beneficiato dell’appoggio del Portogallo mediante la collocazione di insegnanti. Uno di loro ha fatto una denuncia di sospetti abusi sessuali sui minori contro due sacerdoti italiani di quella città del Mozambico: il direttore di questo centro e il responsabile di un orfanotrofio. Il caso è oggetto di indagine dalla Procura in Italia e in Mozambico, mentre le Nazioni Unite chiedono che i preti sospettati di abusi sui minori vengano rimossi.

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    In quel giorno, uno dei ragazzi è stato colpito. Come chiunque abbia bisogno di riscattarsi e, allo stesso tempo, chiede aiuto. Aveva bisogno di parlare – lui e gli altri ragazzi, tutti minorenni, che hanno detto che il prete aveva costruito nell’orfanotrofio dove vivevano, una prigione per punire loro, una prigione con sbarre, come nei film.

    Spesso si sentivano osservati, anche perché si sentivano diversi: lui, e come lui gli studenti più giovani nella scuola diretta dal prete Ilario Verri, che vivevano nell’orfanotrofio del prete italiano Luciano Cominotti in Gurue, Mozambico. Si muovevano come ombre, sempre osservati e senza o quasi mai un sorriso. Essi avevano questo in comune. Questo, e la complicità di un terribile segreto.

    Questo sarebbe, tuttavia, un nuovo e differente giorno, in grado di dissipare i nebulosi sospetti che si gonfiavano ogni settimana sotto gli occhi del maestro João Gomes de Oliveira. Il veterinario era stato posto dalla cooperazione portoghese, come professore in una delle due scuole del Centro Polivalente Leão Dehon nel gennaio del 2010 in questa piccola cittá mozambicana di Zambézia, dove è stato selezionato tra i vari stagisti inviati quell’anno nell’ambito del programma Inov Mundus, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

    È stato lì che ha udito della denuncia per abusi sessuali su minori contro i due sacerdoti. E lui ha presentato una denuncia relazionata alle inchieste giudiziarie attualmente in corso – una in Italia e l’altra nella Procura di Gurue in Mozambico.

    Le decine di avvisi che ha inviato alle organizzazioni internazionali dei diritti umani e dei bambini, al diretto responsabile dell’allora Istituto Portoghese di sostegno allo sviluppo (IPAD), al Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, all’ambasciata del Mozambico nel Portogallo e dopo altri tre anni, all’ex ministro degli esteri Paulo Portas, e alle quali il PUBBLICO ora ha avuto accesso, si sono scontrate con il silenzio. Dalla Procura Generale della Repubblica, dove è stato inviata una denuncia presentata alla polizia giudiziaria, hanno risposto che, essendo questo un caso per la polizia e la giustizia del Mozambico, non potevano fare nulla.

    Per lui, più presto questo caso viene risolto, “meglio è”. La storia di questi ragazzi – alcuni orfani, altri no – è un fardello che porta da allora. “Cosa succede alle vittime di questi abusi quando crescono è una domanda alla quale nessuno mi ha saputo rispondere.”

    Dopo avere udito “lo spaventoso racconto” di due dei suoi alunni (vedere l’intervista in queste pagine), João Oliveira è stato violentemente aggredito. Mostra le sue fotografie scattate in ospedale dove è rimasto prima di lasciare per sempre Gurue. Sono stato preso a sassate sulla testa mentre guidavo la moto senza casco. “Non saprei dire chi lo ha fatto”. Ma crede che chi è stato sapeva che il maestro portoghese stava per denunciare i preti Ilario e Cominotti alla polizia di Gurue per abusi sessuali su ragazzi.

    Dovere legale e dovere morale.

    Una volta arrivato in Portogallo, sono stato ricoverato per un lungo recupero dopo l’aggressione. Nei giorni quando finalmente sono uscito, sono andato dalla polizia. La denuncia è stata accettata ed inviata al Pubblico Ministero dove è stata archiviata per “incompetenza territoriale”, nel Febbraio del 2011. “La denuncia poteva essere stata inviata immediatamente in Mozambico”, dice João Oliveira, che parla di “dovere morale” di avvisare le autoritá del paese.

    Dal punto di vista legale, essendo le vittime mozambicane e gli autori (del supposto crimine commesso in Mozambico) italiani, il Portogallo non aveva la competenza per trattare il caso, secondo i giuristi uditi dal PUBBLICO.

    La denuncia è stata sì inviata alla Procura Generale del Mozambico, ma solo due anni dopo, nel luglio 2013, “sotto la protezione della Convenzione di Assistenza Giudiziaria in materia Penale tra gli Stati Membri della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese” – ha confermato il PUBBLICO insieme alla PGR portoghese, che parla di “processo indipendente” e non chiarisce se questo è legato alla stessa denuncia di João Oliveira archiviata all’inizio del 2011, e non spiega il motivo per cui c’è  stato, in questo caso, un ritardo di due anni per farla proseguire per  il Mozambico.

    L’iniziativa è sorta giá dopo che la PGR portoghese ha saputo dell’apertura di un’indagine in Italia, anch’essa relazionata con una denuncia di João Oliveira che andò con i propri mezzi in Italia.

    “Sono andato in una stazione di polizia ed ho raccontato quello che stava succedendo”, ricorda. La denuncia contro i due italiani, il prete Luciano Cominotti dell’orfanotrofio, e il prete Ilario Verri, oggi direttore della scuola Centro Polivalente Leão Dehon, è stata ricevuta nell’aprile 2012.

    Due percorsi, un destino

    Ilario Verri é un prete dehoniano, in Mozambico da molti anni. Ha vissuto vicino alla frontera con il Malawi negli anni della guerra civile. Poi è andato a Maputo da dove è partito per Gurúè con l’obiettivo di ricostruire il complesso della scuola e del centro che giá esisteva dal 1969, ed era diretto dai religiosi dehoniani presenti en Mozambico dal 1968.

    Nel 1975, con l’indipendenza, il complesso è stato nazionalizzato e, nel 1994 è tornato nella provincia mozambicana della Congregazione Dehoniana, una congregazione religiosa della Chiesa cattolica, fondata dal prete Leão Dehon nel 1878 e oggi presente in decine di paesi, tra cui il Portogallo.

    Il complesso è stato ricostruito e migliorato e gli è stato cambiato il suo nome a Centro Polivalente Leão Dehon (in onore del fondatore). Comprende la Scuola di Base Industriale (una scuola professionale, corrispondente alla scuola secondaria fino al 9 ° grado) e l’Istituto Superiore Agrario (che corrisponde al livello di scuola superiore). João Oliveira è stato collocato in quest’ultimo, ma ha dato anche lezioni di computer agli studenti più giovani della scuola professionale.

    Luciano Cominotti è diocesano ed è andato a Gurue per scelta personale dopo essere stato ordinato sacerdote a Milano o già in Gurue (le informazioni differiscono tra quello che dice il prete portoghese Luciano e il prete Ornelas a Roma, a capo della Congregazione (vedi intervista in queste pagine )).

    “E’ stato militare in Italia, ha deciso per il sacerdozio e ha fatto la richiesta al vescovo di Milano. Voleva andare in missione”, ha detto al PUBLICO il prete portoghese Luciano, con responsabilità nella Congregazione dei dehoniani in Portogallo e che faceva parte di due gruppi che hanno iniziato il programma di volontariato nel Centro Polifunzionale di Gurue. “All’inizio, quando è stato ordinato prete, uno rimane nella diocesi in cui è nato. Per passare ad un’altra diocesi deve esserci un motivo”, aggiunge.

    Luciano Cominotti ha scelto Gurue, dove entrerà nei primi mesi del 2000. Nel 2004 “la sua opera esisteva giá,” dice il prete portoghese a proposito dell’orfanotrofio che è stato ingrandito a misura che il prete Cominotti ha acquisito i terreni intorno grazie al supporto e le donazioni di “benefattori italiani.”

    Due immagini dell’orfanotrofio, disponibili su Internet, mostrano a distanza quel sontuoso palazzo che si vede attraverso le cime degli alberi, come uno strano castello accanto a una piccola città dove i segni di abbandono sono visibili, le case modeste e le strade sterrate. Una di queste immagini è dotato di un testo enigmatico, non firmato, e che descrive questa casa come un “orfanotrofio maschile per i bambini”, e allora ha osservato: “Mi dispiace per la distanza delle immagini, ma in fondo può vedere uno splendido edificio. È in Gurue, con vista sul lago e dispone di strutture che sarebbero considerate eccellenti in tutto il mondo civilizzato. Non manca nulla. Viene mantenuto da sponsor che visitano le strutture di volta in volta.”

    Un prete “dedicato”

    Chi conosce l’orfanotrofio è Adérito Barbosa, un prete che era dentro perchè era “un amico del padre Luciano Cominotti”, afferma PUBLICO, prima di essere messo di fronte alla denuncia contro il sacerdote italiano e alle indagini che girano in Mozambico e in Italia.

    “Si tratta di un sacerdote dedicato, con la responsabilità nella diocesi e con il suo lavoro, come questa casa di accoglienza per bambini”, continua il prete Adérito Barbosa, coordinatore nazionale della Famiglia Dehoniana in Portogallo e Presidente dell’Associazione dei volontari laici Dehoniani, fondata nel 1999 legato alla Provincia portoghese dei Sacerdoti del Cuore di Gesù (Dehoniani) e responsabile per l’invio di insegnanti volontari per il Centro Polifunzionale Leão Dehon e altre “opere” dehoniane in Mozambico e in altri paesi.

    È questo prete che descrive l’orfanotrofio – o meglio “un centro di assistenza per i bambini bisognosi” – come un “castello”. “E’ chiuso, non entra nessuno”, continua. “È chiuso perché è privato, ci sono dei giovani all’interno. Lui [Luciano Cominotti] mette i bambini al lavoro. Alcuni fanno la guardia, altri lavorano. Sono già stato lì in diverse occasioni, l’ultima delle quali quattro o cinque anni fa” prima di confermare che il palazzo ha guardie armate e che alcuni in città parlano del “terrore “che il luogo ispira.

    L’ultima volta che sono stato in Gurué fu l’anno scorso, ma il prete Luciano Cominotti non era lì. Lui e il prete Ilario a volte andavano a chiedere soldi in Italia per le “opere” che uno e l’altro dirigono. L’opera del prete Cominotti “è per aiutare i bambini.” L’orfanotrofio avrà “circa 50 bambini”, aggiunge.

    Il PUBBLICO ha tentato varie volte di contattare Cominotti nella Diocesi, ma non ha mai ottenuto risposta, e il prete Ilario Verri nel Centro Polifunzionale Leão Dehon, ma il direttore si trovava in Italia giá da alcuni mesi “per motivi personali”.

    “I due sacerdoti sono indissolubilmente legati”, spiega João Oliveira, che crede che Luciano Cominotti ha avuto, nel passato, dei collegamenti con la Congregazione dei Dehoniani, e che ci sia un tentativo di dissociarsi, per diluire le responsabilità.

    “Puó essere che, durante questo processo, il prete Luciano e l’orfanotrofio abbiano smesso di essere dei Dehoniani. Questo è un problema di chiarire. Sanno cosa sta succedendo e, ovviamente, ci sarà all’interno dell’ordine chi si oppone e ha causato questa conveniente separazione, apparente ed esterna “, considera.

    L’orfanotrofio è più esposto a sospetti abusi sui minori rispetto alla scuola, che anch’essa non sfugge alle “voci frequenti”, come ha raccontato al Publico un altro portoghese che vive a Gurue, e riceve i visitatori nelle loro case per i volontari in un vecchio seminario convertito in pensione, e che viene descritto sul sito della scuola (con le foto delle camere e la scuola) come “una bellissima villa non lontana dal centro.”

    I sacerdoti dehoniani contattati a Lisbona e Roma dal PUBBLICO, negano la connessione, insistendo sul fatto che Luciano Cominotti è sempre stato un diocesano e svolge ruoli di responsabilità nella diocesi di Gurué – nel sito web della diocesi appare come amministratore. Loro dicono di non aver mai sentito parlare della denuncia del portoghese João Oliveira o di qualsiasi altro reclamo sul prete Ilario.
    “Ho sentito questo per la prima volta”, dice il prete Adérito Barbosa. “Ho le migliori referenze di lui e la sua opera,” afferma il prete portoghese Luciano anch’esso contattato. E su quell’ antico seminario, ora una “locanda” appartenente al Centro Polivalente, dice che “È stato ristrutturato, potenziato e migliorato per accogliere i turista, visitatori e persone legate ad imprese e al Governo”.

    Per João Oliveira, il collegamento tra i due sacerdoti è rilevante per dimostrare che una scuola che ha beneficiato del sostegno del Ministero degli Esteri portoghese mediante la collocazione di insegnanti come lui, ha servito da “facciata” per qualcosa che coinvolge le due istituzioni – orfanotrofio e Centro Polivalente Leão Dehon. E che, nonostante le sue denunce – e le indagini aperte in Italia e Mozambico – gli stessi sacerdoti, bersaglio di sospetti, continuano ad essere responsabili delle delle due istituzioni.

    João Oliveira sostiene che “È pienamente giustificata la necessità di un coinvolgimento delle Nazioni Unite in questo crimine globale” e accoglie con entusiasmo la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo – agli inizi di febbraio – per esigere alla Santa Sede “il ritiro delle funzioni” dei preti pedofili o sospettati di esserlo, e che li consegnino alle autorità giudiziarie per le indagini (una dichiarazione che non vincolante).

    Richieste delle Nazioni Unite

    In un documento senza precedenti rilasciato un mese fa, e che il Vaticano ha criticato di “distorcere i fatti”, i periti del Comitato delle Nazioni Unite hanno notato che 400 sacerdoti sono stati espulsi dalla Chiesa cattolica nel 2011 e 2012, per le accuse di pedofilia, durante il pontificato di Benedetto XVI. Ma un’analisi approfondita del vasto dossier di denunce ricevute negli ultimi anni contro i sacerdoti cattolici in diversi paesi, ha concluso che gli abusi erano “sistematici” e che la verità sarà nota solo quando le vittime verranno ascoltate.

    João Oliveira si identifica pienamente in queste conclusioni e dice che è urgente che le vittime siano protetti per poter essere ascoltate. “Solo quando ciò accadrá, ci saranno prove” aggiunge.

    “Dopo l’aggressione che ho subìto, le vittime non parleranno mai ai sacerdoti apertamente. Era un messaggio violento ed efficace che ha messo a tacere molti testimoni”, ha scritto in una delle tante lettere che ha inviato da allora a sbloccare la situazione.

    Il medico veterinário, collocato come professore in Mozambico, afferma che questo paese si sta “convertendo in un esempio internazionale della passivitá
    della Chiesa cattolica verso il crimine della pedofilia “. Quando è stato aggredito, il suo status di funzionario in servizio per la cooperazione portoghese prevedeva che un allarme fosse stato attivato (all’Ambasciata del Portogallo in Mozambico), dai sacerdoti, perché essi sono i responsabili della scuola dove era stato collocato come apprendista Inov Mundus, con una assicurazione sanitaria che gli dava diritto ad un rimpatrio di emergenza.

    I sacerdoti non hanno avvisato e l’ambasciata portoghese è stata informato solo giorni dopo dall’Ambasciata di Danimarca, che ha appreso della situazione attraverso una funzionaria straniera che lavora in Gurue. Gli amici di João Oliveira – di diverse nazionalità – si sono alternati perchè non rimanesse mai solo nella stanza in quella vecchia Villa Junqueiro in Gurue, che non sembra un ospedale.

    “Il rimpatrio di emergenza è ben chiaro nella parte dell’assicurazione offerto nel contratto. Appena sono stato meglio, ho avvertito l’ IPAD, ho chiesto che mi portassero a Maputo, sono andato alla Ambasciata di Portogallo, dopo Johannesburg, e infine a Lisbona”, racconta João Oliveira.

    Poche o nessuna risposta

    In Portogallo, quasi non ho ricevuto risposte alle lettere inviate e alle quali il PUBBLICO ha avuto ora accesso, tra le quali all’allora ministro degli esteri Paulo Portas al quale ha scritto nel mese di aprile 2013 per accusare la cooperazione portoghese di rimanere “criminalmente silenziosa e passiva in questo problema” e avverte sul fatto che “L’MNE potrebbe essere sponsor pedofilia in Mozambico”.

    Due anni prima, ha scritto “più volte” all’allora Console Generale del Portogallo in Mozambico, Graça Gonçalves Pereira, “per chiedere aiuto per questi bambini” e le informazioni sulle istituzioni locali per un possibile “intervento”. Al PUBLICO, Graça Gonçalves Pereira detto di avere ricevuto “centinaia di reclami di portoghesi”, quando ha assunto le funzioni di Console generale a Maputo, nel 2012, e non ricordava quella specifica corrispondenza.

    E anche quando era in Gurue, ha ripetutamente messo in guardia i responsabili dell’ IPAD (ormai estinta e fusa con l’Istituto Camões). “Hanno detto che gli dispiaceva molto per quello che era successo. Non passò molto tempo fino a quando mi sono reso conto che non avrebbero fatto nulla “, spiega João Oliveira.

    “E’ stato un problema del quale la nostra gestione ha avuto conoscenza”, ha detto al PUBLICO Fernanda Catarino, una dei responsabili del Inov Mundus, e ha avuto frequenti contatti con il docente. Era con lei e con una sua superiore che João Oliveira ha da subito condiviso i suoi sospetti.

    A questo livello, nulla poteva essere fatto, dice Fernanda Catarino, ora ufficiale nel Camoes. “La questione è stata rinviata ad una considerazione superiore, alla direzione.” E’ stato l’allora presidente del IPAD, Augusto Manuel Correia, che non ha risposto alle domande inviate dal PUBBLICO.

    Anche il Camões – Istituto per la Cooperazione e la lingua (che ha assorbito l’ex IPD nel 2012) non ha chiarito al PUBBLICO quanti insegnanti portoghesi ha collocato nel Centro Polivalente Leão Dehon, ed in quali date ha dato altre forme di sostegno e quali criteri ha scelto per selezionare il Centro Polivalente e la sua scuola per l’inclusione nella lista delle entità che avrebbero beneficiato del sostegno della cooperazione portoghese.

    Già dopo aver lasciato Gurue, João Oliveira ha anche avvertito organizzazioni per i diritti umani. Human Rights Watch lo ha mandato da Amnesty International, che lo ha mandato all’ UNICEF che non ha risposto.

    La lettera che nel mese di aprile 2013, il cooperante portoghese ha scritto al vice procuratore del Dipartimento di Investigazione e Azione Penale (DIAP) per insistere sul fatto che il caso non venisse dimenticato, si è conclusa in questo modo: “Devo scusarmi per la mia insistenza, ma io conosco alcuni di questi ragazzi. Hanno un nome e poco altro. Non hanno padre nè madre o chi voglia sapere di loro. (…). La signora procuratrice può archiviare queste vite: io non lo faccio “.

    Traduzioni Roberta Pietra per Rete L’ABUSO

    Fonte https://www.publico.pt/mundo/noticia/mocambique-padres-investigados-por-suspeitas-de-abusos-dirigem-orfanato-e-escola-que-teve-apoio-de-portugal-1626570

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2014/02/27/moambico-le-accuse-e-larchiviazione-di-don-ilario-verri-che-calunnio-la-rete-labuso-e-don-luciano-cominotti/

  • Vaticano: 40000 abusi su cui l’Onu vuol veder chiaro

    Vaticano: 40000 abusi su cui l’Onu vuol veder chiaro

    Sedici pagine di accuse. La Commissione Onu per i diritti dei minori non ha usato mezze misure e ha attaccato le politiche del Vaticano, che hanno permesso a troppi religiosi di abusare sessualmente di migliaia di bimbi e ragazzi.  Lo ha fatto con un documento durissimo, con cui si invita il Vaticano all’ “immediata rimozione” dei responsabili, che dovrebbero essere “consegnati” alle autorità. “La Commissione – spiega infatti il documento presentato a Ginevra e diffuso dai quotidiani- è profondamente preoccupata che la Santa Sede non abbia riconosciuto l’estensione dei crimini commessi, che non abbia preso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali sui bambini e per proteggerli e che abbia adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione degli abusi ed all’impunità dei responsabili”.

    Il rapporto, a proposito di diritti dei minori, fa riferimento anche allo scandalo irlandese delle “ Magdalene”, gli istituti gestiti da suore dove alcune ragazze lavoravano le lavandaie in sostanziali condizioni di schiavitù. E ancora, si fa presente come non sia accettabile che gli abusatori, anziché essere allontanati, siano stati spostati di parrocchia in parrocchia “in un tentativo di coprire questi crimini”. E poi: “A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica i casi di abuso sono stati anche difficilmente riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi”.

    All’interno del documento, critiche anche verso le posizioni della Chiesa nei confronti di aborto, contraccezione e omosessualità. Ma se, probabilmente su questi ultimi temi, una nota della Santa Sede esprime qualche dubbio in merito al “tentativo di interferire nell’insegnamento della chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”; sul resto non può che prenderne “atto”. D’altra parte i casi sono davvero tantissimi ed è impossibile elencarli tutti. A volte raggiungono livelli da film horror. Come, in Italia, nel caso di Don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato nel maggio 2011 con le accuse di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina. L’inchiesta, partita dalle testimonianze di un chierichetto che aveva parlato di “attenzioni particolari” del prelato (ma non sfociate in atti sessuali veri e propri) era stata poi allargata con intercettazioni e sms: così era venuta a galla la fantasia malata del prelato, che tuttavia, dopo aver chiesto perdono, ha sempre detto di non aver poi attuato quelle fantasie. In appello, marzo 2013, ha preso 9 anni e sei mesi e ha fatto ricorso in Cassazione. Talvolta gli scandali vanno più su nelle gerarchie. A maggio dello scorso anno lasciava la Scozia, “d’intesa con il Santo Padre”, il cardinale Keith Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di St. Andrews ed Edinburgo, dopo aver ammesso le proprie responsabilità per molestie sessuali verso seminaristi nell’arco di trent’anni: destinato ad «alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza». Per non parlare del clamoroso caso di Boston, scoppiato nel 2002, quando il The Boston Globe avviò un’inchiesta giornalistica che portò alla pesante condanna di un prete, John J.Geoghan, per aver violentato un bimbo di dieci anni.

    Solo a Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e 55 vennero rimossi dall’incarico. Periodicamente i casi si sono ripetuti ovunque. «I casi registrati sono numerosi – spiega la psicologa Graziella Mercanti-,  una ricerca statunitense del 2009 ha rilevato che tra il 1950 il 2000, si sono verificati circa 40.000 casi di abuso di minori da parte di preti: si tratta dunque di una vera e propria epidemia. Una possible spiegazione risiede nella  mancanza di maturità sessuale che caratterizza i preti: i giovani seminaristi che iniziano la loro carriera religiosa, sono costretti a rinunciare alla propria identità sessuale, senza  che questo problema venga adeguatamente affrontato ed elaborato. L’esperienza del seminario non permette una crescita aromonica di tutti gli aspetti della personalità  e può quindi favorire una “fissazione” ad uno stadio evolutivo pre adolescenziale, che favorirebbe l’attrazione verso bambini. Il comportamento deviante può dunque dipendere dalla particolare storia personale e formativa del seminarista. Alcuni  ricercatori sostengono che i modelli proposti dalla Chiesa, che impongono il celibato e la rimozione della sessualità, condizionono profondamente il futuro comportamento dei preti.

    Le condotte devianti dei preti pedofili non dipendono meramente dalla semplice predisposizione del singolo, ma potrebbero scaturire dalle forzature imposte dalla formazione ecclesiastica. Questo fatto spiegherebbe anche la notevole resistenza della Chiesa ad affrontare un problema  che mette in discussione la natura stessa dell’organizzazione religiosa». In realtà qualcosa, negli ultimi anni, il Vaticano lo ha fatto. Papa Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale 400 religiosi non esattamente ligi ai propri doveri. E Papa Bergoglio ha definito gli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti “la vergona della Chiesa”. A dicembre ha costituito una commissione ad hoc, col compito di vigilare e arginare il fenomeno. L’annuncio è stato dato dall’arcivescovo di Boston, Patrick O’Malley, con tanto di esperti per la formazione spirituale e di assistenza per tutti coloro che lavorano con minori. Il durissimo documento dell’Onu ha chiesto che i risultati dell’indagine della commissione vaticana vengano resi pubblici.

    Manuel Montero 

    Vaticano: 40000 abusi su cui l’Onu vuol veder chiaro

  • «Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

    «Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

    Navigare sul web a caccia delle lolite dei Parioli o dei tanti profittatori di minorenni non è facile. Se il «cattivo» è appunto un pedofilo ecco che il livello di preparazione psicologica deve essere molto alta, oltre a quella tecnica. E quando ci si trova a dare la caccia a chi ha abusato di bambini o mette in vendita e acquista materiale pedopornografico è necessario avere una preparazione che non tutti sono in grado di raggiungere. E in pochi sono in grado anche di sopportare per troppo tempo. Ma c’è chi ci protegge, chi ogni giorno lavora per difendere i più deboli, i bambini, e per punire chi ruba la loro innocenza o addirittura gli rovina la vita per sempre. «Non è facile, ma qualcuno lo deve fare. Molti colleghi si rifiutano, non se la sentono, oppure dopo un po’ di tempo chiedono il trasferimento». È un investigatore delle forze dell’ordine a raccontare, sotto forma anomina, come combatte ogni giorno i crimini su internet, come riesce con i suoi colleghi a individuare chi violenta e sfrutta i minori e a volte li riprende durante rapporti sessuali.

    «Le difficoltà maggiori le riscontriamo quando indaghiamo su abusi su minori, preti o politici – spiega l’investigatore – per i bambini è difficile scoprire gli orchi perché aprono e chiudono i siti alla velocità della luce: internet è la realtà più veloce che c’è adesso. Per preti e politici, invece, a volte subiamo “pressioni” dall’alto per sbrigarci, per aprire e chiudere subito la questione. Ma non è così semplice. Quando si va a indagare sul web esistono dei tempi e non sempre è possibile dare risultati nei tempi richiesti». Lo 007 del web, poi, spiega quali sono i fenomeni più perversi con i quali fa i conti tutti i giorni, oltre alla pedopornografia che è un capitolo a parte. «Sul web adesso stanno spopolando video amatoriali di uomini e donne che fanno sesso con gli animali poiché la gente non si “soddisfa” più con film pornografici. Cercano di più su internet». E il mercato lo sa.

    Per quanto riguarda invece i siti che pubblicano immagini e video pedopornografici, l’investigatore racconta sia l’aspetto umano, di chi lavora per dare la caccia ai «cattivi», sia quello tecnico. «Alcuni colleghi smettono di lavorare in questo settore e sono costretti a sottoporsi a volte a cure mediche per superare certi choc. Ma, comunque, alcune immagini ti restano in testa per tutta la vita». E poi: «Quando il pedofilo ha trovato la sua vittima, immediatamente chiude il sito o il blog e a quel punto è quasi impossibile rintracciarlo. Se invece, come il caso delle baby squillo, che è solo la punta di un iceberg, ci sono denunce specifiche, allora si può incastrare il criminale. Ma questo se accade con provider italiani. Ma spesso non è così. Cioè i siti sono aperti all’estero e a questo punto dipende dal Paese dove si trova il provider». Ed ecco l’aspetto legale del lavoro dello 007 informatico. «Noi possiamo anche individuare il pedofilo, ma se facciamo richiesta di rogatoria ad alcuni Stati, come quelli dell’Est Europa, non ci danno neanche una risposta negativa. E a quel punto ci bloccano le indagini. L’extraterritorialità è infatti uno degli scogli che andrebbe superato». Non mancano poi i consigli per i genitori. «Prima di parlare di tecnologia è indispensabile dire che il ruolo del genitore deve essere quello di controllare, senza farsi scoprire, quali siti visita il figlio. Un ragazzino di 13 anni oggi è però molto più abile del papà o la mamma, e quindi se non vuole far vedere cosa guarda i genitori non lo scopriranno mai. Quindi l’unico sistema è, semmai, usare programmi, anche gratuiti, che bloccano la possibilità di visitare siti, ad esempio, pornografici. Ma se poi i minori hanno in mano uno smartphone è quasi una spreco di tempo. Da lì possono fare quello che vogliono». Poi c’è il lavoro dell’investigatore per scovare i pedofili. «Prima di tutto è necessario ottenere la fiducia dell’utente che è a caccia di bambini o bambine. Se poi vogliono un incontro con una ragazzina, bisogna individuare una collega che abbia le sembianze di una minore e che sia disposta a fare da esca. Non basta quindi solo una squadra che lavora dietro un computer, ma anche di uomini e donne che scendono in campo per incastrare definitivamente il criminale».

    Augusto Parboni

    http://www.iltempo.it/cronache/2013/11/18/indaghiamo-su-ragazzine-preti-e-politici-1.1190702

  • SAVONA: L’ira di don Giovanni Lupino in una Diocesi di CORTIGIANI

    SAVONA: L’ira di don Giovanni Lupino in una Diocesi di CORTIGIANI

    Pubblichiamo con piacere la lettera aperta del parroco di S. Dalmazio uscita sabato 5 sul Secolo XIX. La Diocesi di Savona, circa 70 sacerdoti, una delle Diocesi più travolte e compromesse dallo scandalo pedofilia, uno scandalo che ha avuto risonanza in tutto il mondo al punto che Silvia Luzi ne ha voluto fare un film, uscito due settimane fa in 34 paesi.

    Durante quello scandalo su settanta sacerdoti, solo due ebbero il coraggio di opporsi ad una “mafia” che non si vede ma c’è, una mafia che non è solo savonese.

    Don Carlo Rebagliati e Giovanni Lupino furono gli unici due che sollevarono il problema di fronte ai fedeli e alla chiesa, che sprofondò come da manuale in un assordante silenzio.

    Nel Trailer del Docu-Film di Silvia Luzi che vi proponiamo, alcune delle dichiarazioni di Giovanni Lupino, dichiarazioni in quel caso generiche ma che chiarisce accuratamente nella sua lettera aperta.

    QUI il film completo “Il silenzio nel nome di Dio”

    LETTERA APERTA:

    Il Dott. Torello dice, sull’ultimo numero del giornalino dioce­sano, Il Letimbro, dove noto che da tempo imperversa un “bravo cortigiano” di nome Marco Ger­vino, tuttologo, che «le decisioni degli spostamenti dei parroci, fossero già state prese ratificate, in esclusivo ambito cleri­cale». Caro dottore è sempre stato così. Anzi sottolineerei “in esclusivo ambito clericale molto ristretto” vale a dire quello dei cortigiani.

    Entriamo nel dettaglio di alcuni pesanti esempi. Cari Fratelli in Cristo tutti noi abbiamo letto sul Letimbro le dichiarazioni d’amore di Don Giusto per il nuovo vescovo Lupi, a cui tutti dovevamo associarci come «figli” devoti dell’ennesimo sposo della nostra Madre Chiesa di Savona. Ma qualcuno ci ha mai spiegato quali cortigiani savonesi siano stati consultati per la sua nomina? O quale “Padrino’” Ligure o Romano lo ha battezzato? E che pensare del demenziale stile antiecclesiale dell’incardinazione dei preti stranieri? Decidono solo i vescovi, che dopo pochi anni lasciano la nostra Diocesi senza consultare nessuno. Questi preti non saranno mai veramente integrati Che Dio li assista.

    Questo ci porta pensare il no­stro Seminario vuoto, a quanto tempo abbiamo perso in questi anni. Vescovi insensibili e pau­rosi incapaci di affrontare seriamente il problema, per esempio coinvolgendo tutti i Teologi savo­nesi e gli amici delle grandi Fa­coltà Teologiche. Vescovi irre­sponsabili che hanno preferito che ogni Teologo coltivasse il proprio orticello, anche per emarginare Teologi sgraditi, con­tribuendo a distruggere ogni forma di collaborazione e proget­tazione futura. Da anni ormai il seminario di Savona è affidato a un Rettore che non sa neppure dove stia di casa la Teologia. Eventuali Laici educatori o teologi? E chi li ha p.ensati?  In Diocesi i laici più illuminati dovrebbero essere quelli che hanno fatto scelte di servizio e di studio della Teologia Per esem­pio gli insegnanti di Religione. Purtroppo però, la cultura corti­giana, da anni, li ha travolti. In­fatti solo i cortigiani e i clericali possono parlare e decidere la sorte dei colleghi. Servi della gleba. Da anni si sono arresi a chiedere criteri oggettivi di assunzione, concorsi interni gra­duatorie pubbliche. Non godono neppure troppa stima degli altri laici “impegnati” nella chiesa. In fondo sono privilegiati, poiché hanno un lavoro retribuito nella scuola pubblica. Quando, anche il Concordato, voluto da vescovi e politici dell’antico testamento, machiavellici e non cristiani, fi­nirà di massacrare la dignità di tante persone?

    I laici e i beni della chiesa. Tante chiacchiere e tanta demagogia poiché la logica curiale travolge tutti. Pratiche lente, burocrazia peggiore di quella pubblica, bi­lanci poco chiari, scandali edilizi trattative poco chiare col comune di Savona. Poveri, sfrattati con durezza scandalosa. E le co­lonie bergamasche?

    I laici e gli scandali del clero. Qui responsabilità dei laici ne abbiamo vista davvero poca. Sembra prevalere nei più la logica della difesa della casta. Soprat­tutto se i preti sono amici. Come pure negli scandali della scuola si difendono i colleghi, non gli alunni. La vittima che grida e vuole giustizia dà fastidio. In fondo per i più uno deve conti­nuare a soffrire in silenzio senza troppo strepito. Svegliare i fanta­smi della nostra vigliaccheria, delle nostre rimozioni, dei nostri disagi, non ci piace. Come pure non accettiamo di mettere in di­scussione una chiesa che si na­sconde dietro un diritto canonico incapace di gestire diritti e doveri di un cristiano. Tutto il Diritto vive una profonda crisi di iden­tità, dominato com’è da un posi­tivismo giuridico inguaribile, dall’idolatria sempre più insoste­nibile dei diritti esclusivi del singolo, ma il Diritto Canonico è semplicemente fuori dalla realtà, poiché i concetti di “legge di Dio” e “Legge di Natura” non condano più nulla. Va ripensata la Grazia, il Dono, l’Amore di Dio in Cristo, come realtà prima e ultima che fonda la vita cristiana, il sacro ri­spetto della vita di tutti a cominciare dagli ultimi, i piccoli, i po­veri, gli innocenti.

    Inizia un nuovo anno pastorale e tutti vogliamo riscoprire la nostra identità cristiana nella piena accettazione della nostra vita sa­cramentaria a partire dal batte­simo. E allora bandiamo ogni prepotenza di chi decide per noi senza interpellarci, di chi cerca di blandirci con belle parole senza ascoltare le nostre ragioni, di chi vuole essere obbedito senza obie­zioni e critiche fraterne, come un “tirannucolo permaloso”.

    DON Giovanni LUPINO

    PARROCO DI SAN DALMAZIO LAVAGNOLA

  • ESCLUSIVA: Il primo FILM sui crimini sessuali della chiesa cattolica italiana. THE PREY SILENCE IN THE NAME OF GOD

    ESCLUSIVA: Il primo FILM sui crimini sessuali della chiesa cattolica italiana. THE PREY SILENCE IN THE NAME OF GOD

    Per i milioni di fedeli cattolici di tutto il mondo, la chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità per adorare Dio. Ma per alcuni bambini della parrocchia, dietro le alte mura della chiesa è dove si scatena l’inferno.

    La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini che rientrano nella sua congregazione in tutto il mondo, ma il Vaticano non ha alcuna politica di protezione dell’infanzia in atto. L’unico criterio è quello di mantenere le cose come profondamente sepolti in segreto il più possibile.

    In esclusiva PRESS TV documentario,” The Prey: Silenzio in nome di Dio “, esploreremo i segreti più oscuri all’interno del Vaticano si assisterà alla cultura prevalente di segretezza e di paura che porta vescovi cattolici di mettere gli interessi del Vaticano. .

    Chiesa in vista della sicurezza dei bambini si vede che anche il più vulnerabile dei bambini non sono risparmiati Naturalmente la giustizia non può mai essere pienamente realizzato per le vittime,. l’unica speranza che rimane è che nessun bambino sarà mai più essere oggetto di abusi all’interno della confini della Chiesa.

    PRESS TV Documentaries

    INTERVISTA DI FRANCESCO ZANARDI ALLA PRODUTTRICE DEL FILM, SILVIA LUZI

  • Fuga d’amore del prete pedofilo con la madre della vittima

    Fuga d’amore del prete pedofilo con la madre della vittima

    RIMINI – Dopo quattro di carcere scontati con l’accusa di pedofilia nei confronti di un ragazzino di 14 anni che il padre le aveva affidato come guida spirituale, il prete, che al tempo dei fatti collaborava con una parrocchia a Rimini nell’assistenza agli anziani, ha trovato ad attenderlo la madre del ragazzo. Fra i due c’era gia un rapporto d’amore nato ai tempi della condanna, tanto che la donna durante al processo testimoniò a suo favore contro la tesi del marito che invece aveva denunciato il sacerdote. Tutto sembra la trama di un film. La relazione tra la donna e il prete ebbe inizio ai tempi precedenti il processo come un colpo di fulmine, scattato durante un pellegrinaggio a Medjugorie. Da allora, nonostante l’episodio giudiziario che costò quatto anni, che però erano otto ma poi scontati in appello, il prete è tornato libero e allo stato laico.

  • RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    RAGAZZINI PAGATI PER FARE SESSO, PRETE IN MANETTE

    NEL giorno in cui la Chiesa siciliana gremiva il prato del Foro Italico per la beatificazione di don Pino Puglisi, padre Aldo Nuvola scambiava messaggi nervosi con i suoi «amichetti». «Dove ci vediamo? Al Foro Italico, in via Lincoln, è tutto chiuso, c’è polizia ovunque». Danny, Jassim, Giovanni, Daniele, tutti minorenni e tutti pronti a soddisfare le voglie di quel prete che, nonostante la condanna ad un anno e mezzo di carcere per induzione alla prostituzione minorile, non aveva perso il vizio di fare sesso con ragazzini pagandoli con poche decine di euro o anche solo con un pacchetto di sigarette, una ricarica telefonica, la promessa di un telefonino nuovo. Padre Aldo Nuvola, il sacerdote di 49 anni molto noto a Palermo, ex parroco della chiesa di Regina Pacis ed ex professore di religione al liceo Umberto, ieri mattina è finito in manette, fermato dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento dei sostituti procuratori Geri Ferrara e Diana Russo e dell’aggiunto Maurizio Scalia. È ancora una volta induzione alla prostituzione minorile il reato di cui il sacerdote è chiamato a rispondere, per il momento. La Curia non lo ha mai sospeso. Il cardinale Paolo Romeo è stato raggiunto dalla notizia a Gerusalemme, dove si trova in pellegrinaggio: oggi è atteso il suo rientro e anche un comunicato. Ma per padre Nuvola le cose potrebbero complicarsi visto che a lui, questa volta, gli inquirenti sono arrivati indagando su un omicidio, quello dell’imprenditore Massimo Pandolfo, trovato morto devastato da coltellate e colpi di pietra il 25 aprile nell’ex Teatro del Sole ad Acqua dei Corsari, luogo frequentato da coppie omosessuali. L’unico, al momento, arrestato per quell’omicidio, è un diciassettenne, che ha chiamato il prete sedici minuti dopo il delitto. Una telefonata durata sei minuti. E che Nuvola, arrestato ieri alle 8 nella sua casa di via Montuoro, nega. «Non ricordo», ha detto a caldo ai carabinieri.

    IL RACCONTO DEL DELITTO
    Al prete parla quell’Andrea che ha confessato di aver fatto tutto da solo e di aver reagito con 40 coltellate al rifiuto di Massimo Pandolfo di pagarlo per un rapporto omosessuale. Con tutta probabilità quel diciassettenne è un altro degli «amichetti» di padre Nuvola. A lui telefona dopo il delitto, a mezzanotte e mezza. I tabulati lo incastrano e, nell’interrogatorio, Andrea è costretto ad ammettere di conoscere il prete, ma nega rapporti sessuali. «L’ho chiamato perché mi aveva promesso di darmi 15 euro per fare la spesa», dice ai magistrati che insistono sulla stranezza di quella lunga telefonata notturna tra i due, durata 6 minuti. «Sentiva che ero strano, strammiato, e mi ha chiesto che avevo. E allora io gli ho confessato quello che avevo fatto». Di quel singolare sfogo, però, padre Nuvola non ha mai riferito nulla agli inquirenti, neanche due settimane dopo l’omicidio di Massimo Pandolfo, quando il diciassettenne è stato arrestato.

    GLI INCONTRI
    Nuvola recentemente è stato mandato dalla Curia a sostituire i preti in giro per la città e a dire messa nella chiesa della Stazione centrale, lontano dalla sua Regina Pacis dove aveva fatto sistemare anche una targa in ricordo del manager-boss Ignazio Salvo. Alla Stazione, battuta dalla prostituzione minorile, aveva trovato terreno fertile per le sue voglie. Che appagava con rapporti in macchina ma anche nel suo appartamento, dove si sarebbero svolte pure piccole orge. «Lunedì prendo lo stipendio e farò il mio dovere», prometteva ai ragazzini. I carabinieri hanno registrato amplessi in diretta: ore e ore di inequivocabili e sconcertanti conversazioni tra il sacerdote e i ragazzini adescati: cinque quelli già identificati (disagiati sociali pronti a tutto per 20 euro), altrettanti quelli ancora da identificare. «Sai — diceva ad uno di loro — quanto mi danno per un funerale? Venticinque euro. E c’è tutta la predica, piripì piripì. Una miseria e io ho due lauree».
    E a un altro: «Non sono mica Berlusconi, 100 euro sono troppi». Dopo l’amplesso benediceva i suoi ragazzi. «Ti benedico figlio mio».
    Da quei ragazzini non voleva solo prestazioni fisiche, ma anche la loro sudditanza psicologica. Al più piccolo, 16 anni, padre Nuvola spiegava: «Mi basta due volte al mese, in macchina o a casa mia, stare un poco tranquilli, giocare, deve piacere anche a te. Quelli con la m…. tanta ma sempre moscia non mi piacciono». Un film a luci rosse di infima serie ricostruito dai carabinieri seguendo il prete, deciso a trasferirsi in Tunisia con un ragazzo che chiamava “grande amore”. Anche per questo è arrivato il suo fermo d’urgenza. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Nino Caleca, Marcello Montalbano e Mario Zito, sarà interrogato oggi nel carcere Pagliarelli, dove è rinchiuso in regime di isolamento.

    Tratto da: La Repubblica

  • Pedofilia, l’Onu chiede spiegazioni al Vaticano

    Pedofilia, l’Onu chiede spiegazioni al Vaticano

    LA CHIESA INTERROGATA SUGLI ABUSI DEI PRETI.

    Da osservatore permanente a osservato speciale. Il comitato delle Nazioni unite per i Diritti dei bambini ha convocato il Vaticano perché, per la prima volta, dia spiegazioni dettagliate sugli abusi sessuali e le violenze sui bambini commessi da esponenti della Chiesa.

    Come ogni Paese membro della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia, la Santa Sede deve regolarmente rispondere delle sue azioni davanti agli esperti Onu.

    RISPOSTE PRIMA DI NOVEMBRE.Secondo la procedura, gli esperti hanno pubblicato il 9 luglio una lista di domande alle quali il Vaticano deve rispondere «se possibile» prima del primo novembre.

    La Santa Sede deve essere poi ascoltata dall’Onu nel gennaio 2014 a Ginevra. L’Onu intende sapere, tra le altre cose, le misure prese dalla Chiesa per punire i colpevoli di abusi sui minori e per sostenere le vittime e cosa abbia fatto il Vaticano per impedire che nessun membro del clero accusato di pedofilia possa entrare in contatto con dei bambini.

    Nella richiesta dell’Onu sono due i casi citati esplicitamente. Il primo è quello delle Case Magdalene, gli istituti che accoglievano le ragazze orfane in Irlanda le cui torture sono state raccontate anche in un film. Il secondo è quello dei Legionari di Cristo, accusati di impedire i contatti con le famiglie ai loro seminaristi.
    FONTE

  • Vaticano/ Don Poggi: Ratzinger mi aveva “riabilitato”. Rumors: telefoni bollenti in Vaticano

    Vaticano/ Don Poggi: Ratzinger mi aveva “riabilitato”. Rumors: telefoni bollenti in Vaticano

    di Antonino D’Anna – Che cosa sta succedendo in Vaticano? È bufera Oltretevere dopo la denuncia presentata da don Patrizio Poggi, parroco romano già finito in carcere alla fine degli anni ’90 per abusi su adolescenti e che ora indica alcuni sacerdoti come clienti parte di un giro di omoprostituzione. Così è possibile leggere sulla denuncia, 5 pagine fitte fitte mostrate il 25 giugno scorso dal Tg di La7. Non è tutto: dalle pagine della denuncia emerge che il sacerdote, sospeso “a divinis” nel 2010, era stato “perdonato” da Benedetto XVI. Il Papa emerito, cioè – stando a quanto detto da Poggi – nel 2011 aveva accolto il ricorso presentato dal prete contro il provvedimento che lo sospendeva e Joseph Ratzinger gli aveva accordato la “Restitutio ad integrum”, cioè la possibilità di tornare a esercitare il ministero sacerdotale. La questione è ancora pendente presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, alla quale Ratzinger aveva rinviato don Poggi per l’esecuzione della decisione papale.

    CHI HA SCORTATO DON POGGI- Ma quello che viene sottolineato dai più Oltretevere è la presenza nella caserma del NOE di Roma dove don Poggi si è recato a denunciare l’8 marzo scorso, è la presenza al suo fianco di un personaggio vaticano importante. Molto importante. Nella denuncia è possibile leggere che: “Sono presenti altresì Don. Poggi Patrizio in oggetto meglio generalizzato (omissis), si dà atto che sono presenti anche i don Valentini Marco (omissis), (vicario parrocchiale presso parrocchia Sant’Andrea Avellino a Roma, e il Monsignor Lorusso Luca (omissis) (consigliere della Santa Sede, e consigliere di Nunziatura apostolica in Italia e San Marino), (…). si da atto che il Lorusso Luca Dichiara di aver presentato a questo ufficio il sig. Poggi Patrizio conoscendone la serietà ed essendo il suo avv. Canonico nel procedimento “Restitutio in Integrum” (riabilitazione) presso la congregazione della dottrina della fede dal mese di luglio 2011 alla data odierna”. Alt: Lorusso monsignor Luca, per dirla come in un film “poliziottesco” con Maurizio Merli, non è uno qualunque. Monsignor Lorusso è il consigliere di monsignor Adriano Bernardini, il Nunzio Apostolico (cioè l’ambasciatore vaticano) in Italia. Una posizione di altissimo prestigio, importante, con una carriera – dicono ad Affaritaliani – che permetterebbe agevolmente a Lorusso di essere ben presto promosso Nunzio. Attenzione: il Nunzio in Italia è un buon amico di Papa Francesco, visto che dal 2003 al 2011 è stato Nunzio Apostolico in Argentina.

    GLI ACCUSATI DA POGGI- Che cosa fa Poggi davanti ai carabinieri è noto. Dice di conoscere un ex carabiniere che così definisce dicendo di essere a conoscenza del fatto che egli: “è un organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile e in particolare minorile attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali conosco sacerdoti quali (omissis)”. Seguono i nomi.

    I CHIACCHIERATI- Se nel caso dei nomi precedenti don Poggi dice di conoscere questi sacerdoti come clienti, le cose cambiano nel secondo elenco. Già, perché il 6 giugno scorso Poggi ha consegnato “spontaneamente a quest’ufficio (sempre il NOE, N.d.R.) nr. 1 CD Rom, e dichiara quanto segue: Cartella denominata 2012-08 (…) foto fatte da me e da (…) nel periodo che va dall’agosto 2012 al febbraio 2013, relative al luogo ove si erge la chiesetta di San Lauro; Cartella denominata 2012-09 (…)”. Pare di capire – forse – che don Poggi si è trasformato in investigatore privato, visto che ha documentato qualcosa. Che cosa? Degli incontri particolari? Non è dato sapere, questo ovviamente lo sanno gli inquirenti. Dentro il CD però c’è una: “Cartella denominata “Preti” In questa cartella vi sono 4 cartelle contenenti foto relative a sacerdoti e ad un vescovo che nell’ambiente ecclesiastico si vocifera che abbiano tendenze e frequentazioni omosessuali e in taluni casi anche con minori di anni 18 specie se prostituti”. Tra di essi un nome molto noto.

    (Segue: don Poggi aveva ottenuto da Ratzinger la “restitutio ad integrum” per tornare a svolgere il suo ministero, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede non aveva concluso il procedimento… rumors: telefoni bollenti in Vaticano e una domanda: perché Lorusso si è presentato con Poggi?)

    http://www.affaritaliani.it/cronache/vaticano-don-poggi-ecco-chi-accusa27062013.html

    POGGI, PERDONATO DA RATZINGER. MA…- Ma che vita fa don Poggi? Ecco che cosa dice ai carabinieri: “Attualmente sono sospeso ‘a Divinis’ con provvedimento canonico del 13.01.2010 a cui ho fatto appello al Santo Padre nelle date 08.01.2011 e 08.04.2011 e sono assistito da Mons. Lorusso quale avv. Procuratore Canonico. In data 21.05.2011 la congregazione della dottrina della Fede accogliendo la decisione del santo Padre Benedetto XVI disponeva la ‘Restitutio ad Integrum’ inviandone per l’esecuzione alla congregazione per la dottrina della fede. Allo stato attuale la congregazione non ha dato esecuzione all’ordine del Santo Padre. Non svolgo attività lavorativa e al mio sostentamento provvedono alcuni miei confratelli sacerdoti, tra i quali Mons. Lorusso, don Marco qui presenti e alcuni miei amici”.

    CORNETTE BOLLENTI OLTRETEVERE- Quello che in molti si chiedono è come mai un personaggio come monsignor Lorusso – carriera specchiata e in odore di promozione, dicono ad Affaritaliani – abbia deciso di esporsi in questo modo, in un caso e con accuse così circostanziate come queste. Un caso così delicato che ha spinto il cardinal Vallini, ieri, ad alzare la voce e ricordando che i sacerdoti accusati da don Poggi si riservano qualsiasi azione legale per tutelarsi. Ad Affaritaliani c’è chi ha detto che alcuni nomi sarebbero completamente falsi, messi lì non si sa perché da Poggi: su questo valuteranno gli inquirenti, ovvio. Ma Oltretevere c’è chi dice che questo sia solo l’inizio e si parla di una potenziale “caccia alle streghe” anche per “chi non è venuto fuori, ma è chiacchierato da sempre e che Poggi non conosceva”. Si parla adesso di telefoni roventi in Vaticano, con inviti a vedersi fuori dai Sacri Palazzi per discutere e confrontarsi. Qualcuno si spinge a ipotizzare una conversazione tra Vallini e il Nunzio, monsignor Bernardini ma, ripetiamo, è solo un’ipotesi. C’è di mezzo la voglia di pulizia invocata da Papa Francesco? Evidentemente no, visto che la denunzia è maturata in piena epoca Ratzinger ed è esplosa il 6 marzo scorso con la sua presentazione. Che poi arrivi ai giornali a due-tre giorni dalle possibili dimissioni di Tarcisio Bertone dalla carica di Segretario di Stato è un altra potenziale coincidenza che viene fatta osservare. Siamo davanti ad una guerra tra bande come quella che ha opposto nell’amaro 2012 di Vatileaks Cei e Segreteria di Stato, o stavolta è tutto giocato oltre il Portone di Bronzo? Le prossime ore sapranno aggiungere nuovi elementi.

  • Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    La città di Savona è ancora una volta protagonista delle scene internazionali come la città di Verona e quella di Salerno.

    Dal 22 aprile al 28 infatti la T-film ha girato un docu-film nella nosta citta che sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia ecc.

    A commissionare il documentario è stata Press-tv con sede a Teheran e Londra, a produrlo è l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky.

    Cosa accomuna Savona Verona e Salerno al punto tale da produrre nel massimo riserbo un documentario destinato alla distribuzione internazionale?

    Zanardi